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Il docente tra ricerca, responsabilità e comunità

In uscita agli inizi di settembre il volume di Francesco Rovida Nelle geometrie della scuola. Legislazione scolastica e prassi educativa


Pubblichiamo la Presentazione del volume della Presidente EIP Anna Paola Tantucci:

In un’epoca storica segnata da rapide e profonde trasformazioni, nonché da un’inedita complessità del tessuto sociale e relazionale, il compito assegnato alle istituzioni educative assume un’importanza del tutto cruciale in quanto Il sistema scolastico rappresenta, nella sua complessa architettura istituzionale e pedagogica, l’organizzazione cardine al servizio della formazione integrale della persona umana. La scuola, infatti, non può limitare il proprio mandato alla mera trasmissione di saperi disciplinari astratti o alla rincorsa di un’efficienza puramente quantitativa. Al contrario, essa è chiamata a fornire alle nuove generazioni gli strumenti intellettuali, culturali ed etici necessari per affrontare le sfide del presente, educando alla responsabilità e alla partecipazione democratica. In questo quadro, la costruzione comune della scuola e della società si rivela un processo inscindibile e bidirezionale: l’istituzione scolastica si configura come un vero e proprio laboratorio vivo di cittadinanza, dove il valore dell’impegno civico viene coltivato quotidianamente attraverso l’esperienza della convivenza, l’interiorizzazione delle regole democratiche e la consapevolezza profonda dei diritti e dei doveri di ciascuno.

È proprio a fronte di questa ineludibile complessità che la missione originaria della scuola riafferma tutta la sua urgenza e centralità. Questa prospettiva si pone in profonda e naturale sintonia con i principi che animano l’Associazione Ecole Instrument de Paix (EIP) fin dalla sua fondazione, avvenuta a Ginevra nel 1968 ad opera di Jacques Mühlethaler e Jean Piaget. Da decenni, l’obiettivo prioritario del nostro impegno associativo è la formazione integrale della persona, traguardo perseguito attraverso la promozione costante e instancabile dei principi sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Nel corso di questo lungo cammino, abbiamo sempre riconosciuto nella scuola l’unica istituzione di respiro planetario realmente in grado di farsi carico di un’opera di autentica trasformazione individuale e sociale rispetto a questi valori fondamentali. Lo scopo primario del fare scuola coincide, nella sua essenza più autentica, con l’educazione ai diritti, all’equità e alla pace.

All’interno di questo delicato processo di maturazione civica, la normativa e l’organizzazione scolastica, analizzate con estremo rigore e grande competenza dall’autore  nel presente volume, non devono in alcun modo essere interpretate come un apparato burocratico opprimente o come un ostacolo formale all’azione didattica. Il diritto scolastico rappresenta, al contrario, il presidio di garanzia dei diritti inalienabili degli studenti e il fondamento costituzionale su cui si regge l’equità dell’intero sistema. 

In questo quadro, il ruolo del docente riveste un’importanza fondamentale nell’ambito delle azioni formative ed educative che il sistema scuola è chiamato a porre in essere.

Un’organizzazione scolastica trasparente non è un fine in sé, ma diviene lo strumento necessario per elevare il progetto educativo a servizio pubblico effettivo, assicurando che le procedure amministrative operino sempre a tutela dell’inclusione, del pluralismo e del successo formativo di ogni alunno. La Costituzione della Repubblica, come ben evidenziato nel testo, costituisce il primo e più organico progetto educativo della nazione.

Al centro di questo orizzonte, in cui si intrecciano inestricabilmente norme, modelli organizzativi e intenti pedagogici, si colloca il ruolo vitale dei docenti. Gli insegnanti sono chiamati ad agire non come semplici esecutori, ma come professionisti colti, figure chiave per la trasformazione educativa e sociale, così come delineato anche dalle prospettive tracciate nel recente Rapporto UNESCO Re-immaginare i nostri futuri insieme che sollecita tutti noi, attraverso domande e riflessioni sull’educazione e sul suo futuro sviluppo, a immaginare modi nuovi o diversi di partecipare alla vita collettiva, attraverso i quali ciascuno possa essere costruttore di percorsi capaci di cambiare ciò che nella situazione attuale suscita preoccupazione.

Di fronte alle sfide e alle crisi attuali (cambiamenti tecnologici epocali, crisi climatica, conflitti sociali e mondiali, ampliamento delle disuguaglianze), la speranza è rappresentata dalle grandi possibilità di accesso alla conoscenza e di collaborazione. Per queste ragioni, UNESCO propone una trasformazione dell’educazione fondata su un nuovo contratto e su una serie di proposte concrete.

Affinché questa trasformazione sia possibile e duratura, occorre tuttavia avviare una profonda e concreta riflessione sulle modalità con cui oggi si intende la valorizzazione della professione docente. Negli ultimi anni si è purtroppo assistito al diffondersi di una tendenza strutturale che punta a premiare o incentivare gli insegnanti quasi esclusivamente per le attività accessorie, spesso del tutto estranee all’insegnamento diretto. Si tende a riconoscere il merito per l’assunzione di incarichi organizzativi, ruoli di staff, funzioni di coordinamento gestionale o per la partecipazione a innumerevoli progetti collaterali, promuovendo di fatto una visione della docenza che appare sempre più distante dall’azione didattica reale che si svolge ogni giorno nelle aule.

Risulta perciò urgente ripartire dalla fondamentale considerazione che un docente è meritevole in quanto tale, e deve essere sostenuto e valorizzato in primo luogo sulla base del suo lavoro di insegnamento e della sua straordinaria capacità di incidere sulla crescita formativa degli alunni. La sfera professionale della didattica, la responsabilità etica di curare la propria disciplina come un corpo vivo e in continua evoluzione, e la competenza nell’agire come ricercatori capaci di costruire il miglior ambiente di apprendimento possibile, devono tornare a rappresentare il fulcro autentico del riconoscimento professionale. 

Occorre dare senso e valore alla formazione, all’essere maestri .

I docenti sono professionisti e dovrebbero essere continuamente animati dal desiderio e dall’esigenza di aggiornare e condividere il proprio bagaglio di conoscenze, competenze ed esperienze. 

Il valore intrinseco dei percorsi formativi ruota su tre assi fondamentali: la disciplina di insegnamento, l’azione di trasmettere/comunicare/condividere, la dimensione della comunità di pratica tra docenti.

La disciplina è un corpo vivo di cui avere cura e, per non “farla invecchiare”, è necessario mantenere con le materie d’insegnamento un rapporto di dialogo continuo, senza cadere nella tentazione di considerare poco rilevante quanto appreso nel percorso di formazione di base disciplinare. Inoltre, mantenere un atteggiamento interessato e curioso passa come un messaggio fondamentale per gli studenti: avere “maestri” (un termine bello e nobile) che trasmettono questa forma mentis è già un insegnamento in sé.

