In uscita agli inizi di settembre il volume di Francesco Rovida Nelle geometrie della scuola. Legislazione scolastica e prassi educativa
Pubblichiamo la Presentazione del volume della Presidente EIP Anna Paola Tantucci:
In un’epoca storica segnata da rapide e profonde trasformazioni, nonché da un’inedita complessità del tessuto sociale e relazionale, il compito assegnato alle istituzioni educative assume un’importanza del tutto cruciale in quanto Il sistema scolastico rappresenta, nella sua complessa architettura istituzionale e pedagogica, l’organizzazione cardine al servizio della formazione integrale della persona umana. La scuola, infatti, non può limitare il proprio mandato alla mera trasmissione di saperi disciplinari astratti o alla rincorsa di un’efficienza puramente quantitativa. Al contrario, essa è chiamata a fornire alle nuove generazioni gli strumenti intellettuali, culturali ed etici necessari per affrontare le sfide del presente, educando alla responsabilità e alla partecipazione democratica. In questo quadro, la costruzione comune della scuola e della società si rivela un processo inscindibile e bidirezionale: l’istituzione scolastica si configura come un vero e proprio laboratorio vivo di cittadinanza, dove il valore dell’impegno civico viene coltivato quotidianamente attraverso l’esperienza della convivenza, l’interiorizzazione delle regole democratiche e la consapevolezza profonda dei diritti e dei doveri di ciascuno.
È proprio a fronte di questa ineludibile complessità che la missione originaria della scuola riafferma tutta la sua urgenza e centralità. Questa prospettiva si pone in profonda e naturale sintonia con i principi che animano l’Associazione Ecole Instrument de Paix (EIP) fin dalla sua fondazione, avvenuta a Ginevra nel 1968 ad opera di Jacques Mühlethaler e Jean Piaget. Da decenni, l’obiettivo prioritario del nostro impegno associativo è la formazione integrale della persona, traguardo perseguito attraverso la promozione costante e instancabile dei principi sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nel corso di questo lungo cammino, abbiamo sempre riconosciuto nella scuola l’unica istituzione di respiro planetario realmente in grado di farsi carico di un’opera di autentica trasformazione individuale e sociale rispetto a questi valori fondamentali. Lo scopo primario del fare scuola coincide, nella sua essenza più autentica, con l’educazione ai diritti, all’equità e alla pace.
All’interno di questo delicato processo di maturazione civica, la normativa e l’organizzazione scolastica, analizzate con estremo rigore e grande competenza dall’autore nel presente volume, non devono in alcun modo essere interpretate come un apparato burocratico opprimente o come un ostacolo formale all’azione didattica. Il diritto scolastico rappresenta, al contrario, il presidio di garanzia dei diritti inalienabili degli studenti e il fondamento costituzionale su cui si regge l’equità dell’intero sistema.
In questo quadro, il ruolo del docente riveste un’importanza fondamentale nell’ambito delle azioni formative ed educative che il sistema scuola è chiamato a porre in essere.
Un’organizzazione scolastica trasparente non è un fine in sé, ma diviene lo strumento necessario per elevare il progetto educativo a servizio pubblico effettivo, assicurando che le procedure amministrative operino sempre a tutela dell’inclusione, del pluralismo e del successo formativo di ogni alunno. La Costituzione della Repubblica, come ben evidenziato nel testo, costituisce il primo e più organico progetto educativo della nazione.
Al centro di questo orizzonte, in cui si intrecciano inestricabilmente norme, modelli organizzativi e intenti pedagogici, si colloca il ruolo vitale dei docenti. Gli insegnanti sono chiamati ad agire non come semplici esecutori, ma come professionisti colti, figure chiave per la trasformazione educativa e sociale, così come delineato anche dalle prospettive tracciate nel recente Rapporto UNESCO Re-immaginare i nostri futuri insieme che sollecita tutti noi, attraverso domande e riflessioni sull’educazione e sul suo futuro sviluppo, a immaginare modi nuovi o diversi di partecipare alla vita collettiva, attraverso i quali ciascuno possa essere costruttore di percorsi capaci di cambiare ciò che nella situazione attuale suscita preoccupazione.
Di fronte alle sfide e alle crisi attuali (cambiamenti tecnologici epocali, crisi climatica, conflitti sociali e mondiali, ampliamento delle disuguaglianze), la speranza è rappresentata dalle grandi possibilità di accesso alla conoscenza e di collaborazione. Per queste ragioni, UNESCO propone una trasformazione dell’educazione fondata su un nuovo contratto e su una serie di proposte concrete.
