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L’Italia si candida al Consiglio per i Diritti Umani 2026-2028

Un’opportunità per l’educazione ai Diritti Umani nelle scuole


L’Italia ha presentato la sua candidatura al Consiglio per i Diritti Umani per il periodo 2026-2028, ponendo la promozione e la protezione dei diritti umani come una delle priorità della sua politica estera. Questa iniziativa rappresenta un’importante occasione per rafforzare l’educazione ai diritti umani nelle scuole italiane, fornendo spunti e temi di riflessione per docenti e dirigenti scolastici.

Impegno dell’Italia per i Diritti Umani: pilastri e prospettive
La candidatura italiana si fonda su un approccio costruttivo e inclusivo, che mira a promuovere i diritti umani basandosi sui principi di universalità, obiettività e non selettività. L’Italia intende collaborare con attori locali e organizzazioni della società civile per affrontare situazioni di conflitto, instabilità, povertà e sottosviluppo che impattano negativamente sul godimento dei diritti umani a livello globale.

Aree tematiche chiave per l’azione italiana e spunti didattici:
Il programma italiano per il Consiglio dei Diritti Umani copre diverse aree tematiche fondamentali, che possono essere integrate nei percorsi educativi:
Promozione e protezione dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali: L’Italia si impegna a promuovere un’ampia gamma di diritti, inclusa la loro integrazione nella prevenzione e risoluzione dei conflitti. Questo offre l’opportunità di discutere in classe l’interconnessione dei diritti e il loro ruolo nella costruzione della pace.
Lotta contro tutte le forme di discriminazione: L’Italia è fortemente impegnata a contrastare razzismo, xenofobia, intolleranza e ogni forma di violenza e discriminazione, inclusa quella basata sull’orientamento sessuale, e a prevenire la diffusione dell’hate speech. Nelle scuole, si possono affrontare percorsi sull’inclusione, il rispetto delle differenze e la cittadinanza digitale responsabile.
Diritti delle donne: L’Italia si impegna a promuovere l’emancipazione delle donne e delle ragazze e a contrastare la violenza di genere, le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci o forzati. Questi temi sono cruciali per sensibilizzare gli studenti sulla parità di genere e sul contrasto alla violenza.
Diritti dell’infanzia: L’Italia pone una priorità sui diritti dei bambini, specialmente quelli in situazioni di vulnerabilità, come i minori a rischio di povertà ed esclusione sociale, le vittime di violenza e sfruttamento (incluso l’ambiente digitale) e i bambini in contesti di conflitto. Le scuole possono sviluppare progetti sulla protezione dell’infanzia, l’uso sicuro del digitale e l’importanza dell’istruzione anche in contesti difficili.
Lotta alla pena di morte: L’Italia ha come priorità l’istituzione di una moratoria universale sulla pena di morte, in vista della sua completa abolizione. Questo tema può essere un punto di partenza per dibattiti sull’etica, la giustizia e i diritti umani fondamentali.
Libertà di espressione, di religione o di credo e protezione delle minoranze religiose: L’Italia promuove la libertà di opinione e di espressione, inclusa la libertà dei media e i diritti dei giornalisti, e si impegna per la protezione delle minoranze religiose e la promozione del dialogo interreligioso e interculturale. Questi argomenti sono essenziali per favorire il pluralismo, la tolleranza e il rispetto della diversità culturale e religiosa.
Conservazione del patrimonio culturale e religioso: La protezione del patrimonio culturale e religioso è vista come uno strumento per salvaguardare l’identità di gruppi etnici e religiosi, contribuendo alla pace e alla stabilità. Si può esplorare in classe il legame tra cultura, identità e diritti umani.
Lotta alla tratta di esseri umani: L’Italia si impegna a combattere la tratta di esseri umani, con un approccio incentrato sulle vittime e attento alle specificità di genere e età, prestando particolare attenzione a donne e bambini, inclusi i minori non accompagnati. Questo tema è cruciale per educare gli studenti sui pericoli della tratta e sull’importanza della solidarietà e della protezione dei più vulnerabili.
Diritti delle persone in situazione di vulnerabilità: L’Italia è impegnata nella promozione dei diritti delle persone con disabilità e delle persone anziane, sostenendo l’attuazione della Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità e promuovendo programmi di sensibilizzazione. Questo è un invito a promuovere un ambiente scolastico inclusivo e accessibile per tutti.
Difensori dei diritti umani: L’Italia riconosce il contributo della società civile e dei difensori dei diritti umani, impegnandosi a sostenerli contro ogni forma di rappresaglia. Si può riflettere sull’importanza dell’attivismo civico e sul ruolo dei cittadini nella promozione dei diritti.

L’impegno dell’Italia nel Consiglio per i Diritti Umani offre un’occasione unica per le scuole di approfondire la comprensione dei diritti umani, stimolare il pensiero critico e incoraggiare gli studenti a diventare cittadini attivi e consapevoli.


La prova orale dell’Esame di Stato: un’occasione persa?

