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Un ringraziamento dal cuore per il vostro prezioso impegno

Al termine delle lezioni e verso la meritata pausa estiva il saluto della Presidente nazionale Anna Paola Tantucci


Carissimi Dirigenti, Insegnanti, e Operatori del Personale ATA,

mentre l’anno scolastico volge al termine, è con profonda gratitudine che vi scrivo a nome della nostra Associazione, impegnata da diversi decenni per l’educazione ai diritti umani nelle scuole e nella formazione dei docenti. 

Questo è un momento di bilanci, di riflessioni e, soprattutto, di riconoscimento per l’immenso lavoro che ciascuno di voi ha svolto.
Abbiamo tutti vissuto un altro anno scolastico ricco di sfide e opportunità. Sappiamo quanto sia complesso il vostro impegno quotidiano: la gestione delle dinamiche di classe, l’aggiornamento costante delle metodologie didattiche, l’attenzione alle esigenze di ogni singolo studente, e il mantenimento di un ambiente scolastico sereno e funzionale. Ogni giorno, la vostra dedizione silenziosa, ma potente, contribuisce a costruire un futuro migliore per le nuove generazioni.

Vogliamo ringraziarvi per la serietà con cui avete affrontato le difficoltà, trasformando gli ostacoli in occasioni di crescita.
La vostra capacità di adattamento e la vostra resilienza sono state fondamentali per garantire la continuità educativa, anche di fronte a situazioni inaspettate.
Questo impegno va ben oltre il mero adempimento di un dovere e diventa una testimonianza di una vera e matura professionalità, al servizio della vocazione educativa della scuola.

In particolare, desideriamo sottolineare l’importanza cruciale del vostro ruolo nell’educazione ai diritti umani. Non si tratta solo di trasmettere conoscenze, ma di coltivare nelle studentesse e negli studenti la consapevolezza della propria dignità e di quella altrui, il rispetto per la diversità, la capacità di pensiero critico e l’impegno per la giustizia sociale. Siete voi, nel quotidiano, a gettare le basi di una cittadinanza attiva e responsabile, promuovendo valori di inclusione, solidarietà e pace. Ogni lezione, ogni dialogo, ogni momento di confronto in classe diventa un’opportunità per rafforzare questi principi fondamentali.

Il Personale ATA, con la sua preziosa opera, contribuisce in modo insostituibile a creare l’ambiente fisico e organizzativo in cui la scuola può prosperare. La vostra professionalità e il vostro impegno quotidiano sono pilastri che spesso rimangono nell’ombra, ma senza i quali l’intera struttura scolastica non potrebbe funzionare. A voi va il nostro più sentito ringraziamento per la cura, l’attenzione e la disponibilità con cui assicurate che ogni aspetto logistico e operativo sia impeccabile, garantendo un ambiente sicuro e accogliente per tutti.

L’educazione è un processo continuo, un cammino che non conosce soste. Come associazione, crediamo fermamente che la formazione e l’aggiornamento siano essenziali per accompagnarvi in questo percorso. Il nostro impegno è offrirvi strumenti e percorsi che possano sostenere la vostra crescita professionale e personale, fornendo nuove prospettive e metodologie per affrontare le sfide educative contemporanee.

In questo contesto, assumiamo come linea di pensiero la riflessione di Ivano Dionigi, nel suo volume Magister, che riassume splendidamente il senso del nostro lavoro comune, quando afferma che “maestro” è colui che non solo insegna, ma educa, non solo trasmette, ma forma, non solo istruisce, ma ispira.

Questo pensiero ci ricorda la grandezza e la responsabilità del vostro ruolo. Voi non siete solo insegnanti o operatori scolastici, ma potete essere maestri, capaci di ispirare, formare ed educare le menti e i cuori dei nostri giovani. La vostra influenza va ben oltre i confini dell’aula, modellando le future generazioni e contribuendo a costruire una società più giusta e consapevole.

Mentre vi preparate, in verità dopo una serie di impegni ancora gravosi e particolarmente significativi, per il meritato riposo estivo, vi incoraggiamo a proseguire con la stessa passione e dedizione nell’azione educativa. Sappiamo che il vostro lavoro è spesso faticoso e non sempre riconosciuto quanto meriterebbe, ma sappiate che la vostra opera è di valore inestimabile.
Le fondamenta di una società civile e democratica si costruiscono ogni giorno nelle vostre aule, attraverso il vostro impegno costante e la vostra visione.

Con la più sincera gratitudine e stima,

Divari scolastici in Italia

Il dato importante è che le scuole autonome possono fare la differenza


Un recente studio condotto da Fondazione Agnelli e Fondazione Rocca, intitolato “Divari scolastici in Italia. Un’indagine sulle differenze di apprendimento nei territori e tra le scuole”, presentato il 29 maggio 2025, offre spunti cruciali sul fenomeno dei divari di apprendimento nel nostro Paese. L’indagine non si è limitata ad analizzare le ben note disparità territoriali Nord-Sud, ma ha esplorato in profondità come le azioni delle singole scuole possano concretamente fare la differenza nel migliorare i risultati degli studenti e nel ridurre le disuguaglianze.

Oltre il divario territoriale: l’impatto della scuola

È un dato ormai consolidato che i divari di apprendimento in Italia siano una criticità grave, con pochi eguali in Europa. Questi divari, già presenti nella scuola primaria e in crescita nella scuola media, si amplificano ulteriormente nella secondaria di II grado. L’indagine conferma la forte relazione tra le condizioni socioeconomiche e culturali delle regioni e i risultati di apprendimento, con i divari che spesso seguono l’asse Nord-Sud. Tuttavia, un’analisi più approfondita rivela che limitarsi alla dimensione territoriale sarebbe un errore di prospettiva. Le differenze “fra le scuole” e “dentro le scuole” giocano un ruolo significativo nel determinare gli esiti degli apprendimenti.

