La pace si fa a scuola: un intervento della presidente Anna Paola Tantucci sul quotidiano L’Osservatore Romano
La storia dell’Association mondiale pour l’Ecole Instrument de Paix (Eip) e della sua sezione italiana si sviluppa dall’azione personale del fondatore Jacques Mühlethaler e culmina nella creazione di una ong riconosciuta a livello internazionale. Jacques, libraio e piccolo editore, nel periodo della guerra fredda, analizzando i libri scolastici, si rese conto che spesso erano «fabbriche per creare soldati, nemici, settari, fanatici e assassini». L’esperienza familiare lo aveva portato a confrontarsi con le conseguenze della guerra per la morte dei fratelli, uno nella Seconda guerra mondiale e uno nella guerra d’Algeria. Per ottenere un cambiamento, quindi, non ci si poteva limitare a piangere i morti, ma occorreva mobilitarsi per una azione per la pace «per mezzo della scuola».
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Se dovessi paragonarla ad una pianta, la penserei come un baobab robusto e forte.Tanto alto da sovrastare le storture e le piccolezze della fragilità umana; tanto alto per poter vedere un unico grande orizzonte sulla faccia della terra; tanto robusto per poter reggere alle intemperie della vita e alla bruta forza del male che sferza il mondo senza pietà.Il baobab non teme il tempo, è nutrimento e cura.È una grande riserva d’acqua per immagazzinare vita e sopravvivere tanto a lungo da essere metro di lungimiranza.Il baobab è anche “bellezza discreta”. Veste la sua chioma per pochi mesi all’anno e in quel breve frangente e, solo di notte, esibisce grandi fiori odorosi, poi frutti nutrienti con un grosso seme.La forza e la cura del baobab sono la forza e la sua bellezza, Presidente stimatissima. Una forza che protegge e cura; una bellezza che coinvolge completamente e che affascina nella sua grande umiltà. Quella che fa grandi le persone.L’articolo è sì, la narrazione di EIP con i suoi valori raccontati ed espressi al vertice di ogni istituzione educativa, ma è anche un punto di vista, suo personale, sul mondo della scuola alla luce della normativa odierna.Ed è proprio qui che si nota il suo rammarico per i limiti che ne ha evidenziato.Manca “la cura” come espressione di “pace” da garantire al genere umano per la sua sopravvivenza, le cui fondamenta devono essere gettate nel terreno più fertile: la scuola. È qui che si plasma materia viva; è qui che si formano le coscienze; è qui che si costruisce la personalità di ogni uomo e di ogni cittadino.E allora, Presidente, speriamo che la sua voce risuoni nelle stanze del potere per farne riflessione e generino nel mondo della scuola, quell’energia necessaria per mettersi in cammino per la pace. Insieme. Antonia MARTINA
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