Archivi categoria: Eventi

GIORNATA DEL RICORDO

I.I.S.S. BOJANO (CB) a.s. 2020/21

Percorso di Educazione civica

Coordinamento Prof.ssa Italia Martusciello

Legge 30 marzo 2004, n. 92

“Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati” pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 13 aprile 2004

Art. 1.

    1. La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

    2. Nella giornata di cui al comma 1 sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero.

1-COSA?

Il termine foiba deriva dal latino “fovea”e significa fossa.

Le foibe sono delle cavità naturali, spesso vere e proprie cavità a forma di imbuto,profonde da un minimo di 20 metri ad un massimo di 300.

2-DOVE?

Sono diffuse nella zona di Trieste, nelle zone della Slovenia già parte della

scomparsa regione Venezia Giulia, nonché in molte zone dell’Istria e della Dalmazia.

In un suo censimento, la Società Alpina delle Giulie ha individuato un mi migliaio di foibe nella sola provincia di Trieste.

Nell’intera regione, almeno 1700.

3-Quando?

La prima ondata di violenza esplode nel 1943 subito dopo la firma dell’armistizio (8 settembre 1943). In Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano e poi gettano nelle foibe un migliaio di persone.

La violenza ritorna nel 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’Istria.

Le truppe del maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, uomini di chiesa, donne, anziani, bambini. E’ una carneficina.

1945 – 1947: trecentocinquantamila persone sono costrette a trasformarsi in esuli. Scappano dal terrore, alcuni conoscono il destino delle foibe, i più nella fuga sanno di aver perso tutto e non sanno ancora chi li ospiterà.

4-Uso

Utilizzate per infoibare. Le vittime venivano condotte, dopo atroci sevizie, nei pressi della foiba; qui gli aguzzini, non paghi dei maltrattamenti già inflitti,bloccavano i polsi e i piedi tramite fil di ferro ad ogni persona e, successivamente legavano gli uni agli altri. I massacratori si divertivano a sparare al primo malcapitato del gruppo che ruzzolava rovinosamente nella foiba spingendo con sé gli altri. Molte altre persone hanno trovato la morte in mare, altre nelle miniere di bauxite.

5- Quanti gli infoibati?

“Fra il 1943 e il 1947 in questi inghiottitoi furono gettati dai partigiani titini migliaia di esseri umani.

Gli storici delle parti avverse si sono spesso accapigliati sui risultati della macabra conta (10.000? 20.000? 30.000?) come se qualche cadavere in più o in meno potesse modificare l’intensità dell’orrore. In realtà, il conto esatto non si potrà mai fare. Nella foiba di Basovizza, presso Trieste furono recuperati 500 metri cubi di resti umani e si calcolò brutalmente che le vittime dovevano essere 2.000: quattro per metro cubo”.

LE TESTIMONIANZE

ll 10 febbraio ricorre il “Giorno del Ricordo”, in memoria dei quasi ventimila uomini torturati, assassinati e gettati nelle foibe, le fenditure carsiche usate come discariche dalle milizie della Jugoslavia di Tito alla fine della Seconda guerra mondiale. La memoria delle vittime delle foibe e degli italiani costretti all’esodo dalle ex province italiane della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia è un tema che ancora divide i pensieri. Eppure quelle persone meritano di essere ricordate. Innocenti che senza alcuna colpa furono torturati, uccisi e buttati nelle foibe. Tra questi ci sono stati anche alcuni molisani, come Giovanni Iafelice, nato ad Oratino il 17 novembre 1917 e catturato a Trieste nel maggio 1945, deportato e poi scomparso. Per oltre settant’anni, la famiglia di Giovanni non ha avuto alcuna notizia. «Pensavamo fosse stato confinato in Russia, la stessa sorte che toccò ad un altro fratello di mio padre» spiega Nicola Iafelice, nipote della vittima.

Ma nei mesi scorsi la svolta, come ci ha spiegato il sindaco di Oratino, Roberto De Socio. «A settembre sono stato contattato dall’ANCDJ, Associazione nazionale tra i congiunti dei deportati italiani uccisi o scomparsi in Jugoslavia, che mi ha inviato l’elenco di alcuni cittadini, con l’unica colpa di essere italiani, infoibati o massacrati nelle zone del confine orientale dai partigiani italo-sloveni ed italo-croati» ci ha spiegato il sindaco. «In quell’elenco è riportato il nome di Giovanni Iafelice nato ad Oratino nel 1917, agente di polizia, residente a Triste, prelevato il 1° maggio 1945 da partigiani titini» ha detto ancora il primo cittadino di Oratino.
Nel documento si legge: “Questura di Trieste. Ivi prelevato da comunisti titini italo sloveni e, sembra, deportato a Postumia (ex provincia di Trieste). Scomparso. Notizie fornite dalla signora Lucia Barbone abitante a Trieste. Dichiarato irreperibile”. «Da lì mi sono messo subito alla ricerca dei parenti e sono arrivato a Nicola Iafelice, il nipote di Giovanni. Il mio ringraziamento va al presidente dell’associazione, Laura Brussi Montani, che mi ha contattato per farci conoscere la verità su un nostro concittadino» ha concluso il sindaco Roberto De Socio.

