Tutti gli articoli di Francesco Rovida

La diversità è la nostra ricchezza

Al Museo Nena l’arte a fumetti contro il razzismo


Sabato 21 marzo, alle ore 17.30, si è svolta con grande successo la presentazione del fumetto “La diversità è la nostra ricchezza” presso il Museo Alfiero Nena, situato in via Edoardo d’Onofrio 35/37 a Roma. L’evento, organizzato da SOS Razzismo e dall’Associazione Fidia-Museo Nena, è stato appositamente fissato in occasione della Giornata internazionale contro la discriminazione razziale, indetta dall’ONU per ricordare l’eccidio di Sharpeville in Sudafrica.

Il progetto editoriale è liberamente ispirato al celebre libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” di Tahar Ben Jelloun. L’idea nasce dalla forte volontà di Angela Scalzo, giornalista e presidente di SOS Razzismo (associazione attiva nel contrasto alle discriminazioni fin dal 7 ottobre 1989), che fin dall’uscita del libro nel 1997 sognava di tradurlo in un fumetto da distribuire a ragazzi e famiglie.
Il progetto ha trovato la sua realizzazione concreta grazie all’incontro tra l’Associazione e gli studenti del Liceo Artistico “Enzo Rossi” di Roma, dove è emerso il grande talento di Elena Romagnoli, una bravissima ragazza di appena sedici anni.

Elena, che concilia gli studi liceali con la frequenza del primo anno del triennio accademico al Conservatorio di Santa Cecilia, ha realizzato le 15 tavole che compongono l’opera, arrivando a lavorare anche di notte pur di non sottrarre tempo allo studio. L’obiettivo del fumetto è parlare ai più giovani con un linguaggio all’apparenza semplice ma profondo, supportato da colori vivaci e tratti espressivi che rendono la narrazione immediata e intensa. Come ha raccontato l’autrice stessa durante l’evento, il lavoro le ha permesso di rappresentare un messaggio cruciale in modo diretto, rimanendo molto colpita dalla frase del testo: “il razzista soffre di un complesso di inferiorità o di superiorità”. La copertina, che corrisponde all’ultima illustrazione del racconto, è altamente simbolica: raffigura fasci di luce provenienti dalle stelle che confluiscono sulla testa di ogni ragazzo, a dimostrazione che la diversità non è qualcosa da temere, ma una ricchezza da scoprire.

La presentazione si è svolta in una cornice di grande suggestione, con il pubblico avvolto dall’eleganza delle statue di Alfiero Nena, grande amico dell’EIP scomparso nell’ottobre del 2020. Dopo l’accoglienza a cura del direttore del Museo, Luigi Matteo, sono intervenuti per i saluti istituzionali Annarita Leonbruni, Vicepresidente e Assessora alle Politiche Educative e Scolastiche del IV Municipio di Roma, e il Consigliere Ruggiero Piccolo, circondati da professori, studenti e rappresentanti di SOS Razzismo. Il filo conduttore della serata, un vero e proprio invito alla riflessione, è stato riassunto in una frase emblematica: “Un fumetto può cambiare il modo di guardare il mondo? Noi pensiamo di sì. E vogliamo provarci”.

A chiudere questo incontro sul valore delle differenze c’è stata una straordinaria sorpresa fuori programma: un emozionante momento musicale che ha visto Elena Romagnoli esibirsi alla marimba, accompagnata al pianoforte dalla madre Sara Matteo. La loro esecuzione del secondo movimento di un concerto per marimba e pianoforte, ricca di passaggi di virtuosismo, ha impressionato i presenti, scatenando una lunga ovazione in piedi e la consegna di un bellissimo omaggio floreale.

Il fumetto, autofinanziato da SOS Razzismo Italia, è un’opera piccola nelle dimensioni ma enorme nel messaggio e mira ad arrivare nelle mani di quanti più ragazzi possibile. Attualmente è disponibile nei formati A4 e A5. Chiunque desideri supportare il progetto o acquistare una copia può farne richiesta diretta scrivendo alla mail dell’associazione: sosroma@pec.sosrazzimo.com

“Incipit vita nova”. Dialogo a distanza con Luciano Corradini.


Una videochiamata pomeridiana a tre. Gli schermi mostrano Luciano Corradini, professore emerito, uno dei padri della pedagogia in Italia; Anna Paola Tantucci, presidente nazionale EIP Italia e amica storica di Luciano; e Francesco Rovida, dirigente scolastico e coordinatore della formazione EIP. Nonostante la distanza fisica, il clima è cordiale e amichevole.


Anna Paola: Caro Luciano, è una gioia vederti, anche se solo attraverso questo schermo. Ho qui sul tavolo il tuo nuovo libro, Incipit vita nova, pubblicato per i tipi di Diogene Multimedia. A un certo punto della vita, aprire i cassetti della memoria è sempre conseguenza e fonte di emozioni e di timori.
In questo testo tu pubblichi un carteggio giovanile degli anni ’50, affidato a fogli  nascosti tra i libri e anche a quaderni di “appunti di storia  contemporanea”, scambiati, negli ultimi tre anni di liceo con una tua compagna di classe che chiami Beatrice.
Come mai hai deciso di rendere pubblica questa tua intima vicenda proprio ora, a novant’anni, e perché hai scelto questo titolo evocativo dal famoso “libello” di Dante?

