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Armiamoci della pace

La via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale


Il clima internazionale di questi giorni e la situazione geopolitica instabile possono disorientare anche le scelte culturali e pedagogiche dell’educazione alla pace: non è facile parlarne seriamente quando prestigiosi riconoscimenti internazionali vengono maltrattati, quasi fossero un ridicolo premio per bambini viziati.

La ricerca della pace, anche attraverso la faticosa costruzione del multilateralismo, è una costante nella storia umana, come testimoniato anche dalle due giornate mondiali che istituzionalizzano questa speranza a livello globale.
Spesso confuse tra loro, la celebrazione cattolica e quella laica delle Nazioni Unite rispondono a storie e intenti diversi, pur convergendo verso il medesimo obiettivo: il rifiuto della violenza.
La primogenitura di questa ricorrenza spetta alla Chiesa Cattolica. Era la fine degli anni ’60, un periodo segnato da forti tensioni internazionali e dal conflitto in Vietnam, quando Papa Paolo VI decise di lanciare un segnale forte. Con un messaggio diffuso nel dicembre del 1967, il Pontefice istituì la Giornata mondiale della pace, fissandola per il 1º gennaio.
La scelta non fu casuale: l’intento era quello di consacrare il primo giorno dell’anno civile non solo ai festeggiamenti, ma a una riflessione profonda sui “sentieri della pace”. Dal 1968, ogni Capodanno è scandito da un messaggio papale inviato ai Capi di Stato e a tutti i cittadini, un testo che analizza le sfide contemporanee. Nel suo primo storico intervento, il Papa richiamò i valori di libertà e uguaglianza, augurando al mondo “ordine, serenità e la sicurezza del buon lavoro”, e invocando il dialogo come unica alternativa alle armi.
Se il 1º gennaio è dedicato alla riflessione spirituale e politica, l’ONU ha scelto un approccio diverso. Istituita inizialmente nel 1981, la Giornata Internazionale della Pace delle Nazioni Unite ha trovato la sua collocazione definitiva nel 2001. L’Assemblea Generale ha stabilito che il 21 settembre di ogni anno sia dedicato al rafforzamento degli ideali pacifici tra le nazioni.
La particolarità della ricorrenza ONU risiede nel suo carattere pragmatico: non è solo un giorno di celebrazione, ma una data in cui si richiede operativamente un cessate il fuoco globale.
Il Palazzo di Vetro invita, in questa giornata, a sospendere ogni ostilità e violenza in tutte le zone di guerra del pianeta per 24 ore, offrendo una tregua simbolica che possa aprire spiragli per la diplomazia e gli aiuti umanitari.

La riflessione che proponiamo alla vostra lettura parte dal messaggio di Leone XIV per la 49ma Giornata mondiale della pace, che riprende l’espressione caratterizzante l’avvio del Pontificato: La pace sia con voi. Verso una pace disarmata e disarmante.


Su questo testo, con uno sguardo serio e chiaro agli avvenimenti di questi primi giorni del 2026, l’inviata della redazione Esteri del quotidiano “Avvenire” Lucia Capizzi propone una propria coraggiosa riflessione sui “cambi di regime” e sulla scelta di armarsi per deterrenza: due apparenti scelte senza alternative.

https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/deterrenza-senza-uscita-il-paradosso-denunciato-da-leone-xiv_103383

24 gennaio – Giornata Internazionale dell’Educazione

Tema del 2026: “The power of youth in co-creating education”


La Giornata Internazionale dell’Educazione, celebrata ogni anno il 24 gennaio su iniziativa dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, richiama l’attenzione sul valore centrale dell’istruzione come fondamento dello sviluppo umano, sociale ed economico.
Educare significa garantire un diritto universale, ma anche assumersi una responsabilità collettiva: quella di costruire società più giuste, pacifiche e resilienti. 

L’UNESCO ribadisce che senza sistemi educativi equi, inclusivi e di qualità non è possibile realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030, né spezzare il circolo vizioso di povertà, esclusione e disuguaglianze che ancora oggi colpisce milioni di persone nel mondo.
I dati globali mostrano una realtà che non può essere ignorata: milioni di bambini e ragazzi restano esclusi dalla scuola e una vasta parte della popolazione adulta non possiede competenze di base come la lettura e il calcolo.

Ogni diritto negato all’istruzione rappresenta una perdita non solo individuale, ma anche collettiva. Per questo la Giornata Internazionale dell’Educazione non è una semplice celebrazione simbolica, bensì un’occasione di riflessione critica e di impegno concreto per trasformare i sistemi formativi e renderli realmente accessibili lungo tutto l’arco della vita.
In particolare, il focus della Giornata Internazionale dell’Educazione 2026 è il coinvolgimento degli under 30 attraverso il tema “The power of youth in co-creating education”. 
Quindi pone al centro un tema particolarmente significativo: il ruolo dei giovani nella co-creazione dell’educazione, anche perché le persone sotto i trent’anni costituiscono oltre la metà della popolazione mondiale e rappresentano una straordinaria risorsa di energia, creatività e innovazione. Tuttavia, sono anche tra le più esposte alle fragilità sociali: disoccupazione, povertà educativa, accesso diseguale alle opportunità formative. 
Proprio perché direttamente coinvolti e perché il loro futuro dipende dalle scelte educative di oggi, i giovani devono essere riconosciuti non solo come destinatari, ma come protagonisti attivi dei processi decisionali.

In un’epoca segnata da rapide trasformazioni tecnologiche e culturali, ripensare finalità, metodi e contenuti dell’insegnamento diventa imprescindibile. 
Coinvolgere studenti e giovani nella progettazione dei percorsi educativi significa costruire ambienti di apprendimento più pertinenti, inclusivi e capaci di rispondere alle sfide contemporanee. 

Questa visione è pienamente coerente con l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 4, che promuove un’istruzione di qualità fondata sull’equità, sulla cittadinanza globale, sul rispetto dei diritti umani e sulla valorizzazione della diversità.
Dunque, la Giornata Internazionale dell’Educazione 2026 si inserisce in questo orizzonte come un momento di mobilitazione globale. Attraverso eventi partecipativi, iniziative guidate dai giovani e nuove analisi internazionali, l’UNESCO intende rafforzare la partecipazione giovanile a tutti i livelli: dalla scuola alle politiche nazionali, fino alla cooperazione internazionale. 
Le esperienze locali, soprattutto nei contesti di crisi, dimostrano che quando i giovani sono messi nelle condizioni di agire, diventano promotori di cambiamento e garanti del diritto all’istruzione per tutti.

Celebrare la Giornata Internazionale dell’Educazione significa, pertanto, rinnovare un impegno condiviso: riconoscere l’istruzione come bene comune, investire sui giovani come co-creatori del futuro e costruire sistemi educativi capaci di non lasciare indietro nessuno.

Italia N. Martusciello
Vicepresidente nazionale EIP Italia


https://webcast.unesco.org/events/2026-01-23-internationaldayofeducation2026/


Amministrare la scuola con le TIC

Una proposta formativa per il personale ATA


Il corso di formazione Amministrare la Scuola con le TIC, fruibile on line, è rivolto al personale ATA, per lo sviluppo di competenze informatiche utili al miglioramento dei flussi e delle procedure di lavoro all’interno delle amministrazioni scolastiche al fine di garantire un aumento della loro efficacia ed efficienza.

