Tutti gli articoli di Francesco Rovida

Qualche indicazione di lettura

Tra saggi, romanzi e fiabe, dieci suggerimenti con uno sguardo rivolto alla scuola


Mentre l’estate si avvicina e con essa la promessa di un meritato riposo, chi si occupa di scuola sa bene che la formazione continua non si ferma mai del tutto. Anzi, il periodo estivo può trasformarsi in un’opportunità preziosa per dedicarsi a letture che arricchiscano la nostra professionalità, stimolino la riflessione e offrano nuove prospettive sull’affascinante mondo dell’educazione.
Se la vostra valigia è pronta per ospitare non solo abiti leggeri, ma anche testi che possano nutrire la mente e lo spirito, siete nel posto giusto. In questo righe, desideriamo proporvi un percorso di lettura pensato appositamente per chi, come voi, è impegnato quotidianamente nella formazione dei futuri cittadini, valore imprescindibile per la costruzione di una società più giusta e inclusiva.


Ivano Dionigi, Magister. La scuola la fanno i maestri non i ministri, Laterza, 2025

Per tutti i docenti che desiderano riscoprire il valore profondo del loro mestiere, il volume di Ivano Dionigi è una lettura imprescindibile per l’estate 2025. Con la sua prosa lucida e profonda, invita a una riflessione sul ruolo dell’insegnante nella società contemporanea, delineando i contorni di una figura che non si limita alla mera trasmissione di contenuti. Non si tratta di un semplice manuale, ma di un vero e proprio manifesto che eleva la professione docente a un compito culturale e civile di primaria importanza. Attraverso le pagine di Magister, l’autore ci guida a riscoprire l’autorevolezza, la passione e la responsabilità che ogni insegnante dovrebbe incarnare, elementi che risuonano con forza nel nostro impegno per una formazione continua e per l’educazione ai diritti umani. Il testo offre spunti preziosi per affrontare le sfide quotidiane della scuola, ispirando i docenti a essere veri e propri punti di riferimento per le nuove generazioni, capaci di orientarle non solo nell’apprendimento, ma anche nella crescita come individui consapevoli e responsabili. Un libro che, senza dubbio, merita un posto nella vostra “valigia estiva” di letture stimolanti.


Andrea Bajani, L’anniversario, Feltrinelli, 2025

Il romanzo di Andrea Bajani, finalista al Premio Strega e vincitore del Premio Strega Giovani, si presenta come una lettura profondamente coinvolgente e, al contempo, deliberatamente scomoda, che si potrebbe anche collocare, in un certo senso, nel filone dei “romanzi di formazione”. L’autore ci introduce nella vita di una famiglia segnata da un’assenza attorno alla quale si costruiscono le esistenze dei personaggi. Attraverso questa assenza, Bajani esplora il tema della crescita individuale e della ricerca di identità, mostrando come il dolore, il ricordo e le dinamiche familiari influenzino profondamente lo sviluppo psicologico ed emotivo dei protagonisti. Ciò che rende L’anniversario una lettura particolarmente stimolante per chi si occupa di educazione è la sua capacità di sollevare interrogativi profondi sulla resilienza umana, sulle relazioni familiari e sul modo in cui le esperienze passate plasmano il nostro presente e futuro. Non è un testo che offre risposte facili; al contrario, costringe il lettore a confrontarsi con le proprie zone d’ombra, a riflettere sulla complessità delle dinamiche umane e sul significato di formazione intesa come continuo processo di scoperta di sé. L’approccio può risultare “scomodo” proprio per l’onestà brutale nel porre domande, rendendolo un’esperienza di lettura arricchente e provocatoria per chiunque creda nel potere della narrativa di stimolare la riflessione critica.


Francesco Vidotto, Onesto, Bompiani, 2025

Il romanzo di Francesco Vidotto ci immerge in una narrazione potente e commovente, sullo sfondo di un paesaggio dolomitico che porta al confine di mondo magico. Al centro della vicenda troviamo la storia di un uomo che, dopo una vita intera di sacrifici e onestà, si trova di fronte a una prova inaspettata che mette in discussione i suoi principi più radicati. Vidotto esplora con delicatezza e profondità i temi dell’integrità morale, del coraggio delle proprie scelte e della resilienza di fronte alle avversità, delineando il significato profondo del rimanere fedeli a sé stessi e ai propri valori, anche quando il mondo circostante sembra spingere in direzioni opposte. Attraverso personaggi insieme fragili e potenti, il romanzo permette di esplorare la complessità delle decisioni umane e le conseguenze delle proprie azioni, incoraggiando a sviluppare un pensiero critico sul significato dell’essere “onesti” in un’epoca che spesso sembra premiare l’opportunismo. La forza intrinseca della storia e la profondità con cui vengono trattati i personaggi rendono Onesto un esempio di come la letteratura possa essere un potente veicolo per trasmettere messaggi educativi fondamentali e per stimolare l’empatia, arricchendo così il bagaglio personale e professionale di ogni insegnante.


Aldo Capitini, Teoria e pratica della nonviolenza. La grande rivoluzione dell’inclusione per il tempo dell’istigazione all’odio, GoWare, 2018

Nell’attuale panorama globale, spesso segnato da tensioni crescenti, polarizzazioni e una preoccupante istigazione all’odio, la riscoperta del pensiero di Aldo Capitini, tra i fondatori della nostra Associazione, assume un’importanza cruciale, specialmente per chi opera nel mondo dell’educazione. Questo volume non è solo un testo storico sulla filosofia della nonviolenza, ma un vero e proprio manuale operativo, una bussola morale e pedagogica per affrontare le sfide del nostro tempo. Capitini offre una visione della nonviolenza non come semplice assenza di conflitto o passività, ma come una forza attiva e costruttiva, una “grande rivoluzione” che mira all’inclusione radicale di ogni individuo. In un’epoca in cui le narrazioni divisive e l’esclusione sembrano guadagnare terreno, comprendere e insegnare i principi di una nonviolenza proattiva diventa fondamentale per formare cittadini capaci di dialogare, rispettare le differenze e costruire ponti anziché muri. Inoltre, sottolinea l’importanza della “persuasione” e della “compresenza”, concetti che risuonano con forza nell’ambiente scolastico. Educare alla nonviolenza significa anche sviluppare la capacità di ascolto, di empatia e di comprensione reciproca, strumenti indispensabili per gestire i conflitti in classe e promuovere un clima di sereno confronto.
Il suo pensiero ci spinge a considerare l’aula non solo come luogo di trasmissione di saperi, ma come laboratorio di democrazia, dove la pratica quotidiana del rispetto e dell’inclusione può contrastare l’istigazione all’odio fin dalle sue radici.
Conoscere Capitini significa dotarsi di strumenti teorici e pratici per promuovere una cultura di pace e diritti umani, elementi imprescindibili per la costruzione di una società più giusta e resiliente.