Luciano: Cara Anna Paola, è una gioia anche per me parlare con voi di questa la decisione, ma confesso che è anche frutto di dubbi e di riflessioni mie, della mia famiglia e di alcuni che mi hanno portato a considerare quel mucchio di carte come un’utile testimonianza “storica”, e non una sorta di scortesia rivolta alla loro madre. Io pensai invece che quel carteggio, ripensato in riferimento alla nostra lunga vita, e ai dati emersi dalle ricerche sociologiche e dalle cronache  nere inquietanti sulle violenze che caratterizzano percentuali rilevanti del mondo giovanile, potevano forse svolgere la funzione di un piccolo barile d’olio versato nel mare in tempesta delle relazioni tra adolescenti d’oggi e i “femminicidi” che affliggono il nostro tempo. 
In conclusione, più che ascoltare i consigli di un vecchio professore, ho pensato di fare una “diretta” sul dialogo scritto fra due adolescenti, rivelando un segreto tenuto nascosto per una sessantina d’anni e infine svelato non per fare prediche, ma per far conoscere come per circa tre anni, dai sedici ai diciotto, un ragazzo e una ragazza hanno cercato di mettere d’accordo cuore, cervello, letteratura, ormoni, fede, speranza e carità,  dialogando, sognando, soffrendo, disperandosi e ricominciando a cercare di capirsi in termini di sincera amicizia. Così ho riaperto con scrupolo “filologico” un vecchio fascicolo blu conservato in un armadio e sopravvissuto ai cinque o sei traslochi che ho vissuto con la famiglia nella mia lunga vita. Confesso che sono stato incuriosito anche dalla lettura di un romanzo di un mio ex studente ormai famoso scrittore, docente e sceneggiatore, Alessandro D’Avenia, che parlava di amori adolescenziali, nel notissimo Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori, 2010). Rileggendo i nostri foglietti ingialliti, ho capito che quelle dinamiche contenevano profondi motivi pedagogici.
Il titolo del libro si richiama a Dante perché, come per lui, anche per me il ricordo di quell’amore giovanile ha segnato una vera “novità di vita”, facendomi scoprire non solo un sentimento, ma la mia vera vocazione.

Francesco: Professore, mi inserisco in questa bella chiacchierata pensando con lo sguardo di chi vive ogni giorno tra i ragazzi. Nelle tue lettere a Beatrice si nota un intreccio formidabile: tu eri innamorato, ma al tempo stesso cercavi di guidarla, di farla riflettere, quasi di educarla. Come si fondono questi due aspetti, l’affetto e l’educazione, nella mente di un giovane liceale?

Luciano: Francesco, tu sai bene quanto siano complesse le dinamiche tra i banchi di scuola. Io ero proiettato in avanti, cercavo di convincerla a intraprendere un lungo “viaggio” insieme: in questo tentativo c’era un’ingenua  e insieme accorata richiesta di reciprocità, ma anche il desiderio donarle il mio mondo interiore. Nel libro c’è un passaggio che spiega bene questo concetto, richiamando l’episodio della volpe e del Piccolo Principe. Lo cito testualmente, da pagina 15: “Nel nostro caso si tratta di un intreccio circolare: amare per educare e educare per amare”. È una dinamica fatta di umiltà, frustrazioni, ma anche di profondo rispetto per la libertà dell’altro e della propria sincera e leale convinzione.

Anna Paola:  Eppure, Luciano, noi sappiamo bene che quella storia con Beatrice non si concluse con il matrimonio.   
Con la tua Beatrice vi siete lasciati prima degli esami di maturità. Molti, leggendo, potrebbero interpretarla come la storia comune a molti amori giovanili destinati a finire e talvolta vissuti come fallimento. Credo che proprio i giovani, oltre agli adulti chiamati in causa, genitori e docenti, dovrebbero leggere il tuo libro perché potrebbe offrire loro una chiave di interpretazione dei sentimenti.
Tu, guardandoti indietro alla luce dell’esperienza di una vita, come la valuti oggi?

Luciano: Per nulla al mondo la considero una sconfitta o tempo perso, Anna Paola. Anzi, a distanza di decenni, entrambi abbiamo riconosciuto che quel continuo lavoro interiore è stato un tesoro formativo incalcolabile. Attraverso quei bigliettini furtivi abbiamo imparato a capire il peso della libertà, l’importanza di fare sul serio nella vita e l’impegno verso lo studio e la fede. È stato un “patrimonio” umano che ha poi dato i suoi veri frutti quando, successivamente, abbiamo formato le nostre rispettive famiglie con altre persone. Le lettere che ci siamo scambiate 35 anni dopo la maturità, pubblicate da pag. 113 a 117 del libro, dimostrano perché abbiamo dato entrambi una valutazione positiva del nostro “fallimento”.

Anna Paola: Vi siete tenuti in contatto nel tempo?  E a proposito di famiglie, è all’Università Cattolica di Milano che il Signore ha risposto alla tua preghiera, facendoti incontrare la tua amata Bona. In questo volume c’è una parte bellissima, scritta in occasione del vostro cinquantesimo anniversario di matrimonio, dedicata ai vostri figli e nipoti, da pag 119 a 130. Ci racconti come avete trasformato quella promessa giovanile in una sinfonia durata una vita intera, che tutti noi dell’ EIP guardiamo come esempio ?

Luciano: L’incontro con Bona è avvenuto nelle aule dell’università, perché a poco a poco abbiamo scoperto di avere gli stessi sogni e la stessa visione della vita. Ricordo che sul suo quaderno scrissi che tra me e lei ci sarebbe sempre stato un “terzo”, ovvero l’amore in Cristo. Ai nostri figli e nipoti abbiamo voluto lasciare una traccia di questo percorso, perché crediamo che la nostra famiglia sia nata anche grazie a quel terreno preparato in gioventù. A questo proposito, cito la pagina 130 del testo, dove abbiamo rivolto ai nostri nipoti questo invito: “non aspettate i reumatismi della vecchiaia per accorgervi che Dio vi ha creato, che ci attende tutti in un Regno che non vuole costruire senza di noi; e che gli altri hanno bisogno di noi, come noi di loro”. È un lascito per le nuove generazioni.

Francesco: Riprendo proprio questo tuo appello ai giovani, Luciano. Oggi i ragazzi sembrano chiusi in una solitudine digitale, comunicano in modo frammentato, spesso soffrono di ansia e di “ritiro sociale”. Sei convinto che la lettura di un amore così “antico”, fatto di lettere vergate a mano e di lunghe attese, possa davvero interessare o scuotere i nostri studenti iperconnessi?

