OCSE-PISA 2025: dati globali e posizionamento del nostro Paese

Cosa dicono questi dati alla nostra scuola quotidiana


I risultati del ciclo OCSE PISA 2025 (Programme for International Student Assessment), presentati nel volume Future-Ready Students, offrono un’indagine epidemiologica ed educativa su scala mondiale basata sulla valutazione di oltre 760.000 studenti in rappresentanza di circa 33 milioni di quindicenni distribuiti in 91 paesi ed economie. La rilevazione ha posto le Scienze al centro dell’indagine principale, analizzando contestualmente la Lettura, la Matematica e il nuovo ambito della Risoluzione di problemi computazionali.


Come si calcolano i punteggi PISA e il loro significato relativo

Per comprendere appieno i risultati della rilevazione, è fondamentale chiarire che il punteggio PISA non è un voto scolastico, non è un giudizio espresso su scala decimale o centesimale e non incide direttamente sui voti scolastici degli studenti sostenitori. I test PISA non valutano la semplice riproduzione del programma scolastico, ma la capacità dei giovani di applicare conoscenze e competenze a problemi reali di vita quotidiana.

La quantificazione delle competenze avviene attraverso modelli psicometrici complessi basati sulla Teoria della Risposta all’Item, che convertono le risposte corrette, parziali e le caratteristiche di difficoltà dei quesiti in una scala continua standardizzata. Questa scala è stata storicamente calibrata in modo che la media dei paesi dell’OCSE si attesti attorno a 500 punti, con una deviazione standard di circa 100 punti. In termini statistici, una differenza di 10 punti sulla scala PISA corrisponde a una dimensione dell’effetto dello 0,10 rispetto alla variazione complessiva dei partecipanti.

Per interpretare il valore pratico dei punteggi, l’OCSE adotta parametri di riferimento fondamentali. Il benchmark temporale di apprendimento stabilisce che una differenza di circa 20 punti sulla scala equivale al progresso medio di competenze che un quindicenne acquisisce nell’arco di un intero anno scolastico. Pertanto, un divario di 20 punti tra due gruppi o nel corso del tempo rappresenta una distanza cognitiva pari a un anno di scolarizzazione.

Inoltre, la scala viene suddivisa in livelli descrittivi di competenza che vanno dal Nello 1b al Livello 6. Il Livello 2 costituisce la soglia minima di base, ovvero il livello fondamentale al di sotto del quale gli studenti incontrano serie difficoltà nel padroneggiare abilità essenziali per una piena partecipazione alla vita sociale ed economica moderna. Ciascun livello di competenza raggruppa un intervallo che varia tra i 60 e i 75 punti a seconda della materia. I punteggi PISA non esprimono quindi una valutazione assoluta, ma una misura relativa della posizione di uno studente o di un sistema educativo rispetto all’intera distribuzione internazionale.


Il quadro internazionale: flessione globale e stabilità scientifica

A livello internazionale, PISA 2025 registra i punteggi medi OCSE più bassi mai rilevati dall’inizio delle misurazioni in tutte e tre le materie tradizionali. La media dell’area OCSE si attesta a 482 punti nelle Scienze, 461 punti nella Lettura e 463 punti nella Matematica.

La traiettoria decennale evidenzia una forte contrazione in Matematica, dove la media OCSE è scesa di 22 punti tra il 2015 e il 2025, un calo che equivale a oltre un anno di apprendimento perso. La Lettura mostra un calo cumulato di 28 punti dal 2015 e di 14 punti rispetto al 2022, guidato da difficoltà crescenti nella comprensione di testi complessi e dall’aumento di risposte affrettate. Al contrario, le Scienze hanno dimostrato una notevole resilienza, passando da 489 punti nel 2015 a 482 punti nel 2025 e rimanendo sostanzialmente stabili nell’ultimo triennio.

