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Shoah e Memoria la lezione di Levi

Una riflessione interessante e importante di Gad Lerner dalle pagine di un quotidiano nazionale


Piaccia o non piaccia, come e più dell’anno scorso, il Giorno della Memoria esercita una funzione scomoda: nel reclamare la dovuta attenzione sui milioni di ebrei sterminati in Europa fra il 1941 e il 1945, sospinge l’opinione pubblica a un confronto con la malasorte dei milioni di palestinesi che l’”ebreo nuovo”, scampato all’estinzione, si è ritrovato per vicini di casa. Dentro e fuori i confini dello Stato d’Israele sorto nel 1948.

E’ una forzatura logica, alimentata dal risorgere di antichi pregiudizi? Un paragone che vilipende chi in famiglia reca ancora i segni delle sofferenze patite ottant’anni fa? Siamo sinceri. Fatichiamo a disgiungere nella nostra sensibilità queste due tragedie in apparenza così lontane, benché la loro incommensurabilità numerica dovrebbe risultare evidente: milioni di innocenti persero la vita nell’industria dello sterminio pianificato nei lager; decine di migliaia sono le persone uccise a Gaza dai soldati israeliani in una sorta di punizione collettiva ininterrotta di quindici mesi.

Se non bastassero le reciproche accuse di “nazismo” che i due nemici inferociti si scagliano addosso, perduto “ogni senso di affinità umana”, per dirla con Primo Levi, a rendere ancor più difficile eludere tale connessione mentale è sopraggiunta una circostanza che ha del clamoroso: lunedì prossimo 27 gennaio, ottantesimo anniversario della liberazione del campo di Auschwitz ad opera dell’Armata Rossa sovietica, è improbabile che alla cerimonia ufficiale convocata in quel luogo possa presenziare il primo ministro israeliano, soggetto com’è a un mandato di cattura internazionale perché fortemente indiziato di crimini di guerra. Ci sarà re Carlo d’Inghilterra mentre non sono invitati i russi. Parleranno solo gli ultimi sopravvissuti perché la politica mondiale oggi non è in grado di ritrovarsi unita neppure nella promessa infranta troppe volte del “Mai più Auschwitz”.

Inutile girarci intorno. L’insistenza con cui molte persone (che si offenderebbero a essere tacciate di antisemitismo) pretendono, in particolare da noi ebrei e ancor più dai sopravvissuti alla Shoah, l’uso della parola “genocidio” riferita a Israele, quasi che fosse lo strumento con cui misurare la sincerità o meno dell’indignazione nostra nei confronti dei crimini di guerra perpetrati in risposta al 7 ottobre, segnala il punto di non ritorno a cui siamo arrivati.

Orribile a dirsi ma sembrerebbe che gli ebrei abbiano esaurito il credito loro concesso a suo tempo in quanto popolo vittima della Shoah. Basta, credito esaurito. Con sollievo autoassolutorio di chi manteneva il vecchio sospetto che gli ebrei fossero dei privilegiati. Una svolta che elettrizza perfino gli ammiratori della brutalità d’Israele interpretata come se fosse una virtù connaturata agli ebrei da assumere come modello. Naturalmente l’esaurirsi del credito concesso alle vittime della Shoah si porta dietro la seconda domanda scomoda sempre più in voga man mano che il conflitto si estendeva e inferociva: un mondo senza Israele non sarebbe forse un mondo migliore? Interrogativo mendace ma insidioso che non riguarda solo il futuro di sette milioni di ebrei nati laggiù ma la possibilità stessa che prosperino in pace società multietniche e multiculturali.

Mi sono sentito dire di recente da persona bene addentro nell’establishment di Netanyahu: “Con questa guerra Israele si è messo al sicuro. Decapitato Hamas, in malaparata gli Hezbollah, l’Iran costretto sulla difensiva, caduto il regime siriano di Assad, uomini affidabili al vertice dello Stato libanese… i palestinesi continueremo a tenerli a bada e Trump ci coprirà le spalle. I problemi ce li avrete voialtri ebrei della diaspora perché ricadrà sulle vostre spalle l’odio sempre più diffuso per Israele e la nuova ondata di antisemitismo che ne deriva”.

In apparenza sembra un ragionamento cinico di realpolitik che non fa una grinza. Affaracci vostri, ebrei che vi ostinate a non capire che in futuro solo in Israele potrete star sicuri. La pensa così chi è convinto che -tregua o non tregua- questa guerra debba continuare perché fa parte di una guerra mondiale più grande. E insiste nell’illusione che bastino i rapporti di forza militari e tecnologici per garantirsi la sicurezza. Come se il 7 ottobre non gli avesse insegnato nulla. E come se bastasse una scrollata di spalle per levarsi di dosso il discredito caduto su Israele.

Se questo è il clima, ben si capisce perché il Giorno della Memoria (istituito in Italia su proposta del nostro caro Furio Colombo) accumuli un gran numero di detrattori: da chi lo liquida come inutile esercizio di retorica, ignorando l’ottimo lavoro preparatorio che tante scuole gli dedicano; a quelli che non ne possono più di “rendere omaggio” agli ebrei per riceverne in cambio nuove accuse; a non pochi esponenti delle stesse Comunità ebraiche che ormai lo vivono come un boomerang, pretenderebbero che la celebrazione venisse depurata da qualsivoglia riferimento all’attualità di Gaza e Cisgiordania o meglio ancora che venisse polemicamente abolita.

Dopo avere riletto i due testi fondamentali del principale testimone della Shoah in Italia (e non solo), cioè Se questo è un uomo e I sommersi e i salvati di Primo Levi, mi sono convinto del contrario. Non solo il Giorno della Memoria va celebrato ma deve servire proprio ad affrontare le domande più scomode che per tutta la sua vita Primo Levi ripropose martellanti nei suoi testi circa la ripetibilità e la comparabilità dell’orrore di cui era stato testimone ad Auschwitz.

Il riconoscimento del sistema concentrazionario nazista come unicum non solo non gli impedì, ma lo spronò a studiare il riproporsi successivo di forme di crudeltà di massa basate su meccanismi analoghi. Levi non adopera mai la parola “genocidio”, neanche riguardo allo sterminio degli ebrei, ma quando deve descrivere “i diligenti esecutori di ordini disumani” ci tiene a precisare che “non erano aguzzini nati, non erano (salvo poche eccezioni) dei mostri: erano uomini qualunque”…”fatti della nostra stessa stoffa”… “non erano mostri, avevano il nostro viso, ma erano stati educati male”.

Educati male. Nell’appendice a Se questo è un uomo pubblicata nel 1976 paragona i nazisti ai “militari francesi di vent’anni dopo, massacratori in Algeria” e ai “militari americani di trent’anni dopo, massacratori in Vietnam”. Altrove elenca gli “imitatori” dei nazisti “in Unione Sovietica, in Cile, in Argentina, in Cambogia, in Sud-Africa”. E potrei continuare. Ignoriamo, certo, se avrebbe inserito in un simile elenco Israele con cui manteneva un rapporto “affettuoso e polemico” fondato su “un nostro appoggio sempre condizionato”.

Di certo, Primo Levi non ha fatto che scriverlo e ripeterlo: “E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire. Può accadere, e dappertutto”. Se poi qualcuno pensasse che Levi escludesse a priori gli ebrei dal novero dei potenziali “educati male”, lui stesso replica: “Non è facile né gradevole scandagliare questo abisso di malvagità, eppure io penso che lo si debba fare, perché ciò che è stato possibile perpetrare ieri potrà essere nuovamente tentato domani, potrà coinvolgere noi stessi o i nostri figli”.

copyright Il Fatto quotidiano

Latino nella secondaria di I grado? La scuola dove il suo insegnamento curricolare è realtà da 20 anni

Un contributo della Presidente Anna Paola Tantucci sulla rivista “Tuttoscuola”


Dopo anni in cui il Latino non faceva notizia, anzi era stato già seppellito come Lingua morta, la decisione del Ministro Valditara di riprenderne lo studio opzionale  nella seconda e terza classe della scuola Secondaria di I grado, ha riacceso il dibattito.

“Il futuro ha un cuore antico” diceva Carlo Levi ed è ormai è sotto gli occhi di tutti che il Latino non è per niente una lingua morta, ma è una palestra ricca di strumenti che guidano gli studenti ad acquisire competenze, che vanno ben oltre il semplice studio di una lingua antica: attraverso il Latino si rafforzano le capacità linguistiche, si sviluppa il pensiero logico e la capacità di analizzare e risolvere problemi, si potenzia la memoria e la concentrazione, si diventa più consapevoli della storia e dell’identità culturale.

Risultati preziosi se si considera il contesto socio-culturale in cui viviamo oggi: mentre i social tendono a promuovere un consumo rapido e superficiale delle informazioni attraverso una comunicazione veloce e priva di approfondimento, il Latino insegna la pazienza di riflettere su un testo, ci chiede di scegliere il vocabolo più pertinente, ci rende capaci di analizzare un brano per distinguere il vero dal falso, insomma ci aiuta ad “andare oltre” la superficie, ci porta ad essere intelligenti in senso etimologico a ”intus legere”, a leggere in profondità.

