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Un importante riconoscimento per la prof.ssa Italia Martusciello

La vicepresidente di EIP Italia è entrata nell’Ordine degli Ufficiali al merito della Repubblica Italiana con una cerimonia in occasione della Festa della Repubblica


Entrare a far parte dell’Ordine degli Ufficiali al Merito della Repubblica Italiana è un onore che mi commuove profondamente e che sento di accogliere con gratitudine e con un grande senso di responsabilità.


In un’epoca segnata da fragilità diffuse, da smarrimenti educativi e da solitudini emotive questo riconoscimento rappresenta per me non un punto di arrivo, ma un nuovo inizio. Una chiamata ulteriore alla coerenza, all’impegno, alla dedizione totale a quella che considero, da sempre, più di una professione: una missione.

Desidero innanzitutto rivolgere un sincero e sentito ringraziamento al Presidente della Repubblica, garante dei valori costituzionali e custode dell’etica civile, nonché a tutte le Istituzioni che, attraverso questo conferimento, rinnovano fiducia e attenzione nei confronti del mondo dell’istruzione, riconoscendo la scuola come pilastro fondante della nostra democrazia e presidio insostituibile di legalità, equità, speranza e futuro.

Questo riconoscimento è, per me, un tributo collettivo. Nessun traguardo ha mai il volto di un singolo. Dietro ogni cammino ci sono volti, mani, storie, relazioni che si intrecciano.
Ed è con il cuore colmo di emozione che rivolgo il primo e più profondo ringraziamento alla mia famiglia, il mio porto sicuro, la mia rotta nei momenti di disorientamento, la mia sorgente di energia nei giorni più difficili. A loro devo ogni passo, ogni scelta, ogni traguardo. Se oggi sono qui, lo devo anche e soprattutto a chi mi ha insegnato a credere nel valore della cultura, nell’etica del servizio, nell’importanza del bene comune.

Grazie ai miei Dirigenti Scolastici, mentori illuminati e guide visionarie, che mi hanno spinto a osare, a cercare nuove vie, a non smettere mai di interrogarmi. Grazie per avermi dato fiducia, per aver creduto nei miei progetti anche quando sembravano audaci, per avermi offerto spazi di libertà in cui la creatività potesse germogliare.

Un pensiero riconoscente va anche ai Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi e al Personale ATA: figure troppo spesso invisibili, ma indispensabili. Dietro ogni aula ordinata, ogni laboratorio funzionante, ogni documento firmato con cura, ci sono loro. La loro silenziosa presenza garantisce il funzionamento quotidiano della scuola, rendendola un luogo sicuro, accogliente, vivo. A loro va la mia stima e la mia gratitudine più sincera.

Un grazie affettuoso e convinto ai miei colleghi: compagni di strada instancabili, con cui ho condiviso non solo attività didattiche e progetti formativi, ma anche sogni, dubbi, valori, sconfitte, rinascite. Insieme abbiamo costruito spazi di confronto autentico, abbiamo creduto nel valore dell’educazione alla cittadinanza, nella centralità della persona, nella possibilità di trasformare l’aula in un laboratorio di umanità.

E poi, grazie agli studenti. A tutti loro. Quelli di ieri, quelli di oggi e quelli di domani. Sono loro il senso profondo del mio impegno. Sono loro che mi spronano ogni giorno a rimettermi in discussione, a reinventare il modo di insegnare, a trovare parole nuove per parlare di probità, giustizia, di bellezza, di solidarietà. In ogni loro sguardo c’è una domanda, una sfida, una speranza. E quando un ragazzo riesce a credere di più in sé stesso, a riscoprire il proprio valore, a trovare il proprio posto nel mondo, allora capisco che ogni fatica ha avuto senso.

Un pensiero speciale lo rivolgo agli studenti dell’Istituto Penitenziario di Larino, con cui ho condiviso un tratto di cammino che ha segnato profondamente la mia visione educativa. Con loro ho imparato a guardare oltre gli errori, oltre i muri, oltre le etichette e mi hanno insegnato l’essenza profonda del valore della libertà. In quel contesto ho toccato con mano la forza rivoluzionaria dell’istruzione, capace di restituire dignità, consapevolezza, libertà interiore, anche dove tutto sembra perduto.

Grazie alle associazioni con cui ho avuto il privilegio di collaborare nel corso degli anni. Realtà preziose che credono nella scuola come strumento di emancipazione, di crescita civile, di promozione dei diritti. Tra tutte, desidero citare con profonda riconoscenza École Instrument de Paix, nella persona della presidente nazionale Anna Paola Tantucci, che da sempre si batte con coraggio per una scuola aperta al dialogo interculturale, impegnata nel costruire ponti di pace in un mondo attraversato da troppi conflitti. La sua visione è stata per me fonte d’ispirazione e modello di coerenza etica.

Un omaggio sentito lo rivolgo anche al prof. Luciano Corradini: quanta saggezza e impeto civico ho colto in questa straordinaria figura di maestro, una vera miniera di riflessioni profonde, coraggio e passione educativa. Ogni suo intervento mi ha lasciato qualcosa dentro, come un richiamo forte e lucido al senso più alto del nostro essere educatori.

Questo riconoscimento lo dedico anche a chi lavora ogni giorno nella scuola in contesti difficili, a chi si ostina a seminare anche dove la terra è arida, a chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte, a chi lotta contro la dispersione scolastica, l’indifferenza, la marginalità. A chi crede che educare significhi prendersi cura dell’altro, nella sua interezza, nella sua unicità, nella sua complessità.

Lo dedico a tutti quei docenti che credono ancora, ostinatamente, che una buona scuola possa cambiare il mondo, un ragazzo alla volta. Che l’aula non sia solo uno spazio fisico, ma una fucina di sogni, una palestra di democrazia, un laboratorio di coscienze.

