Il Debate per l’insegnamento trasversale dell’educazione civica.

Quando nel 2017 il movimento di Avanguardie Educative lanciò la sua quinta idea innovativa, il Debate, noi curiosi frequentatori e simpatizzanti del movimento vi riconoscemmo qualcosa di familiare, che richiamava idealmente la comunicazione verbale, il confronto e per i più fortunati, le Controversiae e Suasoriae di ciceroniana memoria.

AE nel presentarlo faceva riferimento ad una disciplina curriculare nel mondo anglosassone che era stata presa appunto dalla dialettica classica. Il senso di frustrazione per non aver saputo sfruttare una metodologia didattica che per elezione è propria del mondo classico del quale tutti siamo eredi, ha ceduto presto il passo alla curiosità per il regolamento che è sotteso a questo tipo di competizione didattica: 2 squadre, di 4 studenti ciascuna, che si preparano a dibattere su un topic reso noto circa 20 gg prima della gara senza sapere se la loro posizione sarà pro o contro la tesi data.

La prima cosa che salta agli occhi sono i cambi di ruolo: da docente a coach e da allievi a protagonisti della loro formazione. A rendere appetitoso il Debate è l’idea del confronto, della sfida tra squadre, ognuna con il nome che si sarà dato, ognuna con lo spiegamento di forze in campo secondo la sua strategia.

Il public speaking, l’autostima, il team working, l’ascolto attivo…tutte le competenze trasversali possibili sono allenate da questa didattica innovativa.

Il Debate ha continuato a suscitare interesse tanto nella formazione dei docenti, che nelle competizioni regionali e nazionali che si sono tenute in questi ultimi anni. Alla Fiera Didacta dello scorso settembre i 2 seminari sul Debate hanno registrato il sold out nelle prime ore utili per l’iscrizione e tutte le esibizioni di studenti che si sono svolte nei 3 giorni della fiera hanno avuto un pubblico vasto ed interessato.

Perché delle 18 idee di Avanguardie Educative il Debate incontra e mantiene tanto successo? Forse per la componente ludica che piace tanto ai ragazzi o perché se ne ravvisa l’utilità formativa per il conseguimento delle tanto ambite competenze trasversali? E’ ormai noto che la didattica laboratoriale, quella del fare, radica conoscenze e competenze più profondamente del modello trasmissivo di insegnamento e le ITC sono essenziali per la verifica delle fonti e la sistematizzazione della linea argomentativa. Il Debate a tutto questo aggiunge un valore ulteriore: contribuisce alla costruzione della coscienza civica nel senso più nobile ed autentico del termine.

Il codice comportamentale di questo gioco vuole infatti che ci si astenga da qualsiasi forma di violenza verbale. E’possibile rivolgere domande alla squadra avversaria che a sua volta ha il diritto di accettarle o respingerle a seconda delle situazioni argomentative in cui si trova. Dall’abbigliamento dignitoso alla prassi di alzarsi in piedi per parlare, dalla necessità di ascoltare con attenzione le motivazioni degli avversari per poterle garbatamente confutare fino alla gestione del tempo a disposizione per gli interventi, tutto concorre ad insegnare il rispetto dell’altro. Nel codice deontologico dei giudici è fatto divieto di penalizzare accenti regionali, di dar peso alle convinzioni personali e tutti i partecipanti sono tenuti a firmare il Codice di condotta. Il World Schools Debate, format in uso a livello internazionale, prevede che la valutazione verta: • sul contenuto: accettabilità di fonti e informazioni, sufficienza e rilevanza di prove, dati o ragioni; • sullo stile: chiarezza d’esposizione e coerenza tra dimensione testuale, paraverbale e non verbale; • sulla strategia: rispetto delle tempistiche, rispetto della struttura dell’intervento, pertinenza tra gli obblighi e il tempo loro dedicato, coerenza strutturale tra i diversi interventi.

L’esame di stato 2019 ha visto una parte del Colloquio vertere sull’accertamento delle competenze di Cittadinanza e Costituzione in attuazione del Dlgs 62/2017, ma le rilevazioni nazionali ci dicono che i nostri maturandi non sono andati al di là di una superficiale conoscenza dei primi 12 articoli della Costituzione. Per quanto prevedibile, non è certo un’esperienza da ripetere. La sfida consiste ora nell’individuare nuove vie di apprendimento, autentiche, efficaci, comprensibili ai nostri studenti.

Il Debate è una opportunità per svolgere in modo trasversale l’insegnamento dell’educazione civica perché i temi sui quali saranno invitati a dibattere gli studenti saranno scelti in coerenza con gli obiettivi formativi che si vorranno perseguire e al tempo stesso è un modo per allenare le soft skills personali sfruttando le conoscenze acquisite o ricercate autonomamente. Anche quest’ultimo aspetto, la sollecitazione della ricerca di un personale metodo di studio per la documentazione è molto importante per la crescita di un cittadino cui si intende garantire opportunità di apprendimento continuo (obiettivo 4 Agenda 2030). La scoperta di quel metodo resterà acquisizione permanente, una conoscenza di sé che la scuola ancora non sa come insegnare.

La pratica del Debate valica, ma non accantona i confini disciplinari consentendo ai Debaters di assumere dolcemente e profondamente le competenze necessarie per diventare cittadini responsabili, capaci di applicare senso critico senza vincoli preconcetti, senza omologazioni forzate imparando a capire le posizioni dell’altro, il suo background culturale, l’autenticità delle fonti proprie e altrui.

Eppure, il rischio che si vanifichi tutto è dietro l’angolo, la scuola a volte diventa la casa dei paradossi: nel liceo dove spendevo le mie migliori energie per diffondere una comunicazione caratterizzata dalla gentilezza, dal rispetto e dall’ascolto attivo attraverso la pratica del Debate e non ultimo, con la mia attenzione alla relazione, convivevano indisturbati i manifesti del percorso PCTO condiviso con le Camere Penali dal titolo «Guerra di parole» e “Te la spiego io la legalità”.

L’immagine del manifesto ritraeva due ragazzi corrucciati che si puntavano il dito in modo minaccioso e un altro layout rincarava la dose ritraendo un gladiatore con la spada sguainata sotto il titolo studenti VS detenuti.

Diffondere il Debate ed i suoi valori positivi richiede un dispendio di energie notevoli. La trilogia di Juran va seguita pedissequamente e se i tempi di attuazione possono essere calcolati, più lunga e imprevedibile è la ricaduta in termini di efficacia formativa. Al contrario distruggere quanto si è faticosamente costruito è facile e veloce. L’immediatezza di un manifesto che promette un confronto violento, non importa se con finalità antitetiche al messaggio, cattura l’attenzione all’istante. In un momento in cui l’aggressività è uno status sociale, in cui i diritti umani galleggiano ignorati nella liquidità di rapporti lassi, dimentichi della tradizione e dei legami di sangue, ignari del senso del rispetto, la scuola nella quale credo io deve fare la differenza, deve farsi autentico strumento di pace.

Roberta Camarda

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