Importanza del Summit di Santa Marta per i diritti umani e l’educazione
Dal 24 al 29 aprile 2026, la città di Santa Marta, in Colombia, ospiterà la prima conferenza internazionale sull’abbandono dei combustibili fossili (First International Conference on Transitioning Away from Fossil Fuels). L’evento è stato convocato e organizzato dai governi della Colombia e dei Paesi Bassi.
Non si tratterà del classico vertice chiuso tra ministri, ma di un processo partecipativo e articolato. La struttura prevede una prima fase di “dialoghi autogestiti” dal 24 al 27 aprile, che vedranno protagonisti attori fondamentali per la difesa dei diritti: accademia, giovani, società civile, sindacati, oltre alle rappresentanze dei popoli indigeni, afrodiscendenti e contadini. I risultati di questi tavoli forniranno la base per le sessioni politiche ministeriali previste per il 28 e 29 aprile, da cui scaturirà un report politico-tecnico.
L’obiettivo politico è ben definito: superare lo stallo degli attuali negoziati sul clima (le COP dell’ONU). Poiché l’ONU funziona per consenso, i grandi Paesi produttori di petrolio e gas riescono regolarmente a bloccare o annacquare le decisioni. A Santa Marta si vuole costruire uno spazio per i Paesi che desiderano agire concretamente, spostando l’attenzione dal se abbandonare i combustibili fossili al come farlo. L’orizzonte ultimo, sostenuto da una forte alleanza globale di realtà sociali e politiche, è la creazione di un Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili.
Per chi si occupa di educazione ai diritti umani, il Summit di Santa Marta tocca molti aspetti centrali. I documenti preparatori e le voci della società civile ci ricordano che la crisi climatica non è un fenomeno a sé stante, ma fa parte di una complessa “policrisi” che genera instabilità economica, disuguaglianze, migrazioni forzate e conflitti geopolitici.
L’evento è fondamentale per diverse ragioni legate ai diritti civili e umani: – Decolonizzazione della diplomazia climatica La scelta della Colombia è carica di simbolismo, in quanto il Paese sudamericano è il quinto produttore mondiale di carbone. Il fatto che un Paese del Sud Globale, fortemente dipendente dall’estrattivismo fossile, prenda la leadership mondiale su questo tema rappresenta un rovesciamento storico che mette al centro la solidarietà internazionale e la giustizia climatica. – Tutela delle comunità vulnerabili La transizione proposta deve essere una “transizione giusta”. Questo significa garantire supporto economico ai lavoratori e difendere attivamente i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali che storicamente pagano il prezzo più alto delle estrazioni minerarie e fossili. – Pace globale Affrancarsi dalla dipendenza fossile significa smantellare un modello di sviluppo che alimenta le “guerre di un’oligarchia” e mina il diritto internazionale e il multilateralismo. Uscire dal fossile è considerato un passo indispensabile per proteggere la pace e le condizioni di vita dell’umanità.
Siamo convinti che la scuola abbia un ruolo cruciale per far comprendere alle nuove generazioni che giustizia ambientale e diritti umani sono due facce della stessa medaglia.
Ecco alcune direttrici operative: Educare alle cause, non solo ai sintomi Come ha ricordato Elisa Sermarini, presidente di Gea – Scuola di Giustizia Ecologica e Ambientale, “per 30 anni ci siamo limitati alla gestione dei sintomi, ed invece è tempo di parlare delle cause”. Le scuole dovrebbero aiutare gli studenti a decostruire il modello basato sull’energia fossile, analizzando come la produzione energetica incida sui diritti fondamentali dei popoli. Insegnare il linguaggio della “transizione giusta” L’Educazione civica può integrare lo studio di costrutti chiave come lock-in fossile e dipendenza estrattiva, dimostrando che smantellare le infrastrutture inquinanti deve sempre accompagnarsi alla tutela del lavoro e del territorio. Fornire strumenti per la partecipazione Le scuole possono connettere i ragazzi con le campagne globali e l’associazionismo, dimostrando che l’attivismo sociale e climatico è uno dei più potenti motori contemporanei per la difesa dei diritti umani a livello globale.
Per restare aggiornati
Sito ufficiale della Conferenza Per seguire l’agenda ufficiale, i contributi e le notizie sull’evento di Santa Marta, il sito web di riferimento della conferenza è transitionawayconference.com.
Ministero dell’Ambiente della Colombia Essendo il governo colombiano il co-organizzatore e promotore principale, il portale istituzionale di riferimento è legato al dominio minambiente.gov.co (utilizzato anche per il contatto ufficiale conference@minambiente.gov.co).
Nigrizia Per leggere gli articoli completi e seguire da vicino le attività dell’alleanza sociale e politica italiana verso Santa Marta (di cui fanno parte realtà come Gea, Fossil Free Rising Italia e Rete dei Numeri Pari), puoi visitare il sito della rivista all’indirizzo http://www.nigrizia.it.
Italian Climate Network Un’altra realtà italiana fondamentale da seguire per analisi e aggiornamenti tecnici sulla diplomazia climatica e sui negoziati del vertice è l’Italian Climate Network Onlus.
“Quando guardate, guardate lontano, e anche quando credete di star guardando lontano, guardate ancora più lontano”. Baden Powell ci ricorda quanto sia importante proiettare, in ogni campo, lo sguardo al di là del nostro naso, proprio come sosteneva Mary Poppins, e non essere miopi. Fra i tedofori che recano viva la fiaccola della lungimiranza, un posto di rilievo appartiene all’educazione finanziaria.
Questa luce dovrebbe riscaldare i giovani! Oggi ragazze e ragazzi sono affetti da una miopia sempre più accentuata, immersi nel magma vischioso e incandescente dell’hic et nunc di un’esistenza monoperiodale, spesso riluttanti o disinteressati a proiettare occhi e pensiero all’orizzonte.
Il Manifesto dell’Educazione finanziaria (2023), curato dalla testata “Il Sole 24 Ore”, afferma che “nel poco tempo che le turbo-società di massa lasciano all’approfondimento individuale, conoscere il passato e il presente per pianificare il domani è il modo per non perdere l’orientamento e costruire il futuro del futuro a partire dalla scuola.”
Scuola perché l’educazione finanziaria è, innanzitutto “educazione”. L’etimologia latina e-ducere, significa “condurre fuori”, coltivare, sviluppare, quindi permettere al discente di manifestare conoscenze, competenze e abilità: nel caso specifico insegna a pianificare nel tempo traguardi e a fornire soluzioni di realizzazione, per conseguire e mantenere un equilibrio, per sé e per gli altri.
Il Protocollo d’intesa MIM-Banca d’Italia del 28/01/2026, sottolinea, nella premessa, che l’istituzione scolastica “rappresenta un contesto privilegiato per la formazione di cittadini consapevoli, attraverso percorsi che promuovano la responsabilità individuale, la legalità, la sostenibilità e la cultura del lavoro … è fondamentale offrire a docenti e dirigenti strumenti aggiornati per integrare l’educazione finanziaria nella didattica e sostenere studenti e famiglie nello sviluppo di competenze per scelte consapevoli.
