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Verso la revisione delle Indicazioni nazionali per i Licei

Una prima lettura della Premessa tra continuità e nuove sfide pedagogiche


Nota introduttiva dell’autore
Il presente contributo intende offrire una primissima e iniziale lettura del testo relativo alle Indicazioni nazionali per i Licei. È fondamentale specificare che il documento analizzato è attualmente una Bozza, pubblicata appositamente dal Ministero per aprire “un tempo di confronto” e una discussione pubblica prima della sua approvazione definitiva. Inoltre, questa analisi si concentra esclusivamente sulla “Premessa”, tralasciando volutamente l’esame delle proposte disciplinari. L’impegno, data la complessità della materia, è quello di procedere a successivi e più mirati approfondimenti man mano che il dibattito prenderà forma.


1. Il confronto con il DPR 89/2010
Leggere la nuova Premessa in relazione al DPR 89/2010 (il regolamento di riordino dei Licei) aiuta a comprendere l’evoluzione dell’identità liceale. Il nuovo testo si pone come strumento di raccordo con il suo Allegato A (il Profilo Educativo, Culturale e Professionale). Se l’impalcatura ordinamentale appare confermata, si osserva tuttavia un cambio di prospettiva: da una visione prevalentemente istituzionale e funzionalista si passa a una narrazione più attenta alle dinamiche evolutive e sociali degli studenti.
Se il Decreto richiedeva di fornire strumenti per una comprensione approfondita e razionale della realtà, la Premessa riprende questa finalità traducendola nel “saper vedere teoretico”, inteso come capacità di interrogare la complessità e formare giudizi fondati. Si nota, inoltre, una forte continuità sull’importanza dell’esercizio sui testi complessi: quello che nel 2010 era un richiamo alla lettura e all’analisi, oggi viene innalzato a principio identitario, definendo il Liceo come la “scuola del leggere”. Ma, mentre il Decreto utilizza un linguaggio incentrato su “risorse”, “efficienza” e “profili culturali”, la nuova bozza introduce un paradigma apparentemente più “psicopedagogico”: il Liceo viene definito “scuola dell’adolescenza”, introducendo temi come l’educazione all’empatia e alle relazioni.
Nel 2010 le tecnologie venivano viste perlopiù come strumenti di supporto allo studio, mentre oggi, l’Intelligenza Artificiale è inquadrata come una sfida antropologica che richiede lo sviluppo di una “coscienza digitale superiore”.
I brevi cenni del Decreto sull’inserimento nel mondo del lavoro lasciano il posto, nella nuova Premessa, a un’impalcatura strutturale dedicata alla “Formazione scuola-lavoro”, giustificata dalla necessità di contrastare il fenomeno dei NEET e ridurre il disallineamento tra formazione e mercato del lavoro.

2. Dal DM 211/2010 alla nuova Premessa
Dal punto di vista prettamente didattico e applicativo, la bozza andrà a sostituire il DM 211/2010 (le precedenti Indicazioni nazionali).
Il confronto tra questi due testi rivela un tentativo di aggiornare la scuola ai nuovi quadri di riferimento europei, mantenendo fermi alcuni capisaldi metodologici.
Tra continuità e superamenti, prendiamo come riferimento cinque aspetti rilevanti:
rifiuto dell’enciclopedismo: entrambi i documenti concordano sulla necessità di evitare cataloghi sterminati di argomenti, privilegiando lo sforzo cognitivo e lo studio approfondito dei nuclei fondanti delle discipline;
lingua italiana come matrice del pensiero: il DM 211/2010 definiva la competenza linguistica un obiettivo trasversale, mentre la nuova Premessa fa un passo ulteriore, affidando al possesso di un ampio lessico il compito primario di strutturare il pensiero critico e combattere le “rappresentazioni opache” della realtà.
dagli “Assi culturali” alle “Competenze chiave”: si registra il superamento dell’architettura basata sui quattro Assi Culturali (usati nella impostazione normativa precedente sull’obbligo scolastico). L’intero impianto degli obiettivi formativi è ora ancorato alle otto Competenze chiave europee per l’apprendimento permanente (aggiornate al 2018).
dalla misurazione al feedback: nel 2010 la valutazione veniva inquadrata principalmente in un’ottica di sistema con riferimento esplicito alle rilevazioni INVALSI e alla questione della misurazione dei risultati, mentre nella nuova Premessa viene descritta come un processo formativo basato sul “feedback” continuo, che culmina nella valorizzazione del “capolavoro” dello studente tramite l’E-Portfolio.
nuovi assi valoriali: la nuova bozza introduce costrutti che nel 2010 apparivano meno centrali, riorganizzando parte della didattica attorno ai temi del “talento”, della “Scuola del merito” (qualsiasi cosa possa significare…) e della cittadinanza intesa come responsabilità etica.

3. Il “dialogo a (molta) distanza” con l’UNESCO e l’assenza dell’Educazione alla pace
Analizzando il testo in parallelo con le recenti visioni pedagogiche globali, e in particolare con il documento UNESCO “Re-immaginare i nostri futuri insieme” (2021), emerge un quadro piuttosto complesso. Sebbene la bozza ministeriale non citi in alcun modo l’organizzazione internazionale, si può rintracciare un certo “dialogo a distanza”.
C’è la condivisione di un allarme sulla deriva tecnologica e sul rischio di un’educazione disumanizzata: rifiutando l’idea di un apprendimento isolato (“solipsismo digitale”), si ribadisce che la relazione educativa autentica necessita di uno spazio d’incontro umano fatto di empatia e reciprocità.
Si registra, inoltre, una comune presa di distanza dalla pura standardizzazione competitiva. Così come l’UNESCO invita a superare l’ossessione per i test, la Premessa italiana sottolinea che la verifica non può ridursi solo alla “mera rilevazione di dati”.
Sul piano sostanziale, però, appare una chiara divergenza di orizzonte: il documento UNESCO immagina il futuro dell’istruzione adottando una lente globale, focalizzata su emergenze planetarie (la giustizia ecologica, la decolonizzazione), mentre le nuove Indicazioni stringono il proprio obiettivo sulla micro-dimensione personale, con una visione dell’istruzione liceale che pone al centro la costruzione della soggettività giovanile e il radicamento nel patrimonio della tradizione occidentale.
Da questa mancanza di uno sguardo macro-sistemico sembra derivare direttamente l’assenza della dicitura “Educazione alla pace” nel testo ministeriale, un termine invece fondante per l’UNESCO e per il suo nuovo contratto sociale. Forse la pace è intesa solo come convivenza civica: la Premessa traduce (o riduce?) l’idea di pace in competenze relazionali, impegnandosi a formare un giovane capace di “gestire il conflitto”, insistendo sull’educazione al rispetto per arginare le discriminazioni e promuovendo una cittadinanza attiva.
La Presidente nazionale ne ha parlato ampiamente in un articolo su L’Osservatore Romano.