A tal proposito, è emerso che le differenze tra gli indirizzi di studio (licei, tecnici, professionali) hanno un impatto rilevante. Ad esempio, a parità di altre condizioni, frequentare un liceo classico o linguistico “spiega” uno svantaggio di 14 punti INVALSI in matematica rispetto a un liceo scientifico. Questo suggerisce la necessità di rafforzare l’orientamento nella scuola media e, in prospettiva, di ripensare la struttura didattica della scuola superiore per garantire a tutti un livello più robusto e comune di competenze di base.

Ruolo determinante dell’autonomia scolastica

Una delle conclusioni più incoraggianti dell’indagine è che le scuole, attraverso la loro capacità organizzativa, possono fare la differenza. Come sottolineato da Gianfelice Rocca, Presidente di Fondazione Rocca, il tema non è tanto aumentare il numero di insegnanti o di risorse (già tra i più alti d’Europa), quanto piuttosto incidere sull’organizzazione interna della scuola. I casi di studio qualitativi condotti in cinque scuole “eccellenti” (tre professionali, un tecnico e un liceo), i cui risultati erano nettamente superiori alle aspettative rispetto al loro contesto, hanno permesso di identificare ingredienti chiave di successo.

Queste scuole di successo hanno messo in evidenza i seguenti punti chiave:
Modello organizzativo cooperativo e leadership condivisa
Adottano modelli che favoriscono la collaborazione tra dirigenti e docenti, con una leadership focalizzata sul miglioramento continuo, un clima scolastico positivo e il contrasto ai ritardi di apprendimento. La gestione unitaria degli istituti con più indirizzi porta benefici, e vi è una specifica attenzione alla comunicazione con le famiglie.
Gestione dinamica e proattiva delle risorse
Queste scuole sono capaci di orientare i progetti finanziati esternamente (es. Ministero, PNRR) in base ai fabbisogni reali della scuola, integrandoli con attività aggiuntive e focalizzandosi sul rafforzamento delle competenze di base. Vi è anche una cura nel rinnovamento degli spazi e dei laboratori.
Gestione collegiale della didattica e dei curricoli
La collegialità interdisciplinare nella definizione degli obiettivi formativi e dei metodi didattici è fondamentale. La didattica è centrata sullo studente, con ricorso a esercitazioni e personalizzazione dell’insegnamento, e i docenti sviluppano modelli comuni di progettazione didattica che valorizzano le dimensioni pratiche e professionali delle competenze di base.
Attività extracurricolari ricche e dinamiche
L’offerta di attività extracurricolari, in rete con enti locali, imprese e terzo settore, ha un impatto significativo e positivo sugli esiti di apprendimento. Queste attività sono spesso orientate alle competenze di base e al supporto degli studenti più svantaggiati, includendo progetti di inclusione per studenti di origine straniera o provenienti da famiglie vulnerabili.

Verso un’autonomia “accompagnata”

L’indagine suggerisce di puntare su uno sviluppo di un’autonomia “accompagnata”. Questo significa rafforzare il middle management scolastico con un riconoscimento e incentivi specifici, e promuovere un’autonomia scolastica differenziata piuttosto che generalizzata, per evitare di amplificare i divari esistenti. Le scuole che da anni sono impegnate in un processo di innovazione della didattica, degli ambienti di apprendimento e della governance, se sostenute e monitorate, possono aprire la strada a un nuovo modello scolastico a beneficio dell’intero sistema.

In sintesi, i risultati di questa ricerca sottolineano che, pur in presenza di divari complessi e radicati, le scuole hanno un potenziale enorme per incidere positivamente sui livelli di apprendimento. Investire nella formazione dei docenti, supportare una leadership scolastica efficace e promuovere una gestione innovativa e collaborativa delle risorse e della didattica sono passi fondamentali per costruire un sistema educativo più equo e di alta qualità per tutti i nostri studenti.

Riflettere su nuove strategie formative per accompagnare le scuole nei loro percorsi di miglioramento

Un ulteriore elemento di riflessione sul tema è rappresentato dal Seminario tenutosi presso la sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito sul tema “Il miglioramento dell’offerta formativa: le sfide per il sistema scolastico nell’epoca della transizione tecnologica e demografica per combattere la povertà educativa”.

Tra i diversi interventi presentati, la dott.ssa Michela Freddano, primo ricercatore INVALSI, ha posto l’accento sulla personalizzazione e sul ruolo del tutor pedagogico.

La ricercatrice ha evidenziato che il contesto attuale rivela un panorama educativo in evoluzione. L’Italia mostra una crescita della percentuale di popolazione adulta (25-64 anni) con diploma, raggiungendo il 65,5%, e un aumento dei giovani (25-34 anni) con un titolo terziario, pari al 30,6%. Si registra inoltre una maggiore scelta di studi STEM nel settore terziario e una più ampia partecipazione dei bambini di 4-5 anni alla scuola dell’infanzia, sebbene la situazione sia ancora migliorabile rispetto ad altri Paesi europei. Nonostante questi progressi, la dispersione scolastica esplicita si attesta al 9,8% nel 2024, con persistenti divari territoriali e di genere, sfavorendo il Mezzogiorno e i maschi, e influenzata dalle condizioni socioeconomiche di partenza. Le Rilevazioni Nazionali INVALSI e i risultati degli studenti quindicenni nelle prove OCSE PISA 2022 confermano queste disparità, evidenziando come il background familiare incida profondamente sui risultati scolastici. Preoccupante è anche il dato che almeno una persona su quattro sotto i 18 anni è a rischio di povertà o esclusione sociale, e che il 56,7% dei giovani di 25-34 anni con bassa istruzione nel Mezzogiorno è a rischio povertà.

