Verso gli Esami: colloquio pluridisciplinare segno di maturità


Le recenti disposizioni che regolamentano lo svolgimento degli esami di maturità, che segna “un passaggio sostanziale e simbolico nel processo di costruzione del proprio progetto di vita”, oltre alle due prove scritte nazionali, prevedono la prova orale che è definita con il termine “colloquio in chiave multi e interdisciplinare al fine di valutare la capacità dello studente di cogliere i nessi tra i diversi saperi collegandoli opportunamente tra loro e sarà finalizzato ad accertare il conseguimento del profilo culturale, educativo e professionale”.

Viene, quindi, riproposta la formula di “colloquio” e non di interrogazione, garantendo all’esame la valenza di un “atto educativo” a conclusione del percorso scolastico.

Il colloquio finale si pone come momento di sintesi del “dialogo educativo” che l’azione didattica formativa ha inteso svolgere nel corso degli anni scolastici.

La connotazione “pluridisciplinare” caratterizza la specificità degli argomenti che vengono presentati dallo studente.

La prova orale non potrà essere, quindi, la “somma di colloqui distinti”, secondo la tradizionale prassi di rispondere a specifiche domande, e spostare la sedia verso il docente che interroga, mentre gli altri componenti della commissione si dedicano a compilare schede e tabelle.

IL COLLOQUIO

Un vero colloquio sollecita un “ascolto attento” da parte dei commissari interni ed esterni e prevede un’organica presentazione delle argomentazioni nell’ottica dell’interdisciplinarità, al fine di mettere in luce le competenze di riflessione, analisi, selezione dei contenuti, capacità espositive e di coordinamento logico tra i diversi contenuti disciplinari e si valuterà la capacità del candidato di collegare le conoscenze acquisite.

Il colloquio che caratterizza la conclusione del percorso di studio, consente agli studenti di fare un bilancio dell’esperienza scolastica ed offre loro l’occasione per dire “Grazie” alla scuola per il bene ricevuto e dare dimostrazione che le materie studiate hanno contribuito a sviluppare specifiche competenze di pensiero critico, di collegamento tra i saperi, di coordinamento logico, espositivo e comunicativo

La presentazione del lavoro multimediale elaborato non dovrebbe essere una semplice costruzione artificiale di accostamenti tematici, come avveniva nelle precedenti “tesine”, ma espressione di una diligente ricerca secondo le indicazioni proposte con specifici collegamenti interdisciplinari.

Non ci sono formule per avviare il colloquio che partirà dall’argomento scelto dal candidato, ma è importante evidenziare che le prime considerazioni dovrebbero vertere sul come ciascuno ha vissuto l’esperienza scolastica, il clima della classe, il rapporto e le relazioni con i docenti e i compagni, nonché sulle scelte future nel proseguimento degli studi universitari o dei percorsi di inserimento nel lavoro

Potrebbe avere come modello di incipit: “In questi anni, frequentando questo Istituto, ho appreso

tante cose, sono cresciuto dal punto di vista umano e culturale. Con i compagni ho costruito un buon rapporto di amicizia e di reciproco scambio di esperienze. Ho avuto la fortuna di incontrare docenti che mi hanno aiutato a mettere a frutto le mie potenzialità e mi hanno aiutato nell’acquisire sia nuove conoscenze e ancor più un metodo di studio per rendere efficace l’apprendimento.

Le materie che ho studiato, mi hanno fatto scoprire e imparare tante cose nuove.

Concludendo il percorso scolastico, confesso di aver un po’ di nostalgia della scuola e sento il dovere di dire “Grazie” per quello che mi è stato insegnato e che ho imparato”.

L’esposizione consentirà di evidenziare non solo il livello di conoscenze culturali, ma principalmente i livelli di competenza espositiva del proprio pensiero, delle idee, dei concetti, dei valori interiorizzati attraverso lo studio e come tutto ciò ha contribuito alla formazione della personalità di ciascuno che si proietta nel mondo del lavoro come cittadino attivo e responsabile.

Nel colloquio sono previste, infatti, oltre alle tematiche disciplinari anche quelle relative alla Cittadinanza e Costituzione, perché per una piena valutazione della maturità del candidato, e nella considerazione che la scuola “colloca nel mondo una persona, un uomo e un cittadino”, è anche necessario che dal colloquio emerga una competenza civica che riveli il senso di responsabilità sviluppato e maturato tra i banchi di scuola ed esercitato attraverso le molteplici esperienze formative offerte maturate nel corso degli anni.

La proprietà di linguaggio, la sicurezza e le abilità espositive, evidenzieranno anche un senso critico e riflessivo, saranno segno e testimonianza dello sviluppo personale e del grado di maturazione, di pienezza e di completezza della “forma umana” dello studente che è cresciuto, aprendo i suoi occhi e la mente alle nuove conoscenze culturali e disciplinari, che hanno sviluppato in lui la capacità di saper guardare oltre, di saper progettare il futuro, di comprendere il senso civico di cittadino attivo e responsabile e qui si potrebbe fare ampio riferimento alle esperienze di scuola lavoro, realizzate nel corso del triennio, anche se condizionate dall’interruzione delle lezioni, a causa della pandemia.

COLLEGIALITA’

I venti punti previsti come votazione della prova orale, come gli altri punteggi per le prove scritte, saranno assegnati secondo i criteri della griglia di valutazione elaborata dal Consiglio di classe e concordata in sede di commissione con la guida del presidente e la condivisione dei commissari esterni, a garanzia di una vera collegialità nella valutazione dell’intero percorso formativo ed il riconoscimento dei crediti e dei meriti acquisiti.

Secondo il modello di Kirkpatrick e la teoria di Wiggins, “la valutazione autentica, mira ad accertare non solo ciò che uno studente conosce, ma ciò che “sa fare con ciò che sa”.   L’apprendimento scolastico non si dimostra con l’accumulo di nozioni, ma con la capacità di generalizzare, trasferire ed utilizzare le conoscenze acquisite in contesti reali.

Nella scuola di oggi permangono ancora le due anime: quella di “ insegnare” svolgendo il programma, “interrogare” sui contenuti e misurarne la quantità acquisita , mentre l’altra dimensione che viene definita “autentica”, impegna a “progettare per insegnare” fornendo allo studente costanti feedback significativi, compiti intellettuali e reali al fine di sviluppare sempre nuove competenze e conseguire traguardi di performance, che costituiranno il vero e sicuro “portfolio” dello studente, segno e documento di una scuola di qualità.

Lo stile cooperativo e di condivisione dei “commissari” interni ed esterni nella “ricerca del miglior bene e del futuro dello studente” costituirà la garanzia di serena conduzione dell’esame di maturità, ultima tappa del cammino scolastico, punto di partenza per il proseguimento degli studi universitari o l’inserimento nel non facile mondo del lavoro, dove la certificazione delle competenze acquisite costituirà la base del merito e la garanzia di successo.

Giuseppe Adernò

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