I sistemi scolastici dell’Asia orientale dominano la classifica mondiale. La giurisdizione cinese B-S-J-Z guidano in Scienze con 597 punti e in Matematica con 612 punti, mentre Singapore ottiene il punteggio più alto in Lettura con 535 punti. Tra i paesi con i rendimenti più elevati figurano anche Macao, Taipei Cinese, Giappone, Estonia e Corea del Sud. Nel nuovo ambito della Risoluzione di problemi computazionali, le prestazioni migliori sono state registrate a Macao con 572 punti, Singapore con 563 punti, B-S-J-Z con 560 punti e Giappone con 557 punti, a fronte di una media OCSE di 500 punti.


Il posizionamento dell’Italia nel confronto globale

L’Italia presenta un quadro articolato, caratterizzato da un posizionamento favorevole nella comprensione del testo e nelle scienze, affiancato da criticità nella matematica e nelle competenze computazionali.

Nelle Scienze, disciplina principale del ciclo 2025, gli studenti italiani hanno ottenuto un punteggio medio di 483 punti, collocandosi esattamente in linea con la media OCSE di 482 punti. Il dato italiano mostra un incremento di 6 punti rispetto al 2022 e un progresso di 5 punti nell’arco dell’ultimo decennio, evidenziando una tenuta in controtendenza rispetto al calo di molti partner europei.

Nella Lettura, l’Italia raggiunge i 474 punti, un risultato significativamente superiore alla media OCSE di 461 punti. Nonostante una flessione di 7 punti rispetto al 2022, il sistema scolastico italiano mantiene un vantaggio di 13 punti rispetto alla media dei paesi OCSE.

Nella Matematica, gli studenti italiani ottengono 468 punti, posizionandosi di poco al di sopra della media OCSE di 463 punti. Tuttavia, la prestazione riflette il marcato deterioramento decennale del Paese, che ha visto una perdita di 24 punti dal 2015 a oggi, cifra che corrisponde a oltre un anno scolastico di apprendimento teorico.

Nel dominio innovativo della Risoluzione di problemi computazionali, l’Italia si attesta a 490 punti, registrando un ritardo di 10 punti rispetto alla media OCSE di 500 punti e segnalando la necessità di sviluppare maggiormente il pensiero logico-algoritmico nella didattica.


Equità, genere e contesto scolastico in Italia

Le analisi di equità e il contesto scolastico in Italia mettono in luce importanti dinamiche strutturali. L’indice socio-economico, culturale e occupazionale spiega l’11,3% della variazione dei punteggi in scienze in Italia, un dato in linea con la media OCSE dell’11,6%. La differenza di punteggio tra gli studenti appartenenti al quartile socio-economicamente più avvantaggiato e quelli del quartile più svantaggiato è di 80 punti, equivalente a quattro anni di scolarizzazione. La quota di studenti svantaggiati capaci di conseguire risultati di eccellenza, definiti accademicamente resilienti, è pari al 12,5%.

I divari di genere in Italia variano notevolmente a seconda della materia. In Scienze la differenza tra ragazzi e ragazze è contenuta a soli 3 punti a favore dei ragazzi, con 485 punti contro 481. In Lettura le ragazze superano i ragazzi di ben 28 punti, ottenendo 488 punti rispetto ai 460 dei maschi. In Matematica si osserva un vantaggio a favore dei ragazzi di 17 punti, con un punteggio di 476 contro i 459 delle ragazze. Per quanto riguarda gli studenti con background migratorio, i non immigrati registrano in scienze una media di 491 punti rispetto ai 445 punti dei coetanei immigrati, determinando un divario grezzo di 46 punti.

Sul fronte dell’ambiente scolastico e delle tecnologie digitali, il 47,5% degli studenti italiani dichiara di utilizzare strumenti di Intelligenza Artificiale almeno una volta alla settimana per lo studio, rispetto al 45,5% della media OCSE. Inoltre, il 73,7% riferisce di aver ricevuto insegnamenti su come valutare l’attendibilità delle informazioni prodotte dai chatbot di intelligenza artificiale, una percentuale superiore al 62,6% della media OCSE. Il 63,2% degli studenti frequenta scuole in cui l’uso degli smartphone è vietato nei locali scolastici. Infine, la scuola italiana si distingue per un’elevata presenza di iniziative di tutoraggio tra pari, offerte nel 78,3% delle scuole rispetto al 51,2% della media OCSE, mentre l’indice del clima disciplinare percepito nelle classi di scienze si posiziona leggermente al di sotto della media OCSE.


