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Decifrare il futuro in classe: letture per insegnanti audaci

Per continuare a guardare allo sviluppo della professione


Poiché è noto che chi lavora a scuola “ha tre mesi di ferie” (sì, in effetti c’è qualcuno che ancora la pensa così…) vogliamo aiutarvi a impegnare tutto questo tempo libero, a cominciare dalle pubblicazioni della nostra collana SCHOLA, sviluppata con l’editore HOEPLI.


Bonaventura Di Bello, Intelligenza Artificiale per la scuola. Un approccio umanistico all’uso didattico dell’IA generativa, Ulrico Hoepli Editore, 2023.

Questo testo propone una visione pratica e ottimistica dell’IA nel mondo dell’istruzione, presentandola come uno strumento per potenziare gli insegnanti, non per sostituirli. Fornisce una guida chiara per l’utilizzo consapevole degli strumenti di intelligenza artificiale a supporto della didattica, della valutazione e dell’apprendimento personalizzato. Il volume enfatizza l’importanza cruciale del giudizio umano, dell’ispirazione e dell’empatia, incoraggiando l’integrazione dell’IA in classe pur mantenendo l’autorevolezza e le qualità umane dei docenti. L’obiettivo principale è coltivare un “umanesimo tecnologico”: un approccio equilibrato che, alleggerendo il carico di lavoro degli educatori, permetta loro di dedicare maggiore attenzione a ogni studente, salvaguardando al contempo il ruolo insostituibile dell’essere umano in un’aula potenziata dall’IA.

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Ottavio Fattorini, Dirigenza umanistica. Ragione e sentimento per la governance strategica delle istituzioni scolastiche, Ulrico Hoepli Editore, 2024

A cura di Ottavio Fattorini, mente ideatrice del concetto di dirigenza umanistica e animatore del think tank “Dirigenti insieme, per una dirigenza umanistica”, questo volume si rivolge all’intera comunità educante scolastica. Il testo illustra il modello della dirigenza umanistica partendo dall’analisi approfondita dei cinque principi cardine del suo Manifesto. Arricchito dalle voci di dirigenti scolastici che quotidianamente si impegnano per trascendere una mera impostazione giuridico-amministrativa – quella che viene definita la “banalità del male” – il libro sottolinea come l’autonomia sia la chiave per interpretare la professione, aggiungendo il valore inestimabile del proprio “coefficiente energetico-emotivo”.

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Paola Parente, Orientamento & Scuola. Percorsi operativi per la didattica curricolare e per il ruolo dei docenti tutor e orientatore, Ulrico Hoepli Editore, 2024

Questo testo presenta un approccio olistico all’orientamento scolastico, concepito come un cammino che accompagna gli studenti fin dai primi anni di scuola. Questo percorso si articola in tre fasi fondamentali
Il Mondo dell’espressività (conoscenza di sé): Aiuta gli studenti a comprendere le proprie attitudini e passioni.
Il Mondo del possibile (conoscenza del mondo): Li apre alle diverse opportunità e al contesto in cui vivono.
Il Mondo del fattibile (sintesi e scelte consapevoli): Li guida a combinare la conoscenza di sé e del mondo per prendere decisioni informate sul proprio futuro.
Per supportare le scuole in questo progetto, il libro offre 40 schede operative. Ogni scheda include una descrizione del tema, suggerimenti per attività pratiche e la loro rilevanza per l’orientamento.
L’obiettivo principale dell’opera è valorizzare la naturale vocazione orientativa della scuola, vista come luogo dove si costruisce il futuro. In questa prospettiva, ogni disciplina contribuisce all’acquisizione di conoscenze, evidenziando il valore della transdisciplinarità. Questo approccio crea un ambiente di apprendimento stimolante, favorendo connessioni significative tra i saperi e sviluppando la capacità di riflettere criticamente su se stessi e sul mondo, indispensabile per un orientamento maturo.

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Francesco Rovida, Inclusione e corresponsabilità educativa. Percorsi di formazione operativi tra nodi complessi e valori condivisi, Ulrico Hoepli Editore, 2023

Il sistema scolastico attuale promuove l’inclusione affidando a tutta la comunità scolastica – docenti, dirigenti, studenti e famiglie – il compito di affrontare le diverse esigenze educative. L’obiettivo è duplice: da un lato, creare un’identità culturale e didattica specifica per ogni scuola, strettamente legata al territorio di riferimento; dall’altro, perseguire un’istruzione di qualità, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030.
La collaborazione di tutti gli attori coinvolti è fondamentale per fare della scuola un luogo realmente inclusivo, mettendo in pratica i principi dell’Educazione civica. Questo volume, pensato per la formazione dei docenti, si propone di approfondire l’applicazione del Decreto Interministeriale 182/2020, aggiornato con le modifiche introdotte dal Decreto Interministeriale 153/2023. Offre una guida pratica per interpretare la documentazione clinica secondo il modello ICF e per redigere il PEI (Piano Educativo Individualizzato), incoraggiando al contempo una gestione condivisa delle politiche inclusive all’interno di ogni istituto.

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Damiano Previtali, Le metacompetenze. Per la formazione della persona e la formazione del lavoro, UTET, 2024

In un contesto in costante evoluzione, caratterizzato da sfide sempre nuove nel mondo del lavoro e da una crescente complessità sociale, emerge con forza l’esigenza di preparare i nostri studenti non solo con un solido bagaglio di conoscenze e abilità specifiche, ma anche con qualcosa di più profondo e trasversale. È qui che entrano in gioco le metacompetenze. Questo volume si propone di esplorare proprio questo costrutto: cosa sono, perché sono così cruciali per lo sviluppo integrale della persona e per la sua capacità di affrontare con successo le sfide del mondo professionale. Non parliamo di semplici competenze tecniche, ma di quelle abilità cognitive, emotive e relazionali che permettono all’individuo di apprendere ad apprendere, di risolvere problemi complessi, di comunicare efficacemente, di essere resiliente e proattivo. Il testo guida attraverso una riflessione approfondita su come identificare, sviluppare e valutare queste metacompetenze nei vostri studenti. Verranno esplorate strategie e approcci didattici innovativi, focalizzati non solo sul “cosa” insegnare, ma sul “come” insegnare, per promuovere un apprendimento significativo e duraturo. Siamo convinti che la comprensione e l’applicazione dei principi esposti in questo libro possano arricchire notevolmente la vostra azione educativa, permettendovi di formare individui più consapevoli, responsabili e adattabili, pronti a navigare con successo nel futuro, sia a livello personale che professionale.

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Ottavio Fattorini, Il Manifesto delle scuole DADA. La scuola dell’Eppur si muove, Erickson, 2024

Questo volume si propone di esplorare a fondo il Modello DADA (Didattiche per Ambienti Di Apprendimento), fornendo sia le basi teoriche che le indicazioni pratiche per la sua implementazione. Oltre a ciò, il testo offre spunti pedagogici e didattici innovativi per arricchire la comprensione e l’applicazione di questo approccio.
Il DADA non è un semplice progetto, metodo, sperimentazione o tecnica. Sebbene sia chiaramente definito dai suoi dieci principi fondamentali, la sua forza risiede nella sua flessibilità. Ogni scuola è incoraggiata ad adattare e personalizzare il Modello, integrandolo con le proprie specificità strutturali, logistiche e didattiche. La sua adozione dovrebbe sempre essere una risposta concreta ai bisogni specifici di ciascuna istituzione scolastica, garantendo così un’implementazione mirata ed efficace.

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Laura Sartori e Marica CInque (Edd.), Gifted. Conoscere e valorizzare i giovani plusdotati e di talento dentro e fuori la scuola, Edizioni Magi, 2020

Un nuovo sguardo sul talento: riconoscere e coltivare la plusdotazione
In Italia, il tema del talento e della plusdotazione sta finalmente guadagnando l’attenzione che merita. È fondamentale adottare una prospettiva ampia e costruttiva sulla plusdotazione, affinché le potenzialità di ogni bambino e ragazzo siano riconosciute, valorizzate e integrate pienamente nella loro personalità. L’obiettivo è favorire uno sviluppo armonico, in linea con il loro vero sé. Questo libro si rivolge a chiunque si occupi di individui con un dono, un talento, o un funzionamento cognitivo superiore alla media – spesso definiti “gifted”. Insegnanti, psicologi, genitori ed educatori troveranno sia le basi teoriche che suggerimenti pratici per identificare, comprendere e supportare al meglio i giovani plusdotati.
Il filo conduttore del libro è la conoscenza e la valorizzazione della giftedness, offrendo una visione completa del fenomeno. La struttura del volume permette diverse modalità di lettura: si può scegliere un approccio globale e sequenziale, oppure una consultazione tematica, concentrandosi sulle aree di maggiore interesse.
La prima parte del libro esplora le principali teorie di riferimento sulla plusdotazione e affronta le questioni aperte e in evoluzione legate a definizioni e terminologia. Vengono approfonditi gli aspetti emotivi e relazionali, con particolare attenzione alle possibili vulnerabilità che possono caratterizzare i gifted.
La seconda parte offre un quadro dettagliato su come individuare, sostenere e promuovere il benessere dei gifted sia in famiglia che a scuola. Include una panoramica sulle normative internazionali e le nuove direttive del Ministero dell’Istruzione italiano per l’inclusione e la valorizzazione dei gifted nel contesto scolastico.
Infine, una sezione di approfondimento esamina la plusdotazione in relazione alla neurobiologia, alle funzioni esecutive, alla metacognizione e al concetto di “doppia eccezionalità”.

