Tutti gli articoli di Francesco Rovida

Intelligenza artificiale e pace

Pubblichiamo integralmente il Messaggio di Sua Santità Francesco in occasione della Giornata Mondiale della Pace del 1 gennaio 2024.
Un testo esemplare per modernità e pedagogia.


All’inizio del nuovo anno, tempo di grazia che il Signore dona a ciascuno di noi, vorrei rivolgermi al Popolo di Dio, alle nazioni, ai Capi di Stato e di Governo, ai Rappresentanti delle diverse religioni e della società civile, a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo per porgere i miei auguri di pace. (…)

  • Sfide per l’educazione
    Lo sviluppo di una tecnologia che rispetti e serva la dignità umana ha chiare implicazioni per le istituzioni educative e per il mondo della cultura. Moltiplicando le possibilità di comunicazione, le tecnologie digitali hanno permesso di incontrarsi in modi nuovi. Tuttavia, rimane la necessità di una riflessione continua sul tipo di relazioni a cui ci stanno indirizzando. I giovani stanno crescendo in ambienti culturali pervasi dalla tecnologia e questo non può non mettere in discussione i metodi di insegnamento e formazione.
    L’educazione all’uso di forme di intelligenza artificiale dovrebbe mirare soprattutto a promuovere il pensiero critico. È necessario che gli utenti di ogni età, ma soprattutto i giovani, sviluppino una capacità di discernimento nell’uso di dati e contenuti raccolti sul web o prodotti da sistemi di intelligenza artificiale. Le scuole, le università e le società scientifiche sono chiamate ad aiutare gli studenti e i professionisti a fare propri gli aspetti sociali ed etici dello sviluppo e dell’utilizzo della tecnologia.
    La formazione all’uso dei nuovi strumenti di comunicazione dovrebbe tenere conto non solo della disinformazione, delle fake news, ma anche dell’inquietante recrudescenza di «paure ancestrali […] che hanno saputo nascondersi e potenziarsi dietro nuove tecnologie» [13]. Purtroppo, ancora una volta ci troviamo a dover combattere “la tentazione di fare una cultura dei muri, di alzare muri per impedire l’incontro con altre culture, con altra gente” [14] e lo sviluppo di una coesistenza pacifica e fraterna.

Educare alla pace

Dal discorso del Presidente della Repubblica del 31 dicembre


Avvertiamo angoscia per la violenza cui, sovente, assistiamo: tra gli Stati, nella società, nelle strade, nelle scene di vita quotidiana.

La violenza.

Anzitutto, la violenza delle guerre. Di quelle in corso; e di quelle evocate e minacciate.

Le devastazioni che vediamo nell’Ucraina, invasa dalla Russia, per sottometterla e annetterla.

L’orribile ferocia terroristica del 7 ottobre scorso di Hamas contro centinaia di inermi bambini, donne, uomini, anziani d’Israele. Ignobile oltre ogni termine, nella sua disumanità.

La reazione del governo israeliano, con un’azione militare che provoca anche migliaia di vittime civili e costringe, a Gaza, moltitudini di persone ad abbandonare le proprie case, respinti da tutti.

La guerra – ogni guerra – genera odio.

E l’odio durerà, moltiplicato, per molto tempo, dopo la fine dei conflitti.

La guerra è frutto del rifiuto di riconoscersi tra persone e popoli come uguali. Dotati di pari dignità. Per affermare, invece, con il pretesto del proprio interesse nazionale, un principio di diseguaglianza.

E si pretende di asservire, di sfruttare. Si cerca di giustificare questi comportamenti perché sempre avvenuti nella storia.      Rifiutando il progresso della civiltà umana.

Il rischio, concreto, è di abituarsi a questo orrore. Alle morti di civili, donne, bambini. Come – sempre più spesso – accade nelle guerre.

Alla tragica contabilità dei soldati uccisi. Reciprocamente presentata; menandone vanto.

Vite spezzate, famiglie distrutte. Una generazione perduta.

E tutto questo accade vicino a noi. Nel cuore dell’Europa. Sulle rive del Mediterraneo.

Macerie, non solo fisiche. Che pesano sul nostro presente. E graveranno sul futuro delle nuove generazioni.

Di fronte alle quali si presentano oggi, e nel loro possibile avvenire, brutalità che pensavamo, ormai, scomparse; oltre che condannate dalla storia.

La guerra non nasce da sola. Non basterebbe neppure la spinta di tante armi, che ne sono lo strumento di morte. Così diffuse. Sempre più letali. Fonte di enormi guadagni.

Nasce da quel che c’è nell’animo degli uomini. Dalla mentalità che si coltiva. Dagli atteggiamenti di violenza, di sopraffazione, che si manifestano.

È indispensabile fare spazio alla cultura della pace. Alla mentalità di pace.

