Archivi categoria: Segnalazioni e proposte

Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Alcune proposte didattiche a cura della prof.ssa Italia Martusciello


Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, istituita per ricordare la data in cui, nel 1989, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
È una giornata che invita ragazzi e adulti a riflettere sul valore universale dei diritti fondamentali — alla vita, all’istruzione, alla salute, alla protezione, alla partecipazione — e sul dovere condiviso di difenderli e promuoverli ovunque.
Celebrare questa ricorrenza a scuola significa riconoscere i ragazzi e i giovani come protagonisti attivi della società, capaci di esprimere opinioni, costruire pensiero critico e contribuire al bene comune.
Attraverso letture, visioni, ascolti e attività collaborative, gli studenti sono accompagnati a scoprire che stare bene con sé stessi, con gli altri e nelle istituzioni significa anche saper riconoscere e rispettare i propri diritti e quelli degli altri, costruendo insieme un mondo più giusto, equo e solidale.


Laboratorio di lettura
Attraverso la lettura di testi narrativi che raccontano storie di infanzia negata, gli studenti sono invitati a sviluppare empatia, consapevolezza e senso critico. Le vicende di La sposa bambina e Thomas, Deng e Agnes: ragazzi soldato offrono uno sguardo realistico e toccante su situazioni di violenza, povertà e privazione dei diritti fondamentali. 

Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
Conoscere i diritti sanciti dalla Convenzione ONU significa comprendere i principi universali che garantiscono protezione, sviluppo e partecipazione a ogni bambino e adolescente del mondo.

Diverse lingue, stessi diritti
La diversità linguistica è una ricchezza che riflette la pluralità delle culture e delle esperienze umane. Leggere gli articoli della Convenzione in più lingue aiuta a comprendere che, pur nella differenza, i diritti dell’infanzia sono universali e appartengono a tutti. 

Messaggio di Malala (in inglese) (Durata 2:23)
La voce di Malala Yousafzai rappresenta il coraggio di una giovane che ha lottato per il diritto all’istruzione, sfidando la violenza e l’oppressione. Attraverso la visione e l’ascolto del suo messaggio in lingua inglese, gli studenti entrano in contatto con una testimonianza viva di resilienza e impegno civile.

Visione del film a fumetti – “Iqbal: bambini senza paura” (Durata 1:26)
La storia di Iqbal Masih, simbolo della lotta contro lo sfruttamento minorile, aiuta gli studenti a riflettere sulla condizione dei bambini nel mondo e sul valore della libertà, della solidarietà e del lavoro dignitoso. Il linguaggio del film a fumetti, vicino alla sensibilità dei ragazzi, stimola una riflessione profonda sul senso di giustizia e sul coraggio di cambiare.

L’impatto della guerra sui bambini
La guerra rappresenta una delle esperienze più devastanti per l’infanzia.
I conflitti non compromettono soltanto la sicurezza fisica dei bambini, ma incidono profondamente sul loro sviluppo emotivo, educativo e sociale.
La visione di questa presentazione intende offrire uno spunto di riflessione sull’impatto della guerra sui più piccoli, evidenziando la necessità di promuovere la pace, la tutela dei diritti umani e la protezione dell’infanzia in ogni contesto.

Manifesto sulla partecipazione dei minorenni
Il Manifesto sulla partecipazione dei minorenni afferma il diritto di bambini e ragazzi a essere ascoltati e coinvolti nelle decisioni che li riguardano.
Promuove una cultura della partecipazione come forma di cittadinanza attiva e di crescita democratica.

Disegnare nuove mappe di speranza per le nostre scuole

La lettera di Leone XIV sul tema dell’educazione


La recente Lettera Apostolica di Papa Leone XIV, “Disegnare nuove mappe di speranza” pubblicata in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis, riafferma il ruolo centrale dell’educazione per la costruzione di un futuro di pace, giustizia e speranza.
Questo documento fondamentale offre una visione rinvigorente per le comunità educative, chiamandole ad agire come fari nel nostro mondo complesso, frammentato e incerto.

Il mandato di “costruire ponti”
Il Papa sottolinea con forza che laddove le comunità educative si lasciano guidare, non si ritirano, ma si rilanciano, scegliendo di “non alzare muri, ma costruire ponti”. Questa è la missione intrinseca dell’Educazione alla Pace:
– rifiutare la violenza: la pace non è semplicemente l’assenza di conflitto, ma una “forza mite” che rifiuta attivamente la violenza;
– linguaggio disarmato e disarmante: un’educazione alla pace è definita come “disarmata e disarmante”, che insegna a deporre le armi della parola aggressiva e dello sguardo giudicante;
– lingua della misericordia e della giustizia: l’obiettivo è imparare il linguaggio della misericordia e della giustizia riconciliata.

Tre priorità per le nostre scuole
Per orientare i passi delle nuove generazioni, Papa Leone XIV aggiunge tre priorità che fungono da stella polare per il Patto Educativo Globale:
– vita interiore: offrire spazi di silenzio, discernimento e dialogo con la coscienza e con Dio, rispondendo al profondo bisogno di profondità dei giovani;
– digitale “umano”: formare all’uso sapiente delle tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale, armonizzando intelligenze tecnica, emotiva, sociale, spirituale ed ecologica e ponendo la persona prima dell’algoritmo;
– pace disarmata e disarmante: educare a linguaggi non violenti, alla riconciliazione e alla costruzione di ponti. La beatitudine “Beati gli operatori di pace” (Mt 5,9) deve diventare il metodo e il contenuto stesso dell’apprendere.

Verso una “coreografia della speranza”
La missione è chiara: l’educazione cattolica è chiamata a ricostruire la fiducia in un mondo segnato da conflitti e paure. Il Papa invita educatori, studenti e responsabili a essere “servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza”.
L’educazione è un atto d’amore e speranza che ricuce il tessuto lacerato delle relazioni, restituendo alle parole il peso della promessa e orientando i passi verso la fraternità che consolida la giustizia.

