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Avviso MIM sulle Competenze non cognitive: una occasione per progettare l’Educazione alla pace a scuola

Avviso Pubblico 537/2026 – richieste e opportunità per le istituzioni scolastiche


Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha recentemente emanato l’Avviso Pubblico 537/2026 (D.M. 15 gennaio 2026, n. 6), invitando le istituzioni scolastiche a candidarsi per la “sperimentazione nazionale finalizzata allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici” istituita dalla Legge 19 febbraio 2025, n. 22.
L’obiettivo primario di questa importante innovazione legislativa è il miglioramento del successo formativo, intervenendo alla radice per prevenire analfabetismi funzionali, povertà educativa e dispersione scolastica.
L’Avviso richiede alle scuole di presentare, entro le ore 23:59 del 30 aprile 2026, una proposta progettuale (tramite l’Allegato 1) che delinei:
– adozione di metodologie didattiche attive, partecipative e innovative;
– modalità di integrazione di queste competenze nelle pratiche di insegnamento e nel curricolo scolastico;
– criteri e strumenti di rilevazione coerenti con le competenze chiave europee;
– creazione di partenariati con organizzazioni del Terzo settore e del volontariato per valorizzare le potenzialità e i talenti degli studenti.

In un’epoca segnata da profonde complessità e incertezze, come tradurre queste richieste in un progetto dotato di senso e visione?
La risposta più alta e coerente è l’Educazione alla Pace.
Gli stessi Orientamenti allegati alla norma chiariscono che lo scopo profondo della sperimentazione non è una semplice aggiunta di percorsi isolati, ma il far fiorire le personalità degli studenti affinché siano capaci di “dare un contributo significativo alla società in termini di pace, integrazione e sostenibilità” (vedi Orientamenti).
Questa visione si radica saldamente alla “Raccomandazione sull’Educazione alla pace, ai Diritti Umani, alla comprensione internazionale, alla cooperazione, alle libertà fondamentali, alla cittadinanza globale e allo sviluppo sostenibile” adottata dall’UNESCO nel 2023.
L’UNESCO sottolinea l’urgenza di un’educazione “trasformativa” che prepari gli studenti ad agire come promotori di società pacifiche, giuste e inclusive. Sviluppare le competenze non cognitive significa, secondo la Raccomandazione, promuovere abilità cruciali quali il pensiero analitico e critico e la capacità di risoluzione pacifica dei conflitti; l’autoconsapevolezza, per gestire le emozioni e mostrare empatia;
il rispetto per la diversità e le competenze collaborative basate sulla comunicazione non violenta.

Per dare massima coerenza didattica e tradurre i valori UNESCO in pratica quotidiana, le attività progettuali possono trovare il loro sfondo integratore nei sei Principi universali di Educazione civica, elaborati a Ginevra nel 1968 da Jean Piaget e Jacques Muhlethaler, fondatori dell’Associazione Mondiale “Ecole Instrument de Paix”. Questi principi uniscono in modo indissolubile lo sviluppo cognitivo a quello socio-emotivo: comprensione reciproca (La scuola apre a tutti i fanciulli del mondo la strada della comprensione reciproca); rispetto (La scuola educa al rispetto della vita e degli uomini); empatia e tolleranza (La scuola educa alla tolleranza, qualità che permette di accettare, negli altri, sentimenti, maniere di pensare e di agire, diversi dai propri); responsabilità (La scuola sviluppa nel fanciullo il senso di responsabilità); altruismo e collaborazione (La scuola educa il fanciullo all’altruismo e alla solidarietà).
Basare il progetto su questi pilastri permette di applicare in modo organico modelli internazionali (come il framework CASEL o il SEE Learning), sviluppando empatia, consapevolezza sociale e abilità relazionali degli studenti.

In virtù di questo quadro delineato, l’Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace ETS, impegnata dal 1972 nell’Educazione ai Diritti Umani e alla Pace, offre la propria disponibilità per una collaborazione strategica e un partenariato diretto con le istituzioni scolastiche, così come caldamente incoraggiato dal Ministero.
Non proponiamo “pacchetti pre-confezionati”, ma mettiamo a disposizione il nostro storico bagaglio di metodologie e saperi per co-progettare un intervento su misura con le comunità scolastiche.
Insieme, possiamo strutturare la proposta per la compilazione dell’Allegato 1, definendo il ruolo dei partner e facilitando l’integrazione organica di queste attività nel Curricolo d’istituto

Considerando l’imminente scadenza fissata per il 30 aprile 2026, vi invitiamo a contattare EIP Italia per verificare insieme l’opportunità di sviluppare insieme una parte del lavoro.

Insieme possiamo trasformare questa sperimentazione in un’opportunità reale per formare “costruttori di pace”.


