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Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo

Buon avvio dell’anno scolastico


Cari dirigenti scolastici, docenti e personale della scuola,

l’inizio di un nuovo anno scolastico ci chiama a rinnovare il nostro patto educativo. Quest’anno, per inaugurare il cammino delle nostre comunità, abbiamo scelto di affidarci ad un volto e a un messaggio molto significativi: “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo.”

In questa celebre sintesi di Malala Yousafzai troviamo il senso profondo del lavoro che ogni giorno svolgete all’interno delle geometrie complesse e affascinanti delle nostre scuole. Ogni istituto non è solo un luogo di trasmissione del sapere, ma il più importante laboratorio di pace, di educazione civica e di diritti umani a nostra disposizione.

Questo è il solco tracciato dal fondatore dell’EIP, Jacques Mühlethaler, che nei suoi Principi universali di educazione civica ha scritto: “L’École apprend à l’enfant à vaincre son égoïsme. Elle lui fait comprendre que l’humanité ne peut progresser que par des efforts personnels et l’active collaboration de tous”. La scuola, dunque, insegna a superare l’egoismo e fa comprendere che il progresso dell’umanità si fonda sull’impegno personale e sulla collaborazione attiva di tutti.

A voi dirigenti scolastici, chiamati a governare la complessità della scuola e a guidare le vostre comunità, va l’augurio di continuare a costruire luoghi inclusivi, capaci di accogliere tutti e di valorizzare le diversità, affinché la scuola sia sempre di più una comunità educante.

A voi docenti, spetta il delicato compito di tradurre quel “libro” e quella “penna” in strumenti di liberazione. Il vostro lavoro quotidiano, essenziale per lo sviluppo dei ragazzi, è un atto concreto di educazione alla pace. Siete voi a trasformare le aule in spazi dove si sperimenta il rispetto dei diritti.

A voi personale della scuola, colonna portante dell’organizzazione scolastica, va il nostro più profondo ringraziamento. Senza il vostro presidio costante, dagli uffici amministrativi all’accoglienza e all’assistenza quotidiana, quella “collaborazione attiva di tutti” auspicata da Mühlethaler non potrebbe semplicemente realizzarsi. Voi garantite lo spazio, i servizi e il clima entro cui la didattica prende forma in sicurezza e serenità.

Come Associazione, continueremo a camminare al vostro fianco, supportando questo instancabile sforzo corale che rende ogni scuola un vero strumento di pace.

Buon inizio dell’anno scolastico a tutti voi!

Anna Paola Tantucci
Presidente EIP Italia Scuola strumento di pace ETS

Ubi Europa, ibi humanitas. Europa, id est patria, domus propria, sedes nostra

Pubblicato il bando per la XV edizione del Certamen latinum dedicato a Vittorio Tantucci


In occasione della celebrazione dei Trattati di Roma, firmati il 25 marzo 1957 ed entrati in vigore il 1° gennaio 1958 – accordi storici che, con la nascita della CEE e dell’EURATOM, hanno gettato le basi dell’odierna Unione Europea – e in concomitanza con l’80° anniversario della Repubblica Italiana (1946-2026), il tema del Certamen latinum invita a una profonda riflessione sui fondamenti identitari e democratici della nostra società.

L’appartenenza all’Europa si traduce nell’esperienza condivisa di uno spazio di libertà, tutela dei diritti, cultura e pluralità. Questo ecosistema valoriale affonda le radici in un percorso millenario che dall’ideale classico di humanitas giunge fino ai grandi valori della nostra Carta Costituzionale del 1948 e ai Trattati comunitari del 1957.

La costruzione dell’identità europea si intreccia indissolubilmente con la nascita della nostra democrazia: la Repubblica Italiana e l’Unione Europea condividono una matrice etica, fondata sul rispetto della dignità umana, dialogo interculturale e costante perseguimento della pace e della giustizia. 

Tuttavia, sia l’Europa che la Repubblica non sono eredità statiche del passato, ma progetti dinamici affidati all’impegno quotidiano dei cittadini.

Attraverso la composizione latina, studentesse e studenti sono invitati a declinare, con creatività e rigore critico, il significato che l’ideale classico della humanitas assume oggi nelle istituzioni democratiche e comunitarie e a ripensare come esso possa offrire orientamenti etici e risposte concrete alle grandi sfide contemporanee, quali la salvaguardia dei diritti fondamentali e la difesa delle istituzioni democratiche, l’inclusione sociale e la solidarietà internazionale, la promozione della pace e la sostenibilità ambientale, l’esercizio consapevole e critico della cittadinanza digitale.


PER STUDENTI DEL SECONDO CICLO DI ISTRUZIONE

prima sezione (secondo biennio e quinto anno)

Riservata agli studenti del secondo biennio e del quinto anno delle scuole secondarie di II grado con insegnamento della lingua latina (liceo classico, scientifico, delle scienze umane e altri indirizzi dove sia previsto nell’ambito del curricolo dell’autonomia).
Il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” per gli studenti del secondo biennio e del quinto anno è riconosciuto come competizione per la valorizzazione delle eccellenze dal DM 108 del 4 giugno 2024.
I nominativi degli studenti vincitori, previo consenso degli interessati, sono pubblicati nell’Albo nazionale delle eccellenze sul sito dell’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE), secondo quanto previsto dall’articolo 7 del DLgs 262/2007.
Inoltre, ai sensi dell’articolo 4 del DLgs 262/2007 sono previsti incentivi per gli studenti che raggiungono elevate prestazioni nella competizione: tali incentivi saranno determinati con successivi provvedimenti dal MIM, al termine delle operazioni di rilevazione degli esiti delle diverse competizioni. Le risorse finanziarie saranno poi assegnate alle scuole frequentate dagli studenti meritevoli, affinché possano dare visibilità e valorizzazione nell’intera comunità scolastica e offrire esempi concreti di riconoscimento. 

seconda sezione (primo biennio)

Riservata agli studenti del primo biennio delle scuole secondarie di II grado con insegnamento della lingua latina (liceo classico, scientifico, linguistico, delle scienze umane e altri indirizzi dove sia previsto nell’ambito del curricolo dell’autonomia).
Le finalità specifiche  della  seconda  sezione sono le seguenti:
– avvicinare gli studenti del primo biennio dei Licei ai valori della cultura classica;
– trattare in chiave laboratoriale la tematica proposta;
– incentivare la riflessione personale sugli obiettivi portanti dell’Agenda 2030 e dei Principi universali di educazione civica;
– favorire l’inclusione, anche attraverso il dialogo fondato su collaborazione e interazione tra diversi linguaggi (verbale, iconico, visivo etc.), al fine di rafforzare lo scambio di buone prassi tra i Licei italiani ed europei.

