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Benessere della comunità educante: presentata alla LUMSA l’App “Happy Teaching”

Un convegno a conclusione delle delle attività per il progetto PRIN Promoting Teacher’s Health through an Interactive Web Portal


Si è tenuto presso l’Università LUMSA il convegno dedicato al benessere degli insegnanti, con una significativa riflessione sulla dimensione plurale e “comunitaria” del tema al servizio degli esiti di apprendimento degli studenti. Un evento che ha segnato un passo importante nell’analisi sistemica del mondo scuola e nel contrasto al fenomeno del burnout: al centro del dibattito, la presentazione di “Happy Teaching”, un’applicazione di salute digitale progettata per il monitoraggio preventivo dello stress nel personale scolastico (docenti, ATA, dirigenti scolastici).

I dati emersi durante i lavori delineano un quadro di forte pressione per chi opera nella scuola: secondo l’Osservatorio Scuola e Benessere (OSB) di LUMSA, nato con l’obiettivo di sostenere il benessere psicologico e organizzativo nei contesti scolastici e educativi e animato dall’azione della Prof.ssa Fiorilli e del Comitato scientifico, circa un docente su tre manifesta stress e il 20% dichiara di voler lasciare il lavoro. In questo contesto, il benessere dell’insegnante non è solo una questione individuale, ma una leva strategica: se un docente soffre, l’intero sistema — inclusi studenti e famiglie — ne risente.

In apertura il Prof. Gennaro Iasevoli, Prorettore alla ricerca e all’internazionalizzazione di LUMSA, ha presentato il convegno entro tre pilastri strategici che si rafforzano reciprocamente (ricerca scientifica, valore pubblico e trasformazione digitale) sottolineando come il benessere degli insegnanti non sia solo un obiettivo di salute individuale, ma un valore pubblico inserito nei piani integrati dell’Amministrazione, volto a migliorare le performance del sistema scuola nel suo complesso.

La Prof.ssa Gabriella Agrusti ha inquadrato il progetto di ricerca nell’ambito delle attività del Centro Formazione, Insegnamento, Ricerca, Educazione (FIRE), istituito dall’Università per il coordinamento delle azioni finalizzate alla preparazione dei futuri docenti e dirigenti scolastici e al loro accompagnamento culturale una volta entrati nel mondo della scuola. Ha sottolineato come uno degli aspetti caratterizzanti le scelte di LUMSA sia l’impegno a coniugare ricerca e didattica, nella convinzione dell’importanza strategica e dell’alto livello di competenza richiesto per “insegnare a chi insegna”.

L’intervento della Prof.ssa Maria Grazia Confalonieri (Università Cattolica del Sacro Cuore) ha rappresentato uno dei momenti centrali del convegno, offrendo una prospettiva psicologica e accademica profonda sulla figura del docente oggi.
Spostando il focus professionale sulla dimensione relazionale ed emotiva, si comprende che l’insegnamento non può più essere ridotto alla sola erogazione di contenuti e che, in un contesto scolastico sempre più complesso, l’insegnante si trova a gestire dinamiche psicologiche che richiedono nuove forme di supporto.
Confalonieri ha evidenziato come l’applicazione Happy Teaching non sia solo un monitoraggio tecnico, ma uno strumento di consapevolezza. Attraverso il feedback immediato, il docente è stimolato a riflettere sul proprio stato emotivo, trasformando un momento di stress in un’occasione di auto-analisi. Il benessere non è un’isola individuale: se il docente sta bene, migliora la qualità del legame educativo con lo studente. La prevenzione del burnout diventa quindi una precondizione necessaria per mantenere viva l’empatia, elemento che l’app stessa misura come fattore protettivo.

L’intervento della coordinatrice del progetto di ricerca Prof.ssa Caterina Fiorilli (Università LUMSA) si è concentrato sull’analisi dei fattori che determinano la qualità della vita professionale dei docenti, ponendo l’accento sulla necessità di passare dalla diagnosi del malessere alla costruzione attiva del benessere. Ha ribadito che il benessere dell’insegnante è una “leva strategica” per l’intero sistema scolastico: se un docente è in sofferenza, le ripercussioni colpiscono direttamente gli studenti e il clima di classe. Nel commentare i dati emersi dalla ricerca, ha sottolineato come i carichi burocratici e la mancanza di supporto organizzativo siano tra le principali cause di stress cronico. Sul piano operativo ha insistito sulla cultura della prevenzione, spiegando che intercettare precocemente i segnali di burnout permette di attivare strategie di supporto reciproco (caring) tra colleghi, riducendo l’isolamento professionale.

Il Prof. Umberto Moscato ha inquadrato il burnout nel lessico OMS come fenomeno professionale legato al lavoro, con manifestazioni tipiche di esaurimento energetico, distanziamento mentale dal lavoro e riduzione di efficienza/efficacia. Frequente nelle professioni di aiuto, colpisce in misura rilevante i più giovani. I sintomi sono molti e aspecifici (tra i più significativi: insonnia intesa come agitazione notturna e mancato recupero), richiedendo una lettura multidisciplinare e contestuale all’organizzazione del lavoro.
Ha stato segnalato il rischio di letture semplicistiche che imputano la scarsa produttività all’individuo, oscurando la dimensione organizzativa. La prevenzione deve essere precoce e continua,seguendo la persona lungo tutto l’arco della vita lavorativa.

