Tutti gli articoli di Francesco Rovida

Dalle cicatrici di Sharpeville alla voce dei diritti

Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, 21 marzo


La Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, celebrata ogni 21 marzo,invita a riflettere sul valore universale dell’uguaglianza e sul rifiuto di ogni forma di discriminazione.Istituita nel 1966 dalle Nazioni Unite, la ricorrenza nasce per ricordare il tragico Massacro di Sharpeville del 1960, avvenuto a Sharpeville, in Sudafrica, quando la polizia aprì il fuoco su una manifestazione pacifica contro le leggi discriminatorie dell’Apartheid, uccidendo 69 persone.Partendo da quella ferita storica, l’iniziativa propone una riflessione sui diritti umani, sulla memoria e sulla responsabilità civile. Attraverso un percorso educativo e culturale, si intende trasformare il ricordo delle vittime in una voce viva di consapevolezza, capace di promuovere il rispetto delle differenze, il dialogo interculturale e l’impegno attivo contro ogni forma di razzismo.

Semi di rinascita: il 21 marzo tra scuola, società e territorio

Radici di libertà: coltivare la cultura del rispetto e della giustizia


La Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno, istituita ufficialmente dalla legge n. 20 dell’8 marzo 2017 e celebrata ogni anno il 21 marzo in coincidenza con l’inizio della primavera. Essa nasce nel 1996 dalla tenacia di Saveria Antiochia con l’obiettivo di trasformare il dolore dei familiari in un’azione corale di cittadinanza attiva, unendo scuole, università e associazioni in un percorso educativo che, attraverso la lettura dell’elenco delle vittime innocenti, il riutilizzo sociale dei beni confiscati e l’uso di nuovi linguaggi mira a contrastare la corruzione e la cultura mafiosa.

Oltre il presente: educare ai diritti del futuro

La valutazione di impatto generazionale in un Paper di ASVIS


Insegnare la pace e i diritti umani significa, prima di tutto, coltivare un profondo senso di responsabilità verso l’altro. Di solito, questo “altro” ha il volto dei nostri studenti o dei popoli che soffrono nel presente. Tuttavia, il recente rapporto “Future Paper 1/2026” ci invita a estendere il nostro sguardo a chi ancora non ha voce: le generazioni future. La giustizia intergenerazionale non è solo una questione economica, ma un pilastro di solidarietà comunitaria che affonda le radici nella tutela dei diritti fondamentali nel tempo. In Italia, la Legge n. 167 del 2025 ha finalmente sancito l’obbligo per il Governo di valutare le nuove norme in termini di effetti sociali e ambientali sulle giovani generazioni. Si tratta di un salto culturale che trasforma il principio costituzionale di tutela del futuro, inserito nel 2022, in uno strumento operativo concreto.

Perché questa legge non rimanga un esercizio burocratico, gli autori del Paper propongono dieci raccomandazioni strategiche che noi, come associazione impegnata nell’educazione, dobbiamo conoscere e sostenere.

La prima raccomandazione suggerisce di assumere la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) come una vera “infrastruttura cognitiva permanente” del processo normativo, superando la logica dei singoli settori per abbracciare una prospettiva estesa a tutto il corso della vita. Il secondo punto esorta a utilizzare la VIG come una leva per spostare le politiche pubbliche da una logica puramente difensiva a una generativa, capace di ampliare le opportunità e l’autonomia delle nuove generazioni. Terzo, è fondamentale rafforzare la partecipazione delle cittadine, dei cittadini e soprattutto delle e dei giovani, rendendola una componente strutturale e non simbolica della valutazione.
La quarta indicazione riguarda la necessità di garantire l’indipendenza tecnica degli organismi responsabili della VIG, dotandoli di risorse umane e strumentali qualificate per assicurare analisi di alta qualità. Quinto, occorre rafforzare la capacità del Parlamento di utilizzare i risultati della VIG, estendendo la valutazione anche agli emendamenti introdotti durante l’iter legislativo. Sesto, bisogna assicurare la tempestività della valutazione, in particolare per i decreti-legge che determinano effetti significativi sui giovani.
Il settimo pilastro promuove l’uso della VIG a livello locale, favorendo lo scambio di buone pratiche tra Comuni, Regioni e Stato per creare modelli comuni di giustizia intergenerazionale. Ottavo, è indispensabile potenziare il sistema informativo nazionale e l’ecosistema dei dati su infanzia, adolescenza e transizioni generazionali per basare le scelte su evidenze solide. Nona raccomandazione: rafforzare la base metodologica della VIG costruendo modelli e indicatori integrati che includano non solo variabili economiche, ma anche sociali e ambientali. Infine, la decima, invita a considerare sempre gli effetti degli andamenti demografici di medio-lungo periodo, rendendo espliciti i compromessi necessari in contesti di bassa fecondità e invecchiamento accelerato.

Come educatori, sappiamo che la povertà educativa è la più subdola delle ingiustizie, poiché nega alle bambine e ai bambini la possibilità di affrontare le sfide del proprio tempo con strumenti adeguati. L’equità intergenerazionale è, in ultima analisi, un patto educativo che riconosce nell’istruzione la chiave per la dignità e la partecipazione attiva.


LABORATORIO DI CITTADINANZA:
IL FUTURO SOTTO PROCESSO

Una proposta di Debate

La Tesi del Giorno: “Questa Assemblea approva l’introduzione di una tassa immediata sul consumo di plastica monouso e sui voli aerei nazionali per finanziare un fondo pensionistico garantito e borse di studio digitali per chi nascerà dopo il 2030.”

Per preparare le argomentazioni, entrambe le squadre devono analizzare la proposta usando le domande chiave utilizzate dagli esperti in Europa:
Impatto sulle fasi della vita: Questa misura svantaggia ingiustamente le persone che si trovano in una particolare età oggi (es. i lavoratori attuali o i giovani che viaggiano per studio)?
Impatto nel tempo: La legge crea benefici solo tra molto tempo o danneggia eccessivamente chi vive nel presente?
Trasmissione delle disuguaglianze: Questa scelta rischia di far sì che chi è già povero oggi lo sarà ancora di più in futuro?
Libertà di scelta: Stiamo decidendo troppo per chi verrà dopo, limitando le loro opzioni di vita?
Visione comune: Questa legge ci avvicina o ci allontana dall’idea di Italia e di Europa che vogliamo costruire per il 2050?

SQUADRA PRO (custodi): deve dimostrare che preservare le risorse e garantire diritti a chi non ha ancora voce è l’unico modo per rispettare la Costituzione e il principio di “giusti risparmi”. Deve puntare sulla necessità di correggere i debiti ambientali e sociali ereditati.

