Avviso Pubblico 537/2026– richieste e opportunità per le istituzioni scolastiche
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha recentemente emanato l’Avviso Pubblico 537/2026 (D.M. 15 gennaio 2026, n. 6), invitando le istituzioni scolastiche a candidarsi per la “sperimentazione nazionale finalizzata allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici” istituita dalla Legge 19 febbraio 2025, n. 22. L’obiettivo primario di questa importante innovazione legislativa è il miglioramento del successo formativo, intervenendo alla radice per prevenire analfabetismi funzionali, povertà educativa e dispersione scolastica. L’Avviso richiede alle scuole di presentare, entro le ore 23:59 del 30 aprile 2026, una proposta progettuale (tramite l’Allegato 1) che delinei: – adozione di metodologie didattiche attive, partecipative e innovative; – modalità di integrazione di queste competenze nelle pratiche di insegnamento e nel curricolo scolastico; – criteri e strumenti di rilevazione coerenti con le competenze chiave europee; – creazione di partenariati con organizzazioni del Terzo settore e del volontariato per valorizzare le potenzialità e i talenti degli studenti.
In un’epoca segnata da profonde complessità e incertezze, come tradurre queste richieste in un progetto dotato di senso e visione? La risposta più alta e coerente è l’Educazione alla Pace. Gli stessi Orientamenti allegati alla norma chiariscono che lo scopo profondo della sperimentazione non è una semplice aggiunta di percorsi isolati, ma il far fiorire le personalità degli studenti affinché siano capaci di “dare un contributo significativo alla società in termini di pace, integrazione e sostenibilità” (vedi Orientamenti). Questa visione si radica saldamente alla “Raccomandazione sull’Educazione alla pace, ai Diritti Umani, alla comprensione internazionale, alla cooperazione, alle libertà fondamentali, alla cittadinanza globale e allo sviluppo sostenibile” adottata dall’UNESCO nel 2023. L’UNESCO sottolinea l’urgenza di un’educazione “trasformativa” che prepari gli studenti ad agire come promotori di società pacifiche, giuste e inclusive. Sviluppare le competenze non cognitive significa, secondo la Raccomandazione, promuovere abilità cruciali quali il pensiero analitico e critico e la capacità di risoluzione pacifica dei conflitti; l’autoconsapevolezza, per gestire le emozioni e mostrare empatia; il rispetto per la diversità e le competenze collaborative basate sulla comunicazione non violenta.
Per dare massima coerenza didattica e tradurre i valori UNESCO in pratica quotidiana, le attività progettuali possono trovare il loro sfondo integratore nei sei Principi universali di Educazione civica, elaborati a Ginevra nel 1968 da Jean Piaget e Jacques Muhlethaler, fondatori dell’Associazione Mondiale “Ecole Instrument de Paix”. Questi principi uniscono in modo indissolubile lo sviluppo cognitivo a quello socio-emotivo: comprensione reciproca (La scuola apre a tutti i fanciulli del mondo la strada della comprensione reciproca); rispetto (La scuola educa al rispetto della vita e degli uomini); empatia e tolleranza (La scuola educa alla tolleranza, qualità che permette di accettare, negli altri, sentimenti, maniere di pensare e di agire, diversi dai propri); responsabilità (La scuola sviluppa nel fanciullo il senso di responsabilità); altruismo e collaborazione (La scuola educa il fanciullo all’altruismo e alla solidarietà). Basare il progetto su questi pilastri permette di applicare in modo organico modelli internazionali (come il framework CASEL o il SEE Learning), sviluppando empatia, consapevolezza sociale e abilità relazionali degli studenti.
In virtù di questo quadro delineato, l’Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace ETS, impegnata dal 1972 nell’Educazione ai Diritti Umani e alla Pace, offre la propria disponibilità per una collaborazione strategica e un partenariato diretto con le istituzioni scolastiche, così come caldamente incoraggiato dal Ministero. Non proponiamo “pacchetti pre-confezionati”, ma mettiamo a disposizione il nostro storico bagaglio di metodologie e saperi per co-progettare un intervento su misura con le comunità scolastiche. Insieme, possiamo strutturare la proposta per la compilazione dell’Allegato 1, definendo il ruolo dei partner e facilitando l’integrazione organica di queste attività nel Curricolo d’istituto
Considerando l’imminente scadenza fissata per il 30 aprile 2026, vi invitiamo a contattare EIP Italia per verificare insieme l’opportunità di sviluppare insieme una parte del lavoro.
Insieme possiamo trasformare questa sperimentazione in un’opportunità reale per formare “costruttori di pace”.
Sabato 21 marzo, alle ore 17.30, si è svolta con grande successo la presentazione del fumetto “La diversità è la nostra ricchezza” presso il Museo Alfiero Nena, situato in via Edoardo d’Onofrio 35/37 a Roma. L’evento, organizzato da SOS Razzismo e dall’Associazione Fidia-Museo Nena, è stato appositamente fissato in occasione della Giornata internazionale contro la discriminazione razziale, indetta dall’ONU per ricordare l’eccidio di Sharpeville in Sudafrica.
Il progetto editoriale è liberamente ispirato al celebre libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” di Tahar Ben Jelloun. L’idea nasce dalla forte volontà di Angela Scalzo, giornalista e presidente di SOS Razzismo (associazione attiva nel contrasto alle discriminazioni fin dal 7 ottobre 1989), che fin dall’uscita del libro nel 1997 sognava di tradurlo in un fumetto da distribuire a ragazzi e famiglie. Il progetto ha trovato la sua realizzazione concreta grazie all’incontro tra l’Associazione e gli studenti del Liceo Artistico “Enzo Rossi” di Roma, dove è emerso il grande talento di Elena Romagnoli, una bravissima ragazza di appena sedici anni.
Elena, che concilia gli studi liceali con la frequenza del primo anno del triennio accademico al Conservatorio di Santa Cecilia, ha realizzato le 15 tavole che compongono l’opera, arrivando a lavorare anche di notte pur di non sottrarre tempo allo studio. L’obiettivo del fumetto è parlare ai più giovani con un linguaggio all’apparenza semplice ma profondo, supportato da colori vivaci e tratti espressivi che rendono la narrazione immediata e intensa. Come ha raccontato l’autrice stessa durante l’evento, il lavoro le ha permesso di rappresentare un messaggio cruciale in modo diretto, rimanendo molto colpita dalla frase del testo: “il razzista soffre di un complesso di inferiorità o di superiorità”. La copertina, che corrisponde all’ultima illustrazione del racconto, è altamente simbolica: raffigura fasci di luce provenienti dalle stelle che confluiscono sulla testa di ogni ragazzo, a dimostrazione che la diversità non è qualcosa da temere, ma una ricchezza da scoprire.
La presentazione si è svolta in una cornice di grande suggestione, con il pubblico avvolto dall’eleganza delle statue di Alfiero Nena, grande amico dell’EIP scomparso nell’ottobre del 2020. Dopo l’accoglienza a cura del direttore del Museo, Luigi Matteo, sono intervenuti per i saluti istituzionali Annarita Leonbruni, Vicepresidente e Assessora alle Politiche Educative e Scolastiche del IV Municipio di Roma, e il Consigliere Ruggiero Piccolo, circondati da professori, studenti e rappresentanti di SOS Razzismo. Il filo conduttore della serata, un vero e proprio invito alla riflessione, è stato riassunto in una frase emblematica: “Un fumetto può cambiare il modo di guardare il mondo? Noi pensiamo di sì. E vogliamo provarci”.
A chiudere questo incontro sul valore delle differenze c’è stata una straordinaria sorpresa fuori programma: un emozionante momento musicale che ha visto Elena Romagnoli esibirsi alla marimba, accompagnata al pianoforte dalla madre Sara Matteo. La loro esecuzione del secondo movimento di un concerto per marimba e pianoforte, ricca di passaggi di virtuosismo, ha impressionato i presenti, scatenando una lunga ovazione in piedi e la consegna di un bellissimo omaggio floreale.
