Il Rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani per la 61ma sessione del Consiglio per i diritti umani dell’ONU
L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è stata adottata in modo consensuale come un programma d’azione globale per uno sviluppo più equo e giusto, ma attualmente si trova in una preoccupante situazione di stallo. A livello globale, i dati rivelano che il mondo è in linea o sta facendo progressi solo moderati per il 35% degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), mentre per il 47% i progressi sono insufficienti e il 18% dei traguardi ha addirittura registrato un grave arretramento rispetto alla base di partenza fissata nel 2015. Le cause di questa attuazione frammentaria e insufficiente includono l’aumento e l’intensificarsi dei conflitti, le tensioni geopolitiche, i cambiamenti climatici, gli shock economici e la preoccupante riduzione dello spazio civico.
Tuttavia, esiste una chiara via d’uscita: l’integrazione sistematica dei diritti umani nell’attuazione dell’Agenda 2030. Gli Stati membri hanno ripetutamente sottolineato che la promozione e la protezione dei diritti umani e l’attuazione dell’Agenda si rafforzano a vicenda, offrendo al contempo maggiore legittimità e responsabilità giuridica agli sforzi di sviluppo. Il principio centrale dell’Agenda 2030, ovvero l’impegno a “non lasciare indietro nessuno”, è profondamente radicato nei concetti giuridici dei diritti umani legati all’uguaglianza e alla non discriminazione. Per sradicare efficacemente la povertà, che ad oggi intrappola ancora oltre 800 milioni di persone in condizioni estreme, è necessario superare il tradizionale modello economico orientato esclusivamente alla crescita del prodotto interno lordo (PIL), spostandosi verso l’adempimento dei diritti economici, sociali e culturali. È fondamentale investire nella protezione sociale universale basata sui diritti umani per combattere le disuguaglianze e ricostruire la fiducia sociale. Parallelamente, il raggiungimento dell’uguaglianza di genere rimane un obiettivo cruciale costantemente minacciato, il quale richiede politiche sistemiche sui sistemi di cura, l’eliminazione della violenza di genere e la garanzia di un equo accesso all’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva. Per far sì che nessuna persona venga effettivamente trascurata, la disponibilità di dati rigorosi disaggregati per motivi di discriminazione è essenziale, ma i sistemi statistici subiscono una carenza cronica di finanziamenti internazionali.
Dal punto di vista economico, l’idea di costruire delle vere e proprie “economie dei diritti umani” sta guadagnando un forte riconoscimento transregionale. Questo nuovo paradigma richiede di allineare esplicitamente le politiche economiche e fiscali con gli obblighi internazionali dei diritti umani. Il divario finanziario necessario per raggiungere gli SDG continua inesorabilmente a crescere ed è proiettato all’impressionante cifra di 6,4 trilioni di dollari entro il 2030. Per colmare tale voragine, è ritenuta un’urgenza assoluta la riforma dell’architettura finanziaria, fiscale e del debito globale. Attualmente, 3,4 miliardi di persone vivono in nazioni che spendono più per ripagare gli interessi sul debito che per finanziare servizi essenziali come la salute o l’istruzione, un meccanismo che intrappola i paesi in via di sviluppo e azzera il loro spazio fiscale. Per arginare queste ingiustizie, le istituzioni invocano meccanismi di risoluzione del debito basati sui diritti umani e una stretta cooperazione per debellare le evasioni fiscali internazionali, le quali sottraggono centinaia di miliardi dai bilanci pubblici.
Nella dimensione ambientale dello sviluppo, i diritti umani giocano un ruolo altrettanto vitale. Il recente riconoscimento del diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile come diritto umano fondamentale da parte dell’Assemblea Generale e della Corte Internazionale di Giustizia ha segnato una svolta epocale. Questo diritto offre una solida base per gestire le complesse sfide legate all’estrazione di minerali critici per la transizione energetica, allo sfruttamento dei combustibili fossili e alla deforestazione, attività estrattive che spesso violano i diritti dei popoli indigeni, delle comunità locali e dei difensori dell’ambiente. Collegato a questo vi è il ruolo dell’Obiettivo 16: uno stato di diritto forte, l’accesso trasparente alla giustizia e la difesa dello spazio civico sono indispensabili per permettere alle comunità di far sentire la propria voce. Purtroppo le libertà di espressione e di riunione sono globalmente minacciate, tanto che si calcola che nel corso del 2024 un attivista, giornalista o sindacalista sia stato ucciso o fatto sparire ogni 14 ore.
Guardando al prossimo futuro e allo scenario globale post-2030, la comunità internazionale dovrà misurarsi con profonde transizioni sistemiche. I cambiamenti demografici e l’urbanizzazione incessante modificheranno radicalmente il panorama dei bisogni umani, con la popolazione mondiale di età pari o superiore ai 65 anni destinata a raddoppiare entro il 2050 e un’esplosione parallela della popolazione giovanile nel continente africano. Le aree urbane, destinate ad accogliere quasi il 70% dell’umanità, affronteranno sfide abitative e infrastrutturali senza precedenti, che dovranno essere gestite attraverso l’impiego del diritto internazionale. Infine, la rapida ascesa dell’intelligenza artificiale rappresenterà sia uno straordinario acceleratore di sviluppo sia una minaccia ai diritti, richiedendo regolamentazioni ferree. Per navigare attraverso tutte queste sfide, i deboli e volontari sistemi di responsabilità e monitoraggio degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dovranno fondersi in maniera sistematica con i ben più sviluppati e vincolanti meccanismi mondiali di protezione dei diritti umani, creando un’agenda veramente in grado di proteggere le persone e il pianeta.
Il 24 marzo 2026 l’organizzazione The Mothers’ Call lancerà da Roma un movimento globale con la “Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace”. Madri palestinesi e israeliane cammineranno fianco a fianco per onorare il dolore e la perdita di ogni madre che ha sepolto un figlio a causa della violenza o della guerra, dichiarando che nessun bambino dovrebbe essere cresciuto per uccidere o essere ucciso. Una pace duratura deve fondarsi su chi ha più da guadagnare e più da perdere, ovvero le madri e le comunità che conoscono il vero costo della violenza e il potere mobilitante necessario per ottenere una pace stabile. L’evento di Roma mobiliterà una rete di organizzazioni alleate e sostenitori per stabilire una nuova narrazione per un conflitto che ha finora sfidato ogni risoluzione.
L’iniziativa “Mothers’ Call” rappresenta uno dei progetti più significativi e coraggiosi nel panorama attuale in Medio Oriente. Non è solo una petizione, ma un manifesto politico e umano nato dalla volontà di madri israeliane e palestinesi di dire “basta!” al ciclo di spargimento di sangue. L’iniziativa unisce due realtà nate dall’iniziativa dei cittadini: Women Wage Peace, fondata in Israele dopo la guerra di Gaza del 2014, che oggi è il più grande movimento pacifista del paese; e Women of the Sun, fondata nel 2021 da donne palestinesi determinate ad aumentare la partecipazione femminile nella leadership e a cercare una soluzione non violenta al conflitto. Insieme, hanno redatto l’Appello delle Madri (Mothers’ Call), un documento che chiede ai leader di entrambi i popoli di tornare al tavolo delle trattative con un impegno risoluto per una soluzione politica entro tempi certi, sottoscritto anche da Papa Francesco.
