Archivi categoria: Educazione alla pace

L’augurio di un’estate all’insegna della Pace

Pedalare verso un futuro diverso


Con l’arrivo dell’estate e la fine dell’anno scolastico, il tempo del riposo diventa un’occasione preziosa per continuare a coltivare, anche al di fuori delle aule, i valori su cui fondiamo la nostra educazione quotidiana. Quest’anno, uno spunto di riflessione ci arriva dal mondo dello sport: la 39ª edizione della celebre corsa ciclistica Maratona dles Dolomites ha scelto proprio “PAX”, la Pace, come tema centrale per il 2026.

Gli organizzatori della Maratona ci ricordano che la pace nasce da “piccoli gesti di solidarietà”. Sulle salite più dure o di fronte a una foratura, ciclisti fino a un attimo prima sconosciuti si fermano per aiutarsi a vicenda, perché conoscono bene “la solitudine sulla strada”. Questo è un messaggio potente da condividere con i nostri ragazzi: scegliere la pace significa rifiutarsi di fare l’abitudine alle tragedie del mondo e alle “guerre silenziose dell’ingiustizia economica”, rispondendo a tutto questo “con un colpo di pedale dopo l’altro”.

Il manifesto dell’evento sottolinea un concetto fondamentale per ogni educatore: “La pace la scegliamo nel momento in cui vedremo noi stessi guardando l’altro”. Nel ciclismo, come nella vita, la pace si realizza quando decidiamo di abbandonare la “corsia di sorpasso” per affiancare uno sconosciuto e chiedergli come sta. È il celebre gesto della borraccia condivisa tra i campioni del passato Bartali e Coppi: non importa chi l’abbia passata a chi, “basta il gesto”. In questa visione sportiva e umana, la montagna diventa un “simbolo di equità” dove migliaia di storie possono incontrarsi e respirare alla stessa altitudine.

Un aspetto molto interessante per l’educazione visiva e civica dei più giovani è il nuovo logo della Maratona PAX 2026, ideato da Manuel Bottazzo. Non è la classica e rassicurante bandiera della pace, i cui colori lineari rischiano oggi di svuotarsi di significato a causa dell’abitudine e dell’indifferenza. Nel nuovo logo c’è disordine e frattura: i colori si sono fusi e confusi per riflettere “il caos che abita il mondo e la mente delle persone”. Questo segno visivo vuole essere un “urlo silenzioso” che ci invita a guardare in faccia la frammentazione che ci circonda per provare, tutti insieme, a “ricostruire un ordine interiore”. Come ci ricorda la frase di Martin Luther King scelta per accompagnare l’iniziativa: “La vera pace non è semplicemente l’assenza di tensione; è la presenza della giustizia”.

Il nostro augurio per l’avvio di un tempo che ci porta alle vacanze estive è che ciascuno di noi, insegnante, studente o genitore, possa accogliere il bellissimo invito della Maratona: “pensare la pace, parlarne e agire”.
Che l’estate non sia solo un traguardo di riposo, ma un percorso quotidiano per “restituire senso ai simboli, forza alle parole, e luce alle coscienze”.

Buon cammino (o buona pedalata!) verso la pace, a tutti voi.

Educazione alla pace nelle “Indicazioni nazionali per i Licei”

Rapporto EIP Italia Scuola strumento di pace ETS per la revisione delle Indicazioni Nazionali dei Licei


Sebbene la “Premessa generale” delle bozze delle rinnovate Indicazioni nazionali dedichi ampio spazio all’educazione all’empatia e alla cittadinanza democratica, risulti ancora assente e non sufficientemente valorizzato un riferimento strutturale e organico al tema “Educazione alla pace”, espressione che non compare in tutto il testo neppure come riferimento indiretto in assenza del termine “pace” come costrutto autonomo. Come sottolineato anche in un recente intervento della Presidente Anna Paola Tantucci sul quotidiano “L’Osservatore Romano”, colmare questa lacuna non rappresenta un aggiornamento burocratico o contenutistico, ma è una risposta ineludibile per allineare il nostro sistema educativo alla costruzione di un “nuovo contratto sociale per l’educazione”. Siamo convinti che la pace possa essere promossa attraverso l’insegnamento scolastico non come semplice assenza o gestione del conflitto, ma come un processo attivo, inclusivo e democratico che richiede competenze specifiche. Questo orizzonte di senso si ricollega profondamente alle riflessioni di Luciano Corradini, il quale ricorda che la scuola istituita dalla Repubblica “non può che essere una proposta di vita”, capace di facilitare l’accettazione degli altri e di guidare i giovani nella scoperta dei tesori nascosti nella storia dell’umanità e nella propria interiorità.

