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L’eco di un’anima: in ricordo di Pino Colizzi


Esistono voci che non si limitano a tradurre parole, ma che abitano l’immaginario di intere generazioni, diventando parte della nostra memoria emotiva. 

Con la scomparsa di Pino Colizzi, l’Italia perde non solo un protagonista assoluto del doppiaggio e del teatro, ma un uomo di raffinatissima cultura che ha saputo fare della parola un ponte tra il visibile e l’invisibile.
La voce di Pino ha costituito l’anima italiana per decine di attori famosi: solo per citarne alcuni tra i più noti dobbiamo ricordare Michael Douglas, Jack Nicholson, James Caan, Richard Dreyfuss, Omar Sharif, Franco Nero, Clint Eastwood, Tom Selleck. E poi Christopher Reeve (con cui ci ha parlato sia come Superman che come Clark Kent) e Gary Cooper in Per chi suona la campana
Certamente è stato una dei doppiatori più noti e riconoscibili del panorama cinematografico italiano: difficile non provare ancora forti emozioni pensando alla voce prestata a Robert Powell nel ruolo di Gesù nello sceneggiato Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli e al protagonista del classico Disney Robin Hood.
Ed è stato il Maestro di generazioni di doppiatori, quali Luca Ward e Francesco Pannofino, che si dichiarano sempre suoi debitori.
Dietro la leggenda del leggio, batteva il cuore di un attore di razza che aveva calcato i palchi con Luchino Visconti e la “Compagnia dei Giovani”, portando con sé quell’eleganza scenica che lo avrebbe poi reso un direttore del doppiaggio magistrale per capolavori come Pulp Fiction, The Matrix e la saga di James Bond.

Parallelamente al doppiaggio, Pino Colizzi ha recitato per il cinema e per la televisione, partecipando a sceneggiati Rai comeAnna Karenina con Lea Massari e Tom Jones e lavorando con Franco Zeffirelli come attore e doppiatore  anche  sceneggiatore  per il film  Il tè con Mussolini , debuttò con  Mauro Bolognini in Metello insieme ad altri  due debuttanti che  saranno famosi Massimo Ranieri e Ottavia Piccolo.

Tutto questo è noto e ampiamente raccontato in questi giorni.

Pensando con nostalgia e rimpianto a decenni di amicizia con Pino, ho ripensato a due aspetti che ho avuto modo di conoscere e che meritano di essere ricordati.
Un primo lato di Pino meno esposto ai riflettori, e forse proprio per questo più autentico, è stato quello dello studioso e del poeta. In un felice connubio tra rigore filologico e sensibilità artistica, ha dedicato anni alla traduzione dei 154 Sonetti di William Shakespeare, unica opera del Bardo non destinata alla scena.
In Italia questa raccolta è, forse, poco nota e certamente non diffusa quanto le opere teatrali. Probabilmente per l’obiettiva difficoltà di traduzione, nonostante l’impegno di autorevoli traduttori del passato, fra cui Giuseppe Ungaretti e gli anglisti Melchiorre e Serpieri. 
La traduzione proposta da Pino Colizzi è in endecasillabi, nel rispetto della musicalità originaria della forma sonetto e venne pubblicata con un corredo di disegni originali di Diego Romano. L’amico Mauro Spinelli, titolare della Casa editrice Dante Alighieri, intuendo il profondo valore dell’opera, la rese ancor più completa con due CD contenenti la registrazione della splendida voce di Pino.
Per questa traduzione, donata in registrazione originaria all’Unione Italiana Ciechi, ha ricevuto il “Premio Braille 2011”. E nel 2015 ha ricevuto il “Premio letterario internazionale Eugenia Tantucci” per la traduzione di cui ritengo importante riportare la motivazione: “Tradurre è trasportare in un’altra lingua, o meglio è reiventare nell’altra lingua se del testo tradotto vengono colti  i significati profondi e  le musiche avvolgenti, le ragioni prime e i sentimenti complessi, così da consegnare al lettore la pienezza e la grazia dell’espressione iniziale. Per tutto questo vale premiare Pino Colizzi che, dei sonetti di Shakespeare, nella loro interezza e in un italiano mirabile costruito di  sapientissimi endecasillabi, ha reso gli incanti e i segreti, le allegrie e i patimenti compiendo un’impresa assai ardua e pervenendo a un esito ben più che notevole”.
Con la nostra Associazione EIP Italia abbiamo promosso occasioni di presentazione e lettura dei Sonetti ad Ischia nella Antica Reggia, e A Roma in diverse istituzioni culturali, dalla Biblioteca Angelica all’Aula Magna dell’Università LUMSA, dalla Biblioteca Nazionale all’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (già Discoteca di stato), dove il testo ha l’onore di essere depositato come versione ufficiale italiana.