Regolamento di partecipazione (per entrambe le sezioni)

Per la partecipazione ad entrambe le sezioni, ciascuna scuola può presentare esclusivamente i seguenti tipi di lavoro:
1. componimento latino in poesia, comprendente non meno di 20 versi, accompagnato da una traduzione italiana di carattere poetico;
2. componimento latino in prosa con traduzione italiana (massimo 800 battute), concernente una riflessione critica sul tema proposto;
3. elaborato multimediale in latino con traduzione italiana: ad esempio, sceneggiatura o drammatizzazione di un testo classico in versi o in prosa sul tema proposto in formato multimediale, della durata massima di 10 minuti, a cura di un singolo o di un gruppo di studenti.

Ciascuna delle scuole partecipanti, secondo criteri interni autonomamente definiti e documentati, organizza le modalità di selezione di un unico lavoro da presentare alla competizione nazionale, per una sola delle due sezioni.
L’invio dell’opera deve essere fatto esclusivamente dalla scuola (non sono ammesse opere inviate privatamente da studenti) e ogni scuola può partecipare con una sola opera. 
Ciascuna scuola deve inviare la propria opera in modalità digitalizzata, unitamente alla scheda di partecipazione allegata al Bando (allegato A) entro e non oltre il 15 marzo 2027 all’indirizzo email sirena_eip@fastwebnet.it, anche attraverso l’utilizzo di piattaforme di trasferimento dati (ad esempio: WeTransfer, ecc.). 

I vincitori della prima e seconda sezione, scelti ad insindacabile giudizio della Giuria, riceveranno i seguenti premi in denaro:

Sezione primo biennioSezione secondo biennio
e quinto anno
Primo classificato€ 200,00€ 300,00
Secondo classificato€ 150,00€ 200,00
Terzo classificato€ 100,00€ 100,00

Sono previste Menzioni d’onore ai meritevoli.
A tutti gli studenti partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione, valido per l’inserimento nel Curriculum dello studente.
Ai docenti coordinatori sarà rilasciato un attestato valido come credito professionale.


PER DOCENTI E STUDIOSI DI LINGUA LATINA

Il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” per docenti e studiosi di lingua latina richiede ai partecipanti di presentare un componimento in versi in lingua latina su un tema liberamente scelto.
I concorrenti possono presentare un unico componimento, necessariamente originale: non deve aver già conseguito un riscontro ufficiale in altre prove analoghe, come premi o pubbliche menzioni, ovvero essere già stato diffuso, anche attraverso social media.
Inoltre, si specifica quanto segue:
– il componimento deve comprendere non meno di 50 e non più di 100 versi;
– il testo deve essere scritto al computer (non saranno accettati testi scritti a mano);
– il testo inviato deve risultare anonimo, senza indicazione dei propri dati anagrafici e deve essere contrassegnato da un “motto”, autonomamente scelto, senza alcun altro segno di possibile riconoscimento;
– nel plico inviato alla Segreteria del Certamen deve essere presente, unitamente al proprio componimento, una busta chiusa riportante il “motto”, all’interno della quale sarà racchiusa una scheda con l’indicazione di nome e cognome del concorrente, recapito e numero di telefono, indirizzo di posta elettronica.

I criteri di valutazione utilizzati dalla Giuria sono essenzialmente fondati sulla correttezza formale e lo spessore valoriale dei contenuti. 
I componimenti in versi devono essere inviati in cinque copie cartacee e su supporto digitale (pendrive) in formato .pdf e in formato .docx, unitamente alla scheda anagrafica custodita in busta chiusa, entro e non oltre il 15 marzo 2027 (farà fede il timbro postale) al seguente indirizzo:
Segreteria del Certamen Latinum “Vittorio Tantucci”
Via Edoardo Maragliano, 26 – 00151 Roma

Il vincitore, secondo la graduatoria e a insindacabile giudizio della Giuria, riceverà un premio in denaro di € 300,00.
Sono previste menzioni d’onore ai meritevoli.


Il futuro dei diritti: per un’alleanza tra generazioni

A Oslo il Centro Nobel per la Pace riunisce giovani attivisti e Premi Nobel per difendere la democrazia


Una conferenza internazionale dedicata alle sfide della democrazia globale si terrà il 3 settembre 2026. Protagonisti giovani attivisti della Generazione Z provenienti da Nepal, Kenya, Serbia, Brasile e Stati Uniti, insieme a Premi Nobel per la Pace e personalità impegnate nella difesa dei diritti umani.

Il Centro Nobel per la Pace di Oslo annuncia una nuova importante conferenza internazionale dedicata al futuro della democrazia e al ruolo delle nuove generazioni nella sua difesa. 

L’evento, dal titolo dedicato al confronto tra giovani attivisti e Premi Nobel per la Pace, si svolgerà in formato digitale il 3 settembre 2026, dalle ore 13:00 alle 17:00 CEST, con partecipazione gratuita previa registrazione.

L’iniziativa nasce dalla volontà di creare uno spazio di dialogo globale sulle sfide che oggi mettono alla prova i sistemi democratici. 
Attivisti della Generazione Z provenienti da diverse aree del mondo incontreranno alcuni vincitori del Premio Nobel per la Pace per discutere delle minacce alla democrazia, delle esperienze dei movimenti civili internazionali e delle strategie necessarie per rafforzare la partecipazione democratica.

Al centro del dibattito alcune domande fondamentali:
– Quali sono oggi le principali minacce alla democrazia nel mondo?
– Che cosa possiamo imparare dai movimenti democratici che operano in contesti diversi?
– In che modo la comunità internazionale può sostenere coloro che si battono per libertà, diritti e partecipazione?

La conferenza si svolge sullo sfondo dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2025 a María Corina Machado, simbolo della lotta per i diritti democratici e la libertà politica in Venezuela.
Tra i protagonisti annunciati figura Maria Ressa, Premio Nobel per la Pace 2021, riconosciuta per il suo impegno nella difesa della libertà di stampa e dell’informazione indipendente. Giornalista e cofondatrice del sito di informazione Rappler, Ressa ha denunciato gli abusi di potere, la corruzione e il ruolo della disinformazione nella crisi delle società democratiche.
Durante la conferenza parlerà della cosiddetta “guerra delle narrazioni” e del progressivo indebolimento di una realtà condivisa, evidenziando il ruolo fondamentale del giornalismo libero nella tutela della democrazia.
Sarà presente anche Ales Bjaljatski, Premio Nobel per la Pace 2022 per la sua lunga battaglia pacifica in favore dei diritti umani e della democrazia in Bielorussia. 
Figura centrale del movimento per i diritti civili nell’Europa orientale, Bjaljatski ha subito più volte la repressione delle autorità del suo Paese. Dopo la scarcerazione avvenuta nell’inverno del 2025, continua il suo impegno dall’esilio.
Il suo intervento sarà dedicato alla minaccia rappresentata dai regimi autoritari per la democrazia e la pace internazionale.