Supportati dall’associazione di volontariato, i familiari hanno inviato la scheda della vittima alla Commissione Foibe, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Sabato 9 febbraio, il nipote di Giovanni è stato invitato alla cerimonia commemorativa del “Giorno del Ricordo” che si terrà al Palazzo del Quirinale. In quell’occasione, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, consegnerà una Medaglia ed un attestato in onore e ricordo di Giovanni Iafelice. «Sono passati più di settanta anni da quando nostro zio è scomparso, non pensavamo più di conoscere la verità ma lo Stato ha fatto il suo lavoro» le parole di Nicola. «Generalmente si tende a considerare i partigiani brave persone ma la storia ci ha insegnato che ci sono stati buoni e cattivi.

Come è stata condannata ogni morte ad opera dei fascisti, è giusto condannare anche gli assassini comunisti. Mio zio era innocente, non ha combattuto sul fronte ma faceva il poliziotto in ufficio quindi non ha mai ucciso nessuno eppure è stato prelevato dai comunisti del maresciallo Tito, deportato, torturato ed ucciso» ha commentato ancora Nicola Iafelice. «L’unica sua colpa era quella di essere italiano, un’ingiustizia che non può essere taciuta» ha concluso. La cerimonia di consegna della Medaglia ci sarà sabato alle 11 al Palazzo del Quirinale a Roma.

Fummo condotti in sei, legati insieme con un unico filo di ferro, oltre a quello che ci teneva avvinte le mani dietro la schiena, in direzione di Arsia. Indossavamo i soli pantaloni e ai piedi avevamo solo le calze.

Un chilometro di cammino e ci fermammo ai piedi di una collinetta dove, mediante un filo di ferro, ci fu appeso alle mani legate un masso di almeno 20 k.

Fummo sospinti verso l’orlo di una foiba, la cui gola si apriva paurosamente nera.

Uno di noi, mezzo istupidito per le sevizie subite, si gettò urlando nel vuoto, di propria iniziativa.

Un partigiano allora, in piedi col mitra puntato su di una roccia laterale, c’impose di seguirne l’esempio. Poiché non mi muovevo, mi sparò contro.

 Ma a questo punto accadde il prodigio: il proiettile anziché ferirmi spezzò il filo di ferro che teneva legata la pietra, cosicché, quando mi gettai nella foiba, il masso era rotolato lontano da me.

La cavità aveva una larghezza di circa 10 m. e una profondità di 15 sino la superficie dell’acqua che stagnava sul fondo. Cadendo non toccai fondo e tornato a galla potei nascondermi sotto una roccia. Subito dopo vidi precipitare altri quattro compagni colpiti da raffiche di mitra e percepii le parole “un’altra volta li butteremo di qua, è più comodo”, pronunciate da uno degli assassini.

Poco dopo fu gettata nella cavità una bomba che scoppiò sott’acqua schiacciandomi con la pressione dell’aria contro la roccia. Verso sera riuscii ad arrampicarmi per la parete scoscesa e guadagnare la campagna, dove rimasi per quattro giorni e quattro notti consecutive, celato in una buca.

Tornato nascostamente al mio paese, per tema di ricadere nelle grinfie dei miei persecutori, fuggii a Pola.

E solo allora potei dire di essere veramente salvo.


Roberto Spazzali e Raoul Pupo, Foibe

Il giorno del ricordo
Poesia dedicata alle stragi nelle foibe e all’esodo degli istriani

Urlavano Italia,
e caddero

Bruciavano di dolore,
e caddero.
Indifesi e soli,
svanirono in infernali voragini.

Eco di silenzioso dolore
gettato in un baratro di follia
che profuma di morte.

La polvere mi parla di loro,
sussurri di mille voci
singhiozzi, silenzi, troppi silenzi.

Sofferenza in terre d’amore,
sfumature d’Istria, onde di Trieste
profumi di Zara e colori di Dalmazia.

Chi scampò lasciò tutto,
una lunghissima carovana
di lacrime dure partì,
verso la loro terra, la loro nazione.
Tornarono nella loro patria,
esuli  con la morte negli occhi
e la speranza nell’anima,
spogli di tutto tranne che la dignità
pronti a rinascere nuovamente,
con l’orgoglio di aver combattuto,
vivendo con l’Italia nel cuore.