Premessa
Negli ultimi decenni, la figura e il ruolo del DSGA e degli assistenti amministrativi sono stati profondamente modificati a causa di una serie di fattori che si possono sinteticamente, ma non esaustivamente, riassumere nei seguenti:

  1. riorganizzazione degli ordinamenti scolastici, ancora in fase evolutiva alla data, che richiede alle scuole una importante apertura al mondo del lavoro e delle professioni con conseguente richiesta di attività collaborative
  2. aumento della complessità della gestione amministrativa e contabile delle istituzioni scolastiche relative all’aumentato grado di autonomia ad esse assegnato in maniera crescente nel tempo che richiede l’attivazione di specifiche procedure, spesso complesse e articolate, per le quali diventa necessario standardizzare i relativi atti amministrativi e negoziali
  3. richiesta di informazioni, anche sotto forma di dati statistici, e di documentazione dell’attività didattica da parte di amministrazioni sovrastanti (Ministero dell’Istruzione e del Merito, Uffici Scolastici Regionali e di Ambito, altre amministrazioni pubbliche e private con cui le scuole entrano in contatto)
  4. obbligo di ottemperare a norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e di protezione e sicurezza di dati (privacy), il cui assolvimento richiede produzione di documentazione e/o autorizzazioni particolarmente complessi e articolati che necessitano di frequente aggiornamento
  5. progressivo incremento delle attività didattiche mediate dalle nuove tecnologie, che ha subito una notevole accelerazione in concomitanza della crisi pandemica e che ha portato alla introduzione su vasta scala della didattica a distanza (DAD), con la conseguente necessità di organizzarne i contenuti e stabilire i metodi e i criteri di valutazione, definendone gli standard a livello di singola istituzione scolastica
  6. aumento delle dimensioni delle istituzioni scolastiche, a causa di accorpamenti e che si sostanziano nella necessità da parte del Dirigente Scolastico di dover gestire contemporaneamente più plessi o più indirizzi di studio, con problematiche di coordinamento da gestire con strumenti di collaborazione
  7. comunicazioni scuola famiglia sempre più improntate all’utilizzo di sistemi informatici al fine di garantire la trasparenza e correttezza dell’operato della scuola, nonché la rapidità dei tempi di ricezione e di risposta
  8. necessità di predisporre documenti complessi ed articolati, indirizzati a soggetti anche esterni all’istituzione scolastica e su cui spesso si deve operare in aggiornamento, anche in maniera collaborativa (esempi di questi documenti possono essere: il contratto integrativo, Manuale per la gestione dei flussi documentali, Regolamenti vari…..)
  9. svolgimento in modalità on line di riunioni degli organi collegiali e di incontri di tipo formale e informale che impongono l’attivazione di procedure di avvio, di gestione, di chiusura e di verbalizzazione (laddove necessario) in linea con quelle svolte in presenza nel rispetto delle norme di riferimento vigenti alla data
  10. obbligo di dotarsi di un sito web istituzionale, di un sistema di gestione delle comunicazioni istituzionali via PEO o PEC, nonché di un sistema di firma digitale con cui il Dirigente Scolastico sigla i documenti per i quali la stessa è richiesta per obbligo di legge.

Tutto ciò, unito al crescente grado di informatizzazione della società in cui si inserisce ogni singola Istituzione Scolastica, si traduce in un aumento degli oneri di natura burocratica e fa sì che non è più possibile pensare di poter organizzare una segreteria di una scuola, piccola o grande che sia, senza avvalersi in maniera consapevole degli strumenti di lavoro forniti dalle TIC.
Oltre a migliorare l’efficacia e l’efficienza di gestione, le TIC rappresentano una opportunità per sollevare il DSGA e tutto il personale amministrativo dalle numerose e gravose incombenze routinarie, liberando tempo che può essere dedicato ad altre attività, dalle più semplici alle più complesse.

Finalità
La nostra proposta formativa ha lo scopo di fornire al personale amministrativo delle scuole le conoscenze e le competenze tecnologiche necessarie a razionalizzare il proprio lavoro con l’obiettivo di raggiungere adeguati livelli di efficacia del servizio erogato.

Struttura
Nell’organizzazione di obiettivi e contenuti del corso, il principale riferimento teorico è l’ultima versione del Syllabus ICDL, opportunamente rivisitato, riorganizzato e integrato secondo le esigenze del pubblico a cui si rivolge la proposta formativa, tenendo conto del percorso di certificazione informatica ICDL Full Standard, di AICA. 
Per alcuni argomenti il riferimento teorico è dato dal Syllabus Eipass, documento basato sul framework europeo delle competenze digitali DigComp 2.2.
Il corso è di natura sia pratica che applicativa, con riferimento specifico alla realtà amministrativa scolastica, e si basa sull’esperienza maturata sul campo dalle autrici negli anni di lavoro in diverse tipologie di scuole.

Destinatari
Il corso è rivolto prioritariamente al personale ATA in servizio a tempo determinato e indeterminato presso le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, statali e paritarie.

Organizzazione del percorso formativo
Il percorso formativo si svolge in modalità teleconferenza tramite l’applicazione Google Meet ed è strutturato in 8 incontri della durata di 2 ore ciascuno, per un totale di 16 ore.
Altre attività di carattere individuale saranno fruibili attraverso la piattaforma Google Classroom per un totale di 25 ore di formazione certificata.

Modalità di iscrizione
Per le iscrizioni è necessario compilare il modulo https://forms.gle/dhV6v2SiAErFuHQ56

La quota di partecipazione è fissata in € 100,00.
In caso di iscrizione di almeno 3 iscritti provenienti dalla stessa Istituzione scolastica, la quota di iscrizione è fissata in € 80,00.
Attenzione: in questo caso, l’iscrizione dovrà avvenire in modo contestuale e con una comunicazione specifica da parte del dirigente scolastico.

La quota di iscrizione deve essere versata tramite bonifico bancario intestato a:

E.I.P. Associazione Scuola Strumento di Pace
C.F. 96096880586
IBAN IT 61 V 02008 05061 00000 3609202

La ricevuta deve essere allegata al modulo di iscrizione e inviata a formazione@eipformazione.com

La scadenza per le iscrizioni è fissata al giorno
giovedì 5 marzo 2026


R3: Rispetto, Responsabilità, Relazione

Proposte di attività didattica per il 20 gennaio


Il 20 gennaio si celebrerà la Giornata del Rispetto, un’occasione per riflettere sui valori del dialogo e della solidarietà. Questa giornata è stata istituita dalla Legge n. 70 del 2024, art. 4.

“Per le finalità di prevenzione di cui alla presente legge è istituita la «Giornata del rispetto», quale momento specifico di approfondimento delle tematiche del rispetto degli altri, della sensibilizzazione sui temi della non violenza psicologica e fisica e del contrasto di ogni forma di discriminazione e prevaricazione. La Giornata ricorre il giorno 20 gennaio…
Nella settimana che precede la Giornata, le scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado, nell’ambito dell’autonomia degli istituti scolastici, possono riservare adeguati spazi per lo svolgimento di attività didattiche volte a sensibilizzare gli alunni sul significato della ricorrenza stessa e delle attività previste dalla presente legge”.

La Giornata è stata promossa in memoria di Willy Monteiro ucciso il 6 settembre 2020 a Colleferro da alcuni ragazzi del posto, mentre cercava di difendere un amico.                 
Willy rappresenta un esempio di dedizione, educazione e coraggio, ed è simbolo di impegno nella lotta contro il bullismo e ogni forma di discriminazione.
Tuttavia, è importante ricordare che il rispetto non si limita a un solo giorno.
Ogni gesto, parola e decisione compiuto, dentro e fuori dalla scuola, contribuisce a costruire un ambiente più sereno, inclusivo e rispettoso per tutti.

Possibili piste operative

Dichiarazione del Presidente Sergio Mattarella
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Nazionale del rispetto, istituita dal Parlamento nel 2024 e celebrata nel giorno della nascita di Willy Monteiro Duarte, sottolinea l’importanza di promuovere il rispetto come valore universale.
Tale valore riguarda sé stessi, gli altri e il pianeta, costituendo la base per una società solidale, coesa e sostenibile.
https://www.quirinale.it/elementi/125972

Linee Guida Nazionali – Art. 1, comma 16, L. 107/2015
“Educare al rispetto”
Le Linee Guida considerano il rispetto un pilastro della formazione integrale della persona, non un contenuto accessorio. L’educazione alla parità tra i sessi e alla prevenzione della violenza e delle discriminazioni è trasversale a tutte le discipline, coinvolge scuola, famiglia e territorio, e punta a sviluppare consapevolezza critica, empatia e responsabilità sociale.
https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/Linee+guida+Comma16+finale.pdf/

