Archivi categoria: Eventi

Il futuro dei diritti: per un’alleanza tra generazioni

A Oslo il Centro Nobel per la Pace riunisce giovani attivisti e Premi Nobel per difendere la democrazia


Una conferenza internazionale dedicata alle sfide della democrazia globale si terrà il 3 settembre 2026. Protagonisti giovani attivisti della Generazione Z provenienti da Nepal, Kenya, Serbia, Brasile e Stati Uniti, insieme a Premi Nobel per la Pace e personalità impegnate nella difesa dei diritti umani.

Il Centro Nobel per la Pace di Oslo annuncia una nuova importante conferenza internazionale dedicata al futuro della democrazia e al ruolo delle nuove generazioni nella sua difesa. 

L’evento, dal titolo dedicato al confronto tra giovani attivisti e Premi Nobel per la Pace, si svolgerà in formato digitale il 3 settembre 2026, dalle ore 13:00 alle 17:00 CEST, con partecipazione gratuita previa registrazione.

L’iniziativa nasce dalla volontà di creare uno spazio di dialogo globale sulle sfide che oggi mettono alla prova i sistemi democratici. 
Attivisti della Generazione Z provenienti da diverse aree del mondo incontreranno alcuni vincitori del Premio Nobel per la Pace per discutere delle minacce alla democrazia, delle esperienze dei movimenti civili internazionali e delle strategie necessarie per rafforzare la partecipazione democratica.

Al centro del dibattito alcune domande fondamentali:
– Quali sono oggi le principali minacce alla democrazia nel mondo?
– Che cosa possiamo imparare dai movimenti democratici che operano in contesti diversi?
– In che modo la comunità internazionale può sostenere coloro che si battono per libertà, diritti e partecipazione?

La conferenza si svolge sullo sfondo dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2025 a María Corina Machado, simbolo della lotta per i diritti democratici e la libertà politica in Venezuela.
Tra i protagonisti annunciati figura Maria Ressa, Premio Nobel per la Pace 2021, riconosciuta per il suo impegno nella difesa della libertà di stampa e dell’informazione indipendente. Giornalista e cofondatrice del sito di informazione Rappler, Ressa ha denunciato gli abusi di potere, la corruzione e il ruolo della disinformazione nella crisi delle società democratiche.
Durante la conferenza parlerà della cosiddetta “guerra delle narrazioni” e del progressivo indebolimento di una realtà condivisa, evidenziando il ruolo fondamentale del giornalismo libero nella tutela della democrazia.
Sarà presente anche Ales Bjaljatski, Premio Nobel per la Pace 2022 per la sua lunga battaglia pacifica in favore dei diritti umani e della democrazia in Bielorussia. 
Figura centrale del movimento per i diritti civili nell’Europa orientale, Bjaljatski ha subito più volte la repressione delle autorità del suo Paese. Dopo la scarcerazione avvenuta nell’inverno del 2025, continua il suo impegno dall’esilio.
Il suo intervento sarà dedicato alla minaccia rappresentata dai regimi autoritari per la democrazia e la pace internazionale.

Il Centro Nobel per la Pace sottolinea che l’obiettivo della conferenza è rendere il confronto accessibile al maggior numero possibile di persone. La partecipazione online sarà gratuita: chi si registrerà riceverà il collegamento per seguire l’evento e un promemoria prima dell’inizio.
Parallelamente, nella stessa giornata, la piazza del Municipio di Oslo ospiterà un festival pubblico con attività, incontri e momenti di intrattenimento dedicati alla sensibilizzazione sul valore della democrazia. L’iniziativa sarà gratuita e aperta a tutti.
La conferenza vuole offrire una prospettiva internazionale su come i giovani di tutto il mondo stanno partecipando ai cambiamenti sociali e politici del presente. Attraverso il dialogo tra attivisti emergenti e figure riconosciute a livello mondiale, l’evento punta a fornire strumenti e idee a chi lavora per educare, ispirare e rafforzare la partecipazione democratica delle future generazioni.

In un periodo segnato dall’avanzata di nuove forme di autoritarismo e dalla crescente polarizzazione sociale, il messaggio centrale dell’incontro è chiaro: la democrazia non è un patrimonio acquisito una volta per tutte, ma un valore che deve essere continuamente difeso e rinnovato.
Il programma completo e l’elenco degli altri relatori saranno annunciati nei prossimi mesi.

Prof.ssa Italia Martusciello
Vicepresidente Nazionale E.I.P.