SQUADRA CONTRO (“realisti”): deve dimostrare che la misura crea un’ingiustizia immediata verso chi vive oggi, magari aumentando la povertà delle famiglie attuali per un beneficio incerto. Deve analizzare se il “tasso di sconto” applicato al benessere presente sia troppo alto.

Ricordiamo che per rendere queste discussioni efficaci, il Paese dovrebbe seguire le linee guida del Paper:
assumere la valutazione generazionale come infrastruttura cognitiva permanente
spostare le politiche verso una logica generativa e non solo difensiva rafforzare la partecipazione strutturale dei giovani
garantire l’indipendenza tecnica di chi valuta le leggi
potenziare la capacità del Parlamento di analizzare gli impatti nel tempo
assicurare che la valutazione sia tempestiva per ogni atto normativo
promuovere l’uso di questi strumenti anche a livello locale nei Comuni
potenziare i dati su infanzia e adolescenza per decidere meglio
rafforzare la base metodologica con modelli scientifici integrati
considerare sempre l’effetto reale degli andamenti demografici nel lungo periodo

Per l’insegnante: Questo esercizio trasforma la scuola in un “laboratorio di democrazia anticipatoria”, dove i ragazzi imparano che ogni scelta politica ha una “eco” che risuona per decenni.


Oltre i confini: il coraggio delle donne iraniane tra repressione e libertà

Dedichiamo l’8 marzo alle donne iraniane


L’8 marzo non è soltanto una ricorrenza sul calendario, ma un momento di profonda riflessione politica e umana che quest’anno volge lo sguardo verso l’Iran. In quel territorio, la condizione femminile è segnata da una dicotomia lacerante: da un lato l’oppressione sistematica esercitata dal regime, dall’altro una resistenza civile senza precedenti che ha visto le nuove generazioni porsi in prima linea per il cambiamento.

Nonostante la brutale repressione seguita alle proteste del 2022, scatenate dalla tragica morte di Mahsa Amini, il panorama sociale iraniano è mutato in modo irreversibile. A Teheran e in molte altre città, migliaia di donne hanno compiuto una scelta dirompente nella sua semplicità: hanno smesso di indossare il velo obbligatorio. Questo atto di sfida quotidiana è diventato un fenomeno talmente capillare da superare la capacità di controllo degli apparati di sicurezza. Il governo ha reagito intensificando la sorveglianza e introducendo nuove leggi restrittive nel tentativo di ripristinare il controllo sociale, ma la spinta verso la libertà appare ormai inarrestabile. Figure iconiche come Narges Mohammadi, Premio Nobel per la pace 2023, continuano a guidare la resistenza persino dalle celle di un carcere, ricordando al mondo che la vera rivoluzione nasce dal popolo, poiché il regime attuale non rispecchia più le istanze e l’identità della società civile.

Per onorare questa lotta e approfondire le dinamiche di un movimento che scuote le coscienze globali, la Municipalità 5 di Napoli ha organizzato un incontro di alto valore civile dal titolo “Oltre i confini: diritti, democrazia e coraggio delle donne iraniane”. L’appuntamento è fissato per mercoledì 11 marzo alle ore 10:00 presso la Sala Silvia Ruotolo, in via Morghen 84, al secondo piano.

L’evento si aprirà con i saluti istituzionali di Clementina Cozzolino, Presidente della Municipalità 5, e di Tiziana D’Aniello, Assessora alle Pari Opportunità. La mattinata sarà introdotta e moderata da Ersilia Di Palo, di EIP Italia Scuola Strumento di Pace, che guiderà un dibattito ricco di testimonianze e analisi tecniche.

Tra gli interventi principali, l’attivista Rozita Shoaei, dell’Associazione Culturale Azadi degli Iraniani di Napoli, illustrerà il “Movimento Donna. Vita. Libertà” come espressione massima di democrazia in Iran. A seguire, l’avvocato Natascia Jafary, membro della Commissione Diritti Umani COA Napoli, esaminerà la condizione della donna tra violenza sociale e violazione dei diritti umani, mentre Pierluigi Romanello, della Commissione Pari Opportunità DiGiur della Federico II, offrirà un excursus storico e legale sulle discriminazioni del passato e del presente. L’incontro vedrà anche la partecipazione di Isabella Continisio e Margherita Siniscalchi, rispettivamente Presidenti delle Commissioni Pari Opportunità e Scuola, per ribadire l’importanza dell’educazione e della solidarietà internazionale come strumenti di emancipazione.

Possiamo ancora lottare. Possiamo ancora sperare

Giornata della donna all’UNITRE il 3 marzo 2026


Si è svolta il 3 marzo 2026 la celebrazione della Giornata Internazionale della Donna presso la sede dell’UNITRE di Napoli in via Belvedere al Vomero.

È stata significativa e emozionante perché ha visto la sinergia, l’intervento e la collaborazione di tanti soggetti e associazioni. Fra queste ultime un ruolo di spicco ha avuto la Sezione Campania di EIP Italia Scuola Strumento di Pace, che da decenni lavora sul territorio campano e cittadino in particolare, per promuovere, nelle scuole soprattutto, l’educazione alla pace e ai diritti umani.  In tempi attuali, quanto mai difficili e bui, per tutto ciò che accade intorno a noi e oltreoceano, nella deriva reazionaria che sta colpendo buona parte del mondo con guerre continue quanto assurde, parlare ancora di pace sembra un’utopia. Noi, che ci riconosciamo nei principi di Educazione civica di EIP, la prendiamo come sfida, come impegno ostinato e costante perché crediamo ancora nella possibilità di un mondo migliore e nuovo. Ecco, l’evento di ieri ha rappresentato una dimostrazione di tutto questo.

La presenza della delegata regionale, prof.ssa Paola Carretta, della delegata per la città metropolitana, prof.ssa Elvira D’Angelo e della poetessa e scrittrice prof.ssa  Elena Opromolla è stata essenziale poiché ha richiamato l’attenzione sui temi fondamentali della pace. La prof.ssa Silvana Rinaldi ha  coordinato attivamente l’organizzazione della mattinata.

La grande novità è stata il collegamento interessante tra argomenti riguardanti la Donna, l’educazione all’affettività e la loro trattazione anche in  inglese, che ha reso l’idea della possibilità di un impegno globale, grazie all’uso della lingua inglese. Non da meno è stata la partecipazione dei ragazzi del Liceo “Mazzini” di Napoli che da anni partecipa ai nostri concorsi EIP e alle nostre attività. La docente, prof.ssa Rossella Di Maio, ha guidato gli alunni della quinta M del Liceo delle Scienze Umane in una performance sull’importanza del linguaggio di genere per prevenire e risolvere i conflitti. Proprio questo tema è stato affrontato più volte durante la manifestazione, sia con le poesie di Opromolla sia con interventi di esperti di pedagogia, e in generale è stata sottolineata più volte l’importanza di collegare l’educazione affettiva ai temi della pace contro la violenza. “È fondamentale che ognuno parta da sé e che impari a conoscere sé stesso e le proprie emozioni. Pace non è assenza di conflitto ma riconoscimento di questo e corretta gestione delle relazioni, con sé stessi e con l’altro. L’educazione ai sentimenti dunque diventa base fondamentale da cui partire per educare contro la violenza e per una pace autentica”. Questo il tema di tanti interventi.