Per trasmettere/comunicare/condividere in modo adeguato è fondamentale capire il contesto diverso, la società diversa, gli stili di apprendimento diversi. Gli studenti lavorano sui PC, vivono con gli (e per gli) smartphone in un contesto di apprendimento, anche informale, di cui dobbiamo tenere conto e con il quale un docente si deve misurare, in una rivisitazione continua dell’approccio didattico. In questo campo il coraggio e la capacità di sperimentazione non corrispondono a improvvisazione. 

L’esperienza pandemica ci ha trasmesso il valore e la necessità di tenere «la valigetta degli attrezzi» sempre pronta per essere in grado di gestire la complessità. Si parla sempre più spesso di laboratori e didattica laboratoriale, ambienti di apprendimento, edificio apprenditivo: espressioni che vanno intese nella direzione di ricerca e sperimentazione di forme di interazione educativa capaci di intercettare l’interesse e il coinvolgimento dei ragazzi. Nulla di nuovo, se pensiamo alla ricerca didattica di Don Lorenzo Milani.

Un docente competente non è un tecnico che applica curricoli pensati da altri, ma è un ricercatore che interroga l’esperienza a partire da teorie apprese e cerca per ogni situazione di realizzare il migliore ambiente di apprendimento possibile. 

I grandi «maestri», quelli che hanno costituito il riferimento per molti giovani docenti, sono quelli che hanno concepito l’essere in classe con gli alunni come responsabilità a cercare le migliori strategie possibili e a questo scopo hanno interpretato il loro ruolo in termini di una continua ricerca. 

Dal punto di vista degli insegnanti assumere un atteggiamento di ricerca nel proprio lavoro e adottarne i metodi significa quindi porsi con maggior consapevolezza di fronte alla propria pratica, sviluppando così responsabilità e autonomia.

La dimensione comunitaria della formazione, intesa come condivisione continua a livello personale e a livello degli organi collegiali non è, alla prova dei fatti, un dato connaturato all’esperienza stessa della professionalità docente, non poche volte connotata da aspetti di chiusura e solitudine, ricercata o imposta. Può diventare un obiettivo da raggiungere, anche considerando che tutti gli studi mettono in luce come il clima organizzativo influenzi, direttamente o indirettamente, gli esiti degli apprendimenti, soprattutto in contesti caratterizzati da difficoltà di ordine socio-economico.

Restituendo piena dignità all’atto dell’insegnare e sostenendo i docenti per il loro inestimabile lavoro quotidiano con gli studenti, il sistema normativo e scolastico potrà dirsi realmente orientato alla crescita delle persone e al servizio del futuro della nostra società.

Anna Paola Tantucci
Presidente nazionale EIP Italia Scuola strumento di pace ETS


La parola nell’era degli algoritmi: la nuova difesa dello spazio civico

L’approfondimento sulla Risoluzione ONU per la libertà di espressione: dalle sfide dell’intelligenza artificiale al contrasto della repressione transnazionale, fino alla necessità di una nuova cittadinanza digitale.


Durante la sessantaduesima sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, conclusasi a Ginevra il giorno 8 luglio 2026, uno dei passaggi diplomatici e giuridici più complessi ha riguardato la ridefinizione e la tutela dello spazio civico.
La risoluzione adottata sulla libertà di espressione segna un punto di svolta: il dibattito ha definitivamente preso atto che le minacce alla libertà di parola e di associazione non si limitano più alla censura statale tradizionale, ma si sono ibridate con l’evoluzione tecnologica, creando un ecosistema digitale in cui i diritti fondamentali sono costantemente sotto assedio.

Il cuore innovativo del documento si trova nell’analisi dell’impatto delle forme di Intelligenza Artificiale sui diritti umani.
La risoluzione abbandona l’approccio tecnologicamente neutro per denunciare come gli algoritmi di raccomandazione, i sistemi di sorveglianza biometrica e l’Intelligenza Artificiale generativa stiano alterando strutturalmente la partecipazione democratica. Il testo punta il dito contro l’opacità dei grandi attori tecnologici e la proliferazione di campagne di disinformazione automatizzate, capaci di inquinare il dibattito pubblico e di polarizzare le società con una velocità inedita.

Il Consiglio ha ribadito che gli Stati hanno l’obbligo positivo non solo di astenersi dall’usare queste tecnologie per reprimere il dissenso, ma anche di regolamentare il settore privato. La richiesta è quella di imporre valutazioni di impatto sui diritti umani prima dello sviluppo e del dispiegamento di sistemi algoritmici, garantendo trasparenza e tutelando il diritto dei cittadini a cercare, ricevere e diffondere informazioni libere da manipolazioni invisibili.

Altra dimensione cruciale affrontata dalla risoluzione è il fenomeno della repressione transnazionale. Il Consiglio ha condannato con fermezza le pratiche attraverso cui regimi autoritari, ma non solo, estendono il proprio potere coercitivo oltre i confini nazionali per silenziare dissidenti, giornalisti, attivisti e difensori dei diritti umani in esilio. L’uso di spyware commerciali, le intimidazioni digitali mirate, le campagne di diffamazione online e le minacce alle famiglie rimaste in patria rappresentano una violazione palese del diritto internazionale che svuota di significato il concetto stesso di asilo politico.

Parallelamente, il documento accende un faro sul progressivo restringimento dello spazio della società civile all’interno delle democrazie stesse. Attraverso l’abuso di normative sulla sicurezza nazionale, leggi contro il terrorismo o legislazioni restrittive sui finanziamenti esteri alle organizzazioni non governative, molti governi stanno erodendo la capacità operativa delle associazioni indipendenti. La risoluzione riafferma che una società civile vibrante, capace di criticare e monitorare l’operato istituzionale senza timore di ritorsioni o criminalizzazione, è il prerequisito indispensabile per la tenuta di qualsiasi sistema democratico.

Le direttrici tracciate dal Consiglio per i Diritti Umani non interrogano esclusivamente i governi e i giganti tecnologici, ma investono direttamente i sistemi educativi e il mondo della scuola.
Di fronte a un ecosistema informativo manipolabile e a uno spazio civico sempre più ristretto, la difesa della libertà di espressione si sposta inevitabilmente sul piano pedagogico.
Garantire il diritto all’informazione oggi non significa più soltanto difendere l’accesso alle fonti, ma fornire gli strumenti cognitivi per decodificarle. Emerge con urgenza la necessità di integrare nei percorsi di educazione civica una solida alfabetizzazione algoritmica e digitale. Formare cittadini capaci di riconoscere la disinformazione, di comprendere i meccanismi dell’economia dell’attenzione e di esercitare i propri diritti negli spazi virtuali diventa l’atto fondativo di una moderna educazione alla pace e alla democrazia.
La scuola è chiamata a trasformarsi nel primo presidio in cui le nuove generazioni imparano non solo a proteggersi dalle insidie del web, ma a rivendicare e abitare attivamente lo spazio civico globale, difendendo la propria voce e quella dei più vulnerabili.

