Scienza e sentimento della Natura: una riflessione per l’Antropocene

La riflessione di Anna Paola Tantucci per la cerimonia di premiazione del Certamen latinum


Il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” per gli studenti del secondo biennio e del quinto anno è riconosciuto come competizione per la valorizzazione delle eccellenze dal DM 108 del 4 giugno 2024.
Dalla corrente edizione, il Certamen assume come proprio motto “Musae alunt oblectant ornant solantur”, attingendo alla definizione più alta di poesia che sia stata mai fatta in lingua latina, presente in Cicerone (Pro Archia, 16) e in Virgilio (Aen. 10, 191). La poesia non è solo la più nobile ricreazione dello spirito, ma anche nutrimento dell’anima, arricchimento dell’intelletto, rifugio e conforto nelle avversità, un patrimonio che ci segue in ogni momento della vita.
Il tema annuale scelto dalla Giuria prende le mosse dalla celebre affermazione di Lucrezio  “Naturae species ratioque.”( 1,148)

In un’epoca definita “Antropocene”, tempo in cui l’umanità è chiamata con urgenza a ripensare la propria relazione epistemologica e pratica con l’ambiente, emerge la vulnerabilità di fronte ai rischi sistemici causati da uno sviluppo industriale insostenibile. 
Fenomeni evidenti come il riscaldamento globale e l’innalzamento dei mari ci dimostrano che la questione ecologica non è più un problema per soli scienziati, ma una complessa sfida transdisciplinare che investe profondamente la politica, la società e l’etica.
Il cuore del tema tocca anche un’altra dolorosa frattura: storicamente, il nostro rapporto con l’ambiente è stato permeato da un approccio estetico e contemplativo (si pensi per esempio all’Arcadia delle Bucoliche o alla laus ruris delle Georgiche di Virgilio). Oggi, invece, assistiamo al declino di questo fascino spirituale: l’estetica del sublime è stata soppiantata dal “pathos della minaccia”.
L’ impostazione del Latino per l’educazione linguistica che comporta il comporre in latino in prosa o poesia e tradurre poi in italiano, mira proprio a favorire l’accesso a un vasto e stimolante patrimonio di civiltà e tradizioni, rendendo possibile la percezione del rapporto di continuità e alterità che lega il presente al passato e promuovendo una sintesi tra visione critica del presente e memoria storica.
Oggi, nell’era del “monoteismo tecnologico”, la sfida è formare persone intelligenti e libere, non gregarie, capaci di gestire o ribellarsi a macchine più o meno intelligenti.
Per questo, si può immaginare una scuola che recuperi i “perché”, che insegni a cogliere la profondità e la relazione tra le cose, che scopra il valore del passato e della memoria e insieme si impegni a inventare il futuro.

Leggendo le opere dei nostri studenti, scopriamo una profonda interiorizzazione di questa crisi. Gli studenti hanno colto in pieno la transizione dal sublime all’angoscia: la natura smette di essere un rassicurante locus amoenus per diventare una vittima che sanguina e soffre. 
Gli studenti hanno poi saputo calare l’ansia globale in drammi tangibili e a loro vicini. I giovani Gabriele Gallerani e Luca Malaguti del Liceo “Morandi” di Finale Emilia immaginano la fertile pianura emiliana minacciata dall’esondazione dei fiumi Reno e Panaro a causa della nostra “terribile colpa”. Attraverso i versi del loro dialogo, puntano il dito contro un’umanità diventata “cieca e ottusa” di fronte ai sintomi dell’aspra malattia del mondo.
Emerge inoltre, come nei versi dell’Elegia ad magnanimam Matrem Naturam del Liceo “Tacito” di Roma la visione di una Madre Natura “massacrata con furia rabbiosa” dalle sue stesse creature, ma che, nonostante le lancinanti ferite, non si arrende e mantiene una dolente e maestosa dignità (“appena vacilla, subito eccelsa risplende”).
A questa visione angosciata si unisce un’acuta indagine sulle colpe psicologiche della nostra specie, ben rappresentata da Illiberalis hospes del Liceo “Vieusseux” di Imperia Attraverso un’allegoria lucida e spietata, l’autore immagina la Natura come un’antica e benevola padrona (Natura benigna) che governava pacificamente la terra e che decide di accogliere nella sua casa un vagabondo, il Genere Umano (Genus Humanum). Tuttavia, l’uomo si rivela fin da subito un “pessimo ospite” (pessimus hospes), avido di cibo e capace solo di maltrattare ciò che lo circonda. Nonostante la magnanimità iniziale della Natura, le azioni umane rendono i campi sterili e fanno ammalare di dolore la padrona di casa. La riflessione dell’autore si fa particolarmente amara quando indaga il tentativo di redenzione del genere umano: l’ospite tenta infine di trovare una soluzione ai danni provocati, ma non lo fa per vero pentimento, bensì “spinto dalla paura di morire” (decedendi paura impulsus). L’opera ci mette di fronte a un imperativo non più rimandabile: noi siamo quel Genere Umano, e con le nostre azioni dobbiamo decidere se “salvare Natura o morire con lei”.
Proprio come gli “Ato-amici di Lucrezio” del Liceo “Labriola” di Roma, i nostri studenti hanno compreso che il Latino non serve solo per tradurre le parole, ma anche per capire e scoprire la natura intorno a noi. Essi hanno colto che il dono della conoscenza deve generare responsabilità: non è la natura ignota a minacciare l’uomo, ma l’azione dell’uomo sulla natura a causarne la possibile distruzione.