Dalle vecchie abitudini alle nuove bussole

La nuova puntata di ChiaroScuola sulle nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo


Il linguaggio che utilizziamo a scuola non è mai neutro e spesso rivela quanto sia difficile scardinare vecchie abitudini mentali. Ancora oggi, nelle riunioni tra docenti o nei colloqui con le famiglie, la parola “programma” risuona come un mantra rassicurante ma al tempo stesso limitante. Si parla di finire il programma o di essere in ritardo sulla tabella di marcia, quasi come se l’insegnamento fosse una lista burocratica di nozioni da spuntare. Inizia proprio da questa riflessione critica la seconda puntata di ChiaroScuola, il podcast condotto da Francesco Rovida e prodotto da EIP Italia Scuola Strumento di Pace.

L’episodio si addentra nel cuore della normativa scolastica recente, analizzando il passaggio fondamentale sancito dal Decreto Ministeriale 221 del 9 dicembre 2025. Al centro del dibattito non ci sono semplici aggiornamenti tecnici, ma una vera e propria sfida all’autonomia delle istituzioni scolastiche. Le nuove Indicazioni Nazionali non vanno subite come un’imposizione esterna, ma interpretate come una bussola che orienta la costruzione di un percorso formativo vivo e originale. La punttata sottolinea come la scuola debba riappropriarsi del governo dei saperi, trasformandosi da esecutrice di direttive a vera e propria officina di elaborazione pedagogica.

Uno dei temi più densi della puntata riguarda il superamento della dicotomia tra conoscenze e competenze: attraverso il principio classico del non multa sed multum, si invita a puntare sulla qualità e sulla profondità dei contenuti piuttosto che sulla quantità enciclopedica. In questo contesto emerge con forza la figura del Magister, un termine che il documento recupera non per evocare un ritorno all’autoritarismo, ma per sottolineare il valore della relazione educativa.
Il docente è chiamato a essere colui che accende il desiderio di apprendere e che guida gli studenti attraverso le sfide della contemporaneità, inclusa quella di un approccio critico e prudente verso le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale.

La puntata offre anche spunti operativi riguardanti le novità didattiche, come il rilancio della scrittura a mano e del riassunto, o l’introduzione opzionale del Latino per l’Educazione Linguistica nella scuola secondaria di primo grado. L’autore non dimentica di affrontare la complessità del cronoprogramma che attende le scuole a partire dall’anno scolastico 2026/2027, invitando i Collegi Docenti a un lavoro di “sartoria didattica” per armonizzare i nuovi percorsi e garantire coerenza educativa.
Il podcast si chiude con un richiamo potente alla responsabilità verso le nuove generazioni, citando la filosofa Hannah Arendt sulla necessità di preparare i giovani a rinnovare un mondo che sarà comune a tutti.

La serie podcast originale ChiaroScuola è disponibile su Spreaker, Amazon Music e Spotify.

Oltre il 5%: la rivoluzione gentile di Artemisia Gentileschi nella toponomastica napoletana

Artemisia ha la sua strada: ora Napoli onori il sacrificio di Eleonora Pimentel Fonseca


La parità  di genere passa anche dalla toponomastica. La toponomastica femminile è un potente strumento di parità di genere e di riconoscimento culturale, poiché i nomi delle strade riflettono la storia e i valori di una comunità.
Attualmente, in Italia, persiste un forte squilibrio, con solo una piccola percentuale di vie (circa il 3-5%) intitolata a donne, spesso figure religiose ,sante e martiri.
La richiesta di intitolare un luogo del Vomero ad Artemisia Gentileschi è partita dai “Mercoledì Cuturali” dell’EIP Italia Scuola Strumento di Pace, iniziativa a cura di Ersilia Di Palo, fin dal 2021. 
La  richiesta, raccolta, seguita e  sostenuta nel suo lungo  percorso burocratico dalla consigliera Cinzia Del Giudice, finalmente  il 17 marzo del 2026 Artemisia Gentileschi ha avuto il suo  luogo fisico, simbolico,  nel territorio  le cui strade sono intitolate agli artisti di tutte le epoche.

Artemisia occupa un posto di rilievo nella memoria collettiva non solo per il suo immenso valore artistico, ma anche come simbolo di resilienza e determinazione. Un riconoscimento potente ad una delle più grandi artiste di tutti i tempi, nata a Roma ma vissuta in gran parte a Napoli , dove ha lasciato un’ impronta indelebile della sua personalità artistica, umana e spirituale. 

Questa iniziativa ha trasformato le scale, luogo di passaggio, in un promemoria quotidiano della forza  e del talento femminile.
Un luogo simbolo della lotta contro la violenza alle donne, simbolo del lungo percorso di emancipazione delle donne.