Luciano: Lo spero vivamente. Spesso pensiamo che la distanza temporale e tecnologica sia un ostacolo insormontabile, ma in realtà questa profonda diversità di mezzi e di linguaggi può incuriosirli, perché i problemi della vita e della morte, della solitudine e dell’amicizia, dell’amore e dell’odio, cioè della ricerca di trovare senso in questa complicata esistenza e di conferirle senso attraverso le nostre scelte di vita appartiene a tutte le epoche. Leggendo questi pensieri, i ragazzi di oggi possono chiedersi cosa si siano persi per strada nel corso dei decenni, dal Dopoguerra in poi, e che cosa possono fare per “cavarsela” in questo mondo complicato ed esposto a tragedie e disperazioni.  Già nell’Ottocento si diceva che chi vuole crearsi un paradiso in terra, senza limiti e rinunce, finisce per farne un inferno. 
Le urgenze del cuore umano non sono cambiate; i giovani hanno solo bisogno di capire che l’amore è un incontro che richiede coraggio e costruzione paziente, non è una garanzia automatica e non si risolve in un clic.

Anna Paola: Un’ultima domanda Luciano, una tua riflessione proprio sul ruolo della scuola alla luce del tuo lavoro infaticabile all’Università, come Presidente dell’UCIIM come maitre à penser per i docenti e dirigenti dell’EIP e nella carica istituzionale di vicepresidente del Consiglio nazionale della Pubblica istruzione, in cui hai cominciato ad ascoltare e a dar voce ai giovani, nell’ambito dei progetti Giovani ‘93/2000, anche come sottosegretario della Pubblica Istruzione nel Governo Dini, hai potuto sostenere per un anno e mezzo la pubblicazione edita dal Poligrafico dello Stato intitolata “Studenti &C, mensile della Pubblica Istruzione per i giovani e viceversa”. Di fronte a emergenze terribili come la violenza di genere, cosa deve fare oggi una comunità scolastica per educare davvero all’affettività e al rispetto?

Luciano: La scuola ha il dovere costituzionale di educare e non limitarsi a fornire fredde informazioni igienico-sanitarie. L’educazione affettiva e sessuale deve passare attraverso quella che in diverse commissioni ministeriali abbiamo contribuito a delineare come Educazione civica e cultura costituzionale. Ci sono diversi documenti importanti nel patrimonio della normativa sull’istruzione in Italia, che sono spesso dimenticati. Dalle riflessioni fatte in merito alla legge sull’educazione alla salute abbiamo messo a fuoco dei diritti e dei doveri.  Abbiamo cercato di facilitare l’avvicinamento dei ragazzi al mistero della persona e la responsabilità verso sé stessi e verso gli altri, a tutti i livelli della convivenza umana, oggi resa più precaria dal misconoscimento del diritto internazionale dei diritti umani. Fin dalle prime età della vita scolastica dobbiamo creare un ambiente in cui concetti come il pudore e l’uguaglianza tra gli esseri umani non vengano derisi come cimeli del passato, ma valorizzati come condizioni di rispetto reciproco e di salvezza del Pianeta. È fondamentale promuovere una conoscenza che sia scientificamente fondata ma anche eticamente responsabile, aiutando i ragazzi a gestire la propria affettività senza banalizzarla.


Luciano Corradini, Incipit vita nova. Carteggio d’amore di due liceali negli anni Cinquanta. Riflessioni sulla nostra famiglia e sull’educazione nella scuola di tutti, Diogene Multimedia, 2026

Per una cultura di pace: voci di un impegno comune da Ginevra

Prosegue il dibattito nella 61ma sessione del Consiglio ONU per i diritti umani


Il dibattito sulla cultura della pace svoltosi durante la 61ª sessione del Consiglio per i Diritti Umani lo scorso 4 marzo ha trasformato l’aula delle Nazioni Unite in un laboratorio di idee su come trasformare la pace da concetto astratto a pratica quotidiana.
L’apertura dei lavori ha subito chiarito che la pace non può essere intesa semplicemente come la fine delle ostilità belliche, ma deve essere radicata in un ecosistema dove la dignità umana è protetta preventivamente.

Un contributo fondamentale è arrivato da Nada Al-Nashif, Vice Alto Commissario per i Diritti Umani, la quale ha insistito sul fatto che la cultura della pace richiede una partecipazione democratica reale e uno spazio civico sicuro. Secondo Al-Nashif, senza il rispetto dello Stato di diritto e l’inclusione di ogni voce sociale, le fondamenta della convivenza restano fragili. Sulla stessa linea si è mosso l’intervento di Federico Villegas, Rappresentante Permanente dell’Argentina, che ha sottolineato come la pace sia un “processo dinamico” che necessita di un dialogo interculturale costante per abbattere i pregiudizi che alimentano i conflitti.

Il mondo della scuola trova un riferimento prezioso nelle parole di Sua Eccellenza l’Ambasciatrice Lotte Knudsen, a capo della delegazione dell’Unione Europea, che ha evidenziato il ruolo cruciale dell’istruzione nella prevenzione della violenza. Knudsen ha spiegato che investire nell’alfabetizzazione mediatica e nell’educazione ai diritti umani permette ai giovani di sviluppare quel pensiero critico necessario per resistere alla disinformazione e ai discorsi d’odio. Questo approccio educativo non serve solo a informare, ma a formare cittadini capaci di mediare e cooperare.

Dal lato della società civile, l’intervento di Valerie Bichelmeier per l’organizzazione Make Mothers Matter ha spostato l’attenzione sulle prime fasi della vita e sull’ambiente familiare. Bichelmeier ha argomentato che la cultura della pace nasce nell’infanzia attraverso l’apprendimento dell’empatia e della gentilezza, suggerendo che le politiche pubbliche dovrebbero sostenere maggiormente le famiglie in questo compito educativo primario. La sua riflessione invita il mondo scolastico a collaborare strettamente con i genitori per creare una continuità di valori tra casa e classe.