Coltivare talenti, costruire futuro

Giornata mondiale delle competenze dei giovani15 luglio


Ogni anno, il 15 luglio, si celebra la Giornata mondiale delle competenze dei giovani (World Youth Skills Day), istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sull’importanza dell’istruzione, della formazione e dello sviluppo delle competenze come strumenti essenziali per favorire l’inclusione, l’occupazione e la crescita delle nuove generazioni.

Oggi più che mai, in un mondo in continua trasformazione, segnato dall’innovazione tecnologica, dalla transizione digitale, dai cambiamenti climatici e da nuove sfide economiche e sociali, investire nei giovani significa investire nel futuro dell’intera collettività. In questo scenario, le competenze rappresentano un patrimonio fondamentale non solo per accedere al mondo del lavoro, ma anche per partecipare in modo consapevole alla vita della società.

Tuttavia, educare non significa semplicemente trasmettere nozioni. Al contrario, come affermava il pedagogista brasiliano Paulo Freire, «L’educazione non cambia il mondo: cambia le persone che cambiano il mondo.» La formazione diventa, quindi, un processo che accompagna ogni individuo nella costruzione della propria identità, nello sviluppo dell’autonomia e nella capacità di interpretare criticamente la realtà.

Di conseguenza, accanto alle competenze tecniche e digitali, assumono un’importanza crescente anche le cosiddette competenze non cognitive e trasversali, come la comunicazione, la collaborazione, il pensiero critico, la creatività, la resilienza e la capacità di adattarsi ai cambiamenti. Sono proprio queste abilità, infatti, che permettono ai giovani di affrontare contesti sempre più complessi e in continua evoluzione.

In quest’ottica, assume particolare rilievo anche il concetto di benessere eudaimonico. A differenza, infatti, di una visione centrata esclusivamente sulla ricerca del piacere o della soddisfazione immediata, la prospettiva eudaimonica si focalizza su quei fattori, come le virtù, che favoriscono lo sviluppo e la piena realizzazione delle potenzialità individuali. Ne consegue che educare implica creare le condizioni affinché ogni giovane possa scoprire i propri talenti, coltivarli e metterli al servizio della comunità, costruendo un percorso di vita autentico e significativo.

Del resto, ogni ragazza e ogni ragazzo possiedono capacità, interessi e aspirazioni differenti. Per questa ragione, è fondamentale promuovere una scuola inclusiva, una formazione di qualità e opportunità di apprendimento permanente, capaci di valorizzare le diversità e di offrire a tutti gli strumenti necessari per esprimere il proprio potenziale.

Non a caso, lo scrittore Antoine de Saint-Exupéry ricordava che «Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.» Le sue parole invitano gli adulti a non perdere di vista la curiosità, la fantasia e la capacità di immaginare il futuro, qualità che caratterizzano l’età giovanile e che rappresentano una preziosa risorsa per l’innovazione.

D’altra parte, la storia dimostra che molte delle più importanti trasformazioni culturali, scientifiche e sociali sono nate proprio dall’entusiasmo e dalla determinazione delle nuove generazioni. Spesso, infatti, i giovani hanno avuto il coraggio di mettere in discussione modelli consolidati, proponendo nuove idee e nuove soluzioni ai problemi del loro tempo.

Oggi, però, crescere significa anche confrontarsi con sfide sempre più articolate: la crisi climatica, l’intelligenza artificiale, le trasformazioni del mercato del lavoro, la diffusione dei social media e l’incertezza economica richiedono competenze nuove e una formazione continua. Per affrontare efficacemente questi cambiamenti, diventa essenziale imparare non solo a utilizzare le tecnologie, ma anche a farne un uso responsabile, etico e consapevole.

In questo contesto, anche Giacomo Leopardi, pur riflettendo sulla complessità della condizione umana, riconosceva il valore dell’immaginazione come forza capace di superare i limiti del presente. Proprio questa capacità di guardare oltre l’orizzonte immediato rende i giovani protagonisti del cambiamento e motore dell’innovazione.

Per questo motivo, la Giornata mondiale delle competenze dei giovani non coinvolge soltanto gli studenti o chi si affaccia al mondo del lavoro, ma chiama in causa l’intera società. Famiglie, scuole, università, istituzioni, imprese e associazioni condividono, infatti, la responsabilità di creare ambienti nei quali i giovani possano crescere, sperimentare, sbagliare, imparare e costruire il proprio futuro con fiducia.

In definitiva, investire nelle nuove generazioni significa rafforzare il capitale umano di una comunità, promuovere l’innovazione e favorire uno sviluppo più equo e sostenibile. Ogni opportunità formativa, ogni talento valorizzato e ogni competenza acquisita, infatti, rappresentano un investimento destinato a produrre benefici non solo per il singolo individuo, ma per l’intera società.