Ora un’altra battaglia ci aspetta. Dare onore e dignità ad Eleonora Pimentel Fonseca, figura chiave della Repubblica Napoletana del 1799. Eleonora  merita un riconoscimento monumentale a Napoli per onorare il suo sacrificio politico e intellettuale. Un busto  celebrerebbe la sua vita come poetessa, giornalista, rivoluzionaria e vittima della repressione borbonica, elevandola a simbolo della dignità femminile e democratica

Ersilia Di Palo

La diversità è la nostra ricchezza

Al Museo Nena l’arte a fumetti contro il razzismo


Sabato 21 marzo, alle ore 17.30, si è svolta con grande successo la presentazione del fumetto “La diversità è la nostra ricchezza” presso il Museo Alfiero Nena, situato in via Edoardo d’Onofrio 35/37 a Roma. L’evento, organizzato da SOS Razzismo e dall’Associazione Fidia-Museo Nena, è stato appositamente fissato in occasione della Giornata internazionale contro la discriminazione razziale, indetta dall’ONU per ricordare l’eccidio di Sharpeville in Sudafrica.

Il progetto editoriale è liberamente ispirato al celebre libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” di Tahar Ben Jelloun. L’idea nasce dalla forte volontà di Angela Scalzo, giornalista e presidente di SOS Razzismo (associazione attiva nel contrasto alle discriminazioni fin dal 7 ottobre 1989), che fin dall’uscita del libro nel 1997 sognava di tradurlo in un fumetto da distribuire a ragazzi e famiglie.
Il progetto ha trovato la sua realizzazione concreta grazie all’incontro tra l’Associazione e gli studenti del Liceo Artistico “Enzo Rossi” di Roma, dove è emerso il grande talento di Elena Romagnoli, una bravissima ragazza di appena sedici anni.

Elena, che concilia gli studi liceali con la frequenza del primo anno del triennio accademico al Conservatorio di Santa Cecilia, ha realizzato le 15 tavole che compongono l’opera, arrivando a lavorare anche di notte pur di non sottrarre tempo allo studio. L’obiettivo del fumetto è parlare ai più giovani con un linguaggio all’apparenza semplice ma profondo, supportato da colori vivaci e tratti espressivi che rendono la narrazione immediata e intensa. Come ha raccontato l’autrice stessa durante l’evento, il lavoro le ha permesso di rappresentare un messaggio cruciale in modo diretto, rimanendo molto colpita dalla frase del testo: “il razzista soffre di un complesso di inferiorità o di superiorità”. La copertina, che corrisponde all’ultima illustrazione del racconto, è altamente simbolica: raffigura fasci di luce provenienti dalle stelle che confluiscono sulla testa di ogni ragazzo, a dimostrazione che la diversità non è qualcosa da temere, ma una ricchezza da scoprire.

La presentazione si è svolta in una cornice di grande suggestione, con il pubblico avvolto dall’eleganza delle statue di Alfiero Nena, grande amico dell’EIP scomparso nell’ottobre del 2020. Dopo l’accoglienza a cura del direttore del Museo, Luigi Matteo, sono intervenuti per i saluti istituzionali Annarita Leonbruni, Vicepresidente e Assessora alle Politiche Educative e Scolastiche del IV Municipio di Roma, e il Consigliere Ruggiero Piccolo, circondati da professori, studenti e rappresentanti di SOS Razzismo. Il filo conduttore della serata, un vero e proprio invito alla riflessione, è stato riassunto in una frase emblematica: “Un fumetto può cambiare il modo di guardare il mondo? Noi pensiamo di sì. E vogliamo provarci”.

A chiudere questo incontro sul valore delle differenze c’è stata una straordinaria sorpresa fuori programma: un emozionante momento musicale che ha visto Elena Romagnoli esibirsi alla marimba, accompagnata al pianoforte dalla madre Sara Matteo. La loro esecuzione del secondo movimento di un concerto per marimba e pianoforte, ricca di passaggi di virtuosismo, ha impressionato i presenti, scatenando una lunga ovazione in piedi e la consegna di un bellissimo omaggio floreale.

Il fumetto, autofinanziato da SOS Razzismo Italia, è un’opera piccola nelle dimensioni ma enorme nel messaggio e mira ad arrivare nelle mani di quanti più ragazzi possibile. Attualmente è disponibile nei formati A4 e A5. Chiunque desideri supportare il progetto o acquistare una copia può farne richiesta diretta scrivendo alla mail dell’associazione: sosroma@pec.sosrazzimo.com

Riforma dell’assetto ordinamentale degli Istituti tecnici

Una sintesi tecnica e strutturata delle disposizioni introdotte dal recente decreto ministeriale


Il Decreto Ministeriale 29/2026 attua gli articoli 26 e 26-bis del decreto-legge 144/2022, relativi al riordino degli istituti tecnici. La riforma mira a ridefinire i curricoli per allinearli alla domanda di competenze del tessuto produttivo e all’innovazione tecnologica prevista dal piano Industria 4.0. Le nuove disposizioni ordinamentali si applicheranno a partire dalle classi prime dell’anno scolastico 2026/2027.
Di seguito proponiamo una panoramica dei principali assi di intervento, rimandando ad altri interventi successivi l’analisi dettagliata e alcune considerazioni di approfondimento.

