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Alfiero Nena e Giacomo Manzù

Ad Ardea un Convegno con la partecipazione degli studenti del Liceo “Enzo Rossi” di Roma


La storia si costruisce passo dopo passo. E l’ultimo, il 25 febbraio 2025 al Museo Manzù, è stato veramente un passo notevole. Un evento culturale di importanza cruciale perché ha trattato un tema, quello dell’arte sacra del ‘900 non tanto osteggiato quanto ostracizzato dalla critica. I due grandi scultori Giacomo Manzù e Alfiero Nena non si sono tirati indietro all’appello dei papi nonostante tutte le comprensibili perplessità di un inevitabile confronto – da far tremare le vene ai polsi – con i più grandi nomi dell’arte sacra passata e in uno spazio davvero esiguo come quello del Vaticano, ma con dentro quanto di più grande l’ingegno e l’estro artistico umano abbia saputo produrre. Manzù con la “Porta della morte” della basilica di San Pietro e Nena con la “Porta Giovanni Paolo II”, Madonna dell’Accoglienza, Cena in Emmaus tutte opere custodite al Museo del Tesoro di San Pietro.   

Il titolo dell’evento era; Giacomo Manzù, Alfiero Nena e il Vaticano. Dalla Porta di San Pietro al Museo del Tesoro, con la prolusione del critico e storico dell’arte Luca Nannipieri. Un convegno ideato dallo stesso critico e dedicato all’arte sacra dei due scultori presso la Santa Sede. L’organizzazione della giornata prevedeva una presentazione con opere, proiezioni e visite guidate in sinergia e in collaborazione tra il Fidia-Museo Nena, il Museo Giacomo Manzù (Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della città di Roma). Tutto per valorizzare due artisti del Novecento che, in modo diverso, hanno saputo dialogare con i papi e la Chiesa arrivando a collocare le loro opere, in sede permanente, in alcuni luoghi simbolici della cristianità come appunto San Pietro a Roma.

La giornata di studi presso il  Museo Manzù di Ardea, che godeva del patrocinio del IV Municipio del Comune di Roma,  si è avviata con la proiezione di un commovente filmato sulla figura di Nena  seguito dal saluto-intervento della direttrice Maria Sole Cardulli, e dalle parole della Vicepresidente del IV Municipio Anna Rita Leobruni intervenuta con l’Assessore alla cultura Maurizio Rossi. Quindi gli interventi di Lucia Lo Buono docente referente del PCTO col Museo Nena e dei rappresentanti del medesimo.

Sono stati coinvolti gli studenti del Liceo Artistico “Enzo Rossi” dei Via del Frantoio di Roma, intervenuti con due pullman. che hanno sorpreso gli adulti per la partecipazione sentita e la meraviglia evidente di trovarsi protagonisti nella commemorazione di due massimi rappresentanti della scultura del ‘900. Non poteva essere diversamente per il fatto che il Maestro Nena ha insegnato molti anni proprio nel loro Liceo di Via del Frantoio che allora si denominava Istituto d’arte per l’arredo e la decorazione della chiesa.

L’evento è solo la terza tappa di una rilettura dell’arte sacra nel Novecento, condotta dal critico d’arte Luca Nannipieri, che ha avuto due iniziative precedenti: ai Musei Civici di Treviso nel settembre 2024 con l’esposizione, la conferenza e la pubblicazione su “Arturo Martini, Alfiero Nena e la scultura del ‘900“, e la giornata di studi all’Università Lumsa di Roma tenutasi il 25 maggio scorso con la pubblicazione del libro: Alfiero Nena, opere scelte 1955-2020, Campisano editore.  E ci sarà un prosieguo, a primavera inoltrata, con una ulteriore conferenza su Emilio Greco e Alfiero Nena, maestro e discepolo a confronto.

Questa conferenza di Ardea tenutasi presso il Museo Manzù il 25 febbraio scorso con il patrocinio del Comune di Roma IV Municipio, in sinergia con il Museo Nena di Roma, in collaborazione con il Museo Manzù, Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della città di Roma è stata di capitale importanza perché Luca Nannipieri è riuscito a metter nella giusta luce la poderosa arte di Manzù con l’altrettanto possente arte di Nena distintosi sia nella committenza (Madonna del Soccorso in bronzo trasportata da un elicottero della US Navy sulla sommità del Monte Tiberio tra le rovine romane di Villa Jovis a Capri) che nella sua arte libera, specialmente in ferro, opere che non hanno uguali al mondo data la particolarità del ferro  con cui si possono fare solo degli originali e nessuna replica perché i ferro non si fonde come affermò lo stesso Alfiero in un’intervista a Rai Educational.

Tra le suggestioni maggiori che il Critico (maestro assoluto di oratoria gentile, frutto di grande studio e passione) è riuscito ad esporre e a far apprezzare, l’assoluta schiettezza dei due artisti che non hanno mai celiato con l’arte, troppo gelosi della sua bellezza, ben consci di lasciare un retaggio e un’orma indelebile nella storia dell’arte e della scultura, anche nel nostro tempo in cui era stata decretata la morte dell’arte sacra come fatto compiuto e pertanto superato.