4. Oltre le apparenze occorre approfondire l’ambivalenza del linguaggio utilizzato
Interrogando in profondità il testo, si percepisce una certa ambivalenza linguistica e filosofica. Utilizzando le lenti critiche del pedagogista Gert Biesta il documento appare attraversato da una tensione irrisolta.
Sotto un’affascinante veste umanistica, il telaio operativo del testo sembra rivelare dinamiche complesse. La Premessa tenta coraggiosamente di arginare la tendenza a ridurre l’educazione a mero apprendimento procedurale. Lo fa rivendicando la figura del docente come intellettuale, l’incontro relazionale “io-tu” e il valore dello sforzo nello studio disciplinare. Nonostante le premesse umanistiche, non appena il documento passa alla struttura curricolare, si arrende totalmente al “nuovo linguaggio dell’apprendimento” criticato da Biesta. L’uso massiccio del lessico delle competenze europee, del lifelong learning e degli “ambienti di apprendimento” rischia di ricadere in quelle stesse logiche procedurali che si volevano superare.
La “soggettività” viene potenzialmente confusa con la socializzazione: il testo dichiara di voler costruire la soggettività e la libertà dei giovani. Tuttavia, questa libertà appare talvolta “addomesticata” e orientata verso una forte socializzazione: si richiede agli studenti un dissenso “costruttivo” entro confini ben regolati, finalizzato all’inserimento armonico nell’ordine civico esistente, più che all’indipendenza di pensiero.
La funzione di preparazione al mercato del lavoro emerge, anche se sotto traccia, in modo importante: l’insistenza sul ridurre il “disallineamento (mismatch) formazione e lavoro”, l’orientamento inteso come lettura del “tessuto produttivo” e lo sviluppo di competenze imprenditoriali sembrano contrastare una parte dell’emancipazione liceale alle esigenze di efficienza del sistema socioeconomico.

Francesco Rovida


    Una vita per la cultura e l’ambiente: Fregene celebra l’eredità dei coniugi Tantucci

    Il Comune di Fiumicino intitola a Eugenia Bruzzi e Vittorio Tantucci l’area di accesso all’Oasi di Macchiagrande, luogo simbolo del loro legame con il territorio


    A pochi giorni dalla Cerimonia di premiazione del Certamen dedicato a Vittorio Tantucci, trova ampia eco la notizia di una delibera della Giunta comunale di Fiumicino per l’intitolazione di un luogo significativo a Eugenia Bruzzi Tantucci e Vittorio Tantucci, riconosciuti come personalità che hanno lasciato un segno anche nella comunità locale, oltre che per la loro riconosciuta e nota importanza.

    Si tratta de largo di accesso all’Oasi WWF di Macchiagrande, all’incrocio tra Via della Veneziana e Via Castellammare a Fregene, luogo amato da entrambi e scelto come rifugio sicuro.

    Eugenia Bruzzi Tantucci
    La sua lunga vita, piena di esperienze diverse, l’ha portata dalla natia Bologna a Roma nel 1955 insieme ai tre figli e al marito il Prof. Vittorio Tantucci, grande latinista prematuramente scomparso nel 1962, alla stesura dei cui libri ha collaborato.
    Eugenia Tantucci ebbe due grandi passioni: la difesa dei beni naturali e culturali e l’amore per la diffusione della lettura e della poesia tra i giovani.
    Nel 1975, chiamata dal Ministro Giovanni Spadolini, ha partecipato alla fondazione del Ministero dei Beni Culturali, per il quale ha proposto l’istituzione della “Settimana dei Beni Culturali”, che continua tuttora con grande successo e che nel 2004 le è valsa la Stella d’argento del Presidente della Repubblica come benemerita della cultura, della scuola e dell’ arte.
    Alla difesa dell’ambiente, prima come docente, poi come preside di prestigiosi istituti, ha dedicato grande energia attraverso la formazione dei docenti e degli studenti.
    Nel 1971, Preside dell’Istituto Tecnico “Vincenzo Gioberti” di Roma, insieme a Paolo e Alessandra Baffi e ad Antonio Cederna di “Italia Nostra”, con l’aiuto del Pontefice Paolo VI, che ne sostenne con efficacia le ragioni, ha dato un contributo fondamentale all’istituzione dell’Oasi di Macchia Grande a Fregene, importante polmone verde per Roma, salvandolo dalla speculazione edilizia degli anni ‘80.
    In tempi più recenti il suo impegno si è rivolto al quartiere Prati di Roma, minacciato da un rovinoso parcheggio sotterraneo, sotto Piazza Cola di Rienzo, evitandone la costruzione: battaglie vinte in nome dei diritti dei cittadini e delle future generazioni.
    Negli ultimi vent’anni della sua vita ha portato avanti, come segretaria nazionale dell’Unione Lettori Italiani (ULI), l’impegno per la diffusione della lettura nella scuola e presso gli adulti.

    Due importanti testimonianze
    Ho lavorato con lei per più di vent’anni. Siamo andati insieme per scuole diverse, abbiamo incontrato insieme migliaia di bambini e di ragazzi, abbiamo chiamato per una moltitudine di lettori, decine e decine di poeti, di scrittori, di saggisti.
    E’ stata per quanti credono nel rispetto di se stessi e prima ancora nel rispetto per gli altri un esempio e un punto da cui ripartire dopo ogni timore e scoramento. Il rigore e la dignità sono stati per lei motori d’esistenza, mai sostantivi da esibire. Eugenia ha creduto fermamente nella cultura come prova quotidiana per restare nella vita, per goderne i frutti e indagarne i fini.
    Ha intriso della sua fiducia nelle qualità umane e della sua passione di esistere l’ intera sua opera, dai racconti, ai romanzi ,alla poesia e i suoi libri per la scuola sono veri capisaldi per i giovani e i giovanissimi che dallo studio attendono consapevolezza e vigore.
    Cosa ricordare di lei , se non la grazia dell’amicizia, l’ ardore del fare, la nettezza della parola che mai tradisce il suo significare!
    E’ certa la sua presenza ferma e luminosa dentro di noi. In un tempo difficile e vacillante come questo che traversiamo, il suo amore per quanto è dell’ intelligenza come suprema qualità del sentire, come profondo legame con il mondo, segna il cammino delle nostre giornate.
    Elio Pecora