Un elemento cardine emerso nel corso dell’evento è l’importanza della collaborazione tra istituzioni e associazioni del terzo settore specializzate. In tal senso, l’Associazione E.I.P. Italia Scuola Strumento di Pace ETS ricopre un ruolo di primo piano grazie a un Accordo Quadro di Programma con l’Università LUMSA.
Tale accordo impegna le parti a promuovere congiuntamente eventi, seminari, convegni e, soprattutto, corsi di formazione e aggiornamento destinati a docenti e dirigenti scolastici. La formazione continua è stata infatti indicata come indispensabile per sostenere l’autoefficacia e la qualità didattica, specialmente se orientata verso una “dirigenza umanistica”, al centro dell’intervento del vicepresidente EIP Prof. Ottavio Fattorini, ideatore e co-fondatore delle scuole modello DADA, che ha ideato il costrutto e ha messo al centro del suo intervento la necessità che l’intera comunità scolastica sia coinvolta nella ricerca del benessere, docenti, studenti, personale ATA, e che il compito della governance e della leadership educativa sia quello di considerare gli adempimenti normativi uno strumento per la buona organizzazione, mentre il fine e la risposta al malessere e al burnout sia la qualità delle relazioni.

L’applicazione “Happy Teaching”, finanziata dal MUR e curata dall’OSB dell’Università LUMSA, si propone come uno strumento di digital health per intercettare i “campanelli d’allarme” prima che lo stress diventi burnout cronico. Attraverso questionari validati, fornisce un feedback a “semaforo” sul proprio stato di benessere (burnout, ansia, stress, empatia), garantendo il totale anonimato.


I docenti possono liberamente e autonomamente, se lo desiderano, scaricare l’applicazione e registrarsi inserendo come unico dato personale obbligatorio un indirizzo di posta elettronica personale.
L’utilizzo consente di rispondere ad alcuni questionari a scelta multipla su tematiche come Burnout, Bilanciamento scuola-famiglia, Lavoro compulsivo, Supporto percepito, Ansia, Stress, Disagio emotivo, Soddisfazione lavorativa.
I questionari, con riferimento a dati statistici validati, restituiscono in forma non diagnostica, un quadro informativo che consente di avere un feedback sulla situazione personale e, in caso di necessità, offre la possibilità di richiedere supporto individuale.

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La Pace “tra le righe”

Percorsi possibili nelle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo che entrano in vigore in questi giorni


L’assenza di un’espressione esplicita può talvolta pesare quanto un silenzio inatteso. Nelle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo, il termine “educazione alla pace” non compare come etichetta autonoma o disciplina codificata. È un dato che non possiamo non sottolineare con rammarico, specialmente dopo l’audizione del 7 aprile 2025 presso la Commissione tecnica, in cui avevamo ribadito l’urgenza di un riferimento diretto nelle finalità della scuola dell’infanzia e del primo ciclo.

Tuttavia, un’analisi attenta e “militante” del testo rivela che, sebbene il lemma manchi, la sua sostanza pedagogica pulsa sotto la superficie. Per le scuole autonome non si tratta di rassegnarsi a un’omissione, ma di esercitare una “ermeneutica della responsabilità”: tracciare itinerari precisi tra le righe delle nuove disposizioni per rendere operativa la visione della Raccomandazione UNESCO 2023.

Un allineamento necessario al contesto globale

L’integrazione dell’educazione alla pace non è un vezzo terminologico, ma una necessità di allineamento agli standard internazionali. La Raccomandazione UNESCO del novembre 2023, sottoscritta da 194 Stati, costituisce l’unico strumento globale per una pace duratura attraverso l’istruzione, fornendo la base legale per il Target 4.7 dell’Agenda 2030.

In un’epoca segnata da “policrisi” — cambiamenti climatici, erosione democratica e polarizzazione sociale — la scuola è chiamata a un “nuovo contratto sociale”. Come suggerito dal Rapporto UNESCO 2021 Re-immaginare i nostri futuri insieme, la pace deve essere intesa come un processo attivo e democratico, uno strumento per navigare la complessità e distinguere il vero dal falso in un oceano di disinformazione.

Gli itinerari dell’autonomia: dove abita la pace?

Le scuole, nell’esercizio della propria autonomia didattica, possono sostanziare questo tema attraverso sei ambiti strategici già presenti nelle Indicazioni:

