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Una storia al servizio della scuola

Il 24 maggio si sono celebrati 54 anni di storia dell’Associazione EIP Italia


La storia delle origini dell’Associazione internazionale École Instrument de Paix (EIP) è un lungo cammino che si sviluppa a partire da una motivazione pragmatica del suo fondatore, Jacques Mühlethaler, e culmina nella creazione di un’Organizzazione Non Governativa riconosciuta a livello internazionale.
Era inizialmente un libraio, un grande distributore di editori e anche un piccolo editore. Nel periodo della “guerra fredda”, decise di aprire un nuovo dipartimento dedicato ai libri di testo, pensando che questi si sarebbero venduti anche in caso di conflitto. Il primo passo fu un’analisi dei libri che distribuiva: testi di letteratura, grammatica, geografia e matematica. Tale analisi lo condusse a constatare che, specialmente nell’insegnamento della storia nei testi francofoni, nessun libro era obiettivo e tutti si contraddicevano. Si rese conto che nei paesi autoritari, i libri di testo sono “fabbriche per creare soldati, nemici, settari, fanatici e assassini”.
Nonostante questa osservazione, egli continuò a vendere i libri finché gli affari andavano bene. Il vero punto di svolta arrivò nel 1958, quando perse il suo secondo fratello, chirurgo e suo migliore amico, ucciso in circostanze drammatiche nella guerra d’Algeria. Mühlethaler pianse quotidianamente per la “vergogna della guerra”, ma presto si rese conto che piangere era privo di significato attivo e non avrebbe contribuito alla pace. Capì che coloro che avevano combattuto credevano nella loro storia e nei loro insegnanti, anteponendo il dovere al diritto. Per ottenere un cambiamento, quindi, non ci si poteva limitare a piangere i morti, ma occorreva ma mobilitarsi per una azione per la pace “per mezzo della scuola”.
Secondo la sua visione, la pace è “vivere insieme nella più grande tranquillità”, attraverso la tolleranza, atteggiamento che esige una “grandissima umiltà” attraverso “l’oblio di me per comprendere l’altro”; e attraverso il rispetto e la difesa della vita dell’uomo, indipendentemente dalla sua condizione.
L’elaborazione pedagogica di queste intuizioni, i viaggi che gli valsero l’appellativo di “Jacques La Paix” (Mühlethaler, 1962; 1964) e il contributo di Jean Piaget, attivo in quel periodo a Ginevra (Piaget, 1934) portano nel 1968 alla definizione dei “Principi Universali di Educazione Civica” che si aprono con l’affermazione di una scuola al servizio dell’umanità (Tantucci, Rovida, 2023):

I. L’École est au service de l’humanité
II. L’École ouvre à tous les enfants du monde le chemin de la compréhension mutuelle
III. L’École apprend le respect de la vie et des êtres humains
IV. L’École enseigne la tolérance, cette attitude qui permet d’accepter chez les autres des sentiments, des manières de penser et d’agir différents des nôtres
V. L’École développe chez l’enfant le sens de la responsabilité, l’un des plus grands privilèges de l’être humain
VI. L’École apprend à l’enfant à vaincre son égoïsme. Elle lui fait comprendre que l’humanité ne peut progresser que par des efforts personnels et l’active collaboration de tous.

Sul finire degli anni ‘60 prende corpo l’attività associativa a livello internazionale (EIP, 1994). Viene messa in circolazione una piccola brochure trimestrale, la rivista “École et Paix”, destinata ai membri e agli insegnanti. Nel 1968 viene istituita una rete di corrispondenza scolastica, che dà vita al progetto del “Quaderno dell’Amicizia”, con l’obiettivo di promuovere la fraternità tra i bambini, facendo sì che il donatore inserisse il proprio nome e un piccolo messaggio, mettendo in moto la scuola “al servizio dell’umanità”. Nel 1978 viene promossa la traduzione e pubblicazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, con l’utilizzo di un linguaggio semplificato e la prima traduzione e pubblicazione in braille.
Nel 1979 viene organizzato il primo Congresso internazionale a Roubaix sui mezzi didattici per l’insegnamento dei diritti umani a scuola e viene istituito il “Centre International de Formation pour l’Enseignement des Droits de l’Homme et de la Paix”, un centro pionieristico nel campo con lo scopo di formare gli insegnanti, avvalendosi di specialisti del diritto e della psicopedagogia.
Nel corso degli anni EIP, a livello internazionale, ha ottenuto un riconoscimento significativo, anche grazie ad attività consultive presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC), l’UNESCO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e il Consiglio d’Europa.
Negli anni ‘80 l’azione di EIP ha ricevuto alcuni significativi premi. Nel 1981 ha ricevuto una Menzione d’onore nell’ambito del “Prix UNESCO de l’enseignement des droits de l’homme” come riconoscimento per il contributo esemplare apportato allo sviluppo dell’insegnamento dei diritti umani. Nel 1982 è stata insignita da UNESCO del “Premio Comenius” per il contributo pedagogico (“pro doctrina paedagogica amplissime augenda necnon promovenda”). Nel 1988 ha ricevuto il Premio “Messaggero della pace” da Javier Pérez de Cuéllar, Segretario generale delle Nazioni Unite.

La sezione italiana viene fondata nel 1972 a Roma su iniziativa di un gruppo di persone impegnate in ambito educativo, tra cui Guido Graziani e Marisa Romano Losi, con il contributo di figure di spicco del pacifismo italiano come Aldo Capitini e Padre Ernesto Balducci. Obiettivo principale è promuovere, attraverso la scuola, un insegnamento al servizio della pace mondiale, con la promozione di diverse attività.
Tra le altre emergono, in particolare, la formazione alla educazione civico-politica dei giovani (Augenti, 2020), la promozione della cittadinanza europea, attraverso la dimensione ludica e la scoperta delle radici comuni delle culture e delle storie (Cecinelli, Tantucci, 2000) e l’educazione alla pace (Carretta, Lembo, 2005).
Fin dall’inizio la metodologia di EIP Italia è stata caratterizzata dalla promozione di un Concorso per le scuole italiane di ogni ordine e grado chiamate a proporre attività didattiche e progetti legati ad uno specifico tema annuale. 
Dal 2008 è attivo un Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito rinnovato ogni tre anni, che prevede tra le azioni promosse in collaborazione anche la valorizzazione delle progettualità delle istituzioni scolastiche, innovative e sperimentali, sui temi dell’EC attraverso concorsi, eventi e giornate dedicate e, in modo specifico, “favorire l’implementazione di strumenti volti ad attuare aspetti specifici relativi ai diversi nuclei tematici dell’Insegnamento trasversale di educazione civica (Albo delle buone pratiche, Concorso nazionale per la valorizzazione delle migliori esperienze)” (Protocollo d’intesa, 2024).
Percorrendo in modo sistematico i titoli delle ultime trentacinque edizioni del Concorso, è possibile evidenziare una forte e coerente focalizzazione su alcuni grandi temi educativi e civici, che possono essere raggruppati in alcune macro-categorie:
Pace: è il filo conduttore più evidente e frequente, in linea con la missione di EIP Italia. Tra gli altri titoli: “La pace nel progetto educativo…” (1992), “La sfida della pace tra cambiamenti e conflitti…” (2000), “Globalizzare la P@ce…” (2001), “Dai diari di Guerra alle pagine di pace…” (2015), “Pace, Giustizia e Istituzioni solide” (2023), “Fidati della pace” (2025).
Diritti Umani: “L’educazione ai diritti umani” (1996, 1999), “Passato, presente e futuro dei Diritti Umani” (1998), “70 anni di diritti umani e di democrazia costituzionale” (2018).
Costituzione e valori civici: “Società civile e cittadinanza per il rispetto della persona” (2005), “Gioielli d’Italia: la Costituzione come mappa del tesoro” (2009), “La Tavola periodica della Costituzione” (2021).
Sviluppo sostenibile e tutela dell’ambiente: “La pace nell’ecosistema planetario” (1991), “L’educazione alla democrazia nel rispetto della persona umana e dell’ambiente” (1994), “L’acqua bene comune dell’umanità” (2003)
Europa e cittadinanza multiculturale: “La scuola in una società multiculturale” (1996), “L’Europa compie 50 anni…” (2007), “Rifondiamo i valori per un’Europa del futuro” (2014), “Aiutiamo l’Europa a ritrovare la bussola per una fraternità di tutti i colori” (2017).
I temi dei Concorsi Nazionali di EIP Italia si pongono in perfetta sintonia e spesso anticipano i contenuti dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” (Legge 169/2008), alla cui elaborazione ha contribuito con il lavoro di due rappresentanti, Anna Paola Tantucci e Ottavio Fattorini, designati tra i membri della Commissione presieduta dal Prof. Luciano Corradini (2009), con cui nel tempo l’Associazione EIP ha portato avanti diverse collaborazioni. Analoghe osservazioni possono essere riferito all’Insegnamento di EC (Legge 92/2019), con proposte su tematiche quali la Costituzione, i Diritti umani, i valori civici, la pace, la solidarietà, la salute e l’ambiente, ipotizzando attività che, per loro natura, richiedono una visione interdisciplinare.
A partire dalla 51esima edizione nell’anno scolastico 2022-2023, nel contesto del medesimo Concorso nazionale è stato inserito Premio speciale per le “Migliori esperienze di Educazione civica”, secondo lo spirito dell’articolo 10 della Legge 92/2019 assegnato a progetti particolarmente rilevanti per la definizione del curricolo di Istituto di EC. 
Ne emerge il quadro di una sorta di laboratorio di buone pratiche “ante litteram”, potenziale fonte storica per l’evoluzione dell’EC nella scuola italiana, che, per oltre trent’anni, ha coltivato gli stessi obiettivi e contenuti che la Normativa italiana più recente ha reso istituzionali nell’ambito dell’Insegnamento di EC.