Vincenzo Lifranchi, Madre era la neve. Storia di Ludvik, Amazon KDP, 2025

Ambientato in Cecoslovacchia nel 1965 nel borgo di Lesnì, alla periferia della cittadina boema di Dobris, il romanzo racconta le vicende di un gruppo di ragazzi, non ancora adolescenti, che alterna periodiche esplorazioni dei boschi circostanti alla vita ripetitiva del luogo. Tra loro troviamo Ludvik, 13 anni e aspirazioni diverse da ciò che gli adulti progettano per lui: è attratto dalla letteratura e dalla poesia, ma non ha mezzi per alimentare la sua passione.
Un incidente nel bosco durante un gioco di squadra con i compagni, proietta Ludvik in un limbo che lo porterà improvvisamente ad affrontare il distacco dalla famiglia e la paura della morte.
Ospite forzato in un sanatorio, incontra Angelo Maria Ripellino, maestro della poesia italiana, vibrante e diverso dagli adulti che popolano il suo mondo. L’incontro offre a Ludvik una via di crescita e di accettazione dei propri limiti e delle proprie possibilità.
Avvolti dalla sognante presenza della neve, l’autore trasporta i lettori in un mondo al confine tra la vita e la fantasia, alla ricerca della propria strada. Tra romanzo di formazione, riflessione sulla poesia e, in parte, avventura, un romanzo di sicuro interesse, scritto con grazia da un sorprendente dirigente scolastico.


Oltre le competenze. Pedagogia e vita, 1 (2025)

Questo numero di “Pedagogia e vita” si propone come un compagno di riflessione ideale per le giornate estive, sia che vi troviate sotto l’ombrellone con il suono del mare in sottofondo, sia che preferiate la quiete di un rifugio di montagna. I temi trattati sono vari e stimolanti, invitando a una riflessione sul presente e sul futuro dell’educazione. Si parte dall’impatto dell’intelligenza artificiale, un argomento quanto mai attuale, per capire se possa essere uno strumento di crescita professionale (upskilling) o se, al contrario, porti a un impoverimento delle capacità (declino delle competenze). La riflessione prosegue esplorando i limiti stessi della competenza e il rischio di una “meccanizzazione della mente”, un monito a non ridurre il pensiero a mera esecuzione. Un altro saggio invita a seguire il percorso che porta “da competente a competitivo, da competitivo a disincantato”, offrendo una prospettiva sulla possibile disillusione legata a un approccio meramente performativo. Non mancano poi approfondimenti sulle competenze non cognitive, sempre più riconosciute come essenziali, e sul modo di “ripensarle” in un contesto educativo. Centrale è anche il concetto di “agency”, intesa come capacità di agire e trasformare la competenza, esplorando al contempo aspirazione e soggettivazione. Il lettore è poi invitato a superare i “luoghi comuni” legati alle competenze, per abbracciare una visione più ampia che includa l’individualità, la misteriosità e la relazionalità, spingendosi “oltre le competenze”. Viene persino introdotto un affascinante e provocatorio concetto di “demonismo educativo”. Il dibattito si allarga poi al ruolo delle competenze nella formazione delle professioni di cura, un ambito dove l’aspetto umano è predominante. Non poteva mancare un’analisi critica del profilo e della funzione docente nella normativa italiana, un tema caro a chi opera quotidianamente nella scuola (scritto dal nostro dirigente Francesco Rovida). Infine, il numero si chiude con una prospettiva che va “oltre le competenze”, abbracciando la formazione e il sapere come consapevolezza e responsabilità educativa, e con una riflessione sul discorso pedagogico tra emancipazione e le pervasive pressioni neoliberiste.
In definitiva, una lettura ricca e stimolante, ideale per chi desidera dedicare del tempo prezioso a una riflessione profonda sul proprio ruolo di educatore e sul significato più ampio dell’apprendimento e della formazione, lontano dalla frenesia quotidiana.


Elio Pecora, La ragazza con il vestito di legno e altre fiabe italiane, Bibliotheka, 2025

Preparatevi a un viaggio affascinante nel cuore della tradizione orale italiana con questa straordinaria raccolta curata dal noto scrittore e critico letterario Elio Pecora, da sempre legato a EIP Italia. Non è solo un compendio di racconti, ma una finestra aperta su un mondo dove amori e incantesimi, stratagemmi e crudeltà si intrecciano con la saggezza popolare. Come racconta lo stesso Pecora, l’idea di questa antologia è nata da un precedente lavoro radiofonico, che lo ha portato a esplorare l’immenso patrimonio fiabistico del nostro Paese, seguendo idealmente le orme di giganti come Italo Calvino. Il suo intento non era quello di un’indagine folcloristica, ma di comunicare lo stupore e la meraviglia che queste storie, tradotte dagli originali dialetti regionali, sanno ancora suscitare. È un’immersione nei “destini e i desideri di tanti”, un’eco delle voci che per secoli hanno animato veglie e focolari. Le fiabe, pur aprendosi con il classico “C’era una volta”, celano un miscuglio di colori, dove la purezza e la morte si mescolano. Alternano racconti drammatici, romantici e fantastici, sempre con un messaggio chiaro e una finalità educativa. Pur essendo immaginifiche, spesso rivelano risvolti inquietanti, annidando tra le righe eventi storici, antiche leggende e fatti di cronaca mai dimenticati. Le fiabe vivono nel tempo in cui vengono narrate, modificando la loro pelle e i loro tratti per adattarsi alle esigenze del momento, rimanendo così sempre attuali e ricche di mistero. Sviluppano l’immaginazione, favoriscono la creatività e, in ultima analisi, aiutano a crescere, permettendo a chi ascolta o legge di riconoscersi e identificarsi in un mondo interiore ed emotivo. In questa raccolta, Elio Pecora offre l’occasione di entrare nel conforto e nel turbamento di narrazioni che svelano il vero sotto forma di finzione: ogni aspetto della vita è messo in evidenza con una semplicità concettuale che rimane impressa, grazie all’incanto che queste fiabe sanno suscitare anche nella loro ferocia. Con una scrittura genuina e schietta, Elio Pecora libera ogni aspetto dell’esistenza, suscitando curiosità e portando il lettore alla vera essenza di questi brevi racconti. Una narrazione affascinante che non inganna, ma apre le porte a un patrimonio culturale senza tempo.


Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza, Fazi Editore, 2025

La poesia ha un potere unico: quello di dare voce all’indicibile, di illuminare le ombre e di connettere anime. In un mondo che troppo spesso sembra sordo al grido di chi soffre, questa raccolta di poesie si propone come uno strumento prezioso e sensibile per voi, educatori impegnati a formare cittadini consapevoli e compassionevoli. Questa raccolta nasce dal desiderio profondo di trasformare il dolore e l’ingiustizia in un’opportunità di riflessione e azione. Ogni verso è un eco delle storie di chi vede i propri diritti negati: i migranti che affrontano viaggi disperati, i bambini costretti al lavoro, le donne vittime di violenza, le minoranze perseguitate. Non si tratta solo di denuncia, ma anche di resilienza, speranza e la forza inarrestabile dello spirito umano che lotta per la propria dignità.
Sappiamo quanto sia fondamentale sensibilizzare i vostri studenti sui temi dei diritti umani. Il loro grido è la mia voce può essere un punto di partenza toccante e coinvolgente per le vostre lezioni. Le poesie possono fungere da spunto per discussioni in classe, attività di scrittura creativa, progetti di approfondimento e momenti di riflessione collettiva. Attraverso la lente della poesia, i concetti astratti di giustizia, uguaglianza e dignità umana diventano più concreti e vicini all’esperienza emotiva degli studenti.
Vi invitiamo a scoprire questa raccolta, a leggerla, a farla vostra e, soprattutto, a portarla nelle vostre aule. Che sia un ponte tra i vostri studenti e le voci di chi attende di essere ascoltato, un richiamo potente all’empatia e all’impegno per un mondo più giusto e umano.
Con la poesia, possiamo davvero fare la differenza.


Edith Bruck e Andrea Riccardi, Oltre il male, Laterza, 2024

Il volume, vincitore del Premio letterario internazionale “Eugenia Bruzzi Tantucci” 2024, è un dialogo semplice, diretto e chiaro, eppure “scandaloso”. La dimensione dialogica del volume pervade la scrittura, facendo emergere, quasi con il linguaggio delle antinomie pedagogiche, una serie di polarità, a volte esplicite e altre solo implicite: dagli autori (donna e uomo; ebrea e cristiano; italiana per scelta e italiano per nascita; nati prima e dopo la seconda guerra mondiale) ai temi annunciati dai cinque capitoli (male/guerra e bene/pace; luce e buio; vittime e vittimismo; forza e debolezza; distruzione e riparazione).
E accompagna il lettore in un viaggio nella Storia e nelle storie, alimentando la consapevolezza di trovarsi a contatto con testimonianze vive della Storia come evento universale, rilette con la semplicità diretta della storia personale: un modo, forse, per renderci consapevoli che abbiamo il potere di poter cambiare il corso degli eventi, se siamo in grado di vivere con consapevolezza e coraggio le scelte quotidiane.
Oltre il male ha il coraggio di affermare con chiarezza che la guerra è il male più grave, mentre “la pace è oggi quasi scomparsa dall’orizzonte del futuro” perché, afferma Riccardi, “sembra che abbiamo accettato la guerra come un fatto inevitabile”.


Antonio Augenti, Una scuola per Fiocco di neve. Cultura Efficienza Giustizia sociale, Armando, 2022

Il testo di Augenti non è un saggio accademico nel senso più tradizionale, bensì una severa e ragionata denuncia: punta il dito contro l’inerzia e il conformismo di una classe dirigente che, a suo dire, è incapace di interpretare i segni di un mutamento che è già qui, intorno a noi, e che sta ridefinendo ogni aspetto della contemporaneità. Parliamo di una dirigenza che fatica a cogliere le dinamiche in atto, e che di conseguenza, stenta a offrire risposte efficaci alle sfide che ci troviamo ad affrontare quotidianamente. Ma il volume non si ferma alla critica. Augenti, vincitore del Premio letterario internazionale “Eugenia Bruzzi Tantucci” nel 2023, ci offre una rigorosa e sensibile analisi dei temi, delle pulsioni e delle sfide che emergono da una cultura in continua evoluzione, da un’economia globale sempre più complessa e da questioni di giustizia sociale che non possiamo più ignorare. Questo significa riflettere su come l’istruzione possa e debba rispondere a un mondo che non è più quello per cui sono stati pensati molti dei nostri attuali modelli educativi. Come possiamo preparare i nostri studenti a un futuro che non conosciamo ancora del tutto? Come possiamo dotarli degli strumenti per essere cittadini attivi e consapevoli in una società in rapido cambiamento?
Infine, e questo è forse l’aspetto più audace del libro, Una scuola per fiocco di neve presenta una volutamente provocatoria proposta di cambiamento strutturale. Non si tratta di piccole modifiche o aggiustamenti marginali, ma di un’idea coraggiosa che mira a ripensare il modello organizzativo del sistema d’istruzione e di formazione nelle società del XXI secolo. Augenti ci invita a chiederci: siamo davvero pronti a mettere in discussione le fondamenta di ciò che conosciamo per costruire qualcosa di più adatto alle esigenze attuali e future?
Una lettura, a suo modo, professionalmente coraggiosa.