Si diceva pocanzi della meravigliosa ed intensa partecipazione dei ragazzi, più di un centinaio, del Liceo artistico “Enzo Rossi” di Roma cui sarà consegnato un prezioso attestato di partecipazione valido come credito formativo. Hanno prima assistito e preso appunti alla prolusione dello Storico dell’arte Nannipieri seguendo poi ordinatamente e attentamente l’illustrazione delle opere presenti al Museo del grande scultore bergamasco da parte della direttrice del Museo dottoressa Maria Sole Cardulli.

I ragazzi erano accompagnati da une decina di professori tra cui il prof Claudio Zampolini e la prof Lucia Lo Buono responsabili del PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento) stipulato con il Museo Nena di Via D’Onofrio a Roma. Negli anni scorsi il percorso ha avuto per oggetto “Ciceroni al Museo” fornendo, da parte dei curatori del Museo, competenze e strumenti per l’analisi di un’opera d’arte partendo proprio da ciascuna scultura di Nena per parteciparla ad un uditorio. Quest’anno invece i ragazzi della 5D si sono cimentati, guidati dal prof Zampolini, nel restauro del gesso del “Cristo lux mundi” di Nena recuperato dalle intemperie di trenta e passa anni e riportato a nuovo splendore. Si disse allora: “lo faremo resuscitare a Pasqua!”.  Una promessa mantenuta.

Intanto il Critico Luca Nannipieri è già pronto per la prossima giornata di studi dal titolo: Emilio Greco e Alfiero Nena: il maestro e l’allievo all’Accademia di Belle Arti di Roma. Una storia del NovecentoSarà celebrata in primavera.

Luigi Matteo
delegato regionale Lazio di EIP Italia

TUTTOSCUOLA e i sogni della scuola

Tra gli eventi proposti a Didacta per i suoi 50 anni, una mostra sulle esperienze che realizzano modelli di scuola di straordinario valore


La rivista TUTTOSCUOLA festeggia 50 anni di storia con una serie di eventi nell’ambito dell’evento nazionale Fiera Didacta a Firenze nei prossimi giorni.

Dal 1975 è un punto di riferimento che accompagna lo sviluppo professionale di docenti e dirigenti, come anche le riflessioni di genitori attenti all’educazione dei figli e studenti attivi negli organi studenteschi.
Attira e aggrega soprattutto i più motivati e appassionati, coloro che credono nell’importanza fondamentale dell’educazione nella società.

Nel tempo ha sviluppato strumenti e servizi per occuparsi del mondo dell’educazione a 360 gradi: dalla scuola dell’infanzia all’università, dalla politica scolastica alla didattica, dalle preoccupazioni dei genitori alle aspirazioni dei ragazzi, dalla scuola statale alla paritaria all’Istruzione e formazione professionale.
Tutto (sulla) scuola.

EIP Italia condivide la convinzione che la scuola è (e deve diventare) una comunità educante con tante sfaccettature e composta da diverse componenti che si impegnano per un unico obiettivo: l’educazione e la crescita culturale e personale delle nuove generazioni.

E, anche noi, siamo lì, “nel mezzo”…

Giovedì, 13 marzo 2025, dalle ore 17.30, presso l’Istituto “Bernando Buontalenti” (via de’ Bruni 6 – Firenze) si svolgerà un evento-mostra dal titolo “La Scuola che Sogniamo si racconta”, per consentire di scoprire le migliori esperienze scolastiche che hanno affascinato e motivato studenti, dimostrando come la scuola possa essere un luogo di sogni, crescita e trasformazione.
Questo il programma:
ore 17:30
apertura Mostra “Le scuole che sogniamo” con “Note di
Primavera”
Suonano i Solisti del Liceo Musicale “Alberti Dante”
a seguire
Poster session
ore 18:45
Convegno “Tre modelli da incorniciare”
Dalla Classe all’Orchestra
Simona Favari, DS del 4º Circolo Didattico di Piacenza
Una scuola differente
Stefania Strignano, DS IC Ungaretti di Melzo
Dietro le quinte con il Service Learning
Marta Beatrice Rota, DS IC di Villa d’Almé

Per prenotare la partecipazione gratuita clicca qui


Salvo D’Acquisto, eroico martire per i nostri tempi

Il 24 febbraio il Papa ha autorizzato la promulgazione del Decreto che porta alla beatificazione


EIP Italia ha sempre riconosciuto e presentato la vicenda umana di Salvo D’Acquisto come quella di un martire.
A lui abbiamo scelto di intitolare la sezione del Concorso nazionale sulla memoria: una sezione sempre oggetto di attenzione didattica ed educativa da parte delle scuole di tutta Italia, che hanno presentato lavori interessanti e profondi, per coltivare la virtù della memoria.

Tra questi, alcuni anni fa, l’Istituto di Istruzione Superiore “Via Copernico” di Pomezia (RM) ha proposto una significativa riflessione sul senso dell’eroismo nella nostra epoca e la figura di Salvo D’Acquisto, che proponiamo all’attenzione di tutti.