Leggi e scarica l’intero Rapporto EIP

I “Tamburi della Pace” risuonano alla D’Ovidio-Nicolardi di Napoli

Riportiamo qui la riflessione della Presidente della Commissione Scuola della V Municipalità dott.ssa Margherita Siniscalchi, che ha sempre a cuore le iniziative e i percorsi educativi di EIP Campania


La giornata, organizzata con la Dirigente scolastica Maria Parascandalo, e promossa dalle delegate Paola Carretta ed Elvira D’Angelo, si è svolta il 14 aprile 2026.

Oggi ho avuto l’onore e il piacere di partecipare a un’iniziativa che tocca il cuore del nostro impegno educativo: i “Tamburi della Pace”.
L’iniziativa, promossa dall’associazione EIP – École Instrument de Paix (Scuola Strumento di Pace), non è solo una celebrazione simbolica. L’EIP svolge da anni un lavoro prezioso a livello internazionale e locale, riconosciuto dall’UNESCO, portando nelle classi una metodologia concreta: educare alla pace non come concetto astratto, ma come diritto umano e dovere civico.
Sentire il ritmo dei ragazzi oggi è stato potente e ogni anno partecipo a questa manifestazione con tanta emozione poiché penso che la scuola è la nostra prima e più importante “palestra di pace”:
🔹 È qui che si impara che il conflitto si risolve con il dialogo e non con la forza.
🔹 È qui che la gentilezza diventa un atto di coraggio contro l’indifferenza.
🔹 È qui che si costruisce il senso di comunità, dove ogni “battito” individuale contribuisce all’armonia di tutti e osservare i giovani studenti che sono animati da tanta energia per investire per il proprio futuro è un’immensa soddisfazione
Investire in percorsi come quello dei “Tamburi della Pace” significa dare ai nostri studenti gli strumenti per diventare cittadini consapevoli, capaci di trasformare la diversità in ricchezza.
Un ringraziamento profondo alla Dirigente Scolastica, al corpo docente della D’Ovidio-Nicolardi e all’Associazione EIP per l’instancabile dedizione. La Municipalità 5 continuerà a sostenere con forza queste sinergie che mettono al centro il futuro e la serenità dei nostri ragazzi. È stato un momento di grande sinergia istituzionale. Desidero ringraziare sentitamente l’Assessora all’Istruzione Maura Striano e il Sindaco del Comune di Napoli Gaetano Manfredi
per la loro costante attenzione e presenza sul nostro territorio e per la promozione della cultura della Pace nelle scuole perché insieme costruiamo un futuro dove la parola “pace” sia scritta nei fatti, non solo sulle pagine dei libri”.

“La pace non è un traguardo lontano,
è il ritmo con cui camminiamo insieme
ogni giorno.”

Municipalità5 #Scuola #Pace #EIP #ScuolaStrumentoDiPace #DOvidioNicolardi #TamburiDellaPace #Napoli #EducazioneCivica #Inclusione

Il Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 come laboratorio di diritti, pace e cittadinanza attiva

Educare al futuro


Maggio è da sempre un mese cruciale per le scuole e anche per i percorsi di Educazione civica, un momento in cui si tirano le somme dei progetti portati avanti durante l’anno. Quest’anno, maggio segna anche il ritorno del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026, la più grande iniziativa italiana dedicata alla sensibilizzazione sui temi dell’Agenda 2030 dell’Onu, promossa dall’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile).
Per chi, come la nostra associazione, fa dell’educazione ai diritti umani e alla pace la propria missione quotidiana, il Festival rappresenta una risorsa didattica e formativa straordinaria.
L’Agenda 2030 non è solo una questione ambientale, ma un progetto globale di giustizia sociale, uguaglianza e pace.

Gli organizzatori del Festival ci ricordano “Tre buoni motivi” per prendere parte a questa mobilitazione, che risuonano profondamente con i valori che cerchiamo di trasmettere nelle nostre aule: Contribuire al cambiamento; Essere parte di un’azione collettiva; Abitare un pianeta più sano.

