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La cronaca locale di un cantiere quotidiano di pace e diritti umani

Un portfolio di buone pratiche tra memoria storica, inclusione e sfide digitali che celebra l’impegno silenzioso e trasformativo di docenti, dirigenti e studenti a partire dall’Istituto Omnicomprensivo di Bojano


Spesso il lavoro più prezioso e trasformativo all’interno della società si svolge lontano dai grandi riflettori, nelle aule delle nostre scuole, grazie all’impegno silenzioso e costante di dirigenti, docenti e studenti.
Le cronache locali ci restituiscono un affresco straordinario ed esemplare di questa realtà attraverso le varie iniziative dell’Istituto Omnicomprensivo “Lombardo Radice – Amatuzio Pallotta” di Bojano in Molise.
Sotto la guida della Dirigente scolastico Maria Teresa Imparato e il coordinamento della professoressa Italia Martusciello, vicepresidente nazionale di EIP Italia Scuola Strumento di Pace, gli studenti sono diventati protagonisti di un percorso che, guardato al termine dell’anno scolastico, diviene un vero e proprio portfolio di buone pratiche di educazione alla pace e ai diritti umani.
Il fatto che queste realizzazioni trovino spazio prevalentemente nella stampa locale non ne sminuisce affatto la portata: al contrario, dimostra che l’educazione ai grandi valori universali non è un concetto astratto, ma un principio che va necessariamente incarnato nella vita quotidiana e nel tessuto di una piccola comunità per poter germogliare in un cambiamento globale.

Un’analisi tematica delle attività portate avanti dai ragazzi di Bojano rivela, in primo luogo, una profonda dedizione alla memoria storica intesa come dovere civico e responsabilità attiva. La memoria non viene mai trattata come un reperto polveroso, ma come un “anticorpo” contro l’oblio e il “memoricidio”. Lo dimostra concretamente il monumentale progetto “La Rotta Bojano-Mauthausen”, un percorso di oltre milleduecento chilometri che ha portato gli studenti ad attraversare i luoghi del sistema concentrazionario nazista, partendo dalla riscoperta della memoria locale dei campi di internamento fascisti presenti proprio in Molise. La storia diventa esercizio vivo anche quando i giovani ricostruiscono l’eroismo del vicebrigadiere Salvo D’Acquisto creando un sito web, premiato a livello nazionale per la cittadinanza digitale, che trasforma il suo sacrificio in un messaggio etico contemporaneo. Allo stesso modo, il recupero del dialetto locale nel podcast “Nonna Rita: parlami della guerra e della pace”, celebrato al Campidoglio, si fa veicolo di dialogo intergenerazionale, definendo guerra e pace come “due sorelle nate dalla stessa madre: l’umanità”. La riscoperta del ruolo femminile si incarna invece nel laboratorio #RiCostituenti, finalizzato a istituire una giornata nazionale per le Madri Costituenti, attualizzando il loro magistero per le nuove generazioni.

Un secondo nucleo tematico fondamentale è la cittadinanza digitale e il contrasto alle nuove forme di prevaricazione. In un’epoca di iperconnessione, l’educazione alla pace deve obbligatoriamente declinarsi sul web. Il concorso regionale “Tienilo sempre acceso”, giunto alla quinta edizione, ha sfidato i ragazzi a utilizzare in modo etico l’intelligenza artificiale per creare campagne contro il cyberbullismo, dimostrando che l’innovazione tecnologica può essere un potente strumento di rispetto della dignità altrui e non solo una potenziale minaccia. Questo impegno contro i silenzi imposti e le violazioni contemporanee trova la sua espressione più cruda e coraggiosa nel podcast d’inchiesta “Togliamo questo scotch dalla bocca”, dove gli studenti hanno scritto e interpretato intensi monologhi per dare voce a chi subisce quotidianamente la negazione dei propri diritti umani.

Infine, emerge come pilastro del percorso educativo il tema dell’inclusione, della solidarietà e della cura dell’altro. I diritti umani si incarnano in gesti di cittadinanza attiva che toccano direttamente la fragilità umana. Un esempio luminoso è il progetto “Match Point: La partita vinta per la vita”, vincitore della Borsa di studio “Carolina Sabatelli”, con il quale i ragazzi hanno sensibilizzato la comunità sul tema vitale della donazione del midollo osseo, unendo indagini sul territorio e podcast emozionali. La cura per i legami si ritrova anche nel lavoro “Il filo invisibile che unisce le famiglie”, un delicato approfondimento sul tema dell’adozione che ha ribadito come non esistano bambini indesiderati ma solo famiglie non ancora trovate. Questo viaggio nell’empatia si affina nei laboratori poetici introspettivi vincitori del Premio “Michele Cossu”, dimostrando come la parola e l’arte possano avvicinare le anime e promuovere la pace interiore e collettiva.

Attraverso queste molteplici e stratificate iniziative, la scuola di Bojano appare un modello di come l’impegno formativo debba permeare l’agire pratico. Il lavoro instancabile di docenti e dirigenti, spesso portato avanti dietro le quinte, si rivela il vero motore di una pedagogia trasformativa capace di forgiare non semplici esecutori, ma individui empatici e cittadini responsabili.
Questa narrazione locale diventa, in definitiva, il manifesto pulsante di un’Italia che, aula dopo aula, costruisce silenziosamente ma inesorabilmente la pace e la democrazia del domani.


Organi collegiali in modalità telematica: una guida operativa e normativa per le scuole

a cura di Francesco Rovida
dirigente scolastico

coordinatore della formazione EIP Italia Scuola strumento di pace ETS


La recente conclusione del confronto tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e le Organizzazioni Sindacali, culminata con il verbale del 24 giugno 2026, ha segnato uno spartiacque importante per l’organizzazione del lavoro scolastico. La successiva pubblicazione del documento Requisiti tecnico-organizzativi per la gestione digitale degli organi collegiali e delle operazioni di voto nelle istituzioni scolastiche e la rapida diffusione degli esiti del tavolo contrattuale hanno generato un acceso dibattito, accompagnato da numerose dichiarazioni sindacali e istituzionali. 
Al centro dell’attenzione c’è il via libera definitivo allo svolgimento a distanza anche per le riunioni degli organi collegiali con carattere deliberativo, secondo le previsioni dell’articolo 44 del CCNL 2019-2021. Tuttavia, la transizione verso questa modalità non è automatica: richiede alle istituzioni scolastiche un rigoroso adeguamento regolamentare interno e l’adozione di specifiche garanzie tecnologiche. 
In questo articolo analizzeremo, passo dopo passo, l’architettura giuridica e i requisiti tecnico-organizzativi che le scuole devono rispettare per implementare legittimamente le sedute telematiche, partendo dalla cornice contrattuale fino ad arrivare alle delicate questioni di privacy e voto segreto.

Per comprendere in modo adeguato la portata delle innovazioni sulle riunioni telematiche, è necessario partire dalla base giuridica che definisce il lavoro dei docenti. Il CCNL 2019-2021 delinea la “Funzione docente” all’articolo 40, descrivendola come un processo fondato sull’autonomia culturale e professionale che non si esaurisce nella sola lezione frontale, ma si esplica in attività individuali e collegiali.
La traduzione operativa di questo principio si trova all’articolo 44, che disciplina nel dettaglio le attività funzionali all’insegnamento. Il contratto stabilisce che queste comprendono tutti gli impegni necessari per la programmazione, progettazione, ricerca e valutazione, inclusa la preparazione e la partecipazione ai lavori degli organi collegiali.
Nello specifico, il comma 3 quantifica e suddivide questi impegni collegiali in:
– fino a 40 ore annue per la partecipazione al Collegio dei docenti;
– fino a 40 ore annue per la partecipazione ai Consigli di classe, interclasse, intersezione e ai Gruppi di Lavoro Operativo per l’inclusione (GLO);
– svolgimento degli scrutini e degli esami (senza vincoli di tempo, cioè per tutto il tempo necessario).
All’interno di questo articolo il CCNL ha ricondotto e normato dal punto di vista del diritto del lavoro una prassi già diffusa in diverse istituzioni scolastiche sulla base dei regolamenti interni e poi generalizzata, sulla base di criteri emergenziali, nell’epoca della pandemia. Il comma 6 del citato articolo 44 stabilisce che le istituzioni scolastiche possono prevedere, attraverso il proprio Regolamento d’Istituto, lo svolgimento a distanza delle due ore di programmazione didattica per la scuola primaria e delle riunioni collegiali che non rivestono carattere deliberativo.
Tuttavia, lo stesso comma poneva un vincolo preciso per le sedute in cui è richiesta l’assunzione di delibere: l’estensione della modalità telematica a queste attività non poteva avvenire in totale autonomia, ma era subordinata alla definizione di specifici criteri da parte del MIM, previo apposito confronto sindacale.
È esattamente questo il tassello mancante che è stato recentemente inserito con il verbale del 24 giugno 2026, aprendo di fatto la strada alla regolamentazione completa degli organi collegiali online.