L’illustre latinista Emanuela Andreoni Fontecedro si è espressa positivamente su questa iniziativa che arricchisce il bagaglio culturale della Scuola secondaria di I grado ed è un grande passo per l’approfondimento degli studi linguistici, letterari e umanistici. Conoscere il Latino significa comprendere il fenomeno delle lingue europee (che dall’origine sono imparentate a est con il sanscrito), non solo tenendo conto dell’eredità romanza ma anche del linguaggio intellettuale delle altre lingue, dato che i grandi generi letterari scorrono in parallelo e si intrecciano influenzandosi a vicenda. Il Latino permette di riavvolgere da capo il filo rosso che unisce l’Europa, non solo nelle vicende della storia ma nei suoi sentimenti, nelle emozioni.

Giudizio positivo con alcune riserve, su quale Latino sarà insegnato: non certo quello “parlato” del metodo Orberg, ma quello autentico del “seccatore” che importunava il poeta Orazio lungo la Via sacra, nel Foro romano.

D’altronde la scuola è sperimentazione e già da tempo si sono registrate delle iniziative per riproporre lo studio del Latino anche alla scuola media. Primo fra tutte, l’Istituto Comprensivo “Igino Petrone” di Campobasso che, grazie ad un Dirigente “visionario” il Dr Giuseppe Natilli e a docenti motivati, porta avanti da ben vent’anni un percorso didattico curricolare di Latino in tutto il triennio della Scuola secondaria di I grado.

E’ stata attivata infatti quella che, su richiesta peraltro dei genitori, inizialmente nasceva come una sperimentazione nell’ambito dell’ora di approfondimento di Italiano; di fatto è diventata poi una disciplina curricolare, fin dal primo anno della Scuola secondaria di I grado, nell’ambito dell’applicazione dell’autonomia didattica, con la quota del 20% riservata alle scuole nella definizione del curricolo dell’autonomia.

La formazione didattica dei giovanissimi allievi della “Petrone”, proposta dai docenti, si basa su un programma di studio che si incammina in maniera rigorosa, ma mai libresca, tra declinazioni latine, regole di fonetica, funzioni logiche dei casi, analisi e traduzione di enunciati e brevi testi, narrativi e descrittivi, con l’obiettivo primario di rafforzare conoscenze e abilità lessicali, grammaticali e morfo-sintattiche della madre lingua e contestualmente costituisce un arricchimento ed un rinforzo alla lingua italiana nel parlato e nella comprensione del testo.

Ma questa esperienza didattica curricolare non si limita alle mura dell’Istituto. L’Istituto Comprensivo “Igino Petrone” ha voluto lanciare tredici anni fa una sfida più ampia organizzando il primo Certamen di lingua latina rivolto agli studenti dell’ultimo anno della secondaria di I grado. E’ nato così il Certamen AmiceLatine Discere, oggi progetto fondante dell’Istituto, che nel corso del tempo ha assunto respiro nazionale, grazie anche al patrocinio di un’istituzione sempre sensibile a promuovere iniziative culturali di valore realizzate sul territorio italiano come l’E.I.P. Italia Scuola Strumento di Pace ETS, Sezione dell’E.I.P. Ecole Instrument de Paix, Associazione non governativa riconosciuta dall’Unesco e dal Consiglio d’Europa, nell’ambito del Protocollo tra E.I.P. Italia e Ministero dell’Istruzione e del Merito, rinnovato nello scorso mese di ottobre.

La competizione, organizzata in collaborazione con il Liceo classico “Mario Pagano” di Campobasso, che cura la scelta della prova su cui verte annualmente il concorso e la correzione degli elaborati, consiste nella traduzione di una versione dal Latino, corredata di alcune domande di comprensione linguistica e testuale.

Osservare alunni tredicenni impegnati e concentrati a tradurre frasi latine sfogliando  le pagine del vocabolario, analizzare costrutti e forme verbali, rispondere a quesiti che verificano la comprensione globale e analitica del testo tradotto, lascia positivamente meravigliati e fa credere che la sfida ad appassionare i ragazzi con strumenti antichi, ma motivanti e molto efficaci, può essere vincente.

La competizione è aperta a tutte le Scuole secondarie di I grado e si svolgerà nel mese di maggio. Le iscrizioni si possono inviare entro il mese di febbraio. 

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito istituzionale dell’Istituto Comprensivo Igino Petrone: www.icpetrone.edu.it.

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Cyberbullying Free: la forza della comunità digitale responsabile

Iniziative promosse dalla vicepresidente EIP Italia Martusciello e indicazioni didattiche per la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo


Il 7 febbraio 2025 si celebra la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, istituita nel 2017 su iniziativa del Ministero nell’ambito del Piano Nazionale per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo a scuola, attraverso azioni di sensibilizzazione rivolte agli studenti. 
In questa data, tutte le scuole sono chiamate a confrontarsi con i propri alunni sull’uso consapevole dei social, sull’emarginazione dei più deboli, sullo sviluppo di comportamenti prosociali e sull’evitamento di condotte violente.

A Bojano l’IISS “Lombardo Radice” si svolgeranno due iniziative:

7 febbraio 2025
Seminario

“Cyberbullying Free: la forza della comunità digitale responsabile”

con il coinvolgimento delle classi IA ITE, IC LSA e ID Liceo Made in Italy, grazie al supporto dei coordinatori di classe.

8:30-9:30
“Libertà di espressione o discorsi d’odio? Comprendere i limiti e le responsabilità” – a cura della Dott.ssa Gabriela Angelica Rostani, cerimonialista ed esperta di comunicazione etica.
9:30-10:30
“Le implicazioni legali: reati e sanzioni nella prevenzione del bullismo e del cyberbullismo” – a cura del Prof. Claudio Spina.

Martedì 11 febbraio 2025
si celebra, in contemporanea in oltre 100 nazioni in tutto il mondo, il Safer Internet Day (SID), la giornata mondiale per la sicurezza in rete, istituita e promossa dalla Commissione Europea.

Anche il Ministero dell’Istruzione e del Merito aderisce all’iniziativa come “importante occasione per stimolare le riflessioni delle ragazze e dei ragazzi non solo sull’uso consapevole della rete, ma anche sul ruolo attivo e responsabile di ciascuno nella realizzazione di Internet come luogo positivo e sicuro”.
La Polizia Postale e delle Comunicazioni ha selezionato il nostro Istituto per seguire un evento online sulla prevenzione del cyberbullismo che si svolgerà l’11 febbraio 2025.
Qui a scuola saranno presenti anche Ispettori della Polizia Postale.
Classi coinvolte nell’Aula Magna: IIA ITE, IIB ITE, IIA LS-LSA, IID LSU, IIIA ITE e IIIE LSA, grazie al supporto dei coordinatori di classe.


Di seguito alcune indicazioni per possibili attività didattiche:

1. Introduzione


2. Webinar promosso da Educazione digitale

“Chi è il vero cattivo? Cosa scegli nel bivio se sei ancora un bambino?” (da “Pare” di Ghali feat. Madame)
In occasione della Giornata mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo, insieme a Unipol ci confronteremo con Flavia Rizza, una giovane vittima di insulti, offese e violenza online che è riuscita a trasformare il dolore provocatole dagli atti subìti in una storia di divulgazione e di successo, diventando anche testimonial della Campagna di sensibilizzazione della Polizia di Stato (#una vita da social).
Attraverso il suo racconto, cercheremo di comprendere meglio quali sono le cause, le dinamiche e le conseguenze degli atti di #bullismo e #cyberbullismo.
L’appuntamento di Venerdì 7 febbraio 2025, dalle ore 10.00 alle ore 11.00, in diretta su Educazione Digitale.


3. Proposte in video 

A – L’unicità ci rende preziosi 
Percorso realizzato dagli  alunni IVA ITE:  le possibili motivazioni del bullismo.
Primo Premio Nazionale Moige

B – Mai più un banco vuoto, video riferito alla storia drammatica di Carolina Picchio 

C – “Monologo sul bullismo a scuola” a cura di Paola Cortellesi & Marco Mengoni


4. Spazio di riflessione musicale

A – “Le parole hanno un peso”  di Tiziano Ferro

B – “Billy Blue” di Marco Sentieri

C – “Tutti bulli” di Psicantria

D –“Sputi sull’anima”  di G. Nuti 

E – “Fragile” di Soprano


5. Sessione lettura

A – 100 Brevi storie: un laboratorio di lettura per costruire relazioni positive

https://docs.google.com/document/d/1eU_ZAKg3r5Cd2V9NICn3IOCE2QIl2N4H/edit?usp=drive_link&ouid=114261731093630870130&rtpof=true&sd=true 

B – Cuori connessi
Nei diversi libri sono raccontate le storie di ragazzi e ragazze che hanno sperimentato sulla loro pelle l’esperienza del cyberbullismo, e anche storie positive dove la tecnologia li ha aiutati a migliorare la propria esistenza.

C – La mia Carolina uccisa da 2600 like
La lettera del padre di Carolina Picchio pubblicata sul Corriere della sera


6. Azioni e iniziative per classi e scuole


7. Dossier Gariwo: Come curare le ferite dell’odio


8. Se mi posti ti cancello

Webserie promossa nell’ambito del progetto Generazioni Connesse, co-finanziato dalla Commissione Europea, rivolto a ragazzi e ragazze per promuovere un uso responsabile e positivo dei nuovi media.
Nei 5 episodi della serie vengono affrontati diversi temi: 
– cyberbullismo (ep.1: “Gaetano”), 
– sexting (ep.2: “Susy”), 
– sessualità online (ep.3: “Richard”), 
– digital divide, inteso come gap generazionale  (ep.4: “Laura”), 
– conseguenze della eccessiva esposizione ai media (ep.5: “Blackout”). 