    Questi tre pilastri sono la base di qualsiasi pedagogia della pace: non c’è pace senza giustizia climatica e non c’è tutela dei diritti umani senza un’azione collettiva e consapevole.

    Il Festival, il cui evento di apertura si è tenuto il 6 maggio a Milano, offre un ricchissimo cartellone di eventi, utili per stimolare dibattiti in classe o per l’aggiornamento professionale. Vi segnaliamo, in particolare, alcune iniziative e risorse preziose per chi insegna.
    È già disponibile per l’ascolto la prima puntata del podcast dell’ASviS “Note di Sostenibilità”, dedicata proprio al tema cruciale dell’inclusione. Un ottimo materiale da proporre agli studenti per avviare riflessioni sulle disuguaglianze.
    La mattina dell’8 maggio si terrà, in diretta da Bruxelles, un importante evento dedicato alla società civile europea.
    L’11 maggio è in programma un focus su “La città delle donne. Spazi, servizi e lavoro per una nuova idea di cittadinanza”, per esplorare la parità di genere nella vita quotidiana.
    Il 12 maggio si discuterà del “Futuro dell’Intelligenza Artificiale”, un tema imprescindibile per educare i ragazzi a un uso consapevole e rispettoso dei diritti umani nelle nuove tecnologie.

    Inoltre, l’Agenda 2030 si sta diffondendo sempre di più nei territori attraverso i “Local Festival”, con iniziative da Milano a Roma, dalla Sardegna a Modena e molte altre realtà locali. Il programma vede la partecipazione di voci illustri del panorama scientifico, culturale e civile, tra cui il Premio Nobel Giorgio Parisi, il filosofo Telmo Pievani e il Presidente della CEI Matteo Maria Zuppi.

    Il Festival prevede una sezione dedicata appositamente alla partecipazione di scuole e università, che hanno realizzato laboratori sui diritti, percorsi di educazione alla pace o progetti ambientali: non perdiamo l’occasione di far sentire la voce della scuola, il luogo per eccellenza in cui si costruiscono le fondamenta di una società equa, pacifica e sostenibile.

    Per consultare il cartellone completo, rivedere le dirette o ascoltare le nuove rubriche come “Insights” (con il Direttore scientifico Enrico Giovannini), potete visitare il sito ufficiale dell’iniziativa.

    Insegnare la pace significa anche imparare a progettare un futuro sostenibile. Buon Festival a tutte e tutti!

    Sulle tracce di Schuman: 75 anni di pace e collaborazione

    9 maggio: memoria, impegno e identità europea


    Il 9 maggio rappresenta una data di profonda rilevanza storica e civile, simbolo della nascita dell’idea di un’Europa unita. In questa giornata si celebra il valore della cooperazione tra i popoli, fondato sui principi di pace, solidarietà e dialogo, pilastri imprescindibili per la costruzione di una comunità europea consapevole e inclusiva. Questa ricorrenza invita le nuove generazioni a sviluppare una coscienza critica e responsabile, capace di cogliere il significato profondo dell’integrazione europea. Comprendere il percorso storico che ha portato alla nascita dell’Unione significa riconoscere l’importanza delle istituzioni democratiche e del confronto tra culture diverse come strumenti di crescita e stabilità.


    Scarica le nostre proposte didattiche

    Conclusa la 61ma sessione del Consiglio ONU per i diritti umani

    Un bilancio sulle crisi globali e i nuovi traguardi


    Il 1° aprile 2026 si è chiusa la sessantunesima sessione ordinaria del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, con l’adozione di 38 delibere e la decisione di rinnovare ben 19 mandati, sia tematici che specifici per vari Paesi. Durante questo ciclo di incontri, sono stati inoltre nominati 17 nuovi titolari di mandato e approvati gli esiti delle revisioni periodiche universali per 13 nazioni.

    Uno dei temi centrali della sessione è stato il protrarsi della crisi in Medio Oriente. A questo proposito, il Consiglio ha approvato una risoluzione che richiede all’Iran di cessare immediatamente e senza condizioni tutti gli attacchi, le minacce e le provocazioni contro Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania, intimando anche di fornire riparazioni adeguate per i danni causati.