    Per Eugenia Tantucci
    Della luce permane il calore,
    delle piante i semi
    persino il pensiero le parole
    nello sguardo appassionato dell’amore
    se nella nostra anima il canto
    per Eugenia Tantucci permane
    la voce e la poesia
    Marcia Theophilo, candidata al Nobel per la poesia

    Vittorio Tantucci
    Nasce a Marsciano in Umbria nel 1915. Compie gli studi superiori a Firenze presso il Collegio “La Querce”, distinguendosi con il ruolo di precettore.
    Poi si trasferisce a studiare all’Università di Bologna, dove si laurea in Lettere classiche.
    Qui ha conosciuto Eugenia Bruzzi, diventata la compagna della sua vita e la sua collaboratrice per i libri di latino. Infatti dedica a lei nel 1944 in piena guerra la Sintassi latina, pubblicata dalla Casa Editrice Licinio Cappelli di Bologna, con la dedica in latino: “tibi dilectissima coniunx animae dimidium meae”.
    Sarà la prima sintassi latina dell’Italia post bellica, che si afferma rapidamente in tutto il Paese, andando a sostituire i testi che fino ad allora erano più diffusi, con nomi di grande rilievo tra gli autori come lo Zenoni e il Rubrichi.
    La Sintassi latina viene accolta con grande favore anche all’estero e ne vengono riconosciuti rigore scientifico, chiarezza espositiva della parte teorica – che possiamo considerare ancora oggi non superata – e efficacia degli esercizi.
    Un’opera che mostra una grande maturità da parte di uno studioso di appena 29 anni.
    Raggiunge l’apice del successo con una nuova versione della sintassi latina intitolata Arethusa. Questa nuova versione sarà diffusa ovunque: in America, in Germania e in Svizzera e persino in Africa: il primo presidente del Senegal eletto nel 1960, l’umanista Léopold Sédar Senghor, che si era laureato a Parigi in lettere e riceverà nel 1974 premio letterario Guillaume-Apollinaire per l’insieme delle sue opere poetiche, fu un estimatore della sintassi latina.
    Trasferito a Roma nel 1955 diventa insegnante al Liceo scientifico “Righi” e collabora all’Università “La Sapienza” con il professore Enzo Marmorale, illustre latinista.
    E prosegue la sua attività di studio, di produzione editoriale e di collaborazione culturale per ridisegnare la scuola italiana. In particolare con Nosengo e con l’UCIIM, pur con visione a volte differenti sul latino nella scuola.
    Il 17 novembre 1962 la morte lo strappa, a soli 47 anni, agli studi e all’affetto della famiglia.
    Nel periodo romano conobbe il territorio di Fregene che subito amò, tanto da chiedere di riposare nel Cimitero di Maccarese ove è sepolto insieme alla moglie Eugenia Bruzzi Tantucci nella Cappella ivi costruita.
    Fra i numerosi riconoscimenti post mortem ha ricevuto la medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione e la medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica per i benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte, conferitagli dal Presidente Giuseppe Saragat.
    Famosi e diffusi nella memoria di tanti studenti italiani vecchi e giovani i titoli delle sue opere: Nova Maia, Aurea Roma, Urbis et orbis lingua, Ad Altiora, Analisi Logica, Il mio primo libro di latino, tutte edite dalla Poseidonia, Bologna.
    Nel 2022 è uscito l’ultimo aggiornamento che l’Editore Mondadori Educational ha voluto intitolare Quae manent, a significare i valori universali della cultura classica. Di fatto è una versione più ricca, con il giusto apporto digitale e una curvatura all’Insegnamento dell’educazione civica, “civis sum” nella società romana e quest’anno per il Biennio è in uscita la Grammatica Nomina rerum con l’italianista Angelo Roncoroni per la Mondadori Education. Una grammatica latina più fluida e motivante, con lessico potenziato, esercizi dinamici e percorsi che collegano lingua, cultura e cittadinanza.

    Oltre il fossile, verso la giustizia climatica

    Importanza del Summit di Santa Marta per i diritti umani e l’educazione


    Dal 24 al 29 aprile 2026, la città di Santa Marta, in Colombia, ospiterà la prima conferenza internazionale sull’abbandono dei combustibili fossili (First International Conference on Transitioning Away from Fossil Fuels). L’evento è stato convocato e organizzato dai governi della Colombia e dei Paesi Bassi.

    Non si tratterà del classico vertice chiuso tra ministri, ma di un processo partecipativo e articolato. La struttura prevede una prima fase di “dialoghi autogestiti” dal 24 al 27 aprile, che vedranno protagonisti attori fondamentali per la difesa dei diritti: accademia, giovani, società civile, sindacati, oltre alle rappresentanze dei popoli indigeni, afrodiscendenti e contadini. I risultati di questi tavoli forniranno la base per le sessioni politiche ministeriali previste per il 28 e 29 aprile, da cui scaturirà un report politico-tecnico.

    L’obiettivo politico è ben definito: superare lo stallo degli attuali negoziati sul clima (le COP dell’ONU). Poiché l’ONU funziona per consenso, i grandi Paesi produttori di petrolio e gas riescono regolarmente a bloccare o annacquare le decisioni. A Santa Marta si vuole costruire uno spazio per i Paesi che desiderano agire concretamente, spostando l’attenzione dal se abbandonare i combustibili fossili al come farlo. L’orizzonte ultimo, sostenuto da una forte alleanza globale di realtà sociali e politiche, è la creazione di un Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili.

    Per chi si occupa di educazione ai diritti umani, il Summit di Santa Marta tocca molti aspetti centrali.
    I documenti preparatori e le voci della società civile ci ricordano che la crisi climatica non è un fenomeno a sé stante, ma fa parte di una complessa “policrisi” che genera instabilità economica, disuguaglianze, migrazioni forzate e conflitti geopolitici.

    L’evento è fondamentale per diverse ragioni legate ai diritti civili e umani:
    Decolonizzazione della diplomazia climatica
    La scelta della Colombia è carica di simbolismo, in quanto il Paese sudamericano è il quinto produttore mondiale di carbone. Il fatto che un Paese del Sud Globale, fortemente dipendente dall’estrattivismo fossile, prenda la leadership mondiale su questo tema rappresenta un rovesciamento storico che mette al centro la solidarietà internazionale e la giustizia climatica.
    Tutela delle comunità vulnerabili
    La transizione proposta deve essere una “transizione giusta”. Questo significa garantire supporto economico ai lavoratori e difendere attivamente i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali che storicamente pagano il prezzo più alto delle estrazioni minerarie e fossili.
    Pace globale
    Affrancarsi dalla dipendenza fossile significa smantellare un modello di sviluppo che alimenta le “guerre di un’oligarchia” e mina il diritto internazionale e il multilateralismo. Uscire dal fossile è considerato un passo indispensabile per proteggere la pace e le condizioni di vita dell’umanità.