Parlare di pace, oggi, non è astratto buonismo. Al contrario, è il più urgente e concreto esercizio di realismo, se si vuole cercare una via d’uscita a una crisi che può essere devastante per il futuro dell’umanità.

Sappiamo che, per porre fine alle guerre in corso, non basta invocare la pace.

Occorre che venga perseguita dalla volontà dei governi. Anzitutto, di quelli che hanno scatenato i conflitti.

Ma impegnarsi per la pace significa considerare queste guerre una eccezione da rimuovere; e non la regola del prossimo futuro.

Volere la pace non è neutralità; o, peggio, indifferenza, rispetto a ciò che accade: sarebbe ingiusto, e anche piuttosto spregevole.

Perseguire la pace vuol dire respingere la logica di una competizione permanente tra gli Stati. Che mette a rischio le sorti dei rispettivi popoli. E mina alle basi una società fondata sul rispetto delle persone.

Per conseguire la pace non è sufficiente far tacere le armi.

Costruirla significa, prima di tutto, educare alla pace. Coltivarne la cultura nel sentimento delle nuove generazioni. Nei gesti della vita di ogni giorno. Nel linguaggio che si adopera.

Dipende, anche, da ciascuno di noi.

Pace, nel senso di vivere bene insieme. Rispettandosi, riconoscendo le ragioni dell’altro. Consapevoli che la libertà degli altri completa la nostra libertà.

Ricordo di Lina

Il saluto a Lina Sergi Lo Giudice, appassionata sostenitrice di EIP Italia


Lina cara,
oggi sono qui con te per l’ultima volta insieme ai tuoi cari e agli amici che ti vogliono bene. Come sempre imprevedibile, ci hai lasciato all’improvviso, affranti e sgomenti.
Non riesco a credere che tu non ci sia più, che non sentirò la tua voce che mi racconta la tua ultima idea o progetto , l’ultimo di tre giorni fa’ era di un libro/agenda sulla pace e ci dovevamo vedere durante le feste per concordare insieme il lavoro.
Ci hanno legato sempre nelle nostre iniziative due temi fondamentali: la donna e i diritti umani. Quando eri direttore dell’ufficio scolastico provinciale di Roma con Pasquale Capo, hai dedicato il tuo impegno ai giovani nel campo della poesia, della musica, del teatro, della pittura, per valorizzare i loro talenti.
Grande è stato il tuo impegno per l’affermazione del ruolo della donna in tutti gli ambiti della vita sociale e culturale, attraverso pubblicazioni e azioni concrete oltre che attraverso l’esempio della tua stessa vita.
Due stelle polari per te Rita Levi Montalcini e Piero Angela.
Nel periodo della tua permanenza in Umbria alla guida dell’Ufficio scolastico regionale hai saputo dare un’ impronta significativa personale nel campo dei diritti umani, raccontata in un volume di straordinario valore.
La nostra amicizia, nata insieme a quella grande per Eugenia Tantucci ,ha trovato un suo luogo di elezione e di espressione nell’Associazione EIP Italia Scuola Strumento di Pace, di cui condividevi gli ideali.
La passione per i giovani e l’educazione, il desiderio profondo di diffondere la cultura dei diritti umani e l’amore per la poesia, hanno dato vita anche in collaborazione con l’Accademia italiana di poesia, di cui sei stata presidente e anima, a due Certamina, quello “Taciteum” a Terni e il “Tantucci-Mariotti” a Roma e al Premio Letterario Internazionale “Eugenia Tantucci”, nati per valorizzare la produzione culturale dei grandi autori e degli studenti.
Sei stata presente in modo costante a tanti eventi pubblici organizzati da EIP regalando una visione di senso a tanti giovani con quei tuoi discorsi, scritti a mano e quasi recitati con la tua voce passionale, così coinvolgenti .
Ti aspettavamo anche sabato mattina ma hai voluto partire per un altro viaggio.
La nostra vita senza di te sarà più triste e sola.
Voglio salutarti con la poesia di Eugenia che tu amavi tanto e che, come mi hai confidato, avresti voluto che ti accompagnasse nel tuo congedo.

Auguri di pace


Carissimi,

con l’avvicinarsi delle feste natalizie e l’avvio di un nuovo anno rivolgo a tutti voi, a nome di EIP Italia, sentiti auguri di serenità e salute.
L’impegno per l’affermazione dei diritti umani e la promozione della pace vivono giorni difficili e, proprio per questo, il pensiero più importante va a docenti, dirigenti e operatori della scuola che, insieme a studenti e genitori, cercano ogni giorno di creare le condizioni perché la nostra società di oggi e di domani possa essere caratterizzata da comprensione reciproca, rispetto, tolleranza, senso di responsabilità, altruismo e solidarietà.
Buon Natale

Premio letterario “Eugenia Bruzzi Tantucci” 2023

Sabato 16 dicembre si è svolta la cerimonia di premiazione per il volume di Antonio Augenti


Si è svolta sabato 16 dicembre 2023, presso l’Aula Magna “Santa Caterina da Siena” dell’Università LUMSA di Roma la Cerimonia di premiazione del Premio letterario internazionale “Eugenia Bruzzi Tantucci”, giunto alla sua undicesima edizione.