    Sul fronte globale, il Consiglio ha confermato il proprio impegno nel monitorare le gravi violazioni dei diritti umani prolungando per un anno il mandato delle varie commissioni d’inchiesta e dei relatori speciali in aree critiche come l’Ucraina (a seguito dell’aggressione russa), la Repubblica Araba Siriana, il Sud Sudan, il Myanmar, la Bielorussia, la Repubblica Popolare Democratica di Corea, nonché per l’assistenza tecnica ad Haiti e in Mali. Numerose risoluzioni hanno inoltre riguardato la situazione nei Territori Palestinesi Occupati: il Consiglio ha chiesto un’indagine sul trasferimento di armi verso Israele e ne ha sollecitato la fine dell’occupazione illegale nei territori e nel Golan siriano occupato.

    Sul fronte dell’innovazione normativa sociale, la sessantunesima sessione ha visto per la prima volta l’adozione di una delibera incentrata sui diritti umani delle persone in situazione di strada. Il documento lancia un forte appello agli Stati affinché eliminino ogni legislazione che criminalizzi i senzatetto e rafforzino sistemi di protezione sociale per combattere il circolo vizioso della povertà estrema.

    Il Consiglio ha inoltre deciso di estendere per tre anni il lavoro di numerosi Relatori Speciali che si occupano di questioni cruciali, come il diritto a un alloggio adeguato, la protezione dei migranti, la lotta alla tortura, la difesa della libertà di opinione ed espressione, la tutela delle minoranze e il contrasto alle forme contemporanee di razzismo e xenofobia.

    Infine, il Consiglio ha preparato il terreno per alcune importanti commemorazioni storiche, promuovendo iniziative per celebrare il sessantesimo anniversario dei Patti internazionali sui diritti umani
    e l’ottantesimo anniversario della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio nel 2028.


    Il ruolo dell’Italia a partire dall’analisi delle posizioni espresse nel corso delle votazioni: https://searchlibrary.ohchr.org/search?cc=Voting&ln=en&c=Voting&mc_cid=6e3d6f7e0d&mc_eid=bf29ca88f4

    L’inizio del 2026 ha sancito per il nostro Paese il passaggio formale da una partecipazione puramente consultiva a una presenza decisionale nel cuore del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Con l’avvio del mandato triennale che si estenderà fino al 2028, l’Italia ha riacquisito il diritto di voto, assumendo un diverso peso specifico all’interno delle dinamiche multilaterali.

    Nel corso della sessantunesima sessione ordinaria l’attività italiana si è distinta per una partecipazione metodica e incisiva a ogni scrutinio. La delegazione nazionale ha operato in stretto coordinamento con i partner dell’Unione Europea, agendo spesso come ponte verso i Paesi del cosiddetto Sud globale. Nelle votazioni riguardanti le crisi regionali, l’Italia ha espresso pieno sostegno al rinnovo delle commissioni d’inchiesta internazionali, confermando la propria linea di rigore contro le violazioni sistemiche documentate in Ucraina e Bielorussia. In questi contesti, il voto italiano è stato fondamentale per garantire la continuità del monitoraggio indipendente e la conservazione delle prove necessarie per futuri processi di giustizia internazionale.
    Particolare complessità ha caratterizzato l’approccio italiano verso le risoluzioni sul Medio Oriente e l’Africa subsahariana. In un panorama segnato dall’inasprimento dei conflitti in Sudan e nelle regioni limitrofe, l’Italia ha utilizzato il proprio voto per spingere verso l’istituzione di corridoi umanitari protetti, votando a favore di risoluzioni che vincolano le parti in conflitto al rispetto dei diritti civili fondamentali. Pur mantenendo una posizione critica su testi ritenuti eccessivamente “sbilanciati o politicizzati”, la diplomazia italiana ha lavorato dietro le quinte per emendare i documenti, cercando di preservare un linguaggio che favorisse il dialogo anziché la rottura diplomatica definitiva.
    Oltre alle contingenze geografiche, il ruolo dell’Italia nel 2026 si è consolidato attraverso la promozione di temi trasversali che da sempre caratterizzano la sua politica estera. La lotta per la moratoria universale sulla pena di morte è tornata a essere una priorità, con l’Italia impegnata nel guidare i negoziati per rafforzare i testi normativi che mirano all’abolizione globale. Parallelamente, un nuovo fronte d’azione è emerso con forza nel campo dei diritti digitali e delle tecnologie emergenti. L’Italia è stata tra i principali promotori di risoluzioni volte a regolamentare l’uso dell’Intelligenza Artificiale, votando per l’implementazione di standard etici che proteggano la privacy e impediscano la sorveglianza di massa, un tema che ha trovato un ampio consenso anche tra nazioni solitamente distanti su altre questioni.