La rete dei Certamina si unisce per il Patrimonio culturale immateriale

Le competizioni di lingua latina si candidano all’UNESCO


La lingua latina non è certo reliquia da relegare in soffitta, ma una “straordinaria passaporta” verso il nostro futuro e l’ossatura valoriale della società occidentale. Con questa profonda consapevolezza nasce il progetto “Urbes Latinae Linguae® – La rete dei Certamina”, un’ambiziosa iniziativa che mira a candidare i concorsi di latino italiani come Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità presso l’UNESCO.

L’obiettivo del comitato promotore — composto dalla prof.ssa Elena Merino Gómez, dal prof. Renato Benintendi, dall’ing. Massimo Sera e dall’avv. Daniela Reale — è quello di creare un’organizzazione stabile che riunisca le eccellenze italiane nella promozione delle materie classiche, contrastando la progressiva marginalizzazione dello studio del latino in Europa.

La rete, in continua espansione, unisce storicamente i poli più importanti dei Certamina italiani, veri e propri luoghi dell’identità storica legati ai grandi autori della classicità: Arpino (Marco Tullio Cicerone – Eloquenza); Napoli (Virgilio – Epos); Sulmona (Ovidio – Mito); Venosa (Orazio – Satire e Ars Vivendi); Padova (Tito Livio – Storiografia); Terni (Tacito – Storiografia); Salerno (Ippocrate – Schola Medica Salernitana).

Queste competizioni sono gare di traduzione, che divengono potenti mezzi di trasmissione della tradizione letteraria e dei valori etico-civili (come dignitas, humanitas, fides e pax) alle nuove generazioni.

Un momento fondamentale per il consolidamento di questo progetto si terrà nell’ambito del Certamen Ciceronianum Arpinas, la competizione internazionale istituita nel 1980 che ogni anno richiama studenti da tutta Europa nella città natale di Cicerone.

Sabato 9 maggio 2026, alle ore 17:00, presso Palazzo Borromeo ad Arpino, si terrà una conferenza ufficiale dedicata al progetto UNESCO “Urbes Latinae Linguae – La rete dei Certamina”. L’incontro vedrà gli interventi dei promotori del progetto: l’avv. Daniela Reale, la prof.ssa Elena Merino Gomez e il prof. Renato Benintendi.
In questo prestigioso contesto sarà presente Anna Paola Tantucci, Presidente di E.I.P. Italia École Instrument de Paix e organizzatrice del Certamen latinum “Vittorio Tantucci”.

La proposta di adesione del Certamen “Vittorio Tantucci” rappresenta un tassello cruciale per la rete Urbes Latinae Linguae, in quanto ne condivide l’elemento fondante della collaborazione strutturata e dell’eccellenza. Dedicato alla memoria del celebre autore della più nota grammatica e sintassi latina del dopoguerra, questo concorso rappresenta un unicum nel panorama nazionale. A differenza delle competizioni tradizionali, il “Tantucci” non richiede la traduzione di un testo antico, ma la creazione di un testo originale in lingua latina (in prosa, in poesia o attraverso elaborati multimediali). Sotto il motto istituzionale “Musae alunt oblectant ornant solantur”, il Certamen ha chiamato gli studenti a vestire i panni degli antichi autori per affrontare temi di stringente attualità globale: dalla tutela ambientale, al dramma dei profughi nel Mediterraneo, fino al valore della pace e della solidarietà.

L’unione di queste eccellenze sotto l’egida del progetto UNESCO dimostra, ancora una volta, che la lingua latina è uno strumento vivo e pulsante. Come ricordato nel Preambolo dell’Atto Costitutivo dell’UNESCO, “poiché le guerre nascono nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace”.
E i Certamina, educando al pensiero critico e alla bellezza, continuano a costruire instancabilmente queste difese.

Avviso MIM sulle Competenze non cognitive: una occasione per progettare l’Educazione alla pace a scuola

Avviso Pubblico 537/2026 – richieste e opportunità per le istituzioni scolastiche


Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha recentemente emanato l’Avviso Pubblico 537/2026 (D.M. 15 gennaio 2026, n. 6), invitando le istituzioni scolastiche a candidarsi per la “sperimentazione nazionale finalizzata allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici” istituita dalla Legge 19 febbraio 2025, n. 22.
L’obiettivo primario di questa importante innovazione legislativa è il miglioramento del successo formativo, intervenendo alla radice per prevenire analfabetismi funzionali, povertà educativa e dispersione scolastica.
L’Avviso richiede alle scuole di presentare, entro le ore 23:59 del 30 aprile 2026, una proposta progettuale (tramite l’Allegato 1) che delinei:
– adozione di metodologie didattiche attive, partecipative e innovative;
– modalità di integrazione di queste competenze nelle pratiche di insegnamento e nel curricolo scolastico;
– criteri e strumenti di rilevazione coerenti con le competenze chiave europee;
– creazione di partenariati con organizzazioni del Terzo settore e del volontariato per valorizzare le potenzialità e i talenti degli studenti.

In un’epoca segnata da profonde complessità e incertezze, come tradurre queste richieste in un progetto dotato di senso e visione?
La risposta più alta e coerente è l’Educazione alla Pace.
Gli stessi Orientamenti allegati alla norma chiariscono che lo scopo profondo della sperimentazione non è una semplice aggiunta di percorsi isolati, ma il far fiorire le personalità degli studenti affinché siano capaci di “dare un contributo significativo alla società in termini di pace, integrazione e sostenibilità” (vedi Orientamenti).
Questa visione si radica saldamente alla “Raccomandazione sull’Educazione alla pace, ai Diritti Umani, alla comprensione internazionale, alla cooperazione, alle libertà fondamentali, alla cittadinanza globale e allo sviluppo sostenibile” adottata dall’UNESCO nel 2023.
L’UNESCO sottolinea l’urgenza di un’educazione “trasformativa” che prepari gli studenti ad agire come promotori di società pacifiche, giuste e inclusive. Sviluppare le competenze non cognitive significa, secondo la Raccomandazione, promuovere abilità cruciali quali il pensiero analitico e critico e la capacità di risoluzione pacifica dei conflitti; l’autoconsapevolezza, per gestire le emozioni e mostrare empatia;
il rispetto per la diversità e le competenze collaborative basate sulla comunicazione non violenta.

