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Pax optima rerum, quas homini novisse datum est

Pubblicato il nuovo bando del Certamen latinun “Vittorio Tantucci” per l’anno scolastico 2024-2025


Il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” (XIII edizione) è intitolato al celebre latinista, autore della grammatica  latina  più  nota  dal dopoguerra ad oggi in Italia e all’estero e si propone di promuovere lo studio della lingua latina e l’approfondimento delle sue capacità espressive, attraverso la riflessione sulla perenne attualità di tematiche esistenziali, che hanno trovato voce e corrispondenza di accenti sia nella poesia latina che in quella moderna e contemporanea.

PER GLI STUDENTI DELLE SCUOLE SECONDARIE DI II GRADO
Il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” per studenti si articola in due distinte sezioni:

1. prima sezione
Riservata agli studenti del triennio delle scuole secondarie di II grado con insegnamento della lingua latina (liceo classico, scientifico, delle scienze umane e altri indirizzi dove sia previsto nell’ambito del curricolo dell’autonomia).
Il tema scelto dalla Giuria per l’anno scolastico 2024-2025 è il seguente:

 … pax optima rerum,
quas homini novisse datum est

Silio Italico, XI 592 s.

Il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” per gli studenti del triennio è riconosciuto come competizione per la valorizzazione delle eccellenze dal DM 108 del 4 giugno 2024.
I nominativi degli studenti vincitori, previo consenso degli interessati, sono pubblicati nell’Albo nazionale delle eccellenze sul sito dell’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE), secondo quanto previsto dall’articolo 7 del DLgs 262/2007.
Inoltre, ai sensi dell’articolo 4 del DLgs 262/2007 sono previsti incentivi per gli studenti che raggiungono elevate prestazioni nella competizione, che saranno determinati con successivi provvedimenti dal MIM, al termine delle operazioni di rilevazione degli esiti delle diverse competizioni. Le risorse finanziarie saranno poi assegnate alle scuole frequentate dagli studenti meritevoli, affinché possano dare visibilità e valorizzazione nell’intera comunità scolastica e offrire esempi concreti di riconoscimento.

2. seconda sezione
Riservata agli studenti del (liceo classico, scientifico, linguistico, delle scienze umane e altri indirizzi dove sia previsto nell’ambito del curricolo dell’autonomia).
Il tema scelto dalla Giuria per l’anno scolastico 2024-2025 è il Terzo Principio Universale di Educazione Civica (Piaget-Mühlethaler, 1968):

Vitam hominesque schola colere erudit

In particolare,  le finalità  della  seconda  sezione  del Certamen  sono ispirate  alle seguenti linee guida:
– favorire l’inclusione attraverso il dialogo fondato sulla collaborazione e l’interazione tra diversi linguaggi (verbale, iconico, visivo etc.), al fine di rafforzare lo scambio di buone prassi tra i Licei italiani ed europei;
– avvicinare gli studenti del biennio dei Licei ai valori della cultura classica;
– trattare in chiave laboratoriale la tematica proposta;
– incentivare la riflessione personale sugli obiettivi portanti dell’Agenda 2030 e dei principi di Educazione Civica.

Regolamento di partecipazione

Per la partecipazione ad entrambe le sezioni, ciascuna scuola può presentare esclusivamente i seguenti tipi di lavoro:
1. componimento latino in poesia, comprendente non meno di 20 versi, accompagnato da una traduzione italiana di carattere poetico;
2. componimento latino in prosa con traduzione italiana (massimo 800 battute), concernente una riflessione critica sul tema proposto, a scelta del candidato;
3. elaborato multimediale in latino con traduzione italiana: sceneggiatura o drammatizzazione di un testo classico in versi o in prosa sul tema proposto, anche in formato multimediale, della durata massima di 10 minuti, a cura di un singolo o di un gruppo di studenti.

Ciascuna delle scuole partecipanti, secondo criteri interni autonomamente definiti e documentati, organizza le modalità di selezione di un unico lavoro da presentare alla competizione nazionale, per una sola delle due sezioni.
Il lavoro scelto dalla scuola dovrà essere inviati, in cinque copie cartacee e su supporto digitale (CD ROM, DVD, pendrive) in formato .pdf, corredato dalla Scheda di partecipazione (Allegato A) entro e non oltre il 15 marzo 2025 (farà fede il timbro postale) al seguente indirizzo:

Segreteria del Certamen Latinum “Vittorio Tantucci”
Via Edoardo Maragliano, 26 – 00151 Roma

I vincitori della prima e seconda sezione, ad insindacabile giudizio della Giuria, riceveranno i seguenti premi in denaro:

Sezione biennioSezione triennio
Primo classificato€ 200,00€ 300,00
Secondo classificato€ 150,00€ 200,00
Terzo classificato€ 100,00€ 100,00

Sono previste Menzioni d’onore ai meritevoli.
A tutti gli studenti partecipanti verrà rilasciato un attestato valido come credito formativo.
Ai docenti coordinatori sarà rilasciato un attestato valido come credito professionale.

PER DOCENTI E STUDIOSI DI LINGUA LATINA
Il Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” per docenti e studiosi di lingua latina richiede ai partecipanti di presentare un componimento in versi in lingua latina su un tema liberamente scelto.
I concorrenti possono presentare un unico componimento, necessariamente originale: non deve aver già conseguito un riscontro ufficiale in altre prove analoghe, come premi o pubbliche menzioni, ovvero essere già stato diffuso, anche attraverso social media.
Inoltre, si specifica quanto segue:
– il carme deve comprendere non meno di 50 e non più di 100 versi;
– il testo deve essere scritto al computer (non saranno accettati testi scritti a mano);
– il testo inviato deve risultare anonimo, senza indicazione dei propri dati anagrafici e deve essere contrassegnato da un “motto”, autonomamente scelto, senza alcun altro segno di possibile riconoscimento;
– nel plico inviato alla Segreteria del Certamen deve essere presente, unitamente al proprio componimento, una busta chiusa riportante il “motto”, all’interno della quale sarà racchiusa una scheda con l’indicazione di nome e cognome del concorrente, recapito e numero di telefono, indirizzo di posta elettronica.

I criteri di valutazione di cui terrà conto la Giuria sono essenzialmente fondati sulla correttezza formale e lo spessore valoriale dei contenuti. 
I componimenti in versi devono essere inviati in cinque copie cartacee e su supporto digitale (CD ROM, DVD, pendrive) sia in formato .pdf che in formato .docx, unitamente alla scheda anagrafica custodita in busta chiusa, entro e non oltre il 15 marzo 2025 (farà fede il timbro postale) al seguente indirizzo:

Segreteria del Certamen Latinum “Vittorio Tantucci”
Via Edoardo Maragliano, 26 – 00151 Roma

Il vincitore, secondo la graduatoria e a insindacabile giudizio della Giuria, riceverà un premio in denaro di € 300,00.
Sono previste menzioni d’onore ai meritevoli.