Affinché questa trasformazione sia possibile e duratura, occorre tuttavia avviare una profonda e concreta riflessione sulle modalità con cui oggi si intende la valorizzazione della professione docente. Negli ultimi anni si è purtroppo assistito al diffondersi di una tendenza strutturale che punta a premiare o incentivare gli insegnanti quasi esclusivamente per le attività accessorie, spesso del tutto estranee all’insegnamento diretto. Si tende a riconoscere il merito per l’assunzione di incarichi organizzativi, ruoli di staff, funzioni di coordinamento gestionale o per la partecipazione a innumerevoli progetti collaterali, promuovendo di fatto una visione della docenza che appare sempre più distante dall’azione didattica reale che si svolge ogni giorno nelle aule.
Risulta perciò urgente ripartire dalla fondamentale considerazione che un docente è meritevole in quanto tale, e deve essere sostenuto e valorizzato in primo luogo sulla base del suo lavoro di insegnamento e della sua straordinaria capacità di incidere sulla crescita formativa degli alunni. La sfera professionale della didattica, la responsabilità etica di curare la propria disciplina come un corpo vivo e in continua evoluzione, e la competenza nell’agire come ricercatori capaci di costruire il miglior ambiente di apprendimento possibile, devono tornare a rappresentare il fulcro autentico del riconoscimento professionale.
Occorre dare senso e valore alla formazione, all’essere maestri .
I docenti sono professionisti e dovrebbero essere continuamente animati dal desiderio e dall’esigenza di aggiornare e condividere il proprio bagaglio di conoscenze, competenze ed esperienze.
Il valore intrinseco dei percorsi formativi ruota su tre assi fondamentali: la disciplina di insegnamento, l’azione di trasmettere/comunicare/condividere, la dimensione della comunità di pratica tra docenti.
La disciplina è un corpo vivo di cui avere cura e, per non “farla invecchiare”, è necessario mantenere con le materie d’insegnamento un rapporto di dialogo continuo, senza cadere nella tentazione di considerare poco rilevante quanto appreso nel percorso di formazione di base disciplinare. Inoltre, mantenere un atteggiamento interessato e curioso passa come un messaggio fondamentale per gli studenti: avere “maestri” (un termine bello e nobile) che trasmettono questa forma mentis è già un insegnamento in sé.
Per trasmettere/comunicare/condividere in modo adeguato è fondamentale capire il contesto diverso, la società diversa, gli stili di apprendimento diversi. Gli studenti lavorano sui PC, vivono con gli (e per gli) smartphone in un contesto di apprendimento, anche informale, di cui dobbiamo tenere conto e con il quale un docente si deve misurare, in una rivisitazione continua dell’approccio didattico. In questo campo il coraggio e la capacità di sperimentazione non corrispondono a improvvisazione.
L’esperienza pandemica ci ha trasmesso il valore e la necessità di tenere «la valigetta degli attrezzi» sempre pronta per essere in grado di gestire la complessità. Si parla sempre più spesso di laboratori e didattica laboratoriale, ambienti di apprendimento, edificio apprenditivo: espressioni che vanno intese nella direzione di ricerca e sperimentazione di forme di interazione educativa capaci di intercettare l’interesse e il coinvolgimento dei ragazzi. Nulla di nuovo, se pensiamo alla ricerca didattica di Don Lorenzo Milani.
Un docente competente non è un tecnico che applica curricoli pensati da altri, ma è un ricercatore che interroga l’esperienza a partire da teorie apprese e cerca per ogni situazione di realizzare il migliore ambiente di apprendimento possibile.
I grandi «maestri», quelli che hanno costituito il riferimento per molti giovani docenti, sono quelli che hanno concepito l’essere in classe con gli alunni come responsabilità a cercare le migliori strategie possibili e a questo scopo hanno interpretato il loro ruolo in termini di una continua ricerca.
Dal punto di vista degli insegnanti assumere un atteggiamento di ricerca nel proprio lavoro e adottarne i metodi significa quindi porsi con maggior consapevolezza di fronte alla propria pratica, sviluppando così responsabilità e autonomia.
La dimensione comunitaria della formazione, intesa come condivisione continua a livello personale e a livello degli organi collegiali non è, alla prova dei fatti, un dato connaturato all’esperienza stessa della professionalità docente, non poche volte connotata da aspetti di chiusura e solitudine, ricercata o imposta. Può diventare un obiettivo da raggiungere, anche considerando che tutti gli studi mettono in luce come il clima organizzativo influenzi, direttamente o indirettamente, gli esiti degli apprendimenti, soprattutto in contesti caratterizzati da difficoltà di ordine socio-economico.
Restituendo piena dignità all’atto dell’insegnare e sostenendo i docenti per il loro inestimabile lavoro quotidiano con gli studenti, il sistema normativo e scolastico potrà dirsi realmente orientato alla crescita delle persone e al servizio del futuro della nostra società.
Anna Paola Tantucci
Presidente nazionale EIP Italia Scuola strumento di pace ETS