1. Educazione civica: pace come “convivenza civile”
Se il titolo manca, la funzione resta. Le Indicazioni chiedono di comprendere la necessità di una «convivenza civile, pacifica e solidale».
Il curricolo di Educazione Civica (L. 92/2019) può essere declinato focalizzandosi sulla risoluzione non violenta dei conflitti, trasformando il concetto di “rispetto delle regole” in una partecipazione attiva alla costruzione del bene comune.
2. Il “Nuovo Umanesimo” e la cura delle relazioni
Il testo ministeriale pone un’enfasi inedita sull’«etica del rispetto» e sull’«educazione del cuore».
La “cultura della pace” UNESCO trova casa nell’educazione all’empatia e nella prevenzione della violenza di genere. Progettare percorsi contro il bullismo significa, di fatto, attuare le competenze socio-emotive necessarie alla pace.
3. Storia e Geografia: verso una coscienza globale
Nonostante un forte focus sull’identità nazionale, le Indicazioni offrono spazi di “transcalarità”.
Utilizzare lo studio delle guerre mondiali, della decolonizzazione e delle migrazioni per analizzare le cause profonde dei conflitti. Passare dalla cronologia alla comprensione critica delle interdipendenze globali.
4. Plurilinguismo come dialogo
L’internazionalizzazione è definita “dimensione fondativa”.
Le lingue straniere non devono essere solo strumenti comunicativi, ma veicoli di confronto con l’alterità, riducendo i conflitti nati dall’incomprensione culturale.
5. Alfabetizzazione digitale e contrasto all’odio
Le Indicazioni sottolineano l’urgenza di un «pensiero critico» contro fake news e hate speech.
Attivare laboratori di Media and Information Literacy (MIL) per disarmare il linguaggio digitale e costruire un ecosistema “autenticamente umano”.
6. STEM e Sostenibilità
Il legame tra scienza e cittadinanza è esplicito.
Educare alla responsabilità verso il pianeta partendo dal presupposto che «non c’è pace senza sviluppo sostenibile».

Conclusione: una cornice di senso per il PTOF

In sintesi, spetta alle scuole autonome il compito di esplicitare il nesso. Nella redazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), è possibile e legittimo inserire l’Educazione alla Pace come cornice di senso unificante.
Possiamo farlo sfruttando la quota di autonomia del curricolo (DPR 275/99) e interpretando le competenze chiave “sociali e di cittadinanza” come vere e proprie competenze di pace.
Anche se il nome non c’è, la sfida è rendere la pace la grammatica invisibile, ma onnipresente, di ogni nostra azione educativa.

Anima latina ospita il Certamen latinum “Vittorio Tantucci”

Domenica 8 febbraio alle ore 14.10 la presidente EIP Anna Paola Tantucci ospite della trasmissione


Il vademecum radiofonico settimanale, dedicato ai cultori della lingua latinaIdeato, realizzato e condotto da Fabius Colagrande e Maria Milvia Morciano, con la collaborazione dell’Ufficio lettere latine della Segreteria di Stato, dedica uno spazio al Certamen latinum “Vittorio Tantucci – Musae alunt oblectant ornant solantur”.

Lo fa con una intervista alla presidente EIP Anna Paola Tantucci, nella quale si ricorda la figura di Vittorio Tantucci e vengono illustrate le modalità di partecipazione alla competizione.

L’intervista verrà trasmessa domenica 8 febbraio 2026 alle ore 14.10 su Radio Vaticana e sarà poi disponibile in podcast sulle principali piattaforme (Spotify e Amazon Music) e sul canale ufficiale della Radio Vaticana (https://www.vaticannews.va/it/podcast/rvi-programmi/anima-latina.html).

Presentazione del sito English for Peace

Sperimentazioni didattiche per una cultura di Pace


Il progetto online “English for Peace” (https://www.englishforpeace.it/), iniziativa che fonde l’apprendimento della lingua inglese con i principi dell’Educazione alla Pace, è frutto del lavoro di Elvira D’Angelo, Delegata per l’area metropolitana di Napoli della nostra Associazione.

Giovedì 5 febbraio alle ore 16.30 ci sarà l’occasione di ascoltare una presentazione curata dalla professoressa D’Angelo insieme alla Prof.ssa Rosa Amoretti, alla Prof.ssa Paola Carretta e al Prof. Giuseppe D’Angelo.

Il webinar si terrà sulla piattaforma Zoom al seguente link:
https://us02web.zoom.us/j/82132539329?pwd=qChYHBb5sqqLxNkMc301x9rbr4bQvM.1


Un anticipo di… Tamburi per la pace

L’iniziativa della sezione Campana verso il prossimo 21 marzo


Il giorno 19 gennaio 2026 il Gruppo EIP Campania è stato invitato dall’Assessore all’Istruzione e alla Famiglia del Comune di Napoli a partecipare alla riunione organizzativa della Prima Tappa del Giro di Italia per la Pace, che vedrà la Lampada per la Pace di Assisi partire proprio da Napoli. 

I giovani percussionisti in occasione dei Tamburi del 2023

La nostra proposta (eravamo presenti Paola Carretta, Delegata regionale e Elbria D’Angelo, Delegata per Napoli ) è  stata quella di far accompagnare l’arrivo della lampada in Comune dai “Tamburi della Pace” dell’Istituto Comprensivo “D’Ovidio-Nicolardi–E.A.Mario”, che tradizionalmente si esibiscono a Napoli nelle manifestazioni di Marzo insieme alle altre scuole da noi coinvolte.
La proposta è stata accolta con entusiasmo dall’Assessore Dr Maura  Striano, che ha voluto inserirla nel programma della giornata.
Abbiamo contattato la scuola,  il prof. Andrea Stipa Maestro  di Percussioni e il Dirigente scolastico Maria Parascandalo, che hanno naturalmente aderito. 

Un bel risultato per tutta l’EIP Italia, che da anni porta avanti l’iniziativa dei Tamburi della Pace in Italia in collaborazione con la “Maison Poesie enfance di Bruxelles”, divenuta ormai un appuntamento fisso per tante scuole.