Ermanno Eandi

Poeta, giornalista e scrittore

Giornata Di Studio DEDICATA ALLA Memoria

Il Liceo  Scientifico Copernico

Insieme agli Istituti Superiori del Comune di Pomezia con il Patrocinio del Sindaco  e dell’Assessora alle scuole di Pomezia.

I RICORDI DELLA MEMORIA

LA MEMORIA DEL RITORNO

Istituto Scuola San Giuseppe Casaletto Scuola Cattolica Paritaria

GIORNATA DELLA MEMORIA: PROGRAMMA

LA DEMOCRAZIA A DIFESA DEI DIRITTI

LA COLLINA DELLA DEMOCRAZIA di AMANDA GORMAN trad. Pino Colizzi

LA COLLINA DELLA DEMOCRAZIA articolo di ANNAPAOLA TANTUCCI presidente EIP Italia

Seminario: L’ORA DI LEZIONE DIGITALE?

Per una pedagogia della relazione nella didattica a distanza: quali orizzonti per la persona educante.

Formazione a distanza 8 maggio 2020 h 15.00 – 17.00

Su portale SOFIA : 43585

Intervento d’ apertura del  Dirigente Scolastico  dell’ I.I.S.S. E. Maiorana di Brindisi Dr. Salvatore Giuliano già Sottosegretario di Stato al MIUR , Consigliere Ministeriale per l’ innovazione didattica e la formazione.

PROGRAMMA:

  1. Anna Paola Tantucci: DaD e Fad: un nuovo paradigma per la didattica e la formazione che pone al centro la responsabilità civile ed educativa della scuola e del docente.
  2. Danilo Vicca– La scuola resiliente: pedagogia della relazione nel nuovo scenario.
  3. Ottavio Fattorini : Didattiche per il futuro nell’ alleanza scuola famiglia
  4. Lidia Cangemi Dirigente scolastico Liceo J.F.Kennedy – co-fondatore del modello scuole DADA
  5. Francesco Rovida: Davanti allo schermo o allo specchio? La conoscenza di sé per liberare risorse emotive nella scuola.
  6. Simone Consegnati:  Service learning come strategia per il post pandemia
  7. Emanuele Faina: Strumenti per la relazione efficace. Come arrivare all’altro….anche in digitale
  8. Roberta Camarda: Buone pratiche di didattica in aula virtuale e in presenza.

Dopo gli interventi  i relatori potranno rispondere alle domande dei partecipanti pervenute in chat durante le relazioni

TAVOLA ROTONDA VIRTUALE

OBIETTIVI DEL CONFRONTO

Il Seminario intende riportare al centro della riflessione la dimensione pedagogica nella scuola dell’emergenza Covid 19, in cui sempre più forte si invera il ruolo della “persona educante”.

Gli sconvolgenti cambiamenti che hanno colpito le vite e le abitudini sociali hanno ricevuto nella pratica didattica risposte eterogenee, a volte “istintive” (istinto di sopravvivenza scolastica), “etiche” (assunzione di una responsabilità civica ed educativa da parte del docente), “critiche” (mancanza di preparazione rispetto ai cambiamenti comportati dalla DAD).

L’esperienza delle ultime settimane, oltre allo straordinario sforzo adattivo e resiliente delle comunità professionali, porta in luce esiti di trasformazione della didattica e dei processi che ne discendono piuttosto eterogenei e diversificati, stanti i diversi livelli di maturità di ciascuna nell’ambito infrastrutturale, nella competenze informatica e tecnologica, nella cultura digitale, nell’apertura al cambiamento in atto.

In uno scenario repentinamente mutato, in fase di continue riscritture e con orizzonti tutt’altro che definiti, il primo sforzo delle istituzioni scolastiche sembra essersi concentrato sulla dimensione organizzativa e su quella gestionale per la garanzia della continuità nell’erogazione del servizio: attivazione delle piattaforme; fornitura di connettività e device; organizzazione e gestione degli orari di attività didattiche; monitoraggi delle presenza e dell’equa distribuzione delle attività; modalità di valutazione degli apprendimenti; legittimità dei processi attuati in tema di privacy, organizzazione del lavoro e rispetto del contratto.

Parallelamente ai fondamentali processi che mirano a ridefinire l’impalcatura del sistema (valutazione, esami, scrutini, modalità di didattica al rientro dell’emergenza), è forte il bisogno di osservare e sistematizzare i diversi processi in svolgimento dall’interno, a partire da una riflessione sulle basi pedagogiche da cui muovere per riconsiderare un modo di fare scuola di cui va completamente ridefinita la “relazione educativa”.

