Il Comune di Fiumicino intitola a Eugenia Bruzzi e Vittorio Tantucci l’area di accesso all’Oasi di Macchiagrande, luogo simbolo del loro legame con il territorio
A pochi giorni dalla Cerimonia di premiazione del Certamen dedicato a Vittorio Tantucci, trova ampia eco la notizia di una delibera della Giunta comunale di Fiumicino per l’intitolazione di un luogo significativo a Eugenia Bruzzi Tantucci e Vittorio Tantucci, riconosciuti come personalità che hanno lasciato un segno anche nella comunità locale, oltre che per la loro riconosciuta e nota importanza.
Si tratta de largo di accesso all’Oasi WWF di Macchiagrande, all’incrocio tra Via della Veneziana e Via Castellammare a Fregene, luogo amato da entrambi e scelto come rifugio sicuro.
Eugenia Bruzzi Tantucci
La sua lunga vita, piena di esperienze diverse, l’ha portata dalla natia Bologna a Roma nel 1955 insieme ai tre figli e al marito il Prof. Vittorio Tantucci, grande latinista prematuramente scomparso nel 1962, alla stesura dei cui libri ha collaborato.
Eugenia Tantucci ebbe due grandi passioni: la difesa dei beni naturali e culturali e l’amore per la diffusione della lettura e della poesia tra i giovani.
Nel 1975, chiamata dal Ministro Giovanni Spadolini, ha partecipato alla fondazione del Ministero dei Beni Culturali, per il quale ha proposto l’istituzione della “Settimana dei Beni Culturali”, che continua tuttora con grande successo e che nel 2004 le è valsa la Stella d’argento del Presidente della Repubblica come benemerita della cultura, della scuola e dell’ arte.
Alla difesa dell’ambiente, prima come docente, poi come preside di prestigiosi istituti, ha dedicato grande energia attraverso la formazione dei docenti e degli studenti.
Nel 1971, Preside dell’Istituto Tecnico “Vincenzo Gioberti” di Roma, insieme a Paolo e Alessandra Baffi e ad Antonio Cederna di “Italia Nostra”, con l’aiuto del Pontefice Paolo VI, che ne sostenne con efficacia le ragioni, ha dato un contributo fondamentale all’istituzione dell’Oasi di Macchia Grande a Fregene, importante polmone verde per Roma, salvandolo dalla speculazione edilizia degli anni ‘80.
In tempi più recenti il suo impegno si è rivolto al quartiere Prati di Roma, minacciato da un rovinoso parcheggio sotterraneo, sotto Piazza Cola di Rienzo, evitandone la costruzione: battaglie vinte in nome dei diritti dei cittadini e delle future generazioni.
Negli ultimi vent’anni della sua vita ha portato avanti, come segretaria nazionale dell’Unione Lettori Italiani (ULI), l’impegno per la diffusione della lettura nella scuola e presso gli adulti.
Due importanti testimonianze
Ho lavorato con lei per più di vent’anni. Siamo andati insieme per scuole diverse, abbiamo incontrato insieme migliaia di bambini e di ragazzi, abbiamo chiamato per una moltitudine di lettori, decine e decine di poeti, di scrittori, di saggisti.
E’ stata per quanti credono nel rispetto di se stessi e prima ancora nel rispetto per gli altri un esempio e un punto da cui ripartire dopo ogni timore e scoramento. Il rigore e la dignità sono stati per lei motori d’esistenza, mai sostantivi da esibire. Eugenia ha creduto fermamente nella cultura come prova quotidiana per restare nella vita, per goderne i frutti e indagarne i fini.
Ha intriso della sua fiducia nelle qualità umane e della sua passione di esistere l’ intera sua opera, dai racconti, ai romanzi ,alla poesia e i suoi libri per la scuola sono veri capisaldi per i giovani e i giovanissimi che dallo studio attendono consapevolezza e vigore.
Cosa ricordare di lei , se non la grazia dell’amicizia, l’ ardore del fare, la nettezza della parola che mai tradisce il suo significare!