Crediamo fermamente che la conoscenza e la gestione dei propri sentimenti assuma il ruolo di timone delle emozioni attraverso cui sviluppare una simpatia e poi un’empatia verso l’altro. Infatti, solo se riconosco l’altro come persona da rispettare e solo se mi sento riconosciuto come persona a mia volta, posso ancora credere nella pace e lavorare per la pace

La giornata, iniziata in modo gioioso con il canto “Sebben che siamo donne” con l’ingresso ballato della psicopedagogista Marina Salvia, che indossava per l’occasione un grande cappello da mondina, ha inteso portare alla riflessione su questi temi in modo agile e profondo. 

Dopo i saluti di accoglienza e di benvenuto della Presidente Mariarosaria Figliola, e un breve video dell’attore Patrizio Rispo sull’importanza del progetto “Iceberg” che da più di un decennio l’UNITRE porta avanti contro la violenza di genere, Paola Carretta ed io abbiamo portato i nostri contributi su “DONNE E DIRITTI”  con  l’excursus della conquista dei diritti delle donne negli ultimi due secoli e  sulla STORIA DELL’OTTO MARZO a partire dalla Rivoluzione Russa con figure centrali come Zetkin, Kollontaj e Luxemburg. È  stato essenziale in questo momento storico il parallelo con la situazione in Iran dove le donne sono tuttora vittime di oppressione e violenza e il racconto su Masha Amini, vittima innocente della polizia iraniana per non aver indossato correttamente il velo, situazione tragica che la nostra poetessa Opromolla ha ricordato con la poesia “Ci voleva lei”.

A seguire, la dott.ssa Grazia Rutoli, ha parlato dei dati sui “femminicidi” negli ultimi anni collegandosi con le nuove normative. Suggestiva e commovente la seconda poesia di Opromolla dedicata alla vittima di femminicidio Giulia Tramontano, dal titolo “Io non commento”.

Poi  la coinvolgente performance dei ragazzi. Infine l’esposizione del sito in inglese, frutto del lavoro ventennale di Elvira D’Angelo, che ha inteso realizzare con il sito “English for Peace” una repository di buone pratiche realizzate negli anni di insegnamento con il metodo CLIL.

 La giornata si è conclusa con una scena tratta dal libro della scrittrice Francesca Villani “Avanzi di giustizia” sull’omertà e omissioni delle stesse donne durante i processi per violenza, recitata dalla stessa autrice con la dott.ssa Salvia, pedagogista e docente UNITRE. 

Partecipazione e attenzione da parte di un pubblico molto vario che ha visto anche qualche intervento e osservazione sulla giornata e sugli importanti argomenti trattati. Un sentito grazie alla presidente dell’Associazione Mariarosaria Figliola e al direttore didattico Antonio Cafiero, che hanno diretto l’intera mattinata.

Silvana Rinaldi
docente UNITRE
membro di EIP Campania

I diritti umani come motore dello sviluppo sostenibile: sfide e prospettive per l’Agenda 2030

Il Rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani per la 61ma sessione del Consiglio per i diritti umani dell’ONU


L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è stata adottata in modo consensuale come un programma d’azione globale per uno sviluppo più equo e giusto, ma attualmente si trova in una preoccupante situazione di stallo. A livello globale, i dati rivelano che il mondo è in linea o sta facendo progressi solo moderati per il 35% degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), mentre per il 47% i progressi sono insufficienti e il 18% dei traguardi ha addirittura registrato un grave arretramento rispetto alla base di partenza fissata nel 2015. Le cause di questa attuazione frammentaria e insufficiente includono l’aumento e l’intensificarsi dei conflitti, le tensioni geopolitiche, i cambiamenti climatici, gli shock economici e la preoccupante riduzione dello spazio civico.

Tuttavia, esiste una chiara via d’uscita: l’integrazione sistematica dei diritti umani nell’attuazione dell’Agenda 2030.
Gli Stati membri hanno ripetutamente sottolineato che la promozione e la protezione dei diritti umani e l’attuazione dell’Agenda si rafforzano a vicenda, offrendo al contempo maggiore legittimità e responsabilità giuridica agli sforzi di sviluppo.
Il principio centrale dell’Agenda 2030, ovvero l’impegno a “non lasciare indietro nessuno”, è profondamente radicato nei concetti giuridici dei diritti umani legati all’uguaglianza e alla non discriminazione.
Per sradicare efficacemente la povertà, che ad oggi intrappola ancora oltre 800 milioni di persone in condizioni estreme, è necessario superare il tradizionale modello economico orientato esclusivamente alla crescita del prodotto interno lordo (PIL), spostandosi verso l’adempimento dei diritti economici, sociali e culturali.
È fondamentale investire nella protezione sociale universale basata sui diritti umani per combattere le disuguaglianze e ricostruire la fiducia sociale.
Parallelamente, il raggiungimento dell’uguaglianza di genere rimane un obiettivo cruciale costantemente minacciato, il quale richiede politiche sistemiche sui sistemi di cura, l’eliminazione della violenza di genere e la garanzia di un equo accesso all’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva.
Per far sì che nessuna persona venga effettivamente trascurata, la disponibilità di dati rigorosi disaggregati per motivi di discriminazione è essenziale, ma i sistemi statistici subiscono una carenza cronica di finanziamenti internazionali.

Dal punto di vista economico, l’idea di costruire delle vere e proprie “economie dei diritti umani” sta guadagnando un forte riconoscimento transregionale.
Questo nuovo paradigma richiede di allineare esplicitamente le politiche economiche e fiscali con gli obblighi internazionali dei diritti umani.
Il divario finanziario necessario per raggiungere gli SDG continua inesorabilmente a crescere ed è proiettato all’impressionante cifra di 6,4 trilioni di dollari entro il 2030.
Per colmare tale voragine, è ritenuta un’urgenza assoluta la riforma dell’architettura finanziaria, fiscale e del debito globale.
Attualmente, 3,4 miliardi di persone vivono in nazioni che spendono più per ripagare gli interessi sul debito che per finanziare servizi essenziali come la salute o l’istruzione, un meccanismo che intrappola i paesi in via di sviluppo e azzera il loro spazio fiscale.
Per arginare queste ingiustizie, le istituzioni invocano meccanismi di risoluzione del debito basati sui diritti umani e una stretta cooperazione per debellare le evasioni fiscali internazionali, le quali sottraggono centinaia di miliardi dai bilanci pubblici.