Nell’”Economico”, lo scrittore greco Senofonte (V-IV sec. A. c.), offre, in forma dialogica, un calzante ritratto dell’educazione finanziaria, che sottolinea quanto appena detto.
Teorizzando l’economia come “amministrazione della casa”, l’Autore, attraverso le parole di Critobulo e Socrate, ammette l’esistenza di un soggetto, che possa curare l’amministrazione della casa di altri, allo stesso modo di come cura la propria.
In questa argomentazione, si possono intravedere i contorni della figura del consulente finanziario, il quale, dotato di un’adeguata e continua formazione, mette a servizio degli altri competenza ed esperienza nel settore.
A questo punto, emergono tre fattori a tratteggiare la rilevanza dell’educazione finanziaria: 1. Innanzitutto, come sopra esposto, la variabile principale di una pianificazione finanziaria adeguata è il tempo: occorre distinguere fra molteplici periodi e, all’interno di ogni periodo, individuare obiettivi. L’esercizio di “accordare” tempi e obiettivi stimola l’elasticità mentale degli studenti, aiutandoli oggi a pensare al futuro, ad avere voglia di futuro, una sana “distrazione di sguardo”, uno “strabismo” benefico. 2. In secondo luogo, vengono immagazzinati concetti e un lessico specifico, che permettono di parlare “la stessa lingua” di testate e operatori specializzati, evitando di scivolare su errori, oppure di cadere vittima delle proposte “oscure” da banche e assicurazioni. 3. Da ultimo, le scelte finanziarie influiscono sulla vita dell’uomo che, quindi, è chiamato a padroneggiarne aspetti teorici e pratici.
L’educazione finanziaria è una metafora e una realtà della vita: insegna a pianificare e organizzare, per sé e per gli altri, condotta propedeutica all’età adulta.
Ad avvalorare la valenza educativa è il disposto della L. 15/17, secondo cui l’educazione finanziaria definisce “il processo attraverso il quale le persone migliorano la loro comprensione degli strumenti e dei prodotti finanziari e sviluppano le competenze necessarie ad acquisire una maggiore consapevolezza dei rischi e delle opportunità finanziarie.”
Il contesto scuola
Normativa
La legge 21/24, d’altro canto, ha novellato la legge 92/19 istitutiva dell’insegnamento dell’educazione civica nella Scuola, come delineato supra, terreno d’elezione per la coltura di ogni semente educativa. L’art. 1, nella nuova formulazione, recita (le aggiunte sono sottolineate):
1.L’educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale economica e sociale delle comunità, nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri.
2. L’educazione civica sviluppa nelle istituzioni scolastiche la conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell’Unione europea per sostanziare, in particolare, la condivisione e la promozione dei principi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, sostenibilità ambientale e diritto alla salute, al benessere della persona, al risparmio e all’investimento, all’educazione finanziaria e assicurativa e alla pianificazione previdenziale, anche con riferimento all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali di gestione del denaro, alle nuove forme di economia e finanza sostenibile e alla cultura d’impresa…”
L’introduzione dell’educazione finanziaria nell’ambito dell’educazione civica era auspicabile, considerato il livello di alfabetizzazione finanziaria degli adulti, in lieve miglioramento, ma sottoperformante rispetto al valore pieno, fatto registrare dal nostro Paese dalla ricerca di Banca d’Italia su metodologia OCSE.
Riguardo alla relazione con gli assi portanti dell’insegnamento, è agevole dedurre, dalla lettera della disposizione, come l’educazione finanziaria integri agevolmente le tre aree: la Costituzione è richiamata dall’art. 47 della Carta (Tutela del risparmio e della proprietà immobiliare), la sostenibilità è sposata dalla finanza etica (ESG) (biofinanza?) e il funzionamento dei mercati telematici e la consulenza giocano con la casacca della cittadinanza digitale.
Punti di forza
Qualora, per mero esercizio, dovessimo individuare le opportunità dell’insegnamento dell’educazione finanziaria nelle scuole, potremmo addurre i seguenti punti (nella consapevolezza di un comportamento asintotico dello sforzo), alcuni dei quali enunciati e approfonditi dal secondo rapporto Edufin per l’educazione finanziaria delle scuole (2025):
E’ parte integrante dell’educazione civica e contribuisce, conseguentemente, allo svolgimento delle 33 ore che non rappresentano un limite agognato come la conquista di una cima, bensì un possibile ventaglio formativo
Favorisce la trasversalità delle discipline (storia, matematica, informatica, scienze..) e, quindi, può essere parte di una UDA, strumento da incoraggiare per la contemporaneità e comparabilità delle lezioni e delle valutazioni;
E’ trasmissibile e verificabile tramite lezioni laboratoriali, compiti di realtà e giochi di ruolo (gamification), catturando l’attenzione degli studenti e il loro impegno nelle prove di valutazione;
Consente l’emersione di potenzialità degli studenti (intelligenze multiple di Gardner);
E’ modulabile in funzione dei gradi e degli ordini di scuola;
È immediatamente applicabile e riscontrabile nella società reale;
Contribuisce all’acquisizione di un approccio sostenibile alla gestione del denaro e alle tecnologie digitali, inclusa l’intelligenza artificiale;
Può essere oggetto di giornate seminariali con esperti esterni e di percorsi di FSL (ex PCTO);
Può costituire un’esperienza da utilizzare negli ordini successivi di studio o nel mondo del lavoro.
Aree di sviluppo
Accordo sui tempi non agevole fra educazione civica (quindi, anche finanziaria) e svolgimento della programmazione disciplinare (l’assunto porterebbe alla luce la convenienza dell’UDA); Docenti con formazione non sempre adeguata; A volte insufficiente dotazione dell’infrastruttura tecnologica delle scuole e dei sussidi per studenti BES.
Possibili interventi
In risposta, la Scuola è chiamata a rispondere presente a un tema così rilevante e delicato, cercando di porre in essere: 1. una formazione continua del personale docente, soggetto a sua volta interessato e coinvolto nelle scelte di portafoglio (destinazione del TFR); 2. il conseguente “sdoganamento” del mondo economico-finanziario dal timore reverenziale di un contesto criptico, incomprensibile ai più e , per questo, spesso relegato ad un ruolo non sempre paritario rispetto alla scienza giuridica; 3. l’approntamento di sussidi digitali e tecnologie assistive, onde interagire e costruire modelli in tempo reale e adeguarsi ai bisogni educativi di ognuno; 4. un monitoraggio continuo all’interno di ogni istituto sulle azioni poste in essere, sulla soddisfazione di docenti e discenti; 5. la stipula di accordi con organismi di settore (es. CONSOB, Banca d’Italia, ANASF) per stipula convenzioni per FSL e corsi abilitanti alla professione di consulente finanziario.