In conclusione, il 15 luglio ricorda che i giovani non sono soltanto i cittadini di domani, ma protagonisti del presente. Perciò, ascoltarne le idee, sostenerne i percorsi di crescita e offrire loro gli strumenti per realizzare le proprie potenzialità significa costruire una società più inclusiva, dinamica e capace di affrontare con fiducia le sfide del futuro.

Come suggello di questo messaggio, Pablo Neruda scriveva: «Potranno recidere tutti i fiori, ma non potranno fermare la primavera.» Allo stesso modo, quando vengono sostenuti da un’educazione di qualità e da reali opportunità di crescita, i giovani continuano a rappresentare la forza più autentica del cambiamento e della speranza.

Prof.ssa Italia Martusciello

Disability Pride: dall’invisibilità all’orgoglio, un percorso di diritti, cultura e inclusione

Luglio è il mese del Disability Pride, un’occasione dedicata alla valorizzazione delle persone con disabilità, alla promozione dei diritti e alla costruzione di una società autenticamente inclusiva


L’espressione “Disability Pride”, letteralmente “orgoglio disabile”, nasce dalla volontà di superare una visione della disabilità fondata esclusivamente sul limite, sulla mancanza o sulla dipendenza. L’orgoglio, infatti, non significa ignorare le difficoltà che molte persone affrontano ogni giorno, bensì affermare che la disabilità è una delle tante espressioni della diversità umana e che nessuno dovrebbe essere definito esclusivamente dalla propria condizione.
Per molto tempo, la disabilità è stata raccontata attraverso uno sguardo esterno: la persona veniva identificata con il proprio deficit, anziché con la propria storia, le proprie competenze, i propri desideri e il contributo che può offrire alla comunità. Proprio per questo, il Disability Pride si propone di cambiare questa narrazione, promuovendo il passaggio dalla persona “da assistere” alla persona “titolare di diritti”, dall’invisibilità alla piena partecipazione sociale.
In questo contesto, uno dei cambiamenti più significativi nel modo di interpretare la disabilità è rappresentato dal passaggio dal modello medico al modello sociale. Secondo il modello medico, la difficoltà risiede prevalentemente nella condizione individuale della persona. Al contrario, il modello sociale, sviluppato anche grazie ai movimenti per i diritti delle persone con disabilità, sposta l’attenzione sulle barriere fisiche, culturali e sociali che limitano la partecipazione e generano esclusione.
Da questa prospettiva emerge anche il pensiero del filosofo e pedagogista John Dewey, secondo cui una comunità democratica è realmente tale quando consente a tutti i suoi membri di partecipare attivamente alla vita collettiva. L’inclusione, pertanto, non consiste nell’adattare le persone a un sistema già esistente, ma nel costruire contesti capaci di accogliere la pluralità delle esperienze.
Parallelamente, il Disability Pride trova solide radici anche nella riflessione filosofica contemporanea. La filosofa Martha Nussbaum, attraverso il suo Approccio delle Capacità (Capabilities Approach), sostiene che una società giusta non debba limitarsi a garantire gli stessi diritti sulla carta, ma debba creare le condizioni affinché ogni individuo possa sviluppare le proprie potenzialità e partecipare pienamente alla vita sociale. Di conseguenza, l’inclusione non rappresenta un gesto di solidarietà o di benevolenza, bensì una vera e propria questione di giustizia sociale.
Nello stesso solco si inserisce il pensiero del filosofo Axel Honneth, che evidenzia come il riconoscimento da parte degli altri sia fondamentale nella costruzione dell’identità personale. L’esclusione e la discriminazione, infatti, non producono soltanto svantaggi materiali, ma incidono profondamente sulla dignità e sulle relazioni umane. Per questo motivo, il Disability Pride rappresenta una richiesta di riconoscimento: vedere le persone con disabilità nella loro complessità, non come simboli di fragilità, ma come cittadini, lavoratori, studenti, artisti, e protagonisti della vita sociale.
Non a caso, la scelta di celebrare il Disability Pride nel mese di luglio è legata a una data simbolica. Il 26 luglio 1990 venne infatti firmato negli Stati Uniti l’Americans with Disabilities Act (ADA), una delle più importanti leggi sui diritti civili delle persone con disabilità. Grazie a questa normativa, sono state introdotte tutele fondamentali contro la discriminazione nell’accesso al lavoro, all’istruzione, ai servizi pubblici e agli spazi comuni, trasformando l’ADA in un punto di riferimento internazionale e contribuendo alla diffusione di un movimento che ancora oggi promuove accessibilità, partecipazione e pari opportunità.
A rappresentare visivamente questi valori vi è la bandiera del Disability Pride, ideata da Ann Magill. Le sue linee diagonali simboleggiano il percorso verso il cambiamento e il superamento delle barriere, mentre i diversi colori richiamano la varietà delle esperienze e delle condizioni presenti all’interno della comunità delle persone con disabilità. In altre parole, il suo messaggio è semplice ma profondo: persone con storie differenti unite dalla richiesta comune di pari dignità, diritti e riconoscimento.
Anche in Italia, il Disability Pride ha contribuito a promuovere una nuova cultura della disabilità. Nel 2015 nasce a Ragusa l’esperienza di Handy Pride, che negli anni coinvolge numerose città italiane e favorisce la nascita del Disability Pride Network. Grazie a queste iniziative, il racconto pubblico della disabilità è progressivamente cambiato, spostando l’attenzione dalla sola assistenza alla partecipazione attiva e dando finalmente voce alle persone che vivono direttamente questa esperienza.
In questo senso, il principio internazionale “Nulla su di noi senza di noi” sintetizza efficacemente la filosofia del movimento: ogni scelta che riguarda le persone con disabilità deve prevedere il loro coinvolgimento diretto.

