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Alfonso Benevento


Cyber security specialist. Progettista, programmatore, sviluppatore, realizza applicazioni su base di dati sia stand-alone che web-oriented, con competenze in analisi e supervisione dei sistemi e delle basi-dati a supporto di procedure anche di pubbliche amministrazioni. Docente certificato Microsoft. Si occupa di Intelligenza Artificiale, tecnologie digitali, robotica, digital humanities. I suoi interessi scientifici sono orientati alle trasformazioni culturali e sociali generate dall’innovazione digitale e riguardano in particolare: digital age, internet, realtà aumentata, realtà virtuale, metaverso, roboetica. Da tempo approfondisce i fondamenti filosofici del digitale, dell’intelligenza artificiale, della robotica e dell’informatica dell’esperimento. Esperto in didattica digitale, robotica educativa e Intelligenza Artificiale applicate ai diversi contesti d’apprendimento e formativi. Consulente sulla gestione dell’innovazione digitale e sull’importanza del digitale per il miglioramento umano e sociale. Formatore sui diversi temi delle tecnologie digitali, media literacy, humanities computing, dipendenze dal digitale. Giornalista. Saggista, tra i suoi libri più recenti: La voce delle mie emozioni (EPC editore 2020); PA in movimento (Aracne editore 2019); Interazione bambini robot (FrancoAngeli 2020) 

Un riconoscimento alla Presidente Anna Paola Tantucci

In occasione del 50° anniversario dalla fondazione della sezione italiana di EIP.

“Economia sostenibile ed ecosistema ambientale” è il titolo del Convegno di studio tenuto a Procida nei giorni 26 e 27 maggio, con l’organizzazione collaborativa tra Università degli studi “Federico II” di Napoli, Associazione culturale “Ethos e Nomos”, EIP Italia, Congregazione dell’Immacolata dei Turchini e altri prestigiosi Enti e Associazioni.

Due giornate che hanno avuto al centro la riflessione su bellezza, paesaggio, salute e Costituzione, sostenuti dall’ambiente della Capitale della cultura 2022.

In occasione dell’incontro, nel corso del quale sono state premiate alcune scuole partecipanti al Concorso “L’isola gelosa”, gli organizzatori hanno riservato un riconoscimento alla Presidente nazionale di EIP Italia, preside prof. Anna Paola Tantucci, “instancabile risorsa sociale nel costruire cultura di pace e coscienza civica nella scuola”.

Diamo una mano alla pace

Iniziativa dell’Istituto Omnicomprensivo “Raffaele Capriglione” di Santa Croce di Magliano


“Diamo una mano alla pace”, è questo il titolo della manifestazione voluta dalla rete di scuole “NetSchool for peace” promossa da un gruppo di scuole abruzzesi, cui hanno aderito scuole di ogni ordine e grado di tutta Italia. Anche Santa Croce di Magliano.

L’iniziativa si è tenuta in contemporanea venerdì 11 marzo alle ore 11:30 con l’intento di offrire agli alunni e ai docenti delle scuole italiane una ulteriore occasione di riflessione su quanto sta accadendo in questi giorni in Ucraina.

Un momento corale e condiviso nello stesso istante, che ha coinvolto tanti studenti e docenti per far sentire forte il grido della scuola italiana, affinché siano promossi i diritti umani e la pace nel mondo.
Una esortazione che viene dal mondo della scuola perché cessino i bombardamenti e si arrivi ad un accordo che faccia tacere le armi, che hanno già provocato migliaia di vittime, per una soluzione che porti alla chiusura del conflitto militare in corso.

L’Istituto Omnicomprensivo Raffaele Capriglione di Santa Croce di Magliano ha raccolto con emozione e sentita partecipazione questo appello. Nel Campus di via Caduti di Nassirya gli alunni della scuola dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado hanno manifestato con cartelloni, striscioni, poesie e inni alla pace, guidati dai rispettivi docenti.