Per dare massima coerenza didattica e tradurre i valori UNESCO in pratica quotidiana, le attività progettuali possono trovare il loro sfondo integratore nei sei Principi universali di Educazione civica, elaborati a Ginevra nel 1968 da Jean Piaget e Jacques Muhlethaler, fondatori dell’Associazione Mondiale “Ecole Instrument de Paix”. Questi principi uniscono in modo indissolubile lo sviluppo cognitivo a quello socio-emotivo: comprensione reciproca (La scuola apre a tutti i fanciulli del mondo la strada della comprensione reciproca); rispetto (La scuola educa al rispetto della vita e degli uomini); empatia e tolleranza (La scuola educa alla tolleranza, qualità che permette di accettare, negli altri, sentimenti, maniere di pensare e di agire, diversi dai propri); responsabilità (La scuola sviluppa nel fanciullo il senso di responsabilità); altruismo e collaborazione (La scuola educa il fanciullo all’altruismo e alla solidarietà).
Basare il progetto su questi pilastri permette di applicare in modo organico modelli internazionali (come il framework CASEL o il SEE Learning), sviluppando empatia, consapevolezza sociale e abilità relazionali degli studenti.

In virtù di questo quadro delineato, l’Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace ETS, impegnata dal 1972 nell’Educazione ai Diritti Umani e alla Pace, offre la propria disponibilità per una collaborazione strategica e un partenariato diretto con le istituzioni scolastiche, così come caldamente incoraggiato dal Ministero.
Non proponiamo “pacchetti pre-confezionati”, ma mettiamo a disposizione il nostro storico bagaglio di metodologie e saperi per co-progettare un intervento su misura con le comunità scolastiche.
Insieme, possiamo strutturare la proposta per la compilazione dell’Allegato 1, definendo il ruolo dei partner e facilitando l’integrazione organica di queste attività nel Curricolo d’istituto

Considerando l’imminente scadenza fissata per il 30 aprile 2026, vi invitiamo a contattare EIP Italia per verificare insieme l’opportunità di sviluppare insieme una parte del lavoro.

Insieme possiamo trasformare questa sperimentazione in un’opportunità reale per formare “costruttori di pace”.


La diversità è la nostra ricchezza

Al Museo Nena l’arte a fumetti contro il razzismo


Sabato 21 marzo, alle ore 17.30, si è svolta con grande successo la presentazione del fumetto “La diversità è la nostra ricchezza” presso il Museo Alfiero Nena, situato in via Edoardo d’Onofrio 35/37 a Roma. L’evento, organizzato da SOS Razzismo e dall’Associazione Fidia-Museo Nena, è stato appositamente fissato in occasione della Giornata internazionale contro la discriminazione razziale, indetta dall’ONU per ricordare l’eccidio di Sharpeville in Sudafrica.

Il progetto editoriale è liberamente ispirato al celebre libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” di Tahar Ben Jelloun. L’idea nasce dalla forte volontà di Angela Scalzo, giornalista e presidente di SOS Razzismo (associazione attiva nel contrasto alle discriminazioni fin dal 7 ottobre 1989), che fin dall’uscita del libro nel 1997 sognava di tradurlo in un fumetto da distribuire a ragazzi e famiglie.
Il progetto ha trovato la sua realizzazione concreta grazie all’incontro tra l’Associazione e gli studenti del Liceo Artistico “Enzo Rossi” di Roma, dove è emerso il grande talento di Elena Romagnoli, una bravissima ragazza di appena sedici anni.

Elena, che concilia gli studi liceali con la frequenza del primo anno del triennio accademico al Conservatorio di Santa Cecilia, ha realizzato le 15 tavole che compongono l’opera, arrivando a lavorare anche di notte pur di non sottrarre tempo allo studio. L’obiettivo del fumetto è parlare ai più giovani con un linguaggio all’apparenza semplice ma profondo, supportato da colori vivaci e tratti espressivi che rendono la narrazione immediata e intensa. Come ha raccontato l’autrice stessa durante l’evento, il lavoro le ha permesso di rappresentare un messaggio cruciale in modo diretto, rimanendo molto colpita dalla frase del testo: “il razzista soffre di un complesso di inferiorità o di superiorità”. La copertina, che corrisponde all’ultima illustrazione del racconto, è altamente simbolica: raffigura fasci di luce provenienti dalle stelle che confluiscono sulla testa di ogni ragazzo, a dimostrazione che la diversità non è qualcosa da temere, ma una ricchezza da scoprire.

La presentazione si è svolta in una cornice di grande suggestione, con il pubblico avvolto dall’eleganza delle statue di Alfiero Nena, grande amico dell’EIP scomparso nell’ottobre del 2020. Dopo l’accoglienza a cura del direttore del Museo, Luigi Matteo, sono intervenuti per i saluti istituzionali Annarita Leonbruni, Vicepresidente e Assessora alle Politiche Educative e Scolastiche del IV Municipio di Roma, e il Consigliere Ruggiero Piccolo, circondati da professori, studenti e rappresentanti di SOS Razzismo. Il filo conduttore della serata, un vero e proprio invito alla riflessione, è stato riassunto in una frase emblematica: “Un fumetto può cambiare il modo di guardare il mondo? Noi pensiamo di sì. E vogliamo provarci”.

A chiudere questo incontro sul valore delle differenze c’è stata una straordinaria sorpresa fuori programma: un emozionante momento musicale che ha visto Elena Romagnoli esibirsi alla marimba, accompagnata al pianoforte dalla madre Sara Matteo. La loro esecuzione del secondo movimento di un concerto per marimba e pianoforte, ricca di passaggi di virtuosismo, ha impressionato i presenti, scatenando una lunga ovazione in piedi e la consegna di un bellissimo omaggio floreale.

Il fumetto, autofinanziato da SOS Razzismo Italia, è un’opera piccola nelle dimensioni ma enorme nel messaggio e mira ad arrivare nelle mani di quanti più ragazzi possibile. Attualmente è disponibile nei formati A4 e A5. Chiunque desideri supportare il progetto o acquistare una copia può farne richiesta diretta scrivendo alla mail dell’associazione: sosroma@pec.sosrazzimo.com

“Incipit vita nova”. Dialogo a distanza con Luciano Corradini.


Una videochiamata pomeridiana a tre. Gli schermi mostrano Luciano Corradini, professore emerito, uno dei padri della pedagogia in Italia; Anna Paola Tantucci, presidente nazionale EIP Italia e amica storica di Luciano; e Francesco Rovida, dirigente scolastico e coordinatore della formazione EIP. Nonostante la distanza fisica, il clima è cordiale e amichevole.