L’educazione finanziaria insegna ad investire…, ma per la scuola il miglior investimento è l’educazione finanziaria!
2 aprile – Giornata mondiale sulla consapevolezza sull’autismo
La celebrazione del 2 aprile, istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU, rappresenta un momento fondamentale per riflettere sulle sfide e sulle potenzialità delle persone nello spettro autistico.In un contesto sociale e scolastico in continua evoluzione, è necessario spostare il focus dalla semplice diagnosi clinica alla comprensione profonda del funzionamento neurodivergente. Questo contributo esplora le dimensioni cruciali dell’autismo attraverso un approccio multidisciplinare:dalla necessità di un’individuazione precoce, fondamentale per garantire supporti mirati, all’adozione di strategie didattiche inclusive e strumenti digitali che facilitino l’apprendimento.Particolare attenzione viene rivolta alla dimensione umana e sociale, analizzando il ruolo dei compagni di classe nel contrastare il bullismo e l’importanza di un linguaggio corretto e rispettoso.
Una sintesi tecnica e strutturata delle disposizioni introdotte dal recente decreto ministeriale
Il Decreto Ministeriale 29/2026 attua gli articoli 26 e 26-bis del decreto-legge 144/2022, relativi al riordino degli istituti tecnici. La riforma mira a ridefinire i curricoli per allinearli alla domanda di competenze del tessuto produttivo e all’innovazione tecnologica prevista dal piano Industria 4.0. Le nuove disposizioni ordinamentali si applicheranno a partire dalle classi prime dell’anno scolastico 2026/2027. Di seguito proponiamo una panoramica dei principali assi di intervento, rimandando ad altri interventi successivi l’analisi dettagliata e alcune considerazioni di approfondimento.
Rimodulazione dell’assetto didattico e metodologico Il decreto impone un passaggio strutturale verso una metodologia didattica per competenze, superando la rigida frammentazione disciplinare in favore di una progettazione interdisciplinare. L’attività didattica dovrà essere organizzata progressivamente per Unità di Apprendimento (UdA) mirate alla gestione di compiti di realtà con la partecipazione attiva e autonoma degli studenti. È previsto inoltre un rafforzamento delle competenze linguistiche, storiche, matematiche, scientifiche (STEM), giuridiche ed economiche.
Integrazione con l’Istruzione terziaria e Patti educativi 4.0 Al fine di garantire la continuità degli apprendimenti, il riordino istituisce meccanismi di raccordo diretto tra il secondo ciclo e la formazione terziaria, specificamente verso gli ITS Academy e le lauree professionalizzanti. Le istituzioni scolastiche potranno aderire ai Patti educativi 4.0 a livello regionale o interregionale. Questi accordi di partenariato con università, imprese, enti di ricerca e ITS consentiranno la condivisione di risorse professionali, logistiche e strumentali per la realizzazione di laboratori tecnologicamente avanzati in costante sinergia con i poli tecnico-professionali territoriali.
Architettura per l’internazionalizzazione e metodologia CLIL Il decreto introduce misure vincolanti per il potenziamento della dimensione globale dell’offerta formativa, essenziale per facilitare l’accesso al mondo del lavoro e la mobilità transnazionale dei lavoratori. Viene introdotto l’obbligo di insegnamento in lingua inglese di una disciplina non linguistica tramite la metodologia CLIL nel terzo, quarto e quinto anno di corso per i profili di indirizzo. Si incoraggia fortemente anche la realizzazione di programmi di scambio, la mobilità studentesca e i percorsi per le competenze trasversali all’estero.
Aggiornamento e formazione del personale docente La profonda transizione metodologica richiesta dalla riforma necessita di un adeguamento professionale specifico per il corpo docente. Il legislatore ha previsto la possibilità, per i docenti delle discipline professionalizzanti e per gli Insegnanti Tecnico Pratici (ITP), di svolgere periodi di osservazione diretta presso le aziende e affiancamento tutoriale. Questo garantirà un aggiornamento continuo in merito alle innovazioni tecnologiche introdotte nei contesti lavorativi e produttivi di riferimento.
Sperimentazione Lifelong learning tramite i CPIA Il decreto introduce infine un’importante novità per la formazione continua e l’apprendimento permanente integrato sul territorio. A partire dall’anno scolastico 2027/2028, in via sperimentale, i Centri Provinciali di Istruzione per gli Adulti (CPIA) potranno erogare direttamente percorsi di istruzione tecnica di secondo livello, qualora vi sia assenza o carenza di un’offerta adeguata da parte delle istituzioni scolastiche secondarie locali.
Indicazioni operative (Circolare 1397/2026) Per governare il delicato passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, la Circolare ministeriale 1397/2026 è intervenuta per guidare l’elaborazione dei curricoli e la definizione delle dotazioni organiche. L’obiettivo primario di queste misure transitorie è garantire il mantenimento degli organici ed evitare il determinarsi di situazioni di soprannumero a livello di scuola e di esubero a livello provinciale. A livello didattico, la circolare precisa che nel primo biennio le scuole avranno a disposizione una quota del curricolo pari a 66 ore annue. Nel settore economico, questa quota dovrà essere utilizzata in modo vincolante per potenziare le ore di geografia o della seconda lingua comunitaria. Nel settore tecnologico-ambientale, le ore saranno destinate al potenziamento delle discipline scientifiche sperimentali, con la possibilità di affidare tale insegnamento in compresenza a più docenti di diverse classi di concorso per sfruttare la progettazione interdisciplinare. Sempre a tutela degli organici, per le tecnologie e gli elementi di base degli indirizzi, le scuole potranno ridistribuire le discipline tra il primo e il secondo anno, oppure ripartire il monte ore di ambito annuale (pari a 99 ore) tra due discipline. Inoltre, qualora una disciplina del nuovo ordinamento possa essere affidata a più classi di concorso, l’insegnamento dovrà essere assegnato per continuità alle classi di concorso già presenti nell’organico dell’autonomia. Infine, per quanto riguarda le procedure amministrative, le classi del primo anno sono già riconducibili ai nuovi codici presenti a sistema nel SIDI. Essendo necessaria un’elaborazione manuale degli organici delle classi prime per l’anno scolastico 2026/2027, gli Uffici Scolastici Regionali consentiranno alle istituzioni scolastiche di disporre di tempi congrui, fornendo il massimo supporto ai dirigenti scolastici per completare l’acquisizione dei dati.
Il 17 marzo non è una semplice data sul calendario civile; è il baricentro simbolico attorno al quale ruota l’intera narrazione dell’Italia moderna. In quel giorno del 1861, tra le austere mura del Parlamento Subalpino a Torino, la proclamazione del Regno d’Italia sotto la corona di Vittorio Emanuele II trasformò un’espressione geografica in un soggetto politico unitario. Fu l’atto di nascita ufficiale di un’identità che per secoli era stata frammentata in piccoli regni, ducati e dominazioni straniere.