Infine, questo riconoscimento è anche una promessa: continuare a camminare, con lo sguardo alto e i piedi ben piantati nel presente, con la consapevolezza che ogni giorno, ogni lezione, ogni gesto, può fare la differenza. Continuerò a servire la scuola con passione, rigore, empatia e coraggio, nella certezza che educare è un investimento d’amore nel domani, è una vocazione civile.

Grazie, con tutto il cuore.

Italia N. Martusciello



Divari scolastici in Italia

Il dato importante è che le scuole autonome possono fare la differenza


Un recente studio condotto da Fondazione Agnelli e Fondazione Rocca, intitolato “Divari scolastici in Italia. Un’indagine sulle differenze di apprendimento nei territori e tra le scuole”, presentato il 29 maggio 2025, offre spunti cruciali sul fenomeno dei divari di apprendimento nel nostro Paese. L’indagine non si è limitata ad analizzare le ben note disparità territoriali Nord-Sud, ma ha esplorato in profondità come le azioni delle singole scuole possano concretamente fare la differenza nel migliorare i risultati degli studenti e nel ridurre le disuguaglianze.

Oltre il divario territoriale: l’impatto della scuola

È un dato ormai consolidato che i divari di apprendimento in Italia siano una criticità grave, con pochi eguali in Europa. Questi divari, già presenti nella scuola primaria e in crescita nella scuola media, si amplificano ulteriormente nella secondaria di II grado. L’indagine conferma la forte relazione tra le condizioni socioeconomiche e culturali delle regioni e i risultati di apprendimento, con i divari che spesso seguono l’asse Nord-Sud. Tuttavia, un’analisi più approfondita rivela che limitarsi alla dimensione territoriale sarebbe un errore di prospettiva. Le differenze “fra le scuole” e “dentro le scuole” giocano un ruolo significativo nel determinare gli esiti degli apprendimenti.

A tal proposito, è emerso che le differenze tra gli indirizzi di studio (licei, tecnici, professionali) hanno un impatto rilevante. Ad esempio, a parità di altre condizioni, frequentare un liceo classico o linguistico “spiega” uno svantaggio di 14 punti INVALSI in matematica rispetto a un liceo scientifico. Questo suggerisce la necessità di rafforzare l’orientamento nella scuola media e, in prospettiva, di ripensare la struttura didattica della scuola superiore per garantire a tutti un livello più robusto e comune di competenze di base.

Ruolo determinante dell’autonomia scolastica

Una delle conclusioni più incoraggianti dell’indagine è che le scuole, attraverso la loro capacità organizzativa, possono fare la differenza. Come sottolineato da Gianfelice Rocca, Presidente di Fondazione Rocca, il tema non è tanto aumentare il numero di insegnanti o di risorse (già tra i più alti d’Europa), quanto piuttosto incidere sull’organizzazione interna della scuola. I casi di studio qualitativi condotti in cinque scuole “eccellenti” (tre professionali, un tecnico e un liceo), i cui risultati erano nettamente superiori alle aspettative rispetto al loro contesto, hanno permesso di identificare ingredienti chiave di successo.

Queste scuole di successo hanno messo in evidenza i seguenti punti chiave:
Modello organizzativo cooperativo e leadership condivisa
Adottano modelli che favoriscono la collaborazione tra dirigenti e docenti, con una leadership focalizzata sul miglioramento continuo, un clima scolastico positivo e il contrasto ai ritardi di apprendimento. La gestione unitaria degli istituti con più indirizzi porta benefici, e vi è una specifica attenzione alla comunicazione con le famiglie.
Gestione dinamica e proattiva delle risorse
Queste scuole sono capaci di orientare i progetti finanziati esternamente (es. Ministero, PNRR) in base ai fabbisogni reali della scuola, integrandoli con attività aggiuntive e focalizzandosi sul rafforzamento delle competenze di base. Vi è anche una cura nel rinnovamento degli spazi e dei laboratori.
Gestione collegiale della didattica e dei curricoli
La collegialità interdisciplinare nella definizione degli obiettivi formativi e dei metodi didattici è fondamentale. La didattica è centrata sullo studente, con ricorso a esercitazioni e personalizzazione dell’insegnamento, e i docenti sviluppano modelli comuni di progettazione didattica che valorizzano le dimensioni pratiche e professionali delle competenze di base.
Attività extracurricolari ricche e dinamiche
L’offerta di attività extracurricolari, in rete con enti locali, imprese e terzo settore, ha un impatto significativo e positivo sugli esiti di apprendimento. Queste attività sono spesso orientate alle competenze di base e al supporto degli studenti più svantaggiati, includendo progetti di inclusione per studenti di origine straniera o provenienti da famiglie vulnerabili.

Verso un’autonomia “accompagnata”

L’indagine suggerisce di puntare su uno sviluppo di un’autonomia “accompagnata”. Questo significa rafforzare il middle management scolastico con un riconoscimento e incentivi specifici, e promuovere un’autonomia scolastica differenziata piuttosto che generalizzata, per evitare di amplificare i divari esistenti. Le scuole che da anni sono impegnate in un processo di innovazione della didattica, degli ambienti di apprendimento e della governance, se sostenute e monitorate, possono aprire la strada a un nuovo modello scolastico a beneficio dell’intero sistema.

In sintesi, i risultati di questa ricerca sottolineano che, pur in presenza di divari complessi e radicati, le scuole hanno un potenziale enorme per incidere positivamente sui livelli di apprendimento. Investire nella formazione dei docenti, supportare una leadership scolastica efficace e promuovere una gestione innovativa e collaborativa delle risorse e della didattica sono passi fondamentali per costruire un sistema educativo più equo e di alta qualità per tutti i nostri studenti.

Riflettere su nuove strategie formative per accompagnare le scuole nei loro percorsi di miglioramento

Un ulteriore elemento di riflessione sul tema è rappresentato dal Seminario tenutosi presso la sede del Ministero dell’Istruzione e del Merito sul tema “Il miglioramento dell’offerta formativa: le sfide per il sistema scolastico nell’epoca della transizione tecnologica e demografica per combattere la povertà educativa”.

