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Contro la “legge della forza”

Al via la 61ª sessione del Consiglio ONU: il drammatico monito di Antonio Guterres


Si è aperta il 23 febbraio 2026 presso il Palazzo delle Nazioni di Ginevra la 61ª sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, in un clima di profonda inquietudine per la stabilità internazionale. Ad inaugurare i lavori è stato il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, il quale ha pronunciato quello che molti osservatori definiscono come uno dei suoi discorsi più duri e accorati degli ultimi anni.

Il fulcro dell’intervento di Guterres è stata la denuncia di un pericoloso slittamento globale: il passaggio dallo stato di diritto alla “legge della forza”. Il Segretario Generale ha avvertito che i diritti umani sono sotto un attacco frontale e su vasta scala, orchestrato spesso proprio da chi detiene il massimo potere. “Questo assalto non avviene nell’ombra”, ha dichiarato Guterres, “ma in piena luce, sotto gli occhi di una comunità internazionale troppo spesso indifferente”.

Il discorso di apertura di questa sessione non poteva ignorare le ferite aperte dei conflitti attuali. Guterres ha ricordato con fermezza il quarto anniversario dell’invasione russa in Ucraina, che ha già causato oltre 50.000 vittime civili, invocando la fine immediata dello spargimento di sangue. Parole altrettanto pesanti sono state riservate alla situazione nei Territori Palestinesi Occupati. Guterres ha denunciato come la soluzione a due stati venga “smantellata in pieno giorno”, definendo le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale come palesi e intenzionali. Il panorama dei conflitti si è poi esteso al Sudan e alla Repubblica Democratica del Congo, esempi di come la sofferenza umana sia diventata, per molti attori politici, un semplice “inconveniente” o una pedina di scambio.

Oltre alle armi convenzionali, la 61ª sessione si trova a dover affrontare minacce inedite. Il Segretario Generale ha sottolineato come le tecnologie emergenti, in particolare l’intelligenza artificiale, vengano sempre più utilizzate per sopprimere i diritti, aumentare le disuguaglianze e discriminare le fasce più marginalizzate della popolazione. Ha inoltre citato la violenta repressione delle proteste in Iran e la crescente criminalizzazione di giornalisti, attivisti e ONG, segnalando una preoccupante chiusura degli spazi civici in ogni angolo del pianeta.

In un passaggio chiave, Guterres ha ribadito che i diritti umani non sono un “menu” da cui i leader possono scegliere solo le portate più gradite. “I diritti economici, sociali, civili e politici sono indivisibili e universali”, ha ricordato, attingendo anche alla propria esperienza personale vissuta sotto la dittatura di Salazar in Portogallo per testimoniare come l’assenza di libertà corroda ogni fibra della società.

Il discorso si è concluso con un appello solenne ai membri del Consiglio: non permettere che l’erosione dei diritti umani diventi il prezzo accettato per la convenienza politica o la competizione geopolitica.
La 61ª sessione si preannuncia dunque come un banco di prova decisivo per capire se l’ONU riuscirà ancora a fungere da “scudo per i vulnerabili” in un mondo che sembra aver smarrito la bussola della legalità internazionale.

Video del discorso completo: UN chief: Rule of force replacing rule of law in dangerous global shift

Per seguire la Sessione: https://webtv.un.org/en/schedule

Napoli prima tappa nell’impegno per la pace


Il Gruppo EIP Campania, invitato dall’Assessora all’Istruzione e alla Famiglia del Comune di Napoli Maura Striano, ha partecipato il 19 febbraio scorso alla partenza della Prima Tappa del Giro di Italia per la Pace, che ha visto la Lampada per la Pace di Assisi partire proprio da Napoli (su iniziativa del Coordinamento EE.LL. per la Pace).

La nostra proposta, di far accompagnare l’arrivo della lampada in Comune dai Tamburi della Pace, è stata accolta ed inserita nel programma della giornata.
Perchè i tamburi? Quando la guerra si faceva senza droni e senza missili, erano i tamburini ad annunciarla, con il rullo dei loro tamburi.

Nella seconda metà degli anni ’70 il giornalista e scrittore Arthur Haulot promosse “Le Tambours pour la Paix” tra le attività della “Maison Internationale de la poesie” di Bruxelles, legando poi l’iniziativa alla Giornata Mondiale della Poesia (21 marzo), istituita dall’UNESCO nel 1999 e celebrata per la prima volta all’inizio del secondo millennio.

L’EIP Italia, che ha fatto propria l’iniziativa, ogni anno la ripropone alle scuole con un appuntamento fisso nel mese di Marzo e in Campania sono tantissime le scuole aderenti: ragazzi e giovani, in vari luoghi lontani tra loro ma uniti dallo stesso sentimento, nel mese di marzo suonano i tamburi e recitano poesie e messaggi di Pace.