Al liceo scientifico hanno sfilato le bandiere della Pace, dell’Italia, dell’Europa, dell’Ucraina e dell’Associazione “Scuola Strumento di Pace” (cui l’Istituto ha aderito già da diversi anni), per ricordare il valore della dignità della persona umana e l’identità di ciascuno come operatore di pace. Sulle note di Imagine di John Lennon gli alunni, con i docenti e il personale della scuola, hanno realizzato il loro flash mob, al grido di “No alla Guerra, sì alla Pace e al dialogo fra i popoli”, che si è concluso con l’intervento della dirigente scolastica, la professoressa Giovanna Fantetti, che ha commentato la preghiera di Giovanni Paolo II “… mai più la guerra, avventura senza ritorno, mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza”.

Riflessioni, solidarietà alle vittime, con un pensiero speciale ai bambini e a quanti sono stati privati dei più elementari diritti.
Il liceo di Santa Croce si è mosso anche sul fronte umanitario con iniziative di solidarietà, attraverso la raccolta di beni di prima necessità, da inviare alla popolazione attraverso le Associazioni di Volontariato operanti sul territorio santacrocese.

Le bandiere che hanno sfilato davanti al Liceo ci ricordano il grido di tutte le madri: “Mai più la guerra!” Dopo un conflitto non ci sono né vincitori né vinti perché gli occhi delle vittime delle guerre si assomigliano tutti, sono gli occhi dell’umanità che ha perso la sua umanità.
“In Europa, in Italia, a Santa Croce, nelle nostre comunità, nella nostra scuola i Diritti delle persone e l’umanità sono la misura di tutte le cose e per questi diritti la nostra coscienza deve essere vigile, sempre!”

(dal sito http://www.primonumero.it)

Digital dada: come cambia la Scuola e il ruolo del docente con la didattica “abilitante

di Ottavio Fattorini

Un paradigma didattico progettuale funzionale a concepire e realizzare i percorsi di insegnamento-apprendimento e che ridefinisce il ruolo dell’insegnante sia nella fase di progettazione dell’attività didattica che nella sua traduzione pratica in ambienti/contesti di apprendimento: parliamo del Digital dada e della didattica abilitante.

Vediamo quali sono le sue caratteristiche e quali sono i postulati che si devono presupporre per attivare le modalità di progettazione e azione didattica ascrivibili al Digital Dada.

Indice degli argomenti

Didattiche per ambienti di apprendimento (DADA)

Il DADA (Didattiche per Ambienti Di Apprendimento), è un modello organizzativo-didattico, diffuso in quasi 100 scuole in Italia, ideato da me e Lidia Cangemi nel 2014 e avviato nei due Licei che dirigevano: il Labriola e il Kennedy di Roma. Le comunità educanti che hanno aderito tramite formale adesione alla Rete nazionale delle scuole DADA fanno riferimento al Manifesto delle scuole Dada (costituito da 5 postulati e 5 caratteristiche) e al sito scuoledada.it su cui il manifesto è pubblicato .

Gli istituti scolastici delle scuole Modello Dada funzionano per “aula–ambiente di apprendimento”, assegnata a uno o due docenti della medesima disciplina e la rotazione dei gruppi classe nel cambio di insegnamento anche su base plurigiornaliera, non solo per le esigenze sanitarie ma anche per scelte didattiche. Il presupposto è che l’ambiente di apprendimento sia ovunque reperibile nel mondo. Corollari del Modello Dada sono infatti la trasformazione, “spontaneamente” indotta dal Modello, dell’edificio scolastico in “Edificio apprenditivo” e la consapevole strutturazione delle relazioni educative sul presupposto della fiducia come “infingimento pedagogico”.

Il Digital Dada

Derivazione di tale modello e declinazione ulteriore, costituisce il Digital Dada (marchio registrato e depositato), costrutto pedagogico-didattico-organizzativo, pubblicamente lanciato il 21 settembre 2020 al webinar per il Futur Lab di Modena, organizzato dall’I.C. Modena 3.

Il Digital Dada fa riferimento ai principi e presupposti di seguito esposti e viene sintetizzato nella massima che lo esprime: “il mio spazio didattico è il mondo, il mio tempo didattico è l’oggetto di studio”.

