A Napoli la presentazione de Lo Cunto de li Cunti riscritto da Elio Pecora

Il 22 ottobre 2025 alle ore 17:30 si terrà a Napoli, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (Via Monte di Dio 14), la presentazione del volume Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile nella riscrittura in lingua italiana contemporanea curata dal poeta Elio Pecora, edito da Bibliotheka Edizioni.
L’evento, organizzato in collaborazione con l’Associazione Eleonora Pimentel e La Tela del Mediterraneo, vedrà gli interventi di Peppe Barra, Esther Basile, e Daniela Marcheschi.
Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille, considerato da Benedetto Croce “il più bel libro italiano barocco” , è una raccolta di cinquanta fiabe scritte in napoletano da Giambattista Basile (1566-1632). L’opera, nota anche con il titolo postumo de Il Pentamerone, ha influenzato scrittori di fiabe come Perrault e i fratelli Grimm.
Un libro bellissimo, ma ignorato
Nonostante la sua importanza, l’opera di Basile resta oggi un “libro bellissimo, gustosissimo, famosissimo… ma ignoto proprio in quanto libro”: noto di nome ma non di fatto in Italia, a differenza di paesi come la Germania e l’Inghilterra.
Il testo originale, scritto in un dialetto napoletano di ardua comprensione anche per i napoletani stessi, risulta di difficile lettura. Già Benedetto Croce, traducendolo nel 1925, si proponeva di toglierlo dall’angusta cerchia degli eruditi per farlo entrare nella letteratura nazionale.
La scelta di Elio Pecora: restituire il godimento ai “peccerille”
Il poeta salernitano Elio Pecora, amico di EIP Italia e Presidente di Giuria per diversi Concorsi indetti dalla nostra associazione, ha accettato la “sfida di italianizzare il napoletano del cunto basiliano” , riscrivendo le 50 fiabe nella lingua italiana di oggi. Il suo intento non è competere con i testi precedenti, ma consegnare al lettore moderno il proprio godimento per queste straordinarie narrazioni.
Pecora ha sottolineato che il titolo originale scelto da Basile, Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille, indica che l’autore “non si rivolgeva ai grammatici ma ai bambini, ai ragazzi”. La sua riscrittura mira a restituire fedelmente questo proposito, confidando nel piacere della lettura che travalica la napoletanità barocca e ogni dotto riferimento, senza note o dissertazioni filologiche.
Osceno, riso, e l’eternità dell’uomo
Le storie di Basile sono descritte come “oscene e allegre, divertenti e maledicenti, meravigliose e orrende”, che vogliono solo spaventare e divertire, senza la pretesa di istruire o migliorare il lettore. La lingua usata da Basile è “lussuosa, spregiudicata, sfolgorante, colma di umori e di invenzioni”, dove “l’osceno e il riso si confondono”.
L’opera contiene un “gran divertimento” ma anche tragedia, dramma, crudeltà e la concretezza del corpo (organi sessuali, sangue, viscere, feci) e l’abbondanza di cibo: elementi mantenuti nella loro immediatezza anche attraverso la scelta di utilizzare i termini più espliciti, così come doppi sensi e allusioni.
Per Pecora, in Basile non c’è attualità, ma l’eternità dell’uomo, delle sue paure e delle sue gioie. I suoi racconti “insegnano a superare terribili paure… per arrivare al lieto fine, alla metamorfosi salvifica”.
La parola, quando usata nel modo più originale, è “educatrice, pedagogica, purificatrice”.
La riscrittura di Pecora, quindi, rende accessibile al lettore di oggi un libro di ieri e di sempre , rispettando la sua meravigliosa sostanza.