Tra i diversi interventi presentati, la dott.ssa Michela Freddano, primo ricercatore INVALSI, ha posto l’accento sulla personalizzazione e sul ruolo del tutor pedagogico.

La ricercatrice ha evidenziato che il contesto attuale rivela un panorama educativo in evoluzione. L’Italia mostra una crescita della percentuale di popolazione adulta (25-64 anni) con diploma, raggiungendo il 65,5%, e un aumento dei giovani (25-34 anni) con un titolo terziario, pari al 30,6%. Si registra inoltre una maggiore scelta di studi STEM nel settore terziario e una più ampia partecipazione dei bambini di 4-5 anni alla scuola dell’infanzia, sebbene la situazione sia ancora migliorabile rispetto ad altri Paesi europei. Nonostante questi progressi, la dispersione scolastica esplicita si attesta al 9,8% nel 2024, con persistenti divari territoriali e di genere, sfavorendo il Mezzogiorno e i maschi, e influenzata dalle condizioni socioeconomiche di partenza. Le Rilevazioni Nazionali INVALSI e i risultati degli studenti quindicenni nelle prove OCSE PISA 2022 confermano queste disparità, evidenziando come il background familiare incida profondamente sui risultati scolastici. Preoccupante è anche il dato che almeno una persona su quattro sotto i 18 anni è a rischio di povertà o esclusione sociale, e che il 56,7% dei giovani di 25-34 anni con bassa istruzione nel Mezzogiorno è a rischio povertà.

Il quadro normativo ha risposto a queste sfide con una serie di interventi mirati. Il DM 24 giugno 2022, n. 170, ha destinato risorse a 3.198 istituzioni scolastiche nell’ambito del PNRR. L’Agenda Sud, con il DM 30 agosto 2023, n. 176, ha focalizzato l’attenzione sulle Regioni del Mezzogiorno, coinvolgendo 245 scuole secondarie di I e II grado e 1.906 scuole primarie. Analogamente, l’Agenda Nord, tramite il DM 27 maggio 2024, n. 102, ha interessato 245 scuole primarie e secondarie e 2.919 scuole primarie delle Regioni del Centro-Nord nell’ambito del PN “Scuola e competenze 2021-2027”. Il Decreto Caivano (DL 15 settembre 2023, n. 123) ha introdotto misure urgenti contro il disagio giovanile e la povertà educativa. Inoltre, le Linee Guida per l’orientamento (DM 22 dicembre 2022, n. 328) e il DM 19 novembre 2024, n. 233, hanno destinato risorse per percorsi di orientamento nelle scuole secondarie di primo grado, con l’obiettivo di valorizzare i talenti degli studenti e ridurre la dispersione.

Le azioni formative di accompagnamento a questi interventi devono partire da alcuni principi fondamentali.
In primo luogo, lo studente deve essere al centro del processo educativo, in una “scuola del merito” che sappia valorizzare i talenti di ciascuno e rimuovere gli ostacoli alla piena realizzazione della persona. Questo implica una didattica che riconosca il protagonismo di ragazzi e ragazze e ne sostenga la partecipazione attiva.
Fondamentale è poi la personalizzazione dei percorsi formativi, intesa come un “abito sartoriale fatto su misura” che tenga conto delle inclinazioni, delle potenzialità e delle problematicità di ogni studente. Tale approccio è longitudinale e preventivo rispetto all’insuccesso scolastico, ed è uno strumento cruciale per ridurre i divari e la dispersione, anche attraverso il coinvolgimento delle famiglie. L’orientamento, infatti, gioca un ruolo centrale in questo processo, facilitando la conoscenza di sé e del contesto per la definizione di obiettivi personali e professionali. I dati mostrano che circa il 60% delle famiglie degli studenti di scuola secondaria di I grado segue il consiglio di orientamento della scuola, mentre il 40% non lo segue.

In questo contesto, il docente tutor emerge come figura strategica. Introdotto per la prima volta nel 1991 per affiancare i docenti neo-immessi, il “tutor” è ora chiamato, dalle Linee Guida per l’orientamento, a svolgere due funzioni principali nelle scuole secondarie di I e II grado: aiutare ogni studente a rivedere le parti fondamentali del proprio E-Portfolio personale e costituirsi “consigliere” delle famiglie nelle scelte dei percorsi formativi e professionali, utilizzando anche i dati territoriali e nazionali. Le attività di Formazione volontaria incentivata hanno già coinvolto 72.475 docenti.

Il tutorato è “pedagogico” quando applica le conoscenze teoriche in contesti reali, ancorando la riflessione alla pratica dell’educazione e della formazione. Il docente tutor, inteso come “professionista riflessivo”, deve saper documentare e monitorare i percorsi, utilizzare i dati della valutazione, coinvolgere le famiglie e integrare il proprio operato con la progettazione d’istituto, mantenendo centrali il rafforzamento degli apprendimenti di base e il contrasto alla dispersione.

La valutazione, in questo scenario, non è un mero giudizio, ma uno strumento per il miglioramento. I processi valutativi devono essere esperienze di “razionalità riflessiva” che supportano il sapere professionale dei docenti. È fondamentale individuare priorità di esito e obiettivi di processo che investano sulla personalizzazione e sul tutorato pedagogico, in coerenza con il progetto identitario della scuola.
L’obiettivo finale è la costruzione di veri e propri “ecosistemi educativo-formativi”. Ciò implica il potenziamento delle competenze non cognitive e trasversali, delle competenze digitali e della data literacy. Si promuove una “valutazione formante” che integri momenti didattici e valutativi, rendendo gli studenti protagonisti della propria autovalutazione. La formazione deve essere trasformativa, continua e basata sull’esperienza. Infine, è cruciale valorizzare il capitale sociale e la governance, affinché la scuola diventi un polo educativo e un presidio di sviluppo territoriale, in grado di generare relazioni autentiche con enti locali, istituzioni e associazioni del terzo settore. Solo così il sistema scuola potrà affrontare le sfide e rispondere ai cambiamenti in modo autorevole, consapevole e sostenibile.



