Un editoriale di ASviS verso il prossimo Earth Day
clicca sull’immagine per leggere l’articolo di Flavia Belladona
sul portale ASviS
L’Istituto Omnicomprensivo Statale “Lombardo Radice – Amatuzio – Pallotta” di Bojano si fa portavoce di un forte messaggio di cittadinanza attiva con il suo nuovo progetto, intitolato “La Rotta Bojano-Mauthausen: 1255 km di anticorpi contro il memoricidio”.
Questa iniziativa non nasce per caso, ma si inserisce all’interno di un preciso percorso normativo e istituzionale di livello nazionale. La base di partenza è la Legge 20 luglio 2000, n. 211, modificata a marzo 2025, che ha istituito un fondo specifico presso il Ministero dell’istruzione e del merito per promuovere i “viaggi nella memoria” ai campi di concentramento nazisti. Per dare attuazione a questa legge, il Ministero ha emanato il Decreto Direttoriale n. 3620 del 29 novembre 2025, ripartendo un totale di 2 milioni di euro per l’anno finanziario 2025 tra i vari Uffici Scolastici Regionali.
All’Ufficio Scolastico Regionale (USR) del Molise, sulla base della popolazione studentesca, sono stati assegnati 9.600 euro. L’USR ha quindi indetto un Avviso Pubblico a febbraio 2026 per individuare le scuole meritevoli di questi fondi. A seguito della valutazione di un’apposita commissione, il progetto dell’Istituto di Bojano è rientrato tra le istituzioni scolastiche beneficiarie delle risorse.
Come illustrato approfonditamente nella scheda progetto che troverete in allegato, l’iniziativa culminerà in un viaggio d’istruzione storico-didattico di sei giorni presso il Campo di concentramento di Mauthausen, destinato a nove studenti di una classe quinta e a un docente. L’esperienza non è intesa come una semplice visita, ma come il compimento di un cammino articolato (fatto di laboratori storiografici, letture iconografiche, podcast ed elaborati multimediali) che mira a una conoscenza diretta e consapevole dei meccanismi strutturali che hanno reso possibile lo sterminio.
Il fulcro di tutta l’attività è la profonda convinzione che la memoria sia fondamentale per la costruzione della pace e per l’educazione civica. L’obiettivo è far maturare la coscienza civica delle nuove generazioni di fronte all’estrema sofferenza patita dal popolo ebraico. La memoria diventa così uno strumento vivo, un “anticorpo” contro l’indifferenza democratica, i linguaggi d’odio, le derive autoritarie e l’analfabetismo civile.
Studiando i luoghi dell’annientamento in parallelo con i principi della Costituzione Italiana (come gli articoli 3, 8, 10, 11 e 21), i giovani apprendono che il ricordo collettivo è essenziale per garantire la convivenza civile e prevenire nuove discriminazioni. Al termine del viaggio, gli studenti diventeranno “ambasciatori e seminatori di spore”, condividendo le proprie esperienze con i compagni più giovani (il peer-to-peer), trasformando l’apprendimento in una vera e propria responsabilità collettiva.
Questa solida impalcatura etica si allinea perfettamente con l’essenza dei Principi universali di educazione civica, redatti a Ginevra nel 1968 da Jean Piaget e Jacques Mühlethaler, quest’ultimo fondatore dell’Associazione Mondiale Ecole Instrument de Paix (E.I.P.), Ente accreditato che supporta istituzionalmente il progetto di Bojano.
Il progetto declina in modo tangibile queste storiche direttrici:
– ribadisce che “la scuola è al servizio dell’umanità” (Principio I) e favorisce la “comprensione reciproca” (Principio II) smontando i meccanismi di deumanizzazione e pregiudizio;
– ponendo i ragazzi di fronte agli orrori del passato, “educa al rispetto della vita e degli uomini” (Principio III) e insegna la vitale importanza della “tolleranza” (Principio IV);
– infine, affidando ai ragazzi il ruolo di testimoni attivi, sviluppa quel fondamentale “senso di responsabilità” (Principio V) e sprona alla “solidarietà” per superare l’egoismo (Principio VI), dimostrando che l’umanità progredisce solo attraverso lo sforzo personale e la collaborazione attiva contro ogni forma di discriminazione.