Un secondo aspetto non così noto al grande pubblico che negli anni lo ha ammirato è stato l’uso della sua voce anche come impegno civile.
Il suo cammino umano e professionale si è strettamente intrecciato alle azioni di promozione culturale dell’Unione Lettori Italiani, grazie alla sua amicizia con Eugenia Tantucci e Elio Pecora, e ai progetti della nostra Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace.
In queste sedi, Pino non è stato solo un collaboratore, ma un testimone. Credeva fermamente nella “Pedagogia della Pace” e nel potere della lettura ,al pari della produzione creativa come atto di libertà.
Per EIP Italia, la sua presenza ha nobilitato Concorsi e progetti educativi, portando fino in Cina, nella “Settimana della lingua italiana” la voce di Dante Alighieri, con una lettura del Canto V dell’Inferno al Centro Culturale Italiano di Shanghai, che ha rappresentato un evento indimenticabile.
La sua presenza tra i giovani è stata l’esempio di un intellettuale che non si chiude nella “torre d’avorio”, ma mette il proprio talento al servizio di un umanesimo integrale.
Con l’Unione Lettori Italiani, ha trasformato ogni lettura pubblica in un rito collettivo, ricordando che leggere è, prima di tutto, saper ascoltare.

Pino Colizzi ci lascia un patrimonio immenso, racchiuso non solo nei film che continueremo a guardare, ma anche nelle diffuse registrazioni della sua voce che rimarranno per sempre a sussurrare i segreti e i tormenti dello spirito umano.
Se il sipario cala, l’eco di Pino Colizzi non svanisce, ma resta nell’aria, come una nota vibrante, a ricordarci che la cultura, quando è vissuta con passione, è l’unica forma di immortalità che ci è concessa.

Anna Paola Tantucci


Oltre i Palazzi di Ginevra: appunti in vista della 61ª Sessione ONU

Tra ferite del mondo e speranza educativa


L’apertura della sessantunesima sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, prevista a Ginevra dal 23 febbraio al 2 aprile 2026, segna l’inizio di un capitolo fondamentale per la diplomazia internazionale sotto la guida del nuovo Bureau. Al vertice di questo organismo siede il Presidente indonesiano Sidharto Reza Suryodipuro, affiancato da un team di vicepresidenti provenienti da Estonia, Etiopia, Ecuador e Spagna, con il compito di orchestrare un’agenda densa di sfide globali. I lavori prendono ufficialmente il via dopo una riunione organizzativa fissata per l’inizio di febbraio, preparando il terreno per settimane di intensi dialoghi su questioni che toccano ogni angolo del pianeta.

Il cuore pulsante di questa sessione si manifesta attraverso dibattiti tematici che intrecciano l’innovazione alle emergenze umanitarie. Un momento di rilievo riguarda il ruolo delle tecnologie digitali emergenti come strumento per prevenire ed eliminare le mutilazioni genitali femminili, un tema che spinge il Consiglio a riflettere su come il progresso possa servire la protezione dei diritti più intimi. Questa attenzione verso il futuro si affianca alla memoria storica, con una discussione di alto livello dedicata al venticinquesimo anniversario della Dichiarazione di Durban contro il razzismo e la discriminazione. Contemporaneamente, il Consiglio indaga su come rendere le infrastrutture mondiali, dai trasporti agli alloggi, realmente inclusive per le persone con disabilità, e dedica una giornata intera alla drammatica situazione dei bambini coinvolti nei conflitti armati.

L’indagine del Consiglio si fa particolarmente minuziosa e severa nell’affrontare la situazione nei Territori Palestinesi Occupati, che rappresenta uno dei pilastri centrali di questa sessione. Il Consiglio dedicherà uno spazio specifico all’analisi dell’obbligo di garantire responsabilità e giustizia, esaminando un rapporto dettagliato dell’Alto Commissario. Un punto di estrema delicatezza riguarda l’indagine condotta dalla Commissione Internazionale Indipendente sul trasferimento o la vendita di armi e materiali “dual-use” a Israele, con l’obiettivo di analizzare le conseguenze legali di tali flussi. La lente d’ingrandimento dell’ONU si sposterà poi sulla questione degli insediamenti israeliani e sul Golan siriano occupato. In particolare, è atteso un rapporto cruciale sull’identità dei gruppi di coloni coinvolti in atti di violenza, intimidazione e terrore contro i civili palestinesi, valutando al contempo le azioni intraprese per assicurarli alla giustizia.