Maturità 2026: guida al nuovo colloquio

Una prima analisi dei contenuti del DM 13/2026 a cura del dirigente scolastico Francesco Rovida, coordinatore della formazione EIP Italia


Per completare l’iter di ridefinizione dell’Esame conclusivo del secondo ciclo, rinominato “Esame di maturità”, la Normativa prevedeva che dovessero essere completati i seguenti passaggi:
1. Indicazione delle discipline oggetto della seconda prova, nell’ambito delle materie caratterizzanti i percorsi di studio
2. indicazione dell’eventuale disciplina oggetto di una terza prova scritta per specifici indirizzi di studio
3. indicazione delle quattro discipline oggetto di colloquio
4. definizione di modalità organizzative per lo svolgimento del colloquio

    La presente Guida si propone come tentativo di rendere accessibili questi dati attraverso la lettura del DM 13/2026.Si precisa che tale Decreto è “in fase di registrazione presso gli Organi di controllo”.

    NEI PROSSIMI GIORNI SI APRIRANNO LE ISCRIZIONI
    AD UN WEBINAR DI CONFRONTO E APPROFONDIMENTO


    Non leggere se pensi che il cambiamento climatico non sia un tuo problema

    E quindi in Sicilia, Calabria e Sardegna non è accaduto nulla di eccezionale


    Il Copernicus Climate Change Service (C3S) ha pubblicato il rapporto Global Climate Highlights 2025, un documento cruciale che offre una sintesi dello stato del clima globale durante l’anno appena trascorso. Basato principalmente sul set di dati di rianalisi atmosferica globale ERA5, il rapporto analizza le temperature dell’aria e della superficie marina, l’estensione dei ghiacci polari e gli eventi estremi, valutando questi dati rispetto ai limiti stabiliti dall’Accordo di Parigi (dai quali gli USA sono appena usciti…)

    I dati emersi delineano un quadro di riscaldamento continuo e persistente.
    Ecco i principali elementi messi in evidenza dal documento:

    Un podio di calore senza precedenti
    Il 2025 si è classificato come il terzo anno più caldo mai registrato a livello globale, posizionandosi dietro al 2024 (il più caldo in assoluto) e al 2023. La temperatura media globale dell’aria in superficie è stata di 14.97°C, registrando un’anomalia di +0.59°C rispetto alla media del periodo 1991-2020. Rispetto ai livelli preindustriali (1850-1900), il 2025 è stato più caldo di 1.47°C. Un dato significativo è che tutti gli ultimi 11 anni, dal 2015 al 2025, rientrano nella classifica degli 11 anni più caldi mai registrati.

    Superamento della soglia di 1.5°C nel medio termine
    Sebbene il 2025 non abbia superato singolarmente il limite di 1.5°C rispetto all’era preindustriale (fermandosi a 1.47°C), il rapporto evidenzia un primato storico preoccupante: per la prima volta, la media triennale (2023-2025) ha superato questa soglia critica, attestandosi a 1.52°C. Inoltre, per sei mesi durante il 2025, le temperature mensili hanno superato la soglia di 1.5°C sopra i livelli preindustriali.

    Oceani caldi e anomalie polari
    Nonostante l’assenza di un forte evento El Niño e la presenza di condizioni neutre o di La Niña per gran parte dell’anno, le temperature della superficie del mare (SST) sono rimaste storicamente elevate.
    • La temperatura media della superficie marina (nella fascia 60°S–60°N) è stata di 20.73°C, la terza più alta di sempre.
    • Il 2025 è risultato essere l’anno con condizioni di La Niña più caldo mai registrato, sia per la temperatura dell’aria che per quella degli oceani.
    • Per quanto riguarda i ghiacci, il febbraio 2025 ha segnato l’estensione globale del ghiaccio marino più bassa mai osservata per quel mese dall’inizio delle rilevazioni satellitari, a causa dei minimi record nell’Artico combinati con una bassa estensione in Antartide.

    L’Europa e gli eventi estremi
    Anche per il continente europeo, il 2025 è stato il terzo anno più caldo, con una temperatura superiore di 1.17°C alla media 1991-2020. In particolare, il mese di marzo 2025 è stato il più caldo mai registrato in Europa. A livello globale, il calore ha avuto impatti diretti sulla popolazione: il 50% delle terre emerse ha sperimentato un numero di giorni superiore alla media con stress termico forte (temperatura percepita pari o superiore a 32°C).


    Alcune proposte di attività didattiche strutturate, coerenti con le Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica e le Indicazioni nazionali (DM 254/2012)

    SCUOLA DELL’INFANZIA
    “Il ghiaccio che scappa via”

    Destinatari: Bambini di 5 anni
    Campi di esperienza coinvolti:
    – La conoscenza del mondo: osservare i fenomeni naturali e i cambiamenti.
    Il sé e l’altro: rispetto per l’ambiente e la natura.
    Educazione civica: sviluppo sostenibile (educazione ambientale e rispetto della natura).

    Obiettivi di riferimento (Indicazioni Nazionali & Linee Guida):
    – Osservare con attenzione i fenomeni naturali, accorgendosi dei loro cambiamenti (es. scioglimento del ghiaccio).
    – Assumere comportamenti rispettosi e di cura verso l’ambiente naturale.
    – Comprendere intuitivamente che alcune azioni (calore) modificano l’ambiente.