Qualche annotazione su un tema attuale


Negli ultimi giorni, le cronache italiane sono state animate da un episodio insolito e significativo: alcuni studenti hanno (avrebbero?) “rifiutato” di sostenere l’orale dell’Esame di Stato in segno di protesta. Il loro dissenso, secondo quanto riportato da alcuni organi di informazione, sarebbe rivolto a un sistema di valutazione percepito come riduttivo e incapace di considerare la completezza della persona, focalizzato esclusivamente sui voti. Le reazioni non si sono fatte attendere, e tra le più nette c’è stata quella del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che in un’intervista ha parlato esplicitamente della necessità di promuovere una norma contro il “boicottaggio”, anche per una questione di rispetto.
Probabilmente questi singoli episodi potrebbero essere meglio inquadrati anche considerando le diverse situazioni in cui, al contrario, sono insegnanti, dirigenti e commissari a farsi protagonisti di episodi virtuosi di supporto diretto e personale a studenti che, per svariate problematiche, non si presentano alle sessioni di Esame e vengono personalmente contattati e “ricondotti” a scuola.
Tuttavia, al di là delle polemiche e delle legittime prese di posizione, è fondamentale soffermarsi sul significato profondo di questo gesto. E vorrei farlo riprendendo le acute e illuminanti riflessioni di Massimo Recalcati nel suo libro L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento.Il valore “esistenziale” dell’Esame di Stato
L’Esame di Stato, e in particolare la prova orale, pur con la consapevolezza delle percentuali altissime di studenti ammessi e promossi, non rappresentano una mera formalità burocratica o un’arida misurazione di nozioni. Recalcati ci invita a guardare alla scuola come un ambiente in cui la valutazione non è mai solo un voto, ma un riconoscimento della fatica, dell’impegno e della crescita di ciascuno. In questa prospettiva, l’orale assume un valore che trascende il singolo giudizio numerico, diventando un vero e proprio rito di passaggio.
Il gesto di questi studenti, pur comprensibile nella sua origine – la frustrazione per un sistema che a volte sembra ignorare la complessità dell’individuo e la ricchezza delle sue esperienze – li ha privati di un momento cruciale di confronto. L’orale è l’occasione per mettersi in gioco, per argomentare, per mostrare la propria capacità di connettere saperi, di elaborare un pensiero critico. È un momento in cui la voce dello studente può risuonare, dove la sua personalità può emergere. È in quel dialogo con la commissione che lo studente ha la possibilità di rivelarsi, di dimostrare non solo ciò che sa, ma chi è diventato attraverso il percorso scolastico. Rifiutare questo confronto, attribuendone la responsabilità all’altro, significa chiudere la porta a un’opportunità di auto-riconoscimento e di riconoscimento altrui.
Se è vero che l’eccessiva attenzione ai voti può trasformare la relazione educativa in una sterile competizione, la critica all’atto stesso della valutazione diventa miope, se non coglie che dietro ogni valutazione può esserci un atto di cura educativa. Rifiutare l’orale significa, in un certo senso, rifiutare questa possibilità di essere visti e riconosciuti nella propria unicità, al di là della semplice performance accademica.
Inoltre, Recalcati sottolinea come il limite, la regola, l’esame stesso, possano paradossalmente rivelarsi delle occasioni per la scoperta del desiderio. Affrontare la prova, superare l’ansia, misurarsi con la propria preparazione non è solo un esercizio mnemonico, ma un’esperienza che forgia il carattere, che rivela risorse interiori insospettabili. Sottrarsi a questo momento significa rinunciare a un’opportunità di auto-conoscenza, di misurazione delle proprie forze e, in ultima analisi, di scoperta del proprio desiderio di conoscenza e di realizzazione.

Un rito di passaggio mancato
L’Esame di Stato, con la sua ritualità e la sua solennità, segna un passaggio fondamentale. È un rito di iniziazione che sancisce la fine di un ciclo e l’apertura a nuove possibilità, sia accademiche che professionali. Rinunciare a viverlo pienamente significa privarsi di un momento fondamentale di transizione, di un’esperienza che, pur faticosa e a volte stressante, può lasciare un segno indelebile e profondamente positivo sulla propria vita. È l’occasione per dimostrare a sé stessi e agli altri di essere pronti per il prossimo capitolo, di aver acquisito gli strumenti non solo per “sapere”, ma per “essere” nel mondo.
In un’epoca in cui la scuola è spesso ridotta a un luogo di mera erogazione di contenuti e i giovani cercano spazi per esprimere la propria individualità, le parole di Recalcati ci ricordano che il suo valore più autentico risiede nella capacità di formare individui, di accompagnarli nella scoperta di sé e del mondo. L’orale di maturità, se vissuto nella sua dimensione più profonda, non è un’espressione di giudizio arido, ma un incontro, un dialogo, un’occasione per mostrare il frutto di anni di impegno e, soprattutto, per riconoscere il proprio posto nel divenire. Non una costrizione, ma una liberazione verso la vita adulta, un’occasione che, purtroppo, è stata persa.