Anna Paola: Caro Luciano, è una gioia vederti, anche se solo attraverso questo schermo. Ho qui sul tavolo il tuo nuovo libro, Incipit vita nova, pubblicato per i tipi di Diogene Multimedia. A un certo punto della vita, aprire i cassetti della memoria è sempre conseguenza e fonte di emozioni e di timori.
In questo testo tu pubblichi un carteggio giovanile degli anni ’50, affidato a fogli  nascosti tra i libri e anche a quaderni di “appunti di storia  contemporanea”, scambiati, negli ultimi tre anni di liceo con una tua compagna di classe che chiami Beatrice.
Come mai hai deciso di rendere pubblica questa tua intima vicenda proprio ora, a novant’anni, e perché hai scelto questo titolo evocativo dal famoso “libello” di Dante?

Luciano: Cara Anna Paola, è una gioia anche per me parlare con voi di questa la decisione, ma confesso che è anche frutto di dubbi e di riflessioni mie, della mia famiglia e di alcuni che mi hanno portato a considerare quel mucchio di carte come un’utile testimonianza “storica”, e non una sorta di scortesia rivolta alla loro madre. Io pensai invece che quel carteggio, ripensato in riferimento alla nostra lunga vita, e ai dati emersi dalle ricerche sociologiche e dalle cronache  nere inquietanti sulle violenze che caratterizzano percentuali rilevanti del mondo giovanile, potevano forse svolgere la funzione di un piccolo barile d’olio versato nel mare in tempesta delle relazioni tra adolescenti d’oggi e i “femminicidi” che affliggono il nostro tempo. 
In conclusione, più che ascoltare i consigli di un vecchio professore, ho pensato di fare una “diretta” sul dialogo scritto fra due adolescenti, rivelando un segreto tenuto nascosto per una sessantina d’anni e infine svelato non per fare prediche, ma per far conoscere come per circa tre anni, dai sedici ai diciotto, un ragazzo e una ragazza hanno cercato di mettere d’accordo cuore, cervello, letteratura, ormoni, fede, speranza e carità,  dialogando, sognando, soffrendo, disperandosi e ricominciando a cercare di capirsi in termini di sincera amicizia. Così ho riaperto con scrupolo “filologico” un vecchio fascicolo blu conservato in un armadio e sopravvissuto ai cinque o sei traslochi che ho vissuto con la famiglia nella mia lunga vita. Confesso che sono stato incuriosito anche dalla lettura di un romanzo di un mio ex studente ormai famoso scrittore, docente e sceneggiatore, Alessandro D’Avenia, che parlava di amori adolescenziali, nel notissimo Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori, 2010). Rileggendo i nostri foglietti ingialliti, ho capito che quelle dinamiche contenevano profondi motivi pedagogici.
Il titolo del libro si richiama a Dante perché, come per lui, anche per me il ricordo di quell’amore giovanile ha segnato una vera “novità di vita”, facendomi scoprire non solo un sentimento, ma la mia vera vocazione.

Francesco: Professore, mi inserisco in questa bella chiacchierata pensando con lo sguardo di chi vive ogni giorno tra i ragazzi. Nelle tue lettere a Beatrice si nota un intreccio formidabile: tu eri innamorato, ma al tempo stesso cercavi di guidarla, di farla riflettere, quasi di educarla. Come si fondono questi due aspetti, l’affetto e l’educazione, nella mente di un giovane liceale?

Luciano: Francesco, tu sai bene quanto siano complesse le dinamiche tra i banchi di scuola. Io ero proiettato in avanti, cercavo di convincerla a intraprendere un lungo “viaggio” insieme: in questo tentativo c’era un’ingenua  e insieme accorata richiesta di reciprocità, ma anche il desiderio donarle il mio mondo interiore. Nel libro c’è un passaggio che spiega bene questo concetto, richiamando l’episodio della volpe e del Piccolo Principe. Lo cito testualmente, da pagina 15: “Nel nostro caso si tratta di un intreccio circolare: amare per educare e educare per amare”. È una dinamica fatta di umiltà, frustrazioni, ma anche di profondo rispetto per la libertà dell’altro e della propria sincera e leale convinzione.

Anna Paola:  Eppure, Luciano, noi sappiamo bene che quella storia con Beatrice non si concluse con il matrimonio.   
Con la tua Beatrice vi siete lasciati prima degli esami di maturità. Molti, leggendo, potrebbero interpretarla come la storia comune a molti amori giovanili destinati a finire e talvolta vissuti come fallimento. Credo che proprio i giovani, oltre agli adulti chiamati in causa, genitori e docenti, dovrebbero leggere il tuo libro perché potrebbe offrire loro una chiave di interpretazione dei sentimenti.
Tu, guardandoti indietro alla luce dell’esperienza di una vita, come la valuti oggi?

Luciano: Per nulla al mondo la considero una sconfitta o tempo perso, Anna Paola. Anzi, a distanza di decenni, entrambi abbiamo riconosciuto che quel continuo lavoro interiore è stato un tesoro formativo incalcolabile. Attraverso quei bigliettini furtivi abbiamo imparato a capire il peso della libertà, l’importanza di fare sul serio nella vita e l’impegno verso lo studio e la fede. È stato un “patrimonio” umano che ha poi dato i suoi veri frutti quando, successivamente, abbiamo formato le nostre rispettive famiglie con altre persone. Le lettere che ci siamo scambiate 35 anni dopo la maturità, pubblicate da pag. 113 a 117 del libro, dimostrano perché abbiamo dato entrambi una valutazione positiva del nostro “fallimento”.

Anna Paola: Vi siete tenuti in contatto nel tempo?  E a proposito di famiglie, è all’Università Cattolica di Milano che il Signore ha risposto alla tua preghiera, facendoti incontrare la tua amata Bona. In questo volume c’è una parte bellissima, scritta in occasione del vostro cinquantesimo anniversario di matrimonio, dedicata ai vostri figli e nipoti, da pag 119 a 130. Ci racconti come avete trasformato quella promessa giovanile in una sinfonia durata una vita intera, che tutti noi dell’ EIP guardiamo come esempio ?

Luciano: L’incontro con Bona è avvenuto nelle aule dell’università, perché a poco a poco abbiamo scoperto di avere gli stessi sogni e la stessa visione della vita. Ricordo che sul suo quaderno scrissi che tra me e lei ci sarebbe sempre stato un “terzo”, ovvero l’amore in Cristo. Ai nostri figli e nipoti abbiamo voluto lasciare una traccia di questo percorso, perché crediamo che la nostra famiglia sia nata anche grazie a quel terreno preparato in gioventù. A questo proposito, cito la pagina 130 del testo, dove abbiamo rivolto ai nostri nipoti questo invito: “non aspettate i reumatismi della vecchiaia per accorgervi che Dio vi ha creato, che ci attende tutti in un Regno che non vuole costruire senza di noi; e che gli altri hanno bisogno di noi, come noi di loro”. È un lascito per le nuove generazioni.

