Tutti gli articoli di Francesco Rovida

I “Tamburi della Pace” risuonano alla D’Ovidio-Nicolardi di Napoli

Riportiamo qui la riflessione della Presidente della Commissione Scuola della V Municipalità dott.ssa Margherita Siniscalchi, che ha sempre a cuore le iniziative e i percorsi educativi di EIP Campania


La giornata, organizzata con la Dirigente scolastica Maria Parascandalo, e promossa dalle delegate Paola Carretta ed Elvira D’Angelo, si è svolta il 14 aprile 2026.

Oggi ho avuto l’onore e il piacere di partecipare a un’iniziativa che tocca il cuore del nostro impegno educativo: i “Tamburi della Pace”.
L’iniziativa, promossa dall’associazione EIP – École Instrument de Paix (Scuola Strumento di Pace), non è solo una celebrazione simbolica. L’EIP svolge da anni un lavoro prezioso a livello internazionale e locale, riconosciuto dall’UNESCO, portando nelle classi una metodologia concreta: educare alla pace non come concetto astratto, ma come diritto umano e dovere civico.
Sentire il ritmo dei ragazzi oggi è stato potente e ogni anno partecipo a questa manifestazione con tanta emozione poiché penso che la scuola è la nostra prima e più importante “palestra di pace”:
🔹 È qui che si impara che il conflitto si risolve con il dialogo e non con la forza.
🔹 È qui che la gentilezza diventa un atto di coraggio contro l’indifferenza.
🔹 È qui che si costruisce il senso di comunità, dove ogni “battito” individuale contribuisce all’armonia di tutti e osservare i giovani studenti che sono animati da tanta energia per investire per il proprio futuro è un’immensa soddisfazione
Investire in percorsi come quello dei “Tamburi della Pace” significa dare ai nostri studenti gli strumenti per diventare cittadini consapevoli, capaci di trasformare la diversità in ricchezza.
Un ringraziamento profondo alla Dirigente Scolastica, al corpo docente della D’Ovidio-Nicolardi e all’Associazione EIP per l’instancabile dedizione. La Municipalità 5 continuerà a sostenere con forza queste sinergie che mettono al centro il futuro e la serenità dei nostri ragazzi. È stato un momento di grande sinergia istituzionale. Desidero ringraziare sentitamente l’Assessora all’Istruzione Maura Striano e il Sindaco del Comune di Napoli Gaetano Manfredi
per la loro costante attenzione e presenza sul nostro territorio e per la promozione della cultura della Pace nelle scuole perché insieme costruiamo un futuro dove la parola “pace” sia scritta nei fatti, non solo sulle pagine dei libri”.

“La pace non è un traguardo lontano,
è il ritmo con cui camminiamo insieme
ogni giorno.”

Municipalità5 #Scuola #Pace #EIP #ScuolaStrumentoDiPace #DOvidioNicolardi #TamburiDellaPace #Napoli #EducazioneCivica #Inclusione

Quando il latino parla (ancora) ai ragazzi

Il 20 maggio la premiazione del XIV Certamen patrocinato da E.I.P. Italia


Il prossimo mercoledì 20 maggio 2026, l’Auditorium dell’Istituto Comprensivo “Igino Petrone” di Campobasso aprirà le sue porte per ospitare la solenne cerimonia di premiazione della XIV edizione del Certamen “Amice, latine discere”.

Questo prestigioso evento è organizzato dalla Petrone in collaborazione con il Liceo Classico “Mario Pagano” della città e si avvale con orgoglio del patrocinio della nostra Associazione E.I.P. Italia – Scuola Strumento di Pace, nell’ambito del protocollo d’intesa siglato con il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Il concorso è dedicato agli studenti del terzo anno della Scuola Secondaria di primo grado e si pone l’importante obiettivo di incentivare lo studio della lingua latina, valorizzandola come elemento fondamentale della tradizione culturale italiana e consolidando il suo legame con la didattica dell’italiano.

All’insegna del profondo motto tacitiano “Fides, libertas, amicitia, praecipua humani animi bona” (Tac., Hist. I, 15), la manifestazione vuole premiare il merito e l’impegno dei ragazzi. I migliori elaborati, valutati da una commissione presieduta dal Dirigente scolastico del Liceo “Pagano”, saranno premiati con riconoscimenti in denaro: 200 euro al primo classificato, 150 al secondo e 100 al terzo, con la possibilità di assegnare menzioni speciali agli studenti che si sono particolarmente distinti.

L’incontro sarà introdotto dai saluti del Prof. Giuseppe Natilli, Dirigente scolastico dell’I.C. “Petrone”, e dell’Ing. Antonello Venditti, Dirigente scolastico del Liceo “Pagano”, con il coordinamento del Prof. Francesco Rovida, Dirigente scolastico e Coordinatore della formazione EIP Italia.

La cerimonia vedrà una ricca partecipazione istituzionale, con i saluti della Dott.ssa Mirella Nappa (Direttore Ufficio scolastico regionale per il Molise), della Dott.ssa Michela Lattarulo (Prefetto di Campobasso) e di Mons. Biagio Colaianni (Arcivescovo metropolita di Campobasso – Bojano).

A testimoniare la vicinanza della nostra Associazione all’iniziativa, interverrà la Prof.ssa Anna Paola Tantucci, Presidente nazionale EIP Italia. Ad arricchire il dibattito seguiranno gli interventi del Prof. Mario Lauletta, docente del Liceo “Pagano”, e della Dott.ssa Maria Milvia Morciano (Archeologa, Storica dell’Arte e Redattrice di Vatican News – Radio Vaticana) e una lettura scenica degli studenti dal titolo “Quando il latino parla ancora ai ragazzi” con interventi musicali curati dagli studenti del corso ad indirizzo musicale.


La rete dei Certamina si unisce per il Patrimonio culturale immateriale

Le competizioni di lingua latina si candidano all’UNESCO


La lingua latina non è certo reliquia da relegare in soffitta, ma una “straordinaria passaporta” verso il nostro futuro e l’ossatura valoriale della società occidentale. Con questa profonda consapevolezza nasce il progetto “Urbes Latinae Linguae® – La rete dei Certamina”, un’ambiziosa iniziativa che mira a candidare i concorsi di latino italiani come Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità presso l’UNESCO.