Ogni episodio, composto da un racconto portato da diverse voci, prende ispirazione da oltre 300 video inviati da ragazzi e ragazze di tutta Italia tra gli 11 e i 16 anni, che hanno aderito alla campagna “Se mi posti ti cancello”.


9. Sezione fumetti contro il bullismo

Internet regala dei ‘super poteri’: comunicare in tempo reale, scambiarsi immagini, video e commenti per restare in contatto con gli amici, migliorare nello studio ed essere sempre al passo coi tempi. Per ogni vantaggio, però, bisogna considerare un rischio, perché sul web l’errore è a portata di click. Piccoli, grandi ‘trappole’ che i ragazzi possono imparare a evitare riconoscendosi nelle (dis)avventure dei personaggi ideati da Generazioni Connesse.

10. Azioni di sensibilizzazione
e campagne educative RAI sul bullismo

Il servizio pubblico televisivo propone una selezione ricca di contenuti, spaziando dalle serie TV all’animazione fino agli speciali.

11. ENABLE, il network europeo contro il bullismo

Il network europeo ENABLE, attivo dal 2015, promuove un approccio olistico al bullismo e al cyberbullismo, focalizzandosi sulla formazione di studenti tra 11 e 14 anni, docenti, personale scolastico e genitori. Con l’evoluzione digitale, questi fenomeni hanno assunto nuove dimensioni difficili da monitorare. Il progetto adotta un metodo basato sull’apprendimento sociale ed emotivo (SEL) e sul dialogo tra pari, creando un ambiente informale dove gli studenti a rischio possono condividere esperienze e interessi al di fuori della scuola. Sostenuto da Kaspersky Lab, INCLUDE offre un kit gratuito, corsi di formazione e organizza hackathon per sviluppare comportamenti positivi e strumenti digitali contro il bullismo e il cyberbullismo.

Didattica da… Fuoriclasse: da scuola a paesaggio didattico

A Fiera Didacta il Seminario organizzato da USR Molise, Istituto Comprensivo “Igino Petrone” di Campobasso e E.I.P. Italia Scuola strumento di pace


“Didattica da…Fuoriclasse” è una Sperimentazione didattica, nella quale tutti i docenti mettono la loro esperienza e le loro competenze in sfida per ideare attività didattiche, innovative e attive, che non vedono il docente al centro “saggio in cattedra”, ma lo trasformano in un progettista di percorsi con al centro lo studente, autore e protagonista del suo apprendimento. Ogni studente ha l’opportunità di scegliere il percorso da seguire per appagare le personali attitudini, curiosità e/o passioni!
Si tratta di un progetto innovativo, che ripensa i paradigmi tradizionali dell’apprendimento favorendo percorsi curricolari basati su metodologie attive, personalizzate e strettamente integrate con le risorse del territorio.
La scuola si trasforma, in una “bottega” orientativa e inclusiva, connessa al territorio, capace di formare studenti autonomi, creativi, collaborativi che apprendono anche dalla realtà socioeconomica-culturale del luogo in cui vivono.

Il progetto, ideato e sviluppato dall’Istituto Comprensivo “Igino Petrone” di Campobasso, ha suscitato interesse e curiosità che ne stanno supportando l’approfondimento teorico e la possibilità di diffusione.

Una caratteristica fondamentale del progetto è la flessibilità: ogni studente ha la possibilità di iscriversi alle “sceneggiature educative” partecipando, con coetanei di diverse classi, in un ambiente che valorizza la diversità e la cooperazione. Questo approccio ha consentito la sperimentazione di nuovi modelli di valutazione e di apprendimento, centrati sulla motivazione e sull’autonomia degli studenti. Il progetto si è arricchito anche della partecipazione attiva delle Famiglie coinvolte non solo nella scelta delle attività, ma anche nella valutazione complessiva
del sistema, favorendo un dialogo continuo tra scuola e comunità.

Il seminario, rivolto a docenti e dirigenti scolastici, racconterà e dimostrerà come il Design Thinking in ambito educativo possa permettere a un Istituto Scolastico di trasformare la scuola in un paesaggio didattico, sperimentando un learning design che pone al centro “l’alunno persona” e “il docente persona” con i propri bisogni e passioni.
I relatori sono:


Giuseppe Natilli, dirigente scolastico



Paola Pinelli, docente responsabile scientifico della sperimentazione

L’appuntamento è per mercoledì 12 marzo dalle ore 11.00 alle ore 12.00 nell’ambito della manifestazione nazionale Didacta Italia.

Per iscriversi al Seminario puoi cliccare sul link sottostante:

La valutazione nella scuola primaria: video e materiali del webinar EIP-UCIIM


L’Ordinanza Ministeriale 3/2025 disegna una nuova modalità di comunicazione della valutazione periodica e finale, a partire dall’ultimo periodo dell’anno scolastico 2024-2025.

Una scelta finalizzata ad “esigenze di chiarezza ed efficacia comunicativa nei confronti dei genitori e degli alunni” (Nota MIM 2867/2025) che richiede scelte didattiche, comunicative e gestionali da parte delle scuole e costituisce, contemporaneamente, un’occasione di studio e qualificazione professionale finalizzati ad un approccio educativo alla valutazione del processo e dei risultati di apprendimento.

Ne abbiamo parlato in un webinar in diretta, nato dalla collaborazione tra EIP Italia e UCIIM,

giovedì 30 gennaio 2025
dalle ore 17.30 alle ore 18.30
con il contributo di

Anna Paola Tantucci, Presidente nazionale EIP Italia
Caterina Spezzano, Dirigente tecnico MIM e Presidente regionale del Lazio UCIIM
Francesco Rovida, Dirigente scolastico e Coordinatore della formazione EIP Italia
Maria Teresa Marsura, Docente della scuola primaria e Presidente della Sezione UCIIM Latina

Pubblichiamo di seguito la registrazione e i materiali di lavoro







A Napoli, nel segno della memoria

Importanti iniziative con la collaborazione della sezione campana di EIP Italia


Presso la prestigiosa Sala Filangieri dell’Archivio di Stato si è svolta la manifestazione che ha celebrato il Giorno della Memoria. A Ottant’anni dalla Liberazione, non poteva esserci luogo più adatto ad accoglierla. La Storia è in quello scrigno, e ci parla, se siamo attenti e disposti ad ascoltarla. Ieri ci abbiamo provato e, credo, ci siamo anche riusciti, grazie all’impegno congiunto di chi, credendoci, l’ha voluta realizzare, a cominciare dal Direttore dell’Archivio, Candida Carrino. La folta partecipazione degli studenti e dei docenti di alcune scuole del territorio si deve, infatti, alla passione di chi quelle scuole le conosce, come la Presidente della Commissione Scuola della Municipalità 2, Valeria Vitale, che ha portato i saluti del Presidente Roberto Marino che ha patrocinato l’iniziativa; e alla mobilitazione delle realtà associative che hanno fatto della cura della memoria e della difesa dei valori di libertà e di dignità degli esseri umani la loro missione: la Sezione Anpi-Napoli Centro “Antonio Amoretti”, le Associazioni “AntinooArcigay” e “Chi Rom e chi no”, e il gruppo “Aperitivo Resistente”. Nel portare il loro saluto, la Dirigente Scolastica Stefania Colicelli (Liceo “V. Emanuele-Garibaldi”) e i docenti Elena Barbato (delegata dalla Dirigente Palmira Masillo dell’I.S. “Alfonso Casanova”) e Lorenzo De Stefano e Annalisa Saccone (I.S.I.S. “Francesco De Sanctis”) hanno rimarcato l’importanza dell’’evento, e la necessità di replicarlo, coinvolgendo un numero crescente di ragazze e ragazzi. Ad essi, in particolare, si sono rivolti anche i relatori che sono intervenuti: da Nino Daniele allo storico Nico Pirozzi, da Emma Ferulano ad Antonello Sannino presentati dal moderatore Vincenzo Capuano. Nel denunciare la gravità del momento storico che stiamo vivendo, ciascuno di loro ha rivolto un invito a non abbassare la guardia, a essere vigili e combattivi, a lottare contro forze potenti che intendono mettere le loro mani sulle nostre vite e sulle nostre libertà. Ad arricchire la mattinata due preziosi fuori programma: la proiezione del video della commovente testimonianza di un sopravvissuto all’Olocausto, Sami Modiano, e la lettura di significativi brani tratti da opere letterarie e filosofiche da parte di alcuni studenti del De Sanctis. Momenti intensi, che ci indicano la strada da percorrere, con più determinazione di prima. E’ quello che ci siamo già impegnati a fare lo scorso 22 ottobre lanciando il progetto didattico ”Le Quattro Giornate insegnano” associato al premio “Antonio Amoretti del Concorso Nazionale E.I.P. Italia. Progetto che vede il pieno il coinvolgimento di associazioni e giovani. Il prossimo appuntamento è il 25 aprile. Non mancheremo.