Infine, il Disability Pride ci invita a porci una domanda fondamentale: che tipo di società vogliamo costruire? Una società inclusiva non è quella che si limita a consentire l’accesso a spazi progettati per altri, ma quella che nasce fin dall’inizio pensando alla diversità come elemento naturale della convivenza. Come ricordava il pedagogista Paulo Freire, l’educazione autentica si fonda sul dialogo e sul riconoscimento reciproco. Di conseguenza, nessuna persona deve essere considerata destinataria passiva di interventi, ma protagonista del proprio percorso di vita.
In conclusione, il Disability Pride è molto più di una ricorrenza: è un invito culturale, civile e sociale a riconoscere il valore delle differenze, abbattere le barriere e costruire comunità nelle quali ogni persona possa partecipare pienamente. Perché, in definitiva, l’inclusione non riguarda soltanto le persone con disabilità: riguarda il modo in cui scegliamo di essere società e il futuro che desideriamo costruire insieme.

L’augurio di un’estate all’insegna della Pace

Pedalare verso un futuro diverso


Con l’arrivo dell’estate e la fine dell’anno scolastico, il tempo del riposo diventa un’occasione preziosa per continuare a coltivare, anche al di fuori delle aule, i valori su cui fondiamo la nostra educazione quotidiana. Quest’anno, uno spunto di riflessione ci arriva dal mondo dello sport: la 39ª edizione della celebre corsa ciclistica Maratona dles Dolomites ha scelto proprio “PAX”, la Pace, come tema centrale per il 2026.

Gli organizzatori della Maratona ci ricordano che la pace nasce da “piccoli gesti di solidarietà”. Sulle salite più dure o di fronte a una foratura, ciclisti fino a un attimo prima sconosciuti si fermano per aiutarsi a vicenda, perché conoscono bene “la solitudine sulla strada”. Questo è un messaggio potente da condividere con i nostri ragazzi: scegliere la pace significa rifiutarsi di fare l’abitudine alle tragedie del mondo e alle “guerre silenziose dell’ingiustizia economica”, rispondendo a tutto questo “con un colpo di pedale dopo l’altro”.

Il manifesto dell’evento sottolinea un concetto fondamentale per ogni educatore: “La pace la scegliamo nel momento in cui vedremo noi stessi guardando l’altro”. Nel ciclismo, come nella vita, la pace si realizza quando decidiamo di abbandonare la “corsia di sorpasso” per affiancare uno sconosciuto e chiedergli come sta. È il celebre gesto della borraccia condivisa tra i campioni del passato Bartali e Coppi: non importa chi l’abbia passata a chi, “basta il gesto”. In questa visione sportiva e umana, la montagna diventa un “simbolo di equità” dove migliaia di storie possono incontrarsi e respirare alla stessa altitudine.

Un aspetto molto interessante per l’educazione visiva e civica dei più giovani è il nuovo logo della Maratona PAX 2026, ideato da Manuel Bottazzo. Non è la classica e rassicurante bandiera della pace, i cui colori lineari rischiano oggi di svuotarsi di significato a causa dell’abitudine e dell’indifferenza. Nel nuovo logo c’è disordine e frattura: i colori si sono fusi e confusi per riflettere “il caos che abita il mondo e la mente delle persone”. Questo segno visivo vuole essere un “urlo silenzioso” che ci invita a guardare in faccia la frammentazione che ci circonda per provare, tutti insieme, a “ricostruire un ordine interiore”. Come ci ricorda la frase di Martin Luther King scelta per accompagnare l’iniziativa: “La vera pace non è semplicemente l’assenza di tensione; è la presenza della giustizia”.

