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Il contributo dell’Unione Europea alla tutela dei diritti umani

Il contributo di Giuseppe Bronzini, Presidente emerito della Corte di cassazione sezione lavoro e Premio Jacques Muhlethaler 2024 per i diritti umani


Per comprendere il ruolo che l’Unione europea (che ha sostituito la Comunità economica europea nel 1992) ha svolto, spesso con grande
audacia ed inventiva, come ordinamento distinto da quello degli stati membri per proteggere i diritti dei cittadini, un’esperienza originale ed
unica nel contesto globale, occorre risalire al carattere specifico dell’ordinamento voluto dal Trattato di Roma da parte dei sei paesi fondatori.

La Corte di giustizia chiamata all’inizio degli anni 60 a chiarificare i contorni di questa costruzione – dalle finalità integrative
ma con competenze limitate alla dimensione economica- fu
determinante nel fissare le linee di discontinuità tra questa nuova “anomala” creatura e il sistema classico di diritto internazionale. Precisò infatti la Corte nel 1963 che quello comunitario è un ordinamento sui generis istituito secondo le regole del diritto internazionale e quindi con un Trattato tra gli stati ma che se ne differenzia perché non obbliga solo gli stati con i suoi precetti ma conferisce direttamente diritti in capo ai cittadini dei paesi aderenti, che possono essere rivendicati avanti i giudici ordinari nazionali. Se tali giudici hanno dubbi interpretativi,
attraverso il rivoluzionario strumento del rinvio pregiudiziale,
si devono rivolgere alla Corte di giustizia il cui parere è obbligatorio.ù

Tratti determinanti dell’ordinamento così specificato è il principio dell’effetto diretto di questo negli ordinamenti interni cui è strettamente connesso il principio del primato del primo sui secondi, indispensabile per raggiungere gli obiettivi della Comunità progressivamente estesi, parallelamente all’incremento dei paesi aderenti. L’ordinamento edificato nel 1957 viene pertanto definito come “sovranazionale” per distinguerlo da quello internazionale per via di questa immediata efficacia e prevalenza delle norme comunitarie a livello nazionale.

Sin dagli anni 60 si viene a creare un canale tra la Corte di giustizia e i giudici comuni nazionali cui- in ultima analisi- spetta la protezione dei diritti di matrice europea. I magistrati interni diventano contemporaneamente gli organi di base di due sistemi; quello nazionale al cui vertice è- in genere- una Corte costituzionale e quello “sovranazionale” su cui vigila la Corte di giustizia.

Le legittimità di questo edificio inedito viene poi rafforzato nel 1970 con la prima votazione a mandato universale del Parlamento europeo da parte dei cittadini dei paesi aderenti. Il quadrilatero della governance europea – Consiglio, Commissione, Parlamento europeo e Corte di giustizia è un unicum planetario che rappresenta lo scheletro di un ordinamento federale, in un contesto multiculturale e multilinguistico continentale, come prefigurato da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi nel Manifesto di Ventotene del 1941.

Ora nel Trattato di Roma non vi erano sostanzialmente norme
sui diritti fondamentali, come nelle costituzioni nazionali, poiché le competenze riguardavano la sfera economica. Nel corso degli anni tali competenze furono allargate senza però che la Corte di giustizia potesse verificare la coerenza tra la crescente ed imponente normativa sovranazionale con la salvaguardia dei diritti umani protetti a livello costituzionale interno: eventualmente – come dicono i giuristi- bilanciando tra loro diritti in conflitto (per es. libertà di impresa e diritto di sciopero).

Pertanto, con una giurisprudenza creativa, la Corte affermò che avrebbe offerto direttamente una protezione dei diritti umani ricavabili dalle tradizioni costituzionali comuni e dalla Convenzione europea del 1950 (strumento di diritto internazionale di protezione delle più classiche pretese liberal-democratiche europee). Ma questo modus operandi portava la Corte a funzionare più da legislatore che da Giudice non essendo chiara la legittimazione del ruolo che si era attribuito.

Nel 1999 fu quindi nominata una Convenzione per scrivere un Bill of rights comune che integrasse in un Codice ordinato e coordinato con i Trattati tutti i diritti più rilevanti protetti negli stati membri e riconosciuti a livello internazionale.

Nasce così il Testo della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, proclamata nel 2000 a Nizza e diventata obbligatoria il 1.1.2009 con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

La Carta recepisce nella sua trama di 50 articoli non solo i diritti e le libertà ottocentesche ma anche i diritti socio- economici e i cosiddetti “nuovi diritti” come il reddito minimo garantito o la tutela della privacy: rappresenta il più completo ed aggiornato Elenco solenne del garantismo
giuridico a livello globale. L’Unione protegge non solo i diritti umani (il nucleo più ristretto e tradizionale delle pretese individuali) ma tutti quei diritti che possono essere considerati fondamentali in una società moderna: la Carta è sempre obbligatoria per gi organi dell’Unione e si applica agli stati quanto devono applicare il diritto dell’Unione.

Il lato rivoluzionario di questa “svolta” risiede nel meccanismo giudiziario che consente: la possibilità per i cittadini dei 27 stati aderenti di rivolgersi ai giudici nazionali per rivendicare i propri diritti così come protetti e formulati in un medesimo Codice costituzionale. Se nutrono dubbi i giudici si rivolgono ad un organo sovranazionale come la Corte di giustizia che, sull’interpretazione della Carta, viene oggi consultata anche da molte Corti costituzionali. Si crea una integrazione giudiziaria senza precedenti che rappresenta anche il cemento culturale ed istituzionale per ulteriori passi in avanti del processo di integrazione.

Commissione e Parlamento sviluppano annualmente report analitici sull’applicazione della Carta e spetta alla prima anche aprire procedimenti di infrazione nei confronti di paesi che non la rispettano:
le norme della Carta hanno infatti lo stesso valore giuridico dei
Trattati. I paesi dell’UE che attentano al valore primario dello
stato di diritto sono stati messi in stato di accusa, sono state
loro bloccate le risorse dei Fondi europei ed alcuni di essi, come la Polonia, hanno fatto marcia indietro.

Da ultimo va segnalata l’importanza che la Carta assume sul
piano internazionale: gli accordi commerciali o di natura umanitaria dell’Unione con paesi terzi sono condizionati all’impegno di rispettare – almeno in linea tendenziale – i diritti della Carta. Analogamente i paesi candidati ad entrare nell’Unione devono dimostrare di poter garantire la protezione di tutti i diritti del Bill of rights europeo attraverso sistemi giudiziari efficienti ed indipendenti.