Come comunità educante — docenti, personale ATA, dirigenti, genitori, studentesse e studenti — siamo stati profondamente colpiti dalle parole pronunciate da Papa Leone XIV la sera del 7 aprile.
Il Pontefice ha denunciato con forza l’inaccettabilità delle minacce contro il popolo dell’Iran, richiamandoci a una “questione morale” e al rispetto del diritto internazionale.
Accogliamo il suo invito a comunicare direttamente con le autorità per manifestare la nostra volontà:
“Vorrei invitare tutti (…) anche a cercare come comunicare – forse con i ‘congressisti’, con le autorità – per dire che non vogliamo la guerra, vogliamo la pace! Siamo un popolo che ama la pace. C’è tanto bisogno di pace nel mondo!”
Siamo consapevoli che la scuola è al servizio dell’umanità. Il nostro compito quotidiano è aprire la strada della comprensione reciproca e educare al rispetto della vita e della dignità umana, coltivare la tolleranza e l’accoglienza di pensieri e culture diverse, sviluppare il senso di responsabilità civile, condurre all’altruismo, alla solidarietà e alla collaborazione attiva.
In coerenza con questi valori, noi donne e uomini della scuola italiana, insieme a studentesse e studenti, affermiamo con chiarezza e comunichiamo alle nostre istituzioni che:
– Rifiutiamo il proseguimento della guerra in ogni sua forma e in ogni geografia.
– Condanniamo ogni discorso d’odio e di incitamento alla violenza, che ferisce il tessuto sociale e umano.
– Chiediamo che l’Italia sia protagonista attiva, facendosi artefice di dialogo, negoziati e diplomazia.
La scuola non può restare in silenzio quando il futuro stesso dei suoi giovani è minacciato dai conflitti.
Chiediamo pace, chiediamo ascolto.
Anna Paola Tantucci
Presidente nazionale EIP Italia Scuola strumento di pace ETS
www.eipformazione.com
Attenzione
Questa raccolta di adesioni non comporta alcuna richiesta di contributo economico da parte della nostra Associazione
Potete firmare l’appello su change.org da questo link
https://www.change.org/lapacesifaascuola

Riflessioni e proposte per il 25 aprile
Educare alla Libertà e alla Memoria Attiva
Il 25 aprile non rappresenta soltanto una data sul calendario civile o il ricordo di un evento bellico concluso, ma costituisce il momento fondativo della nostra democrazia.
Proporre attività didattiche sulla Liberazione oggi significa offrire agli studenti gli strumenti critici per comprendere come i diritti di cui godono siano il frutto di una scelta coraggiosa e collettiva.
Gli obiettivi delle proposte le attività proposte mirano a:
• Umanizzare la Storia: passare dai “grandi numeri” alle storie individuali (donne, giovani, intellettuali e contadini) per favorire l’immedesimazione.
• Sviluppare il pensiero critico: analizzare la Resistenza non come un blocco monolitico, ma come l’incontro di diverse anime politiche (DC, PCI, PSIUP, ecc.) unite da un obiettivo comune.
• Connettere passato e presente: utilizzare documenti multimediali (come i video di RaiPlay) e testimonianze per dimostrare che i concetti di “libertà” e “resistenza” sono pratiche quotidiane di educazione civica.
Avviso Pubblico 537/2026 – richieste e opportunità per le istituzioni scolastiche
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha recentemente emanato l’Avviso Pubblico 537/2026 (D.M. 15 gennaio 2026, n. 6), invitando le istituzioni scolastiche a candidarsi per la “sperimentazione nazionale finalizzata allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici” istituita dalla Legge 19 febbraio 2025, n. 22.
L’obiettivo primario di questa importante innovazione legislativa è il miglioramento del successo formativo, intervenendo alla radice per prevenire analfabetismi funzionali, povertà educativa e dispersione scolastica.
L’Avviso richiede alle scuole di presentare, entro le ore 23:59 del 30 aprile 2026, una proposta progettuale (tramite l’Allegato 1) che delinei:
– adozione di metodologie didattiche attive, partecipative e innovative;
– modalità di integrazione di queste competenze nelle pratiche di insegnamento e nel curricolo scolastico;
– criteri e strumenti di rilevazione coerenti con le competenze chiave europee;
– creazione di partenariati con organizzazioni del Terzo settore e del volontariato per valorizzare le potenzialità e i talenti degli studenti.