Legge 17 maggio 2024, n. 70
Prevenzione e contrasto del bullismo e cyberbullismo
Questa legge rafforza il ruolo della scuola come presidio educativo e preventivo, declinando il rispetto come tutela della dignità personale – in particolare dei minori – contrasto sistemico a prevaricazione, isolamento e derisione, e responsabilizzazione condivisa di studenti, docenti e famiglie.
Essa valorizza inoltre le azioni educative oltre a quelle sanzionatorie, promuove un’attenzione consapevole alle dinamiche digitali (social, chat, gaming) e sostiene la costruzione di ambienti scolastici sicuri, inclusivi e partecipativi.
https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-05-17;70

Cosa intendiamo per rispetto?
(Dizionario italiano – Oxford Languages)
Secondo la definizione lessicale, il rispetto è un atteggiamento di considerazione verso qualcuno o qualcosa, il riconoscimento del valore intrinseco dell’altro e un comportamento fondato su attenzione, misura e responsabilità; non coincide con paura, sottomissione o silenzio imposto, ma si esprime attraverso l’ascolto autentico e l’accettazione delle differenze.
https://www.latteseditori.it/images/SACR.1_rispetto.pdf

Area di confronto: Il Manifesto della Comunicazione Non Ostile
Questo manifesto traduce il rispetto in dieci principi comunicativi, fondamentali soprattutto nel mondo digitale, richiamando l’importanza di un linguaggio che può costruire o distruggere, la necessità di ascoltare prima di parlare per favorire empatia e dialogo, il rifiuto degli insulti come forma di argomentazione a favore del pensiero critico e la consapevolezza che anche il silenzio comunica, rendendo ciascuno responsabile del proprio ruolo.
In questa prospettiva, il rispetto diventa cura della parola, perché ogni parola lascia traccia.
https://www.paroleostili.it/manifesto-della-comunicazione-non-ostile

Spazio Agorà: 20 spunti di riflessione
Si tratta di una serie di domande che invitano a riflettere su valori fondamentali come la comunicazione, la gestione delle emozioni, la felicità, il sacrificio, la valorizzazione dei talenti, le relazioni con gli altri, il ruolo del web, l’attenzione verso i problemi altrui e la cura dell’ambiente, aiutando ciascuno a interrogarsi su sé stesso e sul modo in cui vive e si relaziona nella società.
https://drive.google.com/file/d/105NjT3dz_Cv619XfG4J8hZNnhwZbbGvt/view?usp=sharing

Forum – Stimoli per la mente
Questo spazio propone una raccolta di citazioni sul rispetto come sollecitazioni cognitive, invitando a riflettere, attraverso le parole di filosofi, scienziati e pensatori, sul valore del rispetto verso sé stessi, gli altri, la libertà, la dignità umana, le diversità e la responsabilità personale come fondamento delle relazioni, della convivenza civile e della democrazia.
https://drive.google.com/file/d/1x0s6gY9K98ErtHHwfjZbehhXEg-1ciZD/view?usp=sharing

Visione video: Willy Monteiro Duarte (Durata 10:17)
Il video su Willy Monteiro Duarte racconta una tragedia reale che interpella le coscienze: Willy perde la vita difendendo gli altri, senza voltarsi dall’altra parte.
Dal punto di vista educativo emergono il valore del coraggio civile, la distinzione tra forza e violenza e il costo dell’indifferenza.
Il rispetto, in questo contesto, non è neutralità, ma scelta attiva e responsabilità morale.

Video e libro “40 secondi” – Federica Angeli (Durata 47:06)
La giornalista che scrive  “40 secondi” è Federica Angeli, autrice del libro-inchiesta “40 secondi. Willy Monteiro Duarte, la luce del coraggio e il buio della violenza”, che racconta l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, e che è diventato anche un film. Angeli è nota per il suo lavoro contro la criminalità organizzata e l’ingiustizia sociale, e il suo libro esplora i tragici fatti di Colleferro
Proprio per le sue inchieste vive sotto scorta dal 17 luglio 2013.

I 4 gradi del rispetto: Rispetto per chi? Per cosa?
Il rispetto si declina in quattro dimensioni: rispetto di sé, con consapevolezza del proprio valore e capacità di dire no; rispetto dell’altro, riconoscendo la dignità altrui attraverso empatia e ascolto; rispetto delle regole, per garantire convivenza civile, giustizia e responsabilità; rispetto dell’ambiente e dei beni comuni, esercitando cura e cittadinanza attiva.
Il rispetto funziona come una catena: se un anello si spezza, si indebolisce l’intero sistema.
https://www.interlogica.it/insight/valore-rispetto/

Il Galateo Online: le 10 regole per vivere bene il web
Il Galateo Online promuove un uso consapevole e umano della rete, invitando a riflettere prima di scrivere, a non ferire gli altri dietro uno schermo, a proteggere la privacy, a segnalare anziché diffondere l’odio e a ricordare che dietro ogni profilo c’è una persona.
Il rispetto digitale rappresenta la continuità del rispetto reale, un esercizio di cittadinanza e una scelta di responsabilità quotidiana.
https://www.generazioniconnesse.it/site/it/2020/01/21/il-galateo-online/?ww-parametri-ritorno=ricerca_fulltext%3D%26ww-off%3D0%26ww-limit%3D80

Noi siamo pari
Il Piano nazionale per l’educazione al rispetto si articola in dieci punti strategici volti a promuovere l’inclusione, contrastare il cyberbullismo e il discorso d’odio, e rafforzare il patto educativo tra scuola e società attraverso la formazione dei docenti e la diffusione dei valori costituzionali.
L’iniziativa punta a trasformare l’ambiente scolastico in un laboratorio di cittadinanza attiva, fornendo a studenti e insegnanti strumenti concreti, come il portale istituzionale e le linee guida ministeriali, per costruire una cultura basata sulla parità e sulla dignità di ogni persona.
https://www.noisiamopari.it/site/it/i-10-punti/

Italia N. Martusciello
Vicepresidente EIP Italia

27 Gennaio 2026 – la Memoria come strumento per costruire la pace

Una breve guida per docenti secondo la logica dei Principi Universali di Educazione civica


Il 27 gennaio 2026, la società italiana è chiamata a celebrare il Giorno della Memoria: riteniamo che continui ad essere una straordinaria occasione pedagogica e non un rituale stanco o una generica esortazione alla riflessione. Per gli educatori, questo appuntamento rappresenta un impegno progettuale concreto per trasformare la memoria storica in Educazione alla Pace e cittadinanza attiva, ancorando l’azione didattica ai Principi Universali di Educazione Civica.

1. Il significato specifico della Shoah: oltre la memoria generica

È opportuno che la scuola ribadisca la specificità della Shoah, definita come una “frattura profonda nella civiltà” del XX secolo. Non si tratta di una commemorazione indistinta del male, ma dello studio di un progetto sistematico di sterminio che ha colpito l’umanità nel cuore dell’Europa.
Insegnare la Shoah oggi significa analizzare i fatti storici come eventi umani e, per questo, “spiegabili”.
Una curvatura necessaria dei percorsi di approfondimento deve riguardare la storia nazionale: solo una contestualizzazione precisa permette di sviluppare gli “anticorpi” necessari per riconoscere oggi i segnali di intolleranza e razzismo.

