Una nuova iniziativa del settore formazione di EIP Italia
La normativa scolastica a volte sembra una zona d’ombra, un groviglio di commi che faticano a diventare pratica. Ma dietro ogni comma, dietro ogni circolare, ci sono persone, aule e storie quotidiane. La norma non è un muro, ma il perimetro entro cui camminiamo insieme.
Da qualche giorno è online ChiaroScuola il podcast progettato dal settore formazione di EIP Italia, coordinato dal dirigente scolastico Francesco Rovida, e dedicato all’analisi della normativa scolastica.
Parlarne oggi significa toccare un nervo scoperto. Ci troviamo nel mezzo di un paradosso tutto italiano: da un lato, il lamento corale per una burocrazia soffocante; dall’altro, una resistenza silenziosa e tenace verso ogni reale innovazione. Si assiste, così, a una sorta di mimetismo burocratico: si adottano formalmente nuovi modelli, si digitalizzano vecchie abitudini, mentre nella sostanza della pedagogia scolastica e, sovente anche del linguaggio (basti pensare alla difficoltà di definire il secondo ciclo “scuola secondaria di II grado” anziché “superiori”), nulla cambia. Certamente, non viene in aiuto il fatto che “in nessun settore dell’amministrazione pubblica italiana la stratificazione di norme, di istituti, di prassi, si è fatta così spessa e compatta come in quella della pubblica istruzione” (Pototshnig, 1975, 243). Sorge allora il dubbio se la dimensione amministrativa non sia diventata, paradossalmente, un alibi collettivo dietro cui nascondersi, un ombrello sotto il quale rifugiarsi per non dover affrontare la fatica, ben più grande, di un reale cambiamento epistemologico e metodologico.
Per uscire da questo stallo, è necessario smettere di guardare alla norma come a un nemico e iniziare a vederla come un potenziale dispositivo pedagogico. Il focus del podcast è proprio questo: decifriamo l’attualità normativa per ritrovare il senso profondo del nostro fare comunità. Perché la scuola non si legge soltanto: la scuola si vive.
Prima puntata Il nuovo colloquio di Maturità tra norma e persona
Seconda puntata Le nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo e l’arte della sartoria didattica
L’Atto di Indirizzo Politico-Istituzionale del Ministero dell’Istruzione e del Merito non è un semplice manifesto di intenti, ma il vero e proprio motore normativo e amministrativo che guiderà la scuola italiana nel triennio 2026-2028. Per comprenderne la portata, è necessario analizzarne le ragioni giuridiche per poi sviscerarne i contenuti attraverso specifiche categorie tematiche.
Sotto il profilo giuridico-amministrativo, l’Atto di Indirizzo è il documento cardine della pianificazione strategica ministeriale. La sua funzione è tradurre il programma politico del Governo in linee direttrici vincolanti per la creazione del “Valore pubblico” all’interno del Sistema nazionale di istruzione. Esso costituisce la base obbligatoria per tre cicli fondamentali dello Stato: il ciclo di bilancio, il ciclo della performance e il ciclo della programmazione strategica. Attraverso un meccanismo giuridico definito “processo a cascata”, i titolari dei centri di responsabilità amministrativa del Ministero sono chiamati a declinare queste priorità in obiettivi operativi finanziari e di performance, con precisi indicatori e valori target. L’Atto funge inoltre da “ombrello” giuridico e programmatico per garantire il rigoroso rispetto delle milestone e dei target imposti dal PNRR e dal Programma Nazionale “PN Scuola e Competenze 2021-2027”. Infine, a coronamento dell’intento di riordino normativo del settore, il documento ufficializza l’attività della Commissione interministeriale incaricata di redigere un nuovo “Testo Unico Istruzione”
Queste, secondo la nostra lettura, le categorie in cui è possibile riordinare le priorità.
Personale scolastico Una prima categoria riguarda la valorizzazione del capitale umano. Il documento rivendica un massiccio sforzo negoziale per restituire autorevolezza economica al personale, evidenziando il completamento dei CCNL 2019-2021 e 2022-2024, e l’avvio del CCNL 2025-2027. La novità più dirompente è l’introduzione, a partire dal 2026, di un Piano di welfare aziendale che prevede una polizza sanitaria integrativa estesa a oltre 1,2 milioni di dipendenti, comprendendo anche il personale precario con contratto fino al 30 giugno. Sul fronte del reclutamento, si ribadisce l’imperativo di raggiungere il target PNRR di 70.000 assunzioni e si struttura in via definitiva la conferma dei docenti di sostegno precari su richiesta delle famiglie, al fine di garantire la continuità didattica.