Tuttavia, celebrare questa ricorrenza oggi non significa solo guardare al passato con nostalgia, ma comprendere come quel “primo vagito” della nazione si sia evoluto in un progetto di cittadinanza attiva e consapevole.
Un mosaico in cammino: il compimento dell’unità L’Unità proclamata nel 1861 fu l’inizio di un cantiere aperto, un processo di aggregazione che richiese sacrifici e decenni per essere completato. Il disegno territoriale si arricchì progressivamente: 1866: L’annessione del Veneto. 1870: La storica breccia di Porta Pia che rese il Lazio parte integrante dello Stato, portando Roma a diventare Capitale nel 1871. 1918: Il definitivo ricongiungimento con il Trentino-Alto Adige e la Venezia Giulia, suggellato nella data del 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.
Queste tappe non furono meri spostamenti di confine, ma il riflesso di un ideale risorgimentale fondato sulla libertà e sull’indipendenza. Popoli diversi, con tradizioni e dialetti profondamente distanti, scelsero di riconoscersi in un destino comune, trasformando le differenze regionali nella linfa vitale di una nuova cultura nazionale.
L’Eredità dell’educazione civica: fare gli italiani L’Unità d’Italia non fu solo un fatto militare o diplomatico, ma un progetto morale. Se il Risorgimento ci ha dato lo Stato, il Novecento ci ha dato la Repubblica e la Costituzione. In questo solco, l’Educazione Civica diventa lo strumento per dare sostanza all’appartenenza nazionale. Essere cittadini oggi significa onorare il 17 marzo attraverso l’adempimento dei doveri di solidarietà politica, economica e sociale previsti dall’Articolo 2 della nostra Carta.
La voce dei maestri della libertà Per dare profondità a questa ricorrenza, dobbiamo interpellare coloro che hanno “pensato” l’Italia come una comunità di donne e uomini liberi: Piero Calamandrei: Egli ammoniva che la libertà e l’unità non sono regali, ma conquiste da proteggere ogni giorno. “La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse.” Celebrare il 17 marzo significa, dunque, rimettere “combustibile” nel motore della nostra democrazia. Sandro Pertini: Il “Presidente più amato” legava indissolubilmente l’amore per la patria alla giustizia sociale. “Sii orgoglioso di essere italiano, ma non dimenticare mai che la patria è il mondo intero.” Il suo insegnamento ci ricorda che l’unità nazionale non deve mai chiudersi in un gretto nazionalismo, ma aprirsi alla fratellanza e al rispetto per ogni essere umano. Giuseppe Dossetti: Tra i principali artefici della Costituzione, Dossetti vedeva nello Stato un mezzo per servire la dignità della persona. Per lui, l’unità era il presupposto per una “comunità di valori” in cui il dialogo tra diverse fedi e ideologie poteva costruire una casa sicura per tutti. “La Costituzione fatevela amica e compagna di strada. Vi sarà presidio sicuro, nel vostro futuro, contro ogni inganno e contro ogni asservimento, per qualunque meta vi prefissiate”.
La staffetta della memoria collettiva Dalle grandi esposizioni universali del 1911, passando per i fervori del Centenario nel 1961, fino all’entusiasmo corale del 2011 (il 150° anniversario), l’Italia ha saputo ritrovarsi. Città come Napoli, Firenze e Milano sono state epicentri di mostre e manifestazioni che hanno ricucito lo strappo tra Nord e Sud, celebrando una storia che appartiene a ogni borgo e ogni metropoli della penisola.
Un impegno quotidiano Oggi, il 17 marzo ci interroga direttamente: qual è il nostro contributo alla nazione? La risposta risiede nella responsabilità civica. Non si è italiani solo per nascita, ma per scelta: la scelta di rispettare le istituzioni, di proteggere il patrimonio culturale e ambientale, di partecipare attivamente alla vita della propria comunità.La storia dell’Unità d’Italia continua a parlare alle nuove generazioni, non come un capitolo polveroso di un libro, ma come un impegno che si rinnova. La costruzione di una nazione non è mai un traguardo definitivo, ma un orizzonte verso cui camminare insieme, con la consapevolezza di chi sa da dove viene e il coraggio di chi immagina un futuro di pace e giustizia.
Alcune proposte per la scuola
Sperimentare la democrazia: elezioni simulate per rappresentanti di classe, dibattiti guidati e gestione condivisa degli spazi scolastici;
Memoria locale: ricerche sui monumenti, vie, piazze o personaggi legati al Risorgimento nel proprio territorio;
Patto di corresponsabilità: sottoscrivere impegni tra scuola, studenti e famiglie per la cura della comunità;
Inclusione e accoglienza: attività quotidiane che promuovano integrazione, cooperazione e supporto reciproco;
Laboratori creativi: poster, murales, video o podcast sulla storia dell’Unità d’Italia e sull’identità nazionale;
Progetti di cittadinanza attiva: interventi di solidarietà e tutela dell’ambiente per praticare i valori civici;
Letture guidate e confronti: analisi di testi di Calamandrei, Pertini e Dossetti, con discussioni e riflessioni;
Giornata del dialogo e della memoria: dibattiti su diritti, diversità culturale e coesione sociale;
Drammatizzazioni storiche: mettere in scena eventi chiave del Risorgimento, come la proclamazione del Regno d’Italia o la breccia di Porta Pia, per vivere la storia in prima persona;
Caccia al tesoro storica: creare percorsi didattici in aula o nel quartiere con indizi legati all’Unità e ai protagonisti dell’Italia;
Mostre e esposizioni: raccogliere oggetti, fotografie, mappe o testimonianze locali e allestire una piccola mostra storica in classe o a scuola;
Condivisione digitale: usare blog scolastici, social network o piattaforme multimediali per raccontare il 17 marzo e condividere progetti, interviste e riflessioni;
Musica e poesia: scrivere canzoni, componimenti o piccoli cori che celebrino l’unità e i valori civici, rendendo la storia emozionante e coinvolgente;
Collaborazioni con enti locali: visite a musei, archivi o associazioni culturali per approfondire l’unità nazionale e il ruolo dei cittadini.
Italia N. Martusciello Vicepresidente nazionale EIP Italia
Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, 21 marzo
La Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, celebrata ogni 21 marzo,invita a riflettere sul valore universale dell’uguaglianza e sul rifiuto di ogni forma di discriminazione.Istituita nel 1966 dalle Nazioni Unite, la ricorrenza nasce per ricordare il tragico Massacro di Sharpeville del 1960, avvenuto a Sharpeville, in Sudafrica, quando la polizia aprì il fuoco su una manifestazione pacifica contro le leggi discriminatorie dell’Apartheid, uccidendo 69 persone.Partendo da quella ferita storica, l’iniziativa propone una riflessione sui diritti umani, sulla memoria e sulla responsabilità civile. Attraverso un percorso educativo e culturale, si intende trasformare il ricordo delle vittime in una voce viva di consapevolezza, capace di promuovere il rispetto delle differenze, il dialogo interculturale e l’impegno attivo contro ogni forma di razzismo.