Insomma, in questa dimensione garantista l’Unione è andata in
questi ultimi anni molto avanti utilizzando meccanismi di tutela
dei diritti propri degli stati federali: costituirà questo un piedistallo determinante per arrivare ad una Federazione politica?

Il diritto all’istruzione negato: quando la guerra spegne il futuro dei bambini

20 novembre 2024 – Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza


In occasione della Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, istituita dall’ONU nel 1954, vogliamo porre l’attenzione su una delle più gravi violazioni dei diritti dei bambini: la negazione del diritto all’istruzione a causa dei conflitti armati.

L’educazione è un diritto umano fondamentale, sancito dall’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che afferma: “Ogni individuo ha diritto all’istruzione”. L’istruzione è essenziale per lo sviluppo individuale e sociale, per la crescita economica e per la costruzione di società pacifiche e inclusive. Eppure, milioni di bambini in tutto il mondo sono privati di questo diritto a causa di guerre e conflitti.

Le guerre e i conflitti armati hanno un impatto devastante sull’istruzione. Scuole e università vengono distrutte o danneggiate, gli insegnanti vengono uccisi o costretti a fuggire, e i bambini sono spesso reclutati come soldati o vittime di violenze.
Secondo il rapporto UNICEF “25 Years of Children and Armed Conflict: Taking Action to Protect Children in War”, tra il 2005 e il 2020 sono stati verificati oltre 104.100 casi di bambini uccisi o mutilati in situazioni di conflitto armato, oltre 93.000 bambini sono stati reclutati e utilizzati da parti in conflitto; almeno 25.700 bambini sono stati rapiti da parti in conflitto; le parti in conflitto hanno stuprato, costretto al matrimonio, sfruttato sessualmente e perpetrato altre gravi forme di violenza sessuale su almeno 14.200 bambini. Le Nazioni Unite hanno verificato oltre 13.900 episodi di attacchi contro scuole e ospedali e non meno di 14.900 episodi di diniego di accesso umanitario per i bambini dal 2005.

Le conseguenze della mancanza di istruzione sono drammatiche:
* Aumento della povertà: I bambini che non ricevono un’istruzione hanno meno probabilità di trovare un lavoro dignitoso e di uscire dalla povertà.
* Maggiore vulnerabilità allo sfruttamento: I bambini che non vanno a scuola sono più esposti al rischio di lavoro minorile, matrimonio precoce, reclutamento forzato e altre forme di sfruttamento.
* Difficoltà di ricostruzione post-conflitto: La mancanza di istruzione ostacola la ricostruzione e lo sviluppo dei paesi colpiti da conflitti.
* Perpetuazione dei cicli di violenza: L’assenza di istruzione può contribuire a perpetuare i cicli di violenza e di conflitto.

Il diritto all’istruzione non viene meno in tempo di guerra. Anzi, in questi contesti assume un’importanza ancora maggiore. L’istruzione può fornire ai bambini un senso di normalità e di speranza, può aiutarli a superare i traumi della guerra e può contribuire a costruire un futuro di pace.
Il diritto all’istruzione nei contesti di conflitto armato è protetto da numerosi strumenti internazionali, tra cui:
* La Convenzione sui diritti dell’infanzia (1989):  l’articolo 28 riconosce il diritto del fanciullo all’istruzione e impegna gli Stati a rendere l’istruzione primaria obbligatoria e gratuita per tutti.
* I Protocolli Aggiuntivi alle Convenzioni di Ginevra del 1949:  il Protocollo I (1977)  vieta gli attacchi contro gli edifici scolastici e gli studenti, mentre il Protocollo II (1977)  riconosce il diritto all’istruzione anche durante i conflitti armati non internazionali.
* La Risoluzione 2601 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (2021):  questa risoluzione condanna gli attacchi contro le scuole e gli studenti e chiede agli Stati di proteggere il diritto all’istruzione nei contesti di conflitto armato.

L’ONU e numerose organizzazioni internazionali sono impegnate a garantire il diritto all’istruzione nei contesti di conflitto armato.  Tra le iniziative più importanti:
* Education Cannot Wait:  un fondo globale per l’istruzione nei paesi colpiti da emergenze e crisi prolungate.
* UNESCO:  l’agenzia delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, che promuove l’istruzione per tutti, anche nei contesti di conflitto.
* UNICEF:  il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, che lavora per garantire l’accesso all’istruzione per tutti i bambini, anche quelli colpiti da guerre e conflitti.

Cosa possiamo fare noi?
Anche noi possiamo fare la nostra parte per garantire il diritto all’istruzione ai bambini che vivono in zone di guerra. Possiamo:
* Informarci:  è importante conoscere la situazione dei bambini che vivono in zone di guerra e le sfide che devono affrontare per accedere all’istruzione.
* Sensibilizzare:  possiamo parlare di questo tema con amici, familiari e colleghi, e condividere informazioni sui social media.
* Sostenere le organizzazioni:  possiamo donare a organizzazioni che lavorano per garantire il diritto all’istruzione nei contesti di conflitto armato.
* Promuovere la pace:  possiamo impegnarci a costruire un mondo più pacifico, in cui tutti i bambini abbiano la possibilità di andare a scuola e di realizzare il proprio potenziale.

La guerra è una delle più gravi minacce al diritto all’istruzione. I bambini che vivono in zone di guerra sono privati della possibilità di andare a scuola, di imparare e di costruire un futuro migliore. È nostro dovere fare tutto il possibile per proteggere il loro diritto all’istruzione e per garantire che tutti i bambini, ovunque nel mondo, abbiano la possibilità di realizzare il proprio potenziale.



Pax optima rerum, quas homini novisse datum est

Pubblicato il nuovo bando del Certamen latinun “Vittorio Tantucci” per l’anno scolastico 2024-2025


Il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” (XIII edizione) è intitolato al celebre latinista, autore della grammatica  latina  più  nota  dal dopoguerra ad oggi in Italia e all’estero e si propone di promuovere lo studio della lingua latina e l’approfondimento delle sue capacità espressive, attraverso la riflessione sulla perenne attualità di tematiche esistenziali, che hanno trovato voce e corrispondenza di accenti sia nella poesia latina che in quella moderna e contemporanea.

