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Valutazione nella scuola primaria in Italia: appunti su origini e sviluppo degli studi sulla valutazione scolastica – terza parte

Costruire una cultura della valutazione


Per gentile concessione dell’autrice, pubblichiamo alcuni in tre parti un approfondimento sulla valutazione nella scuola primaria tratto dalla tesi di Laurea Magistrale in Psicologia del lavoro e del benessere organizzativo della dott.ssa Antonia Carla Greco (relatore la prof.ssa Gabriella Agrusti).
Il lavoro di ricerca, intitolato Analisi sui bisogni di formazione nella scuola primaria: tra andragogia e pedagogia, si è proposta di indagare i bisogni formativi dei docenti della scuola primaria e comprendere come siano state accolte ed assimilate le innovazioni relative alla valutazione degli alunni, così come indicate dall’O.M. n. 172 del 2020.
Tale ricerca è stata condotta tramite interviste ai dirigenti scolastici e ai docenti, con il coordinamento della prof.ssa Valeria Damiani, a cui sono state poste domande circa le innovazioni intervenute ed i bisogni che ne sono scaturiti.


Le Indicazioni nazionali per il curricolo del 2012, nel confermare i principi di riferimento espressi dal D.P.R. n. 122 del 2009, esplicitano il valore prioritariamente formativo della valutazione come strumento che precede, accompagna e segue i percorsi curricolari e come stimolo al miglioramento continuo. In particolare, per la scuola primaria viene messa in evidenza la necessità di costruire un ambiente di apprendimento finalizzato anche a promuovere la consapevolezza del proprio modo di apprendere, soprattutto attraverso l’analisi degli errori e delle difficoltà incontrate, la comunicazione consapevole del raggiungimento dei traguardi di apprendimento, la riflessione sui risultati e la valutazione dei progressi.

Il Regolamento sulla valutazione attualmente vigente è il D. Lgs n. 62 del 2017, attuativo della delega contenuta nella Legge n. 107 del 2015 e costituisce la norma di riferimento in campo valutativo e certificativo per il primo ciclo di istruzione. Definisce l’oggetto e la finalità della valutazione e della certificazione, che possono così sintetizzarsi:
– ha finalità formativa ed educativa;
– sostiene l’individuazione delle potenzialità e delle carenze di ciascuno studente;
– concorre al miglioramento degli apprendimenti;
– concorre al miglioramento dei livelli di conoscenza;
– concorre al raggiungimento del successo formativo;
– contribuisce allo sviluppo dell’apprendimento permanente;
– ha funzione di documentazione dello sviluppo personale;
– promuove nello studente la capacità di autovalutazione in relazione alla acquisizione di conoscenze, abilità e competenze;
– deve essere coerente con l’offerta formativa dell’Istituzione scolastica, riferendosi dunque a quanto previsto dalla Normativa ordinamentale, al curricolo di Istituto e alle eventuali personalizzazioni dei percorsi di insegnamento/apprendimento.

Questi concetti richiamano in parte quelli già espressi dal D.P.R. n. 122 del 2009, ma, nella prassi, aprono ad una visione diversa che ha avuto come esito l’O.M. n. 172 del 2020. 
Infatti, in deroga all’articolo 2 comma 1 del D. Lgs. n. 62 del 2017, che prevedeva l’utilizzo del voto numerico nella valutazione disciplinare per tutto il primo ciclo di istruzione, dall’anno scolastico 2020-2021, in virtù della Legge n. 41 del 2020, di conversione al testo del D.L. n. 22 del 2020, la valutazione finale degli apprendimenti degli alunni delle classi della scuola primaria, per ciascuna delle discipline di studio previste dalle indicazioni nazionali per il curricolo è espressa attraverso un giudizio descrittivo riportato nel documento di valutazione e riferito a differenti livelli di apprendimento, secondo termini e modalità definiti con ordinanza del Ministro dell’istruzione (art. 1, c. 2 bis).

Le ragioni che hanno condotto a questo passaggio sono:
– possibilità di rappresentare in modo trasparente i processi cognitivi, metacognitivi, emotivi e sociali;
– esigenza di descrivere in modo analitico e affidabile il livello raggiunto dallo studente nelle diverse dimensioni che caratterizzano l’apprendimento;
– necessità di riconoscere la dimensione di progressività nella costruzione delle conoscenze da parte degli studenti;
– necessità di sostenere la motivazione al miglioramento e al successo formativo.

L’approccio di carattere criteriale sotteso alle previste prescrizioni consente di comunicare all’allievo “dove si trova” rispetto all’obiettivo perseguito e si contrappongono a quelli normativi che invece confrontano la prestazione del singolo con quella di altri individui che appartengono allo stesso gruppo (Agrusti, 2021, p.28).
Le modalità concrete sono state definite con l’O. M. n. 172 del 2020 e le allegate Linee Guida. Essa afferma che La valutazione degli apprendimenti delle alunne e degli alunni della scuola primaria, […] concorre, insieme alla valutazione dell’intero processo formativo, alla maturazione progressiva dei traguardi di competenza definiti dalle Indicazioni Nazionali ed è coerente con gli obiettivi di apprendimento declinati nel curricolo di istituto.

Le funzioni della valutazione sono:
valutazione iniziale: è di ingresso, per rilevare le conoscenze possedute e motivare all’apprendimento (assessment as learning), di individuazione dei prerequisiti e predittiva;
valutazione intermedia: è formativo-diagnostica, per individuare le lacune (assessment for learning), quotidiana e non necessariamente giudicante; 
valutazione finale: è sommativa (assessment of learning) e prognostica.

Le modalità attuative possono essere così sintetizzate:
A. la valutazione in itinere, in coerenza con i criteri e le modalità di valutazione definiti nel Piano triennale dell’Offerta Formativa, resta espressa nelle forme che il docente ritiene opportune e che restituiscano all’alunno, in modo pienamente comprensibile, il livello di padronanza dei contenuti verificati; tuttavia si ritiene che solo un breve giudizio descrittivo restituisca effettivamente al discente il quadro della propria evoluzione;
B. la valutazione periodica e finale degli apprendimenti è espressa, per ciascuna disciplina, compreso l’insegnamento trasversale di educazione civica, attraverso un giudizio descrittivo riportato nel documento di valutazione, nella prospettiva formativa della valutazione e della valorizzazione del miglioramento degli apprendimenti;
C. i giudizi descrittivi sono riferiti agli obiettivi oggetto di valutazione definiti nel curricolo d’Istituto, e sono riportati nel documento di valutazione;
D. nel curricolo di Istituto devono essere indicati, per ciascun anno di corso e per ogni disciplina, gli obiettivi di apprendimento oggetto di valutazione periodica e finale, riferiti alle Indicazioni nazionali, con particolare attenzione agli obiettivi disciplinari e ai traguardi di sviluppo delle competenze;
E. i giudizi descrittivi sono correlati ai seguenti livelli di apprendimento, in coerenza con i livelli e i descrittori adottati nel Modello di certificazione delle competenze e riferiti alle dimensioni indicate nelle Linee guida: 
a. in via di prima acquisizione; 
b. base;
c. intermedio; 
d. avanzato;
F. i criteri di valutazione sono definiti da ciascuna Istituzione scolastica e vengono inseriti nel PTOF;
G. per garantire la trasparenza del processo di valutazione, con particolare riferimento alle famiglie non italofone, ciascuna Istituzione scolastica adottano adeguati strumenti e modalità di interazione con le famiglie.

Le Linee Guida specificano il significato dei livelli di apprendimento e gli aspetti caratterizzanti:autonomia:
– è riferita al comportamento manifesto che esplicita l’apprendimento ed è considerata completa quando non è previsto alcun intervento diretto da parte del docente;
– tipologia della situazione: è riferita al fatto di essere già precedentemente conosciuta dallo studente, denotando la capacità del medesimo di utilizzare conoscenze, abilità e competenze in contesti differenziati;
– risorse mobilitate per portare a termine il compito: sono riferite alla capacità di utilizzare quelle messe a disposizione dal docente, ovvero altre, presenti nella situazione concreta o già apprese;
– continuità nella manifestazione dell’apprendimento: è riferita alla frequenza di manifestazione dei comportamenti appresi.

