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Onde di Progresso: La Rivoluzione Eolica Belga

Riceviamo e pubblichiamo come approfondimento sulla sostenibilità ambientale


In un’epoca in cui la sostenibilità ambientale è diventata una priorità globale, il Belgio si sta affermando come leader nel settore dell’energia eolica offshore. Con il suo innovativo progetto Princess Elisabeth Island, il paese sta non solo aumentando la sua capacità produttiva di energia rinnovabile, impostando nuovi standard nel campo dell’energia eolica, dimostrando come l’innovazione possa guidare efficacemente la transizione verso un futuro più verde.

Energia dal Profondo: La Promessa Sostenibile dell’Eolico Marino

In un mondo sempre più attento alle tematiche ambientali, l’energia eolica marina si sta affermando come una delle soluzioni più promettenti per un futuro sostenibile, attraverso le energie rinnovabili. Secondo le stime dell’IRENA, l’International Renewable Energy Agency, entro il 2030 questa fonte di energia coprirà circa il 24% del fabbisogno energetico globale. Questa proiezione mette in luce il crescente interesse e gli investimenti in un settore che unisce innovazione e rispetto per l’ambiente.

I parchi eolici marini si dividono in due categorie principali, ciascuna adattata a specifiche esigenze ambientali e logistiche: 

  1. Impianti eolici con turbine fissate al fondale marino, ideali per le acque poco profonde e vicino alle coste
  2. Impianti eolici con turbine su piattaforme galleggianti, ottimali per l’alto mare. 

Entrambi i tipi sfruttano la forza del vento, una risorsa rinnovabile e inesauribile, per produrre energia elettrica senza emettere gas serra.

I vantaggi dell’eolico marino rispetto a quello terrestre sono notevoli. In mare, i venti sono generalmente più forti e più costanti, il che rende l’energia prodotta più affidabile e costante. Inoltre, questi impianti occupano spazi meno estesi rispetto a quelli terrestri e hanno un impatto visivo e acustico minore. Un altro aspetto fondamentale è la riciclabilità dei materiali utilizzati per le pale eoliche, che contribuisce ulteriormente alla sostenibilità di questa fonte energetica.

Nonostante i benefici, l’energia eolica marina presenta anche delle sfide. La costruzione e la manutenzione di questi impianti implicano costi elevati, soprattutto in acque profonde, e necessitano di una particolare attenzione alla salvaguardia della fauna marina. Tuttavia, i progressi tecnologici e la riduzione dei costi di installazione, che hanno visto una diminuzione del 48% tra il 2010 e il 2020, sono segnali incoraggianti per il futuro del settore.

Belgio: Leader Nell’Eolico Offshore e Innovazione Energetica

Il Belgio sta emergendo come un pioniere nell’ambito dell’energia eolica offshore, dando una svolta decisiva alla sua strategia energetica. Con un impegno significativo nel Mare del Nord, il paese sta vivendo una trasformazione nel settore energetico, unendo innovazione e sostenibilità. Questa spinta verso un futuro più verde è rappresentata emblematicamente dall’ambizioso progetto Princess Elisabeth Island, destinata a diventare un fulcro per la generazione di energia eolica offshore. Questo sviluppo non solo rafforza la posizione del Belgio come leader nell’eolico offshore, ma stabilisce anche nuovi standard per la sostenibilità e l’innovazione nel settore energetico globale.

Isola Elisabetta: Il Nuovo Epicentro dell’Energia Verde

Il progetto dell’Isola Principessa Elisabetta sarà posizionata strategicamente nel Mare del Nord e servirà da hub centrale per l’eolico offshore e sarà la prima isola energetica artificiale al mondo. Con una superficie di circa cinque ettari in superficie e ulteriori 20-25 ettari sott’acqua, l’isola diventerà un nodo fondamentale non solo per il Belgio, ma per tutta l’Europa.