Ninna nanna contro la guerra

Il lavoro della Scuola secondaria di I grado “Pirandello-Svevo” di Napoli per il 53° Concorso Nazionale EIP Italia


Per i bambini di Teheran
Per i bambini di Gerusalemme
Per i bambini di Gaza
Per i bambini di Kiev
Per i bambini di Mosca
Per i bambini di Damasco
Per i bambini di Sana’a
Per i bambini di Naypyidaw
Per i bambini di Kabul
Per i bambini di Kartum
Per i bambini di Tripoli
Per i bambini di Addis Abeba
Per i bambini di Roma

Per tutti noi

Il World Social Report 2025: un appello alla solidarietà per i diritti umani

Un imperativo per la cooperazione globale e il progresso sociale


Con profonda considerazione presentiamo oggi un’analisi del “World Social Report 2025: A New Policy Consensus to Accelerate Social Progress” (Rapporto Sociale Mondiale 2025: Un Nuovo Consenso Politico per Accelerare il Progresso Sociale), una pubblicazione congiunta del Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite (DESA) e dell’Istituto Mondiale dell’Università delle Nazioni Unite per la Ricerca sull’Economia dello Sviluppo (UNU-WIDER). Questo documento, che funge da riflessione sui risultati sociali del passato e da guida per l’azione futura, è di cruciale rilevanza per la nostra missione di promozione dell’educazione ai diritti umani.

Il Rapporto evidenzia come, nonostante i progressi straordinari nel benessere materiale degli ultimi tre decenni e una significativa riduzione della povertà estrema , le società globali si trovino ad affrontare sfide complesse e persistenti. La crescente polarizzazione e le tensioni internazionali rendono la solidarietà globale un’esigenza impellente.

Sintesi delle dinamiche sociali contemporanee

Il “World Social Report 2025” delinea un quadro analitico delle problematiche sociali attuali, individuando tre dimensioni interconnesse che ostacolano il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs):

  • Insicurezza dei mezzi di sussistenza. Nonostante i miglioramenti, una quota considerevole della popolazione mondiale rimane vulnerabile alla deprivazione, con oltre 690 milioni di persone che vivono in povertà estrema (meno di $2.15 al giorno) e oltre 2.8 miliardi con un reddito tra $2.15 e $6.85 al giorno. L’instabilità economica è diffusa, con quasi il 60% della popolazione globale seriamente preoccupata di perdere il lavoro o di non trovarne uno. Le crisi recenti, i crescenti rischi legati al cambiamento climatico e i conflitti aggravano ulteriormente la povertà, rendendo le uscite dalla povertà spesso temporanee.
  • Disuguaglianze persistenti e profonde. Dal 1990, la disuguaglianza di reddito è aumentata nella maggior parte dei paesi ad alto reddito e in alcuni paesi a medio reddito, come la Cina e l’India, che complessivamente ospitano due terzi della popolazione mondiale. La ricchezza e il reddito sono sempre più concentrati al vertice. Le rapide innovazioni tecnologiche, in particolare l’intelligenza artificiale, contribuiscono a disuguaglianze, con effetti dissimili tra i livelli di competenza e di genere. Il cambiamento climatico, inoltre, rallenta la riduzione della povertà ed esacerba la disuguaglianza.
  • Calo della fiducia e indebolimento della coesione sociale. La coesione sociale è a rischio, con una crescente polarizzazione e un deficit di fiducia sia nelle istituzioni che tra gli individui. Oltre la metà della popolazione mondiale ha poca o nessuna fiducia nel proprio governo. Le generazioni più giovani mostrano livelli di fiducia sempre più bassi. La diffusione di disinformazione, facilitata dalle tecnologie digitali, rafforza le divisioni e alimenta la sfiducia. Questo ciclo vizioso di insicurezza, disuguaglianza e sfiducia compromette la capacità di azione collettiva.

Verso un nuovo consenso politico: implicazioni per l’educazione ai Diritti umani

Il Rapporto argomenta che le sfide attuali non possono essere affrontate in isolamento, ma richiedono un nuovo consenso politico basato su equità, sicurezza economica per tutti e solidarietà. Questi principi, mutuamente rafforzativi, sono indispensabili per consolidare le dimensioni sociali, economiche e ambientali dello sviluppo sostenibile. Per la nostra associazione, l’educazione ai diritti umani si posiziona come strumento essenziale per la realizzazione di tale consenso.

Consideriamo prioritari i seguenti aspetti per la nostra azione educativa:

  • Riaffermare il ruolo e la qualità delle Istituzioni e delle norme. Il Rapporto sottolinea che la coesione sociale e la fiducia dipendono intrinsecamente dalla qualità delle istituzioni e delle norme. Le istituzioni devono evolvere per affrontare le sfide attuali e soddisfare le aspettative dei cittadini. L’educazione ai diritti umani deve quindi promuovere una comprensione critica delle strutture istituzionali, incoraggiando la partecipazione civica e la richiesta di trasparenza e responsabilità. La promozione di valori quali l’equità, la giustizia e la non discriminazione attraverso l’educazione è fondamentale per costruire istituzioni inclusive.
  • Contrasto alla disinformazione e promozione dell’alfabetizzazione digitale: La proliferazione di disinformazione, facilitata dalle tecnologie digitali, mina la fiducia e la coesione sociale. È imperativo integrare nell’educazione ai diritti umani lo sviluppo di competenze critiche per l’analisi dei media e l’alfabetizzazione informativa. Fornire agli individui gli strumenti per discernere le informazioni false e manipolate è essenziale per salvaguardare il dialogo pubblico e la partecipazione democratica.
  • Promozione della partecipazione civica inclusiva. La percezione di avere voce nei processi decisionali è un fattore chiave per la fiducia nelle istituzioni. L’educazione ai diritti umani deve coltivare la partecipazione civica a tutti i livelli, promuovendo meccanismi che garantiscano l’inclusione di tutte le voci, specialmente quelle storicamente marginalizzate. L’espansione della partecipazione, anche attraverso strumenti digitali, deve essere accompagnata da garanzie di accessibilità e protezione dei diritti.
  • Sensibilizzazione sulle disuguaglianze multidimensionali. Il Rapporto mette in luce la natura complessa della povertà, che va oltre la mera dimensione del reddito. Esso evidenzia inoltre l’invisibilità statistica di numerosi gruppi vulnerabili. L’educazione ai diritti umani deve accrescere la consapevolezza su queste disparità multidimensionali e sull’importanza del riconoscimento e della visibilità di tutti gli individui e gruppi sociali per un’allocazione equa delle risorse e la promozione della giustizia sociale.
  • Approccio integrato alle Politiche sociali. Il Rapporto enfatizza la necessità di un approccio “whole-of-government” e di soluzioni politiche integrate per affrontare le sfide sociali. Ciò significa che le politiche sociali non devono essere considerate come meri “correttivi” post-fattuali alle politiche economiche, ma come componenti intrinseche e interdipendenti dello sviluppo sostenibile. L’educazione ai diritti umani deve quindi promuovere una comprensione olistica delle politiche pubbliche e del loro impatto sulla realizzazione dei diritti, incoraggiando una prospettiva che metta le persone al centro di tutte le decisioni.