Il nostro impegno
Come Associazione finalizzata alla promozione dell’Educazione alla pace, accogliamo l’appello di Papa Leone XIV a “disarmare le parole”. Ci impegniamo a sostenere le scuole nell’integrare i principi della non-violenza, della riconciliazione e della giustizia sociale e ambientale in ogni aspetto del percorso educativo, contribuendo a disegnare concretamente queste nuove mappe di speranza per le nostre comunità.

Pace, giustizia e diritti: il Rapporto ASviS 2025

L’Italia e gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile


Una premessa: il tema della sostenibilità non è riducibile alla dimensione ambientale, ma deriva dall’integrazione di quattro dimensioni: ambientale, sociale (educazione, salute, parità di opportunità, ecc.), economica e istituzionale.
A queste dimensioni va aggiunta la questione della giustizia
intergenerazionale, che quindi estende nella linea del tempo la questione della sostenibilità.
Il Rapporto ASviS 2025 si apre con una dichiarazione di “ostinazione” nel credere nei valori e negli impegni dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, a dieci anni dalla sua adozione. Nonostante questa convinzione, il Rapporto denuncia un quadro internazionale, europeo e italiano “decisamente insoddisfacente” e in peggioramento, caratterizzato dal continuo calpestio degli impegni presi.

Contesto internazionale: una sequenza drammatica di brutte notizie
Il quadro globale è dominato da instabilità geopolitica e crisi, che ostacolano il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs):
– Conflitti e crisi umanitarie. Il mondo è lacerato da conflitti (Ucraina, Medio Oriente, Sudan, Yemen, Myanmar) che hanno portato il numero di conflitti armati attivi al livello più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale. La spesa militare globale ha raggiunto il livello record di oltre $2.700 miliardi nel 2024.
– Progressi insufficienti sull’Agenda 2030. A livello globale, il mondo è sulla buona strada per conseguire solo il 18% dei Target entro il 2030. Per il 31% si registrano progressi marginali o assenti, e per il 18% si osserva un regresso rispetto a dieci anni fa.
– Minacce al multilateralismo. La cooperazione internazionale è in crescente difficoltà a causa della competizione tra potenze e dell’oggettiva incapacità delle Nazioni Unite (ONU) di affrontare le crisi. Un segnale allarmante è il drammatico taglio dei fondi destinati al sistema ONU nel 2025: -30% rispetto al 2023.
Segnali di speranza. Nonostante le difficoltà, la diplomazia internazionale ha conseguito alcuni risultati, come l’adozione dell’Impegno di Siviglia per la finanza allo sviluppo nel giugno 2025. Il Rapporto sottolinea che pace, democrazia e tutela dei diritti (SDG 16) sono pilastri dello sviluppo sostenibile, senza i quali non può esistere una sostenibilità piena.

L’Unione Europea: ritardi e contraddizioni
L’Unione Europea (UE) si mostra in ritardo e piena di contraddizioni tra gli impegni formali presi e le decisioni concrete.
– Avanzamenti limitati. Dal 2010 al 2023, per la maggior parte degli SDGs, l’UE ha compiuto progressi “molto contenuti” o “più significativi” solo in 5 Goal (energie rinnovabili, lavoro, imprese e innovazione, città sostenibili, lotta al cambiamento climatico). Per tre Goal si rileva un peggioramento: disuguaglianze (SDG 10), qualità degli ecosistemi terrestri (SDG 15) e partnership (SDG 17).
– Contraddizioni politiche. Nonostante gli impegni per l’Agenda 2030 e il Patto sul Futuro, le scelte politiche mostrano incoerenza:
a. Spese Militari. Non è stata valutata la coerenza tra l’aumento delle spese militari (impegnate in sede NATO) e il conseguimento degli SDGs.
b. Semplificazioni normative. Le eccessive semplificazioni sulla rendicontazione di sostenibilità e sul dovere di diligenza per le imprese indeboliscono significativamente il quadro normativo europeo.

Per l’Italia un quadro decisamente insoddisfacente
Gli indicatori statistici descrivono un netto ritardo dell’Italia nel percorso verso l’Agenda 2030.
1. Performance Critica (2010-2024):
– Arretramento per 6 Goal. Sconfiggere la povertà (SDG 1), acqua pulita e servizi igienico-sanitari (SDG 6), ridurre le disuguaglianze (SDG 10), vita sulla Terra (SDG 15), pace, giustizia e istituzioni solide (SDG 16) e partnership per gli Obiettivi (SDG 17).
– Sostanziale Stabilità per 4 Goal (con aumenti inferiori a cinque punti).
– Miglioramenti per 6 Goal (tra 5 e 10 punti).
– Solo l’Economia Circolare (SDG 12) registra un forte aumento.
Obiettivi a Rischio: Su 38 target quantitativi europei o nazionali da raggiungere entro il 2030, solo undici (29%) sono raggiungibili, mentre ben ventidue (58%) non appaiono raggiungibili.
2. Scenario futuro stazionario
L’Allegato sugli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) conferma la stagnazione di gran parte degli indicatori (povertà assoluta, disuguaglianza economica, speranza di vita in buona salute) per il triennio 2026-2028 a legislazione vigente.
3. Incoerenza delle Politiche
L’attuazione dell’Agenda 2030 non è considerata centrale, e le scelte compiute nel 2025 spesso risultano in chiaro contrasto con la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile (SNSvS).

Piano di Accelerazione Trasformativa (PAT)
Le proposte dell’ASviS mirano a un’accelerazione decisa verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) e sono inquadrate nelle cinque “leve trasformative” e nei sei “punti d’ingresso” del PAT, un modello adottato per garantire coerenza e integrazione tra le politiche.

1. Riforme trasversali volte a potenziare la governance, la finanza, l’azione collettiva e la capacità tecnologica del Paese.