Rimodulazione dell’assetto didattico e metodologico
Il decreto impone un passaggio strutturale verso una metodologia didattica per competenze, superando la rigida frammentazione disciplinare in favore di una progettazione interdisciplinare. L’attività didattica dovrà essere organizzata progressivamente per Unità di Apprendimento (UdA) mirate alla gestione di compiti di realtà con la partecipazione attiva e autonoma degli studenti. È previsto inoltre un rafforzamento delle competenze linguistiche, storiche, matematiche, scientifiche (STEM), giuridiche ed economiche.

Integrazione con l’Istruzione terziaria e Patti educativi 4.0
Al fine di garantire la continuità degli apprendimenti, il riordino istituisce meccanismi di raccordo diretto tra il secondo ciclo e la formazione terziaria, specificamente verso gli ITS Academy e le lauree professionalizzanti. Le istituzioni scolastiche potranno aderire ai Patti educativi 4.0 a livello regionale o interregionale. Questi accordi di partenariato con università, imprese, enti di ricerca e ITS consentiranno la condivisione di risorse professionali, logistiche e strumentali per la realizzazione di laboratori tecnologicamente avanzati in costante sinergia con i poli tecnico-professionali territoriali.

Architettura per l’internazionalizzazione e metodologia CLIL
Il decreto introduce misure vincolanti per il potenziamento della dimensione globale dell’offerta formativa, essenziale per facilitare l’accesso al mondo del lavoro e la mobilità transnazionale dei lavoratori. Viene introdotto l’obbligo di insegnamento in lingua inglese di una disciplina non linguistica tramite la metodologia CLIL nel terzo, quarto e quinto anno di corso per i profili di indirizzo. Si incoraggia fortemente anche la realizzazione di programmi di scambio, la mobilità studentesca e i percorsi per le competenze trasversali all’estero.

Aggiornamento e formazione del personale docente
La profonda transizione metodologica richiesta dalla riforma necessita di un adeguamento professionale specifico per il corpo docente. Il legislatore ha previsto la possibilità, per i docenti delle discipline professionalizzanti e per gli Insegnanti Tecnico Pratici (ITP), di svolgere periodi di osservazione diretta presso le aziende e affiancamento tutoriale. Questo garantirà un aggiornamento continuo in merito alle innovazioni tecnologiche introdotte nei contesti lavorativi e produttivi di riferimento.

Sperimentazione Lifelong learning tramite i CPIA
Il decreto introduce infine un’importante novità per la formazione continua e l’apprendimento permanente integrato sul territorio. A partire dall’anno scolastico 2027/2028, in via sperimentale, i Centri Provinciali di Istruzione per gli Adulti (CPIA) potranno erogare direttamente percorsi di istruzione tecnica di secondo livello, qualora vi sia assenza o carenza di un’offerta adeguata da parte delle istituzioni scolastiche secondarie locali.

Indicazioni operative (Circolare 1397/2026)
Per governare il delicato passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, la Circolare ministeriale 1397/2026 è intervenuta per guidare l’elaborazione dei curricoli e la definizione delle dotazioni organiche. L’obiettivo primario di queste misure transitorie è garantire il mantenimento degli organici ed evitare il determinarsi di situazioni di soprannumero a livello di scuola e di esubero a livello provinciale.
A livello didattico, la circolare precisa che nel primo biennio le scuole avranno a disposizione una quota del curricolo pari a 66 ore annue. Nel settore economico, questa quota dovrà essere utilizzata in modo vincolante per potenziare le ore di geografia o della seconda lingua comunitaria. Nel settore tecnologico-ambientale, le ore saranno destinate al potenziamento delle discipline scientifiche sperimentali, con la possibilità di affidare tale insegnamento in compresenza a più docenti di diverse classi di concorso per sfruttare la progettazione interdisciplinare.
Sempre a tutela degli organici, per le tecnologie e gli elementi di base degli indirizzi, le scuole potranno ridistribuire le discipline tra il primo e il secondo anno, oppure ripartire il monte ore di ambito annuale (pari a 99 ore) tra due discipline. Inoltre, qualora una disciplina del nuovo ordinamento possa essere affidata a più classi di concorso, l’insegnamento dovrà essere assegnato per continuità alle classi di concorso già presenti nell’organico dell’autonomia.
Infine, per quanto riguarda le procedure amministrative, le classi del primo anno sono già riconducibili ai nuovi codici presenti a sistema nel SIDI.
Essendo necessaria un’elaborazione manuale degli organici delle classi prime per l’anno scolastico 2026/2027, gli Uffici Scolastici Regionali consentiranno alle istituzioni scolastiche di disporre di tempi congrui, fornendo il massimo supporto ai dirigenti scolastici per completare l’acquisizione dei dati.


Il battito di una nazione tra storia, memoria e impegno civile

Riflessioni sul 17 marzo


Il 17 marzo non è una semplice data sul calendario civile; è il baricentro simbolico attorno al quale ruota l’intera narrazione dell’Italia moderna. In quel giorno del 1861, tra le austere mura del Parlamento Subalpino a Torino, la proclamazione del Regno d’Italia sotto la corona di Vittorio Emanuele II trasformò un’espressione geografica in un soggetto politico unitario. Fu l’atto di nascita ufficiale di un’identità che per secoli era stata frammentata in piccoli regni, ducati e dominazioni straniere.