    L’analisi dei verbali di voto evidenzia, inoltre, una partecipazione massiccia dell’Italia come co-sponsor di risoluzioni dedicate alla protezione dei minori e all’empowerment femminile. Invece di limitarsi a un’adesione passiva, l’Italia ha attivamente contribuito alla redazione di documenti che affrontano l’impatto dei cambiamenti climatici sui diritti delle popolazioni vulnerabili. Questo attivismo si riflette anche nella gestione della “Revisione Periodica Universale”, dove l’Italia non è più solo oggetto di scrutinio, ma partecipa attivamente alla formulazione di raccomandazioni stringenti per altri Stati, esercitando una funzione di monitoraggio tra pari che rafforza la credibilità complessiva del Consiglio.


    Di seguito trovate una specifica analisi di due delibere, legate in modo diretto ai temi più rilevanti in ambito scolastico

    La risoluzione A/HRC/61/L.27/Rev.1 affronta in modo approfondito la drammatica situazione dei minori coinvolti nei conflitti armati.
    Il documento esprime un grave allarme di fronte a cifre senza precedenti: attualmente 473 milioni di bambini sono colpiti direttamente dalle guerre, con un aumento del 25% delle gravi violazioni registrato solamente tra il 2023 e il 2024. Il Consiglio condanna fermamente ogni forma di abuso, tra cui uccisioni, mutilazioni, rapimenti, stupri e il reclutamento forzato. Viene posta particolare attenzione anche agli attacchi contro le infrastrutture civili essenziali, come l’uso militare di scuole e ospedali, e all’impiego di armi esplosive in aree popolate, minacce che causano traumi prolungati e privano i più piccoli del diritto all’istruzione, alle cure e alla vita stessa.
    Il testo sottolinea come i conflitti armati finiscano inevitabilmente per esasperare le disuguaglianze già esistenti, colpendo i minori in maniera differenziata. Le bambine, in particolare, affrontano rischi sproporzionati legati a violenze di genere, abusi sessuali, gravidanze imposte e matrimoni precoci o forzati. I ragazzi, d’altro canto, sono maggiormente esposti al pericolo del reclutamento da parte di forze o gruppi armati, alla detenzione e allo sfruttamento nel lavoro minorile. La risoluzione evidenzia inoltre l’estrema vulnerabilità dei bambini con disabilità, i quali incontrano ostacoli insormontabili durante le evacuazioni e necessitano di risposte umanitarie e di riabilitazione altamente specifiche e accessibili.
    Una delle preoccupazioni più innovative sollevate dal documento riguarda l’ambiente digitale e il rapido sviluppo delle nuove tecnologie. Si denuncia l’utilizzo della rete e della disinformazione per l’adescamento, il reclutamento e lo sfruttamento dei minori da parte di gruppi armati e reti criminali. Viene inoltre lanciato un monito sui potenziali rischi negativi derivanti dall’uso in guerra di sistemi d’arma autonomi e tecnologie basate sull’intelligenza artificiale, sollecitando un’attenta valutazione del loro impatto sui diritti dell’infanzia.
    Sul fronte della giustizia e della riparazione, il Consiglio stabilisce il principio fondamentale per cui i bambini associati ai gruppi armati, inclusi quelli considerati terroristici, debbano essere trattati in primo luogo come vittime. La privazione della libertà deve rappresentare unicamente una misura di estrema ratio e di brevissima durata, favorendo piuttosto alternative non detentive. Il testo esorta gli Stati a non concedere alcuna amnistia per i crimini più gravi, come crimini di guerra e crimini contro l’umanità, garantendo indagini rigorose e un accesso alla giustizia che tuteli la dignità dei bambini senza causare ulteriori traumi. Al contempo, si richiama la necessità di garantire un accesso umanitario rapido e senza ostacoli, investendo in modo massiccio nel supporto psicosociale e nella reintegrazione a lungo termine dei minori traumatizzati.
    Per dare continuità a questi sforzi, la risoluzione definisce infine l’agenda futura del Consiglio per i Diritti Umani. Viene stabilito che la riunione annuale del 2027 dedicata all’infanzia avrà come tema centrale la promozione della salute mentale e del benessere dei bambini. L’incontro del 2028, invece, si concentrerà specificamente sul rapporto tra i diritti dei minori e l’intelligenza artificiale, un argomento su cui l’Alto Commissario è stato incaricato di redigere un apposito rapporto.