La caratteristica del Digital Dada è nel cambio di paradigma didattico progettuale che opera l’insegnante, funzionale a concepire e realizzare i percorsi di insegnamento-apprendimento. Il ruolo dell’insegnante viene infatti ridefinito sia nella fase di progettazione dell’attività didattica che nella sua traduzione pratica in ambienti/contesti di apprendimento. Per fare questo il costrutto concettuale e operativo del Digital Dada si sostanzia in quello di “didattica abilitante”.

I tre postulati del Digital Dada

I postulati che si devono presupporre per attivare le modalità di progettazione e azione didattica ascrivibili al Digital Dada e alla “didattica abilitante” sono tre:

Un modo estensivo e “laterale” di concepire il “digitale” inteso, non tanto come tecnologia, ma come modalità di pensiero caratterizzata da flessibilità, adattività, capacità di risoluzione di problemi in modo critico e creativo, capacità di discernimento, disponibilità ad assumere assetti varabili e cangianti, che caratterizzano l’era digitale contemporanea.

Ciò richiede una riflessione e un ripensamento metodologico didattici a seguito dell’introduzione diffusa della didattica a distanza. Questa d esercita attraverso differenti mezzi che sono tutti ascrivibili all’aspetto “digital”, così come qui sopra inteso, a prescindere dalla forma tecnologica: istruzioni cartacee, telefono, mail, social network, piattaforme di formazione, ecc..

Utilizzare consapevolmente la relazione educativa e gli ingaggi emotivi coinvolti ineluttabilmente anche nei processi cognitivi, attivati dai percorsi di insegnamento-apprendimento. Riprendendo del Dada la fiducia come “infingimento pedagogico, si cerca di attivare l’ alleanza educativa non solo con gli studenti ma anche con le loro famiglie, comunque siano composte o eventualmente deprivate socio culturalmente.

Le famiglie sono un partner da attivare non solo per evitare l’”effetto Penelope” di disfacimento casalingo di quanto viene costruito grazie alla scuola, ma soprattutto per consentire se non facilitare la realizzazione autonoma degli studenti da remoto, delle attività suggerite, guidate e appunto “abilitate” dalla scuola.

Perseguire con intenzionalità progettuale le competenze fondamentali di cittadinanza così come richiamate dalle Raccomandazione del Consiglio d’Europa 2006 e 2018, dal D.M. 139 del 22 agosto 2007 cosi come aggiornato nel 2018, dal documento del Consiglio d’Europa nel 2016 “Competenze per una cultura della democrazia.

Vivere insieme in condizioni di parità in società democratiche e culturalmente diverse” e dalla Legge 92 del 2019 sulla Educazione civica. Tali competenze sono integrabili e riassumibili anche con quelle indicate dal World Economic Forum in quanto funzionali al mercato dl lavoro per il 21° secolo e a quelle enunciate da D. Goleman e P.Senge nel libro “A scuola di futuro, Manifesto per una nuova educazione”, (2016)

Digital dada: come cambia il ruolo operativo del docente

Il docente che voglia praticare tale modalità, cambia il proprio ruolo operativo, inforcando gli “occhiali fatati” e intenzionali del didatta che, sulla scorta della massima “la didattica è come il maiale, non si butta niente”, crea compiti e attiva processi educativi anche da remoto, utilizzando e valorizzando strumenti e risorse facilmente reperibili anche in contesti non specificamente deputati all’attività formativa. A titolo di esempio didatticamente paradigmatico si può citare la didattica “indisciplinata” (cioè trasversale alle singole discipline) dell’uovo.

Un uovo infatti può diventare strumento o risorsa didattica, prescindendo appunto dalla specifica disciplina da insegnare e soprattutto dal luogo in cui si trova l’alunno: aula scolastica, giardino, bosco, spiaggia o soprattutto, bagno o cucina casalinghi. 