ABSTRACT:

Anna Paola Tantucci: introduce

DaD e FaD: un nuovo paradigma per la didattica e la formazione che pone al centro la responsabilità civile ed educativa della scuola e del docente.

 La Pedagogia digitale  volta alla crescita, umana culturale e civile della persona e del cittadino nella scuola come comunità educante.

Danilo Vicca: coordina

La scuola resiliente: pedagogia della relazione nel nuovo scenario.

Gli orientamenti pedagogici sui quali si fondano le politiche educative della Scuola, dall’Attivismo al Comportamentismo, dal Cognitivismo al Costruttivismo, postulano processi di apprendimento centrati sull’esperienza e la laboratorialita’  (learning by doing),  oltre che sulla  relazione nella costruzione condivisa di significati nell’interazione (cooperative learning). Proprio questi due pilastri della pedagogia “fare per imparare” e “imparare con gli altri” sembrano duramente depotenziati nella DAD, con effetti diretti sia sulla relazione educativa che sul modo di interpretarne l’attuazione. Appare necessario, nel nuovo contesto, recuperare il senso autentico della pedagogia, affinché chi “guida” e “accompagna” (ago) sappia “essere” ispiratore di senso nel nuovo scenario.

Ottavio Fattorini

Didattiche per il futuro nell’ alleanza scuola famiglia

Nuovi (o antichi) modi di vedere e fare una scuola operativa, co-costruttiva, significativa e latrice di sensi, si rivelano essenziali in ogni tempo…pandemici e non. La necessità di abilitare il lavoro scolastico delle famiglie, ci consente di riflettere sul senso di una scuola per competenze volta ad ogni futuro.

Lidia Cangemi:

Accogliere l’altro e valorizzare le risorse: una positiva intenzionalità per prepararsi al futuro.

La crisi come opportunità: in una realtà profondamente mutata e che pone grandi quesiti di incertezza, la scuola rappresenta un indispensabile punto di riferimento. Ottimismo ed equità, educazione emozionale e competenze relazionali: una scuola impostata sull’Essere, sul Sapere e sul Saper Essere, capace di valorizzare le risorse (Q.C.A.) e di costruire una positiva intenzionalità nel “qui e ora”.Progettualità nuove, quindi, per nuovi scenari

Francesco Rovida:

Davanti allo schermo o allo specchio? La conoscenza di sé per liberare risorse emotive nella scuola

L’esperienza di didattica a distanza mette l’insegnante di fronte allo schermo del PC. Uno strumento che oggi serve per creare relazioni, ma che ha un nome che evoca distanza, difesa, protezione, nascondimento. Di fronte allo schermo/specchio possiamo scontrarci con noi stessi, confrontarci con il crollo della nostra immagine di onnipotenti detentori del sapere e con la nostra (in)competenza. Oppure possiamo conoscere e accettare i nostri limiti e liberare (finalmente) le risorse emotive da mettere a disposizione dei nostri studenti. Davanti allo schermo, ma senza schermarci.

Emanuele Faina:

Strumenti per la relazione efficace. Come arrivare all’altro….anche in digitale

Sperimentazioni pratiche di metodologie (anche digitali) operative, aggreganti e formative utili a sostenere il linguaggio delle emozioni per promuovere e favorire il dialogo e le relazioni all’interno della comunità educante.

Simone Consegnati: 

Service learning come strategia per il post pandemia

Come sarà la scuola del dopo pandemia? Per rispondere a questa domanda dobbiamo, inevitabilmente porre un’altra, che ci aiuti a capire il ruolo della scuola e cioè: come sarà la società post pandemia? Proveremo a rispondere a queste domande così complesse presentando gli aspetti caratteristici di una proposta diffusa in tutta il mondo e che riscontra molto interesse da parte di studenti, docenti e dirigenti. Stiamo parlando del Service Learning, una pedagogia che si caratterizza per lo sviluppo di apprendimenti formali attraverso attività di servizio alla comunità. 

Passare dall’Io al noi, sarà forse questo il passaggio decisivo della scuola, e la società del dopo pandemia

Roberta Camarda:

Buone pratiche di didattica in aula…virtuale e in presenza.

Repertorio di esperienze  positive che la didattica a distanza ha fatto emergere e che rappresenteranno un punto di forza per lo scenario della scuola  del futuro prossimo.