Tuttavia, celebrare questa ricorrenza oggi non significa solo guardare al passato con nostalgia, ma comprendere come quel “primo vagito” della nazione si sia evoluto in un progetto di cittadinanza attiva e consapevole.

Un mosaico in cammino: il compimento dell’unità
L’Unità proclamata nel 1861 fu l’inizio di un cantiere aperto, un processo di aggregazione che richiese sacrifici e decenni per essere completato. Il disegno territoriale si arricchì progressivamente:
1866: L’annessione del Veneto.
1870: La storica breccia di Porta Pia che rese il Lazio parte integrante dello Stato, portando Roma a diventare Capitale nel 1871.
1918: Il definitivo ricongiungimento con il Trentino-Alto Adige e la Venezia Giulia, suggellato nella data del 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Queste tappe non furono meri spostamenti di confine, ma il riflesso di un ideale risorgimentale fondato sulla libertà e sull’indipendenza. Popoli diversi, con tradizioni e dialetti profondamente distanti, scelsero di riconoscersi in un destino comune, trasformando le differenze regionali nella linfa vitale di una nuova cultura nazionale.

L’Eredità dell’educazione civica: fare gli italiani
L’Unità d’Italia non fu solo un fatto militare o diplomatico, ma un progetto morale. Se il Risorgimento ci ha dato lo Stato, il Novecento ci ha dato la Repubblica e la Costituzione. In questo solco, l’Educazione Civica diventa lo strumento per dare sostanza all’appartenenza nazionale. Essere cittadini oggi significa onorare il 17 marzo attraverso l’adempimento dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale previsti dall’Articolo 2 della nostra Carta.

La voce dei maestri della libertà
Per dare profondità a questa ricorrenza, dobbiamo interpellare coloro che hanno “pensato” l’Italia come una comunità di donne e uomini liberi:
Piero Calamandrei: Egli ammoniva che la libertà e l’unità non sono regali, ma conquiste da proteggere ogni giorno.
“La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse.”
Celebrare il 17 marzo significa, dunque, rimettere “combustibile” nel motore della nostra democrazia.
Sandro Pertini: Il “Presidente più amato” legava indissolubilmente l’amore per la patria alla giustizia sociale.
“Sii orgoglioso di essere italiano, ma non dimenticare mai che la patria è il mondo intero.” Il suo insegnamento ci ricorda che l’unità nazionale non deve mai chiudersi in un gretto nazionalismo, ma aprirsi alla fratellanza e al rispetto per ogni essere umano.
Giuseppe Dossetti: Tra i principali artefici della Costituzione, Dossetti vedeva nello Stato un mezzo per servire la dignità della persona. Per lui, l’unità era il presupposto per una “comunità di valori” in cui il dialogo tra diverse fedi e ideologie poteva costruire una casa sicura per tutti. “La Costituzione fatevela amica e compagna di strada. Vi sarà presidio sicuro, nel vostro futuro, contro ogni inganno e contro ogni asservimento, per qualunque meta vi prefissiate”.

La staffetta della memoria collettiva
Dalle grandi esposizioni universali del 1911, passando per i fervori del Centenario nel 1961, fino all’entusiasmo corale del 2011 (il 150° anniversario), l’Italia ha saputo ritrovarsi. Città come Napoli, Firenze e Milano sono state epicentri di mostre e manifestazioni che hanno ricucito lo strappo tra Nord e Sud, celebrando una storia che appartiene a ogni borgo e ogni metropoli della penisola.

Un impegno quotidiano
Oggi, il 17 marzo ci interroga direttamente: qual è il nostro contributo alla nazione? La risposta risiede nella responsabilità civica. Non si è italiani solo per nascita, ma per scelta: la scelta di rispettare le istituzioni, di proteggere il patrimonio culturale e ambientale, di partecipare attivamente alla vita della propria comunità.La storia dell’Unità d’Italia continua a parlare alle nuove generazioni, non come un capitolo polveroso di un libro, ma come un impegno che si rinnova. La costruzione di una nazione non è mai un traguardo definitivo, ma un orizzonte verso cui camminare insieme, con la consapevolezza di chi sa da dove viene e il coraggio di chi immagina un futuro di pace e giustizia.