Francesco Rovida
coordinatore della formazione EIP Italia

Le Prove INVALSI 2025: oltre i numeri, per una scuola al servizio dell’umanità

Una prima analisi dei dati


La recente presentazione del Rapporto nazionale INVALSI 2025, avvenuta presso la Camera dei Deputati, ci offre un’occasione preziosa per riflettere sullo stato del nostro sistema educativo. Questo appuntamento annuale, che ha coinvolto oltre 2,5 milioni di alunne e alunni dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado, non è una mera rilevazione statistica: è piuttosto un invito a leggere i dati come uno specchio della nostra società e come uno strumento per affinare la nostra missione educativa, che, in una visione profonda, si pone al servizio della dignità e della complessità di ogni individuo, al servizio dell’umanità stessa.

EIP Italia, da sempre impegnata nella promozione dei diritti umani e della pace attraverso l’educazione e la formazione, desidera proporre una lettura di questi risultati che vada oltre la superficie, per coglierne il significato più intimo e le implicazioni per il nostro agire quotidiano.

La riduzione della dispersione scolastica esplicita

Il primo, e forse più incoraggiante, risultato delle rilevazioni INVALSI 2025 è la conferma di un significativo calo della dispersione scolastica esplicita, un dato recentemente reso pubblico anche da ISTAT. L’italia è passata dal 12,7% del 2021 a un 9,8% stimato nel 2024, superando con un anno di anticipo l’obiettivo del PNRR del 10,2% fissato per il 2026. ancora più incoraggiante è la prospettiva di raggiungere entro il 2030 il target europeo del 9% di abbandono scolastico precoce, un obiettivo che ora appare pienamente alla portata del paese.
Questo risultato è di grande rilievo e rappresenta un successo per l’intero sistema educativo italiano. Il suo significato va ben oltre la semplice riduzione numerica: sempre meno giovani lasciano la scuola anzitempo, e un numero crescente di studenti riesce a conseguire un diploma o a proseguire in percorsi di istruzione e formazione. Questo ha ricadute positive sull’equità sociale, sull’occupabilità e sulla coesione territoriale, pilastri fondamentali di una società che promuove i diritti e la pace. è la dimostrazione che il nostro sistema scolastico è diventato più efficace nel contrastare l’abbandono, accogliendo una popolazione studentesca che in passato avrebbe avuto un rischio più alto di esclusione.

La complessità degli apprendimenti: una sfida per l’equità e la qualità

Tuttavia, questo ampliamento della platea scolastica comporta anche un aumento della complessità interna del sistema educativo. Una quota significativa di studenti che prima avrebbe interrotto il percorso scolastico, oggi rimane nel sistema, spesso presentando maggiore fragilità negli apprendimenti. Tale dinamica si riflette inevitabilmente sugli esiti medi delle rilevazioni INVALSI, che tendono in alcuni gradi scolastici a una leggera contrazione. Risulta però importante sottolineare che questo calo non è da intendersi come un peggioramento qualitativo, bensì come un effetto di popolazione legato a un accesso più ampio e inclusivo all’istruzione. La sfida, dunque, è accogliere questa eterogeneità senza che essa si rifletta negativamente sui risultati generali.
Analizzando i risultati per materia e grado:
scuola primaria (classe II e V): si evidenzia una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, con modesti segnali di indebolimento, verosimilmente legati alla maggiore complessità della popolazione scolastica nella fase di prima alfabetizzazione. In II primaria, si registra una lieve diminuzione in italiano (66% raggiunge il livello base nel 2025 vs 67% nel 2024), mentre in matematica la percentuale si mantiene stabile (67%). In V primaria, italiano è stabile (75%), mentre matematica mostra una flessione (66% nel 2025 vs 68% nel 2024). Anche l’inglese (reading) in V primaria registra una contrazione (91% nel 2025 vs 95% nel 2024), mentre listening si mantiene stabile (86%). Questi dati ci invitano a concentrare maggiori sforzi sulla comprensione del testo scritto in italiano e ad affrontare lo svantaggio delle bambine in matematica, che emerge già precocemente.
scuola secondaria di primo grado (classe III): gli esiti in italiano e matematica sono sostanzialmente stabili, con il 59% degli studenti che raggiunge risultati adeguati in italiano (60% nel 2024) e il 56% in matematica (invariato dal 2021). Un netto miglioramento si osserva nell’inglese (sia reading che listening), con l’83% degli studenti che raggiunge il livello A2 in reading (+1% rispetto al 2024) e il 70% in listening (+2% rispetto al 2024). Dal 2018, la quota di studenti che raggiunge il livello A2 è aumentata di 9 punti percentuali in reading e di 16 punti percentuali in listening.
scuola secondaria di secondo grado (classe II e ultimo anno):
classi seconde: in italiano, il 62% degli studenti raggiunge almeno il livello base (invariato rispetto al 2024), mentre in matematica la quota è del 54% (55% nel 2024). le differenze tra l’italia centro-settentrionale e quella meridionale rimangono consistenti.
ultimo anno: si evidenzia una battuta d’arresto rispetto al 2024, ma la tendenza generale post-pandemia è quella di risultati sostanzialmente costanti. In italiano, il 52% degli studenti raggiunge almeno il livello base (56% nel 2024), e in matematica il 49% (52% nel 2024). in inglese, il 55% raggiunge i traguardi previsti (B2 per licei/tecnici, B1+ per professionali) in reading (60% nel 2024) e il 44% in listening (45% nel 2024). Nonostante i miglioramenti complessivi, la distanza dei risultati tra centro-nord e mezzogiorno rimane molto elevata.
Un dato importante da monitorare è la dispersione scolastica implicita, definita come la quota di studenti che terminano il percorso scolastico senza aver acquisito le competenze fondamentali previste. Nel 2025, si registra un leggero aumento (8,7% nel 2025 vs 6,6% nel 2024), attestandosi al valore del 2023, sebbene il trend di medio periodo rimanga in calo, soprattutto nel mezzogiorno. Questo fenomeno è strettamente legato all’inclusione di una popolazione studentesca più eterogenea e fragile.
Permangono, e anzi si accentuano, i divari territoriali, con il mezzogiorno che continua a mostrare un maggior numero di allieve e allievi con livelli di risultato molto bassi. Questa disuguaglianza è visibile già dalla scuola primaria e si rafforza nei cicli successivi, evidenziando una sfida strutturale. Contemporaneamente, si osserva anche una polarizzazione degli esiti, con un calo delle “eccellenze” accanto a una quota stabile di studenti in difficoltà, suggerendo che il sistema fatica a “tenere insieme” tutte le componenti della sua popolazione.

