Conclusa la 61ma sessione del Consiglio ONU per i diritti umani

Un bilancio sulle crisi globali e i nuovi traguardi


Il 1° aprile 2026 si è chiusa la sessantunesima sessione ordinaria del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, con l’adozione di 38 delibere e la decisione di rinnovare ben 19 mandati, sia tematici che specifici per vari Paesi. Durante questo ciclo di incontri, sono stati inoltre nominati 17 nuovi titolari di mandato e approvati gli esiti delle revisioni periodiche universali per 13 nazioni.

Uno dei temi centrali della sessione è stato il protrarsi della crisi in Medio Oriente. A questo proposito, il Consiglio ha approvato una risoluzione che richiede all’Iran di cessare immediatamente e senza condizioni tutti gli attacchi, le minacce e le provocazioni contro Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania, intimando anche di fornire riparazioni adeguate per i danni causati.

Sul fronte globale, il Consiglio ha confermato il proprio impegno nel monitorare le gravi violazioni dei diritti umani prolungando per un anno il mandato delle varie commissioni d’inchiesta e dei relatori speciali in aree critiche come l’Ucraina (a seguito dell’aggressione russa), la Repubblica Araba Siriana, il Sud Sudan, il Myanmar, la Bielorussia, la Repubblica Popolare Democratica di Corea, nonché per l’assistenza tecnica ad Haiti e in Mali. Numerose risoluzioni hanno inoltre riguardato la situazione nei Territori Palestinesi Occupati: il Consiglio ha chiesto un’indagine sul trasferimento di armi verso Israele e ne ha sollecitato la fine dell’occupazione illegale nei territori e nel Golan siriano occupato.

Sul fronte dell’innovazione normativa sociale, la sessantunesima sessione ha visto per la prima volta l’adozione di una delibera incentrata sui diritti umani delle persone in situazione di strada. Il documento lancia un forte appello agli Stati affinché eliminino ogni legislazione che criminalizzi i senzatetto e rafforzino sistemi di protezione sociale per combattere il circolo vizioso della povertà estrema.

Il Consiglio ha inoltre deciso di estendere per tre anni il lavoro di numerosi Relatori Speciali che si occupano di questioni cruciali, come il diritto a un alloggio adeguato, la protezione dei migranti, la lotta alla tortura, la difesa della libertà di opinione ed espressione, la tutela delle minoranze e il contrasto alle forme contemporanee di razzismo e xenofobia.

Infine, il Consiglio ha preparato il terreno per alcune importanti commemorazioni storiche, promuovendo iniziative per celebrare il sessantesimo anniversario dei Patti internazionali sui diritti umani
e l’ottantesimo anniversario della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio nel 2028.


Il ruolo dell’Italia a partire dall’analisi delle posizioni espresse nel corso delle votazioni: https://searchlibrary.ohchr.org/search?cc=Voting&ln=en&c=Voting&mc_cid=6e3d6f7e0d&mc_eid=bf29ca88f4

L’inizio del 2026 ha sancito per il nostro Paese il passaggio formale da una partecipazione puramente consultiva a una presenza decisionale nel cuore del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Con l’avvio del mandato triennale che si estenderà fino al 2028, l’Italia ha riacquisito il diritto di voto, assumendo un diverso peso specifico all’interno delle dinamiche multilaterali.