Per tutte le sezioni, la Giuria del Certamen Latinum Vittorio Tantucci è composta dai seguenti membri:
Prof. Francesco Bonini, Magnifico Rettore LUMSA – Presidente
Prof. Piergiorgio Parroni, Professore emerito di Filologia classica Università “La Sapienza” Roma;
Prof. Antonio Marchetta, già ordinario di Lingua e Letteratura Latina Università “La Sapienza” Roma
Prof. Emanuela Andreoni Fontecedro, già ordinario di Letteratura Latina Università Roma Tre, oggi Professore senior
Prof. Rocco Pezzimenti, Professore di Filosofia politica e Teologia Università LUMSA Roma
Prof. Anna Piperno, già Dirigente Tecnico Ministero dell’Istruzione
Prof. Anna Paola Tantucci, Presidente nazionale E.I.P. Italia
Prof. Agata Gueli, Dirigente scolastico e esperto di Lingua e letteratura latina
Prof. Arduino Maiuri, esperto e docente di Lingua latina Liceo Classico “Cornelio Tacito” Roma
Prof Anna Paudice, docente di lingua e letteratura latina nei Licei
Prof. Francesco Rovida, Dirigente scolastico – segretario

La Cerimonia di premiazione del Certamen Latinum “Vittorio Tantucci” si svolgerà con grande solennità a Roma presso l’Università LUMSA il 12 aprile 2025, con la mente e con l’animo rivolti alla festività di S. Caterina da Siena.



Oltre il male

Edith Bruck e Andrea Riccardi: il coraggio di parlare della pace


Uscito a inizio novembre per Editori Laterza, il volume Oltre il male è un fitto dialogo tra Edith Bruck e Andrea Riccardi.
Un libro semplice e diretto nella scrittura e nella linearità della tesi che promuove. Eppure scomodo e, a modo suo, “scandaloso”. 
Come la lirica Infanzia che apre il primo capitolo con uno sguardo durissimo sul “presagio minaccioso” ricevuto fin dalla nascita da una bambina ebrea, cresciuta nella maledizione dell’antisemitismo, fatto di “cani aizzati contro dai padroni taciturni e grevi / dalla sputo di bambini nutriti d’ignoranza / dagli idioti lasciati liberi / dalle vergogne e dalle catene familiari / per sfogarsi con gli ebrei / all’uscita della sinagoga”.

La dimensione dialogica del volume pervade la scrittura, facendo emergere, quasi con il linguaggio delle antinomie pedagogiche, una serie di polarità, a volte esplicite e altre solo implicite: dagli autori (donna e uomo; ebrea e cristiano; italiana per scelta e italiano per nascita; nati prima e dopo la seconda guerra mondiale) ai temi annunciati dai cinque capitoli (male/guerra e bene/pace; luce e buio; vittime e vittimismo; forza e debolezza; distruzione e riparazione). 
E accompagna il lettore in un viaggio nella Storia e nelle storie, alimentando la consapevolezza di trovarsi a contatto con testimonianze vive della Storia come evento universale, rilette con la semplicità diretta della storia personale: un modo, forse, per renderci consapevoli che abbiamo il potere di poter cambiare il corso degli eventi, se siamo in grado di vivere con consapevolezza e coraggio le scelte quotidiane.

Oltre il male ha il coraggio di affermare con chiarezza che la guerra è il male più grave, mentre “la pace è oggi quasi scomparsa dall’orizzonte del futuro” perché, afferma Riccardi, “sembra che abbiamo accettato la guerra come un fatto inevitabile”. 
Se guardiamo al modo con cui la scuola affronta il tema nell’ambito dell’Insegnamento di educazione civica, non possiamo che dare ragione a queste parole. L’educazione alla pace era esplicitamente presente nel Documento d’indirizzo per la dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” (Nota MIUR 2079/2009), mentre è scomparsa (anzi, non viene mai utilizzato neppure il termine “pace”) nella Legge 92/2019 e nelle due successive versioni delle Linee guida per l’Insegnamento di educazione civica.
Tra i compiti della scuola, ai quali EIP Italia crede fermamente fin dal proprio nome, c’è invece quello di insegnare ad “immaginare una pace possibile” come orizzonte di una pace globale.

Nel corso del dialogo, in alcuni passaggi anche duro al limite del possibile sconforto, emergono le linee guida di una possibile educazione alla pace, intesa come “riparazione” del mondo. Afferma Edith Bruck: “non dobbiamo dimenticare come nel male, nella guerra, ci sia spazio per altro, per altre dimensioni dell’umanità. Possiamo sempre guardare dentro noi stessi e cercare le risorse per vivere in un modo che sia lontano dal male. L’odio secondo me avvelena prima di tutto noi stessi (…). Io credo che bisogna tendere la mano e bisogna perdonare, nel senso di andare vicino anche alla persona che si mostra peggio che mai, perché c’è un pizzico di bene anche in lei e perché quel poco di bene che ha dentro bisogna alimentarlo”
Da qui una serie di “parole chiave” che scorrono soprattutto nell’ultimo capitolo: amicizia, accoglienza, umanità, condivisione, memoria, racconto, coraggio, futuro. Una sorta di indice per un perCorso di educazione a non “rassegnarsi al male”.



La pace si fa a scuola

L’intervento della Presidente EIP in apertura della Cerimonia di premiazione del 30 ottobre


Le varie divisioni della terra danno a ciascun popolo una diversa patria:
ma il mondo abitato offre a tutti gli uomini capaci di amicizia una sola casa comune: la Terra.
(Diogene di Enoanda, filosofo epicureo del II secolo a.c.)

La nostra Associazione “Ecole Instrument de Paix” ha una storia di oltre 50 anni e siamo qui oggi perché crediamo ancora nei valori che l’hanno fondata.
Nel 1968 Jean Piaget e Jacques Muhlethaler a Ginevra hanno pensato che fosse necessario lavorare per educare alla pace, mettendo la scuola al servizio dell’umanità, insegnando fin da bambini il valore della comprensione reciproca, del rispetto, della tolleranza, dell’altruismo e della solidarietà.
Per queste stesse ragioni, pochi anni dopo, nel 1972 nasce la Sezione italiana, prima sezione nazionale delle 40 esistenti nel mondo, grazie al contributo di persone impegnate per un futuro migliore, come Guido Graziani, Aldo Capitini, Padre Balducci, Marisa Romano Losi, Lea Frattini: ad alcuni di loro sono intitolate le sezioni del nostro Concorso Nazionale.
Se ci guardiamo intorno, in questo 2024, anzi in questo preciso momenti, siamo consapevoli che la pace non è “di moda”. Viviamo un’epoca più che mai caratterizzata dalle guerre e da episodi di spietata disumanità, anche nella dimensione privata delle famiglie e dei piccoli centri nei quali viviamo.
La proposta del tema del 52° Concorso, con il riferimento al discorso di Martin Luther King, significa per noi il coraggio di continuare a sognare e a lavorare nella direzione di un futuro di uguaglianza e condivisione dei diritti.
Dal 1963, anno in cui lo slogan I have a dream è entrato nell’immaginario comune, sono passati 60 anni e in certi periodi ci siamo illusi che l’uguaglianza e la fratellanza si  fossero affermate nelle società umane. 
Come ci eravamo convinti di poter vivere anni di pace, anche grazie alla condivisione dei diritti umani come affermati dalle Nazioni Unite. Purtroppo non è ancora così.