Ordinamenti e didattica Nonostante i frequenti richiami all’autonomia, l’elaborazione dell’architettura formativa mantiene una forte impronta centralista. Spiccano i lavori per le nuove Indicazioni Nazionali per i licei e le Linee guida per gli istituti tecnici, necessari per aggiornare un impianto vecchio di oltre un decennio ai mutamenti sociali e tecnologici. Viene istituzionalizzata la riforma della filiera tecnologico-professionale (legge 121/2024), che dal 2026 entrerà a pieno regime integrando scuole, ITS Academy e centri di formazione in veri e propri “Campus”. Sul fronte liceale, si spinge per il consolidamento del neonato Liceo del Made in Italy e si annuncia un gruppo di lavoro per il “rilancio del liceo classico”. Un peso simbolico e strutturale rilevantissimo è dato al nuovo Esame di Stato, che recupera la denominazione di “Esame di Maturità” e mira a valutare la crescita etica e civica dello studente, con commissioni ridotte a cinque membri e una prova orale su quattro discipline scelte ogni anno direttamente dal Ministro.
Inclusione, divari e “pedagogia della condotta” Per contrastare la dispersione scolastica, il Ministero affida risorse e strategie ai Piani “Agenda Sud” e “Agenda Nord”, con interventi mirati sulle scuole in contesti difficili. Tuttavia, il tema del benessere e dell’inclusione fa il paio con una rigorosa stretta disciplinare: l’Atto codifica la riforma del voto di comportamento, che cessa di essere una mera sanzione per diventare uno “strumento di crescita”. A seguito della revisione dello Statuto delle studentesse e degli studenti, le sanzioni disciplinari assumeranno un forte valore pedagogico, prevedendo l’obbligo di esperienze di cittadinanza attiva e solidale a favore della comunità in caso di criticità.
Autonomia (solo amministrazione?) La vera autonomia promossa dal documento è di tipo gestionale e burocratico. Per sgravare il carico delle segreterie scolastiche, l’Atto preannuncia massicce dosi di semplificazione: dalla creazione del fascicolo digitale del docente all’integrazione delle anagrafi scolastiche (ANIST), fino al potenziamento della piattaforma UNICA per le famiglie. Di enorme impatto è la progressiva introduzione dell’Intelligenza Artificiale nella didattica e nell’amministrazione, regolata da apposite Linee Guida ministeriali in conformità con l’AI Act europeo. Si inaugura inoltre una nuova stagione per il Sistema nazionale di valutazione, con l’introduzione della valutazione obbligatoria per i dirigenti scolastici e la sperimentazione di prove INVALSI sulle competenze digitali.
Infrastrutture e reti L’ultima categoria riguarda gli spazi fisici dell’apprendimento, profondamente legati ai vincoli del PNRR. Sono previsti interventi su oltre un quarto degli edifici scolastici italiani per la messa in sicurezza e l’efficientamento energetico. Particolare urgenza viene data agli investimenti in mense e palestre (finanziati con fondi nazionali e PNRR, soprattutto nel Mezzogiorno) per abilitare il tempo pieno, e allo sviluppo del sistema integrato 0-6 anni. Su quest’ultimo punto, la costruzione di nuovi asili nido è imperativa per raggiungere il Livello Essenziale delle Prestazioni (LEP) del 33% di copertura a livello nazionale.
Per alcuni versi, l’Atto di Indirizzo 2026 rivela una dicotomia affascinante: da una parte una spinta fortissima verso la modernizzazione tecnica, amministrativa e tecnologica (IA, digitalizzazione, target europei); dall’altra, un convinto ancoraggio a principi formativi tradizionali (Maturità, liceo classico, disciplina e voto di condotta). Il tutto tenuto insieme da un rigido telaio giuridico-finanziario che impegna la macchina dello Stato a trasformare, entro il 2028, queste direttive in prassi scolastica quotidiana.
La Pace cammina coi giovani. La Pace è sempre giovane, ed è per questo che stamattina, all’appello “È l’ora della Pace!”, lanciato dall’I.C. D’Auria Nosengo di Arzano, più di 500 giovanissimi di scuola secondaria di primo grado dei quattro Istituti comprensivi del territorio hanno risposto affollando gli spalti del PalaRea in via Ferrara. Si è celebrato un Convegno sui temi della convivenza tra i popoli ormai alla sua terza edizione. Mentre i grandi della Terra si scontrano all’insegna dell’antico assioma “Se vuoi la pace prepara la guerra” scatenando conflitti ovunque nel mondo, i giovani hanno sentito l’urgenza di “ascoltare” i testimoni della pace per sperimentare altre vie per realizzare la Pace. Un anelito che hanno espresso con le loro domande ai vari relatori ed unanime è stata la risposta di costoro: Se vuoi la Pace, prepara la Pace!
Perle che abbiamo registrato degli interventi: La pace comincia dalle piccole cose e nasce dai semplici gesti quando scelgo di rispettare l’altro (Marco Colurcio, presidente del Consiglio di Istituto della D’Auria Nosengo); La scuola come scuola di empatia e di pace (prof.ssa Silvana Rinaldi, rappresentante della sezione campana dell’EIP – Scuola Strumento di Pace); I valori della solidarietà, dell’amicizia e dell’empatia sono la base per costruire la pace (prof.ssa Sabrina Di Lauro, dirigente scolastica dell’IC Ariosto 1). I giovani migliori degli adulti. A loro il testimone per costruire la pace laddove gli adulti sono riusciti “incapaci”. (prof. Elpidio Del Prete, dirigente scolastico dell’IC De Filippo Vico). Non sono mancati momenti di interazione tra relatori e studenti: il rappresentante dell’UCEBI, dott. Gerardo Litigio, munito di gessetti bianchi e colorati, ha dimostrato come la pace sia fonte di luce che può risplendere sulle tenebre del male, oggi rappresentato dai conflitti che inquinano il mondo; Agnese Ginocchio, rappresentante del Movimento internazionale per la Pace e la salvaguardia del Creato, ha coinvolto in un momento significativo alcune alunne che avevano realizzato un cartellone che raccoglieva stimolanti riflessioni sull’impegno delle giovani generazioni per la Pace.