Nel corso della sessantunesima sessione ordinaria l’attività italiana si è distinta per una partecipazione metodica e incisiva a ogni scrutinio. La delegazione nazionale ha operato in stretto coordinamento con i partner dell’Unione Europea, agendo spesso come ponte verso i Paesi del cosiddetto Sud globale. Nelle votazioni riguardanti le crisi regionali, l’Italia ha espresso pieno sostegno al rinnovo delle commissioni d’inchiesta internazionali, confermando la propria linea di rigore contro le violazioni sistemiche documentate in Ucraina e Bielorussia. In questi contesti, il voto italiano è stato fondamentale per garantire la continuità del monitoraggio indipendente e la conservazione delle prove necessarie per futuri processi di giustizia internazionale.
Particolare complessità ha caratterizzato l’approccio italiano verso le risoluzioni sul Medio Oriente e l’Africa subsahariana. In un panorama segnato dall’inasprimento dei conflitti in Sudan e nelle regioni limitrofe, l’Italia ha utilizzato il proprio voto per spingere verso l’istituzione di corridoi umanitari protetti, votando a favore di risoluzioni che vincolano le parti in conflitto al rispetto dei diritti civili fondamentali. Pur mantenendo una posizione critica su testi ritenuti eccessivamente “sbilanciati o politicizzati”, la diplomazia italiana ha lavorato dietro le quinte per emendare i documenti, cercando di preservare un linguaggio che favorisse il dialogo anziché la rottura diplomatica definitiva.
Oltre alle contingenze geografiche, il ruolo dell’Italia nel 2026 si è consolidato attraverso la promozione di temi trasversali che da sempre caratterizzano la sua politica estera. La lotta per la moratoria universale sulla pena di morte è tornata a essere una priorità, con l’Italia impegnata nel guidare i negoziati per rafforzare i testi normativi che mirano all’abolizione globale. Parallelamente, un nuovo fronte d’azione è emerso con forza nel campo dei diritti digitali e delle tecnologie emergenti. L’Italia è stata tra i principali promotori di risoluzioni volte a regolamentare l’uso dell’Intelligenza Artificiale, votando per l’implementazione di standard etici che proteggano la privacy e impediscano la sorveglianza di massa, un tema che ha trovato un ampio consenso anche tra nazioni solitamente distanti su altre questioni.

L’analisi dei verbali di voto evidenzia, inoltre, una partecipazione massiccia dell’Italia come co-sponsor di risoluzioni dedicate alla protezione dei minori e all’empowerment femminile. Invece di limitarsi a un’adesione passiva, l’Italia ha attivamente contribuito alla redazione di documenti che affrontano l’impatto dei cambiamenti climatici sui diritti delle popolazioni vulnerabili. Questo attivismo si riflette anche nella gestione della “Revisione Periodica Universale”, dove l’Italia non è più solo oggetto di scrutinio, ma partecipa attivamente alla formulazione di raccomandazioni stringenti per altri Stati, esercitando una funzione di monitoraggio tra pari che rafforza la credibilità complessiva del Consiglio.


Di seguito trovate una specifica analisi di due delibere, legate in modo diretto ai temi più rilevanti in ambito scolastico

La risoluzione A/HRC/61/L.27/Rev.1 affronta in modo approfondito la drammatica situazione dei minori coinvolti nei conflitti armati.
Il documento esprime un grave allarme di fronte a cifre senza precedenti: attualmente 473 milioni di bambini sono colpiti direttamente dalle guerre, con un aumento del 25% delle gravi violazioni registrato solamente tra il 2023 e il 2024. Il Consiglio condanna fermamente ogni forma di abuso, tra cui uccisioni, mutilazioni, rapimenti, stupri e il reclutamento forzato. Viene posta particolare attenzione anche agli attacchi contro le infrastrutture civili essenziali, come l’uso militare di scuole e ospedali, e all’impiego di armi esplosive in aree popolate, minacce che causano traumi prolungati e privano i più piccoli del diritto all’istruzione, alle cure e alla vita stessa.
Il testo sottolinea come i conflitti armati finiscano inevitabilmente per esasperare le disuguaglianze già esistenti, colpendo i minori in maniera differenziata. Le bambine, in particolare, affrontano rischi sproporzionati legati a violenze di genere, abusi sessuali, gravidanze imposte e matrimoni precoci o forzati. I ragazzi, d’altro canto, sono maggiormente esposti al pericolo del reclutamento da parte di forze o gruppi armati, alla detenzione e allo sfruttamento nel lavoro minorile. La risoluzione evidenzia inoltre l’estrema vulnerabilità dei bambini con disabilità, i quali incontrano ostacoli insormontabili durante le evacuazioni e necessitano di risposte umanitarie e di riabilitazione altamente specifiche e accessibili.
Una delle preoccupazioni più innovative sollevate dal documento riguarda l’ambiente digitale e il rapido sviluppo delle nuove tecnologie. Si denuncia l’utilizzo della rete e della disinformazione per l’adescamento, il reclutamento e lo sfruttamento dei minori da parte di gruppi armati e reti criminali. Viene inoltre lanciato un monito sui potenziali rischi negativi derivanti dall’uso in guerra di sistemi d’arma autonomi e tecnologie basate sull’intelligenza artificiale, sollecitando un’attenta valutazione del loro impatto sui diritti dell’infanzia.
Sul fronte della giustizia e della riparazione, il Consiglio stabilisce il principio fondamentale per cui i bambini associati ai gruppi armati, inclusi quelli considerati terroristici, debbano essere trattati in primo luogo come vittime. La privazione della libertà deve rappresentare unicamente una misura di estrema ratio e di brevissima durata, favorendo piuttosto alternative non detentive. Il testo esorta gli Stati a non concedere alcuna amnistia per i crimini più gravi, come crimini di guerra e crimini contro l’umanità, garantendo indagini rigorose e un accesso alla giustizia che tuteli la dignità dei bambini senza causare ulteriori traumi. Al contempo, si richiama la necessità di garantire un accesso umanitario rapido e senza ostacoli, investendo in modo massiccio nel supporto psicosociale e nella reintegrazione a lungo termine dei minori traumatizzati.
Per dare continuità a questi sforzi, la risoluzione definisce infine l’agenda futura del Consiglio per i Diritti Umani. Viene stabilito che la riunione annuale del 2027 dedicata all’infanzia avrà come tema centrale la promozione della salute mentale e del benessere dei bambini. L’incontro del 2028, invece, si concentrerà specificamente sul rapporto tra i diritti dei minori e l’intelligenza artificiale, un argomento su cui l’Alto Commissario è stato incaricato di redigere un apposito rapporto.