L’iniziativa si fonda sulla ferma convinzione che le donne non debbano essere viste solo come vittime del conflitto, ma come “architetti della pace”. In quanto madri, queste donne condividono lo stesso dolore per la perdita dei figli e lo stesso desiderio di garantire un futuro di sicurezza e dignità alle prossime generazioni: una “maternità politica” che trasforma il lutto individuale in un’azione collettiva potente. Inoltre, richiama esplicitamente la risoluzione delle Nazioni Unite che sancisce il diritto e la necessità delle donne di partecipare a tutti i livelli dei processi negoziali. Attraverso programmi specifici come “Women Building Bridges”, il progetto forma ambasciatrici di pace che lavorano su temi comuni come ambiente e religione, creando reti di solidarietà che superano le barriere ideologiche e geografiche.
Uno degli aspetti più significativi di questa iniziativa è la sua resilienza: anche dopo i tragici eventi del 7 ottobre 2023 e la successiva guerra a Gaza — che ha colpito direttamente membri di entrambi i movimenti — la collaborazione non si è interrotta. Al contrario, le donne del “Mothers’ Call” hanno intensificato i loro sforzi, rifiutando di cedere alla retorica dell’odio e della vendetta.
L’Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace riconosce e condivide questa prospettiva, che trova un’eco profonda anche nell’esperienza del fondatore Jacques Mühlethaler, il quale attraversò il profondo dolore per la perdita di due fratelli in due diversi conflitti. In particolare Mühlethaler racconta che, quando perse il secondo fratello, chirurgo e migliore amico, ucciso in circostanze drammatiche nella guerra d’Algeria nel 1958, pianse quotidianamente per la “vergogna della guerra”, ma presto si rese conto che piangere era privo di significato attivo e non avrebbe contribuito alla pace. Comprese che coloro che avevano combattuto credevano nella loro storia e negli insegnamenti ricevuti, anteponendo il dovere al diritto. Per ottenere un cambiamento, quindi, non ci si poteva limitare a piangere i morti, ma occorreva mobilitarsi ad un’azione di promozione della pace “per mezzo della scuola”. Secondo la sua visione, trasmessa poi nei Principi universali di Educazione civica, la pace è “vivere insieme nella più grande tranquillità”, attraverso la tolleranza, atteggiamento che esige una “grandissima umiltà” attraverso “l’oblio di me per comprendere l’altro”; e attraverso il rispetto e la difesa della vita dell’uomo, indipendentemente dalla sua condizione.
La forza morale e l’impatto politico di Women Wage Peace e Women of the Sun, hanno attirato l’attenzione globale: tra i riconoscimenti principali la nomina al Premio Nobel per la Pace per due anni consecutivi, la partecipazione come finaliste per il Premio Sakharov del Parlamento Europeo e l’inserimento delle leader tra le “Women of the Year” di TIME Magazine nel 2024.
Il cuore dell’iniziativa si riassume nel grido comune: “Noi, donne palestinesi e israeliane di ogni estrazione sociale, siamo unite nel desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza e sicurezza per i nostri figli. Chiediamo ai nostri leader di mostrare coraggio e visione per portare questo cambiamento storico”.
Mothers’ Call dimostra che la pace non è un’utopia astratta, ma un processo faticoso e quotidiano di riconnessione umana. Sottolineando il ruolo delle donne, l’iniziativa sposta il focus della sicurezza nazionale dal mero controllo militare alla sicurezza umana, basata sul riconoscimento dell’altro e sulla tutela della vita stessa.
La Barefoot Walk di Roma si svolgerà martedì 24 marzo 2026 con partenza alle ore 17.00 presso l’Ara Pacis. Da qui, il percorso si snoderà lungo Via del Corso fino a confluire in Piazza del Popolo e alla Terrazza del Pincio. Ai partecipanti è richiesto di indossare abiti semplici e di colori neutri come bianco, nero, crema o toni attenuati e, in linea con i principi di The Mothers’ Call, tutti i partecipanti sono pregati di astenersi dall’utilizzare colori nazionali, identificatori politici, slogan o messaggi individuali.
ROMA – «Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e non ho paura!». Con queste parole vibranti, testimonianza estrema di fede e coraggio, si è aperto il ricordo del vicebrigadiere Salvo d’Acquisto durante l’evento culturale svoltosi giovedì 26 febbraio presso l’auditorium della parrocchia di San Pio X alla Balduina. L’incontro ha inteso onorare il sacrificio del giovane Carabiniere che, il 23 settembre 1943, offrì la propria vita presso la Torre di Palidoro per salvare ventidue civili innocenti dalla rappresaglia nazista. Un gesto che oggi lo vede riconosciuto come Venerabile dalla Chiesa e come esempio intramontabile di responsabilità civile.
L’evento ha avuto inizio con un momento di profonda commozione: l’esecuzione del silenzio d’ordinanza, un tributo doveroso a Salvo d’Acquisto e a tutti i Carabinieri caduti nell’adempimento del dovere. A fare gli onori di casa è stato il parroco, monsignor Andrea Celli, che nei suoi saluti iniziali ha sottolineato l’importanza di mantenere viva la memoria di figure che hanno incarnato l’amore cristiano per il prossimo fino al dono supremo di sé.
Il cuore dell’incontro è stata la lectio magistralis del professor Pierluigi Guiducci, storico della Chiesa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Attraverso una dettagliata presentazione di slide, il professore ha illustrato il tema “Salvo d’Acquisto. Una morte per la vita”, approfondendo il contesto storico e umano in cui maturò il sacrificio del vicebrigadiere. L’intervento si è basato sulle ricerche condotte dallo stesso Guiducci per il suo volume omonimo, di cui è stata donata una copia a tutti i presenti come strumento di riflessione e approfondimento. Le immagini proiettate hanno ripercorso i momenti salienti di quel tragico 1943, restituendo al pubblico non solo l’eroe, ma l’uomo animato da una fede incrollabile.
Un altro momento significativo è stata la consegna del premio “Estote parati”, conferito a personalità che si sono distinte per il loro impegno pluriennale al servizio della Chiesa e della comunità. La serata si è conclusa con l’intervento finale di monsignor Celli, che ha ribadito come l’esempio di d’Acquisto debba essere una bussola per le nuove generazioni.
All’evento ha partecipato un nutrito comitato d’onore, a testimonianza dell’importanza della figura di Salvo d’Acquisto: esponenti del mondo ecclesiale, accademico e istituzionale si sono uniti ai rappresentanti delle associazioni culturali e della cittadinanza per rendere omaggio a un uomo che, ancora oggi, continua a “rinascere” nel cuore di chi crede nei valori della giustizia e del sacrificio.