2. Integrare i Principi Universali di Educazione Civica nella didattica della Memoria

L’insegnamento della Shoah può trovare il suo “sfondo integratore” nei sei Principi Universali di Educazione Civica elaborati da Jean Piaget e Jacques Mühlethaler (1968). 
Ecco come declinarli operativamente:
La scuola è al servizio dell’umanità
L’insegnamento della Shoah non deve essere un compito meramente accademico, ma occasione per riflettere sulla natura dell’uomo e sulla civiltà. Poiché la Shoah ha rappresentato una frattura profonda nella civiltà che ha offeso l’umanità intera, studiarla significa mettere la scuola al servizio di un valore universale: la difesa della dignità umana contro ogni progetto di annientamento.
La scuola apre a tutti i fanciulli del mondo la strada della comprensione reciproca
Integrare questo principio significa utilizzare la storia della Shoah per promuovere il dialogo interculturale e interreligioso. La didattica deve aiutare gli studenti a superare il pregiudizio e l’indifferenza, favorendo l’incontro tra persone diverse e contrastando i meccanismi di “soffocamento” che derivano dalla mancanza di dialogo. La scuola apre la strada alla comprensione quando insegna a riconoscere l’altro non come un nemico, ma come un compagno di viaggio.
La scuola educa al rispetto della vita e degli uomini
Questo principio si traduce nell’esigenza di “restituire la dignità di esseri umani” alle vittime, salvandole dall’anonimato delle statistiche. Invece di focalizzarsi solo sui numeri, è fondamentale restituire a ogni vittima il proprio nome, volto e storia di vita, anche Analizzando il passaggio dalla discriminazione dei diritti (leggi del 1938) alla persecuzione delle vite, per comprendere quanto sia preziosa e inviolabile l’esistenza di ogni individuo.
La scuola educa alla tolleranza, qualità che permette di accettare, negli altri, sentimenti, maniere di pensare e di agire, diversi dai propri
La tolleranza, intesa come capacità di accettare il diverso, viene insegnata analizzando la fenomenologia dell’esclusione. Studiare come l’intolleranza sia stata burocratizzata e resa quotidiana durante il nazifascismo aiuta i giovani a sviluppare gli “anticorpi” per riconoscere oggi i segnali di razzismo, antisemitismo e xenofobia. La tolleranza permette di vedere nelle differenze un arricchimento anziché una minaccia.
La scuola sviluppa nel fanciullo il senso di responsabilità, uno dei più grandi privilegi della persona umana. Più cresce il progresso tecnologico scientifico, più l’uomo deve sentirsi responsabile
Il progresso scientifico e tecnologico del Novecento è stato utilizzato per creare macchine di morte, come le camere a gas. Contro il gregarismo, la scuola deve educare gli studenti a rifiutare la dittatura della maggioranza, il potere del più forte e ogni forma di violenza e bullismo, che portano all’isolamento di chi dice “no” al crimine. In questo contesto, è importante mettere in luce che la Shoah è stata possibile anche grazie alla collaborazione o all’indifferenza di molti e, di conseguenza, ogni individuo è responsabile delle proprie scelte e può fare la differenza.
La scuola educa il fanciullo all’altruismo e alla solidarietà. Deve fargli capire che la comunità non può progredire senza sforzi personali e la collaborazione attiva di tutti
Questo principio trova la sua massima espressione nello studio dei “Giusti tra le Nazioni”. Analizzare le storie di chi ha rischiato la vita per aiutare i perseguitati dimostra che la collaborazione attiva e lo sforzo personale sono necessari per far progredire la comunità.

3. Educazione alla Pace: i “Punti Luce” di Edith Bruck

La finalità ultima di questo percorso è l’Educazione alla Pace, intesa come “grammatica quotidiana delle nostre relazioni”. La testimonianza di Edith Bruck offre una chiave preziosa con i suoi “cinque punti luce”.
Insegnare la Shoah non deve significare trasmettere solo orrore — che spesso genera meccanismi di difesa e allontanamento negli studenti — ma mettere in luce quei piccoli gesti di umanità che hanno permesso alla speranza di sopravvivere anche nell’abisso.
Educare alla pace significa capire che essa è “sempre possibile e dipende da ognuno di noi”.

4. Suggerimenti metodologici per i docenti

Per rendere efficace l’apprendimento, si suggeriscono le seguenti buone pratiche:
Uso critico del Web. I ragazzi sono consumatori nativi di contenuti digitali, ma spesso mancano di capacità di discernimento. È compito del docente guidarli contro le fake news e l’hate speech, privilegiando fonti autorevoli come l’Archivio Centrale dello Stato e il portale “Scuola e memoria”.
Laboratori d’archivio. Coinvolgere gli studenti nella ricerca di documenti originali (registri scolastici, circolari delle Prefetture) per ricostruire l’impatto delle leggi razziali sulla società locale. Questo trasforma lo studente in un “ricercatore attivo”.
Peer Education. Incoraggiare gli studenti a diventare “testimoni della memoria pubblica”, condividendo le loro ricerche con i compagni più piccoli o attraverso la creazione di prodotti multimediali come podcast e siti web.
La via della Poesia. Seguendo l’esempio di Edith Bruck, la poesia può essere usata come forma di resistenza morale per gridare contro le ingiustizie senza urlare per strada.

Giornata del Rispetto 2026

Qualche riflessione alla luce dei Principi universali di Educazione civica nella prospettiva dello sviluppo delle competenze non cognitive


L’introduzione della Legge 70/2024 segna un punto di avanzamento nella strategia educativa nazionale per il contrasto al bullismo e al cyberbullismo: istituendo la Giornata del Rispetto il 20 gennaio – in memoria di Willy Monteiro Duarte – il legislatore non ha voluto semplicemente fissare una data sul calendario, ma ha lanciato una sfida pedagogica precisa alla scuola: trasformare la memoria in azione e la commozione in competenza.
L’obiettivo non è solo commemorativo, ma proattivo: approfondire il valore intrinseco della dignità umana, sensibilizzare sulla non violenza (sia fisica che psicologica) e fornire strumenti concreti per riconoscere e disinnescare discriminazioni e prevaricazioni.
La settimana che precede il 20 gennaio diventa così per le scuole un tempo privilegiato – protetto e garantito dalla norma – per riflettere sul significato profondo dello “stare insieme”.

“La presente legge è volta a prevenire e contrastare i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo in tutte le loro manifestazioni, in particolare con azioni di carattere preventivo e con una strategia di attenzione e tutela nei confronti dei minori, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, privilegiando azioni di carattere formativo ed educativo e assicurando l’attuazione degli interventi, senza distinzione di età, nell’ambito delle istituzioni scolastiche, delle organizzazioni degli enti locali, sportive e del Terzo settore che svolgono attività educative, anche non formali, e nei riguardi dei soggetti esercenti la responsabilità genitoriale, cui incombe l’obbligo di orientare i figli al corretto utilizzo delle tecnologie e di presidiarne l’uso” (Legge 70/2024, articolo 1).

Ma cosa significa, oggi, insegnare il rispetto?
Una risposta profonda ci arriva dai Principi Universali di Educazione Civica, cuore della visione pedagogica e sociale di EIP (1968), che offrono una bussola valoriale ancora straordinariamente attuale.
Secondo questa visione, la scuola ha il compito primario di educare “al rispetto della vita e degli uomini”.
Non si tratta di una regola di bon ton, ma di una postura esistenziale: il rispetto si declina come tolleranza attiva, intesa come la qualità che “permette di accettare, negli altri, sentimenti, maniere di pensare e di agire, diversi dai propri”.
In un’epoca di trasformazioni rapide, i Principi ci ricordano inoltre che “più cresce il progresso tecnologico e scientifico, più l’uomo deve sentirsi responsabile”: il rispetto diventa quindi responsabilità verso le conseguenze delle proprie azioni e si allarga all’altruismo, nella consapevolezza che nessuna comunità “può progredire senza sforzi personali e la collaborazione attiva di tutti”.

Dagli ideali alle competenze con il modello LifeComp
Perché questi principi non restino ideali astratti, è necessario ancorarli alla pratica educativa quotidiana, con il supporto del framework europeo LifeComp.
Il rispetto diventa così una “competenza allenabile” che attraversa tre dimensioni cruciali:
1. Dimensione sociale (empatia)
Traduce l’educazione all’altruismo nella capacità concreta di sentire e comprendere le emozioni altrui, superando l’indifferenza.
2. Dimensione personale (autoregolazione)
Per accettare “maniere di agire diverse dalle proprie”, lo studente deve imparare a gestire le proprie reazioni impulsive, trasformando il conflitto in confronto.
3. Dimensione cognitiva (pensiero critico)
Il rispetto si nutre della capacità di valutare idee diverse senza pregiudizi, riconoscendo la validità delle ragioni dell’altro.

La sfida per i docenti e i dirigenti è ora quella di cogliere l’opportunità offerta dalla Legge 70/2024 non come un adempimento burocratico, ma come occasione di ri-progettazione didattica.
Le scuole sono invitate a costruire percorsi che, partendo dalla memoria del 20 gennaio, utilizzino la settimana di sensibilizzazione per “allenare” queste competenze.
Non bastano assemblee o conferenze: serve una didattica laboratoriale dove il rispetto per la vita, la tolleranza per le diversità e la responsabilità individuale diventino pratica quotidiana.
Solo così la scuola potrà dirsi veramente “al servizio dell’umanità”, aprendo ai giovani “la strada della comprensione reciproca”.