A precedere l’assegnazione dei premi una mattinata di Dialoghi su scuola, cultura e giustizia sociale.

Anna Paola Tantucci, Presidente Ecole Instrument de Paix Italia, nel sottolineare il legame tra il Premio e la celebrazione dell’anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ha delineato il percorso istituzionale e culturale di Antonio Augenti

Rocco Pezzimenti, Docente dell’Università LUMSA, ha presentato il volume premiato dalla Giuria, con un percorso che ha messo in evidenza “carattere di una persona che non si vuole arrendere, non può assolutamente accettare che la scuola e la cultura (…) non riescano a prendere il passo adatto per mettersi in rapporto ai tempi che viviamo.

Giovanni Vinciguerra, Direttore TUTTOSCUOLA, nel ricordare il legame e il contributo di Augenti al dibattito sulla scuola, anche attraverso le pagine della Rivista, ha evidenziato come l’attenzione ai dati concreti della vita della scuola evidenzino i paradossi di un diritto all’istruzione che viene più affermato che garantito.

Elio Pecora, Presidente della giuria, Poeta e scrittore, ha delineato con passione, i tratti di quella che potrebbe diventare una “Direttiva” sull’educazione ai sentimenti attraverso l’accesso alla conoscenza di sè mediato dalla letteratura.

La consegna del Premio ad Antonio Augenti, è stata seguita dall’assegnazione delle due menzioni a Anna Paudice, per l’antologia di racconti Mi sono sempre piaciute le storie (Dantebus, 2023) e a Natalìa Vacca per il romanzo L’alba del nulla (Guida Editori, 2022).

Quindi, spazio per la sezione riservata a studenti delle scuole secondarie di II grado:
PRIMO PREMIO
a Tiziano Bartolini per il racconto Un paradiso nascosto – classe 4P del Liceo “Lucio Anneo Seneca” di Roma (docente referente prof. Paola Malvenuto)
SECONDO PREMIO ex aequo
a Maria Sofia Sagone per la poesia Donna – classe 5B P del Liceo “Cornelio Tacito” di Roma (docente referente prof. Arduino Maiuri)
SECONDO PREMIO ex aequo
a Mattia Valerio per il racconto Il secolo di Edilia – classe 4CS dell’Istituto di Istruzione Superiore “Via dei Papareschi” di Roma (docente referente prof. Guido Tracanna)
TERZO PREMIO
a Helga Cszengenyi per la poesia La stringa – del Colegiul Naţional “Gh. Şincai” – Baia Mare (ROM) (docente referente prof. Horga Ioana)


Racconti di vita e di scuola

Luciano Corradini e le storie autobiografie di ex studenti


Mi permetto di iniziare la presentazione di questo libro, costituito dalle autobiografie di miei ex studenti diplomati periti industriali negli anni 1964, ’65, ’66, di cui sono stato insegnante di italiano, storia ed educazione civica, rispondendo ai dubbi e alle domande che si pone uno di questi signori, il dottor Vilder Predieri, nelle riflessioni introduttive al suo impegno di scrivere sulla sua vicenda umana e scolastica.

“Visto che, a quasi 60 anni di distanza, trova ancora il tempo di pensare a noi, di stare insieme a noi, di occuparsi e preoccuparsi delle nostre vite, in questa vicenda, mi piace pensare che anche a lui abbiamo dato qualcosa di importante. Mi chiedo: perché Corradini dialoga proprio con noi, fra le tante persone che ha incontrato o a cui ha insegnato e con cui ha collaborato? È una risposta che non mi so dare. Se mi limitassi a scrivere di qualche episodio di vita passata, me la caverei con poco. Al contrario, le emozioni sono state tante e raccontarle risulta molto più complesso. Nella scuola ho avuto l’occasione d’incontrare alcune persone importanti e, fra queste, insegnanti con grandi doti umane…”. (…)
(Come, ndr) attirare l’attenzione “di un giovane disposto a spegnere un minuto il cellulare, per cominciare a leggere il racconto di un signore che potrebbe essere suo nonno”. Riferendosi poi al sottoscritto si chiede: “Come faceva lui ad attirare la mia attenzione, prima che io mi distraessi o mi occupassi della materia dell’ora successiva?”

