Successo per la chiusura dell’XI edizione di “Salva la tua lingua locale – sezione scuola”
Lunedì 27 aprile la magnifica cornice dell’Aula “Giulio Cesare” in Campidoglio ha ospitato la Cerimonia di premiazione dell’undicesima edizione del concorso nazionale “Salva la tua lingua locale – Sezione Scuola”.
L’iniziativa, promossa dall’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia (UNPLI) e da Autonomie Locali Italiane (ALI), ha visto come sempre la fondamentale collaborazione e co-promozione dell’E.I.P. Italia Scuola Strumento di Pace ETS.
I numeri di quest’anno testimoniano una vitalità e un interesse crescenti per la tutela dei dialetti: circa mille studenti e oltre novanta istituti scolastici provenienti da tutta Italia, compresa una rappresentanza da Rovigno in territorio croato, si sono cimentati nella stesura di opere in poesia, prosa e musica.
La Cerimonia ha visto il saluto inizia di Svetlana Celli, Presidente dell’Assemblea Capitolina, e gli interventi di Antonino La Spina, Presidente UNPLI, Luca Abbruzzetti, Presidente ALI Lazio, Bruno Manzi, Comitato Garanti del Premio, Anna Paola Tantucci, Presidente EIP Italia, Elio Pecora, Presidente della Giuria, e Matteo Corbucci, referente ARCE.
L’evento conclusivo ha rappresentato non solo un momento di celebrazione letteraria, ma una celebrazione dell’educazione civica e della cittadinanza attiva, valori fondanti della nostra Associazione.
A sottolineare il profondo significato pedagogico del premio è stata Anna Paola Tantucci, Presidente EIP Italia e coordinatrice della Giuria, la quale ha evidenziato che “la peculiarità ed il valore della Sezione Scuola del Concorso consiste nella collaborazione e interazione tra la scuola, agenzia fondamentale per l’educazione e la formazione e per la conservazione delle identità locali, in sinergia con le Pro Loco presidi della valorizzazione dell’identità e del patrimonio culturale immateriale e con la presenza dei cultori della lingua del territorio”. La Presidente ha inoltre rivolto un “grande apprezzamento per gli insegnanti che continuano a mantenere vivo nei loro studenti l’amore per le tradizioni e le lingue locali, accanto alla conoscenza e competenza nella lingua italiana”.
Una lettura attenta dei lavori premiati, raccolti nell’Antologia 2025/2026, rivela come i ragazzi non utilizzino il dialetto come reperto folcloristico, ma come una lingua viva, ruvida e sincera, capace di affrontare i drammi del presente e le complessità dell’animo umano.
I contenuti spaziano attraverso tematiche di significativa profondità e attualità. Vi è una forte condanna della violenza e dei conflitti, magistralmente espressa nel parallelismo tra la tragica realtà delle trincee descritta in lingua napoletana e lo straziante racconto musicale in siciliano dedicato alla piccola palestinese Hind Rajab, vittima della guerra a Gaza. Il dialetto si fa poi strumento intimo per esplorare l’ecologia, dando voce al lamento della natura ferita dall’inquinamento nei versi calabresi, o per esorcizzare le paure ataviche, come nel racconto friulano che trasforma il terrore del terremoto nella leggenda di un orco intrappolato nelle montagne.
Non mancano, inoltre, preziose testimonianze storiche e sociali, come la commovente prosa in istrioto-rovignese che ripercorre il dolore dell’esilio e dell’emigrazione in Australia, o i dialoghi intergenerazionali molisani in cui la guerra e la pace vengono raccontate da una nonna al nipote come due sorelle figlie della stessa umanità.
Emergono poi i canti d’amore per i propri territori, dai ritmi rap che celebrano Santa Maria Capua Vetere all’orgoglio di restare nella propria terra del Sud opponendosi all’abbandono, tematica vibrante nei componimenti giunti dalla Calabria.
A dare una chiave di lettura universale a questa produzione giovanile è stato Elio Pecora, Presidente della Giuria. Durante la cerimonia, ha rimarcato il potenziale conoscitivo delle lingue locali spiegando che “i dialetti sono lo strumento per avvicinare i ragazzi a una realtà più materiale, a un mondo dove si viveva più direttamente la giornata”. Il poeta ha poi lanciato un monito cruciale sul valore delle parole: “Responsabilizzarsi della lingua è importante: ci sono parole definite scatole vuote – come libertà, democrazia, amore e dolore – e noi dobbiamo riempirle di cose. Più conosciamo parole e più esprimiamo meglio i nostri pensieri”.
Richiamando la sua prefazione all’antologia, Pecora ci ricorda infatti che “la poesia come educazione ai sentimenti e dei sentimenti” trova terreno fertile nei giovani, poiché “il bambino e l’adolescente, ancora spogli delle stretture e strutture che affaticano la giornata degli adulti, possono goderne meglio e di più”.
La giornata si è conclusa con l’assegnazione di riconoscimenti speciali, tra cui il Premio “Cultori del dialetto e delle lingue locali” al Professor Francesco Avolio e il Premio “Testimone del Genius Loci” ad Angela Puglisi.
Questa undicesima edizione ha dimostrato, ancora una volta, che salvare le lingue locali significa offrire alle nuove generazioni radici solide con cui costruire ponti di pace, comprensione e identità proiettati verso il futuro.