Educazione civica nel 2026: qualche prospettiva didattica

Cenni per una guida tra Costituzione, Sviluppo sostenibile e Digitale


Le Linee Guida per l’insegnamento dell’educazione civica, superata la fase sperimentale, invitano i docenti a costruire una “scuola costituzionale” che metta al centro la persona umana, valorizzando i talenti individuali e rafforzando il senso di appartenenza alla comunità nazionale e internazionale. Per i docenti, la sfida è tradurre la trasversalità della disciplina in percorsi concreti.
Di seguito, analizziamo i tre nuclei concettuali previsti dalla normativa, proponendo per ciascuno spunti didattici legati ad anniversari ed eventi significativi del 2026.

COSTITUZIONE

Secondo le Linee Guida, la Costituzione non va intesa solo come norma, ma come riferimento prioritario per identificare valori, diritti e doveri. Un aspetto cruciale del nuovo testo è l’equilibrio tra la centralità dei diritti e la cultura dei doveri inderogabili verso la collettività.

L’anno 2026 offre ricorrenze straordinarie per lavorare sulla memoria storica e sulle istituzioni.
80° Anniversario della Repubblica Italiana (1946-2026)
Il 2 giugno 1946 segna la nascita della Repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente. È l’occasione ideale per approfondire la “conoscenza del dettato costituzionale e della sua storia”, analizzando il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica e il valore del voto (suffragio universale).
80° Anniversario del voto alle donne in Italia
Collegato al Referendum del ’46, questo anniversario permette di trattare il tema dell’uguaglianza e delle pari opportunità, riflettendo sul ruolo delle donne nella costruzione della democrazia.
70° Anniversario dell’insediamento della Corte Costituzionale (1956)
Permette di trattare il funzionamento degli Organi dello Stato e il concetto di legalità, spiegando agli studenti chi è il “custode” della nostra Carta.

Oltre all’anniversario della Repubblica, il 2026 offre l’opportunità di lavorare per “contrasto” (dittatura vs democrazia) e sul tema della sicurezza sul lavoro e dei diritti umani.
100° Anniversario delle “Leggi Fascistissime” (1926-2026)
Tra il 1925 e il 1926 furono emanate le leggi che trasformarono il Regno d’Italia in un regime dittatoriale, sopprimendo le libertà civili, i partiti e i sindacati.
70° Anniversario della tragedia di Marcinelle (1956-2026)
L’8 agosto 1956 morirono 262 minatori in Belgio, di cui 136 italiani. Questo evento è centrale per trattare il tema del lavoro non solo come diritto/dovere, ma soprattutto sotto l’aspetto della sicurezza sui luoghi di lavoro, un tema esplicitamente richiesto dalle nuove Linee Guida che invitano ad analizzare le norme a tutela dei lavoratori. Si collega anche al tema dell’emigrazione italiana e della cittadinanza europea.
80° Anniversario dell’UNESCO (1946-2026)
L’organizzazione entrò ufficialmente in funzione nel novembre 1946.
Ideale per trattare l’Articolo 9 della Costituzione e la tutela del “patrimonio culturale, artistico e monumentale”, un obiettivo di apprendimento specifico per maturare condotte di tutela dei beni materiali e immateriali.

SVILUPPO ECONOMICO E SOSTENIBILITA’

Le nuove Linee Guida pongono un accento rinnovato non solo sulla tutela ambientale, ma anche sulla “crescita economica” e sulla “valorizzazione del lavoro” e dell’iniziativa privata. L’obiettivo è formare cittadini che comprendano le dinamiche economiche, l’importanza del Made in Italy e la tutela del patrimonio.

Il 2026 sarà un anno cruciale per l’Italia su questo fronte, grazie a un evento di portata globale come le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.
Alcuni possibili riferimenti sono:
– valore educativo e sociale dello sport e del benessere psicofisico (Costituzione, 33);
– analisi dell’impatto delle infrastrutture, tutela della montagna e degli ecosistemi;
– ruolo delle imprese turistiche e del “Made in Italy” nell’accoglienza internazionale;
– volontariato ed educazione alla cittadinanza attiva attraverso il service learning durante l’evento.

Ulteriore spunto è costituito dai XX Giochi del Mediterraneo – Taranto 2026, evento polisportivo internazionale che si terrà in Puglia.
A differenza delle Olimpiadi invernali, questo evento permette di focalizzarsi sul rilancio del Sud Italia e sulla “transizione ecologica” di una città industriale come Taranto.
Si collega ai temi dell’educazione alla salute e allo sport come strumento di benessere psicofisico e alla valorizzazione delle specificità territoriali per lo sviluppo economico.

Altri possibili riferimenti sono:
Anno Internazionale della Donna Agricoltrice (ONU 2026)
Perfetta sintesi tra due obiettivi delle Linee Guida: promuovere l'”imprenditorialità femminile” e la parità di genere e valorizzare la “bioeconomia” e la tutela della biodiversità.
Permette di discutere di filiere alimentari sostenibili e del ruolo delle donne nell’economia globale.

40° Anniversario del disastro di Chernobyl (1986-2026)
Un evento storico fondamentale per introdurre il concetto di “rischio ambientale” antropico. Le Linee Guida richiedono di comprendere le cause dei disastri ambientali e le strategie di prevenzione, nonché di analizzare le diverse politiche energetiche e i loro impatti ambientali e sanitari.

CITTADINANZA DIGITALE

Non si tratta solo di competenza tecnica, ma di “capacità di interagire consapevolmente e responsabilmente”. Le Linee Guida insistono sulla valutazione critica delle fonti, sul contrasto al cyberbullismo e sull’uso etico dell’Intelligenza Artificiale.

La tecnologia corre veloce, e il 2026 vedrà la piena attuazione dell’AI Act. Le Linee Guida citano esplicitamente il Regolamento Europeo sull’Intelligenza Artificiale e nel 2026, l’impatto dell’IA nella vita quotidiana sarà ancora più pervasivo.
Da ricordare, inoltre, il Dartmouth Summer Research Project on Artificial Intelligence, svoltosi nel 1956, che ha segnato l’avvio del campo di ricerca sull’IA.

Inoltre, ricorre il 40° Anniversario della prima connessione Internet in Italia (1986): nell’aprile 1986, da Pisa, partì il primo segnale che collegò l’Italia alla rete ARPANET.
Potrebbe essere una utile occasione per storicizzare la rivoluzione digitale e mostrare agli studenti come lo sviluppo tecnologico abbia trasformato l’organizzazione sociale in tempi rapidissimi.
Si può riflettere su come la “dematerializzazione” abbia cambiato il lavoro e le relazioni, confrontando il mondo pre-1986 con l’attuale società iperconnessa.

Con riferimento a specifici personaggi, è possibile ricordare il 100° anniversario della prima dimostrazione pubblica della televisione da parte di John Logie Baird (1888 – 1946), che diede il via all’era degli schermi e il 50° della fondazione di Apple da parte di Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne a Los Altos, in California.


Una mattinata in memoria di Giustino Gatti

Ricordi e riflessioni sulla figura dell’uomo e del magistrato nelle voci dei colleghi, degli amici e delle istituzioni


La comunità forense e civile napoletana si prepara a rendere omaggio alla memoria di Giustino Gatti, figura emblematica della magistratura partenopea con un incontrò che si terrà mercoledì 14 gennaio 2026, alle ore 10:00, nella storica cornice della Biblioteca “De Marsico” a Castel Capuano.

L’incontro non sarà solo una commemorazione formale, ma un momento di riflessione profonda sulla doppia dimensione di Giustino Gatti: l’uomo e il magistrato. Attraverso le voci di colleghi, amici e rappresentanti delle istituzioni, si ripercorreranno le tappe di una carriera e di una vita dedicate alla Giustizia.

L’evento, organizzato con il patrocinio di numerosi enti tra cui l’Ente Biblioteca “Alfredo De Marsico”, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli e EIP Italia, prevede un ricco parterre di interventi istituzionali.
Interverranno Carmine Foreste (Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli), M. Rosaria Covelli (Presidente della Corte d’Appello di Napoli), Luca Zanchini (Presidente della Biblioteca De Marsico) e Aldo De Chiara (Presidente della Fondazione Castelcapuano).

