2 giugno: la nascita della democrazia paritaria

La forza della minoranza: come 21 donne cambiarono i diritti degli italiani


Il 2 giugno 1946 rappresenta una data spartiacque nella storia italiana: per la prima volta a livello nazionale, le donne esercitano il suffragio universale attivo e passivo, partecipando al referendum istituzionale tra Monarchia e Repubblica e all’elezione dell’Assemblea Costituente.
In questo contesto di profondo rinnovamento, vengono elette 21 donne su un totale di 556 deputati (pari al 3,8%). Nonostante la netta minoranza numerica e le differenti appartenenze politiche — principalmente democristiane, comuniste e socialiste —, le “Madri Costituenti” riescono a fare fronte comune nella difesa dei diritti fondamentali.
Il loro contributo è stato decisivo per l’inserimento di principi cardine nella Carta costituzionale, ad esempio:
Uguaglianza formale e sostanziale (Art. 3): determinante l’apporto di Lina Merlin e di Teresa Mattei; quest’ultima volle fortemente l’espressione “di fatto” per impegnare la Repubblica a rimuovere gli ostacoli economici e sociali.
Uguaglianza nel matrimonio (Art. 29): affermazione della parità morale e giuridica dei coniugi, superando la concezione patriarcale della famiglia.
Tutela del lavoro (Art. 37): battaglia per la parità salariale e la tutela della maternità.
Accesso alla Magistratura (Art. 51): scontro epico, guidato tra le altre da Maria Federici, per garantire l’accesso delle donne a tutte le cariche pubbliche e alle carriere giudiziarie.

Dunque, il 2 giugno non è stato solo la nascita della Repubblica, ma l’inizio di una cittadinanza piena per le donne, le quali, attraverso le 21 Costituenti, hanno saputo tradurre le speranze della Resistenza e dell’antifascismo in norme giuridiche avanguardistiche, ponendo le basi per l’evoluzione dei diritti civili e sociali in Italia.

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