Il fumetto, autofinanziato da SOS Razzismo Italia, è un’opera piccola nelle dimensioni ma enorme nel messaggio e mira ad arrivare nelle mani di quanti più ragazzi possibile. Attualmente è disponibile nei formati A4 e A5. Chiunque desideri supportare il progetto o acquistare una copia può farne richiesta diretta scrivendo alla mail dell’associazione: sosroma@pec.sosrazzimo.com
Una videochiamata pomeridiana a tre. Gli schermi mostrano Luciano Corradini, professore emerito, uno dei padri della pedagogia in Italia; Anna Paola Tantucci, presidente nazionale EIP Italia e amica storica di Luciano; e Francesco Rovida, dirigente scolastico e coordinatore della formazione EIP. Nonostante la distanza fisica, il clima è cordiale e amichevole.
Anna Paola: Caro Luciano, è una gioia vederti, anche se solo attraverso questo schermo. Ho qui sul tavolo il tuo nuovo libro, Incipit vita nova, pubblicato per i tipi di Diogene Multimedia. A un certo punto della vita, aprire i cassetti della memoria è sempre conseguenza e fonte di emozioni e di timori. In questo testo tu pubblichi un carteggio giovanile degli anni ’50, affidato a fogli nascosti tra i libri e anche a quaderni di “appunti di storia contemporanea”, scambiati, negli ultimi tre anni di liceo con una tua compagna di classe che chiami Beatrice. Come mai hai deciso di rendere pubblica questa tua intima vicenda proprio ora, a novant’anni, e perché hai scelto questo titolo evocativo dal famoso “libello” di Dante?
Luciano: Cara Anna Paola, è una gioia anche per me parlare con voi di questa la decisione, ma confesso che è anche frutto di dubbi e di riflessioni mie, della mia famiglia e di alcuni che mi hanno portato a considerare quel mucchio di carte come un’utile testimonianza “storica”, e non una sorta di scortesia rivolta alla loro madre. Io pensai invece che quel carteggio, ripensato in riferimento alla nostra lunga vita, e ai dati emersi dalle ricerche sociologiche e dalle cronache nere inquietanti sulle violenze che caratterizzano percentuali rilevanti del mondo giovanile, potevano forse svolgere la funzione di un piccolo barile d’olio versato nel mare in tempesta delle relazioni tra adolescenti d’oggi e i “femminicidi” che affliggono il nostro tempo. In conclusione, più che ascoltare i consigli di un vecchio professore, ho pensato di fare una “diretta” sul dialogo scritto fra due adolescenti, rivelando un segreto tenuto nascosto per una sessantina d’anni e infine svelato non per fare prediche, ma per far conoscere come per circa tre anni, dai sedici ai diciotto, un ragazzo e una ragazza hanno cercato di mettere d’accordo cuore, cervello, letteratura, ormoni, fede, speranza e carità, dialogando, sognando, soffrendo, disperandosi e ricominciando a cercare di capirsi in termini di sincera amicizia. Così ho riaperto con scrupolo “filologico” un vecchio fascicolo blu conservato in un armadio e sopravvissuto ai cinque o sei traslochi che ho vissuto con la famiglia nella mia lunga vita. Confesso che sono stato incuriosito anche dalla lettura di un romanzo di un mio ex studente ormai famoso scrittore, docente e sceneggiatore, Alessandro D’Avenia, che parlava di amori adolescenziali, nel notissimo Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori, 2010). Rileggendo i nostri foglietti ingialliti, ho capito che quelle dinamiche contenevano profondi motivi pedagogici. Il titolo del libro si richiama a Dante perché, come per lui, anche per me il ricordo di quell’amore giovanile ha segnato una vera “novità di vita”, facendomi scoprire non solo un sentimento, ma la mia vera vocazione.
Francesco: Professore, mi inserisco in questa bella chiacchierata pensando con lo sguardo di chi vive ogni giorno tra i ragazzi. Nelle tue lettere a Beatrice si nota un intreccio formidabile: tu eri innamorato, ma al tempo stesso cercavi di guidarla, di farla riflettere, quasi di educarla. Come si fondono questi due aspetti, l’affetto e l’educazione, nella mente di un giovane liceale?
Luciano: Francesco, tu sai bene quanto siano complesse le dinamiche tra i banchi di scuola. Io ero proiettato in avanti, cercavo di convincerla a intraprendere un lungo “viaggio” insieme: in questo tentativo c’era un’ingenua e insieme accorata richiesta di reciprocità, ma anche il desiderio donarle il mio mondo interiore. Nel libro c’è un passaggio che spiega bene questo concetto, richiamando l’episodio della volpe e del Piccolo Principe. Lo cito testualmente, da pagina 15: “Nel nostro caso si tratta di un intreccio circolare: amare per educare e educare per amare”. È una dinamica fatta di umiltà, frustrazioni, ma anche di profondo rispetto per la libertà dell’altro e della propria sincera e leale convinzione.
Anna Paola: Eppure, Luciano, noi sappiamo bene che quella storia con Beatrice non si concluse con il matrimonio. Con la tua Beatrice vi siete lasciati prima degli esami di maturità. Molti, leggendo, potrebbero interpretarla come la storia comune a molti amori giovanili destinati a finire e talvolta vissuti come fallimento. Credo che proprio i giovani, oltre agli adulti chiamati in causa, genitori e docenti, dovrebbero leggere il tuo libro perché potrebbe offrire loro una chiave di interpretazione dei sentimenti. Tu, guardandoti indietro alla luce dell’esperienza di una vita, come la valuti oggi?
Luciano: Per nulla al mondo la considero una sconfitta o tempo perso, Anna Paola. Anzi, a distanza di decenni, entrambi abbiamo riconosciuto che quel continuo lavoro interiore è stato un tesoro formativo incalcolabile. Attraverso quei bigliettini furtivi abbiamo imparato a capire il peso della libertà, l’importanza di fare sul serio nella vita e l’impegno verso lo studio e la fede. È stato un “patrimonio” umano che ha poi dato i suoi veri frutti quando, successivamente, abbiamo formato le nostre rispettive famiglie con altre persone. Le lettere che ci siamo scambiate 35 anni dopo la maturità, pubblicate da pag. 113 a 117 del libro, dimostrano perché abbiamo dato entrambi una valutazione positiva del nostro “fallimento”.
Anna Paola: Vi siete tenuti in contatto nel tempo? E a proposito di famiglie, è all’Università Cattolica di Milano che il Signore ha risposto alla tua preghiera, facendoti incontrare la tua amata Bona. In questo volume c’è una parte bellissima, scritta in occasione del vostro cinquantesimo anniversario di matrimonio, dedicata ai vostri figli e nipoti, da pag 119 a 130. Ci racconti come avete trasformato quella promessa giovanile in una sinfonia durata una vita intera, che tutti noi dell’ EIP guardiamo come esempio ?
Luciano: L’incontro con Bona è avvenuto nelle aule dell’università, perché a poco a poco abbiamo scoperto di avere gli stessi sogni e la stessa visione della vita. Ricordo che sul suo quaderno scrissi che tra me e lei ci sarebbe sempre stato un “terzo”, ovvero l’amore in Cristo. Ai nostri figli e nipoti abbiamo voluto lasciare una traccia di questo percorso, perché crediamo che la nostra famiglia sia nata anche grazie a quel terreno preparato in gioventù. A questo proposito, cito la pagina 130 del testo, dove abbiamo rivolto ai nostri nipoti questo invito: “non aspettate i reumatismi della vecchiaia per accorgervi che Dio vi ha creato, che ci attende tutti in un Regno che non vuole costruire senza di noi; e che gli altri hanno bisogno di noi, come noi di loro”. È un lascito per le nuove generazioni.