Le nuove frontiere: competenze digitali e la “riserva di umanità”

Una novità positiva delle rilevazioni 2025 è la prima indagine sulle competenze digitali degli studenti delle classi seconde della scuola secondaria di secondo grado, basata sul framework europeo DigComp. I risultati sono stati positivi e incoraggianti, con una buona padronanza nell’utilizzo consapevole e sicuro delle tecnologie digitali: l’89% raggiunge il livello adeguato in alfabetizzazione su informazione e dati, il 91% in comunicazione e collaborazione, l’84% in creazione di contenuti digitali e l’85% in sicurezza. Ciò che colpisce è che questo risultato è più omogeneo a livello territoriale rispetto a italiano e matematica.
Questo ci porta a una riflessione più profonda sul ruolo della scuola nell’era digitale. Come sottolineato dalla responsabile delle rilevazioni nazionali Alessia Mattei, l’intervento umano è insostituibile per garantire il rispetto della dignità e della complessità di ogni individuo. La “riserva di umanità” – la capacità di giudizio, sensibilità e responsabilità che solo l’uomo può garantire – e la “ragionevolezza umana” – che permette flessibilità, adattamento e giudizio critico al di là della logica algoritmica – sono aspetti fondamentali. La scuola, in particolare, ha il compito unico di favorire la crescita dell’umanità futura, riconoscendo che il compito di ciascuno è unico, come l’occasione di realizzarlo. Le competenze digitali sono cruciali, ma non possono e non devono sostituire le competenze di base e il senso profondo dell’educazione.

Ruolo cruciale di docenti e dirigenti: spunti per la riflessione e lo sviluppo professionale

In questo contesto di sfide e opportunità, il ruolo di docenti e dirigenti scolastici è più che mai centrale e insostituibile. Ecco alcuni spunti di riflessione per il vostro prezioso lavoro e per le prospettive di sviluppo professionale:
1. accogliere la complessità: la crescente eterogeneità e fragilità della popolazione studentesca è una realtà. Il lavoro quotidiano deve mirare a sviluppare strategie didattiche inclusive e personalizzate, che consentano di accogliere e supportare gli studenti che in passato avrebbero abbandonato, senza compromettere i risultati complessivi. Si rende necessario intervenire sulle situazioni in difficoltà, arricchendo e differenziando l’offerta formativa.
2. rafforzare i fondamentali, sin dalla primissima infanzia: i divari territoriali, evidenti già nella scuola primaria, impongono di intervenire precocemente, a partire dalla scuola dell’infanzia (0-6 anni). Investire nelle prime età e nei contesti più fragili significa costruire basi più solide per il futuro e ridurre progressivamente le disuguaglianze. Concentrare sforzi sull’italiano e la matematica, dove permangono maggiori criticità, è cruciale.
3. bilanciare fragilità ed eccellenza: un sistema scolastico di successo si prende cura sia dei giovani a rischio di insuccesso, sia dei talenti che possono fiorire. Il calo delle eccellenze segnalato dai dati INVALSI è un campanello d’allarme. Appare necessaria una nuova linea di intervento per sostenere gli allievi con risultati migliori, soprattutto dove sono meno presenti. Equità non significa appiattire, ma elevare la qualità per tutti.
4. valorizzare delle competenze digitali, con ragionevolezza umana: i buoni risultati sulle competenze digitali sono un segnale incoraggiante. Tuttavia, è fondamentale che queste competenze siano inserite in un quadro più ampio che promuova il pensiero critico, la consapevolezza e la responsabilità, elementi che solo l’intervento umano può pienamente garantire. Il ruolo dei docenti emerge nel guidare gli studenti nell’uso “consapevole e sicuro” delle tecnologie.
5. formazione e collaborazione costante: l’efficacia degli interventi mirati, come dimostrato in alcune regioni del mezzogiorno grazie ad azioni di supporto come “Agenda sud” e le misure del PNRR, evidenzia l’importanza di misure personalizzate a livello di scuola e di classe. Ciò richiede un continuo aggiornamento professionale e una forte cooperazione tra scuole, famiglie e istituzioni.

