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Per le studentesse di Minab

Il silenzio e il dolore per un massacro a scuola


Sebbene i contorni della notizia siano ancora in fase di definizione e il dibattito mediatico appaia sottotono, diverse verifiche effettuate tramite i canali d’informazione internazionali confermano la drammatica veridicità dei fatti. Nella mattinata di sabato 28 febbraio 2026, nel quadro di una vasta operazione militare congiunta tra Stati Uniti e Israele, un grave bombardamento ha colpito la scuola elementare femminile “Shajarah Tayyiba” a Minab, nella provincia di Hormozgan, nel sud dell’Iran.

Le notizie, giunte inizialmente dai media statali iraniani (IRIB, Mizan) e successivamente riprese da testate come The Guardian, Washington Post e Sky TG24, descrivono uno scenario apocalittico. Il servizio di fact-checking Factnameh ha confermato l’autenticità dei video che mostrano il sito distrutto tra detriti e zaini insanguinati.
La Mezzaluna Rossa e fonti governative locali riportano almeno 108 morti, in gran parte studentesse, e centinaia di feriti.
Al momento dell’impatto (ore 10:45 locali), l’edificio era gremito. Si stima fossero presenti circa 170 bambine tra i 7 e i 12 anni, oltre a circa 15 tra docenti e personale amministrativo.
Analisi OSINT indicano che la scuola, un istituto pubblico gestito dal Ministero dell’Educazione, sorgeva a qualche centinaio di metri da una caserma dei Pasdaran. Si ipotizza che il raid mirasse alla base militare, ma l’impatto ha polverizzato l’edificio scolastico.

Mentre il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, esprime profonda preoccupazione per le vittime civili, il Pentagono dichiara di “stare approfondendo” l’accaduto e l’IDF conferma l’attacco a centinaia di obiettivi militari, senza commentare specificamente l’episodio di Minab. La confusione è alimentata anche dalla notizia della morte della Guida Suprema Ali Khamenei, colpito nel suo compound lo stesso giorno.

Immaginare la “Shajarah Tayyiba” significa visualizzare un contesto simile alle nostre vecchie scuole rurali: edifici bassi, mura di cinta e cortili dove il gioco si mescola alla disciplina. In quel “lunedì mattina” iraniano (primo giorno della settimana scolastica), le bambine nelle loro uniformi scure erano impegnate nelle lezioni di scienze, matematica o nella lettura del Corano. Non sappiamo se a ucciderle sia stato un errore di puntamento, un malfunzionamento della contraerea o una tragica “casualità” balistica. Ma per chi scrive, la ricerca delle responsabilità tecniche passa in secondo piano di fronte a un’unica, atroce certezza: la guerra ha ucciso bambine inermi mentre studiavano.

La guerra — preventiva, difensiva, aggressiva o presunta giusta che sia — ha come unico scopo la distruzione: non fa differenza se la bomba rechi scritte in inglese, ebraico o persiano.
E la pace non ha i tratti dei potenti che decidono le sorti del mondo: non ha il volto di Khamenei, né quello di Trump o Netanyahu.

La pace, per me, ha i tratti di Daniele, un giovane ingegnere del Politecnico di Milano che rifiuta una proposta di lavoro allettante per non contribuire neppure in minima parte a progettare sistemi missilistici, perché ha studiato per produrre strumenti di cura.
Ha i tratti di un giovane detenuto dell’Istituto Penale per i Minorenni di Firenze, che scrive una poesia per i bimbi di Gaza, sentendo su di sé il peso dell’indifferenza del mondo.
Ha il passo di Reem Al-Hajajreh e Yael Admi, come di tutte le madri israeliane e palestinesi che sfileranno a Roma il prossimo 24 marzo per gridare il loro desiderio di vita.

E, certamente, la pace avrebbe avuto i volti di quelle bambine di Minab. Volti che ora non sono più riconoscibili, insieme a un desiderio di crescere che è stato spento per sempre.