Le aspettative per questo progetto sono notevoli:

  • Incremento della Capacità Produttiva: Si prevede un aumento della capacità energetica belga da 2 gigawatt a 8-10 gigawatt entro il 2040.
  • Interconnessioni Internazionali: L’isola faciliterà collegamenti energetici con la Danimarca e il Regno Unito, creando una vasta rete europea nel Mare del Nord, diminuendo la dipendenza dall’energia russa, così da diminuire il caro bolletta.
  • Innovazione Tecnologica: Princess Elisabeth Island sarà la prima isola energetica non servita da personale umano, una novità assoluta nel panorama energetico globale.

Inoltre, il progetto si concentra fortemente sulla sostenibilità ambientale. La tutela della biodiversità marina è un elemento chiave, con un approccio di design inclusivo della natura che mira a proteggere e potenzialmente ripristinare l’ecosistema marino. Questa attenzione all’ambiente si riflette anche nei metodi di costruzione e nella manutenzione delle strutture, che saranno attuate con il massimo rispetto per la vita marina.

Sicurezza e Sostenibilità: Priorità del Progetto

La sicurezza è un altro aspetto cruciale del progetto, soprattutto in un contesto geopolitico in cui le infrastrutture energetiche sono diventate obiettivi sensibili. La protezione delle strutture contro sabotaggi e attacchi è diventata una priorità. Questo impegno nella sicurezza sottolinea l’importanza strategica dell’isola nel quadro dell‘indipendenza energetica europea.

A sottolineare ulteriormente l’importanza del progetto, sono state stanziate sovvenzioni significative, incluse quelle dalla Commissione Europea nell’ambito del piano di ripresa post-Covid-19. Questi investimenti riflettono la fiducia nel potenziale dell’isola di diventare un punto di riferimento per la produzione di energia rinnovabile e sostenibile. Grazie a questo progetto gli stati facenti parte di questo progetto non solo riusciranno a risparmiare sulle emissioni, utilizzando energia rinnovabile, ma anche a diminuire l’utilizzo del gas, questo tipo di utilizzo dell’energia è una delle nuove possibilità di energia sostenibile come il fotovoltaico.

In conclusione, il progetto dell’Isola  Princess Elisabeth Island, non è solo un passo avanti per il Belgio, ma un esempio luminoso per il mondo intero su come l’innovazione e la sostenibilità possano andare di pari passo nella transizione energetica. Con una visione lungimirante e un impegno concreto verso l’ambiente, il Belgio sta tracciando un percorso da seguire per un futuro energetico più pulito e sicuro.

Fonte: https://energia-luce.it/news/princess-elisabeth-island/ 

Neurons. Connect your sparks!

Un progetto in costante crescita, finanziato anche con il contributo della Regione Lazio, che unisce il gaming ad attività educative e socioculturali.


App, sito internet, campagna 7×1000 neurons…

Un progetto che nasce da una specifica vision:
Crediamo nel concreto potenziale che ogni individuo cela dentro di sé.
Sogniamo un rivoluzionario upgrade del modo in cui pensiamo e viviamo il nostro tessuto sociale e culturale, allo scopo di migliorare la qualità della nostra vita e di portare qualsiasi tipo di comunità, piccola o grande che sia, verso nuovi orizzonti e mete che finora non sapevamo neanche esistessero
.

La possibilità di unire il gioco all’utility, finalizzata ad imparere nuovi modelli di interazione e cooperazione basati sull’innovativo sistema del Collective Network, e nuovi approcci all’apprendimento e allo sviluppo,
maturando skill applicabili in qualunque aspetto della nostra vita.

Per queste ragioni EIP Italia ha scelto di essere tra i partner del progetto e di coinvolgere le scuole nella partecipazione alla comunità, con concrete possibilità di sviluppare sinergie territoriali, ampliare la visibilità delle proprie iniziative e ricevere donazioni per gli obiettivi stabiliti dal Consiglio di Istituto.

Qui tutte le FAQ relative alla partecipazione gratuita delle scuole al progetto.

Qui le procedure per l’iscrizione gratuita delle scuole al progetto.