Sotto la lente d’ingrandimento finisce l’Afghanistan, con report specifici sulla condizione di donne e bambine e sulle prospettive di giustizia per le vittime. La crisi in Sudan viene esaminata attraverso i risultati di una missione d’inchiesta focalizzata sulle violazioni commesse a El Fasher, mentre nei territori palestinesi occupati si analizzano le conseguenze legali del trasferimento di armi e le violenze commesse dai coloni. Lo sguardo si estende anche all’aggressione russa in Ucraina, alla situazione in Myanmar — con focus sulla minoranza Rohingya — e alle persistenti sfide in Venezuela, Nicaragua, Iran e Bielorussia.

In questo scenario, l’Italia assume un ruolo di primo piano, essendo stata eletta come membro del Consiglio per il mandato 2026-2028. Questo impegno diplomatico si riflette direttamente nel tessuto educativo nazionale attraverso il nostro 54° Concorso Nazionale, intitolato “Dall’Italia al mondo: l’impegno per i diritti umani come pilastro di pace”. L’iniziativa invita le scuole a esplorare temi cari alla strategia italiana all’ONU, come la lotta alla tratta di esseri umani, la protezione dei giornalisti — specialmente di chi si occupa di ambiente e cambiamenti climatici — e l’impegno per una moratoria universale della pena di morte. Attraverso questo ponte tra le istituzioni e le nuove generazioni, il Consiglio cerca di trasformare i grandi dibattiti di Ginevra in una coscienza civile diffusa e in una rete di protezione sempre più solida per la dignità umana.

Napoli si prepara al ritmo della pace

Il prossimo 19 febbraio saranno in piazza anche i “Tamburi per la pace” di EIP


Il prossimo 19 febbraio 2026, le strade di Napoli torneranno a vibrare per un importante appuntamento dedicato alla convivenza civile e alla fratellanza. In questa giornata, organizzata dal Comune di Napoli, uno dei momenti più attesi e carichi di energia sarà l’intervento dei “Tamburi per la Pace”, a cura dell’Associazione Scuola Strumento di Pace E.I.P. Italia.

La giornata vedrà il coinvolgimento delle massime autorità cittadine e regionali, a testimonianza di quanto il tema della cultura non violenta sia centrale nell’agenda politica. Tra i partecipanti confermati e invitati figurano Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli, Vincenza Amato, Presidente del Consiglio Comunale, Maura Striano, Assessore all’Istruzione e alle Famiglie, Roberto Fico, Presidente della Regione, Domenico Battaglia, Arcivescovo Metropolita di Napoli e Monica Matano, Direttrice dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania.

Insieme ad altre attività, alle ore 10:00 in Piazza Montecalvario, il ritmo dei tamburi accompagnerà la partecipazione delle studentesse e degli studenti dell’I.C. “D’Ovidio – Nicolardi – E.A. Mario”, trasformando la musica in un linguaggio universale di rispetto e legalità.

Educare alla pace non è un evento isolato, ma un percorso quotidiano che si costruisce giorno dopo giorno tra i banchi di scuola. Un esempio virtuoso di questo impegno costante è rappresentato dall’IIS “Galiani-Da Vinci”. La scuola ha realizzato un toccante video-racconto che testimonia come la sensibilizzazione parta dalla memoria storica per arrivare all’azione presente. Attraverso laboratori sulla Costituzione, incontri con figure di rilievo come Don Maurizio Patriciello, la partecipazione costante al Concorso nazionale EIP Italia e attività sportive come “Un gol per la pace”, l’istituto dimostra che “la pace non è scontata, ma è una responsabilità” che appartiene a tutti.

La giornata prosegue anche nel pomeriggio con la costruzione simbolica delle “Fondamenta di pace” presso il Monastero di Santa Chiara, dove istituzioni e società civile si confronteranno in un dialogo pubblico moderato dalla giornalista Donatella Trotta.

Sarà un momento per ribadire che la pace si studia, si impara e, soprattutto, si pratica ogni giorno attraverso piccole e grandi scelte di solidarietà.