Le mani, la mente e il mercato: la complessa Riforma degli Istituti Tecnici tra ritardi e libertà educative

Oltre il pregiudizio umanistico e il rischio di derive aziendalistiche: un’analisi del nuovo modello 4+2, del nodo delle Linee Guida mancanti e della necessità di puntare alla “soggettivizzazione” degli studenti, rileggendo il pedagogista Gert Biesta.


Se in Italia c’è un pregiudizio ostinato, un vero e proprio retaggio culturale che ci portiamo addosso da oltre un secolo, è quello che divide rigidamente chi studia sui libri da chi impara “facendo”. È un’eredità lontana, che affonda le sue radici nella Legge Casati del 1859 e poi nella Riforma Gentile del 1923, quando gli Istituti Tecnici vennero inquadrati senza mezzi termini come “canali secondari”. Da allora, nella mentalità italiana è rimasta una faglia sismica: da una parte la nobiltà della cultura teorica, dall’altra la presunta subalternità di quella tecnico-pratica.
Eppure, i dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione e del Merito sfatano questo mito. Le scelte per le iscrizioni all’anno scolastico 2026/2027 ci dicono che gli Istituti Tecnici sono scelti dal 30,84% degli studenti italiani. Un dato strutturale e incredibilmente stabile (l’anno precedente era al 31,32%). Stiamo parlando di quasi un terzo dei nostri giovani.

Oggi, tuttavia, viviamo un paradosso: le aziende cercano disperatamente “menti d’opera” specializzate per governare la transizione ecologica e digitale, ma fatichiamo a colmare l’asimmetria tra domanda e offerta lavorativa. Per curare questa frattura, lo Stato ha varato una riforma epocale delineata dal Decreto Ministeriale 29 del 19 febbraio 2026 e chiarita dalla Nota ministeriale 253. Una riforma ambiziosa, ma afflitta da insidie organizzative e mancanze burocratiche.

L’obiettivo della Riforma, in linea con gli impegni del PNRR, è allineare i curricoli alla domanda di competenze del piano “Industria 4.0”. Dal punto di vista ordinamentale vengono confermati i due grandi macro-settori: Economico e Tecnologico-Ambientale. Vengono potenziate le materie STEM, l’internazionalizzazione tramite la metodologia CLIL nel triennio e introdotti i “Patti educativi 4.0” per la condivisione di laboratori e risorse con le imprese e gli enti di ricerca.

Il nodo strutturale che più interroga le famiglie riguarda però i percorsi a disposizione. Sgombriamo il campo da un equivoco: il percorso di cinque anni rimane il pilastro fondamentale del sistema. A questo impianto storico, la Legge 121/2024 ha affiancato la filiera formativa tecnologico-professionale, che introduce il sistema sperimentale “4+2”. Non si tratta di uno “sconto” sul tempo scuola, ma di un percorso quadriennale in cui gli obiettivi formativi vengono garantiti e compressi, per sfociare poi in un ponte diretto verso i due anni successivi di alta specializzazione presso gli ITS Academy.

La riforma chiede alle scuole di superare l’insegnamento per materie isolate a favore di una didattica per Unità di Apprendimento (UdA) interdisciplinari. Per farlo, il Ministero affida un’enorme flessibilità oraria: si arriva fino a 231 ore annuali di autonomia nel quinto anno a disposizione dell’istituto, un vero e proprio strumento di “sartoria didattica”.
Tuttavia, emerge una criticità gravissima. Ad oggi, a fronte di questo enorme lavoro di progettazione richiesto ai Collegi Docenti, mancano ancora le Linee Guida ministeriali. Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) aveva chiesto al Ministero di darsi un termine di 60 giorni per emanarle, ma la richiesta è stata respinta poiché il termine non è stato ritenuto “sufficiente” per redigere un documento così complesso. Se è complesso per i tecnici ministeriali, come possono i docenti progettare l’offerta formativa nel buio normativo? Il tutto, va ricordato, all’insegna della solita “invarianza finanziaria”, ovvero senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Queste forzature strutturali hanno portato molti docenti e sindacati a scioperare, denunciando il rischio di una “deliceizzazione”: il timore è che le scuole tecniche si trasformino in puri centri di addestramento aziendale, perdendo la loro anima critica ed educativa.
In questo snodo ci viene in soccorso il pensiero del filosofo dell’educazione Gert Biesta. Spesso il suo pensiero è usato per criticare la deriva aziendalistica, ma Biesta non è affatto contro le scuole tecniche o le competenze pratiche. Egli ci ricorda che una “Buona Educazione” si fonda su tre scopi fondanti:
Qualificazione: fornire conoscenze e abilità per “fare qualcosa” (es. formare un ottimo perito informatico).
Socializzazione: inserire gli individui nei valori della società.
Soggettivizzazione: il processo attraverso cui rendiamo lo studente consapevole della propria libertà, ponendolo nel mondo come “attore” e non come semplice “spettatore”.

    Il problema sorge quando la scuola si ferma ai primi due punti, producendo solo lavoratori competenti e cittadini obbedienti. La vera sfida per gli Istituti Tecnici è lavorare per la soggettivizzazione attraverso le materie tecniche. Quando i docenti useranno le ore di autonomia per insegnare a progettare una rete di telecomunicazioni o analizzare il bilancio di una multinazionale, dovranno fare domande scomode: Qual è l’impatto ambientale di questa filiera? Come si tutelano i diritti dei lavoratori?. L’insegnante tecnico deve donare lo sguardo critico sul mondo, mostrando che la tecnologia non è mai neutra.

    La preparazione tecnica e lo sguardo sul proprio futuro lavorativo non sono in contraddizione con la formazione dell’essere umano. Come ricorda lo stesso Biesta: “non ci concentriamo su come gli individui crescono, ma su cosa significa vivere la propria vita nel e con il mondo, tenendo presente che, come esseri umani, siamo esseri indeterminati e dobbiamo fare qualcosa della nostra vita”.

    Quando i nostri studenti varcheranno la soglia di un’impresa 4.0, non dovranno essere “l’oggetto” di quelle forze economiche, ma esserne i “soggetti”, capaci di costruire il proprio futuro con libertà e giudizio critico.

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    Questo articolo è tratto dalla terza puntata del podcast “ChiaroScuola”, scritto e registrato dal Dirigente scolastico Francesco Rovida.
    Per ascoltare l’episodio completo puoi cliccare qui.

    Proposte e iniziative per il 23 Maggio, Giornata della Legalità

    Orizzonti di luce e semi di libertà


    Il 23 maggio si celebra in tutta Italia la Giornata della Legalità, una ricorrenza nazionale fondamentale istituita per commemorare le vittime di tutte le mafie. Questa data non è casuale, ma segna il drammatico anniversario della Strage di Capaci del 1992, in cui persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della loro scorta. A queste morti si aggiunsero, poche settimane dopo, quelle del giudice Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta nella tragica strage di via D’Amelio.