    La risoluzione A/HRC/61/L.12, dedicata a “Promozione del godimento dei diritti culturali per tutti e rispetto della diversità culturale” riafferma che i diritti culturali sono parte integrante dei diritti umani, definendoli universali, indivisibili, correlati e interdipendenti. Il documento sottolinea il diritto di ogni individuo a partecipare attivamente alla vita culturale e a beneficiare dei progressi scientifici, ribadendo che la diversità culturale e lo sviluppo culturale rappresentano una fonte di arricchimento reciproco per tutta l’umanità.
    Un aspetto centrale della delibera, particolarmente rilevante anche in ambito scolastico, è il riconoscimento del ruolo fondamentale dell’educazione nella promozione di questi diritti. Il Consiglio per i Diritti Umani incoraggia fortemente il dialogo interculturale come strumento essenziale per creare un ambiente favorevole alla pace, alla stabilità sociale, alla tolleranza e alla comprensione reciproca. La cultura viene infatti definita come una componente essenziale dello sviluppo umano, capace di fornire identità, innovazione e creatività, oltre a essere un fattore chiave per l’inclusione sociale e l’eliminazione della povertà.
    Il testo pone una forte enfasi sull’inclusione di gruppi specifici. Da un lato, riconosce che promuovere i diritti, le culture e le tradizioni dei popoli indigeni contribuisce al rispetto della diversità culturale globale. Dall’altro, affronta in modo dettagliato i diritti delle persone con disabilità, rivendicando il loro diritto a partecipare alla vita culturale su base di uguaglianza. La risoluzione chiede esplicitamente che venga riconosciuta e supportata la loro identità linguistica e culturale, menzionando in particolare le lingue dei segni e la cultura dei sordi, e invita a esplorare soluzioni innovative per superare le barriere che impediscono il pieno godimento di tali diritti.
    Un principio cardine stabilito dal documento è che la diversità culturale non può mai essere invocata da nessuno per violare o limitare la portata dei diritti umani garantiti dal diritto internazionale. Inoltre, la delibera rivolge lo sguardo anche alle nuove sfide contemporanee: prende infatti atto dei recenti rapporti della Relatrice Speciale nel campo dei diritti culturali riguardo a temi di grande attualità come l’intelligenza artificiale in relazione alla creatività e il legame tra diritti culturali e conservazione della natura.
    Per dare seguito a questi obiettivi, il documento richiede a tutti i governi di cooperare pienamente con la Relatrice Speciale, invitando l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani a fornirle tutte le risorse umane e finanziarie necessarie. In questo modo, la Relatrice potrà continuare a collaborare con tutti gli stakeholder coinvolti e a riferire regolarmente dei progressi al Consiglio e all’Assemblea Generale.

    Maliditta Guerra

    La voce di Hind Rajab e il dramma universale del conflitto nel brano vincitore del Premio Salva la tua lingua locale


    Il brano “Maliditta Guerra”, vincitore del Premio nazionale “Salva la tua lingua locale”, la cui cerimonia di premiazione si è svolta la mattina del 27 aprile nella solenne cornice dell’Aula Giulio Cesare in Campidoglio, è una toccante e profonda denuncia degli effetti devastanti che i conflitti armati hanno sulle popolazioni civili, in particolare in Palestina. Utilizzando la forza espressiva del dialetto siciliano, la canzone compie un delicato lavoro di memoria, trasformando una vicenda reale e drammatica in una testimonianza universale.

    L’orrore della guerra ci viene mostrato attraverso gli occhi vulnerabili e innocenti di una bambina, Hind Rajab. Il brano ricostruisce i tragici eventi del 29 gennaio 2024, quando la piccola è rimasta chiusa per ore in un’automobile trivellata di colpi, circondata dai corpi privi di vita dei suoi familiari. Nelle strofe si vive il terrore della fuga sotto le bombe, descritto vividamente da versi come “La città che cade a pezzi come fosse di cartone” e “In questo inferno resto sola, viso e mani piene di sangue”.
    Per rendere l’opera ancora più reale e straziante, il brano include l’audio originale con la vera voce della piccola Hind. Un momento centrale della canzone è il suono di un telefono che squilla: esso rappresenta l’ultimo, disperato legame della bambina con il mondo dei vivi e l’estrema speranza di essere salvata.

