L’Educazione civica nel colloquio dell’Esame di maturità

Guida alla normativa, alla valutazione e alla preparazione


Il nuovo Esame di Stato, disciplinato dal DM 13/2026, introduce cambiamenti strutturali profondi per il colloquio orale, passando da un approccio interdisciplinare più libero a uno rigidamente ancorato a quattro materie indicate. In questo nuovo scenario, la valutazione dell’Educazione civica richiede un’attenta calibrazione da parte delle Commissioni, poiché la disciplina non deve essere isolata, ma deve emergere in modo organico. Di seguito si propone un’analisi articolata in quattro parti per orientare docenti e studenti.

Prima parte: Riferimenti normativi essenziali

L’architettura del colloquio e la valutazione dell’Educazione civica si fondano sull’incrocio di tre fondamentali riferimenti normativi:
DM 13/2026: il decreto definisce le modalità del colloquio, stabilendo che esso si svolge specificamente su quattro discipline individuate dal Ministero. L’obiettivo è accertare il Profilo Educativo, Culturale e Professionale (PECUP) dello studente. Nonostante il limite delle quattro materie, il decreto indica alla Commissione di “tenere conto” e “verificare” le competenze maturate nell’insegnamento trasversale dell’Educazione civica.
OM 54/2026 (allegato A): la griglia di valutazione del colloquio si articola su quattro indicatori:
1. acquisizione dei contenuti e dei metodi delle quattro discipline;
2. capacità di utilizzare e raccordare le conoscenze;
3. capacità di argomentare in modo critico e personale;
4. grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità.
DM 183/2024): le Linee guida stabiliscono che l’insegnamento (minimo 33 ore annue) è trasversale e si articola su tre nuclei concettuali: Costituzione, Sviluppo economico e sostenibilità, e Cittadinanza digitale. Le Linee guida sottolineano esplicitamente che i nuclei dell’Educazione civica “sono già impliciti nelle discipline previste nei curricoli”.

Seconda parte: il ruolo del Consiglio di classe
e il “Documento del 15 maggio”

La Commissione d’esame non può valutare l’Educazione civica in modo astratto, ma deve farlo “come definita nel curricolo d’istituto e documentata dalle attività indicate nel documento del consiglio di classe”. Per questo, la redazione del “Documento del 15 maggio” è un passaggio nevralgico.
Il Consiglio di classe dovrà dichiarare le attività svolte in contitolarità, esplicitando i percorsi, i moduli interdisciplinari e le eventuali attività laboratoriali o di ricerca affrontate. Inoltre, è opportuno segnalare le esperienze valorizzabili, anche in attività extrascolastiche, progetti di service learning o attività di volontariato che concorrono a comporre il curricolo di Educazione civica della singola classe (o del singolo studente). In ogni caso, nella descrizione della propria programmazione, ogni docente, in particolare nel caso delle discipline oggetto di esame, potrebbe e dovrebbe specificare i moduli riconducibili al Curricolo di Educazione civica svolti nel proprio contesto disciplinare.
In questo contesto, pur da non confondere con l’Insegnamento di Educazione civica, potrebbe trovare una sua collocazione anche la prescrizione per i candidati ammessi con valutazione 6 in comportamento: il Consiglio di classe, infatti, deve assegnare loro un “elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale” e tracciare con chiarezza i confini e le richieste di questo elaborato, affinché la Commissione possa valutarne la trattazione in sede di colloquio.

Terza parte: Conduzione del colloquio
e approfondimento sugli indicatori di valutazione

La conduzione del colloquio non prevede uno spunto iniziale a scelta della Commissione, ma inizia con una riflessione del candidato sul proprio Curriculum. Prosegue poi con le domande sulle quattro discipline, l’analisi critica della formazione scuola-lavoro e la discussione degli scritti.
Poiché il colloquio è vincolato a quattro discipline, la Commissione non dovrebbe porre specifici quesiti di Educazione civica slegati da esse, a meno che non sia il candidato a proporli. La verifica civica deve quindi essere diffusa e trasversale.
Come evidenziato in precedenza, l’aspetto metodologicamente più delicato è decidere come distribuire la valutazione civica all’interno dei quattro indicatori della griglia ministeriale.
La Commissione dovrebbe agire con questa consapevolezza rispetto ai quattro indicatori della Griglia di valutazione.
Primo indicatore (acquisizione dei contenuti e dei metodi delle quattro discipline – fino a 5 punti): valuta i contenuti delle quattro discipline. L’Educazione civica potrebbe rientrarvi solo per sovrapposizione. Poiché i temi civici sono “impliciti” nelle discipline (ad es. studiare l’inquinamento in Scienze significa studiare la “Sostenibilità” civica), una brillante risposta disciplinare è anche una dimostrazione di conoscenza civica. Inoltre, eventuali moduli riconducibili al Curricolo di Educazione civica svolti nel contesto disciplinare e indicati nella programmazione presente nel “Documento del 15 maggio”, potrebbero essere oggetto di domande e di valutazione specifica. Occorre anche ricordare, tuttavia, la valutazione non può esaurirsi in questo indicatore, perché l’Educazione civica non deve ridursi alla sola memorizzazione di nozioni.
Secondo indicatore (capacità di utilizzare e raccordare le conoscenze – fino a 5 punti): premia la capacità di fare collegamenti. Un candidato potrebbe ottenere livelli alti (IV o V) se mostra di essere in grado di utilizzare conoscenze di Educazione civica come “collante”, inserendo la dimensione civica in una “trattazione pluridisciplinare ampia e approfondita”.
Terzo indicatore (capacità di argomentare in modo critico e personale – fino a 5 punti): questo potrebbe uno degli indicatori primari per l’Educazione civica. Le Linee guida chiedono di incoraggiare un “pensiero critico personale, aperto e costruttivo”. Il livello massimo indicato nella Griglia premia il candidato capace di “rielaborare con originalità”, dimostrando di saper leggere temi complessi (es. legalità, diritti digitali) argomentando criticamente.
Quarto indicatore (grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità – fino a 5 punti): probabilmente qui risiede il “cuore pulsante” della valutazione di Educazione civica. Il colloquio mira a verificare il “grado di responsabilità e maturità”: il punteggio massimo (Livello V) viene dato a chi sa “riflettere criticamente sul proprio agire” e “gestire responsabilità significative in modo esemplare”. In questo indicatore convergeranno le esperienze documentate nel Curriculum dello studente, l’analisi critica (e non meramente narrativa) che lo studente farà delle esperienze di formazione scuola-lavoro e altri aspetti presenti nelle diverse fasi del colloquio, correlabili anche alle competenze civiche.