In un’epoca segnata da profonde complessità e incertezze, come tradurre queste richieste in un progetto dotato di senso e visione?
La risposta più alta e coerente è l’Educazione alla Pace.
Gli stessi Orientamenti allegati alla norma chiariscono che lo scopo profondo della sperimentazione non è una semplice aggiunta di percorsi isolati, ma il far fiorire le personalità degli studenti affinché siano capaci di “dare un contributo significativo alla società in termini di pace, integrazione e sostenibilità” (vedi Orientamenti).
Questa visione si radica saldamente alla “Raccomandazione sull’Educazione alla pace, ai Diritti Umani, alla comprensione internazionale, alla cooperazione, alle libertà fondamentali, alla cittadinanza globale e allo sviluppo sostenibile” adottata dall’UNESCO nel 2023.
L’UNESCO sottolinea l’urgenza di un’educazione “trasformativa” che prepari gli studenti ad agire come promotori di società pacifiche, giuste e inclusive. Sviluppare le competenze non cognitive significa, secondo la Raccomandazione, promuovere abilità cruciali quali il pensiero analitico e critico e la capacità di risoluzione pacifica dei conflitti; l’autoconsapevolezza, per gestire le emozioni e mostrare empatia;
il rispetto per la diversità e le competenze collaborative basate sulla comunicazione non violenta.
Per dare massima coerenza didattica e tradurre i valori UNESCO in pratica quotidiana, le attività progettuali possono trovare il loro sfondo integratore nei sei Principi universali di Educazione civica, elaborati a Ginevra nel 1968 da Jean Piaget e Jacques Muhlethaler, fondatori dell’Associazione Mondiale “Ecole Instrument de Paix”. Questi principi uniscono in modo indissolubile lo sviluppo cognitivo a quello socio-emotivo: comprensione reciproca (La scuola apre a tutti i fanciulli del mondo la strada della comprensione reciproca); rispetto (La scuola educa al rispetto della vita e degli uomini); empatia e tolleranza (La scuola educa alla tolleranza, qualità che permette di accettare, negli altri, sentimenti, maniere di pensare e di agire, diversi dai propri); responsabilità (La scuola sviluppa nel fanciullo il senso di responsabilità); altruismo e collaborazione (La scuola educa il fanciullo all’altruismo e alla solidarietà).
Basare il progetto su questi pilastri permette di applicare in modo organico modelli internazionali (come il framework CASEL o il SEE Learning), sviluppando empatia, consapevolezza sociale e abilità relazionali degli studenti.
In virtù di questo quadro delineato, l’Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace ETS, impegnata dal 1972 nell’Educazione ai Diritti Umani e alla Pace, offre la propria disponibilità per una collaborazione strategica e un partenariato diretto con le istituzioni scolastiche, così come caldamente incoraggiato dal Ministero.
Non proponiamo “pacchetti pre-confezionati”, ma mettiamo a disposizione il nostro storico bagaglio di metodologie e saperi per co-progettare un intervento su misura con le comunità scolastiche.
Insieme, possiamo strutturare la proposta per la compilazione dell’Allegato 1, definendo il ruolo dei partner e facilitando l’integrazione organica di queste attività nel Curricolo d’istituto
Considerando l’imminente scadenza fissata per il 30 aprile 2026, vi invitiamo a contattare EIP Italia per verificare insieme l’opportunità di sviluppare insieme una parte del lavoro.
Insieme possiamo trasformare questa sperimentazione in un’opportunità reale per formare “costruttori di pace”.
Gli auguri della Presidente nazionale Anna Paola Tantucci per le festività pasquali
Carissimi cari soci e amici di EIP Italia,
c’è una tentazione forte, in questa Pasqua 2026, ed è quella di chiudere occhi e orecchie.
Il peso delle macerie, il rumore dei conflitti che lacerano il Medio Oriente, l’Europa dell’Est e il Sudan, e la stanchezza di una cronaca che sembra parlare solo la lingua della fine, spingono spesso verso lo sconcerto o l’indifferenza.
Ma come Associazione di educazione ai diritti umani e alla pace, sappiamo che la Pasqua non è attesa passiva, ma un atto di insurrezione morale.