Per informazioni e approfondimenti:
https://neurons.community/
info@neurons.community

La missione del sapere: a 100 anni dalla Riforma Gentile

Convegno presso l’Università LUMSA il prossimo 16 novembre


Cento anni fa, su iniziativa dell’allora ministro della pubblica istruzione Giovanni Gentile, fu promulgata una significativa riforma degli ordinamenti e dei programmi scolastici. Nel corso del Novecento, il dibattito sulla riforma oscillò fra il riconoscimento delle positive novità introdotte e le interpretazioni meno favorevoli, basate sull’accostamento di tale riforma col regime fascista.
Il Centenario può essere l’occasione per riflettere sulla necessità politica di un nuovo sforzo ordinamentale, atto a rilanciare il sistema educativo-scolastico italiano nell’orizzonte delle sfide poste dalle società complesse.

Giovedì 16 novembre dalle ore 15 alle ore 19 si svolgerà un Convegno sul tema La missione del sapere: a 100 anni dalla Riforma Gentile, presso l’Università LUMSA (Aula Giubileo – via di Porta Castello 44 a Roma).

Di seguito il programma:

Saluti e introduzioni
Francesco Bonini, Rettore LUMSA
Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito

Giuseppe Spadafora, professore ordinario di Didattica e Pedagogia speciale – Università della Calabria
Giuseppe Tognon, professore ordinario di Storia dell’educazione e Pedagogia generale – Università LUMSA
Paola Trabalzini, professore ordinario di Storia della pedagogia – Università LUMSA

La missione del sapere: cent’anni di sollecitazioni
Giuseppe Bertagna, Presidente della Scuola di alta formazione dell’Istruzione
Antonello Giannelli, Presidente Associazione Nazionale Presidi
Anna Paola Tantucci, Presidente Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace

Conclusioni
Antonio Augenti, già Direttore Generale del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca
Maria Cinque, professore ordinario di Didattica e Pedagogia speciale – Università LUMSA

Moderatore
Alberto Lo Presti, professore associato di Storia delle dottrine politiche – Università LUMSA

In occasione del Convegno sarà disponibile il volume
G. Gentile, La riforma dell’educazione, Armando, Roma, 2023 (con introduzione di Antonio Augenti)
Per gennaio 2024 è prevista la pubblicazione del volume
A. Augenti (a cura di), La missione del sapere. A 100 anni dalla riforma Gentile, Armando, Roma.

Un molisano DOC: il capitano Massimo Tosti, futuro “Giusto tra le Nazioni”?

Inaugurata una via a suo nome a Campobasso, anche grazie al lavoro di approfondimento di un gruppo di studenti coordinato dalla vicepresidente EIP, Italia Martusciello


“Ci sono vite che non si esauriscono neanche con il trascorrere dei secoli e che anzi, nel tempo, sembrano acquisire ancora maggiore consistenza, valore e un significato molto più esteso, in grado di inglobare vicende non solo di tipo strettamente personale.
La vita del capitano dei carabinieri Massimo Tosti, nato a Campobasso il 13 febbraio del 1901, è una di quelle. È una di quelle vite che continuano a parlarci attraverso gli anni e diventano patrimonio di ciò che dovrebbe sempre essere posto alla base della visione pacifica e umana di ogni esistenza.
Ciò che il capitano Tosti realizzò in favore dei tanti ebrei perseguitati dal regime nazista durante il periodo della seconda guerra mondiale, ha acquisito oggi il potere della memoria. Ma la memoria è davvero fruttuosa quando viene coltivata scrupolosamente, quando viene condivisa quotidianamente e quando la si rende attuale con i propri comportamenti e i propri pensieri.
Per questo, il lavoro svolto sulla figura del comandante Massimo Tosti dai
ragazzi e dai docenti della Classe I A dell’istituto I.I.S.S. “G. Lombardo Radice”, Indirizzo ITE, ha il grande merito di innestare nel nostro vivere contemporaneo e in quello delle generazioni più giovani che l’istituzione scolastica forma con un lavoro certosino e qualificato, la dimensione del ricordo, attraverso un approfondimento capace di allargare il campo d’analisi su ciò che valorosamente il comandante Tosti fece, rendendo, allo stesso tempo, vivo e prossimo l’esempio che ci ha lasciato in dote e che a tutti noi spetta preservare”.