 Ecco che un uovo nell’ora o spazio di Arte potrebbe essere usato, su indicazione del docente Digital Dada, per miscelare colori come nelle botteghe rinascimentali; nell’ora o spazio di Chimica, oltre alle emulsioni colorate, l’uovo può servire per studiare l’effetto sul calcare dell’aceto; nell’ora o spazio di fisica si potrà assistere al fenomeno dell’uovo sodo che può essere risucchiato all’interno di una bottiglia in cui sia stato messo un fiammifero acceso, passando dal collo; l’uovo può essere usato nella lezione di Latino in riferimento alla letteratura del I secolo o come stimolo visivo ad un esercizio di produzione letteraria per l’italiano; può essere usato per la lezione di inglese, sfrittellato insieme alla pancetta: questo nell’illustrare l’uso anglosassone della colazione costituirebbe contestualmente un approfondimento di chimica, sul concetto di punto di fumo ma potrebbe suscitare riflessioni anche sulla educazione alimentare corretta.

Come si intuisce sono infinite le potenzialità che il docente può attivare da qualsiasi risorsa o situazione secondo l’ottica della didattica abilitante.

Il cambio di paradigma didattico-progettuale

La caratteristica del Digital Dada e della “didattica abilitante” è nel cambio del paradigma didattico-progettuale che è funzionale a concepire e realizzare i percorsi di insegnamento- apprendimento. Il ruolo dell’insegnante viene ristrutturato sia nella fase di progettazione dell’attività didattica che nella sua traduzione pratica in ambienti/contesti di apprendimento.

Il ruolo dell’insegnante Digital DADA cambia dunque completamente alla luce dei paradigmi concettuali della “didattica abilitante”.

Da erogatore di conoscenze l’insegnate, o meglio il didatta, si deve trasformare in regista, creatore di dispositivi didattici, attivatore di setting o contesti da destinarsi all’apprendimento: non solo dentro gli spazi scolastici ma potenzialmente ovunque: teatri, caffetterie, boschi e anche, più spesso, presso il domicilio degli studenti). Il docente diventa così un abilitatore dei tempi autonomi degli studenti e degli spazi da loro vissuti, creatore di format didattici, organizzatore di gruppi, attivabili anche da remoto, oltre che mentore, facilitatore, suggeritore, talent scout, motivatore, contenitore emotivo.

Sarà anche un valutatore ma soprattutto dei processi e delle dinamiche cognitive, emotive, sociali in essi intercorsi; successivamente valuterà gli esiti ma con il fine di indicare nuove e ulteriori vie da percorrere per perseguire le conoscenze e competenze programmate.

Il docente dovrà essere idealmente assente al momento apprenditivo (la metafora più calzante è quella del wedding planner), avendo prima sapientemente strutturato, con attitudine “digital” appunto, il contesto, il format o il dispositivo di lavoro per i discenti, abilitando i loro tempi e i loro spazi. Resterà comunque sempre disponibile ad intervenire a richiesta o a supportare e, al limite, a rilanciare, quando necessario, i modi e i tempi pre-disposti.

Una volta acquisito il concetto con cui progettare e operare in modalità Digital Dada, sono evidentemente infinite le circostanze che il sapiente didatta saprà “abilitare”, in modi variamente “da remoto”, per trasformarle in occasioni educative, “abilitando” contesti, risorse, setting, reperibili ovunque si trovino gli studenti, per avocarli agli intenti formativi prefissati.

Sitografia

www.scuoledada.it

www.scuoledada.it/rssegna-stampa

www.scuoledada.it/letteratura

Bibliografia

Ottavio Fattorini, (2019), “Il Manifesto delle scuole Modello DADA” Atti del 2° Convegno nazionale delle scuole DADA “Dada iacta est” – Villa Cavalletti, Grottaferrata, Roma, sito scuoledada.it

Asquini, G. & Benvenuto, G. & Cesareni, D. (2017). La valutazione per il cambiamento: il percorso di monitoraggio del progetto D.A.D.A. , Convegno SIRD La funzione educativa della valutazione: teoria e pratiche della valutazione educativa, (2017), Salerno

Cangemi L., Fattorini O., (2018), Il Modello DADA (Didattiche per Ambienti Di Apprendimento), un incubatore di innovazioni – Atti Convegno internazionale Didattiche.2018. Scegliere, prendere posizione, agire, Erickson, Trento.