Il futuro è un web gentile

Chiusa con successo la V edizione di di “Tienilo sempre acceso”


Si è conclusa a Bojano la quinta edizione del concorso regionale “Tienilo sempre acceso”, un’iniziativa di alto valore civile e pedagogico dedicata al contrasto del bullismo e del cyberbullismo. Promosso dall’Istituto Omnicomprensivo Statale “Lombardo Radice – Amatuzio – Pallotta”, il concorso ha coinvolto gli studenti delle classi terze delle scuole secondarie di primo grado di tutto il Molise, stimolandoli a riflettere sull’uso consapevole dei mezzi di comunicazione e sulla cittadinanza attiva.
L’iniziativa ha ricevuto il prestigioso apprezzamento del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, che ne ha sottolineato l’importanza nel promuovere il rispetto della dignità e della libertà altrui nello spazio digitale.

La cerimonia, svoltasi il 10 febbraio 2026, ha celebrato la creatività e l’impegno civile degli studenti, trasformando i loro lavori grafici in veri e propri messaggi di speranza.
Il Primo Premio è stato assegnato a Marialuigia Giannantonio (IC Matese, Vinchiaturo) per il potente slogan “Il cyberbullismo CANCELLA persone, il rispetto SCRIVE futuro”, un’opera che denuncia la violenza come ferita che cancella l’identità.
Il Secondo Premio è andato a Gabriel Farina (IC San Giovanni Bosco, Isernia), che ha usato la metafora del calcio per ricordare che ogni utente, come un campione, ha il potere di incidere sugli altri attraverso la propria “tastiera”.
Il Terzo Premio è stato attribuito a Ludovica Longo (IC Brigida-Cuoco, Petacciato) per il toccante messaggio “Se per brillare devi spegnere qualcuno, non è luce: è bullismo”.

Un ruolo cardine nella riuscita del concorso è stato svolto dalla nostra Associazione che ha assegnato il Premio E.I.P., intitolato “Semi di pace”, sottolineando come l’educazione sia l’unico strumento per costruire un futuro digitale sicuro e solidale.
Al centro di questa macchina organizzativa brilla la figura della Prof.ssa Italia Martusciello, referente del progetto e Vicepresidente Nazionale di E.I.P. Italia. A lei è andato il ringraziamento più sentito per aver reso possibile il progetto con “tenacia e dedizione assolute”, guidando docenti e studenti in un percorso di crescita collettiva volto a trasformare ogni schermo in uno spazio di rispetto e coraggio.

Il concorso non ha premiato solo elaborati grafici, ma la capacità dei giovani di essere “protagonisti consapevoli del proprio tempo”. Come ricordato in chiusura della cerimonia, ogni gesto online può essere la scintilla di un cambiamento positivo, un cammino che la scuola molisana continua a tracciare con determinazione.



Benessere della comunità educante: presentata alla LUMSA l’App “Happy Teaching”

Un convegno a conclusione delle delle attività per il progetto PRIN Promoting Teacher’s Health through an Interactive Web Portal


Si è tenuto presso l’Università LUMSA il convegno dedicato al benessere degli insegnanti, con una significativa riflessione sulla dimensione plurale e “comunitaria” del tema al servizio degli esiti di apprendimento degli studenti. Un evento che ha segnato un passo importante nell’analisi sistemica del mondo scuola e nel contrasto al fenomeno del burnout: al centro del dibattito, la presentazione di “Happy Teaching”, un’applicazione di salute digitale progettata per il monitoraggio preventivo dello stress nel personale scolastico (docenti, ATA, dirigenti scolastici).

I dati emersi durante i lavori delineano un quadro di forte pressione per chi opera nella scuola: secondo l’Osservatorio Scuola e Benessere (OSB) di LUMSA, nato con l’obiettivo di sostenere il benessere psicologico e organizzativo nei contesti scolastici e educativi e animato dall’azione della Prof.ssa Fiorilli e del Comitato scientifico, circa un docente su tre manifesta stress e il 20% dichiara di voler lasciare il lavoro. In questo contesto, il benessere dell’insegnante non è solo una questione individuale, ma una leva strategica: se un docente soffre, l’intero sistema — inclusi studenti e famiglie — ne risente.

In apertura il Prof. Gennaro Iasevoli, Prorettore alla ricerca e all’internazionalizzazione di LUMSA, ha presentato il convegno entro tre pilastri strategici che si rafforzano reciprocamente (ricerca scientifica, valore pubblico e trasformazione digitale) sottolineando come il benessere degli insegnanti non sia solo un obiettivo di salute individuale, ma un valore pubblico inserito nei piani integrati dell’Amministrazione, volto a migliorare le performance del sistema scuola nel suo complesso.