    Il testo non ricorre a una disperazione urlata, ma mantiene una dignità tragica che rende la condanna alla violenza ancora più forte e assordante. Ad accompagnare il triste destino della bambina c’è la costante presenza del papavero rosso (la “paparina”), citato più volte nel testo come simbolo di memoria, sacrificio e speranza. Il papavero è infatti ampiamente riconosciuto come il fiore popolare e il simbolo della resilienza del popolo palestinese.

    Alla fine del brano, la bambina immagina di salire su una stella da cui guardare il mondo, i fiori e il mare da lontano, lontana dalla “maledetta guerra”. La scelta di narrare questa storia rende “Maliditta Guerra” un vero e proprio atto di giustizia e la voce spezzata di Hind diventa il simbolo di tutte le vittime innocenti dei conflitti e un potente monito per le nostre coscienze.


    Istituto Comprensivo “Margherita di Navarra” – Monreale (PA)
    Dirigente scolastico: Prof.ssa Patrizia Roccamatisi
    Docente referente: Prof. Antonio Putzu
    Pro Loco di Monreale (PA): Amelia Crisantino
    Maliditta guerra – Maledetta Guerra
    Alunna Giada Di Maria (Classe III B)

    MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
    Il brano in dialetto siciliano racconta la morte atroce ed efferata della bimba palestinese di 5 anni, residente nella Striscia di Gaza, uccisa dall’esercito israeliano durante l’invasione di Gaza assieme ad altri sei membri della sua famiglia e due paramedici accorsi in suo aiuto. Ci si sofferma su quegli istanti in cui la piccina si trova sola a chiedere aiuto, la supplica innocente di uscire da un baratro che la sua testolina non sa spiegare. Non c’è ribellione né disperazione urlata, ma una dignità tragica per rendere ancora più forte la condanna della guerra maledetta. Tutta la tragedia della guerra è racchiusa nella voce della piccola Hind Rajab, (che sentiamo nell’audio originale della telefonata inserita nel brano) uccisa il 29 gennaio 2024.



    Bojano-Mauthausen: un viaggio per costruire la coscienza civile


    L’Istituto Omnicomprensivo Statale “Lombardo Radice – Amatuzio – Pallotta” di Bojano si fa portavoce di un forte messaggio di cittadinanza attiva con il suo nuovo progetto, intitolato “La Rotta Bojano-Mauthausen: 1255 km di anticorpi contro il memoricidio”.

    Questa iniziativa non nasce per caso, ma si inserisce all’interno di un preciso percorso normativo e istituzionale di livello nazionale. La base di partenza è la Legge 20 luglio 2000, n. 211, modificata a marzo 2025, che ha istituito un fondo specifico presso il Ministero dell’istruzione e del merito per promuovere i “viaggi nella memoria” ai campi di concentramento nazisti. Per dare attuazione a questa legge, il Ministero ha emanato il Decreto Direttoriale n. 3620 del 29 novembre 2025, ripartendo un totale di 2 milioni di euro per l’anno finanziario 2025 tra i vari Uffici Scolastici Regionali.

    All’Ufficio Scolastico Regionale (USR) del Molise, sulla base della popolazione studentesca, sono stati assegnati 9.600 euro. L’USR ha quindi indetto un Avviso Pubblico a febbraio 2026 per individuare le scuole meritevoli di questi fondi. A seguito della valutazione di un’apposita commissione, il progetto dell’Istituto di Bojano è rientrato tra le istituzioni scolastiche beneficiarie delle risorse.

    Come illustrato approfonditamente nella scheda progetto che troverete in allegato, l’iniziativa culminerà in un viaggio d’istruzione storico-didattico di sei giorni presso il Campo di concentramento di Mauthausen, destinato a nove studenti di una classe quinta e a un docente. L’esperienza non è intesa come una semplice visita, ma come il compimento di un cammino articolato (fatto di laboratori storiografici, letture iconografiche, podcast ed elaborati multimediali) che mira a una conoscenza diretta e consapevole dei meccanismi strutturali che hanno reso possibile lo sterminio.