Prospettive future: un impegno continuo

Il “World Social Report 2025” non è un punto di arrivo, ma un catalizzatore per un processo a lungo termine. Il prossimo Secondo Vertice Mondiale per lo Sviluppo Sociale, unitamente alla Quarta Conferenza Internazionale sul Finanziamento per lo Sviluppo, rappresenterà un’occasione cruciale per rafforzare la cooperazione internazionale e tradurre gli impegni in azioni concrete.

La nostra Associazione riafferma il proprio impegno a contribuire a questo sforzo globale attraverso l’educazione. La sfida consiste nel generare uno slancio duraturo, garantendo che le promesse si traducano in azioni per un futuro più equo e sicuro per tutti. In definitiva, la nostra responsabilità non si limita alle politiche o alla politica, ma si concentra sulle persone.


Ferite aperte e futuro da costruire: la tragedia di Graz e la Scuola che vogliamo

Riflessioni a caldo su un giorno davvero buio


Il 10 giugno 2025, la città di Graz è stata teatro di una tragedia che ci colpisce profondamente: una scuola, luogo sacro di crescita e speranza, è stata violata da un atto di violenza efferata, che ha spento vite di educatori e giovani studenti. L’eco di quegli spari, insistentemente ribadito ovunque, ha risuonato ben oltre i confini dell’Austria, raggiungendo chiunque creda nel valore intrinseco della vita umana e nel potenziale trasformativo dell’educazione.

Come operatori del mondo della scuola, dei diritti umani e della pace, siamo colpiti nel profondo, con una sensazione di sconforto e profonda tristezza. È difficile non sentirsi impotenti di fronte a tale oscurità, di fronte alla manifesta incapacità di prevenire un orrore così gratuito. Ogni volta che una scuola viene attaccata in quanto scuola, sentiamo minacciate le fondamenta stesse della nostra civiltà. È un attacco al futuro, ai sogni, alla possibilità stessa di costruire una società più giusta e pacifica.

Probabilmente, tra le tante notizie di aggressioni violente anche tra i banchi delle nostre scuole, più di uno sarà portato a chiedersi: e se capitasse anche in Italia?

Anche di fronte a questi interrogativi, è nostro dovere e la nostra responsabilità trovare la forza per reagire. Sebbene il dolore per le vittime e le loro famiglie sia immenso e incommensurabile, non possiamo permettere che la violenza spezzi la nostra fiducia nel valore primario dell’educazione. Anzi, è proprio in questi momenti che il ruolo della scuola, non solo come luogo di trasmissione del sapere ma come fucina di valori, di rispetto e di comprensione, diventa ancora più cruciale.

La scuola è, e deve continuare ad essere, il primo baluardo contro l’ignoranza, il pregiudizio e l’odio. È qui che si coltivano l’empatia, il pensiero critico, il dialogo e la risoluzione pacifica dei conflitti. È tra i banchi di scuola che si impara a riconoscere e a difendere i diritti umani, a comprendere che la pace non è solo assenza di guerra, ma la costruzione attiva di relazioni basate sull’equità e sulla giustizia.

Non possiamo illuderci che l’educazione da sola possa eliminare ogni forma di violenza. Le radici di tali gesti sono complesse e spesso affondano in disagi sociali, economici e psicologici profondi. Ma l’educazione è senza dubbio uno degli strumenti più potenti che abbiamo per contrastare le narrazioni di odio, per promuovere la resilienza e per instillare nelle nuove generazioni la speranza di un mondo migliore.

Il ricordo delle vittime di Graz deve diventare un monito, un impegno solenne. Ci sproni a raddoppiare gli sforzi per creare ambienti scolastici sicuri, inclusivi e accoglienti, dove ogni studente possa sentirsi protetto e valorizzato. Ci ispiri a educare con ancora maggiore passione alla tolleranza, alla solidarietà e alla responsabilità civica.

Nella difficoltà di un fatto così assurdo, vogliamo ribadire la nostra fiducia: l’educazione è la nostra bussola, la nostra arma più potente contro l’oscurità. Con dedizione, impegno e una profonda fede nel potenziale umano, possiamo e dobbiamo continuare a costruire un futuro in cui le scuole siano sempre e solo luoghi di vita, di crescita e di pace.

EIP Italia Scuola strumento di pace ETS

Per una scuola come Laboratorio di cittadinanza

Le motivazioni del Premio Energie per Roma 2025 alla Presidente Tantucci


Una partecipata Cerimonia ha visto come protagonista la nostra Presidente Anna Paola Tantucci che, nel pomeriggio di lunedì 9 giugno, ha ricevuto il “Premio Energie per Roma 2025” su iniziative del Centro Europeo di Studi Culturali (CESC).