Al martire Salvo d’Acquisto EIP Italia da molti anni dedica una sezione del proprio Concorso Nazionale. Anche quest’anno è previsto un premio specifico che viene assegnato alla scuola che realizza progetti didattici incentrati sulla “memoria”, con riferimento al tema del Concorso nazionale, anche con un premio speciale “per la Cittadinanza digitale”. Qui trovate tutte le indizioni.
Per chi volesse rivivere integralmente i momenti della giornata, è disponibile la registrazione dell’evento a questo link:https://www.youtube.com/live/_9MiOjzfu0o
Sebbene i contorni della notizia siano ancora in fase di definizione e il dibattito mediatico appaia sottotono, diverse verifiche effettuate tramite i canali d’informazione internazionali confermano la drammatica veridicità dei fatti. Nella mattinata di sabato 28 febbraio 2026, nel quadro di una vasta operazione militare congiunta tra Stati Uniti e Israele, un grave bombardamento ha colpito la scuola elementare femminile “Shajarah Tayyiba” a Minab, nella provincia di Hormozgan, nel sud dell’Iran.
Le notizie, giunte inizialmente dai media statali iraniani (IRIB, Mizan) e successivamente riprese da testate come The Guardian, Washington Post e Sky TG24, descrivono uno scenario apocalittico. Il servizio di fact-checking Factnameh ha confermato l’autenticità dei video che mostrano il sito distrutto tra detriti e zaini insanguinati. La Mezzaluna Rossa e fonti governative locali riportano almeno 108 morti, in gran parte studentesse, e centinaia di feriti. Al momento dell’impatto (ore 10:45 locali), l’edificio era gremito. Si stima fossero presenti circa 170 bambine tra i 7 e i 12 anni, oltre a circa 15 tra docenti e personale amministrativo. Analisi OSINT indicano che la scuola, un istituto pubblico gestito dal Ministero dell’Educazione, sorgeva a qualche centinaio di metri da una caserma dei Pasdaran. Si ipotizza che il raid mirasse alla base militare, ma l’impatto ha polverizzato l’edificio scolastico.
Mentre il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, esprime profonda preoccupazione per le vittime civili, il Pentagono dichiara di “stare approfondendo” l’accaduto e l’IDF conferma l’attacco a centinaia di obiettivi militari, senza commentare specificamente l’episodio di Minab. La confusione è alimentata anche dalla notizia della morte della Guida Suprema Ali Khamenei, colpito nel suo compound lo stesso giorno.
Immaginare la “Shajarah Tayyiba” significa visualizzare un contesto simile alle nostre vecchie scuole rurali: edifici bassi, mura di cinta e cortili dove il gioco si mescola alla disciplina. In quel “lunedì mattina” iraniano (primo giorno della settimana scolastica), le bambine nelle loro uniformi scure erano impegnate nelle lezioni di scienze, matematica o nella lettura del Corano. Non sappiamo se a ucciderle sia stato un errore di puntamento, un malfunzionamento della contraerea o una tragica “casualità” balistica. Ma per chi scrive, la ricerca delle responsabilità tecniche passa in secondo piano di fronte a un’unica, atroce certezza: la guerra ha ucciso bambine inermi mentre studiavano.
La guerra — preventiva, difensiva, aggressiva o presunta giusta che sia — ha come unico scopo la distruzione: non fa differenza se la bomba rechi scritte in inglese, ebraico o persiano. E la pace non ha i tratti dei potenti che decidono le sorti del mondo: non ha il volto di Khamenei, né quello di Trump o Netanyahu.
La pace, per me, ha i tratti di Daniele, un giovane ingegnere del Politecnico di Milano che rifiuta una proposta di lavoro allettante per non contribuire neppure in minima parte a progettare sistemi missilistici, perché ha studiato per produrre strumenti di cura. Ha i tratti di un giovane detenuto dell’Istituto Penale per i Minorenni di Firenze, che scrive una poesia per i bimbi di Gaza, sentendo su di sé il peso dell’indifferenza del mondo. Ha il passo di Reem Al-Hajajreh e Yael Admi, come di tutte le madri israeliane e palestinesi che sfileranno a Roma il prossimo 24 marzo per gridare il loro desiderio di vita.
E, certamente, la pace avrebbe avuto i volti di quelle bambine di Minab. Volti che ora non sono più riconoscibili, insieme a un desiderio di crescere che è stato spento per sempre.
Premessa L’8 marzo diventa un’occasione per scoprire storie di donne che hanno cambiato il mondo, trasformando sfide in opportunità. Nelle scuole, queste narrazioni stimolano curiosità, dialogo e riflessione critica, mostrando come talento, coraggio e determinazione possano ispirare le nuove generazioni a costruire una società più equa e inclusiva. Un’azione significativa è rappresentata dall’introduzione per la prima volta nelle Linee Guida per l’insegnamento dell’Educazione civica di uno specifico obiettivo di apprendimento dedicato al “contrasto alla violenza contro le donne, per educare a relazioni corrette e rispettose” e per contrastare ogni forma di discriminazione.
Italia N. Martusciello Vicepresidente nazionale EIP Italia
Voci di coraggio: narrazioni femminili L’8 marzo non rappresenta solo una data sul calendario, ma un momento prezioso per riflettere e approfondire la storia dell’emancipazione femminile, le conquiste raggiunte e le sfide ancora presenti. Storie di atlete, scienziate, politiche e artiste per celebrare la Giornata Internazionale della Donna, stimolando un dialogo aperto, partecipativo e costruttivo all’interno della classe. In questo link ci sono attività per la scuola primaria, scuola secondaria di primo e secondo grado.
Oltre gli stereotipi: l’8 marzo come lezione di vita Il progetto Calendario civile. Memoria, cittadinanza e sostenibilità propone una raccolta di lezioni pronte dedicate alla Giornata Internazionale della Donna, pensate per promuovere la riflessione sui diritti, le conquiste sociali e le sfide ancora aperte per le donne nel mondo contemporaneo. Le attività didattiche, strutturate per diversi livelli scolastici, integrano strumenti multimediali, approfondimenti storici e proposte operative. I percorsi proposti sono strutturati con attività e guida alle lezioni. https://sanoma.it/calendariocivile/giornata-internazionale-donna
Celebrare il talento femminile Celebrare la Festa della Donna in ambito scolastico significa valorizzare e raccontare storie di figure femminili coraggiose e brillanti, come Malala Yousafzai, Marie Curie o Frida Kahlo. Attraverso giochi, attività di scrittura e stimoli creativi, i ragazzi possono sviluppare una maggiore consapevolezza e curiosità, crescendo con una visione più inclusiva e profonda. https://www.twinkl.it/resources/risorse-in-italiano/eventi-e-festivit-italia/festa-della-donna-eventi-e-festivit-italia
Semi di Parità: Intrecciare storie e didattica per le nuove generazioni Percorsi didattici e narrazioni di figure femminili straordinarie si intrecciano per offrire alle scuole strumenti concreti volti a celebrare l’8 marzo, promuovendo nelle nuove generazioni una cultura del rispetto, dell’uguaglianza e della cittadinanza attiva. https://www.freeed.com/articles/40259/8-marzo-giornata-internazionale-della-donna
Per le bambine l’educazione fa ancora la differenza (durata 1:31) Un video sull’importanza della scuola: “Educate a girl and she will change the world”. Il video evidenzia come l’educazione delle bambine sia uno strumento potente di cambiamento sociale. Attraverso la frase “Educate a girl and she will change the world”, viene mostrato come l’accesso alla scuola non solo trasformi la vita delle ragazze, ma influenzi positivamente intere comunità.