Per quanto riguarda gli esiti della valutazione finale, l’O. M. n. 172 del 2020 non apporta modifiche a quanto previsto dal Regolamento vigente. L’ammissione alla classe successiva, in sede di valutazione finale, viene deliberata dai docenti contitolari, nel corso dello scrutinio finale presieduto dal dirigente scolastico o da un suo delegato, anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione (D. lgs. n. 62 del 2017, art. 3). In tale situazione, come anche nelle valutazioni periodiche che riscontrano questi livelli di apprendimento, è compito di ciascuna Istituzione scolastica attivare specifiche strategie finalizzate al miglioramento dei livelli di apprendimento.

L’eventuale non ammissione all’anno scolastico successivo può essere disposta dai docenti contitolari della classe alle seguenti condizioni:
– assunzione della decisione all’unanimità;
– presenza di casi eccezionali;
– presenza di una specifica motivazione.

Il Documento di valutazione, secondo quanto previsto dal D. Lgs. n. 62 del 2017, viene predisposto da ciascuna Istituzione scolastica nella propria autonomia, per attestare i risultati del percorso formativo di ciascun alunno mediante la descrizione dettagliata dei comportamenti e delle manifestazioni dell’apprendimento rilevati in modo continuativo (Linee Guida). Anche nella forma grafica tale documento deve comunque contenere, obbligatoriamente, i seguenti elementi:
– disciplina;
– obiettivi di apprendimento (anche per nuclei tematici);
– livello raggiunto;
– giudizio descrittivo.

Nel giudizio descrittivo dovrebbero essere chiaramente espressi i criteri utilizzati per differenziare i diversi livelli, che possono opportunamente essere inseriti attraverso una apposita legenda.
Le Linee Guida riportano alcuni esempi, segnalandoli come base per il lavoro di sviluppo da parte delle singole scuole. Si riporta l’esempio di giudizio descrittivo articolato:

In relazione alla situazione degli alunni con disabilità e con disturbi specifici dell’apprendimento, l’O. M. n. 172 del 2020, in continuità con quanto previsto dal D. Lgs. n. 66 del 2017 e dalla L. n. 170 del 2010, indica che la valutazione debba essere espressa con giudizi descrittivi in base al Piano Educativo Individualizzato, predisposto dai docenti contitolari della classe e, per gli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento, la valutazione degli apprendimenti debba tenere in considerazione i piani didattici personalizzati (PDP).

Infine, la certificazione delle competenze al termine della scuola primaria descrive le competenze disciplinari e di cittadinanza acquisite dall’alunno, secondo quanto previsto dal D. M. n. 742 del 2017. Tale certificazione fa riferimento alle otto competenze per l’apprendimento permanente definite a livello europeo, il cui raggiungimento viene valutato attraverso una scala su quattro livelli (avanzato, intermedio, base, iniziale), ognuno dei quali descritto con indicatori esplicativi. 

Il Modello adottato per la certificazione delle competenze è quello nazionale di certificazione, come previsto dall’articolo 9, c. 3, del D. Lgs. n. 62 del 2017, che:
– si riferisce al profilo dello studente nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola;
– è ancorato alle competenze chiave individuate dall’Unione europea, così come recepite nell’Ordinamento italiano;
– descrive i diversi livelli di acquisizione delle competenze;
– valorizza eventuali competenze significative, sviluppate anche in situazioni di apprendimento non formale e informale;
– è coerente con il PEI per gli alunni con disabilità;
– indica, in forma descrittiva, il livello raggiunto nelle prove a carattere nazionale per ciascuna disciplina e certificazione sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese.

La tabella del Modello per la certificazione delle competenze è costituita da nove righe, otto corrispondenti alle competenze chiave europee (comunicazione nella madrelingua o lingua di istruzione, comunicazione nella lingua straniera, competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia, competenze digitali, imparare ad imparare, competenze sociali e civiche, spirito di iniziativa, consapevolezza ed espressione culturale) e al profilo dello studente, e una è costituita da uno spazio aperto, dove eventualmente indicare  competenze significative nello svolgimento di attività scolastiche e/o extrascolastiche. 

In tale quadro di riferimento va ripensata anche la didattica, in quanto il processo valutativo deve riguardare l’intero percorso di apprendimento del discente nei suoi progressi, nel suo andamento generale, nella sua performance.  Non più, pertanto, la valutazione della singola prova, che dovrebbe, comunque, prevedere sempre una fase metacognitiva per raggiungere la consapevolezza di quanto appreso o ancora da apprendere, per poter far emergere i processi da rilevare; di conseguenza, devono essere rivisti anche le modalità di verifiche e la strutturazione delle abilità messa in gioco. Le Linee Guida confortano il docente fino all’ultima fase del processo valutativo, cioè la strutturazione del giudizio finale: la modalità che appare più efficace è quella del giudizio descrittivo articolato, in quanto attraverso i processi individuati si capiscono i progressi compiuti dall’alunno per raggiungere la competenza auspicata. 

La comunicazione interna è fondamentale: in primo luogo verso gli alunni, che devono essere consapevoli del processo valutativo che li riguarda, attivando momenti che favoriscano la metacognizione e l’autovalutazione delle attività proposte; in secondo luogo verso le famiglie, per far comprendere il valore formativo della valutazione e come il giudizio non riguarda la valutazione della persona ma la valutazione del suo intero percorso formativo. Le Linee Guida ampiamente descritte richiamano più volte i concetti di obiettivo e competenza: in questa nuova ottica l’obiettivo è lo strumento attraverso il quale gli insegnanti orientano il percorso didattico dello studente per il raggiungimento delle proprie competenze. Ma ciò potrebbe anche essere rischioso perché gli insegnanti si potrebbero trovare alle prese con le vecchie griglie di obiettivi continuamente da aggiornare, perdendo di vista o mettendo in secondo piano, per mancanza di tempo, il processo evolutivo dell’alunno; altro pericolo riguarda la sostenibilità della lettura nel documento di valutazione che, se fosse appesantito da un numero eccessivo di obiettivi, rischierebbe di diventare per gli alunni poco comprensibile. A tal proposito le Linee Guida individuano un possibile accorpamento di obiettivi specifici sia in macro obiettivi che in aree, lasciando all’autonomia delle scuole la scelta più adatta al contesto di riferimento. Il D. Lgs. n. 62 del 2017 sintetizza tali indicatori e, all’articolo 2, evidenzia la valutazione dei processi formativi, che sono, appunto, le direttive che portano allo sviluppo delle competenze e che peraltro vanno osservati anche in itinere

