Un portfolio di buone pratiche tra memoria storica, inclusione e sfide digitali che celebra l’impegno silenzioso e trasformativo di docenti, dirigenti e studenti a partire dall’Istituto Omnicomprensivo di Bojano
Spesso il lavoro più prezioso e trasformativo all’interno della società si svolge lontano dai grandi riflettori, nelle aule delle nostre scuole, grazie all’impegno silenzioso e costante di dirigenti, docenti e studenti.
Le cronache locali ci restituiscono un affresco straordinario ed esemplare di questa realtà attraverso le varie iniziative dell’Istituto Omnicomprensivo “Lombardo Radice – Amatuzio Pallotta” di Bojano in Molise.
Sotto la guida della Dirigente scolastico Maria Teresa Imparato e il coordinamento della professoressa Italia Martusciello, vicepresidente nazionale di EIP Italia Scuola Strumento di Pace, gli studenti sono diventati protagonisti di un percorso che, guardato al termine dell’anno scolastico, diviene un vero e proprio portfolio di buone pratiche di educazione alla pace e ai diritti umani.
Il fatto che queste realizzazioni trovino spazio prevalentemente nella stampa locale non ne sminuisce affatto la portata: al contrario, dimostra che l’educazione ai grandi valori universali non è un concetto astratto, ma un principio che va necessariamente incarnato nella vita quotidiana e nel tessuto di una piccola comunità per poter germogliare in un cambiamento globale.
Un’analisi tematica delle attività portate avanti dai ragazzi di Bojano rivela, in primo luogo, una profonda dedizione alla memoria storica intesa come dovere civico e responsabilità attiva. La memoria non viene mai trattata come un reperto polveroso, ma come un “anticorpo” contro l’oblio e il “memoricidio”. Lo dimostra concretamente il monumentale progetto “La Rotta Bojano-Mauthausen”, un percorso di oltre milleduecento chilometri che ha portato gli studenti ad attraversare i luoghi del sistema concentrazionario nazista, partendo dalla riscoperta della memoria locale dei campi di internamento fascisti presenti proprio in Molise. La storia diventa esercizio vivo anche quando i giovani ricostruiscono l’eroismo del vicebrigadiere Salvo D’Acquisto creando un sito web, premiato a livello nazionale per la cittadinanza digitale, che trasforma il suo sacrificio in un messaggio etico contemporaneo. Allo stesso modo, il recupero del dialetto locale nel podcast “Nonna Rita: parlami della guerra e della pace”, celebrato al Campidoglio, si fa veicolo di dialogo intergenerazionale, definendo guerra e pace come “due sorelle nate dalla stessa madre: l’umanità”. La riscoperta del ruolo femminile si incarna invece nel laboratorio #RiCostituenti, finalizzato a istituire una giornata nazionale per le Madri Costituenti, attualizzando il loro magistero per le nuove generazioni.
Un secondo nucleo tematico fondamentale è la cittadinanza digitale e il contrasto alle nuove forme di prevaricazione. In un’epoca di iperconnessione, l’educazione alla pace deve obbligatoriamente declinarsi sul web. Il concorso regionale “Tienilo sempre acceso”, giunto alla quinta edizione, ha sfidato i ragazzi a utilizzare in modo etico l’intelligenza artificiale per creare campagne contro il cyberbullismo, dimostrando che l’innovazione tecnologica può essere un potente strumento di rispetto della dignità altrui e non solo una potenziale minaccia. Questo impegno contro i silenzi imposti e le violazioni contemporanee trova la sua espressione più cruda e coraggiosa nel podcast d’inchiesta “Togliamo questo scotch dalla bocca”, dove gli studenti hanno scritto e interpretato intensi monologhi per dare voce a chi subisce quotidianamente la negazione dei propri diritti umani.
Infine, emerge come pilastro del percorso educativo il tema dell’inclusione, della solidarietà e della cura dell’altro. I diritti umani si incarnano in gesti di cittadinanza attiva che toccano direttamente la fragilità umana. Un esempio luminoso è il progetto “Match Point: La partita vinta per la vita”, vincitore della Borsa di studio “Carolina Sabatelli”, con il quale i ragazzi hanno sensibilizzato la comunità sul tema vitale della donazione del midollo osseo, unendo indagini sul territorio e podcast emozionali. La cura per i legami si ritrova anche nel lavoro “Il filo invisibile che unisce le famiglie”, un delicato approfondimento sul tema dell’adozione che ha ribadito come non esistano bambini indesiderati ma solo famiglie non ancora trovate. Questo viaggio nell’empatia si affina nei laboratori poetici introspettivi vincitori del Premio “Michele Cossu”, dimostrando come la parola e l’arte possano avvicinare le anime e promuovere la pace interiore e collettiva.
Attraverso queste molteplici e stratificate iniziative, la scuola di Bojano appare un modello di come l’impegno formativo debba permeare l’agire pratico. Il lavoro instancabile di docenti e dirigenti, spesso portato avanti dietro le quinte, si rivela il vero motore di una pedagogia trasformativa capace di forgiare non semplici esecutori, ma individui empatici e cittadini responsabili.
Questa narrazione locale diventa, in definitiva, il manifesto pulsante di un’Italia che, aula dopo aula, costruisce silenziosamente ma inesorabilmente la pace e la democrazia del domani.