Francesco: Riprendo proprio questo tuo appello ai giovani, Luciano. Oggi i ragazzi sembrano chiusi in una solitudine digitale, comunicano in modo frammentato, spesso soffrono di ansia e di “ritiro sociale”. Sei convinto che la lettura di un amore così “antico”, fatto di lettere vergate a mano e di lunghe attese, possa davvero interessare o scuotere i nostri studenti iperconnessi?
Luciano: Lo spero vivamente. Spesso pensiamo che la distanza temporale e tecnologica sia un ostacolo insormontabile, ma in realtà questa profonda diversità di mezzi e di linguaggi può incuriosirli, perché i problemi della vita e della morte, della solitudine e dell’amicizia, dell’amore e dell’odio, cioè della ricerca di trovare senso in questa complicata esistenza e di conferirle senso attraverso le nostre scelte di vita appartiene a tutte le epoche. Leggendo questi pensieri, i ragazzi di oggi possono chiedersi cosa si siano persi per strada nel corso dei decenni, dal Dopoguerra in poi, e che cosa possono fare per “cavarsela” in questo mondo complicato ed esposto a tragedie e disperazioni. Già nell’Ottocento si diceva che chi vuole crearsi un paradiso in terra, senza limiti e rinunce, finisce per farne un inferno. Le urgenze del cuore umano non sono cambiate; i giovani hanno solo bisogno di capire che l’amore è un incontro che richiede coraggio e costruzione paziente, non è una garanzia automatica e non si risolve in un clic.
Anna Paola: Un’ultima domanda Luciano, una tua riflessione proprio sul ruolo della scuola alla luce del tuo lavoro infaticabile all’Università, come Presidente dell’UCIIM come maitre à penser per i docenti e dirigenti dell’EIP e nella carica istituzionale di vicepresidente del Consiglio nazionale della Pubblica istruzione, in cui hai cominciato ad ascoltare e a dar voce ai giovani, nell’ambito dei progetti Giovani ‘93/2000, anche come sottosegretario della Pubblica Istruzione nel Governo Dini, hai potuto sostenere per un anno e mezzo la pubblicazione edita dal Poligrafico dello Stato intitolata “Studenti &C, mensile della Pubblica Istruzione per i giovani e viceversa”. Di fronte a emergenze terribili come la violenza di genere, cosa deve fare oggi una comunità scolastica per educare davvero all’affettività e al rispetto?
Luciano: La scuola ha il dovere costituzionale di educare e non limitarsi a fornire fredde informazioni igienico-sanitarie. L’educazione affettiva e sessuale deve passare attraverso quella che in diverse commissioni ministeriali abbiamo contribuito a delineare come Educazione civica e cultura costituzionale. Ci sono diversi documenti importanti nel patrimonio della normativa sull’istruzione in Italia, che sono spesso dimenticati. Dalle riflessioni fatte in merito alla legge sull’educazione alla salute abbiamo messo a fuoco dei diritti e dei doveri. Abbiamo cercato di facilitare l’avvicinamento dei ragazzi al mistero della persona e la responsabilità verso sé stessi e verso gli altri, a tutti i livelli della convivenza umana, oggi resa più precaria dal misconoscimento del diritto internazionale dei diritti umani. Fin dalle prime età della vita scolastica dobbiamo creare un ambiente in cui concetti come il pudore e l’uguaglianza tra gli esseri umani non vengano derisi come cimeli del passato, ma valorizzati come condizioni di rispetto reciproco e di salvezza del Pianeta. È fondamentale promuovere una conoscenza che sia scientificamente fondata ma anche eticamente responsabile, aiutando i ragazzi a gestire la propria affettività senza banalizzarla.
Luciano Corradini, Incipit vita nova. Carteggio d’amore di due liceali negli anni Cinquanta. Riflessioni sulla nostra famiglia e sull’educazione nella scuola di tutti, Diogene Multimedia, 2026
La valutazione di impatto generazionale in un Paper di ASVIS
Insegnare la pace e i diritti umani significa, prima di tutto, coltivare un profondo senso di responsabilità verso l’altro. Di solito, questo “altro” ha il volto dei nostri studenti o dei popoli che soffrono nel presente. Tuttavia, il recente rapporto “Future Paper 1/2026” ci invita a estendere il nostro sguardo a chi ancora non ha voce: le generazioni future. La giustizia intergenerazionale non è solo una questione economica, ma un pilastro di solidarietà comunitaria che affonda le radici nella tutela dei diritti fondamentali nel tempo. In Italia, la Legge n. 167 del 2025 ha finalmente sancito l’obbligo per il Governo di valutare le nuove norme in termini di effetti sociali e ambientali sulle giovani generazioni. Si tratta di un salto culturale che trasforma il principio costituzionale di tutela del futuro, inserito nel 2022, in uno strumento operativo concreto.
Perché questa legge non rimanga un esercizio burocratico, gli autori del Paper propongono dieci raccomandazioni strategiche che noi, come associazione impegnata nell’educazione, dobbiamo conoscere e sostenere.
La prima raccomandazione suggerisce di assumere la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) come una vera “infrastruttura cognitiva permanente” del processo normativo, superando la logica dei singoli settori per abbracciare una prospettiva estesa a tutto il corso della vita. Il secondo punto esorta a utilizzare la VIG come una leva per spostare le politiche pubbliche da una logica puramente difensiva a una generativa, capace di ampliare le opportunità e l’autonomia delle nuove generazioni. Terzo, è fondamentale rafforzare la partecipazione delle cittadine, dei cittadini e soprattutto delle e dei giovani, rendendola una componente strutturale e non simbolica della valutazione. La quarta indicazione riguarda la necessità di garantire l’indipendenza tecnica degli organismi responsabili della VIG, dotandoli di risorse umane e strumentali qualificate per assicurare analisi di alta qualità. Quinto, occorre rafforzare la capacità del Parlamento di utilizzare i risultati della VIG, estendendo la valutazione anche agli emendamenti introdotti durante l’iter legislativo. Sesto, bisogna assicurare la tempestività della valutazione, in particolare per i decreti-legge che determinano effetti significativi sui giovani. Il settimo pilastro promuove l’uso della VIG a livello locale, favorendo lo scambio di buone pratiche tra Comuni, Regioni e Stato per creare modelli comuni di giustizia intergenerazionale. Ottavo, è indispensabile potenziare il sistema informativo nazionale e l’ecosistema dei dati su infanzia, adolescenza e transizioni generazionali per basare le scelte su evidenze solide. Nona raccomandazione: rafforzare la base metodologica della VIG costruendo modelli e indicatori integrati che includano non solo variabili economiche, ma anche sociali e ambientali. Infine, la decima, invita a considerare sempre gli effetti degli andamenti demografici di medio-lungo periodo, rendendo espliciti i compromessi necessari in contesti di bassa fecondità e invecchiamento accelerato.
Come educatori, sappiamo che la povertà educativa è la più subdola delle ingiustizie, poiché nega alle bambine e ai bambini la possibilità di affrontare le sfide del proprio tempo con strumenti adeguati. L’equità intergenerazionale è, in ultima analisi, un patto educativo che riconosce nell’istruzione la chiave per la dignità e la partecipazione attiva.
LABORATORIO DI CITTADINANZA: IL FUTURO SOTTO PROCESSO
Una proposta di Debate
La Tesi del Giorno:“Questa Assemblea approva l’introduzione di una tassa immediata sul consumo di plastica monouso e sui voli aerei nazionali per finanziare un fondo pensionistico garantito e borse di studio digitali per chi nascerà dopo il 2030.”