Queste le parole di riconoscimento del sindaco di Campobasso, Roberto Gravina, per il lavoro svolto dagli studenti del “Lombardo Radice” nella ricostruzione storica, di grande valore civico, per il recupero della memoria di un servitore dello Stato fattosi strumento di salvezza per tante vite umane innocenti.

https://www.rainews.it/tgr/molise/video/2023/10/massimo-tosti-comandante-carabinieri-ebrei-7e6192c3-2f1a-4f8e-9065-f13649deee5a.html

In allegato una ricostruzione del percorso di approfondimento effettuato dalla classe e l’articolo che riporta la notizia dell’inaugurazione.


Il difficile equilibrio tra regolamentazioni ed innovazione: la grande incognita dell’AI

L’ intelligenza artificiale è ormai l’argomento principe nei diversi settori: dalla sicurezza alla sanità, dall’istruzione all’informazione e così via dicendo. Da più parti assistiamo al proliferare di iniziative, convegni, corsi di formazione sia in presenza che on line sull’intelligenza artificiale: tutti ne parlano, pochi, probabilmente, conoscono. Spopola tra gli adolescenti ChatGpt, ed è inevitabile pensare a come potrà essere gestita nelle scuole. Cosa cambierà? Saremo in grado di gestirla? Nella primavera scorsa, il Garante della privacy ha deciso di bloccare per un certo periodo Chat Gpt per capire come procedere e soprattutto per limitare i rischi. L’Authority ha puntato il dito contro “la mancanza di un’ informativa agli utenti e a tutti gli interessati i cui dati vengono raccolti da Open Ai”, sottolineando “l’assenza di una base giuridica che giustifichi la raccolta e la conservazione di dati personali”, inoltre, il Garante proprio allora., sottolineò l’importanza di tutelare i più giovani, rilevando come, nonostante il servizio sia rivolto ai maggiori di 13 anni, manchi un filtro per verificare l’effettiva età degli utenti, in considerazione anche dal fatto che il 20 di marzo ChatGpt ha subito una perdita di dati riguardanti le conversazioni degli utenti. Proprio sempre in quel periodo a lanciare un potente grido d’allarme fu Elon Musk , potente fondatore di Open AI, che assieme ad altri ha firmato una lettera , affermando che : “ i sistemi di intelligenza artificiale, possono comportare gravi rischi per la società e l’umanità”. Ma bloccare ChatGpt non ha fermato per esempio Midjourney, il software con cui sono state create le finte (ma realistiche) immagini dell’arresto di Trump e quelle di Papa Francesco in moncler sulla neve. Per fortuna è intervenuta l’Europa approvando l’AI Act, il regolamento europeo (primo al mondo) che si occupa del settore in modo strutturale e il cui scopo è: “promuovere l’adozione di un’intelligenza artificiale antropocentrica e affidabile e garantire un elevato livello di protezione della salute, della sicurezza, dei diritti fondamentali………. sostenendo al tempo stesso l’innovazione”. Ci si aspetta, adesso, un regolamento conclusivo entro la fine dell’anno, con l’accordo finale tra le tre istituzioni: Commissione, Consiglio, Parlamento. Ma a dire il vero già nel maggio del 2019 (precisamente 22 maggio del 2019) l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) aveva già emanato una “Recomendation on Artificial Intelligence”. La Raccomandazione era stata elaborata sotto la guida di 50 esperti e rappresentava la prima serie di linee guida politiche sull’AI, ed individuava 5 principi complementari basati su una gestione responsabile dell’AI:

  • Crescita inclusiva, sviluppo sostenibile, welfare
  • Valori umani e correttezza
  • Trasparenza e comprensibilità
  • Solidarietà, sicurezza e incolumità
  • Responsabilità.

Subito dopo l’Europa, è intervenuta anche l’UNESCO, che il 7 settembre di quest’anno ha pubblicato la “Guidance for generative AI in education and research”. Lo scopo della guida è quello di: “Supportare i paesi nell’attuazione di azioni immediate, pianificare politiche a lungo termine e sviluppare la capacità umana per garantire una visione delle nuove tecnologie incentrata sull’uomo”. La guida si divide in sei capitoli che vanno da cos’e l’Ai alle questioni etiche e alle regole circa l’uso creativo nell’educazione. Interessante l’ultimo capitolo intitolato: “Raccomandazioni per i prossimi scenari” poiché offre spunti interessanti per incentivare e creare una cultura dell’apprendimento permanente, equa e solidale e della cittadinanza responsabile. 