Terza edizione della Festa della Pace ad Arzano

“Non possiamo essere indifferenti”


Il 30 maggio 2025, l’Istituto Comprensivo “D’auria-Nosengo” di Arzano (NA) ha celebrato la terza edizione della Festa della Pace. L’evento, che si è svolto presso il plesso “Nosengo” in via Ferrara, è stato organizzato dalla comunità educante dell’Istituto con il patrocinio dell’Associazione E.I.P. Italia Scuola Strumento di Pace ETS e in collaborazione con il Movimento Internazionale per la Pace e la Salvaguardia del Creato III Millennio.

Come sottolineato dalla Dirigente scolastica Fiorella Esposito, promotrice dell’iniziativa, “Non possiamo essere indifferenti di fronte a quello che sta accadendo nella Striscia di Gaza”. Parlare di pace è “una urgenza”, e l’obiettivo della Festa è chiaro e provocatorio: “vorremmo fare la festa alla guerra!”.

Francesco Rovida, in rappresentanza di EIP Italia Scuola strumento di pace ETS e della sua presidente Anna Paola Tantucci, insieme ad una rappresentanza della sezione Campana dell’Associazione, ha sottolineato che l’evento rappresenta un invito a fidarsi della pace: la pace può sembrare “sfuggente”, ma la strada indicata dalle parole chiave dei Principi universali di Educazione civica può rappresentare il percorso da seguire.

La giornata del 30 maggio 2025 ha rappresentato per gli studenti e gli insegnanti una preziosa occasione per presentare il frutto del lavoro annuale intorno al “curricolo della pace”, tra canti corali, rap, balletti, esecuzioni musicali, attività sportive, lettura di dialoghi e poesie. Inoltre, al termine della mattinata, sono stati premiati gli studenti che hanno raggiunto importanti risultati in progetti caratterizzanti le scelte educative della scuola, dalle certificazioni linguistiche alle attività sportive ai gemellaggi internazionali.

Numerose le presenze istituzionali del territorio, tra cui l’Assessore Chiara Guida, il pastore della Chiesa battista e il parroco della Chiesa cattolica, i dirigenti degli Istituti comprensivi della Città e diversi rappresentati delle Associazioni che collaborano con la scuola nelle azioni sul territorio.

La narrazione de “La leggenda dei colori” da parte dell’attore Gennaro Silvestro, ha disegnato una metafora intensa sulla necessità della collaborazione, della comprensione delle differenze come strada per l’armonia contrapposta alla competizione.


Dieci anni di Laudato si’

Un richiamo profetico per la nostra Casa Comune


Dieci anni fa di questi giorni, Papa Francesco pubblicò un testo rivoluzionario che avrebbe segnato un punto di svolta nel dibattito globale sull’ambiente e sulla società: l’enciclica Laudato si’.
Prendendo il nome dal “Cantico delle Creature” di San Francesco d’Assisi, un testo presente nel percorso di studi di tutti gli studenti, questa lettera papale non è stata solo una riflessione, ma un vero e proprio grido d’allarme, un appello a riconoscere una “guerra” silenziosa e distruttiva che l’umanità sta conducendo contro il creato.
A fronte del precipitare delle crisi climatiche, ambientali, sociali e persino belliche che hanno caratterizzato l’ultimo decennio, il Papa ha riaffermato l’urgenza di questo messaggio, sottolineando nel 2023 l’importanza di unirsi per “custodire il Creato come dono sacro del Creatore” e di “porre fine all’insensata guerra alla nostra Casa comune”.

L’Ecologia Integrale: un ponte tra uomo e ambiente

Al centro del pensiero di Papa Francesco in Laudato si’ c’è il concetto di “ecologia integrale”. Questo approccio ci insegna che non possiamo separare la cura dell’ambiente dalla cura dell’uomo e della società. La questione ambientale non è un problema isolato, ma la manifestazione di una più ampia e complessa crisi socio-ambientale. Il Papa ribadisce che “ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme”, evidenziando come la povertà, l’esclusione sociale, l’inquinamento e i modelli economici distorti siano tutti aspetti interconnessi di un’unica, profonda crisi. Per questo, è fondamentale smettere di considerare la natura come un mero “oggetto da sfruttare” e iniziare a vederla come un “dono sacro da custodire”. L’enciclica sfida la “cultura dello scarto” e i sistemi economici-finanziari che privilegiano il profitto a discapito del benessere del pianeta e delle persone.

I Pilastri di un Messaggio Universale

Laudato si’ si distingue per alcuni meriti fondamentali che ne hanno amplificato la risonanza:
1. Tutto è connesso. Il primo grande insegnamento è che tutto nell’universo è interconnesso. Non esiste una “questione ambientale” separata da quella sociale. I cambiamenti climatici, le migrazioni forzate, i conflitti e la povertà non sono problemi distinti, ma piuttosto manifestazioni di una crisi più profonda, che è principalmente etica, culturale e spirituale. L’enciclica smaschera la logica del “profitto immediato” e del “mercato divinizzato”, individuando nel “paradigma tecnocratico” dominante la radice del problema. Questo modello di sviluppo, che considera la terra una semplice merce e si ossessiona con gli idoli del denaro e del potere, genera nuove forme di “colonialismo ideologico” che distruggono l’ambiente, le culture e la convivenza pacifica.
2. La cura del creato come dimensione della fede. Laudato si’ ha avuto il merito cruciale di mostrare ai cristiani che la cura per l’ambiente non è un’azione opzionale, ma una dimensione intrinseca della fede. Al centro del testo vi è il “Vangelo della creazione”, che sottolinea come l’emergenza ecologica sia parte integrante della missione di liberazione della Chiesa. Prendersi cura della “Casa comune” è un atto di fedeltà al Creatore, un Dio che ha donato il mondo a tutti. Riscoprire questa realtà significa riscoprire il valore della vita e difenderla da ogni forma di sfruttamento.
3. Una responsabilità ecumenica: L’enciclica ha evidenziato l’importanza della responsabilità ecumenica nella cura del creato. Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo di Costantinopoli, una figura pionieristica in questo campo, viene citato per la sua visione della cura del creato come un “servizio liturgico”. Ciò significa che l’impegno ambientale della Chiesa è una manifestazione concreta della sua missione. L’accoglienza positiva di Laudato si’ in diversi ambienti ecclesiali ha portato alla nascita di movimenti come il Movimento Laudato si’, che promuovono la “conversione ecologica” e l’adozione dell’ecologia integrale come via per la pace e la riconciliazione con il creato.