Radici di libertà: coltivare la cultura del rispetto e della giustizia
La Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno, istituita ufficialmente dalla legge n. 20 dell’8 marzo 2017 e celebrata ogni anno il 21 marzo in coincidenza con l’inizio della primavera. Essa nasce nel 1996 dalla tenacia di Saveria Antiochia con l’obiettivo di trasformare il dolore dei familiari in un’azione corale di cittadinanza attiva, unendo scuole, università e associazioni in un percorso educativo che, attraverso la lettura dell’elenco delle vittime innocenti, il riutilizzo sociale dei beni confiscati e l’uso di nuovi linguaggi mira a contrastare la corruzione e la cultura mafiosa.
Premessa L’8 marzo diventa un’occasione per scoprire storie di donne che hanno cambiato il mondo, trasformando sfide in opportunità. Nelle scuole, queste narrazioni stimolano curiosità, dialogo e riflessione critica, mostrando come talento, coraggio e determinazione possano ispirare le nuove generazioni a costruire una società più equa e inclusiva. Un’azione significativa è rappresentata dall’introduzione per la prima volta nelle Linee Guida per l’insegnamento dell’Educazione civica di uno specifico obiettivo di apprendimento dedicato al “contrasto alla violenza contro le donne, per educare a relazioni corrette e rispettose” e per contrastare ogni forma di discriminazione.
Italia N. Martusciello Vicepresidente nazionale EIP Italia
Voci di coraggio: narrazioni femminili L’8 marzo non rappresenta solo una data sul calendario, ma un momento prezioso per riflettere e approfondire la storia dell’emancipazione femminile, le conquiste raggiunte e le sfide ancora presenti. Storie di atlete, scienziate, politiche e artiste per celebrare la Giornata Internazionale della Donna, stimolando un dialogo aperto, partecipativo e costruttivo all’interno della classe. In questo link ci sono attività per la scuola primaria, scuola secondaria di primo e secondo grado.
Oltre gli stereotipi: l’8 marzo come lezione di vita Il progetto Calendario civile. Memoria, cittadinanza e sostenibilità propone una raccolta di lezioni pronte dedicate alla Giornata Internazionale della Donna, pensate per promuovere la riflessione sui diritti, le conquiste sociali e le sfide ancora aperte per le donne nel mondo contemporaneo. Le attività didattiche, strutturate per diversi livelli scolastici, integrano strumenti multimediali, approfondimenti storici e proposte operative. I percorsi proposti sono strutturati con attività e guida alle lezioni. https://sanoma.it/calendariocivile/giornata-internazionale-donna
Celebrare il talento femminile Celebrare la Festa della Donna in ambito scolastico significa valorizzare e raccontare storie di figure femminili coraggiose e brillanti, come Malala Yousafzai, Marie Curie o Frida Kahlo. Attraverso giochi, attività di scrittura e stimoli creativi, i ragazzi possono sviluppare una maggiore consapevolezza e curiosità, crescendo con una visione più inclusiva e profonda. https://www.twinkl.it/resources/risorse-in-italiano/eventi-e-festivit-italia/festa-della-donna-eventi-e-festivit-italia
Semi di Parità: Intrecciare storie e didattica per le nuove generazioni Percorsi didattici e narrazioni di figure femminili straordinarie si intrecciano per offrire alle scuole strumenti concreti volti a celebrare l’8 marzo, promuovendo nelle nuove generazioni una cultura del rispetto, dell’uguaglianza e della cittadinanza attiva. https://www.freeed.com/articles/40259/8-marzo-giornata-internazionale-della-donna
Per le bambine l’educazione fa ancora la differenza (durata 1:31) Un video sull’importanza della scuola: “Educate a girl and she will change the world”. Il video evidenzia come l’educazione delle bambine sia uno strumento potente di cambiamento sociale. Attraverso la frase “Educate a girl and she will change the world”, viene mostrato come l’accesso alla scuola non solo trasformi la vita delle ragazze, ma influenzi positivamente intere comunità.
Impegno di UNICEF Italia per l’istruzione In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, l’UNICEF Italia, con la campagna #8marzodellebambine, lancia l’iniziativa “No alla Violenza di genere: insegniamolo tra i banchi”, per chiedere l’insegnamento della parità di genere.
PORTALE RAI CULTURA Il progetto RAI è una piattaforma multimediale che ricostruisce il percorso di emancipazione femminile in Italia attraverso documenti d’archivio e approfondimenti tematici. Il contenuto è articolato in diverse aree chiave: Diritti e Storia: Ripercorre le tappe del suffragio universale e le grandi mobilitazioni femministe per la parità civile. Lavoro: Analizza l’evoluzione dell’occupazione femminile, dalle figure storiche come le mondine fino alle sfide attuali sul divario salariale. Letteratura e Arte: Celebra il talento creativo attraverso ritratti di grandi autrici (come Elsa Morante e Alda Merini) e artiste internazionali. Società e Linguaggio: Esplora temi contemporanei, inclusi il ruolo delle donne nello sport e l’uso di un linguaggio inclusivo. In sintesi, il portale offre uno sguardo corale che intreccia memoria storica e riflessione attuale sulla condizione della donna. https://www.raicultura.it/webdoc/otto-marzo/index.html#welcome
I DIRITTI DELLE DONNE: Le donne della Costituente Una puntata di “Passato e Presente” su un periodo decisivo della storia italiana: quello della partecipazione delle donne alla Costituente. Alla fine della seconda guerra mondiale, le italiane – in particolar modo quelle che hanno lottato nella resistenza – chiedono di poter partecipare attivamente alla rinascita politica della nazione.
Le lotte sociali per la parità dei diritti In questa lezione, tratta dal programma di Rai Cultura “La Scuola in tv-Istruzione per gli adulti”, la professoressa Monica Alessandro, si sofferma su uno dei molteplici esempi di lotte sociali contro la discriminazione, ovvero le lotte per la parità di genere.
Articolo 3: il principio di parità tra uomo e donna. Costituente e Costituzione Nilde Iotti, in qualità di deputato, prese parte ai lavori della Costituente, e testimonia l’importanza dell’articolo 3 per le donne e la società in generale, soprattutto negli anni del dopoguerra, per quanto molte delle aspettative furono, poi, deluse ed altrettanti impegni disattesi.
La Resistenza e le donne Passato e Presente dedica questa puntata al ruolo delle donne nella Resistenza, che dal 1943, quando comincia la lotta partigiana, conquistano, nel corso dei mesi, rispetto e riconoscenza anche da parte di grandi intellettuali come Leo Valiani e Alessandro Galante Garrone.
Italiane – Eco della Storia Maria Montessori, Grazia Deledda, Rita Levi Montalcini, Nilde Iotti, italiane conosciute e stimate in tutto mondo, sono le protagoniste della puntata dedicata alla condizione della donna, alle conquiste sociali e culturali e alle questioni ancora aperte, dall’inizio della Repubblica ad oggi.