È la scelta ostinata di non guardare un sepolcro sigillato o un popolo oppresso dalla schiavitù, ma di cogliere i semi di pace che, nonostante tutto, stanno spaccando la pietra della violenza in ogni angolo del mondo.
Quest’anno, il nostro augurio è un invito a farsi cercatori di questi germogli.
Li abbiamo visti pochi giorni fa, il 24 marzo a Roma, nella marcia “Mother’s Call Barefoot”. In quel passo scalzo di centinaia di madri, abbiamo visto la forza della vulnerabilità: camminare nude sulla terra ferita per chiedere la fine dei massacri non è solo un simbolo, è la rinascita dell’empatia che rifiuta le armi.
È lo stesso spirito di Chiara Mocchi, docente ferita da un suo studente, che in una lettera straordinaria ha risposto al dolore non con la vendetta, ma con la cura. Restare educatrice di fronte al colpo ricevuto è l’essenza stessa della Pasqua: impedire che il male spenga la funzione vitale dell’insegnamento.
Se alziamo lo sguardo al mondo, i semi di pace che vogliamo cogliere sono ovunque.
Sono nelle 17 scuole sotterranee di Kharkiv, in Ucraina, dove proprio in questo marzo 2026 la vita si è spostata nel grembo della terra per proteggere il diritto al futuro dei bambini.
Sono nelle scuole segrete dell’Afghanistan, dove le donne sfidano l’oscurità del regime trasformando le loro case in aule, perché un libro aperto è una pietra che rotola via dal sepolcro dell’ignoranza.
Sono a Gaza, dove tra le rovine di un intero sistema scolastico, migliaia di bambini tornano a sedersi in cerchio nelle tende dell’UNICEF per il programma “Back to Learning”: vedere un quaderno aperto dove tutto è stato abbattuto è la prova che l’istruzione è l’unico argine all’annientamento dell’anima.
Sono nel grido delle Madri di Plaza de Mayo in Argentina che, nel 50° anniversario del golpe, ci ricordano che la memoria è un organismo vivo che genera giustizia, non cenere del passato.
Sono nei laboratori di pace dei Balcani, dove studenti serbi, albanesi e bosniaci si sono incontrati per scrivere una storia comune, oltre i nazionalismi: vedere ragazzi che scelgono di studiare insieme le lingue degli ‘altri’ è la prova che il dialogo è un seme capace di abbattere muri che sembravano eterni.
Sono nelle vittorie dei popoli indigeni in Amazzonia, che poche settimane fa hanno salvato i loro fiumi dalla privatizzazione, ricordandoci che la pace è anche riconciliazione con la Terra Madre.
Sono in Sudan, dove dopo oltre 500 giorni di chiusura forzata delle scuole a causa della guerra civile, sono nate le “Classi della Resilienza” nei campi profughi: vedere insegnanti volontari che hanno perso tutto tranne la loro missione, è la prova che il desiderio di imparare è un seme che nessuna arma può calpestare.
Cogliere questi semi significa riconoscere che la Resurrezione accade ogni volta che un diritto viene difeso, ogni volta che un insegnante non si arrende, ogni volta che una comunità sceglie il dialogo invece del muro.
Il nostro impegno per i mesi a venire è questo: non lasciare che questi germogli secchino nell’indifferenza.
Vogliamo essere il terreno fertile in cui questi esempi possano crescere e diventare cultura, educazione, prassi politica.
Vi auguriamo una Pasqua di piedi in cammino e di mani pronte a seminare.
Perché la vita non ritorna semplicemente: la vita ri-sorge, e noi vogliamo essere lì a testimoniarlo.
Buona Pasqua di Pace e Diritti
Roma, 30 marzo 2026
Anna Paola Tantucci
Presidente nazionale EIP Italia Scuola strumento di pace ETS

Il prossimo 14 aprile una manifestazione in città
Mentre nel mondo sembra prevalere la cultura dell’odio, un messaggio di pace viene dalle scuole con la tradizionale manifestazione “I Tamburi per la pace”, patrocinata in Italia dall’Associazione EIP e che si svolge contemporaneamente in numerosi paesi d’Europa: ragazzi e giovani, in vari luoghi lontani tra loro ma uniti dallo stesso sentimento, suonano i tamburi e recitano poesie e messaggi di pace.