Nella dimensione ambientale dello sviluppo, i diritti umani giocano un ruolo altrettanto vitale. Il recente riconoscimento del diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile come diritto umano fondamentale da parte dell’Assemblea Generale e della Corte Internazionale di Giustizia ha segnato una svolta epocale.
Questo diritto offre una solida base per gestire le complesse sfide legate all’estrazione di minerali critici per la transizione energetica, allo sfruttamento dei combustibili fossili e alla deforestazione, attività estrattive che spesso violano i diritti dei popoli indigeni, delle comunità locali e dei difensori dell’ambiente.
Collegato a questo vi è il ruolo dell’Obiettivo 16: uno stato di diritto forte, l’accesso trasparente alla giustizia e la difesa dello spazio civico sono indispensabili per permettere alle comunità di far sentire la propria voce.
Purtroppo le libertà di espressione e di riunione sono globalmente minacciate, tanto che si calcola che nel corso del 2024 un attivista, giornalista o sindacalista sia stato ucciso o fatto sparire ogni 14 ore.

Guardando al prossimo futuro e allo scenario globale post-2030, la comunità internazionale dovrà misurarsi con profonde transizioni sistemiche. I cambiamenti demografici e l’urbanizzazione incessante modificheranno radicalmente il panorama dei bisogni umani, con la popolazione mondiale di età pari o superiore ai 65 anni destinata a raddoppiare entro il 2050 e un’esplosione parallela della popolazione giovanile nel continente africano.
Le aree urbane, destinate ad accogliere quasi il 70% dell’umanità, affronteranno sfide abitative e infrastrutturali senza precedenti, che dovranno essere gestite attraverso l’impiego del diritto internazionale.
Infine, la rapida ascesa dell’intelligenza artificiale rappresenterà sia uno straordinario acceleratore di sviluppo sia una minaccia ai diritti, richiedendo regolamentazioni ferree.
Per navigare attraverso tutte queste sfide, i deboli e volontari sistemi di responsabilità e monitoraggio degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dovranno fondersi in maniera sistematica con i ben più sviluppati e vincolanti meccanismi mondiali di protezione dei diritti umani, creando un’agenda veramente in grado di proteggere le persone e il pianeta.

Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace

Una iniziativa di pace il 24 marzo a Roma


Il 24 marzo 2026 l’organizzazione The Mothers’ Call lancerà da Roma un movimento globale con la “Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace”
Madri palestinesi e israeliane cammineranno fianco a fianco per onorare il dolore e la perdita di ogni madre che ha sepolto un figlio a causa della violenza o della guerra, dichiarando che nessun bambino dovrebbe essere cresciuto per uccidere o essere ucciso. 
Una pace duratura deve fondarsi su chi ha più da guadagnare e più da perdere, ovvero le madri e le comunità che conoscono il vero costo della violenza e il potere mobilitante necessario per ottenere una pace stabile. L’evento di Roma mobiliterà una rete di organizzazioni alleate e sostenitori per stabilire una nuova narrazione per un conflitto che ha finora sfidato ogni risoluzione.

L’iniziativa “Mothers’ Call” rappresenta uno dei progetti più significativi e coraggiosi nel panorama attuale in Medio Oriente. Non è solo una petizione, ma un manifesto politico e umano nato dalla volontà di madri israeliane e palestinesi di dire “basta!” al ciclo di spargimento di sangue. L’iniziativa unisce due realtà nate dall’iniziativa dei cittadini: Women Wage Peace, fondata in Israele dopo la guerra di Gaza del 2014, che oggi è il più grande movimento pacifista del paese; e Women of the Sun, fondata nel 2021 da donne palestinesi determinate ad aumentare la partecipazione femminile nella leadership e a cercare una soluzione non violenta al conflitto.
Insieme, hanno redatto l’Appello delle Madri (Mothers’ Call), un documento che chiede ai leader di entrambi i popoli di tornare al tavolo delle trattative con un impegno risoluto per una soluzione politica entro tempi certi, sottoscritto anche da Papa Francesco.

L’iniziativa si fonda sulla ferma convinzione che le donne non debbano essere viste solo come vittime del conflitto, ma come “architetti della pace”. In quanto madri, queste donne condividono lo stesso dolore per la perdita dei figli e lo stesso desiderio di garantire un futuro di sicurezza e dignità alle prossime generazioni: una “maternità politica” che trasforma il lutto individuale in un’azione collettiva potente. Inoltre, richiama esplicitamente la risoluzione delle Nazioni Unite che sancisce il diritto e la necessità delle donne di partecipare a tutti i livelli dei processi negoziali.
Attraverso programmi specifici come “Women Building Bridges”, il progetto forma ambasciatrici di pace che lavorano su temi comuni come ambiente e religione, creando reti di solidarietà che superano le barriere ideologiche e geografiche. 

Uno degli aspetti più significativi di questa iniziativa è la sua resilienza: anche dopo i tragici eventi del 7 ottobre 2023 e la successiva guerra a Gaza — che ha colpito direttamente membri di entrambi i movimenti — la collaborazione non si è interrotta. Al contrario, le donne del “Mothers’ Call” hanno intensificato i loro sforzi, rifiutando di cedere alla retorica dell’odio e della vendetta.

L’Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace riconosce e condivide questa prospettiva, che trova un’eco profonda anche nell’esperienza del fondatore Jacques Mühlethaler, il quale attraversò il profondo dolore per la perdita di due fratelli in due diversi conflitti. In particolare Mühlethaler racconta che, quando perse il secondo fratello, chirurgo e migliore amico, ucciso in circostanze drammatiche nella guerra d’Algeria nel 1958, pianse quotidianamente per la “vergogna della guerra”, ma presto si rese conto che piangere era privo di significato attivo e non avrebbe contribuito alla pace. Comprese che coloro che avevano combattuto credevano nella loro storia e negli insegnamenti ricevuti, anteponendo il dovere al diritto. Per ottenere un cambiamento, quindi, non ci si poteva limitare a piangere i morti, ma occorreva mobilitarsi ad un’azione di promozione della pace “per mezzo della scuola”.
Secondo la sua visione, trasmessa poi nei Principi universali di Educazione civica, la pace è “vivere insieme nella più grande tranquillità”, attraverso la tolleranza, atteggiamento che esige una “grandissima umiltà” attraverso “l’oblio di me per comprendere l’altro”; e attraverso il rispetto e la difesa della vita dell’uomo, indipendentemente dalla sua condizione.

La forza morale e l’impatto politico di Women Wage Peace e Women of the Sun, hanno attirato l’attenzione globale: tra i riconoscimenti principali la nomina al Premio Nobel per la Pace per due anni consecutivi, la partecipazione come finaliste per il Premio Sakharov del Parlamento Europeo e l’inserimento delle leader tra le “Women of the Year” di TIME Magazine nel 2024.