Francesco Rovida

6 Marzo – Giornata dei Giusti dell’Umanità

Un’occasione per educare alla responsabilità individuale


Il prossimo 6 marzo 2026 rappresenta un momento di profonda riflessione per la nostra comunità educante, poiché l’Italia celebra la Giornata dei Giusti dell’umanità.
Questa ricorrenza, istituita con la Legge 212 del 2017 in armonia con le direttive del Parlamento Europeo, non è una semplice commemorazione storica ma una solennità civile volta a mantenere viva la memoria di chi ha salvato vite umane e difeso la dignità della persona contro ogni forma di totalitarismo e discriminazione.

clicca qui per conoscere le origini della giornata

Al centro della giornata si colloca il principio della responsabilità individuale, un pilastro fondamentale della cultura della pace, come ricordano i nostri Principi universali di educazione civica: “La scuola sviluppa nel fanciullo il senso di responsabilità, uno dei più grandi privilegi della persona umana. Più cresce il progresso tecnologico scientifico, più l’uomo deve sentirsi responsabile”.

Celebrare i Giusti significa riconoscere che ogni essere umano, in qualunque tempo o luogo, è chiamato in causa personalmente di fronte all’ingiustizia. La pedagogia dei Giusti ci insegna che il bene non è un’entità astratta, ma il risultato di scelte concrete compiute da individui che hanno deciso di non piegarsi all’indifferenza o alla paura.

Per le nostre scuole, questo appuntamento offre l’opportunità di trasformare la cronaca e la storia in un percorso di crescita etica. La legge suggerisce agli istituti di organizzare iniziative che facciano conoscere le biografie di queste figure esemplari, stimolando nei giovani la consapevolezza che la difesa dei diritti umani e della verità è un dovere che appartiene a ciascuno di noi. Attraverso il racconto di chi ha protetto i perseguitati durante i genocidi del passato e del presente, gli studenti possono comprendere che la costruzione di una società giusta dipende dalla capacità del singolo di assumersi la responsabilità del prossimo.

consulta l’Enciclopedia dei Giusti

Le amministrazioni e gli enti pubblici sono inoltre invitati a promuovere la creazione di Giardini dei Giusti o a dedicare alberi e spazi simbolici a queste figure, offrendo alle scuole luoghi fisici dove coltivare la memoria. In questi spazi, l’educazione alla responsabilità si fa tangibile: ogni albero diventa il simbolo di una scelta individuale che ha prevalso sul male, ricordandoci che le istituzioni pubbliche hanno il compito di valorizzare l’esempio di chi ha saputo preservare la dignità umana anche nei periodi più bui della storia.


Post scriptum – Segnaliamo tre sezioni specifiche del nostro 54° Concorso nazionale Dall’Italia al mondo: l’impegno per i diritti umani come pilastro di pace, che possono accompagnare nel tempo i percorsi didattici ed educativi su questo tema:
Premio nazionale “E.I.P. Salvo d’Acquisto – I ricordi della memoria”, dedicato al martire Salvo d’Acquisto, medaglia d’oro al valor militare per essersi sacrificato, il 23 settembre 1943, per salvare 22 civili a Palidoro rastrellati dalle truppe naziste come responsabili di un presunto attentato. Il premio viene assegnato alla scuola che realizza progetti didattici incentrati sulla “memoria”, con riferimento al tema del Concorso nazionale.
Premio nazionale “E.I.P. Antonio Amoretti – La libertà conquistata”, dedicato al partigiano delle Quattro Giornate di Napoli Antonio Amoretti che, con la sua instancabile testimonianza, ha ricordato a tutti, ma in particolare ai giovani, che dignità, diritti e libertà possono essere difesi e riaffermati di generazione in generazione solo con un costante impegno e una consapevole coscienza storica. Il premio è articolato in tre sezioni (scuola primaria, scuola secondaria di I grado, scuola secondaria di II grado). Alla scuola vincitrice di ciascuna sezione, che realizza progetti didattici sui valori costituzionali, viene assegnata una Borsa di studio di € 200,00.
Premio nazionale “E.I.P. Madri costituenti”. In occasione dell’ottantesimo anniversario dell’elezione all’Assemblea costituente di 21 donne, il premio viene assegnato alla scuola che realizza progetti didattici riferiti al ruolo della donna nella società civile.