Il nostro augurio per l’avvio di un tempo che ci porta alle vacanze estive è che ciascuno di noi, insegnante, studente o genitore, possa accogliere il bellissimo invito della Maratona: “pensare la pace, parlarne e agire”.
Che l’estate non sia solo un traguardo di riposo, ma un percorso quotidiano per “restituire senso ai simboli, forza alle parole, e luce alle coscienze”.

Buon cammino (o buona pedalata!) verso la pace, a tutti voi.

La Narratio brevis del De parvulo principe

Al Liceo “Archita” di Taranto la presentazione dell’adattamento in lingua latina e italiana del celebre capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry


Il 14 maggio 2026 nell’Aula Magna del Liceo “Archita” gli studenti del Liceo Classico Iacobbi Carlotta 3AC, Lupoli Matteo, Marucci Giancarmine, Russo Rocco, Serra Nicola 3BC, Albertini Alessia, Caressa Roberta, Danese Alessia 3CC hanno presentato la Narratio brevis del De parvulo principe alle rispettive classi ed hanno dialogato in un incontro da remoto con la professoressa Anna Paola Tantucci, presidente E.I.P. Italia, alla quale la Narratio brevis è dedicata in quanto figlia della celebre scrittrice e poetessa professoressa Eugenia Bruzzi che nel 1964 ha tradotto dal francese in italiano l’opera Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry.

Natura e Cultura a Fregene

Il 5 giugno l’inaugurazione di Largo Eugenia Bruzzi Tantucci e Vittorio Tantucci


Fregene si prepara a celebrare due figure di spicco della cultura italiana, il cui lascito intellettuale e morale ha segnato profondamente la scuola del nostro Paese e la difesa dei beni culturali e ambientali. Venerdì 5 giugno 2026, alle ore 10.30, si terrà la cerimonia ufficiale di intitolazione di “Largo Eugenia Bruzzi Tantucci e Vittorio Tantucci”,  alla presenza del Sindaco Mario Baccini, dell’Assessore  ai lavori Pubblici Giovanna Onorati, di  Giovanni Di Michele gia’ Direttore delle Comunicazioni sociali della Diocesi di Porto-Santa Rufina che ha conosciuto  i coniugi Tantucci, e la partecipazione di una rappresentanza di cittadini, docenti e  studenti degli istituti scolastici del territorio. Andrea Rinelli responsabile dell’ Oasi di Macchia Grande  gestita dal WWF ricorderà il grande Fulco Pratesi fondatore del WWF Italia e amico di Eugenia Tantucci.

Lo svelamento della targa avverrà in un luogo altamente simbolico: lo spazio antistante l’ingresso dell’Oasi WWF di Macchiagrande a Fregene, situato all’incrocio tra Via della Veneziana e Via Castellammare. 

La data scelta per la cerimonia, fortemente voluta e promossa dall’Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace ETS (guidata dalla Preside Prof.ssa Anna Paola Tantucci), non è affatto casuale: il 5 giugno coincide infatti con la Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita dall’ONU nel 1972 e rappresenta un omaggio diretto all’impegno civico della Prof.ssa Eugenia Bruzzi Tantucci. Scrittrice, docente e preside, negli anni Ottanta si batté tenacemente insieme all’Associazione Italia Nostra, supportata da intellettuali come Antonio Cederna, Paolo e Alessandra Baffi, per salvare l’area di “Macchia Grande” dalla speculazione edilizia, contribuendo in modo decisivo a renderla l’oasi protetta del WWF che ammiriamo oggi. Partecipò nel 1975 alla fondazione del Ministero dei Beni Culturali, per il quale ideò la “Settimana dei Beni Culturali”, che continua tuttora con grande successo e che nel 2004 le è valsa la stella d’argento del Presidente della Repubblica come benemerita della cultura, della scuola e dell’arte. Come segretaria nazionale dell’Unione Lettori Italiani, ha portato avanti l’impegno per la diffusione della lettura nella scuola e per gli adulti, anche con il Concorso “Un autore per la scuola, un libro per domani”, in cui gli studenti svolgevano il ruolo di giurati e sceglievano il poeta vincitore. Fu anche un’apprezzata traduttrice: la sua delicata versione de Il piccolo principe (1964) ha ottenuto riconoscimenti a livello internazionale.