    In occasione di questa importante commemorazione, è essenziale che l’intera comunità scolastica si attivi programmando momenti di riflessione e attività mirate. L’obiettivo è diffondere la cultura della prevenzione e contrastare ogni forma di illegalità, sopruso e sopraffazione mafiosa, stimolando un confronto aperto con e tra le nuove generazioni. Invitiamo inoltre le scuole a favorire la partecipazione degli studenti alle numerose iniziative celebrative presenti sul territorio, per educare i giovani alla cultura del rispetto delle regole nel nostro Paese.
    Per supportare le scuole in questo percorso educativo, RaiPlay Learning ha messo a disposizione una preziosa selezione speciale di contenuti intitolata “Orizzonti di luce e semi di libertà”. L’offerta si articola attraverso documentari e approfondimenti volti a onorare il sacrificio di chi ha dedicato la propria vita alle istituzioni. Tra i percorsi proposti troviamo L’Ora di legalità, che affronta temi cruciali come la trasparenza nelle istituzioni (Anticorruzione), le testimonianze dirette di chi lotta contro il crimine (Antimafia), l’etica della solidarietà (Accoglienza) e l’importanza dell’informazione libera (Libertà di Stampa).
    La raccolta dedica uno spazio profondo all’eredità indelebile di Falcone e Borsellino, proponendo interviste storiche per riascoltare dalla voce stessa di Falcone la sua visione della giustizia, oltre a documentari d’impatto come Chiedi chi era Giovanni Falcone ed Era d’estate. Il percorso è stato pensato con linguaggi adatti a tutte le età: per i più piccoli, ad esempio, sono disponibili opere d’animazione come Giovanni e Paolo e il mistero dei Pupi e il corto U Muschittieri, ideati per spiegare in modo delicato ma profondo l’eroismo e l’amicizia dei due magistrati.
    Infine, la sezione “Nel nome del popolo italiano: gli eroi del quotidiano” offre ritratti intensi di donne e uomini che hanno pagato con la vita il loro impegno civile. Tra questi troviamo storie di grande coraggio come quella di Piersanti Mattarella, del “giudice ragazzino” Rosario Livatino e di Angelo Vassallo, il “Sindaco Pescatore”.
    Come ricorda una celebre e potente frase di Gesualdo Bufalino, ripresa dalla Vicepresidente Nazionale EIP Italia, Prof.ssa Italia Martusciello: «La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari». EIP Italia invita tutte le scuole a raccogliere questo testimone, trasformando la memoria in un impegno quotidiano per costruire, insieme ai nostri ragazzi, una società più giusta e consapevole.


    I “Tamburi della Pace” risuonano alla D’Ovidio-Nicolardi di Napoli

    Riportiamo qui la riflessione della Presidente della Commissione Scuola della V Municipalità dott.ssa Margherita Siniscalchi, che ha sempre a cuore le iniziative e i percorsi educativi di EIP Campania


    La giornata, organizzata con la Dirigente scolastica Maria Parascandalo, e promossa dalle delegate Paola Carretta ed Elvira D’Angelo, si è svolta il 14 aprile 2026.

    Oggi ho avuto l’onore e il piacere di partecipare a un’iniziativa che tocca il cuore del nostro impegno educativo: i “Tamburi della Pace”.
    L’iniziativa, promossa dall’associazione EIP – École Instrument de Paix (Scuola Strumento di Pace), non è solo una celebrazione simbolica. L’EIP svolge da anni un lavoro prezioso a livello internazionale e locale, riconosciuto dall’UNESCO, portando nelle classi una metodologia concreta: educare alla pace non come concetto astratto, ma come diritto umano e dovere civico.
    Sentire il ritmo dei ragazzi oggi è stato potente e ogni anno partecipo a questa manifestazione con tanta emozione poiché penso che la scuola è la nostra prima e più importante “palestra di pace”:
    🔹 È qui che si impara che il conflitto si risolve con il dialogo e non con la forza.
    🔹 È qui che la gentilezza diventa un atto di coraggio contro l’indifferenza.
    🔹 È qui che si costruisce il senso di comunità, dove ogni “battito” individuale contribuisce all’armonia di tutti e osservare i giovani studenti che sono animati da tanta energia per investire per il proprio futuro è un’immensa soddisfazione
    Investire in percorsi come quello dei “Tamburi della Pace” significa dare ai nostri studenti gli strumenti per diventare cittadini consapevoli, capaci di trasformare la diversità in ricchezza.
    Un ringraziamento profondo alla Dirigente Scolastica, al corpo docente della D’Ovidio-Nicolardi e all’Associazione EIP per l’instancabile dedizione. La Municipalità 5 continuerà a sostenere con forza queste sinergie che mettono al centro il futuro e la serenità dei nostri ragazzi. È stato un momento di grande sinergia istituzionale. Desidero ringraziare sentitamente l’Assessora all’Istruzione Maura Striano e il Sindaco del Comune di Napoli Gaetano Manfredi
    per la loro costante attenzione e presenza sul nostro territorio e per la promozione della cultura della Pace nelle scuole perché insieme costruiamo un futuro dove la parola “pace” sia scritta nei fatti, non solo sulle pagine dei libri”.

    “La pace non è un traguardo lontano,
    è il ritmo con cui camminiamo insieme
    ogni giorno.”

    Municipalità5 #Scuola #Pace #EIP #ScuolaStrumentoDiPace #DOvidioNicolardi #TamburiDellaPace #Napoli #EducazioneCivica #Inclusione

    L’Educazione civica nel colloquio dell’Esame di maturità

    Guida alla normativa, alla valutazione e alla preparazione


    Il nuovo Esame di Stato, disciplinato dal DM 13/2026, introduce cambiamenti strutturali profondi per il colloquio orale, passando da un approccio interdisciplinare più libero a uno rigidamente ancorato a quattro materie indicate. In questo nuovo scenario, la valutazione dell’Educazione civica richiede un’attenta calibrazione da parte delle Commissioni, poiché la disciplina non deve essere isolata, ma deve emergere in modo organico. Di seguito si propone un’analisi articolata in quattro parti per orientare docenti e studenti.

    Prima parte: Riferimenti normativi essenziali

    L’architettura del colloquio e la valutazione dell’Educazione civica si fondano sull’incrocio di tre fondamentali riferimenti normativi:
    DM 13/2026: il decreto definisce le modalità del colloquio, stabilendo che esso si svolge specificamente su quattro discipline individuate dal Ministero. L’obiettivo è accertare il Profilo Educativo, Culturale e Professionale (PECUP) dello studente. Nonostante il limite delle quattro materie, il decreto indica alla Commissione di “tenere conto” e “verificare” le competenze maturate nell’insegnamento trasversale dell’Educazione civica.
    OM 54/2026 (allegato A): la griglia di valutazione del colloquio si articola su quattro indicatori:
    1. acquisizione dei contenuti e dei metodi delle quattro discipline;
    2. capacità di utilizzare e raccordare le conoscenze;
    3. capacità di argomentare in modo critico e personale;
    4. grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità.
    DM 183/2024): le Linee guida stabiliscono che l’insegnamento (minimo 33 ore annue) è trasversale e si articola su tre nuclei concettuali: Costituzione, Sviluppo economico e sostenibilità, e Cittadinanza digitale. Le Linee guida sottolineano esplicitamente che i nuclei dell’Educazione civica “sono già impliciti nelle discipline previste nei curricoli”.

    Seconda parte: il ruolo del Consiglio di classe
    e il “Documento del 15 maggio”

    La Commissione d’esame non può valutare l’Educazione civica in modo astratto, ma deve farlo “come definita nel curricolo d’istituto e documentata dalle attività indicate nel documento del consiglio di classe”. Per questo, la redazione del “Documento del 15 maggio” è un passaggio nevralgico.
    Il Consiglio di classe dovrà dichiarare le attività svolte in contitolarità, esplicitando i percorsi, i moduli interdisciplinari e le eventuali attività laboratoriali o di ricerca affrontate. Inoltre, è opportuno segnalare le esperienze valorizzabili, anche in attività extrascolastiche, progetti di service learning o attività di volontariato che concorrono a comporre il curricolo di Educazione civica della singola classe (o del singolo studente). In ogni caso, nella descrizione della propria programmazione, ogni docente, in particolare nel caso delle discipline oggetto di esame, potrebbe e dovrebbe specificare i moduli riconducibili al Curricolo di Educazione civica svolti nel proprio contesto disciplinare.
    In questo contesto, pur da non confondere con l’Insegnamento di Educazione civica, potrebbe trovare una sua collocazione anche la prescrizione per i candidati ammessi con valutazione 6 in comportamento: il Consiglio di classe, infatti, deve assegnare loro un “elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale” e tracciare con chiarezza i confini e le richieste di questo elaborato, affinché la Commissione possa valutarne la trattazione in sede di colloquio.