Francesco Amoretti
Docente Scienza Politica -Unisa
Direttivo ANPI – Sez. “Antonio Amoretti”




Presso il Liceo “Giuseppe Mazzini” si è svolta, inoltre, una iniziativa con la partecipazione di EIP Italia e del Gruppo culturale storico teatrale “Gli Appassionati”, con un testo di Ersilia De Palo


Valutazione nella scuola primaria in Italia: appunti su origini e sviluppo degli studi sulla valutazione scolastica – seconda parte

Costruire una cultura della valutazione


Per gentile concessione dell’autrice, pubblichiamo alcuni in tre parti un approfondimento sulla valutazione nella scuola primaria tratto dalla tesi di Laurea Magistrale in Psicologia del lavoro e del benessere organizzativo della dott.ssa Antonia Carla Greco (relatore la prof.ssa Gabriella Agrusti).
Il lavoro di ricerca, intitolato Analisi sui bisogni di formazione nella scuola primaria: tra andragogia e pedagogia, si è proposta di indagare i bisogni formativi dei docenti della scuola primaria e comprendere come siano state accolte ed assimilate le innovazioni relative alla valutazione degli alunni, così come indicate dall’O.M. n. 172 del 2020.
Tale ricerca è stata condotta tramite interviste ai dirigenti scolastici e ai docenti, con il coordinamento della prof.ssa Valeria Damiani, a cui sono state poste domande circa le innovazioni intervenute ed i bisogni che ne sono scaturiti.


Il processo di valutazione nella normativa della scuola primaria in Italia

Il tema della valutazione scolastica in Italia, per un lungo periodo di tempo, a partire dalla legge Boncompagni del 1848 fino al 1970 circa, non è stato oggetto di particolare attenzione da parte del legislatore: la valutazione veniva espressa mediante la scala decimale, senza ulteriori precisazioni, eccezion fatta per un breve lasso di tempo, tra il 1928 e il 1945, in cui il profitto venne espresso con un aggettivo. Il Regolamento generale sui servizi dell’istruzione elementare, approvato con Regio Decreto n. 1297 del 1928, prevede infatti che il profitto e la condotta siano valutati tramite le qualifiche: insufficiente, sufficiente, buono e lodevole. Per l’ammissione all’anno successivo sono richiesti una valutazione almeno “buono” nella condotta e almeno “sufficiente” nelle diverse discipline, con la possibilità di effettuare esami entro l’avvio dell’anno successivo in due situazioni:

– per l’alunno con valutazione “buono” in condotta su, al massimo, due discipline valutate “insufficiente”;
– per l’alunno con valutazione “sufficiente” in condotta su tutte le discipline.

Questo approccio viene superato dalla normativa relativa ai programmi per le scuole elementari materne, che prevedono, in un contesto di ricostruzione dell’organizzazione e dell’ordinamento scolastico, l’attribuzione di “votazioni”.
I due passaggi appena illustrati sono la prima rappresentazione dell’alternanza continua tra voti e giudizi che caratterizza le scelte normative e amministrative successive, con particolare riferimento al primo segmento dell’istruzione obbligatoria, e che occupa ancora oggi il dibattito politico e la riflessione didattica.

Con i rinnovamenti culturali e sociali avvenuti tra gli anni ‘60 e ‘70 del Novecento e, in particolare con la Legge n. 517 del 1977, la discussione sull’alternanza tra voti e giudizi, segna un vero e proprio processo di cambiamento nei modi in cui la valutazione nella scuola primaria viene realizzata ed espressa. Tale legge ha introdotto importanti novità: ha abolito le classi differenziali per gli alunni svantaggiati, gli esami di riparazione, l’esame al termine della seconda elementare e ha stabilito che la mancata promozione da una classe all’altra della scuola primaria avvenisse solo in casi eccezionali, previa delibera unanime del Consiglio di interclasse. Inoltre, abolendo pure i voti e la pagella, ha introdotto la scheda personale per gli alunni, con giudizi analitici descrittivi, contenenti osservazioni sistematiche sui processi di apprendimento di tutte le discipline e sui livelli di maturità raggiunti, senza, però, parametri comuni a monte. Dagli elementi registrati sulla scheda veniva, poi, desunto trimestralmente il livello globale di maturità raggiunto dal bambino, che, successivamente, veniva illustrato ai genitori del medesimo. Gli elementi della valutazione trimestrale costituivano la base per la formulazione del giudizio finale di idoneità che constava della sola dichiarazione di idoneità per il passaggio dell’alunno alla classe successiva o al successivo grado della scuola dell’istruzione obbligatoria.

Con la Riforma della scuola elementare del 1990 si prevede che una specifica ordinanza del Ministro abbia il compito di determinare modalità, tempi e criteri di valutazione, unitamente alle forme concrete di comunicazione degli esiti alle famiglie degli alunni, avendo come riferimento i contenuti e gli obiettivi dei programmi didattici vigenti.

Si rendono necessari tre anni per giungere alla pubblicazione di tale Ordinanza (O.M. n. 236 del 1993) che definisce tre funzioni per la valutazione:

“a) rilevare sistematicamente lo sviluppo negli alunni dei quadri di conoscenza e delle abilità fondamentali prescritti dai programmi didattici, prestando attenzione alla qualità dei processi attivati e dei progressi riscontrabili nella formazione della personalità di ogni alunno;
b) documentare e comunicare ai soggetti interessati quanto la scuola fa per lo sviluppo e l’educazione degli alunni medesimi;
c) contribuire a promuovere la continuità del processo educativo nella scuola per la formazione di base” (articolo 1, c. 3).

La modalità applicativa prevede tre momenti di realizzazione: si parte dalla conoscenza dell’alunno, si considerano gli apprendimenti conseguiti e, infine, viene effettuata una valutazione complessiva. Gli strumenti a disposizione degli insegnanti sono: la raccolta sistematica e continua di informazioni sugli alunni, la documentazione dell’attività didattica, l’accertamento dei risultati in relazione agli obiettivi e ai contenuti prescritti dai programmi e definiti nella programmazione didattica, la formulazione collegiale delle valutazioni periodiche complessive, la comunicazione delle valutazioni ad alunni e famiglie, la certificazione degli esiti conseguiti.

Ad integrazione e sostituzione di quanto previsto dalla precedente normativa, vengono indicati nuovi strumenti per la documentazione anche amministrativa dell’attività di valutazione, tra cui l’Agenda della programmazione e organizzazione didattica, che documenta [..] le annotazioni specifiche in itinere sugli alunni e la verbalizzazione della valutazione dei singoli alunni in casi particolari e rilevanti (O.M. n. 236 del 1993, art. 2), il Giornale dell’insegnante che prevede che Ogni insegnante è tenuto a riportare nel Giornale le osservazioni, raccolte in maniera sistematica e continuativa, sugli apprendimenti e sulla disponibilità ad apprendere degli alunni in ordine agli aspetti essenziali delle diverse discipline. Il complesso delle osservazioni sistematiche costituirà lo strumento privilegiato per la continua regolazione della programmazione (O.M. n. 236 del 1993, art. 4), il Registro di classe che riporta i verbali degli scrutini e degli esami (O.M. n. 236 del 1993, art. 5), e un rinnovato Documento di valutazione, con funzione regolativa, comunicativa, certificativa (O.M. n. 236 del 1993, art. 6). Quest’ultimo, è strutturato in tre sezioni, dettagliatamente descritte nell’allegato all’ordinanza: 
– il primo, relativo alla conoscenza dell’alunno, serve a registrare, pur in modo sintetico, i diversi aspetti relativi alla situazione iniziale dell’alunno nel processo formativo, per definire bisogni specifici e risorse;
– il secondo, dedicato alla rilevazione degli apprendimenti, dell’interesse e dell’impegno manifestati dall’alunno nei vari campi disciplinari, esprime il grado di padronanza progressivamente dimostrato e viene espresso con i seguenti livelli: 
A – L’alunno ha conseguito la piena competenza
B – L’alunno ha conseguito un buon livello di competenza e si impegna per migliorarlo
C – L’alunno ha conseguito una competenza essenziale e si impegna per migliorarla
D – L’alunno ha conseguito solo una competenza parziale e il suo impegno non è costante
E – L’alunno deve ancora conseguire un livello adeguato di competenza e deve manifestare un più costante impegno.
– il terzo, dedicato ad una valutazione complessiva dei processi formativi, deve riferirsi a Alfabetizzazione culturale (acquisizione di abilità operative e modalità di indagine, padronanza di conoscenze e linguaggi, sviluppo di competenze comunicative ed espressive), Autonomia personale, Maturazione di una consapevole identità personale, sociale e culturale, Autostima, fiducia nei propri mezzi e immagine positiva di sé, Progressivo autocontrollo delle condotte socio-affettive ed emotive e senso di responsabilità, Partecipazione alla convivenza democratica, Modalità e atteggiamenti nella pratica dei rapporti interpersonali e delle relazioni sociali, Capacità di iniziativa, di decisione e di scelte consapevoli, Motivazione e impegno personale a capire, progettare e operare costruttivamente.

La successiva Circolare Ministeriale n. 491 del 1996 introduce alcune variazioni finalizzate a distinguere tra funzione certificativo-comunicativa e funzione didattico-formativa della valutazione” (art. 1), ma anche a semplificare i meccanismi di redazione per ridefinire il carico di lavoro degli insegnanti. In particolare, i giudizi nelle diverse discipline vengono espressi in modo sintetico con l’utilizzo delle formulazioni ottimo, distinto, buono, sufficiente, non sufficiente (art. 2).

