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Scuola strumento di pace

Digital dada: come cambia la Scuola e il ruolo del docente con la didattica “abilitante

di Ottavio Fattorini

Un paradigma didattico progettuale funzionale a concepire e realizzare i percorsi di insegnamento-apprendimento e che ridefinisce il ruolo dell’insegnante sia nella fase di progettazione dell’attività didattica che nella sua traduzione pratica in ambienti/contesti di apprendimento: parliamo del Digital dada e della didattica abilitante.

Vediamo quali sono le sue caratteristiche e quali sono i postulati che si devono presupporre per attivare le modalità di progettazione e azione didattica ascrivibili al Digital Dada.

Indice degli argomenti

Didattiche per ambienti di apprendimento (DADA)

Il DADA (Didattiche per Ambienti Di Apprendimento), è un modello organizzativo-didattico, diffuso in quasi 100 scuole in Italia, ideato da me e Lidia Cangemi nel 2014 e avviato nei due Licei che dirigevano: il Labriola e il Kennedy di Roma. Le comunità educanti che hanno aderito tramite formale adesione alla Rete nazionale delle scuole DADA fanno riferimento al Manifesto delle scuole Dada (costituito da 5 postulati e 5 caratteristiche) e al sito scuoledada.it su cui il manifesto è pubblicato .

Gli istituti scolastici delle scuole Modello Dada funzionano per “aula–ambiente di apprendimento”, assegnata a uno o due docenti della medesima disciplina e la rotazione dei gruppi classe nel cambio di insegnamento anche su base plurigiornaliera, non solo per le esigenze sanitarie ma anche per scelte didattiche. Il presupposto è che l’ambiente di apprendimento sia ovunque reperibile nel mondo. Corollari del Modello Dada sono infatti la trasformazione, “spontaneamente” indotta dal Modello, dell’edificio scolastico in “Edificio apprenditivo” e la consapevole strutturazione delle relazioni educative sul presupposto della fiducia come “infingimento pedagogico”.

Il Digital Dada

Derivazione di tale modello e declinazione ulteriore, costituisce il Digital Dada (marchio registrato e depositato), costrutto pedagogico-didattico-organizzativo, pubblicamente lanciato il 21 settembre 2020 al webinar per il Futur Lab di Modena, organizzato dall’I.C. Modena 3.

Il Digital Dada fa riferimento ai principi e presupposti di seguito esposti e viene sintetizzato nella massima che lo esprime: “il mio spazio didattico è il mondo, il mio tempo didattico è l’oggetto di studio”.

La caratteristica del Digital Dada è nel cambio di paradigma didattico progettuale che opera l’insegnante, funzionale a concepire e realizzare i percorsi di insegnamento-apprendimento. Il ruolo dell’insegnante viene infatti ridefinito sia nella fase di progettazione dell’attività didattica che nella sua traduzione pratica in ambienti/contesti di apprendimento. Per fare questo il costrutto concettuale e operativo del Digital Dada si sostanzia in quello di “didattica abilitante”.

I tre postulati del Digital Dada

I postulati che si devono presupporre per attivare le modalità di progettazione e azione didattica ascrivibili al Digital Dada e alla “didattica abilitante” sono tre:

Un modo estensivo e “laterale” di concepire il “digitale” inteso, non tanto come tecnologia, ma come modalità di pensiero caratterizzata da flessibilità, adattività, capacità di risoluzione di problemi in modo critico e creativo, capacità di discernimento, disponibilità ad assumere assetti varabili e cangianti, che caratterizzano l’era digitale contemporanea.

Ciò richiede una riflessione e un ripensamento metodologico didattici a seguito dell’introduzione diffusa della didattica a distanza. Questa d esercita attraverso differenti mezzi che sono tutti ascrivibili all’aspetto “digital”, così come qui sopra inteso, a prescindere dalla forma tecnologica: istruzioni cartacee, telefono, mail, social network, piattaforme di formazione, ecc..

Utilizzare consapevolmente la relazione educativa e gli ingaggi emotivi coinvolti ineluttabilmente anche nei processi cognitivi, attivati dai percorsi di insegnamento-apprendimento. Riprendendo del Dada la fiducia come “infingimento pedagogico, si cerca di attivare l’ alleanza educativa non solo con gli studenti ma anche con le loro famiglie, comunque siano composte o eventualmente deprivate socio culturalmente.

Le famiglie sono un partner da attivare non solo per evitare l’”effetto Penelope” di disfacimento casalingo di quanto viene costruito grazie alla scuola, ma soprattutto per consentire se non facilitare la realizzazione autonoma degli studenti da remoto, delle attività suggerite, guidate e appunto “abilitate” dalla scuola.

Perseguire con intenzionalità progettuale le competenze fondamentali di cittadinanza così come richiamate dalle Raccomandazione del Consiglio d’Europa 2006 e 2018, dal D.M. 139 del 22 agosto 2007 cosi come aggiornato nel 2018, dal documento del Consiglio d’Europa nel 2016 “Competenze per una cultura della democrazia.

Vivere insieme in condizioni di parità in società democratiche e culturalmente diverse” e dalla Legge 92 del 2019 sulla Educazione civica. Tali competenze sono integrabili e riassumibili anche con quelle indicate dal World Economic Forum in quanto funzionali al mercato dl lavoro per il 21° secolo e a quelle enunciate da D. Goleman e P.Senge nel libro “A scuola di futuro, Manifesto per una nuova educazione”, (2016)

Digital dada: come cambia il ruolo operativo del docente

Il docente che voglia praticare tale modalità, cambia il proprio ruolo operativo, inforcando gli “occhiali fatati” e intenzionali del didatta che, sulla scorta della massima “la didattica è come il maiale, non si butta niente”, crea compiti e attiva processi educativi anche da remoto, utilizzando e valorizzando strumenti e risorse facilmente reperibili anche in contesti non specificamente deputati all’attività formativa. A titolo di esempio didatticamente paradigmatico si può citare la didattica “indisciplinata” (cioè trasversale alle singole discipline) dell’uovo.

Un uovo infatti può diventare strumento o risorsa didattica, prescindendo appunto dalla specifica disciplina da insegnare e soprattutto dal luogo in cui si trova l’alunno: aula scolastica, giardino, bosco, spiaggia o soprattutto, bagno o cucina casalinghi. 