La giornata di ieri si è aperta con la partenza della Marcia dalla sede dell’I.C. “D’Aosta-Scura” in p.zza Montecalvario: per l’amministrazione comunale e per tutte le associazioni presenti vedere il coinvolgimento attivo dei giovani è stata la prova che le scuole rappresentano i veri “cantieri” del futuro democratico del Paese. L’entusiasmo mostrato dagli studenti presenti ha dimostrato un sentimento vivo, capace di unire generazioni diverse sotto un’unica bandiera di solidarietà. All’arrivo della Lampada il battito della città si è fatto sentire in Piazza Municipio, dove l’associazione Eip Italia-Campania ha curato una performance dei “Tamburi per la Pace” affidata alle percussioni dell’I.C. “D’Ovidio-Nicolardi-E.A.Mario” con il prof. Andrea Stipa. L’entusiasmo è stato grande e molto sentito, altri studenti hanno voluto provare a suonare i tamburi incoraggiati dai percussionisti in erba della scuola protagonista. Alla manifestazione per EIP Campania erano presenti Paola Carretta, Elvira D’Angelo e Silvana Rinaldi.
La giornata è proseguita con un momento di alto valore istituzionale all’interno del Palazzo San Giacomo. Studentesse e studenti sono stati ricevuti nell’aula del Consiglio comunale, accolti dalla consigliera Mariagrazia Vitelli e dalla vicesindaca Laura Lieto. Protagonisti assoluti sono stati i rappresentanti dei Consigli municipali junior, che hanno preso la parola per leggere gli ordini del giorno dedicati al tema della pace, redatti con mesi di lavoro e riflessione nelle classi.
Nel pomeriggio è toccato alle scuole di istruzione superiore, che si sono ritrovate nella basilica di Santa Chiara dove ha avuto luogo la costruzione simbolica delle “Fondamenta di Pace”, qui il sindaco Gaetano Manfredi ha sottolineato il ruolo cruciale delle città come portavoce di distensione in un panorama internazionale funestato da troppi conflitti. Accogliere il Giro d’Italia per la Pace significa, per il primo cittadino, investire direttamente sulle nuove generazioni affinché crescano nel segno della convivenza civile. L’educazione alla cittadinanza attiva è stata indicata come l’unico antidoto efficace contro ogni forma di violenza e degrado. Un principio ed un convincimento che l’EIP Italia da anni porta avanti nelle scuole con la formazione degli studenti e dei docenti.
Una giornata, dunque, assolutamente bella e coinvolgente, segno di una Scuola che a Napoli favorisce una formazione sempre più completa e ricca di momenti di educazione alla Pace.

La Pace deve far rumore e ci auguriamo che il prossimo anno i Tamburi possano risuonare in un mondo del tutto pacificato.

Paola Carretta
delegata regionale EIP Campania

Clima e deregulation: la “svolta” USA come caso studio per l’Educazione civica

Perché la scuola rimane una delle poche speranze


Le recenti notizie provenienti da oltreoceano segnano una cesura netta nelle politiche ambientali globali. A metà febbraio 2026, l’amministrazione Trump ha ufficialmente revocato l'”Endangerment Finding”, la norma cardine che dal 2009 classificava i gas serra come una minaccia per la salute pubblica e l’ambiente.
Questa decisione, descritta da più parti come un “colpo mortale” all’azione climatica federale, non è solo un fatto politico, ma può essere un (preoccupnate) caso studio per i nostri percorsi di Educazione Civica.

Il nesso di causalità: IPCC e il “codice rosso” per l’umanità
Il punto di riferimento imprescindibile dal punto di vista scientifico è l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) dell’ONU. Nel suo Sesto Rapporto di Valutazione (AR6), l’IPCC afferma con “inequivocabile certezza” che l’influenza umana ha riscaldato l’atmosfera, l’oceano e la terra a un ritmo senza precedenti negli ultimi 2000 anni.
La concentrazione di CO2 in atmosfera ha superato le 420 ppm (parti per milione), un livello mai raggiunto negli ultimi 2 milioni di anni. Revocare le norme sui gas serra significa ignorare che la capacità della Terra di irradiare calore nello spazio è alterata: l’energia trattenuta dai gas serra equivale all’esplosione di circa 5 bombe atomiche di Hiroshima al secondo.

La minaccia alla salute pubblica nel monitoraggio dell’OMS
L’argomentazione politica della “deregulation” spesso separa l’economia dalla biologia. Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il cambiamento climatico come “la più grande minaccia alla salute che l’umanità deve affrontare”.
La deregolamentazione delle emissioni di metano (CH4) e anidride carbonica (CO2) non causa solo il riscaldamento globale, ma esaspera l’inquinamento atmosferico locale (ozono troposferico e polveri sottili). Secondo il rapporto Lancet Countdown on Health and Climate Change, l’aumento delle ondate di calore e la diffusione di malattie vettoriali (come Dengue e Malaria) sono già realtà cliniche che gravano sui sistemi sanitari nazionali.

Il “Tipping Point” e l’irreversibilità
Un concetto scientifico chiave da portare in classe è quello dei Tipping Points (punti di non ritorno). Rapporti dell’ONU come UNEP – Emissions Gap Report avvertono che se la temperatura globale superasse la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, si innescherebbero processi irreversibili, come lo scioglimento del permafrost siberiano (che rilascerebbe enormi quantità di metano, potenziando ulteriormente l’effetto serra) o il collasso della calotta glaciale antartica.
La “libertà economica” invocata dalla deregulation USA si scontra con la termodinamica: non esiste libertà politica in un ecosistema collassato.