E’ certa la sua presenza ferma e luminosa dentro di noi. In un tempo difficile e vacillante come questo che traversiamo, il suo amore per quanto è dell’ intelligenza come suprema qualità del sentire, come profondo legame con il mondo, segna il cammino delle nostre giornate.
Elio Pecora
Per Eugenia Tantucci
Della luce permane il calore,
delle piante i semi
persino il pensiero le parole
nello sguardo appassionato dell’amore
se nella nostra anima il canto
per Eugenia Tantucci permane
la voce e la poesia
Marcia Theophilo, candidata al Nobel per la poesia
Vittorio Tantucci
Nasce a Marsciano in Umbria nel 1915. Compie gli studi superiori a Firenze presso il Collegio “La Querce”, distinguendosi con il ruolo di precettore.
Poi si trasferisce a studiare all’Università di Bologna, dove si laurea in Lettere classiche.
Qui ha conosciuto Eugenia Bruzzi, diventata la compagna della sua vita e la sua collaboratrice per i libri di latino. Infatti dedica a lei nel 1944 in piena guerra la Sintassi latina, pubblicata dalla Casa Editrice Licinio Cappelli di Bologna, con la dedica in latino: “tibi dilectissima coniunx animae dimidium meae”.
Sarà la prima sintassi latina dell’Italia post bellica, che si afferma rapidamente in tutto il Paese, andando a sostituire i testi che fino ad allora erano più diffusi, con nomi di grande rilievo tra gli autori come lo Zenoni e il Rubrichi.
La Sintassi latina viene accolta con grande favore anche all’estero e ne vengono riconosciuti rigore scientifico, chiarezza espositiva della parte teorica – che possiamo considerare ancora oggi non superata – e efficacia degli esercizi.
Un’opera che mostra una grande maturità da parte di uno studioso di appena 29 anni.
Raggiunge l’apice del successo con una nuova versione della sintassi latina intitolata Arethusa. Questa nuova versione sarà diffusa ovunque: in America, in Germania e in Svizzera e persino in Africa: il primo presidente del Senegal eletto nel 1960, l’umanista Léopold Sédar Senghor, che si era laureato a Parigi in lettere e riceverà nel 1974 premio letterario Guillaume-Apollinaire per l’insieme delle sue opere poetiche, fu un estimatore della sintassi latina.
Trasferito a Roma nel 1955 diventa insegnante al Liceo scientifico “Righi” e collabora all’Università “La Sapienza” con il professore Enzo Marmorale, illustre latinista.
E prosegue la sua attività di studio, di produzione editoriale e di collaborazione culturale per ridisegnare la scuola italiana. In particolare con Nosengo e con l’UCIIM, pur con visione a volte differenti sul latino nella scuola.
Il 17 novembre 1962 la morte lo strappa, a soli 47 anni, agli studi e all’affetto della famiglia.
Nel periodo romano conobbe il territorio di Fregene che subito amò, tanto da chiedere di riposare nel Cimitero di Maccarese ove è sepolto insieme alla moglie Eugenia Bruzzi Tantucci nella Cappella ivi costruita.
Fra i numerosi riconoscimenti post mortem ha ricevuto la medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione e la medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica per i benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte, conferitagli dal Presidente Giuseppe Saragat.
Famosi e diffusi nella memoria di tanti studenti italiani vecchi e giovani i titoli delle sue opere: Nova Maia, Aurea Roma, Urbis et orbis lingua, Ad Altiora, Analisi Logica, Il mio primo libro di latino, tutte edite dalla Poseidonia, Bologna.
Nel 2022 è uscito l’ultimo aggiornamento che l’Editore Mondadori Educational ha voluto intitolare Quae manent, a significare i valori universali della cultura classica. Di fatto è una versione più ricca, con il giusto apporto digitale e una curvatura all’Insegnamento dell’educazione civica, “civis sum” nella società romana e quest’anno per il Biennio è in uscita la Grammatica Nomina rerum con l’italianista Angelo Roncoroni per la Mondadori Education. Una grammatica latina più fluida e motivante, con lessico potenziato, esercizi dinamici e percorsi che collegano lingua, cultura e cittadinanza.