Quarta parte: come si potrebbero preparare gli studenti

Alla luce del nuovo impianto normativo e della specifica ripartizione della griglia valutativa, gli studenti devono impostare una preparazione strategica e matura, riassumibile in alcuni principi.
Evitare lo studio mnemonico isolato
Ripetere a memoria gli articoli della Costituzione serve a poco (anche se occorre conoscerli…). È necessario invece esercitarsi a connettere i principi fondamentali alle quattro discipline oggetto del colloquio (es. il diritto alla salute costituzionale legato al progresso scientifico, o i diritti dei lavoratori connessi all’evoluzione storica).
In sostanza, occorre conoscere con chiarezza il curricolo svolto di Educazione civica non come elenco di argomenti isolati tra le discipline, ma come indirizzo verso la maturazione di una cittadinanza critica e culturalmente fondata.
Curare maniacalmente la fase di avvio e la presentazione della formazione scuola-lavoro
Poiché la prima impressione (e parte della valutazione sulla maturità) deriva dalla fase iniziale, lo studente deve preparare una riflessione solida sul proprio Curriculum, capace di valorizzare le attività extracurricolari, sportive o di volontariato. La relazione sulla formazione scuola-lavoro non deve essere un riassunto delle mansioni svolte, ma un’analisi critica che colleghi l’esperienza in azienda o ente al proprio Profilo Educativo e Culturale (PECUP).
Allenare l’argomentazione critica
Gli studenti devono prepararsi ad avere un’opinione fondata sui grandi temi (transizione ecologica, uso dell’Intelligenza artificiale, sicurezza stradale). Non si tratta di dare la risposta giusta, ma di dimostrare alla Commissione di aver raggiunto “un elevato grado di autonomia e maturazione personale”, dimostrando di essere pronti per l’esercizio della cittadinanza attiva.


Nota conclusiva: proposte operative e avvertenze metodologiche
Per tradurre in pratica le indicazioni normative e le Linee guida, i Consigli di classe e gli studenti possono trarre ispirazione da due proposte didattiche ricche di spunti interdisciplinari, ovvero la raccolta “Manifesti e Decaloghi” e i percorsi tematici de “L’alfabeto della cittadinanza”.
Il percorso sull’alfabeto della cittadinanza rappresenta un’eccellente unità di apprendimento che ancora i principi della Costituzione a precisi contesti storici e letterari, spaziando dal principio di uguaglianza letto attraverso il dramma dei genocidi del Novecento, fino al ripudio della guerra incarnato nella poesia del primo conflitto mondiale. Parallelamente, la raccolta sui manifesti e decaloghi offre una rassegna di documenti programmatici e discorsi storici di enorme valore etico e civile, coprendo trasversalmente tutti i nuclei previsti per la disciplina, dalla Costituzione all’educazione digitale, fino allo sviluppo economico.
Sebbene rappresentino modelli di progettazione didattica ineccepibili, il loro impiego in sede d’esame richiede un’importante avvertenza metodologica. Questi materiali non devono in alcun modo essere interpretati o utilizzati secondo la vecchia normativa, che prevedeva l’assegnazione di un materiale a scelta della Commissione per avviare il colloquio orale. Al contrario, devono essere considerati esclusivamente come possibili esempi di lavoro da riadattare alla luce delle norme attuali introdotte dal DM 13 2026.
Poiché il nuovo esame si apre obbligatoriamente con la riflessione sul Curriculum dello studente e si svolge tassativamente su quattro discipline predeterminate dal Ministero, questi percorsi letterari, storici o filosofici non potranno più essere proposti a sorpresa dalla Commissione come spunto di partenza. Sarà invece lo studente, opportunamente preparato durante l’anno, a dover attingere a questo prezioso bagaglio culturale, richiamando spontaneamente tali letture e documenti per arricchire la propria esposizione interdisciplinare. In questo modo, il candidato potrà utilizzare queste risorse per dimostrare concretamente quella capacità di argomentare in modo critico e personale che è richiesta dai livelli di eccellenza della nuova griglia di valutazione ministeriale.


Se volete approfondire la struttura del colloquio dell’Esame di Maturità potete riascoltare la prima puntata del nostro Podcast.

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