L’obiettivo del comitato promotore — composto dalla prof.ssa Elena Merino Gómez, dal prof. Renato Benintendi, dall’ing. Massimo Sera e dall’avv. Daniela Reale — è quello di creare un’organizzazione stabile che riunisca le eccellenze italiane nella promozione delle materie classiche, contrastando la progressiva marginalizzazione dello studio del latino in Europa.

La rete, in continua espansione, unisce storicamente i poli più importanti dei Certamina italiani, veri e propri luoghi dell’identità storica legati ai grandi autori della classicità: Arpino (Marco Tullio Cicerone – Eloquenza); Napoli (Virgilio – Epos); Sulmona (Ovidio – Mito); Venosa (Orazio – Satire e Ars Vivendi); Padova (Tito Livio – Storiografia); Terni (Tacito – Storiografia); Salerno (Ippocrate – Schola Medica Salernitana).

Queste competizioni sono gare di traduzione, che divengono potenti mezzi di trasmissione della tradizione letteraria e dei valori etico-civili (come dignitas, humanitas, fides e pax) alle nuove generazioni.

Un momento fondamentale per il consolidamento di questo progetto si terrà nell’ambito del Certamen Ciceronianum Arpinas, la competizione internazionale istituita nel 1980 che ogni anno richiama studenti da tutta Europa nella città natale di Cicerone.

Sabato 9 maggio 2026, alle ore 17:00, presso Palazzo Borromeo ad Arpino, si terrà una conferenza ufficiale dedicata al progetto UNESCO “Urbes Latinae Linguae – La rete dei Certamina”. L’incontro vedrà gli interventi dei promotori del progetto: l’avv. Daniela Reale, la prof.ssa Elena Merino Gomez e il prof. Renato Benintendi.
In questo prestigioso contesto sarà presente Anna Paola Tantucci, Presidente di E.I.P. Italia École Instrument de Paix e organizzatrice del Certamen latinum “Vittorio Tantucci”.

La proposta di adesione del Certamen “Vittorio Tantucci” rappresenta un tassello cruciale per la rete Urbes Latinae Linguae, in quanto ne condivide l’elemento fondante della collaborazione strutturata e dell’eccellenza. Dedicato alla memoria del celebre autore della più nota grammatica e sintassi latina del dopoguerra, questo concorso rappresenta un unicum nel panorama nazionale. A differenza delle competizioni tradizionali, il “Tantucci” non richiede la traduzione di un testo antico, ma la creazione di un testo originale in lingua latina (in prosa, in poesia o attraverso elaborati multimediali). Sotto il motto istituzionale “Musae alunt oblectant ornant solantur”, il Certamen ha chiamato gli studenti a vestire i panni degli antichi autori per affrontare temi di stringente attualità globale: dalla tutela ambientale, al dramma dei profughi nel Mediterraneo, fino al valore della pace e della solidarietà.

L’unione di queste eccellenze sotto l’egida del progetto UNESCO dimostra, ancora una volta, che la lingua latina è uno strumento vivo e pulsante. Come ricordato nel Preambolo dell’Atto Costitutivo dell’UNESCO, “poiché le guerre nascono nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace”.
E i Certamina, educando al pensiero critico e alla bellezza, continuano a costruire instancabilmente queste difese.

Oltre le competenze: ripensare la Scuola nel dibattito sul secondo ciclo di istruzione

Segnaliamo all’attenzione un articolo di approfondimento che può contribuire al dibattito e alla riflessione sulla “riforma” della scuola


In queste settimane di intenso dibattito e riflessione sulla revisione delle Indicazioni nazionali per i Licei e sull’aggiornamento della normativa per gli Istituti tecnici, rischiamo talvolta di perdere di vista il cuore del problema educativo. Mentre l’adeguamento dei percorsi di studio sembra dover rincorrere sempre più le immediate richieste degli scenari economici presenti e futuri, sorge una domanda ineludibile per chi, come noi, si occupa quotidianamente di educazione, cittadinanza e diritti umani nelle aule: che tipo di cittadino stiamo realmente formando?
Per trovare una bussola in questo panorama complesso, segnaliamo e proponiamo la lettura di un articolo profondo e quanto mai tempestivo: “Per non ‘educare in nome di nulla’. Cultura pedagogica e scenari educativi” del prof. Cosimo Costa (https://ojs.pensamultimedia.it/index.php/sipeges/article/view/7162).

Nel suo saggio, Costa lancia un monito cruciale analizzando le criticità di un’idea di scuola che oggi appare troppo spesso incentrata esclusivamente sulla preparazione specialistica e professionale. L’autore evidenzia come le logiche recenti abbiano puntato a “formare il capitale umano necessario al sistema economico”, spingendo gli studenti a interiorizzare un forte spirito di competizione che finisce per trasformare la scuola in una vera e propria “arena meritocratica”.
Questo modello, avverte l’autore, dà vita a un progetto educativo fortemente unilaterale: si concentra in modo esclusivo sulla formazione del produttore, ma si rivela incapace di coltivare cittadini umanamente responsabili. Il tragico risultato è la preparazione di individui che possono anche risultare tecnicamente “competenti”, ma che si ritrovano privi di quello spirito critico indispensabile per una partecipazione attiva e consapevole alla vita della società democratica. Mettendo l’accento solo sul successo professionale e su una sofisticata preparazione tecnica, penalizziamo l’istituzione scolastica in quello che dovrebbe essere il suo compito più alto: l’educazione integrale della persona.
In sintonia con i temi della tutela dei diritti umani e della solidarietà, Costa ci invita a ripensare la scuola non come una fabbrica di nozioni, ma come un “ambiente culturale” e un “laboratorio di vita” in cui si condividono significati e valori fondamentali.
Attingendo alla filosofia di Emmanuel Lévinas, l’articolo ci ricorda che al centro della vera relazione educativa c’è il riconoscimento dell’Altro. L’umanità dell’uomo – la nostra soggettività – si manifesta nella responsabilità per gli altri, in un'”ospitalità” che sa accogliere la vulnerabilità, la fragilità e l’esposizione del volto altrui. È proprio all’interno di questo incontro autentico, in cui si impara a riconoscere e “donare”, che l’educazione civica prende forma, superando le mere astrazioni per farsi pratica vissuta.
Chi deve farsi carico di questo delicato compito? Il saggio sottolinea il ruolo vitale dell’insegnante, che oggi vive spesso una condizione di insicurezza, schiacciato dalla burocrazia, dalla pressione delle valutazioni e dall’ansia della quantità di programmi da svolgere. Riprendendo il pensiero di Nietzsche, Costa ci ricorda che il vero educatore non è un mero burocrate o un “tecnico della formazione”, ma deve agire come un vero e proprio “liberatore”. La sua missione è quella di condurre gli allievi fuori dal “gregge”, restituendo loro il gusto di sperimentare e pensare liberamente, per abbattere le maschere e favorire un’autentica emancipazione.
Mentre il legislatore e le istituzioni lavorano alla revisione di Licei e Istituti tecnici, la riflessione di Cosimo Costa ci ricorda che non possiamo ridurre la scuola all’applicazione di metodologie didattiche o all’addestramento funzionale. Lo sviluppo materiale e le competenze professionali devono necessariamente armonizzarsi con uno sviluppo integrale che aiuti i giovani a vivere e a convivere meglio nella società.
Per non rischiare di “educare in nome di nulla” ignorando che i nostri studenti sono soggetti interi dotati di “una testa, un cuore, un corpo”, vi invitiamo a leggere e condividere questo articolo nei vostri istituti e dipartimenti.
Può rappresentare uno strumento prezioso per riportare la dimensione autenticamente umana e civile al centro del nostro fare scuola.