L’inserimento di qualsiasi innovazione in un contesto organizzativo ha la necessità di essere supportata da azioni di accompagnamento, tanto più quando essa, come nel caso delle previsioni della O. M. n. 172 del 2020, si rivolge in modo trasversale a dirigenti scolastici e docenti, alunni e famiglie.
L’articolo 6 prevede, a questo proposito, le seguenti azioni:
progressività, autonomamente definita dalle singole Istituzioni scolastiche nell’applicazione di quanto previsto;
realizzazione per almeno un biennio di azioni di formazione finalizzate a indirizzare, sostenere e valorizzare la cultura della valutazione e degli strumenti valutativi nella scuola primaria, tenendo a riferimento le Indicazioni Nazionali.
La normativa di cambiamento sulla nuova valutazione ed il passaggio dal voto numerico ai livelli, ha provocato tra il corpo docenti disorientamento, perplessità e difficoltà, sia per la tempistica, repentina e radicale, sia perché non vi è stata alcuna sperimentazione preparatoria, né un conseguenziale monitoraggio. A ciò aggiungasi il fatto che tale cambiamento è avvenuto in pieno anno scolastico 2020/21, nello specifico a dicembre, quindi alla fine del primo quadrimestre, e con un rientro in presenza, dopo il lockdown, estremamente difficoltoso. A tali criticità si sono sommate le difficoltà di contenere il contagio da covid nelle aule didattiche e nella gestione del tempo scuola (Corsini, Felici & Gueli, 2023; Scierri, 2023).
Le prime iniziative di formazione sulla nuova valutazione, organizzate dal Ministero e dagli Uffici scolastici regionali, sulla base dell’attività svolta da gruppi di lavoro qualificati, risalgono a gennaio 2021. Sono state investite le Università che, grazie al contributo di docenti selezionati e altamente qualificati, hanno dato una risposta immediata al bisogno di formazione, per cercare di rispondere alle innumerevoli richieste pervenute dalle scuole di tutto il territorio nazionale. I tempi ristretti hanno imposto nell’immediatezza una organizzazione di corsi realizzati anche con registrazioni di webinar e condivisione di documenti sulla piattaforma dedicata (Corsini, Felici & Gueli, 2023).
Nella formazione si è evidenziato che la strutturazione dei livelli per la valutazione non riguarda solo il miglioramento degli apprendimenti degli alunni, ma anche la necessità degli insegnanti di esercitare un controllo maggiore sul proprio insegnamento; difatti, se un obiettivo è difficilmente raggiungibile in autonomia dal discente, nonostante il supporto dell’insegnante, probabilmente tale obiettivo andrà raggiunto con modalità differenti. Ed ancora, parrebbe che un errore presente, tuttora, sia il considerare i livelli come la “traduzione” della scala in decimi, anche per la resistenza di una parte degli insegnanti al riscontro descrittivo, considerato troppo complesso, e che richiede troppo dispendio di tempo.
Pertanto, è fondamentale, ai fini dell’organizzazione di piani di formazione continua, la risultanza dell’analisi dei bisogni emersi dai Focus Group, condotti da docenti altamente competenti nella materia, come analizzato nel capitolo a seguire, per sostenere il processo di crescita delle competenze del corpo docente. Tale processo indica il percorso circolare che dalla periferia delle pratiche del ruolo inteso come sapere, discrezionalità e incidenza sui processi, procede verso il baricentro del ruolo stesso. I piani di formazione continua che interessano i lavoratori devono tenere conto dell’esperienza professionale degli stessi, che si sviluppa nella relazione con gli altri. (Tomassini, 1998).
In questo contesto di trasformazione del lavoro, contrassegnato da incertezza, si evidenziano tutti i limiti di un’organizzazione rigida: oggi si deve lavorare con una mission, con obiettivi e risultati, che indica il criterio per la gestione dei processi di lavoro: tale capacità di iniziativa va intesa come abilità di adattare soluzioni ai problemi incontrati, mediante la formazione e le capacità tecnico professionali relative alle procedure lavorative già conosciute (De Terssac, 1993).
Pertanto, la formazione continua nel mondo del lavoro, come ampiamente descritto nel primo capitolo, avrà sempre più il compito di raggiungere la competenza strategica dell’imparare ad apprendere. Tale competenza, messa in evidenza dalle riflessioni in sede di Comunità Europea evidenzia la necessità di una crescita permanente dei saperi non solo dal punto di vista quantitativo ma anche qualitativo: “le abilità dell’imparare ad apprendere dipendono dai modi di rappresentare, sintetizzare, riorganizzare nozioni e informazioni e non solo dalla quantità accumulata dalle stesse” (Meghnagi, 2005, 121).


Per un mondo più giusto e pacifico

Su impulso di Luciano Corradini


Cari amici,
ricevo con animo preoccupato e pensoso di cui vi rendo partecipi, questo allarme, che viene da persone preparate e responsabili, con le quali continuo a collaborare, dopo anni vissuti al Ministero, con il prof. Antonio Papisca, a cui ora è dedicato i Centro di Ateneo per i diritti umani dell’Università di Padova, e dove ora il presidente è il suo allievo prof. Marco Mascia.
Essi fra le molte iniziative culturali e scientifiche a livello internazionale, hanno collaborato a tutte le iniziative ministeriali per mettere a punto l’educazione civica.
Questo grido d’allarme è ora chiaramente elaborato fra Università di Padova e Fondazione per la Pace Perugia Assisi, di cui è attualmente presidente e animatore da anni il dr. Flavio Lotti.
Nell’allegato si trovano tutti gli elementi per una puntuale formazione e per una motivata adesione.
Personalmente io ho partecipato alla marcia e al convegno tenutosi a Roma, in Piazza Campidoglio, il 17 luglio 1998.
Ne ho parlato, con altri autori, in “Annali della Pubblica istruzione”, con l’articolo Una nuova educazione civica (n. 3/4, pp. 101-117).
Avevo partecipato ad una marcia, per confluire nel luogo dove l’importanza mondiale della scelta che si stava per decidere veniva illustrata, tra gli altri, da Emma Bonino, Romano Prodi, Francesco Rutelli, Giovanni Conso.

Un caro saluto
Luciano Corradini


Oltre il giudizio. La valutazione come strumento di crescita nella scuola primaria

Corso di formazione EIP – UCIIM per docenti della scuola primaria in attuazione dell’Ordinanza Ministeriale 3/2025
Piattaforma SOFIA: 146323


Finalità generali
Il corso si propone di fornire ai docenti della scuola primaria gli strumenti teorici e metodologici per una piena comprensione ed efficace applicazione delle nuove disposizioni in materia di valutazione degli apprendimenti, introdotte dall’Ordinanza Ministeriale n. 3 del 9 gennaio 2025. L’obiettivo è promuovere una riflessione critica sul ruolo della valutazione nel processo formativo, con particolare attenzione alla sua funzione formativa e orientativa, in un’ottica di personalizzazione e inclusione.

Destinatari
Il corso è rivolto prioritariamente a docenti e/o dirigenti scolastici della scuola primaria statali e paritarie, fino all’occorrenza dei posti disponibili.

Obiettivi di competenza per i destinatari
Al termine del percorso formativo, i partecipanti saranno in grado di:
Comprendere il quadro normativo: Analizzare e interpretare l’O.M. n. 3/2025 in relazione al quadro di riferimento nazionale e internazionale sulla valutazione degli apprendimenti.
Padroneggiare i nuovi descrittori: Decodificare i nuovi giudizi sintetici e i relativi descrittori, operando una corretta trasposizione didattica in termini di obiettivi di apprendimento e criteri di valutazione.
Implementare la valutazione in itinere: Selezionare e utilizzare strumenti di valutazione in itinere, coerenti con le Indicazioni Nazionali e con il curricolo di Istituto, per rilevare le competenze chiave e i traguardi di sviluppo degli alunni.
Valorizzare la dimensione formativa: Integrare la valutazione formativa nella progettazione didattica, attraverso strategie di feedback, autovalutazione e peer assessment, per un accompagnamento personalizzato degli alunni nel loro percorso di crescita.
Comunicare efficacemente la valutazione: Redigere il documento di valutazione in modo chiaro e completo, utilizzando un linguaggio accessibile e trasparente nella comunicazione con le famiglie.

Durata e certificazione
12 ore di lezione in diretta con partecipazione online
8 ore di studio dei materiali e svolgimento di esercitazioni
Attestato di 20 di formazione certificata rilasciato da EIP Italia ETS, Ente accreditati dal MIM ai sensi della Direttiva 170/2016


Incontro 1
Il nuovo paradigma valutativo: analisi critica dell’O.M. n. 3/2025
martedì 11 marzo 2025 dalle 17.30 alle 19.30
Attività introduttive di formazione del gruppo
Analisi del contesto normativo: evoluzione del concetto di valutazione nella scuola primaria e degli studi sulla valutazione.
Analisi tecnica dell’O.M. n. 3/2025: giudizi sintetici, descrittori e implicazioni operative.
Obiettivi specifici:
– Contestualizzare l’O.M. n. 3/2025 nel quadro delle politiche scolastiche nazionali
– Comprendere la ratio e le finalità del nuovo sistema di valutazione.
Analizzare i descrittori dei giudizi sintetici in relazione agli obiettivi di apprendimento
Francesco Rovida, dirigente scolastico e coordinatore della formazione EIP Italia

Incontro 2
Valutare nella scuola primaria: strumenti e strategie per una didattica inclusiva
martedì 18 marzo dalle 17.30 alle 19.30
Definizione e articolazione del concetto di competenza nella scuola primaria.
La valutazione in itinere: caratteristiche, tipologie e modalità di implementazione.
Costruzione di rubriche valutative: criteri, indicatori e descrittori.
Focus su: osservazione sistematica, portfolio, prove autentiche, autovalutazione e peer assessment.
Obiettivi specifici:
– Approfondire il concetto di competenza in una prospettiva costruttivista e socio-culturale.
– Conoscere e saper utilizzare una pluralità di strumenti per la valutazione delle competenze.
– Elaborare rubriche valutative analitiche e condivise per le diverse aree disciplinari.
Caterina Spezzano, dirigente tecnico e Presidente UCIIM Lazio