Arrivare alla 52esima edizione di un Concorso scolastico significa, però, continuare a credere nel valore dell’educazione. E noi continuiamo a crederci, perché continuiamo a guardare ogni anno con stupore alla qualità e ai contenuti del lavoro di tanti insegnanti, dirigenti e studenti che insistono con instancabile pazienza a seminare cittadinanza, ponendosi quotidianamente al servizio dell’umanità.
Possiamo essere certi che le rinnovate Linee guida per l’insegnamento di educazione civica si appoggiano su un terreno ben seminato nell’educazione ai valori della Costituzione e ai “diritti e doveri che costituiscono il nostro patrimonio democratico, alimento prezioso e insostituibile di una società imperniata sulla persona”.
L’ E.I.P. Italia prosegue per questo il proprio impegno su diversi fronti:
come Ente di formazione accreditato ai sensi della Direttiva 170/2016 ha maturato una lunga esperienza anche nella formazione dei coordinatori di Educazione civica previsti dalla Legge 92/2019;
ha promosso, anche attraverso il Progetto in progress “Civis sum. La tavola periodica della Costituzione”, la realizzazione di una raccolta di Buone pratiche per lo sviluppo del Curricolo di Educazione civica, con riferimento alle diverse aree, tra cui l’educazione alla cittadinanza digitale;
infine, nell’ambito del Protocollo d’intesa triennale con il Ministero, appena rinnovato, sta dando impulso all’attuazione dell’articolo 10 della Legge 92/2019, con un premio per le migliori pratiche di educazione civica a livello nazionale, che sarà a breve assegnato.

Con le parole di Maria Montessori, vogliamo ribadire che “una educazione che mirasse alla pace dovrebbe essere considerata da tutti un fattore fondamentale e indispensabile, il punto di partenza, una delle questioni che interessano tutta l’umanità”.
Prima di ascoltarci reciprocamente attraverso i vostri lavori che la Giuria del Comitato paritetico ha selezionato, con il coordinamento della Direzione per lo studente del Ministero, voglio invitarvi alla lettura del nostro Bollettino annuale, che abbiamo realizzato anche con una veste grafica rinnovata e arricchita di contenuti che raccontano la vita dell’Associazione, ma offrono anche spunti di riflessione educativa.
Inoltre, siamo orgogliosi della pubblicazione dell’Antologia Poesia come pace. Una nuova edizione che valorizza le composizione poetiche dei giovani e l’impegno dei docenti nei laboratori di poesia: sono occasioni che contribuiscono ad educare l’animo e i sentimenti. Tra le varie ho il desiderio di ricordare le poesie dei giovani studenti degli Istituti Penali per i Minorenni, elaborate con il contributo di educatori e insegnanti: esprimono sogni e sentimenti spesso trattenuti, come ha efficacemente rilevato il Presidente Sangermano nell’introduzione ai loro lavori.

Ringrazio infinitamente la sensibile generosità di coloro che supportano il nostro Concorso attraverso il dono di Borse di studio che da molti anni sono destinate ai giovani che si sono distinti in alcune Sezioni (Sicurezza a scuola, Sicurezza stradale, Teatro storico, Musica giovane, Fidia–Museo Nena e, da quest’anno, Libertà conquistata dedicata ad Antonio Amoretti, un eroe delle 4 giornate di Napoli).

Insieme ai Premi per gli studenti, EIP Italia assegna un riconoscimento per chi lavora al servizio dell’Educazione secondo i valori espressi dai diritti umani.
Quest’anno, il nostro Premio Internazionale intitolato al Fondatore è attribuito dal Direttivo a Giuseppe Bronzini, per il suo impegno per la protezione dei diritti dell’uomo, anche nell’ambito dell’Unione Europea.
Il Premio Jean Piaget per la dirigenza scolastica è attribuito ad Antonio Palcich, un punto di riferimento, anzi un “direttore d’orchestra” nella dirigenza scolastica, docente nel Master che EIP realizza con LUMSA sul costrutto della “dirigenza umanistica” ideato dal Dirigente Fattorini, Vicepresidente e Coordinatore dell’Ufficio studi.
Infine i riconoscimenti per i docenti e il personale ATA sono assegnati rispettivamente alla Prof Silvia Scipioni e alla dottoressa Maria Grazia Capogrossi.

A tutti voi, un sentito ringraziamento e l’augurio che possiamo insieme mantenere vivo il sogno di un mondo giusto che rispetti il diritto di tutti alla pace.


Per visionare e scaricare il servizio fotografico di Luigi Matteo clicca qui

Aperti al mondo perché amici di Piramo e Tisbe: a cosa serve il latino

Il latino è un ponte unico al mondo tra gli antichi e la contemporaneità: abbandonarlo vuol dire non capire se stessi. La “confessione” di una latinista


Nella mia vita ho sempre avuto per compagno il latino. L’iniziazione avvenne con un libro di mitologia (in italiano), in particolare più centrato sulle Metamorfosi di Ovidio. Non memorizzai neanche il nome di Ovidio e il significato di metamorfosi lo compresi leggendo. Non frequentavo ancora le scuole medie ma si trattava di un testo adottato per la scuola media da mia zia. Fu una meravigliosa scoperta: il regno di dei ed eroi, le trasformazioni di fanciulle e ragazzi in alberi, fiori, volatili: la vita che continua, mutate le forme. Era solo fantasia o traeva suggerimento dalla realtà? Che cosa testimoniavano quei miti, quei racconti? Ne subivo il fascino incantata. Soffrii per Piramo e Tisbe.

L’impatto con la lingua – al primo anno delle medie – non fu meno affascinante. È vero che all’epoca le lingue moderne parlate non erano diffuse (a scuola si studiavano per leggere pagine in lingua straniera), per cui per me si trattava di conoscere l’alterità attraverso il latino. Ma non fu questa sola differenza che mi colpì, quanto piuttosto l’incontro fra il mio italiano, lingua analitica (ovvio che all’epoca non usassi queste espressioni) e il latino, lingua sintetica: la differenza quindi che, per esprimere la funzione dei termini nel contesto della frase, si usassero nell’una le preposizioni esterne al vocabolo stesso in questione, mentre nel secondo caso ci fosse l’uso della desinenza, ovvero l’aggiustamento identificatore di funzione in fine di vocabolo.