Per chi volesse, è possibile contribuire alla riflessione della nostra Associazione a proposito di revisione delle Indicazioni nazionali per i Licei compilando il seguente questionario:
https://forms.gle/9fkAHDrGTdBzLjhA9

Il Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 come laboratorio di diritti, pace e cittadinanza attiva

Educare al futuro


Maggio è da sempre un mese cruciale per le scuole e anche per i percorsi di Educazione civica, un momento in cui si tirano le somme dei progetti portati avanti durante l’anno. Quest’anno, maggio segna anche il ritorno del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026, la più grande iniziativa italiana dedicata alla sensibilizzazione sui temi dell’Agenda 2030 dell’Onu, promossa dall’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile).
Per chi, come la nostra associazione, fa dell’educazione ai diritti umani e alla pace la propria missione quotidiana, il Festival rappresenta una risorsa didattica e formativa straordinaria.
L’Agenda 2030 non è solo una questione ambientale, ma un progetto globale di giustizia sociale, uguaglianza e pace.

Gli organizzatori del Festival ci ricordano “Tre buoni motivi” per prendere parte a questa mobilitazione, che risuonano profondamente con i valori che cerchiamo di trasmettere nelle nostre aule: Contribuire al cambiamento; Essere parte di un’azione collettiva; Abitare un pianeta più sano.

    Questi tre pilastri sono la base di qualsiasi pedagogia della pace: non c’è pace senza giustizia climatica e non c’è tutela dei diritti umani senza un’azione collettiva e consapevole.

    Il Festival, il cui evento di apertura si è tenuto il 6 maggio a Milano, offre un ricchissimo cartellone di eventi, utili per stimolare dibattiti in classe o per l’aggiornamento professionale. Vi segnaliamo, in particolare, alcune iniziative e risorse preziose per chi insegna.
    È già disponibile per l’ascolto la prima puntata del podcast dell’ASviS “Note di Sostenibilità”, dedicata proprio al tema cruciale dell’inclusione. Un ottimo materiale da proporre agli studenti per avviare riflessioni sulle disuguaglianze.
    La mattina dell’8 maggio si terrà, in diretta da Bruxelles, un importante evento dedicato alla società civile europea.
    L’11 maggio è in programma un focus su “La città delle donne. Spazi, servizi e lavoro per una nuova idea di cittadinanza”, per esplorare la parità di genere nella vita quotidiana.
    Il 12 maggio si discuterà del “Futuro dell’Intelligenza Artificiale”, un tema imprescindibile per educare i ragazzi a un uso consapevole e rispettoso dei diritti umani nelle nuove tecnologie.

    Inoltre, l’Agenda 2030 si sta diffondendo sempre di più nei territori attraverso i “Local Festival”, con iniziative da Milano a Roma, dalla Sardegna a Modena e molte altre realtà locali. Il programma vede la partecipazione di voci illustri del panorama scientifico, culturale e civile, tra cui il Premio Nobel Giorgio Parisi, il filosofo Telmo Pievani e il Presidente della CEI Matteo Maria Zuppi.

    Il Festival prevede una sezione dedicata appositamente alla partecipazione di scuole e università, che hanno realizzato laboratori sui diritti, percorsi di educazione alla pace o progetti ambientali: non perdiamo l’occasione di far sentire la voce della scuola, il luogo per eccellenza in cui si costruiscono le fondamenta di una società equa, pacifica e sostenibile.

    Per consultare il cartellone completo, rivedere le dirette o ascoltare le nuove rubriche come “Insights” (con il Direttore scientifico Enrico Giovannini), potete visitare il sito ufficiale dell’iniziativa.

    Insegnare la pace significa anche imparare a progettare un futuro sostenibile. Buon Festival a tutte e tutti!

    L’Educazione civica nel colloquio dell’Esame di maturità

    Guida alla normativa, alla valutazione e alla preparazione


    Il nuovo Esame di Stato, disciplinato dal DM 13/2026, introduce cambiamenti strutturali profondi per il colloquio orale, passando da un approccio interdisciplinare più libero a uno rigidamente ancorato a quattro materie indicate. In questo nuovo scenario, la valutazione dell’Educazione civica richiede un’attenta calibrazione da parte delle Commissioni, poiché la disciplina non deve essere isolata, ma deve emergere in modo organico. Di seguito si propone un’analisi articolata in quattro parti per orientare docenti e studenti.

    Prima parte: Riferimenti normativi essenziali

    L’architettura del colloquio e la valutazione dell’Educazione civica si fondano sull’incrocio di tre fondamentali riferimenti normativi:
    DM 13/2026: il decreto definisce le modalità del colloquio, stabilendo che esso si svolge specificamente su quattro discipline individuate dal Ministero. L’obiettivo è accertare il Profilo Educativo, Culturale e Professionale (PECUP) dello studente. Nonostante il limite delle quattro materie, il decreto indica alla Commissione di “tenere conto” e “verificare” le competenze maturate nell’insegnamento trasversale dell’Educazione civica.
    OM 54/2026 (allegato A): la griglia di valutazione del colloquio si articola su quattro indicatori:
    1. acquisizione dei contenuti e dei metodi delle quattro discipline;
    2. capacità di utilizzare e raccordare le conoscenze;
    3. capacità di argomentare in modo critico e personale;
    4. grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità.
    DM 183/2024): le Linee guida stabiliscono che l’insegnamento (minimo 33 ore annue) è trasversale e si articola su tre nuclei concettuali: Costituzione, Sviluppo economico e sostenibilità, e Cittadinanza digitale. Le Linee guida sottolineano esplicitamente che i nuclei dell’Educazione civica “sono già impliciti nelle discipline previste nei curricoli”.