    Terza parte: Conduzione del colloquio
    e approfondimento sugli indicatori di valutazione

    La conduzione del colloquio non prevede uno spunto iniziale a scelta della Commissione, ma inizia con una riflessione del candidato sul proprio Curriculum. Prosegue poi con le domande sulle quattro discipline, l’analisi critica della formazione scuola-lavoro e la discussione degli scritti.
    Poiché il colloquio è vincolato a quattro discipline, la Commissione non dovrebbe porre specifici quesiti di Educazione civica slegati da esse, a meno che non sia il candidato a proporli. La verifica civica deve quindi essere diffusa e trasversale.
    Come evidenziato in precedenza, l’aspetto metodologicamente più delicato è decidere come distribuire la valutazione civica all’interno dei quattro indicatori della griglia ministeriale.
    La Commissione dovrebbe agire con questa consapevolezza rispetto ai quattro indicatori della Griglia di valutazione.
    Primo indicatore (acquisizione dei contenuti e dei metodi delle quattro discipline – fino a 5 punti): valuta i contenuti delle quattro discipline. L’Educazione civica potrebbe rientrarvi solo per sovrapposizione. Poiché i temi civici sono “impliciti” nelle discipline (ad es. studiare l’inquinamento in Scienze significa studiare la “Sostenibilità” civica), una brillante risposta disciplinare è anche una dimostrazione di conoscenza civica. Inoltre, eventuali moduli riconducibili al Curricolo di Educazione civica svolti nel contesto disciplinare e indicati nella programmazione presente nel “Documento del 15 maggio”, potrebbero essere oggetto di domande e di valutazione specifica. Occorre anche ricordare, tuttavia, la valutazione non può esaurirsi in questo indicatore, perché l’Educazione civica non deve ridursi alla sola memorizzazione di nozioni.
    Secondo indicatore (capacità di utilizzare e raccordare le conoscenze – fino a 5 punti): premia la capacità di fare collegamenti. Un candidato potrebbe ottenere livelli alti (IV o V) se mostra di essere in grado di utilizzare conoscenze di Educazione civica come “collante”, inserendo la dimensione civica in una “trattazione pluridisciplinare ampia e approfondita”.
    Terzo indicatore (capacità di argomentare in modo critico e personale – fino a 5 punti): questo potrebbe uno degli indicatori primari per l’Educazione civica. Le Linee guida chiedono di incoraggiare un “pensiero critico personale, aperto e costruttivo”. Il livello massimo indicato nella Griglia premia il candidato capace di “rielaborare con originalità”, dimostrando di saper leggere temi complessi (es. legalità, diritti digitali) argomentando criticamente.
    Quarto indicatore (grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità – fino a 5 punti): probabilmente qui risiede il “cuore pulsante” della valutazione di Educazione civica. Il colloquio mira a verificare il “grado di responsabilità e maturità”: il punteggio massimo (Livello V) viene dato a chi sa “riflettere criticamente sul proprio agire” e “gestire responsabilità significative in modo esemplare”. In questo indicatore convergeranno le esperienze documentate nel Curriculum dello studente, l’analisi critica (e non meramente narrativa) che lo studente farà delle esperienze di formazione scuola-lavoro e altri aspetti presenti nelle diverse fasi del colloquio, correlabili anche alle competenze civiche.

    Quarta parte: come si potrebbero preparare gli studenti

    Alla luce del nuovo impianto normativo e della specifica ripartizione della griglia valutativa, gli studenti devono impostare una preparazione strategica e matura, riassumibile in alcuni principi.
    Evitare lo studio mnemonico isolato
    Ripetere a memoria gli articoli della Costituzione serve a poco (anche se occorre conoscerli…). È necessario invece esercitarsi a connettere i principi fondamentali alle quattro discipline oggetto del colloquio (es. il diritto alla salute costituzionale legato al progresso scientifico, o i diritti dei lavoratori connessi all’evoluzione storica).
    In sostanza, occorre conoscere con chiarezza il curricolo svolto di Educazione civica non come elenco di argomenti isolati tra le discipline, ma come indirizzo verso la maturazione di una cittadinanza critica e culturalmente fondata.
    Curare maniacalmente la fase di avvio e la presentazione della formazione scuola-lavoro
    Poiché la prima impressione (e parte della valutazione sulla maturità) deriva dalla fase iniziale, lo studente deve preparare una riflessione solida sul proprio Curriculum, capace di valorizzare le attività extracurricolari, sportive o di volontariato. La relazione sulla formazione scuola-lavoro non deve essere un riassunto delle mansioni svolte, ma un’analisi critica che colleghi l’esperienza in azienda o ente al proprio Profilo Educativo e Culturale (PECUP).
    Allenare l’argomentazione critica
    Gli studenti devono prepararsi ad avere un’opinione fondata sui grandi temi (transizione ecologica, uso dell’Intelligenza artificiale, sicurezza stradale). Non si tratta di dare la risposta giusta, ma di dimostrare alla Commissione di aver raggiunto “un elevato grado di autonomia e maturazione personale”, dimostrando di essere pronti per l’esercizio della cittadinanza attiva.


    Nota conclusiva: proposte operative e avvertenze metodologiche
    Per tradurre in pratica le indicazioni normative e le Linee guida, i Consigli di classe e gli studenti possono trarre ispirazione da due proposte didattiche ricche di spunti interdisciplinari, ovvero la raccolta “Manifesti e Decaloghi” e i percorsi tematici de “L’alfabeto della cittadinanza”.
    Il percorso sull’alfabeto della cittadinanza rappresenta un’eccellente unità di apprendimento che ancora i principi della Costituzione a precisi contesti storici e letterari, spaziando dal principio di uguaglianza letto attraverso il dramma dei genocidi del Novecento, fino al ripudio della guerra incarnato nella poesia del primo conflitto mondiale. Parallelamente, la raccolta sui manifesti e decaloghi offre una rassegna di documenti programmatici e discorsi storici di enorme valore etico e civile, coprendo trasversalmente tutti i nuclei previsti per la disciplina, dalla Costituzione all’educazione digitale, fino allo sviluppo economico.
    Sebbene rappresentino modelli di progettazione didattica ineccepibili, il loro impiego in sede d’esame richiede un’importante avvertenza metodologica. Questi materiali non devono in alcun modo essere interpretati o utilizzati secondo la vecchia normativa, che prevedeva l’assegnazione di un materiale a scelta della Commissione per avviare il colloquio orale. Al contrario, devono essere considerati esclusivamente come possibili esempi di lavoro da riadattare alla luce delle norme attuali introdotte dal DM 13 2026.
    Poiché il nuovo esame si apre obbligatoriamente con la riflessione sul Curriculum dello studente e si svolge tassativamente su quattro discipline predeterminate dal Ministero, questi percorsi letterari, storici o filosofici non potranno più essere proposti a sorpresa dalla Commissione come spunto di partenza. Sarà invece lo studente, opportunamente preparato durante l’anno, a dover attingere a questo prezioso bagaglio culturale, richiamando spontaneamente tali letture e documenti per arricchire la propria esposizione interdisciplinare. In questo modo, il candidato potrà utilizzare queste risorse per dimostrare concretamente quella capacità di argomentare in modo critico e personale che è richiesta dai livelli di eccellenza della nuova griglia di valutazione ministeriale.


    Se volete approfondire la struttura del colloquio dell’Esame di Maturità potete riascoltare la prima puntata del nostro Podcast.

    Verso la revisione delle Indicazioni nazionali per i Licei

    Una prima lettura della Premessa tra continuità e nuove sfide pedagogiche


    Nota introduttiva dell’autore
    Il presente contributo intende offrire una primissima e iniziale lettura del testo relativo alle Indicazioni nazionali per i Licei. È fondamentale specificare che il documento analizzato è attualmente una Bozza, pubblicata appositamente dal Ministero per aprire “un tempo di confronto” e una discussione pubblica prima della sua approvazione definitiva. Inoltre, questa analisi si concentra esclusivamente sulla “Premessa”, tralasciando volutamente l’esame delle proposte disciplinari. L’impegno, data la complessità della materia, è quello di procedere a successivi e più mirati approfondimenti man mano che il dibattito prenderà forma.


    1. Il confronto con il DPR 89/2010
    Leggere la nuova Premessa in relazione al DPR 89/2010 (il regolamento di riordino dei Licei) aiuta a comprendere l’evoluzione dell’identità liceale. Il nuovo testo si pone come strumento di raccordo con il suo Allegato A (il Profilo Educativo, Culturale e Professionale). Se l’impalcatura ordinamentale appare confermata, si osserva tuttavia un cambio di prospettiva: da una visione prevalentemente istituzionale e funzionalista si passa a una narrazione più attenta alle dinamiche evolutive e sociali degli studenti.
    Se il Decreto richiedeva di fornire strumenti per una comprensione approfondita e razionale della realtà, la Premessa riprende questa finalità traducendola nel “saper vedere teoretico”, inteso come capacità di interrogare la complessità e formare giudizi fondati. Si nota, inoltre, una forte continuità sull’importanza dell’esercizio sui testi complessi: quello che nel 2010 era un richiamo alla lettura e all’analisi, oggi viene innalzato a principio identitario, definendo il Liceo come la “scuola del leggere”. Ma, mentre il Decreto utilizza un linguaggio incentrato su “risorse”, “efficienza” e “profili culturali”, la nuova bozza introduce un paradigma apparentemente più “psicopedagogico”: il Liceo viene definito “scuola dell’adolescenza”, introducendo temi come l’educazione all’empatia e alle relazioni.
    Nel 2010 le tecnologie venivano viste perlopiù come strumenti di supporto allo studio, mentre oggi, l’Intelligenza Artificiale è inquadrata come una sfida antropologica che richiede lo sviluppo di una “coscienza digitale superiore”.
    I brevi cenni del Decreto sull’inserimento nel mondo del lavoro lasciano il posto, nella nuova Premessa, a un’impalcatura strutturale dedicata alla “Formazione scuola-lavoro”, giustificata dalla necessità di contrastare il fenomeno dei NEET e ridurre il disallineamento tra formazione e mercato del lavoro.