Il quadro normativo ha risposto a queste sfide con una serie di interventi mirati. Il DM 24 giugno 2022, n. 170, ha destinato risorse a 3.198 istituzioni scolastiche nell’ambito del PNRR. L’Agenda Sud, con il DM 30 agosto 2023, n. 176, ha focalizzato l’attenzione sulle Regioni del Mezzogiorno, coinvolgendo 245 scuole secondarie di I e II grado e 1.906 scuole primarie. Analogamente, l’Agenda Nord, tramite il DM 27 maggio 2024, n. 102, ha interessato 245 scuole primarie e secondarie e 2.919 scuole primarie delle Regioni del Centro-Nord nell’ambito del PN “Scuola e competenze 2021-2027”. Il Decreto Caivano (DL 15 settembre 2023, n. 123) ha introdotto misure urgenti contro il disagio giovanile e la povertà educativa. Inoltre, le Linee Guida per l’orientamento (DM 22 dicembre 2022, n. 328) e il DM 19 novembre 2024, n. 233, hanno destinato risorse per percorsi di orientamento nelle scuole secondarie di primo grado, con l’obiettivo di valorizzare i talenti degli studenti e ridurre la dispersione.

Le azioni formative di accompagnamento a questi interventi devono partire da alcuni principi fondamentali.
In primo luogo, lo studente deve essere al centro del processo educativo, in una “scuola del merito” che sappia valorizzare i talenti di ciascuno e rimuovere gli ostacoli alla piena realizzazione della persona. Questo implica una didattica che riconosca il protagonismo di ragazzi e ragazze e ne sostenga la partecipazione attiva.
Fondamentale è poi la personalizzazione dei percorsi formativi, intesa come un “abito sartoriale fatto su misura” che tenga conto delle inclinazioni, delle potenzialità e delle problematicità di ogni studente. Tale approccio è longitudinale e preventivo rispetto all’insuccesso scolastico, ed è uno strumento cruciale per ridurre i divari e la dispersione, anche attraverso il coinvolgimento delle famiglie. L’orientamento, infatti, gioca un ruolo centrale in questo processo, facilitando la conoscenza di sé e del contesto per la definizione di obiettivi personali e professionali. I dati mostrano che circa il 60% delle famiglie degli studenti di scuola secondaria di I grado segue il consiglio di orientamento della scuola, mentre il 40% non lo segue.

In questo contesto, il docente tutor emerge come figura strategica. Introdotto per la prima volta nel 1991 per affiancare i docenti neo-immessi, il “tutor” è ora chiamato, dalle Linee Guida per l’orientamento, a svolgere due funzioni principali nelle scuole secondarie di I e II grado: aiutare ogni studente a rivedere le parti fondamentali del proprio E-Portfolio personale e costituirsi “consigliere” delle famiglie nelle scelte dei percorsi formativi e professionali, utilizzando anche i dati territoriali e nazionali. Le attività di Formazione volontaria incentivata hanno già coinvolto 72.475 docenti.

Il tutorato è “pedagogico” quando applica le conoscenze teoriche in contesti reali, ancorando la riflessione alla pratica dell’educazione e della formazione. Il docente tutor, inteso come “professionista riflessivo”, deve saper documentare e monitorare i percorsi, utilizzare i dati della valutazione, coinvolgere le famiglie e integrare il proprio operato con la progettazione d’istituto, mantenendo centrali il rafforzamento degli apprendimenti di base e il contrasto alla dispersione.

La valutazione, in questo scenario, non è un mero giudizio, ma uno strumento per il miglioramento. I processi valutativi devono essere esperienze di “razionalità riflessiva” che supportano il sapere professionale dei docenti. È fondamentale individuare priorità di esito e obiettivi di processo che investano sulla personalizzazione e sul tutorato pedagogico, in coerenza con il progetto identitario della scuola.
L’obiettivo finale è la costruzione di veri e propri “ecosistemi educativo-formativi”. Ciò implica il potenziamento delle competenze non cognitive e trasversali, delle competenze digitali e della data literacy. Si promuove una “valutazione formante” che integri momenti didattici e valutativi, rendendo gli studenti protagonisti della propria autovalutazione. La formazione deve essere trasformativa, continua e basata sull’esperienza. Infine, è cruciale valorizzare il capitale sociale e la governance, affinché la scuola diventi un polo educativo e un presidio di sviluppo territoriale, in grado di generare relazioni autentiche con enti locali, istituzioni e associazioni del terzo settore. Solo così il sistema scuola potrà affrontare le sfide e rispondere ai cambiamenti in modo autorevole, consapevole e sostenibile.



Come stanno i dirigenti scolastici italiani?

Presentati i dati della ricerca ANP-LUMSA


Nei giorni scorso, ANP ha presentato i risultati dell’indagine sul benessere professionale dei dirigenti scolastici in Italia, svolta in collaborazione con Ilaria Buonomo e Caterina Fiorilli, docenti dell’Università LUMSA.
Uno studio che ha coinvolto quasi 1.800 dirigenti e mette in evidenza situazioni di stress professionale cronico, potenzialmente rischioso per la salute dei dirigenti stessi e, diconseguenza, dell’intero sistema scolastico. 

Alcuni dati significativi:
– circa l’85% degli intervistati dichiara che il lavoro da svolgere si accumula in modo irregolare;
– l’80% non riesce a completare nel tempo dovuto tutte le mansioni assegnate;
– 9 dirigenti su 10 avvertono di lavorare quotidianamente a ritmi elevatissimi e tutti si trovano a dover gestire simultaneamente molteplici compiti e prendere decisioni complesse.

Secondo il sindacato che rappresenta una parte significativa dei dirigenti scolastici italiani, i dati della ricerca mettono in evidenza condizioni di lavoro che superano ampiamente livelli accettabili di rischio professionale, testimoniati anche da un serio aumento di situazioni di burnout professionale, disturbi del sonno e sintomatologie depressive, rispetto alla precedente rilevazione del 2018. 