Impegno di UNICEF Italia per l’istruzione In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, l’UNICEF Italia, con la campagna #8marzodellebambine, lancia l’iniziativa “No alla Violenza di genere: insegniamolo tra i banchi”, per chiedere l’insegnamento della parità di genere.
PORTALE RAI CULTURA Il progetto RAI è una piattaforma multimediale che ricostruisce il percorso di emancipazione femminile in Italia attraverso documenti d’archivio e approfondimenti tematici. Il contenuto è articolato in diverse aree chiave: Diritti e Storia: Ripercorre le tappe del suffragio universale e le grandi mobilitazioni femministe per la parità civile. Lavoro: Analizza l’evoluzione dell’occupazione femminile, dalle figure storiche come le mondine fino alle sfide attuali sul divario salariale. Letteratura e Arte: Celebra il talento creativo attraverso ritratti di grandi autrici (come Elsa Morante e Alda Merini) e artiste internazionali. Società e Linguaggio: Esplora temi contemporanei, inclusi il ruolo delle donne nello sport e l’uso di un linguaggio inclusivo. In sintesi, il portale offre uno sguardo corale che intreccia memoria storica e riflessione attuale sulla condizione della donna. https://www.raicultura.it/webdoc/otto-marzo/index.html#welcome
I DIRITTI DELLE DONNE: Le donne della Costituente Una puntata di “Passato e Presente” su un periodo decisivo della storia italiana: quello della partecipazione delle donne alla Costituente. Alla fine della seconda guerra mondiale, le italiane – in particolar modo quelle che hanno lottato nella resistenza – chiedono di poter partecipare attivamente alla rinascita politica della nazione.
Le lotte sociali per la parità dei diritti In questa lezione, tratta dal programma di Rai Cultura “La Scuola in tv-Istruzione per gli adulti”, la professoressa Monica Alessandro, si sofferma su uno dei molteplici esempi di lotte sociali contro la discriminazione, ovvero le lotte per la parità di genere.
Articolo 3: il principio di parità tra uomo e donna. Costituente e Costituzione Nilde Iotti, in qualità di deputato, prese parte ai lavori della Costituente, e testimonia l’importanza dell’articolo 3 per le donne e la società in generale, soprattutto negli anni del dopoguerra, per quanto molte delle aspettative furono, poi, deluse ed altrettanti impegni disattesi.
La Resistenza e le donne Passato e Presente dedica questa puntata al ruolo delle donne nella Resistenza, che dal 1943, quando comincia la lotta partigiana, conquistano, nel corso dei mesi, rispetto e riconoscenza anche da parte di grandi intellettuali come Leo Valiani e Alessandro Galante Garrone.
Italiane – Eco della Storia Maria Montessori, Grazia Deledda, Rita Levi Montalcini, Nilde Iotti, italiane conosciute e stimate in tutto mondo, sono le protagoniste della puntata dedicata alla condizione della donna, alle conquiste sociali e culturali e alle questioni ancora aperte, dall’inizio della Repubblica ad oggi.
Speciali di Rai Scuola – Come il vento che forgia le cose In questo Speciale di Rai Scuola si affronta il tema dell’emancipazione femminile e del ruolo della donna nella società attraverso il racconto della figura di Grazia Deledda. “Grazia – come spiega Neria De Giovanni, critica letteraria – partecipò alle più attente manifestazioni del nascere di una consapevolezza femminile di emancipazione e di autonomia”.
LA QUESTIONE FEMMINILE Per la rubrica pomeridiana “Sapere”, a partire dal 24 febbraio 1976 andò in onda sul Programma Nazionale un ciclo di dieci puntate sulla condizione della donna in Italia e all’estero, in una lunga inchiesta che spaziava dalla vita politica all’educazione, dal lavoro alla maternità. Cos’è la questione femminile Quante e quali donne Le radici della questione femminile La partecipazione delle donne alla vita politica La voce delle femministe L’educazione Il ruolo Il lavoro L’emancipazione Come una rivoluzione culturale
La violenza sulle donne Il numero dei delitti a sfondo sessuale contro le donne è sempre crescente. Questi casi oggi vengono sempre più spesso, denunciati: se ne occupano la stampa, la televisione, le istituzioni, ma non sempre è stato così. Basti pensare che in Italia, leggi come il delitto d’onore e il matrimonio riparatore sono state abrogate dal Parlamento solo nel 1981. E che una vera e propria legge sulla violenza sessuale è stata approvata in Italia sono nel 1996.
La discriminazione è un crimine Anche in periodo di pandemia, la scuola, pur nelle molteplici difficoltà, deve fornire agli studenti validi strumenti per una cittadinanza attiva nell’ambito dell’insegnamento dell’Educazione civica. Facendo seguito al Progetto “Il mio nome è donna” che Rai Scuola ha raccontato in uno speciale, l’Istituto tecnico statale di Sant’Agata Militello (Me), ha organizzato un convegno online contro la violenza di genere.
Speciali Rai Scuola – Sì, questo è un uomo I dati sulla violenza contro le donne in Italia rappresentano una realtà allarmante: ogni tre giorni viene commesso un femminicidio. Lo Speciale di Rai Scuola racconta i progetti portati avanti all’Istituto professionale Brambilla di Verres in Val d’Aosta, nati con l’obiettivo di proteggere le donne da ogni sopruso e a promuovere una concreta parità tra i sessi.
Parlamento Europeo e violenza sulle donne Metis Di Meo, per il programma Uno Mattina, intervista l’avvocatessa nigeriana per i diritti umani Hauwa Ibrahim, Premio Sakharov del Parlamento Europeo nel 2005 e Livia Zoli, di ActionAid Italia in occasione di un incontro sull’emancipazione femminile promosso dal Parlamento Europeo e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2018. Processo per stupro In “Processo per stupro” (1979), il primo processo ripreso dal vivo dalle telecamere Rai, nel tribunale di Latina l’avvocato Tina Lagostena Bassi ha difeso una giovane vittima di uno stupro non solo dagli artefici della violenza, ma anche dai loro legali. Adriana Cavarero. La violenza sulle donne Episodi che hanno una portata simbolica forte come, ad esempio, il ratto delle sabine dimostrano, secondo la filosofa Adriana Cavarero – ospite del Kum! Festival di Ancona – quanto il tema della violenza sulle donne sia storicamente un tema fondante addirittura della costruzione di imperi: vincere il nemico, conquistare il suo territorio e le sue donne.