Per preparare le argomentazioni, entrambe le squadre devono analizzare la proposta usando le domande chiave utilizzate dagli esperti in Europa: Impatto sulle fasi della vita: Questa misura svantaggia ingiustamente le persone che si trovano in una particolare età oggi (es. i lavoratori attuali o i giovani che viaggiano per studio)? Impatto nel tempo: La legge crea benefici solo tra molto tempo o danneggia eccessivamente chi vive nel presente? Trasmissione delle disuguaglianze: Questa scelta rischia di far sì che chi è già povero oggi lo sarà ancora di più in futuro? Libertà di scelta: Stiamo decidendo troppo per chi verrà dopo, limitando le loro opzioni di vita? Visione comune: Questa legge ci avvicina o ci allontana dall’idea di Italia e di Europa che vogliamo costruire per il 2050?
SQUADRA PRO (custodi): deve dimostrare che preservare le risorse e garantire diritti a chi non ha ancora voce è l’unico modo per rispettare la Costituzione e il principio di “giusti risparmi”. Deve puntare sulla necessità di correggere i debiti ambientali e sociali ereditati.
SQUADRA CONTRO (“realisti”): deve dimostrare che la misura crea un’ingiustizia immediata verso chi vive oggi, magari aumentando la povertà delle famiglie attuali per un beneficio incerto. Deve analizzare se il “tasso di sconto” applicato al benessere presente sia troppo alto.
Ricordiamo che per rendere queste discussioni efficaci, il Paese dovrebbe seguire le linee guida del Paper: assumere la valutazione generazionale come infrastruttura cognitiva permanente spostare le politiche verso una logica generativa e non solo difensivarafforzare la partecipazione strutturale dei giovani garantire l’indipendenza tecnica di chi valuta le leggi potenziare la capacità del Parlamento di analizzare gli impatti nel tempo assicurare che la valutazione sia tempestiva per ogni atto normativo promuovere l’uso di questi strumenti anche a livello locale nei Comuni potenziare i dati su infanzia e adolescenza per decidere meglio rafforzare la base metodologica con modelli scientifici integrati considerare sempre l’effetto reale degli andamenti demografici nel lungo periodo
Per l’insegnante: Questo esercizio trasforma la scuola in un “laboratorio di democrazia anticipatoria”, dove i ragazzi imparano che ogni scelta politica ha una “eco” che risuona per decenni.
L’8 marzo non è soltanto una ricorrenza sul calendario, ma un momento di profonda riflessione politica e umana che quest’anno volge lo sguardo verso l’Iran. In quel territorio, la condizione femminile è segnata da una dicotomia lacerante: da un lato l’oppressione sistematica esercitata dal regime, dall’altro una resistenza civile senza precedenti che ha visto le nuove generazioni porsi in prima linea per il cambiamento.
Nonostante la brutale repressione seguita alle proteste del 2022, scatenate dalla tragica morte di Mahsa Amini, il panorama sociale iraniano è mutato in modo irreversibile. A Teheran e in molte altre città, migliaia di donne hanno compiuto una scelta dirompente nella sua semplicità: hanno smesso di indossare il velo obbligatorio. Questo atto di sfida quotidiana è diventato un fenomeno talmente capillare da superare la capacità di controllo degli apparati di sicurezza. Il governo ha reagito intensificando la sorveglianza e introducendo nuove leggi restrittive nel tentativo di ripristinare il controllo sociale, ma la spinta verso la libertà appare ormai inarrestabile. Figure iconiche come Narges Mohammadi, Premio Nobel per la pace 2023, continuano a guidare la resistenza persino dalle celle di un carcere, ricordando al mondo che la vera rivoluzione nasce dal popolo, poiché il regime attuale non rispecchia più le istanze e l’identità della società civile.
Per onorare questa lotta e approfondire le dinamiche di un movimento che scuote le coscienze globali, la Municipalità 5 di Napoli ha organizzato un incontro di alto valore civile dal titolo “Oltre i confini: diritti, democrazia e coraggio delle donne iraniane”. L’appuntamento è fissato per mercoledì 11 marzo alle ore 10:00 presso la Sala Silvia Ruotolo, in via Morghen 84, al secondo piano.
L’evento si aprirà con i saluti istituzionali di Clementina Cozzolino, Presidente della Municipalità 5, e di Tiziana D’Aniello, Assessora alle Pari Opportunità. La mattinata sarà introdotta e moderata da Ersilia Di Palo, di EIP Italia Scuola Strumento di Pace, che guiderà un dibattito ricco di testimonianze e analisi tecniche.
Tra gli interventi principali, l’attivista Rozita Shoaei, dell’Associazione Culturale Azadi degli Iraniani di Napoli, illustrerà il “Movimento Donna. Vita. Libertà” come espressione massima di democrazia in Iran. A seguire, l’avvocato Natascia Jafary, membro della Commissione Diritti Umani COA Napoli, esaminerà la condizione della donna tra violenza sociale e violazione dei diritti umani, mentre Pierluigi Romanello, della Commissione Pari Opportunità DiGiur della Federico II, offrirà un excursus storico e legale sulle discriminazioni del passato e del presente. L’incontro vedrà anche la partecipazione di Isabella Continisio e Margherita Siniscalchi, rispettivamente Presidenti delle Commissioni Pari Opportunità e Scuola, per ribadire l’importanza dell’educazione e della solidarietà internazionale come strumenti di emancipazione.
ROMA – «Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e non ho paura!». Con queste parole vibranti, testimonianza estrema di fede e coraggio, si è aperto il ricordo del vicebrigadiere Salvo d’Acquisto durante l’evento culturale svoltosi giovedì 26 febbraio presso l’auditorium della parrocchia di San Pio X alla Balduina. L’incontro ha inteso onorare il sacrificio del giovane Carabiniere che, il 23 settembre 1943, offrì la propria vita presso la Torre di Palidoro per salvare ventidue civili innocenti dalla rappresaglia nazista. Un gesto che oggi lo vede riconosciuto come Venerabile dalla Chiesa e come esempio intramontabile di responsabilità civile.
L’evento ha avuto inizio con un momento di profonda commozione: l’esecuzione del silenzio d’ordinanza, un tributo doveroso a Salvo d’Acquisto e a tutti i Carabinieri caduti nell’adempimento del dovere. A fare gli onori di casa è stato il parroco, monsignor Andrea Celli, che nei suoi saluti iniziali ha sottolineato l’importanza di mantenere viva la memoria di figure che hanno incarnato l’amore cristiano per il prossimo fino al dono supremo di sé.
Il cuore dell’incontro è stata la lectio magistralis del professor Pierluigi Guiducci, storico della Chiesa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Attraverso una dettagliata presentazione di slide, il professore ha illustrato il tema “Salvo d’Acquisto. Una morte per la vita”, approfondendo il contesto storico e umano in cui maturò il sacrificio del vicebrigadiere. L’intervento si è basato sulle ricerche condotte dallo stesso Guiducci per il suo volume omonimo, di cui è stata donata una copia a tutti i presenti come strumento di riflessione e approfondimento. Le immagini proiettate hanno ripercorso i momenti salienti di quel tragico 1943, restituendo al pubblico non solo l’eroe, ma l’uomo animato da una fede incrollabile.
Un altro momento significativo è stata la consegna del premio “Estote parati”, conferito a personalità che si sono distinte per il loro impegno pluriennale al servizio della Chiesa e della comunità. La serata si è conclusa con l’intervento finale di monsignor Celli, che ha ribadito come l’esempio di d’Acquisto debba essere una bussola per le nuove generazioni.
All’evento ha partecipato un nutrito comitato d’onore, a testimonianza dell’importanza della figura di Salvo d’Acquisto: esponenti del mondo ecclesiale, accademico e istituzionale si sono uniti ai rappresentanti delle associazioni culturali e della cittadinanza per rendere omaggio a un uomo che, ancora oggi, continua a “rinascere” nel cuore di chi crede nei valori della giustizia e del sacrificio.