    Siamo convinti che la scuola abbia un ruolo cruciale per far comprendere alle nuove generazioni che giustizia ambientale e diritti umani sono due facce della stessa medaglia.

    Ecco alcune direttrici operative:
    Educare alle cause, non solo ai sintomi
    Come ha ricordato Elisa Sermarini, presidente di Gea – Scuola di Giustizia Ecologica e Ambientale, “per 30 anni ci siamo limitati alla gestione dei sintomi, ed invece è tempo di parlare delle cause”.
    Le scuole dovrebbero aiutare gli studenti a decostruire il modello basato sull’energia fossile, analizzando come la produzione energetica incida sui diritti fondamentali dei popoli.
    Insegnare il linguaggio della “transizione giusta”
    L’Educazione civica può integrare lo studio di costrutti chiave come lock-in fossile e dipendenza estrattiva, dimostrando che smantellare le infrastrutture inquinanti deve sempre accompagnarsi alla tutela del lavoro e del territorio.
    Fornire strumenti per la partecipazione
    Le scuole possono connettere i ragazzi con le campagne globali e l’associazionismo, dimostrando che l’attivismo sociale e climatico è uno dei più potenti motori contemporanei per la difesa dei diritti umani a livello globale.


    Per restare aggiornati

    Sito ufficiale della Conferenza
    Per seguire l’agenda ufficiale, i contributi e le notizie sull’evento di Santa Marta, il sito web di riferimento della conferenza è transitionawayconference.com.

    Ministero dell’Ambiente della Colombia
    Essendo il governo colombiano il co-organizzatore e promotore principale, il portale istituzionale di riferimento è legato al dominio minambiente.gov.co (utilizzato anche per il contatto ufficiale conference@minambiente.gov.co).

    Nigrizia
    Per leggere gli articoli completi e seguire da vicino le attività dell’alleanza sociale e politica italiana verso Santa Marta (di cui fanno parte realtà come Gea, Fossil Free Rising Italia e Rete dei Numeri Pari), puoi visitare il sito della rivista all’indirizzo http://www.nigrizia.it.

    Italian Climate Network
    Un’altra realtà italiana fondamentale da seguire per analisi e aggiornamenti tecnici sulla diplomazia climatica e sui negoziati del vertice è l’Italian Climate Network Onlus.

    Scienza e sentimento della Natura: una riflessione per l’Antropocene

    La riflessione di Anna Paola Tantucci per la cerimonia di premiazione del Certamen latinum


    Il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” per gli studenti del secondo biennio e del quinto anno è riconosciuto come competizione per la valorizzazione delle eccellenze dal DM 108 del 4 giugno 2024.
    Dalla corrente edizione, il Certamen assume come proprio motto “Musae alunt oblectant ornant solantur”, attingendo alla definizione più alta di poesia che sia stata mai fatta in lingua latina, presente in Cicerone (Pro Archia, 16) e in Virgilio (Aen. 10, 191). La poesia non è solo la più nobile ricreazione dello spirito, ma anche nutrimento dell’anima, arricchimento dell’intelletto, rifugio e conforto nelle avversità, un patrimonio che ci segue in ogni momento della vita.
    Il tema annuale scelto dalla Giuria prende le mosse dalla celebre affermazione di Lucrezio  “Naturae species ratioque.”( 1,148)

    In un’epoca definita “Antropocene”, tempo in cui l’umanità è chiamata con urgenza a ripensare la propria relazione epistemologica e pratica con l’ambiente, emerge la vulnerabilità di fronte ai rischi sistemici causati da uno sviluppo industriale insostenibile. 
    Fenomeni evidenti come il riscaldamento globale e l’innalzamento dei mari ci dimostrano che la questione ecologica non è più un problema per soli scienziati, ma una complessa sfida transdisciplinare che investe profondamente la politica, la società e l’etica.
    Il cuore del tema tocca anche un’altra dolorosa frattura: storicamente, il nostro rapporto con l’ambiente è stato permeato da un approccio estetico e contemplativo (si pensi per esempio all’Arcadia delle Bucoliche o alla laus ruris delle Georgiche di Virgilio). Oggi, invece, assistiamo al declino di questo fascino spirituale: l’estetica del sublime è stata soppiantata dal “pathos della minaccia”.
    L’ impostazione del Latino per l’educazione linguistica che comporta il comporre in latino in prosa o poesia e tradurre poi in italiano, mira proprio a favorire l’accesso a un vasto e stimolante patrimonio di civiltà e tradizioni, rendendo possibile la percezione del rapporto di continuità e alterità che lega il presente al passato e promuovendo una sintesi tra visione critica del presente e memoria storica.
    Oggi, nell’era del “monoteismo tecnologico”, la sfida è formare persone intelligenti e libere, non gregarie, capaci di gestire o ribellarsi a macchine più o meno intelligenti.
    Per questo, si può immaginare una scuola che recuperi i “perché”, che insegni a cogliere la profondità e la relazione tra le cose, che scopra il valore del passato e della memoria e insieme si impegni a inventare il futuro.