Il cuore della mattinata sarà dedicato ai ricordi personali e professionali, con gli interventi di Aldo Policastro (Procuratore Generale), Alfredo Sorge (Presidente della Fondazione dell’Avvocatura Napoletana) e altri magistrati e amici che ne hanno condiviso il percorso.


Giustino Gatti: giudice gentiluomo tra Ethos e Nomos
di Anna Paola Tantucci

Ci ha lasciato improvvisamente all’inizio del 2025 il caro Giustino Gatti, una figura che ha saputo incarnare la magistratura non solo come professione, ma come un autentico sentimento di umana comprensione e legalità. Un giudice gentiluomo, Giustino è stato un instancabile servitore dello Stato, la cui vita è stata interamente dedicata all’applicazione del Diritto e alla riaffermazione della legge. La sua carriera in magistratura è stata contrassegnata da ruoli di vertice e di grande responsabilità. Ha ricoperto la funzione di Presidente di Corte d’Assise e ha concluso la sua attività professionale come Presidente dell’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Napoli, uno degli snodi più cruciali del distretto partenopeo. Ricordato per la sua competenza, neutralità, umiltà e rigore, il giudice Gatti era noto per essere un lavoratore instancabile. Il suo impegno lo ha visto coinvolto in alcuni dei processi più delicati della cronaca nera degli ultimi decenni a Napoli. Tra i casi più significativi, ha presieduto la Corte d’Assise che ha inflitto la condanna a 21 anni di reclusione al killer della quattordicenne Annalisa Durante, verdetto poi confermato nei successivi gradi di giudizio. La sua capacità di “umanizzare la giustizia” si è manifestata anche in situazioni dibattimentali difficili, come nei processi per le vittime innocenti della camorra, tra cui, oltre ad Annalisa Durante, si ricorda l’omicidio di Silvia Ruotolo. Al termine della sua carriera in magistratura, Giustino ha continuato a lasciare un segno della propria grandezza anche nel tessuto civico e culturale. Insieme alla consorte Marisa Lembo ha fondato l’Associazione culturale “Ethos e Nomos”, luogo di divulgazione culturale, attraverso il quale ha continuato ad occuparsi dei valori fondanti che, con EIP Italia, abbiamo lungamente condiviso.

Dal Nomos, con l’instancabile impegno per la diffusione della Costituzione italiana e della cultura della legalità, all’Ethos, secondo la logica delle buone pratiche e delle azioni positive ispirate al principio di sussidiarietà; dalla Giustizia sociale, con la tutela dei diritti dei soggetti più dei Diritti dell’Uomo, alla protezione di ambiente e patrimonio, attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale dell’ambiente. Questa passione civile e la competenza giuridica venivano trasmesse con particolare dedizione a colleghi, cittadini, giovani e studenti fino agli ultimi giorni di vita. Giustino era un grande amico dell’EIP, con cui ha collaborato in particolare nei progetti sulla Costituzione e sulla cittadinanza europea. La sua dedizione al valore della giustizia come adesione di vita è stata suggellata dal “Premio Nazionale Annalisa Durante”, conferito in memoria di un impegno di promozione della legalità. Giustino Gatti era anche un grande appassionato del viaggio, un esploratore che aveva tratto dai suoi viaggi in continenti diversi una visione del mondo non solo geografica, ma antropologico-culturale e socioeconomica. Il ricordo della Giunta Distrettuale di Napoli, che lo ha omaggiato come “Magistrato di straordinarie doti umane e professionali” e punto di riferimento, sottolinea come la sua scomparsa improvvisa e dolorosa lasci un vuoto profondo, ma anche un prezioso patrimonio di legalità e comprensione reciproca da custodire e divulgare.

Educare alla speranza: un augurio di Pace per il 2026

La lettera di auguri della Presidente nazionale Anna Paola Tantucci per le prossime feste


Carissimi Dirigenti e Docenti,

quando nello scorso mese di settembre mi sono rivolta a voi parlando di “sfide e opportunità”, avevamo negli occhi l’emozione dell’inizio.
Oggi, mentre ci avviciniamo alla pausa natalizia e alla soglia del 2026, penso sia il momento di fermarsi a riflettere sul cammino percorso e sull’orizzonte verso cui stiamo andando. In questi mesi, le aule delle nostre scuole sono state molto più che semplici luoghi di apprendimento: sono state laboratori di cittadinanza e palestre di umanità. In un contesto globale spesso segnato da conflitti e fragilità, la Scuola si presenta ancora come l’ultimo, irrinunciabile presidio dove si costruisce il futuro.

Celebrare le festività quest’anno significa rinnovare, come una sorta di atto di resistenza, una promessa solenne: quella di non arrendersi all’indifferenza. Il desiderio di educare che anima il nostro lavoro non è un semplice esercizio professionale, ma una vocazione alla cura dell’altro. Ogni volta in cui si parla di diritti umani nelle nostre aule, non stiamo solo trasmettendo conoscenze, ma stiamo accendendo una luce contro l’oscurità della prevaricazione.

L’augurio della famiglia EIP Italia per questo Natale è che “Pace” non rimanga una parola astratta, da relegare ai discorsi ufficiali o nelle spesso sterili trattative internazionali, ma diventi la grammatica quotidiana delle nostre relazioni. La pace vera inizia dallo sguardo che rivolgiamo ai nostri compagni di viaggio, dall’inclusione di chi si sente ai margini, dalla capacità di trasformare il conflitto in dialogo.

Voi, docenti e dirigenti, siete i custodi di questa speranza. Il mondo migliore che tutti desideriamo non arriverà per caso: è affidato alle vostre mani, alle vostre menti e ai vostri cuori, che, con grande privilegio, nutrono mani, menti e cuori dei giovani del nostro Paese.
Guardiamo al nuovo anno con fiducia, ma anche con responsabilità.
Che il 2026 sia l’anno in cui la cultura dei diritti universali passi dalla carta alla vita vissuta.
Che la nostra rete scolastica continui ad essere un faro che illumina la strada della convivenza civile e del rispetto reciproco.

A voi, che ogni giorno lavorate per tessere la trama di una società più giusta, e alle vostre famiglie, giungano i miei più sinceri auguri di un sereno Natale e di un anno nuovo colmo di quella speranza operosa che solo l’educazione sa regalare.

Con stima e affetto,


La lingua come “ponte di pace”

Intervista ad Elvira D’Angelo, ideatrice di “English for Peace” e Delegata EIP Italia per l’area metropolitana di Napoli


Elvira D’Angelo, ideatrice e curatrice del progetto online “English for Peace” (https://www.englishforpeace.it/), iniziativa che fonde l’apprendimento della lingua inglese con i principi dell’Educazione alla Pace, è Delegata per l’area metropolitana di Napoli della nostra Associazione.

Elvira, il nome “English for Peace” è immediatamente ispiratore. Raccontaci la “scintilla iniziale”, la visione che ti ha portata a realizzare un sito web che unisce didattica linguistica e un tema così cruciale come la pace?
Quella di realizzare un sito come archivio multimediale più che una “scintilla”, è stata una decisione maturata progressivamente nel tempo. Fin dai primi anni di insegnamento ho prodotto materiali ipertestuali che ritenevo utili come risorse di consultazione, ma che non trovavano spazio nel contesto scolastico. L’introduzione dell’informatica nella didattica è stata lenta e frammentaria. Solo in anni più vicini si è iniziato a pensare a veri archivi digitali per valorizzare le buone pratiche di docenti e studenti. (https://www.indire.it/lucabas/lkmwfile/GOLD2009/Gold_mezzogiorno.pdf)
Negli anni Novanta, l’alfabetizzazione informatica e l’uso dei linguaggi multimediali sono diventati una delle principali sfide per la scuola, con risultati iniziali limitati nonostante le iniziative ministeriali volte a colmare il divario con altri settori e Paesi (Prime prove Invalsi CBT nel 2018). Il cambiamento radicale è avvenuto con l’emergenza Covid-19, che ha reso la didattica a distanza una necessità, costringendo la scuola ad adottare strumenti digitali in modo sistematico. Per molti docenti, pur qualificati ma abituati al cartaceo e ai metodi tradizionali, questa full immersion ha rappresentato un vero banco di prova. Al contrario, gli studenti, nativi digitali, si sono adattati con rapidità, confermando la necessità di ripensare la didattica in chiave tecnologica e interattiva.