2. Interventi settoriali su aree specifiche per innescare un cambiamento profondo.


Il tema dei “costi dell’inazione”
Il concetto di “costi dell’inazione” si riferisce ai danni economici, sociali, ambientali e istituzionali che un Paese o la comunità globale subiscono nel tempo a causa della mancata o ritardata adozione di politiche necessarie ad affrontare sfide urgenti come la crisi climatica, il degrado ambientale o l’aumento delle disuguaglianze.
Il Rapporto ASviS evidenzia l’urgenza di valutare i costi dell’inazione per diversi motivi:
– Necessità di programmazione. La valutazione dei costi dell’inazione è considerata un’abilità essenziale e urgente da integrare nella programmazione, monitoraggio, valutazione e controllo della spesa pubblica.
– Impatto economico e finanziario. La Commissione Europea stima in $180 miliardi di euro all’anno i costi per l’UE derivanti dalla mancata attuazione della normativa ambientale (inquinamento, degrado, rifiuti), una cifra che aumenterà ulteriormente dopo il 2030. Questi costi sono nettamente superiori a quelli necessari per la transizione.
– Rischio di responsabilità legale. Il parere della Corte di giustizia internazionale del luglio 2025 sottolinea che l’inazione o l’azione inadeguata degli Stati nell’affrontare la crisi climatica può costituire un atto illecito internazionale, con conseguente obbligo di risarcimento per i danni subiti da altri Stati. Questo introduce un nuovo “rischio di responsabilità” (liability risk) per i bilanci pubblici e privati.
– Urgenza nell’adattamento. Nel caso specifico del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), l’ASviS critica che il Piano sia stato “intonso e inapplicato”. L’inazione espone il Paese, e in particolare le aree urbane e rurali, a danni crescenti e non assicurabili dovuti a fenomeni estremi come alluvioni, siccità e ondate di calore.

Alla scoperta del FAO MuNe

Un viaggio tra cibo, cultura e futuro sostenibile


Il 16 ottobre 2025, in occasione della celebrazione dell’ottantesimo anniversario della FAO e della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, ha aperto le sue porte a Roma il Museo e Rete per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO MuNe), uno strumento innovativo dell’Organizzazione per promuovere il proprio mandato e la sua visione attraverso il linguaggio universale dell’arte e della cultura.
Il MuNe si trova nel cuore di Roma, all’interno dello storico edificio che ospita la sede della FAO dal 1951, in una posizione centrale tra il Circo Massimo e il Colosseo.
Con oltre 1200 metri quadrati al piano terra dell’Edificio A, offrirà ai visitatori un’opportunità unica di conoscere la FAO in modo interattivo e coinvolgente. Il progetto è sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano.
Oltre ad essere un museo che illustra l’importanza dei sistemi agroalimentari globali, delle tradizioni culinarie, dei progressi scientifici e innovativi e del ruolo di donne, giovani e popolazioni indigene nella creazione di un futuro alimentare sostenibile, il MuNe fungerà anche da rete e polo mondiale per la collaborazione, il dialogo e le alleanze tra gli Stati membri della FAO e le parti interessate, espandendo l’iniziativa dal livello locale e nazionale a quello internazionale.

Il Percorso Espositivo e le Esperienze
Il Museo è stato ideato per istruire, stimolare e coinvolgere il pubblico, fondendo innovazione digitale, arte e culture culinarie per dar vita alle tradizioni agroalimentari e connettere i visitatori con il passato, presente e futuro del cibo.
L’esperienza didattica permanente è dedicata al legame tra l’uomo, l’alimentazione, l’agricoltura e il mandato della FAO. Il percorso espositivo include diverse sezioni tematiche come:
– Esperienza immersiva e Ecosistemi di consapevolezza
– Laboratorio alimentare
– Popolazioni indigene, Angolo degli OSS (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) e Tradizioni, patrimonio, scienza e innovazione
– Eroi della alimentazione
Le attività del MuNe si articoleranno in diverse aree:
– Collezioni: saranno esposti manufatti archeologici, una collezione globale che mostra diverse culture e tradizioni alimentari, e l’importanza del patrimonio agricolo
– Esperienze didattiche: i visitatori saranno immersi in esperienze educative che utilizzano tecnologia multisensoriale per dare vita a storie globali di alimentazione e agricoltura
– Eventi dal vivo: si terranno workshop e laboratori culinari dove i visitatori potranno cimentarsi in attività pratiche e dimostrazioni per celebrare le tradizioni culinarie globali
– Mostre a rotazione: negli spazi pubblici della FAO, come l’Atrio, saranno allestite esposizioni temporanee con nuovi elementi digitali (pannelli LED, touchscreen, giochi di luce)

Informazioni per le visite e contatti
Il MuNe della FAO è un polo centrale per la conoscenza sul lavoro dell’Organizzazione, sulla scienza, sull’innovazione e sulla diversità alimentare.
La visita dura circa 90 minuti e prevede una sessione di domande e risposte. Tutte le visite sono in gruppo, anche per i partecipanti singoli.
Informazioni per le scuole: https://fao.midaticket.com/en/categorie/gruppi/

Come stanno andando i progressi per il raggiungimento dell’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030?

Pubblicato il Global Progress Report on Sustainable Development Goal 16


In qualità di educatori, siamo i custodi del futuro e i primi architetti di una cittadinanza consapevole. La nostra missione non si limita alla trasmissione di conoscenze, ma si estende alla costruzione di un ambiente di apprendimento che sia un laboratorio di pace, giustizia e inclusione.
È per questo che desideriamo portare alla vostra attenzione il documento cardine delle Nazioni Unite, il “Global Progress Report on Sustainable Development Goal 16: Indicators on Peaceful, Just and Inclusive Societies”. Questo rapporto è una bussola che ci ricorda: la pace, la giustizia e l’inclusione non sono obiettivi isolati, ma il fondamento per raggiungere tutti gli altri Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.
Il Goal 16 mira a promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, a garantire l’accesso alla giustizia per tutti e a costruire istituzioni efficaci, responsabili e inclusive a tutti i livelli.
Il rapporto, tuttavia, lancia un allarme chiaro: nessun obiettivo del Goal 16 è pienamente in linea con i tempi. I progressi sono disomogenei, fragili e troppo lenti e questo ci impone di riflettere sul ruolo cruciale che la scuola può e deve svolgere per invertire la rotta.