Infine, Haoliang Xu, in rappresentanza del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), ha portato esempi concreti di come la fiducia nelle istituzioni locali sia il vero collante della pace. Ha spiegato che quando le persone vedono i propri diritti economici e sociali garantiti, la spinta verso il conflitto diminuisce drasticamente. Il messaggio finale emerso dal panel per studenti e docenti è dunque chiaro: la pace è un cantiere aperto che si costruisce ogni giorno attraverso la difesa della giustizia sociale e il rifiuto di ogni forma di discriminazione.


EIP Italia sta seguendo l’evoluzione dei lavori anche come supporto allo sviluppo dei lavori didattici per il 54 Concorso nazionale “Dall’Italia al mondo. L’impegno per i diritti umani come pilastro di pace”.

Riforma dell’assetto ordinamentale degli Istituti tecnici

Una sintesi tecnica e strutturata delle disposizioni introdotte dal recente decreto ministeriale


Il Decreto Ministeriale 29/2026 attua gli articoli 26 e 26-bis del decreto-legge 144/2022, relativi al riordino degli istituti tecnici. La riforma mira a ridefinire i curricoli per allinearli alla domanda di competenze del tessuto produttivo e all’innovazione tecnologica prevista dal piano Industria 4.0. Le nuove disposizioni ordinamentali si applicheranno a partire dalle classi prime dell’anno scolastico 2026/2027.
Di seguito proponiamo una panoramica dei principali assi di intervento, rimandando ad altri interventi successivi l’analisi dettagliata e alcune considerazioni di approfondimento.

Rimodulazione dell’assetto didattico e metodologico
Il decreto impone un passaggio strutturale verso una metodologia didattica per competenze, superando la rigida frammentazione disciplinare in favore di una progettazione interdisciplinare. L’attività didattica dovrà essere organizzata progressivamente per Unità di Apprendimento (UdA) mirate alla gestione di compiti di realtà con la partecipazione attiva e autonoma degli studenti. È previsto inoltre un rafforzamento delle competenze linguistiche, storiche, matematiche, scientifiche (STEM), giuridiche ed economiche.

Integrazione con l’Istruzione terziaria e Patti educativi 4.0
Al fine di garantire la continuità degli apprendimenti, il riordino istituisce meccanismi di raccordo diretto tra il secondo ciclo e la formazione terziaria, specificamente verso gli ITS Academy e le lauree professionalizzanti. Le istituzioni scolastiche potranno aderire ai Patti educativi 4.0 a livello regionale o interregionale. Questi accordi di partenariato con università, imprese, enti di ricerca e ITS consentiranno la condivisione di risorse professionali, logistiche e strumentali per la realizzazione di laboratori tecnologicamente avanzati in costante sinergia con i poli tecnico-professionali territoriali.

Architettura per l’internazionalizzazione e metodologia CLIL
Il decreto introduce misure vincolanti per il potenziamento della dimensione globale dell’offerta formativa, essenziale per facilitare l’accesso al mondo del lavoro e la mobilità transnazionale dei lavoratori. Viene introdotto l’obbligo di insegnamento in lingua inglese di una disciplina non linguistica tramite la metodologia CLIL nel terzo, quarto e quinto anno di corso per i profili di indirizzo. Si incoraggia fortemente anche la realizzazione di programmi di scambio, la mobilità studentesca e i percorsi per le competenze trasversali all’estero.

Aggiornamento e formazione del personale docente
La profonda transizione metodologica richiesta dalla riforma necessita di un adeguamento professionale specifico per il corpo docente. Il legislatore ha previsto la possibilità, per i docenti delle discipline professionalizzanti e per gli Insegnanti Tecnico Pratici (ITP), di svolgere periodi di osservazione diretta presso le aziende e affiancamento tutoriale. Questo garantirà un aggiornamento continuo in merito alle innovazioni tecnologiche introdotte nei contesti lavorativi e produttivi di riferimento.

Sperimentazione Lifelong learning tramite i CPIA
Il decreto introduce infine un’importante novità per la formazione continua e l’apprendimento permanente integrato sul territorio. A partire dall’anno scolastico 2027/2028, in via sperimentale, i Centri Provinciali di Istruzione per gli Adulti (CPIA) potranno erogare direttamente percorsi di istruzione tecnica di secondo livello, qualora vi sia assenza o carenza di un’offerta adeguata da parte delle istituzioni scolastiche secondarie locali.

Indicazioni operative (Circolare 1397/2026)
Per governare il delicato passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, la Circolare ministeriale 1397/2026 è intervenuta per guidare l’elaborazione dei curricoli e la definizione delle dotazioni organiche. L’obiettivo primario di queste misure transitorie è garantire il mantenimento degli organici ed evitare il determinarsi di situazioni di soprannumero a livello di scuola e di esubero a livello provinciale.
A livello didattico, la circolare precisa che nel primo biennio le scuole avranno a disposizione una quota del curricolo pari a 66 ore annue. Nel settore economico, questa quota dovrà essere utilizzata in modo vincolante per potenziare le ore di geografia o della seconda lingua comunitaria. Nel settore tecnologico-ambientale, le ore saranno destinate al potenziamento delle discipline scientifiche sperimentali, con la possibilità di affidare tale insegnamento in compresenza a più docenti di diverse classi di concorso per sfruttare la progettazione interdisciplinare.
Sempre a tutela degli organici, per le tecnologie e gli elementi di base degli indirizzi, le scuole potranno ridistribuire le discipline tra il primo e il secondo anno, oppure ripartire il monte ore di ambito annuale (pari a 99 ore) tra due discipline. Inoltre, qualora una disciplina del nuovo ordinamento possa essere affidata a più classi di concorso, l’insegnamento dovrà essere assegnato per continuità alle classi di concorso già presenti nell’organico dell’autonomia.
Infine, per quanto riguarda le procedure amministrative, le classi del primo anno sono già riconducibili ai nuovi codici presenti a sistema nel SIDI.
Essendo necessaria un’elaborazione manuale degli organici delle classi prime per l’anno scolastico 2026/2027, gli Uffici Scolastici Regionali consentiranno alle istituzioni scolastiche di disporre di tempi congrui, fornendo il massimo supporto ai dirigenti scolastici per completare l’acquisizione dei dati.