Anche nel Bando del 53° Concorso Nazionale EIP Italia è presente la specifica sezione, che invitiamo a prendere in considerazione
Premio nazionale “E.I.P. Salvo d’Acquisto – I ricordi della memoria”, dedicato al martire Salvo d’Acquisto, medaglia d’oro al valor militare per essersi sacrificato, il 23 settembre 1943, per salvare 22 civili a Palidoro rastrellati dalle truppe naziste come responsabili di un presunto attentato.
Il premio viene assegnato alla scuola che realizza progetti didattici incentrati sulla “memoria”, con riferimento al tema del Concorso nazionale.


dal sito web: causesanti.va

Lunedì 24 febbraio 2025, nel corso dell’udienza concessa a S. Em.za il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato e a S.E. Mons. Edgar Peña Parra, Sostituto per gli Affari Generali, il Santo Padre Francesco ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti riguardanti: (..) l’offerta della vita del Servo di Dio Salvo D’Acquisto, fedele laico, nato a Napoli il 15 ottobre 1920 e morto a Palidoro (Italia) il 23 settembre 1943

Il Venerabile Servo di Dio Salvo D’Acquisto nacque a Napoli il 15 ottobre 1920, primogenito di una famiglia modesta e numerosa nella quale gli vennero trasmessi solidi valori cristiani. A quindici anni, lasciati gli studi, iniziò a lavorare nella bottega dello zio e, a diciotto anni, entrò nell’Arma dei carabinieri frequentando la Scuola Allievi Carabinieri di Roma, al termine della quale fu promosso carabiniere presso il Commissariato Generale per le Fabbricazioni di Guerra. Nel novembre del 1940, a seguito dell’entrata in guerra dell’Italia, fu inviato in Libia dove prestò servizio fino al settembre 1942. La sua rettitudine morale suscitò ammirazione da parte dei colleghi militari di fronte ai quali non si vergognava di fare il segno della croce e recitare il Rosario. Rientrato in Italia nel settembre 1942, dopo aver frequentato a Firenze il Corso Intensivo per Allievi Sottufficiali dei Carabinieri, venne assegnato in qualità di Vicebrigadiere alla Stazione dei Carabinieri di Torrimpietra. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, si trovò ad operare nei difficili momenti che si crearono a causa della fuga del re da Roma e dell’occupazione da parte dell’esercito nazista del Centro e del Nord Italia con il conseguente sbandamento del Regio esercito italiano.

Il giorno successivo all’armistizio infatti si verificarono degli scontri tra tedeschi e italiani, non più alleati, anche nei pressi della Stazione dei Carabinieri di Torrimpietra (RM). Il 22 settembre alcuni soldati tedeschi entrarono nella Torre di Palidoro, sede della Guardia di Finanza. I finanzieri avevano abbandonato la Torre e rinchiuso in casse metalliche degli ordigni esplosivi precedentemente sequestrati. Alcuni militari tedeschi forzarono quelle casse provocando un’esplosione che ne uccise uno e ne ferì gravemente altri due. Sospettando un attentato, il comando nazista cercò i carabinieri e poiché il maresciallo non era in sede, arrestarono il vicebrigadiere Salvo D’Acquisto interrogandolo sull’accaduto.

Fu minacciata una rappresaglia se non si fosse trovato il colpevole dell’esplosione, in realtà dovuta a delle incaute manovre degli stessi tedeschi. Vennero così presi in ostaggio 22 uomini del paese e immediatamente condannati a morte. Per salvarli il Venerabile Servo di Dio dichiarò al comandante delle truppe tedesche di essere responsabile dell’accaduto, offrendosi in cambio della liberazione di tutti gli altri. Subito venne fucilato mentre gli ostaggi furono tutti liberati. Il 15 febbraio 1945 le Autorità militari italiane conferirono in sua memoria la medaglia d’oro al valor militare.

La vicenda della morte di Salvo D’Acquisto si colloca nell’ambito degli eventi bellici accaduti in Italia dopo la firma dell’armistizio, l’8 settembre 1943. In questo contesto di violenza e terrore si compì il suo eroico gesto di offerta della vita. Egli, nella situazione di confusione regnante anche nella zona di Palidoro, ove svolgeva il ruolo di vicebrigadiere, aveva avuto più volte la possibilità di abbandonare il comando dei carabinieri, ma preferì restare al suo posto, a tutela della popolazione.

Dopo l’esplosione dell’ordigno conservato nella Torre di Palidoro, nei momenti drammatici che seguirono all’arresto degli ostaggi della rappresaglia predisposta dai militari nazisti, egli sostenne i prigionieri sia con la propria vicinanza che con parole che rivelarono, non solo una carità così eroica da permettergli anche il sacrificio della vita, ma nello stesso tempo, manifestavano la serenità profonda che solo la fede e la speranza cristiana possono donare. Conseguentemente il suo gesto di autoaccusa non fu motivato da un semplice atto di solidarietà civica e di filantropia laica, ma si iscrisse in uno stile di vita consapevolmente e coerentemente cristiano.