L’assetto ordinamentale del sistema educativo di istruzione e formazione viene ridisegnato con la Legge n. 53 del 2003, che prevede la denominazione “scuola primaria”, inserendola in un primo ciclo di istruzione che si avvia con la scuola dell’infanzia non obbligatoria e viene completato con la scuola secondaria di I grado. L’articolo 3 inquadra la valutazione periodica e finale, avente ad oggetto i processi e i risultati di apprendimento, nell’ambito delle responsabilità individuali e collegiali dei docenti, correlandola direttamente anche al miglioramento dei processi di apprendimento. 

Solo qualche anno prima, la riforma in senso autonomistico della struttura dello Stato, con il riconoscimento dell’autonomia alle singole istituzioni scolastiche, prevede l’abrogazione di un modello unico nazionale di scheda di valutazione e l’attribuzione alle scuole della responsabilità di definire modalità, tempi e criteri di valutazione e di comunicazione dei risultati alle famiglie.

ùIn applicazione di quanto indicato, la C.M. n. 85 del 2004 fin dalla premessa evidenzia che la valutazione degli alunni va inquadrata nel nuovo assetto ordinamentale ed educativo delle scuole del I ciclo di istruzione e nell’ambito dei principi, delle norme e degli obiettivi definiti dal decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59 e dalle Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati […] che, come è noto, sostituiscono i vecchi programmi della scuola elementare e media e costituiscono il nuovo assetto pedagogico, didattico e organizzativo della scuola del I ciclo di istruzione”. In effetti il citato decreto legislativo con le annesse Indicazioni nazionali, in linea con l’obiettivo della personalizzazione dei percorsi formativi dell’alunno, introduce importanti novità sia relativamente alla valutazione degli apprendimenti e dei comportamenti, che alla certificazione delle competenze acquisite. Gli strumenti per la valutazione indicati sono i seguenti:
scheda personale dell’alunno: deve essere predisposta e riprodotta a cura della scuola, con i vincoli riferiti agli apprendimenti e ai comportamenti, ispirandosi al precedente modello ministeriale oppure elaborando modelli diversamente impostati. La valutazione periodica dell’alunno va espressa in base alla scansione temporale adottata dal Collegio dei docenti e, a fini di chiarezza espressiva, restano da utilizzare le espressioni sintetiche (ottimo, distinto, buono, sufficiente, non sufficiente).
portfolio delle competenze individuali: le Indicazioni nazionali (allegate al D.lgs. n. 59 del 2004) prevedono che il percorso scolastico di ciascun alunno venga accompagnato da uno strumento di documentazione dei processi formativi, articolato in due sezioni: una dedicata all’orientamento e l’altra alla valutazione dell’alunno (anche se in tale fase di avvio del processo di riforma l’attenzione veniva rivolta esclusivamente agli aspetti valutativi, anziché a quelli, non meno importanti, dell’orientamento). Tale documento mette in evidenza il processo di apprendimento di ciascun alunno e gli elementi di rilievo del comportamento, anche mediante annotazioni relative al conseguimento degli obiettivi formativi definiti nei Piani di studio personalizzati;
attestato finale, con gli esiti educativi di ogni alunno;
certificazione, con indicate le conoscenze, le competenze, le abilità acquisite e i crediti formativi riconoscibili;
altri documenti di valutazione (registri di classe e registro/giornale dell’insegnante) adattati alle nuove direttive.

Senza entrare nel merito della stagione di ricorsi amministrativi e scelte politiche che portarono al superamento del modello proposto di Portfolio, la Legge n. 169 del 2008 e il regolamento applicativo, D.P.R. n. 122 del 2009 reintrodussero, a far data dall’anno scolastico 2008/2009, i voti numerici espressi in decimi per la valutazione periodica e finale degli apprendimenti, illustrata con giudizio analitico sul livello globale di maturazione raggiunto dall’alunno. 

La valutazione del comportamento veniva effettuata mediante un giudizio formulato in base alle modalità deliberate dal Collegio dei docenti, riportato nel documento di valutazione. 

Nonostante la scelta della reintroduzione del voto (la valutazione periodica e finale degli apprendimenti delle alunne e degli alunni nel primo ciclo, ivi compresa la valutazione dell’esame di Stato, per ciascuna delle discipline di studio previste dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo, è espressa con votazioni in decimi che indicano differenti livelli di apprendimento […] La valutazione è integrata dalla descrizione del processo e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti raggiunto (art. 2, c. 1 e 3), prefigurato come elemento di base anche per la certificazione delle competenze, il D.P.R. n.  122 del 2009 espone in modo sistematico alcuni principi base presenti anche nella normativa successiva attualmente vigente. 

In particolare, afferma che 
– l’esercizio della valutazione è espressione dell’autonomia professionale dei docenti, sia nella dimensione individuale che in quella collegiale, con il pieno riconoscimento e la valorizzazione del ruolo essenziale della relazione didattica di ciascun insegnante, nonché della condivisione educativa e amministrativa degli organi collegiali che presiedono alla valutazione periodica e finale;
– la valutazione ha finalità anche formativa e contribuisce all’individuazione delle potenzialità e delle carenze di ciascun alunno, allo sviluppo dei processi di autovalutazione, al miglioramento dei livelli di conoscenza e al successo formativo, mettendosi al servizio degli obiettivi di apprendimento permanente proposti dalle scelte dell’Unione Europea (Allulli, 2015);
– le verifiche intermedie svolte dai docenti e le valutazioni periodiche e finali collegiali sul rendimento scolastico sono inserite a pieno titolo nel processo di insegnamento-apprendimento e, pertanto, devono essere progettate e realizzate secondo finalità e modalità coerenti con gli obiettivi di apprendimento previsti dagli ordinamenti e dal Piano dell’offerta formativa;
– poiché la valutazione scolastica è anche un procedimento con valenza amministrativa, modalità e criteri finalizzati a garantire omogeneità, equità e trasparenza sono definiti dal Collegio docenti, nel rispetto del principio della libertà di insegnamento.

Il valore perenne della Giornata della memoria

Pubblichiamo la Circolare di Giovanni Cogliandro, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo “Mozart” di Roma, una delle scuole che partecipano attivamente alle iniziative di EIP Italia


Quest’anno la Giornata della Memoria assume una rilevanza particolare perché ricorre l’anniversario degli 80 anni dalla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 Gennaio 1945. Un motivo ancora più importante per il quale oggi appare sempre più necessario celebrare adeguatamente la Giornata della memoria è costituito dalle polemiche politiche e dalle strumentalizzazioni di vario genere che sembrano voler sminuire il valore di questo fare memoria insieme della tragedia rappresentata dallo sterminio di ebrei, cristiani, portatori di handicap, minoranze o persone giudicate indesiderate o comunque non degne di esistere, una scelta inaccettabile dettata da cecità nei confronti dell’altissima dignità costituita dall’essere persone umane al di là di qualunque razza, colore, distinzione sociale.
Ritenere delle persone indegne di esistere è stata la folle scelta dei gerarchi nazisti e messa in atto con un atroce sterminio del quale sono monumento e memoriale i campi che oggi sono meta di visita in tutta Europa.
Ritenere delle persone inadatte o indegne di esistere è purtroppo non solo una scelta assurda di tempi remoti, ma accade ancora oggi, a causa della cultura dello scarto, che tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti noi e che spinge a non considerare la vita umana e la persona come portatrice di una dignità assoluta da rispettare e tutelare, in modo particolare se povera o disabile, se non serve ancora al mercato, come il bambino, o non serve più, come l’anziano.
Questa cultura dello scarto ci rende insensibili e sempre meno uomini e donne, quindi va combattuta con una lotta da condurre in primo luogo a Scuola. Per questo motivo il 27 gennaio abbiamo scelto di celebrare la Giornata della Memoria in contemporanea in diverse sedi della nostra Scuola: nel teatro della sede centrale e nel teatro della sede di Via Cles saranno visitabili due diverse mostre commemorative e verranno svolte alcune iniziative proposte da docenti ed alunni che dalle 9.00 alle 14.00 saranno occasione per un momento di riflessione comune.
Ritengo sempre più necessario praticare quindi una Memoria consapevole e attiva, una Memoria europea, una Memoria condivisa e comune dell’abisso a cui può giungere il cuore umano quando sceglie la guerra, l’indifferenza e l’odio al posto dell’accoglienza e dell’ascolto, in particolare oggi, in tempi di guerre distruttive e insensate. Pratichiamo la memoria perché scegliamo l’infinita dignità della vita e della persona, sempre.