Incontro 3
Comunicare efficacemente la valutazione in itinere e con il documento di valutazione finale
martedì 25 marzo dalle 17.30 alle 19.30
Il documento di valutazione alla luce dell’O.M. n. 3/2025: struttura, contenuti e modalità di compilazione.
Il linguaggio della valutazione: chiarezza, trasparenza e accessibilità.
La comunicazione con le famiglie: strategie e modalità per un dialogo costruttivo.
Obiettivi specifici:
– Conoscere la struttura e i contenuti del documento di valutazione nella scuola primaria.
– Saper compilare il documento di valutazione in modo corretto e completo.
– Acquisire competenze comunicative per gestire i colloqui con i genitori.
Giovanni Cogliandro, dirigente scolastico e consigliere nazionale UCIIM

Incontro 4
Valutazione e strumenti digitali
mercoledì 2 aprile dalle 17.30 alle 19.30
Piattaforme e software per la didattica digitale
Strumenti per la creazione di quiz e test online
Applicazioni per la creazione di mappe concettuali e presentazioni multimediali
Strumenti per la valutazione formativa
Applicazioni per la creazione di rubriche valutative digitali
Cenni sulla valutazione delle competenze digitali con riferimento al framework DigCompEdu
Obiettivi specifici:
– Progettare e implementare attività di valutazione con l’ausilio di strumenti digitali
– Utilizzare strumenti digitali per fornire feedback formativo efficace e tempestivo agli studenti
– Valutare le competenze digitali degli studenti con riferimento al framework DigCompEdu
Emanuela Squillacioti, insegnante di scuola primaria, animatore digitale e illustratrice

Incontro 5
La valutazione formativa come leva per la crescita: personalizzazione e feedback
martedì 8 aprile dalle 17.30 alle 19.30
La valutazione formativa: principi, strategie e modalità di attuazione.
Il ruolo del feedback nel processo di apprendimento: tipologie, efficacia e modalità di utilizzo.
Autovalutazione e peer assessment: promuovere la consapevolezza e la responsabilità degli alunni.
Esempi di attività didattiche che integrano la valutazione formativa.
Obiettivi specifici
– Interiorizzare il concetto di valutazione formativa come processo continuo e sistematico.
– Acquisire tecniche per fornire feedback efficaci e orientativi agli alunni.
– Progettare attività didattiche che favoriscono l’autovalutazione e il peer assessment.
Maria Teresa Marsura, insegnante e Presidente UCIIM Latina

Incontro 6
“Valutazione del comportamento” e Conclusione del corso
martedì 15 aprile dalle 17.30 alle 19.30
Comportamento e competenze di cittadinanza
Analisi delle pratiche di valutazione del comportamento utilizzate in contesto scolastico
Promuovere e valorizzare comportamenti positivi
Obiettivi specifici:
– Analizzare alcuni modelli diffusi relativi alle competenze di cittadinanza
– Discutere le griglie di valutazione del comportamento utilizzate in alcuni contesti scolastici
Anna Paola Tantucci, dirigente scolastico e Presidente EIP Italia


Organizzazione del percorso formativo
Il percorso formativo si svolge in modalità teleconferenza tramite l’applicazione Google Meet ed è strutturato in 6 incontri della durata di 2 ore ciascuno.
Altre attività di carattere individuale saranno fruibili attraverso la piattaforma Google Classroom per un totale di 20 ore di formazione certificata.

Modalità di iscrizione
Per le iscrizioni è possibile utilizzare la Piattaforma SOFIA, utilizzando il codice 146323.
Per chi non avesse possibilità di accedere alla Piattaforma SOFIA, è necessario compilare il modulo https://forms.gle/V79c8igyrERTkci19
La quota di partecipazione è fissata in € 140,00
In caso di iscrizione di almeno 3 iscritti provenienti dalla stessa Istituzione scolastica, la quota di iscrizione è fissata in € 100,00. In questo caso, l’iscrizione dovrà avvenire in modo contestuale.

La quota di iscrizione deve essere versata nella seguente modalità:
1. Bonifico Bancario intestato a “E.I.P. Associazione Scuola Strumento di Pace” – C.F. 96096880586 – IBAN IT 61 V 02008 05061 00000 3609202
2. Carta del docente con i seguenti riferimenti:
– selezionare tra le opzioni “Ente fisico”
– cercare l’Ente: “Associazione Scuola Strumento di PACE E.I.P.”
– codice esercente: T 0 T H L
– indicare l’opzione “Corsi aggiornamento enti accreditati/qualificati ai sensi della direttiva 170/2016”


La scadenza per le iscrizioni
è fissata al giorno lunedì 3 marzo 2025

Per informazioni scrivere a
formazione@eipformazione.com


Giacomo Manzù, Alfiero Nena e il Vaticano. Dalla Porta di San Pietro al Museo del Tesoro

Un omaggio ai due artisti e alle loro opere presenti in Vaticano


“Giacomo Manzù, Alfiero Nena e il Vaticano. Dalla Porta di San Pietro al Museo del Tesoro”, con la prolusione del critico d’arte Luca Nannipieri, è l’omaggio con opere, proiezioni e visite guidate che il Museo Giacomo Manzù, in sinergia con il Museo Alfiero Nena di Roma, in collaborazione con Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei Nazionali della città di Roma, dedica il 25 febbraio 2025, dalle ore 11, all’arte sacra di Manzù e Nena presente nella Santa Sede. Si tratta di due artisti del Novecento che, in modo diverso, hanno saputo dialogare con i papi e la Chiesa, arrivando a collocare le loro opere, in sede permanente, in alcun luoghi simbolici della cristianità, come appunto San Pietro a Roma. L’iniziativa è introdotta dalla direttrice del Museo Manzù, Maria Sole Cardulli, e dal Municipio Roma IV, e coinvolge anche gli istituti scolastici, come il Liceo Artistico “Enzo Rossi” di Roma. È la terza tappa di una rilettura dell’arte sacra nel Novecento, condotta dal critico Nannipieri, che ha avuto due iniziative precedenti: ai Musei Civici di Treviso l’esposizione, la conferenza e la pubblicazione su “Arturo Martini, Alfiero Nena e la scultura del ‘900”, e la giornata di studi all’Università LUMSA di Roma.

Afferma Luca Nannipieri: “L’arte del Novecento e il cristianesimo hanno spesso avuto un rapporto problematico, difficile, dopo quasi due millenni di reciproca concordia. Tante personalità hanno evitato qualunque dialogo con la Santa Sede, dicendo che non fosse possibile una rappresentazione cristiana nella contemporaneità, se non tramite l’irrisione, la blasfemia, l’oltraggio, il contrasto ricercato ai simboli religiosi. Ma ci sono invece vari altri artisti, come Giacomo Manzù e Alfiero Nena, che invece hanno saputo riformare, nel solco della tradizione, l’alfabeto figurativo della Chiesa: i luoghi di culto non sono soltanto testimonianze di gloria passata, ma anche cantieri di ricerca nel presente. L’iniziativa che il Museo Giacomo Manzù ospita, in collaborazione con il Museo Nena, è proprio incentrata a mettere in risalto in che modo i due artisti con pontefici diversi abbiano saputo entrare in dialogo con le gerarchie vaticane, producendo opere che ora sono visibili da milioni di visitatori, dall’entrata di San Pietro ai Musei Vaticani”.

Giacomo Manzù (1908-1991), con la sua Porta della morte in Vaticano, con la Porta della pace e della guerra a Rotterdam, con la Porta dell’amore a Salisburgo, con le sculture, alcune di esse diventate iconiche nel secolo passato, come quelle presenti al Museo Manzù di Ardea (Roma), ha dimostrato una capacità molto intrigante di interagire in un complesso rapporto con i vertici ecclesiastici e i loro valori. Ma anche Alfiero Nena (1933-2020), con i bassi e gli altorilievi, le sculture in bronzo, ferro e terracotta presenti al Museo del Tesoro di San Pietro, come la Cena in Emmaus o la cancellata della Cappella Lituana nelle Grotte Vaticane, ha offerto un efficace contributo alla sede vaticana, ricevendo poi altre committenze per luoghi di riferimento della cristianità, come la celeberrima Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma. Durante la prolusione e le immagini viene mostrato l’apporto dato dai due artisti alla composizione di San Pietro in Vaticano e, in generale, il contributo dato dall’arte contemporanea italiana durante i pontificati di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

L’iniziativa in programma, aperta a tutti, prosegue con la mostra e la conoscenza delle opere dal vivo o tramite proiezioni all’interno dello stesso Museo Giacomo Manzù di Ardea (Roma).