    Contenuti e svolgimento
    L’attività parte dal dato del Rapporto GCH2025 che evidenzia come febbraio 2025 abbia registrato l’estensione del ghiaccio marino più bassa mai osservata per quel mese.
    Esperienza sensoriale
    L’insegnante porta in classe una vaschetta con dell’acqua e dei grandi cubetti di ghiaccio, simulando i poli (Artide/Antartide). Si invitano i bambini a toccare il ghiaccio (freddo, duro) e l’acqua.
    Narrazione
    Si racconta una storia semplificata basata sui dati: “La Terra ha avuto un anno con la ‘febbre’ (il 2025 è stato molto caldo). Quando la Terra ha caldo, il ghiaccio dove vivono gli orsi polari e i pinguini si scioglie troppo in fretta”.
    Osservazione
    Si pone la vaschetta vicino a una fonte di calore (es. un termosifone o una lampada calda, che rappresenta il riscaldamento globale). I bambini osservano e disegnano il ghiaccio che diventa acqua, notando come lo spazio solido diminuisca.
    Riflessione civica
    Circle time finale: cosa possiamo fare per non far venire la “febbre” alla Terra?

    SCUOLA PRIMARIA
    “Il termometro del Pianeta: analizziamo la febbre del 2025”

    Destinatari: Studenti della classe quinta
    Discipline coinvolte:
    Matematica: rappresentare relazioni e dati con grafici; usare numeri decimali.
    – Scienze: interpretare le trasformazioni ambientali conseguenti all’azione dell’uomo.
    – Educazione civica: sviluppo economico e sostenibilità (cause dei cambiamenti climatici).

    Obiettivi di riferimento (Indicazioni Nazionali & Linee Guida):
    – Individuare e analizzare le cause delle trasformazioni ambientali e gli effetti del cambiamento climatico.
    – Leggere e rappresentare dati con diagrammi e tabelle per ricavare informazioni.
    – Comprendere la differenza tra condizioni meteorologiche e clima basandosi su dati annuali.

    Contenuti e svolgimento
    L’attività si concentra sull’analisi dei dati di temperatura del 2025 confrontati con il passato.
    1. Analisi dei dati
    L’insegnante fornisce i dati chiave del rapporto GCH2025:
        ◦ Il 2025 è stato il 3° anno più caldo mai registrato (14.97°C).
        ◦ Confronto con il 2024 (il più caldo) e il 2023.
        ◦ Il dato dell’anomalia: +1.47°C rispetto all’era preindustriale.
    2. Laboratorio di Matematica
    Gli alunni costruiscono un istogramma o un grafico a linee che mostri le temperature degli ultimi tre anni (2023, 2024, 2025) evidenziando come tutti superino la media storica. Si lavora sul concetto di numero decimale (es. differenza tra 14.97°C e la soglia di 1.5°C).
    3. Geografia e Scienze
    Si osserva la mappa delle anomalie termiche del 2025 (Fig. 5 del rapporto), notando come il calore non sia distribuito ugualmente (es. Artico molto caldo, alcune zone del Pacifico più fresche per “La Niña”).
    4. Educazione Civica
    Discussione sul concetto di “soglia di 1.5°C” citata nel rapporto. Perché è un numero importante? Cosa succede se la temperatura media triennale (2023-2025) supera questa soglia (1.52°C)? Gli alunni elaborano un decalogo di azioni quotidiane per la riduzione dell’impronta ecologica.

    SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO
    “Obiettivo Parigi: siamo fuori strada? Analisi critica del trend 2023-2025”

    Destinatari: Studenti della Classe terza
    Discipline coinvolte:
    Geografia: interpretare carte tematiche, dati statistici e grafici su scala globale.
    Scienze: effetto serra, cambiamenti climatici e impatto antropico.
    Educazione Civica: Costituzione (Art. 9 tutela ambiente), Agenda 2030, Cittadinanza Digitale (analisi dati e fonti).

    Obiettivi di riferimento (Indicazioni Nazionali & Linee Guida):
    – Analizzare le problematiche ambientali e climatiche e le politiche di sviluppo sostenibile.
    – Ricercare, analizzare e valutare dati e contenuti digitali, riconoscendone l’attendibilità.
    – Interpretare grafici e dati statistici per comprendere fatti e fenomeni territoriali globali.

    Contenuti e Svolgimento:
    L’attività mira a sviluppare pensiero critico sul superamento della soglia di 1.5°C e sugli accordi internazionali.
    1. Ricerca e analisi digitale
    Gli studenti accedono (o ricevono in formato digitale) agli estratti del rapporto Global Climate Highlights 2025. Devono individuare le informazioni che confermano o smentiscono la seguente “fake news” o titolo clickbait: “L’Accordo di Parigi è fallito: superati per sempre i 1.5°C nel 2025”.
    2. Fact-Checking sui dati
    Utilizzando il rapporto, gli studenti scopriranno che:
        ◦ Sebbene la media triennale (2023-2025) sia di 1.52°C, il 2025 singolarmente è stato di +1.47°C.
        ◦ Il superamento temporaneo non significa tecnicamente la rottura dell’Accordo di Parigi (che si basa su medie decennali), ma è un segnale di allarme critico.
    3. Focus Oceani
    Analisi del grafico sulle temperature superficiali marine (SST). Il 2025 ha visto oceani caldissimi nonostante l’assenza di un forte El Niño (anzi, con condizioni di La Niña debole). Si discute del ruolo degli oceani come regolatori termici e delle conseguenze sugli ecosistemi marini.
    4. Debate di Educazione civica
    La classe si divide in due gruppi per simulare una conferenza sul clima (COP).
        ◦ Gruppo A (Scienziati): Presentano i dati del trend di riscaldamento (0.25°C per decennio) e gli eventi estremi del 2025 (alluvioni, ondate di calore).
        ◦ Gruppo B (Decisori Politici): Propongono soluzioni basate sull’art. 9 della Costituzione e sugli obiettivi dell’Agenda 2030, discutendo la difficoltà di bilanciare sviluppo economico e sostenibilità.