PHOTOGALLERY Uno sguardo visivo sull’universo femminile tra storia e contemporaneità: una selezione di scatti e illustrazioni che ritraggono le protagoniste del cambiamento, i momenti chiave dell’emancipazione e l’impegno creativo degli studenti nel dare voce al coraggio delle donne.
Le donne nella storia Il programma delinea un’analisi storica del ruolo femminile in Italia, evidenziando il passaggio da modelli di sottomissione a ruoli di cittadinanza attiva e protagonismo sociale. Le Donne nell’Italia del boom Tina Anselmi La donna fascista La caccia alle streghe Donne e fascismo Le donne nella resistenza Protagonisti della resistenza. gruppi di difesa della donna Le donne, il boom, il lavoro Donne, casa e lavoro: storia delle colf Le Maestre d’Italia
Accadde oggi al femminile Il progetto presenta un viaggio nel tempo attraverso le date simbolo che hanno ridefinito il ruolo della donna nella società, nella politica e nella scienza. Le donne votano (1945) Ventimila donne in Campo de’ fiori (1972) Serafina Battaglia, la prima donna contro la mafia (1962) Tereshkova, la prima donna nello spazio (1963) Nilde Iotti presidente della camera (1979) Le donne sacerdote (1992)
Le donne e il mondo del lavoro “Il Pil mondiale potrebbe crescere fino al 35% ed arrivare a 28 trilioni di dollari entro il 2025 se vi fosse un aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro”. (Fondo Monetario Internazionale) Il 25 marzo 1959 andava in onda la prima puntata de “La donna che lavora”, l’inchiesta di Ugo Zatterin e Giovanni Salvi sull’occupazione femminile e sul contributo delle donne alla vita socio-economica del Paese. Numerosissime le testimonianze dirette di operaie, casalinghe, mondine, commesse, magistrati, contadine: tasselli che restituiscono il complesso quadro del rapporto fra donne e lavoro negli anni Cinquanta. La donna che lavora-Il guaio di non essere uomini La donna che lavora-La fabbrica La donna che lavora-Al servizio della terra La donna che lavora-Braccianti del Sud La donna che lavora-Al servizio del pubblico La donna che lavora-Il lavoro in casa La donna che lavora-Libere professioni La donna che lavora-Il passato e il futuro Due volte più brave La scelta difficile Tu lavori, io lavoro! Donne braccianti
L’arte delle donne L’itinerario propone un’esplorazione del panorama artistico femminile contemporaneo, mettendo in luce come le donne stiano ridefinendo i confini dell’estetica, della tecnologia e dell’identità sociale. La cyber-spiritualità di Mariko Mori Bharti Kher e la nascita di una nuova specie Incontro con l’archistar Odile Decq Neda Shafiee, un’artista iraniana a Roma Elina Brotherus. L’artista e la modella L’ordinaria ambiguità nei video di Annika Larsson Urna di design… rinascita compresa! Giosetta Fioroni “My Story” Arte e restauro: la collezione della GNAM a Roma I Robodroidi di Saskia Corso
Celebri scrittrici Il progetto esplora il contributo fondamentale di alcune tra le più influenti scrittrici della storia, proponendo un percorso che intreccia la creazione letteraria con la lotta per l’emancipazione e l’uguaglianza. Grazia Deledda Elsa Morante Oriana Fallaci Alda Merini Emily Dickinson Virginia Woolf Marguerite Duras Marguerite Yourcenar Fernanda Piovano Agatha Christie
DESCRIZIONI E PIATTAFORME DOVE TROVARE QUESTI FILM La sezione propone un percorso cinematografico volto a narrare l’evoluzione della condizione femminile, intrecciando la memoria storica con le sfide contemporanee.
Suffragette (2015) – Regia di Sarah Gavron Ambientato nella Londra del primo Novecento, racconta la lotta cruda e senza sconti delle donne per il diritto di voto. Non è una favola, ma il ritratto del sacrificio necessario per ottenere un diritto che oggi diamo per scontato. Dove vederlo: Amazon Prime Video, Sky/NOW, a noleggio su Apple TV+.
Ma Rainey’s Black Bottom (2020) – Regia di George C. Wolfe Viola Davis interpreta la “Madre del Blues”. Il film esplora la tensione tra arte, razza e genere nell’America degli anni ’20, mostrando una donna che impone la propria voce in un mondo dominato da uomini bianchi. Dove vederlo: Netflix.
Nevenka: rompere il silenzio (2021) – Regia di Maribel Sánchez-Maroto Questa docuserie ripercorre la storia vera di Nevenka Fernández, la prima donna in Spagna a vincere una causa per molestie sessuali contro un politico, rompendo un tabù sociale pesantissimo. Dove vederlo: Netflix.
Self-made: la vita di Madam C.J. Walker (2020) – Creata da Nicole Jefferson Asher La miniserie segue l’incredibile ascesa della prima donna afroamericana a diventare milionaria con le proprie forze, creando un impero di prodotti di bellezza tra mille ostacoli razzisti e sessisti. Dove vederlo: Netflix.
Alla corte di Ruth – RBG (2018) – Regia di Betsy West e Julie Cohen Un documentario sulla vita di Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema USA e icona pop, che ha dedicato l’intera carriera a combattere legalmente le discriminazioni di genere. Dove vederlo: A noleggio su Apple TV+, Amazon Prime Video.
Dove ci troviamo ora Una donna fantastica (2017) – Regia di Sebastián Lelio Film cileno premio Oscar che segue Marina, una donna trans che deve lottare contro il pregiudizio e l’esclusione dopo la morte del suo compagno. Una lezione intensa di dignità e resilienza. Dove vederlo: MUBI, a noleggio su Rakuten TV o Apple TV+.
Grace and Frankie (2015–2022) – Creata da Marta Kauffman e Howard J. Morris Una serie che con ironia e intelligenza sdogana temi come la sessualità, l’amicizia e l’imprenditoria femminile nella terza età, dimostrando che non si smette mai di reinventarsi. Dove vederlo: Netflix.
Period. End of Sentence. (2018) – Regia di Rayka Zehtabchi Un breve ma potente documentario che racconta la rivoluzione silenziosa in un villaggio indiano, dove le donne combattono lo stigma delle mestruazioni producendo assorbenti economici. Dove vederlo: Netflix.
Insecure (2016–2021) – Creata da Issa Rae e Larry Wilmore Esplora con estremo realismo e umorismo le sfide lavorative, sentimentali e identitarie delle donne nere contemporanee, lontano dai soliti stereotipi. Dove vederlo: Sky/NOW, Netflix (alcune stagioni).