Giacomo Manzù nasce a Bergamo nel 1908, muore nel 1991.

Alfiero Nena nasce a Treviso nel 1933, muore a Roma nel 2020.

Luca Nannipieri, critico d’arte, i suoi libri sono pubblicati da Rizzoli e Skira.

Info: Museo Giacomo Manzù
Tel: +39 06.9135022
Mail: drm-laz.mumanzu@cultura.gov.it

Ufficio Stampa Nannipieri – ufficiostampa.nannipieri@gmail.com


10 febbraio 2025 – Giorno del ricordo

La testimonianza di Franca Dapas, esule istriana e insegnante


“La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
Nella giornata di cui al comma 1 sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì’ favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero”
(Articolo 1, Legge 92 del 30 marzo 2004).


Le vicende del confine orientale e il mondo della scuola


Franca Dapas, nata a Rovigno d’Istria, esule dal 1947.
Dopo varie peregrinazioni in alcune cittadine dell’Italia settentrionale, in particolate sette anni a Valdobbiadene, dove ha frequentato le medie,dal 1954 vive a Padova dove ha conseguito la maturità classica e la laurea in lettere classiche. Ha insegnato per tanti anni nella Scuola Media ed è stata membro dell’Esecutivo del Comitato ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) di Padova, fino al 2016. Ora continua il suo impegno, soprattutto nelle scuole, per far conoscere la tragedia giuliano-dalmata e il dramma dell’esodo. Da anni fa parte della “Famia Ruvignisa” che riunisce idealmente i Rovignesi sparsi per il mondo con la “Diaspora” e fisicamente una volta l’anno, con il Raduno, nella città natale. Ma soprattutto il legame più forte è quello attraverso il giornale “La Voce della famìa ruvignisa” dove fa parte della Redazione ed è sempre presente con i suoi articoli. Nel 2007 vincitrice del Concorso “Itinerari della memoria”, promosso dalla Provincia di Padova. Nel 2008 “Menzione d’onore” nel Concorso letterario del Premio Tanzella, promosso dall’ANVGD di Verona, nella sezione poesia, con la raccolta “Il cuore è là dove si nasce”. Nel 2012 vincitrice del Concorso “Itinerari della memoria-Antiche ricette” promosso dalla Provincia di Padova. Nel 2012 vincitrice di un “Premio speciale per testimoni oculari” al Concorso letterario del Premio Tanzella con la testimonianza “Svolta dolorosa” e nel 2015 “Menzione d’onore” per “Svolta dolorosa-Nuova Svolta”.



“Torna il latino?” Orazio e Duccio Demetrio

Riceviamo e pubblichiamo da Giuseppe Alesi


“Ibam forte via Sacra, sicut meus est mos, nescio quid meditans nugarum, totus in illis”
Me ne andavo, per caso lungo la via Sacra, come mio solito, assorto integralmente in non so quali sciocchezze.
E’ l’inizio della famosissima satira 1/9 di Orazio (35A.C,).

La serena passeggiata viene improvvisamente turbata da un scocciatore, inopportuno e petulante e ci racconta un evento accaduto nel foro di Roma duemila anni fa.
Una satira, un serrato dialogo con un garrulus, un chiacchierone, in cerca di raccomandazioni, da cui il poeta non riesce in alcun modo a liberarsi e che giunge a noi con una immediata piacevole leggera freschezza, in essa si esprime tutto il disappunto e l’ironica rassegnazione di chi non sa più come allontanare un incalzante seccatore.

Il dialogo è un quadretto di vita vissuta dipinto con colori freschi e brillanti, la figura dell’inopportuno, esisteva allora con tutta la sua sottile invadenza, esiste ancor oggi, a distanza di ben duemila anni, è ipotizzabile che il tempo non lo possa eliminare e, inossidabile, sia destinato ad essere sempre di attualità.
La straordinaria satira oraziana narra un evento con ricchezza lessicale e con un susseguirsi di fotogrammi, vivaci, fortemente sentiti emotivamente che trasmettono al lettore emozioni, sentimenti, risentimenti, disappunto, speranze, rossori, mai ira, solo irritazione profonda, ironia.
Le parole, le strategie, tutte inutili, il sudore che al poeta scende dalla testa ai piedi, rendono la narrazione spontanea, quasi visibile, un godibile racconto autobiografico.

Mi sovviene in tal senso quel che scrive Duccio Demetrio, quando sostiene che non si vive di solo presente, il passato è con noi, è“l’antico che c’è e che siamo”*, che ci rende anche diversi uno dall’altro, unici, irripetibili. E’ il passato, l’esperienza, che ci consente di vivere il presente con maggiore accortezza, ironia, saggezza e che, al bisogno, è di conforto e sollievo, ostacola le sirene che inneggiano, al  “qui ed ora, al subito e in fretta”

Ma poiché siamo tutti figli di un passato storico più ampio, collettivo, umano, con tante storie che ci legano, si intrecciano, ci accomunano, talune narrazioni minute come questa, facilitano la percezione del continuum, fanno da ponte, tra passato e presente, ci fanno esclamare: “E’ accaduto anche a me!” 

Ci proiettano con immediata condivisione nella nostra personali vicende umane,consentono di guardarci dentro, esercizio non facile e che, in genere, non amiamo. E’ così che vengono alla luce le nostre umane virtù, le debolezze e i vizi che ci connotano, quel sentimento di forte fastidio, rimasto inalterato nel tempo, che si prova oggi per i tanti molesti seccatori che  offrono continuamente straordinari risparmi, ci rammentano le nostre insistenti, inopportune richieste. Si percepiscono inalterate  le sensazioni che si associano agli accadimenti, i piaceri che si alternano ai dispiaceri, le delusioni, le irritazioni, l’appagante successo;  il presente che tanto intensamente viviamo è soltanto un momento, che muta e a sua volta diventa passato già da subito.

Un passato, recente o lontano che sia, è da apprezzare ed amare, perché comunque è parte di noi, da evocare e in taluni casi utilizzare come nascondiglio sicuro e quieto dove, al bisogno, rifugiarsi, almeno mentalmente, dai presenti affanni.

In Educare è narrare**, Duccio Demetrio nelle sue sapienti osservazioni sorrette da una prosa ricca e fluida, sempre di gran livello, sostiene come il narrare e ancor più il raccontarsi, l’autobiografia, siano potenti strumenti educativi per se e per gli altri che ascoltano e leggono.

L’uomo ha sempre lasciato ai posteri verbalmente e poi per iscritto imprese ed eventi importanti, ritenuti degni di essere, narrati e tramandati, da Omero in poi e con loro sono stati trasmessi sentimenti, emozioni, valori, usi e costumi, conoscenze ed esperienze, quali patrimonio di tutti.
Ecco che “Ibam Forte”, il racconto di Orazio assume una valenza, non soltanto semplicemente storica,  linguistica, ma ancor più educativa, relazionale, ci si immedesima, ne partecipiamo il disappunto e il fastidio, lo immaginiamo l’irritante  rompiscatole, lo sentiamo vicino, contemporaneo. 
Pensiamo subito a quel petulante signore del piano di sopra, che non vorremmo mai incontrare, perché altrimenti non ce lo leviamo più di torno e che ci sommerge con il suo infinito ciarlare.

Educare è narrare, è raccontare tante storie, come l’uomo ha vissuto e utilizzato il territorio dove è stato, cosa ha combinato nel tempo, cosa ha scritto, le sue idee, i pensieri, le abitudini e i costumi, le usanze, le lotte, le esperienze, i quotidiani vissuti. Tutto ciò, logicamente impacchettato, non sono altro che le discipline che, per comodità, si insegnano nelle scuole al fine di evitare che le nuove generazioni ricomincino tutto da capo. Poi ci sono le storie dei singoli individui, con la loro specificità, trama unica,  fatta di un susseguirsi di eventi, di colpi di scena, di esperienze, negative e positive, che ci hanno reso ciò che siamo e che ha le sue fondamenta in solide antichissime memorie tutte raccolte nel nostro arcaico cervello, i nuclei di base.

L’educazione si attua in una rete di relazioni tra individui con storie personali che s’incontrano, possibilmente senza  confondersi, e che si scambiano esperienze, convinzioni, saperi, sentimenti ed emozioni, dolori e piaceri di oggi e di ieri. Si cresce come unità originale e consapevole che, scomodando S. Agostino, il presente ha già in sé sia il passato, la memoria, sia l’attesa, l’immaginazione del futuro.