 Ecco che un uovo nell’ora o spazio di Arte potrebbe essere usato, su indicazione del docente Digital Dada, per miscelare colori come nelle botteghe rinascimentali; nell’ora o spazio di Chimica, oltre alle emulsioni colorate, l’uovo può servire per studiare l’effetto sul calcare dell’aceto; nell’ora o spazio di fisica si potrà assistere al fenomeno dell’uovo sodo che può essere risucchiato all’interno di una bottiglia in cui sia stato messo un fiammifero acceso, passando dal collo; l’uovo può essere usato nella lezione di Latino in riferimento alla letteratura del I secolo o come stimolo visivo ad un esercizio di produzione letteraria per l’italiano; può essere usato per la lezione di inglese, sfrittellato insieme alla pancetta: questo nell’illustrare l’uso anglosassone della colazione costituirebbe contestualmente un approfondimento di chimica, sul concetto di punto di fumo ma potrebbe suscitare riflessioni anche sulla educazione alimentare corretta.

Come si intuisce sono infinite le potenzialità che il docente può attivare da qualsiasi risorsa o situazione secondo l’ottica della didattica abilitante.

Il cambio di paradigma didattico-progettuale

La caratteristica del Digital Dada e della “didattica abilitante” è nel cambio del paradigma didattico-progettuale che è funzionale a concepire e realizzare i percorsi di insegnamento- apprendimento. Il ruolo dell’insegnante viene ristrutturato sia nella fase di progettazione dell’attività didattica che nella sua traduzione pratica in ambienti/contesti di apprendimento.

Il ruolo dell’insegnante Digital DADA cambia dunque completamente alla luce dei paradigmi concettuali della “didattica abilitante”.

Da erogatore di conoscenze l’insegnate, o meglio il didatta, si deve trasformare in regista, creatore di dispositivi didattici, attivatore di setting o contesti da destinarsi all’apprendimento: non solo dentro gli spazi scolastici ma potenzialmente ovunque: teatri, caffetterie, boschi e anche, più spesso, presso il domicilio degli studenti). Il docente diventa così un abilitatore dei tempi autonomi degli studenti e degli spazi da loro vissuti, creatore di format didattici, organizzatore di gruppi, attivabili anche da remoto, oltre che mentore, facilitatore, suggeritore, talent scout, motivatore, contenitore emotivo.

Sarà anche un valutatore ma soprattutto dei processi e delle dinamiche cognitive, emotive, sociali in essi intercorsi; successivamente valuterà gli esiti ma con il fine di indicare nuove e ulteriori vie da percorrere per perseguire le conoscenze e competenze programmate.

Il docente dovrà essere idealmente assente al momento apprenditivo (la metafora più calzante è quella del wedding planner), avendo prima sapientemente strutturato, con attitudine “digital” appunto, il contesto, il format o il dispositivo di lavoro per i discenti, abilitando i loro tempi e i loro spazi. Resterà comunque sempre disponibile ad intervenire a richiesta o a supportare e, al limite, a rilanciare, quando necessario, i modi e i tempi pre-disposti.

Una volta acquisito il concetto con cui progettare e operare in modalità Digital Dada, sono evidentemente infinite le circostanze che il sapiente didatta saprà “abilitare”, in modi variamente “da remoto”, per trasformarle in occasioni educative, “abilitando” contesti, risorse, setting, reperibili ovunque si trovino gli studenti, per avocarli agli intenti formativi prefissati.

Sitografia

www.scuoledada.it

www.scuoledada.it/rssegna-stampa

www.scuoledada.it/letteratura

Bibliografia

Ottavio Fattorini, (2019), “Il Manifesto delle scuole Modello DADA” Atti del 2° Convegno nazionale delle scuole DADA “Dada iacta est” – Villa Cavalletti, Grottaferrata, Roma, sito scuoledada.it

Asquini, G. & Benvenuto, G. & Cesareni, D. (2017). La valutazione per il cambiamento: il percorso di monitoraggio del progetto D.A.D.A. , Convegno SIRD La funzione educativa della valutazione: teoria e pratiche della valutazione educativa, (2017), Salerno

Cangemi L., Fattorini O., (2018), Il Modello DADA (Didattiche per Ambienti Di Apprendimento), un incubatore di innovazioni – Atti Convegno internazionale Didattiche.2018. Scegliere, prendere posizione, agire, Erickson, Trento.

Cangemi, L. & Fattorini, O. (2015). D.A.D.A. (Didattiche per Ambienti Di Apprendimento): un’innovazione realizzabileEducation 2.0, 12-10-2015, Rizzoli Education. http://www.educationduepuntozero.it/organizzazione-della-scuola/10-40183052184.shtml

LEZIONI SENZA FRONTIERE: DALLA POESIA ALLA MECCANICA DEI SOLIDI

L’insegnamento tecnico ha rinunciato all’ arido vero o forse l’ha recuperato nel senso più profondo?

Intervista al prof. Giuseppe Ruta Dipartimento di Ingegneria strutturale e geotecnica

Dall’incontro virtuale con il prof. Giuseppe Ruta, temutissimo professore associato della facoltà di ingegneria dell’Università di Roma la Sapienza, è emerso  un teorema inatteso: educare alla bellezza apre le porte a tutti gli apprendimenti, anche ai più complessi, ai più tecnici.

Cominciare una lezione di Meccanica dei solidi leggendo Non chiederci la parola, l’Infinito o Vivamus mea Lesbia, può sembrare insolito, un vezzo aggiunto al rigore disciplinare di un “esame sbarramento” per un corso di laurea che conta il più alto tasso di abbandoni nel primo biennio, eppure l’idea di un insegnamento olistico che arricchisca e nutra le menti degli studenti è deontologicamente corretta,  un’etica dell’insegnamento in cui senza dubbio si sostanzia il mandato educativo.

Viene da chiedersi quanti di noi,  insegnanti e docenti,  ne siano consapevoli e quanto diventi prioritario in un’epoca di insegnamento a distanza ricordarci come Saint-Exupery che l’essenziale è invisibile agli occhi.

L’evidenza disciplinare insegna, non nasconde, non limita, non crea barriere e divisioni, la mente indaga, accorda, disunisce, nel profumo che dilaga quando il giorno più languisce[1], ecco il ruolo del docente di questa nuova era d’integrazione digitale: farsi profumo per raggiungere tutti e consegnare a tutti quanto è dato loro di apprendere per quanto difficile o tecnico sia.