    LICEO SCIENTIFICO
    “Modelli di crisi: analisi termodinamica e statistica del Clima 2025”

    Destinatari: studenti della classe quinta
    Discipline coinvolte:
    Fisica: termodinamica, scambi di calore, bilancio energetico.
    Matematica: analisi statistica, interpolazione dati, modelli matematici.
    Scienze naturali: Scienze della Terra (interazione atmosfera-idrosfera, climatologia).
    Educazione Civica: Sviluppo sostenibile (Agenda 2030), Cittadinanza digitale (analisi critica delle fonti e dei dati).

    Obiettivi di riferimento (Indicazioni Nazionali & Linee Guida):
    Matematica: sviluppare la capacità di costruire e analizzare “semplici modelli matematici di classi di fenomeni”, utilizzando strumenti informatici per la descrizione e il calcolo, e comprendere la natura predittiva dei modelli.
    Fisica: comprendere e valutare le scelte scientifiche e tecnologiche che interessano la società in cui vive; applicare i principi della termodinamica e l’analisi dei dati sperimentali per validare modelli.
    Scienze Naturali: identificare le interrelazioni tra i fenomeni che avvengono a livello delle diverse organizzazioni del pianeta (litosfera, atmosfera, idrosfera) e porsi in modo critico e consapevole di fronte ai temi di carattere scientifico e tecnologico della società attuale.
    Educazione civica: sviluppare la conoscenza dei profili ambientali e analizzare fatti e dati partendo dall’attualità.

    Contenuti e svolgimento dell’attività:
    L’attività si propone di superare la narrazione puramente descrittiva del cambiamento climatico, utilizzando il rigore quantitativo e metodologico tipico del Liceo Scientifico per analizzare i dati del 2025.

    Fase 1 – Il dato matematico e la “soglia”
    Input: Gli studenti analizzano i dataset grezzi del rapporto Copernicus (temperature medie 1991-2020 vs 2025).
    Attività: Utilizzando fogli di calcolo o software (es. Python/Excel, coerentemente con le competenze informatiche previste), gli studenti devono verificare statisticamente l’affermazione del rapporto: “Per la prima volta la media triennale (2023-2025) supera 1.5°C”.
    Compito: Costruire un grafico che interpoli i dati degli ultimi 30 anni e calcoli la retta di regressione lineare per prevedere, secondo l’attuale trend matematico, quando l’anomalia di +1.5°C diventerà strutturale e non solo episodica. Questo risponde all’obiettivo di “padroneggiare i più comuni strumenti software per il calcolo… nell’indagine scientifica”.

    Fase 2 – Fisica dell’atmosfera e degli oceani
    Focus: Il rapporto evidenzia che il 2025 ha avuto oceani caldissimi (20.73°C) nonostante condizioni di La Niña.
    Analisi fisica: gli studenti applicano i concetti di capacità termica e scambio di calore. Si modellizza il sistema Terra-Oceano: considerando l’elevato calore specifico dell’acqua rispetto all’aria, gli studenti calcolano (in modo semplificato) l’enorme quantità di energia (Joule) necessaria per innalzare la temperatura media degli oceani di frazioni di grado, evidenziando l’inerzia termica del sistema.
    Domanda guida: perché un’anomalia oceanica è energeticamente più preoccupante di un’anomalia atmosferica? (collegamento con la termodinamica studiata nel biennio/triennio).

    Fase 3 – Debate scientifico e Educazione civica
    Tema: Scienza vs Policy: il significato del limite di 1.5°C”
    Svolgimento: simulazione di un tavolo tecnico.
        ◦ Gruppo Analisti: presenta i dati elaborati: il superamento della soglia nel triennio 2023-2025 è tecnicamente una violazione degli Accordi di Parigi? (Analisi giuridica/civica basata sulla differenza tra dati meteorologici puntuali e climatologici).
        ◦ Gruppo Decisori: valuta le implicazioni socio-economiche. Basandosi sull’art. 9 della Costituzione (tutela dell’ambiente) e sugli obiettivi dell’Agenda 2030, quali misure drastiche sono giustificate dai modelli matematici elaborati nella Fase 1?
    Obiettivo civico: questa fase mira a sviluppare “la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società”.

    Prodotto Finale
    Report tecnico-scientifico (simil-pubblicazione scientifica) che includa i grafici delle anomalie termiche elaborati dalla classe, i calcoli sul bilancio energetico oceanico e una conclusione critica sull’irreversibilità dei fenomeni osservati nel 2025.