    2. Dal DM 211/2010 alla nuova Premessa
    Dal punto di vista prettamente didattico e applicativo, la bozza andrà a sostituire il DM 211/2010 (le precedenti Indicazioni nazionali).
    Il confronto tra questi due testi rivela un tentativo di aggiornare la scuola ai nuovi quadri di riferimento europei, mantenendo fermi alcuni capisaldi metodologici.
    Tra continuità e superamenti, prendiamo come riferimento cinque aspetti rilevanti:
    rifiuto dell’enciclopedismo: entrambi i documenti concordano sulla necessità di evitare cataloghi sterminati di argomenti, privilegiando lo sforzo cognitivo e lo studio approfondito dei nuclei fondanti delle discipline;
    lingua italiana come matrice del pensiero: il DM 211/2010 definiva la competenza linguistica un obiettivo trasversale, mentre la nuova Premessa fa un passo ulteriore, affidando al possesso di un ampio lessico il compito primario di strutturare il pensiero critico e combattere le “rappresentazioni opache” della realtà.
    dagli “Assi culturali” alle “Competenze chiave”: si registra il superamento dell’architettura basata sui quattro Assi Culturali (usati nella impostazione normativa precedente sull’obbligo scolastico). L’intero impianto degli obiettivi formativi è ora ancorato alle otto Competenze chiave europee per l’apprendimento permanente (aggiornate al 2018).
    dalla misurazione al feedback: nel 2010 la valutazione veniva inquadrata principalmente in un’ottica di sistema con riferimento esplicito alle rilevazioni INVALSI e alla questione della misurazione dei risultati, mentre nella nuova Premessa viene descritta come un processo formativo basato sul “feedback” continuo, che culmina nella valorizzazione del “capolavoro” dello studente tramite l’E-Portfolio.
    nuovi assi valoriali: la nuova bozza introduce costrutti che nel 2010 apparivano meno centrali, riorganizzando parte della didattica attorno ai temi del “talento”, della “Scuola del merito” (qualsiasi cosa possa significare…) e della cittadinanza intesa come responsabilità etica.

    3. Il “dialogo a (molta) distanza” con l’UNESCO e l’assenza dell’Educazione alla pace
    Analizzando il testo in parallelo con le recenti visioni pedagogiche globali, e in particolare con il documento UNESCO “Re-immaginare i nostri futuri insieme” (2021), emerge un quadro piuttosto complesso. Sebbene la bozza ministeriale non citi in alcun modo l’organizzazione internazionale, si può rintracciare un certo “dialogo a distanza”.
    C’è la condivisione di un allarme sulla deriva tecnologica e sul rischio di un’educazione disumanizzata: rifiutando l’idea di un apprendimento isolato (“solipsismo digitale”), si ribadisce che la relazione educativa autentica necessita di uno spazio d’incontro umano fatto di empatia e reciprocità.
    Si registra, inoltre, una comune presa di distanza dalla pura standardizzazione competitiva. Così come l’UNESCO invita a superare l’ossessione per i test, la Premessa italiana sottolinea che la verifica non può ridursi solo alla “mera rilevazione di dati”.
    Sul piano sostanziale, però, appare una chiara divergenza di orizzonte: il documento UNESCO immagina il futuro dell’istruzione adottando una lente globale, focalizzata su emergenze planetarie (la giustizia ecologica, la decolonizzazione), mentre le nuove Indicazioni stringono il proprio obiettivo sulla micro-dimensione personale, con una visione dell’istruzione liceale che pone al centro la costruzione della soggettività giovanile e il radicamento nel patrimonio della tradizione occidentale.
    Da questa mancanza di uno sguardo macro-sistemico sembra derivare direttamente l’assenza della dicitura “Educazione alla pace” nel testo ministeriale, un termine invece fondante per l’UNESCO e per il suo nuovo contratto sociale. Forse la pace è intesa solo come convivenza civica: la Premessa traduce (o riduce?) l’idea di pace in competenze relazionali, impegnandosi a formare un giovane capace di “gestire il conflitto”, insistendo sull’educazione al rispetto per arginare le discriminazioni e promuovendo una cittadinanza attiva.
    La Presidente nazionale ne ha parlato ampiamente in un articolo su L’Osservatore Romano.

    4. Oltre le apparenze occorre approfondire l’ambivalenza del linguaggio utilizzato
    Interrogando in profondità il testo, si percepisce una certa ambivalenza linguistica e filosofica. Utilizzando le lenti critiche del pedagogista Gert Biesta il documento appare attraversato da una tensione irrisolta.
    Sotto un’affascinante veste umanistica, il telaio operativo del testo sembra rivelare dinamiche complesse. La Premessa tenta coraggiosamente di arginare la tendenza a ridurre l’educazione a mero apprendimento procedurale. Lo fa rivendicando la figura del docente come intellettuale, l’incontro relazionale “io-tu” e il valore dello sforzo nello studio disciplinare. Nonostante le premesse umanistiche, non appena il documento passa alla struttura curricolare, si arrende totalmente al “nuovo linguaggio dell’apprendimento” criticato da Biesta. L’uso massiccio del lessico delle competenze europee, del lifelong learning e degli “ambienti di apprendimento” rischia di ricadere in quelle stesse logiche procedurali che si volevano superare.
    La “soggettività” viene potenzialmente confusa con la socializzazione: il testo dichiara di voler costruire la soggettività e la libertà dei giovani. Tuttavia, questa libertà appare talvolta “addomesticata” e orientata verso una forte socializzazione: si richiede agli studenti un dissenso “costruttivo” entro confini ben regolati, finalizzato all’inserimento armonico nell’ordine civico esistente, più che all’indipendenza di pensiero.
    La funzione di preparazione al mercato del lavoro emerge, anche se sotto traccia, in modo importante: l’insistenza sul ridurre il “disallineamento (mismatch) formazione e lavoro”, l’orientamento inteso come lettura del “tessuto produttivo” e lo sviluppo di competenze imprenditoriali sembrano contrastare una parte dell’emancipazione liceale alle esigenze di efficienza del sistema socioeconomico.

    Francesco Rovida


      Una vita per la cultura e l’ambiente: Fregene celebra l’eredità dei coniugi Tantucci

      Il Comune di Fiumicino intitola a Eugenia Bruzzi e Vittorio Tantucci l’area di accesso all’Oasi di Macchiagrande, luogo simbolo del loro legame con il territorio


      A pochi giorni dalla Cerimonia di premiazione del Certamen dedicato a Vittorio Tantucci, trova ampia eco la notizia di una delibera della Giunta comunale di Fiumicino per l’intitolazione di un luogo significativo a Eugenia Bruzzi Tantucci e Vittorio Tantucci, riconosciuti come personalità che hanno lasciato un segno anche nella comunità locale, oltre che per la loro riconosciuta e nota importanza.

      Si tratta de largo di accesso all’Oasi WWF di Macchiagrande, all’incrocio tra Via della Veneziana e Via Castellammare a Fregene, luogo amato da entrambi e scelto come rifugio sicuro.

      Eugenia Bruzzi Tantucci
      La sua lunga vita, piena di esperienze diverse, l’ha portata dalla natia Bologna a Roma nel 1955 insieme ai tre figli e al marito il Prof. Vittorio Tantucci, grande latinista prematuramente scomparso nel 1962, alla stesura dei cui libri ha collaborato.
      Eugenia Tantucci ebbe due grandi passioni: la difesa dei beni naturali e culturali e l’amore per la diffusione della lettura e della poesia tra i giovani.
      Nel 1975, chiamata dal Ministro Giovanni Spadolini, ha partecipato alla fondazione del Ministero dei Beni Culturali, per il quale ha proposto l’istituzione della “Settimana dei Beni Culturali”, che continua tuttora con grande successo e che nel 2004 le è valsa la Stella d’argento del Presidente della Repubblica come benemerita della cultura, della scuola e dell’ arte.
      Alla difesa dell’ambiente, prima come docente, poi come preside di prestigiosi istituti, ha dedicato grande energia attraverso la formazione dei docenti e degli studenti.
      Nel 1971, Preside dell’Istituto Tecnico “Vincenzo Gioberti” di Roma, insieme a Paolo e Alessandra Baffi e ad Antonio Cederna di “Italia Nostra”, con l’aiuto del Pontefice Paolo VI, che ne sostenne con efficacia le ragioni, ha dato un contributo fondamentale all’istituzione dell’Oasi di Macchia Grande a Fregene, importante polmone verde per Roma, salvandolo dalla speculazione edilizia degli anni ‘80.
      In tempi più recenti il suo impegno si è rivolto al quartiere Prati di Roma, minacciato da un rovinoso parcheggio sotterraneo, sotto Piazza Cola di Rienzo, evitandone la costruzione: battaglie vinte in nome dei diritti dei cittadini e delle future generazioni.
      Negli ultimi vent’anni della sua vita ha portato avanti, come segretaria nazionale dell’Unione Lettori Italiani (ULI), l’impegno per la diffusione della lettura nella scuola e presso gli adulti.