Proposte di attività basate sui dat
Per trasformare queste nozioni in competenze di cittadinanza attiva, i docenti possono proporre:
1. Analisi dell’Emissions Gap Report (UNEP). Gli studenti, divisi in gruppi, analizzano i grafici dell’ONU che mostrano il divario tra le promesse degli Stati e le emissioni reali. Domanda guida: “In che modo la scelta degli USA sposta la curva delle emissioni globali e quali nazioni (es. Brasile, UE) potrebbero compensare o, al contrario, seguire l’esempio negativo?”
2. Laboratorio “Il costo dell’inerzia”. Utilizzando i dati della Banca Mondiale e dell’UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo), calcolare i costi economici dei disastri climatici rispetto ai costi della transizione ecologica. Questo serve a scardinare l’idea che la protezione ambientale sia un “lusso” che frena l’economia.
3. Studio di caso sulla Cop21 e l’Accordo di Parigi. Analizzare l’articolo 2 dell’Accordo di Parigi (mantenere l’aumento ben al di sotto dei 2°C). Gli studenti devono valutare se la revoca delle norme nazionali americane costituisca una violazione del diritto internazionale e quali sono le conseguenze per la giustizia climatica globale (il principio della “Responsabilità comune ma differenziata”).


“L’educazione non trasforma il mondo. L’educazione trasforma le persone. Le persone trasformano il mondo” (Paulo Freire)

“Quale sarà il futuro dell’individuo, della collettività, della specie nel mondo che stiamo costruendo? […] Solo se riusciremo a tenere insieme la precisione dell’intelligenza e l’impeto del cuore, potremo evitare che la terra diventi un deserto di astrazioni” (Italo Calvino)

C’è un Larsen nel mondo, un fischio che spacca le orecchie / Ma nessuno lo sente, o fa finta che non ci sia / Mentre il ghiaccio si scioglie e la terra va in agonia / Noi stiamo qui a contare i soldi della farmacia” (Caparezza)

L’eco di un’anima: in ricordo di Pino Colizzi


Esistono voci che non si limitano a tradurre parole, ma che abitano l’immaginario di intere generazioni, diventando parte della nostra memoria emotiva. 

Con la scomparsa di Pino Colizzi, l’Italia perde non solo un protagonista assoluto del doppiaggio e del teatro, ma un uomo di raffinatissima cultura che ha saputo fare della parola un ponte tra il visibile e l’invisibile.
La voce di Pino ha costituito l’anima italiana per decine di attori famosi: solo per citarne alcuni tra i più noti dobbiamo ricordare Michael Douglas, Jack Nicholson, James Caan, Richard Dreyfuss, Omar Sharif, Franco Nero, Clint Eastwood, Tom Selleck. E poi Christopher Reeve (con cui ci ha parlato sia come Superman che come Clark Kent) e Gary Cooper in Per chi suona la campana
Certamente è stato una dei doppiatori più noti e riconoscibili del panorama cinematografico italiano: difficile non provare ancora forti emozioni pensando alla voce prestata a Robert Powell nel ruolo di Gesù nello sceneggiato Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli e al protagonista del classico Disney Robin Hood.
Ed è stato il Maestro di generazioni di doppiatori, quali Luca Ward e Francesco Pannofino, che si dichiarano sempre suoi debitori.
Dietro la leggenda del leggio, batteva il cuore di un attore di razza che aveva calcato i palchi con Luchino Visconti e la “Compagnia dei Giovani”, portando con sé quell’eleganza scenica che lo avrebbe poi reso un direttore del doppiaggio magistrale per capolavori come Pulp Fiction, The Matrix e la saga di James Bond.

Parallelamente al doppiaggio, Pino Colizzi ha recitato per il cinema e per la televisione, partecipando a sceneggiati Rai comeAnna Karenina con Lea Massari e Tom Jones e lavorando con Franco Zeffirelli come attore e doppiatore  anche  sceneggiatore  per il film  Il tè con Mussolini , debuttò con  Mauro Bolognini in Metello insieme ad altri  due debuttanti che  saranno famosi Massimo Ranieri e Ottavia Piccolo.

Tutto questo è noto e ampiamente raccontato in questi giorni.