La manifestazione deve il proprio nome alla figura dei “tamburini” dei vecchi eserciti, ragazzi o giovanissimi dei reparti di fanteria che, pur non avendo un ruolo diretto nelle battaglie, avevano il compito di dare il ritmo alle truppe oppure di trasmettere messaggi con il rullo dei tamburi. La posizione avanzata, spesso al fianco della prima linea, li esponeva a grandi pericoli, rendendoli vittime della guerra.
Nella seconda metà degli anni ‘70 Arthur Haulot (1913-2005) e sua moglie Moussia fecero propria questa manifestazione e la promossero tra le attività della “Maison Internationale de la poesie” di Bruxelles, legandola poi alla Giornata Mondiale della Poesia (21 marzo), istituita dall’UNESCO nel 1999 e celebrata per la prima volta all’inizio del secondo millennio.
Perché suoniamo i tamburi?
Quando la guerra si faceva senza droni e senza missili, erano i tamburini ad annunciarla, il rullo dei loro tamburi.
Noi, invece, oggi con i Tamburi vogliamo chiedere la Pace!
Per tutti i paesi del mondo dove la guerra e i genocidi non accennano a finire.
Un momento, dunque, assolutamente bello e coinvolgente, segno di una Scuola che a Napoli favorisce una formazione sempre più completa e ricca di momenti di educazione alla Pace.
La Pace deve far rumore e ci auguriamo che il prossimo anno i Tamburi possano risuonare in un mondo del tutto pacificato.
Per quest’anno la manifestazione principale si svolge il prossimo martedì 14 aprile dalle 10.30 alle 12.30 presso l’auditorium e gli spazi esterni dell’Istituto Comprensivo “D’Ovidio – Nicolardi – E.A. Mario” di Napoli, con la partecipazione dell’assessore all’Istruzione del Comune di Napoli Maura Striano.
La sfida della quinta fase del Programma mondiale per l’educazione ai diritti umani
Il cammino verso una cultura universale dei diritti umani ha compiuto un passo decisivo con l’avvio della quinta fase (2025-2029) del Programma Mondiale per l’Educazione ai Diritti Umani (WPHRE). Questa iniziativa, lanciata dalle Nazioni Unite nel 2005, si è evoluta nel tempo attraversando diverse tappe fondamentali: dalla focalizzazione sul sistema scolastico primario e secondario nella prima fase, alla formazione di università e funzionari pubblici nella seconda, fino a raggiungere i professionisti dei media e, più recentemente, l’empowerment giovanile in linea con l’Agenda 2030. Oggi, la quinta fase ha spostato l’orizzonte verso le sfide tecnologiche, ponendo i bambini e i giovani al centro di una riflessione che unisce dignità umana e innovazione.
La base giuridica e politica di questa nuova stagione risiede nella Risoluzione 54/7, adottata dal Consiglio per i Diritti Umani nell’ottobre 2023. Il testo sottolinea come l’educazione ai diritti umani sia uno strumento essenziale per prevenire i conflitti e promuovere l’uguaglianza. In particolare, la risoluzione stabilisce che la quinta fase debba concentrarsi sui bambini e sui giovani, con un’attenzione specifica all’impatto delle nuove tecnologie. Il documento ufficiale recita testualmente:
“Il Consiglio decide che la quinta fase del Programma mondiale continuerà a concentrarsi sui giovani, espandendosi al contempo per includere i bambini come settori prioritari, con particolare enfasi sui diritti umani e le tecnologie digitali, l’ambiente e il cambiamento climatico, e l’uguaglianza di genere.”
Risoluzione ONU A/HRC/RES/54/7
La pace, dunque, non è un concetto astratto, ma un obiettivo che si costruisce garantendo a ogni individuo la capacità di navigare in sicurezza negli spazi digitali, di vivere in un ambiente sano e di godere di pari opportunità, indipendentemente dal genere.
Il legame tra educazione digitale e pace è profondo. In un mondo dove la disinformazione e l’incitamento all’odio online alimentano polarizzazioni e conflitti, formare i giovani ai diritti umani significa dotarli di un “sistema operativo critico”. Saper riconoscere una violazione del diritto alla privacy o contrastare il bullismo digitale sono atti di costruzione della pace quotidiana. Come evidenziato dal Piano d’Azione della quinta fase (Rapporto A/HRC/57/34), l’obiettivo è trasformare i giovani da utenti passivi a difensori attivi dei diritti, capaci di usare gli strumenti digitali per promuovere la giustizia sociale e il dialogo interculturale.