Esiti e conclusioni- Ottavio Fattorini –Anna Paola Tantucci

Gli studenti e il dirigente scolastico: un rapporto speciale

Una riflessione toccante dal Dirigente Scolastico Paola Palmegiani dell’ITT G.Marconi di Padova

Tra i  tanti racconti  e riflessioni, condivisioni  su questo periodo di sospensione della nostra vita e l’esperienza della  didattica nelle varie aree geografiche di Italia, voglio raccontarvi il mio.

La scuola che dirigo è l’Istituto Tecnico Tecnologico G. Marconi di Padova, aimè area rossa sin dall’inizio di questa esperienza drammatica il 23 febbraio 2020 con studenti e docenti provenienti da Vò Euganeo, epicentro del focolaio.

 I miei studenti vivono in una vasta area del Veneto e percorrono lunghe distanze per venire a scuola la mattina. Siamo una scuola con indirizzi tecnici unici nella regione e quindi molto apprezzata.

Non vedevo gli studenti da febbraio e avevamo organizzato sin dai primissimi giorni  la didattica a distanza con videolezioni tramite il registro elettronico e condivisione di materiali. La vicinanza da remoto è stata la strada maestra da percorrere per essere vicini alle nostre famiglie.

I docenti, entusiasti della nuova esperienza arrivata improvvisamente e per questo fonte di nuove opportunità, mi davano un positivo riscontro della presenza degli studenti e del loro impegno.

Ho avuto così il desiderio di vederli e sentire dalla loro viva voce come vivono questo modo nuovo di essere sempre connessi ma nella solitudine delle proprie abitazioni.

Li ho contattati e dato loro appuntamento sabato 21 marzo  mattina per celebrare insieme l’arrivo della primavera ricordando la meravigliosa citazione del poema Ode to the west wind del poeta romantico P.B.Shelley: “if winter comes, can sprimg be far behind?”

Hanno accolto la proposta con entusiasmo ed ho coinvolto anche lo staff di presidenza e l’animatore digitale per poter condividere un momento di comunità e  rispondere in tempo reale a tutti i loro quesiti sia organizzativi che tecnici.

Abbiamo deciso di iniziare l’incontro con il raccontare la vita da remoto e condividere i sentimenti legati a questo momento di difficoltà generale che duramente sta avendo un impatto sulle nostre vite. Emanuele, Daniele, Sara e Erik vivono in paesi diversi e lontani tra loro. L’isolamento ha avuto un forte impatto emotivo e psicologico sulle loro vite.

Abbiamo condiviso la nostra quotidianità e i sentimenti nello spirito di un ottimismo prevalente e propositivo. Gli studenti erano piacevolmente colpiti dalla vicinanza della Istituzione e hanno più volte ringraziato per l’invito.

La conversazione è stata spontanea  e ci ha permesso di comprendere che le video lezioni sono molto gradite per il contatto umano che producono: ogni studente si sente protagonista della lezione in un rapporto privilegiato con il docente. Sono molto fruttuose ed arricchenti poiché fanno scomparire tutti i momenti di distrazione nella vita quotidiana in classe e resta il bello dell’apprendere, con tranquillità e condivisione.

Il lavoro non è dispersivo utilizzando la piattaforma del registro elettronico, è molto semplice ed intuitiva ed ha migliorato il rapporto individuale con lo studio in virtù della concentrazione che riescono a mantenere.

Certo, gli scherzi tra compagni e la sana vita in gruppo mancano fortemente, ma se non è possibile, allora sia benvenuto  lo schermo che ci fa sentire vicini e soprattutto ci possiamo vedere.

Dopo un primo approccio timido, gli studenti si sono aperti con i docenti presenti e si è creato un clima di forte collaborazione e sinergia, è stato come essere tutti “ a casa”.

Hanno dato la loro disponibilità per sollecitare quegli studenti ancora poco partecipativi e sentire i motivi che ostacolano la loro partecipazione.

Purtroppo molti studenti sono stranieri e vivono in ambienti familiari che non consentono l’utilizzo di device adeguati o buone connessioni wifi.

Lo risolveremo presto, ho detto loro, attraverso le risorse che abbiamo e grazie alla vostra capillare conoscenza delle singole realtà. Non lasceremo nessuno indietro.

Non solo questo, l’animatore digitale ha creato un gruppo di supporto tecnico composto da studenti che aiutano gli studenti in difficoltà e lui stesso è disponibile ad aiutare chiunque abbia bisogno. Lo ha chiamato “cooperative learning and support” group. Gli studenti aiutano ed imparano contemporaneamente. Le competenze digitali a sostegno della nostra comunità.

Il tempo è volato velocemente e dopo due ore in amabile conversazione, risate, conforto e sostegno reciproco, gli studenti felici hanno chiesto di creare un appuntamento settimanale per vivere insieme questo momento di vita.