Nonostante l’esigenza di rinnovamento della struttura e delle competenze sia riaffermata da lungo tempo, soprattutto in quanto non del tutto conforme alle esigenze delle istituzioni scolastiche autonome, la vita democratica e organizzativa della scuola continua ad avere negli organi collegiali uno spazio vitale e necessario: essi, infatti, non si limitano a funzioni puramente consultive, ma esercitano poteri decisionali vincolanti. Comprendere l’ampiezza e la delicatezza di queste competenze è il passaggio logico fondamentale per capire perché la transizione alla modalità telematica non possa risolversi nell’uso di un semplice software per videochiamate, ma richieda tutele giuridiche e informatiche rigorose.
La linea di demarcazione tracciata dal CCNL separa nettamente le riunioni di programmazione da quelle in cui si assumono delibere. 

Ma su cosa deliberano esattamente gli organi scolastici?
Senza pretesa di esaustività, proviamo ad elencare di seguito le competenze principali e le relative fonti normative.

Il Collegio dei docenti, in quanto organo tecnico-professionale, possiede un ampio potere deliberante in materia di funzionamento didattico e programmazione dell’azione educativa. Ha la responsabilità diretta dell’elaborazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (DPR 275/1999) ed elabora il Piano per l’Inclusione, dettando le iniziative per il sostegno degli alunni con disabilità (DLgs 66/2017). A livello didattico e valutativo, definisce i criteri di ammissione alla classe successiva (DLgs 62/2017), delibera la suddivisione dell’anno scolastico in periodi, provvede all’adozione dei libri di testo e alla scelta dei sussidi e può approvare, in casi assolutamente eccezionali, il consenso all’iscrizione di un alunno per un terzo anno nella stessa classe (DLgs 297/1994). Delibera, inoltre, il piano annuale delle attività comprensivo degli impegni dei docenti (CCNL 2019/2021), approva le iniziative di sperimentazione e di aggiornamento (DPR 275/1999) e definisce il piano per la formazione del personale (DLgs 297/1994; CCNL 2019/2021). Rientrano nelle sue competenze anche le delibere per il recupero delle riduzioni orarie (CCNL 2019/2021), l’indicazione delle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica, le iniziative per l’inserimento degli alunni provenienti da contesto migratorio, nonché l’elezione dei propri rappresentanti nel Consiglio di Istituto e nel Comitato per la valutazione (DLgs 297/1994) e l’identificazione delle aree per le funzioni strumentali (CCNL 2006/2009).

Il Consiglio di Istituto rappresenta l’organo di governo economico, organizzativo e strategico della scuola. Tra le sue prerogative decisionali primarie vi è l’approvazione finale, ovvero l’adozione, del PTOF (DPR 275/1999) e la definizione degli indirizzi generali e dei criteri per la programmazione educativa (DLgs 297/1994). Esercita poteri vincolanti sul piano finanziario deliberando l’approvazione del Programma Annuale e del Conto Consuntivo, unitamente alle variazioni finanziarie necessarie, determinando i limiti di valore per gli acquisti autonomi del Dirigente e fissando i criteri per la selezione di esperti esterni e contraenti. Ha inoltre la competenza esclusiva per l’accettazione di donazioni e l’istituzione di forme di autofinanziamento (DI 129/2018). A livello organizzativo, delibera l’adattamento del calendario scolastico in base alle esigenze ambientali, i criteri generali per l’adattamento degli orari, per la formazione delle classi e l’assegnazione dei docenti (DLgs 297/1994). Agisce come legislatore interno adottando il Regolamento di Istituto, che disciplina l’uso degli spazi e prevede le riunioni telematiche, e approvando il Regolamento disciplinare, possedendo competenza diretta nell’irrogare le sanzioni di allontanamento dalla comunità scolastica superiori a 15 giorni (DPR 249/1998). Delibera, infine, sui criteri per lo svolgimento dei colloqui con le famiglie, per l’attuazione di viaggi di istruzione, visite guidate, educazione alla salute e partecipazione ad attività sul territorio, ed elegge i membri di competenza del Comitato per la valutazione (DLgs 297/1994).

Infine, i Consigli di classe, interclasse e intersezione operano con potere deliberativo su due livelli distinti. Nella composizione ristretta, formata dai soli docenti, attribuiscono la valutazione periodica e finale deliberando su voti e scrutini e decidono l’ammissione o la non ammissione alla classe successiva o agli esami (DPR 122/2009; DLgs 62/2017). Effettuano il coordinamento didattico interdisciplinare e il monitoraggio dei percorsi (DLgs 297/1994), oltre alla delibera per l’attivazione di interventi specifici per i Bisogni Educativi Speciali e la redazione del Piano Didattico Personalizzato (Direttiva 27 dicembre 2012 e Legge 170/2010). Sempre in tale veste, individuano il docente coordinatore per l’Educazione Civica (Legge 92/2019), deliberano sui percorsi formativi per la scuola-lavoro designandone il tutor interno (DM 774/2019) e avanzano proposte per ripetenze eccezionali (DLgs 297/1994). Quando invece operano nella loro composizione allargata (con la presenza dei rappresentnati di genitori e studenti), deliberano l’attribuzione delle sanzioni disciplinari ordinarie a carico degli alunni (DPR 249/1998), svolgono competenze di natura propositiva formalizzando il parere su cui il Collegio dovrà poi deliberare in materia di azione educativa, di sperimentazione e per l’adozione dei libri di testo (DLgs 297/1994; DPR 275/1999).

È del tutto evidente che molti di questi atti non siano semplici scambi di opinioni, ma provvedimenti amministrativi con piena validità e ricadute giuridiche. 
Quando queste delibere vengono assunte a distanza, la scuola deve essere in grado di garantire l’integrità del processo e la sicurezza delle operazioni, anche identificando in modo inequivocabile i partecipanti. Proprio su questo delicato crinale, che separa la semplice riunione online dalla seduta deliberativa certificata, si innesta l’intervento regolatore frutto del confronto tra MIM e Sindacati.

L’impasse normativa che ostacolava lo svolgimento a distanza delle sedute deliberative è stata definitivamente superata il 24 giugno 2026. In tale data, si è tenuta (in videoconferenza) la riunione conclusiva del confronto tra i rappresentanti del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) e le Organizzazioni Sindacali del comparto (CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS-CONFSAL, Federazione GILDA UNAMS, ANIEF). Questo incontro ha dato formale e concreta attuazione a quanto richiesto dall’articolo 44, comma 6, del CCNL 2019-2021, colmando di fatto il vuoto procedurale che teneva in sospeso le scuole.
Il verbale di sintesi scaturito dal tavolo sancisce un principio chiaro e atteso: le istituzioni scolastiche autonome possono ora modificare i propri Regolamenti di Istituto per disciplinare legittimamente lo svolgimento a distanza delle attività collegiali deliberative, con specifico riferimento al Collegio dei docenti e ai Consigli di classe, interclasse e intersezione. Tuttavia, il via libera ministeriale e sindacale non è incondizionato, ma è strettamente subordinato all’adozione di soluzioni digitali idonee. Le scuole sono infatti tenute a garantire la corretta gestione delle sedute attraverso l’uso di “sistemi di voto online certificati”. Le piattaforme scelte dovranno assicurare il carattere personale del voto garantendone l’univocità, oltre a permettere la trasparenza e la verificabilità delle procedure nel pieno rispetto dei criteri di sicurezza, integrità, correttezza e protezione dei dati personali.
Oltre a fissare i paletti tecnico-operativi, il confronto ha risolto un fondamentale snodo giuridico, inquadrando la natura contrattuale di queste riunioni. Nel verbale, le parti hanno richiamato un decisivo orientamento applicativo dell’ARAN (rilasciato il 12 giugno 2024), il quale chiarisce che le attività collegiali telematiche rientrano a pieno titolo nelle modalità di lavoro a distanza previste dal Titolo III del CCNL. Sulla base di questo orientamento, l’Amministrazione e i Sindacati hanno convenuto ufficialmente che, tra le forme di lavoro a distanza, il “lavoro agile” rappresenta lo strumento organizzativo maggiormente compatibile per lo svolgimento di tali attività collegiali, pur ribadendo la necessità di assicurare la piena partecipazione di tutti gli aventi diritto.

Per inquadrare correttamente la questione dello svolgimento delle riunioni a distanza, è quindi indispensabile conoscere l’architettura tecnica di questo istituto contrattuale.
Il lavoro agile è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzata dall’assenza di precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro. La sua attivazione ha natura consensuale e volontaria, ed è fondamentale precisare che lavorare in modalità agile non modifica la natura del rapporto di lavoro in atto: il dipendente conserva gli stessi diritti e obblighi che avrebbe lavorando in presenza, ivi compreso il diritto a un trattamento economico non inferiore.
Il presupposto giuridico per operare in lavoro agile è la stipula di un accordo individuale in forma scritta, necessario sia ai fini della regolarità amministrativa che come mezzo di prova. Si tratta di un documento che regola l’esecuzione della prestazione e deve contenere obbligatoriamente alcuni elementi essenziali:
– durata dell’accordo, che può essere a termine o a tempo indeterminato;
– modalità di svolgimento della prestazione in lavoro agile;
– tempi di riposo del lavoratore e misure per garantire la disconnessione;
– ipotesi di giustificato motivo di recesso e modalità per esercitarlo;
– eventuale strumentazione tecnologica fornita dall’amministrazione.