1. Società pacifiche: oltre il conflitto armato
Il concetto di pace va ben oltre l’assenza di guerra; include elementi civili, sociali e strutturali che consentono alle persone di vivere in dignità e sicurezza, libere dalla paura e dalla minaccia della violenza.
I dati ci mostrano sfide urgenti:
– Violenza contro i minori: a livello globale, due bambini su tre (1,6 miliardi) subiscono regolarmente punizioni violente dai loro *caregiver* a casa. Nelle aree fragili, più di una ragazza su quattro ha subito stupri o violenze sessuali durante l’infanzia.
– Tratta di esseri umani: i bambini sono sempre più vittime. Nel 2022, il 38% di tutte le vittime di tratta identificate erano minori, una quota in aumento rispetto al 13% del 2004.
Cosa significa per la scuola? Dobbiamo lavorare per promuovere culture di genitorialità positiva e fornire ai bambini e agli adolescenti gli strumenti per riconoscere e denunciare l’abuso. I nostri programmi educativi, specialmente nella prima infanzia, sono lo scudo più forte contro la normalizzazione della violenza.

2. Società giuste: affrontare l’iniquità
La giustizia è l’accesso universale al diritto, lo stato di diritto e una “governance” responsabile: se i sistemi di giustizia falliscono, si erode la fiducia sociale.
Un dato saliente ci riguarda indirettamente: la corruzione. In media, circa un cittadino su cinque che ha interagito con un funzionario pubblico nell’ultimo anno è stato invitato a pagare una tangente. Questo mina la fiducia nelle istituzioni che i nostri studenti imparano a rispettare.
Cosa significa per la scuola? Dobbiamo educare gli studenti ai principi di trasparenza, legalità e responsabilità (accountability). Il modo in cui gestiamo la nostra istituzione deve riflettere la giustizia che vogliamo vedere nel mondo, incoraggiando un senso civico critico ma costruttivo.

3. Società inclusive: dare voce a tutti
L’inclusione è l’espressione dei diritti umani di uguaglianza e non discriminazione, genera fiducia, rafforza la coesione sociale e rende le istituzioni più efficaci e resilienti.
– Discriminazione diffusa: in media, una persona su cinque a livello globale riferisce di aver subito discriminazioni nell’ultimo anno. Tassi più elevati sono segnalati tra le donne, i poveri e le persone con disabilità.
– Efficacia politica: meno della metà delle persone nei paesi a reddito alto e medio ritiene che il proprio sistema politico consenta loro di avere voce in capitolo nelle decisioni governative. Le donne, in particolare, riferiscono una minore percezione di efficacia politica rispetto agli uomini.
Cosa significa per la scuola? La nostra scuola deve essere un modello di inclusione. Dobbiamo garantire che la voce di ogni studente e membro del personale sia ascoltata e valorizzata. Promuoviamo l’efficacia politica creando spazi dove la partecipazione e la discussione informata portano a risultati reali, dando agli studenti la fiducia di poter influenzare le decisioni. Questo inizia con la garanzia che i nostri ambienti siano accessibili e che le politiche scolastiche siano libere da ogni forma di discriminazione.

Un invito all’azione
Come educatori, abbiamo la straordinaria opportunità di agire come catalizzatori di questo cambiamento. Non possiamo permettere che i ritardi nell’SDG 16 compromettano il futuro che stiamo cercando di costruire.
Vi invitiamo a riflettere su come i vostri progetti didattici, il clima scolastico e le politiche interne possano contribuire attivamente a trasformare le nostre scuole in veri e propri strumenti di pace, formando la prossima generazione di leader che non solo conoscono l’importanza della giustizia e dell’inclusione, ma sanno come realizzarle.


Suggestioni per una educazione equa ai diritti umani e alla pace

Riflessioni su “Education at a Glance 2025”


EIP Italia accoglie con grande interesse la pubblicazione del rapporto “Education at a Glance 2025: OECD Indicators”. Questo autorevole compendio statistico offre un’analisi dettagliata dello stato dell’istruzione a livello globale e fornisce una ricchezza di dati che, letti attraverso la lente della nostra missione, sollevano questioni cruciali per la costruzione di sistemi educativi più equi e inclusivi, fondamento indispensabile per una cultura di pace.

Il rapporto dell’OCSE evidenzia progressi significativi e, allo stesso tempo, persistenti sfide sistemiche. Con il 48% dei giovani adulti nei Paesi OCSE che completa l’istruzione terziaria , il livello di istruzione non è mai stato così alto. Tuttavia, questo successo complessivo nasconde disuguaglianze di opportunità che minano i principi di equità e giustizia sociale, centrali per la nostra associazione.


Le disuguaglianze nell’istruzione e il loro impatto sulla Pace

Il rapporto è impietoso nel mostrare come il background familiare continui a essere un potente predittore del successo educativo. Nel 2023, solo il 26% dei giovani adulti i cui genitori non hanno completato l’istruzione secondaria superiore ha ottenuto un titolo di studio terziario, rispetto al 70% di coloro che hanno almeno un genitore con tale titolo. Questo divario, rimasto sostanzialmente invariato nell’ultimo decennio, rappresenta un ostacolo insidioso alla mobilità sociale e, di conseguenza, alla coesione sociale e alla costruzione di società pacifiche. La disuguaglianza nell’accesso all’istruzione si traduce in un accesso diseguale a lavori qualificati, salari più alti e migliori risultati in termini di salute e partecipazione civica. Quando una porzione significativa della popolazione si sente esclusa o penalizzata da un sistema che dovrebbe promuovere l’uguaglianza, il tessuto sociale si indebolisce, rendendo le comunità più vulnerabili a conflitti e tensioni.
Il rapporto sottolinea che alcuni Paesi, come Danimarca, Inghilterra e la Comunità fiamminga del Belgio, hanno compiuto progressi nel ridurre questo divario attraverso interventi mirati. Questi esempi dimostrano che è possibile invertire la rotta e che l’impegno politico e strategico può fare la differenza. Per la nostra Associazione, ciò rafforza la convinzione che le politiche educative non debbano limitarsi a garantire l’accesso, ma debbano attivamente promuovere l’equità, fornendo un supporto mirato agli studenti più svantaggiati, fin dalla prima infanzia.