Al martire Salvo d’Acquisto EIP Italia da molti anni dedica una sezione del proprio Concorso Nazionale. Anche quest’anno è previsto un premio specifico che viene assegnato alla scuola che realizza progetti didattici incentrati sulla “memoria”, con riferimento al tema del Concorso nazionale, anche con un premio speciale “per la Cittadinanza digitale”. Qui trovate tutte le indizioni.
Per chi volesse rivivere integralmente i momenti della giornata, è disponibile la registrazione dell’evento a questo link:https://www.youtube.com/live/_9MiOjzfu0o
Il programma promosso dall’Istituto Comprensivo “Petrone” di Campobasso in collaborazione con EIP Italia
L’Istituto Comprensivo “Igino Petrone” di Campobasso si conferma protagonista dell’innovazione educativa italiana partecipando alla fiera Didacta Italia 2026, presso la Fortezza da Basso di Firenze dal 11 al 13 marzo prossimi. In stretta collaborazione con EIP Italia Scuola Strumento di Pace, l’istituto molisano presenta un fitto calendario di eventi per presentare e condividere la progettualità e le riflessioni teorico attive con la rete nazionale “Didattica da Fuoriclasse”. Questa sperimentazione trasforma l’aula tradizionale in un “paesaggio didattico” e in una “bottega” orientativa. Attraverso il design thinking e le “sceneggiature educative”, gli studenti diventano protagonisti attivi, lavorando in classi aperte e intergenerazionali per sviluppare soft skill e competenze curricolari in modo trasversale.
Mercoledì 11 Marzo Suono e Lingua La partecipazione si apre alle ore 11:00 (Sala Seminari S13) con un focus sull’integrazione tra musica e discipline STEAM nel paesaggio didattico, a cura del Dirigente Giuseppe Natilli e della Prof.ssa Fabrizia Manocchio (per iscriverti clicca qui). Nel pomeriggio, alle ore 17:00 presso lo Stand j65, l’attenzione si sposta sul progetto “Amice Latine Discere”. L’incontro, che vede la partecipazione della Presidente Nazionale EIP Italia Anna Paola Tantucci insieme alle docenti Minicucci, Dalicco e Presutti, approfondisce lo studio del latino “fuoriclasse” in stretta connessione con i due Certamina dedicati alla valorizzazione delle eccellenze: Amice latine discere e il Certamen latinum “Vittorio Tantucci – Musae alunt oblectant ornant solantur“
Giovedì 12 Marzo Progettazione e Crescita La seconda giornata è dedicata alla struttura del modello educativo. Alle ore 12:30, il Comitato tecnico scientifico dell’istituto illustra il passaggio operativo da scuola tradizionale a paesaggio didattico. Alle ore 15:30 (Sala Seminari S13), il Dirigente Natilli e la Prof.ssa Paola Pinelli presentano il Design Thinking come metodologia per progettare la scuola del futuro partendo dall’analisi delle criticità. La giornata si conclude alle ore 17:00 con un intervento delle docenti Palange, Padulo, Totaro, Fanelli e Cornacchione sul tema della crescita come atto creativo e salto evolutivo dall’intuizione al pensiero. (per iscriverti clicca qui)
Venerdì 13 Marzo Competenze per il Futuro Il programma termina alle ore 11:00 con l’incontro “Ritorno al Reale” a cura delle Prof.sse Pinelli e Pasquale. L’intervento analizza come i paradigmi S.T.E.A.M. e S.C.A.L.E. trovino applicazione concreta in attività che spaziano dal coding all’organizzazione del ballo di fine anno, con l’obiettivo di formare i cittadini di domani.
Intervista ad Elvira D’Angelo, ideatrice di “English for Peace” e Delegata EIP Italia per l’area metropolitana di Napoli
Elvira D’Angelo, ideatrice e curatrice del progetto online “English for Peace” (https://www.englishforpeace.it/), iniziativa che fonde l’apprendimento della lingua inglese con i principi dell’Educazione alla Pace, è Delegata per l’area metropolitana di Napoli della nostra Associazione.
Elvira, il nome “English for Peace” è immediatamente ispiratore. Raccontaci la “scintilla iniziale”, la visione che ti ha portata a realizzare un sito web che unisce didattica linguistica e un tema così cruciale come la pace? Quella di realizzare un sito come archivio multimediale più che una “scintilla”, è stata una decisione maturata progressivamente nel tempo. Fin dai primi anni di insegnamento ho prodotto materiali ipertestuali che ritenevo utili come risorse di consultazione, ma che non trovavano spazio nel contesto scolastico. L’introduzione dell’informatica nella didattica è stata lenta e frammentaria. Solo in anni più vicini si è iniziato a pensare a veri archivi digitali per valorizzare le buone pratiche di docenti e studenti. (https://www.indire.it/lucabas/lkmwfile/GOLD2009/Gold_mezzogiorno.pdf) Negli anni Novanta, l’alfabetizzazione informatica e l’uso dei linguaggi multimediali sono diventati una delle principali sfide per la scuola, con risultati iniziali limitati nonostante le iniziative ministeriali volte a colmare il divario con altri settori e Paesi (Prime prove Invalsi CBT nel 2018). Il cambiamento radicale è avvenuto con l’emergenza Covid-19, che ha reso la didattica a distanza una necessità, costringendo la scuola ad adottare strumenti digitali in modo sistematico. Per molti docenti, pur qualificati ma abituati al cartaceo e ai metodi tradizionali, questa full immersion ha rappresentato un vero banco di prova. Al contrario, gli studenti, nativi digitali, si sono adattati con rapidità, confermando la necessità di ripensare la didattica in chiave tecnologica e interattiva.
Quali fattori hanno influito sulle tue competenze informatiche ad inizio carriera? Il mio percorso professionale è stato facilitato dalla storia familiare: sono cresciuta in un ambiente in cui le nuove tecnologie erano parte integrante del lavoro quotidiano. Mia madre, appassionata di studio, non potendo completare la formazione durante la guerra, decise di frequentare un corso di dattilografia. Nel 1944, a soli 18 anni, con sua sorella, aprì una delle prime dattilografie in città e successivamente una scuola per la formazione professionale in stenografia, dattilografia, corsi meccanografici e affini. In quel contesto sono cresciuta, respirando il clima di cambiamento del mondo del lavoro e nella società che aveva proprio nelle tecnologie il proprio volano di sviluppo. Dopo il diploma, seguii anch’io un corso di steno-dattilografia, e ho insegnato durante gli anni universitari, fino a quando sono partita per una borsa di studio in Giappone. Ho vissuto, quindi, in prima persona l’evoluzione delle tecnologie: dalla macchina da scrivere meccanica, all’elettrica, all’elettronica, fino al computer. Questo settore richiedeva un aggiornamento costante, e mia madre, tra le prime imprenditrici napoletane, sapeva pienamente interpretare il cambiamento. Il suo esempio è stato per me molto proficuo.
Quali esperienze personali e professionali ti hanno portato a prediligere un approccio didattico basato sulle nuove tecnologie? Iniziando a insegnare ho portato con me un bagaglio di esperienze che mi ha subito spinta verso un approccio basato sull’utilizzo delle nuove tecnologie. Due sono state le motivazioni principali: In primo luogo, la didattica linguistica ha subito una trasformazione significativa con la nascita dell’Unione Europea nel 2000, spostando il focus dalle competenze scritte a quelle orali. L’impiego di tecnologie informatiche e linguistiche si è rivelato essenziale per promuovere la fluency orale. Soprattutto, l’introduzione della LIM ha innovato profondamente le pratiche didattiche. In secondo luogo, la multimedialità si è dimostrata la strategia più efficace in contesti caratterizzati da elevata eterogeneità sociale e culturale e da limitato supporto familiare. In presenza di studenti demotivati e poco avvezzi all’uso del libro di testo – quando ne erano in possesso – e per i quali la prima lingua era il dialetto, l’utilizzo di strumenti multimediali come video, musica e altri linguaggi a loro più vicini si è rivelato la scelta didattica più incisiva.