Il contratto divide la prestazione in lavoro agile in due fasce temporali distinte:
a. fascia di contattabilità: periodo in cui il lavoratore è tenuto a essere reperibile (via telefono, email o piattaforme) che deve essere indicata nell’accordo individuale e non può superare l’orario medio giornaliero di lavoro.
b. fascia di inoperabilità: è il lasso di tempo in cui al lavoratore non può essere richiesta alcuna prestazione e comprende obbligatoriamente le 11 ore di riposo consecutivo garantite per Legge, includendo sempre il periodo di lavoro notturno che va dalle 22:00 alle 6:00 del giorno successivo.

A tutela della salute psicofisica, il contratto sancisce in modo netto il diritto alla disconnessione: al di fuori della fascia di contattabilità, il dipendente non è tenuto ad avere contatti con il dirigente o con i colleghi, a leggere email, a rispondere a messaggi o ad accedere ai sistemi informatici dell’amministrazione . Nelle giornate di lavoro agile, inoltre, è vietato effettuare prestazioni di lavoro straordinario.
A differenza del lavoro da remoto tradizionale, nel lavoro agile il lavoratore concorda con l’amministrazione i luoghi in cui svolgere la prestazione. Nella scelta del luogo, il dipendente ha la responsabilità di accertare che vi siano le condizioni minime di sicurezza, una connessione idonea, e deve adottare tutte le precauzioni necessarie per garantire la più assoluta riservatezza sui dati trattati . Il datore di lavoro rimane responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici, solo nel caso in cui essi vengano assegnati, non sussistendo, però, alcun obbligo al riguardo.
Infine, in caso di cattivo funzionamento dei sistemi informatici che impedisca o rallenti sensibilmente l’attività lavorativa, il dipendente ha l’obbligo di informare tempestivamente il proprio dirigente e, qualora queste problematiche rendano impossibile o non sicura la prestazione a distanza, il dirigente ha la facoltà di richiamare il dipendente a lavorare in presenza presso la sede scolastica, come anche nei casi di giustificato motivo di recesso, regolamentati nell’accordo individuale.

Il via libera ministeriale allo svolgimento delle sedute deliberative a distanza trova la sua declinazione pratica nell’Allegato tecnico, un documento che fissa paletti rigorosi per impedire che l’esercizio della partecipazione democratica a scuola venga messo a rischio da falle informatiche. 
Il principio cardine è che, qualora le operazioni di voto vengano effettuate mediante strumenti integrati in piattaforme di videoconferenza, questi debbano obbligatoriamente garantire la corretta identificazione dei partecipanti, l’univocità dell’espressione di voto e la disponibilità di evidenze verificabili dell’esito. In mancanza di tali condizioni, gli strumenti digitali possono essere impiegate esclusivamente per attività non deliberative o per votazioni prive di rilevanza giuridica.
Per assicurare la validità delle delibere, l’architettura dei sistemi informatici deve poggiare su garanzie strutturali ben precise. In primo luogo, l’autenticazione si considera adeguata solo quando il sistema impedisce accessi non autorizzati e permette di tracciare in modo certo l’identità del soggetto che opera. È inoltre indispensabile una gestione avanzata delle autorizzazioni: il software deve prevedere una chiara distinzione dei ruoli (ad esempio tra presidente, segretario e componente), garantendo che ciascun utente possa accedere esclusivamente alle funzionalità strettamente necessarie e assicurando la tracciabilità delle operazioni svolte.
Un aspetto cruciale per la regolarità della seduta riguarda la gestione sicura delle sessioni di collegamento. L’Allegato impone l’implementazione di misure specifiche per il tracciamento delle sessioni attive, la prevenzione di accessi simultanei non autorizzati e l’interruzione automatica del collegamento in caso di inattività dell’utente. 
Per quanto concerne l’atto deliberativo in sé, il sistema di voto deve assicurare che ogni avente diritto possa esprimere un solo voto, il quale deve essere registrato in modo integro e non modificabile, determinando un esito corretto e verificabile nel totale rispetto dei quorum deliberativi e delle regole procedurali.
Infine, lo svolgimento su piattaforma digitale delle riunioni degli organi collegiali richiede una rigorosa gestione documentale: tutte le attività devono essere documentate mediante la produzione di verbali digitali, registrazioni degli esiti ed evidenze delle operazioni che risultino immodificabili, completi e associati ai metadati necessari per garantirne l’autenticità, l’integrità e la contestualizzazione. 

La conservazione di tale documentazione deve avvenire nel rispetto delle Linee guida AgID, assicurandone la leggibilità e la reperibilità nel tempo. Per tutelarsi, le istituzioni scolastiche sono tenute a verificare preventivamente la coerenza delle soluzioni adottate, acquisendo idonea documentazione tecnica e una formale dichiarazione di conformità da parte del fornitore o del partner tecnologico.

Prima di analizzare le soluzioni tecnologiche, è essenziale inquadrare la distinzione normativa alla base delle diverse tipologie di voto. Il DLgs 297/1994 stabilisce infatti un principio generale all’articolo 37: “La votazione è segreta solo quando si faccia questione di persone”. Questa previsione ci chiarisce che il ricorso allo scrutinio segreto riguarda in realtà situazioni molto parziali e circoscritte all’interno della vita democratica della scuola (come, ad esempio, le elezioni di rappresentanti interni, le valutazioni su singoli individui, i provvedimenti disciplinari, il parere del Collegio dei docenti in ordine alla sospensione dal servizio e alla sospensione cautelare del personale docente quando ricorrano ragioni di particolare urgenza), mentre per la stragrande maggioranza delle delibere collegiali vige sempre la regola del voto palese. 
Vale la pena di ricordare, quindi, che al di fuori delle fattispecie indicate non è possibile proporre ovvero richiedere il volto segreto.
Tra tutte le sfide tecnologiche da affrontare, la gestione delle procedure di voto rappresenta senza dubbio lo snodo più delicato, su cui l’Allegato tecnico del MIM interviene con prescrizioni estremamente puntuali, con una netta cesura tra le votazioni in forma palese e quelle a scrutinio segreto, imponendo requisiti tecnologici diversi.
Nel caso del voto palese, la priorità assoluta è la trasparenza e la riconducibilità dell’azione all’identità del votante. Il sistema adottato deve garantire la piena tracciabilità dell’operazione, associando in modo inequivocabile la scelta espressa al soggetto partecipante. In questo scenario, le scuole godono di maggiore flessibilità: l’Allegato chiarisce infatti che è ammesso l’utilizzo delle ordinarie funzionalità di sondaggio o raccolta opinioni già integrate nelle comuni piattaforme di videoconferenza, a condizione che garantiscano la tracciabilità del voto e la possibilità di documentare, ricondurre al votante e conservare i risultati per la successiva verbalizzazione.
Al contrario, il voto a scrutinio segreto costituisce il vero banco di prova per l’infrastruttura digitale scolastica. Poiché questa modalità incide direttamente sulla libertà, sull’autenticità dell’espressione democratica e sulla stessa validità delle deliberazioni, i requisiti si fanno estremamente stringenti. Non è sufficiente che un software si limiti a “dichiarare” l’anonimato nascondendo i nomi sullo schermo: l’anonimizzazione deve essere effettiva, definitiva e tecnicamente dimostrabile. A tal fine, il Ministero richiede una rigida separazione strutturale tra la fase di autenticazione dell’utente (che verifica chi entra nel sistema) e la fase di espressione del voto, attraverso meccanismi informatici che impediscano qualsiasi collegamento tra le due.
A garanzia di questa imperforabilità, le disposizioni tecniche esigono la totale inaccessibilità delle informazioni: deve essere strutturalmente impossibile, persino per gli amministratori di sistema della scuola o per gli stessi fornitori del software, risalire a chi ha votato cosa. Un’attenzione particolare è riservata alla gestione dei metadati, come i file di log informatici e i timestamp (le marcature temporali): essi devono essere archiviati in modo tale da non permettere mai, neanche per via indiretta o tramite incrocio di dati, la re-identificazione del votante. Al contempo, il sistema deve essere capace di dimostrare l’esito matematico complessivo della votazione (per verificare i quorum), senza ovviamente scalfire la segretezza dei singoli.
L’Allegato tecnico conclude la sezione con un monito perentorio: le soluzioni generiche che non riescono a garantire una reale separazione tra identità e voto, o che permettono la tracciabilità indiretta, sono formalmente inidonee al voto segreto. L’utilizzo di strumenti di sondaggio integrati nelle piattaforme video per gli scrutini segreti è ammesso esclusivamente qualora la documentazione tecnica del fornitore certifichi il pieno rispetto di tutti questi requisiti; in caso contrario, non possono essere impiegati per votazioni con effetti deliberativi.