Alla differenza morfologica – che si limitava piuttosto a questo, essendo simile la struttura del verbo – corrispondeva invece un’organizzazione sintattica del tutto confrontabile.

Tra i primi autori ricordo Fedro, Tibullo, Cornelio Nepote. La fiaba con clausola morale, la campagna romana, gli uomini “illustri” di Roma. L’orizzonte si apriva ai secoli, ai millenni (lo studio della storia era essenziale) e il tempo palpitava di voci e di volti. Il mio linguaggio si arricchiva moltissimo, come pure la coordinazione inflessibile, in latino, della costruzione del periodo mi insegnava a parlare e a scrivere limpidamente.

Negli anni dovevo diventare una patita di etimologie e dovevo cercare di definire un metodo scientifico della traduzione (come poi ho realizzato con un testo ad hoc insieme a dei collaboratori): linee guida di cui non sentii la mancanza nelle scuole medie, dove fra l’altro spesso il testo latino ci veniva presentato “facilitato”, come allora si diceva, ma certamente ne sentii l’esigenza (allora non soddisfatta) al liceo.

Queste due indicazioni costituiscono una validissima metodologia per l’insegnamento del latino e per la stessa motivazione didattica. Focalizzare l’attenzione sulle etimologie significa abolire i confini tra i popoli indoeuropei: apparteniamo allo stesso ceppo linguistico e nel contempo, facendoci guardare dentro le parole, ci fa comprendere le stratificazioni, le allusività dei singoli vocaboli. Faccio un esempio: la parola anima, lat. anima/animus (francese âme, spagnolo alma) ha lo stesso radicale di ànemos del greco, dove significa vento e del sanscrito anithi dove dice il respiro.

Si aprono possibilità di riflessione sul concetto di anima e la sua essenza. E ancor di più se penso alla parola tempo, latino tempus, che condivide (e nei due casi secondo precise regole fonetiche) il radicale del termine greco temno o di teino. Il concetto di tempo ha creato molto pensiero nei secoli (filosofi, scienziati, psicologi). Osservare l’etimo ci dice che se vi riconosciamo il radicale del primo verbo greco citato consideriamo il tempo come un ritaglio (temno, io taglio), un segmento dell’eternità ma soprattutto arriviamo alla concezione minima del tempo, cioè dell’istante, o punctum temporis, valutata nei secoli da filosofi e poeti, su cui si giunge ad avvertire tale la vita stessa: cito Seneca che ricordava già Archita di Taranto quando affermava: punctum est quod vivimus et adhuc puncto minus, “un istante quello che viviamo e ancor meno” (Ep. 49,3). Fino a Bachelard – siamo nel 900 – che avvertiva il tempo come successione scollegata di punti o istanti (punctum temporis).

Se invece pensiamo che tempus abbia lo stesso radicale di teino, allora prevale la considerazione del tempo come una distensione, una continuità. Risento Agostinoinde mihi visum est nihil esse aliud tempus quam distensionem, sed cuius rei nescio et mirum si non ipsius animi, “quindi mi parve che il tempo altro non fosse che una distensione/ estensione, ma non so di cosa ma strano se non fosse dell’animo stesso (Conf. 11,33), concezione psicologica del tempo che Heidegger faceva risalire ad Aristotele. E nel 900 va segnalata anche l’espressione di Bergson in opposizione a Bachelard: il tempo è la fluida corrente del mutamento. Si apre anche il confronto con il flusso coscienziale di Husserl.

Il libro della lingua è un regno di meravigliose riflessioni e il latino è particolarmente indicato a queste riflessioni perché fa da ponte tra l’antico e la contemporaneità, anche perché i suoi autori e il loro pensiero o addirittura le forme stesse della scrittura furono fonte di ispirazione per secoli e secoli, fino ad arrivare a noi. Se manca l’àncora del mondo antico ogni discorso è acefalo.

Entriamo così nell’argomento specifico dell’apprendimento della letteratura latina. Va considerato innanzi tutto che quando ci si riferisca a “letteratura” antica, greca e latina, il termine comprende non solo i testi letterari stricto sensu come quando ci si riferisce allo studio scolastico delle letterature moderne che prendono in esame testi di poesia, romanzi, testi di teatro, bensì studiare a scuola una letteratura antica vuol dire includere anche tutti i testi di filosofia, storiografia, e i testi scientifici. La conoscenza della scrittura del mondo antico pretende un’immersione totale nelle sue testimonianze.

Oltre allo studio dei grandi autori che non cito perché ben noti, considero fondamentale lo studio dell’eredità classica, della loro ripresa quindi e rielaborazione (che può presentarsi come continuità o contestazione) lungo i secoli moderni. Si tratta di una ricerca che ha i caratteri dell’avventura, potrei dire, perché la loro memoria è disseminata nelle pagine di tutte le letterature almeno europee e gli autori moderni vanno compresi (finché possibile) nella loro lingua originale, proprio per sentire il fluire di una lingua (con il suo carico di significanza, e questo vale in particolar modo per i testi poetici ma anche filosofici) nei modi dell’altra.

Fu su questa via che incontrai di nuovo Piramo e Tisbe. Senza più le metamorfosi nel gelso dai fiori rossi che faceva suo il colore del sangue dell’infelice amante. Essi ritornano con altri nomi nelle pagine di Masuccio Salernitano e Mattea Bandello. Luigi da Porto adotta i nomi di Giulietta e Romeo e così li immortala Shakespeare. Lo scrittore inglese conosceva il testo ovidiano, tanto è vero che nel suo A Midsummer Night’s Dream fa affannare i suoi personaggi in una sorta di metateatro mentre cercano di mettere in scena Pyramus and Thisbe.

Tralasciando altra presenza della memoria della pagina ovidiana devo dire che i confini del tempo di questa memoria, facendo ricerca, si sono allargati anche nello spazio. Ovidio aveva avvertito che i due giovani erano di Babilonia. Ebbene, la storia di Layla e Majnun (il poeta “pazzo d’amore”, così definito, dalla sua tribù dei beduini, Qays ibn-al Mullawah) del VII sec. ricorda i nostri giovani babilonesi. Una coincidenza? Potrebbe essere, ma l’archetipo della storia è comune, perché le due coppie iniziano la loro storia per la stessa fortuita occasione: parlandosi in una crepa della parete che li divide. Nel XII sec. il poeta persiano Nizami Ganjavi diffuse la storia di questo amore infelice, contrastato dalle famiglie, per tutta l’Asia.

Ora, è vero che noi studiando gli antichi testi ridiamo voce alle ombre, un po’ come Ulisse nella sua nékuya, o evocazione dei morti, che, facendo un sacrificio animale, poteva far abbeverare del sangue le anime che gli si affollavano intorno perché così il sangue ridava loro la vita, la voce per poter comunicare con lui. Ma è altrettanto vero che noi suggiamo una linfa vitale immergendoci nei secoli e nei millenni: acquistiamo una visione universale delle cose, impariamo l’alterità, la differenza, facciamo nostro il desiderio di uscire fuori alla conquista della conoscenza in sé. Diveniamo aperti ai popoli tutti. È una sete di conoscenza, perché saliamo su nelle età del mondo, siamo ricchi, come diceva Seneca, di tutte le loro vite che gli autori che abbiamo letto e studiato, ci hanno regalato.