Per quanto attiene al tema che hai privilegiato, l’educazione alla cittadinanza e alla pace, cosa ci puoi dire? La mia esperienza personale e professionale è stata profondamente segnata dai temi della pace e dei diritti umani, maturati nel contesto storico e culturale in cui sono cresciuta. Durante l’adolescenza, ho vissuto il clima del Sessantotto, le lotte per i diritti civili e i movimenti pacifisti, tra cui quello contro la guerra in Vietnam. I simboli della pace, e la cultura di pace, che quei simboli esprimevano, ci hanno accompagnato negli anni in cui ci siamo formati culturalmente. Non siamo rimasti indifferenti, anche quando non siamo scesi in piazza. Ecco, credo che queste radici siano profonde e si siano fatte sentire. È un retroterra culturale che ha ispirato le mie scelte didattiche: in classe ho privilegiato testi di civiltà che trattavano in modo approfondito queste tematiche con pagine di letteratura inglese di autori socialmente impegnati, come Lawrence, Dickens e Orwell, con riflessioni su figure simboliche del Novecento, come Gandhi, Luther King, Kennedy e Mandela, o con la conoscenza di associazioni umanitarie e ambientaliste.La musica ha rappresentato, poi, un potente strumento educativo: canzoni come “Imagine”, “Blowing in the Wind” e“We Are the World”, sono diventate inni immortali alla pace e strumenti per promuovere l’educazione civica in classe. Queste esperienze e scelte hanno, inevitabilmente, reso la cittadinanza interculturale, l’educazione alla pace e ai diritti umani i pilastri della mia azione educativa e didattica.
Il tuo impegno è duplice, dato il ruolo di Delegata per l’area metropolitana di Napoli dell’Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace. Qual è il legame specifico tra il lavoro dell’Associazione e il progetto “English for Peace”? Il legame è nelle basi valoriali. English for Peace è strettamente legato a EIP Italia, poiché i progetti sviluppati in oltre vent’anni sono stati profondamente ispirati dalle attività dell’Associazione. Le esperienze di formazione e le iniziative didattico-educative, tra cui il concorso annuale, hanno arricchito il mio percorso professionale e quello dei miei studenti, permettendomi di valorizzare le buone pratiche scolastiche e di mantenere alta la motivazione. L’associazione, attiva a livello locale, nazionale e internazionale, ha favorito l’apertura verso nuove realtà e prospettive, stimolando la crescita personale e collettiva. Nel tempo, ho coinvolto studenti, famiglie, colleghi e dirigenti promuovendo un modo diverso di vivere la scuola e il ruolo del docente. Oggi, come Delegata, continuo a portare avanti questo impegnoattraverso il dialogo con le istituzioni e la costruzione di reti interculturali locali, nazionali e da quest’anno anche oltre confine nella città che ha dato origine all’associazione, Ginevra. Il sito web funge esso stesso da ‘strumento di pace’, offrendo materiali didattici che sono perfettamente allineati con i valori e le metodologie promosse da EIP.
Entrando nel dettaglio metodologico, come si traduce l’educazione alla pace nella didattica dell’inglese? Quali sono i pilastri pedagogici che sostengono i contenuti? Entrando nel dettaglio metodologico si utilizza un approccio che potrei definire “Language for Global Citizenship”. I pilastri sono l’autenticità dei contenuti e la centralità del discente. Parlare di pace può sembrare semplice, ma in realtà è una sfida significativa per studenti della fascia d’età 11-14 anni. Affrontare questo tema implica, infatti, discutere anche argomenti delicati come la guerra, le ingiustizie sociali, le discriminazioni, le problematiche ambientali e le violazioni dei diritti umani. Tematiche che richiedono grande sensibilità e tatto, calibrando il livello linguistico e i contenuti in base all’età e alla classe ed evitando così forzature o accelerazioni: lessico di base per le prime classi, fraseologia e contenuti semplici per le seconde, testi più complessi per le terze. Un buon libro di cultura e civiltà inglese costituisce un valido supporto per il docente che desidera affrontare questi temi, soprattutto in seguito all’introduzione dello spazio dedicato all’approccio CLIL (Content and Language Integrated Learning), che rafforza l’efficacia dell’apprendimento della lingua straniera attraverso lo studio di altri contenuti disciplinari. Come si evince, quindi, dai prodotti presentati, gli studenti delle prime classi hanno, quindi, realizzato disegni e messaggi per comunicare il loro personale concetto di pace. Nelle seconde classi si sono cimentati nella scrittura di slogan e brevi poesie, mentre nelle terze hanno prodotto presentazioni multimediali analizzando eventi storici significativi, le esperienze di protagonisti dei processi di Pace o i più recenti report sull’Agenda 2030.
Chi potrebbe essere il pubblico principale di “English for Peace” e quali risorse didattiche specifiche possono trovare sul sito? Penso che i destinatari principali siano gli insegnanti di scuole di diverso ordine e grado che sono alla ricerca di materiali innovativi per l’Educazione Civica in lingua inglese. Ma ci rivolgiamo anche a studenti, educatori e genitori attenti. Il sito si distingue per l’approccio innovativo e dinamico, caratterizzato da: pluralità di contenuti, impiego di format multimediali avanzati e sperimentazioni di plurilinguismo. I materiali proposti rappresentano un complemento efficace ai libri di testo disciplinari, fornendo risorse utili per l’approfondimento e la consultazione. Ogni progetto è stato sviluppato con attenzione all’attualità e alla diversificazione delle tematiche, al fine di mantenere alta la motivazione e favorire il coinvolgimento degli studenti. Oltre all’archivio dei “Progetti”, il sito è stato ampliato con due sezioni chiave: “Eventi”: una sezione in continuo aggiornamento che raccoglie esperienze e/o iniziative culturali a tema realizzate nel corso degli anni e in programma; “Pl@ying with English“: una sezione che riporta i siti web utili per la didattica della lingua inglese, non solo relativi all’Educazione Civica, ma a qualsiasi ambito culturale con livelli di competenza compresi tra A1 e B2 del QCER. In sintesi, English for Peace mette a disposizione dei docenti una vasta gamma di spunti didattici. L’integrazione tra educazione civica, tecnologie e didattica linguistica offre un modello formativo interdisciplinare favorendo l’innovazione e l’inclusività nella pratica educativa.
Perché l’inglese, in particolare, è così cruciale come strumento per la costruzione della pace e del dialogo globale? L’inglese rappresenta la lingua franca globale, già ampiamente utilizzata in vari ambiti: diplomazia, affari, scienza e tecnologia. La sua diffusione la rende un ponte comunicativo capace di superare barriere nazionali e culturali, favorendo comprensione reciproca, cooperazione internazionale e condivisione di idee per la risoluzione dei conflitti, soprattutto in un mondo sempre più digitalizzato. Ricordiamo che l’inglese è parlato da oltre 1,5 miliardi di persone ed è, oggigiorno, la lingua dominante nei media e su Internet.
Menzionavi la centralità dell’Educazione Civica, oggi obbligatoria con la Legge 92/2019 nelle scuole italiane. In che modo i contenuti di “English for Peace” aiutano gli insegnanti a integrare questa disciplina in maniera efficace e trasversale? L’Educazione Civica, – come in precedenza “Cittadinanza e Costituzione” – è stata introdotta nel sistema scolastico italiano per rispondere all’esigenza di formare cittadini attivi attraverso un insegnamento trasversale alle discipline. A differenza di altre materie, dove l’integrazione dei temi civici ha richiesto un adattamento, come avviene ad esempio in tecnologia, scienze o arte, le lingue straniere si sono rivelate particolarmente adatte grazie alla loro natura intrinsecamente interdisciplinare e alla disponibilità di materiali progettati per favorire l’apertura a temi socioculturali. Le tre principali aree di competenza in Italia sono: Costituzione, Sviluppo Sostenibile e Cittadinanza Digitale. Il sito “English for Peace” è stato, inaspettatamente, un precursore, affrontando molte di quelle tematiche a partire già dal 2001, con progetti come “Together for Peace” dedicato all’attentato alle Torri Gemelle fino al più recente sui “Principi etici della cultura Manga” (2023). Questo vale anche per il profilo strettamente linguistico. L’approccio di ispirazione CLIL, che valorizza la lingua inglese come veicolo per esplorare diversi ambiti della conoscenza, costantemente richiamato nell’impianto metodologico delle esperienze didattiche descritte, in Italia si è imposto nella formazione della disciplina solo nel 2010.