Francesco: Riprendo proprio questo tuo appello ai giovani, Luciano. Oggi i ragazzi sembrano chiusi in una solitudine digitale, comunicano in modo frammentato, spesso soffrono di ansia e di “ritiro sociale”. Sei convinto che la lettura di un amore così “antico”, fatto di lettere vergate a mano e di lunghe attese, possa davvero interessare o scuotere i nostri studenti iperconnessi?

Luciano: Lo spero vivamente. Spesso pensiamo che la distanza temporale e tecnologica sia un ostacolo insormontabile, ma in realtà questa profonda diversità di mezzi e di linguaggi può incuriosirli, perché i problemi della vita e della morte, della solitudine e dell’amicizia, dell’amore e dell’odio, cioè della ricerca di trovare senso in questa complicata esistenza e di conferirle senso attraverso le nostre scelte di vita appartiene a tutte le epoche. Leggendo questi pensieri, i ragazzi di oggi possono chiedersi cosa si siano persi per strada nel corso dei decenni, dal Dopoguerra in poi, e che cosa possono fare per “cavarsela” in questo mondo complicato ed esposto a tragedie e disperazioni.  Già nell’Ottocento si diceva che chi vuole crearsi un paradiso in terra, senza limiti e rinunce, finisce per farne un inferno. 
Le urgenze del cuore umano non sono cambiate; i giovani hanno solo bisogno di capire che l’amore è un incontro che richiede coraggio e costruzione paziente, non è una garanzia automatica e non si risolve in un clic.

Anna Paola: Un’ultima domanda Luciano, una tua riflessione proprio sul ruolo della scuola alla luce del tuo lavoro infaticabile all’Università, come Presidente dell’UCIIM come maitre à penser per i docenti e dirigenti dell’EIP e nella carica istituzionale di vicepresidente del Consiglio nazionale della Pubblica istruzione, in cui hai cominciato ad ascoltare e a dar voce ai giovani, nell’ambito dei progetti Giovani ‘93/2000, anche come sottosegretario della Pubblica Istruzione nel Governo Dini, hai potuto sostenere per un anno e mezzo la pubblicazione edita dal Poligrafico dello Stato intitolata “Studenti &C, mensile della Pubblica Istruzione per i giovani e viceversa”. Di fronte a emergenze terribili come la violenza di genere, cosa deve fare oggi una comunità scolastica per educare davvero all’affettività e al rispetto?

Luciano: La scuola ha il dovere costituzionale di educare e non limitarsi a fornire fredde informazioni igienico-sanitarie. L’educazione affettiva e sessuale deve passare attraverso quella che in diverse commissioni ministeriali abbiamo contribuito a delineare come Educazione civica e cultura costituzionale. Ci sono diversi documenti importanti nel patrimonio della normativa sull’istruzione in Italia, che sono spesso dimenticati. Dalle riflessioni fatte in merito alla legge sull’educazione alla salute abbiamo messo a fuoco dei diritti e dei doveri.  Abbiamo cercato di facilitare l’avvicinamento dei ragazzi al mistero della persona e la responsabilità verso sé stessi e verso gli altri, a tutti i livelli della convivenza umana, oggi resa più precaria dal misconoscimento del diritto internazionale dei diritti umani. Fin dalle prime età della vita scolastica dobbiamo creare un ambiente in cui concetti come il pudore e l’uguaglianza tra gli esseri umani non vengano derisi come cimeli del passato, ma valorizzati come condizioni di rispetto reciproco e di salvezza del Pianeta. È fondamentale promuovere una conoscenza che sia scientificamente fondata ma anche eticamente responsabile, aiutando i ragazzi a gestire la propria affettività senza banalizzarla.


Luciano Corradini, Incipit vita nova. Carteggio d’amore di due liceali negli anni Cinquanta. Riflessioni sulla nostra famiglia e sull’educazione nella scuola di tutti, Diogene Multimedia, 2026

Oltre il presente: educare ai diritti del futuro

La valutazione di impatto generazionale in un Paper di ASVIS


Insegnare la pace e i diritti umani significa, prima di tutto, coltivare un profondo senso di responsabilità verso l’altro. Di solito, questo “altro” ha il volto dei nostri studenti o dei popoli che soffrono nel presente. Tuttavia, il recente rapporto “Future Paper 1/2026” ci invita a estendere il nostro sguardo a chi ancora non ha voce: le generazioni future. La giustizia intergenerazionale non è solo una questione economica, ma un pilastro di solidarietà comunitaria che affonda le radici nella tutela dei diritti fondamentali nel tempo. In Italia, la Legge n. 167 del 2025 ha finalmente sancito l’obbligo per il Governo di valutare le nuove norme in termini di effetti sociali e ambientali sulle giovani generazioni. Si tratta di un salto culturale che trasforma il principio costituzionale di tutela del futuro, inserito nel 2022, in uno strumento operativo concreto.

Perché questa legge non rimanga un esercizio burocratico, gli autori del Paper propongono dieci raccomandazioni strategiche che noi, come associazione impegnata nell’educazione, dobbiamo conoscere e sostenere.

La prima raccomandazione suggerisce di assumere la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) come una vera “infrastruttura cognitiva permanente” del processo normativo, superando la logica dei singoli settori per abbracciare una prospettiva estesa a tutto il corso della vita. Il secondo punto esorta a utilizzare la VIG come una leva per spostare le politiche pubbliche da una logica puramente difensiva a una generativa, capace di ampliare le opportunità e l’autonomia delle nuove generazioni. Terzo, è fondamentale rafforzare la partecipazione delle cittadine, dei cittadini e soprattutto delle e dei giovani, rendendola una componente strutturale e non simbolica della valutazione.
La quarta indicazione riguarda la necessità di garantire l’indipendenza tecnica degli organismi responsabili della VIG, dotandoli di risorse umane e strumentali qualificate per assicurare analisi di alta qualità. Quinto, occorre rafforzare la capacità del Parlamento di utilizzare i risultati della VIG, estendendo la valutazione anche agli emendamenti introdotti durante l’iter legislativo. Sesto, bisogna assicurare la tempestività della valutazione, in particolare per i decreti-legge che determinano effetti significativi sui giovani.
Il settimo pilastro promuove l’uso della VIG a livello locale, favorendo lo scambio di buone pratiche tra Comuni, Regioni e Stato per creare modelli comuni di giustizia intergenerazionale. Ottavo, è indispensabile potenziare il sistema informativo nazionale e l’ecosistema dei dati su infanzia, adolescenza e transizioni generazionali per basare le scelte su evidenze solide. Nona raccomandazione: rafforzare la base metodologica della VIG costruendo modelli e indicatori integrati che includano non solo variabili economiche, ma anche sociali e ambientali. Infine, la decima, invita a considerare sempre gli effetti degli andamenti demografici di medio-lungo periodo, rendendo espliciti i compromessi necessari in contesti di bassa fecondità e invecchiamento accelerato.