Pensando con nostalgia e rimpianto a decenni di amicizia con Pino, ho ripensato a due aspetti che ho avuto modo di conoscere e che meritano di essere ricordati.
Un primo lato di Pino meno esposto ai riflettori, e forse proprio per questo più autentico, è stato quello dello studioso e del poeta. In un felice connubio tra rigore filologico e sensibilità artistica, ha dedicato anni alla traduzione dei 154 Sonetti di William Shakespeare, unica opera del Bardo non destinata alla scena.
In Italia questa raccolta è, forse, poco nota e certamente non diffusa quanto le opere teatrali. Probabilmente per l’obiettiva difficoltà di traduzione, nonostante l’impegno di autorevoli traduttori del passato, fra cui Giuseppe Ungaretti e gli anglisti Melchiorre e Serpieri. 
La traduzione proposta da Pino Colizzi è in endecasillabi, nel rispetto della musicalità originaria della forma sonetto e venne pubblicata con un corredo di disegni originali di Diego Romano. L’amico Mauro Spinelli, titolare della Casa editrice Dante Alighieri, intuendo il profondo valore dell’opera, la rese ancor più completa con due CD contenenti la registrazione della splendida voce di Pino.
Per questa traduzione, donata in registrazione originaria all’Unione Italiana Ciechi, ha ricevuto il “Premio Braille 2011”. E nel 2015 ha ricevuto il “Premio letterario internazionale Eugenia Tantucci” per la traduzione di cui ritengo importante riportare la motivazione: “Tradurre è trasportare in un’altra lingua, o meglio è reiventare nell’altra lingua se del testo tradotto vengono colti  i significati profondi e  le musiche avvolgenti, le ragioni prime e i sentimenti complessi, così da consegnare al lettore la pienezza e la grazia dell’espressione iniziale. Per tutto questo vale premiare Pino Colizzi che, dei sonetti di Shakespeare, nella loro interezza e in un italiano mirabile costruito di  sapientissimi endecasillabi, ha reso gli incanti e i segreti, le allegrie e i patimenti compiendo un’impresa assai ardua e pervenendo a un esito ben più che notevole”.
Con la nostra Associazione EIP Italia abbiamo promosso occasioni di presentazione e lettura dei Sonetti ad Ischia nella Antica Reggia, e A Roma in diverse istituzioni culturali, dalla Biblioteca Angelica all’Aula Magna dell’Università LUMSA, dalla Biblioteca Nazionale all’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (già Discoteca di stato), dove il testo ha l’onore di essere depositato come versione ufficiale italiana.

Un secondo aspetto non così noto al grande pubblico che negli anni lo ha ammirato è stato l’uso della sua voce anche come impegno civile.
Il suo cammino umano e professionale si è strettamente intrecciato alle azioni di promozione culturale dell’Unione Lettori Italiani, grazie alla sua amicizia con Eugenia Tantucci e Elio Pecora, e ai progetti della nostra Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace.
In queste sedi, Pino non è stato solo un collaboratore, ma un testimone. Credeva fermamente nella “Pedagogia della Pace” e nel potere della lettura ,al pari della produzione creativa come atto di libertà.
Per EIP Italia, la sua presenza ha nobilitato Concorsi e progetti educativi, portando fino in Cina, nella “Settimana della lingua italiana” la voce di Dante Alighieri, con una lettura del Canto V dell’Inferno al Centro Culturale Italiano di Shanghai, che ha rappresentato un evento indimenticabile.
La sua presenza tra i giovani è stata l’esempio di un intellettuale che non si chiude nella “torre d’avorio”, ma mette il proprio talento al servizio di un umanesimo integrale.
Con l’Unione Lettori Italiani, ha trasformato ogni lettura pubblica in un rito collettivo, ricordando che leggere è, prima di tutto, saper ascoltare.

Pino Colizzi ci lascia un patrimonio immenso, racchiuso non solo nei film che continueremo a guardare, ma anche nelle diffuse registrazioni della sua voce che rimarranno per sempre a sussurrare i segreti e i tormenti dello spirito umano.
Se il sipario cala, l’eco di Pino Colizzi non svanisce, ma resta nell’aria, come una nota vibrante, a ricordarci che la cultura, quando è vissuta con passione, è l’unica forma di immortalità che ci è concessa.

Anna Paola Tantucci


Oltre i Palazzi di Ginevra: appunti in vista della 61ª Sessione ONU

Tra ferite del mondo e speranza educativa


L’apertura della sessantunesima sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, prevista a Ginevra dal 23 febbraio al 2 aprile 2026, segna l’inizio di un capitolo fondamentale per la diplomazia internazionale sotto la guida del nuovo Bureau. Al vertice di questo organismo siede il Presidente indonesiano Sidharto Reza Suryodipuro, affiancato da un team di vicepresidenti provenienti da Estonia, Etiopia, Ecuador e Spagna, con il compito di orchestrare un’agenda densa di sfide globali. I lavori prendono ufficialmente il via dopo una riunione organizzativa fissata per l’inizio di febbraio, preparando il terreno per settimane di intensi dialoghi su questioni che toccano ogni angolo del pianeta.

Il cuore pulsante di questa sessione si manifesta attraverso dibattiti tematici che intrecciano l’innovazione alle emergenze umanitarie. Un momento di rilievo riguarda il ruolo delle tecnologie digitali emergenti come strumento per prevenire ed eliminare le mutilazioni genitali femminili, un tema che spinge il Consiglio a riflettere su come il progresso possa servire la protezione dei diritti più intimi. Questa attenzione verso il futuro si affianca alla memoria storica, con una discussione di alto livello dedicata al venticinquesimo anniversario della Dichiarazione di Durban contro il razzismo e la discriminazione. Contemporaneamente, il Consiglio indaga su come rendere le infrastrutture mondiali, dai trasporti agli alloggi, realmente inclusive per le persone con disabilità, e dedica una giornata intera alla drammatica situazione dei bambini coinvolti nei conflitti armati.