Gloria Allred: dalla parte delle vittime (2018) – Regia di Roberta Grossman e Sophie Sartain Un ritratto dell’avvocata più famosa d’America nella difesa dei diritti delle donne, protagonista di battaglie legali storiche contro figure di potere maschile. Dove vederlo: Netflix.
Dove potremmo arrivare Becoming – La mia storia (2020) – Regia di Nadia Hallgren Un viaggio intimo nella vita di Michelle Obama. Oltre la politica, il film mostra come una donna possa mantenere la propria identità e missione anche sotto i riflettori più accecanti del mondo. Dove vederlo: Netflix.
Glow (2017–2019) – Creata da Liz Flahive e Carly Mensch Ambientata negli anni ’80, questa serie sulle lottatrici di wrestling femminile celebra il corpo delle donne in tutta la sua forza, imperfezione e solidarietà, lontano dai canoni estetici tradizionali. Dove vederlo: Netflix.
Erin Brockovich – Forte come la verità (2000) – Regia di Steven Soderbergh Basato su una storia vera, vede una madre single senza una laurea in legge sfidare un colosso energetico. È il simbolo della determinazione femminile contro l’ingiustizia ambientale. Dove vederlo: Netflix, Amazon Prime Video.
Girl Power – La rivoluzione comincia a scuola (2021) – Regia di Amy Poehler Una commedia adolescenziale che insegna alle ragazze più giovani a fare rete, denunciare il sessismo scolastico e non avere paura di essere definite “ribelli”. Dove vederlo: Netflix.
Enola Holmes (2020) – Regia di Harry Bradbeer Le avventure della sorella minore di Sherlock Holmes dimostrano che l’intuito e l’indipendenza non sono doti solo maschili, riscrivendo le regole del genere investigativo. Dove vederlo: Netflix.
Un’occasione per educare alla responsabilità individuale
Il prossimo 6 marzo 2026 rappresenta un momento di profonda riflessione per la nostra comunità educante, poiché l’Italia celebra la Giornata dei Giusti dell’umanità. Questa ricorrenza, istituita con la Legge 212 del 2017 in armonia con le direttive del Parlamento Europeo, non è una semplice commemorazione storica ma una solennità civile volta a mantenere viva la memoria di chi ha salvato vite umane e difeso la dignità della persona contro ogni forma di totalitarismo e discriminazione.
Al centro della giornata si colloca il principio della responsabilità individuale, un pilastro fondamentale della cultura della pace, come ricordano i nostri Principi universali di educazione civica: “La scuola sviluppa nel fanciullo il senso di responsabilità, uno dei più grandi privilegi della persona umana. Più cresce il progresso tecnologico scientifico, più l’uomo deve sentirsi responsabile”.
Celebrare i Giusti significa riconoscere che ogni essere umano, in qualunque tempo o luogo, è chiamato in causa personalmente di fronte all’ingiustizia. La pedagogia dei Giusti ci insegna che il bene non è un’entità astratta, ma il risultato di scelte concrete compiute da individui che hanno deciso di non piegarsi all’indifferenza o alla paura.
Per le nostre scuole, questo appuntamento offre l’opportunità di trasformare la cronaca e la storia in un percorso di crescita etica. La legge suggerisce agli istituti di organizzare iniziative che facciano conoscere le biografie di queste figure esemplari, stimolando nei giovani la consapevolezza che la difesa dei diritti umani e della verità è un dovere che appartiene a ciascuno di noi. Attraverso il racconto di chi ha protetto i perseguitati durante i genocidi del passato e del presente, gli studenti possono comprendere che la costruzione di una società giusta dipende dalla capacità del singolo di assumersi la responsabilità del prossimo.
Le amministrazioni e gli enti pubblici sono inoltre invitati a promuovere la creazione di Giardini dei Giusti o a dedicare alberi e spazi simbolici a queste figure, offrendo alle scuole luoghi fisici dove coltivare la memoria. In questi spazi, l’educazione alla responsabilità si fa tangibile: ogni albero diventa il simbolo di una scelta individuale che ha prevalso sul male, ricordandoci che le istituzioni pubbliche hanno il compito di valorizzare l’esempio di chi ha saputo preservare la dignità umana anche nei periodi più bui della storia.
Post scriptum – Segnaliamo tre sezioni specifiche del nostro 54° Concorso nazionale Dall’Italia al mondo: l’impegno per i diritti umani come pilastro di pace, che possono accompagnare nel tempo i percorsi didattici ed educativi su questo tema: – Premio nazionale “E.I.P. Salvo d’Acquisto – I ricordi della memoria”, dedicato al martire Salvo d’Acquisto, medaglia d’oro al valor militare per essersi sacrificato, il 23 settembre 1943, per salvare 22 civili a Palidoro rastrellati dalle truppe naziste come responsabili di un presunto attentato. Il premio viene assegnato alla scuola che realizza progetti didattici incentrati sulla “memoria”, con riferimento al tema del Concorso nazionale. – Premio nazionale “E.I.P. Antonio Amoretti – La libertà conquistata”, dedicato al partigiano delle Quattro Giornate di Napoli Antonio Amoretti che, con la sua instancabile testimonianza, ha ricordato a tutti, ma in particolare ai giovani, che dignità, diritti e libertà possono essere difesi e riaffermati di generazione in generazione solo con un costante impegno e una consapevole coscienza storica. Il premio è articolato in tre sezioni (scuola primaria, scuola secondaria di I grado, scuola secondaria di II grado). Alla scuola vincitrice di ciascuna sezione, che realizza progetti didattici sui valori costituzionali, viene assegnata una Borsa di studio di € 200,00. – Premio nazionale “E.I.P. Madri costituenti”. In occasione dell’ottantesimo anniversario dell’elezione all’Assemblea costituente di 21 donne, il premio viene assegnato alla scuola che realizza progetti didattici riferiti al ruolo della donna nella società civile.
La pace si fa a scuola: un intervento della presidente Anna Paola Tantucci sul quotidiano L’Osservatore Romano
La storia dell’Association mondiale pour l’Ecole Instrument de Paix (Eip) e della sua sezione italiana si sviluppa dall’azione personale del fondatore Jacques Mühlethaler e culmina nella creazione di una ong riconosciuta a livello internazionale. Jacques, libraio e piccolo editore, nel periodo della guerra fredda, analizzando i libri scolastici, si rese conto che spesso erano «fabbriche per creare soldati, nemici, settari, fanatici e assassini». L’esperienza familiare lo aveva portato a confrontarsi con le conseguenze della guerra per la morte dei fratelli, uno nella Seconda guerra mondiale e uno nella guerra d’Algeria. Per ottenere un cambiamento, quindi, non ci si poteva limitare a piangere i morti, ma occorreva mobilitarsi per una azione per la pace «per mezzo della scuola».