PER GLI STUDENTI DELLE SCUOLE SECONDARIE DI II GRADO
Il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” per studenti si articola in due distinte sezioni:

1. prima sezione
Riservata agli studenti del triennio delle scuole secondarie di II grado con insegnamento della lingua latina (liceo classico, scientifico, delle scienze umane e altri indirizzi dove sia previsto nell’ambito del curricolo dell’autonomia).
Il tema scelto dalla Giuria per l’anno scolastico 2024-2025 è il seguente:

 … pax optima rerum,
quas homini novisse datum est

Silio Italico, XI 592 s.

Il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” per gli studenti del triennio è riconosciuto come competizione per la valorizzazione delle eccellenze dal DM 108 del 4 giugno 2024.
I nominativi degli studenti vincitori, previo consenso degli interessati, sono pubblicati nell’Albo nazionale delle eccellenze sul sito dell’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE), secondo quanto previsto dall’articolo 7 del DLgs 262/2007.
Inoltre, ai sensi dell’articolo 4 del DLgs 262/2007 sono previsti incentivi per gli studenti che raggiungono elevate prestazioni nella competizione, che saranno determinati con successivi provvedimenti dal MIM, al termine delle operazioni di rilevazione degli esiti delle diverse competizioni. Le risorse finanziarie saranno poi assegnate alle scuole frequentate dagli studenti meritevoli, affinché possano dare visibilità e valorizzazione nell’intera comunità scolastica e offrire esempi concreti di riconoscimento.

2. seconda sezione
Riservata agli studenti del (liceo classico, scientifico, linguistico, delle scienze umane e altri indirizzi dove sia previsto nell’ambito del curricolo dell’autonomia).
Il tema scelto dalla Giuria per l’anno scolastico 2024-2025 è il Terzo Principio Universale di Educazione Civica (Piaget-Mühlethaler, 1968):

Vitam hominesque schola colere erudit

In particolare,  le finalità  della  seconda  sezione  del Certamen  sono ispirate  alle seguenti linee guida:
– favorire l’inclusione attraverso il dialogo fondato sulla collaborazione e l’interazione tra diversi linguaggi (verbale, iconico, visivo etc.), al fine di rafforzare lo scambio di buone prassi tra i Licei italiani ed europei;
– avvicinare gli studenti del biennio dei Licei ai valori della cultura classica;
– trattare in chiave laboratoriale la tematica proposta;
– incentivare la riflessione personale sugli obiettivi portanti dell’Agenda 2030 e dei principi di Educazione Civica.

Regolamento di partecipazione

Per la partecipazione ad entrambe le sezioni, ciascuna scuola può presentare esclusivamente i seguenti tipi di lavoro:
1. componimento latino in poesia, comprendente non meno di 20 versi, accompagnato da una traduzione italiana di carattere poetico;
2. componimento latino in prosa con traduzione italiana (massimo 800 battute), concernente una riflessione critica sul tema proposto, a scelta del candidato;
3. elaborato multimediale in latino con traduzione italiana: sceneggiatura o drammatizzazione di un testo classico in versi o in prosa sul tema proposto, anche in formato multimediale, della durata massima di 10 minuti, a cura di un singolo o di un gruppo di studenti.

Ciascuna delle scuole partecipanti, secondo criteri interni autonomamente definiti e documentati, organizza le modalità di selezione di un unico lavoro da presentare alla competizione nazionale, per una sola delle due sezioni.
Il lavoro scelto dalla scuola dovrà essere inviati, in cinque copie cartacee e su supporto digitale (CD ROM, DVD, pendrive) in formato .pdf, corredato dalla Scheda di partecipazione (Allegato A) entro e non oltre il 15 marzo 2025 (farà fede il timbro postale) al seguente indirizzo:

Segreteria del Certamen Latinum “Vittorio Tantucci”
Via Edoardo Maragliano, 26 – 00151 Roma

I vincitori della prima e seconda sezione, ad insindacabile giudizio della Giuria, riceveranno i seguenti premi in denaro:

Sezione biennioSezione triennio
Primo classificato€ 200,00€ 300,00
Secondo classificato€ 150,00€ 200,00
Terzo classificato€ 100,00€ 100,00

Sono previste Menzioni d’onore ai meritevoli.
A tutti gli studenti partecipanti verrà rilasciato un attestato valido come credito formativo.
Ai docenti coordinatori sarà rilasciato un attestato valido come credito professionale.

PER DOCENTI E STUDIOSI DI LINGUA LATINA
Il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” per docenti e studiosi di lingua latina richiede ai partecipanti di presentare un componimento in versi in lingua latina su un tema liberamente scelto.
I concorrenti possono presentare un unico componimento, necessariamente originale: non deve aver già conseguito un riscontro ufficiale in altre prove analoghe, come premi o pubbliche menzioni, ovvero essere già stato diffuso, anche attraverso social media.
Inoltre, si specifica quanto segue:
– il carme deve comprendere non meno di 50 e non più di 100 versi;
– il testo deve essere scritto al computer (non saranno accettati testi scritti a mano);
– il testo inviato deve risultare anonimo, senza indicazione dei propri dati anagrafici e deve essere contrassegnato da un “motto”, autonomamente scelto, senza alcun altro segno di possibile riconoscimento;
– nel plico inviato alla Segreteria del Certamen deve essere presente, unitamente al proprio componimento, una busta chiusa riportante il “motto”, all’interno della quale sarà racchiusa una scheda con l’indicazione di nome e cognome del concorrente, recapito e numero di telefono, indirizzo di posta elettronica.

I criteri di valutazione di cui terrà conto la Giuria sono essenzialmente fondati sulla correttezza formale e lo spessore valoriale dei contenuti. 
I componimenti in versi devono essere inviati in cinque copie cartacee e su supporto digitale (CD ROM, DVD, pendrive) sia in formato .pdf che in formato .docx, unitamente alla scheda anagrafica custodita in busta chiusa, entro e non oltre il 15 marzo 2025 (farà fede il timbro postale) al seguente indirizzo:

Segreteria del Certamen Latinum “Vittorio Tantucci”
Via Edoardo Maragliano, 26 – 00151 Roma

Il vincitore, secondo la graduatoria e a insindacabile giudizio della Giuria, riceverà un premio in denaro di € 300,00.
Sono previste menzioni d’onore ai meritevoli.