L’indagine del Consiglio si fa particolarmente minuziosa e severa nell’affrontare la situazione nei Territori Palestinesi Occupati, che rappresenta uno dei pilastri centrali di questa sessione. Il Consiglio dedicherà uno spazio specifico all’analisi dell’obbligo di garantire responsabilità e giustizia, esaminando un rapporto dettagliato dell’Alto Commissario. Un punto di estrema delicatezza riguarda l’indagine condotta dalla Commissione Internazionale Indipendente sul trasferimento o la vendita di armi e materiali “dual-use” a Israele, con l’obiettivo di analizzare le conseguenze legali di tali flussi. La lente d’ingrandimento dell’ONU si sposterà poi sulla questione degli insediamenti israeliani e sul Golan siriano occupato. In particolare, è atteso un rapporto cruciale sull’identità dei gruppi di coloni coinvolti in atti di violenza, intimidazione e terrore contro i civili palestinesi, valutando al contempo le azioni intraprese per assicurarli alla giustizia.

Sotto la lente d’ingrandimento finisce l’Afghanistan, con report specifici sulla condizione di donne e bambine e sulle prospettive di giustizia per le vittime. La crisi in Sudan viene esaminata attraverso i risultati di una missione d’inchiesta focalizzata sulle violazioni commesse a El Fasher, mentre nei territori palestinesi occupati si analizzano le conseguenze legali del trasferimento di armi e le violenze commesse dai coloni. Lo sguardo si estende anche all’aggressione russa in Ucraina, alla situazione in Myanmar — con focus sulla minoranza Rohingya — e alle persistenti sfide in Venezuela, Nicaragua, Iran e Bielorussia.

In questo scenario, l’Italia assume un ruolo di primo piano, essendo stata eletta come membro del Consiglio per il mandato 2026-2028. Questo impegno diplomatico si riflette direttamente nel tessuto educativo nazionale attraverso il nostro 54° Concorso Nazionale, intitolato “Dall’Italia al mondo: l’impegno per i diritti umani come pilastro di pace”. L’iniziativa invita le scuole a esplorare temi cari alla strategia italiana all’ONU, come la lotta alla tratta di esseri umani, la protezione dei giornalisti — specialmente di chi si occupa di ambiente e cambiamenti climatici — e l’impegno per una moratoria universale della pena di morte. Attraverso questo ponte tra le istituzioni e le nuove generazioni, il Consiglio cerca di trasformare i grandi dibattiti di Ginevra in una coscienza civile diffusa e in una rete di protezione sempre più solida per la dignità umana.

Napoli si prepara al ritmo della pace

Il prossimo 19 febbraio saranno in piazza anche i “Tamburi per la pace” di EIP


Il prossimo 19 febbraio 2026, le strade di Napoli torneranno a vibrare per un importante appuntamento dedicato alla convivenza civile e alla fratellanza. In questa giornata, organizzata dal Comune di Napoli, uno dei momenti più attesi e carichi di energia sarà l’intervento dei “Tamburi per la Pace”, a cura dell’Associazione Scuola Strumento di Pace E.I.P. Italia.

La giornata vedrà il coinvolgimento delle massime autorità cittadine e regionali, a testimonianza di quanto il tema della cultura non violenta sia centrale nell’agenda politica. Tra i partecipanti confermati e invitati figurano Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli, Vincenza Amato, Presidente del Consiglio Comunale, Maura Striano, Assessore all’Istruzione e alle Famiglie, Roberto Fico, Presidente della Regione, Domenico Battaglia, Arcivescovo Metropolita di Napoli e Monica Matano, Direttrice dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania.

Insieme ad altre attività, alle ore 10:00 in Piazza Montecalvario, il ritmo dei tamburi accompagnerà la partecipazione delle studentesse e degli studenti dell’I.C. “D’Ovidio – Nicolardi – E.A. Mario”, trasformando la musica in un linguaggio universale di rispetto e legalità.

Educare alla pace non è un evento isolato, ma un percorso quotidiano che si costruisce giorno dopo giorno tra i banchi di scuola. Un esempio virtuoso di questo impegno costante è rappresentato dall’IIS “Galiani-Da Vinci”. La scuola ha realizzato un toccante video-racconto che testimonia come la sensibilizzazione parta dalla memoria storica per arrivare all’azione presente. Attraverso laboratori sulla Costituzione, incontri con figure di rilievo come Don Maurizio Patriciello, la partecipazione costante al Concorso nazionale EIP Italia e attività sportive come “Un gol per la pace”, l’istituto dimostra che “la pace non è scontata, ma è una responsabilità” che appartiene a tutti.

La giornata prosegue anche nel pomeriggio con la costruzione simbolica delle “Fondamenta di pace” presso il Monastero di Santa Chiara, dove istituzioni e società civile si confronteranno in un dialogo pubblico moderato dalla giornalista Donatella Trotta.

Sarà un momento per ribadire che la pace si studia, si impara e, soprattutto, si pratica ogni giorno attraverso piccole e grandi scelte di solidarietà.

Il futuro è un web gentile

Chiusa con successo la V edizione di di “Tienilo sempre acceso”


Si è conclusa a Bojano la quinta edizione del concorso regionale “Tienilo sempre acceso”, un’iniziativa di alto valore civile e pedagogico dedicata al contrasto del bullismo e del cyberbullismo. Promosso dall’Istituto Omnicomprensivo Statale “Lombardo Radice – Amatuzio – Pallotta”, il concorso ha coinvolto gli studenti delle classi terze delle scuole secondarie di primo grado di tutto il Molise, stimolandoli a riflettere sull’uso consapevole dei mezzi di comunicazione e sulla cittadinanza attiva.
L’iniziativa ha ricevuto il prestigioso apprezzamento del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, che ne ha sottolineato l’importanza nel promuovere il rispetto della dignità e della libertà altrui nello spazio digitale.