Guardando al Futuro

A dieci anni dalla sua pubblicazione, Laudato si’ continua a essere una bussola per per l’intera umanità. Ha risvegliato la consapevolezza che la cura della Casa comune è un dovere di tutti, “come una madre si prende cura del suo bambino”.
Il messaggio è chiaro: il nostro presente e il nostro futuro dipendono dalla nostra capacità di comprendere e agire secondo i principi dell’ecologia integrale.

Quali passi concreti possiamo intraprendere, individualmente e collettivamente, per rispondere a questo profetico appello alla cura della nostra Casa comune?



Come stanno i dirigenti scolastici italiani?

Presentati i dati della ricerca ANP-LUMSA


Nei giorni scorso, ANP ha presentato i risultati dell’indagine sul benessere professionale dei dirigenti scolastici in Italia, svolta in collaborazione con Ilaria Buonomo e Caterina Fiorilli, docenti dell’Università LUMSA.
Uno studio che ha coinvolto quasi 1.800 dirigenti e mette in evidenza situazioni di stress professionale cronico, potenzialmente rischioso per la salute dei dirigenti stessi e, diconseguenza, dell’intero sistema scolastico. 

Alcuni dati significativi:
– circa l’85% degli intervistati dichiara che il lavoro da svolgere si accumula in modo irregolare;
– l’80% non riesce a completare nel tempo dovuto tutte le mansioni assegnate;
– 9 dirigenti su 10 avvertono di lavorare quotidianamente a ritmi elevatissimi e tutti si trovano a dover gestire simultaneamente molteplici compiti e prendere decisioni complesse.

Secondo il sindacato che rappresenta una parte significativa dei dirigenti scolastici italiani, i dati della ricerca mettono in evidenza condizioni di lavoro che superano ampiamente livelli accettabili di rischio professionale, testimoniati anche da un serio aumento di situazioni di burnout professionale, disturbi del sonno e sintomatologie depressive, rispetto alla precedente rilevazione del 2018. 

Dai focus group organizzati nel corso della ricerca, sono stati indicati come fattori di stress più gravosi: 
– carico burocratico e le scadenze ravvicinate;
– disequilibrio vita-lavoro connesso alle molteplici responsabilità e a un profondo isolamento gestionale; 
– peso emotivo non riconosciuto della continua mediazione di conflitti tra le diverse componenti scolastiche e della gestione delle emergenze. 

Tra le proposte presentate, vengono indicate come prioritarie dai dirigenti intervistati le seguenti:
1. istituzione di ruoli strutturati di middle management con deleghe operative precise;
2. potenziamento quantitativo e qualitativo del personale amministrativo;
3. pianificazione centralizzata delle scadenze;
4. semplificazione burocratica;
5. percorsi formativi mirati alle competenze relazionali ed emotive;
6. adeguato riconoscimento professionale ed economico della funzione dirigenziale. 

    Il dirigente scolastico Ottavio Fattorini ha sviluppato un originale costrutto denominato “Dirigenza umanistica”, “apertamente descrivibile nella sua concretezza in azioni definite e verificabili, che definiscono uno stile e un’attitudine alla dirigenza (o comunque a compiti gestionali di coordinamento o organizzativi) di qualsiasi organizzazione.
    Il costrutto si propone di coniugare tecniche e competenze professionali con qualità e idealità etiche che muovono dalla volontà di volgere l’attenzione alle persone per le quali si svolge un servizio. Tale modalità e visione di conduzione persegue il benessere di ciascun membro dell’organizzazione e, contestualmente, contribuisce al bene comune e al miglioramento sistemico.
    La Dirigenza umanistica è appunto «dirigenza» e non leadership perché si basa su alte competenze e conoscenze gestionali, organizzative, latu senso normative, grazie alle quali, o meglio, solo grazie alle quali, può essere data una curvatura ed una cifra identitaria ad un proprio stile di dirigenza e secondariamente di leadership”.

    Nelle parole di Damiano Previtali, la dirigenza umanistica “prima di essere un progetto, è un felice ossimoro nel momento in cui riesce a tenere insieme il ruolo istituzionale e i bisogni della persona, ovvero le funzioni pubbliche e le passioni personali”.

    Nella collana SCHOLA è stato pubblicato un volume, coordinato dal vicepresidente di EIP Italia (Dirigenza umanistica. Ragione e sentimento per la governance strategica delle istituzioni scolastiche, Hoepli, 2024) che presenta il modello, a partire dall’analisi dei cinque principi del suo Manifesto, attraverso le voci di dirigenti che, nella realtà quotidiana, cercano di andare oltre la “banalità del male” di una impostazione giuridico-amministrativa, facendo leva sull’autonomia come chiave di volta per interpretare la professione con il valore aggiunto del proprio coefficiente energetico-emotivo.

    indice del volume

    Qui trovi la presentazione del libro

    Festa per la pace

    Il 30 maggio la terza edizione dell’iniziativa dell’Istituto Comprensivo “D’Auria – Nosengo” di Arzano


    Venerdì 30 maggio dalle ore 9:30 plesso nella sede di via Ferrara ad Arzano si terrà la 3 edizione della Festa della Pace.
    Un momento importante per gli alunni: quasi 800 ragazzi partiranno dall’Istituto “D’Auria” e poi raggiungeranno in marcia il plesso “Nosengo”.