E’ l’ora della pace

Ad Arzano un Convegno per costruire il futuro


Il prossimo giovedì 12 marzo 2026, alle ore 10:00, il Palarea di Arzano ospiterà una riflessione globale ospitando il 3° Convegno sui temi della convivenza tra i popoli intitolato “E’ l’ora della Pace”. L’evento è promosso dall’Istituto Comprensivo “D’Auria-Nosengo” di Arzano, guidato dalla Dirigente scolastico Fiorella Esposito, in rete con gli Istituti Comprensivi “Ariosto”, “De Filippo Vico” e “Wojtyla” e con l’adesione del Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato.

La presenza di diversi contributo offre una pluralità di prospettive, indispensabile per affrontare la complessità del tema: interverranno Anna Maffei, pastora dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, Don Davide Trapani, parroco della Chiesa Cristo Redentore per testimoniare l’impegno e il dialogo interconfessionale; la dimensione civile e umanitaria sarà rappresentata da Loredana Mariniello di Emergency e da Agnese Ginocchio, Presidente del Movimento Internazionale per la Pace, mentre il Dottor Lanfranco Genito del Gruppo Pace MCE porterà l’esperienza della “Flottilla dei bambini”.

Un contributo significativo sarà offerto con la presenza dalla sezione Campania di E.I.P. Italia, rappresentata dalla Professoressa Silvana Rinaldi, la cui presenza sottolinea il legame tra l’istituzione scolastica e la nostra Associazione.

Proprio la presenza di E.I.P. Italia richiama la missione fondamentale della “Scuola Strumento di Pace”, un concetto che la Presidente Anna Paola Tantucci definisce come un impegno per il “disarmo dello spirito finalizzato a disarmare la mano”.
La scuola è un laboratorio di educazione alla pace in cui i diritti umani diventano contenuti trasversali capaci di permeare ogni disciplina. In questa prospettiva, l’educazione alla pace si configura come “una “pace positiva”, ovvero un progetto comune da costruire insieme attraverso la solidarietà sociale, piuttosto che un semplice stato di assenza di guerra da difendere passivamente. Secondo la visione di Jean Piaget, ispiratore dei Principi universali di Educazione civica, un’educazione alla pace efficace deve evitare il rischio di rimanere un misticismo superficiale o una serie di opinioni precostituite, per diventare invece un metodo di comprensione e reciprocità. Piaget, nei suoi scritti, sottolinea che l’obiettivo non è annullare le identità nazionali in una coscienza universale astratta, ma insegnare a ciascuno a collocarsi nell’insieme degli altri uomini, coordinando la propria prospettiva con quella altrui per superare l’egocentrismo collettivo.

Il ruolo della scuola diventa quindi quello di fornire competenze cognitive, etiche e sociali che permettano ai giovani di passare dalla cultura della protesta alla cultura della proposta. I Principi Universali di Educazione Civica promossi da E.I.P. ricordano che la scuola deve aprire a tutti i fanciulli la strada della comprensione reciproca e sviluppare il senso di responsabilità, considerato uno dei massimi privilegi della persona umana.

In un mondo caratterizzato da interdipendenza economica, politica e spirituale radicale, comprendere il punto di vista dell’altro non è più un lusso ideale ma una necessità di sopravvivenza. Educare ai diritti umani significa dunque formare cittadini consapevoli che la libertà e l’uguaglianza non sono solo dichiarazioni formali, ma pratiche quotidiane di ascolto, mediazione e rispetto della dignità umana in ogni sua forma.


Pedagogia contro la guerra: la storia e l’impegno di EIP

La pace si fa a scuola: un intervento della presidente Anna Paola Tantucci sul quotidiano L’Osservatore Romano


La storia dell’Association mondiale pour l’Ecole Instrument de Paix (Eip) e della sua sezione italiana si sviluppa dall’azione personale del fondatore Jacques Mühlethaler e culmina nella creazione di una ong riconosciuta a livello internazionale. Jacques, libraio e piccolo editore, nel periodo della guerra fredda, analizzando i libri scolastici, si rese conto che spesso erano «fabbriche per creare soldati, nemici, settari, fanatici e assassini». L’esperienza familiare lo aveva portato a confrontarsi con le conseguenze della guerra per la morte dei fratelli, uno nella Seconda guerra mondiale e uno nella guerra d’Algeria. Per ottenere un cambiamento, quindi, non ci si poteva limitare a piangere i morti, ma occorreva mobilitarsi per una azione per la pace «per mezzo della scuola».