Fin da giovane, infatti, aveva manifestato una particolare sensibilità per i bisogni e le necessità del prossimo. Nei momenti di difficoltà legati al suo servizio in zone di guerra, comunicò sempre ai commilitoni e ai subalterni la speranza nell’aiuto di Dio. Con la sua decisione, libera e volontaria, presa in piena consapevolezza, egli compì un gesto profondamente evangelico. La sua eroica condotta conferma le motivazioni profonde di quella oblatio vitae effettuata coscientemente. Con la sua scelta, Salvo D’Acquisto compì dunque un atto oblativo di carità con la contezza di poter essere a breve ucciso. La sua morte avvenne, quindi, come conseguenza diretta dell’oblatio vitae. Si può considerare debitamente provata l’offerta della vita, libera, volontaria, propter caritatem.

Per un mondo più giusto e pacifico

Su impulso di Luciano Corradini


Cari amici,
ricevo con animo preoccupato e pensoso di cui vi rendo partecipi, questo allarme, che viene da persone preparate e responsabili, con le quali continuo a collaborare, dopo anni vissuti al Ministero, con il prof. Antonio Papisca, a cui ora è dedicato i Centro di Ateneo per i diritti umani dell’Università di Padova, e dove ora il presidente è il suo allievo prof. Marco Mascia.
Essi fra le molte iniziative culturali e scientifiche a livello internazionale, hanno collaborato a tutte le iniziative ministeriali per mettere a punto l’educazione civica.
Questo grido d’allarme è ora chiaramente elaborato fra Università di Padova e Fondazione per la Pace Perugia Assisi, di cui è attualmente presidente e animatore da anni il dr. Flavio Lotti.
Nell’allegato si trovano tutti gli elementi per una puntuale formazione e per una motivata adesione.
Personalmente io ho partecipato alla marcia e al convegno tenutosi a Roma, in Piazza Campidoglio, il 17 luglio 1998.
Ne ho parlato, con altri autori, in “Annali della Pubblica istruzione”, con l’articolo Una nuova educazione civica (n. 3/4, pp. 101-117).
Avevo partecipato ad una marcia, per confluire nel luogo dove l’importanza mondiale della scelta che si stava per decidere veniva illustrata, tra gli altri, da Emma Bonino, Romano Prodi, Francesco Rutelli, Giovanni Conso.

Un caro saluto
Luciano Corradini


Giacomo Manzù, Alfiero Nena e il Vaticano. Dalla Porta di San Pietro al Museo del Tesoro

Un omaggio ai due artisti e alle loro opere presenti in Vaticano


“Giacomo Manzù, Alfiero Nena e il Vaticano. Dalla Porta di San Pietro al Museo del Tesoro”, con la prolusione del critico d’arte Luca Nannipieri, è l’omaggio con opere, proiezioni e visite guidate che il Museo Giacomo Manzù, in sinergia con il Museo Alfiero Nena di Roma, in collaborazione con Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della città di Roma, dedica il 25 febbraio 2025, dalle ore 11, all’arte sacra di Manzù e Nena presente nella Santa Sede. Si tratta di due artisti del Novecento che, in modo diverso, hanno saputo dialogare con i papi e la Chiesa, arrivando a collocare le loro opere, in sede permanente, in alcun luoghi simbolici della cristianità, come appunto San Pietro a Roma. L’iniziativa è introdotta dalla direttrice del Museo Manzù, Maria Sole Cardulli, e dal Municipio Roma IV, e coinvolge anche gli istituti scolastici, come il Liceo Artistico “Enzo Rossi” di Roma. È la terza tappa di una rilettura dell’arte sacra nel Novecento, condotta dal critico Nannipieri, che ha avuto due iniziative precedenti: ai Musei Civici di Treviso l’esposizione, la conferenza e la pubblicazione su “Arturo Martini, Alfiero Nena e la scultura del ‘900”, e la giornata di studi all’Università LUMSA di Roma.

Afferma Luca Nannipieri: “L’arte del Novecento e il cristianesimo hanno spesso avuto un rapporto problematico, difficile, dopo quasi due millenni di reciproca concordia. Tante personalità hanno evitato qualunque dialogo con la Santa Sede, dicendo che non fosse possibile una rappresentazione cristiana nella contemporaneità, se non tramite l’irrisione, la blasfemia, l’oltraggio, il contrasto ricercato ai simboli religiosi. Ma ci sono invece vari altri artisti, come Giacomo Manzù e Alfiero Nena, che invece hanno saputo riformare, nel solco della tradizione, l’alfabeto figurativo della Chiesa: i luoghi di culto non sono soltanto testimonianze di gloria passata, ma anche cantieri di ricerca nel presente. L’iniziativa che il Museo Giacomo Manzù ospita, in collaborazione con il Museo Nena, è proprio incentrata a mettere in risalto in che modo i due artisti con pontefici diversi abbiano saputo entrare in dialogo con le gerarchie vaticane, producendo opere che ora sono visibili da milioni di visitatori, dall’entrata di San Pietro ai Musei Vaticani”.