Provo a rispondere alla prima domanda con cui mi chiede perché dialogo proprio con loro, fornendo anche una risposta che mi rincuora, quando dice: “mi piace pensare che anche a lui abbiamo dato qualcosa d’importante”. Proprio così. Io ho vissuto volentieri i miei tre anni all’ITI. Ero contento d’incontrarvi, di ascoltarvi, di rispondere alle vostre domande. Non era scontato.(…)
Quando, trent’anni dopo, feci il gesto provocatorio del volontariato fiscale, da cui è nata un’Associazione per la riduzione del debito pubblico, una classe si riunì e mi invitò a cena all’Astoria. Quei signori vennero con le loro mogli, e io portai la mia. Uno mi mostrò un quaderno, con i miei giudizi scritti sui temi di allora, dicendo che questi l’avevano aiutato a leggersi dentro. Un altro disse che, spiegando i poeti, l’avevo aiutato a comunicare con la sua futura moglie e con i suoi futuri figli. Una serata magnifica, che non restò l’unica, a tema libero. Facendo per gioco l’appello, prima di sedermi a tavola, con l’elenco degli studenti fornitomi da una brillante segretaria dell’ITI, riconoscevo solo in parte i nomi dei signori che avevo di fronte, ma la mia e nostra memoria affettiva era forte, perché ridevamo commuovendoci. (…)
Veniamo all’altra domanda, che riguarda la difficoltà dei giovani, ma non solo, di staccarsi dal telefonino, come i poppanti dal seno materno, per ascoltare, parlare, interrogare, rispondere con un po’ d’interesse e di garbo a un volto reale o a un libro cartaceo: non solo per passare un esame o per chiacchierare, ma anche per ragionare insieme sulle cause degli avvenimenti e su quello che possiamo essere, pensare e modificare per dare a questo complicato e precario mondo un senso più “umano”. Diversi miei nipoti non rispondono quasi mai alle mail con cui cerco di mescolare l’utile al seducente, per informarli su qualcosa o per avviare qualche discorso che ci renda più trasparenti e amici. Prendo atto che i cambiamenti climatici non riguardano solo la terra e il cielo, ma anche l’antropocene, cioè l’era geologica in cui siamo entrati e in cui pare che non facciamo abbastanza per assumerci le nostre corresponsabilità verso gli altri e verso il futuro. Tutto, certo, non si può dire e fare, sempre e con tutti. Ma qualcosa sì, se si drizzano le antenne e si parla o chatta con qualcuno disponibile a fare un po’ di strada insieme verso un orizzonte più “pulito” e meno inquietante e ingiusto di quello che ci viene incontro. (…)

Le autobiografie non “dimostrano” nulla in senso geometrico o sperimentale, ma consentono di comparare tempi e vite diverse e di far pensare chi le scrive e chi le legge. Talora informano e stupiscono, talora divertono come racconti romanzeschi, talora fanno capire quanta umanità c’è stata nella vita familiare e professionale di genitori e nonni, e anche quanti limiti si sono incontrati, anche senza reagire con violenze o “contestazioni globali”, nel mondo delle istituzioni, scuola inclusa. Quello che ho chiamato il “programma editoriale comune” è nato quasi per caso, e maturato lentamente, ma in un terreno predisposto, in cui abbiamo seminato con qualche timidezza e inizialmente in ordine sparso.