Il quadro che emerge dai dati INVALSI 2025 non è solo una fotografia, ma una mappa per orientare le nostre azioni future. La sfida non è solo il recupero degli apprendimenti post-pandemia, ma anche e soprattutto affrontare i fattori strutturali legati alla trasformazione della società e al ruolo della scuola. Al centro di questo processo, docente e dirigenti sono custodi di questa “riserva di umanità”, chiamati a lavorare affinché la scuola sia sempre più un luogo generativo di competenze e di cittadinanza consapevole, un luogo dove ogni individuo possa realizzare il proprio unico compito.

EIP italia rinnova il suo riconoscimento e ringraziamento per il vostro instancabile impegno e si pone a vostra disposizione per continuare a contribuire fattivamente a questa sfida determinante per il futuro di tutti e di tutte.


53 CONCORSO NAZIONALE EIP Italia

Comunicazione alle scuole partecipanti


Facendo seguito alle numerose e reiterate richieste ricevute in ordine all’assegnazione dei Premi del 53° Concorso nazionale EIP Italia “Fidati della Pace. Rispettare i diritti per costruire il futuro INSIEME”, promosso in attuazione del Protocollo d’intesa tra Ministero dell’Istruzione e del Merito e EIP Italia (Prot. 25/2024) e diffuso dalla Direzione generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica (Prot. 347/2025), comunichiamo che è stata effettuata nei tempi previsti l’attività istruttoria da parte dell’Ufficio studi EIP Italia, che ha preso visione di tutti i 92 lavori pervenuti da 17 regioni diverse.

Ai sensi dell’articolo 5 del Bando di Concorso, la valutazione dei lavori deve essere effettuata dalla Giuria composta dai membri del Comitato paritetico EIP-MIM coordinato dalla Direzione generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica, secondo quanto previsto dall’articolo 4 del citato Protocollo di intesa.

Attualmente tale Comitato paritetico è in attesa di essere nominato e, pertanto, non è stato possibile rispettare la consueta scadenza nella comunicazione dei vincitori (nel 2024 il 19 giugno, nel 2023 il 13 giugno, nel 2022 il 9 giugno).

Per ulteriori informazioni e aggiornamenti, invitiamo tutte le scuole partecipanti a seguire le prossime pubblicazioni sui siti web http://www.eipformazione.com e http://www.eipitalia.it

Roma, 8 luglio 2025

Ninna nanna contro la guerra

Il lavoro della Scuola secondaria di I grado “Pirandello-Svevo” di Napoli per il 53° Concorso Nazionale EIP Italia


Per i bambini di Teheran
Per i bambini di Gerusalemme
Per i bambini di Gaza
Per i bambini di Kiev
Per i bambini di Mosca
Per i bambini di Damasco
Per i bambini di Sana’a
Per i bambini di Naypyidaw
Per i bambini di Kabul
Per i bambini di Kartum
Per i bambini di Tripoli
Per i bambini di Addis Abeba
Per i bambini di Roma

Per tutti noi

Il World Social Report 2025: un appello alla solidarietà per i diritti umani

Un imperativo per la cooperazione globale e il progresso sociale


Con profonda considerazione presentiamo oggi un’analisi del “World Social Report 2025: A New Policy Consensus to Accelerate Social Progress” (Rapporto Sociale Mondiale 2025: Un Nuovo Consenso Politico per Accelerare il Progresso Sociale), una pubblicazione congiunta del Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (DESA) e dell’Istituto Mondiale dell’Università delle Nazioni Unite per la Ricerca sull’Economia dello Sviluppo (UNU-WIDER). Questo documento, che funge da riflessione sui risultati sociali del passato e da guida per l’azione futura, è di cruciale rilevanza per la nostra missione di promozione dell’educazione ai diritti umani.

Il Rapporto evidenzia come, nonostante i progressi straordinari nel benessere materiale degli ultimi tre decenni e una significativa riduzione della povertà estrema , le società globali si trovino ad affrontare sfide complesse e persistenti. La crescente polarizzazione e le tensioni internazionali rendono la solidarietà globale un’esigenza impellente.