Per tutte le sezioni, la Giuria del Certamen Latinum Vittorio Tantucci è composta dai seguenti membri:
Prof. Francesco Bonini, Magnifico Rettore LUMSA – Presidente
Prof. Piergiorgio Parroni, Professore emerito di Filologia classica Università “La Sapienza” Roma;
Prof. Antonio Marchetta, già ordinario di Lingua e Letteratura Latina Università “La Sapienza” Roma
Prof. Emanuela Andreoni Fontecedro, già ordinario di Letteratura Latina Università Roma Tre, oggi Professore senior
Prof. Rocco Pezzimenti, Professore di Filosofia politica e Teologia Università LUMSA Roma
Prof. Anna Piperno, già Dirigente Tecnico Ministero dell’Istruzione
Prof. Anna Paola Tantucci, Presidente nazionale E.I.P. Italia
Prof. Agata Gueli, Dirigente scolastico e esperto di Lingua e letteratura latina
Prof. Arduino Maiuri, esperto e docente di Lingua latina Liceo Classico “Cornelio Tacito” Roma
Prof Anna Paudice, docente di lingua e letteratura latina nei Licei
Prof. Francesco Rovida, Dirigente scolastico – segretario

La Cerimonia di premiazione del Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” si svolgerà con grande solennità a Roma presso l’Università LUMSA il 12 aprile 2025, con la mente e con l’animo rivolti alla festività di S. Caterina da Siena.



Oltre il male

Edith Bruck e Andrea Riccardi: il coraggio di parlare della pace


Uscito a inizio novembre per Editori Laterza, il volume Oltre il male è un fitto dialogo tra Edith Bruck e Andrea Riccardi.
Un libro semplice e diretto nella scrittura e nella linearità della tesi che promuove. Eppure scomodo e, a modo suo, “scandaloso”. 
Come la lirica Infanzia che apre il primo capitolo con uno sguardo durissimo sul “presagio minaccioso” ricevuto fin dalla nascita da una bambina ebrea, cresciuta nella maledizione dell’antisemitismo, fatto di “cani aizzati contro dai padroni taciturni e grevi / dalla sputo di bambini nutriti d’ignoranza / dagli idioti lasciati liberi / dalle vergogne e dalle catene familiari / per sfogarsi con gli ebrei / all’uscita della sinagoga”.

La dimensione dialogica del volume pervade la scrittura, facendo emergere, quasi con il linguaggio delle antinomie pedagogiche, una serie di polarità, a volte esplicite e altre solo implicite: dagli autori (donna e uomo; ebrea e cristiano; italiana per scelta e italiano per nascita; nati prima e dopo la seconda guerra mondiale) ai temi annunciati dai cinque capitoli (male/guerra e bene/pace; luce e buio; vittime e vittimismo; forza e debolezza; distruzione e riparazione). 
E accompagna il lettore in un viaggio nella Storia e nelle storie, alimentando la consapevolezza di trovarsi a contatto con testimonianze vive della Storia come evento universale, rilette con la semplicità diretta della storia personale: un modo, forse, per renderci consapevoli che abbiamo il potere di poter cambiare il corso degli eventi, se siamo in grado di vivere con consapevolezza e coraggio le scelte quotidiane.

Oltre il male ha il coraggio di affermare con chiarezza che la guerra è il male più grave, mentre “la pace è oggi quasi scomparsa dall’orizzonte del futuro” perché, afferma Riccardi, “sembra che abbiamo accettato la guerra come un fatto inevitabile”. 
Se guardiamo al modo con cui la scuola affronta il tema nell’ambito dell’Insegnamento di educazione civica, non possiamo che dare ragione a queste parole. L’educazione alla pace era esplicitamente presente nel Documento d’indirizzo per la dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” (Nota MIUR 2079/2009), mentre è scomparsa (anzi, non viene mai utilizzato neppure il termine “pace”) nella Legge 92/2019 e nelle due successive versioni delle Linee guida per l’Insegnamento di educazione civica.
Tra i compiti della scuola, ai quali EIP Italia crede fermamente fin dal proprio nome, c’è invece quello di insegnare ad “immaginare una pace possibile” come orizzonte di una pace globale.

Nel corso del dialogo, in alcuni passaggi anche duro al limite del possibile sconforto, emergono le linee guida di una possibile educazione alla pace, intesa come “riparazione” del mondo. Afferma Edith Bruck: “non dobbiamo dimenticare come nel male, nella guerra, ci sia spazio per altro, per altre dimensioni dell’umanità. Possiamo sempre guardare dentro noi stessi e cercare le risorse per vivere in un modo che sia lontano dal male. L’odio secondo me avvelena prima di tutto noi stessi (…). Io credo che bisogna tendere la mano e bisogna perdonare, nel senso di andare vicino anche alla persona che si mostra peggio che mai, perché c’è un pizzico di bene anche in lei e perché quel poco di bene che ha dentro bisogna alimentarlo”
Da qui una serie di “parole chiave” che scorrono soprattutto nell’ultimo capitolo: amicizia, accoglienza, umanità, condivisione, memoria, racconto, coraggio, futuro. Una sorta di indice per un perCorso di educazione a non “rassegnarsi al male”.



Aperti al mondo perché amici di Piramo e Tisbe: a cosa serve il latino

Il latino è un ponte unico al mondo tra gli antichi e la contemporaneità: abbandonarlo vuol dire non capire se stessi. La “confessione” di una latinista


Nella mia vita ho sempre avuto per compagno il latino. L’iniziazione avvenne con un libro di mitologia (in italiano), in particolare più centrato sulle Metamorfosi di Ovidio. Non memorizzai neanche il nome di Ovidio e il significato di metamorfosi lo compresi leggendo. Non frequentavo ancora le scuole medie ma si trattava di un testo adottato per la scuola media da mia zia. Fu una meravigliosa scoperta: il regno di dei ed eroi, le trasformazioni di fanciulle e ragazzi in alberi, fiori, volatili: la vita che continua, mutate le forme. Era solo fantasia o traeva suggerimento dalla realtà? Che cosa testimoniavano quei miti, quei racconti? Ne subivo il fascino incantata. Soffrii per Piramo e Tisbe.