Quali fattori hanno influito sulle tue competenze informatiche ad inizio carriera? 
Il mio percorso professionale è stato facilitato dalla storia familiare: sono cresciuta in un ambiente in cui le nuove tecnologie erano parte integrante del lavoro quotidiano. Mia madre, appassionata di studio, non potendo completare la formazione durante la guerra, decise di frequentare un corso di dattilografia. Nel 1944, a soli 18 anni, con sua sorella, aprì una delle prime dattilografie in città e successivamente una scuola per la formazione professionale in stenografia, dattilografia, corsi meccanografici e affini. In quel contesto sono cresciuta, respirando il clima di cambiamento del mondo del lavoro e nella società che aveva proprio nelle tecnologie il proprio volano di sviluppo. 
Dopo il diploma, seguii anch’io un corso di steno-dattilografia, e ho insegnato durante gli anni universitari, fino a quando sono partita per una borsa di studio in Giappone.  Ho vissuto, quindi, in prima persona l’evoluzione delle tecnologie: dalla macchina da scrivere meccanica, all’elettrica, all’elettronica, fino al computer. Questo settore richiedeva un aggiornamento costante, e mia madre, tra le prime imprenditrici napoletane, sapeva pienamente interpretare il cambiamento. Il suo esempio è stato per me molto proficuo.

Quali esperienze personali e professionali ti hanno portato a prediligere un approccio didattico basato sulle nuove tecnologie?
Iniziando a insegnare ho portato con me un bagaglio di esperienze che mi ha subito spinta verso un approccio basato sull’utilizzo delle nuove tecnologie.  Due sono state le motivazioni principali: 
In primo luogo, la didattica linguistica ha subito una trasformazione significativa con la nascita dell’Unione Europea nel 2000, spostando il focus dalle competenze scritte a quelle orali. L’impiego di tecnologie informatiche e linguistiche si è rivelato essenziale per promuovere la fluency orale. Soprattutto, l’introduzione della LIM ha innovato profondamente le pratiche didattiche.
In secondo luogo, la multimedialità si è dimostrata la strategia più efficace in contesti caratterizzati da elevata eterogeneità sociale e culturale e da limitato supporto familiare. In presenza di studenti demotivati e poco avvezzi all’uso del libro di testo – quando ne erano in possesso – e per i quali la prima lingua era il dialetto, l’utilizzo di strumenti multimediali come video, musica e altri linguaggi a loro più vicini si è rivelato la scelta didattica più incisiva.

Per quanto attiene al tema che hai privilegiato, l’educazione alla cittadinanza e alla pace, cosa ci puoi dire?
La mia esperienza personale e professionale è stata profondamente segnata dai temi della pace e dei diritti umani, maturati nel contesto storico e culturale in cui sono cresciuta. Durante l’adolescenza, ho vissuto il clima del Sessantotto, le lotte per i diritti civili e i movimenti pacifisti, tra cui quello contro la guerra in Vietnam. 
I simboli della pace, e la cultura di pace, che quei simboli esprimevano, ci hanno accompagnato negli anni in cui ci siamo formati culturalmente. Non siamo rimasti indifferenti, anche quando non siamo scesi in piazza. Ecco, credo che queste radici siano profonde e si siano fatte sentire. È un retroterra culturale che ha ispirato le mie scelte didattiche: in classe ho privilegiato testi di civiltà che trattavano in modo approfondito queste tematiche con pagine di letteratura inglese di autori socialmente impegnati, come Lawrence, Dickens e Orwell, con riflessioni su figure simboliche del Novecento, come Gandhi, Luther King, Kennedy e Mandela, o con la conoscenza di associazioni umanitarie e ambientaliste.La musica ha rappresentato, poi, un potente strumento educativo: canzoni come “Imagine”, “Blowing in the Wind” e“We Are the World”, sono diventate inni immortali alla pace e strumenti per promuovere l’educazione civica in classe. Queste esperienze e scelte hanno, inevitabilmente, reso la cittadinanza interculturale, l’educazione alla pace e ai diritti umani i pilastri della mia azione educativa e didattica.

Il tuo impegno è duplice, dato il ruolo di Delegata per l’area metropolitana di Napoli dell’Associazione EIP Italia Scuola strumento di pace. Qual è il legame specifico tra il lavoro dell’Associazione e il progetto “English for Peace”?
Il legame è nelle basi valoriali. English for Peace è strettamente legato a EIP Italia, poiché i progetti sviluppati in oltre vent’anni sono stati profondamente ispirati dalle attività dell’Associazione. Le esperienze di formazione e le iniziative didattico-educative, tra cui il concorso annuale, hanno arricchito il mio percorso professionale e quello dei miei studenti, permettendomi di valorizzare le buone pratiche scolastiche e di mantenere alta la motivazione. L’associazione, attiva a livello locale, nazionale e internazionale, ha favorito l’apertura verso nuove realtà e prospettive, stimolando la crescita personale e collettiva.  Nel tempo, ho coinvolto studenti, famiglie, colleghi e dirigenti promuovendo un modo diverso di vivere la scuola e il ruolo del docente. Oggi, come Delegata, continuo a portare avanti questo impegnoattraverso il dialogo con le istituzioni e la costruzione di reti interculturali locali, nazionali e da quest’anno anche oltre confine nella città che ha dato origine all’associazione, Ginevra.  Il sito web funge esso stesso da ‘strumento di pace’, offrendo materiali didattici che sono perfettamente allineati con i valori e le metodologie promosse da EIP.

Entrando nel dettaglio metodologico, come si traduce l’educazione alla pace nella didattica dell’inglese? Quali sono i pilastri pedagogici che sostengono i contenuti?
Entrando nel dettaglio metodologico si utilizza un approccio che potrei definire “Language for Global Citizenship”. I pilastri sono l’autenticità dei contenuti e la centralità del discente.  Parlare di pace può sembrare semplice, ma in realtà è una sfida significativa per studenti della fascia d’età 11-14 anni. Affrontare questo tema implica, infatti, discutere anche argomenti delicati come la guerra, le ingiustizie sociali, le discriminazioni, le problematiche ambientali e le violazioni dei diritti umani. Tematiche che richiedono grande sensibilità e tatto, calibrando il livello linguistico e i contenuti in base all’età e alla classe ed evitando così forzature o accelerazioni: lessico di base per le prime classi, fraseologia e contenuti semplici per le seconde, testi più complessi per le terze. Un buon libro di cultura e civiltà inglese costituisce un valido supporto per il docente che desidera affrontare questi temi, soprattutto in seguito all’introduzione dello spazio dedicato all’approccio CLIL (Content and Language Integrated Learning), che rafforza l’efficacia dell’apprendimento della lingua straniera attraverso lo studio di altri contenuti disciplinari. Come si evince, quindi, dai prodotti presentati, gli studenti delle prime classi hanno, quindi, realizzato disegni e messaggi per comunicare il loro personale concetto di pace. Nelle seconde classi si sono cimentati nella scrittura di slogan e brevi poesie, mentre nelle terze hanno prodotto presentazioni multimediali analizzando eventi storici significativi, le esperienze di protagonisti dei processi di Pace o i più recenti report sull’Agenda 2030.

