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LEZIONI SENZA FRONTIERE: DALLA POESIA ALLA MECCANICA DEI SOLIDI

L’insegnamento tecnico ha rinunciato all’ arido vero o forse l’ha recuperato nel senso più profondo?

Intervista al prof. Giuseppe Ruta Dipartimento di Ingegneria strutturale e geotecnica

Dall’incontro virtuale con il prof. Giuseppe Ruta, temutissimo professore associato della facoltà di ingegneria dell’Università di Roma la Sapienza, è emerso  un teorema inatteso: educare alla bellezza apre le porte a tutti gli apprendimenti, anche ai più complessi, ai più tecnici.

Cominciare una lezione di Meccanica dei solidi leggendo Non chiederci la parola, l’Infinito o Vivamus mea Lesbia, può sembrare insolito, un vezzo aggiunto al rigore disciplinare di un “esame sbarramento” per un corso di laurea che conta il più alto tasso di abbandoni nel primo biennio, eppure l’idea di un insegnamento olistico che arricchisca e nutra le menti degli studenti è deontologicamente corretta,  un’etica dell’insegnamento in cui senza dubbio si sostanzia il mandato educativo.

Viene da chiedersi quanti di noi,  insegnanti e docenti,  ne siano consapevoli e quanto diventi prioritario in un’epoca di insegnamento a distanza ricordarci come Saint-Exupery che l’essenziale è invisibile agli occhi.

L’evidenza disciplinare insegna, non nasconde, non limita, non crea barriere e divisioni, la mente indaga, accorda, disunisce, nel profumo che dilaga quando il giorno più languisce[1], ecco il ruolo del docente di questa nuova era d’integrazione digitale: farsi profumo per raggiungere tutti e consegnare a tutti quanto è dato loro di apprendere per quanto difficile o tecnico sia.

Bello e umano sono concetti extratecnici…la bellezza della Nike di Samotracia o dei Bronzi di Riace come i versi di Leopardi o i passi del Gattopardo formano la persona che andrà poi a svolgere una professione senza essere merce lei stessa”

La lezione leonardesca si attualizza nell’aula anche virtuale del prof. Giuseppe Ruta, alla presenza di 200 studenti. Tra loro, i più fortunati aspettano il suo incipit letterario come il respiro profondo che l’atleta dedica al momento che precede il salto, come un profumo che ti avvolge e  libera il cuore dai ghiacci di un momento difficile.

Roberta Camarda

[1] E.Montale I limoni in Ossi di seppia, Torino, 1925