“Intelligenza artificiale generativa e il futuro dell’educazione” è questo il titolo di un prezioso documento elaborato dalla Vice Direttrice Generale UNESCO, con delega per l’educazione,  Stefania Giannini sulle nuove sfide ai processi di apprendimento. L’IA, come ha dichiarato la Giannini, pone sicuramente nuove prospettive per l’Educazione, ma nel documento, l’UNESCO ribadisce la necessità impellente di agire al più presto per integrare queste nuove tecnologie secondo un modello umano ben regolamentato da linee guida. Ultima tappa di questo nostro excursus: lo scorso settembre la questione AI è arrivata sul tavolo dell’Assemblea Generale dell’ONU. Dopo l’Europa, la politica mondiale, consapevole di avere sbagliato vent’anni fa, a non imporre limiti e attribuire responsabilità alle reti social, si vuole attrezzare per fissare rapidamente dei limiti, perché a differenza di quella dei social network come facebook e you tube che ha richiesto qualche anno per diffondersi  a livello planetario, la tecnologia dell’IA avanza rapidamente e cambia le regole del gioco in molti campi: dall’informazione ( e disinformazione) alla medicina( con la possibilità di arrivare molto più rapidamente a nuove cure o a creare micidiali virus da laboratorio) fino ad un impatto sulla politica ancora da scoprire. All’unisono è emersa l’esigenza di creare una Governance globale. Il riferimento quasi ossessivo è stato alle prossime elezioni presidenziale negli USA 2024 e del Parlamento Europeo, ed al rischio che l’unione AI / disinformazione possa inquinare in modo irreversibile il dibattito pubblico.

 Agata Gueli

Il costrutto della Dirigenza umanistica

Un articolo di approfondimento sul costrutto ideato da Ottavio Fattorini


La storica rivista di UCIIM, “La scuola e l’uomo”, dedica uno spazio di approfondimento allo stile della Dirigenza umanistica, con un articolo curato dai dirigenti Ottavio Fattorini e Giovanni Cogliandro.

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo di seguito l’intero articolo.

Così non va!

Rapporto ASviS 2023: in Italia lo sviluppo sostenibile arretra e solo un profondo cambiamento delle politiche pubbliche può invertire questa tendenza


Si è svolta giovedì 19 ottobre presso la Sala dell’Acquario romano in Piazza Manfredo Fanti 47 a Roma la conferenza stampa di presentazione dell’ottava edizione del Rapporto ASviS, lo studio dedicato dalla Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile all’analisi delle politiche e dei risultati ottenuti dal nostro Paese, nel quadro europeo, per il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 e assunti come impegno dall’Italia.

Il Rapporto 2023, grazie al contributo dei mille esperti ed esperte delle oltre 320 organizzazioni aderenti all’Alleanza, fornisce un quadro delle iniziative introdotte nel mondo, in Europa e in Italia a favore dello sviluppo sostenibile, permettendo di fare una valutazione ragionata a metà del percorso dell’Agenda 2030, individuando le aree che richiederanno interventi decisi, tramite proposte articolate dai Gruppi di lavoro dell’Alleanza.

Per consentire all’Italia di attuare l’Agenda 2030, firmata da 193 Paesi delle Nazioni unite, è necessario infatti modificare significativamente le politiche pubbliche, nazionali ed europee, le strategie del settore privato e i comportamenti individuali e collettivi. L’urgenza è dettata dalle numerose crisi, a partire dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina, che hanno pesato negativamente sugli sforzi fatti dal 2015 a oggi.