Il cuore dell’iniziativa si riassume nel grido comune: “Noi, donne palestinesi e israeliane di ogni estrazione sociale, siamo unite nel desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza e sicurezza per i nostri figli. Chiediamo ai nostri leader di mostrare coraggio e visione per portare questo cambiamento storico”.

Mothers’ Call dimostra che la pace non è un’utopia astratta, ma un processo faticoso e quotidiano di riconnessione umana. Sottolineando il ruolo delle donne, l’iniziativa sposta il focus della sicurezza nazionale dal mero controllo militare alla sicurezza umana, basata sul riconoscimento dell’altro e sulla tutela della vita stessa.

La Barefoot Walk di Roma si svolgerà martedì 24 marzo 2026 con partenza alle ore 17.00 presso l’Ara Pacis. Da qui, il percorso si snoderà lungo Via del Corso fino a confluire in Piazza del Popolo e alla Terrazza del Pincio.
Ai partecipanti è richiesto di indossare abiti semplici e di colori neutri come bianco, nero, crema o toni attenuati e, in linea con i principi di The Mothers’ Call, tutti i partecipanti sono pregati di astenersi dall’utilizzare colori nazionali, identificatori politici, slogan o messaggi individuali. 

Salvo d’Acquisto: una morte per la Vita

Il racconto di una giornata in memoria di un eroe


ROMA«Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e non ho paura!». Con queste parole vibranti, testimonianza estrema di fede e coraggio, si è aperto il ricordo del vicebrigadiere Salvo d’Acquisto durante l’evento culturale svoltosi giovedì 26 febbraio presso l’auditorium della parrocchia di San Pio X alla Balduina.
L’incontro ha inteso onorare il sacrificio del giovane Carabiniere che, il 23 settembre 1943, offrì la propria vita presso la Torre di Palidoro per salvare ventidue civili innocenti dalla rappresaglia nazista. Un gesto che oggi lo vede riconosciuto come Venerabile dalla Chiesa e come esempio intramontabile di responsabilità civile.

L’evento ha avuto inizio con un momento di profonda commozione: l’esecuzione del silenzio d’ordinanza, un tributo doveroso a Salvo d’Acquisto e a tutti i Carabinieri caduti nell’adempimento del dovere. A fare gli onori di casa è stato il parroco, monsignor Andrea Celli, che nei suoi saluti iniziali ha sottolineato l’importanza di mantenere viva la memoria di figure che hanno incarnato l’amore cristiano per il prossimo fino al dono supremo di sé.

Il cuore dell’incontro è stata la lectio magistralis del professor Pierluigi Guiducci, storico della Chiesa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Attraverso una dettagliata presentazione di slide, il professore ha illustrato il tema “Salvo d’Acquisto. Una morte per la vita”, approfondendo il contesto storico e umano in cui maturò il sacrificio del vicebrigadiere.
L’intervento si è basato sulle ricerche condotte dallo stesso Guiducci per il suo volume omonimo, di cui è stata donata una copia a tutti i presenti come strumento di riflessione e approfondimento. Le immagini proiettate hanno ripercorso i momenti salienti di quel tragico 1943, restituendo al pubblico non solo l’eroe, ma l’uomo animato da una fede incrollabile.

Un altro momento significativo è stata la consegna del premio “Estote parati”, conferito a personalità che si sono distinte per il loro impegno pluriennale al servizio della Chiesa e della comunità. La serata si è conclusa con l’intervento finale di monsignor Celli, che ha ribadito come l’esempio di d’Acquisto debba essere una bussola per le nuove generazioni.

All’evento ha partecipato un nutrito comitato d’onore, a testimonianza dell’importanza della figura di Salvo d’Acquisto: esponenti del mondo ecclesiale, accademico e istituzionale si sono uniti ai rappresentanti delle associazioni culturali e della cittadinanza per rendere omaggio a un uomo che, ancora oggi, continua a “rinascere” nel cuore di chi crede nei valori della giustizia e del sacrificio.

Al martire Salvo d’Acquisto EIP Italia da molti anni dedica una sezione del proprio Concorso Nazionale.
Anche quest’anno è previsto un premio specifico che viene assegnato alla scuola che realizza progetti didattici incentrati sulla “memoria”, con riferimento al tema del Concorso nazionale, anche con un premio speciale “per la Cittadinanza digitale”.
Qui trovate tutte le indizioni.


Per chi volesse rivivere integralmente i momenti della giornata, è disponibile la registrazione dell’evento a questo link: https://www.youtube.com/live/_9MiOjzfu0o

Per le studentesse di Minab

Il silenzio e il dolore per un massacro a scuola


Sebbene i contorni della notizia siano ancora in fase di definizione e il dibattito mediatico appaia sottotono, diverse verifiche effettuate tramite i canali d’informazione internazionali confermano la drammatica veridicità dei fatti. Nella mattinata di sabato 28 febbraio 2026, nel quadro di una vasta operazione militare congiunta tra Stati Uniti e Israele, un grave bombardamento ha colpito la scuola elementare femminile “Shajarah Tayyiba” a Minab, nella provincia di Hormozgan, nel sud dell’Iran.

Le notizie, giunte inizialmente dai media statali iraniani (IRIB, Mizan) e successivamente riprese da testate come The Guardian, Washington Post e Sky TG24, descrivono uno scenario apocalittico. Il servizio di fact-checking Factnameh ha confermato l’autenticità dei video che mostrano il sito distrutto tra detriti e zaini insanguinati.
La Mezzaluna Rossa e fonti governative locali riportano almeno 108 morti, in gran parte studentesse, e centinaia di feriti.
Al momento dell’impatto (ore 10:45 locali), l’edificio era gremito. Si stima fossero presenti circa 170 bambine tra i 7 e i 12 anni, oltre a circa 15 tra docenti e personale amministrativo.
Analisi OSINT indicano che la scuola, un istituto pubblico gestito dal Ministero dell’Educazione, sorgeva a qualche centinaio di metri da una caserma dei Pasdaran. Si ipotizza che il raid mirasse alla base militare, ma l’impatto ha polverizzato l’edificio scolastico.

Mentre il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, esprime profonda preoccupazione per le vittime civili, il Pentagono dichiara di “stare approfondendo” l’accaduto e l’IDF conferma l’attacco a centinaia di obiettivi militari, senza commentare specificamente l’episodio di Minab. La confusione è alimentata anche dalla notizia della morte della Guida Suprema Ali Khamenei, colpito nel suo compound lo stesso giorno.