Il Centro Nobel per la Pace sottolinea che l’obiettivo della conferenza è rendere il confronto accessibile al maggior numero possibile di persone. La partecipazione online sarà gratuita: chi si registrerà riceverà il collegamento per seguire l’evento e un promemoria prima dell’inizio.
Parallelamente, nella stessa giornata, la piazza del Municipio di Oslo ospiterà un festival pubblico con attività, incontri e momenti di intrattenimento dedicati alla sensibilizzazione sul valore della democrazia. L’iniziativa sarà gratuita e aperta a tutti.
La conferenza vuole offrire una prospettiva internazionale su come i giovani di tutto il mondo stanno partecipando ai cambiamenti sociali e politici del presente. Attraverso il dialogo tra attivisti emergenti e figure riconosciute a livello mondiale, l’evento punta a fornire strumenti e idee a chi lavora per educare, ispirare e rafforzare la partecipazione democratica delle future generazioni.

In un periodo segnato dall’avanzata di nuove forme di autoritarismo e dalla crescente polarizzazione sociale, il messaggio centrale dell’incontro è chiaro: la democrazia non è un patrimonio acquisito una volta per tutte, ma un valore che deve essere continuamente difeso e rinnovato.
Il programma completo e l’elenco degli altri relatori saranno annunciati nei prossimi mesi.

Prof.ssa Italia Martusciello
Vicepresidente Nazionale E.I.P.

Il docente tra ricerca, responsabilità e comunità

In uscita agli inizi di settembre il volume di Francesco Rovida Nelle geometrie della scuola. Legislazione scolastica e prassi educativa


Pubblichiamo la Presentazione del volume della Presidente EIP Anna Paola Tantucci:

In un’epoca storica segnata da rapide e profonde trasformazioni, nonché da un’inedita complessità del tessuto sociale e relazionale, il compito assegnato alle istituzioni educative assume un’importanza del tutto cruciale in quanto Il sistema scolastico rappresenta, nella sua complessa architettura istituzionale e pedagogica, l’organizzazione cardine al servizio della formazione integrale della persona umana. La scuola, infatti, non può limitare il proprio mandato alla mera trasmissione di saperi disciplinari astratti o alla rincorsa di un’efficienza puramente quantitativa. Al contrario, essa è chiamata a fornire alle nuove generazioni gli strumenti intellettuali, culturali ed etici necessari per affrontare le sfide del presente, educando alla responsabilità e alla partecipazione democratica. In questo quadro, la costruzione comune della scuola e della società si rivela un processo inscindibile e bidirezionale: l’istituzione scolastica si configura come un vero e proprio laboratorio vivo di cittadinanza, dove il valore dell’impegno civico viene coltivato quotidianamente attraverso l’esperienza della convivenza, l’interiorizzazione delle regole democratiche e la consapevolezza profonda dei diritti e dei doveri di ciascuno.

È proprio a fronte di questa ineludibile complessità che la missione originaria della scuola riafferma tutta la sua urgenza e centralità. Questa prospettiva si pone in profonda e naturale sintonia con i principi che animano l’Associazione Ecole Instrument de Paix (EIP) fin dalla sua fondazione, avvenuta a Ginevra nel 1968 ad opera di Jacques Mühlethaler e Jean Piaget. Da decenni, l’obiettivo prioritario del nostro impegno associativo è la formazione integrale della persona, traguardo perseguito attraverso la promozione costante e instancabile dei principi sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nel corso di questo lungo cammino, abbiamo sempre riconosciuto nella scuola l’unica istituzione di respiro planetario realmente in grado di farsi carico di un’opera di autentica trasformazione individuale e sociale rispetto a questi valori fondamentali. Lo scopo primario del fare scuola coincide, nella sua essenza più autentica, con l’educazione ai diritti, all’equità e alla pace.

All’interno di questo delicato processo di maturazione civica, la normativa e l’organizzazione scolastica, analizzate con estremo rigore e grande competenza dall’autore  nel presente volume, non devono in alcun modo essere interpretate come un apparato burocratico opprimente o come un ostacolo formale all’azione didattica. Il diritto scolastico rappresenta, al contrario, il presidio di garanzia dei diritti inalienabili degli studenti e il fondamento costituzionale su cui si regge l’equità dell’intero sistema. 

In questo quadro, il ruolo del docente riveste un’importanza fondamentale nell’ambito delle azioni formative ed educative che il sistema scuola è chiamato a porre in essere.

Un’organizzazione scolastica trasparente non è un fine in sé, ma diviene lo strumento necessario per elevare il progetto educativo a servizio pubblico effettivo, assicurando che le procedure amministrative operino sempre a tutela dell’inclusione, del pluralismo e del successo formativo di ogni alunno. La Costituzione della Repubblica, come ben evidenziato nel testo, costituisce il primo e più organico progetto educativo della nazione.

Al centro di questo orizzonte, in cui si intrecciano inestricabilmente norme, modelli organizzativi e intenti pedagogici, si colloca il ruolo vitale dei docenti. Gli insegnanti sono chiamati ad agire non come semplici esecutori, ma come professionisti colti, figure chiave per la trasformazione educativa e sociale, così come delineato anche dalle prospettive tracciate nel recente Rapporto UNESCO Re-immaginare i nostri futuri insieme che sollecita tutti noi, attraverso domande e riflessioni sull’educazione e sul suo futuro sviluppo, a immaginare modi nuovi o diversi di partecipare alla vita collettiva, attraverso i quali ciascuno possa essere costruttore di percorsi capaci di cambiare ciò che nella situazione attuale suscita preoccupazione.

Di fronte alle sfide e alle crisi attuali (cambiamenti tecnologici epocali, crisi climatica, conflitti sociali e mondiali, ampliamento delle disuguaglianze), la speranza è rappresentata dalle grandi possibilità di accesso alla conoscenza e di collaborazione. Per queste ragioni, UNESCO propone una trasformazione dell’educazione fondata su un nuovo contratto e su una serie di proposte concrete.

Affinché questa trasformazione sia possibile e duratura, occorre tuttavia avviare una profonda e concreta riflessione sulle modalità con cui oggi si intende la valorizzazione della professione docente. Negli ultimi anni si è purtroppo assistito al diffondersi di una tendenza strutturale che punta a premiare o incentivare gli insegnanti quasi esclusivamente per le attività accessorie, spesso del tutto estranee all’insegnamento diretto. Si tende a riconoscere il merito per l’assunzione di incarichi organizzativi, ruoli di staff, funzioni di coordinamento gestionale o per la partecipazione a innumerevoli progetti collaterali, promuovendo di fatto una visione della docenza che appare sempre più distante dall’azione didattica reale che si svolge ogni giorno nelle aule.