C’è stata anche qualche proposta fattiva, concreta: Lanfranco Genito, rappresentante dell’MCE, Movimento di Cooperazione Educativa, ha colpito i ragazzi con l’invito a partecipare a Flotilla dei bambini del mondo: i giovani scrivono lettere ai capi di Stato, all’Onu e ad altri rappresentanti politici con le loro considerazioni e proposte per la pace. La rappresentante di Emergency, dott.ssa Loredana Mariniello, ha illustrato i progetti di questa associazione nel promuovere una cultura di pace che tenta di rimediare ai disastri che altri hanno provocato in vari Paesi del mondo.
Infine, un ospite di onore, p. Alex Zanotelli, che, non potendo intervenire personalmente, ha voluto essere presente con un videomessaggio puntando la sua breve ma incisiva riflessione sulla sperequazione delle risorse mondiali, per cui ha colpito l’uditorio la sua forte affermazione: Non c’è pace senza giustizia! E in questo la Scuola ha un ruolo fondamentale quella Scuola, però, che affonda le sue radici nella Costituzione italiana, quella che dà diritto di parola anche ai giovani. Su questo desiderio di Zanotelli, allora, come non ringraziare la dirigente Fiorella Esposito che ha saputo incarnare queste istanze costituzionali di Pace e di Scuola tanto che il Collegio dei docenti della D’Auria Nosengo ha fatto della Pace la mission del PTOF d’Istituto, o tale da proporre una “Una Rete per la Pace” a cui aderiscono gli Istituti Comprensivi Ariosto 1, De Filippo – Vico e K. Wojtyla. Una grande scuola che guarda lontano partendo dal prossimo quotidiano e il prossimo quotidiano sono gli allievi dell’Istituto, i protagonisti di un futuro mondo di PACE.
Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, 21 marzo
La Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, celebrata ogni 21 marzo,invita a riflettere sul valore universale dell’uguaglianza e sul rifiuto di ogni forma di discriminazione.Istituita nel 1966 dalle Nazioni Unite, la ricorrenza nasce per ricordare il tragico Massacro di Sharpeville del 1960, avvenuto a Sharpeville, in Sudafrica, quando la polizia aprì il fuoco su una manifestazione pacifica contro le leggi discriminatorie dell’Apartheid, uccidendo 69 persone.Partendo da quella ferita storica, l’iniziativa propone una riflessione sui diritti umani, sulla memoria e sulla responsabilità civile. Attraverso un percorso educativo e culturale, si intende trasformare il ricordo delle vittime in una voce viva di consapevolezza, capace di promuovere il rispetto delle differenze, il dialogo interculturale e l’impegno attivo contro ogni forma di razzismo.
Radici di libertà: coltivare la cultura del rispetto e della giustizia
La Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno, istituita ufficialmente dalla legge n. 20 dell’8 marzo 2017 e celebrata ogni anno il 21 marzo in coincidenza con l’inizio della primavera. Essa nasce nel 1996 dalla tenacia di Saveria Antiochia con l’obiettivo di trasformare il dolore dei familiari in un’azione corale di cittadinanza attiva, unendo scuole, università e associazioni in un percorso educativo che, attraverso la lettura dell’elenco delle vittime innocenti, il riutilizzo sociale dei beni confiscati e l’uso di nuovi linguaggi mira a contrastare la corruzione e la cultura mafiosa.
La valutazione di impatto generazionale in un Paper di ASVIS
Insegnare la pace e i diritti umani significa, prima di tutto, coltivare un profondo senso di responsabilità verso l’altro. Di solito, questo “altro” ha il volto dei nostri studenti o dei popoli che soffrono nel presente. Tuttavia, il recente rapporto “Future Paper 1/2026” ci invita a estendere il nostro sguardo a chi ancora non ha voce: le generazioni future. La giustizia intergenerazionale non è solo una questione economica, ma un pilastro di solidarietà comunitaria che affonda le radici nella tutela dei diritti fondamentali nel tempo. In Italia, la Legge n. 167 del 2025 ha finalmente sancito l’obbligo per il Governo di valutare le nuove norme in termini di effetti sociali e ambientali sulle giovani generazioni. Si tratta di un salto culturale che trasforma il principio costituzionale di tutela del futuro, inserito nel 2022, in uno strumento operativo concreto.