Oltre i titoli di studio: la qualità dell’apprendimento

Un altro aspetto cruciale messo in luce dal rapporto riguarda la disparità tra il possesso di un titolo di studio e le competenze effettive. Nonostante l’aumento dei tassi di conseguimento di titoli di studio terziari, la ricerca condotta nell’ambito del Programma per la Valutazione Internazionale delle Competenze degli Adulti (PIAAC) rivela che le competenze di base, come l’alfabetizzazione, sono stagnanti o diminuite tra il 2012 e il 2023 nella maggior parte dei Paesi OCSE. In particolare, il 13% degli adulti con istruzione terziaria non ha raggiunto il livello di competenza di base nell’alfabetizzazione. Questo dato ci spinge a riflettere sulla qualità e la rilevanza dell’istruzione fornita.
Per un’educazione ai diritti umani e alla pace, è fondamentale che gli individui non solo acquisiscano nozioni, ma sviluppino anche quelle competenze trasversali e critiche necessarie per comprendere il mondo, analizzare informazioni complesse, dialogare e risolvere i conflitti in modo costruttivo. Se l’istruzione terziaria non è in grado di garantire un livello minimo di alfabetizzazione funzionale, ciò solleva interrogativi sulla sua efficacia nel formare cittadini consapevoli e attivi.


I percorsi di transizione e la vulnerabilità giovanile

La transizione dal mondo dell’istruzione a quello del lavoro è un altro momento critico in cui le disuguaglianze possono cristallizzarsi. Il rapporto ci mostra che, sebbene i tassi di giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione (NEET) siano tornati ai livelli pre-pandemici in circa la metà dei Paesi OCSE, la loro presenza rimane un problema significativo. Le esperienze di disoccupazione prolungata in giovane età possono avere conseguenze a lungo termine, compromettendo le prospettive di lavoro future e generando stress psicologico. Questi dati ci invitano a considerare come la vulnerabilità giovanile possa essere un terreno fertile per l’estremismo e il conflitto. I giovani che si sentono privi di opportunità e di un futuro possono diventare bersagli facili per ideologie che offrono risposte semplici a problemi complessi. Per questo motivo, l’educazione alla pace non può essere una semplice aggiunta curricolare, ma deve informare l’intero sistema educativo, garantendo che ogni giovane sia supportato nel trovare un percorso significativo e produttivo, prevenendo l’esclusione sociale e l’alienazione.


Il ruolo dei docenti e la necessità di investire

Nessuna riforma educativa può avere successo senza un corpo docente motivato, qualificato e adeguatamente supportato. Il rapporto evidenzia una preoccupante carenza di insegnanti, in particolare nell’istruzione secondaria. La crescente quota di docenti vicini alla pensione, il basso appeal della professione e l’aumento dell’abbandono anticipato (dimissioni) in alcuni Paesi minacciano la stabilità e la qualità dei sistemi educativi. Per la nostra associazione, è evidente che investire nella formazione, nel benessere e nella retribuzione degli insegnanti non è solo una questione di giustizia professionale, ma un investimento diretto nella costruzione di una società più pacifica. Docenti ben preparati e supportati sono i pilastri che possono guidare gli studenti a sviluppare le competenze necessarie per il dialogo interculturale, la risoluzione nonviolenta dei conflitti e l’empatia.

Conclusioni

In sintesi, il rapporto “Education at a Glance 2025” dell’OCSE è uno strumento prezioso che ci spinge a una riflessione profonda. I dati sulle disuguaglianze nell’accesso e nella qualità dell’istruzione, sulla persistenza delle carenze di competenze e sulla vulnerabilità giovanile rappresentano un campanello d’allarme. Essi ci ricordano che la costruzione della pace non è un’astrazione, ma un processo concreto che inizia nelle aule scolastiche, nei percorsi di studio e nelle politiche di finanziamento. Per la nostra Associazione, ciò significa un impegno continuo a lavorare a fianco di insegnanti e dirigenti scolastici per tradurre questi dati in azioni concrete e per promuovere un’educazione che sia, in ogni suo aspetto, un’educazione alla pace e ai diritti umani.


Oltre gli stereotipi: la scuola e l’inclusione delle nuove generazioni in Italia

Indagine quali-quantitativa di Save the children sugli alunni con background migratorio


In un’Italia sempre più multiculturale, la scuola riveste un ruolo fondamentale per l’integrazione e lo sviluppo di bambine, bambini e adolescenti con un passato di migrazione. Lo studio “Chiamami col mio nome” di Save the Children Italia, realizzato in collaborazione con il movimento Italiani Senza Cittadinanza e Fondazione Bruno Kessler, offre una sintesi chiara e approfondita della situazione attuale, analizzando le sfide e le risorse di questi giovani.
I dati raccolti mostrano una realtà complessa, fatta di progressi ma anche di ostacoli significativi. Sebbene le “seconde generazioni” (cioè i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri) tendano ad avere percorsi scolastici più solidi rispetto a quelli arrivati più di recente, persistono disuguaglianze in ambiti cruciali come l’apprendimento di base, le scelte universitarie e l’accesso al mondo del lavoro. Un dato preoccupante evidenziato dal rapporto è che, a parità di rendimento scolastico elevato, gli studenti con un passato di migrazione scelgono meno frequentemente di iscriversi al liceo o all’università rispetto ai loro coetanei nativi.
Ma il quadro non si esaurisce qui. Il report approfondisce le cause di queste disparità, che vanno ben oltre la sola condizione socio-economica delle famiglie. Emergono, infatti, pregiudizi e stereotipi, talvolta inconsci, che possono influenzare l’orientamento scolastico e limitare le aspirazioni dei giovani. Per esempio, l’analisi mostra che, tra gli studenti che si definiscono “molto bravi a scuola,” la percentuale che intende iscriversi al liceo scende significativamente per le seconde e prime generazioni rispetto ai coetanei senza un passato di migrazione.