    Seconda parte: il ruolo del Consiglio di classe
    e il “Documento del 15 maggio”

    La Commissione d’esame non può valutare l’Educazione civica in modo astratto, ma deve farlo “come definita nel curricolo d’istituto e documentata dalle attività indicate nel documento del consiglio di classe”. Per questo, la redazione del “Documento del 15 maggio” è un passaggio nevralgico.
    Il Consiglio di classe dovrà dichiarare le attività svolte in contitolarità, esplicitando i percorsi, i moduli interdisciplinari e le eventuali attività laboratoriali o di ricerca affrontate. Inoltre, è opportuno segnalare le esperienze valorizzabili, anche in attività extrascolastiche, progetti di service learning o attività di volontariato che concorrono a comporre il curricolo di Educazione civica della singola classe (o del singolo studente). In ogni caso, nella descrizione della propria programmazione, ogni docente, in particolare nel caso delle discipline oggetto di esame, potrebbe e dovrebbe specificare i moduli riconducibili al Curricolo di Educazione civica svolti nel proprio contesto disciplinare.
    In questo contesto, pur da non confondere con l’Insegnamento di Educazione civica, potrebbe trovare una sua collocazione anche la prescrizione per i candidati ammessi con valutazione 6 in comportamento: il Consiglio di classe, infatti, deve assegnare loro un “elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale” e tracciare con chiarezza i confini e le richieste di questo elaborato, affinché la Commissione possa valutarne la trattazione in sede di colloquio.

    Terza parte: Conduzione del colloquio
    e approfondimento sugli indicatori di valutazione

    La conduzione del colloquio non prevede uno spunto iniziale a scelta della Commissione, ma inizia con una riflessione del candidato sul proprio Curriculum. Prosegue poi con le domande sulle quattro discipline, l’analisi critica della formazione scuola-lavoro e la discussione degli scritti.
    Poiché il colloquio è vincolato a quattro discipline, la Commissione non dovrebbe porre specifici quesiti di Educazione civica slegati da esse, a meno che non sia il candidato a proporli. La verifica civica deve quindi essere diffusa e trasversale.
    Come evidenziato in precedenza, l’aspetto metodologicamente più delicato è decidere come distribuire la valutazione civica all’interno dei quattro indicatori della griglia ministeriale.
    La Commissione dovrebbe agire con questa consapevolezza rispetto ai quattro indicatori della Griglia di valutazione.
    Primo indicatore (acquisizione dei contenuti e dei metodi delle quattro discipline – fino a 5 punti): valuta i contenuti delle quattro discipline. L’Educazione civica potrebbe rientrarvi solo per sovrapposizione. Poiché i temi civici sono “impliciti” nelle discipline (ad es. studiare l’inquinamento in Scienze significa studiare la “Sostenibilità” civica), una brillante risposta disciplinare è anche una dimostrazione di conoscenza civica. Inoltre, eventuali moduli riconducibili al Curricolo di Educazione civica svolti nel contesto disciplinare e indicati nella programmazione presente nel “Documento del 15 maggio”, potrebbero essere oggetto di domande e di valutazione specifica. Occorre anche ricordare, tuttavia, la valutazione non può esaurirsi in questo indicatore, perché l’Educazione civica non deve ridursi alla sola memorizzazione di nozioni.
    Secondo indicatore (capacità di utilizzare e raccordare le conoscenze – fino a 5 punti): premia la capacità di fare collegamenti. Un candidato potrebbe ottenere livelli alti (IV o V) se mostra di essere in grado di utilizzare conoscenze di Educazione civica come “collante”, inserendo la dimensione civica in una “trattazione pluridisciplinare ampia e approfondita”.
    Terzo indicatore (capacità di argomentare in modo critico e personale – fino a 5 punti): questo potrebbe uno degli indicatori primari per l’Educazione civica. Le Linee guida chiedono di incoraggiare un “pensiero critico personale, aperto e costruttivo”. Il livello massimo indicato nella Griglia premia il candidato capace di “rielaborare con originalità”, dimostrando di saper leggere temi complessi (es. legalità, diritti digitali) argomentando criticamente.
    Quarto indicatore (grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità – fino a 5 punti): probabilmente qui risiede il “cuore pulsante” della valutazione di Educazione civica. Il colloquio mira a verificare il “grado di responsabilità e maturità”: il punteggio massimo (Livello V) viene dato a chi sa “riflettere criticamente sul proprio agire” e “gestire responsabilità significative in modo esemplare”. In questo indicatore convergeranno le esperienze documentate nel Curriculum dello studente, l’analisi critica (e non meramente narrativa) che lo studente farà delle esperienze di formazione scuola-lavoro e altri aspetti presenti nelle diverse fasi del colloquio, correlabili anche alle competenze civiche.

    Quarta parte: come si potrebbero preparare gli studenti

    Alla luce del nuovo impianto normativo e della specifica ripartizione della griglia valutativa, gli studenti devono impostare una preparazione strategica e matura, riassumibile in alcuni principi.
    Evitare lo studio mnemonico isolato
    Ripetere a memoria gli articoli della Costituzione serve a poco (anche se occorre conoscerli…). È necessario invece esercitarsi a connettere i principi fondamentali alle quattro discipline oggetto del colloquio (es. il diritto alla salute costituzionale legato al progresso scientifico, o i diritti dei lavoratori connessi all’evoluzione storica).
    In sostanza, occorre conoscere con chiarezza il curricolo svolto di Educazione civica non come elenco di argomenti isolati tra le discipline, ma come indirizzo verso la maturazione di una cittadinanza critica e culturalmente fondata.
    Curare maniacalmente la fase di avvio e la presentazione della formazione scuola-lavoro
    Poiché la prima impressione (e parte della valutazione sulla maturità) deriva dalla fase iniziale, lo studente deve preparare una riflessione solida sul proprio Curriculum, capace di valorizzare le attività extracurricolari, sportive o di volontariato. La relazione sulla formazione scuola-lavoro non deve essere un riassunto delle mansioni svolte, ma un’analisi critica che colleghi l’esperienza in azienda o ente al proprio Profilo Educativo e Culturale (PECUP).
    Allenare l’argomentazione critica
    Gli studenti devono prepararsi ad avere un’opinione fondata sui grandi temi (transizione ecologica, uso dell’Intelligenza artificiale, sicurezza stradale). Non si tratta di dare la risposta giusta, ma di dimostrare alla Commissione di aver raggiunto “un elevato grado di autonomia e maturazione personale”, dimostrando di essere pronti per l’esercizio della cittadinanza attiva.