Speciali di Rai Scuola – Come il vento che forgia le cose In questo Speciale di Rai Scuola si affronta il tema dell’emancipazione femminile e del ruolo della donna nella società attraverso il racconto della figura di Grazia Deledda. “Grazia – come spiega Neria De Giovanni, critica letteraria – partecipò alle più attente manifestazioni del nascere di una consapevolezza femminile di emancipazione e di autonomia”.
LA QUESTIONE FEMMINILE Per la rubrica pomeridiana “Sapere”, a partire dal 24 febbraio 1976 andò in onda sul Programma Nazionale un ciclo di dieci puntate sulla condizione della donna in Italia e all’estero, in una lunga inchiesta che spaziava dalla vita politica all’educazione, dal lavoro alla maternità. Cos’è la questione femminile Quante e quali donne Le radici della questione femminile La partecipazione delle donne alla vita politica La voce delle femministe L’educazione Il ruolo Il lavoro L’emancipazione Come una rivoluzione culturale
La violenza sulle donne Il numero dei delitti a sfondo sessuale contro le donne è sempre crescente. Questi casi oggi vengono sempre più spesso, denunciati: se ne occupano la stampa, la televisione, le istituzioni, ma non sempre è stato così. Basti pensare che in Italia, leggi come il delitto d’onore e il matrimonio riparatore sono state abrogate dal Parlamento solo nel 1981. E che una vera e propria legge sulla violenza sessuale è stata approvata in Italia sono nel 1996.
La discriminazione è un crimine Anche in periodo di pandemia, la scuola, pur nelle molteplici difficoltà, deve fornire agli studenti validi strumenti per una cittadinanza attiva nell’ambito dell’insegnamento dell’Educazione civica. Facendo seguito al Progetto “Il mio nome è donna” che Rai Scuola ha raccontato in uno speciale, l’Istituto tecnico statale di Sant’Agata Militello (Me), ha organizzato un convegno online contro la violenza di genere.
Speciali Rai Scuola – Sì, questo è un uomo I dati sulla violenza contro le donne in Italia rappresentano una realtà allarmante: ogni tre giorni viene commesso un femminicidio. Lo Speciale di Rai Scuola racconta i progetti portati avanti all’Istituto professionale Brambilla di Verres in Val d’Aosta, nati con l’obiettivo di proteggere le donne da ogni sopruso e a promuovere una concreta parità tra i sessi.
Parlamento Europeo e violenza sulle donne Metis Di Meo, per il programma Uno Mattina, intervista l’avvocatessa nigeriana per i diritti umani Hauwa Ibrahim, Premio Sakharov del Parlamento Europeo nel 2005 e Livia Zoli, di ActionAid Italia in occasione di un incontro sull’emancipazione femminile promosso dal Parlamento Europeo e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2018. Processo per stupro In “Processo per stupro” (1979), il primo processo ripreso dal vivo dalle telecamere Rai, nel tribunale di Latina l’avvocato Tina Lagostena Bassi ha difeso una giovane vittima di uno stupro non solo dagli artefici della violenza, ma anche dai loro legali. Adriana Cavarero. La violenza sulle donne Episodi che hanno una portata simbolica forte come, ad esempio, il ratto delle sabine dimostrano, secondo la filosofa Adriana Cavarero – ospite del Kum! Festival di Ancona – quanto il tema della violenza sulle donne sia storicamente un tema fondante addirittura della costruzione di imperi: vincere il nemico, conquistare il suo territorio e le sue donne.
PHOTOGALLERY Uno sguardo visivo sull’universo femminile tra storia e contemporaneità: una selezione di scatti e illustrazioni che ritraggono le protagoniste del cambiamento, i momenti chiave dell’emancipazione e l’impegno creativo degli studenti nel dare voce al coraggio delle donne.
Le donne nella storia Il programma delinea un’analisi storica del ruolo femminile in Italia, evidenziando il passaggio da modelli di sottomissione a ruoli di cittadinanza attiva e protagonismo sociale. Le Donne nell’Italia del boom Tina Anselmi La donna fascista La caccia alle streghe Donne e fascismo Le donne nella resistenza Protagonisti della resistenza. gruppi di difesa della donna Le donne, il boom, il lavoro Donne, casa e lavoro: storia delle colf Le Maestre d’Italia
Accadde oggi al femminile Il progetto presenta un viaggio nel tempo attraverso le date simbolo che hanno ridefinito il ruolo della donna nella società, nella politica e nella scienza. Le donne votano (1945) Ventimila donne in Campo de’ fiori (1972) Serafina Battaglia, la prima donna contro la mafia (1962) Tereshkova, la prima donna nello spazio (1963) Nilde Iotti presidente della camera (1979) Le donne sacerdote (1992)
Le donne e il mondo del lavoro “Il Pil mondiale potrebbe crescere fino al 35% ed arrivare a 28 trilioni di dollari entro il 2025 se vi fosse un aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro”. (Fondo Monetario Internazionale) Il 25 marzo 1959 andava in onda la prima puntata de “La donna che lavora”, l’inchiesta di Ugo Zatterin e Giovanni Salvi sull’occupazione femminile e sul contributo delle donne alla vita socio-economica del Paese. Numerosissime le testimonianze dirette di operaie, casalinghe, mondine, commesse, magistrati, contadine: tasselli che restituiscono il complesso quadro del rapporto fra donne e lavoro negli anni Cinquanta. La donna che lavora-Il guaio di non essere uomini La donna che lavora-La fabbrica La donna che lavora-Al servizio della terra La donna che lavora-Braccianti del Sud La donna che lavora-Al servizio del pubblico La donna che lavora-Il lavoro in casa La donna che lavora-Libere professioni La donna che lavora-Il passato e il futuro Due volte più brave La scelta difficile Tu lavori, io lavoro! Donne braccianti
L’arte delle donne L’itinerario propone un’esplorazione del panorama artistico femminile contemporaneo, mettendo in luce come le donne stiano ridefinendo i confini dell’estetica, della tecnologia e dell’identità sociale. La cyber-spiritualità di Mariko Mori Bharti Kher e la nascita di una nuova specie Incontro con l’archistar Odile Decq Neda Shafiee, un’artista iraniana a Roma Elina Brotherus. L’artista e la modella L’ordinaria ambiguità nei video di Annika Larsson Urna di design… rinascita compresa! Giosetta Fioroni “My Story” Arte e restauro: la collezione della GNAM a Roma I Robodroidi di Saskia Corso
Celebri scrittrici Il progetto esplora il contributo fondamentale di alcune tra le più influenti scrittrici della storia, proponendo un percorso che intreccia la creazione letteraria con la lotta per l’emancipazione e l’uguaglianza. Grazia Deledda Elsa Morante Oriana Fallaci Alda Merini Emily Dickinson Virginia Woolf Marguerite Duras Marguerite Yourcenar Fernanda Piovano Agatha Christie
DESCRIZIONI E PIATTAFORME DOVE TROVARE QUESTI FILM La sezione propone un percorso cinematografico volto a narrare l’evoluzione della condizione femminile, intrecciando la memoria storica con le sfide contemporanee.