Fino a un certo punto

Il diritto internazionale e gli insuccessi della diplomazia nelle parole di Luciano Corradini


https://youtube.com/shorts/6gsKUiQQIyQ?si=lVE6KBiC4sy7re92

da “Il Giornale di Brescia” del 17 marzo 2026

È rimasta nella mente di molti la frase del ministro degli Esteri Tajani: «Il diritto internazionale è importante, ma fino ad un certo punto». Da una parte si è cercato di interpretarla come un richiamo ad un buon senso, capace di adeguarsi alla «realtà effettuale delle cose» di machiavelliana memoria, dato che gli Stati più potenti del mondo sarebbero capaci di risolvere tra loro i problemi geopolitici del nostro tempo.
Dall’altra parte si fa l’elenco degli insuccessi sia della diplomazia, sia delle guerre scatenate senza obiettivi comprensibili, estese, come epidemie, ad altri Stati e con danni terribili per gran parte dei Paesi del mondo, in termini di popoli massacrati, intere città e campagne semidistrutte, con danni al patrimonio culturale, naturale, economico, spirituale di intere generazioni.
Stampa e media danno ad ogni ora informazioni su eventi, con interpretazioni storiche e previsioni di esperti militari, geopolitici, economisti, sociologi, filosofi, che analizzano e spesso polemizzano, senza ottenere il formarsi, nelle popolazioni, di atteggiamenti e orientamenti culturali e politici capaci di indurre i «potenti» a rinunciare all’odio e alla guerra.
Bisogna interrogarsi su quel «fino ad un certo punto». Ci sono alternative alla lucida e generosa, anche se poco compresa e praticata costruzione del diritto internazionale dei diritti umani?
Cito alcune voci impegnate a capirci qualcosa.

Il geniale uomo di teatro Stefano Massini in un monologo satirico ha ironizzato, nel corso di una puntata della trasmissione di La7 «Piazza Pulita», sul Pacifista pigro, preoccupato, ma in poltrona, in pantofole, anche polemico, quando sale il prezzo del petrolio, piange per i piccoli, ma posticipa il suo intervento e non scende in piazza.

Cito infine alcuni versi scritti da Gianni Gasparini, poeta e sociologo all’Università Cattolica di Milano:
«Chi vuole scrivere una poesia mentre infuria la guerra dovrebbe prima digiunare spegnere le voci interiori di sdegno e di vendetta / fare un silenzio assoluto intriso di lacrime e pianto / mettersi in ginocchio a capo chino ad occhi chiusi pregando il suo dio devotamente e quindi far memoria / di persone straziate torturate e immaginare il terrore di donne stuprate da primati sadici e feroci / Prima di scrivere una riga soltanto occorrerebbe meditare a lungo davanti alle fosse maleodoranti / dei corpi gettati come luride cose malsepolte nella sabbia e attendere – se verrà ancora – / un soffio che ispiri versi alti e potenti per non dimenticare né ora né mai».
(aprile 2022 in Visioni, Venezia, Marcianum Press 2023)


Nonostante la possibile interpretazione letterale delle (infelici??) parole del Ministro sulla relatività del diritto internazionale rispetto alla “realtà effettuale” delle cose, l’impegno dell’Italia nelle sedi ONU dovrebbe smontare l’idea di un disimpegno istituzionale.
La partecipazione attiva del nostro Paese allo United Nations Uman Rights Council rappresenta una fonte di risposta concreta a quel “pacifismo pigro” criticato da Massini, trasformando l’indignazione in azione diplomatica (e l’attività didattica nella progettazione dell’educazione ai diritti umani proposta dal 54° Concorso Nazionale EIP Italia).
Come suggerisce Corradini, l’alternativa alla barbarie e alle “fosse maleodoranti” descritte da Gasparini risiede proprio nella costruzione lucida e generosa di un diritto internazionale capace di superare la mera analisi dei conflitti per generare una vera coscienza critica e politica.

Il battito di una nazione tra storia, memoria e impegno civile

Riflessioni sul 17 marzo


Il 17 marzo non è una semplice data sul calendario civile; è il baricentro simbolico attorno al quale ruota l’intera narrazione dell’Italia moderna. In quel giorno del 1861, tra le austere mura del Parlamento Subalpino a Torino, la proclamazione del Regno d’Italia sotto la corona di Vittorio Emanuele II trasformò un’espressione geografica in un soggetto politico unitario. Fu l’atto di nascita ufficiale di un’identità che per secoli era stata frammentata in piccoli regni, ducati e dominazioni straniere.

Tuttavia, celebrare questa ricorrenza oggi non significa solo guardare al passato con nostalgia, ma comprendere come quel “primo vagito” della nazione si sia evoluto in un progetto di cittadinanza attiva e consapevole.

Un mosaico in cammino: il compimento dell’unità
L’Unità proclamata nel 1861 fu l’inizio di un cantiere aperto, un processo di aggregazione che richiese sacrifici e decenni per essere completato. Il disegno territoriale si arricchì progressivamente:
1866: L’annessione del Veneto.
1870: La storica breccia di Porta Pia che rese il Lazio parte integrante dello Stato, portando Roma a diventare Capitale nel 1871.
1918: Il definitivo ricongiungimento con il Trentino-Alto Adige e la Venezia Giulia, suggellato nella data del 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Queste tappe non furono meri spostamenti di confine, ma il riflesso di un ideale risorgimentale fondato sulla libertà e sull’indipendenza. Popoli diversi, con tradizioni e dialetti profondamente distanti, scelsero di riconoscersi in un destino comune, trasformando le differenze regionali nella linfa vitale di una nuova cultura nazionale.