Leggi l’articolo completo: https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-02/quo-045/la-pace-si-fa-a-scuola.html


Contro la “legge della forza”

Al via la 61ª sessione del Consiglio ONU: il drammatico monito di Antonio Guterres


Si è aperta il 23 febbraio 2026 presso il Palazzo delle Nazioni di Ginevra la 61ª sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, in un clima di profonda inquietudine per la stabilità internazionale. Ad inaugurare i lavori è stato il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, il quale ha pronunciato quello che molti osservatori definiscono come uno dei suoi discorsi più duri e accorati degli ultimi anni.

Il fulcro dell’intervento di Guterres è stata la denuncia di un pericoloso slittamento globale: il passaggio dallo stato di diritto alla “legge della forza”. Il Segretario Generale ha avvertito che i diritti umani sono sotto un attacco frontale e su vasta scala, orchestrato spesso proprio da chi detiene il massimo potere. “Questo assalto non avviene nell’ombra”, ha dichiarato Guterres, “ma in piena luce, sotto gli occhi di una comunità internazionale troppo spesso indifferente”.

Il discorso di apertura di questa sessione non poteva ignorare le ferite aperte dei conflitti attuali. Guterres ha ricordato con fermezza il quarto anniversario dell’invasione russa in Ucraina, che ha già causato oltre 50.000 vittime civili, invocando la fine immediata dello spargimento di sangue. Parole altrettanto pesanti sono state riservate alla situazione nei Territori Palestinesi Occupati. Guterres ha denunciato come la soluzione a due stati venga “smantellata in pieno giorno”, definendo le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale come palesi e intenzionali. Il panorama dei conflitti si è poi esteso al Sudan e alla Repubblica Democratica del Congo, esempi di come la sofferenza umana sia diventata, per molti attori politici, un semplice “inconveniente” o una pedina di scambio.

Oltre alle armi convenzionali, la 61ª sessione si trova a dover affrontare minacce inedite. Il Segretario Generale ha sottolineato come le tecnologie emergenti, in particolare l’intelligenza artificiale, vengano sempre più utilizzate per sopprimere i diritti, aumentare le disuguaglianze e discriminare le fasce più marginalizzate della popolazione. Ha inoltre citato la violenta repressione delle proteste in Iran e la crescente criminalizzazione di giornalisti, attivisti e ONG, segnalando una preoccupante chiusura degli spazi civici in ogni angolo del pianeta.

In un passaggio chiave, Guterres ha ribadito che i diritti umani non sono un “menu” da cui i leader possono scegliere solo le portate più gradite. “I diritti economici, sociali, civili e politici sono indivisibili e universali”, ha ricordato, attingendo anche alla propria esperienza personale vissuta sotto la dittatura di Salazar in Portogallo per testimoniare come l’assenza di libertà corroda ogni fibra della società.

Il discorso si è concluso con un appello solenne ai membri del Consiglio: non permettere che l’erosione dei diritti umani diventi il prezzo accettato per la convenienza politica o la competizione geopolitica.
La 61ª sessione si preannuncia dunque come un banco di prova decisivo per capire se l’ONU riuscirà ancora a fungere da “scudo per i vulnerabili” in un mondo che sembra aver smarrito la bussola della legalità internazionale.

Video del discorso completo: UN chief: Rule of force replacing rule of law in dangerous global shift

Per seguire la Sessione: https://webtv.un.org/en/schedule

Napoli prima tappa nell’impegno per la pace


Il Gruppo EIP Campania, invitato dall’Assessora all’Istruzione e alla Famiglia del Comune di Napoli Maura Striano, ha partecipato il 19 febbraio scorso alla partenza della Prima Tappa del Giro di Italia per la Pace, che ha visto la Lampada per la Pace di Assisi partire proprio da Napoli (su iniziativa del Coordinamento EE.LL. per la Pace).

La nostra proposta, di far accompagnare l’arrivo della lampada in Comune dai Tamburi della Pace, è stata accolta ed inserita nel programma della giornata.
Perchè i tamburi? Quando la guerra si faceva senza droni e senza missili, erano i tamburini ad annunciarla, con il rullo dei loro tamburi.