Il latino, per i nostri giovani, dovrebbe essere tenuto come una porta aperta per tutti, perché è quel ponte che fa conoscere e sentire cosa significhi l’immortalità umana, non destinata a essere polvere finché noi sapremo mantenerla in vita.

Emanuela Andreoni Fontecedro

Articolo pubblicato su “Il sussidiario.net” in data 31 ottobre 2024 e qui riportato per gentile concessione dell’autrice

La pace si fa a scuola

La Cerimonia di premiazione del 52° Concorso Nazionale EIP Italia


Avrà luogo mercoledì 30 ottobre dalle 9.30 alle 13.00 presso l’Auditorium della Biblioteca Nazionale Centrale “Vittorio Emanuele II” a Roma (Viale Castro Pretorio, 105) la Cerimonia di premiazione della 52esima edizione del Concorso Nazionale EIP Italia.
Hanno partecipato al Concorso circa 90 scuole di molte regioni italiane, con progetti e lavori creativi realizzati sul tema proposto.
Trenta sono le scuole premiate, selezionate da una prestigiosa Giuria composta dal Comitato paritetico E.I.P. Italia – Ministero dell’Istruzione e del Merito, in attuazione del Protocollo d’Intesa in cui sono definite le modalità di collaborazione sussidiaria che la storica Associazione per la “Scuola strumento di pace” porta avanti, soprattutto nell’ambito dell’Insegnamento di Educazione civica.

Il messaggio che ci viene dagli studenti, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di II grado, osservando i lavori presentati nelle varie sezioni del Concorso (Poesia giovane, Giornali scolastici, arte, teatro, Ricordi della memoria, Sport e pace, Sicurezza a scuola, Sicurezza stradale, ecc.) è chiaro: diventare cittadini nel rifondare la pace in Europa, nello spirito del Manifesto di Ventotene, e impegnarsi per lo sviluppo sostenibile alla luce della nostra Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. 
La creatività di docenti e studenti si accompagna, in misura crescente e qualitativamente significativa, con lo sviluppo delle competenze digitali, anche attraverso la produzione di videoclip, cortometraggi, articolate presentazioni; pur senza dimenticare l’uso di cartelloni, forbici e pennarelli.

Tra le altre, saranno premiate alcune scuole del Comune di Fiumicino che hanno partecipato il 21 Marzo scorso alla manifestazione “I tamburi per la pace” svolta presso l’Auditorium dell’IPSSAR “Paolo Baffi”.
La sezione “La voce del carcere”, organizzata con la partecipazione del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia, ha premiato i lavori dell’Istituto Penale per i Minorenni di Catania, con poesie, dialoghi e disegni sul tema dei sogni di libertà.
Grande interesse hanno suscitato nei giovani i temi della sicurezza a scuola e della sicurezza stradale. Una proposta che sensibilizza i bambini anche al tema della morte in modo delicato e creativo, in un momento in cui ogni giorno sono di fronte a conflitti e morte.
Il Premio FIDIA per le arti e il Premio “Enrico Bartolini” per la Musica hanno offerto borse di studio a ragazzi creativi e ai loro docenti.
Il Trofeo Nazionale Itinerante “Guido Graziani”, intitolato al fondatore dell’EIP Italia, va quest’anno alla pluriclasse della Scuola Primaria “Ferraironi” di Triora (Imperia,) per un cortometraggio intitolato “Scarpe”, sulla promozione della partecipazione consapevole alla vita sociale della comunità nella prospettiva della solidarietà e del Bene comune, realizzato con la partecipazione delle istituzioni del territorio.

Significativo, per qualità e contenuti, il progetto realizzato dal Liceo artistico e coreutico “De Nittis – Pascali” di Bari, che ottiene uno speciale riconoscimento in collaborazione con Castello Svevo di Bari – Direzione regionale Musei nazionali Puglia sul tema “I ricordi della memoria”, dedicato a Salvo D’Acquisto. Si tratta di un articolato progetto di studio sui luoghi della memoria della Regione Puglia, accompagnato dalla ideazione di un nuovo “Museo della memoria”, presentata anche nella dimensione artistica e architettonica, da costruire nell’area di Punta Perotti a Bari, riqualificata in nome della legalità.

Il Concorso Nazionale prevede, inoltre, riconoscimenti a personalità del mondo della cultura e dell’informazione per l’impegno a favore dell’educazione dei giovani. 
Quest’anno le Prix International “Jacques Mühlethaler” pour la Paix et les droits de l’homme 2024, è stato assegnato al Presidente emerito Corte di Cassazione sezione lavoro Giuseppe Bronzini pour son engagement humain et culturel dans la  protection des droits de l’homme et la dissémination de l’idée de l’Europe parmi les jeunes”.

L’E.I.P. ogni anno valorizza l’impegno del personale della scuola (dirigenti, docenti e personale ATA) per costruire insieme la comunità educante.
La sesta edizione del Premio EIP Jean Piaget intende valorizzare il grande impegno che il ruolo di Dirigente scolastico richiede, particolarmente in questo momento storico: per il 2024 viene attribuito al prof. Antonio Palcich, Dirigente titolare dell’Istituto Comprensivo Anzio III in provincia di Roma, “per la capacità di coniugare dinamismo progettuale e creatività operativa nello spirito della dirigenza umanistica e dei valori dell’E.I.P. Italia”.
Il Premio EIP innovazione didattica per docenti è stato attribuito alla prof.ssa Silvia Scipioni, dell’Istituto Scuola “San Giuseppe al Casaletto” di Roma, mentre il Premio EIP cooperazione educativa per il personale ATA è stato assegnato alla Dr Mariagrazia Giangrossi, DSGA dell’Istituto Comprensivo “ Igino Petrone” di Campobasso.

Sono state invitate le autorità patrocinanti il Concorso: 
Stefano Campagnolo, Direttore della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II
Paola Frassinetti, Sottosegretario di stato del Ministero dell’Istruzione e del Merito
Francesco Bonini Rettore Università Lumsa Roma
Elio Pecora, Poeta e scrittore
Giuseppe Recinto Capo di Gabinetto del Ministero dell’Istruzione e del Merito
Antonio Sangermano, Capo Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità
Massimo Osanna Direttore generale dei Musei Ministero della Cultura
Francesca Carbone Direttore Generale del Ministero dell’ Istruzione e del Merito
Davide D’Amico Direttore Generale del Ministero dell’ Istruzione e del Merito


Per vedere i lavori delle scuole puoi consultare la playlist ufficiale sul Canale Youtube EIP:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLqOSr5tR8boNejqIbYUp5TiWpfWptwz2G

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Per acquistare una copia del Bollettino EIP – 52 edizione:
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Le Quattro giornate di Napoli insegnano

Progetto didattico-educativo associato alla Sezione “La libertà conquistata” del Concorso nazionale EIP Italia


Si svolgerà martedì 22 ottobre alle ore 17.00 nella Sala Consiliare della pace e della solidarietà (Piazza Dante, 93 – Napoli – Municipalità 2) l’incontro di presentazione di un importante progetto didattico-educativo.