dalla Introduzione di Luciano Corradini

Un nuovo contratto sociale per l’educazione

Pubblichiamo l’introduzione al nuovo rapporto UNESCO


Se c’è qualcosa che ci ha unito nell’ultimo anno e mezzo, è la nostra sensazione di vulnerabilità riguardo al presente e di incertezza sul futuro. Oggi più che mai sappiamo che è necessario agire con urgenza per cambiare il corso dell’umanità e salvare il pianeta da ulteriori perturbazioni. Ma questa azione deve essere a lungo termine e combinata con un pensiero strategico.
L’educazione svolge un ruolo fondamentale nell’affrontare queste sfide ardue. Tuttavia, come dimostrato dalla pandemia, l’educazione è fragile: al culmine della pandemia da COVID-19, 1,6 miliardi di studenti e studentesse in tutto il mondo hanno dovuto subire la chiusura delle scuole.
Non si apprezza mai così tanto qualcosa come quando si rischia di perderla. Per questo motivo, l’UNESCO accoglie con favore questo nuovo Rapporto, Re-immaginare i nostri futuri insieme: un nuovo contratto sociale per l’educazione, preparato dalla Commissione internazionale sui Futuri dell’Educazione sotto la guida di Sua Eccellenza Madame Sahle-Work Zewde, Presidente della Repubblica Federale Democratica di Etiopia.
Dalla sua fondazione, 75 anni fa, l’UNESCO ha commissionato diversi rapporti globali per ripensare il ruolo dell’educazione nei momenti chiave di trasformazione della società. Il primo fu il Rapporto della Commissione Faure, del 1972, Learning to Be: The World of Education Today and Tomorrow, seguito poi dal Rapporto della Commissione Delors, del 1996, Learning: the Treasure Within (traduzione italiana: Nell’educazione un tesoro). Entrambi i rapporti erano illuminanti e autorevoli; tuttavia, il mondo è cambiato radicalmente negli ultimi anni.
Come quelli che l’hanno preceduto, il Rapporto della Commissione Sahle-Work amplia il dialogo sulle filosofie e i principi necessari per guidare l’educazione al fine di migliorare l’esistenza di tutti gli esseri viventi su questo pianeta. È stato stilato nell’arco di due anni e si basa su ampie consultazioni con oltre un milione di persone.
Se il Rapporto ci insegna una cosa, è che dobbiamo agire con urgenza per cambiare rotta, perché il futuro dell’umanità dipende dal futuro del pianeta, ed entrambi sono a rischio. Il Rapporto propone un nuovo contratto sociale per l’educazione, che mira a ricostruire le nostre relazioni reciproche, con il pianeta e con la tecnologia.
Questo nuovo contratto sociale è la nostra occasione per rimediare alle ingiustizie del passato e trasformare il futuro. Si basa, soprattutto, sul diritto a un’educazione di qualità lungo tutto l’arco della vita, considerando l’insegnamento e l’apprendimento come sforzi sociali condivisi e quindi beni comuni.
Realizzare questa visione dell’educazione non è un compito impossibile. C’è speranza, soprattutto tra le giovani generazioni. Tuttavia, avremo bisogno della creatività e dell’intelligenza del mondo intero per garantire che l’inclusione, l’equità, i diritti umani e la pace definiscano il nostro futuro.
In sostanza, è questo ciò che il Rapporto ci invita a fare. Anche solo per questo motivo, contiene lezioni preziose per ognuno di noi.

Audrey Azoulay
Direttrice generale dell’UNESCO


Human Rights Day – 10 dicembre 2023

La Giornata si celebra ogni anno il 10 dicembre, il giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato, nel 1948, la Dichiarazione universale dei diritti umani


“All human beings are born free and equal in dignity and rights.”
The iconic opening sentence of the Universal Declaration of Human Rights is as important today as it was when it was adopted 75 years ago.
The Universal Declaration is a roadmap, helping to end wars, heal divisions and promote lives of peace and dignity for all.
But the world is losing its way. Conflicts are raging. Poverty and hunger are increasing. Inequalities are deepening. The climate crisis is a human rights crisis that is hitting the most vulnerable hardest.
Authoritarianism is on the rise.
Civic space is shrinking and the media is under attack from all sides.
Gender equality remains a distant dream and women’s reproductive rights are being rolled back.
Today, it is more important than ever to promote and respect all human rights – social, cultural, economic, civil and political – which protect us all.
The Universal Declaration shows the way to common values and approaches that can help resolve tensions and create the security and stability our world craves.
As we work to update global frameworks and make them more effective in the 21st century, human rights must have a unique and central role.
I call on Member States to use this 75th anniversary, and the Summit of the Future next year, to strengthen their commitment to the timeless values of the Universal Declaration.
And on Human Rights Day, I urge people around the world to promote and respect human rights, every day, for everyone, everywhere.

António Guterres
UN Secretary-General

Il 10 dicembre 2023 si celebrerà il 75° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. In vista di questa celebrazione fondamentale, a partire dalla Giornata dei diritti umani di quest’anno, le Nazioni Unite lanciano una campagna di un anno per presentare la Dichiarazione universale concentrandosi sulla sua eredità, rilevanza e il suo potere di attivismo.
I messaggi chiave della Campagna sono i seguenti:
La Dichiarazione universale dei diritti umani sancisce i diritti di tutti gli esseri umani in quanto tali.
In quanto “standard comune di realizzazione per tutti i popoli e tutte le nazioni”, l’UDHR è un progetto globale per le leggi e le politiche internazionali, nazionali e locali e un fondamento dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
La Dichiarazione universale dei diritti umani ha ispirato molte lotte per una maggiore protezione dei diritti umani e li ha aiutati a essere maggiormente riconosciuti.
Quando e ovunque i valori dell’umanità vengono abbandonati, siamo tutti maggiormente a rischio. Le soluzioni alle più grandi crisi odierne sono radicate nei diritti umani.
Dobbiamo difendere i nostri diritti e quelli degli altri.
Abbiamo bisogno di un’economia che investa nei diritti umani e lavori per tutti.