La cittadinanza, un diritto e una risorsa
Il Dossier sottolinea quanto la mancanza di cittadinanza crei un “limbo giuridico” che può frustrare il talento e l’impegno di ragazzi e ragazze, come nel caso di Enis Yelassi, uno studente brillante escluso da una competizione internazionale per motivi burocratici legati alla sua cittadinanza. l report stima che il riconoscimento della cittadinanza ai giovani di seconda generazione potrebbe generare notevoli benefici economici per il Paese, riducendo le differenze in termini di apprendimento e scelte educative e aumentando il gettito fiscale.

La forza delle relazioni e la consapevolezza dei giovani
Nonostante le sfide, i giovani con un passato di migrazione dimostrano una grande capacità di resilienza. Le loro reti di amicizie sono spesso multiculturali, offrendo un supporto reciproco e spazi di solidarietà dove condividere esperienze e trovare riconoscimento. Il report qualitativo dà voce a questi ragazzi e ragazze, che mostrano una profonda consapevolezza delle difficoltà che affrontano. Molti di loro usano l’autoironia come una strategia per affrontare gli stereotipi, ma riconoscono che il razzismo, sia latente che esplicito, è un fenomeno che si manifesta in diversi contesti, dagli spazi urbani alle attività sportive. Le loro storie rivelano identità plurali, che intrecciano l’appartenenza all’Italia con un forte legame con il Paese d’origine dei genitori. Rivendicano il diritto di essere riconosciuti per ciò che sono: soggetti complessi, portatori di più culture, che chiedono di superare gli approcci stereotipati ancora radicati nella società adulta.

La via da seguire: raccomandazioni per un’inclusione reale
Il report si conclude con una serie di raccomandazioni concrete per superare gli ostacoli attuali e costruire una società più inclusiva e giusta. Tra le proposte principali, si raccomanda:
Riforma della cittadinanza. Approvazione di una normativa che riconosca la cittadinanza a chi nasce in Italia da genitori residenti e che preveda percorsi semplificati per i giovani cresciuti nel nostro Paese.
Supporto alla scuola. Semplificazione delle procedure per la gestione delle risorse del PNRR e del Programma Nazionale “Scuola e Competenze”. Inoltre, un piano d’azione per l’educazione interculturale, che garantisca una formazione specifica per docenti e orientatori, e la promozione di un orientamento scolastico libero da pregiudizi.
Inclusione sistemica. Azioni per prevenire e contrastare il razzismo a tutti i livelli, promuovendo il pluralismo linguistico e culturale e assicurando una gestione trasparente e mirata delle risorse, con un monitoraggio costante degli interventi per verificarne l’efficacia.


Intelligenza artificiale e futuro dell’educazione

Il nuovo documento dell’UNESCO


Definire l’uso dell’IA nell’istruzione attraverso il dialogo collettivo

L’intelligenza artificiale (IA) sta ridefinendo il modo in cui impariamo, insegniamo e diamo un senso al mondo che ci circonda, ma lo fa in modo diseguale. Mentre un terzo dell’umanità rimane offline, l’accesso ai modelli di IA più all’avanguardia è riservato a coloro che hanno abbonamenti, infrastrutture e un vantaggio linguistico. Queste disparità non solo limitano chi può utilizzare l’IA, ma determinano anche quali conoscenze, valori e lingue dominano i sistemi che sempre più influenzano l’educazione.
Questa antologia esplora i dilemmi filosofici, etici e pedagogici posti dall’influenza dirompente dell’IA nell’educazione. Riunendo le intuizioni di pensatori, leader e innovatori globali, la raccolta sfida le ipotesi, fa emergere le frizioni, provoca la contestazione e suscita nuove visioni audaci per una co-creazione equa tra esseri umani e macchine.
Trattando temi che vanno dallo smantellamento dei sistemi di valutazione obsoleti alla promozione di un’etica della cura, i 21 saggi presenti in questo volume compiono un passo verso la costruzione di un bene comune globale per il dialogo e l’azione, uno spazio condiviso per pensare insieme, dibattere sulle differenze e reinventare un’istruzione inclusiva nell’era dell’IA.
Partendo dalla Raccomandazione dell’UNESCO sull’etica dell’IA, dalle sue Linee guida sull’IA generativa nell’istruzione e nella ricerca e dai suoi due quadri di riferimento per le competenze sull’IA per insegnanti e studenti, tale bene comune globale può orientare la comprensione collettiva e una coraggiosa re-immaginazione di programmi di studio, pedagogia, governance e politiche che abbiano al centro i diritti umani, la giustizia e l’inclusione.”

Traduzione non ufficiale


Tematiche affrontate nel volume

Riconquistare il fine pubblico dell’educazione attraverso il dialogo

I futuri dell’IA nell’educazione: provocazioni filosofiche
Ascoltare nelle crepe: una conversazione con Báyò Akómoláfé
Futuro dell’educazione: andare oltre il paradigma dell'”intelligenza”
L’acqua nel presente storico e nel futuro a lungo termine dell’IA nell’educazione

Dibattito sui poteri e i pericoli dell’IA
Ripensare l’educazione nell’era dell’intelligenza artificiale
Non dobbiamo accettare l’IA (e tanto meno la GenAI) come inevitabile nell’educazione
Immaginari contestati: riconquistare l’istruzione superiore nell’era dell’IA

Pedagogie, valutazione e futuri educativi emergenti dell’IA
L’aula incalcolabile: i limiti e i pericoli dell’IA nell’educazione
Sfidare l’iper-personalizzazione: verso (ri)socializzare l’apprendimento in un dialogo da umano a umano a macchina
Infantilizzazione, camera dell’eco, filtro a bolle o l’alba di un nuovo illuminismo: alcune riflessioni (critiche) sull’apprendimento adattivo e personalizzato
La fine della valutazione come la conosciamo: GenAI, disuguaglianza e il futuro del sapere
I fini dei test: possibilità per una valutazione e un apprendimento trasformativi con l’intelligenza artificiale generativa