      Tracce di vento: memorie disperse e ritrovate

      Proposte operative per il 10 febbraio


      Con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, il Parlamento italiano “riconosce il 10 febbraio quale «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. 

      La legge, all’art. 1 comma 2, invita le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado a prevedere iniziative finalizzate a diffondere la conoscenza di quei tragici eventi, che costrinsero centinaia di migliaia di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia ad abbandonare le loro case e i loro affetti spezzando secoli di storia e di tradizioni. 

      Il Giorno del Ricordo non vuole solo commemorare le vittime, ma anche ricordare le conseguenze umane, sociali e culturali di questi eventi, sottolineando l’importanza della memoria storica e del rispetto dei diritti di tutte le comunità coinvolte.

      Italia Martusciello
      Vicepresidente Nazionale EIP Italia


      Didattica della Memoria e Diritti Umani

      Linee Guida EIP per il 10 Febbraio


      Il Giorno del Ricordo, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, invita le istituzioni scolastiche a conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati e della più complessa vicenda del confine orientale.
      Per i docenti, questa ricorrenza non è solo un dovere di cronaca storica, ma un’opportunità per promuovere un messaggio di speranza, accoglienza e integrazione in un tempo di dolore e divisione.

      1. La cornice etica e i Principi universali di educazione civica
      L’insegnamento di questa pagina di storia può essere ancorato ai Principi universali di educazione civica, che definiscono la scuola come uno strumento al servizio dell’umanità. In particolare, l’attività didattica dovrebbe mirare a:
      Aprire la strada della comprensione reciproca (Principio II).
      Educare alla tolleranza, per accettare negli altri sentimenti e modi di agire diversi dai propri (Principio IV).
      Sviluppare il senso di responsabilità, inteso come privilegio della persona umana (Principio V).
      Educare all’altruismo e alla solidarietà, fondamentali per il progresso della comunità (Principio VI).

      2. Il contesto storico: complessità e analisi critica
      La didattica del Giorno del Ricordo richiede di affrontare il concetto di Frontiera Adriatica, una zona di sovrapposizione tra i mondi latino, germanico e slavo. È fondamentale distinguere tra etnia e nazione per evitare fraintendimenti: la nazione è una “comunità immaginata” basata su parametri variabili come lingua, cultura e valori condivisi.
      I docenti devono guidare gli studenti nell’analisi di fenomeni complessi come:
      le “Foibe”, intese come le stragi del 1943 e 1945, che furono atti di violenza politica estrema in un contesto di ribaltamento dei poteri;
      l’Esodo, spostamento forzato di popolazione in cui pressione politica e violenza indussero quasi la totalità del gruppo italiano a fuggire;
      il negazionismo e il riduzionismo, cioè gli atteggiamenti che negano o minimizzano eventi storici per fini ideologici, dai quali la scuola deve distanziarsi attraverso il rigore del metodo storico.

      3. Alcune attività didattiche suggerite da COMPASS
      Il manuale di educazione ai diritti umani COMPASS del Consiglio d’Europa propone un approccio basato sull’apprendimento esperienziale (“learning through experience”). Di seguito, alcune attività adattabili al contesto del Giorno del Ricordo:

      A. “Tre Cose” (Adattamento sulla Migrazione Forzata)
      Obiettivo: Sviluppare empatia verso i profughi e comprendere il dramma dell’esilio.
      Attività: Immaginare di dover fuggire improvvisamente dalla propria casa (come accaduto a migliaia di istriani, fiumani e dalmati) e poter portare con sé solo tre oggetti.
      Debriefing: Riflettere sui diritti dei profughi e sulle difficoltà dell’accoglienza.
      https://www.coe.int/it/web/compass/3-things

      B. “Memory Tags” (Tag della Memoria)
      Obiettivo: Riflettere sul ruolo dei monumenti e su come i fatti storici vengono ricordati o mitizzati.
      Attività: Gli studenti creano una “nuvola di parole” (tag cloud) con le sensazioni evocate dai memoriali o dai racconti sulle foibe.
      Discussione: Perché alcuni memoriali tendono a “glorificare” la guerra? Come vorremmo che questa tragedia fosse ricordata dalle generazioni future?
      https://www.coe.int/it/web/compass/memory-tags

      C. “Linee del Tempo” (Timelines)
      Obiettivo: Contestualizzare lo sviluppo dei diritti umani lungo la frontiera adriatica.
      Attività: Creare una linea del tempo che includa non solo i Trattati di Pace del 1947, ma anche eventi precedenti (fascismo di confine) e successivi (trattati di riconciliazione e istituzione del Giorno del Ricordo).
      https://www.coe.int/it/web/compass/timelines

      4. Verso una “memoria riconciliata
      L’educazione ai diritti umani non serve solo a conoscere le violazioni, ma a costruire una cultura dove i diritti siano “imparati, vissuti e agiti”.
      Nel caso del confine orientale, l’obiettivo è una elaborare una storia critica capace di superare gli unilateralismi nazionali.
      La condivisione della sofferenza, un’esperienza universalmente umana, può aprire la strada alla pietà e, infine, alla riconciliazione tra popoli contermini (italiani, sloveni e croati).


