Perché investire nella scuola, nell’alfabetizzazione civile e nella pace sociale è l’unico antidoto alla regressione democratica e alle narrative d’odio
“The New Democratic Pact for Europe in Times of Rupture” è il titolo del rapporto 2026 redatto dal Segretario Generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset. Concepito per presentare un processo politico e strategico volto ad affrontare la regressione democratica e a rinnovare la governance in un’epoca continentale e globale definita “di rottura”, si presenta come tentativo di rispondere alle molteplici crisi contemporanee, dall’impatto prolungato della guerra in Ucraina alle tensioni economiche, fino alle sfide poste dalle nuove tecnologie e dall’intelligenza artificiale, che rischiano di distorcere il dibattito pubblico.
Lo scopo centrale viene esplicitato direttamente nel testo, dove si afferma che “l’ambizione del Nuovo Patto Democratico per l’Europa è ricostruire la fiducia nelle istituzioni e rafforzare la resilienza democratica in un’epoca di crisi permanente”.
Interessante risulta la definizione di “sicurezza democratica”, sottolineando che l’Europa non deve scegliere tra sicurezza e democrazia, ma deve riconoscere che il rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto è il miglior baluardo contro le minacce contemporanee.
All’interno di questo quadro di sicurezza democratica, il ruolo della scuola assume un’importanza strategica fondamentale. Il rapporto inquadra l’istruzione scolastica come la principale linea di difesa contro la manipolazione delle informazioni, partendo dal presupposto che “oggi la sfida non è trovare informazioni. È sapere a cosa credere”.
La scuola ha il compito di promuovere un’alfabetizzazione mediatica e digitale che non si limiti a singole iniziative, ma che si integri in modo sistemico nei curricula e nella formazione degli insegnanti.
L’istituzione scolastica deve sviluppare il pensiero critico e il giudizio etico degli studenti, utilizzando strumenti come il “Toolkit per una cultura scolastica democratica e inclusiva” per garantire approcci basati sull’evidenza e sul pluralismo. Come ricorda il rapporto, “l’educazione contrasta le bugie e l’odio su cui prospera la disinformazione”, trasformando le aule in spazi in cui si costruisce la fiducia e si impara a partecipare responsabilmente alla vita civica.
Strettamente connesso al ruolo della scuola vi è quello dell’educazione ai diritti umani, che il rapporto descrive come vera e propria “competenza democratica”.
L’obiettivo dell’educazione ai diritti umani è fornire ai giovani le conoscenze degli standard internazionali per permettere loro di partecipare attivamente e, soprattutto, di identificare e respingere ogni forma di discriminazione, sia essa offline o negli spazi digitali.
Questo approccio pedagogico mira ad attrezzare le nuove generazioni per riconoscere e resistere al razzismo, al sessismo, all’antiziganismo e alle narrative contro le persone LGBTI.
Attraverso documenti di riferimento come la Carta sull’educazione alla cittadinanza democratica e all’educazione ai diritti umani, questa forma di istruzione non si limita a trasmettere concetti giuridici astratti, ma traduce i principi di uguaglianza in pratiche vissute, permettendo ai cittadini di trasferire tali competenze all’interno delle proprie comunità.
Infine, il documento affronta il tema dell’educazione alla pace, declinandolo soprattutto come educazione alla coesistenza pacifica e al contrasto della polarizzazione interna.
Il Segretario Generale lancia un chiaro monito: “quando la forza inizia a sostituire il diritto tra gli Stati, la stessa logica si fa strada nelle nostre democrazie, indebolendo lo stato di diritto dall’interno”. Per arginare questa tendenza, educare alla pace significa costruire resilienza sociale e promuovere il dialogo interculturale, smontando le narrative d’odio che cercano capri espiatori nei gruppi minoritari o vulnerabili.
Iniziative specifiche del Consiglio d’Europa, come il programma “Gioventù per la Democrazia”, forniscono educazione civica e spazi di aggregazione che affrontano esplicitamente i temi della polarizzazione e della convivenza pacifica.
L’educazione alla pace si realizza quindi garantendo un’inclusione reale e assicurandosi che ogni individuo, a prescindere dal proprio background, si senta sicuro e in grado di partecipare alla società, poiché l’esclusione sociale e la disuguaglianza alimentano il risentimento e la radicalizzazione.