Giacomo Manzù (1908-1991), con la sua Porta della morte in Vaticano, con la Porta della pace e della guerra a Rotterdam, con la Porta dell’amore a Salisburgo, con le sculture, alcune di esse diventate iconiche nel secolo passato, come quelle presenti al Museo Manzù di Ardea (Roma), ha dimostrato una capacità molto intrigante di interagire in un complesso rapporto con i vertici ecclesiastici e i loro valori. Ma anche Alfiero Nena (1933-2020), con i bassi e gli altorilievi, le sculture in bronzo, ferro e terracotta presenti al Museo del Tesoro di San Pietro, come la Cena in Emmaus o la cancellata della Cappella Lituana nelle Grotte Vaticane, ha offerto un efficace contributo alla sede vaticana, ricevendo poi altre committenze per luoghi di riferimento della cristianità, come la celeberrima Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma. Durante la prolusione e le immagini viene mostrato l’apporto dato dai due artisti alla composizione di San Pietro in Vaticano e, in generale, il contributo dato dall’arte contemporanea italiana durante i pontificati di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

L’iniziativa in programma, aperta a tutti, prosegue con la mostra e la conoscenza delle opere dal vivo o tramite proiezioni all’interno dello stesso Museo Giacomo Manzù di Ardea (Roma).

Giacomo Manzù nasce a Bergamo nel 1908, muore nel 1991.

Alfiero Nena nasce a Treviso nel 1933, muore a Roma nel 2020.

Luca Nannipieri, critico d’arte, i suoi libri sono pubblicati da Rizzoli e Skira.

Info: Museo Giacomo Manzù
Tel: +39 06.9135022
Mail: drm-laz.mumanzu@cultura.gov.it

Ufficio Stampa Nannipieri – ufficiostampa.nannipieri@gmail.com


Valutazione periodica e finale degli apprendimenti degli studenti della Scuola primaria e del comportamento degli studenti della Scuola secondaria di primo grado

Pubblicata l’Ordinanza Ministeriale 3/2025 che applica alcune innovazioni previste dalla Legge 150/2024


Con un comunicato sul sito del Ministero dell’istruzione e del merito, si dà notizia della firma definitiva sull’Ordinanza relativa alle modalità di espressione della valutazione periodica e finale degli apprendimenti nella scuola primaria e del comportamento nella secondaria di I grado. Si tratta di un passaggio applicativo (atteso) di quanto previsto dalla Legge 150/2024.

Di seguito le principali innovazioni previste.

SCUOLA PRIMARIA

Obiettivo dell’Ordinanza è l’introduzione di una diversa modalità di espressione della valutazione periodica e finale degli apprendimenti, in sostituzione delle precedenti indicazioni dell’Ordinanza Ministeriale 172/2020 che cessa di avere efficacia a partire dall’ultimo periodo dell’anno scolastico 2024-2025.

Ciò significa che per le valutazioni del primo periodo, delle quali in questi e nei prossimi giorni saranno effettuate le operazioni di scrutinio, non sono previste variazioni.

Il nuovo modello di espressione della valutazione cancella i giudizi descrittivi riferiti agli obiettivi oggetto di valutazione definiti nel curricolo d’istituto e correlati ai livelli di apprendimento (a. In via di prima acquisizione – b. Base – c. Intermedio – d. Avanzato).

E prevede l’espressione di giudizi sintetici correlati alla descrizione dei livelli di apprendimento raggiunti, articolati in 6 diversi livelli (non sufficiente – sufficiente – discreto – buono – distinto – ottimo).

La tabella allegata all’Ordinanza riporta la descrizione del significato dei giudizi sintetici, dalla cui lettura emergono una serie di criteri di articolazione del giudizio:

autonomia e continuità nello svolgimento delle attività: con riferimento alla capacità di portare a termine le attività, al livello di supporto da parte del docente, alla consapevolezza, alla tipologia di situazioni che vengono affrontate;
padronanza e utilizzo conoscenze, abilità e competenze: con riferimento alla continuità di utilizzo, alla tipologia di problemi affrontati e ad eventuali aspetti di originalità;
uso del linguaggio specifico e capacità di espressione e rielaborazione personale: con riferimento alla correttezza lessicale, al riferimento contestuale e alla capacità di argomentazione.

Nel documento di valutazione, possono essere riportati, se la scuola lo prevede i principali obiettivi di apprendimento previsti dal curricolo di istituto per ciascuna disciplina, in modo da poter esprimere il legame tra la valutazione e il raggiungimento dei medesimi (un aspetto sul quale l’impianto precedente era fortemente centrato).

La valutazione continua a dover essere integrata dalla “descrizione del processo e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti raggiunto”.

Non si tratta solo un passaggio da 4 livelli (avanzato, intermedio, …) a 6 livelli (ottimo, distinto, …), ma da una prospettiva riferita direttamente agli obiettivi ad una rappresentazione generalizzata delle discipline intese singolarmente e in prospettiva unitaria, presupponendo che tale modalità risponda ad esigenze di chiarezza ed efficacia comunicativa nei confronti di genitori e alunni.