Suffragette (2015) – Regia di Sarah Gavron Ambientato nella Londra del primo Novecento, racconta la lotta cruda e senza sconti delle donne per il diritto di voto. Non è una favola, ma il ritratto del sacrificio necessario per ottenere un diritto che oggi diamo per scontato. Dove vederlo: Amazon Prime Video, Sky/NOW, a noleggio su Apple TV+.
Ma Rainey’s Black Bottom (2020) – Regia di George C. Wolfe Viola Davis interpreta la “Madre del Blues”. Il film esplora la tensione tra arte, razza e genere nell’America degli anni ’20, mostrando una donna che impone la propria voce in un mondo dominato da uomini bianchi. Dove vederlo: Netflix.
Nevenka: rompere il silenzio (2021) – Regia di Maribel Sánchez-Maroto Questa docuserie ripercorre la storia vera di Nevenka Fernández, la prima donna in Spagna a vincere una causa per molestie sessuali contro un politico, rompendo un tabù sociale pesantissimo. Dove vederlo: Netflix.
Self-made: la vita di Madam C.J. Walker (2020) – Creata da Nicole Jefferson Asher La miniserie segue l’incredibile ascesa della prima donna afroamericana a diventare milionaria con le proprie forze, creando un impero di prodotti di bellezza tra mille ostacoli razzisti e sessisti. Dove vederlo: Netflix.
Alla corte di Ruth – RBG (2018) – Regia di Betsy West e Julie Cohen Un documentario sulla vita di Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema USA e icona pop, che ha dedicato l’intera carriera a combattere legalmente le discriminazioni di genere. Dove vederlo: A noleggio su Apple TV+, Amazon Prime Video.
Dove ci troviamo ora Una donna fantastica (2017) – Regia di Sebastián Lelio Film cileno premio Oscar che segue Marina, una donna trans che deve lottare contro il pregiudizio e l’esclusione dopo la morte del suo compagno. Una lezione intensa di dignità e resilienza. Dove vederlo: MUBI, a noleggio su Rakuten TV o Apple TV+.
Grace and Frankie (2015–2022) – Creata da Marta Kauffman e Howard J. Morris Una serie che con ironia e intelligenza sdogana temi come la sessualità, l’amicizia e l’imprenditoria femminile nella terza età, dimostrando che non si smette mai di reinventarsi. Dove vederlo: Netflix.
Period. End of Sentence. (2018) – Regia di Rayka Zehtabchi Un breve ma potente documentario che racconta la rivoluzione silenziosa in un villaggio indiano, dove le donne combattono lo stigma delle mestruazioni producendo assorbenti economici. Dove vederlo: Netflix.
Insecure (2016–2021) – Creata da Issa Rae e Larry Wilmore Esplora con estremo realismo e umorismo le sfide lavorative, sentimentali e identitarie delle donne nere contemporanee, lontano dai soliti stereotipi. Dove vederlo: Sky/NOW, Netflix (alcune stagioni).
Gloria Allred: dalla parte delle vittime (2018) – Regia di Roberta Grossman e Sophie Sartain Un ritratto dell’avvocata più famosa d’America nella difesa dei diritti delle donne, protagonista di battaglie legali storiche contro figure di potere maschile. Dove vederlo: Netflix.
Dove potremmo arrivare Becoming – La mia storia (2020) – Regia di Nadia Hallgren Un viaggio intimo nella vita di Michelle Obama. Oltre la politica, il film mostra come una donna possa mantenere la propria identità e missione anche sotto i riflettori più accecanti del mondo. Dove vederlo: Netflix.
Glow (2017–2019) – Creata da Liz Flahive e Carly Mensch Ambientata negli anni ’80, questa serie sulle lottatrici di wrestling femminile celebra il corpo delle donne in tutta la sua forza, imperfezione e solidarietà, lontano dai canoni estetici tradizionali. Dove vederlo: Netflix.
Erin Brockovich – Forte come la verità (2000) – Regia di Steven Soderbergh Basato su una storia vera, vede una madre single senza una laurea in legge sfidare un colosso energetico. È il simbolo della determinazione femminile contro l’ingiustizia ambientale. Dove vederlo: Netflix, Amazon Prime Video.
Girl Power – La rivoluzione comincia a scuola (2021) – Regia di Amy Poehler Una commedia adolescenziale che insegna alle ragazze più giovani a fare rete, denunciare il sessismo scolastico e non avere paura di essere definite “ribelli”. Dove vederlo: Netflix.
Enola Holmes (2020) – Regia di Harry Bradbeer Le avventure della sorella minore di Sherlock Holmes dimostrano che l’intuito e l’indipendenza non sono doti solo maschili, riscrivendo le regole del genere investigativo. Dove vederlo: Netflix.
Le recenti notizie provenienti da oltreoceano segnano una cesura netta nelle politiche ambientali globali. A metà febbraio 2026, l’amministrazione Trump ha ufficialmente revocato l'”Endangerment Finding”, la norma cardine che dal 2009 classificava i gas serra come una minaccia per la salute pubblica e l’ambiente. Questa decisione, descritta da più parti come un “colpo mortale” all’azione climatica federale, non è solo un fatto politico, ma può essere un (preoccupnate) caso studio per i nostri percorsi di Educazione Civica.
Il nesso di causalità: IPCC e il “codice rosso” per l’umanità Il punto di riferimento imprescindibile dal punto di vista scientifico è l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) dell’ONU. Nel suo Sesto Rapporto di Valutazione (AR6), l’IPCC afferma con “inequivocabile certezza” che l’influenza umana ha riscaldato l’atmosfera, l’oceano e la terra a un ritmo senza precedenti negli ultimi 2000 anni. La concentrazione di CO2 in atmosfera ha superato le 420 ppm (parti per milione), un livello mai raggiunto negli ultimi 2 milioni di anni. Revocare le norme sui gas serra significa ignorare che la capacità della Terra di irradiare calore nello spazio è alterata: l’energia trattenuta dai gas serra equivale all’esplosione di circa 5 bombe atomiche di Hiroshima al secondo.
La minaccia alla salute pubblica nel monitoraggio dell’OMS L’argomentazione politica della “deregulation” spesso separa l’economia dalla biologia. Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il cambiamento climatico come “la più grande minaccia alla salute che l’umanità deve affrontare”. La deregolamentazione delle emissioni di metano (CH4) e anidride carbonica (CO2) non causa solo il riscaldamento globale, ma esaspera l’inquinamento atmosferico locale (ozono troposferico e polveri sottili). Secondo il rapporto Lancet Countdown on Health and Climate Change, l’aumento delle ondate di calore e la diffusione di malattie vettoriali (come Dengue e Malaria) sono già realtà cliniche che gravano sui sistemi sanitari nazionali.