    “La Nonviolenza è l’unica arma della Pace, la Nonviolenza è il Volto disarmante della storia”.

    Quel Volto disarmante dei giovani “Costruttori di Pace”.

    Presenti alla manifestazione anche i genitori degli alunni, oltre la prof.ssa Anna Paola Tantucci, Presidente EIP Italia e Agnese Ginocchio Presidente M.P.ES. C.

    La dirigente Fiorella Esposito è riuscita a dare un segnale forte ai suoi alunni quasi 800 alunni sulla pace.
    Oggi il mondo litiga: troppe guerre . “Perché noi abbiamo gli occhi e non vogliamo guardare? C’è la guerra e pensiamo come se la cosa non ci riguardasse. Perché pensiamo che il problema sia solo di quei popoli, di quei ragazzi, bambini e anziani che vivono in quelle zone, quando invece ci riguarda tutti, perché è un nostro problema. Che futuro sarà il nostro? Viviamo in un mondo dove siamo sempre pronti a impugnare l’arma peggiore che è l’indifferenza!”
    Poi aggiunge: “E’ un problema molto importante, ne vogliamo parlare per tutti quel bambini a cui è stato tolto il diritto di vivere, di gioire, di sorridere. Perché proprio loro giorno dopo giorno continuano a morire? Proprio per questo noi vogliamo dedicargli il ballo della spensieratezza perché vogliamo dare una speranza a tutti quei bambini a cui è stato negato ogni diritto umano fondamentale, affinchè ritornino a sorridere”.

    Durante la giornata i ragazzi faranno sport con varie discipline sportive. L’ I.C. “D’Auria Nosengo” ancora una volta si riconferma a pieno titolo Scuola capofila per la Pace ad Arzano.

    Appello dell’UCIIM per la pace a Gaza

    EIP Italia Scuola strumento di pace ETS aderisce, sostiene e invita a diffondere l’appello dell’UCIIM per la pace a Gaza


    È sempre più preoccupante e dolorosa la situazione nella Striscia di Gaza. Rinnovo il mio appello accorato a consentire l’ingresso di dignitosi aiuti umanitari e porre fine alle ostilità, il cui prezzo straziante è pagato dai bambini, dagli anziani e dalle persone malate. (Papa Leone XIV, 21/05/2025)  

    È il primo appello di Leone XIV alla fine dell’udienza generale del mercoledì 21 maggio in Piazza San Pietro: il Papa lo rivolge per Gaza. 

    A questo accorato appello del Santo Padre, sulla scia anche del precedente Papa Francesco, facciamo riferimento anche noi dell’Uciim per invitare, come operatori del mondo della Scuola, preoccupati per ciò che sta succedendo nella Striscia di Gaza, l’auspicio che giungano con continuità gli approvvigionamenti umanitari fondamentali per la sopravvivenza della popolazione, e auspichiamo che la comunità internazionale favorisca un dialogo necessario per ripristinare le condizioni migliori per garantire una convivenza pacifica di due popoli in due Stati.  

    La buona volontà di Tutti, la Speranza nella Pace possano diventare condizioni materiali e spirituali per riprendere una vita dignitosa in quella Terra così martoriata. 

    Che i bambini e giovani di quella terra, e non solo, sappiano che noi insegnanti pensiamo a loro, guardando negli gli occhi le nostre ragazze e ragazzi, perché il futuro del Mondo passa attraverso il loro desiderio di Pace, che noi vogliamo realizzare con tutta la nostra forza nella nostra comunità, ma che vogliamo anche possa essere disseminato dappertutto. 

    Ora che l’anno scolastico volge al termine e i nostri giovani aspettano con allegria le vacanze, non possiamo ignorare che per tanti ragazzi in molte parti del Mondo ciò non accadrà e potrebbe non accadere anche in futuro.  

    Preghiamo e chiediamo la pace: come insegnanti e persone.



    La lingua che unisce generazioni, successo per il XIII Certamen “Amice, latine discere”

    dal sito web http://www.primopianomolise.it


    Quello che l’Istituto Comprensivo “I. Petrone” e la città di Campobasso hanno vissuto il 19 maggio 2025 resterà impresso nella memoria collettiva della comunità scolastica nazionale come una giornata straordinaria, capace di coniugare cultura, emozione e partecipazione. In un auditorium gremito in ogni ordine di posti, professionisti della scuola, studenti, famiglie e amici dell’Istituto hanno condiviso la cerimonia di premiazione della XIII edizione del Certamen nazionale di lingua latina “Amice, latine discere”, svoltosi lo scorso 10 maggio.
    Un evento dall’alto valore educativo e simbolico, che ha confermato ancora una volta il ruolo di riferimento dell’Istituto “Petrone” nell’ambito 