La valutazione dei singoli docenti nel corso dell’anno scolastico resta espressa nelle forme che ciascun docente ritiene adeguate in conformità con i criteri e le modalità definiti dal Collegio dei docenti e inseriti nel Piano triennale dell’offerta formativa, garantendo la possibilità che gli alunni possano comprendere i livello di padronanza degli obiettivi. Su questo punto la nuova Ordinanza, purtroppo e incomprensibilmente, sembra seguire il linguaggio della precedente, assumendo un riferimento assolutamente riduzionistico e parlando di “livello di padronanza dei contenuti verificati”: un approccio lontanissimo da quanto previsto dal pur richiamato in premessa e nei primi articoli, Decreto Legislativo 62/2017 che indica come oggetto della valutazione “il processo formativo e i risultati di apprendimento degli alunni”, con documentazione dello “sviluppo dell’identità personale” e promozione della “autovalutazione di
ciascuno in relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze”
.

I passaggi formali che dovranno essere realizzati sono i seguenti:

COLLEGIO DOCENTI
– delibera aggiornamento dei criteri di valutazione, secondo le previsioni della OM 3/2025
– predispone la descrizione dei livelli di apprendimento correlati ai giudizi sintetici per ciascun anno di corso e per ogni disciplina del curricolo
– definisce se e come riportare nel documento di valutazione i principali obiettivi di apprendimento previsti dal curricolo di istituto per ciascuna disciplina

ISTITUZIONE SCOLASTICA
– aggiornamento delle impostazioni del registro elettronico ai nuovi criteri e modalità deliberati
– predisposizione del nuovo modello di documento di valutazione
informazione chiara ai genitori e agli alunni

SINGOLI DOCENTI
lettura e studio della nuova OM
contributo alle delibere degli Organi collegiali
revisione ed eventuale aggiornamento delle forme con cui esprimere la valutazione in itinere (sperando che non sia riferita solo alla “padronanza dei contenuti verificati”)
comunicazione e dialogo con gli alunni e i genitori (meglio in modo collegiale e condiviso)

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

Le uniche indicazioni riguardano la valutazione del comportamento, con queste specificazioni:
– viene espressa con un voto numerico in decimi;
– nella valutazione finale deve far riferimento all’intero anno scolastico e non solo all’ultimo periodo;
– se inferiore a 6 comporta, direttamente e indipendentemente da altri elementi di valutazione, la non ammissione all’Esame di Stato o all’anno successivo.


Per approfondimento, puoi leggere:
Valutazione nella scuola primaria in Italia: appunti su origini e sviluppo degli studi sulla valutazione scolastica – prima parte


Didattica da fuoriclasse: l’Istituto Comprensivo “Petrone” di Campobasso al Campus Scuola Futura

Prosegue e si amplia la sperimentazione promossa dall’Istituto molisano diretto dal referente regionale EIP Italia


da “Il Quotidiano del Molise online”

Un trionfo per l’Istituto Comprensivo Igino Petrone di Campobasso, che ha conquistato la scena nazionale durante l’evento “Scuola Futura Campus” presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito. La scuola, riconosciuta per il suo approccio pionieristico alla didattica e l’impegno nell’innovazione, è stata selezionata come esempio di buona pratica tra le scuole italiane.

Alla presenza del ministro Giuseppe Valditara e della sottosegretaria Paola Frassinetti, studenti e docenti hanno avuto l’opportunità di presentare l’innovativo progetto “Didattica da Fuoriclasse”, un’esperienza unica che reimmagina i paradigmi educativi, spiega il dirigente scolastico Giuseppe Natilli. “Questo progetto, nato tre anni fa, ha trasformato la didattica in un processo dinamico e coinvolgente, centrato sugli studenti e radicato nel territorio.

“Didattica da Fuoriclasse” promuove la partecipazione attiva degli studenti, rendendoli protagonisti del loro apprendimento attraverso attività interdisciplinari che stimolano le competenza di cittadinanza.  Gli alunni hanno sperimentato metodologie didattiche innovative in vere e proprie “sceneggiature educative” come “Sulla scena del delitto”, un’iniziativa co-progettata con la Polizia di Stato per stimolare competenze analitiche e collaborative. Durante l’evento, il progetto è stato presentato come modello da seguire, attirando l’interesse di altre scuole e delle autorità presenti. I nostri studenti, veri protagonisti, hanno raccontato con entusiasmo la loro esperienza, dimostrando come l’educazione possa trasformarsi in un percorso creativo e motivante.

Il riconoscimento ottenuto al Campus “Scuola Futura” è una dimostrazione del successo di un lavoro collettivo che coinvolge studenti, famiglie, docenti e partner istituzionali. La scuola si conferma una pioniera nell’innovazione educativa, ispirando altre realtà scolastiche a intraprendere percorsi simili. Questo risultato rappresenta un punto di partenza per continuare a sviluppare un ambiente educativo che prepara i giovani a una società in continua evoluzione, facendo della scuola un vero e proprio laboratorio di idee. Con passione e determinazione, l’Istituto Comprensivo Igino Petrone dimostra ancora una volta di essere un esempio di eccellenza e innovazione nel sistema scolastico italiano”.

Per informazioni e approfondimenti:
https://www.icpetrone.edu.it/didattica-da-fuoriclasse/

Nuove Indicazioni Nazionali per la scuola: un ritorno alle origini per guardare al futuro?

Pur senza alcuna possibilità di leggere i testi proposti, riportiamo da notizie di stampa del 15 gennaio 2025

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, avrebbe delineato le nuove direttrici per il primo ciclo, secondo quanto riportato dal quotidiano “Il Giornale”.