Nella seconda metà degli anni ’70 il giornalista e scrittore Arthur Haulot promosse “Le Tambours pour la Paix” tra le attività della “Maison Internationale de la poesie” di Bruxelles, legando poi l’iniziativa alla Giornata Mondiale della Poesia (21 marzo), istituita dall’UNESCO nel 1999 e celebrata per la prima volta all’inizio del secondo millennio.

L’EIP Italia, che ha fatto propria l’iniziativa, ogni anno la ripropone alle scuole con un appuntamento fisso nel mese di Marzo e in Campania sono tantissime le scuole aderenti: ragazzi e giovani, in vari luoghi lontani tra loro ma uniti dallo stesso sentimento, nel mese di marzo suonano i tamburi e recitano poesie e messaggi di Pace.

La giornata di ieri si è aperta con la partenza della Marcia dalla sede dell’I.C. “D’Aosta-Scura” in p.zza Montecalvario: per l’amministrazione comunale e per tutte le associazioni presenti vedere il coinvolgimento attivo dei giovani è stata la prova che le scuole rappresentano i veri “cantieri” del futuro democratico del Paese. L’entusiasmo mostrato dagli studenti presenti ha dimostrato un sentimento vivo, capace di unire generazioni diverse sotto un’unica bandiera di solidarietà. All’arrivo della Lampada il battito della città si è fatto sentire in Piazza Municipio, dove l’associazione Eip Italia-Campania ha curato una performance dei “Tamburi per la Pace” affidata alle percussioni dell’I.C. “D’Ovidio-Nicolardi-E.A.Mario” con il prof. Andrea Stipa. L’entusiasmo è stato grande e molto sentito, altri studenti hanno voluto provare a suonare i tamburi incoraggiati dai percussionisti in erba della scuola protagonista. Alla manifestazione per EIP Campania erano presenti Paola Carretta, Elvira D’Angelo e Silvana Rinaldi.
La giornata è proseguita con un momento di alto valore istituzionale all’interno del Palazzo San Giacomo. Studentesse e studenti sono stati ricevuti nell’aula del Consiglio comunale, accolti dalla consigliera Mariagrazia Vitelli e dalla vicesindaca Laura Lieto. Protagonisti assoluti sono stati i rappresentanti dei Consigli municipali junior, che hanno preso la parola per leggere gli ordini del giorno dedicati al tema della pace, redatti con mesi di lavoro e riflessione nelle classi.
Nel pomeriggio è toccato alle scuole di istruzione superiore, che si sono ritrovate nella basilica di Santa Chiara dove ha avuto luogo la costruzione simbolica delle “Fondamenta di Pace”, qui il sindaco Gaetano Manfredi ha sottolineato il ruolo cruciale delle città come portavoce di distensione in un panorama internazionale funestato da troppi conflitti. Accogliere il Giro d’Italia per la Pace significa, per il primo cittadino, investire direttamente sulle nuove generazioni affinché crescano nel segno della convivenza civile. L’educazione alla cittadinanza attiva è stata indicata come l’unico antidoto efficace contro ogni forma di violenza e degrado. Un principio ed un convincimento che l’EIP Italia da anni porta avanti nelle scuole con la formazione degli studenti e dei docenti.
Una giornata, dunque, assolutamente bella e coinvolgente, segno di una Scuola che a Napoli favorisce una formazione sempre più completa e ricca di momenti di educazione alla Pace.

La Pace deve far rumore e ci auguriamo che il prossimo anno i Tamburi possano risuonare in un mondo del tutto pacificato.

Paola Carretta
delegata regionale EIP Campania

Oltre i Palazzi di Ginevra: appunti in vista della 61ª Sessione ONU

Tra ferite del mondo e speranza educativa


L’apertura della sessantunesima sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, prevista a Ginevra dal 23 febbraio al 2 aprile 2026, segna l’inizio di un capitolo fondamentale per la diplomazia internazionale sotto la guida del nuovo Bureau. Al vertice di questo organismo siede il Presidente indonesiano Sidharto Reza Suryodipuro, affiancato da un team di vicepresidenti provenienti da Estonia, Etiopia, Ecuador e Spagna, con il compito di orchestrare un’agenda densa di sfide globali. I lavori prendono ufficialmente il via dopo una riunione organizzativa fissata per l’inizio di febbraio, preparando il terreno per settimane di intensi dialoghi su questioni che toccano ogni angolo del pianeta.