Abbiamo accolto la richiesta con gioia e chiesto  ai rappresentanti di estendere a tutti gli studenti e le loro famiglie i saluti e la vicinanza di tutto il corpo decente dell’istituto Marconi. E’ stato come essere di nuovo tutti insieme nella meravigliosa scuola che ci aspetta per abbracciarci di nuovo.

A sabato prossimo ore 10 per una mattinata speciale insieme.

Paola Palmegiani

la didattica ai tempi del coronavirus

La webconference sullo stato dell’arte della didattica a distanza nelle Università promossa da SIREM, Società italiana di Ricerca sull’Educazione Mediale

L’emergenza drammatica della pandemia da Coronavirus sta accelerando il processo di digitalizzazione di tutti i settori che stagnavano in un limbo confortevole di convenzionale arretratezza.

Lo smart working ha costretto le persone a sperimentare nuovi modi di gestire il lavoro, quel poco che ne rimane almeno . La logica economica indica nei momenti di crisi, l’opportunità di riprogettare il futuro, per non farsi trovare impreparati dai nuovi scenari che si presenteranno.

La Ferrari non produrrà più per il momento beni di lusso, ma convertirà la produzione sulle mascherine per proteggere i medici e gli infermieri che sono in prima linea nel contrastare l’emergenza sanitaria da Covid 19. Steve Jobs diceva che “Investire nella pubblicità in tempo di crisi è come costruirsi le ali mentre gli altri precipitano”

Il futuro del nostro paese è nei giovani che formiamo nelle scuole e nelle Università, sono loro le nostre ali.

Il sistema d’istruzione italiano ha dovuto fare i conti in pochissimo tempo con i gap tecnologici, le resistenze al cambiamento, i vuoti contrattuali, il sovraccarico della rete . Dalle Università alle scuole ovunque ci si è sforzati di fronteggiare l’emergenza ricorrendo all’e-learning .

La SIREM il 20 marzo u.s. ha promosso una webconference con personalità accademiche di 33 Atenei italiani che hanno guidato la conversione della didattica universitaria in DaD e la sperimentazione a distanza di esami e sedute di laurea.

La piattaforma Zoom che ha ospitato l’evento purtroppo non è stata preceduta dall’ HostPanel dei tanti ospiti che sono intervenuti, a cominciare da Pier Cesare Rivoltella – Presidente del Corso di laurea in Scienze della formazione primaria e Direttore scientifico del CREMIT, Susanna Sancassani del Politecnico di Milano, Maurizio Casiraghi di Milano-Bicocca, fino a Pierpaolo Limone Rettore dell’Università di Foggia, per citarne solo alcuni.

Ciò che è emerso dai tanti contributi anticipa e fa chiarezza anche sulle attività di e-learning che stanno erogando le scuole di ogni ordine e grado sul nostro ferito territorio nazionale con molti meno mezzi materiali e professionali.

Dagli interventi è emerso che la didattica a distanza ha vissuto di 2 momenti molto ravvicinati nel tempo ma facilmente individuabili: una prima fase di corsa all’individuazione delle piattaforme on line tra le tante che venivano pubblicizzate e una seconda fase in cui ci si è accorti che il modello trasmissivo di insegnamento, sopravvissuto indisturbato nelle lezioni accademiche, crollava di fronte alla prova del webinar e richiedeva quindi un intervento formativo di tipo metodologico e organizzativo.

E’ possibile che anche la Didattica a distanza erogata dal 5 marzo ad oggi abbia registrato le medesime carenze, ma nelle trame dell’inesperienza sono certa che ogni sforzo compiuto da educatori e docenti sarà valso sul piano umano della relazione, della vicinanza anche a chi ha perso un conoscente, un familiare.

Investire sulla qualità è comunque opportuno e le indicazioni metodologicamente più interessanti per il mondo della scuola emerse dalla webconference di SIREM sono state quelle avanzate dalla Cattolica di Milano che ha enucleato 2 criteri emersi dallo studio sinergico dei suoi dipartimenti:

  • ispirare la didattica on line al modello Flipped
  • prevedere un incontro sincrono di discussione di problemi

Sul piano della valutazione è intervenuto Daniele Scaccia del Centro per l’innovazione didattica e le tecnologie multimediali (CTU) che ha annunciato un piano straordinario per contenuti digitali che porterà all’aggregazione di 800 siti didattici da utilizzare on line con una fase di accompagnamento per imparare a gestire un sito didattico e la relativa piattaforma di Proctoring per tracciare le attività degli studenti davanti allo schermo.