La cerimonia, svoltasi il 10 febbraio 2026, ha celebrato la creatività e l’impegno civile degli studenti, trasformando i loro lavori grafici in veri e propri messaggi di speranza.
Il Primo Premio è stato assegnato a Marialuigia Giannantonio (IC Matese, Vinchiaturo) per il potente slogan “Il cyberbullismo CANCELLA persone, il rispetto SCRIVE futuro”, un’opera che denuncia la violenza come ferita che cancella l’identità.
Il Secondo Premio è andato a Gabriel Farina (IC San Giovanni Bosco, Isernia), che ha usato la metafora del calcio per ricordare che ogni utente, come un campione, ha il potere di incidere sugli altri attraverso la propria “tastiera”.
Il Terzo Premio è stato attribuito a Ludovica Longo (IC Brigida-Cuoco, Petacciato) per il toccante messaggio “Se per brillare devi spegnere qualcuno, non è luce: è bullismo”.

Un ruolo cardine nella riuscita del concorso è stato svolto dalla nostra Associazione che ha assegnato il Premio E.I.P., intitolato “Semi di pace”, sottolineando come l’educazione sia l’unico strumento per costruire un futuro digitale sicuro e solidale.
Al centro di questa macchina organizzativa brilla la figura della Prof.ssa Italia Martusciello, referente del progetto e Vicepresidente Nazionale di E.I.P. Italia. A lei è andato il ringraziamento più sentito per aver reso possibile il progetto con “tenacia e dedizione assolute”, guidando docenti e studenti in un percorso di crescita collettiva volto a trasformare ogni schermo in uno spazio di rispetto e coraggio.

Il concorso non ha premiato solo elaborati grafici, ma la capacità dei giovani di essere “protagonisti consapevoli del proprio tempo”. Come ricordato in chiusura della cerimonia, ogni gesto online può essere la scintilla di un cambiamento positivo, un cammino che la scuola molisana continua a tracciare con determinazione.



Benessere della comunità educante: presentata alla LUMSA l’App “Happy Teaching”

Un convegno a conclusione delle delle attività per il progetto PRIN Promoting Teacher’s Health through an Interactive Web Portal


Si è tenuto presso l’Università LUMSA il convegno dedicato al benessere degli insegnanti, con una significativa riflessione sulla dimensione plurale e “comunitaria” del tema al servizio degli esiti di apprendimento degli studenti. Un evento che ha segnato un passo importante nell’analisi sistemica del mondo scuola e nel contrasto al fenomeno del burnout: al centro del dibattito, la presentazione di “Happy Teaching”, un’applicazione di salute digitale progettata per il monitoraggio preventivo dello stress nel personale scolastico (docenti, ATA, dirigenti scolastici).

I dati emersi durante i lavori delineano un quadro di forte pressione per chi opera nella scuola: secondo l’Osservatorio Scuola e Benessere (OSB) di LUMSA, nato con l’obiettivo di sostenere il benessere psicologico e organizzativo nei contesti scolastici e educativi e animato dall’azione della Prof.ssa Fiorilli e del Comitato scientifico, circa un docente su tre manifesta stress e il 20% dichiara di voler lasciare il lavoro. In questo contesto, il benessere dell’insegnante non è solo una questione individuale, ma una leva strategica: se un docente soffre, l’intero sistema — inclusi studenti e famiglie — ne risente.

In apertura il Prof. Gennaro Iasevoli, Prorettore alla ricerca e all’internazionalizzazione di LUMSA, ha presentato il convegno entro tre pilastri strategici che si rafforzano reciprocamente (ricerca scientifica, valore pubblico e trasformazione digitale) sottolineando come il benessere degli insegnanti non sia solo un obiettivo di salute individuale, ma un valore pubblico inserito nei piani integrati dell’Amministrazione, volto a migliorare le performance del sistema scuola nel suo complesso.

La Prof.ssa Gabriella Agrusti ha inquadrato il progetto di ricerca nell’ambito delle attività del Centro Formazione, Insegnamento, Ricerca, Educazione (FIRE), istituito dall’Università per il coordinamento delle azioni finalizzate alla preparazione dei futuri docenti e dirigenti scolastici e al loro accompagnamento culturale una volta entrati nel mondo della scuola. Ha sottolineato come uno degli aspetti caratterizzanti le scelte di LUMSA sia l’impegno a coniugare ricerca e didattica, nella convinzione dell’importanza strategica e dell’alto livello di competenza richiesto per “insegnare a chi insegna”.