L’impatto con la lingua – al primo anno delle medie – non fu meno affascinante. È vero che all’epoca le lingue moderne parlate non erano diffuse (a scuola si studiavano per leggere pagine in lingua straniera), per cui per me si trattava di conoscere l’alterità attraverso il latino. Ma non fu questa sola differenza che mi colpì, quanto piuttosto l’incontro fra il mio italiano, lingua analitica (ovvio che all’epoca non usassi queste espressioni) e il latino, lingua sintetica: la differenza quindi che, per esprimere la funzione dei termini nel contesto della frase, si usassero nell’una le preposizioni esterne al vocabolo stesso in questione, mentre nel secondo caso ci fosse l’uso della desinenza, ovvero l’aggiustamento identificatore di funzione in fine di vocabolo.

Alla differenza morfologica – che si limitava piuttosto a questo, essendo simile la struttura del verbo – corrispondeva invece un’organizzazione sintattica del tutto confrontabile.

Tra i primi autori ricordo Fedro, Tibullo, Cornelio Nepote. La fiaba con clausola morale, la campagna romana, gli uomini “illustri” di Roma. L’orizzonte si apriva ai secoli, ai millenni (lo studio della storia era essenziale) e il tempo palpitava di voci e di volti. Il mio linguaggio si arricchiva moltissimo, come pure la coordinazione inflessibile, in latino, della costruzione del periodo mi insegnava a parlare e a scrivere limpidamente.

Negli anni dovevo diventare una patita di etimologie e dovevo cercare di definire un metodo scientifico della traduzione (come poi ho realizzato con un testo ad hoc insieme a dei collaboratori): linee guida di cui non sentii la mancanza nelle scuole medie, dove fra l’altro spesso il testo latino ci veniva presentato “facilitato”, come allora si diceva, ma certamente ne sentii l’esigenza (allora non soddisfatta) al liceo.

Queste due indicazioni costituiscono una validissima metodologia per l’insegnamento del latino e per la stessa motivazione didattica. Focalizzare l’attenzione sulle etimologie significa abolire i confini tra i popoli indoeuropei: apparteniamo allo stesso ceppo linguistico e nel contempo, facendoci guardare dentro le parole, ci fa comprendere le stratificazioni, le allusività dei singoli vocaboli. Faccio un esempio: la parola anima, lat. anima/animus (francese âme, spagnolo alma) ha lo stesso radicale di ànemos del greco, dove significa vento e del sanscrito anithi dove dice il respiro.

Si aprono possibilità di riflessione sul concetto di anima e la sua essenza. E ancor di più se penso alla parola tempo, latino tempus, che condivide (e nei due casi secondo precise regole fonetiche) il radicale del termine greco temno o di teino. Il concetto di tempo ha creato molto pensiero nei secoli (filosofi, scienziati, psicologi). Osservare l’etimo ci dice che se vi riconosciamo il radicale del primo verbo greco citato consideriamo il tempo come un ritaglio (temno, io taglio), un segmento dell’eternità ma soprattutto arriviamo alla concezione minima del tempo, cioè dell’istante, o punctum temporis, valutata nei secoli da filosofi e poeti, su cui si giunge ad avvertire tale la vita stessa: cito Seneca che ricordava già Archita di Taranto quando affermava: punctum est quod vivimus et adhuc puncto minus, “un istante quello che viviamo e ancor meno” (Ep. 49,3). Fino a Bachelard – siamo nel 900 – che avvertiva il tempo come successione scollegata di punti o istanti (punctum temporis).

Se invece pensiamo che tempus abbia lo stesso radicale di teino, allora prevale la considerazione del tempo come una distensione, una continuità. Risento Agostinoinde mihi visum est nihil esse aliud tempus quam distensionem, sed cuius rei nescio et mirum si non ipsius animi, “quindi mi parve che il tempo altro non fosse che una distensione/ estensione, ma non so di cosa ma strano se non fosse dell’animo stesso (Conf. 11,33), concezione psicologica del tempo che Heidegger faceva risalire ad Aristotele. E nel 900 va segnalata anche l’espressione di Bergson in opposizione a Bachelard: il tempo è la fluida corrente del mutamento. Si apre anche il confronto con il flusso coscienziale di Husserl.

Il libro della lingua è un regno di meravigliose riflessioni e il latino è particolarmente indicato a queste riflessioni perché fa da ponte tra l’antico e la contemporaneità, anche perché i suoi autori e il loro pensiero o addirittura le forme stesse della scrittura furono fonte di ispirazione per secoli e secoli, fino ad arrivare a noi. Se manca l’àncora del mondo antico ogni discorso è acefalo.

Entriamo così nell’argomento specifico dell’apprendimento della letteratura latina. Va considerato innanzi tutto che quando ci si riferisca a “letteratura” antica, greca e latina, il termine comprende non solo i testi letterari stricto sensu come quando ci si riferisce allo studio scolastico delle letterature moderne che prendono in esame testi di poesia, romanzi, testi di teatro, bensì studiare a scuola una letteratura antica vuol dire includere anche tutti i testi di filosofia, storiografia, e i testi scientifici. La conoscenza della scrittura del mondo antico pretende un’immersione totale nelle sue testimonianze.

Oltre allo studio dei grandi autori che non cito perché ben noti, considero fondamentale lo studio dell’eredità classica, della loro ripresa quindi e rielaborazione (che può presentarsi come continuità o contestazione) lungo i secoli moderni. Si tratta di una ricerca che ha i caratteri dell’avventura, potrei dire, perché la loro memoria è disseminata nelle pagine di tutte le letterature almeno europee e gli autori moderni vanno compresi (finché possibile) nella loro lingua originale, proprio per sentire il fluire di una lingua (con il suo carico di significanza, e questo vale in particolar modo per i testi poetici ma anche filosofici) nei modi dell’altra.

Fu su questa via che incontrai di nuovo Piramo e Tisbe. Senza più le metamorfosi nel gelso dai fiori rossi che faceva suo il colore del sangue dell’infelice amante. Essi ritornano con altri nomi nelle pagine di Masuccio Salernitano e Mattea Bandello. Luigi da Porto adotta i nomi di Giulietta e Romeo e così li immortala Shakespeare. Lo scrittore inglese conosceva il testo ovidiano, tanto è vero che nel suo A Midsummer Night’s Dream fa affannare i suoi personaggi in una sorta di metateatro mentre cercano di mettere in scena Pyramus and Thisbe.