Essere insegnanti in prossimo futuro comporterà ancora di più la conoscenza delle ICT nell’esercizio della didattica, lo sapevamo dall’emanazione del PNSD che sarebbe successo, ma le buone pratiche relazionali dispensate in questo momento di crisi planetaria meriteranno di essere tramandate come un bene che non invecchia come i software e le piattaforme digitali, un bene semplice e autentico su cui si fondano le vere comunità educanti.

Emergenza coronavirus e l’opportunita’ di rafforzare l’alleanza educativa

Intervista a Lidia Cangemi Preside del Liceo Kennedy

La storia insegna che dalle grandi crisi nascono grandi opportunità. Il liceo Kennedy ha abbracciato la sfida dell’ emergenza Covid 19 per unire la comunità scolastica intorno ai valori che danno senso alla scuola.

Si trasmette integralmente il testo dell’intervista per la quale si ringrazia la preside Cangemi della disponibilità e del tempo dedicatole.

RC: Come sta affrontando il Liceo Kennedy l’emergenza Coronavirus?

LC: Nel nostro liceo ci siamo interrogati qualche giorno prima dell’emergenza nazionale sull’eventualità che le scuole venissero chiuse, abbiamo cominciato a pensare a quali strumenti potessero essere più utili. Il nostro animatore digitale, il prof. di Sabato, ha fatto delle prove sulla piattaforma che avevamo in uso, Google suite che ci è sembrato uno strumento abbastanza efficace per poter procedere ad una didattica a distanza.

Per fare questo c’era bisogno del consenso e della spontanea adesione al progetto da parte dei docenti e questo non era scontato. Giovedì mattina ( 5 marzo 2020 n.d.r.) abbiamo pensato ad un collegio, meglio, ad una consultazione telematica con tutti i docenti in cui ho esposto quali fossero i valori che venivano portati avanti per poter attivare una didattica a distanza globale, generalizzata, non sporadica e non affidata alla volontà del singolo docente.

E’ questo il vero cambio di passo il fatto che l’emergenza è stata affrontata collegialmente, con tutti d’accordo piuttosto che in maniera puntuale, a macchia di leopardo che avrebbe comportato una non equità nel trattamento dei ragazzi.

La questione è stata posta su quali valori volessimo portare avanti per i nostri ragazzi e poiché pensiamo che il valore più importante risiede sicuramente nel tener allacciato il dialogo educativo con i nostri studenti, questo non poteva essere interrotto dalla mancanza del contatto fisico.

Quindi la scelta è stata quella di mantenere l’orario di lezione e incontrare virtualmente gli studenti ogni giorno all’ora già predisposta per fare una lezione ovviamente rimodulata, ripensata e quindi un incontro che può essere dialogico, con del materiale condiviso, con la tavoletta grafica o col computer.

Il mezzo ci è sembrato importante si, ma era più importante il valore portato: dare intanto un messaggio di serenità e di continuità con l’impegno che abbiamo preso con i nostri studenti e loro con noi.

In questo modo la mattina è dedicata all’incontro con i docenti, il pomeriggio possono continuare a fare i compiti o dedicarsi alle loro attività.

Questo è molto importante perché dà il ritmo della normalità e crediamo che non minare la loro serenità di adolescenti che stanno crescendo, sia una delle cose più importanti che la scuola deve garantire.

RC: Che risposta hanno dato i ragazzi alla prima giornata di didattica a distanza?

LC: La prima giornata, quella sperimentale è stata dedicata agli studenti delle quinte, perché i professori il giorno precedente hanno intanto testato il mezzo, hanno provato fra loro, si sono incontrati virtualmente o fisicamente e venerdì c’è stata la giornata dedicata alle quinte.

Le classi quinte sono state entusiaste perché i ragazzi si sentono appoggiati, sentono che non sono stati lasciati soli in un momento difficile che per loro è anche l’anno della maturità. Hanno seguito tutte le lezioni, sono stati tutti presenti: noi facciamo un appello virtuale, che non va tanto a segnalare gli assenti, quanto a incentivare i presenti.

Questo anche è un cambio di passo molto importante nella percezione della scuola, vuol dire Siamo presenti, ci siamo, quindi non segniamo l’assenza, ma incentiviamo la presenza.

Devo dire che alcuni docenti hanno fatto anche di più dell’ora prevista da orario, sono stati in contatto con i ragazzi a lungo, si sono sentiti anche il pomeriggio e quindi in qualche modo si è aperto un dialogo che dal feedback dei ragazzi è stato molto apprezzato.

Speriamo che lunedì, quando sarà estesa la sperimentazione a tutte le classi, ci sia lo stesso risultato. Anche qui si gioca molto sul senso di responsabilità del ragazzo perché è incentivato dalla famiglia o dalla propria motivazione, nessuno può obbligarlo ad essere presente alla lezione ma speriamo che questo avvenga perché avrà giocato un senso di responsabilità e in fondo un senso di appartenenza che è anche molto importante

RC Come hanno reagito i genitori alla proposta di didattica a distanza in questa situazione di emergenza?