Sintesi delle dinamiche sociali contemporanee

Il “World Social Report 2025” delinea un quadro analitico delle problematiche sociali attuali, individuando tre dimensioni interconnesse che ostacolano il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs):

  • Insicurezza dei mezzi di sussistenza. Nonostante i miglioramenti, una quota considerevole della popolazione mondiale rimane vulnerabile alla deprivazione, con oltre 690 milioni di persone che vivono in povertà estrema (meno di $2.15 al giorno) e oltre 2.8 miliardi con un reddito tra $2.15 e $6.85 al giorno. L’instabilità economica è diffusa, con quasi il 60% della popolazione globale seriamente preoccupata di perdere il lavoro o di non trovarne uno. Le crisi recenti, i crescenti rischi legati al cambiamento climatico e i conflitti aggravano ulteriormente la povertà, rendendo le uscite dalla povertà spesso temporanee.
  • Disuguaglianze persistenti e profonde. Dal 1990, la disuguaglianza di reddito è aumentata nella maggior parte dei paesi ad alto reddito e in alcuni paesi a medio reddito, come la Cina e l’India, che complessivamente ospitano due terzi della popolazione mondiale. La ricchezza e il reddito sono sempre più concentrati al vertice. Le rapide innovazioni tecnologiche, in particolare l’intelligenza artificiale, contribuiscono a disuguaglianze, con effetti dissimili tra i livelli di competenza e di genere. Il cambiamento climatico, inoltre, rallenta la riduzione della povertà ed esacerba la disuguaglianza.
  • Calo della fiducia e indebolimento della coesione sociale. La coesione sociale è a rischio, con una crescente polarizzazione e un deficit di fiducia sia nelle istituzioni che tra gli individui. Oltre la metà della popolazione mondiale ha poca o nessuna fiducia nel proprio governo. Le generazioni più giovani mostrano livelli di fiducia sempre più bassi. La diffusione di disinformazione, facilitata dalle tecnologie digitali, rafforza le divisioni e alimenta la sfiducia. Questo ciclo vizioso di insicurezza, disuguaglianza e sfiducia compromette la capacità di azione collettiva.

Verso un nuovo consenso politico: implicazioni per l’educazione ai Diritti umani

Il Rapporto argomenta che le sfide attuali non possono essere affrontate in isolamento, ma richiedono un nuovo consenso politico basato su equità, sicurezza economica per tutti e solidarietà. Questi principi, mutuamente rafforzativi, sono indispensabili per consolidare le dimensioni sociali, economiche e ambientali dello sviluppo sostenibile. Per la nostra associazione, l’educazione ai diritti umani si posiziona come strumento essenziale per la realizzazione di tale consenso.

Consideriamo prioritari i seguenti aspetti per la nostra azione educativa:

  • Riaffermare il ruolo e la qualità delle Istituzioni e delle norme. Il Rapporto sottolinea che la coesione sociale e la fiducia dipendono intrinsecamente dalla qualità delle istituzioni e delle norme. Le istituzioni devono evolvere per affrontare le sfide attuali e soddisfare le aspettative dei cittadini. L’educazione ai diritti umani deve quindi promuovere una comprensione critica delle strutture istituzionali, incoraggiando la partecipazione civica e la richiesta di trasparenza e responsabilità. La promozione di valori quali l’equità, la giustizia e la non discriminazione attraverso l’educazione è fondamentale per costruire istituzioni inclusive.
  • Contrasto alla disinformazione e promozione dell’alfabetizzazione digitale: La proliferazione di disinformazione, facilitata dalle tecnologie digitali, mina la fiducia e la coesione sociale. È imperativo integrare nell’educazione ai diritti umani lo sviluppo di competenze critiche per l’analisi dei media e l’alfabetizzazione informativa. Fornire agli individui gli strumenti per discernere le informazioni false e manipolate è essenziale per salvaguardare il dialogo pubblico e la partecipazione democratica.
  • Promozione della partecipazione civica inclusiva. La percezione di avere voce nei processi decisionali è un fattore chiave per la fiducia nelle istituzioni. L’educazione ai diritti umani deve coltivare la partecipazione civica a tutti i livelli, promuovendo meccanismi che garantiscano l’inclusione di tutte le voci, specialmente quelle storicamente marginalizzate. L’espansione della partecipazione, anche attraverso strumenti digitali, deve essere accompagnata da garanzie di accessibilità e protezione dei diritti.
  • Sensibilizzazione sulle disuguaglianze multidimensionali. Il Rapporto mette in luce la natura complessa della povertà, che va oltre la mera dimensione del reddito. Esso evidenzia inoltre l’invisibilità statistica di numerosi gruppi vulnerabili. L’educazione ai diritti umani deve accrescere la consapevolezza su queste disparità multidimensionali e sull’importanza del riconoscimento e della visibilità di tutti gli individui e gruppi sociali per un’allocazione equa delle risorse e la promozione della giustizia sociale.
  • Approccio integrato alle Politiche sociali. Il Rapporto enfatizza la necessità di un approccio “whole-of-government” e di soluzioni politiche integrate per affrontare le sfide sociali. Ciò significa che le politiche sociali non devono essere considerate come meri “correttivi” post-fattuali alle politiche economiche, ma come componenti intrinseche e interdipendenti dello sviluppo sostenibile. L’educazione ai diritti umani deve quindi promuovere una comprensione olistica delle politiche pubbliche e del loro impatto sulla realizzazione dei diritti, incoraggiando una prospettiva che metta le persone al centro di tutte le decisioni.