Il cuore pulsante di questa sessione si manifesta attraverso dibattiti tematici che intrecciano l’innovazione alle emergenze umanitarie. Un momento di rilievo riguarda il ruolo delle tecnologie digitali emergenti come strumento per prevenire ed eliminare le mutilazioni genitali femminili, un tema che spinge il Consiglio a riflettere su come il progresso possa servire la protezione dei diritti più intimi. Questa attenzione verso il futuro si affianca alla memoria storica, con una discussione di alto livello dedicata al venticinquesimo anniversario della Dichiarazione di Durban contro il razzismo e la discriminazione. Contemporaneamente, il Consiglio indaga su come rendere le infrastrutture mondiali, dai trasporti agli alloggi, realmente inclusive per le persone con disabilità, e dedica una giornata intera alla drammatica situazione dei bambini coinvolti nei conflitti armati.

L’indagine del Consiglio si fa particolarmente minuziosa e severa nell’affrontare la situazione nei Territori Palestinesi Occupati, che rappresenta uno dei pilastri centrali di questa sessione. Il Consiglio dedicherà uno spazio specifico all’analisi dell’obbligo di garantire responsabilità e giustizia, esaminando un rapporto dettagliato dell’Alto Commissario. Un punto di estrema delicatezza riguarda l’indagine condotta dalla Commissione Internazionale Indipendente sul trasferimento o la vendita di armi e materiali “dual-use” a Israele, con l’obiettivo di analizzare le conseguenze legali di tali flussi. La lente d’ingrandimento dell’ONU si sposterà poi sulla questione degli insediamenti israeliani e sul Golan siriano occupato. In particolare, è atteso un rapporto cruciale sull’identità dei gruppi di coloni coinvolti in atti di violenza, intimidazione e terrore contro i civili palestinesi, valutando al contempo le azioni intraprese per assicurarli alla giustizia.

Sotto la lente d’ingrandimento finisce l’Afghanistan, con report specifici sulla condizione di donne e bambine e sulle prospettive di giustizia per le vittime. La crisi in Sudan viene esaminata attraverso i risultati di una missione d’inchiesta focalizzata sulle violazioni commesse a El Fasher, mentre nei territori palestinesi occupati si analizzano le conseguenze legali del trasferimento di armi e le violenze commesse dai coloni. Lo sguardo si estende anche all’aggressione russa in Ucraina, alla situazione in Myanmar — con focus sulla minoranza Rohingya — e alle persistenti sfide in Venezuela, Nicaragua, Iran e Bielorussia.

In questo scenario, l’Italia assume un ruolo di primo piano, essendo stata eletta come membro del Consiglio per il mandato 2026-2028. Questo impegno diplomatico si riflette direttamente nel tessuto educativo nazionale attraverso il nostro 54° Concorso Nazionale, intitolato “Dall’Italia al mondo: l’impegno per i diritti umani come pilastro di pace”. L’iniziativa invita le scuole a esplorare temi cari alla strategia italiana all’ONU, come la lotta alla tratta di esseri umani, la protezione dei giornalisti — specialmente di chi si occupa di ambiente e cambiamenti climatici — e l’impegno per una moratoria universale della pena di morte. Attraverso questo ponte tra le istituzioni e le nuove generazioni, il Consiglio cerca di trasformare i grandi dibattiti di Ginevra in una coscienza civile diffusa e in una rete di protezione sempre più solida per la dignità umana.

Napoli si prepara al ritmo della pace

Il prossimo 19 febbraio saranno in piazza anche i “Tamburi per la pace” di EIP


Il prossimo 19 febbraio 2026, le strade di Napoli torneranno a vibrare per un importante appuntamento dedicato alla convivenza civile e alla fratellanza. In questa giornata, organizzata dal Comune di Napoli, uno dei momenti più attesi e carichi di energia sarà l’intervento dei “Tamburi per la Pace”, a cura dell’Associazione Scuola Strumento di Pace E.I.P. Italia.