Dai focus group organizzati nel corso della ricerca, sono stati indicati come fattori di stress più gravosi: 
– carico burocratico e le scadenze ravvicinate;
– disequilibrio vita-lavoro connesso alle molteplici responsabilità e a un profondo isolamento gestionale; 
– peso emotivo non riconosciuto della continua mediazione di conflitti tra le diverse componenti scolastiche e della gestione delle emergenze. 

Tra le proposte presentate, vengono indicate come prioritarie dai dirigenti intervistati le seguenti:
1. istituzione di ruoli strutturati di middle management con deleghe operative precise;
2. potenziamento quantitativo e qualitativo del personale amministrativo;
3. pianificazione centralizzata delle scadenze;
4. semplificazione burocratica;
5. percorsi formativi mirati alle competenze relazionali ed emotive;
6. adeguato riconoscimento professionale ed economico della funzione dirigenziale. 

    Il dirigente scolastico Ottavio Fattorini ha sviluppato un originale costrutto denominato “Dirigenza umanistica”, “apertamente descrivibile nella sua concretezza in azioni definite e verificabili, che definiscono uno stile e un’attitudine alla dirigenza (o comunque a compiti gestionali di coordinamento o organizzativi) di qualsiasi organizzazione.
    Il costrutto si propone di coniugare tecniche e competenze professionali con qualità e idealità etiche che muovono dalla volontà di volgere l’attenzione alle persone per le quali si svolge un servizio. Tale modalità e visione di conduzione persegue il benessere di ciascun membro dell’organizzazione e, contestualmente, contribuisce al bene comune e al miglioramento sistemico.
    La Dirigenza umanistica è appunto «dirigenza» e non leadership perché si basa su alte competenze e conoscenze gestionali, organizzative, latu senso normative, grazie alle quali, o meglio, solo grazie alle quali, può essere data una curvatura ed una cifra identitaria ad un proprio stile di dirigenza e secondariamente di leadership”.

    Nelle parole di Damiano Previtali, la dirigenza umanistica “prima di essere un progetto, è un felice ossimoro nel momento in cui riesce a tenere insieme il ruolo istituzionale e i bisogni della persona, ovvero le funzioni pubbliche e le passioni personali”.

    Nella collana SCHOLA è stato pubblicato un volume, coordinato dal vicepresidente di EIP Italia (Dirigenza umanistica. Ragione e sentimento per la governance strategica delle istituzioni scolastiche, Hoepli, 2024) che presenta il modello, a partire dall’analisi dei cinque principi del suo Manifesto, attraverso le voci di dirigenti che, nella realtà quotidiana, cercano di andare oltre la “banalità del male” di una impostazione giuridico-amministrativa, facendo leva sull’autonomia come chiave di volta per interpretare la professione con il valore aggiunto del proprio coefficiente energetico-emotivo.

    indice del volume

    Qui trovi la presentazione del libro

    Festa per la pace

    Il 30 maggio la terza edizione dell’iniziativa dell’Istituto Comprensivo “D’Auria – Nosengo” di Arzano


    Venerdì 30 maggio dalle ore 9:30 plesso nella sede di via Ferrara ad Arzano si terrà la 3 edizione della Festa della Pace.
    Un momento importante per gli alunni: quasi 800 ragazzi partiranno dall’Istituto “D’Auria” e poi raggiungeranno in marcia il plesso “Nosengo”.

    “La Nonviolenza è l’unica arma della Pace, la Nonviolenza è il Volto disarmante della storia”.

    Quel Volto disarmante dei giovani “Costruttori di Pace”.

    Presenti alla manifestazione anche i genitori degli alunni, oltre la prof.ssa Anna Paola Tantucci, Presidente EIP Italia e Agnese Ginocchio Presidente M.P.ES. C.

    La dirigente Fiorella Esposito è riuscita a dare un segnale forte ai suoi alunni quasi 800 alunni sulla pace.
    Oggi il mondo litiga: troppe guerre . “Perché noi abbiamo gli occhi e non vogliamo guardare? C’è la guerra e pensiamo come se la cosa non ci riguardasse. Perché pensiamo che il problema sia solo di quei popoli, di quei ragazzi, bambini e anziani che vivono in quelle zone, quando invece ci riguarda tutti, perché è un nostro problema. Che futuro sarà il nostro? Viviamo in un mondo dove siamo sempre pronti a impugnare l’arma peggiore che è l’indifferenza!”
    Poi aggiunge: “E’ un problema molto importante, ne vogliamo parlare per tutti quel bambini a cui è stato tolto il diritto di vivere, di gioire, di sorridere. Perché proprio loro giorno dopo giorno continuano a morire? Proprio per questo noi vogliamo dedicargli il ballo della spensieratezza perché vogliamo dare una speranza a tutti quei bambini a cui è stato negato ogni diritto umano fondamentale, affinchè ritornino a sorridere”.

    Durante la giornata i ragazzi faranno sport con varie discipline sportive. L’ I.C. “D’Auria Nosengo” ancora una volta si riconferma a pieno titolo Scuola capofila per la Pace ad Arzano.

    Appello dell’UCIIM per la pace a Gaza

    EIP Italia Scuola strumento di pace ETS aderisce, sostiene e invita a diffondere l’appello dell’UCIIM per la pace a Gaza


    È sempre più preoccupante e dolorosa la situazione nella Striscia di Gaza. Rinnovo il mio appello accorato a consentire l’ingresso di dignitosi aiuti umanitari e porre fine alle ostilità, il cui prezzo straziante è pagato dai bambini, dagli anziani e dalle persone malate. (Papa Leone XIV, 21/05/2025)  

    È il primo appello di Leone XIV alla fine dell’udienza generale del mercoledì 21 maggio in Piazza San Pietro: il Papa lo rivolge per Gaza. 