Scrive Francesco Amoretti nell’introduzione: “Le Quattro Giornate di Napoli rappresentano un momento storico fondamentale, simbolo di coraggio e resistenza contro l’oppressione nazifascista. Sebbene negli ultimi si sia dato luogo a un significativo impegno di ricerca e di approfondimento di quell’esperienza che ne ha messo in rilievo il significato in relazione al più ampio processo di liberazione nazionale, ancora molto resta da fare perché essa sia invece, come è giusto che sia, (ri)conosciuta nella sua portata metastorica e, soprattutto, sentita dalle nuove generazioni. Quale sia stato e quale possa essere oggigiorno il valore di quelle giornate di lotta; come venga percepito dai giovani il sacrificio di centinaia di combattenti e la mobilitazione di un popolo, richiede senza dubbio uno sforzo ulteriore di analisi e di comprensione storica ma, soprattutto, merita un’elaborazione e un’azione più incisive sul piano culturale. Le Quattro Giornate insegnano al mondo intero: laddove c’è da conquistare libertà e dignità, laddove lievita il sentimento di ribellione contro un potere violento e dispotico, e si è pronti a gridare BASTA, l’epopea napoletana indica che questo è possibile. Restituisce la speranza a chi non ce l’ha. Il progetto prova a dare una risposta a questa esigenza, intendendo non solo e non tanto contribuire a commemorare quell’esperienza, ma ad attualizzarne il significato anche attraverso linguaggi, forme espressive e supporti tecnologici maggiormente in sintonia con i gusti e le sensibilità dei giovani. Più specificamente, esso si articola in iniziative che, da un lato, valorizzeranno il ricco patrimonio di esperienze realizzate lo scorso anno (1) e, dall’altro, ne amplierà lo spettro innovando sia sul piano dei contenuti che delle modalità/metodologie adottate, anche e soprattutto grazie alla capacità aggregativa e di mobilitazione di risorse, sensibilità e competenze che esso riuscirà ad esprimere e di cui riuscirà ad avvalersi. L’adesione di esponenti del mondo dell’arte e della cultura è un punto di assoluta novità e forza del progetto.
Pur potendo essere indirizzato a una platea di destinatari molto ampia, il progetto è rivolto prevalentemente al mondo della scuola in ogni suo ordine e grado”
.

A parlarne, insieme al Sindaco Gaetano Manfredi, al Presidente della Municipalità 2 Roberto Marino e a rappresentanti di ANPI, importanti studiosi.

Revisione della disciplina in materia di valutazione delle studentesse e degli studenti

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge 150/2024 con entrata in vigore dal 31 ottobre 2024


“Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi (…) così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato” (Lc 1, 1-3). Effettivamente l’approvazione definitiva della cosiddetta “riforma della valutazione” proposta dal Ministro Giuseppe Valditara ha indotto molti a scriverne. In realtà, una certa bulimia nelle dichiarazioni è in corso da molti mesi, dando l’impressione che certi provvedimenti siano ormai pienamente vigenti.

Il tentativo di queste poche righe è quello di fare chiarezza e cercare di comprendere se, cosa e quando ci siano effettivi aggiornamenti da apportare nella documentazione e nella prassi delle singole scuole.

Sul piano contenutistico la Legge 150/2024 interviene su tre argomenti:
– elementi relativi alla valutazione delle studentesse e degli studenti;
– disposizioni sulle sezioni a metodo didattico differenziato;
– misure a tutela dell’autorevolezza e del decoro delle istituzioni e del personale scolastici.
In questo intervento ci occupiamo solo del primo argomento.

Dal punto di vista normativo, si prevedono quattro interventi differenziati.

Modifiche dirette al Decreto legislativo 62/2017
Le seguenti modifiche saranno operative immediatamente, dal momento dell’entrata in vigore della Legge, cioè dal 31 ottobre 2024.
– la valutazione del comportamento nella scuola primaria è espressa collegialmente dai docenti con un giudizio sintetico riportato nel documento di valutazione (conferma la situazione precedente);
– la valutazione del comportamento nella scuola secondaria di I grado è espressa collegialmente dai docenti con un voto in decimi, anche con riferimento allo Statuto delle studentesse e degli studenti (novità);
– nella scuola secondaria di I grado la valutazione del comportamento inferiore a 6 decimi comporta la non ammissione (novità);
– nella scuola secondaria di II grado, nella delibera di assegnazione del credito scolastico, il punteggio più alto nell’ambito della fascia individuata sulla base della media dei voti può essere attribuito solo se il voto di comportamento assegnato è pari o superiore a nove decimi (novità);
– nella scuola secondaria di II grado, ai fini dell’ammissione all’Esame di Stato:
a. nel caso di valutazione del comportamento pari a sei decimi, il consiglio di classe assegna un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale da trattare in sede di colloquio (novità);
b. nel caso di valutazione del comportamento inferiore a sei decimi, il consiglio di classe delibera la non ammissione all’esame di Stato (conferma la situazione precedente);
– a decorrere dall’anno scolastico in corso, la valutazione periodica e finale degli apprendimenti (compreso l’Insegnamento di educazione civica) nella scuola primaria è espressa con giudizi sintetici correlati alla descrizione dei livelli di apprendimento raggiunti (novità).
Non vengono però definite le modalità specifiche della valutazione, che sono rimandate ad una specifica Ordinanza del Ministro dell’Istruzione e del Merito.

Modifiche alla valutazione periodica e finale nella scuola primaria
Come abbiamo visto, il DDL introduce una variazione rispetto a quanto previsto dalla OM 172/2020.
Infatti si passa dai “giudizi descrittivi riferiti agli obiettivi definiti nel curricolo di Istituto e correlati a 4 livelli di apprendimento” (in via di prima acquisizione – base – intermedio – avanzato) ai “giudizi sintetici correlati alla descrizione dei livelli di apprendimento”.
Le modalità concrete con le quali i giudizi sintetici debbano essere formulati saranno definite con una apposita Ordinanza Ministeriale. Perciò, ad oggi non ci sono elementi giuridicamente fondati per descrivere quale sarà la specifica modalità, né ragioni per intervenire a livello di singola scuola con fantasiose delibere.