Chi potrebbe essere il pubblico principale di “English for Peace” e quali risorse didattiche specifiche possono trovare sul sito?
Penso che i destinatari principali siano gli insegnanti di scuole di diverso ordine e grado che sono alla ricerca di materiali innovativi per l’Educazione Civica in lingua inglese. Ma ci rivolgiamo anche a studenti, educatori e genitori attenti.
Il sito si distingue per l’approccio innovativo e dinamico, caratterizzato da: pluralità di contenuti, impiego di format multimediali avanzati e sperimentazioni di plurilinguismo. I materiali proposti rappresentano un complemento efficace ai libri di testo disciplinari, fornendo risorse utili per l’approfondimento e la consultazione. Ogni progetto è stato sviluppato con attenzione all’attualità e alla diversificazione delle tematiche, al fine di mantenere alta la motivazione e favorire il coinvolgimento degli studenti.  Oltre all’archivio dei “Progetti”, il sito è stato ampliato con due sezioni chiave:
“Eventi”: una sezione in continuo aggiornamento che raccoglie esperienze e/o iniziative culturali a tema realizzate nel corso degli anni e in programma;
Pl@ying with English“: una sezione che riporta i siti web utili per la didattica della lingua inglese, non solo relativi all’Educazione Civica, ma a qualsiasi ambito culturale con livelli di competenza compresi tra A1 e B2 del QCER.
In sintesi, English for Peace mette a disposizione dei docenti una vasta gamma di spunti didattici. L’integrazione tra educazione civica, tecnologie e didattica linguistica offre un modello formativo interdisciplinare favorendo l’innovazione e l’inclusività nella pratica educativa.

Perché l’inglese, in particolare, è così cruciale come strumento per la costruzione della pace e del dialogo globale?
L’inglese rappresenta la lingua franca globale, già ampiamente utilizzata in vari ambiti: diplomazia, affari, scienza e tecnologia. La sua diffusione la rende un ponte comunicativo capace di superare barriere nazionali e culturali, favorendo comprensione reciproca, cooperazione internazionale e condivisione di idee per la risoluzione dei conflitti, soprattutto in un mondo sempre più digitalizzato. 
Ricordiamo che l’inglese è parlato da oltre 1,5 miliardi di persone ed è, oggigiorno, la lingua dominante nei media e su Internet.

Menzionavi la centralità dell’Educazione Civica, oggi obbligatoria con la Legge 92/2019 nelle scuole italiane. In che modo i contenuti di “English for Peace” aiutano gli insegnanti a integrare questa disciplina in maniera efficace e trasversale?
L’Educazione Civica, – come in precedenza “Cittadinanza e Costituzione” – è stata introdotta nel sistema scolastico italiano per rispondere all’esigenza di formare cittadini attivi attraverso un insegnamento trasversale alle discipline. A differenza di altre materie, dove l’integrazione dei temi civici ha richiesto un adattamento, come avviene ad esempio in tecnologia, scienze o arte, le lingue straniere si sono rivelate particolarmente adatte grazie alla loro natura intrinsecamente interdisciplinare e alla disponibilità di materiali progettati per favorire l’apertura a temi socioculturali. Le tre principali aree di competenza in Italia sono: Costituzione, Sviluppo Sostenibile e Cittadinanza Digitale. Il sito “English for Peace” è stato, inaspettatamente, un precursore, affrontando molte di quelle tematiche a partire già dal 2001, con progetti come “Together for Peace” dedicato all’attentato alle Torri Gemelle fino al più recente sui “Principi etici della cultura Manga” (2023). Questo vale anche per il profilo strettamente linguistico. L’approccio di ispirazione CLIL, che valorizza la lingua inglese come veicolo per esplorare diversi ambiti della conoscenza, costantemente richiamato nell’impianto metodologico delle esperienze didattiche descritte, in Italia si è imposto nella formazione della disciplina solo nel 2010.

Ci fai un esempio di un progetto o di un’attività, promossa tramite il sito o nell’ambito EIP, che ti ha dato particolare soddisfazione in termini di impatto sugli studenti? 
Una delle iniziative più significative realizzate nell’ambito di EIP è stata l’organizzazione della Mostra fotografica e documentale “Together for Peace” presso la mia scuola, l’IC Casanova Costantinopoli.  Ideata per celebrare il cinquantesimo anniversario della fondazione di EIP Italia e i vent’anni di collaborazione tra la scuola e l’associazione, la mostra ha valorizzato le migliori esperienze didattiche sulla cittadinanza e la pace in lingua inglese. Convintamente sostenuto dal Dirigente scolastico Franco Mollica, l’evento si è svolto nella prestigiosa biblioteca da maggio 2022 a gennaio 2023. La sua realizzazione ha visto coinvolte tutte le componenti della scuola. In primis gli studenti, che hanno collaborato attivamente a tutte le fasi: di preparazione, di allestimento e di svolgimento, proponendo ciascuno un personale contributo. Ed inoltre, docenti, famiglie e personale scolastico, il che ha offerto un’opportunità preziosa di riflessione sui valori della pace e della cooperazione. La presenza di rappresentanti istituzionali ha dato ulteriore prestigio all’iniziativa. 
Il sito “English for Peace” rappresenta oggi la continuazione multimediale di questa esperienza, permettendo la diffusione delle buone pratiche oltre i limiti temporali e spaziali della mostra stessa.
Tra i progetti più rilevanti si segnalano: “Language Times” (2006), che include quattro lavori su: diritti umani, parità di genere, educazione alimentare e modelli sociali del mondo Disney. L’ipertesto si caratterizza per la ricchezza dei contenuti e una grafica accattivante.
Un prodotto particolarmente completo è “Drops of History – Seeds of Hope” (2009), realizzato in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Questo progetto ricostruisce esperienze e testimonianze di lotta per i valori universali, incarnando una personale visione dell’educazione alla pace rivolta agli alunni più giovani. “sensibilizzare gli alunni, attraverso lo studio della lingua inglese, alle gravi problematiche che travagliano il mondo, ma con un approccio costruttivo nella ferma convinzione che anche piccole gocce nella storia dell’umanità possono generare semi di pace e fratellanza contrastando i sentimenti di odio e di violenza. Lo sguardo dei ragazzi si illumina, allora, di nuova fiducia e speranza di un mondo migliore”.
Tra i più innovativi i progetti “Benvenuto mondo” e “Per un mondo green”, (2021) sono una interessante esperienza di plurilinguismo.  Ed ancora, un lavoro originale è dedicato ai “Valori etici dei Manga”, frutto di esperienze personali di studio e insegnamento in Giappone molto coinvolgente per i ragazzi e le ragazze. 
Tutti questi progetti hanno partecipato a competizioni nazionali ricevendo riconoscimenti.

Qual è la tua visione per il futuro di “English for Peace”?
Il sottotitolo scelto per il sito “Sperimentazioni didattiche per una cultura di pace” non è casuale. Per il suo carattere sperimentale, esso non ha la pretesa di proporre linee guida definitive per docenti o esperti, ma piuttosto di ispirare percorsi educativi e pedagogici. L’obiettivo è offrire spunti basati su esperienze che, nel corso degli anni, hanno suscitato negli studenti – anche in quelli meno scolasticamente motivati – sensibilizzazione, entusiasmo e partecipazione attiva nel dialogo educativo. Si auspica, quindi, di ricevere feedback da lettori e docenti interessati che permettano di valutare la validità del progetto. Una ricaduta significativa sarebbe la creazione di una sezione in cui raccogliere contributi utili e ispirati agli stessi valori e alle stesse finalità educative. Tale materiale arricchirebbe anche il sito “EIP formazione”. 
Per il futuro, l’intento è quello di aggiornare e migliorare il format del sito, così da rispondere alle esigenze della comunità scolastica. Una delle priorità sarà incrementare l’esposizione orale dei testi, al fine di potenziare le abilità di listening e speaking degli studenti. Per favorire l’internazionalizzazione, si prevede, inoltre, la realizzazione di una versione integrale del sito in lingua inglese. 
L’organizzazione di eventi tematici, laboratori e seminari rivolti a studenti, docenti e famiglie potrebbe costituire una proficua occasione per utilizzare i materiali del sito come risorsa didattica e per costruire reti di scambio e progetti condivisi.

Concludo con una riflessione su quello che è stato uno dei temi focali di questa intervista: l’inarrestabile evoluzione delle tecnologie e della multimedialità. Premesso che per la realizzazione del sito non si è fatto alcun utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, sono pienamente consapevole che da oggi in poi ogni iniziativa nel campo della didattica, e, dunque, anche le novità che lo riguarderanno, compresi gli eventuali nuovi contributi che lo arricchiranno, dovranno fare i conti con questa potente innovazione tecnologica.


Una selezione di immagini dalle varie iniziative citate nell’intervista