      Due importanti testimonianze
      Ho lavorato con lei per più di vent’anni. Siamo andati insieme per scuole diverse, abbiamo incontrato insieme migliaia di bambini e di ragazzi, abbiamo chiamato per una moltitudine di lettori, decine e decine di poeti, di scrittori, di saggisti.
      E’ stata per quanti credono nel rispetto di se stessi e prima ancora nel rispetto per gli altri un esempio e un punto da cui ripartire dopo ogni timore e scoramento. Il rigore e la dignità sono stati per lei motori d’esistenza, mai sostantivi da esibire. Eugenia ha creduto fermamente nella cultura come prova quotidiana per restare nella vita, per goderne i frutti e indagarne i fini.
      Ha intriso della sua fiducia nelle qualità umane e della sua passione di esistere l’ intera sua opera, dai racconti, ai romanzi ,alla poesia e i suoi libri per la scuola sono veri capisaldi per i giovani e i giovanissimi che dallo studio attendono consapevolezza e vigore.
      Cosa ricordare di lei , se non la grazia dell’amicizia, l’ ardore del fare, la nettezza della parola che mai tradisce il suo significare!
      E’ certa la sua presenza ferma e luminosa dentro di noi. In un tempo difficile e vacillante come questo che traversiamo, il suo amore per quanto è dell’ intelligenza come suprema qualità del sentire, come profondo legame con il mondo, segna il cammino delle nostre giornate.
      Elio Pecora

      Per Eugenia Tantucci
      Della luce permane il calore,
      delle piante i semi
      persino il pensiero le parole
      nello sguardo appassionato dell’amore
      se nella nostra anima il canto
      per Eugenia Tantucci permane
      la voce e la poesia
      Marcia Theophilo, candidata al Nobel per la poesia

      Vittorio Tantucci
      Nasce a Marsciano in Umbria nel 1915. Compie gli studi superiori a Firenze presso il Collegio “La Querce”, distinguendosi con il ruolo di precettore.
      Poi si trasferisce a studiare all’Università di Bologna, dove si laurea in Lettere classiche.
      Qui ha conosciuto Eugenia Bruzzi, diventata la compagna della sua vita e la sua collaboratrice per i libri di latino. Infatti dedica a lei nel 1944 in piena guerra la Sintassi latina, pubblicata dalla Casa Editrice Licinio Cappelli di Bologna, con la dedica in latino: “tibi dilectissima coniunx animae dimidium meae”.
      Sarà la prima sintassi latina dell’Italia post bellica, che si afferma rapidamente in tutto il Paese, andando a sostituire i testi che fino ad allora erano più diffusi, con nomi di grande rilievo tra gli autori come lo Zenoni e il Rubrichi.
      La Sintassi latina viene accolta con grande favore anche all’estero e ne vengono riconosciuti rigore scientifico, chiarezza espositiva della parte teorica – che possiamo considerare ancora oggi non superata – e efficacia degli esercizi.
      Un’opera che mostra una grande maturità da parte di uno studioso di appena 29 anni.
      Raggiunge l’apice del successo con una nuova versione della sintassi latina intitolata Arethusa. Questa nuova versione sarà diffusa ovunque: in America, in Germania e in Svizzera e persino in Africa: il primo presidente del Senegal eletto nel 1960, l’umanista Léopold Sédar Senghor, che si era laureato a Parigi in lettere e riceverà nel 1974 premio letterario Guillaume-Apollinaire per l’insieme delle sue opere poetiche, fu un estimatore della sintassi latina.
      Trasferito a Roma nel 1955 diventa insegnante al Liceo scientifico “Righi” e collabora all’Università “La Sapienza” con il professore Enzo Marmorale, illustre latinista.
      E prosegue la sua attività di studio, di produzione editoriale e di collaborazione culturale per ridisegnare la scuola italiana. In particolare con Nosengo e con l’UCIIM, pur con visione a volte differenti sul latino nella scuola.
      Il 17 novembre 1962 la morte lo strappa, a soli 47 anni, agli studi e all’affetto della famiglia.
      Nel periodo romano conobbe il territorio di Fregene che subito amò, tanto da chiedere di riposare nel Cimitero di Maccarese ove è sepolto insieme alla moglie Eugenia Bruzzi Tantucci nella Cappella ivi costruita.
      Fra i numerosi riconoscimenti post mortem ha ricevuto la medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione e la medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica per i benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte, conferitagli dal Presidente Giuseppe Saragat.
      Famosi e diffusi nella memoria di tanti studenti italiani vecchi e giovani i titoli delle sue opere: Nova Maia, Aurea Roma, Urbis et orbis lingua, Ad Altiora, Analisi Logica, Il mio primo libro di latino, tutte edite dalla Poseidonia, Bologna.
      Nel 2022 è uscito l’ultimo aggiornamento che l’Editore Mondadori Educational ha voluto intitolare Quae manent, a significare i valori universali della cultura classica. Di fatto è una versione più ricca, con il giusto apporto digitale e una curvatura all’Insegnamento dell’educazione civica, “civis sum” nella società romana e quest’anno per il Biennio è in uscita la Grammatica Nomina rerum con l’italianista Angelo Roncoroni per la Mondadori Education. Una grammatica latina più fluida e motivante, con lessico potenziato, esercizi dinamici e percorsi che collegano lingua, cultura e cittadinanza.

      Scienza e sentimento della Natura: una riflessione per l’Antropocene

      La riflessione di Anna Paola Tantucci per la cerimonia di premiazione del Certamen latinum


      Il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” per gli studenti del secondo biennio e del quinto anno è riconosciuto come competizione per la valorizzazione delle eccellenze dal DM 108 del 4 giugno 2024.
      Dalla corrente edizione, il Certamen assume come proprio motto “Musae alunt oblectant ornant solantur”, attingendo alla definizione più alta di poesia che sia stata mai fatta in lingua latina, presente in Cicerone (Pro Archia, 16) e in Virgilio (Aen. 10, 191). La poesia non è solo la più nobile ricreazione dello spirito, ma anche nutrimento dell’anima, arricchimento dell’intelletto, rifugio e conforto nelle avversità, un patrimonio che ci segue in ogni momento della vita.
      Il tema annuale scelto dalla Giuria prende le mosse dalla celebre affermazione di Lucrezio  “Naturae species ratioque.”( 1,148)

      In un’epoca definita “Antropocene”, tempo in cui l’umanità è chiamata con urgenza a ripensare la propria relazione epistemologica e pratica con l’ambiente, emerge la vulnerabilità di fronte ai rischi sistemici causati da uno sviluppo industriale insostenibile. 
      Fenomeni evidenti come il riscaldamento globale e l’innalzamento dei mari ci dimostrano che la questione ecologica non è più un problema per soli scienziati, ma una complessa sfida transdisciplinare che investe profondamente la politica, la società e l’etica.
      Il cuore del tema tocca anche un’altra dolorosa frattura: storicamente, il nostro rapporto con l’ambiente è stato permeato da un approccio estetico e contemplativo (si pensi per esempio all’Arcadia delle Bucoliche o alla laus ruris delle Georgiche di Virgilio). Oggi, invece, assistiamo al declino di questo fascino spirituale: l’estetica del sublime è stata soppiantata dal “pathos della minaccia”.
      L’ impostazione del Latino per l’educazione linguistica che comporta il comporre in latino in prosa o poesia e tradurre poi in italiano, mira proprio a favorire l’accesso a un vasto e stimolante patrimonio di civiltà e tradizioni, rendendo possibile la percezione del rapporto di continuità e alterità che lega il presente al passato e promuovendo una sintesi tra visione critica del presente e memoria storica.
      Oggi, nell’era del “monoteismo tecnologico”, la sfida è formare persone intelligenti e libere, non gregarie, capaci di gestire o ribellarsi a macchine più o meno intelligenti.
      Per questo, si può immaginare una scuola che recuperi i “perché”, che insegni a cogliere la profondità e la relazione tra le cose, che scopra il valore del passato e della memoria e insieme si impegni a inventare il futuro.