Ognuno di noi è una storia, un racconto e, per dirla con Duccio Demetrio, le stesse parole che usiamo connotano la nostra identità, ogni parola vale di più del suo stesso significato, esalta o  attenua il senso complessivo, il racconto personale e intimo del passato come del momento che si sta vivendo. E’ importante che la scuola si avvalga più spesso dello strumento narrativo, sentire le storie, raccontare la propria avventura, narrarsi in forma autobiografica è rapportarsi nel silenzio con noi stessi, è scrutarsi dentro, rivivere il nostro passato, conoscersi meglio, è un formidabile esercizio formativo che ci educa a comunicare con gli altri in modo migliore, a prestare attenzione alle vicissitudini altrui. 
Ci consente di sentire vicini lo scritto di Orazio, come le più recenti argomentazioni di Duccio Demetrio. 
Dà al docente la giusta chiave per mettersi in sintonia con le singole intimità degli alunni, con gli interessi, le aspettative, i ritmi e gli stili di apprendimento che li caratterizzano, perché si segue una semplice quanto efficace logica, è la conoscenza dell’interlocutore che facilita l’insegnamento e l’apprendimento.

E così: “Raccontaci, come ti senti oggi !”, “Prova a scriverlo”. Inizia se puoi la tua storia con: “Me ne andavo per caso..” Come ha fatto Orazio oltre 2000 anni fa.

E anche tu caro docente prova a raccontarti ne trarrai beneficio.

Giuseppe Alesi


*Duccio Demetrio, All’antica, una maniera di essere, Raffaello Cortina Editore, 2022
**Duccio Demetrio, Educare è Narrare, le teorie, la pratica, la cura, Mimesis, 2013

Shoah e Memoria la lezione di Levi

Una riflessione interessante e importante di Gad Lerner dalle pagine di un quotidiano nazionale


Piaccia o non piaccia, come e più dell’anno scorso, il Giorno della Memoria esercita una funzione scomoda: nel reclamare la dovuta attenzione sui milioni di ebrei sterminati in Europa fra il 1941 e il 1945, sospinge l’opinione pubblica a un confronto con la malasorte dei milioni di palestinesi che l’”ebreo nuovo”, scampato all’estinzione, si è ritrovato per vicini di casa. Dentro e fuori i confini dello Stato d’Israele sorto nel 1948.

E’ una forzatura logica, alimentata dal risorgere di antichi pregiudizi? Un paragone che vilipende chi in famiglia reca ancora i segni delle sofferenze patite ottant’anni fa? Siamo sinceri. Fatichiamo a disgiungere nella nostra sensibilità queste due tragedie in apparenza così lontane, benché la loro incommensurabilità numerica dovrebbe risultare evidente: milioni di innocenti persero la vita nell’industria dello sterminio pianificato nei lager; decine di migliaia sono le persone uccise a Gaza dai soldati israeliani in una sorta di punizione collettiva ininterrotta di quindici mesi.

Se non bastassero le reciproche accuse di “nazismo” che i due nemici inferociti si scagliano addosso, perduto “ogni senso di affinità umana”, per dirla con Primo Levi, a rendere ancor più difficile eludere tale connessione mentale è sopraggiunta una circostanza che ha del clamoroso: lunedì prossimo 27 gennaio, ottantesimo anniversario della liberazione del campo di Auschwitz ad opera dell’Armata Rossa sovietica, è improbabile che alla cerimonia ufficiale convocata in quel luogo possa presenziare il primo ministro israeliano, soggetto com’è a un mandato di cattura internazionale perché fortemente indiziato di crimini di guerra. Ci sarà re Carlo d’Inghilterra mentre non sono invitati i russi. Parleranno solo gli ultimi sopravvissuti perché la politica mondiale oggi non è in grado di ritrovarsi unita neppure nella promessa infranta troppe volte del “Mai più Auschwitz”.

Inutile girarci intorno. L’insistenza con cui molte persone (che si offenderebbero a essere tacciate di antisemitismo) pretendono, in particolare da noi ebrei e ancor più dai sopravvissuti alla Shoah, l’uso della parola “genocidio” riferita a Israele, quasi che fosse lo strumento con cui misurare la sincerità o meno dell’indignazione nostra nei confronti dei crimini di guerra perpetrati in risposta al 7 ottobre, segnala il punto di non ritorno a cui siamo arrivati.

Orribile a dirsi ma sembrerebbe che gli ebrei abbiano esaurito il credito loro concesso a suo tempo in quanto popolo vittima della Shoah. Basta, credito esaurito. Con sollievo autoassolutorio di chi manteneva il vecchio sospetto che gli ebrei fossero dei privilegiati. Una svolta che elettrizza perfino gli ammiratori della brutalità d’Israele interpretata come se fosse una virtù connaturata agli ebrei da assumere come modello. Naturalmente l’esaurirsi del credito concesso alle vittime della Shoah si porta dietro la seconda domanda scomoda sempre più in voga man mano che il conflitto si estendeva e inferociva: un mondo senza Israele non sarebbe forse un mondo migliore? Interrogativo mendace ma insidioso che non riguarda solo il futuro di sette milioni di ebrei nati laggiù ma la possibilità stessa che prosperino in pace società multietniche e multiculturali.

Mi sono sentito dire di recente da persona bene addentro nell’establishment di Netanyahu: “Con questa guerra Israele si è messo al sicuro. Decapitato Hamas, in malaparata gli Hezbollah, l’Iran costretto sulla difensiva, caduto il regime siriano di Assad, uomini affidabili al vertice dello Stato libanese… i palestinesi continueremo a tenerli a bada e Trump ci coprirà le spalle. I problemi ce li avrete voialtri ebrei della diaspora perché ricadrà sulle vostre spalle l’odio sempre più diffuso per Israele e la nuova ondata di antisemitismo che ne deriva”.

In apparenza sembra un ragionamento cinico di realpolitik che non fa una grinza. Affaracci vostri, ebrei che vi ostinate a non capire che in futuro solo in Israele potrete star sicuri. La pensa così chi è convinto che -tregua o non tregua- questa guerra debba continuare perché fa parte di una guerra mondiale più grande. E insiste nell’illusione che bastino i rapporti di forza militari e tecnologici per garantirsi la sicurezza. Come se il 7 ottobre non gli avesse insegnato nulla. E come se bastasse una scrollata di spalle per levarsi di dosso il discredito caduto su Israele.

Se questo è il clima, ben si capisce perché il Giorno della Memoria (istituito in Italia su proposta del nostro caro Furio Colombo) accumuli un gran numero di detrattori: da chi lo liquida come inutile esercizio di retorica, ignorando l’ottimo lavoro preparatorio che tante scuole gli dedicano; a quelli che non ne possono più di “rendere omaggio” agli ebrei per riceverne in cambio nuove accuse; a non pochi esponenti delle stesse Comunità ebraiche che ormai lo vivono come un boomerang, pretenderebbero che la celebrazione venisse depurata da qualsivoglia riferimento all’attualità di Gaza e Cisgiordania o meglio ancora che venisse polemicamente abolita.

Dopo avere riletto i due testi fondamentali del principale testimone della Shoah in Italia (e non solo), cioè Se questo è un uomo e I sommersi e i salvati di Primo Levi, mi sono convinto del contrario. Non solo il Giorno della Memoria va celebrato ma deve servire proprio ad affrontare le domande più scomode che per tutta la sua vita Primo Levi ripropose martellanti nei suoi testi circa la ripetibilità e la comparabilità dell’orrore di cui era stato testimone ad Auschwitz.

Il riconoscimento del sistema concentrazionario nazista come unicum non solo non gli impedì, ma lo spronò a studiare il riproporsi successivo di forme di crudeltà di massa basate su meccanismi analoghi. Levi non adopera mai la parola “genocidio”, neanche riguardo allo sterminio degli ebrei, ma quando deve descrivere “i diligenti esecutori di ordini disumani” ci tiene a precisare che “non erano aguzzini nati, non erano (salvo poche eccezioni) dei mostri: erano uomini qualunque”…”fatti della nostra stessa stoffa”… “non erano mostri, avevano il nostro viso, ma erano stati educati male”.