    Il fulcro di tutta l’attività è la profonda convinzione che la memoria sia fondamentale per la costruzione della pace e per l’educazione civica. L’obiettivo è far maturare la coscienza civica delle nuove generazioni di fronte all’estrema sofferenza patita dal popolo ebraico. La memoria diventa così uno strumento vivo, un “anticorpo” contro l’indifferenza democratica, i linguaggi d’odio, le derive autoritarie e l’analfabetismo civile.
    Studiando i luoghi dell’annientamento in parallelo con i principi della Costituzione Italiana (come gli articoli 3, 8, 10, 11 e 21), i giovani apprendono che il ricordo collettivo è essenziale per garantire la convivenza civile e prevenire nuove discriminazioni. Al termine del viaggio, gli studenti diventeranno “ambasciatori e seminatori di spore”, condividendo le proprie esperienze con i compagni più giovani (il peer-to-peer), trasformando l’apprendimento in una vera e propria responsabilità collettiva.

    Questa solida impalcatura etica si allinea perfettamente con l’essenza dei Principi universali di educazione civica, redatti a Ginevra nel 1968 da Jean Piaget e Jacques Mühlethaler, quest’ultimo fondatore dell’Associazione Mondiale Ecole Instrument de Paix (E.I.P.), Ente accreditato che supporta istituzionalmente il progetto di Bojano.
    Il progetto declina in modo tangibile queste storiche direttrici:
    – ribadisce che “la scuola è al servizio dell’umanità” (Principio I) e favorisce la “comprensione reciproca” (Principio II) smontando i meccanismi di deumanizzazione e pregiudizio;
    – ponendo i ragazzi di fronte agli orrori del passato, “educa al rispetto della vita e degli uomini” (Principio III) e insegna la vitale importanza della “tolleranza” (Principio IV);
    – infine, affidando ai ragazzi il ruolo di testimoni attivi, sviluppa quel fondamentale “senso di responsabilità” (Principio V) e sprona alla “solidarietà” per superare l’egoismo (Principio VI), dimostrando che l’umanità progredisce solo attraverso lo sforzo personale e la collaborazione attiva contro ogni forma di discriminazione.


    La scuola non può restare in silenzio


    Come comunità educante — docenti, personale ATA, dirigenti, genitori, studentesse e studenti — siamo stati profondamente colpiti dalle parole pronunciate da Papa Leone XIV la sera del 7 aprile.
    Il Pontefice ha denunciato con forza l’inaccettabilità delle minacce contro il popolo dell’Iran, richiamandoci a una “questione morale” e al rispetto del diritto internazionale.
    Accogliamo il suo invito a comunicare direttamente con le autorità per manifestare la nostra volontà:
    “Vorrei invitare tutti (…) anche a cercare come comunicare – forse con i ‘congressisti’, con le autorità – per dire che non vogliamo la guerra, vogliamo la pace! Siamo un popolo che ama la pace. C’è tanto bisogno di pace nel mondo!”

    Le parole di Papa Leone XIV

    Siamo consapevoli che la scuola è al servizio dell’umanità. Il nostro compito quotidiano è aprire la strada della comprensione reciproca e educare al rispetto della vita e della dignità umana, coltivare la tolleranza e l’accoglienza di pensieri e culture diverse, sviluppare il senso di responsabilità civile, condurre all’altruismo, alla solidarietà e alla collaborazione attiva.
    In coerenza con questi valori, noi donne e uomini della scuola italiana, insieme a studentesse e studenti, affermiamo con chiarezza e comunichiamo alle nostre istituzioni che:
    – Rifiutiamo il proseguimento della guerra in ogni sua forma e in ogni geografia.
    – Condanniamo ogni discorso d’odio e di incitamento alla violenza, che ferisce il tessuto sociale e umano.
    – Chiediamo che l’Italia sia protagonista attiva, facendosi artefice di dialogo, negoziati e diplomazia.

    La scuola non può restare in silenzio quando il futuro stesso dei suoi giovani è minacciato dai conflitti.

    Chiediamo pace, chiediamo ascolto.

    Anna Paola Tantucci
    Presidente nazionale EIP Italia Scuola strumento di pace ETS
    www.eipformazione.com

    Attenzione
    Questa raccolta di adesioni non comporta alcuna richiesta di contributo economico da parte della nostra Associazione

    Potete firmare l’appello su change.org da questo link
    https://www.change.org/lapacesifaascuola