Nelle intenzioni degli organizzatori, il Premio intende valorizzare e riconoscere imprenditori, personalità, professionisti, associazioni e Istituzioni che lavorano, spesso di nascosto, per rendere migliore la vita della Città eterna, “tante brave persone che vivono nell’ombra” nelle parole di Fabio Pompei, direttore del CESC, e che possono essere un positivo stimolo ed esempio per gli altri, in una logica di contagio positivo per tutti.

Un modo per avvicinare la “città visibile” e la “città nascosta”, secondo il Consigliere del Municipio XII Alessandro Alongi, metafora antinomica che mette in evidenza il gioco di luci e ombre che attraversa la Città, e obiettivo dichiarato di un progetto che intende innescare un circuito virtuoso di “energia” nel duplice significato di lavoro e azione.

Di seguito la motivazione del Premio assegnato:
La prof.ssa Anna Paola Tantucci ha iniziato il suo percorso come professoressa di Lingua e letteratura italiana per poi diventare dirigente scolastico e partecipare alla Commissione Brocca per la riforma della scuola secondaria superiore. 
Ha collaborato con il Ministero dell’Ambiente e con diverse Università promuovendo l’educazione ambientale. 
Ha coordinato reti di scuole, progetti nazionali e internazionali su cittadinanza, legalità e inclusione. 
In qualità di Presidente dell’Associazione Scuola strumento di pace, è impegnata in iniziative per la pace, la giustizia e i diritti umani.
Grazie a una visione della scuola come laboratorio di cittadinanza, Anna Paola si dedica a realizzare una scuola più giusta, inclusiva e innovativa.


La Presidente Anna Paola Tantucci riceve il Premio Energie per Roma 2025

La cerimonia di premiazione si terra lunedì 9 giugno presso Spazio Europa a Roma


Siamo lieti di annunciare che la Presidente Anna Paola Tantucci riceverà il Premio “Energie per Roma” 2025, un prestigioso riconoscimento che celebra ogni anno il talento, l’impegno e la dedizione dei cittadini romani, delle imprese e delle associazioni che si distinguono negli ambiti artistico-culturale, sociale, imprenditoriale e del volontariato.

L’iniziativa è del Centro Europeo di Studi Culturali (CESC), attivo dal 2016. Una istituzione che si dedica alla promozione culturale in Europa, con particolare attenzione a donne e giovani.
Tra le iniziative principali, il CESC si distingue per la produzione e presentazione di libri divulgativi che mirano a sensibilizzare il pubblico sui pericoli legati alla rete e all’uso delle tecnologie digitali, affrontando tematiche come la sicurezza online e la protezione dei dati personali​.
Un altro progetto è Osservasalute, patrocinato dalla Regione Lazio, che fornisce approfondimenti periodici sulla salute e la prevenzione. Questa iniziativa è orientata a monitorare lo stato della sanità nella regione e in Italia, offrendo analisi utili a migliorare la gestione del settore sanitario e a sensibilizzare il pubblico su tematiche cruciali per il benessere della popolazione​.

Insieme a queste attività, il CESC porta avanti importanti progetti come il Premio Energie, che promuove idee innovative per il bene comune, e che riconosce il talento e l’impegno di cittadini e associazioni nei campi culturale, sociale e imprenditoriale​.

Nel corso degli anni, il premio ha saputo affermarsi come una vetrina autorevole per le eccellenze della Capitale, grazie al suo obiettivo principale: valorizzare chi contribuisce in modo concreto alla crescita culturale, sociale ed economica di Roma.

Per il 2025, il Centro Europeo di Studi Culturali presenta uno speciale appuntamento estivo “Energie per Roma 2025 – Speciale Estate” , un evento unico dedicato a raccontare e celebrare storie di successo, progetti innovativi e iniziative virtuose.

Come da tradizione, il Premio è suddiviso in quattro categorie:
Artistico-Culturale : per chi ha portato arte, musica, teatro o letteratura nelle piazze, musei e spazi pubblici di Roma.
Sociale: per chi ha ideato o realizzato progetti inclusivi, mirati alla solidarietà e alla tutela dei più fragili.
Imprenditoriale: per le aziende e gli imprenditori che hanno scelto l’estate per lanciare idee innovative e sostenibili.
Volontariato: per chi ha dedicato tempo libero e passione a sostegno del bene comune, con particolare attenzione alle attività estive.

La selezione dei vincitori è stata effettuata da una giuria qualificata e multidisciplinare, presieduta da Fabio Pompei, giornalista e docente universitario, affiancato da personalità di spicco nel panorama culturale, accademico e professionale italiano.

Un ringraziamento dal cuore per il vostro prezioso impegno

Al termine delle lezioni e verso la meritata pausa estiva il saluto della Presidente nazionale Anna Paola Tantucci


Carissimi Dirigenti, Insegnanti, e Operatori del Personale ATA,

mentre l’anno scolastico volge al termine, è con profonda gratitudine che vi scrivo a nome della nostra Associazione, impegnata da diversi decenni per l’educazione ai diritti umani nelle scuole e nella formazione dei docenti. 

Questo è un momento di bilanci, di riflessioni e, soprattutto, di riconoscimento per l’immenso lavoro che ciascuno di voi ha svolto.
Abbiamo tutti vissuto un altro anno scolastico ricco di sfide e opportunità. Sappiamo quanto sia complesso il vostro impegno quotidiano: la gestione delle dinamiche di classe, l’aggiornamento costante delle metodologie didattiche, l’attenzione alle esigenze di ogni singolo studente, e il mantenimento di un ambiente scolastico sereno e funzionale. Ogni giorno, la vostra dedizione silenziosa, ma potente, contribuisce a costruire un futuro migliore per le nuove generazioni.

Vogliamo ringraziarvi per la serietà con cui avete affrontato le difficoltà, trasformando gli ostacoli in occasioni di crescita.
La vostra capacità di adattamento e la vostra resilienza sono state fondamentali per garantire la continuità educativa, anche di fronte a situazioni inaspettate.
Questo impegno va ben oltre il mero adempimento di un dovere e diventa una testimonianza di una vera e matura professionalità, al servizio della vocazione educativa della scuola.