A metà del percorso verso l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, l’Italia mostra forti ritardi e rischia di non rispettare gli impegni assunti nel 2015 in sede Onu: rispetto al 2010, per otto dei 17 Obiettivi (Sustainable Development Goals – SDGs) si registrano contenuti miglioramenti, per sei la situazione è peggiorata e per tre è stabile. Guardando ai 33 Target valutabili con indicatori quantitativi, solo per otto si raggiungerà presumibilmente il valore fissato per il 2030, per quattordici sarà molto difficile o impossibile raggiungerlo, per nove si registrano andamenti contraddittori, per due la mancanza di dati impedisce di esprimere un giudizio. I ritardi accumulati potrebbero essere in parte recuperati, ma bisogna attuare con urgenza e incisività una serie di interventi e di riforme, come peraltro l’Italia si è impegnata a fare nel corso del Summit Onu del 18-19 settembre scorso. È ora di trasformare le promesse in atti concreti, ma il tempo a disposizione è molto limitato.

Nella settimana in cui andremo a celebrare le migliori proposte didattiche realizzate sul tema dell’Obettivo 16 dell’Agenda 2030, mettiamo a disposizione i documenti del Rapporto, con la fiducia che diventino strumento di lavoro didattico, oltre che occasione di iniziativa per le comunità scolastiche.

Il diritto alla memoria, il dovere della testimonianza


Franco Scaglia, in un suo romanzo, scrive che “senza memoria non c’è vita. La nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, il nostro agire. Senza di essa non siamo nulla.” Come non concordare con questo pensiero?
La società ha bisogno di “ricordare” la sua storia, compresi quegli eventi che hanno devastato le vite di molte persone, con lo scopo di imparare dal passato e di non ripetere gli errori dei quali essa può essere stata responsabile. La memoria può servire come segnale d’allarme alla società: ci può mostrare come l’azione o la passività umana, il bigottismo, il razzismo, l’intolleranza e altri comportamenti relativamente comuni possono condurre, in determinate circostanze, ad eventi veramente terribili, come le guerre. La connessione tra la memoria e i diritti umani deve essere estesa sia al passato che nel futuro perché, quando si parla di memoria, guardare al futuro è altrettanto importante, e molto spesso troppo trascurato.
La voce culturale e la memoria, che scaturisce e si raccoglie nella scuola, è stata affidata spesso al ricordo dei protagonisti, dei testimoni o dei ricercatori. Fare Memoria a scuola non è semplicemente ricordare il passato. Fare Memoria è conoscere le storie del passato perché quelle storie diventino nostre. È provare empatia con quanto accaduto perché si possa arrivare, di conseguenza, a cambiare noi stessi. E a cambiare il presente. La memoria è dunque un momento centrale nella vita delle persone e di una nazione, e dobbiamo fare in modo che si arricchisca e si diffonda sempre più.
Uno dei punti cardine di questo percorso è certamente il ruolo educativo dei testimoni nella formazione di una memoria collettiva che renda partecipi a tali esperienze le giovani generazioni. Come passare e tramandare la memoria è il nodo del rapporto tra le generazioni, è l’ordito di una trama di storia da proporre ai nostri giovani. Il futuro si prospetta denso di problemi tra i vari paesi del mondo e nella nostra Europa: i giovani cittadini europei devono essere formati ad affrontare il domani con gli strumenti culturali, cognitivi, critici e creativi che la Scuola ha il compito di fornire.
Ricordare e trasmettere la memoria è un impegno arduo, soprattutto in una società immersa nel presente e dominata dalla velocità. Si avverte sempre più l’esigenza di non restare, in questa circostanza, nei recinti consolidati, prigionieri di parole e di modalità di trasmissione che appaiono paradossalmente necessarie, ma al tempo stesso non del tutto efficaci, quando ci si trova di fronte al compito non facile di raccontare ai giovani e ai giovanissimi. Questo passato è spesso da loro percepito come distante e poco decifrabile, ma è importante che la comunità si assuma il carico di trasmettere la memoria, perché questa è in realtà indispensabile per orientarsi nel mondo e implica scelte decisive per il presente.
L’EIP Italia, Ass. Scuola Strumento di Pace ha sempre sostenuto il valore della memoria, che costituisce un tassello importante nella crescita e nella formazione delle giovani generazioni, come dimostrano le sue iniziative e le sue attività didattico-formative. L’EIP Italia, Sezione Italiana di “Ecole Instrument de Paix”, Organizzazione Non Governativa riconosciuta dall’UNESCO e dal Consiglio d’Europa, con statuto consultivo presso l’ONU, oggi ETS, è attiva sul territorio nazionale dal 1972, con lo scopo di favorire e promuovere l’insegnamento dei Diritti dell’Uomo e della pace mondiale per mezzo della scuola, anche attraverso la valorizzazione dell’Insegnamento dell’Educazione civica e dei valori della Costituzione italiana; mediante corsi di formazione e aggiornamento per docenti e dirigenti, volti a promuovere una corretta metodologia per l’insegnamento dei diritti umani, anche attraverso modalità didattiche innovative.