Le Nuove Indicazioni Nazionali, che entreranno in vigore nell’anno scolastico 2026/2027, mirano a valorizzare la cultura italiana e le sue radici, con un focus su letteratura, storia e latino.

Il processo di elaborazione di queste testo è stato lungo e partecipato, con oltre cento audizioni che hanno coinvolto genitori, studenti ed esperti del settore. Tra i consulenti, figure di spicco come il violinista Uto Ughi e la ballerina Flavia Vallone, a sottolineare l’importanza attribuita alle arti nella formazione degli studenti.

Le principali novità rigaurderebbero:

  • Maggiore attenzione a letteratura e grammatica: fin dalla primaria, si incentiverà l’amore per la lettura e la scrittura, con l’utilizzo di filastrocche, scioglilingua e testi semplici da memorizzare. Si introdurranno gradualmente anche elementi di epica classica e mitologia, senza tralasciare l’importanza della grammatica e della correttezza linguistica.
  • Ritorno alla centralità della storia: con l’abolizione della geostoria alle superiori, si darà maggiore spazio alla narrazione storica, in particolare alla storia d’Italia, alle civiltà classiche e alle origini del Cristianesimo.
  • Reintroduzione del latino: a partire dalla seconda media, il latino sarà introdotto come disciplina curricolare opzionale, offrendo agli studenti la possibilità di approfondire le radici della lingua italiana e della cultura occidentale.
  • Valorizzazione della musica: fin dalla primaria, si amplierà lo spazio dedicato alla musica, per avvicinare i bambini alla sua comprensione e alla sua evoluzione nel tempo.

Obiettivo: una scuola che unisca tradizione e innovazione?

Secondo Valditara, queste novità non rappresentano un semplice aumento di contenuti, ma un’opportunità per riscoprire la bellezza della conoscenza e della disciplina. Si punta a colmare una lacuna culturale, permettendo agli studenti di conoscere e apprezzare le opere e gli autori più importanti della tradizione italiana.

Il Ministro avrebbe anche respinto le accuse di “sovranismo culturale”, ribadendo che l’obiettivo è quello di formare cittadini critici e consapevoli, con una solida base culturale che permetta loro di guardare al futuro con maggiore sicurezza. La scuola, dunque, come luogo di incontro tra passato e presente, tra tradizione e innovazione, per costruire un futuro solido e ricco di opportunità.

Il nostro sito seguirà con attenzione e senso critico lo sviluppo normativo.

Auguri di buone feste da EIP Italia


Care amiche e cari amici di EIP Italia Scuola strumento di pace,

in questo periodo di festività, desidero rivolgere a tutti voi un augurio di cuore, ricco di speranza e di fiducia nel futuro.
Viviamo tempi complessi, in cui la paura e l’incertezza sembrano a volte prendere il sopravvento. Ma proprio in questi momenti è importante per ciascuno di noi ricordare –  come ci hanno detto Andrea Riccardi e Edith Bruck ricevendo il Premio letterario per il loro volume Oltre il male – che la pace è sempre possibile e che possiamo costruire un mondo migliore per noi e per le generazioni che verranno.

La pace non è un’utopia irraggiungibile, ma un obiettivo concreto che possiamo raggiungere giorno dopo giorno, con l’impegno di ciascuno.
È un percorso che inizia dentro di noi, con la consapevolezza che possiamo essere protagonisti del nostro destino e che siamo noi la vita, il coraggio e la pace.

Riscopriamo la libertà, l’umanità e l’amore che ci lega: tenendo viva la speranza, possiamo superare le difficoltà e, come educatori, contribuire a immaginare un futuro più bello.

Che queste festività siano un’occasione per ritrovare la serenità, per riscoprire la bellezza delle piccole cose, per condividere momenti di gioia e di solidarietà con le persone che amiamo.
E che il nuovo anno sia un anno di pace, costruita sull’amore e la libertà.

Con un pensiero affettuoso per tutti

Anna Paola Tantucci
Presidente EIP Italia Scuola strumento di pace

Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti del personale scolastico – 15 dicembre 2024

Indicazioni dal Ministero in applicazione della Legge 25/2024 per le scuole. E una riflessione


Il tema della violenza nei confronti del personale scolastico assume, in modo preoccupante, rilevanza numerica e mediatica.
Sul tema si è svolto a Roma lo scorso 22 novembre un incontro organizzato dalla rivista online “La Scuola Oggi”, cui ha partecipato il dirigente scolastico Francesco Rovida, di cui riportiamo integralmente l’intervento.