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Donella Meadows – Dennis Meadows – Jorgen Renders, I nuovi limiti dello sviluppo. La salute del pianeta nel terzo millenio, Mondadori, 2022

Un Grido d’Allarme Rinnovato: Il Futuro del Nostro Pianeta
Nel 1972, tre giovani e visionari scienziati informatici pubblicarono un rapporto rivoluzionario intitolato I limiti dello sviluppo. Utilizzando modelli di calcolo computerizzati all’avanguardia per l’epoca, previdero le gravi conseguenze della crescita incontrollata su un pianeta con risorse limitate. Decenni dopo, gli stessi autori tornano con un messaggio ancora più urgente. Armati di strumenti informatici notevolmente più sofisticati e di un’enorme quantità di dati statistici aggiornati, confermano le loro previsioni iniziali. Il loro nuovo allarme sottolinea i devastanti effetti dell’attività umana su aspetti cruciali come il clima, la qualità delle acque, la biodiversità marina, le foreste e tutte le altre risorse naturali.
La loro avvertenza è chiara: è fondamentale agire subito, prima che sia irreversibilmente troppo tardi per il nostro pianeta.

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Rocco Pezzimenti, Salvezza e filosofia. Riflessioni sul fine della storia, Rubettino, 2024

È innegabile che alcune filosofie storicistiche abbiano lasciato un segno profondo e spesso drammatico nel XX secolo, con conseguenze che ancora oggi si avvertono. Non a caso, proprio in Germania, alcuni teologi cattolici hanno sentito l’urgenza di rimettere in discussione la relazione tra “storia della salvezza e metafisica”. Questa riflessione è diventata ancora più impellente dopo che filosofi come Popper, con la sua opera The Poverty of Historicism, hanno messo in luce i limiti, anche teorici, dello storicismo. Tuttavia, l’analisi di Popper, pur giustamente critica nei confronti dello storicismo dialettico, oggi appare un po’ riduttiva. Questo perché lo storicismo dialettico non esaurisce il problema della storia; anzi, per certi versi, lo esaspera. Permangono interrogativi fondamentali, come legittimamente sottolinea Ratzinger, che nessuno sembra voler affrontare: “Come può divenire storicamente presente ciò che è accaduto? Come può avere significato universale ciò che è unico ed irripetibile?”. Forse dovremmo avere il coraggio di ammettere che, nella prospettiva escatologica, si sono mescolati troppi livelli, danneggiando in primo luogo la visione cristiana. Quest’ultima è stata progressivamente strumentalizzata da diverse prospettive politiche, finendo per essere ridotta a una visione meramente sociale. Ciò ha privato il Cristianesimo della sua prospettiva ultraterrena, relegandolo a uno dei tanti criteri per analizzare la realtà presente. Spesso si dimentica che simili tentativi di “secolarizzazione” hanno sempre accompagnato il Cristianesimo. L’Apocalisse, pur presentandosi come un percorso di salvezza, incontrò subito avversari come gli gnostici, che proponevano vie alternative per raggiungere la salvezza. Questo lavoro intende proprio evidenziare il filo conduttore, sempre presente nella bimillenaria tradizione della Chiesa: proporre una visione escatologica ultraterrena. Questa visione è libera da ideologie e da prospettive politiche, anche se supportate da nobili posizioni sociologiche o filosofiche. Si concentra invece sulla salvezza che trascende il presente, offrendo un significato universale e duraturo.

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Qualche indicazione di lettura

Tra saggi, romanzi e fiabe, dieci suggerimenti con uno sguardo rivolto alla scuola


Mentre l’estate si avvicina e con essa la promessa di un meritato riposo, chi si occupa di scuola sa bene che la formazione continua non si ferma mai del tutto. Anzi, il periodo estivo può trasformarsi in un’opportunità preziosa per dedicarsi a letture che arricchiscano la nostra professionalità, stimolino la riflessione e offrano nuove prospettive sull’affascinante mondo dell’educazione.
Se la vostra valigia è pronta per ospitare non solo abiti leggeri, ma anche testi che possano nutrire la mente e lo spirito, siete nel posto giusto. In questo righe, desideriamo proporvi un percorso di lettura pensato appositamente per chi, come voi, è impegnato quotidianamente nella formazione dei futuri cittadini, valore imprescindibile per la costruzione di una società più giusta e inclusiva.


Ivano Dionigi, Magister. La scuola la fanno i maestri non i ministri, Laterza, 2025

Per tutti i docenti che desiderano riscoprire il valore profondo del loro mestiere, il volume di Ivano Dionigi è una lettura imprescindibile per l’estate 2025. Con la sua prosa lucida e profonda, invita a una riflessione sul ruolo dell’insegnante nella società contemporanea, delineando i contorni di una figura che non si limita alla mera trasmissione di contenuti. Non si tratta di un semplice manuale, ma di un vero e proprio manifesto che eleva la professione docente a un compito culturale e civile di primaria importanza. Attraverso le pagine di Magister, l’autore ci guida a riscoprire l’autorevolezza, la passione e la responsabilità che ogni insegnante dovrebbe incarnare, elementi che risuonano con forza nel nostro impegno per una formazione continua e per l’educazione ai diritti umani. Il testo offre spunti preziosi per affrontare le sfide quotidiane della scuola, ispirando i docenti a essere veri e propri punti di riferimento per le nuove generazioni, capaci di orientarle non solo nell’apprendimento, ma anche nella crescita come individui consapevoli e responsabili. Un libro che, senza dubbio, merita un posto nella vostra “valigia estiva” di letture stimolanti.


Andrea Bajani, L’anniversario, Feltrinelli, 2025

Il romanzo di Andrea Bajani, finalista al Premio Strega e vincitore del Premio Strega Giovani, si presenta come una lettura profondamente coinvolgente e, al contempo, deliberatamente scomoda, che si potrebbe anche collocare, in un certo senso, nel filone dei “romanzi di formazione”. L’autore ci introduce nella vita di una famiglia segnata da un’assenza attorno alla quale si costruiscono le esistenze dei personaggi. Attraverso questa assenza, Bajani esplora il tema della crescita individuale e della ricerca di identità, mostrando come il dolore, il ricordo e le dinamiche familiari influenzino profondamente lo sviluppo psicologico ed emotivo dei protagonisti. Ciò che rende L’anniversario una lettura particolarmente stimolante per chi si occupa di educazione è la sua capacità di sollevare interrogativi profondi sulla resilienza umana, sulle relazioni familiari e sul modo in cui le esperienze passate plasmano il nostro presente e futuro. Non è un testo che offre risposte facili; al contrario, costringe il lettore a confrontarsi con le proprie zone d’ombra, a riflettere sulla complessità delle dinamiche umane e sul significato di formazione intesa come continuo processo di scoperta di sé. L’approccio può risultare “scomodo” proprio per l’onestà brutale nel porre domande, rendendolo un’esperienza di lettura arricchente e provocatoria per chiunque creda nel potere della narrativa di stimolare la riflessione critica.


Francesco Vidotto, Onesto, Bompiani, 2025

Il romanzo di Francesco Vidotto ci immerge in una narrazione potente e commovente, sullo sfondo di un paesaggio dolomitico che porta al confine di mondo magico. Al centro della vicenda troviamo la storia di un uomo che, dopo una vita intera di sacrifici e onestà, si trova di fronte a una prova inaspettata che mette in discussione i suoi principi più radicati. Vidotto esplora con delicatezza e profondità i temi dell’integrità morale, del coraggio delle proprie scelte e della resilienza di fronte alle avversità, delineando il significato profondo del rimanere fedeli a sé stessi e ai propri valori, anche quando il mondo circostante sembra spingere in direzioni opposte. Attraverso personaggi insieme fragili e potenti, il romanzo permette di esplorare la complessità delle decisioni umane e le conseguenze delle proprie azioni, incoraggiando a sviluppare un pensiero critico sul significato dell’essere “onesti” in un’epoca che spesso sembra premiare l’opportunismo. La forza intrinseca della storia e la profondità con cui vengono trattati i personaggi rendono Onesto un esempio di come la letteratura possa essere un potente veicolo per trasmettere messaggi educativi fondamentali e per stimolare l’empatia, arricchendo così il bagaglio personale e professionale di ogni insegnante.


Aldo Capitini, Teoria e pratica della nonviolenza. La grande rivoluzione dell’inclusione per il tempo dell’istigazione all’odio, GoWare, 2018

Nell’attuale panorama globale, spesso segnato da tensioni crescenti, polarizzazioni e una preoccupante istigazione all’odio, la riscoperta del pensiero di Aldo Capitini, tra i fondatori della nostra Associazione, assume un’importanza cruciale, specialmente per chi opera nel mondo dell’educazione. Questo volume non è solo un testo storico sulla filosofia della nonviolenza, ma un vero e proprio manuale operativo, una bussola morale e pedagogica per affrontare le sfide del nostro tempo. Capitini offre una visione della nonviolenza non come semplice assenza di conflitto o passività, ma come una forza attiva e costruttiva, una “grande rivoluzione” che mira all’inclusione radicale di ogni individuo. In un’epoca in cui le narrazioni divisive e l’esclusione sembrano guadagnare terreno, comprendere e insegnare i principi di una nonviolenza proattiva diventa fondamentale per formare cittadini capaci di dialogare, rispettare le differenze e costruire ponti anziché muri. Inoltre, sottolinea l’importanza della “persuasione” e della “compresenza”, concetti che risuonano con forza nell’ambiente scolastico. Educare alla nonviolenza significa anche sviluppare la capacità di ascolto, di empatia e di comprensione reciproca, strumenti indispensabili per gestire i conflitti in classe e promuovere un clima di sereno confronto.
Il suo pensiero ci spinge a considerare l’aula non solo come luogo di trasmissione di saperi, ma come laboratorio di democrazia, dove la pratica quotidiana del rispetto e dell’inclusione può contrastare l’istigazione all’odio fin dalle sue radici.
Conoscere Capitini significa dotarsi di strumenti teorici e pratici per promuovere una cultura di pace e diritti umani, elementi imprescindibili per la costruzione di una società più giusta e resiliente.