In particolare, desideriamo sottolineare l’importanza cruciale del vostro ruolo nell’educazione ai diritti umani. Non si tratta solo di trasmettere conoscenze, ma di coltivare nelle studentesse e negli studenti la consapevolezza della propria dignità e di quella altrui, il rispetto per la diversità, la capacità di pensiero critico e l’impegno per la giustizia sociale. Siete voi, nel quotidiano, a gettare le basi di una cittadinanza attiva e responsabile, promuovendo valori di inclusione, solidarietà e pace. Ogni lezione, ogni dialogo, ogni momento di confronto in classe diventa un’opportunità per rafforzare questi principi fondamentali.

Il Personale ATA, con la sua preziosa opera, contribuisce in modo insostituibile a creare l’ambiente fisico e organizzativo in cui la scuola può prosperare. La vostra professionalità e il vostro impegno quotidiano sono pilastri che spesso rimangono nell’ombra, ma senza i quali l’intera struttura scolastica non potrebbe funzionare. A voi va il nostro più sentito ringraziamento per la cura, l’attenzione e la disponibilità con cui assicurate che ogni aspetto logistico e operativo sia impeccabile, garantendo un ambiente sicuro e accogliente per tutti.

L’educazione è un processo continuo, un cammino che non conosce soste. Come associazione, crediamo fermamente che la formazione e l’aggiornamento siano essenziali per accompagnarvi in questo percorso. Il nostro impegno è offrirvi strumenti e percorsi che possano sostenere la vostra crescita professionale e personale, fornendo nuove prospettive e metodologie per affrontare le sfide educative contemporanee.

In questo contesto, assumiamo come linea di pensiero la riflessione di Ivano Dionigi, nel suo volume Magister, che riassume splendidamente il senso del nostro lavoro comune, quando afferma che “maestro” è colui che non solo insegna, ma educa, non solo trasmette, ma forma, non solo istruisce, ma ispira.

Questo pensiero ci ricorda la grandezza e la responsabilità del vostro ruolo. Voi non siete solo insegnanti o operatori scolastici, ma potete essere maestri, capaci di ispirare, formare ed educare le menti e i cuori dei nostri giovani. La vostra influenza va ben oltre i confini dell’aula, modellando le future generazioni e contribuendo a costruire una società più giusta e consapevole.

Mentre vi preparate, in verità dopo una serie di impegni ancora gravosi e particolarmente significativi, per il meritato riposo estivo, vi incoraggiamo a proseguire con la stessa passione e dedizione nell’azione educativa. Sappiamo che il vostro lavoro è spesso faticoso e non sempre riconosciuto quanto meriterebbe, ma sappiate che la vostra opera è di valore inestimabile.
Le fondamenta di una società civile e democratica si costruiscono ogni giorno nelle vostre aule, attraverso il vostro impegno costante e la vostra visione.

Con la più sincera gratitudine e stima,

Tra le verdi colline del Cilento germogliano semi di Pace

Riceviamo e volentieri pubblichiamo


“Un piccolo sorriso è l’inizio della PACE” 
Madre Teresa di Calcutta

Tra le numerose manifestazioni sul tema tenutesi nel corso dell’anno, degna di nota quella organizzata da alcune comunità religiose del Cilento collinare con una Marcia della pace ed un evento di preghiera. un appuntamento che nasce per coinvolgere i bambini e i ragazzi sul tema della pace, ma che vede la presenza anche di giovani, adulti, famiglie. Circa cinquecento i partecipanti intervenuti per testimoniare l’importanza di costruire insieme un mondo più giusto e solidale.

L’evento, che ha avuto luogo a Capaccio Capoluogo, ha visto la partecipazione di numerose parrocchie della Diocesi di Vallo guidata dal Vescovo Vincenzo Calvosa. Tra queste ho avuto modo, in particolare, di conoscere la bella esperienza di Perdifumo, suggestivo borgo cui mi legano motivi familiari, attraverso il racconto della Signora Gina, ivi impegnata nel corso di Catechismo agli alunni del locale Istituto Comprensivo “Castellabate”, diretto dalla Prof.ssa Gina Amoriello.

Per l’occasione, ogni parrocchia aveva avuto il compito di approfondire la conoscenza di un personaggio simbolo di pace, e Perdifumo ha scelto Madre Teresa di Calcutta, premio Nobel della Pace, che ha dedicato l’intera vita con amore e compassione ai più deboli e bisognosi. I bambini hanno descritto le sue esperienze di vita in un cartellone presentato nel corso della manifestazione finale. 

Per la preparazione dell’evento, sotto la guida attenta del Parroco Don Antonio Lubrano, del Viceparroco Don Ciro De Vito e delle catechiste Gina Baccaro, Clara Bruno e Donatella Conte, i bambini e le bambine, dimostrando interesse e creatività, si sono impegnati nella realizzazione di diversi prodotti a tema: disegni, cartelloni, coccarde, e, soprattutto, si sono cimentati nella scrittura di poesie, pensieri e messaggi di pace. 

Ed è giunto così il giorno della tanto attesa Marcia della Pace. In un emozionante clima di gioia e condivisione, tenendo stretto un filo a cui avevano attaccato il proprio messaggio di fratellanza amicizia, amore, I bambini e i ragazzi hanno attraversato le strade del borgo in una lunghissima fila con preghiere e canti fino al conclusivo incontro in chiesa per una preghiera conclusiva. 

   L’evento ha avuto un significato profondo, poiché ha permesso ai partecipanti non solo di riflettere sui valori della pace e della solidarietà, ma, soprattutto di interagire con ragazzi di altre realtà locali, promuovendo così un nuovo senso di condivisione. L’iniziativa ha sottolineato, quindi, l’importanza della pace nel mondo e ha incoraggiato i più giovani a diventarne ambasciatori nelle proprie comunità.

Napoli, 31 maggio 2025 

                                                                                                           Prof.ssa Elvira D’Angelo
Delegata EIP Napoli


Un importante riconoscimento per la prof.ssa Italia Martusciello

La vicepresidente di EIP Italia è entrata nell’Ordine degli Ufficiali al merito della Repubblica Italiana con una cerimonia in occasione della Festa della Repubblica


Entrare a far parte dell’Ordine degli Ufficiali al Merito della Repubblica Italiana è un onore che mi commuove profondamente e che sento di accogliere con gratitudine e con un grande senso di responsabilità.