Lo vediamo chiaramente nel Dialogus inter flores et poetam del Liceo “Adriano” di Tivoli, in cui si immagina l’interruzione brutale dell’armonia classica: sono gli stessi fiori a lanciare un “grido silente”, costretti a spezzare il loro canto giocondo a causa dello smodato sole e dell’onda crescente.

Ciò che colpisce maggiormente è il modo in cui i giovani autori hanno riletto la lezione dei classici, utilizzandoli non come rifugio nostalgico, ma come un potente megafono per le angosce contemporanee. Questa rilettura è ben declinata da Leonardo Del Duca del Liceo “Seneca” nella sua Neque felices neque fortunati. Utilizza i classici come giudici severi del nostro falso progresso: accusa l’uomo moderno di sacrificare il mondo sull’altare di una “Sacra Fame dell’Oro”, una dea vorace che non guarda in faccia a nulla. Denuncia apertamente i pericoli di una “Ragione Artificiale” che tracanna avidamente l’acqua vitale e inaridisce i cervelli. Nella sua lirica, l’umanità va “contro natura”, recide le proprie radici psicologiche e per questo il tormento interiore viene gridato chiamando a testimone Catullo: “il nostro animo lo sente accadere, e si tormenta, o Catullo!”. La supplica finale rivolta agli antichi suggella il crollo dell’idillio: “aggrediamo la bellezza naturale, e la ragione non vogliamo usarla, o Lucrezio”.
Un contributo di sintesi ci giunge dall’elaborato multimediale Dialogus de natura degli studenti del Liceo “Tasso” di Salerno. Qui, la lezione dei classici non è solo gridata come denuncia, ma messa a sistema in un vero e proprio “consiglio” di saggi. Attraverso le parole di Seneca e Plinio, i ragazzi mettono in guardia contro una luxuria che corrompe la Terra: l’uomo moderno, pur dotato di un “grande ingegno”, ha smarrito il senso del limite (modum non servant), trasformando la ricerca di oro e argento in una violazione sistematica delle viscere della terra.

Colpisce come gli studenti abbiano recuperato il pensiero di Teofrasto per parlare, con duemila anni di anticipo, di mutamenti climatici causati dall’azione antropica. Tuttavia, il “Concilium” non si chiude nel pessimismo: dopo il rigore dei filosofi, si leva una “voce di armonia”, quella di San Francesco. Il suo Cantico delle Creature diventa, nella rilettura degli studenti, il punto d’approdo necessario per l’Antropocene: la Natura non è solo un oggetto di studio (ratio) o di sfruttamento, ma una “Madre e Sorella” da custodire con riverenza. È l’invito a passare dal dominio alla cura, trasformando la conoscenza scientifica in amorevole custodia.

Il punto di arrivo di questa riflessione corale trova la sua espressione nel monito che chiude il contributo degli studenti di Paternò: ‘Natura tota nobis non est, sed nos toti naturae sumus’ (La natura non è tutta nostra, ma noi apparteniamo interamente alla natura). Questo motto ribalta secoli di antropocentrismo predatore. Non si tratta solo di ‘custodire’ qualcosa che ci è esterno, ma di riconoscere che la nostra sopravvivenza è indissolubilmente legata a quella dell’organismo vivente che ci ospita. È l’invito finale rivolto a tutti noi: riscoprire l’umiltà di essere parte di un tutto, passando definitivamente dall’illusione del possesso alla realtà dell’appartenenza.