La risoluzione A/HRC/61/L.12, dedicata a “Promozione del godimento dei diritti culturali per tutti e rispetto della diversità culturale” riafferma che i diritti culturali sono parte integrante dei diritti umani, definendoli universali, indivisibili, correlati e interdipendenti. Il documento sottolinea il diritto di ogni individuo a partecipare attivamente alla vita culturale e a beneficiare dei progressi scientifici, ribadendo che la diversità culturale e lo sviluppo culturale rappresentano una fonte di arricchimento reciproco per tutta l’umanità.
Un aspetto centrale della delibera, particolarmente rilevante anche in ambito scolastico, è il riconoscimento del ruolo fondamentale dell’educazione nella promozione di questi diritti. Il Consiglio per i Diritti Umani incoraggia fortemente il dialogo interculturale come strumento essenziale per creare un ambiente favorevole alla pace, alla stabilità sociale, alla tolleranza e alla comprensione reciproca. La cultura viene infatti definita come una componente essenziale dello sviluppo umano, capace di fornire identità, innovazione e creatività, oltre a essere un fattore chiave per l’inclusione sociale e l’eliminazione della povertà.
Il testo pone una forte enfasi sull’inclusione di gruppi specifici. Da un lato, riconosce che promuovere i diritti, le culture e le tradizioni dei popoli indigeni contribuisce al rispetto della diversità culturale globale. Dall’altro, affronta in modo dettagliato i diritti delle persone con disabilità, rivendicando il loro diritto a partecipare alla vita culturale su base di uguaglianza. La risoluzione chiede esplicitamente che venga riconosciuta e supportata la loro identità linguistica e culturale, menzionando in particolare le lingue dei segni e la cultura dei sordi, e invita a esplorare soluzioni innovative per superare le barriere che impediscono il pieno godimento di tali diritti.
Un principio cardine stabilito dal documento è che la diversità culturale non può mai essere invocata da nessuno per violare o limitare la portata dei diritti umani garantiti dal diritto internazionale. Inoltre, la delibera rivolge lo sguardo anche alle nuove sfide contemporanee: prende infatti atto dei recenti rapporti della Relatrice Speciale nel campo dei diritti culturali riguardo a temi di grande attualità come l’intelligenza artificiale in relazione alla creatività e il legame tra diritti culturali e conservazione della natura.
Per dare seguito a questi obiettivi, il documento richiede a tutti i governi di cooperare pienamente con la Relatrice Speciale, invitando l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani a fornirle tutte le risorse umane e finanziarie necessarie. In questo modo, la Relatrice potrà continuare a collaborare con tutti gli stakeholder coinvolti e a riferire regolarmente dei progressi al Consiglio e all’Assemblea Generale.

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