Ci fai un esempio di un progetto o di un’attività, promossa tramite il sito o nell’ambito EIP, che ti ha dato particolare soddisfazione in termini di impatto sugli studenti? Una delle iniziative più significative realizzate nell’ambito di EIP è stata l’organizzazione della Mostra fotografica e documentale “Together for Peace” presso la mia scuola, l’IC Casanova Costantinopoli. Ideata per celebrare il cinquantesimo anniversario della fondazione di EIP Italia e i vent’anni di collaborazione tra la scuola e l’associazione, la mostra ha valorizzato le migliori esperienze didattiche sulla cittadinanza e la pace in lingua inglese. Convintamente sostenuto dal Dirigente scolastico Franco Mollica, l’evento si è svolto nella prestigiosa biblioteca da maggio 2022 a gennaio 2023. La sua realizzazione ha visto coinvolte tutte le componenti della scuola. In primis gli studenti, che hanno collaborato attivamente a tutte le fasi: di preparazione, di allestimento e di svolgimento, proponendo ciascuno un personale contributo. Ed inoltre, docenti, famiglie e personale scolastico, il che ha offerto un’opportunità preziosa di riflessione sui valori della pace e della cooperazione. La presenza di rappresentanti istituzionali ha dato ulteriore prestigio all’iniziativa. Il sito “English for Peace” rappresenta oggi la continuazione multimediale di questa esperienza, permettendo la diffusione delle buone pratiche oltre i limiti temporali e spaziali della mostra stessa. Tra i progetti più rilevanti si segnalano: “Language Times” (2006), che include quattro lavori su: diritti umani, parità di genere, educazione alimentare e modelli sociali del mondo Disney. L’ipertesto si caratterizza per la ricchezza dei contenuti e una grafica accattivante. Un prodotto particolarmente completo è “Drops of History – Seeds of Hope” (2009), realizzato in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Questo progetto ricostruisce esperienze e testimonianze di lotta per i valori universali, incarnando una personale visione dell’educazione alla pace rivolta agli alunni più giovani. “sensibilizzare gli alunni, attraverso lo studio della lingua inglese, alle gravi problematiche che travagliano il mondo, ma con un approccio costruttivo nella ferma convinzione che anche piccole gocce nella storia dell’umanità possono generare semi di pace e fratellanza contrastando i sentimenti di odio e di violenza. Lo sguardo dei ragazzi si illumina, allora, di nuova fiducia e speranza di un mondo migliore”. Tra i più innovativi i progetti “Benvenuto mondo” e “Per un mondo green”, (2021) sono una interessante esperienza di plurilinguismo. Ed ancora, un lavoro originale è dedicato ai “Valori etici dei Manga”, frutto di esperienze personali di studio e insegnamento in Giappone molto coinvolgente per i ragazzi e le ragazze. Tutti questi progetti hanno partecipato a competizioni nazionali ricevendo riconoscimenti.
Qual è la tua visione per il futuro di “English for Peace”? Il sottotitolo scelto per il sito “Sperimentazioni didattiche per una cultura di pace” non è casuale. Per il suo carattere sperimentale, esso non ha la pretesa di proporre linee guida definitive per docenti o esperti, ma piuttosto di ispirare percorsi educativi e pedagogici. L’obiettivo è offrire spunti basati su esperienze che, nel corso degli anni, hanno suscitato negli studenti – anche in quelli meno scolasticamente motivati – sensibilizzazione, entusiasmo e partecipazione attiva nel dialogo educativo. Si auspica, quindi, di ricevere feedback da lettori e docenti interessati che permettano di valutare la validità del progetto. Una ricaduta significativa sarebbe la creazione di una sezione in cui raccogliere contributi utili e ispirati agli stessi valori e alle stesse finalità educative. Tale materiale arricchirebbe anche il sito “EIP formazione”. Per il futuro, l’intento è quello di aggiornare e migliorare il format del sito, così da rispondere alle esigenze della comunità scolastica. Una delle priorità sarà incrementare l’esposizione orale dei testi, al fine di potenziare le abilità di listening e speaking degli studenti. Per favorire l’internazionalizzazione, si prevede, inoltre, la realizzazione di una versione integrale del sito in lingua inglese. L’organizzazione di eventi tematici, laboratori e seminari rivolti a studenti, docenti e famiglie potrebbe costituire una proficua occasione per utilizzare i materiali del sito come risorsa didattica e per costruire reti di scambio e progetti condivisi.
Concludo con una riflessione su quello che è stato uno dei temi focali di questa intervista: l’inarrestabile evoluzione delle tecnologie e della multimedialità. Premesso che per la realizzazione del sito non si è fatto alcun utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, sono pienamente consapevole che da oggi in poi ogni iniziativa nel campo della didattica, e, dunque, anche le novità che lo riguarderanno, compresi gli eventuali nuovi contributi che lo arricchiranno, dovranno fare i conti con questa potente innovazione tecnologica.
Una selezione di immagini dalle varie iniziative citate nell’intervista
L’Intelligenza Artificiale (AI) non è più il futuro, è il presente. Per gli attori del mondo della scuola, dalle aule ai banchi dirigenziali, comprendere e indirizzare questa rivoluzione è essenziale. La pubblicazione Mille Schegge di Intelligenza Artificiale, realizzata nell’ambito del progetto “Ecosistema Futuro” dell’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) , offre un’analisi sintetica e puntuale su cronache, analisi ed esperimenti sull’AI. Il volume rappresenta una risorsa importante per riflettere sulle modalità che consentono di affrontare le sfide e cogliere le opportunità che l’AI porta con sé nel settore educativo e oltre.
Temi cruciali per la scuola Il testo dedica una sezione specifica all’impatto dell’AI sui sistemi educativi e sulle figure professionali, offrendo spunti di riflessione per dirigenti, docenti e formatori. È un dato di fatto che gli studenti utilizzino strumenti come ChatGPT per lo studio, l’approfondimento e lo svolgimento dei compiti e il fenomeno si estende anche agli insegnanti: programmi come Writable, che utilizzano l’AI per fornire feedback sugli elaborati degli alunni, stanno aiutando i docenti a gestire il carico di lavoro. Inoltre, l’AI può impostare programmi di studio individuali in base agli obiettivi e alle conoscenze pregresse dell’alunno. In futuro, si potranno creare aule virtuali immersive per offrire opportunità interattive ed esperienziali, con grandi vantaggi per l’inclusione degli studenti con disabilità e il superamento dei divari digitali. Il volume non nasconde i rischi, essenziali per una riflessione pedagogica critica: – l’uso costante di chatbot potrebbe alterare lo sviluppo cognitivo, portando a un “scarico cognitivo” che indebolisce le capacità umane, compromettendo il pensiero critico e la creatività; – le stime mostrano un calo nei livelli di competenze matematiche, scientifiche e di comprensione del testo a livello internazionale: entro il 2030, circa 300 milioni di studenti potrebbero non avere le competenze necessarie per affacciarsi al mondo del lavoro; – il dibattito sugli effetti degli smartphone sui ragazzi e le restrizioni imposte in molti Paesi sull’uso dei cellulari da parte dei minori sono una realtà con cui la scuola deve confrontarsi.
