Un faro nella tempesta. Dal Giornale di Brescia
di Luciano Corradini
Nel 2014 un mio ex studente dell’Iti degli anni ’60 mi scrisse in una lettera: «Sono passati 50 anni, ma non posso dimenticare il tema da me svolto, sull’enciclica Pacem in Terris, di Giovanni XXIII e io la ringrazio di essere stato interprete fedele di quella direzione del vento. Quanti capitani coraggiosi c’erano: La Pira, Kennedy, M. Luther King… Ma noi oggi abbiamo ammainato le vele. La mia barca un poco scricchiola, ma accidenti se si rialzasse un refolo di vento!». Io ho continuato a insegnare nelle Università di Milano, di Roma Tre e a tenere i contatti col Ministero, col Parlamento e a scrivere sull’educazione civica. L’ultimo mio libro è «Incipit vita nova», carteggio d’amore di due liceali negli Anni ’50. Sono d’accordo con l’adolescente che ero allora e cerco di tener vivi i principi, i sentimenti e i propositi che condivido con pensatori importanti, come Edgar Morin, che ci ha lasciati a 104 anni, con Cacciari, che ha ripreso, in un’ampia riflessione, il tema della «paideia» di Platone, rilanciata da noi nel Progetto Giovani 93 e con molti altri «resistenti», anche se i ragazzi di oggi vivono in un contesto assai diverso. Sono d’accordo con quello che ero nel liceo Anni ’50 e nell’Iti Anni ’60. Al mio studente Giancarlo Rossi, che ci ha lasciati, direi che oggi si è alzato qualcosa di più di un «refolo di vento» con la «Magnifica Humanitas» di Leone XIV che affronta con chiarezza ampiezza di vedute ed equilibrio tutti i temi delle encicliche dei suoi predecessori, e della Dottrina sociale della Chiesa, ponendo al centro la grandezza della Persona Umana, davanti alle promesse, i benefici e i gravi rischi che comporta il veloce sviluppo dell’IA e l’impegno richiesto a tutte le fedi, i centri di potere, le istituzioni, i partiti, gli stati. Chiede un’alleanza educativa per l’era digitale e la centralità della scuola. Il 5° e ultimo capitolo è dedicato alla tensione fra la Cultura della potenza e la Civiltà dell’amore: armi e IA, un presunto realismo politico.
Con essa si leva «più di un refolo di vento» per le barche nel mondo
Per costruire la Civiltà dell’amore, non si nascondono le gravi difficoltà, di cui la Chiesa cattolica si fa carico, senza pretese di leadership politica e religiosa, benché fedeltà al Vangelo e ammissione delle infedeltà vissute in duemila anni, forniscono al mondo un faro che orienta nella tempesta. La consegna finale è in questi titoli: Tutti possiamo fare la nostra parte, Disarmare le parole, Costruire la pace nella giustizia, Assumere lo sguardo delle vittime, Coltivare un sano realismo, Rilanciare il dialogo, La necessità della diplomazia e del multilateralismo, Pregare e sperare. In sintesi la «Magnifica Humanitas» è un’ottima piattaforma paideutica per «sortirne insieme». È un repertorio aggiornato di educazione civica.
Grazie, interessante, lo leggerò con attenzione.
Saluti Alessandro D’Achille
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