      Il cuore è la dove si nasce
      Storia del dramma istriano visto dagli occhi di una bambina
      dal 1945 al 1947 e sviluppi della sua vita.
      di Franca Dapas

      Per leggere il ricordo di Franca Dapas clicca qui

      Regolamento recante Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione

      Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DM 221/2025


      Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale termina il percorso di definizione formale della nuova normativa che ridisegna, per quanto di competenza dello Stato, il Curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo.

      Attenzione, però, al fatto che dal prossimo anno scolastico “le scuole dell’infanzia e le scuole del primo ciclo di istruzione del sistema nazionale di istruzione adottano le Indicazioni nazionali di cui al comma 1, a partire dalle classi prime della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, procedendo in prima attuazione e con gradualità alla rielaborazione del curricolo d’istituto(articolo 1, comma 2).
      Inoltre, in relazione alla questione dell’insegnamento del latino “può essere avviato, in via di prima applicazione, a partire dalle classi seconde e terze funzionanti nell’anno scolastico 2026/2027, utilizzando gli spazi di autonomia, flessibilità e ampliamento dell’offerta formativa, nelle more dell’integrazione del quadro orario settimanale e annuale della scuola secondaria di primo grado, di cui al citato decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 89″ (articolo 2, comma 3). Cioè fino all’integrazione del quadro orario settimanale (leggasi dell’organico di Istituto…) si procede solo con la Normativa già vigente e, quindi, già applicabile senza necessità del DM 221/2025 potendosi già realizzare ai sensi del DPR 275/1999. Infatti, “Dall’attuazione del presente regolamento non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti ivi previsti con le risorse umane, finanziarie e strumentali previste a legislazione vigente” (articolo 5, comma 4).

      Inoltre:
      – le Indicazioni del DM 254/2012 “continuano ad applicarsi per le classi intermedie di scuola primaria e secondaria di primo grado già funzionanti nell’anno scolastico 2025/2026, fino alla conclusione dei rispettivi corsi” (articolo 5, comma 1);
      – solo per la disciplina “Storia”, dall’anno scolastico 2027/2028, “le classi terze di scuola primaria anticipano l’adozione delle Indicazioni nazionali” (articolo 5, comma 1);
      – le Indicazioni del DM 254/2012 “cessano di avere efficacia a decorrere dall’anno scolastico 2026/2027 per la scuola dell’infanzia, dall’anno scolastico 2028/2029 per la scuola secondaria di primo grado e dall’anno scolastico 2030/2031 per la scuola primaria” (articolo 5, comma 3).

      Ultima annotazione, molto importante per il lavoro delle scuole: “Fino alla completa attuazione delle Indicazioni nazionali (…) i collegi dei docenti adattano e rimodulano il curricolo per le classi della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado per le discipline che presentano competenze attese, obiettivi specifici di apprendimento e conoscenze con una scansione temporale diversa rispetto a quella delle Indicazioni nazionali allegate al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 16 novembre 2012, n. 254” (articolo 5, comma 2).

      Si tratta di una “clausola di salvaguardia didattica”, necessaria per gestire la fase di transizione tra il vecchio e il nuovo ordinamento.
      Occorre tenere bene in mente questi passaggi:
      Gradualità dell’entrata in vigore
      Le nuove Indicazioni Nazionali non sostituiscono quelle del 2012 istantaneamente per tutte le classi. L’adozione parte dall’anno scolastico 2026/2027 e riguarda inizialmente solo le classi prime (della primaria e della secondaria di primo grado). Le classi intermedie (seconde, terze, ecc. già avviate) continueranno invece a seguire le vecchie Indicazioni del 2012 fino alla conclusione del loro ciclo.
      Il problema possibile di una “scansione temporale diversa”
      Le nuove Indicazioni potrebbero aver spostato l’insegnamento di alcuni argomenti ovvero l’acquisizione di certe competenze da un anno all’altro rispetto al passato. Ad esempio: se nelle vecchie Indicazioni (2012) un argomento di Storia si affrontava in 5ª primaria, ma nelle nuove (2025) è stato anticipato alla 4ª o posticipato alla 1ª secondaria di I grado, si potrebbe crea un disallineamento temporale.
      Azione collegiale sul Curricolo di Istituto
      In questo caso, i Collegi dei docenti hanno il compito di intervenire attivamente (“adattano e rimodulano”) sul Curricolo d’istituto per armonizzare questo passaggio. In pratica, i docenti devono verificare se ci sono discipline in cui i obiettivi o conoscenze sono stati “spostati” nella scansione cronologica rispetto a prima.
      Se così fosse, devono modificare la programmazione didattica per evitare due rischi:
      – che gli alunni “saltino completamente un argomento” o non lavorino su alcuni obiettivi, perché nel vecchio ordinamento era previsto l’anno successivo, ma nel nuovo era previsto l’anno precedente;
      – che gli alunni tornino inutilmente su argomenti già svolti o su obiettivi già consolidati, perché nel nuovo ordinamento sono stati spostati in avanti nel ciclo di studi.
      In sintesi, la norma prevede che, finché il nuovo sistema non sarà andato a regime su tutte le classi (cosa che per la scuola primaria avverrà nell’anno scolastico 2030/2031 e per la secondaria nel 2028/2029), la scuola ha il dovere di riadattare il Curricolo di Istituto anno per anno. Questo serve a garantire che il percorso formativo degli studenti rimanga coerente e completo, nonostante il cambiamento delle regole in corso d’opera.