Al via la 61ª sessione del Consiglio ONU: il drammatico monito di Antonio Guterres
Si è aperta il 23 febbraio 2026 presso il Palazzo delle Nazioni di Ginevra la 61ª sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, in un clima di profonda inquietudine per la stabilità internazionale. Ad inaugurare i lavori è stato il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, il quale ha pronunciato quello che molti osservatori definiscono come uno dei suoi discorsi più duri e accorati degli ultimi anni.
Il fulcro dell’intervento di Guterres è stata la denuncia di un pericoloso slittamento globale: il passaggio dallo stato di diritto alla “legge della forza”. Il Segretario Generale ha avvertito che i diritti umani sono sotto un attacco frontale e su vasta scala, orchestrato spesso proprio da chi detiene il massimo potere. “Questo assalto non avviene nell’ombra”, ha dichiarato Guterres, “ma in piena luce, sotto gli occhi di una comunità internazionale troppo spesso indifferente”.
Il discorso di apertura di questa sessione non poteva ignorare le ferite aperte dei conflitti attuali. Guterres ha ricordato con fermezza il quarto anniversario dell’invasione russa in Ucraina, che ha già causato oltre 50.000 vittime civili, invocando la fine immediata dello spargimento di sangue. Parole altrettanto pesanti sono state riservate alla situazione nei Territori Palestinesi Occupati. Guterres ha denunciato come la soluzione a due stati venga “smantellata in pieno giorno”, definendo le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale come palesi e intenzionali. Il panorama dei conflitti si è poi esteso al Sudan e alla Repubblica Democratica del Congo, esempi di come la sofferenza umana sia diventata, per molti attori politici, un semplice “inconveniente” o una pedina di scambio.
Oltre alle armi convenzionali, la 61ª sessione si trova a dover affrontare minacce inedite. Il Segretario Generale ha sottolineato come le tecnologie emergenti, in particolare l’intelligenza artificiale, vengano sempre più utilizzate per sopprimere i diritti, aumentare le disuguaglianze e discriminare le fasce più marginalizzate della popolazione. Ha inoltre citato la violenta repressione delle proteste in Iran e la crescente criminalizzazione di giornalisti, attivisti e ONG, segnalando una preoccupante chiusura degli spazi civici in ogni angolo del pianeta.
In un passaggio chiave, Guterres ha ribadito che i diritti umani non sono un “menu” da cui i leader possono scegliere solo le portate più gradite. “I diritti economici, sociali, civili e politici sono indivisibili e universali”, ha ricordato, attingendo anche alla propria esperienza personale vissuta sotto la dittatura di Salazar in Portogallo per testimoniare come l’assenza di libertà corroda ogni fibra della società.
Il discorso si è concluso con un appello solenne ai membri del Consiglio: non permettere che l’erosione dei diritti umani diventi il prezzo accettato per la convenienza politica o la competizione geopolitica. La 61ª sessione si preannuncia dunque come un banco di prova decisivo per capire se l’ONU riuscirà ancora a fungere da “scudo per i vulnerabili” in un mondo che sembra aver smarrito la bussola della legalità internazionale.
Le recenti notizie provenienti da oltreoceano segnano una cesura netta nelle politiche ambientali globali. A metà febbraio 2026, l’amministrazione Trump ha ufficialmente revocato l'”Endangerment Finding”, la norma cardine che dal 2009 classificava i gas serra come una minaccia per la salute pubblica e l’ambiente. Questa decisione, descritta da più parti come un “colpo mortale” all’azione climatica federale, non è solo un fatto politico, ma può essere un (preoccupnate) caso studio per i nostri percorsi di Educazione Civica.
Il nesso di causalità: IPCC e il “codice rosso” per l’umanità Il punto di riferimento imprescindibile dal punto di vista scientifico è l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) dell’ONU. Nel suo Sesto Rapporto di Valutazione (AR6), l’IPCC afferma con “inequivocabile certezza” che l’influenza umana ha riscaldato l’atmosfera, l’oceano e la terra a un ritmo senza precedenti negli ultimi 2000 anni. La concentrazione di CO2 in atmosfera ha superato le 420 ppm (parti per milione), un livello mai raggiunto negli ultimi 2 milioni di anni. Revocare le norme sui gas serra significa ignorare che la capacità della Terra di irradiare calore nello spazio è alterata: l’energia trattenuta dai gas serra equivale all’esplosione di circa 5 bombe atomiche di Hiroshima al secondo.
La minaccia alla salute pubblica nel monitoraggio dell’OMS L’argomentazione politica della “deregulation” spesso separa l’economia dalla biologia. Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il cambiamento climatico come “la più grande minaccia alla salute che l’umanità deve affrontare”. La deregolamentazione delle emissioni di metano (CH4) e anidride carbonica (CO2) non causa solo il riscaldamento globale, ma esaspera l’inquinamento atmosferico locale (ozono troposferico e polveri sottili). Secondo il rapporto Lancet Countdown on Health and Climate Change, l’aumento delle ondate di calore e la diffusione di malattie vettoriali (come Dengue e Malaria) sono già realtà cliniche che gravano sui sistemi sanitari nazionali.
Il “Tipping Point” e l’irreversibilità Un concetto scientifico chiave da portare in classe è quello dei Tipping Points (punti di non ritorno). Rapporti dell’ONU come UNEP – Emissions Gap Report avvertono che se la temperatura globale superasse la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, si innescherebbero processi irreversibili, come lo scioglimento del permafrost siberiano (che rilascerebbe enormi quantità di metano, potenziando ulteriormente l’effetto serra) o il collasso della calotta glaciale antartica. La “libertà economica” invocata dalla deregulation USA si scontra con la termodinamica: non esiste libertà politica in un ecosistema collassato.
Proposte di attività basate sui dat Per trasformare queste nozioni in competenze di cittadinanza attiva, i docenti possono proporre: 1. Analisi dell’Emissions Gap Report (UNEP). Gli studenti, divisi in gruppi, analizzano i grafici dell’ONU che mostrano il divario tra le promesse degli Stati e le emissioni reali. Domanda guida: “In che modo la scelta degli USA sposta la curva delle emissioni globali e quali nazioni (es. Brasile, UE) potrebbero compensare o, al contrario, seguire l’esempio negativo?” 2. Laboratorio “Il costo dell’inerzia”. Utilizzando i dati della Banca Mondiale e dell’UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo), calcolare i costi economici dei disastri climatici rispetto ai costi della transizione ecologica. Questo serve a scardinare l’idea che la protezione ambientale sia un “lusso” che frena l’economia. 3. Studio di caso sulla Cop21 e l’Accordo di Parigi. Analizzare l’articolo 2 dell’Accordo di Parigi (mantenere l’aumento ben al di sotto dei 2°C). Gli studenti devono valutare se la revoca delle norme nazionali americane costituisca una violazione del diritto internazionale e quali sono le conseguenze per la giustizia climatica globale (il principio della “Responsabilità comune ma differenziata”).