Bello e umano sono concetti extratecnici…la bellezza della Nike di Samotracia o dei Bronzi di Riace come i versi di Leopardi o i passi del Gattopardo formano la persona che andrà poi a svolgere una professione senza essere merce lei stessa”

La lezione leonardesca si attualizza nell’aula anche virtuale del prof. Giuseppe Ruta, alla presenza di 200 studenti. Tra loro, i più fortunati aspettano il suo incipit letterario come il respiro profondo che l’atleta dedica al momento che precede il salto, come un profumo che ti avvolge e  libera il cuore dai ghiacci di un momento difficile.

Roberta Camarda

[1] E.Montale I limoni in Ossi di seppia, Torino, 1925

Seminario: L’ORA DI LEZIONE DIGITALE?

Per una pedagogia della relazione nella didattica a distanza: quali orizzonti per la persona educante.

Formazione a distanza 8 maggio 2020 h 15.00 – 17.00

Su portale SOFIA : 43585

Intervento d’ apertura del  Dirigente Scolastico  dell’ I.I.S.S. E. Maiorana di Brindisi Dr. Salvatore Giuliano già Sottosegretario di Stato al MIUR , Consigliere Ministeriale per l’ innovazione didattica e la formazione.

PROGRAMMA:

  1. Anna Paola Tantucci: DaD e Fad: un nuovo paradigma per la didattica e la formazione che pone al centro la responsabilità civile ed educativa della scuola e del docente.
  2. Danilo Vicca– La scuola resiliente: pedagogia della relazione nel nuovo scenario.
  3. Ottavio Fattorini : Didattiche per il futuro nell’ alleanza scuola famiglia
  4. Lidia Cangemi Dirigente scolastico Liceo J.F.Kennedy – co-fondatore del modello scuole DADA
  5. Francesco Rovida: Davanti allo schermo o allo specchio? La conoscenza di sé per liberare risorse emotive nella scuola.
  6. Simone Consegnati:  Service learning come strategia per il post pandemia
  7. Emanuele Faina: Strumenti per la relazione efficace. Come arrivare all’altro….anche in digitale
  8. Roberta Camarda: Buone pratiche di didattica in aula virtuale e in presenza.

Dopo gli interventi  i relatori potranno rispondere alle domande dei partecipanti pervenute in chat durante le relazioni

TAVOLA ROTONDA VIRTUALE

OBIETTIVI DEL CONFRONTO

Il Seminario intende riportare al centro della riflessione la dimensione pedagogica nella scuola dell’emergenza Covid 19, in cui sempre più forte si invera il ruolo della “persona educante”.

Gli sconvolgenti cambiamenti che hanno colpito le vite e le abitudini sociali hanno ricevuto nella pratica didattica risposte eterogenee, a volte “istintive” (istinto di sopravvivenza scolastica), “etiche” (assunzione di una responsabilità civica ed educativa da parte del docente), “critiche” (mancanza di preparazione rispetto ai cambiamenti comportati dalla DAD).

L’esperienza delle ultime settimane, oltre allo straordinario sforzo adattivo e resiliente delle comunità professionali, porta in luce esiti di trasformazione della didattica e dei processi che ne discendono piuttosto eterogenei e diversificati, stanti i diversi livelli di maturità di ciascuna nell’ambito infrastrutturale, nella competenze informatica e tecnologica, nella cultura digitale, nell’apertura al cambiamento in atto.

In uno scenario repentinamente mutato, in fase di continue riscritture e con orizzonti tutt’altro che definiti, il primo sforzo delle istituzioni scolastiche sembra essersi concentrato sulla dimensione organizzativa e su quella gestionale per la garanzia della continuità nell’erogazione del servizio: attivazione delle piattaforme; fornitura di connettività e device; organizzazione e gestione degli orari di attività didattiche; monitoraggi delle presenza e dell’equa distribuzione delle attività; modalità di valutazione degli apprendimenti; legittimità dei processi attuati in tema di privacy, organizzazione del lavoro e rispetto del contratto.

Parallelamente ai fondamentali processi che mirano a ridefinire l’impalcatura del sistema (valutazione, esami, scrutini, modalità di didattica al rientro dell’emergenza), è forte il bisogno di osservare e sistematizzare i diversi processi in svolgimento dall’interno, a partire da una riflessione sulle basi pedagogiche da cui muovere per riconsiderare un modo di fare scuola di cui va completamente ridefinita la “relazione educativa”.

ABSTRACT:

Anna Paola Tantucci: introduce

DaD e FaD: un nuovo paradigma per la didattica e la formazione che pone al centro la responsabilità civile ed educativa della scuola e del docente.

 La Pedagogia digitale  volta alla crescita, umana culturale e civile della persona e del cittadino nella scuola come comunità educante.

Danilo Vicca: coordina

La scuola resiliente: pedagogia della relazione nel nuovo scenario.

Gli orientamenti pedagogici sui quali si fondano le politiche educative della Scuola, dall’Attivismo al Comportamentismo, dal Cognitivismo al Costruttivismo, postulano processi di apprendimento centrati sull’esperienza e la laboratorialita’  (learning by doing),  oltre che sulla  relazione nella costruzione condivisa di significati nell’interazione (cooperative learning). Proprio questi due pilastri della pedagogia “fare per imparare” e “imparare con gli altri” sembrano duramente depotenziati nella DAD, con effetti diretti sia sulla relazione educativa che sul modo di interpretarne l’attuazione. Appare necessario, nel nuovo contesto, recuperare il senso autentico della pedagogia, affinché chi “guida” e “accompagna” (ago) sappia “essere” ispiratore di senso nel nuovo scenario.

Ottavio Fattorini

Didattiche per il futuro nell’ alleanza scuola famiglia

Nuovi (o antichi) modi di vedere e fare una scuola operativa, co-costruttiva, significativa e latrice di sensi, si rivelano essenziali in ogni tempo…pandemici e non. La necessità di abilitare il lavoro scolastico delle famiglie, ci consente di riflettere sul senso di una scuola per competenze volta ad ogni futuro.

Lidia Cangemi:

Accogliere l’altro e valorizzare le risorse: una positiva intenzionalità per prepararsi al futuro.