Tralasciando altra presenza della memoria della pagina ovidiana devo dire che i confini del tempo di questa memoria, facendo ricerca, si sono allargati anche nello spazio. Ovidio aveva avvertito che i due giovani erano di Babilonia. Ebbene, la storia di Layla e Majnun (il poeta “pazzo d’amore”, così definito, dalla sua tribù dei beduini, Qays ibn-al Mullawah) del VII sec. ricorda i nostri giovani babilonesi. Una coincidenza? Potrebbe essere, ma l’archetipo della storia è comune, perché le due coppie iniziano la loro storia per la stessa fortuita occasione: parlandosi in una crepa della parete che li divide. Nel XII sec. il poeta persiano Nizami Ganjavi diffuse la storia di questo amore infelice, contrastato dalle famiglie, per tutta l’Asia.

Ora, è vero che noi studiando gli antichi testi ridiamo voce alle ombre, un po’ come Ulisse nella sua nékuya, o evocazione dei morti, che, facendo un sacrificio animale, poteva far abbeverare del sangue le anime che gli si affollavano intorno perché così il sangue ridava loro la vita, la voce per poter comunicare con lui. Ma è altrettanto vero che noi suggiamo una linfa vitale immergendoci nei secoli e nei millenni: acquistiamo una visione universale delle cose, impariamo l’alterità, la differenza, facciamo nostro il desiderio di uscire fuori alla conquista della conoscenza in sé. Diveniamo aperti ai popoli tutti. È una sete di conoscenza, perché saliamo su nelle età del mondo, siamo ricchi, come diceva Seneca, di tutte le loro vite che gli autori che abbiamo letto e studiato, ci hanno regalato.

Il latino, per i nostri giovani, dovrebbe essere tenuto come una porta aperta per tutti, perché è quel ponte che fa conoscere e sentire cosa significhi l’immortalità umana, non destinata a essere polvere finché noi sapremo mantenerla in vita.

Emanuela Andreoni Fontecedro

Articolo pubblicato su “Il sussidiario.net” in data 31 ottobre 2024 e qui riportato per gentile concessione dell’autrice

La pace si fa a scuola

La Cerimonia di premiazione del 52° Concorso Nazionale EIP Italia


Avrà luogo mercoledì 30 ottobre dalle 9.30 alle 13.00 presso l’Auditorium della Biblioteca Nazionale Centrale “Vittorio Emanuele II” a Roma (Viale Castro Pretorio, 105) la Cerimonia di premiazione della 52esima edizione del Concorso Nazionale EIP Italia.
Hanno partecipato al Concorso circa 90 scuole di molte regioni italiane, con progetti e lavori creativi realizzati sul tema proposto.
Trenta sono le scuole premiate, selezionate da una prestigiosa Giuria composta dal Comitato paritetico E.I.P. Italia – Ministero dell’Istruzione e del Merito, in attuazione del Protocollo d’Intesa in cui sono definite le modalità di collaborazione sussidiaria che la storica Associazione per la “Scuola strumento di pace” porta avanti, soprattutto nell’ambito dell’Insegnamento di Educazione civica.

Il messaggio che ci viene dagli studenti, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di II grado, osservando i lavori presentati nelle varie sezioni del Concorso (Poesia giovane, Giornali scolastici, arte, teatro, Ricordi della memoria, Sport e pace, Sicurezza a scuola, Sicurezza stradale, ecc.) è chiaro: diventare cittadini nel rifondare la pace in Europa, nello spirito del Manifesto di Ventotene, e impegnarsi per lo sviluppo sostenibile alla luce della nostra Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. 
La creatività di docenti e studenti si accompagna, in misura crescente e qualitativamente significativa, con lo sviluppo delle competenze digitali, anche attraverso la produzione di videoclip, cortometraggi, articolate presentazioni; pur senza dimenticare l’uso di cartelloni, forbici e pennarelli.

Tra le altre, saranno premiate alcune scuole del Comune di Fiumicino che hanno partecipato il 21 Marzo scorso alla manifestazione “I tamburi per la pace” svolta presso l’Auditorium dell’IPSSAR “Paolo Baffi”.
La sezione “La voce del carcere”, organizzata con la partecipazione del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia, ha premiato i lavori dell’Istituto Penale per i Minorenni di Catania, con poesie, dialoghi e disegni sul tema dei sogni di libertà.
Grande interesse hanno suscitato nei giovani i temi della sicurezza a scuola e della sicurezza stradale. Una proposta che sensibilizza i bambini anche al tema della morte in modo delicato e creativo, in un momento in cui ogni giorno sono di fronte a conflitti e morte.
Il Premio FIDIA per le arti e il Premio “Enrico Bartolini” per la Musica hanno offerto borse di studio a ragazzi creativi e ai loro docenti.
Il Trofeo Nazionale Itinerante “Guido Graziani”, intitolato al fondatore dell’EIP Italia, va quest’anno alla pluriclasse della Scuola Primaria “Ferraironi” di Triora (Imperia,) per un cortometraggio intitolato “Scarpe”, sulla promozione della partecipazione consapevole alla vita sociale della comunità nella prospettiva della solidarietà e del Bene comune, realizzato con la partecipazione delle istituzioni del territorio.

Significativo, per qualità e contenuti, il progetto realizzato dal Liceo artistico e coreutico “De Nittis – Pascali” di Bari, che ottiene uno speciale riconoscimento in collaborazione con Castello Svevo di Bari – Direzione regionale Musei nazionali Puglia sul tema “I ricordi della memoria”, dedicato a Salvo D’Acquisto. Si tratta di un articolato progetto di studio sui luoghi della memoria della Regione Puglia, accompagnato dalla ideazione di un nuovo “Museo della memoria”, presentata anche nella dimensione artistica e architettonica, da costruire nell’area di Punta Perotti a Bari, riqualificata in nome della legalità.

Il Concorso Nazionale prevede, inoltre, riconoscimenti a personalità del mondo della cultura e dell’informazione per l’impegno a favore dell’educazione dei giovani. 
Quest’anno le Prix International “Jacques Mühlethaler” pour la Paix et les droits de l’homme 2024, è stato assegnato al Presidente emerito Corte di Cassazione sezione lavoro Giuseppe Bronzini pour son engagement humain et culturel dans la  protection des droits de l’homme et la dissémination de l’idée de l’Europe parmi les jeunes”.