    Leggendo le opere dei nostri studenti, scopriamo una profonda interiorizzazione di questa crisi. Gli studenti hanno colto in pieno la transizione dal sublime all’angoscia: la natura smette di essere un rassicurante locus amoenus per diventare una vittima che sanguina e soffre. 
    Gli studenti hanno poi saputo calare l’ansia globale in drammi tangibili e a loro vicini. I giovani Gabriele Gallerani e Luca Malaguti del Liceo “Morandi” di Finale Emilia immaginano la fertile pianura emiliana minacciata dall’esondazione dei fiumi Reno e Panaro a causa della nostra “terribile colpa”. Attraverso i versi del loro dialogo, puntano il dito contro un’umanità diventata “cieca e ottusa” di fronte ai sintomi dell’aspra malattia del mondo.
    Emerge inoltre, come nei versi dell’Elegia ad magnanimam Matrem Naturam del Liceo “Tacito” di Roma la visione di una Madre Natura “massacrata con furia rabbiosa” dalle sue stesse creature, ma che, nonostante le lancinanti ferite, non si arrende e mantiene una dolente e maestosa dignità (“appena vacilla, subito eccelsa risplende”).
    A questa visione angosciata si unisce un’acuta indagine sulle colpe psicologiche della nostra specie, ben rappresentata da Illiberalis hospes del Liceo “Vieusseux” di Imperia Attraverso un’allegoria lucida e spietata, l’autore immagina la Natura come un’antica e benevola padrona (Natura benigna) che governava pacificamente la terra e che decide di accogliere nella sua casa un vagabondo, il Genere Umano (Genus Humanum). Tuttavia, l’uomo si rivela fin da subito un “pessimo ospite” (pessimus hospes), avido di cibo e capace solo di maltrattare ciò che lo circonda. Nonostante la magnanimità iniziale della Natura, le azioni umane rendono i campi sterili e fanno ammalare di dolore la padrona di casa. La riflessione dell’autore si fa particolarmente amara quando indaga il tentativo di redenzione del genere umano: l’ospite tenta infine di trovare una soluzione ai danni provocati, ma non lo fa per vero pentimento, bensì “spinto dalla paura di morire” (decedendi paura impulsus). L’opera ci mette di fronte a un imperativo non più rimandabile: noi siamo quel Genere Umano, e con le nostre azioni dobbiamo decidere se “salvare Natura o morire con lei”.
    Proprio come gli “Ato-amici di Lucrezio” del Liceo “Labriola” di Roma, i nostri studenti hanno compreso che il Latino non serve solo per tradurre le parole, ma anche per capire e scoprire la natura intorno a noi. Essi hanno colto che il dono della conoscenza deve generare responsabilità: non è la natura ignota a minacciare l’uomo, ma l’azione dell’uomo sulla natura a causarne la possibile distruzione.

    Lo vediamo chiaramente nel Dialogus inter flores et poetam del Liceo “Adriano” di Tivoli, in cui si immagina l’interruzione brutale dell’armonia classica: sono gli stessi fiori a lanciare un “grido silente”, costretti a spezzare il loro canto giocondo a causa dello smodato sole e dell’onda crescente.

    Ciò che colpisce maggiormente è il modo in cui i giovani autori hanno riletto la lezione dei classici, utilizzandoli non come rifugio nostalgico, ma come un potente megafono per le angosce contemporanee. Questa rilettura è ben declinata da Leonardo Del Duca del Liceo “Seneca” nella sua Neque felices neque fortunati. Utilizza i classici come giudici severi del nostro falso progresso: accusa l’uomo moderno di sacrificare il mondo sull’altare di una “Sacra Fame dell’Oro”, una dea vorace che non guarda in faccia a nulla. Denuncia apertamente i pericoli di una “Ragione Artificiale” che tracanna avidamente l’acqua vitale e inaridisce i cervelli. Nella sua lirica, l’umanità va “contro natura”, recide le proprie radici psicologiche e per questo il tormento interiore viene gridato chiamando a testimone Catullo: “il nostro animo lo sente accadere, e si tormenta, o Catullo!”. La supplica finale rivolta agli antichi suggella il crollo dell’idillio: “aggrediamo la bellezza naturale, e la ragione non vogliamo usarla, o Lucrezio”.
    Un contributo di sintesi ci giunge dall’elaborato multimediale Dialogus de natura degli studenti del Liceo “Tasso” di Salerno. Qui, la lezione dei classici non è solo gridata come denuncia, ma messa a sistema in un vero e proprio “consiglio” di saggi. Attraverso le parole di Seneca e Plinio, i ragazzi mettono in guardia contro una luxuria che corrompe la Terra: l’uomo moderno, pur dotato di un “grande ingegno”, ha smarrito il senso del limite (modum non servant), trasformando la ricerca di oro e argento in una violazione sistematica delle viscere della terra.

    Colpisce come gli studenti abbiano recuperato il pensiero di Teofrasto per parlare, con duemila anni di anticipo, di mutamenti climatici causati dall’azione antropica. Tuttavia, il “Concilium” non si chiude nel pessimismo: dopo il rigore dei filosofi, si leva una “voce di armonia”, quella di San Francesco. Il suo Cantico delle Creature diventa, nella rilettura degli studenti, il punto d’approdo necessario per l’Antropocene: la Natura non è solo un oggetto di studio (ratio) o di sfruttamento, ma una “Madre e Sorella” da custodire con riverenza. È l’invito a passare dal dominio alla cura, trasformando la conoscenza scientifica in amorevole custodia.

    Il punto di arrivo di questa riflessione corale trova la sua espressione nel monito che chiude il contributo degli studenti di Paternò: ‘Natura tota nobis non est, sed nos toti naturae sumus’ (La natura non è tutta nostra, ma noi apparteniamo interamente alla natura). Questo motto ribalta secoli di antropocentrismo predatore. Non si tratta solo di ‘custodire’ qualcosa che ci è esterno, ma di riconoscere che la nostra sopravvivenza è indissolubilmente legata a quella dell’organismo vivente che ci ospita. È l’invito finale rivolto a tutti noi: riscoprire l’umiltà di essere parte di un tutto, passando definitivamente dall’illusione del possesso alla realtà dell’appartenenza.

    Da alcuni anni è stata istituita una Sezione riservata agli studenti del primo biennio delle scuole secondarie di II grado con insegnamento della lingua latina (liceo classico, scientifico, linguistico, delle scienze umane e altri indirizzi dove sia previsto nell’ambito del curricolo dell’autonomia).
    Le finalità specifiche  della  seconda  sezione sono ispirate alle seguenti linee guida:
    – avvicinare gli studenti del primo biennio dei Licei ai valori della cultura classica;
    – trattare in chiave laboratoriale la tematica proposta;
    – incentivare la riflessione personale sugli obiettivi portanti dell’Agenda 2030 e dei Principi universali di educazione civica;
    – favorire l’inclusione, anche attraverso il dialogo fondato su collaborazione e interazione tra diversi linguaggi (verbale, iconico, visivo etc.), al fine di rafforzare lo scambio di buone prassi tra i Licei italiani ed europei.
    Il tema scelto dalla Giuria per l’anno scolastico 2025-2026 è il secondo Principio universale di educazione civica di EIP Italia (Piaget-Mühlethaler, 1968): Schola omnibus orbis terrarum pueris ad mutuam benignitatem viam munit (La scuola apre a tutti i fanciulli del mondo la strada della comprensione reciproca).

    I lavori dei giovani hanno offerto spunti creativi molto interessanti sul tema della pace, sentito profondamente come tema di scottante attualità riportato al mondo classico. Gli studenti del Liceo Scientifico Righi di Roma partendo da Quintiliano e dalla modernità della sua pedagogia, attraverso un’impostazione dialogica, hanno riflettuto sull’importanza della scuola come luogo di incontro di diversità che si armonizzano dove l’adolescente si misura con i coetanei e cresce con loro.