La Prof.ssa Gabriella Agrusti ha inquadrato il progetto di ricerca nell’ambito delle attività del Centro Formazione, Insegnamento, Ricerca, Educazione (FIRE), istituito dall’Università per il coordinamento delle azioni finalizzate alla preparazione dei futuri docenti e dirigenti scolastici e al loro accompagnamento culturale una volta entrati nel mondo della scuola. Ha sottolineato come uno degli aspetti caratterizzanti le scelte di LUMSA sia l’impegno a coniugare ricerca e didattica, nella convinzione dell’importanza strategica e dell’alto livello di competenza richiesto per “insegnare a chi insegna”.

L’intervento della Prof.ssa Maria Grazia Confalonieri (Università Cattolica del Sacro Cuore) ha rappresentato uno dei momenti centrali del convegno, offrendo una prospettiva psicologica e accademica profonda sulla figura del docente oggi.
Spostando il focus professionale sulla dimensione relazionale ed emotiva, si comprende che l’insegnamento non può più essere ridotto alla sola erogazione di contenuti e che, in un contesto scolastico sempre più complesso, l’insegnante si trova a gestire dinamiche psicologiche che richiedono nuove forme di supporto.
Confalonieri ha evidenziato come l’applicazione Happy Teaching non sia solo un monitoraggio tecnico, ma uno strumento di consapevolezza. Attraverso il feedback immediato, il docente è stimolato a riflettere sul proprio stato emotivo, trasformando un momento di stress in un’occasione di auto-analisi. Il benessere non è un’isola individuale: se il docente sta bene, migliora la qualità del legame educativo con lo studente. La prevenzione del burnout diventa quindi una precondizione necessaria per mantenere viva l’empatia, elemento che l’app stessa misura come fattore protettivo.

L’intervento della coordinatrice del progetto di ricerca Prof.ssa Caterina Fiorilli (Università LUMSA) si è concentrato sull’analisi dei fattori che determinano la qualità della vita professionale dei docenti, ponendo l’accento sulla necessità di passare dalla diagnosi del malessere alla costruzione attiva del benessere. Ha ribadito che il benessere dell’insegnante è una “leva strategica” per l’intero sistema scolastico: se un docente è in sofferenza, le ripercussioni colpiscono direttamente gli studenti e il clima di classe. Nel commentare i dati emersi dalla ricerca, ha sottolineato come i carichi burocratici e la mancanza di supporto organizzativo siano tra le principali cause di stress cronico. Sul piano operativo ha insistito sulla cultura della prevenzione, spiegando che intercettare precocemente i segnali di burnout permette di attivare strategie di supporto reciproco (caring) tra colleghi, riducendo l’isolamento professionale.

Il Prof. Umberto Moscato ha inquadrato il burnout nel lessico OMS come fenomeno professionale legato al lavoro, con manifestazioni tipiche di esaurimento energetico, distanziamento mentale dal lavoro e riduzione di efficienza/efficacia. Frequente nelle professioni di aiuto, colpisce in misura rilevante i più giovani. I sintomi sono molti e aspecifici (tra i più significativi: insonnia intesa come agitazione notturna e mancato recupero), richiedendo una lettura multidisciplinare e contestuale all’organizzazione del lavoro.
Ha stato segnalato il rischio di letture semplicistiche che imputano la scarsa produttività all’individuo, oscurando la dimensione organizzativa. La prevenzione deve essere precoce e continua,seguendo la persona lungo tutto l’arco della vita lavorativa.

Un elemento cardine emerso nel corso dell’evento è l’importanza della collaborazione tra istituzioni e associazioni del terzo settore specializzate. In tal senso, l’Associazione E.I.P. Italia Scuola Strumento di Pace ETS ricopre un ruolo di primo piano grazie a un Accordo Quadro di Programma con l’Università LUMSA.
Tale accordo impegna le parti a promuovere congiuntamente eventi, seminari, convegni e, soprattutto, corsi di formazione e aggiornamento destinati a docenti e dirigenti scolastici. La formazione continua è stata infatti indicata come indispensabile per sostenere l’autoefficacia e la qualità didattica, specialmente se orientata verso una “dirigenza umanistica”, al centro dell’intervento del vicepresidente EIP Prof. Ottavio Fattorini, ideatore e co-fondatore delle scuole modello DADA, che ha ideato il costrutto e ha messo al centro del suo intervento la necessità che l’intera comunità scolastica sia coinvolta nella ricerca del benessere, docenti, studenti, personale ATA, e che il compito della governance e della leadership educativa sia quello di considerare gli adempimenti normativi uno strumento per la buona organizzazione, mentre il fine e la risposta al malessere e al burnout sia la qualità delle relazioni.