Il Dirigente Scolastico
Prof. Giovanni Cogliandro


SEGNALAZIONI E PROPOSTE

In un freddo gennaio del 2005, un diciottenne del Sud Italia attraversa i cancelli di Auschwitz per la prima volta, ignaro che quel momento segnerà la sua vita per sempre. Nei vent’anni successivi, grazie al Treno della Memoria, Paolo si troverà a guidare tanti gruppi di giovani attraverso le ferite del Novecento e i luoghi simbolo dell’orrore nazista, in un percorso che si snoda tra Berlino, Cracovia e il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau.
Ma questo viaggio non è soltanto un ritorno al passato: è un’avventura unica che porta i ragazzi e le ragazze a confrontarsi con il presente, con il silenzio, con la Memoria e le ombre di chi non è più tornato. Tra emozioni e momenti di condivisione, Paolo osserva le loro reazioni: c’è Nicola, sempre nascosto sotto al suo cappuccio nero; c’è Matilde, piena di curiosità e spirito critico e c’è Halima, che accanto ai disegni dei bambini di Terezín appende quello di una mamma e di un figlio migranti, sospesi su una barca in mezzo al mare.
Tra lacrime e interrogativi, nuove amicizie e abbracci scambiati davanti ai blocchi di cemento di un memoriale o fuori da una famosa fabbrica, ognuno di loro tornerà a casa cambiato.
Questo libro nasce dai tanti Treni della Memoria che hanno attraversato l’Europa sino a oggi e vuole essere una chiamata a non dimenticare, ma anzi a vigilare, da “testimoni dei testimoni”, sull’eredità di ciò che è stato e tramandarla.
Lorenzo Tosa – Paolo Paticchio, Il treno della memoria. In viaggio per diventare i testimoni di domani, De Agostini, 2025


Lea Linder, scrittrice in crisi di ispirazione e traduttrice, vive a Roma con il marito, un poeta solitario molto legato a lei. La sua esistenza tranquilla viene turbata da un incontro casuale. Mentre è in coda dal panettiere, Lea viene avvicinata da un’anziana signora che la riconosce come “la piccola Lea di Auschwitz” e poi si dilegua rapidamente tra i passanti, quasi inconsistente come la sua apparizione. Raggelata da quella sorta di visione, Lea cerca di ricostruirne l’identità: era una semplice compagna di sventura nel Lager o forse una Kapo? E cosa vuole adesso? Da quel momento, il desiderio di ritrovare quella donna, confrontarsi con lei e sanare la ferita di quell’incontro, diventa per Lea un’ossessione.
In un romanzo senza sconti, Edith Bruck si interroga sul tema della memoria e della testimonianza, ma anche sul dilemma tra il rancore del ricordo e il sollievo del perdono.
Edith Bruck, La donna dal cappotto verde, La Nave di Teseo, 2025


Sono partecipe del dolore di milioni di persone, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto tornerà a volgersi al bene.
I pensieri, la paura, lo scoraggiamento, ma anche l’ironia, la voglia di vivere e la speranza sono raccontati da Anne Frank, una giovanissima ragazza ebrea, nel suo Diario, che è diventato uno dei libri più letti e amati al mondo, oltre che un’importante testimonianza della Seconda guerra mondiale. Una storia personale e profonda che fa riflettere sull’atrocità della guerra.
Il testo è proposto in una versione facilitata, curata da Carlo Scataglini, uno dei più grandi esperti italiani nel campo. Questo permette a tutti i ragazzi, anche con difficoltà più o meno marcate di lettura e comprensione del testo, di avvicinarsi a questo classico intramontabile della letteratura internazionale.
In ogni capitolo sono previsti organizzatori cognitivi e facilitatori importanti, che permettono anche agli alunni con maggiore difficoltà di seguire la lettura e comprendere il significato del testo:
– La presentazione dei personaggi
 Cosa succederà…: riassume quello che accadrà nel capitolo
– Le parole difficili: le parole meno comuni sono spiegate nell’ultima pagina di ogni capitolo
 I modi di dire: anche le frasi più particolari sono spiegate alla fine di ogni capitolo
Il lettore ha la possibilità di ascoltare (e seguire) il testo della storia raccontato da una voce narrante, tramite i QR-code presenti all’inizio di ogni capitolo o le Risorse on line sul sito Erickson, inserendo il codice di accesso riportato nelle ultime pagine del libro.
Il diario di Anne Frank. I Classici facili raccontati da Carlo Scataglini, Erickson, 2020


Tratto dal romanzo di Hans Fallada, definito da primo Levi come il più grande libro mai scritto sulla Resistenza tedesca al Nazismo.
Berlino 1940. La città è paralizzata dalla paura. Otto e Anna Quangel sono una coppia appartenente alla classe operaia che vive in un appartamento malmesso e che, come tutti, cerca di stare alla larga dai guai durante la dominazione nazista. Quando il loro unico figlio viene ucciso al fronte, la perdita spinge Otto e Anna a compiere uno straordinario atto di resistenza e rivolta. Iniziano così a diffondere per tutta la città cartoline anonime contro il regime di Hitler, con il rischio concreto di essere scoperti e giustiziati.Presto la loro campagna antinazista richiama l’attenzione dell’ispettore della Gestapo Escherich e inizia una spietata caccia all’uomo. Nella loro ribellione silenziosa ma decisa, i Quangel riescono a sfidare il regime spietato e dispotico di Hitler con la sola forza delle parole.

Valutazione periodica e finale degli apprendimenti degli studenti della Scuola primaria e del comportamento degli studenti della Scuola secondaria di primo grado

Pubblicata l’Ordinanza Ministeriale 3/2025 che applica alcune innovazioni previste dalla Legge 150/2024


Con un comunicato sul sito del Ministero dell’istruzione e del merito, si dà notizia della firma definitiva sull’Ordinanza relativa alle modalità di espressione della valutazione periodica e finale degli apprendimenti nella scuola primaria e del comportamento nella secondaria di I grado. Si tratta di un passaggio applicativo (atteso) di quanto previsto dalla Legge 150/2024.

Di seguito le principali innovazioni previste.

SCUOLA PRIMARIA

Obiettivo dell’Ordinanza è l’introduzione di una diversa modalità di espressione della valutazione periodica e finale degli apprendimenti, in sostituzione delle precedenti indicazioni dell’Ordinanza Ministeriale 172/2020 che cessa di avere efficacia a partire dall’ultimo periodo dell’anno scolastico 2024-2025.

Ciò significa che per le valutazioni del primo periodo, delle quali in questi e nei prossimi giorni saranno effettuate le operazioni di scrutinio, non sono previste variazioni.

Il nuovo modello di espressione della valutazione cancella i giudizi descrittivi riferiti agli obiettivi oggetto di valutazione definiti nel curricolo d’istituto e correlati ai livelli di apprendimento (a. In via di prima acquisizione – b. Base – c. Intermedio – d. Avanzato).

E prevede l’espressione di giudizi sintetici correlati alla descrizione dei livelli di apprendimento raggiunti, articolati in 6 diversi livelli (non sufficiente – sufficiente – discreto – buono – distinto – ottimo).

La tabella allegata all’Ordinanza riporta la descrizione del significato dei giudizi sintetici, dalla cui lettura emergono una serie di criteri di articolazione del giudizio:

autonomia e continuità nello svolgimento delle attività: con riferimento alla capacità di portare a termine le attività, al livello di supporto da parte del docente, alla consapevolezza, alla tipologia di situazioni che vengono affrontate;
padronanza e utilizzo conoscenze, abilità e competenze: con riferimento alla continuità di utilizzo, alla tipologia di problemi affrontati e ad eventuali aspetti di originalità;
uso del linguaggio specifico e capacità di espressione e rielaborazione personale: con riferimento alla correttezza lessicale, al riferimento contestuale e alla capacità di argomentazione.

Nel documento di valutazione, possono essere riportati, se la scuola lo prevede i principali obiettivi di apprendimento previsti dal curricolo di istituto per ciascuna disciplina, in modo da poter esprimere il legame tra la valutazione e il raggiungimento dei medesimi (un aspetto sul quale l’impianto precedente era fortemente centrato).

La valutazione continua a dover essere integrata dalla “descrizione del processo e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti raggiunto”.

Non si tratta solo un passaggio da 4 livelli (avanzato, intermedio, …) a 6 livelli (ottimo, distinto, …), ma da una prospettiva riferita direttamente agli obiettivi ad una rappresentazione generalizzata delle discipline intese singolarmente e in prospettiva unitaria, presupponendo che tale modalità risponda ad esigenze di chiarezza ed efficacia comunicativa nei confronti di genitori e alunni.

La valutazione dei singoli docenti nel corso dell’anno scolastico resta espressa nelle forme che ciascun docente ritiene adeguate in conformità con i criteri e le modalità definiti dal Collegio dei docenti e inseriti nel Piano triennale dell’offerta formativa, garantendo la possibilità che gli alunni possano comprendere i livello di padronanza degli obiettivi. Su questo punto la nuova Ordinanza, purtroppo e incomprensibilmente, sembra seguire il linguaggio della precedente, assumendo un riferimento assolutamente riduzionistico e parlando di “livello di padronanza dei contenuti verificati”: un approccio lontanissimo da quanto previsto dal pur richiamato in premessa e nei primi articoli, Decreto Legislativo 62/2017 che indica come oggetto della valutazione “il processo formativo e i risultati di apprendimento degli alunni”, con documentazione dello “sviluppo dell’identità personale” e promozione della “autovalutazione di
ciascuno in relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze”
.