    Gli studenti del liceo classico Marzolla di Brindisi hanno elaborato una riflessione sul cammino della crescita individuale attraverso le difficoltà della vita è il tema di questa lirica, dove l’aspetto morale ed etico si unisce ad un approfondimento sulla scuola e sul suo ruolo nella formazione delle coscienze. Il focus è poi sul confronto con i compagni, di cui si condividono successi e si comprendono i fallimenti; tutto serve ad un’adolescente che si prepara al mondo, perché la scuola nel mondo classico non serviva solo come veicolo di conoscenza ma mirava anche ad educare.

    Per Diego Dainese del Liceo Scientifico Bocchi Galilei di Adria la scuola, è paragonata poeticamente ad un meraviglioso giardino curato con attenzione ed amore, ricca di catulliani riferimenti. La scuola diventa per l’autore il luogo in cui si compongono armonicamente le differenze come i diversi colori di un giardino. 

    Di grande originalità è il messaggio che il protagonista del lavoro del Liceo Classico “G. Mameli” di Roma vuole mandare al lettore, attraversa il tempo e lo spazio attraverso un’immagine onirica, in un dialogo immaginario, e si ritrova in un’aula dove l’insegnante parla di diversità  e di integrazione. Il brusco risveglio riporta l’alunno alla realtà, dove le guerre attraversano tutti gli angoli del pianeta e lo portano a concludere amaramente  Estne pax somnium tantum?La pace possiamo solo sognarla?

    In conclusione, i risultati di questo Certamen suggeriscono un’importante riflessione in vista delle future edizioni del Bando. L’ampia adesione delle scuole alla modalità multimediale dimostra come la composizione in latino, declinata attraverso sceneggiature e drammatizzazioni, non sia solo prova di rigore filologico, ma anche di straordinaria creatività progettuale.

    Questo apparente paradosso conferma la profonda attualità del latino nell’era digitale. In un ecosistema comunicativo saturo di informazioni, l’attitudine all’analisi critica e alla decodifica di strutture complesse – competenze tipiche dello studio dei classici – si rivela uno strumento indispensabile. Dalla precisione dei linguaggi specialistici (giuridico, medico, scientifico) fino alle architetture logiche dell’intelligenza artificiale, il latino continua a offrire un vantaggio competitivo, educando i ‘nativi digitali’ a quel pensiero strutturato che è alla base di ogni innovazione.

    Anna Paola Tantucci
    Presidente nazionale EIP Italia

    Il Latino dialoga con il presente

    Successo per la XIV edizione del Certamen “Vittorio Tantucci”


    Il 18 aprile 2026, presso la Sala Giubileo della Libera Università LUMSA a Roma, si è tenuta con grande partecipazione la solenne Cerimonia di Premiazione del Certamen Latinum “Vittorio Tantucci”, giunto alla sua quattordicesima edizione. L’evento, riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) per la valorizzazione delle eccellenze, è stato organizzato sapientemente dall’École Instrument de Paix (EIP) Italia, in stretta collaborazione con l’Università LUMSA e l’Accademia Italiana di Poesia.

    La cerimonia, che ha previsto il saluto del Magnifico Rettore della LUMSA Francesco Bonini, si è posta sotto il motto ispiratore “Musae alunt oblectant ornant solantur”, ricordando come la poesia sia nutrimento dell’anima e conforto in ogni momento della vita.

    Il cuore dell’evento è stato il Convegno di Studio che ha esplorato le due grandi tematiche dell’edizione di quest’anno, sfidando gli studenti a riflettere sul presente attraverso le lenti della cultura latina.
    Per gli studenti del triennio (secondo biennio e quinto anno), la riflessione ha preso le mosse dalla celebre affermazione di Lucrezio, Naturae species ratioque. In un’era complessa definita “Antropocene”, la Prof.ssa Anna Paola Tantucci, Presidente EIP Italia, ha evidenziato come la sfida ecologica e il riscaldamento globale impongano all’umanità di passare dall’illusione del dominio sulla natura a una consapevole “appartenenza”, superando l’antropocentrismo predatore.
    Il Prof. Piergiorgio Parroni ha presentato un approfondimento sulla scienza e la ricerca di Dio in Seneca, illustrando come nello stoicismo studiare la natura equivalga a viverci in armonia; la Prof.ssa Emanuela Andreoni Fontecedro e il Prof. Paolo De Paolis hanno approfondito l’opera di Lucrezio, evidenziando lo sforzo di tradurre concetti filosofici in un latino che all’epoca soffriva di egestas linguae (povertà linguistica); infine, il Prof. Antonio Marchetta ha esaminato la polisemia del termine “natura” e il poeta Elio Pecora ha guidato ad un percorso di comprensione del valore di Lucrezio poeta nella visione contemporanea.

    Uno dei momenti più emozionanti della giornata è stato il conferimento del Premio “Vittorio Tantucci” per la diffusione della cultura classica 2026 al Prof. Piergiorgio Parroni, Professore emerito di Filologia classica all’Università “La Sapienza“ di Roma.
    Il premio ha inteso celebrare non solo la sua ineguagliabile eccellenza filologica nella cura di testi complessi (come Pomponio Mela e Seneca), ma soprattutto la sua profonda “humanitas”, ovvero la capacità di guidare generazioni di studenti coniugando il rigore scientifico con un supporto umano straordinario.

    I lavori degli studenti, pervenuti da tutta Italia, hanno mostrato un’importante maturità linguistica e culturale.

    Nella prima sezione (triennio), il Primo Premio Nazionale (borsa di studio) è stato assegnato agli studenti del Liceo Classico “T. Tasso” di Salerno per il video multimediale Dialogus de natura. L’opera ha messo a sistema un consiglio di saggi (tra cui Seneca e Plinio) che, con il supporto finale del Cantico delle Creature di San Francesco, ha saputo trasformare la riflessione scientifica in un invito all’amorevole custodia della Terra.

    Per la seconda sezione (biennio), ha trionfato il Liceo Scientifico “A. Righi” di Roma con il lavoro multimediale Ubi schola omnibus patet, ibi humanitas crescit. Ispirandosi alla pedagogia di Quintiliano, gli studenti hanno illustrato come la classe sia una palestra insostituibile in cui le differenze si armonizzano.