L’applicazione “Happy Teaching”, finanziata dal MUR e curata dall’OSB dell’Università LUMSA, si propone come uno strumento di digital health per intercettare i “campanelli d’allarme” prima che lo stress diventi burnout cronico. Attraverso questionari validati, fornisce un feedback a “semaforo” sul proprio stato di benessere (burnout, ansia, stress, empatia), garantendo il totale anonimato.


I docenti possono liberamente e autonomamente, se lo desiderano, scaricare l’applicazione e registrarsi inserendo come unico dato personale obbligatorio un indirizzo di posta elettronica personale.
L’utilizzo consente di rispondere ad alcuni questionari a scelta multipla su tematiche come Burnout, Bilanciamento scuola-famiglia, Lavoro compulsivo, Supporto percepito, Ansia, Stress, Disagio emotivo, Soddisfazione lavorativa.
I questionari, con riferimento a dati statistici validati, restituiscono in forma non diagnostica, un quadro informativo che consente di avere un feedback sulla situazione personale e, in caso di necessità, offre la possibilità di richiedere supporto individuale.

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La Pace “tra le righe”

Percorsi possibili nelle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo che entrano in vigore in questi giorni


L’assenza di un’espressione esplicita può talvolta pesare quanto un silenzio inatteso. Nelle nuove Indicazioni Nazionali per il primo ciclo, il termine “educazione alla pace” non compare come etichetta autonoma o disciplina codificata. È un dato che non possiamo non sottolineare con rammarico, specialmente dopo l’audizione del 7 aprile 2025 presso la Commissione tecnica, in cui avevamo ribadito l’urgenza di un riferimento diretto nelle finalità della scuola dell’infanzia e del primo ciclo.

Tuttavia, un’analisi attenta e “militante” del testo rivela che, sebbene il lemma manchi, la sua sostanza pedagogica pulsa sotto la superficie. Per le scuole autonome non si tratta di rassegnarsi a un’omissione, ma di esercitare una “ermeneutica della responsabilità”: tracciare itinerari precisi tra le righe delle nuove disposizioni per rendere operativa la visione della Raccomandazione UNESCO 2023.

Un allineamento necessario al contesto globale

L’integrazione dell’educazione alla pace non è un vezzo terminologico, ma una necessità di allineamento agli standard internazionali. La Raccomandazione UNESCO del novembre 2023, sottoscritta da 194 Stati, costituisce l’unico strumento globale per una pace duratura attraverso l’istruzione, fornendo la base legale per il Target 4.7 dell’Agenda 2030.

In un’epoca segnata da “policrisi” — cambiamenti climatici, erosione democratica e polarizzazione sociale — la scuola è chiamata a un “nuovo contratto sociale”. Come suggerito dal Rapporto UNESCO 2021 Re-immaginare i nostri futuri insieme, la pace deve essere intesa come un processo attivo e democratico, uno strumento per navigare la complessità e distinguere il vero dal falso in un oceano di disinformazione.

Gli itinerari dell’autonomia: dove abita la pace?

Le scuole, nell’esercizio della propria autonomia didattica, possono sostanziare questo tema attraverso sei ambiti strategici già presenti nelle Indicazioni:

1. Educazione civica: pace come “convivenza civile”
Se il titolo manca, la funzione resta. Le Indicazioni chiedono di comprendere la necessità di una «convivenza civile, pacifica e solidale».
Il curricolo di Educazione Civica (L. 92/2019) può essere declinato focalizzandosi sulla risoluzione non violenta dei conflitti, trasformando il concetto di “rispetto delle regole” in una partecipazione attiva alla costruzione del bene comune.
2. Il “Nuovo Umanesimo” e la cura delle relazioni
Il testo ministeriale pone un’enfasi inedita sull’«etica del rispetto» e sull’«educazione del cuore».
La “cultura della pace” UNESCO trova casa nell’educazione all’empatia e nella prevenzione della violenza di genere. Progettare percorsi contro il bullismo significa, di fatto, attuare le competenze socio-emotive necessarie alla pace.
3. Storia e Geografia: verso una coscienza globale
Nonostante un forte focus sull’identità nazionale, le Indicazioni offrono spazi di “transcalarità”.
Utilizzare lo studio delle guerre mondiali, della decolonizzazione e delle migrazioni per analizzare le cause profonde dei conflitti. Passare dalla cronologia alla comprensione critica delle interdipendenze globali.
4. Plurilinguismo come dialogo
L’internazionalizzazione è definita “dimensione fondativa”.
Le lingue straniere non devono essere solo strumenti comunicativi, ma veicoli di confronto con l’alterità, riducendo i conflitti nati dall’incomprensione culturale.
5. Alfabetizzazione digitale e contrasto all’odio
Le Indicazioni sottolineano l’urgenza di un «pensiero critico» contro fake news e hate speech.
Attivare laboratori di Media and Information Literacy (MIL) per disarmare il linguaggio digitale e costruire un ecosistema “autenticamente umano”.
6. STEM e Sostenibilità
Il legame tra scienza e cittadinanza è esplicito.
Educare alla responsabilità verso il pianeta partendo dal presupposto che «non c’è pace senza sviluppo sostenibile».