Risulta perciò urgente ripartire dalla fondamentale considerazione che un docente è meritevole in quanto tale, e deve essere sostenuto e valorizzato in primo luogo sulla base del suo lavoro di insegnamento e della sua straordinaria capacità di incidere sulla crescita formativa degli alunni. La sfera professionale della didattica, la responsabilità etica di curare la propria disciplina come un corpo vivo e in continua evoluzione, e la competenza nell’agire come ricercatori capaci di costruire il miglior ambiente di apprendimento possibile, devono tornare a rappresentare il fulcro autentico del riconoscimento professionale. 

Occorre dare senso e valore alla formazione, all’essere maestri .

I docenti sono professionisti e dovrebbero essere continuamente animati dal desiderio e dall’esigenza di aggiornare e condividere il proprio bagaglio di conoscenze, competenze ed esperienze. 

Il valore intrinseco dei percorsi formativi ruota su tre assi fondamentali: la disciplina di insegnamento, l’azione di trasmettere/comunicare/condividere, la dimensione della comunità di pratica tra docenti.

La disciplina è un corpo vivo di cui avere cura e, per non “farla invecchiare”, è necessario mantenere con le materie d’insegnamento un rapporto di dialogo continuo, senza cadere nella tentazione di considerare poco rilevante quanto appreso nel percorso di formazione di base disciplinare. Inoltre, mantenere un atteggiamento interessato e curioso passa come un messaggio fondamentale per gli studenti: avere “maestri” (un termine bello e nobile) che trasmettono questa forma mentis è già un insegnamento in sé.

Per trasmettere/comunicare/condividere in modo adeguato è fondamentale capire il contesto diverso, la società diversa, gli stili di apprendimento diversi. Gli studenti lavorano sui PC, vivono con gli (e per gli) smartphone in un contesto di apprendimento, anche informale, di cui dobbiamo tenere conto e con il quale un docente si deve misurare, in una rivisitazione continua dell’approccio didattico. In questo campo il coraggio e la capacità di sperimentazione non corrispondono a improvvisazione. 

L’esperienza pandemica ci ha trasmesso il valore e la necessità di tenere «la valigetta degli attrezzi» sempre pronta per essere in grado di gestire la complessità. Si parla sempre più spesso di laboratori e didattica laboratoriale, ambienti di apprendimento, edificio apprenditivo: espressioni che vanno intese nella direzione di ricerca e sperimentazione di forme di interazione educativa capaci di intercettare l’interesse e il coinvolgimento dei ragazzi. Nulla di nuovo, se pensiamo alla ricerca didattica di Don Lorenzo Milani.

Un docente competente non è un tecnico che applica curricoli pensati da altri, ma è un ricercatore che interroga l’esperienza a partire da teorie apprese e cerca per ogni situazione di realizzare il migliore ambiente di apprendimento possibile. 

I grandi «maestri», quelli che hanno costituito il riferimento per molti giovani docenti, sono quelli che hanno concepito l’essere in classe con gli alunni come responsabilità a cercare le migliori strategie possibili e a questo scopo hanno interpretato il loro ruolo in termini di una continua ricerca. 

Dal punto di vista degli insegnanti assumere un atteggiamento di ricerca nel proprio lavoro e adottarne i metodi significa quindi porsi con maggior consapevolezza di fronte alla propria pratica, sviluppando così responsabilità e autonomia.

La dimensione comunitaria della formazione, intesa come condivisione continua a livello personale e a livello degli organi collegiali non è, alla prova dei fatti, un dato connaturato all’esperienza stessa della professionalità docente, non poche volte connotata da aspetti di chiusura e solitudine, ricercata o imposta. Può diventare un obiettivo da raggiungere, anche considerando che tutti gli studi mettono in luce come il clima organizzativo influenzi, direttamente o indirettamente, gli esiti degli apprendimenti, soprattutto in contesti caratterizzati da difficoltà di ordine socio-economico.

Restituendo piena dignità all’atto dell’insegnare e sostenendo i docenti per il loro inestimabile lavoro quotidiano con gli studenti, il sistema normativo e scolastico potrà dirsi realmente orientato alla crescita delle persone e al servizio del futuro della nostra società.

Anna Paola Tantucci
Presidente nazionale EIP Italia Scuola strumento di pace ETS


Premio letterario Eugenia Bruzzi Tantucci – 2026

Pubblicato il Bando per la quattordicesima edizione – SCADENZA 15 NOVEMBRE 2026


Articolo 1
Il Premio letterario internazionale “Eugenia Bruzzi Tantucci – Ci sarà tempo ancora” è aperto ad opere in lingua italiana ovvero in traduzione italiana, edite entro la data di scadenza del Bando. Sono ammesse pubblicazioni delle seguenti tipologie: a. Poesia – b. Narrativa e Saggistica – c. Traduzione – d. Sceneggiatura cinematografica – e. Podcast e narrativa multimediale.
Le opere partecipanti devono avere come tema i valori che hanno animato la vita e l’opera di Eugenia Bruzzi Tantucci: “Storia, Ambiente e Società”.
Il Premio sarà assegnato ad una sola opera, scelta a insindacabile giudizio della Giuria, tra quelle che hanno presentato la propria candidatura. Sarà possibile l’assegnazione di “Menzioni d’onore”.

Articolo 2
Ciascun candidato deve inviare la propria opera in cinque copie (per le tipologie a., b., c., d.) ovvero in formato digitale riproducibile su pen drive (per la tipologia e.) unitamente alla scheda di partecipazione allegata al Bando (allegato 1) mediante raccomandata r/r entro e non oltre il 15 novembre 2026 al seguente indirizzo: Segreteria del Premio Letterario “Eugenia Bruzzi Tantucci” – Via Edoardo Maragliano, 26 – 00151 Roma.

Articolo 3
Al vincitore sarà assegnato un premio in denaro di € 1.000,00.
L’opera del vincitore, a discrezione della Giuria, potrà essere oggetto di presentazioni al pubblico, anche in modalità videoconferenza, a cura dell’organizzazione del Premio. 
A ciascun finalista verrà rilasciato un Diploma di partecipazione.