Come educatori, sappiamo che la povertà educativa è la più subdola delle ingiustizie, poiché nega alle bambine e ai bambini la possibilità di affrontare le sfide del proprio tempo con strumenti adeguati. L’equità intergenerazionale è, in ultima analisi, un patto educativo che riconosce nell’istruzione la chiave per la dignità e la partecipazione attiva.


LABORATORIO DI CITTADINANZA:
IL FUTURO SOTTO PROCESSO

Una proposta di Debate

La Tesi del Giorno: “Questa Assemblea approva l’introduzione di una tassa immediata sul consumo di plastica monouso e sui voli aerei nazionali per finanziare un fondo pensionistico garantito e borse di studio digitali per chi nascerà dopo il 2030.”

Per preparare le argomentazioni, entrambe le squadre devono analizzare la proposta usando le domande chiave utilizzate dagli esperti in Europa:
Impatto sulle fasi della vita: Questa misura svantaggia ingiustamente le persone che si trovano in una particolare età oggi (es. i lavoratori attuali o i giovani che viaggiano per studio)?
Impatto nel tempo: La legge crea benefici solo tra molto tempo o danneggia eccessivamente chi vive nel presente?
Trasmissione delle disuguaglianze: Questa scelta rischia di far sì che chi è già povero oggi lo sarà ancora di più in futuro?
Libertà di scelta: Stiamo decidendo troppo per chi verrà dopo, limitando le loro opzioni di vita?
Visione comune: Questa legge ci avvicina o ci allontana dall’idea di Italia e di Europa che vogliamo costruire per il 2050?

SQUADRA PRO (custodi): deve dimostrare che preservare le risorse e garantire diritti a chi non ha ancora voce è l’unico modo per rispettare la Costituzione e il principio di “giusti risparmi”. Deve puntare sulla necessità di correggere i debiti ambientali e sociali ereditati.

SQUADRA CONTRO (“realisti”): deve dimostrare che la misura crea un’ingiustizia immediata verso chi vive oggi, magari aumentando la povertà delle famiglie attuali per un beneficio incerto. Deve analizzare se il “tasso di sconto” applicato al benessere presente sia troppo alto.

Ricordiamo che per rendere queste discussioni efficaci, il Paese dovrebbe seguire le linee guida del Paper:
assumere la valutazione generazionale come infrastruttura cognitiva permanente
spostare le politiche verso una logica generativa e non solo difensiva rafforzare la partecipazione strutturale dei giovani
garantire l’indipendenza tecnica di chi valuta le leggi
potenziare la capacità del Parlamento di analizzare gli impatti nel tempo
assicurare che la valutazione sia tempestiva per ogni atto normativo
promuovere l’uso di questi strumenti anche a livello locale nei Comuni
potenziare i dati su infanzia e adolescenza per decidere meglio
rafforzare la base metodologica con modelli scientifici integrati
considerare sempre l’effetto reale degli andamenti demografici nel lungo periodo

Per l’insegnante: Questo esercizio trasforma la scuola in un “laboratorio di democrazia anticipatoria”, dove i ragazzi imparano che ogni scelta politica ha una “eco” che risuona per decenni.


Oltre i confini: il coraggio delle donne iraniane tra repressione e libertà

Dedichiamo l’8 marzo alle donne iraniane


L’8 marzo non è soltanto una ricorrenza sul calendario, ma un momento di profonda riflessione politica e umana che quest’anno volge lo sguardo verso l’Iran. In quel territorio, la condizione femminile è segnata da una dicotomia lacerante: da un lato l’oppressione sistematica esercitata dal regime, dall’altro una resistenza civile senza precedenti che ha visto le nuove generazioni porsi in prima linea per il cambiamento.

Nonostante la brutale repressione seguita alle proteste del 2022, scatenate dalla tragica morte di Mahsa Amini, il panorama sociale iraniano è mutato in modo irreversibile. A Teheran e in molte altre città, migliaia di donne hanno compiuto una scelta dirompente nella sua semplicità: hanno smesso di indossare il velo obbligatorio. Questo atto di sfida quotidiana è diventato un fenomeno talmente capillare da superare la capacità di controllo degli apparati di sicurezza. Il governo ha reagito intensificando la sorveglianza e introducendo nuove leggi restrittive nel tentativo di ripristinare il controllo sociale, ma la spinta verso la libertà appare ormai inarrestabile. Figure iconiche come Narges Mohammadi, Premio Nobel per la pace 2023, continuano a guidare la resistenza persino dalle celle di un carcere, ricordando al mondo che la vera rivoluzione nasce dal popolo, poiché il regime attuale non rispecchia più le istanze e l’identità della società civile.

Per onorare questa lotta e approfondire le dinamiche di un movimento che scuote le coscienze globali, la Municipalità 5 di Napoli ha organizzato un incontro di alto valore civile dal titolo “Oltre i confini: diritti, democrazia e coraggio delle donne iraniane”. L’appuntamento è fissato per mercoledì 11 marzo alle ore 10:00 presso la Sala Silvia Ruotolo, in via Morghen 84, al secondo piano.

L’evento si aprirà con i saluti istituzionali di Clementina Cozzolino, Presidente della Municipalità 5, e di Tiziana D’Aniello, Assessora alle Pari Opportunità. La mattinata sarà introdotta e moderata da Ersilia Di Palo, di EIP Italia Scuola Strumento di Pace, che guiderà un dibattito ricco di testimonianze e analisi tecniche.

Tra gli interventi principali, l’attivista Rozita Shoaei, dell’Associazione Culturale Azadi degli Iraniani di Napoli, illustrerà il “Movimento Donna. Vita. Libertà” come espressione massima di democrazia in Iran. A seguire, l’avvocato Natascia Jafary, membro della Commissione Diritti Umani COA Napoli, esaminerà la condizione della donna tra violenza sociale e violazione dei diritti umani, mentre Pierluigi Romanello, della Commissione Pari Opportunità DiGiur della Federico II, offrirà un excursus storico e legale sulle discriminazioni del passato e del presente. L’incontro vedrà anche la partecipazione di Isabella Continisio e Margherita Siniscalchi, rispettivamente Presidenti delle Commissioni Pari Opportunità e Scuola, per ribadire l’importanza dell’educazione e della solidarietà internazionale come strumenti di emancipazione.