Prospettive future: un impegno continuo

Il “World Social Report 2025” non è un punto di arrivo, ma un catalizzatore per un processo a lungo termine. Il prossimo Secondo Vertice Mondiale per lo Sviluppo Sociale, unitamente alla Quarta Conferenza Internazionale sul Finanziamento per lo Sviluppo, rappresenterà un’occasione cruciale per rafforzare la cooperazione internazionale e tradurre gli impegni in azioni concrete.

La nostra Associazione riafferma il proprio impegno a contribuire a questo sforzo globale attraverso l’educazione. La sfida consiste nel generare uno slancio duraturo, garantendo che le promesse si traducano in azioni per un futuro più equo e sicuro per tutti. In definitiva, la nostra responsabilità non si limita alle politiche o alla politica, ma si concentra sulle persone.


Ferite aperte e futuro da costruire: la tragedia di Graz e la Scuola che vogliamo

Riflessioni a caldo su un giorno davvero buio


Il 10 giugno 2025, la città di Graz è stata teatro di una tragedia che ci colpisce profondamente: una scuola, luogo sacro di crescita e speranza, è stata violata da un atto di violenza efferata, che ha spento vite di educatori e giovani studenti. L’eco di quegli spari, insistentemente ribadito ovunque, ha risuonato ben oltre i confini dell’Austria, raggiungendo chiunque creda nel valore intrinseco della vita umana e nel potenziale trasformativo dell’educazione.

Come operatori del mondo della scuola, dei diritti umani e della pace, siamo colpiti nel profondo, con una sensazione di sconforto e profonda tristezza. È difficile non sentirsi impotenti di fronte a tale oscurità, di fronte alla manifesta incapacità di prevenire un orrore così gratuito. Ogni volta che una scuola viene attaccata in quanto scuola, sentiamo minacciate le fondamenta stesse della nostra civiltà. È un attacco al futuro, ai sogni, alla possibilità stessa di costruire una società più giusta e pacifica.

Probabilmente, tra le tante notizie di aggressioni violente anche tra i banchi delle nostre scuole, più di uno sarà portato a chiedersi: e se capitasse anche in Italia?

Anche di fronte a questi interrogativi, è nostro dovere e la nostra responsabilità trovare la forza per reagire. Sebbene il dolore per le vittime e le loro famiglie sia immenso e incommensurabile, non possiamo permettere che la violenza spezzi la nostra fiducia nel valore primario dell’educazione. Anzi, è proprio in questi momenti che il ruolo della scuola, non solo come luogo di trasmissione del sapere ma come fucina di valori, di rispetto e di comprensione, diventa ancora più cruciale.

La scuola è, e deve continuare ad essere, il primo baluardo contro l’ignoranza, il pregiudizio e l’odio. È qui che si coltivano l’empatia, il pensiero critico, il dialogo e la risoluzione pacifica dei conflitti. È tra i banchi di scuola che si impara a riconoscere e a difendere i diritti umani, a comprendere che la pace non è solo assenza di guerra, ma la costruzione attiva di relazioni basate sull’equità e sulla giustizia.

Non possiamo illuderci che l’educazione da sola possa eliminare ogni forma di violenza. Le radici di tali gesti sono complesse e spesso affondano in disagi sociali, economici e psicologici profondi. Ma l’educazione è senza dubbio uno degli strumenti più potenti che abbiamo per contrastare le narrazioni di odio, per promuovere la resilienza e per instillare nelle nuove generazioni la speranza di un mondo migliore.

Il ricordo delle vittime di Graz deve diventare un monito, un impegno solenne. Ci sproni a raddoppiare gli sforzi per creare ambienti scolastici sicuri, inclusivi e accoglienti, dove ogni studente possa sentirsi protetto e valorizzato. Ci ispiri a educare con ancora maggiore passione alla tolleranza, alla solidarietà e alla responsabilità civica.

Nella difficoltà di un fatto così assurdo, vogliamo ribadire la nostra fiducia: l’educazione è la nostra bussola, la nostra arma più potente contro l’oscurità. Con dedizione, impegno e una profonda fede nel potenziale umano, possiamo e dobbiamo continuare a costruire un futuro in cui le scuole siano sempre e solo luoghi di vita, di crescita e di pace.