Vincenzo Lifranchi, Madre era la neve. Storia di Ludvik, Amazon KDP, 2025

Ambientato in Cecoslovacchia nel 1965 nel borgo di Lesnì, alla periferia della cittadina boema di Dobris, il romanzo racconta le vicende di un gruppo di ragazzi, non ancora adolescenti, che alterna periodiche esplorazioni dei boschi circostanti alla vita ripetitiva del luogo. Tra loro troviamo Ludvik, 13 anni e aspirazioni diverse da ciò che gli adulti progettano per lui: è attratto dalla letteratura e dalla poesia, ma non ha mezzi per alimentare la sua passione.
Un incidente nel bosco durante un gioco di squadra con i compagni, proietta Ludvik in un limbo che lo porterà improvvisamente ad affrontare il distacco dalla famiglia e la paura della morte.
Ospite forzato in un sanatorio, incontra Angelo Maria Ripellino, maestro della poesia italiana, vibrante e diverso dagli adulti che popolano il suo mondo. L’incontro offre a Ludvik una via di crescita e di accettazione dei propri limiti e delle proprie possibilità.
Avvolti dalla sognante presenza della neve, l’autore trasporta i lettori in un mondo al confine tra la vita e la fantasia, alla ricerca della propria strada. Tra romanzo di formazione, riflessione sulla poesia e, in parte, avventura, un romanzo di sicuro interesse, scritto con grazia da un sorprendente dirigente scolastico.


Oltre le competenze. Pedagogia e vita, 1 (2025)

Questo numero di “Pedagogia e vita” si propone come un compagno di riflessione ideale per le giornate estive, sia che vi troviate sotto l’ombrellone con il suono del mare in sottofondo, sia che preferiate la quiete di un rifugio di montagna. I temi trattati sono vari e stimolanti, invitando a una riflessione sul presente e sul futuro dell’educazione. Si parte dall’impatto dell’intelligenza artificiale, un argomento quanto mai attuale, per capire se possa essere uno strumento di crescita professionale (upskilling) o se, al contrario, porti a un impoverimento delle capacità (declino delle competenze). La riflessione prosegue esplorando i limiti stessi della competenza e il rischio di una “meccanizzazione della mente”, un monito a non ridurre il pensiero a mera esecuzione. Un altro saggio invita a seguire il percorso che porta “da competente a competitivo, da competitivo a disincantato”, offrendo una prospettiva sulla possibile disillusione legata a un approccio meramente performativo. Non mancano poi approfondimenti sulle competenze non cognitive, sempre più riconosciute come essenziali, e sul modo di “ripensarle” in un contesto educativo. Centrale è anche il concetto di “agency”, intesa come capacità di agire e trasformare la competenza, esplorando al contempo aspirazione e soggettivazione. Il lettore è poi invitato a superare i “luoghi comuni” legati alle competenze, per abbracciare una visione più ampia che includa l’individualità, la misteriosità e la relazionalità, spingendosi “oltre le competenze”. Viene persino introdotto un affascinante e provocatorio concetto di “demonismo educativo”. Il dibattito si allarga poi al ruolo delle competenze nella formazione delle professioni di cura, un ambito dove l’aspetto umano è predominante. Non poteva mancare un’analisi critica del profilo e della funzione docente nella normativa italiana, un tema caro a chi opera quotidianamente nella scuola (scritto dal nostro dirigente Francesco Rovida). Infine, il numero si chiude con una prospettiva che va “oltre le competenze”, abbracciando la formazione e il sapere come consapevolezza e responsabilità educativa, e con una riflessione sul discorso pedagogico tra emancipazione e le pervasive pressioni neoliberiste.
In definitiva, una lettura ricca e stimolante, ideale per chi desidera dedicare del tempo prezioso a una riflessione profonda sul proprio ruolo di educatore e sul significato più ampio dell’apprendimento e della formazione, lontano dalla frenesia quotidiana.


Elio Pecora, La ragazza con il vestito di legno e altre fiabe italiane, Bibliotheka, 2025

Preparatevi a un viaggio affascinante nel cuore della tradizione orale italiana con questa straordinaria raccolta curata dal noto scrittore e critico letterario Elio Pecora, da sempre legato a EIP Italia. Non è solo un compendio di racconti, ma una finestra aperta su un mondo dove amori e incantesimi, stratagemmi e crudeltà si intrecciano con la saggezza popolare. Come racconta lo stesso Pecora, l’idea di questa antologia è nata da un precedente lavoro radiofonico, che lo ha portato a esplorare l’immenso patrimonio fiabistico del nostro Paese, seguendo idealmente le orme di giganti come Italo Calvino. Il suo intento non era quello di un’indagine folcloristica, ma di comunicare lo stupore e la meraviglia che queste storie, tradotte dagli originali dialetti regionali, sanno ancora suscitare. È un’immersione nei “destini e i desideri di tanti”, un’eco delle voci che per secoli hanno animato veglie e focolari. Le fiabe, pur aprendosi con il classico “C’era una volta”, celano un miscuglio di colori, dove la purezza e la morte si mescolano. Alternano racconti drammatici, romantici e fantastici, sempre con un messaggio chiaro e una finalità educativa. Pur essendo immaginifiche, spesso rivelano risvolti inquietanti, annidando tra le righe eventi storici, antiche leggende e fatti di cronaca mai dimenticati. Le fiabe vivono nel tempo in cui vengono narrate, modificando la loro pelle e i loro tratti per adattarsi alle esigenze del momento, rimanendo così sempre attuali e ricche di mistero. Sviluppano l’immaginazione, favoriscono la creatività e, in ultima analisi, aiutano a crescere, permettendo a chi ascolta o legge di riconoscersi e identificarsi in un mondo interiore ed emotivo. In questa raccolta, Elio Pecora offre l’occasione di entrare nel conforto e nel turbamento di narrazioni che svelano il vero sotto forma di finzione: ogni aspetto della vita è messo in evidenza con una semplicità concettuale che rimane impressa, grazie all’incanto che queste fiabe sanno suscitare anche nella loro ferocia. Con una scrittura genuina e schietta, Elio Pecora libera ogni aspetto dell’esistenza, suscitando curiosità e portando il lettore alla vera essenza di questi brevi racconti. Una narrazione affascinante che non inganna, ma apre le porte a un patrimonio culturale senza tempo.


Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza, Fazi Editore, 2025

La poesia ha un potere unico: quello di dare voce all’indicibile, di illuminare le ombre e di connettere anime. In un mondo che troppo spesso sembra sordo al grido di chi soffre, questa raccolta di poesie si propone come uno strumento prezioso e sensibile per voi, educatori impegnati a formare cittadini consapevoli e compassionevoli. Questa raccolta nasce dal desiderio profondo di trasformare il dolore e l’ingiustizia in un’opportunità di riflessione e azione. Ogni verso è un eco delle storie di chi vede i propri diritti negati: i migranti che affrontano viaggi disperati, i bambini costretti al lavoro, le donne vittime di violenza, le minoranze perseguitate. Non si tratta solo di denuncia, ma anche di resilienza, speranza e la forza inarrestabile dello spirito umano che lotta per la propria dignità.
Sappiamo quanto sia fondamentale sensibilizzare i vostri studenti sui temi dei diritti umani. Il loro grido è la mia voce può essere un punto di partenza toccante e coinvolgente per le vostre lezioni. Le poesie possono fungere da spunto per discussioni in classe, attività di scrittura creativa, progetti di approfondimento e momenti di riflessione collettiva. Attraverso la lente della poesia, i concetti astratti di giustizia, uguaglianza e dignità umana diventano più concreti e vicini all’esperienza emotiva degli studenti.
Vi invitiamo a scoprire questa raccolta, a leggerla, a farla vostra e, soprattutto, a portarla nelle vostre aule. Che sia un ponte tra i vostri studenti e le voci di chi attende di essere ascoltato, un richiamo potente all’empatia e all’impegno per un mondo più giusto e umano.
Con la poesia, possiamo davvero fare la differenza.


Edith Bruck e Andrea Riccardi, Oltre il male, Laterza, 2024

Il volume, vincitore del Premio letterario internazionale “Eugenia Bruzzi Tantucci” 2024, è un dialogo semplice, diretto e chiaro, eppure “scandaloso”. La dimensione dialogica del volume pervade la scrittura, facendo emergere, quasi con il linguaggio delle antinomie pedagogiche, una serie di polarità, a volte esplicite e altre solo implicite: dagli autori (donna e uomo; ebrea e cristiano; italiana per scelta e italiano per nascita; nati prima e dopo la seconda guerra mondiale) ai temi annunciati dai cinque capitoli (male/guerra e bene/pace; luce e buio; vittime e vittimismo; forza e debolezza; distruzione e riparazione).
E accompagna il lettore in un viaggio nella Storia e nelle storie, alimentando la consapevolezza di trovarsi a contatto con testimonianze vive della Storia come evento universale, rilette con la semplicità diretta della storia personale: un modo, forse, per renderci consapevoli che abbiamo il potere di poter cambiare il corso degli eventi, se siamo in grado di vivere con consapevolezza e coraggio le scelte quotidiane.
Oltre il male ha il coraggio di affermare con chiarezza che la guerra è il male più grave, mentre “la pace è oggi quasi scomparsa dall’orizzonte del futuro” perché, afferma Riccardi, “sembra che abbiamo accettato la guerra come un fatto inevitabile”.