Fondamentale per noi di EIP in Campania è stato sempre realizzare progetti ed attività formative per i giovani perché è attraverso di loro che la riconciliazione e il dialogo dovrebbero essere esercitati. Ed è stato proprio nell’ambito di queste attività nelle scuole che, grazie al coinvolgente impegno della professoressa Elvira D’Angelo, nostra referente presso l’I.C. Casanova-Costantinopoli, abbiamo avuto, come associazione ed ente di formazione, ma soprattutto come persone, la fortuna e l’onore di conoscere Antonio Amoretti. Egli è stato per lungo tempo presidente della sezione napoletana dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, la storica organizzazione fondata dai combattenti della Guerra di Liberazione per preservare la memoria della Resistenza. Fin dai primi anni Duemila in forza di un protocollo di intesa con l’USR della Campania, sottoscritto dall’ANPI di Napoli, ma che negli anni si è rafforzato anche a livello nazionale con il Ministero dell’Istruzione, Amoretti ha sempre insistito molto sul trasmettere la consapevolezza dell’antifascismo alle nuove generazioni. Non si contano gli incontri che, nel corso di decenni, il partigiano delle Quattro Giornate ha tenuto nelle scuole di primo e secondo grado della Campania assieme ad altri superstiti di quella stagione, come Gennaro di Paola ed Ettore Bonavolta.
La sua missione, come lui stesso amava dire, era andare nelle scuole e raccontare ai ragazzi di oggi che cosa erano state le Quattro Giornate e diffondere i valori della Resistenza e della libertà. Quelle incredibili giornate di resistenza a Napoli le aveva raccontate in numerosi incontri in cui L’EIP Campania e l’ANPI di Napoli hanno collaborato in moltissime scuole e sono state presenti in tantissimi eventi, dal 2011 in avanti. Ne cito solo alcune: Sala Silvia Ruotolo della V Municipalità, Scuola sec. G. Gigante, Scuola sec. Pirandello-Svevo, Liceo I. Kant di Melito. Soprattutto presso l’I.C. Casanova-Costantinopoli per oltre un decennio si sono susseguiti eventi e incontri formativi, sostenuti dai dirigenti scolastici e docenti attenti e motivati, come è avvenuto, da ultimo, con la realizzazione della Mostra fotografica-documentale” Together for Peace” nel novembre 2022.
In un periodo in cui i testimoni diretti vengono a mancare, abbiamo avuto la fortuna di raccogliere la testimonianza diretta di Amoretti per capire che cosa fosse accaduto al paese prima del totalitarismo fascista, durante e dopo, fino al momento delle Quattro Giornate di Napoli. Abbiamo potuto cogliere il senso profondo della storia, in cui vi sono dei momenti particolari dove nelle persone nasce la paura, l’indifferenza e l’odio, che sfocia inevitabilmente nella violenza, prima verbale e poi fisica.
Le Quattro Giornate di Napoli sono parte di una memoria viva e costante come antidoto a non abbassare mai la guardia sugli eventi storici in corso, a preservare la memoria come esperienza viva che cambi in meglio le persone, scacciando via la paura del diverso, dell’indifferenza verso gli altri, e l’odio in tutte le sue forme, a partire da quella verbale, oggi purtroppo tanto diffusa grazie ai social, che costituisce il focolaio che accende l’incendio della violenza.
Ultimo testimone delle Quattro Giornate, Antonio ha tenuta accesa la fiaccola della Memoria, raccontando, specialmente ai giovani, di quei giorni di settembre del 1943, ottant’ anni fa, quando un popolo intero, ribellatosi al giogo nazifascista, diede inizio alla Resistenza italiana.
Il monito di Amoretti sta ancora lì a ricordarci l’impegno di chi ha combattuto per la pace, per la liberazione dal nazifascismo e l’emancipazione delle classi lavoratrici.