Il lavoro che verrà (e il suo impatto sulla formazione odierna) Per i dirigenti e gli orientatori, la pubblicazione evidenzia il futuro del mondo del lavoro e le competenze da sviluppare. Si stima che in Italia 6 milioni di lavoratori siano a rischio di sostituzione e 9 milioni divideranno il loro lavoro con i chatbot. Tuttavia, il grado di esposizione ai cambiamenti è inferiore tra i lavoratori con un basso livello di istruzione. Molti esperti sostengono che non sarà tanto l’AI a rubare il lavoro, quanto chi saprà usarla meglio. L’AI farà nascere nuove professioni direttamente collegate, come prompt engineer, machine learning specialist e fact checker dell’AI. La crescita è attesa anche nei settori STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), come la medicina e la bioingegneria. La discussione etica è fondamentale: si pone il “problema dell’allineamento” per sviluppare AI concordi con i valori umani, bilanciando aspetti come la curiosità e la protezione della vita. Questo richiede la nascita di un’etica dell’intelligenza artificiale più ampia, di cui l’algoretica è una colonna portante, che rifletta sulla natura dei dati forniti alle AI per evitare pregiudizi etnici, di genere o religiosi.
Perchè leggerlo Il volume Mille Schegge di Intelligenza Artificiale non è solo un resoconto, ma un invito all’azione. Per il corpo docente e dirigenziale, l’invito alla lettura va in due direzioni. Da una parte, come occasione di preparazione pedagogica per sviluppare programmi dedicati per mitigare gli effetti negativi dello “scarico cognitivo” e integrare l’AI in modo consapevole, trasformando la tecnologia da distrazione a strumento di apprendimento profondo. Dall’altra come impronta per una visione strategica: riconoscere che la governance e l’investimento nelle competenze digitali e STEM sono in ritardo in Italia (25° posto nel Government AI readiness index 2024), chiedendo a chi occupa posizioni di leadership la capacità di stimolare dibattito e aggiornamento del personale.
Nuove competenze, nuovi orizzonti educativi: una rivoluzione guidata dall’IA e dalle relazioni umane
Il mondo dell’istruzione è a un punto di svolta: l’onda d’urto della pandemia, la pervasività delle tecnologie digitali (in primis l’Intelligenza Artificiale – IA) e la rapida evoluzione del mercato del lavoro stanno ridefinendo non solo le metodologie didattiche, ma soprattutto il ruolo e le competenze dei docenti italiani. La pubblicazione La professione docente nella scuola di domani di EY e Sanoma, è uno studio predittivo che analizza in dettaglio le traiettorie di cambiamento delle competenze necessarie agli insegnanti, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado, con uno sguardo al 2035.
Le tre direttrici della trasformazione
Lo studio, basato su un modello predittivo di intelligenza artificiale e machine learning (LLM) addestrato su oltre 1.300 fonti, evidenzia che l’evoluzione delle competenze dei docenti convergerà su tre assi principali: Il docente come “co-pilota” tecnologico L’integrazione di agenti intelligenti e strumenti digitali avanzati permetterà l’automazione delle attività più ripetitive (come la correzione di test standardizzati o la compilazione di registri), liberando tempo prezioso. La tecnologia diventerà un “co-pilota”, ma la responsabilità delle scelte pedagogiche e della rotta educativa rimarrà saldamente nelle mani del docente. Centralità delle competenze socio-emotive e relazionali In un contesto sempre più digitalizzato, le competenze relazionali, adattive ed emotive diventeranno ancora più cruciali. Ascolto, empatia e adattamento saranno fondamentali per creare un ambiente di apprendimento stimolante e inclusivo, rispondendo al bisogno di connessioni umane e autentiche delle nuove generazioni. Didattica “data-driven” e personalizzata La disponibilità di dati e strumenti digitali sposterà la didattica verso modelli sempre più personalizzati. I docenti dovranno sviluppare nuove capacità come saper leggere e interpretare correttamente i dati, utilizzare piattaforme di learning interattive e progettare contenuti su misura in tempo reale.
La mappa dell’impatto: non sostituzione, ma complementarità
Un’evidenza fondamentale è che la professione docente è tra le più esposte all’IA, ma in modo nettamente complementare anziché sostitutivo. L’IA supporterà e amplificherà l’efficacia di un “grande insegnamento”. Il ruolo del docente si ridefinisce, passando da semplice “istruttore” a “facilitatore”, “coach” e “modello da seguire”. Ciò implica un passaggio cruciale: da un insegnamento frontale (la cui efficacia percepita è in calo in tutti i gradi scolastici) a metodologie attive, collaborative e riflessive, come la flipped classroom, il project-based learning e l’uso di ambienti di Realtà Virtuale e Aumentata.
Impatti per grado scolastico e area disciplinare
La trasformazione delle competenze non è uniforme: Scuola Secondaria di II Grado – Area Scientifica: L’evoluzione è trainata dall’esigenza di integrare tecnologie avanzate (IA, Industria 4.0 e IoT). Si osserva un forte effetto ibridante, che spinge i docenti ad acquisire competenze di data literacy, instructional design e logiche computazionali. Le nuove competenze includono l’utilizzo di learning analytics e la co-progettazione con IA. Scuola Secondaria di II Grado – Area Umanistica: Il focus si sposta sulla dimensione emotiva e relazionale. Si rafforzano competenze come la mindfulness, la resilienza relazionale e la facilitazione di discussioni etiche. Nuove competenze includono l’interpretazione delle emozioni degli studenti assistita da IA (video-analytics) e il text mining. Scuola Primaria e Infanzia: Qui il cambiamento è più legato al supporto emotivo, all’inclusione e alla gamification. I docenti devono imparare a gestire l’iperstimolazione digitale e a creare routine inclusive. La tecnologia funge da supporto all’osservazione qualitativa (es. video-analytics infantili) e alla didattica cross-modale. La conservazione delle competenze di base (gestione della classe) è molto alta. Docenti di Sostegno: Il ruolo evolve verso una funzione di interfaccia tra studenti, tecnologie e famiglie. Le competenze chiave sono l’inclusione e l’accessibilità (con un indice di impatto molto alto a 0.92) e l’adattamento didattico aumentato dall’IA per i Bisogni Educativi Speciali (BES). Sarà cruciale l’uso di sistemi predittivi per l’identificazione precoce dei BES e la co-progettazione con chatbot educativi inclusivi.
Competenze a rischio obsolescenza
La trasformazione libera risorse dalle attività a basso valore aggiunto. Le competenze con il maggior rischio di obsolescenza (sostituzione da parte dell’IA/automazione) sono: – Correzione manuale di test standardizzati o esercizi grammaticali. – Trasmissione frontale di contenuti disciplinari standard. – Gestione burocratica tradizionale (es. compilazione manuale dei registri o documentazione cartacea PEI/PDP). – Creazione statica di esercizi o materiali didattici di base senza supporto tecnologico.
Impatti sulla formazione alla professione docente
Lo studio è un chiaro appello a ripensare i programmi di formazione e aggiornamento, con indicazioni precise. – Formazione tecnica mirata sull’uso consapevole ed etico dell’IA, learning analytics, simulazioni e co-creazione digitale, calibrata per grado scolastico. – Sviluppo personale socio-emotivo, anche con moduli su mindfulness, comunicazione empatica, gestione dei conflitti e promozione del benessere, in ottica interculturale e inclusiva. – Ristrutturazione dei modelli operativi per adottare strumenti automatizzati e “liberare tempo” da dedicare all’interazione pedagogica di qualità e alla personalizzazione.
Dallo studio emerge come il docente di domani non sia un tecnico, ma un regista dell’apprendimento, capace di integrare rigore scientifico, visione pedagogica e cultura digitale, ponendo la relazione educativa al centro di ogni processo di innovazione.