L’introduzione della modalità telematica per gli organi collegiali non dovrebbe mai tradursi in un automatismo “calato dall’alto”, ma richiede una propedeutica fase di studio del contesto specifico. Ogni istituzione scolastica è una realtà a sé stante: prima di inserire questa innovazione organizzativa occorre un’analisi serena, oggettiva e chiara che pesi, quasi secondo la logica ICF, barriere e facilitatori situazionali, in modo da produrre scelte progressive e ampiamente condivise. 
Diversi elementi, infatti, influiscono sulla fattibilità e sull’opportunità di tale transizione: la dispersione territoriale delle sedi scolastiche (particolarmente rilevante negli Istituti comprensivi o nelle Scuole secondarie con più plessi o succursali), la percentuale di docenti “locali” rispetto a quelli pendolari, nonché l’effettiva alfabetizzazione digitale e l’esperienza tecnologica del personale che dovrà materialmente supportare l’organizzazione e la gestione tecnica delle riunioni.
Una volta conclusa questa valutazione di fattibilità, il percorso di regolamentazione interno deve svilupparsi attraverso passaggi istituzionali ben precisi. 
Uno dei primi passi riguarda la dimensione delle relazioni sindacali a livello di istituzione scolastica. L’attuazione delle riunioni a distanza, essendo riconducibile alla cornice del lavoro agile, richiede il coinvolgimento della RSU e dei rappresentanti sindacali territoriali. Ai sensi dell’articolo 30 del CCNL, il Dirigente scolastico deve avviare il confronto sui criteri generali delle modalità attuative del lavoro a distanza. Questo confronto sindacale è propedeutico e deve portare alla definizione delle modalità pratiche di instaurazione del lavoro agile, che si concretizza tramite la stipula di un accordo individuale in forma scritta tra l’amministrazione e il dipendente, come disciplinato dall’articolo 13 del CCNL ai fini della regolarità amministrativa e della prova. Contestualmente, potrebbe essere attivata nella Contrattazione integrativa d’Istituto la definizione dei criteri generali di utilizzo delle strumentazioni tecnologiche in orario diverso da quello di servizio, al fine di tutelare in modo effettivo il diritto alla disconnessione dei lavoratori: ricordando, ovviamente, che le riunioni a distanza sono “orario di servizio”.
Oltre lo snodo sindacale, la competenza passa agli organi collegiali, con un ruolo centrale affidato al Consiglio di Istituto. In quanto organo di governo organizzativo, dotato di potere deliberante sull’organizzazione della vita della scuola, spetta al Consiglio di Istituto l’aggiornamento e l’approvazione del Regolamento interno. È all’interno di questo documento che deve essere normato lo svolgimento in modalità telematica delle riunioni, prestando una cura particolare alle regole per i quorum e alle rigorose procedure necessarie per garantire la segretezza del voto.
Sul piano squisitamente tecnico e procedurale, poi, la scuola dovrà poi tradurre in prassi le indicazioni dell’Allegato tecnico ministeriale attraverso passaggi organizzativi chiari:
certificazione tecnologica: acquisire formalmente dal fornitore della piattaforma prescelta (o dei sistemi di voto integrati) l’idonea documentazione tecnica e la dichiarazione di conformità ai requisiti ministeriali;
informazione per la sicurezza sul lavoro: fornire al lavoratore una specifica informativa in materia di salute e sicurezza nel contesto del lavoro agile, fermo restando che è responsabilità del dipendente accertare che il luogo prescelto per il collegamento garantisca le condizioni minime di tutela della salute e sicurezza, impegnandosi formalmente nell’accordo individuale a rispettare le prescrizioni indicate dall’amministrazione;
tutela della privacy e dei documenti: aggiornare gli adempimenti legati al Regolamento UE 2016/679 (GDPR) tramite un’eventuale Valutazione d’impatto sulla protezione dei dati (DPIA) per i sistemi di voto, e attrezzare gli uffici per la produzione e conservazione a norma dei verbali digitali, garantendone l’immodificabilità, l’integrità e la reperibilità nel tempo secondo le Linee guida AgID;
definizione dei ruoli: declinare nell’ambiente digitale le funzioni tipiche degli organi collegiali, individuando con precisione chi ricopre il ruolo di Presidente e chi funge da segretario verbalizzante;
gestione degli imprevisti: stabilire procedure standardizzate per far fronte ai malfunzionamenti tecnici, definendo le condizioni che impongono la sospensione delle operazioni di voto e l’eventuale ripetizione della seduta.

È innegabile che la transizione verso gli organi collegiali in modalità telematica porti con sé un carico di adempimenti non indifferente. A una prima lettura, la necessità di aggiornare i Regolamenti d’Istituto, avviare il confronto sindacale, predisporre informative sulla sicurezza, gestire la privacy e acquisire certificazioni tecniche può apparire come un appesantimento burocratico. Tuttavia, sarebbe un errore limitarsi a questa prospettiva. 
Le riunioni scolastiche sono storicamente, e spesso a ragione, oggetto di lamentele corali: lunghe, di difficile incastro con gli impegni personali e talvolta caratterizzate da una certa dispersione comunicativa. Questo passaggio tecnologico, se governato con intelligenza e non subìto passivamente, offre un’occasione preziosa per ripensare la qualità organizzativa della vita collegiale. 
Strutturare sedute a distanza con regole di preparazione e svolgimento chiare, piattaforme adeguate e tempi ben definiti dalla cornice contrattuale del lavoro agile, può snellire le procedure, favorire una partecipazione più serena e focalizzata, e conciliare realmente i tempi di vita e di lavoro del personale. 
Superato lo sforzo organizzativo iniziale, l’innovazione digitale può quindi smettere di essere un vincolo normativo per trasformarsi in uno strumento capace di rendere il confronto democratico più moderno, efficace e, in definitiva, più utile per l’intera comunità scolastica.


Trasformare i sistemi alimentari per un clima sicuro e la salute di tutti

Il Rapporto della Relatrice Speciale Elisa Morgera, presentato alla 62ª sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, illustra l’urgenza di una transizione ecologica a tutela del clima e dei diritti fondamentali.


L’attuale modello di produzione alimentare su larga scala rappresenta una minaccia esistenziale non solo per il nostro clima, ma anche per i diritti umani. È quanto emerge dal rapporto intitolato “Transforming food systems for a safe climate and health for all” (Trasformare i sistemi alimentari per un clima sicuro e la salute di tutti), redatto da Elisa Morgera, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e protezione dei diritti umani nel contesto dei cambiamenti climatici.
Il documento è stato predisposto per essere discusso durante la sessantaduesima sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, programmata dal 15 giugno al 10 luglio 2026. Inserito nell’ambito della discussione su promozione e protezione di tutti i diritti umani, civili, politici, economici, sociali e culturali, compreso il diritto allo sviluppo, il rapporto delinea un quadro allarmante, anche se fin troppo noto. I sistemi alimentari, infatti, generano attualmente tra il 21% e il 37% delle emissioni globali di gas serra e, senza un intervento drastico, queste emissioni sono destinate ad aumentare del 60-90% tra il 2010 e il 2050.

La crisi climatica legata al cibo è profondamente intrecciata con l’industria petrolifera e petrolchimica. I sistemi alimentari consumano il 15% dei combustibili fossili globali per ottenere energia e rappresentano ben il 40% del consumo di materie prime fossili impiegate per la produzione di prodotti petrolchimici, come pesticidi, fertilizzanti sintetici e plastica. L’uso massiccio di queste sostanze chimiche contamina il suolo, impoverisce la biodiversità e minaccia direttamente il diritto al cibo, alla salute e a un ambiente sano. Ad esempio, i fertilizzanti azotati sono responsabili di gravi forme di inquinamento dell’aria e delle falde acquifere, causando circa 650.000 decessi prematuri ogni anno.

Il documento evidenzia una disuguaglianza strutturale allarmante: solo l’1% delle più grandi aziende alimentari controlla oltre il 70% dei terreni agricoli mondiali. Al contrario, le piccole aziende agricole, che operano su appena il 12% delle terre, sono in grado di produrre il 36% del cibo a livello globale. L’industria alimentare su larga scala è legata a modelli sistemici di violazioni dei diritti umani, tra cui la perdita dei mezzi di sussistenza, lo sfruttamento del lavoro, l’accaparramento delle risorse e un impatto sproporzionato su donne e bambini. Inoltre, queste stesse corporazioni bloccano attivamente l’azione climatica ricorrendo a campagne di disinformazione, greenwashing e lobbismo per perpetuare l’uso di combustibili fossili, sminuire il proprio impatto ambientale e ostacolare le normative sanitarie.