I passaggi formali che dovranno essere realizzati sono i seguenti:

COLLEGIO DOCENTI
– delibera aggiornamento dei criteri di valutazione, secondo le previsioni della OM 3/2025
– predispone la descrizione dei livelli di apprendimento correlati ai giudizi sintetici per ciascun anno di corso e per ogni disciplina del curricolo
– definisce se e come riportare nel documento di valutazione i principali obiettivi di apprendimento previsti dal curricolo di istituto per ciascuna disciplina

ISTITUZIONE SCOLASTICA
– aggiornamento delle impostazioni del registro elettronico ai nuovi criteri e modalità deliberati
– predisposizione del nuovo modello di documento di valutazione
informazione chiara ai genitori e agli alunni

SINGOLI DOCENTI
lettura e studio della nuova OM
contributo alle delibere degli Organi collegiali
revisione ed eventuale aggiornamento delle forme con cui esprimere la valutazione in itinere (sperando che non sia riferita solo alla “padronanza dei contenuti verificati”)
comunicazione e dialogo con gli alunni e i genitori (meglio in modo collegiale e condiviso)

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

Le uniche indicazioni riguardano la valutazione del comportamento, con queste specificazioni:
– viene espressa con un voto numerico in decimi;
– nella valutazione finale deve far riferimento all’intero anno scolastico e non solo all’ultimo periodo;
– se inferiore a 6 comporta, direttamente e indipendentemente da altri elementi di valutazione, la non ammissione all’Esame di Stato o all’anno successivo.


Per approfondimento, puoi leggere:
Valutazione nella scuola primaria in Italia: appunti su origini e sviluppo degli studi sulla valutazione scolastica – prima parte


Valutazione nella scuola primaria in Italia: appunti su origini e sviluppo degli studi sulla valutazione scolastica – prima parte

Costruire una cultura della valutazione


Per gentile concessione dell’autrice, pubblichiamo alcuni in tre parti un approfondimento sulla valutazione nella scuola primaria tratto dalla tesi di Laurea Magistrale in Psicologia del lavoro e del benessere organizzativo della dott.ssa Antonia Carla Greco (relatore la prof.ssa Gabriella Agrusti).
Il lavoro di ricerca, intitolato Analisi sui bisogni di formazione nella scuola primaria: tra andragogia e pedagogia, si è proposta di indagare i bisogni formativi dei docenti della scuola primaria e comprendere come siano state accolte ed assimilate le innovazioni relative alla valutazione degli alunni, così come indicate dall’O.M. n. 172 del 2020.
Tale ricerca è stata condotta tramite interviste ai dirigenti scolastici e ai docenti, con il coordinamento della prof.ssa Valeria Damiani, a cui sono state poste domande circa le innovazioni intervenute ed i bisogni che ne sono scaturiti.


Proporre un’analisi accurata dello sviluppo delle molte concezioni e definizioni della valutazione nella letteratura pedagogica e didattica è certamente un’operazione interessante che offre indicazioni utili alla ricostruzione della difficile storia della docimologia.

Per fornire un quadro di riferimento nel quale collocare la riflessione successiva e sottolineare l’emergere di alcuni aspetti significativi nella evoluzione storica degli studi sulla valutazione, si evidenziano alcuni orientamenti generali, mantenendo, come orizzonte culturale di riferimento specifico, quello italiano e il cambiamento di prospettiva che ne è derivato, seguendone l’andamento storico.

1. I prodromi nel secolo XIX

È significativo notare come il pensiero di alcuni autori del secolo scorso, pur senza organicità di trattazione e comunione di intenzioni, portano avanti l’esigenza di affrontare il momento valutativo al di là di una semplice considerazione di “premi e castighi”.

Si segnala per la moderna intuizione metodologica una espressione del Guarini (Piacente, 1975, p. 45), secondo cui “Né il maestro si accontenti di avere spiegato una sola volta, ma ripetendo spesso le stesse regole, eserciti con ciò la memoria dei fanciulli e, come un diligente generale, si accerti delle nozioni che essi hanno imparato e fino a che punto le abbiano assimilate. Talvolta egli stesso inserisca qualche errore nella declinazione, per vedere fin dove arrivi la loro sicurezza. Sarà, infatti, un grande prova di profitto quando apparirà chiaro che essi capiscono gli errori altrui”.

Emerge, altresì, l’intuizione della necessità di operare valutazioni giuste: “i segni di lode distribuiti nelle scuole e nelle accademie, richiederebbero una norma infallibile, e una infallibile giustizia che la applichi; […]. I giudizi quotidiani de’ meriti o dei demeriti dell’alunno rischiano di fare in minuzzoli la sua coscienza, e di parere, per la minuziosità stessa, non giusti; imbrogliano la coscienza del giudice, il quale non ha tanto in mano di potere per l’appunto determinare quanta parte nell’apparente svogliatezza o malvolere abbia il libero arbitrio, quanto la disposizione del corpo, il turbamento dell’animo, le distrazioni, gli esempi, forse un dovere morale da adempiere, forse la svogliatezza o il malvolere dello stesso maestro” (Tommaseo, 1874, pp. 107-108).

In questo senso si fa strada l’ipotesi della necessità di conoscere a fondo il soggetto che la scuola, soprattutto attraverso le procedure di osservazione, si propone di educare. Ai maestri della scuola elementare era richiesto, in alcuni casi, di effettuare annotazioni molto precise sulle qualità dei propri alunni, distinguendo quelle fisiche, intellettuali, morali (da incoraggiare o da correggere), le particolari attitudini, i fatti che meritano di essere ricordati, i mezzi didattici utilizzati e, alla fine, i risultati dell’apprendimento (Acciaroli & Vertecchi, 1992).  La periodicità con la quale vengono effettuate queste rilevazioni consente di seguire lo sviluppo globale di un alunno, inquadrando i suoi risultati scolastici in un itinerario di maturazione fisica, intellettuale, morale, sociale e personale.

A questo proposito, giungono le prime proposte di una “carta biografica” sulla quale annotare le caratteristiche dell’alunno divise, a parere di Giuffrida (1885), secondo quattro categorie: la prima riguarda le facoltà fisiche, la seconda le facoltà intellettuali, la terza le facoltà morali, la quarta è dedicata a media generale, facoltà predominanti, coltura. Questo tipo di indicazioni mostra con chiarezza la consapevolezza di insegnanti e responsabili della scuola circa la possibilità di intervenire con successo nell’itinerario formativo attraverso l’azione di insegnamento.

Anche a livello di teoria didattica, si va verso una diversa considerazione della pratica degli esami, da considerare ed utilizzare non tanto come controllo simile “al pagamento di dazi”, ma come monitoraggio continuo da effettuarsi nel corso delle lezioni: quasi una sorta di “preludio” alla moderna valutazione formativa.  È già chiaro il valore prettamente educativo-pedagogico, al di là della pura funzione di stimolo, dell’atto di verifica: “Interrogando con amore, e commentando le risposte di ciascuno, il maestro rifà, in iscorcio, il pensiero svolto nella lezione sulla quale interroga; e dai vari rifacimenti adattati ai bisogni individuali esce un nuovo tutto, in vantaggio della classe; e viene quindi denunciata che la media numerica dei voti non si può fissare volta per volta, attribuendo ai punteggi conseguenze giuridiche, ma solo alla fine, con cordiale, palese, estesa indagine sul suo complessivo valore” (Lombardo Radice, 1912, pp. 165-167).

Nonostante queste proposte, però, la situazione resta immutata, non soltanto a livello istituzionale: una sorta di rifiuto immobilista di qualsiasi innovazione sarà il paradigma con cui si confronteranno in Italia, nel dopoguerra, le proposte provenienti dalla pubblicazione dei risultati della docimologia (Benvenuto & Giacomantonio, 2008).

2. La critica docimologica e il modello psicometrico

Prima ancora che come problema di carattere politico, riguardo le opportunità reali di accesso all’istruzione da parte di tutti i cittadini, la valutazione venne analizzata dal punto di vista tecnico.

 Già nella prima metà del secolo scorso, negli Stati Uniti furono proposti test di profitto, andando verso la produzione di esami standardizzati (Boncori, 1992). In Europa le prime ricerche in merito furono condotte da Francia e Inghilterra che misero in evidenza l’insufficienza degli esami tradizionali, incapaci di fornire dati completi per una reale valutazione e soprattutto poco credibili per la scarsa correlazione tra i risultati raccolti dai diversi correttori. Si moltiplicarono anche in altri Paesi (Inghilterra e Belgio per primi) indagini che avevano come interesse l’analisi sulla diversità di valutazione offerta da correttori differenti (Piéron, 1965).

Il problema della validità di tali valutazioni portò in Francia ad una ricerca di carattere più organico sui risultati dell’esame di baccalauréat nell’anno 1932-1933, che offrì alcune conclusioni interessanti e “inquietanti” (Vertecchi, 2003):
– lo scarto medio tra i correttori dei compiti è molto elevato, segno della mancanza di criteri condivisi nella correzione;
– anche il medesimo correttore non utilizza sempre gli stessi criteri: è possibile che, a distanza di tempo, valuti diversamente lo stesso compito;
– la gamma di voti utilizzata è diversa, sia nell’ampiezza che nella varietà;
– per ottenere un voto “vero” sarebbero necessari moltissimi correttori.