Perché questa legge non rimanga un esercizio burocratico, gli autori del Paper propongono dieci raccomandazioni strategiche che noi, come associazione impegnata nell’educazione, dobbiamo conoscere e sostenere.
La prima raccomandazione suggerisce di assumere la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) come una vera “infrastruttura cognitiva permanente” del processo normativo, superando la logica dei singoli settori per abbracciare una prospettiva estesa a tutto il corso della vita. Il secondo punto esorta a utilizzare la VIG come una leva per spostare le politiche pubbliche da una logica puramente difensiva a una generativa, capace di ampliare le opportunità e l’autonomia delle nuove generazioni. Terzo, è fondamentale rafforzare la partecipazione delle cittadine, dei cittadini e soprattutto delle e dei giovani, rendendola una componente strutturale e non simbolica della valutazione. La quarta indicazione riguarda la necessità di garantire l’indipendenza tecnica degli organismi responsabili della VIG, dotandoli di risorse umane e strumentali qualificate per assicurare analisi di alta qualità. Quinto, occorre rafforzare la capacità del Parlamento di utilizzare i risultati della VIG, estendendo la valutazione anche agli emendamenti introdotti durante l’iter legislativo. Sesto, bisogna assicurare la tempestività della valutazione, in particolare per i decreti-legge che determinano effetti significativi sui giovani. Il settimo pilastro promuove l’uso della VIG a livello locale, favorendo lo scambio di buone pratiche tra Comuni, Regioni e Stato per creare modelli comuni di giustizia intergenerazionale. Ottavo, è indispensabile potenziare il sistema informativo nazionale e l’ecosistema dei dati su infanzia, adolescenza e transizioni generazionali per basare le scelte su evidenze solide. Nona raccomandazione: rafforzare la base metodologica della VIG costruendo modelli e indicatori integrati che includano non solo variabili economiche, ma anche sociali e ambientali. Infine, la decima, invita a considerare sempre gli effetti degli andamenti demografici di medio-lungo periodo, rendendo espliciti i compromessi necessari in contesti di bassa fecondità e invecchiamento accelerato.
Come educatori, sappiamo che la povertà educativa è la più subdola delle ingiustizie, poiché nega alle bambine e ai bambini la possibilità di affrontare le sfide del proprio tempo con strumenti adeguati. L’equità intergenerazionale è, in ultima analisi, un patto educativo che riconosce nell’istruzione la chiave per la dignità e la partecipazione attiva.
LABORATORIO DI CITTADINANZA: IL FUTURO SOTTO PROCESSO
Una proposta di Debate
La Tesi del Giorno:“Questa Assemblea approva l’introduzione di una tassa immediata sul consumo di plastica monouso e sui voli aerei nazionali per finanziare un fondo pensionistico garantito e borse di studio digitali per chi nascerà dopo il 2030.”
Per preparare le argomentazioni, entrambe le squadre devono analizzare la proposta usando le domande chiave utilizzate dagli esperti in Europa: Impatto sulle fasi della vita: Questa misura svantaggia ingiustamente le persone che si trovano in una particolare età oggi (es. i lavoratori attuali o i giovani che viaggiano per studio)? Impatto nel tempo: La legge crea benefici solo tra molto tempo o danneggia eccessivamente chi vive nel presente? Trasmissione delle disuguaglianze: Questa scelta rischia di far sì che chi è già povero oggi lo sarà ancora di più in futuro? Libertà di scelta: Stiamo decidendo troppo per chi verrà dopo, limitando le loro opzioni di vita? Visione comune: Questa legge ci avvicina o ci allontana dall’idea di Italia e di Europa che vogliamo costruire per il 2050?
SQUADRA PRO (custodi): deve dimostrare che preservare le risorse e garantire diritti a chi non ha ancora voce è l’unico modo per rispettare la Costituzione e il principio di “giusti risparmi”. Deve puntare sulla necessità di correggere i debiti ambientali e sociali ereditati.
SQUADRA CONTRO (“realisti”): deve dimostrare che la misura crea un’ingiustizia immediata verso chi vive oggi, magari aumentando la povertà delle famiglie attuali per un beneficio incerto. Deve analizzare se il “tasso di sconto” applicato al benessere presente sia troppo alto.
Ricordiamo che per rendere queste discussioni efficaci, il Paese dovrebbe seguire le linee guida del Paper: assumere la valutazione generazionale come infrastruttura cognitiva permanente spostare le politiche verso una logica generativa e non solo difensivarafforzare la partecipazione strutturale dei giovani garantire l’indipendenza tecnica di chi valuta le leggi potenziare la capacità del Parlamento di analizzare gli impatti nel tempo assicurare che la valutazione sia tempestiva per ogni atto normativo promuovere l’uso di questi strumenti anche a livello locale nei Comuni potenziare i dati su infanzia e adolescenza per decidere meglio rafforzare la base metodologica con modelli scientifici integrati considerare sempre l’effetto reale degli andamenti demografici nel lungo periodo
Per l’insegnante: Questo esercizio trasforma la scuola in un “laboratorio di democrazia anticipatoria”, dove i ragazzi imparano che ogni scelta politica ha una “eco” che risuona per decenni.