Conclusione: una cornice di senso per il PTOF

In sintesi, spetta alle scuole autonome il compito di esplicitare il nesso. Nella redazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), è possibile e legittimo inserire l’Educazione alla Pace come cornice di senso unificante.
Possiamo farlo sfruttando la quota di autonomia del curricolo (DPR 275/99) e interpretando le competenze chiave “sociali e di cittadinanza” come vere e proprie competenze di pace.
Anche se il nome non c’è, la sfida è rendere la pace la grammatica invisibile, ma onnipresente, di ogni nostra azione educativa.

Anima latina ospita il Certamen latinum “Vittorio Tantucci”

Domenica 8 febbraio alle ore 14.10 la presidente EIP Anna Paola Tantucci ospite della trasmissione


Il vademecum radiofonico settimanale, dedicato ai cultori della lingua latinaIdeato, realizzato e condotto da Fabius Colagrande e Maria Milvia Morciano, con la collaborazione dell’Ufficio lettere latine della Segreteria di Stato, dedica uno spazio al Certamen latinum “Vittorio Tantucci – Musae alunt oblectant ornant solantur”.

Lo fa con una intervista alla presidente EIP Anna Paola Tantucci, nella quale si ricorda la figura di Vittorio Tantucci e vengono illustrate le modalità di partecipazione alla competizione.

L’intervista verrà trasmessa domenica 8 febbraio 2026 alle ore 14.10 su Radio Vaticana e sarà poi disponibile in podcast sulle principali piattaforme (Spotify e Amazon Music) e sul canale ufficiale della Radio Vaticana (https://www.vaticannews.va/it/podcast/rvi-programmi/anima-latina.html).

Connessioni positive: scuola e rete sicura

Iniziative per la Giornata Nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo e il Safer Internet Day


7 Febbraio – Giornata Nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo
Il 7 febbraio si celebra in Italia la Giornata Nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, istituita nel 2017 su iniziativa del MIUR (oggi MIM) nell’ambito del Piano nazionale per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo a scuola.
Questa ricorrenza rappresenta un momento fondamentale di riflessione e sensibilizzazione su un fenomeno sociale di grande attualità, purtroppo in costante crescita, che coinvolge soprattutto giovani e giovanissimi.
In tale occasione, tutte le scuole sono chiamate a promuovere il confronto con gli studenti sull’uso consapevole dei social network, sulla prevenzione dell’emarginazione dei più fragili, sullo sviluppo di comportamenti prosociali e sul rifiuto di ogni forma di violenza e prevaricazione.
L’iniziativa consente al nostro Istituto di rinnovare il proprio impegno educativo nella promozione di relazioni sane, inclusive e rispettose, valorizzando il dialogo, l’empatia e la responsabilità individuale e collettiva.

10 Febbraio – Safer Internet Day
Nel mese di febbraio si celebra anche il Safer Internet Day (SID), la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete, promossa dalla Commissione Europea e celebrata contemporaneamente in oltre 160 Paesi nel mondo, inclusa l’Italia.
L’edizione di quest’anno si svolge martedì 10 febbraio e si inserisce nel quadro delle iniziative volte a promuovere un utilizzo sicuro, consapevole e responsabile di Internet, in particolare tra le giovani generazioni.
Il Safer Internet Day invita studenti e cittadini a riflettere non solo sui rischi della rete — come cyberbullismo, violazioni della privacy e disinformazione — ma anche sul ruolo attivo e responsabile di ciascuno nella costruzione di un ambiente digitale positivo e sicuro, secondo il motto “Together for a better internet”.
La giornata rappresenta un’importante opportunità educativa per rafforzare competenze digitali, senso critico e cittadinanza digitale consapevole.


Riferimenti normativi e proposte didattiche
a cura di Italia Martusciello
Vicepresidente Nazionale EIP Italia

Educazione è gioia e gioia è resistenza!

Costruire la pace tra i banchi di scuola: il forum di Budapest


Il presente articolo riprende i temi di “Education is joy, and joy is resistance!” pubblicato dall’OHCHR nel gennaio 2026.