Accanto a lei, nella vita e nel lavoro, vi è stato il Prof. Vittorio Tantucci, illustre latinista, cui intere generazioni di studenti devono il proprio percorso di formazione classica. Come noto, infatti, si tratta dell’autore della celebre Sintassi latina, pubblicata per la prima volta nel 1944 ed espressamente dedicata alla moglie e collaboratrice Eugenia. L’opera si è imposta rapidamente non solo in Italia ma anche all’estero, distinguendosi per il rigoroso approccio scientifico e l’insuperabile chiarezza espositiva. Con commozione ricordo di avere studiato anch’io negli anni del mio liceo con la sintassi del Prof. Tantucci. 

Il 17 novembre 1962 a Roma la morte lo strappa, a soli 47 anni, agli studi e all’affetto dei suoi cari. Fra i numerosi riconoscimenti post mortem ha ricevuto la medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione e la medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica per i benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte, conferitagli dal Presidente Giuseppe Saragat.

L’attualità del suo metodo è confermata dalle costanti riedizioni dei suoi lavori, con titoli evocativi per molti: Nova Maia, Aurea Roma, Urbis et orbis lingua e il recentissimo Nomina rerum uscito nel 2026. 

I coniugi Tantucci hanno coltivato un profondo legame con il territorio di Fiumicino nel corso degli anni, luogo di elezione per la propria vita, tanto da scegliere il Cimitero di Maccarese, dove si trova la cappella di famiglia, come luogo in cui riposare. 

Come ricordano i promotori, l’eredità di Vittorio ed Eugenia testimonia uno “straordinario connubio tra natura e cultura”. Questa intitolazione, promossa dalla Giunta del Comune di Fiumicino non è dunque un tributo formale, ma un’occasione di autentico nutrimento per lo spirito cittadino e un atto di memoria collettiva, affinché l’impegno di questi due pionieri dell’educazione e dell’ambiente continui ad ispirare le nuove generazioni.

Giovanni Di Michele


Certamen ποιητικόν a squadre ‘Ut pictura poësis’

Premiazione della IV edizione


Il 29 maggio 2025 l’Aula Magna dell’Università LUMSA sarà sede della premiazione della IV edizione di “Ut pictura poësis”, certamen ποιητικόν a squadre istituito dal Liceo “Goffredo Mameli” – Istituto di Istruzione Superiore “Tommaso Salvini” di Roma per fare scoprire agli studenti italiani e europei le lingue classiche antiche (latino e greco), dimostrando come esse siano tuttora ‘moderne’,  in quanto capaci di veicolare contenuti anche di attualità grazie all’utilizzo inclusivo di altre forme dell’ingegno (poesia, disegni, immagini e brevi testi di riflessione) elaborate dal lavoro di gruppo.

La cerimonia di premiazione inizierà alle ore 9.30 con i saluti di Francesco Bonini, rettore dell’Università LUMSA, di Patrizia Bertini Malgarini, direttore del CLIC, Università LUMSA e di Paolo Pedullà, dirigente scolastico dell’I.I.S. “Tommaso Salvini” di Roma.

Seguiranno due momenti per alcuni interventi. Una prima sessione con interventi di Emanuela Andreoni Fontecedro, professore senior, Università di Roma Tre, già ordinario di Letteratura latina (Alle radici dell’Occidente: il ‘De re publica’ di Cicerone) e Anna Paola Tantucci, presidente École Instrument de Paix E.I.P. Italia (Fluctuat nec mergitur. Navigare nel caos con la bussola dei Classici). 

Le attività continueranno con una seconda sessione che vedrà l’intervento di Roberta Caradonna, docente del Liceo Ginnasio Statale “Goffredo Mameli – IIS Tommaso Salvini” – Il Certamen “Ut pictura poësis”, una competizione per crescere: giovani talenti alla scoperta del Latino, insieme a una serie di collegamenti con le scuole dei Paesi Ue aderenti al Certamen.
Concluderà il programma l’articolata cerimonia di premiazione.
 



Il Certamen “Ut pictura poësis” (la poesia è come un dipinto), realizzato con i patrocini di E.I.P. Italia Scuola Strumento di Pace e della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, prevede una prova a squadre articolata in due sezioni di concorso, una per studenti di primo anno dei licei classici, una per studenti di primo anno dei licei scientifici, linguistici e delle scienze umane, ambedue incentrate sulla traduzione di una frase latina (o anche greca, per i licei classici) da illustrare nel suo significato mediante disegni, brevi testi di riflessione o una poesia sul tema scelto. Per ciascuna sezione saranno premiate le squadre classificate al primo e al secondo posto a giudizio della Commissione del Certamen.

Campobasso punto di riferimento per il latino nella Secondaria di I grado

Grande successo per la XIV edizione del Certamen “Amice, latine discere”


Si è svolta mercoledì 20 maggio, presso l’Auditorium dell’Istituto Comprensivo “Igino Petrone” di Campobasso, l’attesa quattordicesima edizione del Certamen nazionale in lingua latina “Amice, latine discere”. Un evento unico nel suo genere in Italia, essendo dedicato specificamente agli studenti della scuola secondaria di I grado che si cimentano nello studio del latino.