Articolo 4
Il Premio prevede una “Sezione speciale per studenti delle scuole secondarie di II grado”, per opere edite o inedite delle seguenti sezioni: I. poesia; II. narrativa e saggistica; III. sezione speciale “INFLUENCER” – Eugenia Bruzzi Tantucci: una voce che continua a parlare – Una voce fuori dal feed, influencer di valori e trendsetter di Storia, Ambiente e Società”.
Le opere partecipanti devono avere come tema i valori che hanno animato la vita e l’opera di Eugenia Bruzzi Tantucci: “Storia, Ambiente e Società”.
L’invio dell’opera deve essere fatto esclusivamente dalla scuola (non sono ammesse opere inviate privatamente da studenti) e ogni scuola può partecipare con una sola opera, scelta con criteri autonomi. 
Ciascuna scuola deve inviare la propria opera in modalità digitalizzata, unitamente alla scheda di partecipazione allegata al Bando (allegato 2) entro e non oltre il 15 novembre 2026 all’indirizzo email: ufficiostudi@eipformazione.com, anche attraverso l’utilizzo di piattaforme di trasferimento dati (ad esempio: WeTransfer, ecc.). 
Solo in caso di opere edite di poesia, narrativa e saggistica, l’invio deve essere fatto nelle modalità previste all’articolo 2.
Agli studenti della scuola vincitrice, scelta in modo insindacabile dalla Giuria, sarà assegnato un premio in denaro di € 300,00.

Articolo 5
La cerimonia di premiazione avrà luogo a Roma nel mese di dicembre 2026
I dettagli saranno comunicati tramite i siti web dell’organizzazione.

Articolo 6
Tutti i premi dovranno essere ritirati personalmente dagli interessati. I premiati saranno avvertiti mediante comunicazione personale all’indirizzo e-mail indicato nelle scheda di partecipazione.
La partecipazione alla Cerimonia di premiazione non dà diritto al rimborso spese.

Articolo 7
La Giuria è composta da Elio Pecora (Presidente), Antonio Augenti, Anna Teresa Eugeni, Anna Paudice, Francesco Rovida, Roberto Vacca, Anna Paola Tantucci, Guido Tracanna con il contributo dei vincitori delle precedenti edizioni Giovanna Napolitano, Rita El Khayat, Paolo Conti, Giovanni Floris, Giovanni Grasso, Pupi Avati, Edith Bruck, Andrea Riccardi, Nando Dalla Chiesa.


Bando del 55° Concorso Nazionale EIP Italia

Humanitas Europea: dalle radici della classicità ai diritti del XXI secolo


Il Consiglio Direttivo di E.I.P. Italia Scuola Strumento di Pace ETS ha scelto di dedicare il 55° Concorso Nazionale al tema della Humanitas Europea. Una riflessione quanto mai attuale, scelta per celebrare la firma dei Trattati di Roma (25 marzo 1957, entrati in vigore il 1° gennaio 1958), accordi storici che, con la nascita della CEE e dell’EURATOM, hanno gettato le basi dell’odierna Unione Europea, anche in riferimento ad una ricorrenza fondamentale della nostra storia nazionale, l’80° anniversario della Repubblica Italiana (1946-2026).

L’appartenenza all’Europa si traduce nell’esperienza condivisa di uno spazio di libertà, tutela dei diritti, cultura e pluralità. Questo ecosistema valoriale affonda le radici in un percorso millenario che dall’ideale classico di Humanitas giunge fino ai grandi valori della nostra Carta Costituzionale del 1948 e ai Trattati comunitari del 1957.

Nel 2026, anno in cui l’Italia festeggia i suoi primi 80 anni di storia repubblicana, la costruzione dell’identità europea si intreccia indissolubilmente con la nascita della nostra democrazia. La Repubblica Italiana e la comunità europea condividono la medesima matrice etica, fondata sul rispetto della dignità umana, sul dialogo interculturale e sul costante perseguimento della pace e della giustizia. Tuttavia, sia l’Europa che la Repubblica non sono eredità statiche del passato, ma progetti dinamici affidati all’impegno quotidiano dei cittadini.

Attraverso il Concorso, studentesse e studenti sono invitati a declinare, con creatività e rigore critico, il significato che le istituzioni democratiche e comunitarie assumono oggi per i giovani. L’obiettivo è comprendere come l’Humanitas e i principi repubblicani possano offrire orientamenti etici e risposte concrete alle grandi sfide contemporanee, quali la salvaguardia dei diritti fondamentali e difesa delle istituzioni democratiche, l’inclusione sociale e la solidarietà internazionale, la promozione della pace e la sostenibilità ambientale, l’esercizio consapevole e critico della cittadinanza digitale.

In un’epoca in cui i media digitali offrono una comunicazione capillare ma spesso effimera, la reale capacità di incidere sul futuro resta una prerogativa da conquistare. La sfida pedagogica e civile si sposta verso una cittadinanza attiva e influente: il Concorso stimola le giovani generazioni a utilizzare i propri linguaggi espressivi per attualizzare i valori costituzionali ed europei, superando la logica del semplice consenso digitale per generare coesione sociale. Ogni progetto didattico diventa così un fecondo ponte tra memoria storica ed eredità del futuro.

Il tema del Concorso si inserisce con profonda coerenza nel quadro dell’Insegnamento trasversale dell’Educazione Civica, che pone in stretta correlazione lo studio della Costituzione italiana con la conoscenza dell’Unione Europea. La ricorrenza dell’80° della Repubblica offre un’occasione preziosa per applicare le più recenti *Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica* (DM 183/2024) attraverso i tre nuclei concettuali fondamentali:

1. Costituzione e identità europea. Le Linee guida ricordano che la coscienza dell’identità italiana è parte integrante della civiltà europea. La conoscenza della storia repubblicana, del processo di integrazione europea, della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, insieme al rispetto per i simboli nazionali ed europei (Inno e Bandiera), sono strumenti essenziali per maturare un solido senso di appartenenza civica.

2. Sviluppo economico e sostenibilità. L’impegno per la sostenibilità e la tutela ambientale (in linea con l’Agenda 2030) concretizza il dovere di solidarietà e di salvaguardia del patrimonio comune, guidando i giovani verso idee e azioni volte al miglioramento della qualità della vita negli ecosistemi locali e globali.

3. Cittadinanza digitale. L’educazione all’uso responsabile della rete, alla valutazione critica delle fonti e alla partecipazione democratica negli spazi digitali trasforma la tecnologia in una risorsa per l’esercizio dei diritti di cittadinanza.

Il 55° Concorso Nazionale si configura come strumento educativo e didattico per attuare il principio dell’apprendimento esperienziale e della trasversalità dell’Insegnamento di educazione civica: promuovendo la ricerca, il dibattito su temi significativi e la riflessione sull’attualità, consente alle comunità educanti di non limitarsi all’assimilazione teorica, ma di costruire e agire in prima persona le competenze civiche necessarie per scrivere, con consapevolezza, la prossima pagina del progetto etico e politico repubblicano ed europeo.


Coltivare talenti, costruire futuro

Giornata mondiale delle competenze dei giovani15 luglio


Ogni anno, il 15 luglio, si celebra la Giornata mondiale delle competenze dei giovani (World Youth Skills Day), istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sull’importanza dell’istruzione, della formazione e dello sviluppo delle competenze come strumenti essenziali per favorire l’inclusione, l’occupazione e la crescita delle nuove generazioni.

