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Le norme definitive (anche se non ancora tutte) sull’Esame di maturità

Un estratto dal Decreto legislativo 62/2017


Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge 164/2025, l’iter avviato con il Decreto Legge 127/2025, cui abbiamo dedicato uno specifico webinar con la dirigente tecnico Flaminia Giorda, coordinatrice nazionale del Servizio ispettivo del MIM e della Struttura Tecnica degli Esami di Stato (clicca qui per vedere i materiali), la revisione delle modalità organizzative dell’Esame di maturità è (quasi) completa.

Mancano alcuni tasselli con importanti ricadute operativa che dovranno essere adottati in tempi molto brevi dal Ministero, per garantire che entro la fine del mese di gennaio 2026 siano definite:
– le discipline oggetto della seconda prova, nell’ambito delle materie caratterizzanti i percorsi di studio;
– l’eventuale disciplina oggetto di una terza prova scritta per specifici indirizzi di studio;
– le quattro discipline oggetto di colloquio;
– le modalità organizzative relative allo svolgimento dello stesso.

Appena disponibili tutte queste indicazioni sarà nostra cura organizzare una nuova sessione di formazione condivisa, al servizio dell’attività dei docenti e delle istituzioni scolastiche.

Nel frattempo, pubblichiamo un estratto dal Decreto legislativo 62/2017, con riferimento alla sezione relativa all’Esame di maturità, con alcune annotazioni e commenti.

Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria

Il testo del DPR 249/1998 aggiornato, con alcuni elementi di analisi e suggerimenti per le delibere e l’attività delle scuole


Il tema della gestione della disciplina degli studenti, correlato in parte alle questioni relative alla valutazione del comportamento e, più in profondità, con l’esercizio di diritti e doveri, è stato oggetto di approfondita discussione.
La Normativa di riferimento è stata recentemente riordinata e modificata per alcuni aspetti, con una parziale riscrittura del DPR 249/1998.

Pubblichiamo il testo vigente dal 10 ottobre 2025, con alcune considerazioni di approfondimento su alcuni articoli.

Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Alcune proposte didattiche a cura della prof.ssa Italia Martusciello


Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, istituita per ricordare la data in cui, nel 1989, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
È una giornata che invita ragazzi e adulti a riflettere sul valore universale dei diritti fondamentali — alla vita, all’istruzione, alla salute, alla protezione, alla partecipazione — e sul dovere condiviso di difenderli e promuoverli ovunque.
Celebrare questa ricorrenza a scuola significa riconoscere i ragazzi e i giovani come protagonisti attivi della società, capaci di esprimere opinioni, costruire pensiero critico e contribuire al bene comune.
Attraverso letture, visioni, ascolti e attività collaborative, gli studenti sono accompagnati a scoprire che stare bene con sé stessi, con gli altri e nelle istituzioni significa anche saper riconoscere e rispettare i propri diritti e quelli degli altri, costruendo insieme un mondo più giusto, equo e solidale.


Laboratorio di lettura
Attraverso la lettura di testi narrativi che raccontano storie di infanzia negata, gli studenti sono invitati a sviluppare empatia, consapevolezza e senso critico. Le vicende di La sposa bambina e Thomas, Deng e Agnes: ragazzi soldato offrono uno sguardo realistico e toccante su situazioni di violenza, povertà e privazione dei diritti fondamentali. 

Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
Conoscere i diritti sanciti dalla Convenzione ONU significa comprendere i principi universali che garantiscono protezione, sviluppo e partecipazione a ogni bambino e adolescente del mondo.

Diverse lingue, stessi diritti
La diversità linguistica è una ricchezza che riflette la pluralità delle culture e delle esperienze umane. Leggere gli articoli della Convenzione in più lingue aiuta a comprendere che, pur nella differenza, i diritti dell’infanzia sono universali e appartengono a tutti. 

Messaggio di Malala (in inglese) (Durata 2:23)
La voce di Malala Yousafzai rappresenta il coraggio di una giovane che ha lottato per il diritto all’istruzione, sfidando la violenza e l’oppressione. Attraverso la visione e l’ascolto del suo messaggio in lingua inglese, gli studenti entrano in contatto con una testimonianza viva di resilienza e impegno civile.