LC: Devo dire che alcune di queste modalità le avevamo concordate o almeno condivise con i consiglieri d’istituto e poi con alcuni genitori più attivi nella scuola. I genitori nel senso più generale e il più esteso possibile, si sono dichiarati grati alla scuola perché è presente, perché ha dato un messaggio di serenità, di continuità e di possibilità di andare avanti. So che stanno scrivendo una lettera di encomio da mandare alla ministra per quello che stiamo facendo.

In questo senso è stata anche una grande opportunità questa, come spesso accade nelle crisi, per riallacciare o meglio per intensificare l’alleanza educativa con i nostri genitori, un’alleanza preziosa, della quale siamo molto felici.

Il Buonarroti di Frascati e l’ incontro straordinario

Quando la scuola ospita la storia…

E’ sempre un bel momento quello in cui si dà notizia delle iniziative virtuose delle scuole E.I.P, ma a rendere speciale questa iniziativa dell’ IT Buonarroti di Frascati, è l’emozione che ho potuto cogliere nelle parole del preside Francesco Rovida mentre me lo raccontava.

Ho pensato che fosse uno dei preziosi momenti della professione di Dirigente Scolastico in cui si realizza un sogno a beneficio di tutta la Comunità educante. Non ci sono parole migliori che le sue per descriverlo.

Buona lettura a tutti!

Roberta Camarda

Incontro con l’autore (e anche qualcosa in più…)

Viola Ardone (e Vittorio Mignucci) al “Buonarroti” di Frascati

Ci sono incontri che sono doni da accogliere come sorprese nella vita. E noi, al “Buonarroti”, ne abbiamo avuto più di uno.

La scuola tutta si è attivata per accogliere l’evento, avvertendo, quasi inconsciamente, che ci sarebbe stato un regalo da questo incontro. C’è stato il dono della lettura di un romanzo, Il treno dei bambini edito da Einaudi. Scelto dai docenti di lettere come lettura condivisa per diverse classi dell’Istituto.

Una vicenda storica un po’ nascosta, un protagonista intrigante che cresce e si fa adulto, insieme alla lingua che utilizza per dare corpo alle sue idee, raccogliere le esperienze e dare loro nome e corpo.

C’è stato il dono del lavoro didattico con i docenti, per assaporare le parole, per consentire ai temi di emergere e diventare domanda per la vita quotidiana degli studenti, per comprendere come sia cambiata la vita dei bambini e delle bambine nel nostro Paese e per scoprire che accogliere l’altro non distrugge la vita, ma casomai la amplifica.

E poi l’incontro, programmato per venerdì 28 febbraio. Un’occasione per poter parlare davvero con una scrittrice e comprendere cosa vuol dire “scrivere” e “scrivere un romanzo”.

Viola Ardone è un’insegnante e si avverte tutta la sua passione nel comunicare con gli studenti, la voglia di spiegare e la capacità di far comprendere davvero. Come anche la generosità di stare vicino ai suoi lettori, scambiare una parola anche privata, firmare una copia del libro, con lo stupore nel conoscere tanti docenti che sono veri e propri “fan”.

La storia è diventata anche Storia, però, davanti ai nostri occhi.

Abbiamo potuto accogliere Vittorio da Genzano: 81 anni, una moglie dolcissima che lo accompagna con occhi innamorati. Nell’immediato dopoguerra Vittorio ha 7 anni, è orfano di padre e la madre sordomuta, come tante mamme, accoglie la proposta del Comune di poterlo affidare per un po’ di tempo ad una famiglia dell’Emilia Romagna.

Così Vittorio sale su quel “treno dei bambini” e  va a conoscere la propria seconda famiglia che, come primo gesto, arcaico e generoso, gli consente semplicemente di mangiare.

Quando torna, non dimentica mai ciò che ha ricevuto e, incontrando per caso Viola Ardone e il suo romanzo, dopo oltre 60 anni, comincia a raccontare la sua esperienza, per tanti aspetti simile a quella di Amerigo, protagonista del romanzo. E, ripercorrendo la propria vita, ritrova il senso di una solidarietà ricevuta che ha sempre desiderato restituire agli altri.

Un racconto potente e un’esperienza emozionante per oltre 150 studenti del Buonarroti, per me Dirigente scolastico, per i docenti e per il Personale, che ci ha consentito di vivere il valore della Comunità che si riunisce attorno al racconto della vita che cresce.

Francesco Rovida