Oggi più che mai, in un mondo in continua trasformazione, segnato dall’innovazione tecnologica, dalla transizione digitale, dai cambiamenti climatici e da nuove sfide economiche e sociali, investire nei giovani significa investire nel futuro dell’intera collettività. In questo scenario, le competenze rappresentano un patrimonio fondamentale non solo per accedere al mondo del lavoro, ma anche per partecipare in modo consapevole alla vita della società.

Tuttavia, educare non significa semplicemente trasmettere nozioni. Al contrario, come affermava il pedagogista brasiliano Paulo Freire, «L’educazione non cambia il mondo: cambia le persone che cambiano il mondo.» La formazione diventa, quindi, un processo che accompagna ogni individuo nella costruzione della propria identità, nello sviluppo dell’autonomia e nella capacità di interpretare criticamente la realtà.

Di conseguenza, accanto alle competenze tecniche e digitali, assumono un’importanza crescente anche le cosiddette competenze non cognitive e trasversali, come la comunicazione, la collaborazione, il pensiero critico, la creatività, la resilienza e la capacità di adattarsi ai cambiamenti. Sono proprio queste abilità, infatti, che permettono ai giovani di affrontare contesti sempre più complessi e in continua evoluzione.

In quest’ottica, assume particolare rilievo anche il concetto di benessere eudaimonico. A differenza, infatti, di una visione centrata esclusivamente sulla ricerca del piacere o della soddisfazione immediata, la prospettiva eudaimonica si focalizza su quei fattori, come le virtù, che favoriscono lo sviluppo e la piena realizzazione delle potenzialità individuali. Ne consegue che educare implica creare le condizioni affinché ogni giovane possa scoprire i propri talenti, coltivarli e metterli al servizio della comunità, costruendo un percorso di vita autentico e significativo.

Del resto, ogni ragazza e ogni ragazzo possiedono capacità, interessi e aspirazioni differenti. Per questa ragione, è fondamentale promuovere una scuola inclusiva, una formazione di qualità e opportunità di apprendimento permanente, capaci di valorizzare le diversità e di offrire a tutti gli strumenti necessari per esprimere il proprio potenziale.

Non a caso, lo scrittore Antoine de Saint-Exupéry ricordava che «Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.» Le sue parole invitano gli adulti a non perdere di vista la curiosità, la fantasia e la capacità di immaginare il futuro, qualità che caratterizzano l’età giovanile e che rappresentano una preziosa risorsa per l’innovazione.

D’altra parte, la storia dimostra che molte delle più importanti trasformazioni culturali, scientifiche e sociali sono nate proprio dall’entusiasmo e dalla determinazione delle nuove generazioni. Spesso, infatti, i giovani hanno avuto il coraggio di mettere in discussione modelli consolidati, proponendo nuove idee e nuove soluzioni ai problemi del loro tempo.

Oggi, però, crescere significa anche confrontarsi con sfide sempre più articolate: la crisi climatica, l’intelligenza artificiale, le trasformazioni del mercato del lavoro, la diffusione dei social media e l’incertezza economica richiedono competenze nuove e una formazione continua. Per affrontare efficacemente questi cambiamenti, diventa essenziale imparare non solo a utilizzare le tecnologie, ma anche a farne un uso responsabile, etico e consapevole.

In questo contesto, anche Giacomo Leopardi, pur riflettendo sulla complessità della condizione umana, riconosceva il valore dell’immaginazione come forza capace di superare i limiti del presente. Proprio questa capacità di guardare oltre l’orizzonte immediato rende i giovani protagonisti del cambiamento e motore dell’innovazione.

Per questo motivo, la Giornata mondiale delle competenze dei giovani non coinvolge soltanto gli studenti o chi si affaccia al mondo del lavoro, ma chiama in causa l’intera società. Famiglie, scuole, università, istituzioni, imprese e associazioni condividono, infatti, la responsabilità di creare ambienti nei quali i giovani possano crescere, sperimentare, sbagliare, imparare e costruire il proprio futuro con fiducia.

In definitiva, investire nelle nuove generazioni significa rafforzare il capitale umano di una comunità, promuovere l’innovazione e favorire uno sviluppo più equo e sostenibile. Ogni opportunità formativa, ogni talento valorizzato e ogni competenza acquisita, infatti, rappresentano un investimento destinato a produrre benefici non solo per il singolo individuo, ma per l’intera società.

In conclusione, il 15 luglio ricorda che i giovani non sono soltanto i cittadini di domani, ma protagonisti del presente. Perciò, ascoltarne le idee, sostenerne i percorsi di crescita e offrire loro gli strumenti per realizzare le proprie potenzialità significa costruire una società più inclusiva, dinamica e capace di affrontare con fiducia le sfide del futuro.

Come suggello di questo messaggio, Pablo Neruda scriveva: «Potranno recidere tutti i fiori, ma non potranno fermare la primavera.» Allo stesso modo, quando vengono sostenuti da un’educazione di qualità e da reali opportunità di crescita, i giovani continuano a rappresentare la forza più autentica del cambiamento e della speranza.

Prof.ssa Italia Martusciello

Disability Pride: dall’invisibilità all’orgoglio, un percorso di diritti, cultura e inclusione

Luglio è il mese del Disability Pride, un’occasione dedicata alla valorizzazione delle persone con disabilità, alla promozione dei diritti e alla costruzione di una società autenticamente inclusiva