EIP Italia Scuola strumento di pace ETS

Per una scuola come Laboratorio di cittadinanza

Le motivazioni del Premio Energie per Roma 2025 alla Presidente Tantucci


Una partecipata Cerimonia ha visto come protagonista la nostra Presidente Anna Paola Tantucci che, nel pomeriggio di lunedì 9 giugno, ha ricevuto il “Premio Energie per Roma 2025” su iniziative del Centro Europeo di Studi Culturali (CESC).

Nelle intenzioni degli organizzatori, il Premio intende valorizzare e riconoscere imprenditori, personalità, professionisti, associazioni e Istituzioni che lavorano, spesso di nascosto, per rendere migliore la vita della Città eterna, “tante brave persone che vivono nell’ombra” nelle parole di Fabio Pompei, direttore del CESC, e che possono essere un positivo stimolo ed esempio per gli altri, in una logica di contagio positivo per tutti.

Un modo per avvicinare la “città visibile” e la “città nascosta”, secondo il Consigliere del Municipio XII Alessandro Alongi, metafora antinomica che mette in evidenza il gioco di luci e ombre che attraversa la Città, e obiettivo dichiarato di un progetto che intende innescare un circuito virtuoso di “energia” nel duplice significato di lavoro e azione.

Di seguito la motivazione del Premio assegnato:
La prof.ssa Anna Paola Tantucci ha iniziato il suo percorso come professoressa di Lingua e letteratura italiana per poi diventare dirigente scolastico e partecipare alla Commissione Brocca per la riforma della scuola secondaria superiore. 
Ha collaborato con il Ministero dell’Ambiente e con diverse Università promuovendo l’educazione ambientale. 
Ha coordinato reti di scuole, progetti nazionali e internazionali su cittadinanza, legalità e inclusione. 
In qualità di Presidente dell’Associazione Scuola strumento di pace, è impegnata in iniziative per la pace, la giustizia e i diritti umani.
Grazie a una visione della scuola come laboratorio di cittadinanza, Anna Paola si dedica a realizzare una scuola più giusta, inclusiva e innovativa.


La Presidente Anna Paola Tantucci riceve il Premio Energie per Roma 2025

La cerimonia di premiazione si terra lunedì 9 giugno presso Spazio Europa a Roma


Siamo lieti di annunciare che la Presidente Anna Paola Tantucci riceverà il Premio “Energie per Roma” 2025, un prestigioso riconoscimento che celebra ogni anno il talento, l’impegno e la dedizione dei cittadini romani, delle imprese e delle associazioni che si distinguono negli ambiti artistico-culturale, sociale, imprenditoriale e del volontariato.

L’iniziativa è del Centro Europeo di Studi Culturali (CESC), attivo dal 2016. Una istituzione che si dedica alla promozione culturale in Europa, con particolare attenzione a donne e giovani.
Tra le iniziative principali, il CESC si distingue per la produzione e presentazione di libri divulgativi che mirano a sensibilizzare il pubblico sui pericoli legati alla rete e all’uso delle tecnologie digitali, affrontando tematiche come la sicurezza online e la protezione dei dati personali​.
Un altro progetto è Osservasalute, patrocinato dalla Regione Lazio, che fornisce approfondimenti periodici sulla salute e la prevenzione. Questa iniziativa è orientata a monitorare lo stato della sanità nella regione e in Italia, offrendo analisi utili a migliorare la gestione del settore sanitario e a sensibilizzare il pubblico su tematiche cruciali per il benessere della popolazione​.

Insieme a queste attività, il CESC porta avanti importanti progetti come il Premio Energie, che promuove idee innovative per il bene comune, e che riconosce il talento e l’impegno di cittadini e associazioni nei campi culturale, sociale e imprenditoriale​.

Nel corso degli anni, il premio ha saputo affermarsi come una vetrina autorevole per le eccellenze della Capitale, grazie al suo obiettivo principale: valorizzare chi contribuisce in modo concreto alla crescita culturale, sociale ed economica di Roma.

Per il 2025, il Centro Europeo di Studi Culturali presenta uno speciale appuntamento estivo “Energie per Roma 2025 – Speciale Estate” , un evento unico dedicato a raccontare e celebrare storie di successo, progetti innovativi e iniziative virtuose.

Come da tradizione, il Premio è suddiviso in quattro categorie:
Artistico-Culturale : per chi ha portato arte, musica, teatro o letteratura nelle piazze, musei e spazi pubblici di Roma.
Sociale: per chi ha ideato o realizzato progetti inclusivi, mirati alla solidarietà e alla tutela dei più fragili.
Imprenditoriale: per le aziende e gli imprenditori che hanno scelto l’estate per lanciare idee innovative e sostenibili.
Volontariato: per chi ha dedicato tempo libero e passione a sostegno del bene comune, con particolare attenzione alle attività estive.

La selezione dei vincitori è stata effettuata da una giuria qualificata e multidisciplinare, presieduta da Fabio Pompei, giornalista e docente universitario, affiancato da personalità di spicco nel panorama culturale, accademico e professionale italiano.