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“Se la cura è un diritto umano allora non c’è altra strada che curare tutti, senza discriminazioni, curarli al meglio e gratuitamente.”
Gino Strada, Una persona alla volta


“Non c’è giustizia climatica senza diritti umani”
National Geographic



noi dobbiamo convincerli che la vita vale
una vita soltanto più di una multinazionale
noi dobbiamo convincerli che la strada buona
è il rispetto totale dei diritti di una persona”
Jovanotti, La vita vale


Con le mani appena giunte
La preghiera di Alessandro Bergonzoni per la pace

In questa manifestazione organizzata dal Portico della Pace di Bologna e da altre associazioni, mi rivolgo a lei Lafram capo della comunità islamica, a lei De Paz presidente della comunità ebraica di Bologna e a lei Cardinale Zuppi, da tifoso dell’unica squadra che seguo, l’Inter religioso: lo faccio per ripetere ciò che dico da tempo: religioni scambiatevi le fedi per sposare un’idea, quella della Pace, per coniugare, come fanno già tante vittime “civili” apparentemente avverse, torto e ragione e viceversa (che è il contrario di ogni vendetta mai giustamente degna), in questa occasione che non vorrei più unica ma abituale, anche e soprattutto durante la pace se tornerà e per una totale alterità.
Il contrario di guerra non è pace ma amore. Il contrario di amore non è odio ma morte, il contrario di civili è vili militari. Il contrario di vita non è morte ma violenza, paura di essere convertiti e brama di convertire. Il contrario di stupro continuo è disarmo di tutti gli uomini. Facciamo come stanno facendo tanti padri e tanti madri che non dividono la terra in parti, ma uniscono i propri bambini nati differenti ma morti gemelli. Veri parenti di sangue, versato, figli d’ognuno di noi esseri gemelli, uniti da una linea di “nonfine” che non è l’identità ma l’identicità assoluta.
Dico spesso che si uccide con la mano destra e con la mano sinistra ma anche con la terza mano la mancanza (di mediazione, trattative, ascolto, perdono, visione, sovrumanità e bene). Allora prendete nelle vostre mussulmani le nostre mani e anche le ottomani, perché non c’è una sola stella blu ma anche una verde accanto alla mezza luna, e non fateci una croce sopra, cancellando tutto, tenetela vicino come un segno “più” che si somma agli altri e a tutto: il sommo e il sacro d’ognuno. Stanno nello stesso cielo sopra lo stesso pianeta, da occidente a oriente (se non diventa la stessa guerra, con gli stessi prigionieri, gli stessi moventi, rancori atavici e pretesti).
Che non si dica più che c’è qualcosa sotto, stanchi di non vedere niente di nuovo sotto il sole: è solo perché non sappiamo ancora guardare sopra ad esso. Liberiamo ogni ostaggio di ora e quelli di sempre, non ostruiamo, costruiamo. Magari una sinagoga dentro ad una chiesa che stia in una moschea. Architettura divina arte del cosmo. La memoria del passato di ogni popolo è importante certo, ma necessaria come l’evitare la moria e cominciare a cooperare sulla memoria del futuro.
Fatelo anche voi, non solo per favore o per piacere, per mercati, strategia e potere,ma per diritto e bellezza universale. Credere? Ognuno al proprio grande Chi. Obbedire? Meglio dire istruire, custodire, capire, restituire, lenire, favorire e senza più ire. Combattere? Meglio nonbattere. C’è solo un organo che batte continuamente senza uccidere nessuno o vincere si chiama cuore. Questo ci convinca (la scienza conferma che lo abbiamo tutti uguale ,con nessuna bandiera piantata nel costato, come quelle che non ci sono a Bologna, se non bianche o arcobaleno, che nasce da quel bianco che non è resa ma rende l’idea).
Si chiama cuore? Chiamiamolo anche noi, risponderà. È questione poetica non etica. Non si può più aver paura allora di essere versi, versetti e fatti di versi. Questione di stile non ostile. Questo riguarda tutti i popoli in guerra da sempre, ma riguarda pure noi anche se non in guerra (?) e quel che ci riguarda ci sta dicendo che per un po’ ci riguarda ancora poi non ci riguarderà più. Le troppe ossessive distinzioni portano all’estinzione totale, anatomica e atomica. Allora vi preghiamo con le mani appena giunte che ci arrivano di continuo da tutte le vittime: che nessuna fede sia fedifraga, non le tradisca uccidendole per la seconda volta, anima compresa.
Credo in questo vostro e nostro pensiero congiunto di vera congiuntivite che vorrei leggeste insieme, nessuno prima dell’altro, a tre voci. Tre, numero perfetto: per per non primeggiare nè sopraffarsi o sentirsi migliore.
http://www.repubblica.it – 6 dicembre 2023 – ore 9.45
https://www.repubblica.it/cultura/2023/12/06/news/alessandro_bergonzoni_con_le_mani_appena_giunte-421584942/


Qui trovi il Bando per il 52 Concorso Nazionale EIP Italia


“Ogni individuo e ogni organo della società … si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e queste libertà..”
Preambolo alla Dichiarazione

Qui il Manuale del Consiglio d’Europa per l’educazione ai diritti umani


I risultati degli studenti italiani nell’indagine OCSE-PISA 2022

L’Italia ha partecipato per la prima volta a PISA nel 2000: confrontando i risultati a livello internazionale, i responsabili politici e gli educatori possono ricavare spunti utili dalle politiche e dalle pratiche di altri Paesi.