Visione del film a fumetti – “Iqbal: bambini senza paura” (Durata 1:26)
La storia di Iqbal Masih, simbolo della lotta contro lo sfruttamento minorile, aiuta gli studenti a riflettere sulla condizione dei bambini nel mondo e sul valore della libertà, della solidarietà e del lavoro dignitoso. Il linguaggio del film a fumetti, vicino alla sensibilità dei ragazzi, stimola una riflessione profonda sul senso di giustizia e sul coraggio di cambiare.

L’impatto della guerra sui bambini
La guerra rappresenta una delle esperienze più devastanti per l’infanzia.
I conflitti non compromettono soltanto la sicurezza fisica dei bambini, ma incidono profondamente sul loro sviluppo emotivo, educativo e sociale.
La visione di questa presentazione intende offrire uno spunto di riflessione sull’impatto della guerra sui più piccoli, evidenziando la necessità di promuovere la pace, la tutela dei diritti umani e la protezione dell’infanzia in ogni contesto.

Manifesto sulla partecipazione dei minorenni
Il Manifesto sulla partecipazione dei minorenni afferma il diritto di bambini e ragazzi a essere ascoltati e coinvolti nelle decisioni che li riguardano.
Promuove una cultura della partecipazione come forma di cittadinanza attiva e di crescita democratica.

Verso la COP 30: scienza, clima e cittadinanza attiva

Perché “la curiosità è un dovere morale”


E’ sempre più vicina la trentesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (COP30), che si svolgerà dal 10 al 27 novembre 2025 nella città di Belém, in Brasile.
Un evento in cui le delegazioni di 162 Paesi dovranno misurarsi con l’urgenza della crisi climatica e con l’insufficienza degli impegni finora messi in campo.

La scuola, se intende occuparsi del futuro e avere un ruolo nella sua costruzione, dovrebbe avvertire con urgenza il dovere di lavorare sulle tematiche scientifiche, economiche e sociali legate agli effetti del cambiamento climatico.

Per questa ragione la COP30 non può passare inosservata dalla nostre aule e dovrebbe contribuire ad alimentare un approccio autenticamente scientifico al tema, per contrastare (anche e soprattutto dentro ciascuno di noi) gli atteggiamenti “negazionisti” che caratterizzano alcuni potenti e cittadini comuni.

Ce ne siamo occupati sul nostro sito web negli ultimi due mesi parlando del Global Progress Report on Sustainable Development Goal 16, della Conferenza internazionale promossa dal Movimento Laudato si’, del WMO Global Annual to Decadal Climate Update 2025-2029 e del Rapporto ASviS 2025.

Ci vengono in soccorso per la progettazione didattica, le Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica che propongono queste finalità:

PRIMO CICLO
Traguardo per lo sviluppo delle competenze 5
Sviluppare atteggiamenti e comportamenti responsabili volti alla tutela dell’ambiente, del decoro urbano, degli ecosistemi e delle risorse naturali per una crescita economica rispettosa dell’ambiente e per la tutela della qualità della vita.
Traguardo per lo sviluppo delle competenze 6
Comprendere le cause dei cambiamenti climatici, gli effetti sull’ambiente e i rischi legati all’azione dell’uomo sul territorio. Comprendere l’azione della Protezione civile nella prevenzione dei rischi ambientali.

SECONDO CICLO
Competenza 5
Sviluppare atteggiamenti e comportamenti responsabili volti alla tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e delle risorse naturali per uno sviluppo economico rispettoso dell’ambiente.
Competenza 6
Acquisire la consapevolezza delle situazioni di rischio del proprio territorio, delle potenzialità e dei limiti dello sviluppo e degli effetti delle attività umane sull’ambiente. Adottare comportamenti responsabili verso l’ambiente.

Ci potrebbe aiutare anche il GreenComp, Quadro europeo delle competenze in materia di sostenibilità, definito già nel 2022 come una delle azioni strategiche definite nel “Green Deal europeo” per la promozione dell’apprendimento per la sostenibilità ambientale nell’Unione europea.