Cangemi, L. & Fattorini, O. (2015). D.A.D.A. (Didattiche per Ambienti Di Apprendimento): un’innovazione realizzabileEducation 2.0, 12-10-2015, Rizzoli Education. http://www.educationduepuntozero.it/organizzazione-della-scuola/10-40183052184.shtml

LEZIONI SENZA FRONTIERE: DALLA POESIA ALLA MECCANICA DEI SOLIDI

L’insegnamento tecnico ha rinunciato all’ arido vero o forse l’ha recuperato nel senso più profondo?

Intervista al prof. Giuseppe Ruta Dipartimento di Ingegneria strutturale e geotecnica

Dall’incontro virtuale con il prof. Giuseppe Ruta, temutissimo professore associato della facoltà di ingegneria dell’Università di Roma la Sapienza, è emerso  un teorema inatteso: educare alla bellezza apre le porte a tutti gli apprendimenti, anche ai più complessi, ai più tecnici.

Cominciare una lezione di Meccanica dei solidi leggendo Non chiederci la parola, l’Infinito o Vivamus mea Lesbia, può sembrare insolito, un vezzo aggiunto al rigore disciplinare di un “esame sbarramento” per un corso di laurea che conta il più alto tasso di abbandoni nel primo biennio, eppure l’idea di un insegnamento olistico che arricchisca e nutra le menti degli studenti è deontologicamente corretta,  un’etica dell’insegnamento in cui senza dubbio si sostanzia il mandato educativo.

Viene da chiedersi quanti di noi,  insegnanti e docenti,  ne siano consapevoli e quanto diventi prioritario in un’epoca di insegnamento a distanza ricordarci come Saint-Exupery che l’essenziale è invisibile agli occhi.

L’evidenza disciplinare insegna, non nasconde, non limita, non crea barriere e divisioni, la mente indaga, accorda, disunisce, nel profumo che dilaga quando il giorno più languisce[1], ecco il ruolo del docente di questa nuova era d’integrazione digitale: farsi profumo per raggiungere tutti e consegnare a tutti quanto è dato loro di apprendere per quanto difficile o tecnico sia.

Bello e umano sono concetti extratecnici…la bellezza della Nike di Samotracia o dei Bronzi di Riace come i versi di Leopardi o i passi del Gattopardo formano la persona che andrà poi a svolgere una professione senza essere merce lei stessa”

La lezione leonardesca si attualizza nell’aula anche virtuale del prof. Giuseppe Ruta, alla presenza di 200 studenti. Tra loro, i più fortunati aspettano il suo incipit letterario come il respiro profondo che l’atleta dedica al momento che precede il salto, come un profumo che ti avvolge e  libera il cuore dai ghiacci di un momento difficile.

Roberta Camarda

[1] E.Montale I limoni in Ossi di seppia, Torino, 1925

a proposito di comunicazione…Greta Thumberg: la viralità di un’ icona

Greta Thumberg è nota a tutti come attivista del movimento Fridays for future tanto popolare tra gli studenti italiani da indurre il ministro Fioramonti, poco dopo il suo insediamento a viale Trastevere, ad emettere una circolare con cui invitava le scuole a considerare giustificata “l’ecoassenza” degli studenti del 27 settembre u.s. per le manifestazioni del 3° Global strike for future. Un gesto questo che riprendeva le decisioni della settimana precedente del sindaco di New York e che ha senz’altro giovato al dialogo tra studenti e istituzioni.

Nelle intenzioni del ministro, recentemente dimissionario, è evidente l’interesse per l’insegnamento trasversale dell’educazione civica centrata sullo sviluppo sostenibile e la cittadinanza responsabile in coerenza con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite,. Un’operazione di tutto rispetto e di non semplice attuazione, chiara e condivisibile negli intenti, ancora nebulosa per le modalità, ma per questo confidiamo nel nuovo ministro Lucia Azzolina.

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