    dell’innovazione didattica e della promozione del patrimonio culturale classico anche nella Scuola Secondaria di primo grado. Prima della proclamazione dei vincitori, a catturare l’attenzione e accendere la riflessione dei presenti è stato il seminario dal titolo “Così lontani, così vicini. Il latino parla di noi… Adolescenza ed emozioni nella cultura latina”, un appuntamento formativo di spessore, capace di collegare la tradizione del pensiero latino con le sfide relazionali, identitarie ed educative degli adolescenti di oggi.
    Il seminario – inserito tra le attività di accompagnamento al Certamen e organizzato in collaborazione con il Liceo Classico “Mario Pagano” di Campobasso – ha offerto numerosi spunti di confronto tra la scuola e il mondo accademico, affrontando in modo coinvolgente e immersivo il valore della cultura classica come strumento per leggere il cambiamento, approfondire la dimensione emotiva, educare al pensiero critico e restituire profondità alla comprensione della realtà. Il latino, ancora una volta, si è rivelato una chiave preziosa per parlare ai ragazzi di oggi con il linguaggio della logica, della sensibilità e della consapevolezza.
    La manifestazione – promossa con il patrocinio di E.I.P. Italia – Ecole Instrument de Paix, in sinergia con l’Ufficio Scolastico Regionale per il Molise e il Liceo Classico “Pagano” – ha visto tra gli invitati anche il Ministro dell’Istruzione e del Merito, prof. Giuseppe Valditara. A dare avvio ai lavori è stato il dirigente scolastico dell’Istituto “Petrone”, dott. Giuseppe Natilli, seguito dai saluti del prof. Giovanni Paolo Maggioni, docente di Filologia mediolatina e Letteratura latina medievale e umanistica all’Università del Molise, della dott.ssa Maria Chimisso, direttrice dell’USR Molise, del dirigente del Liceo “M. Pagano” e presidente del Certamen, ing. Antonello Venditti, e dell’assessore comunale alla Cultura, Mimmo Maio.
    A moderare l’incontro, il prof. Francesco Rovida, dirigente scolastico e coordinatore nazionale della formazione E.I.P. Italia, che ha introdotto i contributi degli autorevoli ospiti: Anna Paola Tantucci, presidente nazionale dell’associazione internazionale E.I.P.; Emanuela Andreoni Fontecedro, già ordinaria di Letteratura Latina all’Università “Roma Tre”; Loredana Perla, ordinaria di Didattica e Pedagogia Speciale all’Università di Bari, vicepresidente del Comitato d’indirizzo della Scuola di Alta Formazione dell’Istruzione e consulente ministeriale; Marco Filippi, ordinario di Teatro Latino all’Università del Molise; Mario Lauletta, docente del Liceo Classico “M. Pagano”.
    Al termine dell’incontro, dopo la consegna degli attestati a tutti i partecipanti e i saluti delle delegazioni scolastiche presenti, si è svolta la cerimonia di premiazione. La Commissione valutatrice, composta dalle professoresse Angela Gentile, Carmela Ruscitto e Verdiana Schipani del Liceo “Pagano”, ha attribuito sei menzioni di merito e tre premi principali.

    Le menzioni di merito sono state assegnate a: Laura D’Agostino, IC “Margherita Hack” di Castellalto-Cellino; Dea Marino e Arianna Perrotta, IC “Petrone”; Pietro Schenal e Pietro Rodá, IC “Catullo” di Verona; Francesco Mignogna, IC “Montini” di Campobasso.
    Il terzo premio è andato a Luca Danielli dell’IC “Petrone”, premiato dal dirigente Antonello Venditti.
    Il secondo posto è stato conquistato da Sofia Tiberio, anch’ella del “Petrone”, premiata dal dirigente Giuseppe Natilli.
    Il primo premio è stato attribuito a Angelica Iacobone dell’IC “Petrone”, insignita del riconoscimento dalla prof.ssa Anna Paola Tantucci.
    Visibilmente emozionato e soddisfatto, il dirigente scolastico Giuseppe Natilli ha voluto condividere la propria riflessione a conclusione dell’evento: «Abbiamo vissuto un pomeriggio all’insegna della cultura classica, grazie a un progetto che da oltre vent’anni è uno dei capisaldi dell’offerta formativa del nostro Istituto. Per i nostri studenti della Secondaria, il latino non è solo una delle materie da studiare, ma fornisce una chiave per interpretare con razionalità il presente, allenare il pensiero critico, rafforzare le radici culturali ed orientare le scelte future. Sono orgoglioso del fatto che in questa tredicesima edizione circa sessanta ragazzi, molti dei quali provenienti da tutta Italia, si siano sfidati con passione e dedizione. Ancora una volta, dimostriamo che i veri protagonisti della scuola sono i ragazzi e che fare rete con altre scuole, con il territorio, con associazioni ed istituzioni può rivelarsi una scelta vincente».
    Il Certamen “Amice, latine discere” si conferma una delle più significative e rare esperienze di studio del latino nella scuola media italiana. Un progetto pionieristico che anticipa e rafforza l’indirizzo tracciato dal Ministro Valditara, volto a riscoprire il ruolo della classicità come fondamento della cittadinanza culturale. Il seminario e l’intero percorso hanno offerto anche quest’anno un’occasione unica per riaffermare l’attualità del pensiero antico e il suo potere educativo nel dialogo con le generazioni del terzo millennio. Il latino, così lontano ma così vicino, continua a parlare alle coscienze degli adolescenti, a formare menti aperte e critiche, a ricordare che conoscere il passato è il primo passo per costruire con consapevolezza il futuro.




    Cyberbullismo: il 30 maggio la premiazione del concorso “Tienilo sempre acceso”