In un’epoca segnata da fragilità diffuse, da smarrimenti educativi e da solitudini emotive questo riconoscimento rappresenta per me non un punto di arrivo, ma un nuovo inizio. Una chiamata ulteriore alla coerenza, all’impegno, alla dedizione totale a quella che considero, da sempre, più di una professione: una missione.

Desidero innanzitutto rivolgere un sincero e sentito ringraziamento al Presidente della Repubblica, garante dei valori costituzionali e custode dell’etica civile, nonché a tutte le Istituzioni che, attraverso questo conferimento, rinnovano fiducia e attenzione nei confronti del mondo dell’istruzione, riconoscendo la scuola come pilastro fondante della nostra democrazia e presidio insostituibile di legalità, equità, speranza e futuro.

Questo riconoscimento è, per me, un tributo collettivo. Nessun traguardo ha mai il volto di un singolo. Dietro ogni cammino ci sono volti, mani, storie, relazioni che si intrecciano.
Ed è con il cuore colmo di emozione che rivolgo il primo e più profondo ringraziamento alla mia famiglia, il mio porto sicuro, la mia rotta nei momenti di disorientamento, la mia sorgente di energia nei giorni più difficili. A loro devo ogni passo, ogni scelta, ogni traguardo. Se oggi sono qui, lo devo anche e soprattutto a chi mi ha insegnato a credere nel valore della cultura, nell’etica del servizio, nell’importanza del bene comune.

Grazie ai miei Dirigenti Scolastici, mentori illuminati e guide visionarie, che mi hanno spinto a osare, a cercare nuove vie, a non smettere mai di interrogarmi. Grazie per avermi dato fiducia, per aver creduto nei miei progetti anche quando sembravano audaci, per avermi offerto spazi di libertà in cui la creatività potesse germogliare.

Un pensiero riconoscente va anche ai Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi e al Personale ATA: figure troppo spesso invisibili, ma indispensabili. Dietro ogni aula ordinata, ogni laboratorio funzionante, ogni documento firmato con cura, ci sono loro. La loro silenziosa presenza garantisce il funzionamento quotidiano della scuola, rendendola un luogo sicuro, accogliente, vivo. A loro va la mia stima e la mia gratitudine più sincera.

Un grazie affettuoso e convinto ai miei colleghi: compagni di strada instancabili, con cui ho condiviso non solo attività didattiche e progetti formativi, ma anche sogni, dubbi, valori, sconfitte, rinascite. Insieme abbiamo costruito spazi di confronto autentico, abbiamo creduto nel valore dell’educazione alla cittadinanza, nella centralità della persona, nella possibilità di trasformare l’aula in un laboratorio di umanità.

E poi, grazie agli studenti. A tutti loro. Quelli di ieri, quelli di oggi e quelli di domani. Sono loro il senso profondo del mio impegno. Sono loro che mi spronano ogni giorno a rimettermi in discussione, a reinventare il modo di insegnare, a trovare parole nuove per parlare di probità, giustizia, di bellezza, di solidarietà. In ogni loro sguardo c’è una domanda, una sfida, una speranza. E quando un ragazzo riesce a credere di più in sé stesso, a riscoprire il proprio valore, a trovare il proprio posto nel mondo, allora capisco che ogni fatica ha avuto senso.

Un pensiero speciale lo rivolgo agli studenti dell’Istituto Penitenziario di Larino, con cui ho condiviso un tratto di cammino che ha segnato profondamente la mia visione educativa. Con loro ho imparato a guardare oltre gli errori, oltre i muri, oltre le etichette e mi hanno insegnato l’essenza profonda del valore della libertà. In quel contesto ho toccato con mano la forza rivoluzionaria dell’istruzione, capace di restituire dignità, consapevolezza, libertà interiore, anche dove tutto sembra perduto.

Grazie alle associazioni con cui ho avuto il privilegio di collaborare nel corso degli anni. Realtà preziose che credono nella scuola come strumento di emancipazione, di crescita civile, di promozione dei diritti. Tra tutte, desidero citare con profonda riconoscenza École Instrument de Paix, nella persona della presidente nazionale Anna Paola Tantucci, che da sempre si batte con coraggio per una scuola aperta al dialogo interculturale, impegnata nel costruire ponti di pace in un mondo attraversato da troppi conflitti. La sua visione è stata per me fonte d’ispirazione e modello di coerenza etica.

Un omaggio sentito lo rivolgo anche al prof. Luciano Corradini: quanta saggezza e impeto civico ho colto in questa straordinaria figura di maestro, una vera miniera di riflessioni profonde, coraggio e passione educativa. Ogni suo intervento mi ha lasciato qualcosa dentro, come un richiamo forte e lucido al senso più alto del nostro essere educatori.

Questo riconoscimento lo dedico anche a chi lavora ogni giorno nella scuola in contesti difficili, a chi si ostina a seminare anche dove la terra è arida, a chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte, a chi lotta contro la dispersione scolastica, l’indifferenza, la marginalità. A chi crede che educare significhi prendersi cura dell’altro, nella sua interezza, nella sua unicità, nella sua complessità.

Lo dedico a tutti quei docenti che credono ancora, ostinatamente, che una buona scuola possa cambiare il mondo, un ragazzo alla volta. Che l’aula non sia solo uno spazio fisico, ma una fucina di sogni, una palestra di democrazia, un laboratorio di coscienze.

Infine, questo riconoscimento è anche una promessa: continuare a camminare, con lo sguardo alto e i piedi ben piantati nel presente, con la consapevolezza che ogni giorno, ogni lezione, ogni gesto, può fare la differenza. Continuerò a servire la scuola con passione, rigore, empatia e coraggio, nella certezza che educare è un investimento d’amore nel domani, è una vocazione civile.

Grazie, con tutto il cuore.

Italia N. Martusciello