Immaginare la “Shajarah Tayyiba” significa visualizzare un contesto simile alle nostre vecchie scuole rurali: edifici bassi, mura di cinta e cortili dove il gioco si mescola alla disciplina. In quel “lunedì mattina” iraniano (primo giorno della settimana scolastica), le bambine nelle loro uniformi scure erano impegnate nelle lezioni di scienze, matematica o nella lettura del Corano. Non sappiamo se a ucciderle sia stato un errore di puntamento, un malfunzionamento della contraerea o una tragica “casualità” balistica. Ma per chi scrive, la ricerca delle responsabilità tecniche passa in secondo piano di fronte a un’unica, atroce certezza: la guerra ha ucciso bambine inermi mentre studiavano.

La guerra — preventiva, difensiva, aggressiva o presunta giusta che sia — ha come unico scopo la distruzione: non fa differenza se la bomba rechi scritte in inglese, ebraico o persiano.
E la pace non ha i tratti dei potenti che decidono le sorti del mondo: non ha il volto di Khamenei, né quello di Trump o Netanyahu.

La pace, per me, ha i tratti di Daniele, un giovane ingegnere del Politecnico di Milano che rifiuta una proposta di lavoro allettante per non contribuire neppure in minima parte a progettare sistemi missilistici, perché ha studiato per produrre strumenti di cura.
Ha i tratti di un giovane detenuto dell’Istituto Penale per i Minorenni di Firenze, che scrive una poesia per i bimbi di Gaza, sentendo su di sé il peso dell’indifferenza del mondo.
Ha il passo di Reem Al-Hajajreh e Yael Admi, come di tutte le madri israeliane e palestinesi che sfileranno a Roma il prossimo 24 marzo per gridare il loro desiderio di vita.

E, certamente, la pace avrebbe avuto i volti di quelle bambine di Minab. Volti che ora non sono più riconoscibili, insieme a un desiderio di crescere che è stato spento per sempre.

Francesco Rovida

8 marzo – Fiori d’acciaio

Donne in cammino: storie che ispirano generazioni


Premessa
L’8 marzo diventa un’occasione per scoprire storie di donne che hanno cambiato il mondo, trasformando sfide in opportunità. 
Nelle scuole, queste narrazioni stimolano curiosità, dialogo e riflessione critica, mostrando come talento, coraggio e determinazione possano ispirare le nuove generazioni a costruire una società più equa e inclusiva.
Un’azione significativa è rappresentata dall’introduzione per la prima volta nelle Linee Guida per l’insegnamento dell’Educazione civica di uno specifico obiettivo di apprendimento dedicato al “contrasto alla violenza contro le donne, per educare a relazioni corrette e rispettose” e per contrastare ogni forma di discriminazione.

Italia N. Martusciello
Vicepresidente nazionale EIP Italia

Voci di coraggio: narrazioni femminili
L’8 marzo non rappresenta solo una data sul calendario, ma un momento prezioso per riflettere e approfondire la storia dell’emancipazione femminile, le conquiste raggiunte e le sfide ancora presenti.
Storie di atlete, scienziate, politiche e artiste per celebrare la Giornata Internazionale della Donna, stimolando un dialogo aperto, partecipativo e costruttivo all’interno della classe.
In questo link ci sono attività per la scuola primaria, scuola secondaria di primo e secondo grado.

Oltre gli stereotipi: l’8 marzo come lezione di vita
Il progetto Calendario civile. Memoria, cittadinanza e sostenibilità propone una raccolta di lezioni pronte dedicate alla Giornata Internazionale della Donna, pensate per promuovere la riflessione sui diritti, le conquiste sociali e le sfide ancora aperte per le donne nel mondo contemporaneo. Le attività didattiche, strutturate per diversi livelli scolastici, integrano strumenti multimediali, approfondimenti storici e proposte operative.
I percorsi proposti sono strutturati con attività e guida alle lezioni.
https://sanoma.it/calendariocivile/giornata-internazionale-donna

Celebrare il talento femminile
Celebrare la Festa della Donna in ambito scolastico significa valorizzare e raccontare storie di figure femminili coraggiose e brillanti, come Malala Yousafzai, Marie Curie o Frida Kahlo.
Attraverso giochi, attività di scrittura e stimoli creativi, i ragazzi possono sviluppare una maggiore consapevolezza e curiosità, crescendo con una visione più inclusiva e profonda.
https://www.twinkl.it/resources/risorse-in-italiano/eventi-e-festivit-italia/festa-della-donna-eventi-e-festivit-italia

Semi di Parità: Intrecciare storie e didattica per le nuove generazioni
Percorsi didattici e narrazioni di figure femminili straordinarie si intrecciano per offrire alle scuole strumenti concreti volti a celebrare l’8 marzo, promuovendo nelle nuove generazioni una cultura del rispetto, dell’uguaglianza e della cittadinanza attiva.
https://www.freeed.com/articles/40259/8-marzo-giornata-internazionale-della-donna

Per le bambine l’educazione fa ancora la differenza (durata 1:31)
Un video sull’importanza della scuola: “Educate a girl and she will change the world”.
Il video evidenzia come l’educazione delle bambine sia uno strumento potente di cambiamento sociale. Attraverso la frase “Educate a girl and she will change the world”, viene mostrato come l’accesso alla scuola non solo trasformi la vita delle ragazze, ma influenzi positivamente intere comunità.

Impegno di UNICEF Italia per l’istruzione
In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, l’UNICEF Italia, con la campagna #8marzodellebambine, lancia l’iniziativa “No alla Violenza di genere: insegniamolo tra i banchi”, per chiedere l’insegnamento della parità di genere.

PORTALE RAI CULTURA
Il progetto RAI è una piattaforma multimediale che ricostruisce il percorso di emancipazione femminile in Italia attraverso documenti d’archivio e approfondimenti tematici.
Il contenuto è articolato in diverse aree chiave:
Diritti e Storia: Ripercorre le tappe del suffragio universale e le grandi mobilitazioni femministe per la parità civile.
Lavoro: Analizza l’evoluzione dell’occupazione femminile, dalle figure storiche come le mondine fino alle sfide attuali sul divario salariale.
Letteratura e Arte: Celebra il talento creativo attraverso ritratti di grandi autrici (come Elsa Morante e Alda Merini) e artiste internazionali.
Società e Linguaggio: Esplora temi contemporanei, inclusi il ruolo delle donne nello sport e l’uso di un linguaggio inclusivo.
In sintesi, il portale offre uno sguardo corale che intreccia memoria storica e riflessione attuale sulla condizione della donna.
https://www.raicultura.it/webdoc/otto-marzo/index.html#welcome

I DIRITTI DELLE DONNE: Le donne della Costituente
Una puntata di “Passato e Presente” su un periodo decisivo della storia italiana: quello della partecipazione delle donne alla Costituente. Alla fine della seconda guerra mondiale, le italiane – in particolar modo quelle che hanno lottato nella resistenza – chiedono di poter partecipare attivamente alla rinascita politica della nazione.