    Nota conclusiva: proposte operative e avvertenze metodologiche
    Per tradurre in pratica le indicazioni normative e le Linee guida, i Consigli di classe e gli studenti possono trarre ispirazione da due proposte didattiche ricche di spunti interdisciplinari, ovvero la raccolta “Manifesti e Decaloghi” e i percorsi tematici de “L’alfabeto della cittadinanza”.
    Il percorso sull’alfabeto della cittadinanza rappresenta un’eccellente unità di apprendimento che ancora i principi della Costituzione a precisi contesti storici e letterari, spaziando dal principio di uguaglianza letto attraverso il dramma dei genocidi del Novecento, fino al ripudio della guerra incarnato nella poesia del primo conflitto mondiale. Parallelamente, la raccolta sui manifesti e decaloghi offre una rassegna di documenti programmatici e discorsi storici di enorme valore etico e civile, coprendo trasversalmente tutti i nuclei previsti per la disciplina, dalla Costituzione all’educazione digitale, fino allo sviluppo economico.
    Sebbene rappresentino modelli di progettazione didattica ineccepibili, il loro impiego in sede d’esame richiede un’importante avvertenza metodologica. Questi materiali non devono in alcun modo essere interpretati o utilizzati secondo la vecchia normativa, che prevedeva l’assegnazione di un materiale a scelta della Commissione per avviare il colloquio orale. Al contrario, devono essere considerati esclusivamente come possibili esempi di lavoro da riadattare alla luce delle norme attuali introdotte dal DM 13 2026.
    Poiché il nuovo esame si apre obbligatoriamente con la riflessione sul Curriculum dello studente e si svolge tassativamente su quattro discipline predeterminate dal Ministero, questi percorsi letterari, storici o filosofici non potranno più essere proposti a sorpresa dalla Commissione come spunto di partenza. Sarà invece lo studente, opportunamente preparato durante l’anno, a dover attingere a questo prezioso bagaglio culturale, richiamando spontaneamente tali letture e documenti per arricchire la propria esposizione interdisciplinare. In questo modo, il candidato potrà utilizzare queste risorse per dimostrare concretamente quella capacità di argomentare in modo critico e personale che è richiesta dai livelli di eccellenza della nuova griglia di valutazione ministeriale.


    Se volete approfondire la struttura del colloquio dell’Esame di Maturità potete riascoltare la prima puntata del nostro Podcast.

    Sulle tracce di Schuman: 75 anni di pace e collaborazione

    9 maggio: memoria, impegno e identità europea


    Il 9 maggio rappresenta una data di profonda rilevanza storica e civile, simbolo della nascita dell’idea di un’Europa unita. In questa giornata si celebra il valore della cooperazione tra i popoli, fondato sui principi di pace, solidarietà e dialogo, pilastri imprescindibili per la costruzione di una comunità europea consapevole e inclusiva. Questa ricorrenza invita le nuove generazioni a sviluppare una coscienza critica e responsabile, capace di cogliere il significato profondo dell’integrazione europea. Comprendere il percorso storico che ha portato alla nascita dell’Unione significa riconoscere l’importanza delle istituzioni democratiche e del confronto tra culture diverse come strumenti di crescita e stabilità.


    Scarica le nostre proposte didattiche

    In Campidoglio si celebrano le radici e il desiderio di pace

    Successo per la chiusura dell’XI edizione di “Salva la tua lingua locale – sezione scuola”


    Lunedì 27 aprile la magnifica cornice dell’Aula “Giulio Cesare” in Campidoglio ha ospitato la Cerimonia di premiazione dell’undicesima edizione del concorso nazionale “Salva la tua lingua locale – Sezione Scuola”.
    L’iniziativa, promossa dall’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia (UNPLI) e da Autonomie Locali Italiane (ALI), ha visto come sempre la fondamentale collaborazione e co-promozione dell’E.I.P. Italia Scuola Strumento di Pace ETS.
    I numeri di quest’anno testimoniano una vitalità e un interesse crescenti per la tutela dei dialetti: circa mille studenti e oltre novanta istituti scolastici provenienti da tutta Italia, compresa una rappresentanza da Rovigno in territorio croato, si sono cimentati nella stesura di opere in poesia, prosa e musica.

    La Cerimonia ha visto il saluto inizia di Svetlana Celli, Presidente dell’Assemblea Capitolina, e gli interventi di Antonino La Spina, Presidente UNPLI, Luca Abbruzzetti, Presidente ALI Lazio, Bruno Manzi, Comitato Garanti del Premio, Anna Paola Tantucci, Presidente EIP Italia, Elio Pecora, Presidente della Giuria, e Matteo Corbucci, referente ARCE.

    L’evento conclusivo ha rappresentato non solo un momento di celebrazione letteraria, ma una celebrazione dell’educazione civica e della cittadinanza attiva, valori fondanti della nostra Associazione.
    A sottolineare il profondo significato pedagogico del premio è stata Anna Paola Tantucci, Presidente EIP Italia e coordinatrice della Giuria, la quale ha evidenziato che “la peculiarità ed il valore della Sezione Scuola del Concorso consiste nella collaborazione e interazione tra la scuola, agenzia fondamentale per l’educazione e la formazione e per la conservazione delle identità locali, in sinergia con le Pro Loco presidi della valorizzazione dell’identità e del patrimonio culturale immateriale e con la presenza dei cultori della lingua del territorio”. La Presidente ha inoltre rivolto un “grande apprezzamento per gli insegnanti che continuano a mantenere vivo nei loro studenti l’amore per le tradizioni e le lingue locali, accanto alla conoscenza e competenza nella lingua italiana”.