      Leggendo le opere dei nostri studenti, scopriamo una profonda interiorizzazione di questa crisi. Gli studenti hanno colto in pieno la transizione dal sublime all’angoscia: la natura smette di essere un rassicurante locus amoenus per diventare una vittima che sanguina e soffre. 
      Gli studenti hanno poi saputo calare l’ansia globale in drammi tangibili e a loro vicini. I giovani Gabriele Gallerani e Luca Malaguti del Liceo “Morandi” di Finale Emilia immaginano la fertile pianura emiliana minacciata dall’esondazione dei fiumi Reno e Panaro a causa della nostra “terribile colpa”. Attraverso i versi del loro dialogo, puntano il dito contro un’umanità diventata “cieca e ottusa” di fronte ai sintomi dell’aspra malattia del mondo.
      Emerge inoltre, come nei versi dell’Elegia ad magnanimam Matrem Naturam del Liceo “Tacito” di Roma la visione di una Madre Natura “massacrata con furia rabbiosa” dalle sue stesse creature, ma che, nonostante le lancinanti ferite, non si arrende e mantiene una dolente e maestosa dignità (“appena vacilla, subito eccelsa risplende”).
      A questa visione angosciata si unisce un’acuta indagine sulle colpe psicologiche della nostra specie, ben rappresentata da Illiberalis hospes del Liceo “Vieusseux” di Imperia Attraverso un’allegoria lucida e spietata, l’autore immagina la Natura come un’antica e benevola padrona (Natura benigna) che governava pacificamente la terra e che decide di accogliere nella sua casa un vagabondo, il Genere Umano (Genus Humanum). Tuttavia, l’uomo si rivela fin da subito un “pessimo ospite” (pessimus hospes), avido di cibo e capace solo di maltrattare ciò che lo circonda. Nonostante la magnanimità iniziale della Natura, le azioni umane rendono i campi sterili e fanno ammalare di dolore la padrona di casa. La riflessione dell’autore si fa particolarmente amara quando indaga il tentativo di redenzione del genere umano: l’ospite tenta infine di trovare una soluzione ai danni provocati, ma non lo fa per vero pentimento, bensì “spinto dalla paura di morire” (decedendi paura impulsus). L’opera ci mette di fronte a un imperativo non più rimandabile: noi siamo quel Genere Umano, e con le nostre azioni dobbiamo decidere se “salvare Natura o morire con lei”.
      Proprio come gli “Ato-amici di Lucrezio” del Liceo “Labriola” di Roma, i nostri studenti hanno compreso che il Latino non serve solo per tradurre le parole, ma anche per capire e scoprire la natura intorno a noi. Essi hanno colto che il dono della conoscenza deve generare responsabilità: non è la natura ignota a minacciare l’uomo, ma l’azione dell’uomo sulla natura a causarne la possibile distruzione.

      Lo vediamo chiaramente nel Dialogus inter flores et poetam del Liceo “Adriano” di Tivoli, in cui si immagina l’interruzione brutale dell’armonia classica: sono gli stessi fiori a lanciare un “grido silente”, costretti a spezzare il loro canto giocondo a causa dello smodato sole e dell’onda crescente.

      Ciò che colpisce maggiormente è il modo in cui i giovani autori hanno riletto la lezione dei classici, utilizzandoli non come rifugio nostalgico, ma come un potente megafono per le angosce contemporanee. Questa rilettura è ben declinata da Leonardo Del Duca del Liceo “Seneca” nella sua Neque felices neque fortunati. Utilizza i classici come giudici severi del nostro falso progresso: accusa l’uomo moderno di sacrificare il mondo sull’altare di una “Sacra Fame dell’Oro”, una dea vorace che non guarda in faccia a nulla. Denuncia apertamente i pericoli di una “Ragione Artificiale” che tracanna avidamente l’acqua vitale e inaridisce i cervelli. Nella sua lirica, l’umanità va “contro natura”, recide le proprie radici psicologiche e per questo il tormento interiore viene gridato chiamando a testimone Catullo: “il nostro animo lo sente accadere, e si tormenta, o Catullo!”. La supplica finale rivolta agli antichi suggella il crollo dell’idillio: “aggrediamo la bellezza naturale, e la ragione non vogliamo usarla, o Lucrezio”.
      Un contributo di sintesi ci giunge dall’elaborato multimediale Dialogus de natura degli studenti del Liceo “Tasso” di Salerno. Qui, la lezione dei classici non è solo gridata come denuncia, ma messa a sistema in un vero e proprio “consiglio” di saggi. Attraverso le parole di Seneca e Plinio, i ragazzi mettono in guardia contro una luxuria che corrompe la Terra: l’uomo moderno, pur dotato di un “grande ingegno”, ha smarrito il senso del limite (modum non servant), trasformando la ricerca di oro e argento in una violazione sistematica delle viscere della terra.

      Colpisce come gli studenti abbiano recuperato il pensiero di Teofrasto per parlare, con duemila anni di anticipo, di mutamenti climatici causati dall’azione antropica. Tuttavia, il “Concilium” non si chiude nel pessimismo: dopo il rigore dei filosofi, si leva una “voce di armonia”, quella di San Francesco. Il suo Cantico delle Creature diventa, nella rilettura degli studenti, il punto d’approdo necessario per l’Antropocene: la Natura non è solo un oggetto di studio (ratio) o di sfruttamento, ma una “Madre e Sorella” da custodire con riverenza. È l’invito a passare dal dominio alla cura, trasformando la conoscenza scientifica in amorevole custodia.

      Il punto di arrivo di questa riflessione corale trova la sua espressione nel monito che chiude il contributo degli studenti di Paternò: ‘Natura tota nobis non est, sed nos toti naturae sumus’ (La natura non è tutta nostra, ma noi apparteniamo interamente alla natura). Questo motto ribalta secoli di antropocentrismo predatore. Non si tratta solo di ‘custodire’ qualcosa che ci è esterno, ma di riconoscere che la nostra sopravvivenza è indissolubilmente legata a quella dell’organismo vivente che ci ospita. È l’invito finale rivolto a tutti noi: riscoprire l’umiltà di essere parte di un tutto, passando definitivamente dall’illusione del possesso alla realtà dell’appartenenza.

      Da alcuni anni è stata istituita una Sezione riservata agli studenti del primo biennio delle scuole secondarie di II grado con insegnamento della lingua latina (liceo classico, scientifico, linguistico, delle scienze umane e altri indirizzi dove sia previsto nell’ambito del curricolo dell’autonomia).
      Le finalità specifiche  della  seconda  sezione sono ispirate alle seguenti linee guida:
      – avvicinare gli studenti del primo biennio dei Licei ai valori della cultura classica;
      – trattare in chiave laboratoriale la tematica proposta;
      – incentivare la riflessione personale sugli obiettivi portanti dell’Agenda 2030 e dei Principi universali di educazione civica;
      – favorire l’inclusione, anche attraverso il dialogo fondato su collaborazione e interazione tra diversi linguaggi (verbale, iconico, visivo etc.), al fine di rafforzare lo scambio di buone prassi tra i Licei italiani ed europei.
      Il tema scelto dalla Giuria per l’anno scolastico 2025-2026 è il secondo Principio universale di educazione civica di EIP Italia (Piaget-Mühlethaler, 1968): Schola omnibus orbis terrarum pueris ad mutuam benignitatem viam munit (La scuola apre a tutti i fanciulli del mondo la strada della comprensione reciproca).

      I lavori dei giovani hanno offerto spunti creativi molto interessanti sul tema della pace, sentito profondamente come tema di scottante attualità riportato al mondo classico. Gli studenti del Liceo Scientifico Righi di Roma partendo da Quintiliano e dalla modernità della sua pedagogia, attraverso un’impostazione dialogica, hanno riflettuto sull’importanza della scuola come luogo di incontro di diversità che si armonizzano dove l’adolescente si misura con i coetanei e cresce con loro.

      Gli studenti del liceo classico Marzolla di Brindisi hanno elaborato una riflessione sul cammino della crescita individuale attraverso le difficoltà della vita è il tema di questa lirica, dove l’aspetto morale ed etico si unisce ad un approfondimento sulla scuola e sul suo ruolo nella formazione delle coscienze. Il focus è poi sul confronto con i compagni, di cui si condividono successi e si comprendono i fallimenti; tutto serve ad un’adolescente che si prepara al mondo, perché la scuola nel mondo classico non serviva solo come veicolo di conoscenza ma mirava anche ad educare.

      Per Diego Dainese del Liceo Scientifico Bocchi Galilei di Adria la scuola, è paragonata poeticamente ad un meraviglioso giardino curato con attenzione ed amore, ricca di catulliani riferimenti. La scuola diventa per l’autore il luogo in cui si compongono armonicamente le differenze come i diversi colori di un giardino. 