Prof.ssa PAOLA CARRETTA
ex dirigente scolastica, Direttivo Eip Italia, Delegata regionale Eip Campania

Gocce di didattica digitale

La piattaforma “salva-insegnanti” sviluppata da TUTTOSCUOLA


Tra le tante proposte di dotazioni digitali per il PNRR Scuola 4.0, segnaliamo un vero “salva-insegnanti”: qualcosa che li può realmente supportare nel creare lezioni innovative utilizzando le attrezzature tecnologiche che verranno acquistate.

Si chiama “Teaching drops, GOCCE DI DIDATTICA DIGITALE”: una piattaforma con video brevi e fruibili che guidano passo passo alla costruzione delle lezioni, con suggerimenti chiari e operativi. 

Il know how che serve per rendere questi investimenti fruttuosi, perché “abilita” a una didattica innovativa con il digitale (evitando il rischio che restino in buona parte inutilizzati…).

Trattandosi di contenuti digitali, possono essere inseriti nella voce “Spese per dotazioni digitali” (min 60%). Un aiuto concreto ai docenti, in particolare quelli meno “tecnologici” (e anche un modo per “togliere la scusa” di non essere formati e pronti a utilizzare le nuove dotazioni).

Per saperne di più: https://tuttoscuola.ac-page.com/contenuti-digitali-didattica

Per chi è interessato è possibile organizzare con Tuttoscuola una breve dimostrazione del prodotto via webinar.

“Teaching drops, GOCCE DI DIDATTICA DIGITALE” include anche un modulo per costruire un curricolo digitale integrato da inserire nel PTOF.

Il modulo contiene suggerimenti pratici e operativi, materiali e tracce testuali, che forniscono un supporto alla stesura del curricolo digitale verticale di Istituto previsto dal PNSD (e promosso dal nuovo Documento del MIM propedeutico all’aggiornamento del PNSD, pag. 18), con possibilità di adattarlo alle caratteristiche e alle scelte del proprio Istituto.

Mi sono sempre piaciute le storie

Pubblicata una Antologia di racconti di Anna Paudice


“Ognuno ha una favola dentro che non riesce a leggere da solo. Ha bisogno di qualcuno che, con la meraviglia e l’incanto negli occhi, la legga e gliela racconti” (Pablo Neruda).
La citazione scelta per presentare l’antologia di racconti di Anna Paudice, insegnante e membro del Comitato direttivo EIP Italia, esprime in modo pieno l’esperienza in cui viene trasportato il lettore di questo libro, agile e potente.

Nove racconti, nove scene di vita solo apparentemente quotidiana nelle quali la raffinata sensibilità dell’autrice trasforma ricordi e incontri in un modo per fare i conti con temi vitali, mantenendo lo sguardo discreto di chi osserva per comprendere.

Così, tra i vicoli di Anguillara, ci si ritrova a parlare delle scelte radicali che cambiano la vita (Il filo di Arianna), nelle telefonate tra madre e figlia (La lontananza) ci si confronta con le radici personali e la malinconia delle perdite, mentre ai tavolini di un bar si possono incontrare storie di vita intense (Amelia).

Un tema sembra emergere in modo trasversale ed è l’esigenza di confrontarsi con l’esigenza di cambiare ed evolvere per affrontare i momenti di passaggio della vita.

Forse (e anche) una suggestione per i percorsi di orientamento che vedranno la luce nel prossimo anno scolastico.

Booktrailer

https://store.dantebus.com/ebook/mi-sono-sempre-piaciute-le-storie

https://www.mondadoristore.it/Mi-sono-sempre-piaciute-storie-Anna-Paudice/eai979125558224/

https://www.ibs.it/mi-sono-sempre-piaciute-storie-ebook-anna-paudice/e/9791255582243?queryId=d5e1a0cbb757e71ba93fe60c8d40a7c6

https://www.kobo.com/it/it/ebook/mi-sono-sempre-piaciute-le-storie