Rivalutare e ricentrare gli insegnanti umani
Mantenere gli obiettivi primari dell’educazione nell’era dell’IA: cosa devono considerare gli educatori?
La compassione nella progettazione: costruire l’IA con e per gli educatori che si prendono cura

Imperativi etici e di governance per i futuri dell’IA nell’educazione
Verso un’etica della cura nella progettazione dell’IA nell’educazione
Intelligenza artificiale e governance dell’educazione: ripensare l’azione democratica, la resistenza e la partecipazione

Affrontare le disuguaglianze codificate nell’educazione
Garantire un’IA inclusiva e contestualizzata nell’educazione: considerazioni per una tabella di marcia
Dalla conformità alla creatività: ripensare l’IA nell’apprendimento delle giovani donne
Chiarezza concettuale: l’anello mancante nell’implementazione delle tecnologie IA per l’educazione inclusiva
Inclusione o illusione? Ripensare l’IA per gli studenti sordi o con problemi di udito in contesti con scarse risorse (il Sud del mondo)

Reimmaginare la politica dell’IA nell’educazione: evidenze e realtà geopolitiche
Umano e macchina: implicazioni politiche delle capacità emergenti dell’IA
Aggiungere intelligenza alla politica e alla pratica dell’IA nell’educazione


A 27 anni dall’istituzione della Corte Penale Internazionale, per coltivare ancora la fiducia

Una conversazione con Luciano Corradini


“Pronto? Sono Luciano. Ho letto il vostro articolo per la Giornata del 22 agosto promossa da Papa Leone: mi è piaciuto!”.

Luciano Corradini “illustre pedagogista, professore emerito dell’Università Roma Tre, maestro dello “star bene a scuola”, teorico del potere “terapeutico” o “preventivo” dell’educazione come impegno di qualificazione personale, promotore della scuola come comunità educativa e accogliente” è anche, con nostro immenso orgoglio, amico ed estimatore di EIP Italia da decenni. Tra le diverse testimonianze di questa amicizia che potete trovare negli articoli del nostro sito web, assume per noi un’importanza particolare l’assegnazione del “Prix International Jacques Mühlethaler 2022 pour la Paix et les droits de l’homme” in occasione del 50° anniversario della nostra fonazione.

Da sempre Luciano è impegnato, con profondo spirito etico nella diffusione della cultura dei diritti e della pace, come testimonia anche la sua recente promozione di alcune iniziative a livello internazionale e la sua lucida e coraggiosa analisi negli articoli per il “Giornale di Brescia”.

Nella conversazione di qualche giorno fa, ha voluto ricordare la pubblicazione di “Annali della Pubblica Istruzione” del 1998 dedicata al quarantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti umani.
Il suo contributo, intitolato Una nuova educazione civica si apriva con il ricordo di un fatto di portata universale che oggi appare, con stupore e amarezza, a metà tra storia e utopia.

“A metà luglio 1998 si è verificato un avvenimento di straordinario interesse, per quanto riguarda il riconoscinento e la difesa dei diritti umani: la conclusio­ne positiva di un lungo dibattito nella sede romana della FAO, per l’istituzione di un tribunale internazionale contro la violazione dei diritti umani. Comincio questa riflessione sull’educazione ai diritti umani nella scuola proprio riferendomi a questo avvenimento, alle immagini e alle emozioni che riguardano discorsi, fiaccolate veglie e digiuni, tenuti in questa circostanza.
“ICC Now” è la sigla che poco più di un migliaio di persone hanno porta­to sui cappellini, sulle bandiere e sui palloncini, in occasione della marcia compiuta il 14 luglio 1998 dal Campidoglio al Palazzo della FAO attraverso la famosa «via sacra», per sostenere gli ultimi sforzi di un lavoro diplomatico compiuto dai 5000 delegati di 162 Stati per l’istituzione dell’International Crime Court, ossia del Tribunale penale internazionale per giudicare i crimi­ni contro l’umanità, genocidio, crimini di guerra, stupro.
In Campidoglio, oltre a Emma Bonino in teleconferenza da Strasburgo, sono intervenuti il presidente del Consiglio Prodi, alcuni parlamentari, il sin­daco di Roma Rutelli, alla presenza di circa un migliaio di persone che ascoltavano, applaudivano, nella convinzione di rappresentare tutta l’umanità e di contribuire, anche con quei poveri gesti, ad incoraggiare i deci­sori e ad evitare, per il futuro, tante intollerabili sofferenze.
A conclusio­ne Giovanni Conso, presidente della Conferenza, ha fatto un discorso che ha legato insieme problemi diplo­matici, tecnico-giuridici, politici, civi­li, morali, psicologici, mostrando la possibile sinergia fra mondi vitali e mondi istituzionali.

La posta in gioco era e resta enorme. A cinquant’anni dalla famosa Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, una Corte internazionale permanente significa non solo l’efficacia panumana di quei diritti, gestiti da una giustizia indipendente dal potere politico, ma la costituzione di un denso nucleo di Stato sovranazionale, per sbarcare nel nuovo millennio”.

Non è poi così facile, 25 anni dopo lo “sbarco nel nuovo millennio”, mantenere la speranza, virtù essenziale dell’educatore, in giorni che vedono l’ONU dichiarare che nella Striscia di Gaza è in corso una carestia provocata dall’uomo.

La riflessione di Luciano, però, ha toccato anche aspetti che intrecciano la biografia famigliare e il lavoro per la scuola svolto, ancora oggi, insieme ad UCIIM, regalando alla nostra conversazione una lunga citazione dal suo articolo per l’ultimo numero di “Rivista Lasalliana”, che riprende le parole di Papa Francesco per l’80° anniversario dalla fondazione di UCIIM e AIMC.