    Mentre nella categoria cultori il Prof. Mauro Pisini è stato premiato per l’elegante carme in esametri Horizon, apprezzato per la sua lode lirica del mondo fisico e dei dettagli della natura.

    qui trovi l’elenco completo dei vincitori

    qui trovi l’intervento di Anna Paola Tantucci

    Antisemitismo: un pregiudizio persistente e multiforme

    Il 22 aprile un convegno per capire e contrastare l’odio


    L’antisemitismo non è un retaggio del passato, ma un fenomeno insidioso capace di mutare forma e riproporsi con allarmante attualità. Per analizzare questa minaccia e le sue continue metamorfosi, mercoledì 22 aprile 2026 alle ore 16.30 si terrà il convegno intitolato “Antisemitismo. Un pregiudizio persistente e multiforme”.
    L’evento avrà luogo presso Technotown, in Via Lazzaro Spallanzani 1, a Roma.

    Il convegno, moderato da Roberto Reali (Consiglio Direttivo Associazione Pace in Medio Oriente), si aprirà con i saluti istituzionali di Carla Fermariello (Presidente della Commissione XI Scuola di Roma Capitale), Angelo Di Capua (Presidente dell’Associazione Pace in Medio Oriente) e Lello Dell’Ariccia (Presidente del Progetto Memoria).

    Il cuore dell’incontro sarà animato da un panel di relatori di altissimo profilo, provenienti dal mondo accademico, storico e filosofico:
    David Assael, Filosofo e fondatore dell’Associazione Lech Lechà;
    Marcello Flores, Storico;
    Milena Santerini, Vicepresidente della Fondazione della Shoah di Milano;
    Serena Di Nepi, dell’Università di Roma La Sapienza;
    Mario Venezia, Presidente della Fondazione Museo della Shoah.

    L’iniziativa, realizzata con il sostegno di Roma Capitale e di numerose istituzioni culturali e accademiche (tra cui Sapienza, FIAP e 1938 Leggi Razziali), rappresenta un’occasione fondamentale per riflettere sulle dinamiche dell’odio antiebraico e sulle strategie per disinnescarlo.

    Il convegno, con la sua attenzione alle innumerevoli sfaccettature dell’odio antiebraico, rappresenta uno spunto prezioso non solo per il dibattito pubblico, ma anche per il mondo scolastico. Affrontare questo “pregiudizio persistente e multiforme” nelle aule, in particolare all’interno dei percorsi di Educazione Civica, è fondamentale per fornire agli studenti gli strumenti necessari a riconoscere e decostruire i pregiudizi inconsci, le teorie del complotto e le preoccupanti derive legate alla banalizzazione della Shoah.

    Per supportare i docenti in questo delicato compito, il punto di partenza ideale è costituito dalle Linee Guida sul contrasto all’antisemitismo nella scuola, pubblicate nel novembre 2021. Si tratta di un documento pedagogico e di indirizzo elaborato da un Comitato paritetico composto dal Ministero dell’Istruzione, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’UCEI (Unione Comunità Ebraiche Italiane).
    Il suo significato profondo risiede nell’illustrare chiaramente come l’antisemitismo odierno sia in continua metamorfosi: non si limita all’antigiudaismo tradizionale, ma assume le sembianze dell’odio online, del neonazismo, del mito cospiratorio sul “potere ebraico” o, ancora, si nasconde dietro un’ostilità preconcetta verso lo Stato di Israele. Dal punto di vista didattico, le Linee Guida invitano a utilizzare lo studio della Costituzione italiana — in particolar modo l’Articolo 3 sull’uguaglianza e la pari dignità sociale — come chiave per smontare le narrazioni complottiste e promuovere la cittadinanza attiva.

    Per calare queste riflessioni teoriche nella realtà odierna e far comprendere ai ragazzi che non si tratta di un fenomeno relegato al passato, è essenziale affiancare a questo testo il Rapporto Annuale sull’Antisemitismo in Italia 2025. Redatto dall’Osservatorio Antisemitismo della Fondazione CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), questo lavoro di indagine scientifica e statistica, aggiornato appunto all’anno 2025, restituisce una fotografia allarmante del nostro presente. Nel corso dell’anno si sono infatti registrati ben 963 episodi di antisemitismo nel nostro Paese, evidenziando una crescita vertiginosa degli atti discriminatori e delle violenze. Portare in classe questi dati ha un’enorme utilità educativa per sviluppare il senso critico degli studenti nei confronti degli ambienti digitali; il rapporto rivela infatti che oltre il 66% delle manifestazioni di palese antisemitismo avviene online, spesso diffondendosi attraverso linguaggi in codice, hate speech, meme generati dall’intelligenza artificiale e campagne di disumanizzazione. Analizzarlo significa insegnare ai giovani l’impatto reale e devastante che la violenza verbale e il cyberbullismo hanno nella vita delle persone.

    Infine, per mostrare agli studenti come le istituzioni stiano reagendo in modo strutturale a questa preoccupante deriva, il percorso può essere completato con l’analisi della Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo (Edizione 2025). Pubblicato nel febbraio 2025 a cura del Coordinatore nazionale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, questo documento programmatico fissa gli impegni e le direttrici d’azione dello Stato italiano per il quinquennio 2025-2029. Il suo valore per l’ambito scolastico si concretizza specialmente nella “Seconda linea strategica”, interamente dedicata alla Formazione. Da un punto di vista didattico, la Strategia invita le scuole e gli editori a superare uno studio della storia ebraica limitato solo alla persecuzione della Seconda Guerra Mondiale, esortando a valorizzare l’enorme contributo storico, identitario e culturale che gli ebrei hanno dato allo sviluppo della società italiana nel corso dei millenni. Promuove, in aggiunta, i “viaggi della memoria” nei campi di concentramento e incentiva gli incontri diretti con testimoni ed esperti, riconoscendoli come metodologie essenziali per educare al rispetto delle differenze e contrastare concretamente l’ignoranza.


    Bojano-Mauthausen: un viaggio per costruire la coscienza civile


    L’Istituto Omnicomprensivo Statale “Lombardo Radice – Amatuzio – Pallotta” di Bojano si fa portavoce di un forte messaggio di cittadinanza attiva con il suo nuovo progetto, intitolato “La Rotta Bojano-Mauthausen: 1255 km di anticorpi contro il memoricidio”.

    Questa iniziativa non nasce per caso, ma si inserisce all’interno di un preciso percorso normativo e istituzionale di livello nazionale. La base di partenza è la Legge 20 luglio 2000, n. 211, modificata a marzo 2025, che ha istituito un fondo specifico presso il Ministero dell’istruzione e del merito per promuovere i “viaggi nella memoria” ai campi di concentramento nazisti. Per dare attuazione a questa legge, il Ministero ha emanato il Decreto Direttoriale n. 3620 del 29 novembre 2025, ripartendo un totale di 2 milioni di euro per l’anno finanziario 2025 tra i vari Uffici Scolastici Regionali.