Le lotte sociali per la parità dei diritti
In questa lezione, tratta dal programma di Rai Cultura “La Scuola in tv-Istruzione per gli adulti”, la professoressa Monica Alessandro, si sofferma su uno dei molteplici esempi di lotte sociali contro la discriminazione, ovvero le lotte per la parità di genere.

Articolo 3: il principio di parità tra uomo e donna. Costituente e Costituzione
Nilde Iotti, in qualità di deputato, prese parte ai lavori della Costituente, e testimonia l’importanza dell’articolo 3 per le donne e la società in generale, soprattutto negli anni del dopoguerra, per quanto molte delle aspettative furono, poi, deluse ed altrettanti impegni disattesi.

La Resistenza e le donne
Passato e Presente dedica questa puntata al ruolo delle donne nella Resistenza, che dal 1943, quando comincia la lotta partigiana, conquistano, nel corso dei mesi, rispetto e riconoscenza anche da parte di grandi intellettuali come Leo Valiani e Alessandro Galante Garrone.

Italiane – Eco della Storia
Maria Montessori, Grazia Deledda, Rita Levi Montalcini, Nilde Iotti, italiane conosciute e stimate in tutto mondo, sono le protagoniste della puntata dedicata alla condizione della donna, alle conquiste sociali e culturali e alle questioni ancora aperte, dall’inizio della Repubblica ad oggi.

Speciali di Rai Scuola – Come il vento che forgia le cose
In questo Speciale di Rai Scuola si affronta il tema dell’emancipazione femminile e del ruolo della donna nella società attraverso il racconto della figura di Grazia Deledda. “Grazia – come spiega Neria De Giovanni, critica letteraria – partecipò alle più attente manifestazioni del nascere di una consapevolezza femminile di emancipazione e di autonomia”.

LA QUESTIONE FEMMINILE
Per la rubrica pomeridiana “Sapere”, a partire dal 24 febbraio 1976 andò in onda sul Programma Nazionale un ciclo di dieci puntate sulla condizione della donna in Italia e all’estero, in una lunga inchiesta che spaziava dalla vita politica all’educazione, dal lavoro alla maternità.
Cos’è la questione femminile
Quante e quali donne
Le radici della questione femminile
La partecipazione delle donne alla vita politica
La voce delle femministe
L’educazione
Il ruolo
Il lavoro
L’emancipazione
Come una rivoluzione culturale

La violenza sulle donne
Il numero dei delitti a sfondo sessuale contro le donne è sempre crescente. Questi casi oggi vengono sempre più spesso, denunciati: se ne occupano la stampa, la televisione, le istituzioni, ma non sempre è stato così. Basti pensare che in Italia, leggi come il delitto d’onore e il matrimonio riparatore sono state abrogate dal Parlamento solo nel 1981. E che una vera e propria legge sulla violenza sessuale è stata approvata in Italia sono nel 1996.

La discriminazione è un crimine
Anche in periodo di pandemia, la scuola, pur nelle molteplici difficoltà, deve fornire agli studenti validi strumenti per una cittadinanza attiva nell’ambito dell’insegnamento dell’Educazione civica. Facendo seguito al Progetto “Il mio nome è donna” che Rai Scuola ha raccontato in uno speciale, l’Istituto tecnico statale di Sant’Agata Militello (Me), ha organizzato un convegno online contro la violenza di genere.

Speciali Rai Scuola – Sì, questo è un uomo
I dati sulla violenza contro le donne in Italia rappresentano una realtà allarmante: ogni tre giorni viene commesso un femminicidio. Lo Speciale di Rai Scuola racconta i progetti portati avanti all’Istituto professionale Brambilla di Verres in Val d’Aosta, nati con l’obiettivo di proteggere le donne da ogni sopruso e a promuovere una concreta parità tra i sessi.

Parlamento Europeo e violenza sulle donne
Metis Di Meo, per il programma Uno Mattina, intervista l’avvocatessa nigeriana per i diritti umani Hauwa Ibrahim, Premio Sakharov del Parlamento Europeo nel 2005 e Livia Zoli, di ActionAid Italia in occasione di un incontro sull’emancipazione femminile promosso dal Parlamento Europeo e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2018.
Processo per stupro
In “Processo per stupro” (1979), il primo processo ripreso dal vivo dalle telecamere Rai, nel tribunale di Latina l’avvocato Tina Lagostena Bassi ha difeso una giovane vittima di uno stupro non solo dagli artefici della violenza, ma anche dai loro legali.
Adriana Cavarero. La violenza sulle donne
Episodi che hanno una portata simbolica forte come, ad esempio, il ratto delle sabine dimostrano, secondo la filosofa Adriana Cavarero – ospite del Kum! Festival di Ancona – quanto il tema della violenza sulle donne sia storicamente un tema fondante addirittura della costruzione di imperi: vincere il nemico, conquistare il suo territorio e le sue donne.

PHOTOGALLERY
Uno sguardo visivo sull’universo femminile tra storia e contemporaneità: una selezione di scatti e illustrazioni che ritraggono le protagoniste del cambiamento, i momenti chiave dell’emancipazione e l’impegno creativo degli studenti nel dare voce al coraggio delle donne.

Le donne nella storia
Il programma delinea un’analisi storica del ruolo femminile in Italia, evidenziando il passaggio da modelli di sottomissione a ruoli di cittadinanza attiva e protagonismo sociale.
Le Donne nell’Italia del boom
Tina Anselmi
La donna fascista
La caccia alle streghe
Donne e fascismo
Le donne nella resistenza
Protagonisti della resistenza. gruppi di difesa della donna
Le donne, il boom, il lavoro
Donne, casa e lavoro: storia delle colf
Le Maestre d’Italia

Accadde oggi al femminile
Il progetto presenta un viaggio nel tempo attraverso le date simbolo che hanno ridefinito il ruolo della donna nella società, nella politica e nella scienza.
Le donne votano (1945)
Ventimila donne in Campo de’ fiori (1972)
Serafina Battaglia, la prima donna contro la mafia (1962)
Tereshkova, la prima donna nello spazio (1963)
Nilde Iotti presidente della camera (1979)
Le donne sacerdote (1992)