Antonio Augenti, Una scuola per Fiocco di neve. Cultura Efficienza Giustizia sociale, Armando, 2022

Il testo di Augenti non è un saggio accademico nel senso più tradizionale, bensì una severa e ragionata denuncia: punta il dito contro l’inerzia e il conformismo di una classe dirigente che, a suo dire, è incapace di interpretare i segni di un mutamento che è già qui, intorno a noi, e che sta ridefinendo ogni aspetto della contemporaneità. Parliamo di una dirigenza che fatica a cogliere le dinamiche in atto, e che di conseguenza, stenta a offrire risposte efficaci alle sfide che ci troviamo ad affrontare quotidianamente. Ma il volume non si ferma alla critica. Augenti, vincitore del Premio letterario internazionale “Eugenia Bruzzi Tantucci” nel 2023, ci offre una rigorosa e sensibile analisi dei temi, delle pulsioni e delle sfide che emergono da una cultura in continua evoluzione, da un’economia globale sempre più complessa e da questioni di giustizia sociale che non possiamo più ignorare. Questo significa riflettere su come l’istruzione possa e debba rispondere a un mondo che non è più quello per cui sono stati pensati molti dei nostri attuali modelli educativi. Come possiamo preparare i nostri studenti a un futuro che non conosciamo ancora del tutto? Come possiamo dotarli degli strumenti per essere cittadini attivi e consapevoli in una società in rapido cambiamento?
Infine, e questo è forse l’aspetto più audace del libro, Una scuola per fiocco di neve presenta una volutamente provocatoria proposta di cambiamento strutturale. Non si tratta di piccole modifiche o aggiustamenti marginali, ma di un’idea coraggiosa che mira a ripensare il modello organizzativo del sistema d’istruzione e di formazione nelle società del XXI secolo. Augenti ci invita a chiederci: siamo davvero pronti a mettere in discussione le fondamenta di ciò che conosciamo per costruire qualcosa di più adatto alle esigenze attuali e future?
Una lettura, a suo modo, professionalmente coraggiosa.

Il World Social Report 2025: un appello alla solidarietà per i diritti umani

Un imperativo per la cooperazione globale e il progresso sociale


Con profonda considerazione presentiamo oggi un’analisi del “World Social Report 2025: A New Policy Consensus to Accelerate Social Progress” (Rapporto Sociale Mondiale 2025: Un Nuovo Consenso Politico per Accelerare il Progresso Sociale), una pubblicazione congiunta del Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (DESA) e dell’Istituto Mondiale dell’Università delle Nazioni Unite per la Ricerca sull’Economia dello Sviluppo (UNU-WIDER). Questo documento, che funge da riflessione sui risultati sociali del passato e da guida per l’azione futura, è di cruciale rilevanza per la nostra missione di promozione dell’educazione ai diritti umani.

Il Rapporto evidenzia come, nonostante i progressi straordinari nel benessere materiale degli ultimi tre decenni e una significativa riduzione della povertà estrema , le società globali si trovino ad affrontare sfide complesse e persistenti. La crescente polarizzazione e le tensioni internazionali rendono la solidarietà globale un’esigenza impellente.

Sintesi delle dinamiche sociali contemporanee

Il “World Social Report 2025” delinea un quadro analitico delle problematiche sociali attuali, individuando tre dimensioni interconnesse che ostacolano il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs):

  • Insicurezza dei mezzi di sussistenza. Nonostante i miglioramenti, una quota considerevole della popolazione mondiale rimane vulnerabile alla deprivazione, con oltre 690 milioni di persone che vivono in povertà estrema (meno di $2.15 al giorno) e oltre 2.8 miliardi con un reddito tra $2.15 e $6.85 al giorno. L’instabilità economica è diffusa, con quasi il 60% della popolazione globale seriamente preoccupata di perdere il lavoro o di non trovarne uno. Le crisi recenti, i crescenti rischi legati al cambiamento climatico e i conflitti aggravano ulteriormente la povertà, rendendo le uscite dalla povertà spesso temporanee.
  • Disuguaglianze persistenti e profonde. Dal 1990, la disuguaglianza di reddito è aumentata nella maggior parte dei paesi ad alto reddito e in alcuni paesi a medio reddito, come la Cina e l’India, che complessivamente ospitano due terzi della popolazione mondiale. La ricchezza e il reddito sono sempre più concentrati al vertice. Le rapide innovazioni tecnologiche, in particolare l’intelligenza artificiale, contribuiscono a disuguaglianze, con effetti dissimili tra i livelli di competenza e di genere. Il cambiamento climatico, inoltre, rallenta la riduzione della povertà ed esacerba la disuguaglianza.
  • Calo della fiducia e indebolimento della coesione sociale. La coesione sociale è a rischio, con una crescente polarizzazione e un deficit di fiducia sia nelle istituzioni che tra gli individui. Oltre la metà della popolazione mondiale ha poca o nessuna fiducia nel proprio governo. Le generazioni più giovani mostrano livelli di fiducia sempre più bassi. La diffusione di disinformazione, facilitata dalle tecnologie digitali, rafforza le divisioni e alimenta la sfiducia. Questo ciclo vizioso di insicurezza, disuguaglianza e sfiducia compromette la capacità di azione collettiva.

Verso un nuovo consenso politico: implicazioni per l’educazione ai Diritti umani

Il Rapporto argomenta che le sfide attuali non possono essere affrontate in isolamento, ma richiedono un nuovo consenso politico basato su equità, sicurezza economica per tutti e solidarietà. Questi principi, mutuamente rafforzativi, sono indispensabili per consolidare le dimensioni sociali, economiche e ambientali dello sviluppo sostenibile. Per la nostra associazione, l’educazione ai diritti umani si posiziona come strumento essenziale per la realizzazione di tale consenso.

Consideriamo prioritari i seguenti aspetti per la nostra azione educativa:

  • Riaffermare il ruolo e la qualità delle Istituzioni e delle norme. Il Rapporto sottolinea che la coesione sociale e la fiducia dipendono intrinsecamente dalla qualità delle istituzioni e delle norme. Le istituzioni devono evolvere per affrontare le sfide attuali e soddisfare le aspettative dei cittadini. L’educazione ai diritti umani deve quindi promuovere una comprensione critica delle strutture istituzionali, incoraggiando la partecipazione civica e la richiesta di trasparenza e responsabilità. La promozione di valori quali l’equità, la giustizia e la non discriminazione attraverso l’educazione è fondamentale per costruire istituzioni inclusive.
  • Contrasto alla disinformazione e promozione dell’alfabetizzazione digitale: La proliferazione di disinformazione, facilitata dalle tecnologie digitali, mina la fiducia e la coesione sociale. È imperativo integrare nell’educazione ai diritti umani lo sviluppo di competenze critiche per l’analisi dei media e l’alfabetizzazione informativa. Fornire agli individui gli strumenti per discernere le informazioni false e manipolate è essenziale per salvaguardare il dialogo pubblico e la partecipazione democratica.
  • Promozione della partecipazione civica inclusiva. La percezione di avere voce nei processi decisionali è un fattore chiave per la fiducia nelle istituzioni. L’educazione ai diritti umani deve coltivare la partecipazione civica a tutti i livelli, promuovendo meccanismi che garantiscano l’inclusione di tutte le voci, specialmente quelle storicamente marginalizzate. L’espansione della partecipazione, anche attraverso strumenti digitali, deve essere accompagnata da garanzie di accessibilità e protezione dei diritti.
  • Sensibilizzazione sulle disuguaglianze multidimensionali. Il Rapporto mette in luce la natura complessa della povertà, che va oltre la mera dimensione del reddito. Esso evidenzia inoltre l’invisibilità statistica di numerosi gruppi vulnerabili. L’educazione ai diritti umani deve accrescere la consapevolezza su queste disparità multidimensionali e sull’importanza del riconoscimento e della visibilità di tutti gli individui e gruppi sociali per un’allocazione equa delle risorse e la promozione della giustizia sociale.
  • Approccio integrato alle Politiche sociali. Il Rapporto enfatizza la necessità di un approccio “whole-of-government” e di soluzioni politiche integrate per affrontare le sfide sociali. Ciò significa che le politiche sociali non devono essere considerate come meri “correttivi” post-fattuali alle politiche economiche, ma come componenti intrinseche e interdipendenti dello sviluppo sostenibile. L’educazione ai diritti umani deve quindi promuovere una comprensione olistica delle politiche pubbliche e del loro impatto sulla realizzazione dei diritti, incoraggiando una prospettiva che metta le persone al centro di tutte le decisioni.

Prospettive future: un impegno continuo

Il “World Social Report 2025” non è un punto di arrivo, ma un catalizzatore per un processo a lungo termine. Il prossimo Secondo Vertice Mondiale per lo Sviluppo Sociale, unitamente alla Quarta Conferenza Internazionale sul Finanziamento per lo Sviluppo, rappresenterà un’occasione cruciale per rafforzare la cooperazione internazionale e tradurre gli impegni in azioni concrete.