    All’Ufficio Scolastico Regionale (USR) del Molise, sulla base della popolazione studentesca, sono stati assegnati 9.600 euro. L’USR ha quindi indetto un Avviso Pubblico a febbraio 2026 per individuare le scuole meritevoli di questi fondi. A seguito della valutazione di un’apposita commissione, il progetto dell’Istituto di Bojano è rientrato tra le istituzioni scolastiche beneficiarie delle risorse.

    Come illustrato approfonditamente nella scheda progetto che troverete in allegato, l’iniziativa culminerà in un viaggio d’istruzione storico-didattico di sei giorni presso il Campo di concentramento di Mauthausen, destinato a nove studenti di una classe quinta e a un docente. L’esperienza non è intesa come una semplice visita, ma come il compimento di un cammino articolato (fatto di laboratori storiografici, letture iconografiche, podcast ed elaborati multimediali) che mira a una conoscenza diretta e consapevole dei meccanismi strutturali che hanno reso possibile lo sterminio.

    Il fulcro di tutta l’attività è la profonda convinzione che la memoria sia fondamentale per la costruzione della pace e per l’educazione civica. L’obiettivo è far maturare la coscienza civica delle nuove generazioni di fronte all’estrema sofferenza patita dal popolo ebraico. La memoria diventa così uno strumento vivo, un “anticorpo” contro l’indifferenza democratica, i linguaggi d’odio, le derive autoritarie e l’analfabetismo civile.
    Studiando i luoghi dell’annientamento in parallelo con i principi della Costituzione Italiana (come gli articoli 3, 8, 10, 11 e 21), i giovani apprendono che il ricordo collettivo è essenziale per garantire la convivenza civile e prevenire nuove discriminazioni. Al termine del viaggio, gli studenti diventeranno “ambasciatori e seminatori di spore”, condividendo le proprie esperienze con i compagni più giovani (il peer-to-peer), trasformando l’apprendimento in una vera e propria responsabilità collettiva.

    Questa solida impalcatura etica si allinea perfettamente con l’essenza dei Principi universali di educazione civica, redatti a Ginevra nel 1968 da Jean Piaget e Jacques Mühlethaler, quest’ultimo fondatore dell’Associazione Mondiale Ecole Instrument de Paix (E.I.P.), Ente accreditato che supporta istituzionalmente il progetto di Bojano.
    Il progetto declina in modo tangibile queste storiche direttrici:
    – ribadisce che “la scuola è al servizio dell’umanità” (Principio I) e favorisce la “comprensione reciproca” (Principio II) smontando i meccanismi di deumanizzazione e pregiudizio;
    – ponendo i ragazzi di fronte agli orrori del passato, “educa al rispetto della vita e degli uomini” (Principio III) e insegna la vitale importanza della “tolleranza” (Principio IV);
    – infine, affidando ai ragazzi il ruolo di testimoni attivi, sviluppa quel fondamentale “senso di responsabilità” (Principio V) e sprona alla “solidarietà” per superare l’egoismo (Principio VI), dimostrando che l’umanità progredisce solo attraverso lo sforzo personale e la collaborazione attiva contro ogni forma di discriminazione.


    La scuola non può restare in silenzio


    Come comunità educante — docenti, personale ATA, dirigenti, genitori, studentesse e studenti — siamo stati profondamente colpiti dalle parole pronunciate da Papa Leone XIV la sera del 7 aprile.
    Il Pontefice ha denunciato con forza l’inaccettabilità delle minacce contro il popolo dell’Iran, richiamandoci a una “questione morale” e al rispetto del diritto internazionale.
    Accogliamo il suo invito a comunicare direttamente con le autorità per manifestare la nostra volontà:
    “Vorrei invitare tutti (…) anche a cercare come comunicare – forse con i ‘congressisti’, con le autorità – per dire che non vogliamo la guerra, vogliamo la pace! Siamo un popolo che ama la pace. C’è tanto bisogno di pace nel mondo!”

    Le parole di Papa Leone XIV

    Siamo consapevoli che la scuola è al servizio dell’umanità. Il nostro compito quotidiano è aprire la strada della comprensione reciproca e educare al rispetto della vita e della dignità umana, coltivare la tolleranza e l’accoglienza di pensieri e culture diverse, sviluppare il senso di responsabilità civile, condurre all’altruismo, alla solidarietà e alla collaborazione attiva.
    In coerenza con questi valori, noi donne e uomini della scuola italiana, insieme a studentesse e studenti, affermiamo con chiarezza e comunichiamo alle nostre istituzioni che:
    – Rifiutiamo il proseguimento della guerra in ogni sua forma e in ogni geografia.
    – Condanniamo ogni discorso d’odio e di incitamento alla violenza, che ferisce il tessuto sociale e umano.
    – Chiediamo che l’Italia sia protagonista attiva, facendosi artefice di dialogo, negoziati e diplomazia.

    La scuola non può restare in silenzio quando il futuro stesso dei suoi giovani è minacciato dai conflitti.

    Chiediamo pace, chiediamo ascolto.

    Anna Paola Tantucci
    Presidente nazionale EIP Italia Scuola strumento di pace ETS
    www.eipformazione.com

    Attenzione
    Questa raccolta di adesioni non comporta alcuna richiesta di contributo economico da parte della nostra Associazione

    Potete firmare l’appello su change.org da questo link
    https://www.change.org/lapacesifaascuola

    Il peso delle scelte: cronache di un’Italia che voleva rinascere

    Riflessioni e proposte per il 25 aprile


    Educare alla Libertà e alla Memoria Attiva
    Il 25 aprile non rappresenta soltanto una data sul calendario civile o il ricordo di un evento bellico concluso, ma costituisce il momento fondativo della nostra democrazia.
    Proporre attività didattiche sulla Liberazione oggi significa offrire agli studenti gli strumenti critici per comprendere come i diritti di cui godono siano il frutto di una scelta coraggiosa e collettiva.
    Gli obiettivi delle proposte le attività proposte mirano a:
    • Umanizzare la Storia: passare dai “grandi numeri” alle storie individuali (donne, giovani, intellettuali e contadini) per favorire l’immedesimazione.
    • Sviluppare il pensiero critico: analizzare la Resistenza non come un blocco monolitico, ma come l’incontro di diverse anime politiche (DC, PCI, PSIUP, ecc.) unite da un obiettivo comune.
    • Connettere passato e presente: utilizzare documenti multimediali (come i video di RaiPlay) e testimonianze per dimostrare che i concetti di “libertà” e “resistenza” sono pratiche quotidiane di educazione civica.