Alcune proposte per la scuola

  1. Sperimentare la democrazia: elezioni simulate per rappresentanti di classe, dibattiti guidati e gestione condivisa degli spazi scolastici;
  2. Memoria locale: ricerche sui monumenti, vie, piazze o personaggi legati al Risorgimento nel proprio territorio;
  3. Patto di corresponsabilità: sottoscrivere impegni tra scuola, studenti e famiglie per la cura della comunità;
  4. Inclusione e accoglienza: attività quotidiane che promuovano integrazione, cooperazione e supporto reciproco;
  5. Laboratori creativi: poster, murales, video o podcast sulla storia dell’Unità d’Italia e sull’identità nazionale;
  6. Progetti di cittadinanza attiva: interventi di solidarietà e tutela dell’ambiente per praticare i valori civici;
  7. Letture guidate e confronti: analisi di testi di Calamandrei, Pertini e Dossetti, con discussioni e riflessioni;
  8. Giornata del dialogo e della memoria: dibattiti su diritti, diversità culturale e coesione sociale;
  9. Drammatizzazioni storiche: mettere in scena eventi chiave del Risorgimento, come la proclamazione del Regno d’Italia o la breccia di Porta Pia, per vivere la storia in prima persona;
  10. Caccia al tesoro storica: creare percorsi didattici in aula o nel quartiere con indizi legati all’Unità e ai protagonisti dell’Italia;
  11. Mostre e esposizioni: raccogliere oggetti, fotografie, mappe o testimonianze locali e allestire una piccola mostra storica in classe o a scuola;
  12. Condivisione digitale: usare blog scolastici, social network o piattaforme multimediali per raccontare il 17 marzo e condividere progetti, interviste e riflessioni;
  13. Musica e poesia: scrivere canzoni, componimenti o piccoli cori che celebrino l’unità e i valori civici, rendendo la storia emozionante e coinvolgente;
  14. Collaborazioni con enti locali: visite a musei, archivi o associazioni culturali per approfondire l’unità nazionale e il ruolo dei cittadini.

Italia N. Martusciello
Vicepresidente nazionale EIP Italia

L’architettura della scuola di domani nell’Atto di indirizzo del MIM

Appunti di analisi critica e giuridica


L’Atto di Indirizzo Politico-Istituzionale del Ministero dell’Istruzione e del Merito non è un semplice manifesto di intenti, ma il vero e proprio motore normativo e amministrativo che guiderà la scuola italiana nel triennio 2026-2028. Per comprenderne la portata, è necessario analizzarne le ragioni giuridiche per poi sviscerarne i contenuti attraverso specifiche categorie tematiche.

Sotto il profilo giuridico-amministrativo, l’Atto di Indirizzo è il documento cardine della pianificazione strategica ministeriale. La sua funzione è tradurre il programma politico del Governo in linee direttrici vincolanti per la creazione del “Valore pubblico” all’interno del Sistema nazionale di istruzione. Esso costituisce la base obbligatoria per tre cicli fondamentali dello Stato: il ciclo di bilancio, il ciclo della performance e il ciclo della programmazione strategica.
Attraverso un meccanismo giuridico definito “processo a cascata”, i titolari dei centri di responsabilità amministrativa del Ministero sono chiamati a declinare queste priorità in obiettivi operativi finanziari e di performance, con precisi indicatori e valori target.
L’Atto funge inoltre da “ombrello” giuridico e programmatico per garantire il rigoroso rispetto delle milestone e dei target imposti dal PNRR e dal Programma Nazionale “PN Scuola e Competenze 2021-2027”. Infine, a coronamento dell’intento di riordino normativo del settore, il documento ufficializza l’attività della Commissione interministeriale incaricata di redigere un nuovo “Testo Unico Istruzione”

Queste, secondo la nostra lettura, le categorie in cui è possibile riordinare le priorità.

Personale scolastico
Una prima categoria riguarda la valorizzazione del capitale umano. Il documento rivendica un massiccio sforzo negoziale per restituire autorevolezza economica al personale, evidenziando il completamento dei CCNL 2019-2021 e 2022-2024, e l’avvio del CCNL 2025-2027. La novità più dirompente è l’introduzione, a partire dal 2026, di un Piano di welfare aziendale che prevede una polizza sanitaria integrativa estesa a oltre 1,2 milioni di dipendenti, comprendendo anche il personale precario con contratto fino al 30 giugno. Sul fronte del reclutamento, si ribadisce l’imperativo di raggiungere il target PNRR di 70.000 assunzioni e si struttura in via definitiva la conferma dei docenti di sostegno precari su richiesta delle famiglie, al fine di garantire la continuità didattica.

Ordinamenti e didattica
Nonostante i frequenti richiami all’autonomia, l’elaborazione dell’architettura formativa mantiene una forte impronta centralista. Spiccano i lavori per le nuove Indicazioni Nazionali per i licei e le Linee guida per gli istituti tecnici, necessari per aggiornare un impianto vecchio di oltre un decennio ai mutamenti sociali e tecnologici. Viene istituzionalizzata la riforma della filiera tecnologico-professionale (legge 121/2024), che dal 2026 entrerà a pieno regime integrando scuole, ITS Academy e centri di formazione in veri e propri “Campus”. Sul fronte liceale, si spinge per il consolidamento del neonato Liceo del Made in Italy e si annuncia un gruppo di lavoro per il “rilancio del liceo classico”. Un peso simbolico e strutturale rilevantissimo è dato al nuovo Esame di Stato, che recupera la denominazione di “Esame di Maturità” e mira a valutare la crescita etica e civica dello studente, con commissioni ridotte a cinque membri e una prova orale su quattro discipline scelte ogni anno direttamente dal Ministro.