Per le classi che intendono partecipare al 54° Concorso Nazionale EIP Italia, la quinta fase offre tre percorsi tematici principali su cui sviluppare elaborati creativi o di ricerca.
Il primo riguarda la Cittadinanza digitale responsabile, dove gli studenti possono esplorare come l’intelligenza artificiale influenzi la loro libertà di scelta e come proteggere i diritti fondamentali sul web.
Una seconda pista è dedicata alla Giustizia climatica, analizzando come la protezione dell’ambiente sia un prerequisito per la pace e un diritto inalienabile delle generazioni future.
Infine, un percorso sulla Parità di genere nel futuro può stimolare riflessioni su come abbattere gli stereotipi che ancora limitano l’accesso delle ragazze alle carriere scientifiche e tecnologiche (STEM).
Per supportare la preparazione degli elaborati e dei progetti, è possibile consultare i documenti originali messi a disposizione dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani:
Testo integrale della Risoluzione 54/7 (A/HRC/RES/54/7)
Piano d’Azione per la Quinta Fase 2025-2029 (A/HRC/57/34)
Portale OHCHR sull’Educazione ai Diritti Umani
Partecipare a questo Concorso significa non solo studiare la storia dei diritti, ma scriverne il capitolo successivo, contribuendo attivamente a una società globale più giusta, connessa e, soprattutto, pacifica.
Prosegue il dibattito nella 61ma sessione del Consiglio ONU per i diritti umani
Il dibattito sulla cultura della pace svoltosi durante la 61ª sessione del Consiglio per i Diritti Umani lo scorso 4 marzo ha trasformato l’aula delle Nazioni Unite in un laboratorio di idee su come trasformare la pace da concetto astratto a pratica quotidiana.
L’apertura dei lavori ha subito chiarito che la pace non può essere intesa semplicemente come la fine delle ostilità belliche, ma deve essere radicata in un ecosistema dove la dignità umana è protetta preventivamente.
Un contributo fondamentale è arrivato da Nada Al-Nashif, Vice Alto Commissario per i Diritti Umani, la quale ha insistito sul fatto che la cultura della pace richiede una partecipazione democratica reale e uno spazio civico sicuro. Secondo Al-Nashif, senza il rispetto dello Stato di diritto e l’inclusione di ogni voce sociale, le fondamenta della convivenza restano fragili. Sulla stessa linea si è mosso l’intervento di Federico Villegas, Rappresentante Permanente dell’Argentina, che ha sottolineato come la pace sia un “processo dinamico” che necessita di un dialogo interculturale costante per abbattere i pregiudizi che alimentano i conflitti.
Il mondo della scuola trova un riferimento prezioso nelle parole di Sua Eccellenza l’Ambasciatrice Lotte Knudsen, a capo della delegazione dell’Unione Europea, che ha evidenziato il ruolo cruciale dell’istruzione nella prevenzione della violenza. Knudsen ha spiegato che investire nell’alfabetizzazione mediatica e nell’educazione ai diritti umani permette ai giovani di sviluppare quel pensiero critico necessario per resistere alla disinformazione e ai discorsi d’odio. Questo approccio educativo non serve solo a informare, ma a formare cittadini capaci di mediare e cooperare.
Dal lato della società civile, l’intervento di Valerie Bichelmeier per l’organizzazione Make Mothers Matter ha spostato l’attenzione sulle prime fasi della vita e sull’ambiente familiare. Bichelmeier ha argomentato che la cultura della pace nasce nell’infanzia attraverso l’apprendimento dell’empatia e della gentilezza, suggerendo che le politiche pubbliche dovrebbero sostenere maggiormente le famiglie in questo compito educativo primario. La sua riflessione invita il mondo scolastico a collaborare strettamente con i genitori per creare una continuità di valori tra casa e classe.
Infine, Haoliang Xu, in rappresentanza del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), ha portato esempi concreti di come la fiducia nelle istituzioni locali sia il vero collante della pace. Ha spiegato che quando le persone vedono i propri diritti economici e sociali garantiti, la spinta verso il conflitto diminuisce drasticamente. Il messaggio finale emerso dal panel per studenti e docenti è dunque chiaro: la pace è un cantiere aperto che si costruisce ogni giorno attraverso la difesa della giustizia sociale e il rifiuto di ogni forma di discriminazione.