La giornata vedrà il coinvolgimento delle massime autorità cittadine e regionali, a testimonianza di quanto il tema della cultura non violenta sia centrale nell’agenda politica. Tra i partecipanti confermati e invitati figurano Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli, Vincenza Amato, Presidente del Consiglio Comunale, Maura Striano, Assessore all’Istruzione e alle Famiglie, Roberto Fico, Presidente della Regione, Domenico Battaglia, Arcivescovo Metropolita di Napoli e Monica Matano, Direttrice dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania.

Insieme ad altre attività, alle ore 10:00 in Piazza Montecalvario, il ritmo dei tamburi accompagnerà la partecipazione delle studentesse e degli studenti dell’I.C. “D’Ovidio – Nicolardi – E.A. Mario”, trasformando la musica in un linguaggio universale di rispetto e legalità.

Educare alla pace non è un evento isolato, ma un percorso quotidiano che si costruisce giorno dopo giorno tra i banchi di scuola. Un esempio virtuoso di questo impegno costante è rappresentato dall’IIS “Galiani-Da Vinci”. La scuola ha realizzato un toccante video-racconto che testimonia come la sensibilizzazione parta dalla memoria storica per arrivare all’azione presente. Attraverso laboratori sulla Costituzione, incontri con figure di rilievo come Don Maurizio Patriciello, la partecipazione costante al Concorso nazionale EIP Italia e attività sportive come “Un gol per la pace”, l’istituto dimostra che “la pace non è scontata, ma è una responsabilità” che appartiene a tutti.

La giornata prosegue anche nel pomeriggio con la costruzione simbolica delle “Fondamenta di pace” presso il Monastero di Santa Chiara, dove istituzioni e società civile si confronteranno in un dialogo pubblico moderato dalla giornalista Donatella Trotta.

Sarà un momento per ribadire che la pace si studia, si impara e, soprattutto, si pratica ogni giorno attraverso piccole e grandi scelte di solidarietà.

Educazione è gioia e gioia è resistenza!

Costruire la pace tra i banchi di scuola: il forum di Budapest


Il presente articolo riprende i temi di “Education is joy, and joy is resistance!” pubblicato dall’OHCHR nel gennaio 2026.

In un periodo storico segnato da crescenti disuguaglianze, conflitti e narrazioni di divisione, l’educazione ai diritti umani emerge non solo come un dovere pedagogico, ma come una vera e propria pratica di resilienza collettiva. Recentemente, il Forum sull’Educazione ai Diritti Umani tenutosi a Budapest ha lanciato un messaggio potente che noi, come associazione impegnata nella scuola, vogliamo fare nostro: “L’educazione è gioia, e la gioia è resistenza”.

La scuola come spazio di protezione

Educare alla pace e ai diritti umani non significa solo trasmettere nozioni giuridiche o storiche. Come sottolineato dagli attivisti e dai giovani leader durante il Forum, l’apprendimento è un atto di protezione.
In contesti dove i diritti vengono costantemente calpestati, la scuola deve diventare il luogo in cui ogni studente riscopre il proprio valore e il senso di appartenenza a una comunità globale. Imparare i diritti umani significa armarsi di strumenti critici per analizzare il mondo e, allo stesso tempo, trovare la forza per trasformarlo.

Perché la “Gioia” è un atto politico?

Potrebbe sembrare paradossale parlare di gioia mentre leggiamo notizie di crisi e sofferenza. Eppure, per chi si occupa di educazione alla pace, la gioia è fondamentale per tre motivi, quali la connessione generazionale, perchè la gioia è ciò che ci lega a chi ha lottato prima di noi e a chi verrà dopo, è l’energia che sostiene gli educatori nel lungo periodo;
la resilienza, perché insegnare con entusiasmo e promuovere il benessere emotivo degli studenti è un modo per resistere alla disperazione e al cinismo che spesso alimentano la cultura della violenza; e
l’appartenenza, perchè la gioia nasce dal sentirsi parte di qualcosa di più grande: l’educazione ai diritti umani crea legami, trasforma il “dolore per ciò che accade nel mondo” in azione comune e solidarietà.