L’Eredità dell’educazione civica: fare gli italiani
L’Unità d’Italia non fu solo un fatto militare o diplomatico, ma un progetto morale. Se il Risorgimento ci ha dato lo Stato, il Novecento ci ha dato la Repubblica e la Costituzione. In questo solco, l’Educazione Civica diventa lo strumento per dare sostanza all’appartenenza nazionale. Essere cittadini oggi significa onorare il 17 marzo attraverso l’adempimento dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale previsti dall’Articolo 2 della nostra Carta.

La voce dei maestri della libertà
Per dare profondità a questa ricorrenza, dobbiamo interpellare coloro che hanno “pensato” l’Italia come una comunità di donne e uomini liberi:
Piero Calamandrei: Egli ammoniva che la libertà e l’unità non sono regali, ma conquiste da proteggere ogni giorno.
“La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse.”
Celebrare il 17 marzo significa, dunque, rimettere “combustibile” nel motore della nostra democrazia.
Sandro Pertini: Il “Presidente più amato” legava indissolubilmente l’amore per la patria alla giustizia sociale.
“Sii orgoglioso di essere italiano, ma non dimenticare mai che la patria è il mondo intero.” Il suo insegnamento ci ricorda che l’unità nazionale non deve mai chiudersi in un gretto nazionalismo, ma aprirsi alla fratellanza e al rispetto per ogni essere umano.
Giuseppe Dossetti: Tra i principali artefici della Costituzione, Dossetti vedeva nello Stato un mezzo per servire la dignità della persona. Per lui, l’unità era il presupposto per una “comunità di valori” in cui il dialogo tra diverse fedi e ideologie poteva costruire una casa sicura per tutti. “La Costituzione fatevela amica e compagna di strada. Vi sarà presidio sicuro, nel vostro futuro, contro ogni inganno e contro ogni asservimento, per qualunque meta vi prefissiate”.

La staffetta della memoria collettiva
Dalle grandi esposizioni universali del 1911, passando per i fervori del Centenario nel 1961, fino all’entusiasmo corale del 2011 (il 150° anniversario), l’Italia ha saputo ritrovarsi. Città come Napoli, Firenze e Milano sono state epicentri di mostre e manifestazioni che hanno ricucito lo strappo tra Nord e Sud, celebrando una storia che appartiene a ogni borgo e ogni metropoli della penisola.

Un impegno quotidiano
Oggi, il 17 marzo ci interroga direttamente: qual è il nostro contributo alla nazione? La risposta risiede nella responsabilità civica. Non si è italiani solo per nascita, ma per scelta: la scelta di rispettare le istituzioni, di proteggere il patrimonio culturale e ambientale, di partecipare attivamente alla vita della propria comunità.La storia dell’Unità d’Italia continua a parlare alle nuove generazioni, non come un capitolo polveroso di un libro, ma come un impegno che si rinnova. La costruzione di una nazione non è mai un traguardo definitivo, ma un orizzonte verso cui camminare insieme, con la consapevolezza di chi sa da dove viene e il coraggio di chi immagina un futuro di pace e giustizia.


Alcune proposte per la scuola

  1. Sperimentare la democrazia: elezioni simulate per rappresentanti di classe, dibattiti guidati e gestione condivisa degli spazi scolastici;
  2. Memoria locale: ricerche sui monumenti, vie, piazze o personaggi legati al Risorgimento nel proprio territorio;
  3. Patto di corresponsabilità: sottoscrivere impegni tra scuola, studenti e famiglie per la cura della comunità;
  4. Inclusione e accoglienza: attività quotidiane che promuovano integrazione, cooperazione e supporto reciproco;
  5. Laboratori creativi: poster, murales, video o podcast sulla storia dell’Unità d’Italia e sull’identità nazionale;
  6. Progetti di cittadinanza attiva: interventi di solidarietà e tutela dell’ambiente per praticare i valori civici;
  7. Letture guidate e confronti: analisi di testi di Calamandrei, Pertini e Dossetti, con discussioni e riflessioni;
  8. Giornata del dialogo e della memoria: dibattiti su diritti, diversità culturale e coesione sociale;
  9. Drammatizzazioni storiche: mettere in scena eventi chiave del Risorgimento, come la proclamazione del Regno d’Italia o la breccia di Porta Pia, per vivere la storia in prima persona;
  10. Caccia al tesoro storica: creare percorsi didattici in aula o nel quartiere con indizi legati all’Unità e ai protagonisti dell’Italia;
  11. Mostre e esposizioni: raccogliere oggetti, fotografie, mappe o testimonianze locali e allestire una piccola mostra storica in classe o a scuola;
  12. Condivisione digitale: usare blog scolastici, social network o piattaforme multimediali per raccontare il 17 marzo e condividere progetti, interviste e riflessioni;
  13. Musica e poesia: scrivere canzoni, componimenti o piccoli cori che celebrino l’unità e i valori civici, rendendo la storia emozionante e coinvolgente;
  14. Collaborazioni con enti locali: visite a musei, archivi o associazioni culturali per approfondire l’unità nazionale e il ruolo dei cittadini.

Italia N. Martusciello
Vicepresidente nazionale EIP Italia

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Una nuova iniziativa del settore formazione di EIP Italia


La normativa scolastica a volte sembra una zona d’ombra, un groviglio di commi che faticano a diventare pratica. Ma dietro ogni comma, dietro ogni circolare, ci sono persone, aule e storie quotidiane. La norma non è un muro, ma il perimetro entro cui camminiamo insieme.


Da qualche giorno è online ChiaroScuola il podcast progettato dal settore formazione di EIP Italia, coordinato dal dirigente scolastico Francesco Rovida, e dedicato all’analisi della normativa scolastica.