L’intervento della Prof.ssa Maria Grazia Confalonieri (Università Cattolica del Sacro Cuore) ha rappresentato uno dei momenti centrali del convegno, offrendo una prospettiva psicologica e accademica profonda sulla figura del docente oggi.
Spostando il focus professionale sulla dimensione relazionale ed emotiva, si comprende che l’insegnamento non può più essere ridotto alla sola erogazione di contenuti e che, in un contesto scolastico sempre più complesso, l’insegnante si trova a gestire dinamiche psicologiche che richiedono nuove forme di supporto.
Confalonieri ha evidenziato come l’applicazione Happy Teaching non sia solo un monitoraggio tecnico, ma uno strumento di consapevolezza. Attraverso il feedback immediato, il docente è stimolato a riflettere sul proprio stato emotivo, trasformando un momento di stress in un’occasione di auto-analisi. Il benessere non è un’isola individuale: se il docente sta bene, migliora la qualità del legame educativo con lo studente. La prevenzione del burnout diventa quindi una precondizione necessaria per mantenere viva l’empatia, elemento che l’app stessa misura come fattore protettivo.

L’intervento della coordinatrice del progetto di ricerca Prof.ssa Caterina Fiorilli (Università LUMSA) si è concentrato sull’analisi dei fattori che determinano la qualità della vita professionale dei docenti, ponendo l’accento sulla necessità di passare dalla diagnosi del malessere alla costruzione attiva del benessere. Ha ribadito che il benessere dell’insegnante è una “leva strategica” per l’intero sistema scolastico: se un docente è in sofferenza, le ripercussioni colpiscono direttamente gli studenti e il clima di classe. Nel commentare i dati emersi dalla ricerca, ha sottolineato come i carichi burocratici e la mancanza di supporto organizzativo siano tra le principali cause di stress cronico. Sul piano operativo ha insistito sulla cultura della prevenzione, spiegando che intercettare precocemente i segnali di burnout permette di attivare strategie di supporto reciproco (caring) tra colleghi, riducendo l’isolamento professionale.

Il Prof. Umberto Moscato ha inquadrato il burnout nel lessico OMS come fenomeno professionale legato al lavoro, con manifestazioni tipiche di esaurimento energetico, distanziamento mentale dal lavoro e riduzione di efficienza/efficacia. Frequente nelle professioni di aiuto, colpisce in misura rilevante i più giovani. I sintomi sono molti e aspecifici (tra i più significativi: insonnia intesa come agitazione notturna e mancato recupero), richiedendo una lettura multidisciplinare e contestuale all’organizzazione del lavoro.
Ha stato segnalato il rischio di letture semplicistiche che imputano la scarsa produttività all’individuo, oscurando la dimensione organizzativa. La prevenzione deve essere precoce e continua,seguendo la persona lungo tutto l’arco della vita lavorativa.

Un elemento cardine emerso nel corso dell’evento è l’importanza della collaborazione tra istituzioni e associazioni del terzo settore specializzate. In tal senso, l’Associazione E.I.P. Italia Scuola Strumento di Pace ETS ricopre un ruolo di primo piano grazie a un Accordo Quadro di Programma con l’Università LUMSA.
Tale accordo impegna le parti a promuovere congiuntamente eventi, seminari, convegni e, soprattutto, corsi di formazione e aggiornamento destinati a docenti e dirigenti scolastici. La formazione continua è stata infatti indicata come indispensabile per sostenere l’autoefficacia e la qualità didattica, specialmente se orientata verso una “dirigenza umanistica”, al centro dell’intervento del vicepresidente EIP Prof. Ottavio Fattorini, ideatore e co-fondatore delle scuole modello DADA, che ha ideato il costrutto e ha messo al centro del suo intervento la necessità che l’intera comunità scolastica sia coinvolta nella ricerca del benessere, docenti, studenti, personale ATA, e che il compito della governance e della leadership educativa sia quello di considerare gli adempimenti normativi uno strumento per la buona organizzazione, mentre il fine e la risposta al malessere e al burnout sia la qualità delle relazioni.

L’applicazione “Happy Teaching”, finanziata dal MUR e curata dall’OSB dell’Università LUMSA, si propone come uno strumento di digital health per intercettare i “campanelli d’allarme” prima che lo stress diventi burnout cronico. Attraverso questionari validati, fornisce un feedback a “semaforo” sul proprio stato di benessere (burnout, ansia, stress, empatia), garantendo il totale anonimato.


I docenti possono liberamente e autonomamente, se lo desiderano, scaricare l’applicazione e registrarsi inserendo come unico dato personale obbligatorio un indirizzo di posta elettronica personale.
L’utilizzo consente di rispondere ad alcuni questionari a scelta multipla su tematiche come Burnout, Bilanciamento scuola-famiglia, Lavoro compulsivo, Supporto percepito, Ansia, Stress, Disagio emotivo, Soddisfazione lavorativa.
I questionari, con riferimento a dati statistici validati, restituiscono in forma non diagnostica, un quadro informativo che consente di avere un feedback sulla situazione personale e, in caso di necessità, offre la possibilità di richiedere supporto individuale.

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La Pace “tra le righe”

Percorsi possibili nelle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo che entrano in vigore in questi giorni


L’assenza di un’espressione esplicita può talvolta pesare quanto un silenzio inatteso. Nelle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo, il termine “educazione alla pace” non compare come etichetta autonoma o disciplina codificata. È un dato che non possiamo non sottolineare con rammarico, specialmente dopo l’audizione del 7 aprile 2025 presso la Commissione tecnica, in cui avevamo ribadito l’urgenza di un riferimento diretto nelle finalità della scuola dell’infanzia e del primo ciclo.