L’8 marzo non è soltanto una ricorrenza sul calendario, ma un momento di profonda riflessione politica e umana che quest’anno volge lo sguardo verso l’Iran. In quel territorio, la condizione femminile è segnata da una dicotomia lacerante: da un lato l’oppressione sistematica esercitata dal regime, dall’altro una resistenza civile senza precedenti che ha visto le nuove generazioni porsi in prima linea per il cambiamento.
Nonostante la brutale repressione seguita alle proteste del 2022, scatenate dalla tragica morte di Mahsa Amini, il panorama sociale iraniano è mutato in modo irreversibile. A Teheran e in molte altre città, migliaia di donne hanno compiuto una scelta dirompente nella sua semplicità: hanno smesso di indossare il velo obbligatorio. Questo atto di sfida quotidiana è diventato un fenomeno talmente capillare da superare la capacità di controllo degli apparati di sicurezza. Il governo ha reagito intensificando la sorveglianza e introducendo nuove leggi restrittive nel tentativo di ripristinare il controllo sociale, ma la spinta verso la libertà appare ormai inarrestabile. Figure iconiche come Narges Mohammadi, Premio Nobel per la pace 2023, continuano a guidare la resistenza persino dalle celle di un carcere, ricordando al mondo che la vera rivoluzione nasce dal popolo, poiché il regime attuale non rispecchia più le istanze e l’identità della società civile.
Per onorare questa lotta e approfondire le dinamiche di un movimento che scuote le coscienze globali, la Municipalità 5 di Napoli ha organizzato un incontro di alto valore civile dal titolo “Oltre i confini: diritti, democrazia e coraggio delle donne iraniane”. L’appuntamento è fissato per mercoledì 11 marzo alle ore 10:00 presso la Sala Silvia Ruotolo, in via Morghen 84, al secondo piano.
L’evento si aprirà con i saluti istituzionali di Clementina Cozzolino, Presidente della Municipalità 5, e di Tiziana D’Aniello, Assessora alle Pari Opportunità. La mattinata sarà introdotta e moderata da Ersilia Di Palo, di EIP Italia Scuola Strumento di Pace, che guiderà un dibattito ricco di testimonianze e analisi tecniche.
Tra gli interventi principali, l’attivista Rozita Shoaei, dell’Associazione Culturale Azadi degli Iraniani di Napoli, illustrerà il “Movimento Donna. Vita. Libertà” come espressione massima di democrazia in Iran. A seguire, l’avvocato Natascia Jafary, membro della Commissione Diritti Umani COA Napoli, esaminerà la condizione della donna tra violenza sociale e violazione dei diritti umani, mentre Pierluigi Romanello, della Commissione Pari Opportunità DiGiur della Federico II, offrirà un excursus storico e legale sulle discriminazioni del passato e del presente. L’incontro vedrà anche la partecipazione di Isabella Continisio e Margherita Siniscalchi, rispettivamente Presidenti delle Commissioni Pari Opportunità e Scuola, per ribadire l’importanza dell’educazione e della solidarietà internazionale come strumenti di emancipazione.
Si è svolta il 3 marzo 2026 la celebrazione della Giornata Internazionale della Donna presso la sede dell’UNITRE di Napoli in via Belvedere al Vomero.
È stata significativa e emozionante perché ha visto la sinergia, l’intervento e la collaborazione di tanti soggetti e associazioni. Fra queste ultime un ruolo di spicco ha avuto la Sezione Campania di EIP Italia Scuola Strumento di Pace, che da decenni lavora sul territorio campano e cittadino in particolare, per promuovere, nelle scuole soprattutto, l’educazione alla pace e ai diritti umani. In tempi attuali, quanto mai difficili e bui, per tutto ciò che accade intorno a noi e oltreoceano, nella deriva reazionaria che sta colpendo buona parte del mondo con guerre continue quanto assurde, parlare ancora di pace sembra un’utopia. Noi, che ci riconosciamo nei principi di Educazione civica di EIP, la prendiamo come sfida, come impegno ostinato e costante perché crediamo ancora nella possibilità di un mondo migliore e nuovo. Ecco, l’evento di ieri ha rappresentato una dimostrazione di tutto questo.
La presenza della delegata regionale, prof.ssa Paola Carretta, della delegata per la città metropolitana, prof.ssa Elvira D’Angelo e della poetessa e scrittrice prof.ssa Elena Opromolla è stata essenziale poiché ha richiamato l’attenzione sui temi fondamentali della pace. La prof.ssa Silvana Rinaldi ha coordinato attivamente l’organizzazione della mattinata.