Parlarne oggi significa toccare un nervo scoperto. Ci troviamo nel mezzo di un paradosso tutto italiano: da un lato, il lamento corale per una burocrazia soffocante; dall’altro, una resistenza silenziosa e tenace verso ogni reale innovazione.
Si assiste, così, a una sorta di mimetismo burocratico: si adottano formalmente nuovi modelli, si digitalizzano vecchie abitudini, mentre nella sostanza della pedagogia scolastica e, sovente anche del linguaggio (basti pensare alla difficoltà di definire il secondo ciclo “scuola secondaria di II grado” anziché “superiori”), nulla cambia.
Certamente, non viene in aiuto il fatto che “in nessun settore dell’amministrazione pubblica italiana la stratificazione di norme, di istituti, di prassi, si è fatta così spessa e compatta come in quella della pubblica istruzione” (Pototshnig, 1975, 243).
Sorge allora il dubbio se la dimensione amministrativa non sia diventata, paradossalmente, un alibi collettivo dietro cui nascondersi, un ombrello sotto il quale rifugiarsi per non dover affrontare la fatica, ben più grande, di un reale cambiamento epistemologico e metodologico.

Per uscire da questo stallo, è necessario smettere di guardare alla norma come a un nemico e iniziare a vederla come un potenziale dispositivo pedagogico.
Il focus del podcast è proprio questo: decifriamo l’attualità normativa per ritrovare il senso profondo del nostro fare comunità.
Perché la scuola non si legge soltanto: la scuola si vive.


Prima puntata
Il nuovo colloquio di Maturità tra norma e persona


Seconda puntata
Le nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo e l’arte della sartoria didattica


Trovi ChiaroScuola sulle seguenti piattaforme:

L’architettura della scuola di domani nell’Atto di indirizzo del MIM

Appunti di analisi critica e giuridica


L’Atto di Indirizzo Politico-Istituzionale del Ministero dell’Istruzione e del Merito non è un semplice manifesto di intenti, ma il vero e proprio motore normativo e amministrativo che guiderà la scuola italiana nel triennio 2026-2028. Per comprenderne la portata, è necessario analizzarne le ragioni giuridiche per poi sviscerarne i contenuti attraverso specifiche categorie tematiche.

Sotto il profilo giuridico-amministrativo, l’Atto di Indirizzo è il documento cardine della pianificazione strategica ministeriale. La sua funzione è tradurre il programma politico del Governo in linee direttrici vincolanti per la creazione del “Valore pubblico” all’interno del Sistema nazionale di istruzione. Esso costituisce la base obbligatoria per tre cicli fondamentali dello Stato: il ciclo di bilancio, il ciclo della performance e il ciclo della programmazione strategica.
Attraverso un meccanismo giuridico definito “processo a cascata”, i titolari dei centri di responsabilità amministrativa del Ministero sono chiamati a declinare queste priorità in obiettivi operativi finanziari e di performance, con precisi indicatori e valori target.
L’Atto funge inoltre da “ombrello” giuridico e programmatico per garantire il rigoroso rispetto delle milestone e dei target imposti dal PNRR e dal Programma Nazionale “PN Scuola e Competenze 2021-2027”. Infine, a coronamento dell’intento di riordino normativo del settore, il documento ufficializza l’attività della Commissione interministeriale incaricata di redigere un nuovo “Testo Unico Istruzione”

Queste, secondo la nostra lettura, le categorie in cui è possibile riordinare le priorità.

Personale scolastico
Una prima categoria riguarda la valorizzazione del capitale umano. Il documento rivendica un massiccio sforzo negoziale per restituire autorevolezza economica al personale, evidenziando il completamento dei CCNL 2019-2021 e 2022-2024, e l’avvio del CCNL 2025-2027. La novità più dirompente è l’introduzione, a partire dal 2026, di un Piano di welfare aziendale che prevede una polizza sanitaria integrativa estesa a oltre 1,2 milioni di dipendenti, comprendendo anche il personale precario con contratto fino al 30 giugno. Sul fronte del reclutamento, si ribadisce l’imperativo di raggiungere il target PNRR di 70.000 assunzioni e si struttura in via definitiva la conferma dei docenti di sostegno precari su richiesta delle famiglie, al fine di garantire la continuità didattica.

Ordinamenti e didattica
Nonostante i frequenti richiami all’autonomia, l’elaborazione dell’architettura formativa mantiene una forte impronta centralista. Spiccano i lavori per le nuove Indicazioni Nazionali per i licei e le Linee guida per gli istituti tecnici, necessari per aggiornare un impianto vecchio di oltre un decennio ai mutamenti sociali e tecnologici. Viene istituzionalizzata la riforma della filiera tecnologico-professionale (legge 121/2024), che dal 2026 entrerà a pieno regime integrando scuole, ITS Academy e centri di formazione in veri e propri “Campus”. Sul fronte liceale, si spinge per il consolidamento del neonato Liceo del Made in Italy e si annuncia un gruppo di lavoro per il “rilancio del liceo classico”. Un peso simbolico e strutturale rilevantissimo è dato al nuovo Esame di Stato, che recupera la denominazione di “Esame di Maturità” e mira a valutare la crescita etica e civica dello studente, con commissioni ridotte a cinque membri e una prova orale su quattro discipline scelte ogni anno direttamente dal Ministro.

Inclusione, divari e “pedagogia della condotta”
Per contrastare la dispersione scolastica, il Ministero affida risorse e strategie ai Piani “Agenda Sud” e “Agenda Nord”, con interventi mirati sulle scuole in contesti difficili. Tuttavia, il tema del benessere e dell’inclusione fa il paio con una rigorosa stretta disciplinare: l’Atto codifica la riforma del voto di comportamento, che cessa di essere una mera sanzione per diventare uno “strumento di crescita”. A seguito della revisione dello Statuto delle studentesse e degli studenti, le sanzioni disciplinari assumeranno un forte valore pedagogico, prevedendo l’obbligo di esperienze di cittadinanza attiva e solidale a favore della comunità in caso di criticità.

Autonomia (solo amministrazione?)
La vera autonomia promossa dal documento è di tipo gestionale e burocratico. Per sgravare il carico delle segreterie scolastiche, l’Atto preannuncia massicce dosi di semplificazione: dalla creazione del fascicolo digitale del docente all’integrazione delle anagrafi scolastiche (ANIST), fino al potenziamento della piattaforma UNICA per le famiglie. Di enorme impatto è la progressiva introduzione dell’Intelligenza Artificiale nella didattica e nell’amministrazione, regolata da apposite Linee Guida ministeriali in conformità con l’AI Act europeo. Si inaugura inoltre una nuova stagione per il Sistema nazionale di valutazione, con l’introduzione della valutazione obbligatoria per i dirigenti scolastici e la sperimentazione di prove INVALSI sulle competenze digitali.