    Una lettura attenta dei lavori premiati, raccolti nell’Antologia 2025/2026, rivela come i ragazzi non utilizzino il dialetto come reperto folcloristico, ma come una lingua viva, ruvida e sincera, capace di affrontare i drammi del presente e le complessità dell’animo umano.
    I contenuti spaziano attraverso tematiche di significativa profondità e attualità. Vi è una forte condanna della violenza e dei conflitti, magistralmente espressa nel parallelismo tra la tragica realtà delle trincee descritta in lingua napoletana e lo straziante racconto musicale in siciliano dedicato alla piccola palestinese Hind Rajab, vittima della guerra a Gaza. Il dialetto si fa poi strumento intimo per esplorare l’ecologia, dando voce al lamento della natura ferita dall’inquinamento nei versi calabresi, o per esorcizzare le paure ataviche, come nel racconto friulano che trasforma il terrore del terremoto nella leggenda di un orco intrappolato nelle montagne.
    Non mancano, inoltre, preziose testimonianze storiche e sociali, come la commovente prosa in istrioto-rovignese che ripercorre il dolore dell’esilio e dell’emigrazione in Australia, o i dialoghi intergenerazionali molisani in cui la guerra e la pace vengono raccontate da una nonna al nipote come due sorelle figlie della stessa umanità.
    Emergono poi i canti d’amore per i propri territori, dai ritmi rap che celebrano Santa Maria Capua Vetere all’orgoglio di restare nella propria terra del Sud opponendosi all’abbandono, tematica vibrante nei componimenti giunti dalla Calabria.

    A dare una chiave di lettura universale a questa produzione giovanile è stato Elio Pecora, Presidente della Giuria. Durante la cerimonia, ha rimarcato il potenziale conoscitivo delle lingue locali spiegando che “i dialetti sono lo strumento per avvicinare i ragazzi a una realtà più materiale, a un mondo dove si viveva più direttamente la giornata”. Il poeta ha poi lanciato un monito cruciale sul valore delle parole: “Responsabilizzarsi della lingua è importante: ci sono parole definite scatole vuote – come libertà, democrazia, amore e dolore – e noi dobbiamo riempirle di cose. Più conosciamo parole e più esprimiamo meglio i nostri pensieri”.
    Richiamando la sua prefazione all’antologia, Pecora ci ricorda infatti che “la poesia come educazione ai sentimenti e dei sentimenti” trova terreno fertile nei giovani, poiché “il bambino e l’adolescente, ancora spogli delle stretture e strutture che affaticano la giornata degli adulti, possono goderne meglio e di più”.

    La giornata si è conclusa con l’assegnazione di riconoscimenti speciali, tra cui il Premio “Cultori del dialetto e delle lingue locali” al Professor Francesco Avolio e il Premio “Testimone del Genius Loci” ad Angela Puglisi.

    Questa undicesima edizione ha dimostrato, ancora una volta, che salvare le lingue locali significa offrire alle nuove generazioni radici solide con cui costruire ponti di pace, comprensione e identità proiettati verso il futuro.


    Conclusa la 61ma sessione del Consiglio ONU per i diritti umani

    Un bilancio sulle crisi globali e i nuovi traguardi


    Il 1° aprile 2026 si è chiusa la sessantunesima sessione ordinaria del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, con l’adozione di 38 delibere e la decisione di rinnovare ben 19 mandati, sia tematici che specifici per vari Paesi. Durante questo ciclo di incontri, sono stati inoltre nominati 17 nuovi titolari di mandato e approvati gli esiti delle revisioni periodiche universali per 13 nazioni.

    Uno dei temi centrali della sessione è stato il protrarsi della crisi in Medio Oriente. A questo proposito, il Consiglio ha approvato una risoluzione che richiede all’Iran di cessare immediatamente e senza condizioni tutti gli attacchi, le minacce e le provocazioni contro Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania, intimando anche di fornire riparazioni adeguate per i danni causati.

    Sul fronte globale, il Consiglio ha confermato il proprio impegno nel monitorare le gravi violazioni dei diritti umani prolungando per un anno il mandato delle varie commissioni d’inchiesta e dei relatori speciali in aree critiche come l’Ucraina (a seguito dell’aggressione russa), la Repubblica Araba Siriana, il Sud Sudan, il Myanmar, la Bielorussia, la Repubblica Popolare Democratica di Corea, nonché per l’assistenza tecnica ad Haiti e in Mali. Numerose risoluzioni hanno inoltre riguardato la situazione nei Territori Palestinesi Occupati: il Consiglio ha chiesto un’indagine sul trasferimento di armi verso Israele e ne ha sollecitato la fine dell’occupazione illegale nei territori e nel Golan siriano occupato.

    Sul fronte dell’innovazione normativa sociale, la sessantunesima sessione ha visto per la prima volta l’adozione di una delibera incentrata sui diritti umani delle persone in situazione di strada. Il documento lancia un forte appello agli Stati affinché eliminino ogni legislazione che criminalizzi i senzatetto e rafforzino sistemi di protezione sociale per combattere il circolo vizioso della povertà estrema.

    Il Consiglio ha inoltre deciso di estendere per tre anni il lavoro di numerosi Relatori Speciali che si occupano di questioni cruciali, come il diritto a un alloggio adeguato, la protezione dei migranti, la lotta alla tortura, la difesa della libertà di opinione ed espressione, la tutela delle minoranze e il contrasto alle forme contemporanee di razzismo e xenofobia.

    Infine, il Consiglio ha preparato il terreno per alcune importanti commemorazioni storiche, promuovendo iniziative per celebrare il sessantesimo anniversario dei Patti internazionali sui diritti umani
    e l’ottantesimo anniversario della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio nel 2028.


    Il ruolo dell’Italia a partire dall’analisi delle posizioni espresse nel corso delle votazioni: https://searchlibrary.ohchr.org/search?cc=Voting&ln=en&c=Voting&mc_cid=6e3d6f7e0d&mc_eid=bf29ca88f4

    L’inizio del 2026 ha sancito per il nostro Paese il passaggio formale da una partecipazione puramente consultiva a una presenza decisionale nel cuore del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Con l’avvio del mandato triennale che si estenderà fino al 2028, l’Italia ha riacquisito il diritto di voto, assumendo un diverso peso specifico all’interno delle dinamiche multilaterali.