L’espressione “Disability Pride”, letteralmente “orgoglio disabile”, nasce dalla volontà di superare una visione della disabilità fondata esclusivamente sul limite, sulla mancanza o sulla dipendenza. L’orgoglio, infatti, non significa ignorare le difficoltà che molte persone affrontano ogni giorno, bensì affermare che la disabilità è una delle tante espressioni della diversità umana e che nessuno dovrebbe essere definito esclusivamente dalla propria condizione.
Per molto tempo, la disabilità è stata raccontata attraverso uno sguardo esterno: la persona veniva identificata con il proprio deficit, anziché con la propria storia, le proprie competenze, i propri desideri e il contributo che può offrire alla comunità. Proprio per questo, il Disability Pride si propone di cambiare questa narrazione, promuovendo il passaggio dalla persona “da assistere” alla persona “titolare di diritti”, dall’invisibilità alla piena partecipazione sociale.
In questo contesto, uno dei cambiamenti più significativi nel modo di interpretare la disabilità è rappresentato dal passaggio dal modello medico al modello sociale. Secondo il modello medico, la difficoltà risiede prevalentemente nella condizione individuale della persona. Al contrario, il modello sociale, sviluppato anche grazie ai movimenti per i diritti delle persone con disabilità, sposta l’attenzione sulle barriere fisiche, culturali e sociali che limitano la partecipazione e generano esclusione.
Da questa prospettiva emerge anche il pensiero del filosofo e pedagogista John Dewey, secondo cui una comunità democratica è realmente tale quando consente a tutti i suoi membri di partecipare attivamente alla vita collettiva. L’inclusione, pertanto, non consiste nell’adattare le persone a un sistema già esistente, ma nel costruire contesti capaci di accogliere la pluralità delle esperienze.
Parallelamente, il Disability Pride trova solide radici anche nella riflessione filosofica contemporanea. La filosofa Martha Nussbaum, attraverso il suo Approccio delle Capacità (Capabilities Approach), sostiene che una società giusta non debba limitarsi a garantire gli stessi diritti sulla carta, ma debba creare le condizioni affinché ogni individuo possa sviluppare le proprie potenzialità e partecipare pienamente alla vita sociale. Di conseguenza, l’inclusione non rappresenta un gesto di solidarietà o di benevolenza, bensì una vera e propria questione di giustizia sociale.
Nello stesso solco si inserisce il pensiero del filosofo Axel Honneth, che evidenzia come il riconoscimento da parte degli altri sia fondamentale nella costruzione dell’identità personale. L’esclusione e la discriminazione, infatti, non producono soltanto svantaggi materiali, ma incidono profondamente sulla dignità e sulle relazioni umane. Per questo motivo, il Disability Pride rappresenta una richiesta di riconoscimento: vedere le persone con disabilità nella loro complessità, non come simboli di fragilità, ma come cittadini, lavoratori, studenti, artisti, e protagonisti della vita sociale.
Non a caso, la scelta di celebrare il Disability Pride nel mese di luglio è legata a una data simbolica. Il 26 luglio 1990 venne infatti firmato negli Stati Uniti l’Americans with Disabilities Act (ADA), una delle più importanti leggi sui diritti civili delle persone con disabilità. Grazie a questa normativa, sono state introdotte tutele fondamentali contro la discriminazione nell’accesso al lavoro, all’istruzione, ai servizi pubblici e agli spazi comuni, trasformando l’ADA in un punto di riferimento internazionale e contribuendo alla diffusione di un movimento che ancora oggi promuove accessibilità, partecipazione e pari opportunità.
A rappresentare visivamente questi valori vi è la bandiera del Disability Pride, ideata da Ann Magill. Le sue linee diagonali simboleggiano il percorso verso il cambiamento e il superamento delle barriere, mentre i diversi colori richiamano la varietà delle esperienze e delle condizioni presenti all’interno della comunità delle persone con disabilità. In altre parole, il suo messaggio è semplice ma profondo: persone con storie differenti unite dalla richiesta comune di pari dignità, diritti e riconoscimento.
Anche in Italia, il Disability Pride ha contribuito a promuovere una nuova cultura della disabilità. Nel 2015 nasce a Ragusa l’esperienza di Handy Pride, che negli anni coinvolge numerose città italiane e favorisce la nascita del Disability Pride Network. Grazie a queste iniziative, il racconto pubblico della disabilità è progressivamente cambiato, spostando l’attenzione dalla sola assistenza alla partecipazione attiva e dando finalmente voce alle persone che vivono direttamente questa esperienza.
In questo senso, il principio internazionale “Nulla su di noi senza di noi” sintetizza efficacemente la filosofia del movimento: ogni scelta che riguarda le persone con disabilità deve prevedere il loro coinvolgimento diretto.

Infine, il Disability Pride ci invita a porci una domanda fondamentale: che tipo di società vogliamo costruire? Una società inclusiva non è quella che si limita a consentire l’accesso a spazi progettati per altri, ma quella che nasce fin dall’inizio pensando alla diversità come elemento naturale della convivenza. Come ricordava il pedagogista Paulo Freire, l’educazione autentica si fonda sul dialogo e sul riconoscimento reciproco. Di conseguenza, nessuna persona deve essere considerata destinataria passiva di interventi, ma protagonista del proprio percorso di vita.
In conclusione, il Disability Pride è molto più di una ricorrenza: è un invito culturale, civile e sociale a riconoscere il valore delle differenze, abbattere le barriere e costruire comunità nelle quali ogni persona possa partecipare pienamente. Perché, in definitiva, l’inclusione non riguarda soltanto le persone con disabilità: riguarda il modo in cui scegliamo di essere società e il futuro che desideriamo costruire insieme.

Human Rights Council: conclusioni della 62° sessione


L’8 luglio 2026, il Consiglio per i diritti umani ha concluso la sua 62a sessione a Ginevra adottando 28 risoluzioni e prorogando otto mandati, tra cui quello del Relatore speciale sui diritti umani in Eritrea e sette mandati tematici riguardanti settori quali l’istruzione, i diritti delle persone con disabilità, la povertà, le imprese e i diritti umani, e l’indipendenza di giudici e avvocati.

Nel corso della sessione, il Consiglio ha inoltre adottato gli esiti delle revisioni periodiche universali, ha nominato quattro nuovi titolari di mandato e ha approvato la bozza della sua relazione.

Sono state inoltre adottate risoluzioni che affrontano una serie di urgenti questioni globali, tra cui l’accesso umanitario e la protezione del personale umanitario e dell’assistenza sanitaria nei conflitti armati, la libertà di opinione e di espressione, la disinformazione e l’intelligenza artificiale, i cambiamenti climatici, i diritti delle donne e delle ragazze, i matrimoni precoci, le malattie tropicali neglette e la situazione dei diritti umani dei musulmani Rohingya e di altre minoranze in Myanmar.

Il Consiglio ha inoltre deciso di riflettere sul suo ventesimo anniversario, organizzando una discussione che si terrà durante la sessione di alto livello della sua 64a sessione nel 2027, incentrata sul rafforzamento della sua efficacia in tutto il sistema delle Nazioni Unite.

Nelle risoluzioni il Consiglio ha rivolto un’attenzione prioritaria alle emergenze nazionali e ai conflitti in corso. In particolare, è stata espressa una ferma condanna per le atrocità commesse dalle Forze di Supporto Rapido in Sudan, con un focus sull’area di El Obeid, sollecitando un’indagine immediata da parte della missione di accertamento dei fatti dell’ONU. Parallelamente, un’altra importante risoluzione ha mirato a proteggere i diritti dei Rohingya e di altre minoranze in Myanmar, chiedendo conto delle sistematiche violazioni perpetrate dopo il colpo di stato militare del 2021. Anche l’Eritrea è rimasta sotto la lente d’ingrandimento, con il rinnovo annuale del mandato del Relatore Speciale incaricato di monitorare le continue sparizioni forzate e le detenzioni arbitrarie di dissidenti politici e giornalisti.