Con il contributo iniziale della canzone Curiosity (oltre il bagliore) tratta dal recente ultimo lavoro di Caparezza, abbiamo provato a immaginare due proposte di approfondimento sul tema per la scuola primaria e per la secondaria, che mettiamo a disposizione insieme ad una analisi della canzone.


Disegnare nuove mappe di speranza per le nostre scuole

La lettera di Leone XIV sul tema dell’educazione


La recente Lettera Apostolica di Papa Leone XIV, “Disegnare nuove mappe di speranza” pubblicata in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis, riafferma il ruolo centrale dell’educazione per la costruzione di un futuro di pace, giustizia e speranza.
Questo documento fondamentale offre una visione rinvigorente per le comunità educative, chiamandole ad agire come fari nel nostro mondo complesso, frammentato e incerto.

Il mandato di “costruire ponti”
Il Papa sottolinea con forza che laddove le comunità educative si lasciano guidare, non si ritirano, ma si rilanciano, scegliendo di “non alzare muri, ma costruire ponti”. Questa è la missione intrinseca dell’Educazione alla Pace:
– rifiutare la violenza: la pace non è semplicemente l’assenza di conflitto, ma una “forza mite” che rifiuta attivamente la violenza;
– linguaggio disarmato e disarmante: un’educazione alla pace è definita come “disarmata e disarmante”, che insegna a deporre le armi della parola aggressiva e dello sguardo giudicante;
– lingua della misericordia e della giustizia: l’obiettivo è imparare il linguaggio della misericordia e della giustizia riconciliata.

Tre priorità per le nostre scuole
Per orientare i passi delle nuove generazioni, Papa Leone XIV aggiunge tre priorità che fungono da stella polare per il Patto Educativo Globale:
– vita interiore: offrire spazi di silenzio, discernimento e dialogo con la coscienza e con Dio, rispondendo al profondo bisogno di profondità dei giovani;
– digitale “umano”: formare all’uso sapiente delle tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale, armonizzando intelligenze tecnica, emotiva, sociale, spirituale ed ecologica e ponendo la persona prima dell’algoritmo;
– pace disarmata e disarmante: educare a linguaggi non violenti, alla riconciliazione e alla costruzione di ponti. La beatitudine “Beati gli operatori di pace” (Mt 5,9) deve diventare il metodo e il contenuto stesso dell’apprendere.

Verso una “coreografia della speranza”
La missione è chiara: l’educazione cattolica è chiamata a ricostruire la fiducia in un mondo segnato da conflitti e paure. Il Papa invita educatori, studenti e responsabili a essere “servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza”.
L’educazione è un atto d’amore e speranza che ricuce il tessuto lacerato delle relazioni, restituendo alle parole il peso della promessa e orientando i passi verso la fraternità che consolida la giustizia.

Il nostro impegno
Come Associazione finalizzata alla promozione dell’Educazione alla pace, accogliamo l’appello di Papa Leone XIV a “disarmare le parole”. Ci impegniamo a sostenere le scuole nell’integrare i principi della non-violenza, della riconciliazione e della giustizia sociale e ambientale in ogni aspetto del percorso educativo, contribuendo a disegnare concretamente queste nuove mappe di speranza per le nostre comunità.

Dalla cura della terra alla semina della speranza

EIP Italia partecipa alla Marcia della pace di Avellino


Avellino si prepara a un appuntamento di speranza.
Venerdì 7 novembre, alle ore 18, partirà davanti alla Villa Comunale la Marcia “Dalla cura della terra alla semina della speranza”,
un’iniziativa collettiva che unisce famiglie, scuole, agricoltori, parrocchie e associazioni per dire con forza che la pace si costruisce ogni giorno, con gesti concreti e mani che si tendono, non con armi che dividono.

