Segnaliamo all’attenzione un articolo di approfondimento che può contribuire al dibattito e alla riflessione sulla “riforma” della scuola
In queste settimane di intenso dibattito e riflessione sulla revisione delle Indicazioni nazionali per i Licei e sull’aggiornamento della normativa per gli Istituti tecnici, rischiamo talvolta di perdere di vista il cuore del problema educativo. Mentre l’adeguamento dei percorsi di studio sembra dover rincorrere sempre più le immediate richieste degli scenari economici presenti e futuri, sorge una domanda ineludibile per chi, come noi, si occupa quotidianamente di educazione, cittadinanza e diritti umani nelle aule: che tipo di cittadino stiamo realmente formando?
Per trovare una bussola in questo panorama complesso, segnaliamo e proponiamo la lettura di un articolo profondo e quanto mai tempestivo: “Per non ‘educare in nome di nulla’. Cultura pedagogica e scenari educativi” del prof. Cosimo Costa (https://ojs.pensamultimedia.it/index.php/sipeges/article/view/7162).
Nel suo saggio, Costa lancia un monito cruciale analizzando le criticità di un’idea di scuola che oggi appare troppo spesso incentrata esclusivamente sulla preparazione specialistica e professionale. L’autore evidenzia come le logiche recenti abbiano puntato a “formare il capitale umano necessario al sistema economico”, spingendo gli studenti a interiorizzare un forte spirito di competizione che finisce per trasformare la scuola in una vera e propria “arena meritocratica”.
Questo modello, avverte l’autore, dà vita a un progetto educativo fortemente unilaterale: si concentra in modo esclusivo sulla formazione del produttore, ma si rivela incapace di coltivare cittadini umanamente responsabili. Il tragico risultato è la preparazione di individui che possono anche risultare tecnicamente “competenti”, ma che si ritrovano privi di quello spirito critico indispensabile per una partecipazione attiva e consapevole alla vita della società democratica. Mettendo l’accento solo sul successo professionale e su una sofisticata preparazione tecnica, penalizziamo l’istituzione scolastica in quello che dovrebbe essere il suo compito più alto: l’educazione integrale della persona.
In sintonia con i temi della tutela dei diritti umani e della solidarietà, Costa ci invita a ripensare la scuola non come una fabbrica di nozioni, ma come un “ambiente culturale” e un “laboratorio di vita” in cui si condividono significati e valori fondamentali.
Attingendo alla filosofia di Emmanuel Lévinas, l’articolo ci ricorda che al centro della vera relazione educativa c’è il riconoscimento dell’Altro. L’umanità dell’uomo – la nostra soggettività – si manifesta nella responsabilità per gli altri, in un'”ospitalità” che sa accogliere la vulnerabilità, la fragilità e l’esposizione del volto altrui. È proprio all’interno di questo incontro autentico, in cui si impara a riconoscere e “donare”, che l’educazione civica prende forma, superando le mere astrazioni per farsi pratica vissuta.
Chi deve farsi carico di questo delicato compito? Il saggio sottolinea il ruolo vitale dell’insegnante, che oggi vive spesso una condizione di insicurezza, schiacciato dalla burocrazia, dalla pressione delle valutazioni e dall’ansia della quantità di programmi da svolgere. Riprendendo il pensiero di Nietzsche, Costa ci ricorda che il vero educatore non è un mero burocrate o un “tecnico della formazione”, ma deve agire come un vero e proprio “liberatore”. La sua missione è quella di condurre gli allievi fuori dal “gregge”, restituendo loro il gusto di sperimentare e pensare liberamente, per abbattere le maschere e favorire un’autentica emancipazione.
Mentre il legislatore e le istituzioni lavorano alla revisione di Licei e Istituti tecnici, la riflessione di Cosimo Costa ci ricorda che non possiamo ridurre la scuola all’applicazione di metodologie didattiche o all’addestramento funzionale. Lo sviluppo materiale e le competenze professionali devono necessariamente armonizzarsi con uno sviluppo integrale che aiuti i giovani a vivere e a convivere meglio nella società.
Per non rischiare di “educare in nome di nulla” ignorando che i nostri studenti sono soggetti interi dotati di “una testa, un cuore, un corpo”, vi invitiamo a leggere e condividere questo articolo nei vostri istituti e dipartimenti.
Può rappresentare uno strumento prezioso per riportare la dimensione autenticamente umana e civile al centro del nostro fare scuola.
Per chi volesse, è possibile contribuire alla riflessione della nostra Associazione a proposito di revisione delle Indicazioni nazionali per i Licei compilando il seguente questionario:
https://forms.gle/9fkAHDrGTdBzLjhA9