Educati male. Nell’appendice a Se questo è un uomo pubblicata nel 1976 paragona i nazisti ai “militari francesi di vent’anni dopo, massacratori in Algeria” e ai “militari americani di trent’anni dopo, massacratori in Vietnam”. Altrove elenca gli “imitatori” dei nazisti “in Unione Sovietica, in Cile, in Argentina, in Cambogia, in Sud-Africa”. E potrei continuare. Ignoriamo, certo, se avrebbe inserito in un simile elenco Israele con cui manteneva un rapporto “affettuoso e polemico” fondato su “un nostro appoggio sempre condizionato”.

Di certo, Primo Levi non ha fatto che scriverlo e ripeterlo: “E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire. Può accadere, e dappertutto”. Se poi qualcuno pensasse che Levi escludesse a priori gli ebrei dal novero dei potenziali “educati male”, lui stesso replica: “Non è facile né gradevole scandagliare questo abisso di malvagità, eppure io penso che lo si debba fare, perché ciò che è stato possibile perpetrare ieri potrà essere nuovamente tentato domani, potrà coinvolgere noi stessi o i nostri figli”.

copyright Il Fatto quotidiano

Latino nella secondaria di I grado? La scuola dove il suo insegnamento curricolare è realtà da 20 anni

Un contributo della Presidente Anna Paola Tantucci sulla rivista “Tuttoscuola”


Dopo anni in cui il Latino non faceva notizia, anzi era stato già seppellito come Lingua morta, la decisione del Ministro Valditara di riprenderne lo studio opzionale  nella seconda e terza classe della scuola Secondaria di I grado, ha riacceso il dibattito.

“Il futuro ha un cuore antico” diceva Carlo Levi ed è ormai è sotto gli occhi di tutti che il Latino non è per niente una lingua morta, ma è una palestra ricca di strumenti che guidano gli studenti ad acquisire competenze, che vanno ben oltre il semplice studio di una lingua antica: attraverso il Latino si rafforzano le capacità linguistiche, si sviluppa il pensiero logico e la capacità di analizzare e risolvere problemi, si potenzia la memoria e la concentrazione, si diventa più consapevoli della storia e dell’identità culturale.

Risultati preziosi se si considera il contesto socio-culturale in cui viviamo oggi: mentre i social tendono a promuovere un consumo rapido e superficiale delle informazioni attraverso una comunicazione veloce e priva di approfondimento, il Latino insegna la pazienza di riflettere su un testo, ci chiede di scegliere il vocabolo più pertinente, ci rende capaci di analizzare un brano per distinguere il vero dal falso, insomma ci aiuta ad “andare oltre” la superficie, ci porta ad essere intelligenti in senso etimologico a ”intus legere”, a leggere in profondità.

L’illustre latinista Emanuela Andreoni Fontecedro si è espressa positivamente su questa iniziativa che arricchisce il bagaglio culturale della Scuola secondaria di I grado ed è un grande passo per l’approfondimento degli studi linguistici, letterari e umanistici. Conoscere il Latino significa comprendere il fenomeno delle lingue europee (che dall’origine sono imparentate a est con il sanscrito), non solo tenendo conto dell’eredità romanza ma anche del linguaggio intellettuale delle altre lingue, dato che i grandi generi letterari scorrono in parallelo e si intrecciano influenzandosi a vicenda. Il Latino permette di riavvolgere da capo il filo rosso che unisce l’Europa, non solo nelle vicende della storia ma nei suoi sentimenti, nelle emozioni.

Giudizio positivo con alcune riserve, su quale Latino sarà insegnato: non certo quello “parlato” del metodo Orberg, ma quello autentico del “seccatore” che importunava il poeta Orazio lungo la Via sacra, nel Foro romano.

D’altronde la scuola è sperimentazione e già da tempo si sono registrate delle iniziative per riproporre lo studio del Latino anche alla scuola media. Primo fra tutte, l’Istituto Comprensivo “Igino Petrone” di Campobasso che, grazie ad un Dirigente “visionario” il Dr Giuseppe Natilli e a docenti motivati, porta avanti da ben vent’anni un percorso didattico curricolare di Latino in tutto il triennio della Scuola secondaria di I grado.

E’ stata attivata infatti quella che, su richiesta peraltro dei genitori, inizialmente nasceva come una sperimentazione nell’ambito dell’ora di approfondimento di Italiano; di fatto è diventata poi una disciplina curricolare, fin dal primo anno della Scuola secondaria di I grado, nell’ambito dell’applicazione dell’autonomia didattica, con la quota del 20% riservata alle scuole nella definizione del curricolo dell’autonomia.

La formazione didattica dei giovanissimi allievi della “Petrone”, proposta dai docenti, si basa su un programma di studio che si incammina in maniera rigorosa, ma mai libresca, tra declinazioni latine, regole di fonetica, funzioni logiche dei casi, analisi e traduzione di enunciati e brevi testi, narrativi e descrittivi, con l’obiettivo primario di rafforzare conoscenze e abilità lessicali, grammaticali e morfo-sintattiche della madre lingua e contestualmente costituisce un arricchimento ed un rinforzo alla lingua italiana nel parlato e nella comprensione del testo.

Ma questa esperienza didattica curricolare non si limita alle mura dell’Istituto. L’Istituto Comprensivo “Igino Petrone” ha voluto lanciare tredici anni fa una sfida più ampia organizzando il primo Certamen di lingua latina rivolto agli studenti dell’ultimo anno della secondaria di I grado. E’ nato così il Certamen AmiceLatine Discere, oggi progetto fondante dell’Istituto, che nel corso del tempo ha assunto respiro nazionale, grazie anche al patrocinio di un’istituzione sempre sensibile a promuovere iniziative culturali di valore realizzate sul territorio italiano come l’E.I.P. Italia Scuola Strumento di Pace ETS, Sezione dell’E.I.P. Ecole Instrument de Paix, Associazione non governativa riconosciuta dall’Unesco e dal Consiglio d’Europa, nell’ambito del Protocollo tra E.I.P. Italia e Ministero dell’Istruzione e del Merito, rinnovato nello scorso mese di ottobre.

La competizione, organizzata in collaborazione con il Liceo classico “Mario Pagano” di Campobasso, che cura la scelta della prova su cui verte annualmente il concorso e la correzione degli elaborati, consiste nella traduzione di una versione dal Latino, corredata di alcune domande di comprensione linguistica e testuale.

Osservare alunni tredicenni impegnati e concentrati a tradurre frasi latine sfogliando  le pagine del vocabolario, analizzare costrutti e forme verbali, rispondere a quesiti che verificano la comprensione globale e analitica del testo tradotto, lascia positivamente meravigliati e fa credere che la sfida ad appassionare i ragazzi con strumenti antichi, ma motivanti e molto efficaci, può essere vincente.

La competizione è aperta a tutte le Scuole secondarie di I grado e si svolgerà nel mese di maggio. Le iscrizioni si possono inviare entro il mese di febbraio. 

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito istituzionale dell’Istituto Comprensivo Igino Petrone: www.icpetrone.edu.it.

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Cyberbullying Free: la forza della comunità digitale responsabile

Iniziative promosse dalla vicepresidente EIP Italia Martusciello e indicazioni didattiche per la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo


Il 7 febbraio 2025 si celebra la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, istituita nel 2017 su iniziativa del Ministero nell’ambito del Piano Nazionale per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo a scuola, attraverso azioni di sensibilizzazione rivolte agli studenti. 
In questa data, tutte le scuole sono chiamate a confrontarsi con i propri alunni sull’uso consapevole dei social, sull’emarginazione dei più deboli, sullo sviluppo di comportamenti prosociali e sull’evitamento di condotte violente.

A Bojano l’IISS “Lombardo Radice” si svolgeranno due iniziative:

7 febbraio 2025
Seminario

“Cyberbullying Free: la forza della comunità digitale responsabile”

con il coinvolgimento delle classi IA ITE, IC LSA e ID Liceo Made in Italy, grazie al supporto dei coordinatori di classe.

8:30-9:30
“Libertà di espressione o discorsi d’odio? Comprendere i limiti e le responsabilità” – a cura della Dott.ssa Gabriela Angelica Rostani, cerimonialista ed esperta di comunicazione etica.
9:30-10:30
“Le implicazioni legali: reati e sanzioni nella prevenzione del bullismo e del cyberbullismo” – a cura del Prof. Claudio Spina.

Martedì 11 febbraio 2025
si celebra, in contemporanea in oltre 100 nazioni in tutto il mondo, il Safer Internet Day (SID), la giornata mondiale per la sicurezza in rete, istituita e promossa dalla Commissione Europea.