La grande novità è stata il collegamento interessante tra argomenti riguardanti la Donna, l’educazione all’affettività e la loro trattazione anche in inglese, che ha reso l’idea della possibilità di un impegno globale, grazie all’uso della lingua inglese. Non da meno è stata la partecipazione dei ragazzi del Liceo “Mazzini” di Napoli che da anni partecipa ai nostri concorsi EIP e alle nostre attività. La docente, prof.ssa Rossella Di Maio, ha guidato gli alunni della quinta M del Liceo delle Scienze Umane in una performance sull’importanza del linguaggio di genere per prevenire e risolvere i conflitti. Proprio questo tema è stato affrontato più volte durante la manifestazione, sia con le poesie di Opromolla sia con interventi di esperti di pedagogia, e in generale è stata sottolineata più volte l’importanza di collegare l’educazione affettiva ai temi della pace contro la violenza. “È fondamentale che ognuno parta da sé e che impari a conoscere sé stesso e le proprie emozioni. Pace non è assenza di conflitto ma riconoscimento di questo e corretta gestione delle relazioni, con sé stessi e con l’altro. L’educazione ai sentimenti dunque diventa base fondamentale da cui partire per educare contro la violenza e per una pace autentica”. Questo il tema di tanti interventi.
Crediamo fermamente che la conoscenza e la gestione dei propri sentimenti assuma il ruolo di timone delle emozioni attraverso cui sviluppare una simpatia e poi un’empatia verso l’altro. Infatti, solo se riconosco l’altro come persona da rispettare e solo se mi sento riconosciuto come persona a mia volta, posso ancora credere nella pace e lavorare per la pace.
La giornata, iniziata in modo gioioso con il canto “Sebben che siamo donne” con l’ingresso ballato della psicopedagogista Marina Salvia, che indossava per l’occasione un grande cappello da mondina, ha inteso portare alla riflessione su questi temi in modo agile e profondo.
Dopo i saluti di accoglienza e di benvenuto della Presidente Mariarosaria Figliola, e un breve video dell’attore Patrizio Rispo sull’importanza del progetto “Iceberg” che da più di un decennio l’UNITRE porta avanti contro la violenza di genere, Paola Carretta ed io abbiamo portato i nostri contributi su “DONNE E DIRITTI” con l’excursus della conquista dei diritti delle donne negli ultimi due secoli e sulla STORIA DELL’OTTO MARZO a partire dalla Rivoluzione Russa con figure centrali come Zetkin, Kollontaj e Luxemburg. È stato essenziale in questo momento storico il parallelo con la situazione in Iran dove le donne sono tuttora vittime di oppressione e violenza e il racconto su Masha Amini, vittima innocente della polizia iraniana per non aver indossato correttamente il velo, situazione tragica che la nostra poetessa Opromolla ha ricordato con la poesia “Ci voleva lei”.
A seguire, la dott.ssa Grazia Rutoli, ha parlato dei dati sui “femminicidi” negli ultimi anni collegandosi con le nuove normative. Suggestiva e commovente la seconda poesia di Opromolla dedicata alla vittima di femminicidio Giulia Tramontano, dal titolo “Io non commento”.
Poi la coinvolgente performance dei ragazzi. Infine l’esposizione del sito in inglese, frutto del lavoro ventennale di Elvira D’Angelo, che ha inteso realizzare con il sito “English for Peace” una repository di buone pratiche realizzate negli anni di insegnamento con il metodo CLIL.
La giornata si è conclusa con una scena tratta dal libro della scrittrice Francesca Villani “Avanzi di giustizia” sull’omertà e omissioni delle stesse donne durante i processi per violenza, recitata dalla stessa autrice con la dott.ssa Salvia, pedagogista e docente UNITRE.
Partecipazione e attenzione da parte di un pubblico molto vario che ha visto anche qualche intervento e osservazione sulla giornata e sugli importanti argomenti trattati. Un sentito grazie alla presidente dell’Associazione Mariarosaria Figliola e al direttore didattico Antonio Cafiero, che hanno diretto l’intera mattinata.
Silvana Rinaldi docente UNITRE membro di EIP Campania
Il Rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani per la 61ma sessione del Consiglio per i diritti umani dell’ONU
L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è stata adottata in modo consensuale come un programma d’azione globale per uno sviluppo più equo e giusto, ma attualmente si trova in una preoccupante situazione di stallo. A livello globale, i dati rivelano che il mondo è in linea o sta facendo progressi solo moderati per il 35% degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), mentre per il 47% i progressi sono insufficienti e il 18% dei traguardi ha addirittura registrato un grave arretramento rispetto alla base di partenza fissata nel 2015. Le cause di questa attuazione frammentaria e insufficiente includono l’aumento e l’intensificarsi dei conflitti, le tensioni geopolitiche, i cambiamenti climatici, gli shock economici e la preoccupante riduzione dello spazio civico.