In un periodo storico segnato da crescenti disuguaglianze, conflitti e narrazioni di divisione, l’educazione ai diritti umani emerge non solo come un dovere pedagogico, ma come una vera e propria pratica di resilienza collettiva. Recentemente, il Forum sull’Educazione ai Diritti Umani tenutosi a Budapest ha lanciato un messaggio potente che noi, come associazione impegnata nella scuola, vogliamo fare nostro: “L’educazione è gioia, e la gioia è resistenza”.

La scuola come spazio di protezione

Educare alla pace e ai diritti umani non significa solo trasmettere nozioni giuridiche o storiche. Come sottolineato dagli attivisti e dai giovani leader durante il Forum, l’apprendimento è un atto di protezione.
In contesti dove i diritti vengono costantemente calpestati, la scuola deve diventare il luogo in cui ogni studente riscopre il proprio valore e il senso di appartenenza a una comunità globale. Imparare i diritti umani significa armarsi di strumenti critici per analizzare il mondo e, allo stesso tempo, trovare la forza per trasformarlo.

Perché la “Gioia” è un atto politico?

Potrebbe sembrare paradossale parlare di gioia mentre leggiamo notizie di crisi e sofferenza. Eppure, per chi si occupa di educazione alla pace, la gioia è fondamentale per tre motivi, quali la connessione generazionale, perchè la gioia è ciò che ci lega a chi ha lottato prima di noi e a chi verrà dopo, è l’energia che sostiene gli educatori nel lungo periodo;
la resilienza, perché insegnare con entusiasmo e promuovere il benessere emotivo degli studenti è un modo per resistere alla disperazione e al cinismo che spesso alimentano la cultura della violenza; e
l’appartenenza, perchè la gioia nasce dal sentirsi parte di qualcosa di più grande: l’educazione ai diritti umani crea legami, trasforma il “dolore per ciò che accade nel mondo” in azione comune e solidarietà.

Trasformare la sofferenza in azione

Ava Kreutziger, una delle giovani voci del Forum, ha ricordato che spesso gli educatori provano dolore e tristezza per le ingiustizie globali. Tuttavia, è proprio la capacità di provare gioia insieme a questo dolore ciò che permette di continuare a lottare.
Per la nostra associazione, questo significa rimettere al centro il rispetto reciproco e l’onore verso l’essere umano, indipendentemente dalla provenienza, rendere gli studenti protagonisti, capaci di discutere apertamente di ciò che accade nel mondo senza paura e coltivare la speranza come impegno concreto e quotidiano.

Un impegno comune

L’educazione ai diritti umani è un “investimento essenziale” per una società giusta. Come comunità scolastica, abbiamo il compito di assicurare che l’istruzione rimanga coraggiosa, inclusiva e trasformativa.
Non stiamo solo insegnando delle regole; stiamo costruendo una cultura dove la pace non è un’utopia lontana, ma una pratica che si esercita ogni giorno attraverso l’ascolto, la comprensione e, sì, anche attraverso la gioia di imparare insieme.

Un anticipo di… Tamburi per la pace

L’iniziativa della sezione Campana verso il prossimo 21 marzo


Il giorno 19 gennaio 2026 il Gruppo EIP Campania è stato invitato dall’Assessore all’Istruzione e alla Famiglia del Comune di Napoli a partecipare alla riunione organizzativa della Prima Tappa del Giro di Italia per la Pace, che vedrà la Lampada per la Pace di Assisi partire proprio da Napoli. 

I giovani percussionisti in occasione dei Tamburi del 2023

La nostra proposta (eravamo presenti Paola Carretta, Delegata regionale e Elbria D’Angelo, Delegata per Napoli ) è  stata quella di far accompagnare l’arrivo della lampada in Comune dai “Tamburi della Pace” dell’Istituto Comprensivo “D’Ovidio-Nicolardi–E.A.Mario”, che tradizionalmente si esibiscono a Napoli nelle manifestazioni di Marzo insieme alle altre scuole da noi coinvolte.
La proposta è stata accolta con entusiasmo dall’Assessore Dr Maura  Striano, che ha voluto inserirla nel programma della giornata.
Abbiamo contattato la scuola,  il prof. Andrea Stipa Maestro  di Percussioni e il Dirigente scolastico Maria Parascandalo, che hanno naturalmente aderito. 

Un bel risultato per tutta l’EIP Italia, che da anni porta avanti l’iniziativa dei Tamburi della Pace in Italia in collaborazione con la “Maison Poesie enfance di Bruxelles”, divenuta ormai un appuntamento fisso per tante scuole.