Il “Tipping Point” e l’irreversibilità Un concetto scientifico chiave da portare in classe è quello dei Tipping Points (punti di non ritorno). Rapporti dell’ONU come UNEP – Emissions Gap Report avvertono che se la temperatura globale superasse la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, si innescherebbero processi irreversibili, come lo scioglimento del permafrost siberiano (che rilascerebbe enormi quantità di metano, potenziando ulteriormente l’effetto serra) o il collasso della calotta glaciale antartica. La “libertà economica” invocata dalla deregulation USA si scontra con la termodinamica: non esiste libertà politica in un ecosistema collassato.
Proposte di attività basate sui dat Per trasformare queste nozioni in competenze di cittadinanza attiva, i docenti possono proporre: 1. Analisi dell’Emissions Gap Report (UNEP). Gli studenti, divisi in gruppi, analizzano i grafici dell’ONU che mostrano il divario tra le promesse degli Stati e le emissioni reali. Domanda guida: “In che modo la scelta degli USA sposta la curva delle emissioni globali e quali nazioni (es. Brasile, UE) potrebbero compensare o, al contrario, seguire l’esempio negativo?” 2. Laboratorio “Il costo dell’inerzia”. Utilizzando i dati della Banca Mondiale e dell’UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo), calcolare i costi economici dei disastri climatici rispetto ai costi della transizione ecologica. Questo serve a scardinare l’idea che la protezione ambientale sia un “lusso” che frena l’economia. 3. Studio di caso sulla Cop21 e l’Accordo di Parigi. Analizzare l’articolo 2 dell’Accordo di Parigi (mantenere l’aumento ben al di sotto dei 2°C). Gli studenti devono valutare se la revoca delle norme nazionali americane costituisca una violazione del diritto internazionale e quali sono le conseguenze per la giustizia climatica globale (il principio della “Responsabilità comune ma differenziata”).
“L’educazione non trasforma il mondo. L’educazione trasforma le persone. Le persone trasformano il mondo” (Paulo Freire)
“Quale sarà il futuro dell’individuo, della collettività, della specie nel mondo che stiamo costruendo? […] Solo se riusciremo a tenere insieme la precisione dell’intelligenza e l’impeto del cuore, potremo evitare che la terra diventi un deserto di astrazioni” (Italo Calvino)
“C’è un Larsen nel mondo, un fischio che spacca le orecchie / Ma nessuno lo sente, o fa finta che non ci sia / Mentre il ghiaccio si scioglie e la terra va in agonia / Noi stiamo qui a contare i soldi della farmacia” (Caparezza)
Percorsi possibili nelle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo che entrano in vigore in questi giorni
L’assenza di un’espressione esplicita può talvolta pesare quanto un silenzio inatteso. Nelle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo, il termine “educazione alla pace” non compare come etichetta autonoma o disciplina codificata. È un dato che non possiamo non sottolineare con rammarico, specialmente dopo l’audizione del 7 aprile 2025 presso la Commissione tecnica, in cui avevamo ribadito l’urgenza di un riferimento diretto nelle finalità della scuola dell’infanzia e del primo ciclo.
Tuttavia, un’analisi attenta e “militante” del testo rivela che, sebbene il lemma manchi, la sua sostanza pedagogica pulsa sotto la superficie. Per le scuole autonome non si tratta di rassegnarsi a un’omissione, ma di esercitare una “ermeneutica della responsabilità”: tracciare itinerari precisi tra le righe delle nuove disposizioni per rendere operativa la visione della Raccomandazione UNESCO 2023.
Un allineamento necessario al contesto globale
L’integrazione dell’educazione alla pace non è un vezzo terminologico, ma una necessità di allineamento agli standard internazionali. La Raccomandazione UNESCO del novembre 2023, sottoscritta da 194 Stati, costituisce l’unico strumento globale per una pace duratura attraverso l’istruzione, fornendo la base legale per il Target 4.7 dell’Agenda 2030.
In un’epoca segnata da “policrisi” — cambiamenti climatici, erosione democratica e polarizzazione sociale — la scuola è chiamata a un “nuovo contratto sociale”. Come suggerito dal Rapporto UNESCO 2021 Re-immaginare i nostri futuri insieme, la pace deve essere intesa come un processo attivo e democratico, uno strumento per navigare la complessità e distinguere il vero dal falso in un oceano di disinformazione.
Gli itinerari dell’autonomia: dove abita la pace?
Le scuole, nell’esercizio della propria autonomia didattica, possono sostanziare questo tema attraverso sei ambiti strategici già presenti nelle Indicazioni:
1. Educazione civica: pace come “convivenza civile” Se il titolo manca, la funzione resta. Le Indicazioni chiedono di comprendere la necessità di una «convivenza civile, pacifica e solidale». Il curricolo di Educazione Civica (L. 92/2019) può essere declinato focalizzandosi sulla risoluzione non violenta dei conflitti, trasformando il concetto di “rispetto delle regole” in una partecipazione attiva alla costruzione del bene comune. 2. Il “Nuovo Umanesimo” e la cura delle relazioni Il testo ministeriale pone un’enfasi inedita sull’«etica del rispetto» e sull’«educazione del cuore». La “cultura della pace” UNESCO trova casa nell’educazione all’empatia e nella prevenzione della violenza di genere. Progettare percorsi contro il bullismo significa, di fatto, attuare le competenze socio-emotive necessarie alla pace. 3. Storia e Geografia: verso una coscienza globale Nonostante un forte focus sull’identità nazionale, le Indicazioni offrono spazi di “transcalarità”. Utilizzare lo studio delle guerre mondiali, della decolonizzazione e delle migrazioni per analizzare le cause profonde dei conflitti. Passare dalla cronologia alla comprensione critica delle interdipendenze globali. 4. Plurilinguismo come dialogo L’internazionalizzazione è definita “dimensione fondativa”. Le lingue straniere non devono essere solo strumenti comunicativi, ma veicoli di confronto con l’alterità, riducendo i conflitti nati dall’incomprensione culturale. 5. Alfabetizzazione digitale e contrasto all’odio Le Indicazioni sottolineano l’urgenza di un «pensiero critico» contro fake news e hate speech. Attivare laboratori di Media and Information Literacy (MIL) per disarmare il linguaggio digitale e costruire un ecosistema “autenticamente umano”. 6. STEM e Sostenibilità Il legame tra scienza e cittadinanza è esplicito. Educare alla responsabilità verso il pianeta partendo dal presupposto che «non c’è pace senza sviluppo sostenibile».
Conclusione: una cornice di senso per il PTOF
In sintesi, spetta alle scuole autonome il compito di esplicitare il nesso. Nella redazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), è possibile e legittimo inserire l’Educazione alla Pace come cornice di senso unificante. Possiamo farlo sfruttando la quota di autonomia del curricolo (DPR 275/99) e interpretando le competenze chiave “sociali e di cittadinanza” come vere e proprie competenze di pace. Anche se il nome non c’è, la sfida è rendere la pace la grammatica invisibile, ma onnipresente, di ogni nostra azione educativa.