Un altro tema centrale della sessione è stato l’intreccio tra giustizia, libertà fondamentali e nuove tecnologie. Nel rinnovare il mandato dell’esperto sull’indipendenza di giudici e avvocati, il Consiglio ha condannato le aggressioni contro i professionisti legali e ha preso una posizione netta contro le cosiddette querele temerarie (SLAPP), spesso usate per intimidire chi partecipa al dibattito pubblico. In quest’ottica, sono stati evidenziati i rischi che le moderne tecnologie di sorveglianza comportano per la riservatezza del rapporto tra legali e assistiti. Questo si ricollega alle ampie discussioni sull’impatto dell’intelligenza artificiale e della sorveglianza digitale repressiva, in cui gli Stati sono stati esortati a combattere la disinformazione senza però usarla come pretesto per limitare la libertà di espressione o colpire il dissenso.

Sul fronte dei diritti delle donne e delle ragazze, i lavori hanno portato all’adozione di nuove direttive globali per contrastare e sradicare definitivamente i matrimoni infantili e forzati. Le risoluzioni si sono concentrate anche sull’eliminazione delle discriminazioni insite nei sistemi di assistenza e cura, sottolineando la necessità di rafforzare la tutela femminile in modo specifico all’interno dei contesti di emergenza umanitaria e durante i disastri legati ai cambiamenti climatici.

Proprio le crisi umanitarie e climatiche hanno chiuso il quadro delle decisioni più rilevanti. Di fronte alla moltiplicazione dei conflitti, sono state affrontate le implicazioni legali e umane dell’ostruzione agli aiuti, varando misure urgenti per proteggere gli operatori umanitari sul campo, le strutture sanitarie e il personale medico nelle zone di guerra. Nel contempo, il Consiglio ha prolungato di tre anni i mandati di monitoraggio sui diritti delle persone con disabilità, sul diritto all’istruzione e sulle responsabilità delle multinazionali in materia di diritti umani e sicurezza alimentare. Infine, per quanto riguarda l’ambiente, la risoluzione annuale sul clima si è focalizzata sulle politiche di adattamento e sulla salvaguardia delle generazioni future, chiedendo una transizione energetica equa che tenga conto del forte impatto dei cambiamenti climatici sulle comunità indigene e sulle popolazioni più vulnerabili.

https://www.ohchr.org/en/meeting-summaries/2026/07/human-rights-council-concludes-sixty-second-regular-session-after?sub-site=HRC

Il “Muro della Fama” degli insegnanti: a Emporia, Kansas, la memoria diventa futuro per la professione docente

Un luogo dove gli insegnanti entrano nella storia e il valore della scuola diventa patrimonio collettivo


A Emporia, nel Kansas, esiste uno spazio che racconta una storia di grande significato: quella degli insegnanti che hanno dedicato la propria vita alla formazione delle nuove generazioni. 
È il National Teachers Hall of Fame, l’unico museo negli Stati Uniti interamente dedicato alla celebrazione della professione docente, nato per riconoscere, valorizzare e preservare il contributo di chi ogni giorno costruisce il futuro attraverso l’educazione.
Fondato nel 1989 grazie alla collaborazione tra la Emporia State University, l’associazione degli ex studenti dell’università, la città di Emporia, il distretto scolastico locale e la Camera di Commercio dell’area, il National Teachers Hall of Fame rappresenta molto più di un museo: è uno spazio dedicato alla memoria educativa, in cui la figura dell’insegnante viene riconosciuta come elemento essenziale per la crescita culturale, sociale e democratica di una comunità.

All’interno del National Teachers Hall of Fame Museum trova spazio il Wall of Fame, il “Muro della Fama” dedicato agli insegnanti. Non è una semplice raccolta di nomi o riconoscimenti, ma una narrazione collettiva della scuola: ogni volto, ogni targa e ogni testimonianza raccontano percorsi professionali costruiti attraverso passione, competenza, innovazione didattica e responsabilità educativa.
Il messaggio che emerge è chiaro: un insegnante non si limita a trasmettere conoscenze, ma crea opportunità, sostiene talenti, accompagna le fragilità e contribuisce alla formazione dei cittadini di domani.
Il muro diventa così un archivio della memoria scolastica, una raccolta di esperienze che dimostrano come l’educazione possa trasformare la vita delle persone e incidere sullo sviluppo delle comunità.
Ogni anno, nel mese di giugno, il National Teachers Hall of Fame seleziona e celebra cinque docenti della scuola primaria e secondaria distintisi per eccellenza professionale, dedizione e capacità di innovare la propria pratica educativa.
Dal primo riconoscimento assegnato nel 1992, oltre 130 educatori provenienti da numerosi Stati americani e dal Distretto di Columbia sono entrati nella Hall of Fame, diventando testimoni di una professione considerata strategica per il futuro del Paese.
La selezione non si basa soltanto sui risultati scolastici, ma prende in considerazione la capacità di creare ambienti di apprendimento inclusivi, promuovere il successo degli studenti, sviluppare nuove metodologie e interpretare la scuola come spazio di crescita della persona.
Tra le esperienze valorizzate negli ultimi anni emergono anche percorsi legati a temi centrali nella scuola contemporanea, come il benessere psicologico degli studenti, l’attenzione alla salute emotiva, l’inclusione e la costruzione di comunità scolastiche accoglienti e sicure.
Un esempio significativo riguarda i docenti che hanno integrato il benessere nella pratica quotidiana dell’insegnamento, promuovendo maggiore attenzione alla dimensione emotiva dell’apprendimento. Una testimonianza di come la scuola non possa occuparsi soltanto di conoscenze e competenze, ma debba prendersi cura della persona nella sua complessità.
Il National Teachers Hall of Fame non è soltanto uno spazio celebrativo. All’interno del campus della Emporia State University, presso Visser Hall, ospita un museo, un centro di risorse per gli insegnanti e ambienti dedicati alla storia dell’educazione.
I visitatori possono osservare targhe commemorative, materiali dedicati ai docenti premiati, strumenti didattici storici e una ricostruzione di un’aula scolastica del passato, simbolo dell’evoluzione della scuola e del ruolo dell’insegnante nella società.
Gli educatori inseriti nella Hall of Fame ricevono diversi riconoscimenti simbolici: una targa con il proprio nome e la propria storia professionale, un’esposizione permanente nel museo nazionale, un premio artistico in bronzo e altri elementi celebrativi che testimoniano il valore del loro contributo.
Il “Muro della Fama” di Emporia ricorda che dietro ogni trasformazione educativa c’è sempre una relazione fondamentale: quella tra un insegnante e i suoi studenti. È da questo legame, spesso silenzioso ma profondo, che nasce la costruzione di una comunità più consapevole, inclusiva e democratica.

Per maggiori informazioni consulta il sito ufficiale.

Prof.ssa Italia Martusciello