    Nel corso della sessantunesima sessione ordinaria l’attività italiana si è distinta per una partecipazione metodica e incisiva a ogni scrutinio. La delegazione nazionale ha operato in stretto coordinamento con i partner dell’Unione Europea, agendo spesso come ponte verso i Paesi del cosiddetto Sud globale. Nelle votazioni riguardanti le crisi regionali, l’Italia ha espresso pieno sostegno al rinnovo delle commissioni d’inchiesta internazionali, confermando la propria linea di rigore contro le violazioni sistemiche documentate in Ucraina e Bielorussia. In questi contesti, il voto italiano è stato fondamentale per garantire la continuità del monitoraggio indipendente e la conservazione delle prove necessarie per futuri processi di giustizia internazionale.
    Particolare complessità ha caratterizzato l’approccio italiano verso le risoluzioni sul Medio Oriente e l’Africa subsahariana. In un panorama segnato dall’inasprimento dei conflitti in Sudan e nelle regioni limitrofe, l’Italia ha utilizzato il proprio voto per spingere verso l’istituzione di corridoi umanitari protetti, votando a favore di risoluzioni che vincolano le parti in conflitto al rispetto dei diritti civili fondamentali. Pur mantenendo una posizione critica su testi ritenuti eccessivamente “sbilanciati o politicizzati”, la diplomazia italiana ha lavorato dietro le quinte per emendare i documenti, cercando di preservare un linguaggio che favorisse il dialogo anziché la rottura diplomatica definitiva.
    Oltre alle contingenze geografiche, il ruolo dell’Italia nel 2026 si è consolidato attraverso la promozione di temi trasversali che da sempre caratterizzano la sua politica estera. La lotta per la moratoria universale sulla pena di morte è tornata a essere una priorità, con l’Italia impegnata nel guidare i negoziati per rafforzare i testi normativi che mirano all’abolizione globale. Parallelamente, un nuovo fronte d’azione è emerso con forza nel campo dei diritti digitali e delle tecnologie emergenti. L’Italia è stata tra i principali promotori di risoluzioni volte a regolamentare l’uso dell’Intelligenza Artificiale, votando per l’implementazione di standard etici che proteggano la privacy e impediscano la sorveglianza di massa, un tema che ha trovato un ampio consenso anche tra nazioni solitamente distanti su altre questioni.

    L’analisi dei verbali di voto evidenzia, inoltre, una partecipazione massiccia dell’Italia come co-sponsor di risoluzioni dedicate alla protezione dei minori e all’empowerment femminile. Invece di limitarsi a un’adesione passiva, l’Italia ha attivamente contribuito alla redazione di documenti che affrontano l’impatto dei cambiamenti climatici sui diritti delle popolazioni vulnerabili. Questo attivismo si riflette anche nella gestione della “Revisione Periodica Universale”, dove l’Italia non è più solo oggetto di scrutinio, ma partecipa attivamente alla formulazione di raccomandazioni stringenti per altri Stati, esercitando una funzione di monitoraggio tra pari che rafforza la credibilità complessiva del Consiglio.


    Di seguito trovate una specifica analisi di due delibere, legate in modo diretto ai temi più rilevanti in ambito scolastico

    La risoluzione A/HRC/61/L.27/Rev.1 affronta in modo approfondito la drammatica situazione dei minori coinvolti nei conflitti armati.
    Il documento esprime un grave allarme di fronte a cifre senza precedenti: attualmente 473 milioni di bambini sono colpiti direttamente dalle guerre, con un aumento del 25% delle gravi violazioni registrato solamente tra il 2023 e il 2024. Il Consiglio condanna fermamente ogni forma di abuso, tra cui uccisioni, mutilazioni, rapimenti, stupri e il reclutamento forzato. Viene posta particolare attenzione anche agli attacchi contro le infrastrutture civili essenziali, come l’uso militare di scuole e ospedali, e all’impiego di armi esplosive in aree popolate, minacce che causano traumi prolungati e privano i più piccoli del diritto all’istruzione, alle cure e alla vita stessa.
    Il testo sottolinea come i conflitti armati finiscano inevitabilmente per esasperare le disuguaglianze già esistenti, colpendo i minori in maniera differenziata. Le bambine, in particolare, affrontano rischi sproporzionati legati a violenze di genere, abusi sessuali, gravidanze imposte e matrimoni precoci o forzati. I ragazzi, d’altro canto, sono maggiormente esposti al pericolo del reclutamento da parte di forze o gruppi armati, alla detenzione e allo sfruttamento nel lavoro minorile. La risoluzione evidenzia inoltre l’estrema vulnerabilità dei bambini con disabilità, i quali incontrano ostacoli insormontabili durante le evacuazioni e necessitano di risposte umanitarie e di riabilitazione altamente specifiche e accessibili.
    Una delle preoccupazioni più innovative sollevate dal documento riguarda l’ambiente digitale e il rapido sviluppo delle nuove tecnologie. Si denuncia l’utilizzo della rete e della disinformazione per l’adescamento, il reclutamento e lo sfruttamento dei minori da parte di gruppi armati e reti criminali. Viene inoltre lanciato un monito sui potenziali rischi negativi derivanti dall’uso in guerra di sistemi d’arma autonomi e tecnologie basate sull’intelligenza artificiale, sollecitando un’attenta valutazione del loro impatto sui diritti dell’infanzia.
    Sul fronte della giustizia e della riparazione, il Consiglio stabilisce il principio fondamentale per cui i bambini associati ai gruppi armati, inclusi quelli considerati terroristici, debbano essere trattati in primo luogo come vittime. La privazione della libertà deve rappresentare unicamente una misura di estrema ratio e di brevissima durata, favorendo piuttosto alternative non detentive. Il testo esorta gli Stati a non concedere alcuna amnistia per i crimini più gravi, come crimini di guerra e crimini contro l’umanità, garantendo indagini rigorose e un accesso alla giustizia che tuteli la dignità dei bambini senza causare ulteriori traumi. Al contempo, si richiama la necessità di garantire un accesso umanitario rapido e senza ostacoli, investendo in modo massiccio nel supporto psicosociale e nella reintegrazione a lungo termine dei minori traumatizzati.
    Per dare continuità a questi sforzi, la risoluzione definisce infine l’agenda futura del Consiglio per i Diritti Umani. Viene stabilito che la riunione annuale del 2027 dedicata all’infanzia avrà come tema centrale la promozione della salute mentale e del benessere dei bambini. L’incontro del 2028, invece, si concentrerà specificamente sul rapporto tra i diritti dei minori e l’intelligenza artificiale, un argomento su cui l’Alto Commissario è stato incaricato di redigere un apposito rapporto.