Dai dati PISA all’azione educativa quotidiana

Per gli insegnanti e i dirigenti scolastici italiani che si accingono a inaugurare un nuovo anno scolastico, i risultati del rapporto OCSE PISA 2025 non costituiscono una pagella punitiva né una semplice classifica, ma offrono uno specchio pedagogico e una bussola di orientamento per la progettazione educativa.

I dati evidenziano la presenza di sfide complesse, ma anche di rilevanti risorse su cui la scuola italiana può fare leva per orientare il proprio lavoro quotidiano. La contrazione delle prestazioni nella lettura e nella matematica rispecchia dinamiche globali collegate alla frammentazione dell’attenzione, all’aumento delle risposte affrettate e a difficoltà diffuse di concentrazione sostenuta fronteggiate dai giovani nei contesti digitali. Questa trasformazione dell’ecologia cognitiva degli studenti dimostra che la risposta della scuola non può ridursi al solo recupero nozionistico del “programma”, ma deve passare attraverso un rafforzamento del senso di appartenenza e della motivazione ad apprendere.

Utilizzare queste evidenze per dare senso all’azione didattica quotidiana richiede di integrare consapevolmente la tecnologia, la lettura approfondita e le relazioni comunitarie.

Per quanto riguarda il digitale, i dati indicano che l’impiego degli strumenti innovativi produce benefici quando è guidato e finalizzato all’apprendimento, mentre l’uso incontrollato o distratto rischia di compromettere i risultati. In Italia, dove il 73,7% degli studenti dichiara che a scuola viene insegnato a valutare la credibilità delle informazioni generate dall’intelligenza artificiale e il 63,2% frequenta istituti che regolamentano o vietano l’uso degli smartphone nei locali scolastici, la strada tracciata consiste nel guidare le ragazze e i ragazzi verso un uso critico e consapevole della tecnologia. Al contempo, per contrastare il calo nella comprensione del testo occorre preservare spazi dedicati alla lettura profonda, all’analisi di testi articolati e all’argomentazione lineare. In questo percorso, la scuola italiana vanta un solido pilastro relazionale, testimoniato dal fatto che il 78,3% degli studenti frequenta scuole che offrono iniziative di tutoraggio tra pari, una percentuale nettamente superiore al 51,2% della media OCSE, dimostrando l’efficacia della dimensione cooperativa tra gli studenti.

L’insegnamento più profondo di PISA 2025 risiede nella tutela dei diritti umani fondamentali allo studio e alla cultura, così come formulati dall’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 4 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il raggiungimento del Livello 2 di competenza rappresenta la soglia minima di cittadinanza cognitiva, al di sotto della quale un quindicenne riscontra serie difficoltà nel padroneggiare abilità essenziali per partecipare pienamente ed efficacemente alla vita sociale ed economica moderna.

In Italia, la differenza di 80 punti tra gli studenti socio-economicamente avvantaggiati e quelli svantaggiati dimostra come le condizioni di partenza pesino ancora in misura determinante sul successo formativo. Garantire il diritto allo studio significa adempiere al mandato dell’Articolo 3 della Costituzione italiana, operando concretamente per rimuovere gli ostacoli sociali ed economici che limitano l’uguaglianza dei cittadini. Promuovere la resilienza accademica degli studenti provenienti da contesti fragili, colmare i divari di genere e sostenere l’integrazione culturale degli studenti con background migratorio trasforma i dati PISA da semplici rilevazioni statistiche a una chiamata all’azione per una scuola democratica, inclusiva e capace di emancipare ogni persona.


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