L’E.I.P. ogni anno valorizza l’impegno del personale della scuola (dirigenti, docenti e personale ATA) per costruire insieme la comunità educante.
La sesta edizione del Premio EIP Jean Piaget intende valorizzare il grande impegno che il ruolo di Dirigente scolastico richiede, particolarmente in questo momento storico: per il 2024 viene attribuito al prof. Antonio Palcich, Dirigente titolare dell’Istituto Comprensivo Anzio III in provincia di Roma, “per la capacità di coniugare dinamismo progettuale e creatività operativa nello spirito della dirigenza umanistica e dei valori dell’E.I.P. Italia”.
Il Premio EIP innovazione didattica per docenti è stato attribuito alla prof.ssa Silvia Scipioni, dell’Istituto Scuola “San Giuseppe al Casaletto” di Roma, mentre il Premio EIP cooperazione educativa per il personale ATA è stato assegnato alla Dr Mariagrazia Giangrossi, DSGA dell’Istituto Comprensivo “ Igino Petrone” di Campobasso.

Sono state invitate le autorità patrocinanti il Concorso: 
Stefano Campagnolo, Direttore della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II
Paola Frassinetti, Sottosegretario di stato del Ministero dell’Istruzione e del Merito
Francesco Bonini Rettore Università Lumsa Roma
Elio Pecora, Poeta e scrittore
Giuseppe Recinto Capo di Gabinetto del Ministero dell’Istruzione e del Merito
Antonio Sangermano, Capo Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità
Massimo Osanna Direttore generale dei Musei Ministero della Cultura
Francesca Carbone Direttore Generale del Ministero dell’ Istruzione e del Merito
Davide D’Amico Direttore Generale del Ministero dell’ Istruzione e del Merito


Per vedere i lavori delle scuole puoi consultare la playlist ufficiale sul Canale Youtube EIP:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLqOSr5tR8boNejqIbYUp5TiWpfWptwz2G

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Le Quattro giornate di Napoli insegnano

Progetto didattico-educativo associato alla Sezione “La libertà conquistata” del Concorso nazionale EIP Italia


Si svolgerà martedì 22 ottobre alle ore 17.00 nella Sala Consiliare della pace e della solidarietà (Piazza Dante, 93 – Napoli – Municipalità 2) l’incontro di presentazione di un importante progetto didattico-educativo.

Scrive Francesco Amoretti nell’introduzione: “Le Quattro Giornate di Napoli rappresentano un momento storico fondamentale, simbolo di coraggio e resistenza contro l’oppressione nazifascista. Sebbene negli ultimi si sia dato luogo a un significativo impegno di ricerca e di approfondimento di quell’esperienza che ne ha messo in rilievo il significato in relazione al più ampio processo di liberazione nazionale, ancora molto resta da fare perché essa sia invece, come è giusto che sia, (ri)conosciuta nella sua portata metastorica e, soprattutto, sentita dalle nuove generazioni. Quale sia stato e quale possa essere oggigiorno il valore di quelle giornate di lotta; come venga percepito dai giovani il sacrificio di centinaia di combattenti e la mobilitazione di un popolo, richiede senza dubbio uno sforzo ulteriore di analisi e di comprensione storica ma, soprattutto, merita un’elaborazione e un’azione più incisive sul piano culturale. Le Quattro Giornate insegnano al mondo intero: laddove c’è da conquistare libertà e dignità, laddove lievita il sentimento di ribellione contro un potere violento e dispotico, e si è pronti a gridare BASTA, l’epopea napoletana indica che questo è possibile. Restituisce la speranza a chi non ce l’ha. Il progetto prova a dare una risposta a questa esigenza, intendendo non solo e non tanto contribuire a commemorare quell’esperienza, ma ad attualizzarne il significato anche attraverso linguaggi, forme espressive e supporti tecnologici maggiormente in sintonia con i gusti e le sensibilità dei giovani. Più specificamente, esso si articola in iniziative che, da un lato, valorizzeranno il ricco patrimonio di esperienze realizzate lo scorso anno (1) e, dall’altro, ne amplierà lo spettro innovando sia sul piano dei contenuti che delle modalità/metodologie adottate, anche e soprattutto grazie alla capacità aggregativa e di mobilitazione di risorse, sensibilità e competenze che esso riuscirà ad esprimere e di cui riuscirà ad avvalersi. L’adesione di esponenti del mondo dell’arte e della cultura è un punto di assoluta novità e forza del progetto.
Pur potendo essere indirizzato a una platea di destinatari molto ampia, il progetto è rivolto prevalentemente al mondo della scuola in ogni suo ordine e grado”
.

A parlarne, insieme al Sindaco Gaetano Manfredi, al Presidente della Municipalità 2 Roberto Marino e a rappresentanti di ANPI, importanti studiosi.

Orientamento & Scuola

Quarto volume della collana SCHOLA, nata dalla collaborazione tra Ulrico Hoepli Editore e EIP Italia


Il testo propone una visione globale dell’orientamento che coinvolge studentesse e studenti fin dai primi anni di scuola, un percorso lungo che accompagna l’attraversamento di tre mondi: la conoscenza di sé (il Mondo dell’espressività), la conoscenza del mondo (il Mondo del possibile) e la sintesi (il Mondo del fattibile), le scelte consapevoli, come sanno dire di loro nel mondo.
Per compiere questo percorso il libro si propone di sostenere e agevolare la progettualità delle scuole attraverso 40 schede operative: ogni scheda descrive il tema, le possibili attività da mettere in atto e la rilevanza orientativa.
Obiettivo dell’opera è mettere al centro la naturale vocazione orientativa della scuola che sa e può far accadere il futuro. In questa prospettiva tutte le discipline concorrono alla conquista della conoscenza che svela il valore della transdisciplinarità: uno spazio e un tempo qualitativo dove si creano relazioni forti tra saperi per lo sviluppo della capacità di pensare e pensarsi per un orientamento maturo.

Paola Parente da più di 25 anni progetta e realizza percorsi di orientamento per la valorizzazione delle risorse personali e professionali. Presidente di QUIDD, Associazione per la diffusione della cultura orientativa. Ha pubblicato Orientamento. Educare alla complessità per costruire il futuro (Hoepli, 2022).