Anche il Ministero dell’Istruzione e del Merito aderisce all’iniziativa come “importante occasione per stimolare le riflessioni delle ragazze e dei ragazzi non solo sull’uso consapevole della rete, ma anche sul ruolo attivo e responsabile di ciascuno nella realizzazione di Internet come luogo positivo e sicuro”.
La Polizia Postale e delle Comunicazioni ha selezionato il nostro Istituto per seguire un evento online sulla prevenzione del cyberbullismo che si svolgerà l’11 febbraio 2025.
Qui a scuola saranno presenti anche Ispettori della Polizia Postale.
Classi coinvolte nell’Aula Magna: IIA ITE, IIB ITE, IIA LS-LSA, IID LSU, IIIA ITE e IIIE LSA, grazie al supporto dei coordinatori di classe.


Di seguito alcune indicazioni per possibili attività didattiche:

1. Introduzione


2. Webinar promosso da Educazione digitale

“Chi è il vero cattivo? Cosa scegli nel bivio se sei ancora un bambino?” (da “Pare” di Ghali feat. Madame)
In occasione della Giornata mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo, insieme a Unipol ci confronteremo con Flavia Rizza, una giovane vittima di insulti, offese e violenza online che è riuscita a trasformare il dolore provocatole dagli atti subìti in una storia di divulgazione e di successo, diventando anche testimonial della Campagna di sensibilizzazione della Polizia di Stato (#una vita da social).
Attraverso il suo racconto, cercheremo di comprendere meglio quali sono le cause, le dinamiche e le conseguenze degli atti di #bullismo e #cyberbullismo.
L’appuntamento di Venerdì 7 febbraio 2025, dalle ore 10.00 alle ore 11.00, in diretta su Educazione Digitale.


3. Proposte in video 

A – L’unicità ci rende preziosi 
Percorso realizzato dagli  alunni IVA ITE:  le possibili motivazioni del bullismo.
Primo Premio Nazionale Moige

B – Mai più un banco vuoto, video riferito alla storia drammatica di Carolina Picchio 

C – “Monologo sul bullismo a scuola” a cura di Paola Cortellesi & Marco Mengoni


4. Spazio di riflessione musicale

A – “Le parole hanno un peso”  di Tiziano Ferro

B – “Billy Blue” di Marco Sentieri

C – “Tutti bulli” di Psicantria

D –“Sputi sull’anima”  di G. Nuti 

E – “Fragile” di Soprano


5. Sessione lettura

A – 100 Brevi storie: un laboratorio di lettura per costruire relazioni positive

https://docs.google.com/document/d/1eU_ZAKg3r5Cd2V9NICn3IOCE2QIl2N4H/edit?usp=drive_link&ouid=114261731093630870130&rtpof=true&sd=true 

B – Cuori connessi
Nei diversi libri sono raccontate le storie di ragazzi e ragazze che hanno sperimentato sulla loro pelle l’esperienza del cyberbullismo, e anche storie positive dove la tecnologia li ha aiutati a migliorare la propria esistenza.

C – La mia Carolina uccisa da 2600 like
La lettera del padre di Carolina Picchio pubblicata sul Corriere della sera


6. Azioni e iniziative per classi e scuole


7. Dossier Gariwo: Come curare le ferite dell’odio


8. Se mi posti ti cancello

Webserie promossa nell’ambito del progetto Generazioni Connesse, co-finanziato dalla Commissione Europea, rivolto a ragazzi e ragazze per promuovere un uso responsabile e positivo dei nuovi media.
Nei 5 episodi della serie vengono affrontati diversi temi: 
– cyberbullismo (ep.1: “Gaetano”), 
– sexting (ep.2: “Susy”), 
– sessualità online (ep.3: “Richard”), 
– digital divide, inteso come gap generazionale  (ep.4: “Laura”), 
– conseguenze della eccessiva esposizione ai media (ep.5: “Blackout”). 

Ogni episodio, composto da un racconto portato da diverse voci, prende ispirazione da oltre 300 video inviati da ragazzi e ragazze di tutta Italia tra gli 11 e i 16 anni, che hanno aderito alla campagna “Se mi posti ti cancello”.


9. Sezione fumetti contro il bullismo

Internet regala dei ‘super poteri’: comunicare in tempo reale, scambiarsi immagini, video e commenti per restare in contatto con gli amici, migliorare nello studio ed essere sempre al passo coi tempi. Per ogni vantaggio, però, bisogna considerare un rischio, perché sul web l’errore è a portata di click. Piccoli, grandi ‘trappole’ che i ragazzi possono imparare a evitare riconoscendosi nelle (dis)avventure dei personaggi ideati da Generazioni Connesse.

10. Azioni di sensibilizzazione
e campagne educative RAI sul bullismo

Il servizio pubblico televisivo propone una selezione ricca di contenuti, spaziando dalle serie TV all’animazione fino agli speciali.

11. ENABLE, il network europeo contro il bullismo

Il network europeo ENABLE, attivo dal 2015, promuove un approccio olistico al bullismo e al cyberbullismo, focalizzandosi sulla formazione di studenti tra 11 e 14 anni, docenti, personale scolastico e genitori. Con l’evoluzione digitale, questi fenomeni hanno assunto nuove dimensioni difficili da monitorare. Il progetto adotta un metodo basato sull’apprendimento sociale ed emotivo (SEL) e sul dialogo tra pari, creando un ambiente informale dove gli studenti a rischio possono condividere esperienze e interessi al di fuori della scuola. Sostenuto da Kaspersky Lab, INCLUDE offre un kit gratuito, corsi di formazione e organizza hackathon per sviluppare comportamenti positivi e strumenti digitali contro il bullismo e il cyberbullismo.

Didattica da… Fuoriclasse: da scuola a paesaggio didattico

A Fiera Didacta il Seminario organizzato da USR Molise, Istituto Comprensivo “Igino Petrone” di Campobasso e E.I.P. Italia Scuola strumento di pace


“Didattica da…Fuoriclasse” è una Sperimentazione didattica, nella quale tutti i docenti mettono la loro esperienza e le loro competenze in sfida per ideare attività didattiche, innovative e attive, che non vedono il docente al centro “saggio in cattedra”, ma lo trasformano in un progettista di percorsi con al centro lo studente, autore e protagonista del suo apprendimento. Ogni studente ha l’opportunità di scegliere il percorso da seguire per appagare le personali attitudini, curiosità e/o passioni!
Si tratta di un progetto innovativo, che ripensa i paradigmi tradizionali dell’apprendimento favorendo percorsi curricolari basati su metodologie attive, personalizzate e strettamente integrate con le risorse del territorio.
La scuola si trasforma, in una “bottega” orientativa e inclusiva, connessa al territorio, capace di formare studenti autonomi, creativi, collaborativi che apprendono anche dalla realtà socioeconomica-culturale del luogo in cui vivono.

Il progetto, ideato e sviluppato dall’Istituto Comprensivo “Igino Petrone” di Campobasso, ha suscitato interesse e curiosità che ne stanno supportando l’approfondimento teorico e la possibilità di diffusione.

Una caratteristica fondamentale del progetto è la flessibilità: ogni studente ha la possibilità di iscriversi alle “sceneggiature educative” partecipando, con coetanei di diverse classi, in un ambiente che valorizza la diversità e la cooperazione. Questo approccio ha consentito la sperimentazione di nuovi modelli di valutazione e di apprendimento, centrati sulla motivazione e sull’autonomia degli studenti. Il progetto si è arricchito anche della partecipazione attiva delle Famiglie coinvolte non solo nella scelta delle attività, ma anche nella valutazione complessiva
del sistema, favorendo un dialogo continuo tra scuola e comunità.

Il seminario, rivolto a docenti e dirigenti scolastici, racconterà e dimostrerà come il Design Thinking in ambito educativo possa permettere a un Istituto Scolastico di trasformare la scuola in un paesaggio didattico, sperimentando un learning design che pone al centro “l’alunno persona” e “il docente persona” con i propri bisogni e passioni.
I relatori sono:


Giuseppe Natilli, dirigente scolastico



Paola Pinelli, docente responsabile scientifico della sperimentazione

L’appuntamento è per mercoledì 12 marzo dalle ore 11.00 alle ore 12.00 nell’ambito della manifestazione nazionale Didacta Italia.

Per iscriversi al Seminario puoi cliccare sul link sottostante: