Sviluppo sostenibile, diritti e pace: la bussola del Rapporto ASviS 2026 in un mondo instabile

Di fronte alla corsa al riarmo, alle crescenti disuguaglianze e alle emergenze climatiche, il nuovo “Rapporto di Primavera” dimostra come l’attuazione dell’Agenda 2030 sia l’unica vera strategia per garantire la giustizia sociale e un futuro stabile


Viviamo in un’epoca segnata da crisi multiple e intrecciate, caratterizzata da conflitti armati, instabilità geopolitiche, disuguaglianze crescenti ed emergenze ambientali che producono effetti diretti sulle nostre società e colpiscono le popolazioni nelle loro vulnerabilità. In questo contesto di profonda incertezza, il nuovo “Rapporto di Primavera 2026: Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050” dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) lancia un messaggio inequivocabile: lo sviluppo sostenibile rappresenta l’unica risposta strutturale alle crisi del nostro tempo, compresa la crisi della pace e dei diritti fondamentali.

Multipolarismo senza multilateralismo e spesa militare
Il Rapporto evidenzia come a livello globale si stia conducendo una vera e propria “guerra al futuro”, in un mondo in cui tragicamente “la legge del potere prevale sul potere della legge”. L’aumento dei conflitti e il ricorso alle armi economiche e militari sono accompagnati da continui attacchi alle organizzazioni multilaterali e al diritto internazionale.
Un tema centrale per chi si occupa di educazione alla pace è la denuncia, contenuta nel documento, della corsa al riarmo. Il Rapporto sottolinea come l’aumento globale della spesa militare stia compromettendo gravemente gli investimenti nello sviluppo sostenibile e nella costruzione di una pace durevole, in palese contraddizione con gli impegni assunti a livello internazionale. Anche in Italia, la Legge di Bilancio 2026 ha previsto un aumento significativo delle spese militari: il budget del Ministero della Difesa ha raggiunto i 32,4 miliardi di euro, segnando un +64% rispetto al 2017, con la cifra record di 13,1 miliardi destinati a nuovi sistemi d’arma. A fronte di queste scelte, il Rapporto ASviS esorta l’Italia ad assumere un ruolo più attivo nella promozione della pace, nella prevenzione dei conflitti e nel rispetto del diritto internazionale.

Disuguaglianze e diritti umani: dalle migrazioni alla giustizia sociale “Non c’è pace senza giustizia”. Il testo richiama il Rapporto sulla disuguaglianza globale, avvertendo che un mondo che tollera disuguaglianze sempre più ampie non può sperare di raggiungere una pace duratura o la sostenibilità. La concentrazione di ricchezza e potere alimenta un senso di ingiustizia e frustrazione che mina la coesione democratica.
Sul fronte dei diritti umani, il Rapporto accende un faro sulle politiche migratorie europee e italiane. Le morti in mare e i maltrattamenti alle frontiere minacciano i valori democratici e l’uguaglianza. Viene inoltre ribadita la necessità di applicare rigorosamente la due diligence sui diritti umani negli accordi con Stati terzi, raccomandando ad esempio una moratoria sui rimpatri in Libia finché non saranno garantite adeguate tutele.
All’interno dei confini nazionali, la povertà e l’esclusione sociale restano a livelli allarmanti, coinvolgendo oltre 13 milioni di persone, con un impatto devastante soprattutto su donne, madri sole, stranieri e residenti nel Mezzogiorno.

Nuovo patto tra generazioni e parità di genere
L’educazione ai diritti passa anche attraverso l’eliminazione delle discriminazioni strutturali. Il motto dell’Agenda 2030 è “nessuno sia lasciato indietro”, ma nei fatti sono proprio le donne ad essere sistematicamente lasciate indietro in tante dimensioni dello sviluppo, dal reddito all’occupazione. Il tasso di occupazione femminile italiano (57,4%) resta lontano dagli obiettivi europei, gravato da lavoro povero, part-time involontario e carenza di servizi di cura.
Tuttavia, un passo avanti cruciale per la tutela dei diritti è l’introduzione nell’ordinamento italiano, fortemente sostenuta da ASviS, della Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) e della Valutazione di Impatto di Genere (VIGE) per le nuove leggi. Questi strumenti riconoscono che le decisioni pubbliche non sono neutre e obbligano la politica a valutare preventivamente gli effetti delle leggi sulle donne e sulle generazioni future, tutelando i loro diritti prima che vengano compromessi.

Agire ora per il futuro
I dati proiettati al 2030 offrono un “bagno di realtà”: l’Italia rischia di mancare gran parte degli obiettivi quantitativi dell’Agenda 2030, in particolare per quanto riguarda povertà, disuguaglianze, risorse idriche ed ecosistemi.
Per invertire la rotta, serve opporre alla frammentazione attuale una vera e propria cooperazione basata su un “realismo basato sui valori”, ovvero sul rispetto dei diritti umani, dello sviluppo sostenibile e della solidarietà. L’educazione alla pace e ai diritti trova nel nuovo Rapporto ASviS non solo una base di dati incontrovertibile, ma uno strumento di advocacy per chiedere alla politica di rimettere al centro l’Agenda 2030, trasformando la sostenibilità e la giustizia nell’unica vera strategia per costruire il futuro.


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