Inclusione, divari e “pedagogia della condotta”
Per contrastare la dispersione scolastica, il Ministero affida risorse e strategie ai Piani “Agenda Sud” e “Agenda Nord”, con interventi mirati sulle scuole in contesti difficili. Tuttavia, il tema del benessere e dell’inclusione fa il paio con una rigorosa stretta disciplinare: l’Atto codifica la riforma del voto di comportamento, che cessa di essere una mera sanzione per diventare uno “strumento di crescita”. A seguito della revisione dello Statuto delle studentesse e degli studenti, le sanzioni disciplinari assumeranno un forte valore pedagogico, prevedendo l’obbligo di esperienze di cittadinanza attiva e solidale a favore della comunità in caso di criticità.

Autonomia (solo amministrazione?)
La vera autonomia promossa dal documento è di tipo gestionale e burocratico. Per sgravare il carico delle segreterie scolastiche, l’Atto preannuncia massicce dosi di semplificazione: dalla creazione del fascicolo digitale del docente all’integrazione delle anagrafi scolastiche (ANIST), fino al potenziamento della piattaforma UNICA per le famiglie. Di enorme impatto è la progressiva introduzione dell’Intelligenza Artificiale nella didattica e nell’amministrazione, regolata da apposite Linee Guida ministeriali in conformità con l’AI Act europeo. Si inaugura inoltre una nuova stagione per il Sistema nazionale di valutazione, con l’introduzione della valutazione obbligatoria per i dirigenti scolastici e la sperimentazione di prove INVALSI sulle competenze digitali.

Infrastrutture e reti
L’ultima categoria riguarda gli spazi fisici dell’apprendimento, profondamente legati ai vincoli del PNRR. Sono previsti interventi su oltre un quarto degli edifici scolastici italiani per la messa in sicurezza e l’efficientamento energetico. Particolare urgenza viene data agli investimenti in mense e palestre (finanziati con fondi nazionali e PNRR, soprattutto nel Mezzogiorno) per abilitare il tempo pieno, e allo sviluppo del sistema integrato 0-6 anni. Su quest’ultimo punto, la costruzione di nuovi asili nido è imperativa per raggiungere il Livello Essenziale delle Prestazioni (LEP) del 33% di copertura a livello nazionale.

Per alcuni versi, l’Atto di Indirizzo 2026 rivela una dicotomia affascinante: da una parte una spinta fortissima verso la modernizzazione tecnica, amministrativa e tecnologica (IA, digitalizzazione, target europei); dall’altra, un convinto ancoraggio a principi formativi tradizionali (Maturità, liceo classico, disciplina e voto di condotta).
Il tutto tenuto insieme da un rigido telaio giuridico-finanziario che impegna la macchina dello Stato a trasformare, entro il 2028, queste direttive in prassi scolastica quotidiana.

Semi di rinascita: il 21 marzo tra scuola, società e territorio

Radici di libertà: coltivare la cultura del rispetto e della giustizia


La Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno, istituita ufficialmente dalla legge n. 20 dell’8 marzo 2017 e celebrata ogni anno il 21 marzo in coincidenza con l’inizio della primavera. Essa nasce nel 1996 dalla tenacia di Saveria Antiochia con l’obiettivo di trasformare il dolore dei familiari in un’azione corale di cittadinanza attiva, unendo scuole, università e associazioni in un percorso educativo che, attraverso la lettura dell’elenco delle vittime innocenti, il riutilizzo sociale dei beni confiscati e l’uso di nuovi linguaggi mira a contrastare la corruzione e la cultura mafiosa.

Oltre il presente: educare ai diritti del futuro

La valutazione di impatto generazionale in un Paper di ASVIS


Insegnare la pace e i diritti umani significa, prima di tutto, coltivare un profondo senso di responsabilità verso l’altro. Di solito, questo “altro” ha il volto dei nostri studenti o dei popoli che soffrono nel presente. Tuttavia, il recente rapporto “Future Paper 1/2026” ci invita a estendere il nostro sguardo a chi ancora non ha voce: le generazioni future. La giustizia intergenerazionale non è solo una questione economica, ma un pilastro di solidarietà comunitaria che affonda le radici nella tutela dei diritti fondamentali nel tempo. In Italia, la Legge n. 167 del 2025 ha finalmente sancito l’obbligo per il Governo di valutare le nuove norme in termini di effetti sociali e ambientali sulle giovani generazioni. Si tratta di un salto culturale che trasforma il principio costituzionale di tutela del futuro, inserito nel 2022, in uno strumento operativo concreto.

Perché questa legge non rimanga un esercizio burocratico, gli autori del Paper propongono dieci raccomandazioni strategiche che noi, come associazione impegnata nell’educazione, dobbiamo conoscere e sostenere.