      Di grande originalità è il messaggio che il protagonista del lavoro del Liceo Classico “G. Mameli” di Roma vuole mandare al lettore, attraversa il tempo e lo spazio attraverso un’immagine onirica, in un dialogo immaginario, e si ritrova in un’aula dove l’insegnante parla di diversità  e di integrazione. Il brusco risveglio riporta l’alunno alla realtà, dove le guerre attraversano tutti gli angoli del pianeta e lo portano a concludere amaramente  Estne pax somnium tantum?La pace possiamo solo sognarla?

      In conclusione, i risultati di questo Certamen suggeriscono un’importante riflessione in vista delle future edizioni del Bando. L’ampia adesione delle scuole alla modalità multimediale dimostra come la composizione in latino, declinata attraverso sceneggiature e drammatizzazioni, non sia solo prova di rigore filologico, ma anche di straordinaria creatività progettuale.

      Questo apparente paradosso conferma la profonda attualità del latino nell’era digitale. In un ecosistema comunicativo saturo di informazioni, l’attitudine all’analisi critica e alla decodifica di strutture complesse – competenze tipiche dello studio dei classici – si rivela uno strumento indispensabile. Dalla precisione dei linguaggi specialistici (giuridico, medico, scientifico) fino alle architetture logiche dell’intelligenza artificiale, il latino continua a offrire un vantaggio competitivo, educando i ‘nativi digitali’ a quel pensiero strutturato che è alla base di ogni innovazione.

      Anna Paola Tantucci
      Presidente nazionale EIP Italia

      Avviso MIM sulle Competenze non cognitive: una occasione per progettare l’Educazione alla pace a scuola

      Avviso Pubblico 537/2026 – richieste e opportunità per le istituzioni scolastiche


      Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha recentemente emanato l’Avviso Pubblico 537/2026 (D.M. 15 gennaio 2026, n. 6), invitando le istituzioni scolastiche a candidarsi per la “sperimentazione nazionale finalizzata allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici” istituita dalla Legge 19 febbraio 2025, n. 22.
      L’obiettivo primario di questa importante innovazione legislativa è il miglioramento del successo formativo, intervenendo alla radice per prevenire analfabetismi funzionali, povertà educativa e dispersione scolastica.
      L’Avviso richiede alle scuole di presentare, entro le ore 23:59 del 30 aprile 2026, una proposta progettuale (tramite l’Allegato 1) che delinei:
      – adozione di metodologie didattiche attive, partecipative e innovative;
      – modalità di integrazione di queste competenze nelle pratiche di insegnamento e nel curricolo scolastico;
      – criteri e strumenti di rilevazione coerenti con le competenze chiave europee;
      – creazione di partenariati con organizzazioni del Terzo settore e del volontariato per valorizzare le potenzialità e i talenti degli studenti.

      In un’epoca segnata da profonde complessità e incertezze, come tradurre queste richieste in un progetto dotato di senso e visione?
      La risposta più alta e coerente è l’Educazione alla Pace.
      Gli stessi Orientamenti allegati alla norma chiariscono che lo scopo profondo della sperimentazione non è una semplice aggiunta di percorsi isolati, ma il far fiorire le personalità degli studenti affinché siano capaci di “dare un contributo significativo alla società in termini di pace, integrazione e sostenibilità” (vedi Orientamenti).
      Questa visione si radica saldamente alla “Raccomandazione sull’Educazione alla pace, ai Diritti Umani, alla comprensione internazionale, alla cooperazione, alle libertà fondamentali, alla cittadinanza globale e allo sviluppo sostenibile” adottata dall’UNESCO nel 2023.
      L’UNESCO sottolinea l’urgenza di un’educazione “trasformativa” che prepari gli studenti ad agire come promotori di società pacifiche, giuste e inclusive. Sviluppare le competenze non cognitive significa, secondo la Raccomandazione, promuovere abilità cruciali quali il pensiero analitico e critico e la capacità di risoluzione pacifica dei conflitti; l’autoconsapevolezza, per gestire le emozioni e mostrare empatia;
      il rispetto per la diversità e le competenze collaborative basate sulla comunicazione non violenta.

      Per dare massima coerenza didattica e tradurre i valori UNESCO in pratica quotidiana, le attività progettuali possono trovare il loro sfondo integratore nei sei Principi universali di Educazione civica, elaborati a Ginevra nel 1968 da Jean Piaget e Jacques Muhlethaler, fondatori dell’Associazione Mondiale “Ecole Instrument de Paix”. Questi principi uniscono in modo indissolubile lo sviluppo cognitivo a quello socio-emotivo: comprensione reciproca (La scuola apre a tutti i fanciulli del mondo la strada della comprensione reciproca); rispetto (La scuola educa al rispetto della vita e degli uomini); empatia e tolleranza (La scuola educa alla tolleranza, qualità che permette di accettare, negli altri, sentimenti, maniere di pensare e di agire, diversi dai propri); responsabilità (La scuola sviluppa nel fanciullo il senso di responsabilità); altruismo e collaborazione (La scuola educa il fanciullo all’altruismo e alla solidarietà).
      Basare il progetto su questi pilastri permette di applicare in modo organico modelli internazionali (come il framework CASEL o il SEE Learning), sviluppando empatia, consapevolezza sociale e abilità relazionali degli studenti.

      In virtù di questo quadro delineato, l’Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace ETS, impegnata dal 1972 nell’Educazione ai Diritti Umani e alla Pace, offre la propria disponibilità per una collaborazione strategica e un partenariato diretto con le istituzioni scolastiche, così come caldamente incoraggiato dal Ministero.
      Non proponiamo “pacchetti pre-confezionati”, ma mettiamo a disposizione il nostro storico bagaglio di metodologie e saperi per co-progettare un intervento su misura con le comunità scolastiche.
      Insieme, possiamo strutturare la proposta per la compilazione dell’Allegato 1, definendo il ruolo dei partner e facilitando l’integrazione organica di queste attività nel Curricolo d’istituto

      Considerando l’imminente scadenza fissata per il 30 aprile 2026, vi invitiamo a contattare EIP Italia per verificare insieme l’opportunità di sviluppare insieme una parte del lavoro.

      Insieme possiamo trasformare questa sperimentazione in un’opportunità reale per formare “costruttori di pace”.


      Dalle vecchie abitudini alle nuove bussole

      La nuova puntata di ChiaroScuola sulle nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo


      Il linguaggio che utilizziamo a scuola non è mai neutro e spesso rivela quanto sia difficile scardinare vecchie abitudini mentali. Ancora oggi, nelle riunioni tra docenti o nei colloqui con le famiglie, la parola “programma” risuona come un mantra rassicurante ma al tempo stesso limitante. Si parla di finire il programma o di essere in ritardo sulla tabella di marcia, quasi come se l’insegnamento fosse una lista burocratica di nozioni da spuntare. Inizia proprio da questa riflessione critica la seconda puntata di ChiaroScuola, il podcast condotto da Francesco Rovida e prodotto da EIP Italia Scuola Strumento di Pace.

      L’episodio si addentra nel cuore della normativa scolastica recente, analizzando il passaggio fondamentale sancito dal Decreto Ministeriale 221 del 9 dicembre 2025. Al centro del dibattito non ci sono semplici aggiornamenti tecnici, ma una vera e propria sfida all’autonomia delle istituzioni scolastiche. Le nuove Indicazioni Nazionali non vanno subite come un’imposizione esterna, ma interpretate come una bussola che orienta la costruzione di un percorso formativo vivo e originale. La punttata sottolinea come la scuola debba riappropriarsi del governo dei saperi, trasformandosi da esecutrice di direttive a vera e propria officina di elaborazione pedagogica.

      Uno dei temi più densi della puntata riguarda il superamento della dicotomia tra conoscenze e competenze: attraverso il principio classico del non multa sed multum, si invita a puntare sulla qualità e sulla profondità dei contenuti piuttosto che sulla quantità enciclopedica. In questo contesto emerge con forza la figura del Magister, un termine che il documento recupera non per evocare un ritorno all’autoritarismo, ma per sottolineare il valore della relazione educativa.
      Il docente è chiamato a essere colui che accende il desiderio di apprendere e che guida gli studenti attraverso le sfide della contemporaneità, inclusa quella di un approccio critico e prudente verso le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale.

      La puntata offre anche spunti operativi riguardanti le novità didattiche, come il rilancio della scrittura a mano e del riassunto, o l’introduzione opzionale del Latino per l’Educazione Linguistica nella scuola secondaria di primo grado. L’autore non dimentica di affrontare la complessità del cronoprogramma che attende le scuole a partire dall’anno scolastico 2026/2027, invitando i Collegi Docenti a un lavoro di “sartoria didattica” per armonizzare i nuovi percorsi e garantire coerenza educativa.
      Il podcast si chiude con un richiamo potente alla responsabilità verso le nuove generazioni, citando la filosofa Hannah Arendt sulla necessità di preparare i giovani a rinnovare un mondo che sarà comune a tutti.

      La serie podcast originale ChiaroScuola è disponibile su Spreaker, Amazon Music e Spotify.