La nostra Associazione riafferma il proprio impegno a contribuire a questo sforzo globale attraverso l’educazione. La sfida consiste nel generare uno slancio duraturo, garantendo che le promesse si traducano in azioni per un futuro più equo e sicuro per tutti. In definitiva, la nostra responsabilità non si limita alle politiche o alla politica, ma si concentra sulle persone.


Dieci anni di Laudato si’

Un richiamo profetico per la nostra Casa Comune


Dieci anni fa di questi giorni, Papa Francesco pubblicò un testo rivoluzionario che avrebbe segnato un punto di svolta nel dibattito globale sull’ambiente e sulla società: l’enciclica Laudato si’.
Prendendo il nome dal “Cantico delle Creature” di San Francesco d’Assisi, un testo presente nel percorso di studi di tutti gli studenti, questa lettera papale non è stata solo una riflessione, ma un vero e proprio grido d’allarme, un appello a riconoscere una “guerra” silenziosa e distruttiva che l’umanità sta conducendo contro il creato.
A fronte del precipitare delle crisi climatiche, ambientali, sociali e persino belliche che hanno caratterizzato l’ultimo decennio, il Papa ha riaffermato l’urgenza di questo messaggio, sottolineando nel 2023 l’importanza di unirsi per “custodire il Creato come dono sacro del Creatore” e di “porre fine all’insensata guerra alla nostra Casa comune”.

L’Ecologia Integrale: un ponte tra uomo e ambiente

Al centro del pensiero di Papa Francesco in Laudato si’ c’è il concetto di “ecologia integrale”. Questo approccio ci insegna che non possiamo separare la cura dell’ambiente dalla cura dell’uomo e della società. La questione ambientale non è un problema isolato, ma la manifestazione di una più ampia e complessa crisi socio-ambientale. Il Papa ribadisce che “ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme”, evidenziando come la povertà, l’esclusione sociale, l’inquinamento e i modelli economici distorti siano tutti aspetti interconnessi di un’unica, profonda crisi. Per questo, è fondamentale smettere di considerare la natura come un mero “oggetto da sfruttare” e iniziare a vederla come un “dono sacro da custodire”. L’enciclica sfida la “cultura dello scarto” e i sistemi economici-finanziari che privilegiano il profitto a discapito del benessere del pianeta e delle persone.

I Pilastri di un Messaggio Universale

Laudato si’ si distingue per alcuni meriti fondamentali che ne hanno amplificato la risonanza:
1. Tutto è connesso. Il primo grande insegnamento è che tutto nell’universo è interconnesso. Non esiste una “questione ambientale” separata da quella sociale. I cambiamenti climatici, le migrazioni forzate, i conflitti e la povertà non sono problemi distinti, ma piuttosto manifestazioni di una crisi più profonda, che è principalmente etica, culturale e spirituale. L’enciclica smaschera la logica del “profitto immediato” e del “mercato divinizzato”, individuando nel “paradigma tecnocratico” dominante la radice del problema. Questo modello di sviluppo, che considera la terra una semplice merce e si ossessiona con gli idoli del denaro e del potere, genera nuove forme di “colonialismo ideologico” che distruggono l’ambiente, le culture e la convivenza pacifica.
2. La cura del creato come dimensione della fede. Laudato si’ ha avuto il merito cruciale di mostrare ai cristiani che la cura per l’ambiente non è un’azione opzionale, ma una dimensione intrinseca della fede. Al centro del testo vi è il “Vangelo della creazione”, che sottolinea come l’emergenza ecologica sia parte integrante della missione di liberazione della Chiesa. Prendersi cura della “Casa comune” è un atto di fedeltà al Creatore, un Dio che ha donato il mondo a tutti. Riscoprire questa realtà significa riscoprire il valore della vita e difenderla da ogni forma di sfruttamento.
3. Una responsabilità ecumenica: L’enciclica ha evidenziato l’importanza della responsabilità ecumenica nella cura del creato. Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo di Costantinopoli, una figura pionieristica in questo campo, viene citato per la sua visione della cura del creato come un “servizio liturgico”. Ciò significa che l’impegno ambientale della Chiesa è una manifestazione concreta della sua missione. L’accoglienza positiva di Laudato si’ in diversi ambienti ecclesiali ha portato alla nascita di movimenti come il Movimento Laudato si’, che promuovono la “conversione ecologica” e l’adozione dell’ecologia integrale come via per la pace e la riconciliazione con il creato.

Guardando al Futuro

A dieci anni dalla sua pubblicazione, Laudato si’ continua a essere una bussola per per l’intera umanità. Ha risvegliato la consapevolezza che la cura della Casa comune è un dovere di tutti, “come una madre si prende cura del suo bambino”.
Il messaggio è chiaro: il nostro presente e il nostro futuro dipendono dalla nostra capacità di comprendere e agire secondo i principi dell’ecologia integrale.

Quali passi concreti possiamo intraprendere, individualmente e collettivamente, per rispondere a questo profetico appello alla cura della nostra Casa comune?



Giornata dell’Europa – 9 maggio

Un pensiero dalle poesie del nostro Concorso


La Giornata dell’Europa, che si svolge ogni anno il 9 maggio, celebra la pace e l’unità in Europa.
La data segna l’anniversario della “dichiarazione Schuman”, una storica proposta presentata nel 1950 dal ministro degli Esteri francese Robert Schuman che ha gettato le basi della cooperazione europea. La proposta di Schuman è considerata l’atto di nascita di quella che oggi è l’Unione europea.

La Giornata dell’Europa 2025 è un’occasione speciale perché ricorrono i 75 anni dalla dichiarazione Schuman.
Scopri la storia delle sue idee visionarie e il modo in cui ci hanno aiutato a creare l’UE come la conosciamo oggi.


L’Italia che cresce è quella sostenibile

Con la transizione ecologica e digitale il Pil a +1,1% nel 2035 e a +8,4% nel 2050


In apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile a Milano, la presentazione del “Rapporto di Primavera 2025” dell’ASviS con gli scenari per il futuro dell’economia italiana. Con la Net Zero Transformation evidenti i benefici economici. L’ASviS chiede con urgenza un Piano di Accelerazione della transizione. Milano, 7 maggio 2025. Un Pil più alto dell’1,1% nel 2035 e dell’8,4% nel 2050, rispetto allo scenario base, con dinamiche positive per l’industria, l’agricoltura e i servizi, disoccupazione più bassa, riduzione del debito pubblico, nonostante l’aumento degli investimenti: sono solo alcuni degli effetti positivi per l’Italia se si decidesse di accelerare la transizione ecologica e digitale. È questo il quadro che emerge dal “Rapporto di Primavera 2025” dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile ETS (ASviS), presentato oggi a Milano all’evento inaugurale del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2025, all’Auditorium del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. Il Rapporto, dal titolo “Scenari per l’Italia al 2035 e al 2050. Il falso dilemma tra competitività e sostenibilità”, realizzato in collaborazione con Oxford Economics e contenente, per la prima volta, anche dati per i diversi comparti economici, dimostra che nello scenario Net Zero Transformation il sistema produttivo nazionale potrebbe registrare benefici già al 2035, con il Pil che potrebbe essere superiore dell’1,1% rispetto a quello dello scenario di base e il tasso di disoccupazione inferiore di 0,7 punti percentuali. Il trend positivo continuerebbe successivamente e nel 2050 il Pil sarebbe superiore dell’8,4% a quello tendenziale, grazie al rallentamento del riscaldamento globale, all’innovazione e all’aumento dell’efficienza energetica, che contribuirebbero anche a ridurre la spesa per i danni ambientali e ad aumentare le entrate fiscali. In questo modo, nonostante l’aumento degli investimenti pubblici, si registrerebbe anche un miglioramento del rapporto debito pubblico/Pil rispetto allo scenario di base. “È a questo scenario virtuoso che dobbiamo guardare, rispetto agli altri tre analizzati (Net Zero, Transizione Tardiva, Catastrofe Climatica) – ha sottolineato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS. – Dobbiamo accelerare la transizione, non rallentarla, e sostenerla con investimenti innovativi a tutto campo, perché questo produrrebbe risultati positivi per tutti i settori sia al 2035, sia al 2050, con l’ovvia eccezione dell’estrazione e della produzione di combustibili fossili: rispetto allo scenario di base, il valore aggiunto della manifattura resterebbe invariato nel 2035, ma crescerebbe del 9,3% nel 2050; quello dei servizi aumenterebbe dello 0,5% nel 2035 e del 5,9% nel 2050; quello delle costruzioni del 6,9% e del 18,2%; quello dell’agricoltura resterebbe stabile nel 2035, ma crescerebbe del 7,1% nel 2050; quello delle utilities del 13,9% nel 2035 e del 52,6% nel 2050 (con la ricomposizione a favore della generazione e distribuzione di energia elettrica da rinnovabili)”. In termini aggregati, il comparto industriale vedrebbe il valore aggiunto aumentare dell’1,7% nel 2035 e del 14,9% nel 2050, un valore maggiore di quello che sperimenterebbe la Germania nello stesso periodo. Anche per i servizi si registrerebbe un risultato complessivamente positivo, visto che essi presentano una bassa intensità energetica, che li rende più protetti dai costi della transizione energetica e dalla debolezza della spesa dei consumatori. “La sostenibilità è una leva strategica per rafforzare il sistema produttivo e sociale del nostro Paese ed è sbagliato pensare che ci sia contrapposizione tra sostenibilità e competitività – ha commentato Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS – Come dimostrano le simulazioni condotte con Oxford Economics, l’inazione ha costi crescenti, mentre investire nella sostenibilità conviene, perché aumenta la redditività delle imprese e genera benessere sociale”. Gli studi, già disponibili e citati nel Rapporto, dimostrano che le imprese italiane che investono in sostenibilità aumentano la produttività, la competitività e la solidità finanziaria. Ad esempio, se il 34,5% delle PMI e il 73,8% delle grandi imprese sono già impegnate in attività di tutela ambientale, quelle manifatturiere sostenibili registrano una produttività più alta del 5-8% rispetto alle altre. Quasi il 50% delle imprese italiane ha adottato almeno una pratica di economia circolare con risultati finanziari migliori, maggiori investimenti e minore indebitamento. Il 92% delle imprese familiari e l’89% delle non familiari riconosce che integrare la sostenibilità nel business porta benefici, a partire dalla reputazione e fiducia nel brand: per questo è tra gli obiettivi prioritari dei prossimi tre anni. A livello globale, tuttavia, il contesto si complica, come mostrato nel primo capitolo del Rapporto: la crisi del multilateralismo, la disinformazione e il ritorno dei nazionalismi minacciano gli sforzi collettivi per affrontare le grandi sfide comuni, compresa quella climatica e quella sociale. L’Italia e l’Europa sono ad un bivio storico: continuare con interventi timidi o scegliere di guidare la trasformazione con scelte coraggiose e sistemiche. Anche alla luce dell’analisi delle politiche pubbliche condotte nel 2024, dello stato del PNRR e dei contenuti dell’ultima Legge di Bilancio (cui è dedicato il terzo capitolo del Rapporto), l’ASviS ribadisce che per il nostro Paese sarebbe un grave errore rinviare le scelte che vanno fatte oggi: infatti, nello scenario “Transizione Tardiva”, le conseguenze per l’economia italiana sarebbero decisamente negative (il Pil sarebbe inferiore a quello tendenziale del 2,4% nel 2035), mentre nello scenario “Catastrofe Climatica” nel 2050 esso si ridurrebbe del 23,8%, con una tendenza all’ulteriore peggioramento nella seconda parte del secolo. L’ASviS evidenzia la necessità e l’urgenza di elaborare un Piano di Accelerazione Trasformativo (PAT), già promesso dall’Italia in sede Onu nel 2023, e i cui contenuti (economici, sociali, ambientali e istituzionali), sono individuati e dettagliati nel quarto capitolo del Rapporto, grazie alla competenza degli oltre mille esperti che operano nei Gruppi di lavoro dell’ASviS in rappresentanza delle oltre 320 organizzazioni che ad essa aderiscono. Del resto, la transizione sostenibile non è solo un’opportunità economica, ma anche un impegno che affonda le sue radici nella Costituzione italiana, soprattutto dopo le modifiche intervenute nel 2022, anche grazie all’attività dell’ASviS. Le oltre 1200 iniziative inserite a oggi nel cartellone del Festival dello Sviluppo Sostenibile sono la testimonianza di una mobilitazione capillare e senza precedenti sui temi dello sviluppo sostenibile. Il programma Il primo evento del Festival dello Sviluppo Sostenibile, “Sostenibilità o competitività? Un falso dilemma”, nel primo giorno del Conclave, si apre con la proiezione di un video dedicato a Papa Francesco e ai momenti più significativi del suo pontificato dedicati allo sviluppo sostenibile. Seguono i saluti istituzionali del Sindaco di Milano, Giuseppe Sala e del Presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini e le testimonianze di giovani imprenditrici e imprenditori impegnati nella twin transition: Eleonora D’Ascenzi (Università di Firenze) e Dario Casalini (Fondatore di Slow Fiber). Il keynote speech di Francesco La Camera (Direttore Generale dell’IRENA) si sofferma sulle “prospettive e il ruolo del settore privato”. Poi, l’intervento di Enrico Giovannini (Direttore scientifico dell’ASviS) che presenta il “Rapporto di Primavera 2025” dell’ASviS e apre il dibattito con gli interventi di Angelica Krystle Donati (Presidente Nazionale dei Giovani ANCE), Giovanna Melandri (Presidente di Human Foundation), Mario Monti (Presidente dell’Istituto Javotte Bocconi) e Alessandro Terzulli (Chief Economist, Impact & ESG di SACE). Segue un secondo keynote speech, quello di Paolo Gentiloni, ex Commissario europeo per l’economia, che si sofferma sul ruolo dell’Unione europea nei nuovi scenari geopolitici. L’ultima tavola rotonda della mattinata “Transizione ecodigitale, nuovo paradigma per una competitività sostenibile” si apre con un video contributo di Lorenzo Pregliasco (Founding Partner Quorum e YouTrend) sull’atteggiamento dell’opinione pubblica italiana nei confronti del cambiamento climatico e l’introduzione di Valerio de Molli (Managing partner e CEO, The European House – Ambrosetti e TEHA Group). Prendono parte alla discussione Mario Corti (Senior Partner di KPMG), Maria Enrica Danese (Direttrice Corporate Communication & Sustainability di TIM), Luigi Gallo (Responsabile Incentivi e Innovazione di Invitalia), Nicola Lanzetta (Direttore Italia del Gruppo Enel), Albino Russo (Direttore generale di Ancc-Coop) e Ninell Sobiecka (Presidente e Amministratore delegato di L’Oréal Italia). Nel pomeriggio i lavori riprendono con l’intervento di Gelsomina Vigliotti (Vicepresidente della BEI) che analizza il tema degli investimenti necessari per uno sviluppo sostenibile e con le testimonianze di giovani imprenditori “Voci dall’Italia, non da Marte”: Jacopo Moschini (Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Lombardia) e Federico Stefani (Founder e CEO di VAIA). Si entra poi nel vivo di una riflessione sulla dimensione sociale e finanziaria della sostenibilità. A una prima sessione di lavoro, dal titolo “Le persone, il lavoro: la sostenibilità sociale è un costo?”, intervengono Andrea Cipolloni (CEO Eataly Group), Simone Gamberini (Presidente di Legacoop), Alberto Pirelli (Presidente della Fondazione Sodalitas), Monica Salvestrin Brogi (Consigliere Delegato Confimprese e Founder NAU!), Stefano Scarpetta (Direttore per il lavoro e gli affari sociali dell’OCSE) e Marisa Parmigiani (Presidente di Sustainability Makers – the professional network). Successivamente Giovanni Malagò, Presidente del Coni, propone una riflessione sul tema delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 come “una scommessa per il futuro”. A chiudere il dibattito del pomeriggio, l’ultima tavola rotonda sul tema della “finanza sostenibile: sogno o realtà?”, con gli interventi di Mario Calderini (Politecnico di Milano), Fabio Massoli (Direttore Amministrazione, Finanza, Controllo e Sostenibilità di CDP), Claudia Parzani (Presidente di Borsa Italiana) e Francesco Timpano (Università Cattolica del Sacro Cuore). Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, tira le conclusioni del primo evento del Festival dello Sviluppo Sostenibile. L’evento è condotto da Marco Frittella (Direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali RAI COM), con la moderazione nella prima parte della mattinata di Nicola Saldutti (Caporedattore economia del Corriere della Sera).



TUTTOSCUOLA e i sogni della scuola

Tra gli eventi proposti a Didacta per i suoi 50 anni, una mostra sulle esperienze che realizzano modelli di scuola di straordinario valore


La rivista TUTTOSCUOLA festeggia 50 anni di storia con una serie di eventi nell’ambito dell’evento nazionale Fiera Didacta a Firenze nei prossimi giorni.

Dal 1975 è un punto di riferimento che accompagna lo sviluppo professionale di docenti e dirigenti, come anche le riflessioni di genitori attenti all’educazione dei figli e studenti attivi negli organi studenteschi.
Attira e aggrega soprattutto i più motivati e appassionati, coloro che credono nell’importanza fondamentale dell’educazione nella società.

Nel tempo ha sviluppato strumenti e servizi per occuparsi del mondo dell’educazione a 360 gradi: dalla scuola dell’infanzia all’università, dalla politica scolastica alla didattica, dalle preoccupazioni dei genitori alle aspirazioni dei ragazzi, dalla scuola statale alla paritaria all’Istruzione e formazione professionale.
Tutto (sulla) scuola.

EIP Italia condivide la convinzione che la scuola è (e deve diventare) una comunità educante con tante sfaccettature e composta da diverse componenti che si impegnano per un unico obiettivo: l’educazione e la crescita culturale e personale delle nuove generazioni.