La prima raccomandazione suggerisce di assumere la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) come una vera “infrastruttura cognitiva permanente” del processo normativo, superando la logica dei singoli settori per abbracciare una prospettiva estesa a tutto il corso della vita. Il secondo punto esorta a utilizzare la VIG come una leva per spostare le politiche pubbliche da una logica puramente difensiva a una generativa, capace di ampliare le opportunità e l’autonomia delle nuove generazioni. Terzo, è fondamentale rafforzare la partecipazione delle cittadine, dei cittadini e soprattutto delle e dei giovani, rendendola una componente strutturale e non simbolica della valutazione.
La quarta indicazione riguarda la necessità di garantire l’indipendenza tecnica degli organismi responsabili della VIG, dotandoli di risorse umane e strumentali qualificate per assicurare analisi di alta qualità. Quinto, occorre rafforzare la capacità del Parlamento di utilizzare i risultati della VIG, estendendo la valutazione anche agli emendamenti introdotti durante l’iter legislativo. Sesto, bisogna assicurare la tempestività della valutazione, in particolare per i decreti-legge che determinano effetti significativi sui giovani.
Il settimo pilastro promuove l’uso della VIG a livello locale, favorendo lo scambio di buone pratiche tra Comuni, Regioni e Stato per creare modelli comuni di giustizia intergenerazionale. Ottavo, è indispensabile potenziare il sistema informativo nazionale e l’ecosistema dei dati su infanzia, adolescenza e transizioni generazionali per basare le scelte su evidenze solide. Nona raccomandazione: rafforzare la base metodologica della VIG costruendo modelli e indicatori integrati che includano non solo variabili economiche, ma anche sociali e ambientali. Infine, la decima, invita a considerare sempre gli effetti degli andamenti demografici di medio-lungo periodo, rendendo espliciti i compromessi necessari in contesti di bassa fecondità e invecchiamento accelerato.

Come educatori, sappiamo che la povertà educativa è la più subdola delle ingiustizie, poiché nega alle bambine e ai bambini la possibilità di affrontare le sfide del proprio tempo con strumenti adeguati. L’equità intergenerazionale è, in ultima analisi, un patto educativo che riconosce nell’istruzione la chiave per la dignità e la partecipazione attiva.


LABORATORIO DI CITTADINANZA:
IL FUTURO SOTTO PROCESSO

Una proposta di Debate

La Tesi del Giorno: “Questa Assemblea approva l’introduzione di una tassa immediata sul consumo di plastica monouso e sui voli aerei nazionali per finanziare un fondo pensionistico garantito e borse di studio digitali per chi nascerà dopo il 2030.”

Per preparare le argomentazioni, entrambe le squadre devono analizzare la proposta usando le domande chiave utilizzate dagli esperti in Europa:
Impatto sulle fasi della vita: Questa misura svantaggia ingiustamente le persone che si trovano in una particolare età oggi (es. i lavoratori attuali o i giovani che viaggiano per studio)?
Impatto nel tempo: La legge crea benefici solo tra molto tempo o danneggia eccessivamente chi vive nel presente?
Trasmissione delle disuguaglianze: Questa scelta rischia di far sì che chi è già povero oggi lo sarà ancora di più in futuro?
Libertà di scelta: Stiamo decidendo troppo per chi verrà dopo, limitando le loro opzioni di vita?
Visione comune: Questa legge ci avvicina o ci allontana dall’idea di Italia e di Europa che vogliamo costruire per il 2050?

SQUADRA PRO (custodi): deve dimostrare che preservare le risorse e garantire diritti a chi non ha ancora voce è l’unico modo per rispettare la Costituzione e il principio di “giusti risparmi”. Deve puntare sulla necessità di correggere i debiti ambientali e sociali ereditati.

SQUADRA CONTRO (“realisti”): deve dimostrare che la misura crea un’ingiustizia immediata verso chi vive oggi, magari aumentando la povertà delle famiglie attuali per un beneficio incerto. Deve analizzare se il “tasso di sconto” applicato al benessere presente sia troppo alto.

Ricordiamo che per rendere queste discussioni efficaci, il Paese dovrebbe seguire le linee guida del Paper:
assumere la valutazione generazionale come infrastruttura cognitiva permanente
spostare le politiche verso una logica generativa e non solo difensiva rafforzare la partecipazione strutturale dei giovani
garantire l’indipendenza tecnica di chi valuta le leggi
potenziare la capacità del Parlamento di analizzare gli impatti nel tempo
assicurare che la valutazione sia tempestiva per ogni atto normativo
promuovere l’uso di questi strumenti anche a livello locale nei Comuni
potenziare i dati su infanzia e adolescenza per decidere meglio
rafforzare la base metodologica con modelli scientifici integrati
considerare sempre l’effetto reale degli andamenti demografici nel lungo periodo

Per l’insegnante: Questo esercizio trasforma la scuola in un “laboratorio di democrazia anticipatoria”, dove i ragazzi imparano che ogni scelta politica ha una “eco” che risuona per decenni.