Modifiche indirette al DPR 249/1998
“Al fine di ripristinare la cultura del rispetto, di affermare l’autorevolezza dei docenti delle istituzioni scolastiche secondarie di primo e secondo grado del sistema nazionale di istruzione e formazione, di rimettere al centro il principio della responsabilità e di restituire piena serenità al contesto lavorativo degli insegnanti e del personale scolastico, nonché al percorso formativo delle studentesse e degli studenti”, saranno emanati uno o più Regolamenti per riformare le modalità dei provvedimenti disciplinari che comportano l’allontanamento dalla scuola per un periodo non superiore a quindici giorni, nel rispetto di questi principi:
– se l’allontanamento dalla scuola è fino a un massimo di due giorni: è necessario coinvolgere la studentessa e lo studente in attività di approfondimento sulle conseguenze dei comportamenti che hanno determinato il provvedimento disciplinare;
– se l’allontanamento dalla scuola è superiore a due giorni: lo studente deve essere coinvolto in attività di cittadinanza solidale presso strutture convenzionate con le istituzioni scolastiche e individuate nell’ambito degli elenchi predisposti dall’amministrazione periferica del Ministero. Tali attività, se deliberate dal consiglio di classe, possono proseguire anche dopo il rientro in classe secondo princìpi di temporaneità, gradualità e proporzionalità.

Modifiche indirette al DPR 122/2009
“Al fine di ripristinare la cultura del rispetto, di affermare l’autorevolezza dei docenti delle istituzioni scolastiche secondarie di primo e secondo grado del sistema nazionale di istruzione e formazione, di rimettere al centro il principio della responsabilità e di restituire piena serenità al contesto lavorativo degli insegnanti e del personale scolastico, nonché al percorso formativo delle studentesse e degli studenti”, saranno emanati uno o più Regolamenti per riformare alcuni aspetti relativi alla attribuzione del voto di comportamento nella secondaria di II grado , nel rispetto di questi principi:
– attribuzione del voto di comportamento inferiore a sei decimi e la conseguente non ammissione alla classe successiva e all’esame di Stato avvengano anche a fronte di comportamenti che configurano mancanze disciplinari gravi e reiterate, anche con riferimento alle violazioni previste dal regolamento di istituto (specificazione di una situazione già di fatto praticabile attraverso il combinato disposto dei già vigenti DPR 122/2009 e DPR 249/1998);
– in caso di attribuzione del voto di comportamento inferiore a sei decimi in fase di valutazione periodica, svolgimento di attività di approfondimento in materia di cittadinanza attiva e solidale, finalizzate alla comprensione delle ragioni e delle conseguenze dei comportamenti che hanno determinato tale voto (novità, almeno come indicazione normativa);
– attribuzione di un “maggiore peso al voto di comportamento della studentessa e dello studente nella valutazione complessiva, riferito all’intero anno scolastico, in particolar modo in presenza di atti violenti o di aggressione nei confronti del personale scolastico nonché delle studentesse e degli studenti” (per comprendere se si tratti di una effettiva novità, occorre comprendere come sarà formulato il DPR attuativo);
– in caso di attribuzione del voto di comportamento pari a sei decimi in sede di valutazione finale nelle classi intermedie, il Consiglio di classe sospende il giudizio senza immediato giudizio di ammissione alla classe successiva e assegna un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale; in sede di integrazione dello scrutinio finale, l’elaborato critico deve essere valutato dal Consiglio di classe con le seguenti possibili conseguenze:
a. ammissione alla classe successiva in caso di valutazione positiva;
b. non ammissione alla classe successiva in caso di mancata presentazione dell’elaborato prima dell’inizio dell’anno scolastico successivo o di valutazione non sufficiente.
– attribuzione del voto in decimi per la valutazione periodica e per quella finale degli apprendimenti in tutte le discipline (per comprendere se si tratti di una effettiva novità, occorre comprendere come sarà formulato il DPR attuativo).

Cosa devono fare le singole Istituzioni scolastiche?
Senza entrare nel merito di riflessioni pedagogiche, docimologiche e didattiche (oltre che giuridiche sul ruolo dell’autonomia scolastica), indichiamo i passaggi in ordine cronologico:
con l’entrata in vigore della Legge 150/2024, cioè dal 31 ottobre 2024, è necessario aggiornare i documenti di Istituto, con apposite delibere degli Organi collegiali, e informare studenti e famiglie sui seguenti aspetti:
a. scuola secondaria di I grado: valutazione del comportamento in decimi, e conseguenze relative al voto inferiore a 6;
b. scuola secondaria di II grado: modalità di attribuzione del credito scolastico e conseguenze di un voto di comportamento uguale a 6 per l’ammissione all’Esame di Stato;
nel momento di pubblicazione dell’Ordinanza Ministeriale (tempi prevedibili entro la scadenza della valutazione periodica) relativa alle modalità della valutazione periodica e finale nella scuola primaria, sarà necessario aggiornare i documenti di Istituto, con apposite delibere degli Organi collegiali, e aggiornare studenti e famiglie sui relativi contenuti;
nel momento di pubblicazione dei regolamenti attuativi dei provvedimenti di modifica ai DPR 249/1998 e 122/2009 (tempi prevedibili sulla base dell’iter normativo anche di oltre sei mesi) sarà necessario aggiornare i documenti di Istituto, con apposite delibere degli Organi collegiali, e aggiornare studenti e famiglie sui relativi contenuti.

Poesia come pace

In occasione della Cerimonia di premiazione del 52esimo Concorso Nazionale una nuova pubblicazione dell’Antologia promossa da EIP Italia


Esce in questi giorni il XXXIV volume della Collana di poesia giovane “Poesia come pace”, pubblicata a cura di EIP Italia Scuola strumento di pace come raccolta delle composizioni presentate nell’ambito del “Premio Poesia Giovane Michele Cossu e Valerio Castiello” e della manifestazione “Tamburi per la pace”.

Così Anna Paola Tantucci introduce il significato della raccolta: “Nel nostro tempo dominato dalla tecnologia e che si dipana con un ritmo sempre più affrettato c’è posto ancora per la poesia? E, soprattutto, i giovani sentono la necessità di esprimersi con il linguaggio dei versi? La poesia, nata con la musica e per accompagnarsi ad essa, fatta originariamente per la voce e per essere recitata in pubblico, viene idealmente separata dalla letteratura e posta, paradossalmente, in posizione antitetica.
In tutte le poesie dei giovani il presente è la premessa necessaria. Stretto fra il passato e il futuro, il presente non ha luogo né estensione, il suo darsi è labile, provvisorio e consiste nel volgersi al ricordo di ciò che è stato e nell’attesa di ciò che sarà.

Il presente è un limite, un intervallo privo di consistenza e di durata, è un tempo senza tempo.
L’essenza del testo poetico può essere pensata come esigenza di un mutamento e la speranza dell’avverarsi di ciò che hanno temuto di perdere. Nulla più della poesia inscrive il ricordo e proietta l’attesa. Nulla più della poesia ha gli occhi puntati sul passato e guarda con timore e con insistenza intrepida al futuro”.