La manifestazione si è aperta con i saluti istituzionali delle massime autorità territoriali, tra cui il Prefetto di Campobasso Michela Lattarulo, la Direttrice dell’Ufficio Scolastico Regionale rappresentata dalla dirigente Anna Paolella e l’Arcivescovo Biagio Colaianni, a testimonianza della forte rilevanza culturale ed educativa assunta dalla competizione negli anni.

Il tema di questa edizione, “Fides, libertas, amicitia, praecipua humani animi bona” (tratto dalle Historiae di Tacito), è stato declinato attraverso un format in tre quadri di approfondimento, ciascuno arricchito da interventi di relatori, letture dai classici, brevi spiegazioni di celebri opere d’arte ed esibizioni musicali curate dai ragazzi della scuola.

Primo quadro – Fides. La Prof.ssa Anna Paola Tantucci, Presidente EIP Italia, ha condotto un’intensa riflessione sul valore della lealtà e del rispetto della parola data, spiegando come la fides romana sia ancora oggi il principio fondante dei diritti umani e della pace, da opporre alla “legge della forza”. Il concetto è stato esaltato da estratti del De Officiis di Cicerone e dalla visione dell’affresco La Fede di Giotto, conservato nella Cappella degli Scrovegni.

Secondo quadro – Libertas. Il Prof. Mario Lauletta ha dialogato con gli adolescenti sull’importanza del pensiero critico, sottolineando come la vera libertà si ottenga attraverso lo studio per difendersi dai pregiudizi. Il pubblico ha potuto apprezzare la lettura celebre favola Il lupo e il cane di Fedro, accompagnata dall’immagine Flying Balloon Girl di Bansky.

Terzo quadro – Amicitia: gli studenti hanno presentato alcune riflessioni sul tema in dialogo con Seneca, Cicerone e Publilio Siro, sotto lo sguardo dell’autoritratto con amico di Raffaello Sanzio.

A tirare le fila della giornata è stata l’archeologa e redattrice di Vatican News Maria Milvia Morciano. Con una splendida metafora, ha invitato i ragazzi a diventare “archeologi di se stessi”: togliere la polvere della superficialità moderna per riscoprire quei bona (beni) dell’animo umano che appartengono ai giovani di oggi esattamente come a quelli di duemila anni fa.

La giornata ha poi vissuto il suo momento culminante con la premiazione dei talentuosi studenti vincitori, arrivati a Campobasso per le prove da scuole di Lombardia, Lazio, Toscana, Abruzzo e Puglia.

Il Dirigente scolastico della “Petrone”, Giuseppe Natilli, che da oltre vent’anni è promotrice di questo percorso di avvicinamento al latino, ha espresso grande soddisfazione, definendo il Certamen non una semplice gara, ma un “vero laboratorio nazionale di cultura classica”.

Oggi più che mai, l’iniziativa molisana assume un significato cruciale: il Ministero dell’Istruzione e del Merito prevede infatti il reinserimento del latino nel primo ciclo di istruzione a partire da settembre 2026. “Il percorso costruito dalla nostra scuola rappresenta un modello concreto, già sperimentato e consolidato” ha rimarcato Natilli. Un successo che conferma come la scuola, per essere davvero formativa, “deve avere il coraggio di anticipare il futuro, non semplicemente di inseguirlo”.

I “Tamburi della Pace” risuonano alla D’Ovidio-Nicolardi di Napoli

Riportiamo qui la riflessione della Presidente della Commissione Scuola della V Municipalità dott.ssa Margherita Siniscalchi, che ha sempre a cuore le iniziative e i percorsi educativi di EIP Campania


La giornata, organizzata con la Dirigente scolastica Maria Parascandalo, e promossa dalle delegate Paola Carretta ed Elvira D’Angelo, si è svolta il 14 aprile 2026.