Per rispondere a questa instabilità, la Relatrice Speciale raccomanda ai governi di adottare normative rigorose per decarbonizzare, defossilizzare e detossificare i sistemi alimentari.
Un passo cruciale di questa transizione è l’eliminazione dei sussidi statali dannosi. Attualmente, i governi sborsano oltre 670 miliardi di dollari all’anno in sussidi diretti all’agricoltura e alla pesca su larga scala, costringendo i contribuenti a sostenere un’industria altamente inquinante, mentre ne pagano anche i costi sanitari e ambientali. Questi fondi devono essere reindirizzati per sostenere la transizione verso pratiche sostenibili e diete più sane, prevalentemente a base vegetale.

La vera soluzione trasformativa si basa sul riposizionare l’azione climatica attorno all’agroecologia, alla pesca artigianale basata sugli ecosistemi e alla pastorizia, guidate da Popoli Indigeni, contadini e donne. Questi modelli produttivi aumentano in modo significativo la resilienza climatica, proteggono la biodiversità e garantiscono la nutrizione per tutti. Riconoscere e proteggere i saperi tradizionali indigeni e contadini non è solo un atto di giustizia sociale, ma una necessità delineata dalle valutazioni scientifiche globali per invertire le molteplici crisi planetarie in corso, garantendo un clima sicuro e la salute dell’intera umanità.

Il Progetto del “Liceo Matematico”: struttura, obiettivi e metodologie

Dalla rete nazionale al DM 104/2026


A partire dall’anno scolastico 2026-2027, il sistema scolastico italiano vedrà l’avvio della sperimentazione quinquennale denominata “Liceo Matematico”, autorizzato ai sensi dell’art. 11 del DPR 275/1999.

È opportuno chiarire preliminarmente che il Liceo Matematico non costituisce un nuovo e autonomo indirizzo di studi. Si tratta, piuttosto, di un progetto di innovazione che si innesta sui percorsi liceali ordinamentali già vigenti, segnatamente il Liceo Classico, il Liceo Scientifico e il Liceo Scientifico opzione Scienze Applicate.
La sperimentazione coinvolgerà 100 istituzioni scolastiche distribuite sul territorio nazionale, per un totale di 105 percorsi autorizzati.

L’intento principale del Ministero dell’Istruzione e del Merito è ridefinire il ruolo della matematica nella formazione liceale, valorizzandone la dimensione interdisciplinare. Lo scopo ultimo è superare la frammentazione dei saperi, fornendo una visione unitaria della conoscenza al fine di sostenere lo sviluppo delle capacità critiche, argomentative e riflessive delle studentesse e degli studenti.

Sul piano operativo, la sperimentazione prevede l’inserimento di un insegnamento aggiuntivo denominato “Laboratorio Matematico”. Tale insegnamento integrerà il quadro orario ordinamentale con un incremento di due ore settimanali nel primo biennio e di un’ora settimanale aggiuntiva nel secondo biennio e al quinto anno.
Le lezioni saranno affidate a un docente afferente alle classi di concorso A-26 o A-27, già facente parte del Consiglio di classe, il quale assumerà il ruolo di coordinatore e responsabile del progetto.
La valutazione delle attività laboratoriali, inoltre, non si tradurrà in un voto numerico tradizionale, ma sarà espressa collegialmente dal Consiglio di classe sotto forma di giudizio, che verrà inserito nel documento di valutazione finale, mentre per l’Esame di Maturità, il decreto precisa che restano ferme e invariate le disposizioni vigenti relative ai percorsi liceali.

Un elemento fondante del Liceo Matematico è la collaborazione strutturale tra le istituzioni scolastiche e le Università del territorio, finalizzata alla co-progettazione dei percorsi, al monitoraggio delle attività e alla formazione dei docenti.
Su specifica richiesta della scuola, tali attività potranno inoltre essere riconosciute nell’ambito dei percorsi di “formazione scuola-lavoro”.
La metodologia adottata si discosta nettamente dalla lezione frontale convenzionale, privilegiando un ambiente pedagogico basato sulla didattica laboratoriale.
È promosso l’utilizzo di strumenti tecnologici, manipolativi e storici, unitamente all’impiego di metodologie attive, quali la formulazione di congetture, la modellizzazione e la discussione collaborativa.
A livello progettuale, è richiesta la strutturazione di moduli interdisciplinari che coinvolgano più aree del sapere e che portino alla realizzazione di un prodotto finale conclusivo (ne sono previsti almeno tre nel primo biennio e almeno due per ciascun anno nel triennio successivo).

Le indicazioni ministeriali suggeriscono ampie “piste di lavoro” per evidenziare i profondi e trasversali legami tra la matematica e le altre discipline:

Matematica, Scienze umane e Arte
Vengono proposti moduli volti a esplorare il legame sistematico tra Matematica e Filosofia, Matematica e Musica (studiando, ad esempio, le onde sonore e le scale musicali), nonché Matematica e Letteratura, mediante l’analisi dell’opera di autori quali Dante, Calvino e Leopardi. Nell’ambito delle discipline artistiche e storiche, si suggerisce l’approfondimento della matematica delle mappe e della cartografia, della prospettiva, delle proporzioni e persino della complessa geometria degli origami.

Informatica, Logica e temi di attualità
I percorsi includono lo studio della crittografia (dai codici classici all’algoritmo asimmetrico moderno RSA), la computabilità e le macchine di Turing, l’Intelligenza Artificiale (con un’attenta disamina delle relative implicazioni etiche), l’educazione all’argomentazione rigorosa e la Teoria dei giochi.

Geometria, dati e modelli
Le tematiche includono lo studio dei frattali, le geometrie non euclidee, e l’analisi dei modelli preda-predatore o della curva logistica nell’ambito della dinamica delle popolazioni, essenziali per la pianificazione ambientale e lo studio della demografia.

In sintesi, la sperimentazione del Liceo Matematico si propone come un percorso formativo di elevato spessore culturale, orientato a restituire alla disciplina matematica la sua fondamentale funzione di strumento interdisciplinare di indagine, indispensabile per la decodifica e la comprensione della complessità che caratterizza il mondo contemporaneo.

In allegato, la documentazione ministeriale

Abbiate la forza di cambiare le cose

Il messaggio di uno studente del “Secusio” di Caltagirone per il 54° Concorso Nazionale EIP Italia, impegnato in questi giorni nell’Esame di maturità al Liceo classico


Se alla terra un giorno verrà chiesto “Chi ti ha fatto del male?”, quale sarà la sua risposta, o voi dietro lo schermo?
E se ai mari un giorno verrà chiesto “Chi vi ha reso così inquinati?”, quale sarà la loro risposta, o miei carissimi ascoltatori?
Se a un uomo verrà chiesto un giorno “Chi ti ha rapito torturato e ucciso?”, quale sarà la sua risposta?
È inutile che andate a cercare nei libri di storia o su internet perché la risposta è semplice: “è l’uomo! è sempre stato l’uomo l’artefice di tutto!”

Ad oggi, non c’è luogo sul nostro pianeta che non abbia impronta umana. La nostra esistenza è legata indissolubilmente a due forze eterne: la creazione e la distruzione.
Ma per qualche strano scherzo del fato, siamo quasi sempre attratti alla seconda. Distruggere, prevalere sugli altri, annichilire ci affascina ancora oggi in maniera inspiegabile.
Ecco perché ci sono uomini che uccidono, che combattono, che fanno battaglie, che dichiarano guerre.
Ecco perché ancora oggi esiste differenza tra chi si è preso tutto e chi, invece, ha perso tutto.

Ma non vi vedo ancora convinti.
Allora lasciate che vi mostri l’umana follia: vi porto alcuni esempi. L’umanità ha vissuto, solo nel secolo scorso, la violenza delle dittature, gli orrori dei campi di concentramento e ben due conflitti mondiali che hanno generato il maggior numero di vittime della nostra storia.
In paesi come Ucraina, Polonia, Armenia, Ruanda e Namibia si sono verificati alcuni genocidi che hanno quasi spazzato via intere popolazioni. E questi sono gli stessi Paesi in cui ancora oggi si parla di guerra e di violenza aggressiva. Non dimentichiamo inoltre che paesi come Cina, Corea del Nord, Russia, Mali, Ciad, Burchina Faso e potrei citarne altri ma mi fermo qua. Vivono ancora sotto dittatura, una dittatura che opprime la libertà individuale e che decide di censurare tutti quelli che vanno contro lo status quo. E poi non dimentichiamoci l’antichissima arte del traffico di esseri umani in zone come Libia e Venezuela.

Insomma, ormai da più di un secolo viviamo con esseri umani che hanno perso quasi del tutto il senso di umanità, o almeno così pensavo.

È vero, la nostra storia è tinta di rosso sangue ma questo non vuol dire che siano esistiti e che esistano solo guerrafondai o conquistatori.
Infatti, sono esistite ed esistono ancora oggi persone che fanno della pace, della libertà, della felice coesistenza la loro missione.

Allora ecco che alla fine della Seconda Guerra Mondiale i maggiori rappresentanti dei Paesi del mondo si riunirono a Parigi, il 10 dicembre 1948, per stabilire in maniera universale come gli esseri umani per il semplice fatto di nascere possiedono diritti inviolabili: diritto alla vita, diritto alla libertà e diritto alla sicurezza.