La crisi come opportunità: in una realtà profondamente mutata e che pone grandi quesiti di incertezza, la scuola rappresenta un indispensabile punto di riferimento. Ottimismo ed equità, educazione emozionale e competenze relazionali: una scuola impostata sull’Essere, sul Sapere e sul Saper Essere, capace di valorizzare le risorse (Q.C.A.) e di costruire una positiva intenzionalità nel “qui e ora”.Progettualità nuove, quindi, per nuovi scenari

Francesco Rovida:

Davanti allo schermo o allo specchio? La conoscenza di sé per liberare risorse emotive nella scuola

L’esperienza di didattica a distanza mette l’insegnante di fronte allo schermo del PC. Uno strumento che oggi serve per creare relazioni, ma che ha un nome che evoca distanza, difesa, protezione, nascondimento. Di fronte allo schermo/specchio possiamo scontrarci con noi stessi, confrontarci con il crollo della nostra immagine di onnipotenti detentori del sapere e con la nostra (in)competenza. Oppure possiamo conoscere e accettare i nostri limiti e liberare (finalmente) le risorse emotive da mettere a disposizione dei nostri studenti. Davanti allo schermo, ma senza schermarci.

Emanuele Faina:

Strumenti per la relazione efficace. Come arrivare all’altro….anche in digitale

Sperimentazioni pratiche di metodologie (anche digitali) operative, aggreganti e formative utili a sostenere il linguaggio delle emozioni per promuovere e favorire il dialogo e le relazioni all’interno della comunità educante.

Simone Consegnati: 

Service learning come strategia per il post pandemia

Come sarà la scuola del dopo pandemia? Per rispondere a questa domanda dobbiamo, inevitabilmente porre un’altra, che ci aiuti a capire il ruolo della scuola e cioè: come sarà la società post pandemia? Proveremo a rispondere a queste domande così complesse presentando gli aspetti caratteristici di una proposta diffusa in tutta il mondo e che riscontra molto interesse da parte di studenti, docenti e dirigenti. Stiamo parlando del Service Learning, una pedagogia che si caratterizza per lo sviluppo di apprendimenti formali attraverso attività di servizio alla comunità. 

Passare dall’Io al noi, sarà forse questo il passaggio decisivo della scuola, e la società del dopo pandemia

Roberta Camarda:

Buone pratiche di didattica in aula…virtuale e in presenza.

Repertorio di esperienze  positive che la didattica a distanza ha fatto emergere e che rappresenteranno un punto di forza per lo scenario della scuola  del futuro prossimo.

Esiti e conclusioni- Ottavio Fattorini –Anna Paola Tantucci

ITT MARCONI – PADOVA: L’ANTIVIRUS

Un contributo dalla virtuosa comunità delle scuole EIP che pubblichiaamo con piacere.

IL VIAGGIO

Era la fine di febbraio, precisamente sabato ventinove, la conclusione di una settimana in cui i media parlavano incessantemente del fenomeno coronavirus in Italia.

Ero in auto con un amico mentre ci recavamo ad un meeting e pensavo a quale scenario futuro si potesse presentare per il nostro Istituto: se la scuola venisse chiusa senza l’ipotesi di una veloce riapertura cosa accadrebbe? Il mio istituto sarebbe in grado di trovare delle soluzioni alternative alla quotidianità della didattica?

Il mio amico guidava ma non conosceva bene il percorso, io riflettevo e lui sbagliava strada… Pensai fosse il caso di anticipare i tempi e valutare la possibilità di mettere in campo una piattaforma integrata per la didattica a distanza.

Tanti anni fa organizzai la rete d’Istituto finalizzata all’utilizzo di un registro elettronico, ma da tempo ormai non seguivo più l’argomento.

Mentre il mio amico cercava inutilmente di orientarsi lungo percorsi sconosciuti, mi venne in mente che forse integrando il registro con un sistema di videoconferenza si sarebbe potuto evitare di interrompere l’offerta formativa. Un’occhiata a google maps e riprendevamo il tragitto, finalmente corretto.

È stato un viaggio interessante, durante il quale ho ripreso i vecchi contatti e realizzato che si sarebbe potuto puntare all’ambizioso progetto di non fermare l’attività didattica.

E il meeting? Arrivati con un’ora di ritardo!

LA SOLUZIONE

Nel fine settimana, dopo aver concordato la linea d’azione con la D.S. Paola Palmegiani, ho deciso tramite l’ azienda che ci fornisce da sempre il registro elettronico, di implementare il sistema integrando le lezioni online, prevedendo da subito l’accesso di tutti a tutte le attività.

Il progetto sembrava eccessivamente ambizioso per una sospensione delle attività di un paio di settimane… Ma se fosse durato più a lungo?

IL PERCORSO

Sembra impossibile ma lunedì due marzo eravamo già operativi con le lezioni online.

Ne è seguita una attività frenetica che ci ha portato in un paio di giorni ad avere 200 accessi contemporanei e conseguente sovraccarico del server.

È stata una settimana importante che, grazie ad un comune obiettivo molto chiaro, ha portato ad avere punte di 1200 connessioni contemporanee con docenti in videolezione, altri che caricavano materiali, studenti che visionavano o caricavano a loro volta materiali, docenti che facevano lezioni guidate utilizzando software particolari come il CAD.

I TEAMS

Senza una buona organizzazione anche il più bel progetto è destinato al fallimento.

Così, ben consapevole dell’obiettivo da raggiungere, l’Istituto è riuscito in tempi strettissimi a configurare una serie di teams in collaborazione tra loro e coordinati dalla Dirigente, fra cui: Master Training ed Animatore Digitale, Gruppo di supporto ai docenti, Gruppo di supporto agli studenti (formato da studenti e coordinato dall’ animatore digitale), Supporto alle famiglie anche tramite moduli di segnalazione presenti nel sito dell’Istituto e device in comodato d’uso.

L’OBIETTIVO RAGGIUNTO

La sospensione delle attività didattiche in presenza è continuata e continuerà ancora per un tempo indefinito, la previsione è stata corretta e quindi le scelte fatte premiano l’enorme mole di lavoro svolto da tutto il personale della nostra scuola.

Lo spirito di squadra creatosi tra dirigente, docenti, studenti e famiglie ci ha portato ad ottenere la continuità didattica ed organizzativa che, sinteticamente,   può essere espressa come “sistema integrato di attività didattiche”.

All’interno dell’unico ambiente del registro elettronico, il Sistema integrato consente di: programmare e registrare le attività, controllare la partecipazione degli studenti alle attività, assegnare e controllare compiti per casa, condurre lezioni in videoconferenza didattica avvalendosi di numerosi strumenti quali ad esempio, condivisione di testi, immagini, slides, filmati, ecc., utilizzare una lavagna elettronica, condividere lo schermo per addestramenti guidati, fornire la possibilità agli studenti di svolgere assemblee, svolgere le attività dei consigli di classe, fornire alle famiglie la possibilità di contatto con i docenti, avere degli spazi per la progettazione e la sperimentazione delle Unità di Apprendimento, ovviamente multidisciplinari, nonché delle attività CLIL.

