Il diritto-dovere alla memoria: per non dimenticare

Rinnovato il portale della Rete degli archivi per non dimenticare: uno strumento eccellente per promuovere l’esercizio del diritto-dovere alla memoria.


Nella mattinata del 15 marzo è stato presentato il nuovo portale della Rete degli archivi per non dimenticare con un incontro presso la Sala Alessandrina dell’Archivio di Stato di Roma: un progetto fortemente voluto dal Direttore generale degli Archivi Anna Maria Buzzi.

La direttrice dell’Archivio di Stato di Roma, Maria Beatrice Benedetto ,ha ricordato come lo studio scientifico di carattere archivistico, con lo scopo di conservare e digitalizzare i documenti, ha in profondità il significato di promuovere la partecipazione dei cittadini alla condivisione di una memoria civilmente schierata.



Due pensieri, in particolare, hanno accompagnato la mattinata.

Da una parte il principio affermato dal magistrato Giovanni Tamburino, che ha ricordato che “Non c’è giustizia senza verità e non c’è verità senza memoria”, sottolineando il valore giuridico profondo della memoria, come garanzia dei principali diritti umani.

Dall’altra il riferimento di Benedetta Tobagi, denso di significato autobiografico, al fatto che dalle ferite, anche da quelle inferte alle istituzioni democratiche, emergono le crepe da cui può emergere la luce.

All’interno del del nuovo portale, rinnovato con l’importante contributo della Archivio Flamigni nella persona del direttore Ilaria Moroni, una parte considerevole è dedicata alla scuola, con la proposta di percorsi e progetti per il lavoro didattico. Come, ad esempio, quello degli studenti del Liceo scientifico “Talete” di Roma.

Ogni giorno il portale riporta un avvenimento collegato al Calendario della memoria.

Fatalmente, oggi, 16 marzo, viene riportato il ricordo della strage di via Fani, con il sequestro e il successivo assassinio di Aldo Moro.



Per la nostra Associazione è l’occasione per ricordare l’ultima pubblicazione curata dalla cara Adele Terzano, venuta a mancare nello scorso mese di ottobre.

Un volume dedicato a Giulio Rivera, giovane di Guglionesi (CB) scomparso nell’attentato ad Aldo Moro, il 16 marzo 1978, a 24 anni, mentre svolgeva il suo compito di agente di scorta



Il libro è stato curato da Adele come un atto di testimonianza in memoria del giovane carabiniere.

“Una comunità che perde un suo membro prematuramente si sente mutilata, come un albero senza radici e senza foglie. Si resta divisi tra il ricordo che genera dolore e il voler dimenticare per sperare di guarire. Accorre allora in aiuto l’arte della parola, che mette le cose al loro giusto posto nell’eterno scorrere del tempo. La parola è qui espressa in poesie e testimonianze scritte da quanti, nella sua città natale, hanno conosciuto Giulio Rivera e con lui hanno attraversato un tratto della vita. I testi e le immagini che li accompagnano conducono il lettore a fare memoria del giovane eroe, ripercorrendo attraverso la sua storia, alcuni fatti drammatici che hanno interessato” (dalla Presentazione).

La Presidente Anna Paola Tantucci così riflette sul diritto-dovere alla memoria:

Il “diritto/dovere alla memoria” rappresenta un diritto umano di ogni persona che abbia a cuore le proprie radici, la propria identità. Se non avessimo la memoria non sapremmo chi siamo. L’identità personale è fondata sulla memoria, sulla propria autobiografia, su quella delle persone che ci sono care e che amiamo per la nostra storia personale. 

Ma vi è un’ altra forma di memoria che è quella collettiva, comune ad un popolo, ad un gruppo sociale, ad una comunità ristretta. 

Mentre la memoria personale ha prevalentemente una dimensione affettiva, la memoria collettiva rappresenta anche un fenomeno culturale: è il risultato di una costruzione umana guidata dalle aspettative, dalle idee, dagli obiettivi specifici che ciascuno sviluppa nella propria esistenza; una costruzione che investe eventi, luoghi, oggetti, immagini di una storia che non è più solo personale, ma che assume un valore emblematico di ricordo condiviso.

Se volessimo ascrivere questo diritto a quelli espressi nella Dichiarazione universale del 1948, potremmo fare riferimento sicuramente al diritto all’istruzione, “indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana” (articolo 26). Ma credo che possiamo riferirci alla libertà di pensiero e di espressione (articolo 18 e 19), al diritto alla partecipazione (articolo 21 e 27).

Il ruolo dell’archivio oggi è fondamentale per le ricadute, metodologiche e applicative, che la progressiva affermazione di una cultura digitale ha avuto, ha e potrà avere sul delicato ecosistema della costruzione e gestione della memoria. Ecosistema inteso non come statico monumento al passato, ma come strumento dinamico per l’esercizio di valori e contenuti, di estrema utilità alla comprensione e agli sviluppi della società contemporanea. 

La scuola, nel suo ruolo formativo per la comprensione critica della storia, può avvalersi della collaborazione con gli Archivi per la conoscenza e la disseminazione dei preziosi documenti autentici conservati e per la costruzione della coscienza civile dei giovani.

Un compito che trova il suo ambito privilegiato nell’Insegnamento dell’Educazione civica, recentemente promosso della Legge 92/2019, ma già introdotto nella scuola italiana del dopoguerra, da Aldo Moro, Ministro della Pubblica Istruzione nel 1957 e 1958.

La sua prospettiva, fin dai tempi dell’Assemblea costituente era quella di “rendere consapevole la giovane generazione delle raggiunte conquiste morali e sociali che costituiscono ormai sacro retaggio del popolo italiano”.

Parole che risuonano come ammonimento tragico di fronte alle testimonianze di una storia italiana fatta anche di “terrorismo, stragi, violenza politica, movimenti e criminalità organizzata”, raccolte dalla rete degli Archivi.

Perché le speranze di allora non siano semplicemente sostituite dalla paura dell’oggi, ma possano essere un orizzonte raggiungibile e una luce nel buio per i giovani (come ricorda Edith Bruck in una recente intervista) ritengo che la strada principale sia costituita dalla possibilità di costruire alleanza educativa tra scuole, istituzioni e associazioni che hanno a cuore, tramite l’esercizio della memoria, la costruzione di una società umana migliore.


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