Ma ora basta, basta con le informazioni, con le citazioni fittizie e con questo copione. Non è più il tempo di dimostrare quello che abbiamo imparato nelle lezioni di Storia e di Educazione civica.
Il mondo si sta preparando a un nuovo conflitto e quegli stessi Paesi che si erano dichiarati roccaforti della democrazia, oggi si accingono a ripetere, anzi, ad ampliare gli errori del passato.

Ma noi?
Noi non siamo stati e non siamo gruppi paramilitari.
Non siamo nemmeno forze armate!
Noi siamo persone, siamo esseri umani e in quanto tali prima possediamo dei diritti che nessuno può toglierci.
Ma questi diritti – i nostri diritti – possono prevalere solo in un mondo in cui la voce non sia oscurata da un’esplosione o da uno sparo.

Allora mi avvicino a voi, miei carissimi ascoltatori.
Quando si spegnerà tutto, quando questo video finirà, adunatevi per la libertà, marciate imbracciando il dialogo e annunciate al mondo il vostro desiderio di pace.
Andate oltre i confini che ci isolano e andate a scoprire la bellezza della diversità.
Trasformatevi nei nuovi protagonisti della storia e fate sì che quest’ultima sia scritta con l’inchiostro e mai più col sangue.

Abbiate la forza di cambiare le cose, abbiate il coraggio di essere umani.

Un contributo di Luciano Corradini sull’enciclica Magnifica Humanitas

Un faro nella tempesta. Dal Giornale di Brescia


di Luciano Corradini

Nel 2014 un mio ex studente dell’Iti degli anni ’60 mi scrisse in una lettera: «Sono passati 50 anni, ma non posso dimenticare il tema da me svolto, sull’enciclica Pacem in Terris, di Giovanni XXIII e io la ringrazio di essere stato interprete fedele di quella direzione del vento. Quanti capitani coraggiosi c’erano: La Pira, Kennedy, M. Luther King… Ma noi oggi abbiamo ammainato le vele. La mia barca un poco scricchiola, ma accidenti se si rialzasse un refolo di vento!». Io ho continuato a insegnare nelle Università di Milano, di Roma Tre e a tenere i contatti col Ministero, col Parlamento e a scrivere sull’educazione civica. L’ultimo mio libro è «Incipit vita nova», carteggio d’amore di due liceali negli Anni ’50. Sono d’accordo con l’adolescente che ero allora e cerco di tener vivi i principi, i sentimenti e i propositi che condivido con pensatori importanti, come Edgar Morin, che ci ha lasciati a 104 anni, con Cacciari, che ha ripreso, in un’ampia riflessione, il tema della «paideia» di Platone, rilanciata da noi nel Progetto Giovani 93 e con molti altri «resistenti», anche se i ragazzi di oggi vivono in un contesto assai diverso. Sono d’accordo con quello che ero nel liceo Anni ’50 e nell’Iti Anni ’60. Al mio studente Giancarlo Rossi, che ci ha lasciati, direi che oggi si è alzato qualcosa di più di un «refolo di vento» con la «Magnifica Humanitas» di Leone XIV che affronta con chiarezza ampiezza di vedute ed equilibrio tutti i temi delle encicliche dei suoi predecessori, e della Dottrina sociale della Chiesa, ponendo al centro la grandezza della Persona Umana, davanti alle promesse, i benefici e i gravi rischi che comporta il veloce sviluppo dell’IA e l’impegno richiesto a tutte le fedi, i centri di potere, le istituzioni, i partiti, gli stati. Chiede un’alleanza educativa per l’era digitale e la centralità della scuola. Il 5° e ultimo capitolo è dedicato alla tensione fra la Cultura della potenza e la Civiltà dell’amore: armi e IA, un presunto realismo politico.

Con essa si leva «più di un refolo di vento» per le barche nel mondo

Per costruire la Civiltà dell’amore, non si nascondono le gravi difficoltà, di cui la Chiesa cattolica si fa carico, senza pretese di leadership politica e religiosa, benché fedeltà al Vangelo e ammissione delle infedeltà vissute in duemila anni, forniscono al mondo un faro che orienta nella tempesta. La consegna finale è in questi titoli: Tutti possiamo fare la nostra parte, Disarmare le parole, Costruire la pace nella giustizia, Assumere lo sguardo delle vittime, Coltivare un sano realismo, Rilanciare il dialogo, La necessità della diplomazia e del multilateralismo, Pregare e sperare. In sintesi la «Magnifica Humanitas» è un’ottima piattaforma paideutica per «sortirne insieme». È un repertorio aggiornato di educazione civica.


Ambasciatori di memoria: il viaggio da Bojano a Mauthausen contro l’indifferenza

Il traguardo di un intenso laboratorio didattico durato cinque anni, premiato dal concorso dell’USR Molise, porta gli studenti a confrontarsi con gli orrori del campo austriaco per costruire una solida coscienza civile


Questa occasione importante di viaggio non è nata per caso, ma si inserisce all’interno di un percorso promosso dall’Ufficio Scolastico Regionale (USR) del Molise e supportato dai fondi del Ministero dell’Istruzione e del Merito per i “viaggi nella memoria”.
A febbraio 2026, l’USR ha indetto un apposito Avviso Pubblico rivolto alle scuole meritevoli del territorio: l’Istituto Omnicomprensivo di Bojano ha partecipato con il progetto intitolato “La Rotta Bojano-Mauthausen: 1255 km di anticorpi contro il memoricidio”, risultando tra i beneficiari delle risorse e aggiudicandosi il Primo premio il 27 marzo 2026.
Come illustrato nell’articolo dedicato sul nostro sito web, l’iniziativa mira a costruire una vera e propria coscienza civile nelle nuove generazioni, formando gli studenti come “ambasciatori” di memoria.

Il viaggio a Mauthausen rappresenta il punto di arrivo di un laboratorio durato ben cinque anni, avviato nell’anno scolastico 2021/2022. In questo lungo arco di tempo, i ragazzi non si sono mai fermati, realizzando oltre 40 lavori di approfondimento sulla Shoah. Tra gli esempi più significativi di questo intenso cantiere di ricerca storica ci sono: lo studio sui “Giusti tra le Nazioni”, come il molisano Osman Carugno e il medico Carlo Angela; l’emozionante corrispondenza via email con Hanna Gofrit, sopravvissuta alla persecuzione nazista; la conoscenza e gli scambi con Edith Bruck; i progetti su Salvo d’Acquisto e le iniziative di cittadinanza attiva nello “Spazio Agorà” per sensibilizzare la comunità di Bojano.
I ragazzi hanno inoltre adottato simbolicamente le vittime tramite l’iniziativa “I Remember Wall” e hanno contribuito attivamente alla deposizione di una targa commemorativa presso l’ex campo di internamento di Bojano, sottraendo all’anonimato un pezzo importante della storia locale.

L’aspetto centrale del progetto è il viaggio di sei giorni destinato a nove studenti e un docente. Il gruppo ha documentato l’esperienza redigendo un “diario di bordo”, simbolo della memoria che viene tramandata e custodita. La meta è il campo di concentramento di Mauthausen, un campo di “terza categoria” tristemente noto per l’annientamento attraverso il lavoro forzato, dove furono deportate circa 190.000 persone.
Gli studenti hanno esplorato i luoghi simbolo di questa tragedia: la cava di granito Wiener Graben, dove i detenuti lavoravano senza misure di sicurezza, e la terrificante “Scala della Morte”, i cui 186 gradini costavano quotidianamente la vita a chi era costretto a trasportare blocchi di pietra pesanti fino a 50 kg sotto le percosse delle SS.
Il percorso ha toccato la “Porta Mongola”, ingresso principale del campo dove i deportati venivano privati di ogni identità per diventare semplici numeri, il Piazzale dell’Appello, teatro di estenuanti conteggi al freddo e sotto la pioggia, e il “Muro del Pianto”, oggi ricoperto da sassi commemorativi estratti dalla stessa cava del campo.
La visita si è inoltrata fino agli orrori più estremi: le baracche prive di igiene, i luoghi degli esperimenti medici, le camere a gas, i forni crematori e il Cimitero delle Ceneri, per concludersi nella toccante “Stanza dei nomi”, un memoriale che rende visibile l’enormità di oltre 82.000 vite spezzate.

Un ringraziamento speciale e le più sentite congratulazioni vanno alla professoressa Italia Martusciello e agli studenti della classe VA ITE: con straordinaria dedizione, passione e sensibilità, hanno saputo trasformare lo studio della storia in un vero baluardo contro l’indifferenza.

Nota: Insieme a questo articolo, vi invitiamo a consultare il file allegato per esplorare in dettaglio tutto il materiale, le immagini e le testimonianze raccolte durante questo eccezionale percorso didattico.

Impegno scolastico e senso civico

Encomio da E.I.P. Italia per due studentesse di Bojano


L’Associazione E.I.P. Italia ha conferito una nota di encomio ufficiale a Fabiola Gianfrancesco e Rossella Di Lollo, due giovani che frequentano la classe V A dell’Istituto Tecnico Economico presso l’Istituto Omnicomprensivo “Lombardo Radice – Amatuzio Pallotta” di Bojano.
I riconoscimenti, firmati dalla Presidente Nazionale Anna Paola Tantucci, intendono valorizzare un percorso di studi basato sulla dedizione, la costanza e la rettitudine.

Durante il loro percorso scolastico, Fabiola e Rossella si sono distinte non solo per la capacità di rielaborare criticamente i contenuti appresi, ma anche per l’attenzione dedicata ai percorsi di Educazione civica, disciplina vissuta come strumento concreto per sviluppare la consapevolezza del ruolo del cittadino e il rispetto delle istituzioni.

La motivazione dell’encomio sottolinea in particolare la dimensione umana ed etica dimostrata dalle due studentesse: rifiutando le logiche di eccessiva competitività e individualismo, hanno saputo interpretare l’apprendimento come un bene collettivo, offrendo il proprio supporto ai compagni di classe con discrezione e spirito di condivisione.
In questo senso, le due alunne incarnano pienamente l’obiettivo che la scuola e la nostra Associazione perseguono congiuntamente: formare non solo persone istruite, ma cittadini responsabili.

Considerando che le studentesse stanno per concludere il loro quinquennio, E.I.P. Italia desidera rivolgere a Fabiola e Rossella i più sinceri auguri per l’imminente Esame di maturità: auspichiamo che questo traguardo rappresenti il primo passo per un sereno e proficuo proseguimento degli studi.

Come sottolineato nelle motivazioni, questo encomio non rappresenta un punto d’arrivo. L’augurio e la speranza della nostra Associazione è che Fabiola e Rossella possano continuare a collaborare attivamente con E.I.P. Italia anche in futuro, mettendo la loro maturità e la loro sensibilità civica a disposizione dei nostri progetti e della collettività.

Una storia al servizio della scuola

Il 24 maggio si sono celebrati 54 anni di storia dell’Associazione EIP Italia


La storia delle origini dell’Associazione internazionale École Instrument de Paix (EIP) è un lungo cammino che si sviluppa a partire da una motivazione pragmatica del suo fondatore, Jacques Mühlethaler, e culmina nella creazione di un’Organizzazione Non Governativa riconosciuta a livello internazionale.
Era inizialmente un libraio, un grande distributore di editori e anche un piccolo editore. Nel periodo della “guerra fredda”, decise di aprire un nuovo dipartimento dedicato ai libri di testo, pensando che questi si sarebbero venduti anche in caso di conflitto. Il primo passo fu un’analisi dei libri che distribuiva: testi di letteratura, grammatica, geografia e matematica. Tale analisi lo condusse a constatare che, specialmente nell’insegnamento della storia nei testi francofoni, nessun libro era obiettivo e tutti si contraddicevano. Si rese conto che nei paesi autoritari, i libri di testo sono “fabbriche per creare soldati, nemici, settari, fanatici e assassini”.
Nonostante questa osservazione, egli continuò a vendere i libri finché gli affari andavano bene. Il vero punto di svolta arrivò nel 1958, quando perse il suo secondo fratello, chirurgo e suo migliore amico, ucciso in circostanze drammatiche nella guerra d’Algeria. Mühlethaler pianse quotidianamente per la “vergogna della guerra”, ma presto si rese conto che piangere era privo di significato attivo e non avrebbe contribuito alla pace. Capì che coloro che avevano combattuto credevano nella loro storia e nei loro insegnanti, anteponendo il dovere al diritto. Per ottenere un cambiamento, quindi, non ci si poteva limitare a piangere i morti, ma occorreva ma mobilitarsi per una azione per la pace “per mezzo della scuola”.
Secondo la sua visione, la pace è “vivere insieme nella più grande tranquillità”, attraverso la tolleranza, atteggiamento che esige una “grandissima umiltà” attraverso “l’oblio di me per comprendere l’altro”; e attraverso il rispetto e la difesa della vita dell’uomo, indipendentemente dalla sua condizione.
L’elaborazione pedagogica di queste intuizioni, i viaggi che gli valsero l’appellativo di “Jacques La Paix” (Mühlethaler, 1962; 1964) e il contributo di Jean Piaget, attivo in quel periodo a Ginevra (Piaget, 1934) portano nel 1968 alla definizione dei “Principi Universali di Educazione Civica” che si aprono con l’affermazione di una scuola al servizio dell’umanità (Tantucci, Rovida, 2023):

I. L’École est au service de l’humanité
II. L’École ouvre à tous les enfants du monde le chemin de la compréhension mutuelle
III. L’École apprend le respect de la vie et des êtres humains
IV. L’École enseigne la tolérance, cette attitude qui permet d’accepter chez les autres des sentiments, des manières de penser et d’agir différents des nôtres
V. L’École développe chez l’enfant le sens de la responsabilité, l’un des plus grands privilèges de l’être humain
VI. L’École apprend à l’enfant à vaincre son égoïsme. Elle lui fait comprendre que l’humanité ne peut progresser que par des efforts personnels et l’active collaboration de tous.

Sul finire degli anni ‘60 prende corpo l’attività associativa a livello internazionale (EIP, 1994). Viene messa in circolazione una piccola brochure trimestrale, la rivista “École et Paix”, destinata ai membri e agli insegnanti. Nel 1968 viene istituita una rete di corrispondenza scolastica, che dà vita al progetto del “Quaderno dell’Amicizia”, con l’obiettivo di promuovere la fraternità tra i bambini, facendo sì che il donatore inserisse il proprio nome e un piccolo messaggio, mettendo in moto la scuola “al servizio dell’umanità”. Nel 1978 viene promossa la traduzione e pubblicazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, con l’utilizzo di un linguaggio semplificato e la prima traduzione e pubblicazione in braille.
Nel 1979 viene organizzato il primo Congresso internazionale a Roubaix sui mezzi didattici per l’insegnamento dei diritti umani a scuola e viene istituito il “Centre International de Formation pour l’Enseignement des Droits de l’Homme et de la Paix”, un centro pionieristico nel campo con lo scopo di formare gli insegnanti, avvalendosi di specialisti del diritto e della psicopedagogia.
Nel corso degli anni EIP, a livello internazionale, ha ottenuto un riconoscimento significativo, anche grazie ad attività consultive presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC), l’UNESCO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e il Consiglio d’Europa.
Negli anni ‘80 l’azione di EIP ha ricevuto alcuni significativi premi. Nel 1981 ha ricevuto una Menzione d’onore nell’ambito del “Prix UNESCO de l’enseignement des droits de l’homme” come riconoscimento per il contributo esemplare apportato allo sviluppo dell’insegnamento dei diritti umani. Nel 1982 è stata insignita da UNESCO del “Premio Comenius” per il contributo pedagogico (“pro doctrina paedagogica amplissime augenda necnon promovenda”). Nel 1988 ha ricevuto il Premio “Messaggero della pace” da Javier Pérez de Cuéllar, Segretario generale delle Nazioni Unite.

La sezione italiana viene fondata nel 1972 a Roma su iniziativa di un gruppo di persone impegnate in ambito educativo, tra cui Guido Graziani e Marisa Romano Losi, con il contributo di figure di spicco del pacifismo italiano come Aldo Capitini e Padre Ernesto Balducci. Obiettivo principale è promuovere, attraverso la scuola, un insegnamento al servizio della pace mondiale, con la promozione di diverse attività.
Tra le altre emergono, in particolare, la formazione alla educazione civico-politica dei giovani (Augenti, 2020), la promozione della cittadinanza europea, attraverso la dimensione ludica e la scoperta delle radici comuni delle culture e delle storie (Cecinelli, Tantucci, 2000) e l’educazione alla pace (Carretta, Lembo, 2005).
Fin dall’inizio la metodologia di EIP Italia è stata caratterizzata dalla promozione di un Concorso per le scuole italiane di ogni ordine e grado chiamate a proporre attività didattiche e progetti legati ad uno specifico tema annuale. 
Dal 2008 è attivo un Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito rinnovato ogni tre anni, che prevede tra le azioni promosse in collaborazione anche la valorizzazione delle progettualità delle istituzioni scolastiche, innovative e sperimentali, sui temi dell’EC attraverso concorsi, eventi e giornate dedicate e, in modo specifico, “favorire l’implementazione di strumenti volti ad attuare aspetti specifici relativi ai diversi nuclei tematici dell’Insegnamento trasversale di educazione civica (Albo delle buone pratiche, Concorso nazionale per la valorizzazione delle migliori esperienze)” (Protocollo d’intesa, 2024).
Percorrendo in modo sistematico i titoli delle ultime trentacinque edizioni del Concorso, è possibile evidenziare una forte e coerente focalizzazione su alcuni grandi temi educativi e civici, che possono essere raggruppati in alcune macro-categorie:
Pace: è il filo conduttore più evidente e frequente, in linea con la missione di EIP Italia. Tra gli altri titoli: “La pace nel progetto educativo…” (1992), “La sfida della pace tra cambiamenti e conflitti…” (2000), “Globalizzare la P@ce…” (2001), “Dai diari di Guerra alle pagine di pace…” (2015), “Pace, Giustizia e Istituzioni solide” (2023), “Fidati della pace” (2025).
Diritti Umani: “L’educazione ai diritti umani” (1996, 1999), “Passato, presente e futuro dei Diritti Umani” (1998), “70 anni di diritti umani e di democrazia costituzionale” (2018).
Costituzione e valori civici: “Società civile e cittadinanza per il rispetto della persona” (2005), “Gioielli d’Italia: la Costituzione come mappa del tesoro” (2009), “La Tavola periodica della Costituzione” (2021).
Sviluppo sostenibile e tutela dell’ambiente: “La pace nell’ecosistema planetario” (1991), “L’educazione alla democrazia nel rispetto della persona umana e dell’ambiente” (1994), “L’acqua bene comune dell’umanità” (2003)
Europa e cittadinanza multiculturale: “La scuola in una società multiculturale” (1996), “L’Europa compie 50 anni…” (2007), “Rifondiamo i valori per un’Europa del futuro” (2014), “Aiutiamo l’Europa a ritrovare la bussola per una fraternità di tutti i colori” (2017).
I temi dei Concorsi Nazionali di EIP Italia si pongono in perfetta sintonia e spesso anticipano i contenuti dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” (Legge 169/2008), alla cui elaborazione ha contribuito con il lavoro di due rappresentanti, Anna Paola Tantucci e Ottavio Fattorini, designati tra i membri della Commissione presieduta dal Prof. Luciano Corradini (2009), con cui nel tempo l’Associazione EIP ha portato avanti diverse collaborazioni. Analoghe osservazioni possono essere riferito all’Insegnamento di EC (Legge 92/2019), con proposte su tematiche quali la Costituzione, i Diritti umani, i valori civici, la pace, la solidarietà, la salute e l’ambiente, ipotizzando attività che, per loro natura, richiedono una visione interdisciplinare.
A partire dalla 51esima edizione nell’anno scolastico 2022-2023, nel contesto del medesimo Concorso nazionale è stato inserito Premio speciale per le “Migliori esperienze di Educazione civica”, secondo lo spirito dell’articolo 10 della Legge 92/2019 assegnato a progetti particolarmente rilevanti per la definizione del curricolo di Istituto di EC. 
Ne emerge il quadro di una sorta di laboratorio di buone pratiche “ante litteram”, potenziale fonte storica per l’evoluzione dell’EC nella scuola italiana, che, per oltre trent’anni, ha coltivato gli stessi obiettivi e contenuti che la Normativa italiana più recente ha reso istituzionali nell’ambito dell’Insegnamento di EC.

Le mani, la mente e il mercato: la complessa Riforma degli Istituti Tecnici tra ritardi e libertà educative

Oltre il pregiudizio umanistico e il rischio di derive aziendalistiche: un’analisi del nuovo modello 4+2, del nodo delle Linee Guida mancanti e della necessità di puntare alla “soggettivizzazione” degli studenti, rileggendo il pedagogista Gert Biesta.


Se in Italia c’è un pregiudizio ostinato, un vero e proprio retaggio culturale che ci portiamo addosso da oltre un secolo, è quello che divide rigidamente chi studia sui libri da chi impara “facendo”. È un’eredità lontana, che affonda le sue radici nella Legge Casati del 1859 e poi nella Riforma Gentile del 1923, quando gli Istituti Tecnici vennero inquadrati senza mezzi termini come “canali secondari”. Da allora, nella mentalità italiana è rimasta una faglia sismica: da una parte la nobiltà della cultura teorica, dall’altra la presunta subalternità di quella tecnico-pratica.
Eppure, i dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione e del Merito sfatano questo mito. Le scelte per le iscrizioni all’anno scolastico 2026/2027 ci dicono che gli Istituti Tecnici sono scelti dal 30,84% degli studenti italiani. Un dato strutturale e incredibilmente stabile (l’anno precedente era al 31,32%). Stiamo parlando di quasi un terzo dei nostri giovani.

Oggi, tuttavia, viviamo un paradosso: le aziende cercano disperatamente “menti d’opera” specializzate per governare la transizione ecologica e digitale, ma fatichiamo a colmare l’asimmetria tra domanda e offerta lavorativa. Per curare questa frattura, lo Stato ha varato una riforma epocale delineata dal Decreto Ministeriale 29 del 19 febbraio 2026 e chiarita dalla Nota ministeriale 253. Una riforma ambiziosa, ma afflitta da insidie organizzative e mancanze burocratiche.

L’obiettivo della Riforma, in linea con gli impegni del PNRR, è allineare i curricoli alla domanda di competenze del piano “Industria 4.0”. Dal punto di vista ordinamentale vengono confermati i due grandi macro-settori: Economico e Tecnologico-Ambientale. Vengono potenziate le materie STEM, l’internazionalizzazione tramite la metodologia CLIL nel triennio e introdotti i “Patti educativi 4.0” per la condivisione di laboratori e risorse con le imprese e gli enti di ricerca.

Il nodo strutturale che più interroga le famiglie riguarda però i percorsi a disposizione. Sgombriamo il campo da un equivoco: il percorso di cinque anni rimane il pilastro fondamentale del sistema. A questo impianto storico, la Legge 121/2024 ha affiancato la filiera formativa tecnologico-professionale, che introduce il sistema sperimentale “4+2”. Non si tratta di uno “sconto” sul tempo scuola, ma di un percorso quadriennale in cui gli obiettivi formativi vengono garantiti e compressi, per sfociare poi in un ponte diretto verso i due anni successivi di alta specializzazione presso gli ITS Academy.

La riforma chiede alle scuole di superare l’insegnamento per materie isolate a favore di una didattica per Unità di Apprendimento (UdA) interdisciplinari. Per farlo, il Ministero affida un’enorme flessibilità oraria: si arriva fino a 231 ore annuali di autonomia nel quinto anno a disposizione dell’istituto, un vero e proprio strumento di “sartoria didattica”.
Tuttavia, emerge una criticità gravissima. Ad oggi, a fronte di questo enorme lavoro di progettazione richiesto ai Collegi Docenti, mancano ancora le Linee Guida ministeriali. Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) aveva chiesto al Ministero di darsi un termine di 60 giorni per emanarle, ma la richiesta è stata respinta poiché il termine non è stato ritenuto “sufficiente” per redigere un documento così complesso. Se è complesso per i tecnici ministeriali, come possono i docenti progettare l’offerta formativa nel buio normativo? Il tutto, va ricordato, all’insegna della solita “invarianza finanziaria”, ovvero senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Queste forzature strutturali hanno portato molti docenti e sindacati a scioperare, denunciando il rischio di una “deliceizzazione”: il timore è che le scuole tecniche si trasformino in puri centri di addestramento aziendale, perdendo la loro anima critica ed educativa.
In questo snodo ci viene in soccorso il pensiero del filosofo dell’educazione Gert Biesta. Spesso il suo pensiero è usato per criticare la deriva aziendalistica, ma Biesta non è affatto contro le scuole tecniche o le competenze pratiche. Egli ci ricorda che una “Buona Educazione” si fonda su tre scopi fondanti:
Qualificazione: fornire conoscenze e abilità per “fare qualcosa” (es. formare un ottimo perito informatico).
Socializzazione: inserire gli individui nei valori della società.
Soggettivizzazione: il processo attraverso cui rendiamo lo studente consapevole della propria libertà, ponendolo nel mondo come “attore” e non come semplice “spettatore”.

    Il problema sorge quando la scuola si ferma ai primi due punti, producendo solo lavoratori competenti e cittadini obbedienti. La vera sfida per gli Istituti Tecnici è lavorare per la soggettivizzazione attraverso le materie tecniche. Quando i docenti useranno le ore di autonomia per insegnare a progettare una rete di telecomunicazioni o analizzare il bilancio di una multinazionale, dovranno fare domande scomode: Qual è l’impatto ambientale di questa filiera? Come si tutelano i diritti dei lavoratori?. L’insegnante tecnico deve donare lo sguardo critico sul mondo, mostrando che la tecnologia non è mai neutra.

    La preparazione tecnica e lo sguardo sul proprio futuro lavorativo non sono in contraddizione con la formazione dell’essere umano. Come ricorda lo stesso Biesta: “non ci concentriamo su come gli individui crescono, ma su cosa significa vivere la propria vita nel e con il mondo, tenendo presente che, come esseri umani, siamo esseri indeterminati e dobbiamo fare qualcosa della nostra vita”.

    Quando i nostri studenti varcheranno la soglia di un’impresa 4.0, non dovranno essere “l’oggetto” di quelle forze economiche, ma esserne i “soggetti”, capaci di costruire il proprio futuro con libertà e giudizio critico.

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    Questo articolo è tratto dalla terza puntata del podcast “ChiaroScuola”, scritto e registrato dal Dirigente scolastico Francesco Rovida.
    Per ascoltare l’episodio completo puoi cliccare qui.