    A questo accorato appello del Santo Padre, sulla scia anche del precedente Papa Francesco, facciamo riferimento anche noi dell’Uciim per invitare, come operatori del mondo della Scuola, preoccupati per ciò che sta succedendo nella Striscia di Gaza, l’auspicio che giungano con continuità gli approvvigionamenti umanitari fondamentali per la sopravvivenza della popolazione, e auspichiamo che la comunità internazionale favorisca un dialogo necessario per ripristinare le condizioni migliori per garantire una convivenza pacifica di due popoli in due Stati.  

    La buona volontà di Tutti, la Speranza nella Pace possano diventare condizioni materiali e spirituali per riprendere una vita dignitosa in quella Terra così martoriata. 

    Che i bambini e giovani di quella terra, e non solo, sappiano che noi insegnanti pensiamo a loro, guardando negli gli occhi le nostre ragazze e ragazzi, perché il futuro del Mondo passa attraverso il loro desiderio di Pace, che noi vogliamo realizzare con tutta la nostra forza nella nostra comunità, ma che vogliamo anche possa essere disseminato dappertutto. 

    Ora che l’anno scolastico volge al termine e i nostri giovani aspettano con allegria le vacanze, non possiamo ignorare che per tanti ragazzi in molte parti del Mondo ciò non accadrà e potrebbe non accadere anche in futuro.  

    Preghiamo e chiediamo la pace: come insegnanti e persone.



    16 maggio – International Day of Living Together in Peace


    Vivere insieme in pace significa accettare le differenze e avere la capacità di ascoltare, riconoscere, rispettare e apprezzare gli altri, nonché vivere in modo pacifico e unito.

    L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella sua risoluzione 72/130, ha dichiarato il 16 maggio la Giornata Internazionale della Convivenza Pacifica, come mezzo per mobilitare regolarmente gli sforzi della comunità internazionale per promuovere la pace, la tolleranza, l’inclusione, la comprensione e la solidarietà. La Giornata mira a sostenere il desiderio di vivere e agire insieme, uniti nelle differenze e nella diversità, al fine di costruire un mondo sostenibile di pace, solidarietà e armonia.

    La Giornata invita i paesi a promuovere ulteriormente la riconciliazione per contribuire a garantire la pace e lo sviluppo sostenibile, anche lavorando con le comunità, i leader religiosi e altri attori pertinenti, attraverso misure e atti di servizio di riconciliazione e incoraggiando il perdono e la compassione tra gli individui.



    In seguito alla devastazione della Seconda Guerra Mondiale, le Nazioni Unite furono istituite per salvare le generazioni future dal flagello della guerra. Uno dei suoi scopi è quello di raggiungere la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali, anche promuovendo e incoraggiando il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione.

    Nel 1997, l’Assemblea Generale proclamò – con la sua risoluzione 52/15 – l’anno 2000 come “Anno Internazionale per una Cultura di Pace”. Nel 1998, proclamò il periodo 2001-2010 come il “Decennio Internazionale per una Cultura di Pace e di Non-Violenza a profitto dei Bambini del Mondo”.

    Nel 1999, l’Assemblea Generale adottò, con la risoluzione 53/243, la Dichiarazione e il Programma d’Azione su una Cultura di Pace, che funge da mandato universale per la comunità internazionale, in particolare per il sistema delle Nazioni Unite, al fine di promuovere una cultura di pace e non-violenza che vada a beneficio di tutta l’umanità, comprese le generazioni future.

    La dichiarazione nacque come risultato di un concetto a lungo sostenuto e caro – contenuto nella Costituzione dell’UNESCO – secondo cui “poiché le guerre iniziano nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace”. La Dichiarazione abbraccia il principio che la pace non è semplicemente l’assenza di conflitto, ma richiede anche un processo positivo, dinamico e partecipativo, in cui il dialogo è incoraggiato e i conflitti sono risolti in uno spirito di comprensione e cooperazione reciproche.

    La Dichiarazione riconosce anche che, per realizzare tale aspirazione, è necessario eliminare ogni forma di discriminazione e intolleranza, comprese quelle basate su razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o di altro genere, origine nazionale, etnica o sociale, proprietà, disabilità, nascita o altra condizione.


    “Made in MIM” e il Piano di valorizzazione delle eccellenze degli Istituti Agrari e Alberghieri

    Presentazione ufficiale del marchio al Ministero dell’Istruzione e del Merito


    dal sito web del Ministero dell’Istruzione e del Merito

    Il giorno mercoledì 14 maggio 2025 il Ministro Giuseppe Valditara ha presentato il marchio dei prodotti “Made in MIM”, nell’ambito del Piano di valorizzazione delle eccellenze degli Istituti Agrari e Alberghieri, alla presenza delle scuole e di partner istituzionali. Il progetto ha l’obiettivo di rilanciare gli indirizzi dell’istruzione tecnica e professionale e del Made in Italy, che rappresentano un volano per l’economia e lo sviluppo del Paese.

    “Questa iniziativa è un riconoscimento all’eccellenza dei nostri studenti, dei nostri docenti e del sistema imprenditoriale. Credo che sia un messaggio straordinario rivolto ai giovani e alle loro famiglie, chiamati a individuare il proprio percorso formativo. Esempi come questo dimostrano che esistono scelte capaci di valorizzare il talento e garantire un solido futuro professionale. Oggi si realizza un progetto ambizioso, articolato in diverse tappe, di cui la filiera 4+2 costituisce l’asse portante, che attribuisce massima importanza alla ricerca e all’innovazione”, ha dichiarato il Ministro Giuseppe Valditara.

    Tra i partner che sostengono l’iniziativa, Aeroporti di Roma (è intervenuto il presidente, Vincenzo Nunziata), Lagardere Travel Retail (con l’amministratore delegato Alberto Niero), Terranostra-Campagna Amica e Coldiretti (con la presidente Dominga Cotarella), Federdistribuzione (con il presidente Carlo Buttarelli), SOGEMI SPA, società che gestisce i mercati agroalimentari del Comune di Milano (con il responsabile relazioni istituzionali Ermanno Tritto).

    Le scuole presenti, in rappresentanza degli istituti di tutta Italia (alcune delle quali hanno vinto premi importanti nei concorsi nazionali dedicati al settore enologico e alberghiero), hanno presentato e illustrato i propri prodotti enogastronomici. Il Piano ha, infatti, l’obiettivo non solo di valorizzare quanto viene realizzato dalle scuole, ma anche di favorirne la commercializzazione.

    Sono intervenuti, durante la mattinata, Patrizia Marini, Presidente della Rete Nazionale degli Istituti Agrari (ReNISa) e Luigi Valentini, Presidente della Rete Nazionale degli Istituti Alberghieri (ReNaIA). È stato presentato, inoltre, il catalogo Made in MIM, con i primi 77 prodotti selezionati dagli Istituti Agrari e Alberghieri italiani.

    Il Ministro Valditara, dopo aver consegnato una menzione di riconoscimento ad alcune delle scuole presenti, vincitrici di importanti competizioni, ha firmato un Protocollo d’intesa MIM-Aeroporti di Roma per l’implementazione di attività formative ed educative dedicate agli studenti e per la promozione del Made in Italy.



    Disposizioni in materia di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo

    Approvato dal Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi il Decreto legislativo in attuazione della delega della Legge 70/2024


    Il Consiglio dei Ministri, su iniziativa del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha dato il via libera in via preliminare a un nuovo decreto legislativo volto a rafforzare le azioni di prevenzione e contrasto al bullismo e al cyberbullismo, come previsto dalla legge 17 maggio 2024, n. 70.

    Rafforzamento del servizio 114
    Una delle novità più rilevanti riguarda il potenziamento del numero di pubblica utilità “Emergenza infanzia 114”, già operativo in tutta Italia 24 ore su 24, ogni giorno dell’anno. Il servizio, aperto a chiunque voglia segnalare situazioni di pericolo o disagio che possono compromettere il benessere psicofisico di minori di 18 anni, vedrà ora ampliato il suo raggio d’azione includendo specificamente anche casi di bullismo e cyberbullismo.

    Supporto immediato e strumenti digitali
    Il numero 114 garantisce un primo intervento di tipo psicologico, legale e psicopedagogico a favore delle vittime, dei loro familiari e di persone legate da rapporti affettivi. In situazioni particolarmente gravi, viene coinvolta tempestivamente l’autorità di polizia. L’app gratuita collegata al servizio sarà ulteriormente sviluppata, includendo funzionalità come la localizzazione geografica (attivabile solo previo consenso dell’utente) e una chat per comunicazioni istantanee, nel rispetto delle norme sulla privacy.

    Monitoraggio e prevenzione a scuola
    Le segnalazioni anonime di episodi legati al bullismo e al cyberbullismo registrati in ambito scolastico, raccolte dal gestore del 114, saranno trasmesse ogni anno al Ministero dell’Istruzione e del Merito in forma aggregata. Questo permetterà di pianificare interventi educativi mirati per aumentare la consapevolezza e la prevenzione tra gli studenti. Anche il sito ufficiale del servizio sarà migliorato per garantire una maggiore fruibilità e diffusione delle informazioni disponibili.

    Rilevazioni statistiche a cura dell’ISTAT
    Con cadenza biennale, l’ISTAT condurrà un’indagine nazionale per analizzare il fenomeno, identificare i gruppi più vulnerabili, i principali fattori di rischio e le conseguenze psicologiche. L’analisi si baserà anche su dati raccolti da altri enti appartenenti al Sistema statistico nazionale. I risultati verranno presentati alle Camere tramite una relazione congiunta della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’Istruzione, includendo anche una sezione sullo stato di attuazione delle misure adottate nelle scuole secondarie.

    Responsabilità genitoriale e comunicazioni digitali
    Il decreto introduce modifiche al Codice delle comunicazioni elettroniche, imponendo ai fornitori di servizi digitali di informare esplicitamente gli utenti sulla responsabilità civile dei genitori, ai sensi dell’articolo 2048 del Codice civile, per i danni causati dai figli minori tramite comportamenti illeciti online.

    Campagne di sensibilizzazione
    Infine, la Presidenza del Consiglio, in sinergia con i dipartimenti competenti e le strutture del Ministero dell’Istruzione, promuoverà campagne informative rivolte alla cittadinanza. Queste avranno l’obiettivo di educare a un uso consapevole della rete e di prevenire i rischi digitali. Allo stesso tempo, le scuole saranno invitate a diffondere la conoscenza del numero 114 tra gli studenti, nel rispetto della propria autonomia.

    a cura di Italia Natalina Martusciello

    L’Italia che cresce è quella sostenibile

    Con la transizione ecologica e digitale il Pil a +1,1% nel 2035 e a +8,4% nel 2050


    In apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile a Milano, la presentazione del “Rapporto di Primavera 2025” dell’ASviS con gli scenari per il futuro dell’economia italiana. Con la Net Zero Transformation evidenti i benefici economici. L’ASviS chiede con urgenza un Piano di Accelerazione della transizione. Milano, 7 maggio 2025. Un Pil più alto dell’1,1% nel 2035 e dell’8,4% nel 2050, rispetto allo scenario base, con dinamiche positive per l’industria, l’agricoltura e i servizi, disoccupazione più bassa, riduzione del debito pubblico, nonostante l’aumento degli investimenti: sono solo alcuni degli effetti positivi per l’Italia se si decidesse di accelerare la transizione ecologica e digitale. È questo il quadro che emerge dal “Rapporto di Primavera 2025” dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile ETS (ASviS), presentato oggi a Milano all’evento inaugurale del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2025, all’Auditorium del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. Il Rapporto, dal titolo “Scenari per l’Italia al 2035 e al 2050. Il falso dilemma tra competitività e sostenibilità”, realizzato in collaborazione con Oxford Economics e contenente, per la prima volta, anche dati per i diversi comparti economici, dimostra che nello scenario Net Zero Transformation il sistema produttivo nazionale potrebbe registrare benefici già al 2035, con il Pil che potrebbe essere superiore dell’1,1% rispetto a quello dello scenario di base e il tasso di disoccupazione inferiore di 0,7 punti percentuali. Il trend positivo continuerebbe successivamente e nel 2050 il Pil sarebbe superiore dell’8,4% a quello tendenziale, grazie al rallentamento del riscaldamento globale, all’innovazione e all’aumento dell’efficienza energetica, che contribuirebbero anche a ridurre la spesa per i danni ambientali e ad aumentare le entrate fiscali. In questo modo, nonostante l’aumento degli investimenti pubblici, si registrerebbe anche un miglioramento del rapporto debito pubblico/Pil rispetto allo scenario di base. “È a questo scenario virtuoso che dobbiamo guardare, rispetto agli altri tre analizzati (Net Zero, Transizione Tardiva, Catastrofe Climatica) – ha sottolineato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS. – Dobbiamo accelerare la transizione, non rallentarla, e sostenerla con investimenti innovativi a tutto campo, perché questo produrrebbe risultati positivi per tutti i settori sia al 2035, sia al 2050, con l’ovvia eccezione dell’estrazione e della produzione di combustibili fossili: rispetto allo scenario di base, il valore aggiunto della manifattura resterebbe invariato nel 2035, ma crescerebbe del 9,3% nel 2050; quello dei servizi aumenterebbe dello 0,5% nel 2035 e del 5,9% nel 2050; quello delle costruzioni del 6,9% e del 18,2%; quello dell’agricoltura resterebbe stabile nel 2035, ma crescerebbe del 7,1% nel 2050; quello delle utilities del 13,9% nel 2035 e del 52,6% nel 2050 (con la ricomposizione a favore della generazione e distribuzione di energia elettrica da rinnovabili)”. In termini aggregati, il comparto industriale vedrebbe il valore aggiunto aumentare dell’1,7% nel 2035 e del 14,9% nel 2050, un valore maggiore di quello che sperimenterebbe la Germania nello stesso periodo. Anche per i servizi si registrerebbe un risultato complessivamente positivo, visto che essi presentano una bassa intensità energetica, che li rende più protetti dai costi della transizione energetica e dalla debolezza della spesa dei consumatori. “La sostenibilità è una leva strategica per rafforzare il sistema produttivo e sociale del nostro Paese ed è sbagliato pensare che ci sia contrapposizione tra sostenibilità e competitività – ha commentato Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS – Come dimostrano le simulazioni condotte con Oxford Economics, l’inazione ha costi crescenti, mentre investire nella sostenibilità conviene, perché aumenta la redditività delle imprese e genera benessere sociale”. Gli studi, già disponibili e citati nel Rapporto, dimostrano che le imprese italiane che investono in sostenibilità aumentano la produttività, la competitività e la solidità finanziaria. Ad esempio, se il 34,5% delle PMI e il 73,8% delle grandi imprese sono già impegnate in attività di tutela ambientale, quelle manifatturiere sostenibili registrano una produttività più alta del 5-8% rispetto alle altre. Quasi il 50% delle imprese italiane ha adottato almeno una pratica di economia circolare con risultati finanziari migliori, maggiori investimenti e minore indebitamento. Il 92% delle imprese familiari e l’89% delle non familiari riconosce che integrare la sostenibilità nel business porta benefici, a partire dalla reputazione e fiducia nel brand: per questo è tra gli obiettivi prioritari dei prossimi tre anni. A livello globale, tuttavia, il contesto si complica, come mostrato nel primo capitolo del Rapporto: la crisi del multilateralismo, la disinformazione e il ritorno dei nazionalismi minacciano gli sforzi collettivi per affrontare le grandi sfide comuni, compresa quella climatica e quella sociale. L’Italia e l’Europa sono ad un bivio storico: continuare con interventi timidi o scegliere di guidare la trasformazione con scelte coraggiose e sistemiche. Anche alla luce dell’analisi delle politiche pubbliche condotte nel 2024, dello stato del PNRR e dei contenuti dell’ultima Legge di Bilancio (cui è dedicato il terzo capitolo del Rapporto), l’ASviS ribadisce che per il nostro Paese sarebbe un grave errore rinviare le scelte che vanno fatte oggi: infatti, nello scenario “Transizione Tardiva”, le conseguenze per l’economia italiana sarebbero decisamente negative (il Pil sarebbe inferiore a quello tendenziale del 2,4% nel 2035), mentre nello scenario “Catastrofe Climatica” nel 2050 esso si ridurrebbe del 23,8%, con una tendenza all’ulteriore peggioramento nella seconda parte del secolo. L’ASviS evidenzia la necessità e l’urgenza di elaborare un Piano di Accelerazione Trasformativo (PAT), già promesso dall’Italia in sede Onu nel 2023, e i cui contenuti (economici, sociali, ambientali e istituzionali), sono individuati e dettagliati nel quarto capitolo del Rapporto, grazie alla competenza degli oltre mille esperti che operano nei Gruppi di lavoro dell’ASviS in rappresentanza delle oltre 320 organizzazioni che ad essa aderiscono. Del resto, la transizione sostenibile non è solo un’opportunità economica, ma anche un impegno che affonda le sue radici nella Costituzione italiana, soprattutto dopo le modifiche intervenute nel 2022, anche grazie all’attività dell’ASviS. Le oltre 1200 iniziative inserite a oggi nel cartellone del Festival dello Sviluppo Sostenibile sono la testimonianza di una mobilitazione capillare e senza precedenti sui temi dello sviluppo sostenibile. Il programma Il primo evento del Festival dello Sviluppo Sostenibile, “Sostenibilità o competitività? Un falso dilemma”, nel primo giorno del Conclave, si apre con la proiezione di un video dedicato a Papa Francesco e ai momenti più significativi del suo pontificato dedicati allo sviluppo sostenibile. Seguono i saluti istituzionali del Sindaco di Milano, Giuseppe Sala e del Presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini e le testimonianze di giovani imprenditrici e imprenditori impegnati nella twin transition: Eleonora D’Ascenzi (Università di Firenze) e Dario Casalini (Fondatore di Slow Fiber). Il keynote speech di Francesco La Camera (Direttore Generale dell’IRENA) si sofferma sulle “prospettive e il ruolo del settore privato”. Poi, l’intervento di Enrico Giovannini (Direttore scientifico dell’ASviS) che presenta il “Rapporto di Primavera 2025” dell’ASviS e apre il dibattito con gli interventi di Angelica Krystle Donati (Presidente Nazionale dei Giovani ANCE), Giovanna Melandri (Presidente di Human Foundation), Mario Monti (Presidente dell’Istituto Javotte Bocconi) e Alessandro Terzulli (Chief Economist, Impact & ESG di SACE). Segue un secondo keynote speech, quello di Paolo Gentiloni, ex Commissario europeo per l’economia, che si sofferma sul ruolo dell’Unione europea nei nuovi scenari geopolitici. L’ultima tavola rotonda della mattinata “Transizione ecodigitale, nuovo paradigma per una competitività sostenibile” si apre con un video contributo di Lorenzo Pregliasco (Founding Partner Quorum e YouTrend) sull’atteggiamento dell’opinione pubblica italiana nei confronti del cambiamento climatico e l’introduzione di Valerio de Molli (Managing partner e CEO, The European House – Ambrosetti e TEHA Group). Prendono parte alla discussione Mario Corti (Senior Partner di KPMG), Maria Enrica Danese (Direttrice Corporate Communication & Sustainability di TIM), Luigi Gallo (Responsabile Incentivi e Innovazione di Invitalia), Nicola Lanzetta (Direttore Italia del Gruppo Enel), Albino Russo (Direttore generale di Ancc-Coop) e Ninell Sobiecka (Presidente e Amministratore delegato di L’Oréal Italia). Nel pomeriggio i lavori riprendono con l’intervento di Gelsomina Vigliotti (Vicepresidente della BEI) che analizza il tema degli investimenti necessari per uno sviluppo sostenibile e con le testimonianze di giovani imprenditori “Voci dall’Italia, non da Marte”: Jacopo Moschini (Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Lombardia) e Federico Stefani (Founder e CEO di VAIA). Si entra poi nel vivo di una riflessione sulla dimensione sociale e finanziaria della sostenibilità. A una prima sessione di lavoro, dal titolo “Le persone, il lavoro: la sostenibilità sociale è un costo?”, intervengono Andrea Cipolloni (CEO Eataly Group), Simone Gamberini (Presidente di Legacoop), Alberto Pirelli (Presidente della Fondazione Sodalitas), Monica Salvestrin Brogi (Consigliere Delegato Confimprese e Founder NAU!), Stefano Scarpetta (Direttore per il lavoro e gli affari sociali dell’OCSE) e Marisa Parmigiani (Presidente di Sustainability Makers – the professional network). Successivamente Giovanni Malagò, Presidente del Coni, propone una riflessione sul tema delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 come “una scommessa per il futuro”. A chiudere il dibattito del pomeriggio, l’ultima tavola rotonda sul tema della “finanza sostenibile: sogno o realtà?”, con gli interventi di Mario Calderini (Politecnico di Milano), Fabio Massoli (Direttore Amministrazione, Finanza, Controllo e Sostenibilità di CDP), Claudia Parzani (Presidente di Borsa Italiana) e Francesco Timpano (Università Cattolica del Sacro Cuore). Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, tira le conclusioni del primo evento del Festival dello Sviluppo Sostenibile. L’evento è condotto da Marco Frittella (Direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali RAI COM), con la moderazione nella prima parte della mattinata di Nicola Saldutti (Caporedattore economia del Corriere della Sera).



    Educare è lasciare un segno

    Dall’insegnamento in carcere alla nomina a Ufficiale al merito della Repubblica: il percorso della prof.ssa Italia Natalina Martusciello che fa della scuola un presidio di civiltà


    dalle pagine di “PrimoPiano Molise”

    BOJANO.
    Il suo nome è legato a un’idea alta di scuola: quella che include, che educa alla legalità, che costruisce cittadinanza. La professoressa Italia Martusciello, docente stimata dell’Istituto “Lombardo Radice” e vicepresidente nazionale EIP Italia Scuola strumento di pace ETS, ha ricevuto nei giorni scorsi l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, riconoscimento che si aggiunge a quello già ottenuto in passato come Cavaliere. Ma dietro le medaglie, ci sono anni di impegno silenzioso, passione pedagogica e visione civile. In questa intervista, ci racconta il significato profondo della sua missione educativa, il legame con gli studenti e la forza rivoluzionaria della conoscenza, anche nei contesti più difficili come il carcere. Un racconto che è, prima di tutto, un invito a non smettere mai di credere nel
    valore della scuola.

    Scarica e leggi l’intervista