L’indagine PISA (Programme for International Student Assessment) valuta le conoscenze e le competenze degli studenti di 15 anni in matematica, lettura e scienze.
Le prove rilevano la capacità degli studenti di risolvere problemi complessi, di pensare in modo critico e di comunicare in modo efficace.
In questo modo si può capire quanto i sistemi educativi stiano preparando gli studenti alle sfide della vita reale e al raggiungimento del benessere futuro.

All’edizione 2022 hanno preso parte quasi 700.000 studenti da 81 Paesi ed Economie, che rappresentano 29 milioni di studenti in tutto il mondo.
L’Italia ha partecipato con un campione di 10.552 studenti provenienti da 345 scuole selezionate. Tale campione è rappresentativo di una popolazione di circa mezzo milione di quindicenni.

AREA LETTURA
Gli studenti italiani hanno ottenuto un punteggio medio di 482 punti, lievemente superiore alla media OCSE che si attesta a 476 punti.
Rispetto ai dati della precedente indagine 2018, il cambiamento nel punteggio medio conseguito in questa disciplina non è statisticamente significativo e anche rispetto all’intero ciclo di rilevazioni nel corso di oltre 20 anni, pur con fluttuazioni, non si rilevano differenze significative di tendenza.
In Italia il 79% dei partecipanti raggiunge almeno il Livello 2 in Lettura, raggiunge cioè il livello minimo di competenze (a livello internazionale la percentuale è del 74%).
Significa che sono in grado di identificare l’idea principale in un testo di lunghezza moderata, di trovare informazioni sulla base di esplicite indicazioni, che a volte possono essere complesse, e di riflettere sullo scopo e sulla forma dei testi quando sono esplicitamente indirizzati a farlo.

AREA MATEMATICA
Gli studenti italiani hanno ottenuto un punteggio medio di 471 punti, in linea con i 472 punti della media OCSE. E’ però significativo il fatto che, nel confronto con gli esiti del 2018, il punteggio medio conseguito in questa disciplina è diminuito di 15 punti, raggiungendo livelli inferiori a quelli registrati in tutte le precedenti rilevazioni.
In Italia il 70% dei partecipanti raggiunge almeno il Livello 2 in Matematica, conseguendo perciò il livello minimo di competenze (a livello internazionale la percentuale è del 69%).
Significa che sono in grado di interpretare e riconoscere, senza istruzioni dirette, come una semplice situazione possa essere rappresentata matematicamente (ad esempio, confrontare le lunghezze totali di due percorsi alternativi o convertire i prezzi in una valuta diversa).

AREA SCIENZE
gli studenti italiani hanno ottenuto un punteggio medio di 477 punti, inferiore alla media OCSE che è di 485 punti, ma in rapporto al 2018 il punteggio medio conseguito in questa disciplina è stato più alto di 9 punti: se si considerano i dati a partire dal 2006, l’andamento dei risultati è piuttosto stabile.
In Italia il 76% dei partecipanti raggiunge almeno il Livello 2 in Scienze, raggiunge cioè il livello minimo di competenze (a livello internazionale la percentuale è la stessa).
Significa che sono in grado di riconoscere la spiegazione corretta di fenomeni scientifici comunemente noti e di utilizzare tali conoscenze per stabilire, in situazioni semplici, la validità di una conclusione sulla base dei dati forniti.

ANALISI SULLE DIFFERENZE
– gli studenti delle aree del Nord Italia ottengono punteggi superiori alle aree del Sud in tutti e tre gli ambiti di indagine;
– la differenza tra studenti più bravi (10% dei punteggi più alti) e meno bravi (10% dei punteggi più bassi) è simile tra le aree geografiche;
– gli studenti dei Licei hanno ottenuto punteggi medi superiori agli altri tipi d’istruzione in tutte e tre le discipline indagate;
– circa il 13% della variabilità del punteggio in matematica è spiegato dalla condizione di provenienza degli studenti: se cresce lo status socioeconomica, crescono anche i risultati;
– in Matematica i ragazzi ottengono mediamente 21 punti in più delle ragazze;
– in Scienze ragazzi e ragazze hanno ottenuto punteggi simili;
– in Lettura le ragazze hanno ottenuto un punteggio medio superiore di 19 punti.