Gli episodi di aggressività violenta contro la scuola e le persone che la rappresentano ci colpiscono in modo particolare e suscitano emozioni forti di rifiuto e di paura.
Probabilmente perché la scuola è, in senso letterale, la casa di tutti: nessuno di noi, infatti, è in grado di raccontare la propria storia e vivere la propria identità, senza riferirsi al tempo passato nella scuola.
Quindi, chi aggredisce la scuola, è come se aggredisse un pezzo di ciascuno di noi.
Inoltre, nella nostra percezione comune la scuola è lo “spazio-tempo” che accompagna i passaggi della crescita e che alimenta il futuro individuale e sociale.
Quindi, chi la attacca in modo violento è come se attaccasse la parte di noi che, pur faticosamente, sta lavorando per migliorare, affermarsi e imparare a vivere in modo adulto.
Il nostro incontro di oggi è volto anche alla ricerca di possibilità di intervento, che trovano nella Normativa una serie di risposte agli aspetti gravemente patologici delle relazioni educative e contemporaneamente interpellano la capacità di progettare interventi educativi efficaci che non rispondano solo alle urgenze.
Come dirigente scolastico e formatore in percorsi rivolti ai docenti e a coloro che si preparano a questa professione, che può davvero cambiare la vita di chi la pratica come anche di tanti studenti, vorrei indicare brevemente due distinti ambiti di possibile intervento.
In primo luogo, ritengo interessante ricordare come le ricerche sul clima scolastico svolte negli ultimi venti anni indicano che la creazione di un clima positivo, basato sulla rete di relazioni affettive, motivazioni a stare insieme, collaborazione in vista di obiettivi comuni, apprezzamento reciproco, norme e modalità di funzionamento dei gruppi, può avere conseguenze significativamente importanti sulla motivazione all’apprendimento, lo sviluppo cognitivo e affettivo degli studenti, i risultati di apprendimento e il benessere degli studenti. Ma, inoltre, produce minori episodi di aggressività, violenza e molestie sessuali, arrivando ad esercitare un vero ruolo di prevenzione.
Guardando a questi aspetti, sono portato a pensare che nella scuola abbiamo la fortuna di uno strumento pedagogico e organizzativo interno alle stesse dinamiche contrattuali del lavoro. La scuola, infatti, secondo l’articolo 32 del CCNL Istruzione e ricerca 2019-2021, è una “una comunità educante di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale (…) volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni”.
Il primo ambito di intervento, quindi, in una logica di prevenzione, è dare forma e struttura alla comunità, che è fatta del reciproco riconoscimento “con pari dignità” di persone e di ruoli (docenti, personale ATA, DSGA, studenti, genitori e dirigente) e dello scopo della nostra collaborazione: “la formazione alla cittadinanza, la realizzazione del diritto allo studio, lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno e il recupero delle situazioni di svantaggio”.
Creare una “comunità” è frutto di un lavoro intenzionale e continuo in tante direzioni. Ne accenno solo alcune:
– collaborazione tra i docenti, investendo tempo per rendere funzionali gli spazi di lavoro degli organi collegiali e promuovendo attivamente conoscenza e accoglienza, scambio di buone pratiche, occasioni di supervisione reciproca, formazione tra pari;
– coinvolgimento sistematico delle famiglie nella comunità, prima e indipendentemente dalle situazioni di emergenza. Da una parte organizzando una comunicazione regolare che oltre ad essere efficace e tempestiva (come il registro elettronico) possa avere un caratterizzazione umana. E dall’altra con la creazione di spazi e tempi di coinvolgimento attivo per eventi, laboratori, riunioni, valorizzando il loro contributo e le loro competenze. Nella logica del lavoro insieme per il benessere e il successo di tutti gli studenti (e non solo di mio figlio).
Un secondo ambito di intervento, a cui brevemente accenno, riguarda direttamente la vita professionale dei docenti e, indirettamente, le scelte di formazione e di autoformazione.
Il lavoro dell’insegnante, in quanto attività ad alto tasso relazionale, richiede oggi una professionalità più completa, che va oltre la preparazione tecnica, e coinvolge la competenza nell’osservare e gestire gli aspetti e le dinamiche relazionali veicolati dal processo di apprendimento. Coinvolge, dunque, anche le dimensioni più profonde dell’insegnante, “in quanto egli deve essere in grado di tollerare come propri i vissuti che l’allievo evoca dentro di lui quando agisce il proprio disagio psichico sotto forma di comportamenti aggressivi e di rifiuto al compito, o di ribellione alle più elementari regole di vita scolastica, o in forme di ritiro in se stesso” (Blandino – Granieri).
Richiede, quindi, di assumersi la responsabilità adulta della relazione educativa, che presuppone presenza, maturità, consapevolezza e disponibilità ad apprendere dai propri errori.
Un insegnante, così come una comunità scolastica, che non pretendo di essere senza difetti o senza carenze, ma che promuove e mantiene relazioni di lavoro adulte e sane.
Operare in queste direzioni presuppone una scelta culturale e valoriale che può essere ben sintetizzata dai sei Principi universali di Educazione civica, elaborati da Jean Piaget e Jacques Muhlethaler a Ginevra nel 1968, come punto di riferimento dell’Associazione Scuola strumento di pace.
Il compito irrinunciabile della scuola, che è descritto in questo breve testo, ruota intorno a temi come “comprensione reciproca”, “rispetto della vita e delle persone”, “tolleranza”, “senso di responsabilità” come privilegio della persona umana”, “altruismo e solidarietà”.
E si apre con una breve, quanto efficace affermazione, che vorrei utilizzare come chiusura di senso a questo mio intervento: “La scuola è al servizio dell’umanità”.