“L’educazione non trasforma il mondo. L’educazione trasforma le persone. Le persone trasformano il mondo” (Paulo Freire)
“Quale sarà il futuro dell’individuo, della collettività, della specie nel mondo che stiamo costruendo? […] Solo se riusciremo a tenere insieme la precisione dell’intelligenza e l’impeto del cuore, potremo evitare che la terra diventi un deserto di astrazioni” (Italo Calvino)
“C’è un Larsen nel mondo, un fischio che spacca le orecchie / Ma nessuno lo sente, o fa finta che non ci sia / Mentre il ghiaccio si scioglie e la terra va in agonia / Noi stiamo qui a contare i soldi della farmacia” (Caparezza)
Esistono voci che non si limitano a tradurre parole, ma che abitano l’immaginario di intere generazioni, diventando parte della nostra memoria emotiva.
Con la scomparsa di Pino Colizzi, l’Italia perde non solo un protagonista assoluto del doppiaggio e del teatro, ma un uomo di raffinatissima cultura che ha saputo fare della parola un ponte tra il visibile e l’invisibile. La voce di Pino ha costituito l’anima italiana per decine di attori famosi: solo per citarne alcuni tra i più noti dobbiamo ricordare Michael Douglas, Jack Nicholson, James Caan, Richard Dreyfuss, Omar Sharif, Franco Nero, Clint Eastwood, Tom Selleck. E poi Christopher Reeve (con cui ci ha parlato sia come Superman che come Clark Kent) e Gary Cooper in Per chi suona la campana. Certamente è stato una dei doppiatori più noti e riconoscibili del panorama cinematografico italiano: difficile non provare ancora forti emozioni pensando alla voce prestata a Robert Powell nel ruolo di Gesù nello sceneggiato Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli e al protagonista del classico Disney Robin Hood. Ed è stato il Maestro di generazioni di doppiatori, quali Luca Ward e Francesco Pannofino, che si dichiarano sempre suoi debitori. Dietro la leggenda del leggio, batteva il cuore di un attore di razza che aveva calcato i palchi con Luchino Visconti e la “Compagnia dei Giovani”, portando con sé quell’eleganza scenica che lo avrebbe poi reso un direttore del doppiaggio magistrale per capolavori come Pulp Fiction, The Matrix e la saga di James Bond.
Parallelamente al doppiaggio, Pino Colizzi ha recitato per il cinema e per la televisione, partecipando a sceneggiati Rai comeAnna Karenina con Lea Massari e Tom Jones e lavorando con Franco Zeffirelli come attore e doppiatore anche sceneggiatore per il film Il tè con Mussolini , debuttò con Mauro Bolognini in Metello insieme ad altri due debuttanti che saranno famosi Massimo Ranieri e Ottavia Piccolo.
Tutto questo è noto e ampiamente raccontato in questi giorni.
Pensando con nostalgia e rimpianto a decenni di amicizia con Pino, ho ripensato a due aspetti che ho avuto modo di conoscere e che meritano di essere ricordati. Un primo lato di Pino meno esposto ai riflettori, e forse proprio per questo più autentico, è stato quello dello studioso e del poeta. In un felice connubio tra rigore filologico e sensibilità artistica, ha dedicato anni alla traduzione dei 154 Sonetti di William Shakespeare, unica opera del Bardo non destinata alla scena. In Italia questa raccolta è, forse, poco nota e certamente non diffusa quanto le opere teatrali. Probabilmente per l’obiettiva difficoltà di traduzione, nonostante l’impegno di autorevoli traduttori del passato, fra cui Giuseppe Ungaretti e gli anglisti Melchiorre e Serpieri. La traduzione proposta da Pino Colizzi è in endecasillabi, nel rispetto della musicalità originaria della forma sonetto e venne pubblicata con un corredo di disegni originali di Diego Romano. L’amico Mauro Spinelli, titolare della Casa editrice Dante Alighieri, intuendo il profondo valore dell’opera, la rese ancor più completa con due CD contenenti la registrazione della splendida voce di Pino. Per questa traduzione, donata in registrazione originaria all’Unione Italiana Ciechi, ha ricevuto il “Premio Braille 2011”. E nel 2015 ha ricevuto il “Premio letterario internazionale Eugenia Tantucci” per la traduzione di cui ritengo importante riportare la motivazione: “Tradurre è trasportare in un’altra lingua, o meglio è reiventare nell’altra lingua se del testo tradotto vengono colti i significati profondi e le musiche avvolgenti, le ragioni prime e i sentimenti complessi, così da consegnare al lettore la pienezza e la grazia dell’espressione iniziale. Per tutto questo vale premiare Pino Colizzi che, dei sonetti di Shakespeare, nella loro interezza e in un italiano mirabile costruito di sapientissimi endecasillabi, ha reso gli incanti e i segreti, le allegrie e i patimenti compiendo un’impresa assai ardua e pervenendo a un esito ben più che notevole”. Con la nostra Associazione EIP Italia abbiamo promosso occasioni di presentazione e lettura dei Sonetti ad Ischia nella Antica Reggia, e A Roma in diverse istituzioni culturali, dalla Biblioteca Angelica all’Aula Magna dell’Università LUMSA, dalla Biblioteca Nazionale all’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (già Discoteca di stato), dove il testo ha l’onore di essere depositato come versione ufficiale italiana.
Un secondo aspetto non così noto al grande pubblico che negli anni lo ha ammirato è stato l’uso della sua voce anche come impegno civile. Il suo cammino umano e professionale si è strettamente intrecciato alle azioni di promozione culturale dell’Unione Lettori Italiani, grazie alla sua amicizia con Eugenia Tantucci e Elio Pecora, e ai progetti della nostra Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace. In queste sedi, Pino non è stato solo un collaboratore, ma un testimone. Credeva fermamente nella “Pedagogia della Pace” e nel potere della lettura ,al pari della produzione creativa come atto di libertà. Per EIP Italia, la sua presenza ha nobilitato Concorsi e progetti educativi, portando fino in Cina, nella “Settimana della lingua italiana” la voce di Dante Alighieri, con una lettura del Canto V dell’Inferno al Centro Culturale Italiano di Shanghai, che ha rappresentato un evento indimenticabile. La sua presenza tra i giovani è stata l’esempio di un intellettuale che non si chiude nella “torre d’avorio”, ma mette il proprio talento al servizio di un umanesimo integrale. Con l’Unione Lettori Italiani, ha trasformato ogni lettura pubblica in un rito collettivo, ricordando che leggere è, prima di tutto, saper ascoltare.
Pino Colizzi ci lascia un patrimonio immenso, racchiuso non solo nei film che continueremo a guardare, ma anche nelle diffuse registrazioni della sua voce che rimarranno per sempre a sussurrare i segreti e i tormenti dello spirito umano. Se il sipario cala, l’eco di Pino Colizzi non svanisce, ma resta nell’aria, come una nota vibrante, a ricordarci che la cultura, quando è vissuta con passione, è l’unica forma di immortalità che ci è concessa.