Salvo d’Acquisto: una morte per la Vita

Il racconto di una giornata in memoria di un eroe


ROMA«Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e non ho paura!». Con queste parole vibranti, testimonianza estrema di fede e coraggio, si è aperto il ricordo del vicebrigadiere Salvo d’Acquisto durante l’evento culturale svoltosi giovedì 26 febbraio presso l’auditorium della parrocchia di San Pio X alla Balduina.
L’incontro ha inteso onorare il sacrificio del giovane Carabiniere che, il 23 settembre 1943, offrì la propria vita presso la Torre di Palidoro per salvare ventidue civili innocenti dalla rappresaglia nazista. Un gesto che oggi lo vede riconosciuto come Venerabile dalla Chiesa e come esempio intramontabile di responsabilità civile.

L’evento ha avuto inizio con un momento di profonda commozione: l’esecuzione del silenzio d’ordinanza, un tributo doveroso a Salvo d’Acquisto e a tutti i Carabinieri caduti nell’adempimento del dovere. A fare gli onori di casa è stato il parroco, monsignor Andrea Celli, che nei suoi saluti iniziali ha sottolineato l’importanza di mantenere viva la memoria di figure che hanno incarnato l’amore cristiano per il prossimo fino al dono supremo di sé.

Il cuore dell’incontro è stata la lectio magistralis del professor Pierluigi Guiducci, storico della Chiesa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Attraverso una dettagliata presentazione di slide, il professore ha illustrato il tema “Salvo d’Acquisto. Una morte per la vita”, approfondendo il contesto storico e umano in cui maturò il sacrificio del vicebrigadiere.
L’intervento si è basato sulle ricerche condotte dallo stesso Guiducci per il suo volume omonimo, di cui è stata donata una copia a tutti i presenti come strumento di riflessione e approfondimento. Le immagini proiettate hanno ripercorso i momenti salienti di quel tragico 1943, restituendo al pubblico non solo l’eroe, ma l’uomo animato da una fede incrollabile.

Un altro momento significativo è stata la consegna del premio “Estote parati”, conferito a personalità che si sono distinte per il loro impegno pluriennale al servizio della Chiesa e della comunità. La serata si è conclusa con l’intervento finale di monsignor Celli, che ha ribadito come l’esempio di d’Acquisto debba essere una bussola per le nuove generazioni.

All’evento ha partecipato un nutrito comitato d’onore, a testimonianza dell’importanza della figura di Salvo d’Acquisto: esponenti del mondo ecclesiale, accademico e istituzionale si sono uniti ai rappresentanti delle associazioni culturali e della cittadinanza per rendere omaggio a un uomo che, ancora oggi, continua a “rinascere” nel cuore di chi crede nei valori della giustizia e del sacrificio.

Al martire Salvo d’Acquisto EIP Italia da molti anni dedica una sezione del proprio Concorso Nazionale.
Anche quest’anno è previsto un premio specifico che viene assegnato alla scuola che realizza progetti didattici incentrati sulla “memoria”, con riferimento al tema del Concorso nazionale, anche con un premio speciale “per la Cittadinanza digitale”.
Qui trovate tutte le indizioni.


Per chi volesse rivivere integralmente i momenti della giornata, è disponibile la registrazione dell’evento a questo link: https://www.youtube.com/live/_9MiOjzfu0o

Ci vediamo a Didacta Italia

Il programma promosso dall’Istituto Comprensivo “Petrone” di Campobasso in collaborazione con EIP Italia


L’Istituto Comprensivo “Igino Petrone” di Campobasso si conferma protagonista dell’innovazione educativa italiana partecipando alla fiera Didacta Italia 2026, presso la Fortezza da Basso di Firenze dal 11 al 13 marzo prossimi.
In stretta collaborazione con EIP Italia Scuola Strumento di Pace, l’istituto molisano presenta un fitto calendario di eventi per presentare e condividere la progettualità e le riflessioni teorico attive con la rete nazionale “Didattica da Fuoriclasse”.
Questa sperimentazione trasforma l’aula tradizionale in un “paesaggio didattico” e in una “bottega” orientativa. Attraverso il design thinking e le “sceneggiature educative”, gli studenti diventano protagonisti attivi, lavorando in classi aperte e intergenerazionali per sviluppare soft skill e competenze curricolari in modo trasversale.


Mercoledì 11 Marzo
Suono e Lingua
La partecipazione si apre alle ore 11:00 (Sala Seminari S13) con un focus sull’integrazione tra musica e discipline STEAM nel paesaggio didattico, a cura del Dirigente Giuseppe Natilli e della Prof.ssa Fabrizia Manocchio (per iscriverti clicca qui).
Nel pomeriggio, alle ore 17:00 presso lo Stand j65, l’attenzione si sposta sul progetto “Amice Latine Discere”. L’incontro, che vede la partecipazione della Presidente Nazionale EIP Italia Anna Paola Tantucci insieme alle docenti Minicucci, Dalicco e Presutti, approfondisce lo studio del latino “fuoriclasse” in stretta connessione con i due Certamina dedicati alla valorizzazione delle eccellenze: Amice latine discere e il Certamen latinum “Vittorio Tantucci – Musae alunt oblectant ornant solantur

Giovedì 12 Marzo
Progettazione e Crescita
La seconda giornata è dedicata alla struttura del modello educativo. Alle ore 12:30, il Comitato tecnico scientifico dell’istituto illustra il passaggio operativo da scuola tradizionale a paesaggio didattico.
Alle ore 15:30 (Sala Seminari S13), il Dirigente Natilli e la Prof.ssa Paola Pinelli presentano il Design Thinking come metodologia per progettare la scuola del futuro partendo dall’analisi delle criticità. La giornata si conclude alle ore 17:00 con un intervento delle docenti Palange, Padulo, Totaro, Fanelli e Cornacchione sul tema della crescita come atto creativo e salto evolutivo dall’intuizione al pensiero.
(per iscriverti clicca qui)

Venerdì 13 Marzo
Competenze per il Futuro
Il programma termina alle ore 11:00 con l’incontro “Ritorno al Reale” a cura delle Prof.sse Pinelli e Pasquale. L’intervento analizza come i paradigmi S.T.E.A.M. e S.C.A.L.E. trovino applicazione concreta in attività che spaziano dal coding all’organizzazione del ballo di fine anno, con l’obiettivo di formare i cittadini di domani.