Da alcuni anni è stata istituita una Sezione riservata agli studenti del primo biennio delle scuole secondarie di II grado con insegnamento della lingua latina (liceo classico, scientifico, linguistico, delle scienze umane e altri indirizzi dove sia previsto nell’ambito del curricolo dell’autonomia).
Le finalità specifiche  della  seconda  sezione sono ispirate alle seguenti linee guida:
– avvicinare gli studenti del primo biennio dei Licei ai valori della cultura classica;
– trattare in chiave laboratoriale la tematica proposta;
– incentivare la riflessione personale sugli obiettivi portanti dell’Agenda 2030 e dei Principi universali di educazione civica;
– favorire l’inclusione, anche attraverso il dialogo fondato su collaborazione e interazione tra diversi linguaggi (verbale, iconico, visivo etc.), al fine di rafforzare lo scambio di buone prassi tra i Licei italiani ed europei.
Il tema scelto dalla Giuria per l’anno scolastico 2025-2026 è il secondo Principio universale di educazione civica di EIP Italia (Piaget-Mühlethaler, 1968): Schola omnibus orbis terrarum pueris ad mutuam benignitatem viam munit (La scuola apre a tutti i fanciulli del mondo la strada della comprensione reciproca).

I lavori dei giovani hanno offerto spunti creativi molto interessanti sul tema della pace, sentito profondamente come tema di scottante attualità riportato al mondo classico. Gli studenti del Liceo Scientifico Righi di Roma partendo da Quintiliano e dalla modernità della sua pedagogia, attraverso un’impostazione dialogica, hanno riflettuto sull’importanza della scuola come luogo di incontro di diversità che si armonizzano dove l’adolescente si misura con i coetanei e cresce con loro.

Gli studenti del liceo classico Marzolla di Brindisi hanno elaborato una riflessione sul cammino della crescita individuale attraverso le difficoltà della vita è il tema di questa lirica, dove l’aspetto morale ed etico si unisce ad un approfondimento sulla scuola e sul suo ruolo nella formazione delle coscienze. Il focus è poi sul confronto con i compagni, di cui si condividono successi e si comprendono i fallimenti; tutto serve ad un’adolescente che si prepara al mondo, perché la scuola nel mondo classico non serviva solo come veicolo di conoscenza ma mirava anche ad educare.

Per Diego Dainese del Liceo Scientifico Bocchi Galilei di Adria la scuola, è paragonata poeticamente ad un meraviglioso giardino curato con attenzione ed amore, ricca di catulliani riferimenti. La scuola diventa per l’autore il luogo in cui si compongono armonicamente le differenze come i diversi colori di un giardino. 

Di grande originalità è il messaggio che il protagonista del lavoro del Liceo Classico “G. Mameli” di Roma vuole mandare al lettore, attraversa il tempo e lo spazio attraverso un’immagine onirica, in un dialogo immaginario, e si ritrova in un’aula dove l’insegnante parla di diversità  e di integrazione. Il brusco risveglio riporta l’alunno alla realtà, dove le guerre attraversano tutti gli angoli del pianeta e lo portano a concludere amaramente  Estne pax somnium tantum?La pace possiamo solo sognarla?

In conclusione, i risultati di questo Certamen suggeriscono un’importante riflessione in vista delle future edizioni del Bando. L’ampia adesione delle scuole alla modalità multimediale dimostra come la composizione in latino, declinata attraverso sceneggiature e drammatizzazioni, non sia solo prova di rigore filologico, ma anche di straordinaria creatività progettuale.

Questo apparente paradosso conferma la profonda attualità del latino nell’era digitale. In un ecosistema comunicativo saturo di informazioni, l’attitudine all’analisi critica e alla decodifica di strutture complesse – competenze tipiche dello studio dei classici – si rivela uno strumento indispensabile. Dalla precisione dei linguaggi specialistici (giuridico, medico, scientifico) fino alle architetture logiche dell’intelligenza artificiale, il latino continua a offrire un vantaggio competitivo, educando i ‘nativi digitali’ a quel pensiero strutturato che è alla base di ogni innovazione.

Anna Paola Tantucci
Presidente nazionale EIP Italia

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