Il volume è disponibile da ottobre 2024

Il cammino esemplare di una donna del ‘900

Il 30 settembre presso Palazzo Valentini a Roma, il ricordo di Lina Lo Giudice Sergi


Lina Lo Giudice Sergi, giurista, sociologa e psicologa sociale, è stata amica, animatrice e collaboratrice della nostra Associazione.
Ha vissuto una importante carriera professionale al servizio delle Istituzioni, che l’ha vista protagonista come Consigliere e Provveditore agli studi ad Enna, Roma e Terni, come Ispettore generale e Direttore generale al Ministero della Pubblica Istruzione e come Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria.
Presidente dell’Accademia Italiana di Poesia, è stata fondatrice del Premio Letterario Internazionale “Eugenia Bruzzi Tantucci” e del Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” a Roma e dei Certamina “Taciteum” a Terni e “Propertianum” ad Assisi.
Collaboratrice di numerose riviste di cultura e pedagogia, docente presso Istituti universitari e l’Accademia nazionale di Danza, è stata animatrice appassionata di progetti culturali di letteratura, musica, cinema e teatro.
La sua vita è stata espressione di entusiasmo e passione nel cammino della conoscenza, forte e costante sentimento dell’amicizia, impegno civile, chiaro e onesto e fede incrollabile nella Scuola e nell’Università come strumenti di cultura, che conducono alla pace e alla promozione dei diritti per l’intera umanità.

Il prossimo lunedì 30 settembre E.I.P. Italia Scuola strumento di pace ETS e Accademia italiana di poesia, con il patrocinio di Roma Capitale e Città Metropolitana di Roma Capitale, nell’ambito del Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e dell’Accordo di programma con Università LUMSA, organizzano un incontro dal suggestivo titolo Il cammino esemplare di una donna del ‘900.

Alle ore 9.45 sono previsti i saluti ufficiali da parte del rappresentante di Città Metropolitana di Roma Capitale, di Miguel Gotor, Assessore alla Cultura di Roma Capitale e Francesco Bonini, Rettore Università LUMSA di Roma.
Dalle ore 10.00 gli interventi del poeta e scrittore Elio Pecora su La fiducia nella poesia e il profilo di Lina Lo Giudice Sergi tratteggiato da Anna Paola Tantucci, presidente nazionale di EIP Italia.
A seguire, le tematiche costitutive dell’azione di Lina saranno esplorate da Franco Ferrarotti, professore emerito di Sociologia Università La Sapienza di Roma, Roberto Giuliani, musicologo già Direttore del Conservatorio di Musica Santa Cecilia di Roma, Piergiorgio Parroni, professore emerito di Filologia classica Università La Sapienza di Roma, Giampiero Ravagnan, professore emerito di Microbiologia Università Ca’ Foscari di Venezia e Anna Maria Vanalesti, scrittrice.

La mattinata prevede anche un interludio musicale per flauto, a cura del Conservatorio di Musica Santa Cecilia e letture di Anna Teresa Eugeni, attrice e scrittrice, oltre a brevi testimonianze di amici e colleghi.
Saranno presenti studenti e docenti degli Istituti scolastici di Roma che Lina Lo Giudice Sergi ha premiato in Concorsi e Certamina


Qui è possibile visionare i video degli interventi


Alcune immagini di Lina Lo Giudice Sergi in questi anni di partecipazione
alla vita sociale e culturale di EIP Italia


Buon inizio dell’anno scolastico


“L’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini che siano capaci di fare cose nuove e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto”
(Jean Piaget, Fondateur de l’Ecole Instrument de Paix Internationale – Genève, 1968)

Alle comunità educanti
Agli studenti

Carissimi,

in questi giorni nelle diverse scuole autonome un nuovo anno scolastico inizia, portando con sé un’ondata di energia, curiosità e opportunità. 
Il percorso che si avvia è accompagnato da elementi di novità, alcuni dei quali ancora in via di definizione.

Da pochi giorni il Decreto Ministeriale 183/2024 ha introdotto le rinnovate Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, elemento portante per la crescita di tutti i cittadini.
Oltre 170 Istituti scolastici, da questo mese stanno avviando i percorsi rinnovati della “filiera tecnica-professionale”, come previste dalla Legge 121/2024.
Prosegue, grazie all’azione di dirigenti, docenti e personale ATA, l’attuazione del “Piano Scuola 4.0”, che sta consentendo la realizzazione di ambienti di apprendimento rinnovati e funzionali alle attività educative.
Pur con qualche intoppo, si stanno avviando le rinnovate procedure di reclutamento dei docenti, come anche le azioni di formazione e aggiornamento, in attesa di una più visibile azione della Scuola di alta formazione dell’istruzione.
Inoltre, tutto il personale scolastico avvia l’anno scolastico sulla base di rinnovate norme contrattuali che dovrebbero, almeno ce lo auguriamo, contemperare al meglio il diritto del lavoro con quello all’apprendimento.
Con non poca curiosità è atteso il percorso partecipato di revisione delle Indicazioni nazionali, annunciato in diverse occasioni.

La scuola e il suo inizio costituiscono un punto di riferimento vivo per le nostre comunità, semplicemente perché la scuola riguarda tutti, intreccia passato, presente e futuro e rappresenta pienamente la nostra vita.
Auguro a tutti voi un anno ricco di scoperte, creatività e crescita personale.
Ai dirigenti, custodi principali del significato dell’educazione nella scuola, auguro pazienza e tenacia, perché possano coniugare i molteplici compiti e responsabilità con la gestione manageriale, la capacità amministrativa e l’esercizio di una leadership educativa attenta alle persone, quella che per EIP è la “dirigenza umanistica”.
Ai docenti, che con passione e dedizione guidano i nostri giovani verso il futuro, auguro di trovare sempre nuovi modi per accendere la scintilla dell’apprendimento, per incoraggiare il pensiero critico e la partecipazione alla vita sociale.
Agli studenti, che si affacciano a questo nuovo anno con entusiasmo e aspettative, auguro di abbracciare ogni sfida come un’opportunità per imparare, di coltivare la curiosità e di non aver paura di esplorare nuovi orizzonti. Siate protagonisti del vostro percorso educativo, siate creativi, siate coraggiosi!

Con l’augurio che tra le “cose nuove” che le generazioni future siano in grado di fare possa esistere la realizzazione effettiva di quella Bibbia laica che è la nostra Costituzione e di quei diritti umani che la voce di Martin Luther King sognava oltre 60 anni fa.

Buon anno scolastico!

Anna Paola Tantucci
Presidente EIP Italia ETS