Tuttavia, esiste una chiara via d’uscita: l’integrazione sistematica dei diritti umani nell’attuazione dell’Agenda 2030. Gli Stati membri hanno ripetutamente sottolineato che la promozione e la protezione dei diritti umani e l’attuazione dell’Agenda si rafforzano a vicenda, offrendo al contempo maggiore legittimità e responsabilità giuridica agli sforzi di sviluppo. Il principio centrale dell’Agenda 2030, ovvero l’impegno a “non lasciare indietro nessuno”, è profondamente radicato nei concetti giuridici dei diritti umani legati all’uguaglianza e alla non discriminazione. Per sradicare efficacemente la povertà, che ad oggi intrappola ancora oltre 800 milioni di persone in condizioni estreme, è necessario superare il tradizionale modello economico orientato esclusivamente alla crescita del prodotto interno lordo (PIL), spostandosi verso l’adempimento dei diritti economici, sociali e culturali. È fondamentale investire nella protezione sociale universale basata sui diritti umani per combattere le disuguaglianze e ricostruire la fiducia sociale. Parallelamente, il raggiungimento dell’uguaglianza di genere rimane un obiettivo cruciale costantemente minacciato, il quale richiede politiche sistemiche sui sistemi di cura, l’eliminazione della violenza di genere e la garanzia di un equo accesso all’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva. Per far sì che nessuna persona venga effettivamente trascurata, la disponibilità di dati rigorosi disaggregati per motivi di discriminazione è essenziale, ma i sistemi statistici subiscono una carenza cronica di finanziamenti internazionali.
Dal punto di vista economico, l’idea di costruire delle vere e proprie “economie dei diritti umani” sta guadagnando un forte riconoscimento transregionale. Questo nuovo paradigma richiede di allineare esplicitamente le politiche economiche e fiscali con gli obblighi internazionali dei diritti umani. Il divario finanziario necessario per raggiungere gli SDG continua inesorabilmente a crescere ed è proiettato all’impressionante cifra di 6,4 trilioni di dollari entro il 2030. Per colmare tale voragine, è ritenuta un’urgenza assoluta la riforma dell’architettura finanziaria, fiscale e del debito globale. Attualmente, 3,4 miliardi di persone vivono in nazioni che spendono più per ripagare gli interessi sul debito che per finanziare servizi essenziali come la salute o l’istruzione, un meccanismo che intrappola i paesi in via di sviluppo e azzera il loro spazio fiscale. Per arginare queste ingiustizie, le istituzioni invocano meccanismi di risoluzione del debito basati sui diritti umani e una stretta cooperazione per debellare le evasioni fiscali internazionali, le quali sottraggono centinaia di miliardi dai bilanci pubblici.
Nella dimensione ambientale dello sviluppo, i diritti umani giocano un ruolo altrettanto vitale. Il recente riconoscimento del diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile come diritto umano fondamentale da parte dell’Assemblea Generale e della Corte Internazionale di Giustizia ha segnato una svolta epocale. Questo diritto offre una solida base per gestire le complesse sfide legate all’estrazione di minerali critici per la transizione energetica, allo sfruttamento dei combustibili fossili e alla deforestazione, attività estrattive che spesso violano i diritti dei popoli indigeni, delle comunità locali e dei difensori dell’ambiente. Collegato a questo vi è il ruolo dell’Obiettivo 16: uno stato di diritto forte, l’accesso trasparente alla giustizia e la difesa dello spazio civico sono indispensabili per permettere alle comunità di far sentire la propria voce. Purtroppo le libertà di espressione e di riunione sono globalmente minacciate, tanto che si calcola che nel corso del 2024 un attivista, giornalista o sindacalista sia stato ucciso o fatto sparire ogni 14 ore.
Guardando al prossimo futuro e allo scenario globale post-2030, la comunità internazionale dovrà misurarsi con profonde transizioni sistemiche. I cambiamenti demografici e l’urbanizzazione incessante modificheranno radicalmente il panorama dei bisogni umani, con la popolazione mondiale di età pari o superiore ai 65 anni destinata a raddoppiare entro il 2050 e un’esplosione parallela della popolazione giovanile nel continente africano. Le aree urbane, destinate ad accogliere quasi il 70% dell’umanità, affronteranno sfide abitative e infrastrutturali senza precedenti, che dovranno essere gestite attraverso l’impiego del diritto internazionale. Infine, la rapida ascesa dell’intelligenza artificiale rappresenterà sia uno straordinario acceleratore di sviluppo sia una minaccia ai diritti, richiedendo regolamentazioni ferree. Per navigare attraverso tutte queste sfide, i deboli e volontari sistemi di responsabilità e monitoraggio degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dovranno fondersi in maniera sistematica con i ben più sviluppati e vincolanti meccanismi mondiali di protezione dei diritti umani, creando un’agenda veramente in grado di proteggere le persone e il pianeta.
Il 24 marzo 2026 l’organizzazione The Mothers’ Call lancerà da Roma un movimento globale con la “Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace”. Madri palestinesi e israeliane cammineranno fianco a fianco per onorare il dolore e la perdita di ogni madre che ha sepolto un figlio a causa della violenza o della guerra, dichiarando che nessun bambino dovrebbe essere cresciuto per uccidere o essere ucciso. Una pace duratura deve fondarsi su chi ha più da guadagnare e più da perdere, ovvero le madri e le comunità che conoscono il vero costo della violenza e il potere mobilitante necessario per ottenere una pace stabile. L’evento di Roma mobiliterà una rete di organizzazioni alleate e sostenitori per stabilire una nuova narrazione per un conflitto che ha finora sfidato ogni risoluzione.