    da “Primo Piano Molise” del 20 maggio 2025

    BOJANO. L’Istituto di istruzione secondaria superiore di Bojano si prepara a ospitare l’attesa cerimonia di premiazione della quarta edizione del concorso “Tienilo sempre acceso”, in programma venerdì 30 maggio, presso l’Aula Magna dell’Istituto.
    L’iniziativa, ormai appuntamento consolidato nel panorama scolastico regionale, si propone di sensibilizzare studenti, docenti, famiglie, istituzioni e l’intera comunità locale sul tema del cyberbullismo, affrontando il fenomeno attraverso un approccio educativo, creativo e profondamente civile.
    Il progetto si è snodato lungo tutto l’anno scolastico e ha coinvolto centinaia di studenti delle scuole del territorio in un percorso di riflessione consapevole e partecipata, che ha dato vita a elaborati originali, slogan incisivi, lavori multimediali e prodotti digitali.
    I giovani partecipanti hanno saputo coniugare impegno personale, capacità comunicativa e spirito critico, offrendo letture autentiche e coraggiose del mondo digitale in cui vivono.
    L’edizione 2025 del concorso è stata promossa e coordinata dalla prof.ssa Italia Martusciello, referente del progetto, in sinergia con un appassionato gruppo di docenti: Antonella Cofelice, Clementina Columbro, Lucio Fatica, Patrizia Iannetta, Marina Leone, Daniele Muccilli, Giusy Simeone, Claudio Spina, e con il supporto dell’animatore digitale prof. Antonio Delli Carpini. Il lavoro di squadra ha permesso di valorizzare le diverse forme espressive degli studenti, favorendo al contempo il dialogo e la costruzione di una cultura della responsabilità e del rispetto in rete.
    L’evento finale sarà anche un’occasione per fare il punto sul fenomeno del cyberbullismo con il contributo di esperti del settore, rappresentanti delle istituzioni scolastiche, civili e militari, nonché di enti e associazioni che da anni operano nella prevenzione e nel contrasto di ogni forma di prevaricazione online.
    L’iniziativa si avvale del patrocinio e del sostegno di numerosi enti e realtà associative di rilievo, tra cui l’Ufficio scolastico regionale del Molise; l’EIP Italia, Scuola strumento di pace; l’associazione Stop Bullismo; il Moige – Movimento italiano genitori Molise; l’Unicef Molise; l’associazione nazionale MaBasta; il Comune di Bojano e l’associazione nazionale GS Flames Gold, nonché della collaborazione del Capitano Luca Palladino della Compagnia dei Carabinieri di Bojano e della dott.ssa Elena Ferrara, promotrice della Legge 71/2017, prima norma italiana dedicata alla prevenzione e al contrasto del cyberbullismo.
    Tra gli interventi previsti durante la cerimonia figurano quelli della prof.ssa Maria Teresa Imparato, dirigente scolastica dell’IISS di Bojano; della dott.ssa Maria Chimisso, direttrice dell’Ufficio scolastico regionale del Molise; del prof. Carmine Ruscetta, sindaco di Bojano (o in sua rappresentanza la vicesindaca Raffaella Columbro); della ds Anna Ciampa, dirigente scolastica dell’IC Matese di Vinchiaturo; del ds Giuseppe Posillico, dirigente scolastico dell’IC San Giovanni Bosco di Isernia; del Capitano Luca Palladino, Compagnia Carabinieri di Bojano; del dott. Fabio Forgione, Immersive Tech Creator; della dott.ssa Antonella Iammarino, Moige Molise e della dott.ssa Elvira Battista, Unicef Molise.
    L’iniziativa rappresenta un esempio virtuoso di educazione alla cittadinanza digitale, unendo scuola, famiglie, istituzioni e mondo dell’associazionismo in una comunità educante attiva e responsabile, capace di fornire risposte concrete e condivise a un tema che coinvolge profondamente le nuove generazioni.
    “Tienilo sempre acceso” non è solo uno slogan, ma un invito ad accendere l’attenzione, la consapevolezza, la solidarietà: perché una rete sicura nasce prima di tutto da persone consapevoli.



    16 maggio – International Day of Living Together in Peace


    Vivere insieme in pace significa accettare le differenze e avere la capacità di ascoltare, riconoscere, rispettare e apprezzare gli altri, nonché vivere in modo pacifico e unito.

    L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella sua risoluzione 72/130, ha dichiarato il 16 maggio la Giornata Internazionale della Convivenza Pacifica, come mezzo per mobilitare regolarmente gli sforzi della comunità internazionale per promuovere la pace, la tolleranza, l’inclusione, la comprensione e la solidarietà. La Giornata mira a sostenere il desiderio di vivere e agire insieme, uniti nelle differenze e nella diversità, al fine di costruire un mondo sostenibile di pace, solidarietà e armonia.

    La Giornata invita i paesi a promuovere ulteriormente la riconciliazione per contribuire a garantire la pace e lo sviluppo sostenibile, anche lavorando con le comunità, i leader religiosi e altri attori pertinenti, attraverso misure e atti di servizio di riconciliazione e incoraggiando il perdono e la compassione tra gli individui.



    In seguito alla devastazione della Seconda Guerra Mondiale, le Nazioni Unite furono istituite per salvare le generazioni future dal flagello della guerra. Uno dei suoi scopi è quello di raggiungere la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali, anche promuovendo e incoraggiando il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione.

    Nel 1997, l’Assemblea Generale proclamò – con la sua risoluzione 52/15 – l’anno 2000 come “Anno Internazionale per una Cultura di Pace”. Nel 1998, proclamò il periodo 2001-2010 come il “Decennio Internazionale per una Cultura di Pace e di Non-Violenza a profitto dei Bambini del Mondo”.

    Nel 1999, l’Assemblea Generale adottò, con la risoluzione 53/243, la Dichiarazione e il Programma d’Azione su una Cultura di Pace, che funge da mandato universale per la comunità internazionale, in particolare per il sistema delle Nazioni Unite, al fine di promuovere una cultura di pace e non-violenza che vada a beneficio di tutta l’umanità, comprese le generazioni future.

    La dichiarazione nacque come risultato di un concetto a lungo sostenuto e caro – contenuto nella Costituzione dell’UNESCO – secondo cui “poiché le guerre iniziano nella mente degli uomini, è nella mente degli uomini che devono essere costruite le difese della pace”. La Dichiarazione abbraccia il principio che la pace non è semplicemente l’assenza di conflitto, ma richiede anche un processo positivo, dinamico e partecipativo, in cui il dialogo è incoraggiato e i conflitti sono risolti in uno spirito di comprensione e cooperazione reciproche.

    La Dichiarazione riconosce anche che, per realizzare tale aspirazione, è necessario eliminare ogni forma di discriminazione e intolleranza, comprese quelle basate su razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o di altro genere, origine nazionale, etnica o sociale, proprietà, disabilità, nascita o altra condizione.