Oggi ho avuto l’onore e il piacere di partecipare a un’iniziativa che tocca il cuore del nostro impegno educativo: i “Tamburi della Pace”.
L’iniziativa, promossa dall’associazione EIP – École Instrument de Paix (Scuola Strumento di Pace), non è solo una celebrazione simbolica. L’EIP svolge da anni un lavoro prezioso a livello internazionale e locale, riconosciuto dall’UNESCO, portando nelle classi una metodologia concreta: educare alla pace non come concetto astratto, ma come diritto umano e dovere civico.
Sentire il ritmo dei ragazzi oggi è stato potente e ogni anno partecipo a questa manifestazione con tanta emozione poiché penso che la scuola è la nostra prima e più importante “palestra di pace”:
🔹 È qui che si impara che il conflitto si risolve con il dialogo e non con la forza.
🔹 È qui che la gentilezza diventa un atto di coraggio contro l’indifferenza.
🔹 È qui che si costruisce il senso di comunità, dove ogni “battito” individuale contribuisce all’armonia di tutti e osservare i giovani studenti che sono animati da tanta energia per investire per il proprio futuro è un’immensa soddisfazione
Investire in percorsi come quello dei “Tamburi della Pace” significa dare ai nostri studenti gli strumenti per diventare cittadini consapevoli, capaci di trasformare la diversità in ricchezza.
Un ringraziamento profondo alla Dirigente Scolastica, al corpo docente della D’Ovidio-Nicolardi e all’Associazione EIP per l’instancabile dedizione. La Municipalità 5 continuerà a sostenere con forza queste sinergie che mettono al centro il futuro e la serenità dei nostri ragazzi. È stato un momento di grande sinergia istituzionale. Desidero ringraziare sentitamente l’Assessora all’Istruzione Maura Striano e il Sindaco del Comune di Napoli Gaetano Manfredi
per la loro costante attenzione e presenza sul nostro territorio e per la promozione della cultura della Pace nelle scuole perché insieme costruiamo un futuro dove la parola “pace” sia scritta nei fatti, non solo sulle pagine dei libri”.

“La pace non è un traguardo lontano,
è il ritmo con cui camminiamo insieme
ogni giorno.”

Municipalità5 #Scuola #Pace #EIP #ScuolaStrumentoDiPace #DOvidioNicolardi #TamburiDellaPace #Napoli #EducazioneCivica #Inclusione

Quando il latino parla (ancora) ai ragazzi

Il 20 maggio la premiazione del XIV Certamen patrocinato da E.I.P. Italia


Il prossimo mercoledì 20 maggio 2026, l’Auditorium dell’Istituto Comprensivo “Igino Petrone” di Campobasso aprirà le sue porte per ospitare la solenne cerimonia di premiazione della XIV edizione del Certamen “Amice, latine discere”.

Questo prestigioso evento è organizzato dalla Petrone in collaborazione con il Liceo Classico “Mario Pagano” della città e si avvale con orgoglio del patrocinio della nostra Associazione E.I.P. Italia – Scuola Strumento di Pace, nell’ambito del protocollo d’intesa siglato con il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Il concorso è dedicato agli studenti del terzo anno della Scuola Secondaria di primo grado e si pone l’importante obiettivo di incentivare lo studio della lingua latina, valorizzandola come elemento fondamentale della tradizione culturale italiana e consolidando il suo legame con la didattica dell’italiano.

All’insegna del profondo motto tacitiano “Fides, libertas, amicitia, praecipua humani animi bona” (Tac., Hist. I, 15), la manifestazione vuole premiare il merito e l’impegno dei ragazzi. I migliori elaborati, valutati da una commissione presieduta dal Dirigente scolastico del Liceo “Pagano”, saranno premiati con riconoscimenti in denaro: 200 euro al primo classificato, 150 al secondo e 100 al terzo, con la possibilità di assegnare menzioni speciali agli studenti che si sono particolarmente distinti.

L’incontro sarà introdotto dai saluti del Prof. Giuseppe Natilli, Dirigente scolastico dell’I.C. “Petrone”, e dell’Ing. Antonello Venditti, Dirigente scolastico del Liceo “Pagano”, con il coordinamento del Prof. Francesco Rovida, Dirigente scolastico e Coordinatore della formazione EIP Italia.

La cerimonia vedrà una ricca partecipazione istituzionale, con i saluti della Dott.ssa Mirella Nappa (Direttore Ufficio scolastico regionale per il Molise), della Dott.ssa Michela Lattarulo (Prefetto di Campobasso) e di Mons. Biagio Colaianni (Arcivescovo metropolita di Campobasso – Bojano).

A testimoniare la vicinanza della nostra Associazione all’iniziativa, interverrà la Prof.ssa Anna Paola Tantucci, Presidente nazionale EIP Italia. Ad arricchire il dibattito seguiranno gli interventi del Prof. Mario Lauletta, docente del Liceo “Pagano”, e della Dott.ssa Maria Milvia Morciano (Archeologa, Storica dell’Arte e Redattrice di Vatican News – Radio Vaticana) e una lettura scenica degli studenti dal titolo “Quando il latino parla ancora ai ragazzi” con interventi musicali curati dagli studenti del corso ad indirizzo musicale.