“I vostri fondatori vivevano in tempi nei quali i valori della persona e della cittadinanza democratica avevano bisogno di essere testimoniati e rafforzati, per il bene di tutti; e anche il valore della libertà educativa. Non dimenticate mai da dove venite, ma non camminate con la testa girata indietro, rimpiangendo i bei tempi passati! Pensate, invece, al presente della scuola, che è il futuro della società, alle prese con una trasformazione epocale. Pensate ai giovani insegnanti che muovono i primi passi nella scuola e alle famiglie che si sentono sole nel loro compito educativo. A ciascuno proponete con umiltà e novità il vostro stile educativo e associativo. Tutto questo vi incoraggio a farlo insieme, con una sorta di “patto tra le associazioni”, perché così potete testimoniare meglio il volto della Chiesa nella scuola e per la scuola. La speranza mai delude, mai, la speranza mai è ferma, la speranza è sempre in cammino e ci fa camminare. E allora andate avanti con fiducia!”


Per nutrire la nostra preparazione di educatori all’avvio del nuovo anno scolastico, per gentile concessione del prof. Luciano Corradini inseriamo in allegato i due articoli:


Per chi desidera approfondire ruolo e funzioni della Corte Penale Internazionale, di seguito due riferimenti:

Statuto della Corte Penale Internazionale: clicca qui

Sito ufficiale della Corte Penale Internazionale: clicca qui


Per conoscere di più la vita e le opere di Luciano Corradini è possibile consultare il sito web cliccando sull’immagine qui sotto

L’Italia si candida al Consiglio per i Diritti Umani 2026-2028

Un’opportunità per l’educazione ai Diritti Umani nelle scuole


L’Italia ha presentato la sua candidatura al Consiglio per i Diritti Umani per il periodo 2026-2028, ponendo la promozione e la protezione dei diritti umani come una delle priorità della sua politica estera. Questa iniziativa rappresenta un’importante occasione per rafforzare l’educazione ai diritti umani nelle scuole italiane, fornendo spunti e temi di riflessione per docenti e dirigenti scolastici.

Impegno dell’Italia per i Diritti Umani: pilastri e prospettive
La candidatura italiana si fonda su un approccio costruttivo e inclusivo, che mira a promuovere i diritti umani basandosi sui principi di universalità, obiettività e non selettività. L’Italia intende collaborare con attori locali e organizzazioni della società civile per affrontare situazioni di conflitto, instabilità, povertà e sottosviluppo che impattano negativamente sul godimento dei diritti umani a livello globale.

Aree tematiche chiave per l’azione italiana e spunti didattici:
Il programma italiano per il Consiglio dei Diritti Umani copre diverse aree tematiche fondamentali, che possono essere integrate nei percorsi educativi:
Promozione e protezione dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali: L’Italia si impegna a promuovere un’ampia gamma di diritti, inclusa la loro integrazione nella prevenzione e risoluzione dei conflitti. Questo offre l’opportunità di discutere in classe l’interconnessione dei diritti e il loro ruolo nella costruzione della pace.
Lotta contro tutte le forme di discriminazione: L’Italia è fortemente impegnata a contrastare razzismo, xenofobia, intolleranza e ogni forma di violenza e discriminazione, inclusa quella basata sull’orientamento sessuale, e a prevenire la diffusione dell’hate speech. Nelle scuole, si possono affrontare percorsi sull’inclusione, il rispetto delle differenze e la cittadinanza digitale responsabile.
Diritti delle donne: L’Italia si impegna a promuovere l’emancipazione delle donne e delle ragazze e a contrastare la violenza di genere, le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci o forzati. Questi temi sono cruciali per sensibilizzare gli studenti sulla parità di genere e sul contrasto alla violenza.
Diritti dell’infanzia: L’Italia pone una priorità sui diritti dei bambini, specialmente quelli in situazioni di vulnerabilità, come i minori a rischio di povertà ed esclusione sociale, le vittime di violenza e sfruttamento (incluso l’ambiente digitale) e i bambini in contesti di conflitto. Le scuole possono sviluppare progetti sulla protezione dell’infanzia, l’uso sicuro del digitale e l’importanza dell’istruzione anche in contesti difficili.
Lotta alla pena di morte: L’Italia ha come priorità l’istituzione di una moratoria universale sulla pena di morte, in vista della sua completa abolizione. Questo tema può essere un punto di partenza per dibattiti sull’etica, la giustizia e i diritti umani fondamentali.
Libertà di espressione, di religione o di credo e protezione delle minoranze religiose: L’Italia promuove la libertà di opinione e di espressione, inclusa la libertà dei media e i diritti dei giornalisti, e si impegna per la protezione delle minoranze religiose e la promozione del dialogo interreligioso e interculturale. Questi argomenti sono essenziali per favorire il pluralismo, la tolleranza e il rispetto della diversità culturale e religiosa.
Conservazione del patrimonio culturale e religioso: La protezione del patrimonio culturale e religioso è vista come uno strumento per salvaguardare l’identità di gruppi etnici e religiosi, contribuendo alla pace e alla stabilità. Si può esplorare in classe il legame tra cultura, identità e diritti umani.
Lotta alla tratta di esseri umani: L’Italia si impegna a combattere la tratta di esseri umani, con un approccio incentrato sulle vittime e attento alle specificità di genere e età, prestando particolare attenzione a donne e bambini, inclusi i minori non accompagnati. Questo tema è cruciale per educare gli studenti sui pericoli della tratta e sull’importanza della solidarietà e della protezione dei più vulnerabili.
Diritti delle persone in situazione di vulnerabilità: L’Italia è impegnata nella promozione dei diritti delle persone con disabilità e delle persone anziane, sostenendo l’attuazione della Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità e promuovendo programmi di sensibilizzazione. Questo è un invito a promuovere un ambiente scolastico inclusivo e accessibile per tutti.
Difensori dei diritti umani: L’Italia riconosce il contributo della società civile e dei difensori dei diritti umani, impegnandosi a sostenerli contro ogni forma di rappresaglia. Si può riflettere sull’importanza dell’attivismo civico e sul ruolo dei cittadini nella promozione dei diritti.

L’impegno dell’Italia nel Consiglio per i Diritti Umani offre un’occasione unica per le scuole di approfondire la comprensione dei diritti umani, stimolare il pensiero critico e incoraggiare gli studenti a diventare cittadini attivi e consapevoli.