Trasformare la sofferenza in azione

Ava Kreutziger, una delle giovani voci del Forum, ha ricordato che spesso gli educatori provano dolore e tristezza per le ingiustizie globali. Tuttavia, è proprio la capacità di provare gioia insieme a questo dolore ciò che permette di continuare a lottare.
Per la nostra associazione, questo significa rimettere al centro il rispetto reciproco e l’onore verso l’essere umano, indipendentemente dalla provenienza, rendere gli studenti protagonisti, capaci di discutere apertamente di ciò che accade nel mondo senza paura e coltivare la speranza come impegno concreto e quotidiano.

Un impegno comune

L’educazione ai diritti umani è un “investimento essenziale” per una società giusta. Come comunità scolastica, abbiamo il compito di assicurare che l’istruzione rimanga coraggiosa, inclusiva e trasformativa.
Non stiamo solo insegnando delle regole; stiamo costruendo una cultura dove la pace non è un’utopia lontana, ma una pratica che si esercita ogni giorno attraverso l’ascolto, la comprensione e, sì, anche attraverso la gioia di imparare insieme.

Armiamoci della pace

La via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale


Il clima internazionale di questi giorni e la situazione geopolitica instabile possono disorientare anche le scelte culturali e pedagogiche dell’educazione alla pace: non è facile parlarne seriamente quando prestigiosi riconoscimenti internazionali vengono maltrattati, quasi fossero un ridicolo premio per bambini viziati.

La ricerca della pace, anche attraverso la faticosa costruzione del multilateralismo, è una costante nella storia umana, come testimoniato anche dalle due giornate mondiali che istituzionalizzano questa speranza a livello globale.
Spesso confuse tra loro, la celebrazione cattolica e quella laica delle Nazioni Unite rispondono a storie e intenti diversi, pur convergendo verso il medesimo obiettivo: il rifiuto della violenza.
La primogenitura di questa ricorrenza spetta alla Chiesa Cattolica. Era la fine degli anni ’60, un periodo segnato da forti tensioni internazionali e dal conflitto in Vietnam, quando Papa Paolo VI decise di lanciare un segnale forte. Con un messaggio diffuso nel dicembre del 1967, il Pontefice istituì la Giornata mondiale della pace, fissandola per il 1º gennaio.
La scelta non fu casuale: l’intento era quello di consacrare il primo giorno dell’anno civile non solo ai festeggiamenti, ma a una riflessione profonda sui “sentieri della pace”. Dal 1968, ogni Capodanno è scandito da un messaggio papale inviato ai Capi di Stato e a tutti i cittadini, un testo che analizza le sfide contemporanee. Nel suo primo storico intervento, il Papa richiamò i valori di libertà e uguaglianza, augurando al mondo “ordine, serenità e la sicurezza del buon lavoro”, e invocando il dialogo come unica alternativa alle armi.
Se il 1º gennaio è dedicato alla riflessione spirituale e politica, l’ONU ha scelto un approccio diverso. Istituita inizialmente nel 1981, la Giornata Internazionale della Pace delle Nazioni Unite ha trovato la sua collocazione definitiva nel 2001. L’Assemblea Generale ha stabilito che il 21 settembre di ogni anno sia dedicato al rafforzamento degli ideali pacifici tra le nazioni.
La particolarità della ricorrenza ONU risiede nel suo carattere pragmatico: non è solo un giorno di celebrazione, ma una data in cui si richiede operativamente un cessate il fuoco globale.
Il Palazzo di Vetro invita, in questa giornata, a sospendere ogni ostilità e violenza in tutte le zone di guerra del pianeta per 24 ore, offrendo una tregua simbolica che possa aprire spiragli per la diplomazia e gli aiuti umanitari.

La riflessione che proponiamo alla vostra lettura parte dal messaggio di Leone XIV per la 49ma Giornata mondiale della pace, che riprende l’espressione caratterizzante l’avvio del Pontificato: La pace sia con voi. Verso una pace disarmata e disarmante.


Su questo testo, con uno sguardo serio e chiaro agli avvenimenti di questi primi giorni del 2026, l’inviata della redazione Esteri del quotidiano “Avvenire” Lucia Capizzi propone una propria coraggiosa riflessione sui “cambi di regime” e sulla scelta di armarsi per deterrenza: due apparenti scelte senza alternative.

https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/deterrenza-senza-uscita-il-paradosso-denunciato-da-leone-xiv_103383