EIP Italia sta seguendo l’evoluzione dei lavori anche come supporto allo sviluppo dei lavori didattici per il 54 Concorso nazionale “Dall’Italia al mondo. L’impegno per i diritti umani come pilastro di pace”.
Il diritto internazionale e gli insuccessi della diplomazia nelle parole di Luciano Corradini
https://youtube.com/shorts/6gsKUiQQIyQ?si=lVE6KBiC4sy7re92
da “Il Giornale di Brescia” del 17 marzo 2026
È rimasta nella mente di molti la frase del ministro degli Esteri Tajani: «Il diritto internazionale è importante, ma fino ad un certo punto». Da una parte si è cercato di interpretarla come un richiamo ad un buon senso, capace di adeguarsi alla «realtà effettuale delle cose» di machiavelliana memoria, dato che gli Stati più potenti del mondo sarebbero capaci di risolvere tra loro i problemi geopolitici del nostro tempo.
Dall’altra parte si fa l’elenco degli insuccessi sia della diplomazia, sia delle guerre scatenate senza obiettivi comprensibili, estese, come epidemie, ad altri Stati e con danni terribili per gran parte dei Paesi del mondo, in termini di popoli massacrati, intere città e campagne semidistrutte, con danni al patrimonio culturale, naturale, economico, spirituale di intere generazioni.
Stampa e media danno ad ogni ora informazioni su eventi, con interpretazioni storiche e previsioni di esperti militari, geopolitici, economisti, sociologi, filosofi, che analizzano e spesso polemizzano, senza ottenere il formarsi, nelle popolazioni, di atteggiamenti e orientamenti culturali e politici capaci di indurre i «potenti» a rinunciare all’odio e alla guerra.
Bisogna interrogarsi su quel «fino ad un certo punto». Ci sono alternative alla lucida e generosa, anche se poco compresa e praticata costruzione del diritto internazionale dei diritti umani?
Cito alcune voci impegnate a capirci qualcosa.
Il geniale uomo di teatro Stefano Massini in un monologo satirico ha ironizzato, nel corso di una puntata della trasmissione di La7 «Piazza Pulita», sul Pacifista pigro, preoccupato, ma in poltrona, in pantofole, anche polemico, quando sale il prezzo del petrolio, piange per i piccoli, ma posticipa il suo intervento e non scende in piazza.
Cito infine alcuni versi scritti da Gianni Gasparini, poeta e sociologo all’Università Cattolica di Milano:
«Chi vuole scrivere una poesia mentre infuria la guerra dovrebbe prima digiunare spegnere le voci interiori di sdegno e di vendetta / fare un silenzio assoluto intriso di lacrime e pianto / mettersi in ginocchio a capo chino ad occhi chiusi pregando il suo dio devotamente e quindi far memoria / di persone straziate torturate e immaginare il terrore di donne stuprate da primati sadici e feroci / Prima di scrivere una riga soltanto occorrerebbe meditare a lungo davanti alle fosse maleodoranti / dei corpi gettati come luride cose malsepolte nella sabbia e attendere – se verrà ancora – / un soffio che ispiri versi alti e potenti per non dimenticare né ora né mai».
(aprile 2022 in Visioni, Venezia, Marcianum Press 2023)
Nonostante la possibile interpretazione letterale delle (infelici??) parole del Ministro sulla relatività del diritto internazionale rispetto alla “realtà effettuale” delle cose, l’impegno dell’Italia nelle sedi ONU dovrebbe smontare l’idea di un disimpegno istituzionale.
La partecipazione attiva del nostro Paese allo United Nations Uman Rights Council rappresenta una fonte di risposta concreta a quel “pacifismo pigro” criticato da Massini, trasformando l’indignazione in azione diplomatica (e l’attività didattica nella progettazione dell’educazione ai diritti umani proposta dal 54° Concorso Nazionale EIP Italia).
Come suggerisce Corradini, l’alternativa alla barbarie e alle “fosse maleodoranti” descritte da Gasparini risiede proprio nella costruzione lucida e generosa di un diritto internazionale capace di superare la mera analisi dei conflitti per generare una vera coscienza critica e politica.