IL FUTURO

Chi lo sa?

Certo è che siamo tutti cambiati, ma in meglio: abbiamo capito che è possibile fare scuola in modo diverso, abbiamo imparato cose nuove e scoperto nuovi talenti in noi stessi, abbiamo compreso nel profondo cosa significhi far parte di una comunità ed avere un obiettivo comune.

Possiamo far tesoro di quest’esperienza gettando le basi per la scuola del futuro: abbiamo acquisito la consapevolezza di averne i mezzi, la volontà e le capacità!

Prof. Ing. Andrea Melandri
ITT Marconi Padova

Gli studenti e il dirigente scolastico: un rapporto speciale

Una riflessione toccante dal Dirigente Scolastico Paola Palmegiani dell’ITT G.Marconi di Padova

Tra i  tanti racconti  e riflessioni, condivisioni  su questo periodo di sospensione della nostra vita e l’esperienza della  didattica nelle varie aree geografiche di Italia, voglio raccontarvi il mio.

La scuola che dirigo è l’Istituto Tecnico Tecnologico G. Marconi di Padova, aimè area rossa sin dall’inizio di questa esperienza drammatica il 23 febbraio 2020 con studenti e docenti provenienti da Vò Euganeo, epicentro del focolaio.

 I miei studenti vivono in una vasta area del Veneto e percorrono lunghe distanze per venire a scuola la mattina. Siamo una scuola con indirizzi tecnici unici nella regione e quindi molto apprezzata.

Non vedevo gli studenti da febbraio e avevamo organizzato sin dai primissimi giorni  la didattica a distanza con videolezioni tramite il registro elettronico e condivisione di materiali. La vicinanza da remoto è stata la strada maestra da percorrere per essere vicini alle nostre famiglie.

I docenti, entusiasti della nuova esperienza arrivata improvvisamente e per questo fonte di nuove opportunità, mi davano un positivo riscontro della presenza degli studenti e del loro impegno.

Ho avuto così il desiderio di vederli e sentire dalla loro viva voce come vivono questo modo nuovo di essere sempre connessi ma nella solitudine delle proprie abitazioni.

Li ho contattati e dato loro appuntamento sabato 21 marzo  mattina per celebrare insieme l’arrivo della primavera ricordando la meravigliosa citazione del poema Ode to the west wind del poeta romantico P.B.Shelley: “if winter comes, can sprimg be far behind?”

Hanno accolto la proposta con entusiasmo ed ho coinvolto anche lo staff di presidenza e l’animatore digitale per poter condividere un momento di comunità e  rispondere in tempo reale a tutti i loro quesiti sia organizzativi che tecnici.

Abbiamo deciso di iniziare l’incontro con il raccontare la vita da remoto e condividere i sentimenti legati a questo momento di difficoltà generale che duramente sta avendo un impatto sulle nostre vite. Emanuele, Daniele, Sara e Erik vivono in paesi diversi e lontani tra loro. L’isolamento ha avuto un forte impatto emotivo e psicologico sulle loro vite.

Abbiamo condiviso la nostra quotidianità e i sentimenti nello spirito di un ottimismo prevalente e propositivo. Gli studenti erano piacevolmente colpiti dalla vicinanza della Istituzione e hanno più volte ringraziato per l’invito.

La conversazione è stata spontanea  e ci ha permesso di comprendere che le video lezioni sono molto gradite per il contatto umano che producono: ogni studente si sente protagonista della lezione in un rapporto privilegiato con il docente. Sono molto fruttuose ed arricchenti poiché fanno scomparire tutti i momenti di distrazione nella vita quotidiana in classe e resta il bello dell’apprendere, con tranquillità e condivisione.

Il lavoro non è dispersivo utilizzando la piattaforma del registro elettronico, è molto semplice ed intuitiva ed ha migliorato il rapporto individuale con lo studio in virtù della concentrazione che riescono a mantenere.

Certo, gli scherzi tra compagni e la sana vita in gruppo mancano fortemente, ma se non è possibile, allora sia benvenuto  lo schermo che ci fa sentire vicini e soprattutto ci possiamo vedere.

Dopo un primo approccio timido, gli studenti si sono aperti con i docenti presenti e si è creato un clima di forte collaborazione e sinergia, è stato come essere tutti “ a casa”.

Hanno dato la loro disponibilità per sollecitare quegli studenti ancora poco partecipativi e sentire i motivi che ostacolano la loro partecipazione.

Purtroppo molti studenti sono stranieri e vivono in ambienti familiari che non consentono l’utilizzo di device adeguati o buone connessioni wifi.

Lo risolveremo presto, ho detto loro, attraverso le risorse che abbiamo e grazie alla vostra capillare conoscenza delle singole realtà. Non lasceremo nessuno indietro.

Non solo questo, l’animatore digitale ha creato un gruppo di supporto tecnico composto da studenti che aiutano gli studenti in difficoltà e lui stesso è disponibile ad aiutare chiunque abbia bisogno. Lo ha chiamato “cooperative learning and support” group. Gli studenti aiutano ed imparano contemporaneamente. Le competenze digitali a sostegno della nostra comunità.

Il tempo è volato velocemente e dopo due ore in amabile conversazione, risate, conforto e sostegno reciproco, gli studenti felici hanno chiesto di creare un appuntamento settimanale per vivere insieme questo momento di vita.

Abbiamo accolto la richiesta con gioia e chiesto  ai rappresentanti di estendere a tutti gli studenti e le loro famiglie i saluti e la vicinanza di tutto il corpo decente dell’istituto Marconi. E’ stato come essere di nuovo tutti insieme nella meravigliosa scuola che ci aspetta per abbracciarci di nuovo.

A sabato prossimo ore 10 per una mattinata speciale insieme.

Paola Palmegiani

la didattica ai tempi del coronavirus

La webconference sullo stato dell’arte della didattica a distanza nelle Università promossa da SIREM, Società italiana di Ricerca sull’Educazione Mediale

L’emergenza drammatica della pandemia da Coronavirus sta accelerando il processo di digitalizzazione di tutti i settori che stagnavano in un limbo confortevole di convenzionale arretratezza.