Tuttavia, un’analisi attenta e “militante” del testo rivela che, sebbene il lemma manchi, la sua sostanza pedagogica pulsa sotto la superficie. Per le scuole autonome non si tratta di rassegnarsi a un’omissione, ma di esercitare una “ermeneutica della responsabilità”: tracciare itinerari precisi tra le righe delle nuove disposizioni per rendere operativa la visione della Raccomandazione UNESCO 2023.

Un allineamento necessario al contesto globale

L’integrazione dell’educazione alla pace non è un vezzo terminologico, ma una necessità di allineamento agli standard internazionali. La Raccomandazione UNESCO del novembre 2023, sottoscritta da 194 Stati, costituisce l’unico strumento globale per una pace duratura attraverso l’istruzione, fornendo la base legale per il Target 4.7 dell’Agenda 2030.

In un’epoca segnata da “policrisi” — cambiamenti climatici, erosione democratica e polarizzazione sociale — la scuola è chiamata a un “nuovo contratto sociale”. Come suggerito dal Rapporto UNESCO 2021 Re-immaginare i nostri futuri insieme, la pace deve essere intesa come un processo attivo e democratico, uno strumento per navigare la complessità e distinguere il vero dal falso in un oceano di disinformazione.

Gli itinerari dell’autonomia: dove abita la pace?

Le scuole, nell’esercizio della propria autonomia didattica, possono sostanziare questo tema attraverso sei ambiti strategici già presenti nelle Indicazioni:

1. Educazione civica: pace come “convivenza civile”
Se il titolo manca, la funzione resta. Le Indicazioni chiedono di comprendere la necessità di una «convivenza civile, pacifica e solidale».
Il curricolo di Educazione Civica (L. 92/2019) può essere declinato focalizzandosi sulla risoluzione non violenta dei conflitti, trasformando il concetto di “rispetto delle regole” in una partecipazione attiva alla costruzione del bene comune.
2. Il “Nuovo Umanesimo” e la cura delle relazioni
Il testo ministeriale pone un’enfasi inedita sull’«etica del rispetto» e sull’«educazione del cuore».
La “cultura della pace” UNESCO trova casa nell’educazione all’empatia e nella prevenzione della violenza di genere. Progettare percorsi contro il bullismo significa, di fatto, attuare le competenze socio-emotive necessarie alla pace.
3. Storia e Geografia: verso una coscienza globale
Nonostante un forte focus sull’identità nazionale, le Indicazioni offrono spazi di “transcalarità”.
Utilizzare lo studio delle guerre mondiali, della decolonizzazione e delle migrazioni per analizzare le cause profonde dei conflitti. Passare dalla cronologia alla comprensione critica delle interdipendenze globali.
4. Plurilinguismo come dialogo
L’internazionalizzazione è definita “dimensione fondativa”.
Le lingue straniere non devono essere solo strumenti comunicativi, ma veicoli di confronto con l’alterità, riducendo i conflitti nati dall’incomprensione culturale.
5. Alfabetizzazione digitale e contrasto all’odio
Le Indicazioni sottolineano l’urgenza di un «pensiero critico» contro fake news e hate speech.
Attivare laboratori di Media and Information Literacy (MIL) per disarmare il linguaggio digitale e costruire un ecosistema “autenticamente umano”.
6. STEM e Sostenibilità
Il legame tra scienza e cittadinanza è esplicito.
Educare alla responsabilità verso il pianeta partendo dal presupposto che «non c’è pace senza sviluppo sostenibile».

Conclusione: una cornice di senso per il PTOF

In sintesi, spetta alle scuole autonome il compito di esplicitare il nesso. Nella redazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), è possibile e legittimo inserire l’Educazione alla Pace come cornice di senso unificante.
Possiamo farlo sfruttando la quota di autonomia del curricolo (DPR 275/99) e interpretando le competenze chiave “sociali e di cittadinanza” come vere e proprie competenze di pace.
Anche se il nome non c’è, la sfida è rendere la pace la grammatica invisibile, ma onnipresente, di ogni nostra azione educativa.

Anima latina ospita il Certamen latinum “Vittorio Tantucci”

Domenica 8 febbraio alle ore 14.10 la presidente EIP Anna Paola Tantucci ospite della trasmissione


Il vademecum radiofonico settimanale, dedicato ai cultori della lingua latinaIdeato, realizzato e condotto da Fabius Colagrande e Maria Milvia Morciano, con la collaborazione dell’Ufficio lettere latine della Segreteria di Stato, dedica uno spazio al Certamen latinum “Vittorio Tantucci – Musae alunt oblectant ornant solantur”.

Lo fa con una intervista alla presidente EIP Anna Paola Tantucci, nella quale si ricorda la figura di Vittorio Tantucci e vengono illustrate le modalità di partecipazione alla competizione.

L’intervista verrà trasmessa domenica 8 febbraio 2026 alle ore 14.10 su Radio Vaticana e sarà poi disponibile in podcast sulle principali piattaforme (Spotify e Amazon Music) e sul canale ufficiale della Radio Vaticana (https://www.vaticannews.va/it/podcast/rvi-programmi/anima-latina.html).