    La risoluzione A/HRC/61/L.12, dedicata a “Promozione del godimento dei diritti culturali per tutti e rispetto della diversità culturale” riafferma che i diritti culturali sono parte integrante dei diritti umani, definendoli universali, indivisibili, correlati e interdipendenti. Il documento sottolinea il diritto di ogni individuo a partecipare attivamente alla vita culturale e a beneficiare dei progressi scientifici, ribadendo che la diversità culturale e lo sviluppo culturale rappresentano una fonte di arricchimento reciproco per tutta l’umanità.
    Un aspetto centrale della delibera, particolarmente rilevante anche in ambito scolastico, è il riconoscimento del ruolo fondamentale dell’educazione nella promozione di questi diritti. Il Consiglio per i Diritti Umani incoraggia fortemente il dialogo interculturale come strumento essenziale per creare un ambiente favorevole alla pace, alla stabilità sociale, alla tolleranza e alla comprensione reciproca. La cultura viene infatti definita come una componente essenziale dello sviluppo umano, capace di fornire identità, innovazione e creatività, oltre a essere un fattore chiave per l’inclusione sociale e l’eliminazione della povertà.
    Il testo pone una forte enfasi sull’inclusione di gruppi specifici. Da un lato, riconosce che promuovere i diritti, le culture e le tradizioni dei popoli indigeni contribuisce al rispetto della diversità culturale globale. Dall’altro, affronta in modo dettagliato i diritti delle persone con disabilità, rivendicando il loro diritto a partecipare alla vita culturale su base di uguaglianza. La risoluzione chiede esplicitamente che venga riconosciuta e supportata la loro identità linguistica e culturale, menzionando in particolare le lingue dei segni e la cultura dei sordi, e invita a esplorare soluzioni innovative per superare le barriere che impediscono il pieno godimento di tali diritti.
    Un principio cardine stabilito dal documento è che la diversità culturale non può mai essere invocata da nessuno per violare o limitare la portata dei diritti umani garantiti dal diritto internazionale. Inoltre, la delibera rivolge lo sguardo anche alle nuove sfide contemporanee: prende infatti atto dei recenti rapporti della Relatrice Speciale nel campo dei diritti culturali riguardo a temi di grande attualità come l’intelligenza artificiale in relazione alla creatività e il legame tra diritti culturali e conservazione della natura.
    Per dare seguito a questi obiettivi, il documento richiede a tutti i governi di cooperare pienamente con la Relatrice Speciale, invitando l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani a fornirle tutte le risorse umane e finanziarie necessarie. In questo modo, la Relatrice potrà continuare a collaborare con tutti gli stakeholder coinvolti e a riferire regolarmente dei progressi al Consiglio e all’Assemblea Generale.

    Maliditta Guerra

    La voce di Hind Rajab e il dramma universale del conflitto nel brano vincitore del Premio Salva la tua lingua locale


    Il brano “Maliditta Guerra”, vincitore del Premio nazionale “Salva la tua lingua locale”, la cui cerimonia di premiazione si è svolta la mattina del 27 aprile nella solenne cornice dell’Aula Giulio Cesare in Campidoglio, è una toccante e profonda denuncia degli effetti devastanti che i conflitti armati hanno sulle popolazioni civili, in particolare in Palestina. Utilizzando la forza espressiva del dialetto siciliano, la canzone compie un delicato lavoro di memoria, trasformando una vicenda reale e drammatica in una testimonianza universale.

    L’orrore della guerra ci viene mostrato attraverso gli occhi vulnerabili e innocenti di una bambina, Hind Rajab. Il brano ricostruisce i tragici eventi del 29 gennaio 2024, quando la piccola è rimasta chiusa per ore in un’automobile trivellata di colpi, circondata dai corpi privi di vita dei suoi familiari. Nelle strofe si vive il terrore della fuga sotto le bombe, descritto vividamente da versi come “La città che cade a pezzi come fosse di cartone” e “In questo inferno resto sola, viso e mani piene di sangue”.
    Per rendere l’opera ancora più reale e straziante, il brano include l’audio originale con la vera voce della piccola Hind. Un momento centrale della canzone è il suono di un telefono che squilla: esso rappresenta l’ultimo, disperato legame della bambina con il mondo dei vivi e l’estrema speranza di essere salvata.

    Il testo non ricorre a una disperazione urlata, ma mantiene una dignità tragica che rende la condanna alla violenza ancora più forte e assordante. Ad accompagnare il triste destino della bambina c’è la costante presenza del papavero rosso (la “paparina”), citato più volte nel testo come simbolo di memoria, sacrificio e speranza. Il papavero è infatti ampiamente riconosciuto come il fiore popolare e il simbolo della resilienza del popolo palestinese.

    Alla fine del brano, la bambina immagina di salire su una stella da cui guardare il mondo, i fiori e il mare da lontano, lontana dalla “maledetta guerra”. La scelta di narrare questa storia rende “Maliditta Guerra” un vero e proprio atto di giustizia e la voce spezzata di Hind diventa il simbolo di tutte le vittime innocenti dei conflitti e un potente monito per le nostre coscienze.


    Istituto Comprensivo “Margherita di Navarra” – Monreale (PA)
    Dirigente scolastico: Prof.ssa Patrizia Roccamatisi
    Docente referente: Prof. Antonio Putzu
    Pro Loco di Monreale (PA): Amelia Crisantino
    Maliditta guerra – Maledetta Guerra
    Alunna Giada Di Maria (Classe III B)

    MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
    Il brano in dialetto siciliano racconta la morte atroce ed efferata della bimba palestinese di 5 anni, residente nella Striscia di Gaza, uccisa dall’esercito israeliano durante l’invasione di Gaza assieme ad altri sei membri della sua famiglia e due paramedici accorsi in suo aiuto. Ci si sofferma su quegli istanti in cui la piccina si trova sola a chiedere aiuto, la supplica innocente di uscire da un baratro che la sua testolina non sa spiegare. Non c’è ribellione né disperazione urlata, ma una dignità tragica per rendere ancora più forte la condanna della guerra maledetta. Tutta la tragedia della guerra è racchiusa nella voce della piccola Hind Rajab, (che sentiamo nell’audio originale della telefonata inserita nel brano) uccisa il 29 gennaio 2024.