A queste osservazioni che evidenziarono le contraddizioni enormi che presiedevano alla valutazione degli studenti, con la concreta possibilità che venisse promosso chi non era sufficientemente preparato, mentre fosse bocciato chi aveva le qualità per proseguire negli studi, si aggiunse anche quella che la “psicologia del valutatore” avesse un grande influsso sull’esame dei risultati ottenuti dagli alunni agli esami o nelle quotidiane valutazioni fatte in classe. Tra le altre motivazioni che influiscono sulle possibilità degli insegnanti di essere imparziali e oggettivi, venne evidenziato il cosiddetto “effetto Pigmalione” (Rosenthal & Jacobson, 1972): il fatto, cioè, che le aspettative degli insegnanti hanno un effetto reale sulla riuscita scolastica degli allievi, perché creano un pregiudizio che conduce all’autorealizzarsi delle loro “profezie”; ciò è significativo sia perché evidenzia come la ricerca non si è limitata a denunciare le differenze valutative tra i correttori, sia perché mostra l’aspetto “sociale” della questione valutativa. 

La ricerca docimologica ha portato, dunque, all’accentuazione del measurement nell’ambito dell’attività valutativa. La finalità era quella di promuovere la validità e l’affidabilità delle valutazioni, mediante stimoli costanti e chiari ed esprimendo il giudizio valutativo con graduatorie o con il confronto rispetto a degli standard (Bettelheim, 1997). Questo meccanismo scientifico, ripreso dalle procedure dei test di laboratorio di altre scienze, produsse in qualche ricercatore una “acritica fiducia che una volta ottenuto una specie di strumento di misura costante e uguale per tutti, gli spinosi problemi della valutazione sarebbero stati risolti: la classificazione e la selezione degli alunni si sarebbe realizzata “scientificamente”, evitando ingiustizie, spreco o cattiva utilizzazione dei talenti” (Boscolo, 1978, p. 33).

L’intenzione iniziale che favorì lo sviluppo della pratica dei test era dunque anche pedagogica: i promotori desideravano raggiungere una situazione di giustizia educativa, attribuendo a ciascuno il proprio merito e le proprie capacità, nella maniera più fedele possibile. E a questo scopo la produzione delle prove oggettive sembrava essere la soluzione ottimale. D’altra parte, però, l’accentuazione del problema della scientificità delle operazioni di misura ha messo in secondo piano il problema prettamente pedagogico sull’utilità ed il ruolo degli esami, che costituiscono il vero oggetto di studio della docimologia (Hadji, 1995). 

A ciò seguì una vivace polemica (Viglietti, 1976), i cui strascichi culturali restano in parte ancora oggi, sull’opportunità dell’utilizzo dei test e delle prove standardizzate nella pratica scolastica. Per qualcuno, infatti, essi non costituivano solamente uno strumento didattico “neutro”, ma minavano alla base una concezione globale del valore della cultura: “lo studio non è esclusivamente studio mnemonico, nozionistico e perciò verbalistico […].Questo deve essere detto anche nei confronti di quelle nuove proposte di verifica degli esami, di controllo dell’attività di studio dei ragazzi nella pretesa di poter venire più direttamente a contatto con la individualità e con la intimità di ciascuno. La proposta di sostituire agli esami-colloquio le prove con tests, o con altre forme di valutazione psicologica, si fonda sempre sul presupposto che lo studio significhi esclusivamente apprendimento mnemonico, e che la cultura si riduca di fatto a possesso di nozioni” (Flores d’Arcais, 1956, p. 35).

In realtà, anche tra coloro i quali proponevano l’uso dei reattivi psicologici nella verifica dell’apprendimento, c’era il riconoscimento della loro parzialità (Calonghi, 1961). Da una parte, infatti, i test venivano ritenuti strumenti idonei per una valutazione complessiva e analitica di un alunno rispetto ai compagni, offrendo un sondaggio adeguato delle capacità di una persona e permettendo il confronto. Dall’altra, invece, non consentivano di osservare situazioni e atteggiamenti individuali, quali ad esempio l’interesse o la fatica; inoltre fornivano una precisa misura del risultato finale, non del metodo di lavoro utilizzato e degli eventuali errori.

Le prove oggettive non venivano più considerate sufficienti (Calonghi, 1956) e si propose, accanto ad esse, l’utilizzo delle prove diagnostiche, verifiche standardizzate che avevano lo scopo di identificare le cause delle difficoltà degli alunni. Esse potevano essere causate da situazioni intellettuali di immaturità (e perciò passeggere), da situazioni “ambientali”, quali ad esempio le assenze dalla scuola durante lo svolgimento di determinate parti del programma scolastico, dal metodo di insegnamento, da negligenze personali o da errori nella metodologia di lavoro degli studenti: una serie di condizioni che non potevano essere rilevate, né tantomeno corrette dai tradizionali test. Una proposta significativa, in questo ambito, che rimase voce piuttosto isolata nella ricerca italiana, fu l’introduzione dei saggi all’interno delle prove di valutazione operata da Calonghi (Coggi, 1997), con ricerche iniziate già dalla fine degli anni ’50. Essi venivano ritenuti strumenti migliori delle prove oggettive, in quanto consentivano di prendere in considerazione e valutare in modo sistematico e “oggettivo” aspetti particolari quali la precisione di concetti e lessico, la capacità di selezionare gli elementi essenziali da esporre, il saper organizzare le risposte adeguate alla domanda, il saper disporre i contenuti in modo funzionale all’argomentazione che si voleva sostenere e altro ancora.   In questa linea, si svilupperanno le riflessioni circa il legame tra valutazione e personalità e verranno riprese le osservazioni circa la necessità di tenere conto dei diversi fattori che contribuiscono all’istruzione e all’educazione (Calidoni & Petracchi, 1992).

3. La evaluation nell’ambito della teoria curricolare

È opportuno, arrivati a questo punto, accennare molto schematicamente all’ambito della teoria curricolare, con riferimento specifico all’elaborazione di Tyler che ha avuto un forte influsso sullo sviluppo della programmazione e della valutazione scolastica anche in Italia. Ci si trova, infatti, di fronte ad una proposta didattica di carattere sistemico e organico, nella quale il momento della verifica ha un suo ruolo preciso ed essenziale, in parte diverso da quanto fin qui emerso.  È un passo in avanti rispetto alla sottolineatura del measurement, che era stata proposta come rimedio alle critiche docimologiche. Infatti, “l’approccio che fu elaborato da R.W. Tyler in contrasto con quello psicometrico, partiva dalla constatazione della sua insufficienza: non bastava misurare attitudini, intelligenza, risultati scolastici e rappresentare le situazioni utilizzando le tecniche della statistica; occorreva adattare le esigenze della misurazione a un processo di valutazione fatto in riferimento a piani educativi esplicitati negli obiettivi che si intendono conseguire” (Pellerey, 1994, p. 133).   La valutazione, in chiave educativa, ha lo scopo di fornire a tutti i protagonisti del mondo della scuola (genitori, alunni, insegnanti, dirigenti, istituzioni) informazioni utili al proseguimento dell’itinerario formativo. Quindi, osservando che “Teachers obtain no information from a grade equivalent score about what the student has learned and what learning tasks he or she has difficulty” (Tyler, 1994, p. 274) è necessario effettuare le rilevazioni valutative con chiaro riferimento agli obiettivi, segnalando sia il tipo di prestazione richiesto che il contesto nel quale esso deve manifestarsi, riferendo ciò che è stato imparato e ciò che non lo è ancora, evitando astrattezze e riportando a ciascuno degli interessati le informazioni adatte: in tale piano il momento valutativo non riguarda solamente i risultati ottenuti dagli alunni, ma anche l’adeguatezza dei programmi che sono stati elaborati, delle attività inserite, della strutturazione didattica, degli obiettivi e delle finalità stabilite.

Riferimenti bibliografici

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Benvenuto, G., & Giacomantonio, A. (2008b). Un po’di storia della valutazione scolastica: letture e riflessioni. Roma: Centro Stampa Nuova Cultura
Bettelheim, B. (1997). Un genitore quasi perfetto, Feltrinelli Editore
Boncori, G. (1992). La valutazione -Indicazioni metodologiche e strumentali in prospettiva curricolare, Orientamenti pedagogici: rivista internazionale di scienze dell’educazione, Vol. 39-3, nº 231, pp. 643-662.
Boscolo, P. (1978). Obiettivi e valutazione nel processo educativo. Liviana Editrice
Calidoni, P., Petracchi, G. (1992). La valutazione degli alunni nella scuola elementare. Brescia, La Scuola
Calonghi, L. (1956). Tests e esperimenti: metodologia della ricerca  pedagogico-didattica. Pontificio Ateneo Salesiano
Calonghi, L. (1961). Reattivi nella scuola, Roma, PAS-Verlag
Coggi, C. (1997). Le ricerche di L. Calonghi sulla produzione scritta nel quadro degli studi internazionali. In La ricerca pedagogico-didattica (pp. 315-355). LAS
Giuffrida, S. (1885). Memorie d’un educatore. Catania, Giannotta
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Lombardo Radice, G. (1912). Lezioni di didattica, Palermo, Sandron
Pellerey, M. (1994). Progettazione didattica: metodi di programmazione educativa scolastica. Società editrice internazionale
Piacente, L. (1975). Battista Guarini De ordine docendi ac studendi. Introduzione, testo critico, traduzione e note di L. Piacente
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Vertecchi, B., (2003). Manuale della valutazione: analisi degli apprendimenti e dei contesti (Vol. 4), FrancoAngeli
Viglietti, M., (1976). Valutazione scolastica e diagnosi psicologica. La metodologia dei reattivi mentali, Roma, Paoline