E, anche noi, siamo lì, “nel mezzo”…

Giovedì, 13 marzo 2025, dalle ore 17.30, presso l’Istituto “Bernando Buontalenti” (via de’ Bruni 6 – Firenze) si svolgerà un evento-mostra dal titolo “La Scuola che Sogniamo si racconta”, per consentire di scoprire le migliori esperienze scolastiche che hanno affascinato e motivato studenti, dimostrando come la scuola possa essere un luogo di sogni, crescita e trasformazione.
Questo il programma:
ore 17:30
apertura Mostra “Le scuole che sogniamo” con “Note di
Primavera”
Suonano i Solisti del Liceo Musicale “Alberti Dante”
a seguire
Poster session
ore 18:45
Convegno “Tre modelli da incorniciare”
Dalla Classe all’Orchestra
Simona Favari, DS del 4º Circolo Didattico di Piacenza
Una scuola differente
Stefania Strignano, DS IC Ungaretti di Melzo
Dietro le quinte con il Service Learning
Marta Beatrice Rota, DS IC di Villa d’Almé

Per prenotare la partecipazione gratuita clicca qui


Salvo D’Acquisto, eroico martire per i nostri tempi

Il 24 febbraio il Papa ha autorizzato la promulgazione del Decreto che porta alla beatificazione


EIP Italia ha sempre riconosciuto e presentato la vicenda umana di Salvo D’Acquisto come quella di un martire.
A lui abbiamo scelto di intitolare la sezione del Concorso nazionale sulla memoria: una sezione sempre oggetto di attenzione didattica ed educativa da parte delle scuole di tutta Italia, che hanno presentato lavori interessanti e profondi, per coltivare la virtù della memoria.

Tra questi, alcuni anni fa, l’Istituto di Istruzione Superiore “Via Copernico” di Pomezia (RM) ha proposto una significativa riflessione sul senso dell’eroismo nella nostra epoca e la figura di Salvo D’Acquisto, che proponiamo all’attenzione di tutti.


Anche nel Bando del 53° Concorso Nazionale EIP Italia è presente la specifica sezione, che invitiamo a prendere in considerazione
Premio nazionale “E.I.P. Salvo d’Acquisto – I ricordi della memoria”, dedicato al martire Salvo d’Acquisto, medaglia d’oro al valor militare per essersi sacrificato, il 23 settembre 1943, per salvare 22 civili a Palidoro rastrellati dalle truppe naziste come responsabili di un presunto attentato.
Il premio viene assegnato alla scuola che realizza progetti didattici incentrati sulla “memoria”, con riferimento al tema del Concorso nazionale.


dal sito web: causesanti.va

Lunedì 24 febbraio 2025, nel corso dell’udienza concessa a S. Em.za il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato e a S.E. Mons. Edgar Peña Parra, Sostituto per gli Affari Generali, il Santo Padre Francesco ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti riguardanti: (..) l’offerta della vita del Servo di Dio Salvo D’Acquisto, fedele laico, nato a Napoli il 15 ottobre 1920 e morto a Palidoro (Italia) il 23 settembre 1943

Il Venerabile Servo di Dio Salvo D’Acquisto nacque a Napoli il 15 ottobre 1920, primogenito di una famiglia modesta e numerosa nella quale gli vennero trasmessi solidi valori cristiani. A quindici anni, lasciati gli studi, iniziò a lavorare nella bottega dello zio e, a diciotto anni, entrò nell’Arma dei carabinieri frequentando la Scuola Allievi Carabinieri di Roma, al termine della quale fu promosso carabiniere presso il Commissariato Generale per le Fabbricazioni di Guerra. Nel novembre del 1940, a seguito dell’entrata in guerra dell’Italia, fu inviato in Libia dove prestò servizio fino al settembre 1942. La sua rettitudine morale suscitò ammirazione da parte dei colleghi militari di fronte ai quali non si vergognava di fare il segno della croce e recitare il Rosario. Rientrato in Italia nel settembre 1942, dopo aver frequentato a Firenze il Corso Intensivo per Allievi Sottufficiali dei Carabinieri, venne assegnato in qualità di Vicebrigadiere alla Stazione dei Carabinieri di Torrimpietra. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, si trovò ad operare nei difficili momenti che si crearono a causa della fuga del re da Roma e dell’occupazione da parte dell’esercito nazista del Centro e del Nord Italia con il conseguente sbandamento del Regio esercito italiano.

Il giorno successivo all’armistizio infatti si verificarono degli scontri tra tedeschi e italiani, non più alleati, anche nei pressi della Stazione dei Carabinieri di Torrimpietra (RM). Il 22 settembre alcuni soldati tedeschi entrarono nella Torre di Palidoro, sede della Guardia di Finanza. I finanzieri avevano abbandonato la Torre e rinchiuso in casse metalliche degli ordigni esplosivi precedentemente sequestrati. Alcuni militari tedeschi forzarono quelle casse provocando un’esplosione che ne uccise uno e ne ferì gravemente altri due. Sospettando un attentato, il comando nazista cercò i carabinieri e poiché il maresciallo non era in sede, arrestarono il vicebrigadiere Salvo D’Acquisto interrogandolo sull’accaduto.

Fu minacciata una rappresaglia se non si fosse trovato il colpevole dell’esplosione, in realtà dovuta a delle incaute manovre degli stessi tedeschi. Vennero così presi in ostaggio 22 uomini del paese e immediatamente condannati a morte. Per salvarli il Venerabile Servo di Dio dichiarò al comandante delle truppe tedesche di essere responsabile dell’accaduto, offrendosi in cambio della liberazione di tutti gli altri. Subito venne fucilato mentre gli ostaggi furono tutti liberati. Il 15 febbraio 1945 le Autorità militari italiane conferirono in sua memoria la medaglia d’oro al valor militare.

La vicenda della morte di Salvo D’Acquisto si colloca nell’ambito degli eventi bellici accaduti in Italia dopo la firma dell’armistizio, l’8 settembre 1943. In questo contesto di violenza e terrore si compì il suo eroico gesto di offerta della vita. Egli, nella situazione di confusione regnante anche nella zona di Palidoro, ove svolgeva il ruolo di vicebrigadiere, aveva avuto più volte la possibilità di abbandonare il comando dei carabinieri, ma preferì restare al suo posto, a tutela della popolazione.

Dopo l’esplosione dell’ordigno conservato nella Torre di Palidoro, nei momenti drammatici che seguirono all’arresto degli ostaggi della rappresaglia predisposta dai militari nazisti, egli sostenne i prigionieri sia con la propria vicinanza che con parole che rivelarono, non solo una carità così eroica da permettergli anche il sacrificio della vita, ma nello stesso tempo, manifestavano la serenità profonda che solo la fede e la speranza cristiana possono donare. Conseguentemente il suo gesto di autoaccusa non fu motivato da un semplice atto di solidarietà civica e di filantropia laica, ma si iscrisse in uno stile di vita consapevolmente e coerentemente cristiano.

Fin da giovane, infatti, aveva manifestato una particolare sensibilità per i bisogni e le necessità del prossimo. Nei momenti di difficoltà legati al suo servizio in zone di guerra, comunicò sempre ai commilitoni e ai subalterni la speranza nell’aiuto di Dio. Con la sua decisione, libera e volontaria, presa in piena consapevolezza, egli compì un gesto profondamente evangelico. La sua eroica condotta conferma le motivazioni profonde di quella oblatio vitae effettuata coscientemente. Con la sua scelta, Salvo D’Acquisto compì dunque un atto oblativo di carità con la contezza di poter essere a breve ucciso. La sua morte avvenne, quindi, come conseguenza diretta dell’oblatio vitae. Si può considerare debitamente provata l’offerta della vita, libera, volontaria, propter caritatem.

Verso la terra di uguaglianza

Pubblicato il Rendiconto di genere 2024 di INPS


Sono ancora rilevanti le condizioni di svantaggio delle donne nel nostro Paese, nell’ambito lavorativo, familiare e sociale.
Questo è quanto emerge dal Rendiconto di genere, presentato oggi a Roma dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS, che contiene dati particolarmente significativi relativi alla presenza delle donne nel mercato del lavoro e nei percorsi di istruzione, ai livelli retributivi e pensionistici, agli strumenti di sostegno al lavoro di cura e alla violenza di genere.
Nel 2023, il tasso di occupazione femminile in Italia si è attestato al 52,5%, rispetto al 70,4% degli uomini, evidenziando un divario di genere significativo pari al 17,9 punti percentuali. Inoltre, le assunzioni femminili hanno rappresentato solo il 42,3% del totale.
Anche l’instabilità occupazionale coinvolge soprattutto il genere femminile in quanto solo il 18% delle assunzioni di donne sono a tempo indeterminato a fronte del 22,6% degli uomini.
Le lavoratrici con un contratto a tempo parziale sono il 64,4% del totale e anche il part-time involontario è prevalentemente femminile, rappresentando il 15,6% degli occupati, rispetto al 5,1% dei maschi.
Il gap retributivo di genere rimane un aspetto critico, con le donne che percepiscono stipendi inferiori di oltre venti punti percentuali rispetto agli uomini. In particolare, fra i principali settori economici, la differenza è pari al 20% nelle attività manifatturiere, 23,7% nel commercio, 16,3% nei servizi di alloggio e ristorazione, 32,1% nelle attività finanziarie, assicurative e servizi alle imprese.
Appena il 21,1% dei dirigenti è donna, mentre tra i quadri il genere femminile rappresenta solo il 32,4%.
Per quanto riguarda il livello di istruzione, nel 2023 le donne hanno superato gli uomini sia tra i diplomati (52,6%) sia tra i laureati (59,9%), ma questa superiorità nel percorso di studi non si traduce in una maggiore presenza nelle posizioni di vertice nel mondo del lavoro.
Le donne continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura. Nel 2023, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 14,4 milioni, contro appena 2,1 milioni degli uomini. L’offerta di asili nido rimane insufficiente, con solo l’Umbria, l’Emilia-Romagna e la Valle d’Aosta che raggiungono o si avvicinano all’obiettivo dei 45 posti nido per 100 bambini 0-2 anni. 
Le denunce per violenza di genere sono aumentate, evidenziando una problematica ancora radicata. Il Reddito di Libertà, erogato dall’INPS alle donne vittime di violenza in ambito familiare, nel 2021 ha coinvolto 2.418 donne, mentre negli anni successivi, per mancanza di risorse, sono stati confermati i trattamenti solo nelle regioni Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia (circa 233 in tutto nel 2023) grazie a risorse regionali. 
Per quanto concerne le prestazioni pensionistiche, sebbene le donne siano numericamente superiori tra i beneficiari di pensioni, essendo 7,9 milioni le pensionate rispetto ai 7,3 milioni di pensionati, permangono significative differenze negli importi erogati. 
Nel lavoro dipendente privato gli importi medi delle pensioni di anzianità/anticipate e di invalidità per le donne sono rispettivamente del 25,5% e del 32% inferiori rispetto a quelli degli uomini, mentre nel caso delle pensioni di vecchiaia il divario raggiunge il 44,1%. Questi dati sono il riflesso di una condizione di svantaggio che le donne hanno nel mercato del lavoro. Le donne prevalgono numericamente nelle prestazioni pensionistiche di vecchiaia e ai superstiti. Il numero limitato delle donne che beneficiano della pensione di anzianità/anticipata (solo il 27% fra i lavoratori dipendenti privati e il 24,5% fra i lavoratori autonomi) evidenzia le difficoltà delle donne a raggiungere gli alti requisiti contributivi previsti, a causa della discontinuità che caratterizza il loro percorso lavorativo. 
Secondo Roberto Ghiselli, Presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS, “affrontare il problema delle discriminazioni di genere significa agire su tutte le dimensioni del problema, che riguardano il mercato del lavoro e i modelli organizzativi nel lavoro, la rete dei servizi, la dimensione familiare e quella culturale. Viene pertanto chiamata in causa la responsabilità e l’impegno di tutti gli attori istituzionali, politici e associativi per far sì che i timidi passi avanti che si sono registrati in questi anni, diventino al più presto l’affermazione di una piena condizione di parità, rimuovendo gli ostacolo che ne sono di impedimento”.