L’iniziativa “Mothers’ Call” rappresenta uno dei progetti più significativi e coraggiosi nel panorama attuale in Medio Oriente. Non è solo una petizione, ma un manifesto politico e umano nato dalla volontà di madri israeliane e palestinesi di dire “basta!” al ciclo di spargimento di sangue. L’iniziativa unisce due realtà nate dall’iniziativa dei cittadini: Women Wage Peace, fondata in Israele dopo la guerra di Gaza del 2014, che oggi è il più grande movimento pacifista del paese; e Women of the Sun, fondata nel 2021 da donne palestinesi determinate ad aumentare la partecipazione femminile nella leadership e a cercare una soluzione non violenta al conflitto. Insieme, hanno redatto l’Appello delle Madri (Mothers’ Call), un documento che chiede ai leader di entrambi i popoli di tornare al tavolo delle trattative con un impegno risoluto per una soluzione politica entro tempi certi, sottoscritto anche da Papa Francesco.
L’iniziativa si fonda sulla ferma convinzione che le donne non debbano essere viste solo come vittime del conflitto, ma come “architetti della pace”. In quanto madri, queste donne condividono lo stesso dolore per la perdita dei figli e lo stesso desiderio di garantire un futuro di sicurezza e dignità alle prossime generazioni: una “maternità politica” che trasforma il lutto individuale in un’azione collettiva potente. Inoltre, richiama esplicitamente la risoluzione delle Nazioni Unite che sancisce il diritto e la necessità delle donne di partecipare a tutti i livelli dei processi negoziali. Attraverso programmi specifici come “Women Building Bridges”, il progetto forma ambasciatrici di pace che lavorano su temi comuni come ambiente e religione, creando reti di solidarietà che superano le barriere ideologiche e geografiche.
Uno degli aspetti più significativi di questa iniziativa è la sua resilienza: anche dopo i tragici eventi del 7 ottobre 2023 e la successiva guerra a Gaza — che ha colpito direttamente membri di entrambi i movimenti — la collaborazione non si è interrotta. Al contrario, le donne del “Mothers’ Call” hanno intensificato i loro sforzi, rifiutando di cedere alla retorica dell’odio e della vendetta.
L’Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace riconosce e condivide questa prospettiva, che trova un’eco profonda anche nell’esperienza del fondatore Jacques Mühlethaler, il quale attraversò il profondo dolore per la perdita di due fratelli in due diversi conflitti. In particolare Mühlethaler racconta che, quando perse il secondo fratello, chirurgo e migliore amico, ucciso in circostanze drammatiche nella guerra d’Algeria nel 1958, pianse quotidianamente per la “vergogna della guerra”, ma presto si rese conto che piangere era privo di significato attivo e non avrebbe contribuito alla pace. Comprese che coloro che avevano combattuto credevano nella loro storia e negli insegnamenti ricevuti, anteponendo il dovere al diritto. Per ottenere un cambiamento, quindi, non ci si poteva limitare a piangere i morti, ma occorreva mobilitarsi ad un’azione di promozione della pace “per mezzo della scuola”. Secondo la sua visione, trasmessa poi nei Principi universali di Educazione civica, la pace è “vivere insieme nella più grande tranquillità”, attraverso la tolleranza, atteggiamento che esige una “grandissima umiltà” attraverso “l’oblio di me per comprendere l’altro”; e attraverso il rispetto e la difesa della vita dell’uomo, indipendentemente dalla sua condizione.
La forza morale e l’impatto politico di Women Wage Peace e Women of the Sun, hanno attirato l’attenzione globale: tra i riconoscimenti principali la nomina al Premio Nobel per la Pace per due anni consecutivi, la partecipazione come finaliste per il Premio Sakharov del Parlamento Europeo e l’inserimento delle leader tra le “Women of the Year” di TIME Magazine nel 2024.
Il cuore dell’iniziativa si riassume nel grido comune: “Noi, donne palestinesi e israeliane di ogni estrazione sociale, siamo unite nel desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza e sicurezza per i nostri figli. Chiediamo ai nostri leader di mostrare coraggio e visione per portare questo cambiamento storico”.
Mothers’ Call dimostra che la pace non è un’utopia astratta, ma un processo faticoso e quotidiano di riconnessione umana. Sottolineando il ruolo delle donne, l’iniziativa sposta il focus della sicurezza nazionale dal mero controllo militare alla sicurezza umana, basata sul riconoscimento dell’altro e sulla tutela della vita stessa.
La Barefoot Walk di Roma si svolgerà martedì 24 marzo 2026 con partenza alle ore 17.00 presso l’Ara Pacis. Da qui, il percorso si snoderà lungo Via del Corso fino a confluire in Piazza del Popolo e alla Terrazza del Pincio. Ai partecipanti è richiesto di indossare abiti semplici e di colori neutri come bianco, nero, crema o toni attenuati e, in linea con i principi di The Mothers’ Call, tutti i partecipanti sono pregati di astenersi dall’utilizzare colori nazionali, identificatori politici, slogan o messaggi individuali.