80 poesie scritte da studenti di scuole di molte regioni d’Italia, con una sezione specifica, intitolata “La voce libera”, realizzata in progetti di laboratorio poetica presso gli Istituti Penali per Minorenni di Catania, Bari e Pontremoli in collaborazione con il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia.

Le poesie degli studenti sono introdotte da una sezione di poeti del ‘900 e classici.

La raccolta sarà donata alle scuole partecipanti alla Cerimonia di premiazione del 52esimo Concorso Nazionale che si svolgerà il 30 ottobre presso l’Auditorium della Biblioteca Nazionale Centrale “Vittorio Emanuele II” di Roma.

E può essere acquistata anche online al seguente link:
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TRA I BANCHI DI SCUOLA SBOCCIA LA LIBERTÀ

I giovani e le Quattro Giornate di Napoli


Nella sala della V Municipalità di Napoli dedicata a Silvia Ruotolo, vittima della camorra, si è svolta il 1° Ottobre una manifestazione dedicata alle Quattro Giornate.  Invitata come rappresentante dell’Associazione EIP Italia (Scuola Strumento di Pace), ho aperto il mio intervento ripercorrendo i momenti cruciali della genesi della nostra associazione, le ragioni che portarono l’imprenditore francese Jacques Mulethaler  nel 1957 a fondarla, le finalità che, da allora, essa persegue con determinazione. Denunciare sempre gli orrori delle guerre e creare le condizioni perché, anche e soprattutto quando le guerre infuriano, si possa costruire la pace: l’EIP si impegna soprattutto su questo terreno.  La centralità assunta dall’educazione e dal mondo della scuola, nonché il ruolo cruciale di un pedagogista del calibro di Jean Piaget, nasce dalla consapevolezza che è in questi luoghi che si formano le coscienze dei bambini e dei giovani, protagonisti della società futura. La definizione dei Principi Universali di Educazione Civica è alla base del progetto costitutivo dell’associazione tant’è che il fine statutario dell’EIP è proprio quello di diffondere nel mondo la conoscenza di quei princìpi: salvaguardia dei diritti umani, cittadinanza democratica, intercultura, difesa dell’ambiente e, soprattutto, costruzione della pace. Istituita nel 1972 a Roma, la sede italiana ha dato vita a una rete di scuole di ogni ordine e grado, diffusa sul territorio nazionale, che coinvolge centinaia di realtà regionali e cittadine, grazie soprattutto all’impegno di docenti che con passione rendono partecipi migliaia di ragazze e ragazzi. Tra i punti di forza di queste attività va ricordato il Concorso nazionale, che, rivolto a diversi ambiti disciplinari, mira a valorizzare e premiare le buone pratiche realizzate nel mondo della scuola. 

Da quanto detto, si comprende come sia stato naturale l’incontro, e poi la collaborazione, tra l’EIP e l’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani italiani). La comunanza di intenti e la condivisione dei valori costituzionali hanno fatto sì che da oltre un decennio le due associazioni lavorassero 

insieme nel mondo della scuola. A consolidare tale collaborazione, in occasione dell’Ottantesimo anniversario, su iniziativa della sezione Campania, è stato istituito un premio dedicato alla Memoria delle Quattro Giornate e all’ultimo partigiano, Antonio Amoretti.  Una esperienza memorabile quella della celebrazione dell’Ottantesimo, soprattutto se rivissuta attraverso gli occhi dei tantissimi giovani che vi hanno partecipato entusiasti, facendo vivere alla nostra città una delle più belle pagine di scuola degli ultimi anni. L’impegno profuso da tanti operatori del mondo della scuola, dirigenti, docenti, famiglie a fianco di ragazzi e ragazze di tutte le età, dimostra quanto vivo sia ancora oggi il senso di appartenenza ad una storia che ci rende orgogliosi del nostro passato, ma anche responsabili per il nostro futuro. Gran parte di queste esperienze è stata da me raccolta nel dossier “80° anniversario delle Quattro Giornate, Le Scuole in Primo Piano”, volto a documentarle e a valorizzarle.

Si colloca in questo contesto la proposta di dar vita a una serie di attività progettuali finalizzate al coinvolgimento degli studenti stranieri, sempre più numerosi nelle nostre scuole e nei centri di formazione, solitamente estranei a iniziative incentrate sulla valorizzazione della memoria locale e nazionale. La conoscenza e la consapevolezza dell’esperienza delle “Quattro Giornate” potrebbe costituire, quindi, un’importante occasione per favorire o rafforzare i processi di integrazione sociale e culturale di questi giovani. Questa finalità potrà essere perseguita con maggiore efficacia se si avrà la capacità di far sentire a ciascuno di loro il significato profondo e universale di quelle giornate di lotta – difesa dei diritti e della dignità dei popoli ovunque vi sia oppressione, ovunque vengano negati e offesi – utilizzando forme di comunicazione/linguaggi a loro più consoni, o in cui possano più facilmente riconoscersi, come il linguaggio musicale e cinematografico. In una fase storica caratterizzata dall’affermarsi di sentimenti xenofobi e da politiche anti-immigrazione, in Europa e nel mondo, l’auspicio è che le parole chiave del nostro lessico – accoglienza, inclusione, integrazione, intercultura – ispirino con più vigore di prima i futuri progetti e le azioni che permetteranno di realizzarli.

Elvira D’Angelo
Referente EIP Italia – sez. Campania

Orientamento & Scuola

Quarto volume della collana SCHOLA, nata dalla collaborazione tra Ulrico Hoepli Editore e EIP Italia


Il testo propone una visione globale dell’orientamento che coinvolge studentesse e studenti fin dai primi anni di scuola, un percorso lungo che accompagna l’attraversamento di tre mondi: la conoscenza di sé (il Mondo dell’espressività), la conoscenza del mondo (il Mondo del possibile) e la sintesi (il Mondo del fattibile), le scelte consapevoli, come sanno dire di loro nel mondo.
Per compiere questo percorso il libro si propone di sostenere e agevolare la progettualità delle scuole attraverso 40 schede operative: ogni scheda descrive il tema, le possibili attività da mettere in atto e la rilevanza orientativa.
Obiettivo dell’opera è mettere al centro la naturale vocazione orientativa della scuola che sa e può far accadere il futuro. In questa prospettiva tutte le discipline concorrono alla conquista della conoscenza che svela il valore della transdisciplinarità: uno spazio e un tempo qualitativo dove si creano relazioni forti tra saperi per lo sviluppo della capacità di pensare e pensarsi per un orientamento maturo.

Paola Parente da più di 25 anni progetta e realizza percorsi di orientamento per la valorizzazione delle risorse personali e professionali. Presidente di QUIDD, Associazione per la diffusione della cultura orientativa. Ha pubblicato Orientamento. Educare alla complessità per costruire il futuro (Hoepli, 2022).

Il volume è disponibile da ottobre 2024