Lo smart working ha costretto le persone a sperimentare nuovi modi di gestire il lavoro, quel poco che ne rimane almeno . La logica economica indica nei momenti di crisi, l’opportunità di riprogettare il futuro, per non farsi trovare impreparati dai nuovi scenari che si presenteranno.

La Ferrari non produrrà più per il momento beni di lusso, ma convertirà la produzione sulle mascherine per proteggere i medici e gli infermieri che sono in prima linea nel contrastare l’emergenza sanitaria da Covid 19. Steve Jobs diceva che “Investire nella pubblicità in tempo di crisi è come costruirsi le ali mentre gli altri precipitano”

Il futuro del nostro paese è nei giovani che formiamo nelle scuole e nelle Università, sono loro le nostre ali.

Il sistema d’istruzione italiano ha dovuto fare i conti in pochissimo tempo con i gap tecnologici, le resistenze al cambiamento, i vuoti contrattuali, il sovraccarico della rete . Dalle Università alle scuole ovunque ci si è sforzati di fronteggiare l’emergenza ricorrendo all’e-learning .

La SIREM il 20 marzo u.s. ha promosso una webconference con personalità accademiche di 33 Atenei italiani che hanno guidato la conversione della didattica universitaria in DaD e la sperimentazione a distanza di esami e sedute di laurea.

La piattaforma Zoom che ha ospitato l’evento purtroppo non è stata preceduta dall’ HostPanel dei tanti ospiti che sono intervenuti, a cominciare da Pier Cesare Rivoltella – Presidente del Corso di laurea in Scienze della formazione primaria e Direttore scientifico del CREMIT, Susanna Sancassani del Politecnico di Milano, Maurizio Casiraghi di Milano-Bicocca, fino a Pierpaolo Limone Rettore dell’Università di Foggia, per citarne solo alcuni.

Ciò che è emerso dai tanti contributi anticipa e fa chiarezza anche sulle attività di e-learning che stanno erogando le scuole di ogni ordine e grado sul nostro ferito territorio nazionale con molti meno mezzi materiali e professionali.

Dagli interventi è emerso che la didattica a distanza ha vissuto di 2 momenti molto ravvicinati nel tempo ma facilmente individuabili: una prima fase di corsa all’individuazione delle piattaforme on line tra le tante che venivano pubblicizzate e una seconda fase in cui ci si è accorti che il modello trasmissivo di insegnamento, sopravvissuto indisturbato nelle lezioni accademiche, crollava di fronte alla prova del webinar e richiedeva quindi un intervento formativo di tipo metodologico e organizzativo.

E’ possibile che anche la Didattica a distanza erogata dal 5 marzo ad oggi abbia registrato le medesime carenze, ma nelle trame dell’inesperienza sono certa che ogni sforzo compiuto da educatori e docenti sarà valso sul piano umano della relazione, della vicinanza anche a chi ha perso un conoscente, un familiare.

Investire sulla qualità è comunque opportuno e le indicazioni metodologicamente più interessanti per il mondo della scuola emerse dalla webconference di SIREM sono state quelle avanzate dalla Cattolica di Milano che ha enucleato 2 criteri emersi dallo studio sinergico dei suoi dipartimenti:

  • ispirare la didattica on line al modello Flipped
  • prevedere un incontro sincrono di discussione di problemi

Sul piano della valutazione è intervenuto Daniele Scaccia del Centro per l’innovazione didattica e le tecnologie multimediali (CTU) che ha annunciato un piano straordinario per contenuti digitali che porterà all’aggregazione di 800 siti didattici da utilizzare on line con una fase di accompagnamento per imparare a gestire un sito didattico e la relativa piattaforma di Proctoring per tracciare le attività degli studenti davanti allo schermo.

Essere insegnanti in prossimo futuro comporterà ancora di più la conoscenza delle ICT nell’esercizio della didattica, lo sapevamo dall’emanazione del PNSD che sarebbe successo, ma le buone pratiche relazionali dispensate in questo momento di crisi planetaria meriteranno di essere tramandate come un bene che non invecchia come i software e le piattaforme digitali, un bene semplice e autentico su cui si fondano le vere comunità educanti.

Emergenza coronavirus e l’opportunita’ di rafforzare l’alleanza educativa

Intervista a Lidia Cangemi Preside del Liceo Kennedy

La storia insegna che dalle grandi crisi nascono grandi opportunità. Il liceo Kennedy ha abbracciato la sfida dell’ emergenza Covid 19 per unire la comunità scolastica intorno ai valori che danno senso alla scuola.

Si trasmette integralmente il testo dell’intervista per la quale si ringrazia la preside Cangemi della disponibilità e del tempo dedicatole.

RC: Come sta affrontando il Liceo Kennedy l’emergenza Coronavirus?

LC: Nel nostro liceo ci siamo interrogati qualche giorno prima dell’emergenza nazionale sull’eventualità che le scuole venissero chiuse, abbiamo cominciato a pensare a quali strumenti potessero essere più utili. Il nostro animatore digitale, il prof. di Sabato, ha fatto delle prove sulla piattaforma che avevamo in uso, Google suite che ci è sembrato uno strumento abbastanza efficace per poter procedere ad una didattica a distanza.

Per fare questo c’era bisogno del consenso e della spontanea adesione al progetto da parte dei docenti e questo non era scontato. Giovedì mattina ( 5 marzo 2020 n.d.r.) abbiamo pensato ad un collegio, meglio, ad una consultazione telematica con tutti i docenti in cui ho esposto quali fossero i valori che venivano portati avanti per poter attivare una didattica a distanza globale, generalizzata, non sporadica e non affidata alla volontà del singolo docente.

E’ questo il vero cambio di passo il fatto che l’emergenza è stata affrontata collegialmente, con tutti d’accordo piuttosto che in maniera puntuale, a macchia di leopardo che avrebbe comportato una non equità nel trattamento dei ragazzi.

La questione è stata posta su quali valori volessimo portare avanti per i nostri ragazzi e poiché pensiamo che il valore più importante risiede sicuramente nel tener allacciato il dialogo educativo con i nostri studenti, questo non poteva essere interrotto dalla mancanza del contatto fisico.

Quindi la scelta è stata quella di mantenere l’orario di lezione e incontrare virtualmente gli studenti ogni giorno all’ora già predisposta per fare una lezione ovviamente rimodulata, ripensata e quindi un incontro che può essere dialogico, con del materiale condiviso, con la tavoletta grafica o col computer.