fonte: http://www.inps.it


Il tema del gender gap in alcuni lavori presentati al 52° Concorso nazionale EIP


La questione delle pari opportunità e i diritti umani nel Manuale Compass del Consiglio d’Europa

Verso la terra dell’uguaglianza

Istruzioni

Parte 1. Definire il problema e fare un brainstorming per identificare le soluzioni. 15 minuti
1. Chiedete ai partecipanti di dividersi in sottogruppi da 3/5 persone. Distribuite un foglio di carta e penne ad ogni gruppo. Dite loro di disegnare sul foglio tre colonne di uguale larghezza.
2. Ricordate ai partecipanti che nella Terra dell’Uguaglianza c’è una vera uguaglianza di genere. Chiedete ai partecipanti di fare un brainstorming su come dovrebbe essere questo paese. Una persona per gruppo annota nella prima colonna le caratteristiche.
3. Chiedete ai gruppi di pensare a come è la loro vita quotidiana, di riflettere su ogni caratteristica della prima colonna e di cercare di discutere su quali siano i passi necessari per passare dal presente alla futura Terra dell’Uguaglianza. Nella seconda colonna, si devono scrivere i passi da farsi per realizzare le caratteristiche citate nella prima colonna.
4. Poi, chiedete ai partecipanti di riflettere sugli ostacoli che potrebbero incontrare nel loro percorso verso la Terra dell’uguaglianza e su come pensano di superarli. Questi elementi si devono riportare nella terza colonna.

Parte 2. Disegnare la mappa. 40 minuti
1. Brevemente riepilogate come si legge una mappa. Fate vedere come sono evidenziati i confini, il degradare delle montagne, i fiumi e quali sono i simboli utilizzati per le foreste, le pianure, le case, i cavi elettrici, ecc.
2. Adesso introducete l’idea di altri simboli. Chiedete ai partecipanti se conoscono una favola o una storia che utilizza metafore per presentare valori morali descrivendo una persona che intraprende un viaggio. Ad esempio una foresta fitta e scura potrebbe essere utilizzata come metafora per il diavolo oppure una mela rossa potrebbe rappresentare la tentazione. Il viaggiatore potrebbe, per esempio, dimostrare la sua forza morale nuotando in un fiume dove ci sono forti correnti oppure la sua umiltà aiutando un animale in difficoltà.
3. Consegnate un secondo foglio ad ogni gruppo. Chiedete a ciascun gruppo di creare la propria mappa di fantasia rappresentando il paesaggio del presente e del futuro e la strada che li collega. Devono inventare i simboli per le caratteristiche geografiche che aiuteranno e gli ostacoli che renderanno la vita difficile al viaggiatore mentre percorre il sentiero che collega il presente alla Terra dell’Uguaglianza.
4. Tornate in plenaria e chiedete ai gruppi di presentare le mappe.

Debriefing e valutazione

Iniziate discutendo sui diversi metodi di lavoro e sui processi decisionali che ogni gruppo ha seguito per decidere cosa rappresentare e come disegnare le mappe. Continuate poi parlando di come la Terra dell’Uguaglianza potrebbe apparire nella realtà e gli ostacoli per raggiungerla.
• Ai partecipanti è piaciuta l’attività? Perché?
• Qual è stata la colonna più facile e quale la più difficile da completare? Perché?
• Quali sono le principali caratteristiche della Terra dell’Uguaglianza?
• Cosa bisogna cambiare per creare una società dove ci siano pari opportunità?
• In relazione al diritto di non discriminazione, sono giustificate le politiche di discriminazione positiva nel breve periodo per aumentare la parità di genere?
• Se dovessi dare un voto al tuo paese, paragonandolo agli altri paesi del mondo per pari opportunità tra uomini e donne, quale voto gli daresti da 1 a 10, dove 1 rappresenta l’ineguaglianza totale e 10 una uguaglianza quasi ideale?
• Perché è così importante concentrarsi sui diritti delle donne?
• Oltre alle donne, quali altri gruppi sono discriminati nella tua società? Come si manifesta la discriminazione? Quali diritti umani sono violati?
• Come si possono sostenere i gruppi svantaggiati nel reclamare i loro diritti?
• Quale ruolo ha l’educazione in questo processo di empowerment?
• Quale ruolo ha l’educazione ai diritti umani nel processo di empowerment?

Linee guida per i facilitatori

Accertatevi che i gruppi pensino ad esempi concreti di come dovrebbe essere la vita nella Terra dell’Uguaglianza. Cercate di fare in modo che i gruppi elaborino i propri esempi, ma se fosse difficile, potete suggerire di pensare al numero di donne presenti in Parlamento, il numero di donne nei ruoli chiave del management, le differenze di entrate, il numero di ore lavorate da uomini e donne in un giorno e a come impiegano il proprio tempo libero, alla condivisione delle attività domestiche, al numero dei lavoratori part-time, alla violenza domestica, alle molestie a scuola e a lavoro o a come gli uomini e le donne sono ritratti dai media.

Non ponete troppa enfasi nell’utilizzo di simboli perché le metafore per alcune persone non sono facili. Se i partecipanti non sanno come rappresentare graficamente le loro idee, potreste
suggerire l’esempio di una donna che usa il ponte dell’educazione per oltrepassare il fiume dei pregiudizi nei confronti delle donne che vogliono diventare avvocato o un uomo che per raggiungere la sua completa realizzazione insegna a infermieri che si stanno specializzando per lavorare con neonati. Occorre naturalmente pensare ad esempi di stereotipi legati al genere e presenti nella nostra società.

Variazioni

Il gruppo potrebbe voler realizzare i paesaggi creando plastici ed utilizzando materiale di recupero. In questo caso avete bisogno di una buona collezione di scatole piccole, di tubi, carta, sassi, noci di tutti i tipi, di corda e di lana, graffette, ecc., e inoltre di colla e di carta per la base dei plastici.

Il metodo di rappresentare una mappa dal presente al futuro può essere molto adattabile quando si vuole che i partecipanti pensino liberamente ed utilizzino la loro immaginazione per trovare soluzioni ai problemi.

Per mettere in pratica

Prendete in esame le politiche per le pari opportunità nella vostra scuola, associazione o posto di lavoro in relazione alle questioni di genere, discutete su come queste politiche sono messe in pratica e se cambiamenti o miglioramenti sono necessari per far sì che si raggiunga il livello della Terra dell’Uguaglianza.
Inserite “arguments for parity democracy” in un motore di ricerca per trovare il link con un kit molto pratico sul fare lobby e sulle attività della Lobby Europea delle donne (EWL). Potete anche trovare maggiori informazioni sulle donne in politica su www.iknowpolitics.org.

Ulteriori informazioni

Il concetto base di questa attività è “l’empowerment”. Empowerment è difficile da tradurre e talvolta è anche difficile da spiegare. “Empowerment” è sia il mezzo, sia i risultati di una pedagogia che da alcuni è chiamata “educazione liberatoria”.

Qualche definizione di empowerment:
• “L’empowerment comporta lo sfidare le forme di oppressione che costringono milioni di persone a giocare un ruolo nella società su basi inique o in modi che negano i loro diritti umani.” (Oxfam)
• “L’emancipazione, è un processo che mira a dare e a sviluppare i propri mezzi per permettere a ciascuno di contribuire attivamente all’organizzazione della propria vita e della comunità di appartenenza sul piano economico, sociale e politico” (1.000 parole sull’uguaglianza: Glossario dei termini sull’uguaglianza tra gli uomini e le donne – Commissione Europea, DG V, 1998)