Le donne e il mondo del lavoro
“Il Pil mondiale potrebbe crescere fino al 35% ed arrivare a 28 trilioni di dollari entro il 2025 se vi fosse un aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro”.
(Fondo Monetario Internazionale)
Il 25 marzo 1959 andava in onda la prima puntata de “La donna che lavora”, l’inchiesta di Ugo Zatterin e Giovanni Salvi sull’occupazione femminile e sul contributo delle donne alla vita socio-economica del Paese. Numerosissime le testimonianze dirette di operaie, casalinghe, mondine, commesse, magistrati, contadine: tasselli che restituiscono il complesso quadro del rapporto fra donne e lavoro negli anni Cinquanta.
La donna che lavora-Il guaio di non essere uomini
La donna che lavora-La fabbrica
La donna che lavora-Al servizio della terra
La donna che lavora-Braccianti del Sud
La donna che lavora-Al servizio del pubblico
La donna che lavora-Il lavoro in casa
La donna che lavora-Libere professioni
La donna che lavora-Il passato e il futuro
Due volte più brave
La scelta difficile
Tu lavori, io lavoro!
Donne braccianti

L’arte delle donne
L’itinerario propone un’esplorazione del panorama artistico femminile contemporaneo, mettendo in luce come le donne stiano ridefinendo i confini dell’estetica, della tecnologia e dell’identità sociale.
La cyber-spiritualità di Mariko Mori
Bharti Kher e la nascita di una nuova specie
Incontro con l’archistar Odile Decq
Neda Shafiee, un’artista iraniana a Roma
Elina Brotherus. L’artista e la modella
L’ordinaria ambiguità nei video di Annika Larsson
Urna di design… rinascita compresa!
Giosetta Fioroni “My Story”
Arte e restauro: la collezione della GNAM a Roma
I Robodroidi di Saskia Corso

Celebri scrittrici
Il progetto esplora il contributo fondamentale di alcune tra le più influenti scrittrici della storia, proponendo un percorso che intreccia la creazione letteraria con la lotta per l’emancipazione e l’uguaglianza.
Grazia Deledda
Elsa Morante
Oriana Fallaci
Alda Merini
Emily Dickinson
Virginia Woolf
Marguerite Duras
Marguerite Yourcenar
Fernanda Piovano
Agatha Christie

DESCRIZIONI E PIATTAFORME DOVE TROVARE QUESTI FILM
La sezione propone un percorso cinematografico volto a narrare l’evoluzione della condizione femminile, intrecciando la memoria storica con le sfide contemporanee.

Suffragette (2015) – Regia di Sarah Gavron
Ambientato nella Londra del primo Novecento, racconta la lotta cruda e senza sconti delle donne per il diritto di voto. Non è una favola, ma il ritratto del sacrificio necessario per ottenere un diritto che oggi diamo per scontato.
Dove vederlo: Amazon Prime Video, Sky/NOW, a noleggio su Apple TV+.

Ma Rainey’s Black Bottom (2020) – Regia di George C. Wolfe
Viola Davis interpreta la “Madre del Blues”. Il film esplora la tensione tra arte, razza e genere nell’America degli anni ’20, mostrando una donna che impone la propria voce in un mondo dominato da uomini bianchi.
Dove vederlo: Netflix.

Nevenka: rompere il silenzio (2021) – Regia di Maribel Sánchez-Maroto
Questa docuserie ripercorre la storia vera di Nevenka Fernández, la prima donna in Spagna a vincere una causa per molestie sessuali contro un politico, rompendo un tabù sociale pesantissimo.
Dove vederlo: Netflix.

Self-made: la vita di Madam C.J. Walker (2020) – Creata da Nicole Jefferson Asher
La miniserie segue l’incredibile ascesa della prima donna afroamericana a diventare milionaria con le proprie forze, creando un impero di prodotti di bellezza tra mille ostacoli razzisti e sessisti.
Dove vederlo: Netflix.

Alla corte di Ruth – RBG (2018) – Regia di Betsy West e Julie Cohen
Un documentario sulla vita di Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema USA e icona pop, che ha dedicato l’intera carriera a combattere legalmente le discriminazioni di genere.
Dove vederlo: A noleggio su Apple TV+, Amazon Prime Video.

Dove ci troviamo ora
Una donna fantastica (2017) – Regia di Sebastián Lelio
Film cileno premio Oscar che segue Marina, una donna trans che deve lottare contro il pregiudizio e l’esclusione dopo la morte del suo compagno. Una lezione intensa di dignità e resilienza.
Dove vederlo: MUBI, a noleggio su Rakuten TV o Apple TV+.

Grace and Frankie (2015–2022) – Creata da Marta Kauffman e Howard J. Morris
Una serie che con ironia e intelligenza sdogana temi come la sessualità, l’amicizia e l’imprenditoria femminile nella terza età, dimostrando che non si smette mai di reinventarsi.
Dove vederlo: Netflix.

Period. End of Sentence. (2018) – Regia di Rayka Zehtabchi
Un breve ma potente documentario che racconta la rivoluzione silenziosa in un villaggio indiano, dove le donne combattono lo stigma delle mestruazioni producendo assorbenti economici.
Dove vederlo: Netflix.

Insecure (2016–2021) – Creata da Issa Rae e Larry Wilmore
Esplora con estremo realismo e umorismo le sfide lavorative, sentimentali e identitarie delle donne nere contemporanee, lontano dai soliti stereotipi.
Dove vederlo: Sky/NOW, Netflix (alcune stagioni).

Gloria Allred: dalla parte delle vittime (2018) – Regia di Roberta Grossman e Sophie Sartain
Un ritratto dell’avvocata più famosa d’America nella difesa dei diritti delle donne, protagonista di battaglie legali storiche contro figure di potere maschile.
Dove vederlo: Netflix.

Dove potremmo arrivare
Becoming – La mia storia (2020) – Regia di Nadia Hallgren
Un viaggio intimo nella vita di Michelle Obama. Oltre la politica, il film mostra come una donna possa mantenere la propria identità e missione anche sotto i riflettori più accecanti del mondo.
Dove vederlo: Netflix.

Glow (2017–2019) – Creata da Liz Flahive e Carly Mensch
Ambientata negli anni ’80, questa serie sulle lottatrici di wrestling femminile celebra il corpo delle donne in tutta la sua forza, imperfezione e solidarietà, lontano dai canoni estetici tradizionali.
Dove vederlo: Netflix.

Erin Brockovich – Forte come la verità (2000) – Regia di Steven Soderbergh
Basato su una storia vera, vede una madre single senza una laurea in legge sfidare un colosso energetico. È il simbolo della determinazione femminile contro l’ingiustizia ambientale.
Dove vederlo: Netflix, Amazon Prime Video.

Girl Power – La rivoluzione comincia a scuola (2021) – Regia di Amy Poehler
Una commedia adolescenziale che insegna alle ragazze più giovani a fare rete, denunciare il sessismo scolastico e non avere paura di essere definite “ribelli”.
Dove vederlo: Netflix.

Enola Holmes (2020) – Regia di Harry Bradbeer
Le avventure della sorella minore di Sherlock Holmes dimostrano che l’intuito e l’indipendenza non sono doti solo maschili, riscrivendo le regole del genere investigativo.
Dove vederlo: Netflix.