Il mezzo ci è sembrato importante si, ma era più importante il valore portato: dare intanto un messaggio di serenità e di continuità con l’impegno che abbiamo preso con i nostri studenti e loro con noi.

In questo modo la mattina è dedicata all’incontro con i docenti, il pomeriggio possono continuare a fare i compiti o dedicarsi alle loro attività.

Questo è molto importante perché dà il ritmo della normalità e crediamo che non minare la loro serenità di adolescenti che stanno crescendo, sia una delle cose più importanti che la scuola deve garantire.

RC: Che risposta hanno dato i ragazzi alla prima giornata di didattica a distanza?

LC: La prima giornata, quella sperimentale è stata dedicata agli studenti delle quinte, perché i professori il giorno precedente hanno intanto testato il mezzo, hanno provato fra loro, si sono incontrati virtualmente o fisicamente e venerdì c’è stata la giornata dedicata alle quinte.

Le classi quinte sono state entusiaste perché i ragazzi si sentono appoggiati, sentono che non sono stati lasciati soli in un momento difficile che per loro è anche l’anno della maturità. Hanno seguito tutte le lezioni, sono stati tutti presenti: noi facciamo un appello virtuale, che non va tanto a segnalare gli assenti, quanto a incentivare i presenti.

Questo anche è un cambio di passo molto importante nella percezione della scuola, vuol dire Siamo presenti, ci siamo, quindi non segniamo l’assenza, ma incentiviamo la presenza.

Devo dire che alcuni docenti hanno fatto anche di più dell’ora prevista da orario, sono stati in contatto con i ragazzi a lungo, si sono sentiti anche il pomeriggio e quindi in qualche modo si è aperto un dialogo che dal feedback dei ragazzi è stato molto apprezzato.

Speriamo che lunedì, quando sarà estesa la sperimentazione a tutte le classi, ci sia lo stesso risultato. Anche qui si gioca molto sul senso di responsabilità del ragazzo perché è incentivato dalla famiglia o dalla propria motivazione, nessuno può obbligarlo ad essere presente alla lezione ma speriamo che questo avvenga perché avrà giocato un senso di responsabilità e in fondo un senso di appartenenza che è anche molto importante

RC Come hanno reagito i genitori alla proposta di didattica a distanza in questa situazione di emergenza?

LC: Devo dire che alcune di queste modalità le avevamo concordate o almeno condivise con i consiglieri d’istituto e poi con alcuni genitori più attivi nella scuola. I genitori nel senso più generale e il più esteso possibile, si sono dichiarati grati alla scuola perché è presente, perché ha dato un messaggio di serenità, di continuità e di possibilità di andare avanti. So che stanno scrivendo una lettera di encomio da mandare alla ministra per quello che stiamo facendo.

In questo senso è stata anche una grande opportunità questa, come spesso accade nelle crisi, per riallacciare o meglio per intensificare l’alleanza educativa con i nostri genitori, un’alleanza preziosa, della quale siamo molto felici.

Il Buonarroti di Frascati e l’ incontro straordinario

Quando la scuola ospita la storia…

E’ sempre un bel momento quello in cui si dà notizia delle iniziative virtuose delle scuole E.I.P, ma a rendere speciale questa iniziativa dell’ IT Buonarroti di Frascati, è l’emozione che ho potuto cogliere nelle parole del preside Francesco Rovida mentre me lo raccontava.

Ho pensato che fosse uno dei preziosi momenti della professione di Dirigente Scolastico in cui si realizza un sogno a beneficio di tutta la Comunità educante. Non ci sono parole migliori che le sue per descriverlo.

Buona lettura a tutti!

Roberta Camarda

Incontro con l’autore (e anche qualcosa in più…)

Viola Ardone (e Vittorio Mignucci) al “Buonarroti” di Frascati

Ci sono incontri che sono doni da accogliere come sorprese nella vita. E noi, al “Buonarroti”, ne abbiamo avuto più di uno.

La scuola tutta si è attivata per accogliere l’evento, avvertendo, quasi inconsciamente, che ci sarebbe stato un regalo da questo incontro. C’è stato il dono della lettura di un romanzo, Il treno dei bambini edito da Einaudi. Scelto dai docenti di lettere come lettura condivisa per diverse classi dell’Istituto.

Una vicenda storica un po’ nascosta, un protagonista intrigante che cresce e si fa adulto, insieme alla lingua che utilizza per dare corpo alle sue idee, raccogliere le esperienze e dare loro nome e corpo.

C’è stato il dono del lavoro didattico con i docenti, per assaporare le parole, per consentire ai temi di emergere e diventare domanda per la vita quotidiana degli studenti, per comprendere come sia cambiata la vita dei bambini e delle bambine nel nostro Paese e per scoprire che accogliere l’altro non distrugge la vita, ma casomai la amplifica.

E poi l’incontro, programmato per venerdì 28 febbraio. Un’occasione per poter parlare davvero con una scrittrice e comprendere cosa vuol dire “scrivere” e “scrivere un romanzo”.

Viola Ardone è un’insegnante e si avverte tutta la sua passione nel comunicare con gli studenti, la voglia di spiegare e la capacità di far comprendere davvero. Come anche la generosità di stare vicino ai suoi lettori, scambiare una parola anche privata, firmare una copia del libro, con lo stupore nel conoscere tanti docenti che sono veri e propri “fan”.

La storia è diventata anche Storia, però, davanti ai nostri occhi.

Abbiamo potuto accogliere Vittorio da Genzano: 81 anni, una moglie dolcissima che lo accompagna con occhi innamorati. Nell’immediato dopoguerra Vittorio ha 7 anni, è orfano di padre e la madre sordomuta, come tante mamme, accoglie la proposta del Comune di poterlo affidare per un po’ di tempo ad una famiglia dell’Emilia Romagna.

Così Vittorio sale su quel “treno dei bambini” e  va a conoscere la propria seconda famiglia che, come primo gesto, arcaico e generoso, gli consente semplicemente di mangiare.

Quando torna, non dimentica mai ciò che ha ricevuto e, incontrando per caso Viola Ardone e il suo romanzo, dopo oltre 60 anni, comincia a raccontare la sua esperienza, per tanti aspetti simile a quella di Amerigo, protagonista del romanzo. E, ripercorrendo la propria vita, ritrova il senso di una solidarietà ricevuta che ha sempre desiderato restituire agli altri.

Un racconto potente e un’esperienza emozionante per oltre 150 studenti del Buonarroti, per me Dirigente scolastico, per i docenti e per il Personale, che ci ha consentito di vivere il valore della Comunità che si riunisce attorno al racconto della vita che cresce.