INFLUSSO DELLA PROVENIENZA DA CONTESTO MIGRATORIO
Sono definiti studenti migranti gli studenti i cui genitori sono nati in un Paese/economia diverso da quello in cui lo studente ha svolto le prove PISA.
La percentuale di studenti migranti è aumentata in Italia fino a raggiungere l’11% nel 2022 (7% nel 2012). Nel 2022, il 3% degli studenti quindicenni è migrante di prima generazione, ovvero è nato in un altro Paese/economia e la sua famiglia si è trasferita Italia successivamente. Tra gli studenti migranti di prima generazione, il 53% è arrivato in Italia entro i 5 anni di età; il 19% è arrivato dopo i 12 anni e dopo aver completato le scuole primarie in un altro sistema educativo.
Dati significativi in Italia:
– gli studenti migranti tendono ad avere un profilo socio-economico più svantaggiato rispetto agli studenti non migranti: 52% proviene da contesto svantaggiato, rispetto al 25% di tutti gli studenti;
– 59% degli studenti migranti, rispetto al 10% di tutti gli altri studenti, ha riferito che la lingua parlata a casa per la maggior parte del tempo è diversa da quella in cui hanno svolto le prove PISA;
– in matematica, gli studenti migranti ottengono un punteggio significativamente inferiore a quello degli studenti non-migranti con una differenza di 30 punti;
– in lettura, gli studenti migranti ottengono un punteggio significativamente inferiore a quello degli studenti non-migranti con una differenza di 31 punti.

Qui tutta la documentazione

Premio letterario internazionale “Eugenia Bruzzi Tantucci”: annunciati i vincitori

La cerimonia di premiazione è fissata al 16 dicembre prossimo presso l’Università LUMSA


Sono stati annunciati dalla Giuria i vincitori dell’undicesima edizione del Premio letterario internazionale “Eugenia Bruzzi Tantucci”, promosso da EIP Italia e Accademia Italiana di Poesia nell’ambito dell’accordo di programma con LUMSA Università e del Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Il Premio, ispirato ai valori che hanno animato la vita e l’opera di Eugenia Bruzzi Tantucci e destinato ad opere edite di Poesia, Narrativa, Saggistica, Traduzione o Sceneggiatura cinematografica viene assegnato per il 2023 a Antonio Augenti, per il saggio Una scuola per Fiocco di neve. Cultura efficienza giustizia sociale, con la seguente motivazione:
L’autore analizza in modo critico il ruolo della scuola nell’epoca contemporanea, con una sensibile e rigorosa proposta di cambiamento per la società del XXI secolo, fondata sui principi costituzionali di uguaglianza, libertà e democrazia e sul valore della cultura per l’affermazione dei diritti umani.

Sono stati inoltre assegnati due riconoscimenti ad opere di narrativa: la menzione d’onore a Anna Paudice per l’antologia di racconti Mi sono sempre piaciute le storie (Dantebus, 2023) e la menzione speciale junior a Natalìa Vacca per il romanzo L’alba del nulla (Guida Editori, 2022).

Per la sezione riservata a studenti delle scuole secondarie di II grado, per opere di poesia, narrativa e saggistica elaborate da singoli e/o gruppi e inoltrate dalle scuole di appartenenza, sono stati assegnati i seguenti riconoscimenti:
PRIMO PREMIO
a Tiziano Bartolini per il racconto Un paradiso nascosto – classe 4P del Liceo “Lucio Anneo Seneca” di Roma (docente referente prof. Paola Malvenuto)
SECONDO PREMIO ex aequo
a Maria Sofia Sagone per la poesia Donna – classe 5B P del Liceo “Cornelio Tacito” di Roma (docente referente prof. Arduino Maiuri)
SECONDO PREMIO ex aequo
a Mattia Valerio per il racconto Il secolo di Edilia – classe 4CS dell’Istituto di Istruzione Superiore “Via dei Papareschi” di Roma (docente referente prof. Guido Tracanna)
TERZO PREMIO
a Helga Cszengenyi per la poesia La stringa – del Colegiul Naţional “Gh. Şincai” – Baia Mare (ROM) (docente referente prof. Horga Ioana)

La cerimonia di premiazione, introdotta dal Rettore Francesco Bonini, si svolgerà il prossimo sabato 16 dicembre 2023, presso l’Aula Magna “Santa Caterina da Siena” dell’Università LUMSA (Borgo Sant’Angelo, 13 – Roma) alle ore 9.30 e sarà accompagnata da Dialoghi su scuola, cultura e giustizia sociale con interventi di Anna Paola Tantucci, Presidente Ecole Instrument de Paix Italia, Elio Pecora, Presidente della giuria, Poeta e scrittore, Giovanni Vinciguerra, Direttore TUTTOSCUOLA, Rocco Pezzimenti, Docente Università LUMSA e Lina Lo Giudice Sergi, Presidente Accademia Italiana di Poesia.