Infrastrutture e reti
L’ultima categoria riguarda gli spazi fisici dell’apprendimento, profondamente legati ai vincoli del PNRR. Sono previsti interventi su oltre un quarto degli edifici scolastici italiani per la messa in sicurezza e l’efficientamento energetico. Particolare urgenza viene data agli investimenti in mense e palestre (finanziati con fondi nazionali e PNRR, soprattutto nel Mezzogiorno) per abilitare il tempo pieno, e allo sviluppo del sistema integrato 0-6 anni. Su quest’ultimo punto, la costruzione di nuovi asili nido è imperativa per raggiungere il Livello Essenziale delle Prestazioni (LEP) del 33% di copertura a livello nazionale.

Per alcuni versi, l’Atto di Indirizzo 2026 rivela una dicotomia affascinante: da una parte una spinta fortissima verso la modernizzazione tecnica, amministrativa e tecnologica (IA, digitalizzazione, target europei); dall’altra, un convinto ancoraggio a principi formativi tradizionali (Maturità, liceo classico, disciplina e voto di condotta).
Il tutto tenuto insieme da un rigido telaio giuridico-finanziario che impegna la macchina dello Stato a trasformare, entro il 2028, queste direttive in prassi scolastica quotidiana.

E’ l’ora della pace

Il Convegno organizzato dall’Istituto Comprensivo “D’Auria – Nosegno” di Arzano


da “Prospettive”
https://www.redazioneprospettive.it/arzano-un-convegno-da-applausi-su-un-tema-e-lora-della-pace/

La Pace cammina coi giovani. La Pace è sempre giovane, ed è per questo che stamattina, all’appello “È l’ora della Pace!”, lanciato dall’I.C. D’Auria Nosengo di Arzano, più di 500 giovanissimi di scuola secondaria di primo grado dei quattro Istituti comprensivi del territorio hanno risposto affollando gli spalti del PalaRea in via Ferrara.
Si è celebrato un Convegno sui temi della convivenza tra i popoli ormai alla sua terza edizione. Mentre i grandi della Terra si scontrano all’insegna dell’antico assioma “Se vuoi la pace prepara la guerra” scatenando conflitti ovunque nel mondo, i giovani hanno sentito l’urgenza di “ascoltare” i testimoni della pace per sperimentare altre vie per realizzare la Pace. Un anelito che hanno espresso con le loro domande ai vari relatori ed unanime è stata la risposta di costoro: Se vuoi la Pace, prepara la Pace!

Perle che abbiamo registrato degli interventi:
La pace comincia dalle piccole cose e nasce dai semplici gesti quando scelgo di rispettare l’altro (Marco Colurcio, presidente del Consiglio di Istituto della D’Auria Nosengo);
La scuola come scuola di empatia e di pace (prof.ssa Silvana Rinaldi, rappresentante della sezione campana dell’EIP – Scuola Strumento di Pace);
I valori della solidarietà, dell’amicizia e dell’empatia sono la base per costruire la pace (prof.ssa Sabrina Di Lauro, dirigente scolastica dell’IC Ariosto 1).
I giovani migliori degli adulti. A loro il testimone per costruire la pace laddove gli adulti sono riusciti “incapaci”. (prof. Elpidio Del Prete, dirigente scolastico dell’IC De Filippo Vico).
Non sono mancati momenti di interazione tra relatori e studenti: il rappresentante dell’UCEBI, dott. Gerardo Litigio, munito di gessetti bianchi e colorati, ha dimostrato come la pace sia fonte di luce che può risplendere sulle tenebre del male, oggi rappresentato dai conflitti che inquinano il mondo; Agnese Ginocchio, rappresentante del Movimento internazionale per la Pace e la salvaguardia del Creato, ha coinvolto in un momento significativo alcune alunne che avevano realizzato un cartellone che raccoglieva stimolanti riflessioni sull’impegno delle giovani generazioni per la Pace.

C’è stata anche qualche proposta fattiva, concreta: Lanfranco Genito, rappresentante dell’MCE, Movimento di Cooperazione Educativa, ha colpito i ragazzi con l’invito a partecipare a Flotilla dei bambini del mondo: i giovani scrivono lettere ai capi di Stato, all’Onu e ad altri rappresentanti politici con le loro considerazioni e proposte per la pace.
La rappresentante di Emergency, dott.ssa Loredana Mariniello, ha illustrato i progetti di questa associazione nel promuovere una cultura di pace che tenta di rimediare ai disastri che altri hanno provocato in vari Paesi del mondo.

Infine, un ospite di onore, p. Alex Zanotelli, che, non potendo intervenire personalmente, ha voluto essere presente con un videomessaggio puntando la sua breve ma incisiva riflessione sulla sperequazione delle risorse mondiali, per cui ha colpito l’uditorio la sua forte affermazione: Non c’è pace senza giustizia! E in questo la Scuola ha un ruolo fondamentale quella Scuola, però, che affonda le sue radici nella Costituzione italiana, quella che dà diritto di parola anche ai giovani.
Su questo desiderio di Zanotelli, allora, come non ringraziare la dirigente Fiorella Esposito che ha saputo incarnare queste istanze costituzionali di Pace e di Scuola tanto che il Collegio dei docenti della D’Auria Nosengo ha fatto della Pace la mission del PTOF d’Istituto, o tale da proporre una “Una Rete per la Pace” a cui aderiscono gli Istituti Comprensivi Ariosto 1, De Filippo – Vico e K. Wojtyla.
Una grande scuola che guarda lontano partendo dal prossimo quotidiano e il prossimo quotidiano sono gli allievi dell’Istituto, i protagonisti di un futuro mondo di PACE.