Francesco Rovida

Il 27 gennaio Giornata Mondiale ONU della memoria

Molte e di grande interesse e spessore sono state le iniziative delle scuole della Rete E.I.P Italia  che hanno certamente saputo toccare i cuori dei loro studenti con iniziative volte a celebrare la Memoria della Shoah.

 Ne riportiamo alcune.

Liceo Classico statale Umberto I di Napoli

Giorno nella Memoria 2020 – Chi manca all’appello?

Per celebrare la Memoria il Liceo Umberto I di Napoli si è dedicato alla ricerca e all’ analisi dei documenti ufficiali conservati nei suoi archivi prendendo in esame i registri delle comunicazioni tra provveditorato e liceo, gli elenchi delle classi, le pagelle, che sono stati mostrati ai presenti e alle autorità intervenute all’incontro. La ricerca di archivio è tutt’ora in corso, ma per il 27 gennaio 2020 è stato presentato un caso speciale: un alunno, scomparso dagli elenchi della sua classe (quindi allontanato secondo i dispositivi attuati per le leggi razziali) ricompare nella piccola comunità di Tora e Piccilli, un’altra pagina, completamente diversa da raccontare.

Liceo Artistico Statale Enzo Rossi di Roma

Ci sono tanti modi per parlare ad una platea di ragazzi degli orrori della Shoah, ma non è semplice riuscire a farlo nel modo appropriato. Al Liceo Enzo Rossi di Roma i ragazzi hanno dimostrato come siano sensibili verso chi sa toccare le corde dei loro cuori.

Nell’accogliente aula magna del liceo, tra opere d’arte realizzate da professori e da studenti, abbiamo assistito alla commemorazione di una delle pagine più incomprensibili della storia, una giornata inserita nel contesto della Settimana della memoria con cui il Liceo Enzo Rossi ha voluto non solo trasmettere la memoria di un orrore, ma anche suscitare interrogativi, emozioni e sentimenti sul presente della storia che ha ancora pagine bianche da riempire perché non succeda mai più nulla di simile.

Il Dirigente Scolastico Danilo Vicca per l’occasione ha invitato Anna Piperno, Dirigente Tecnico MIUR, coordinatrice del gruppo sulla didattica della Shoah e formazione degli insegnanti sul tema a livello nazionale e internazionale, la presidente dell’EIP – Scuola strumento di pace Anna Paola Tantucci, la Dirigente del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma Giuseppina Pica, il prof. Bruno Ulian e l’autore del libro ” SHOAH la cintura del male” Antonio Masullo che ha parlato del suo romanzo-inchiesta sul Nazismo Esoterico.

Un momento di grande commozione è stato offerto dalla proiezione del film realizzato dagli studenti del Liceo Enzo Rossi, un corto dal titolo Credo negli esseri umani, testimonianza dell’esperienza di viaggio dei ragazzi ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau.

I.C. Comprensivo –Poppi -Arezzo

L’istituto comprensivo di Poppi – Arezzo ha celebrato la giornata della Memoria con un evento dal titolo I fili della memoria tra ieri e oggi insieme alla DS dell’Istituto Rita Giancotti, al giornalista Paolo Ciampi e alla regista Ornella Grassi per parlare della storia della scienziata fiorentina Enrica Calabresi. Nel pomeriggio, in un ideale abbraccio di pace, gli ospiti ed i ragazzi dell’Istituto hanno incontrato la cittadinanza per un intermezzo musicale con cui sciogliere insieme i fantasmi di un passato orribile, difficile da raccontare ai più piccoli.

I.C. Comprensivo Via Poseidone-Roma

L’Istituto Comprensivo via Poseidone di Roma con la sua Dirigente Annalisa Laudando ha dedicato alla Memoria un evento dal titolo ” Io mi ricordo” in cui i ragazzi hanno incontrato Luce, al secolo Luciana Romoli, staffetta partigiana delle Brigate Garibaldi, per ascoltare dalla sua bocca il racconto della sua militanza e della sua vita di bambina nel Ventennio, quando fu espulsa alle elementari per aver difeso la sua compagna di banco ebrea maltrattata da una maestra fascista.

IT Buonarroti  Frascati –Roma

Il D.S. Francesco Rovida dell’IT Buonarroti di Frascati ha scelto di condividere con la sua comunità scolastica una toccante riflessione sul perdono e su chi ha avuto il coraggio di perdonare, come Eva Mozes Kor, una gemella deportata ad Auschwitz vittima dei folli studi di Mengele. La sua scuola ha celebrato il Giorno della Memoria valorizzando i testimoni di testimoni  invitando la docente Lucia Zurlo a parlare della deportazione del suo papà nei lager nazisti: una figura paterna che i giovani danno spesso per scontata e che la privazione subita da una persona vicina a loro concorrerà forse a rivalutare nelle loro coscienze.

ITT Marconi di Padova

l’ITT Marconi di Padova con  la DS Paola Palmegiani ha organizzato la giornata partendo da un minuto di silenzio per proseguire con varie attività di conoscenza storica e sensibilizzazione delle coscienze di tutta la comunità scolastica.

Grandi contributi, anche quelli che in questo articolo non sono stati raccontati perché pensati col cuore a beneficio dei bambini, dei ragazzi, delle generazioni che saranno la storia di domani, una storia che per essere migliore dovrà conoscere il passato senza smettere di essere nani sulle spalle dei giganti come diceva Bernardo di Chartres, anzi celebrando gli orrori di ieri per non permettere che l’oblio e l’ignoranza spianino la strada a nuove atrocità.

Roberta CamardaUfficio studi E.I.P. Italia

IL LICEO ARTISTICO ENZO ROSSI CELEBRA LA GIORNATA DELLA MEMORIA

Il liceo artistico Enzo Rossi di Roma dal 27 al 31 gennaio celebrerà il ricordo delle vittime dell’Olocausto con una serie di iniziative volte a sensibilizzare le nuove generazioni contro l’orrore delle persecuzioni razziali.

Il 29 gennaio, giorno della memoria, nell’aula magna del Liceo Enzo Rossi si svolgerà un evento commemorativo dal titolo IL NAZISMO ESOTERICO nato dalla collaborazione di studenti del Liceo ed esperti della Shoah.

Complimenti vivissimi per la straordinaria iniziativa da tutto l’EIP – Scuola strumento di pace