In testa al corteo ci saranno i bambini, perché la pace appartiene a loro più che a chiunque altro.
Saranno i protagonisti della marcia, con i loro trattori giocattolo, biciclette e monopattini, a ricordare che ogni passo compiuto oggi è un seme piantato nel loro futuro.
Perché l’impegno di chi partecipa non è per il presente di qualcuno, ma per il futuro di tutti.
Il corteo attraverserà il cuore della città come un fiume di luce — con le torce dei cellulari accese, simbolo di speranza che illumina le coscienze.
L’arrivo sarà in Piazza Libertà, dove sarà schierato un trattore, segno concreto del legame tra la cura della terra e la costruzione della pace.
Attorno a questo simbolo si terrà la foto collettiva della comunità, per testimoniare che da Avellino può partire un messaggio capace di attraversare ogni confine.
Gli organizzatori invitano i genitori a portare i propri figli in sicurezza (con caschi se usano bici o monopattini) e a partecipare con gioia, portando magari un oggetto simbolico — una spiga, un seme o una bandiera della pace — per rendere ancora più vivo e colorato il cammino.

“Serve essere in tanti, perché la forza della marcia cresce con la partecipazione — sottolineano i promotori — ma anche chi cammina da solo compie un gesto di responsabilità che può toccare le coscienze. Chi resta a casa non va giudicato: vogliamo piuttosto valorizzare chi sceglie di esserci, chi decide di mettersi in cammino per seminare speranza e mostrare ai bambini che la pace non è una parola astratta, ma un impegno quotidiano”.

“Difendere la pace – spiegano ancora – significa difendere la vita, il lavoro e la terra. La guerra distrugge campi, comunità e futuro: la pace, invece, li fa germogliare”.

Per informazioni e adesioni: insiemeavellinoirpinia@gmail.com


INFORMAZIONI LOGISTICHE
Data: venerdì 7 novembre 2025
Orario: ritrovo ore 18:00, partenza dalla Villa Comunale, arrivo in Piazza Libertà
Indicazioni: accendere la torcia del cellulare durante la marcia; portare oggetti simbolici della pace; bambini accompagnati in sicurezza

PROMOTORI DELLA MARCIA
Diocesi di Avellino
Agricoltori Avellinesi della Media Valle del Sabato
Insieme per Avellino e l’Irpinia
UNICEF Avellino
Archeoclub Avellino
Alleanza Sociale per la Sovranità Alimentare
Comunità Laudato Si’
Fondazione Rachelina Ambrosini
Lotta per la Vita
MIA (Movimento Irpino Antiviolenza)
Avellino per il Mondo
EIP Italia Scuola strumento di pace ETS
Nui ra Ferrovia
Nui ra Ferrovia Young
Pax Christi Avellino

Regolamento sulla valutazione per il secondo ciclo

Il testo del DPR 122/2009 aggiornato con alcuni elementi di analisi e suggerimenti per le delibere e l’attività delle scuole


Il tema della valutazione degli apprendimenti e del comportamento delle studentesse e degli studenti nella scuola del II ciclo è da sempre oggetto di interesse e approfondimento anche mediatico.
La Normativa di riferimento è stata recentemente riordinata e modificata per alcuni aspetti, con una parziale riscrittura del DPR 122/2009.

Pubblichiamo il testo vigente dal 10 ottobre 2025, con alcune considerazioni di approfondimento su alcuni articoli.

Pace, giustizia e diritti: il Rapporto ASviS 2025

L’Italia e gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile


Una premessa: il tema della sostenibilità non è riducibile alla dimensione ambientale, ma deriva dall’integrazione di quattro dimensioni: ambientale, sociale (educazione, salute, parità di opportunità, ecc.), economica e istituzionale.
A queste dimensioni va aggiunta la questione della giustizia
intergenerazionale, che quindi estende nella linea del tempo la questione della sostenibilità.
Il Rapporto ASviS 2025 si apre con una dichiarazione di “ostinazione” nel credere nei valori e negli impegni dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, a dieci anni dalla sua adozione. Nonostante questa convinzione, il Rapporto denuncia un quadro internazionale, europeo e italiano “decisamente insoddisfacente” e in peggioramento, caratterizzato dal continuo calpestio degli impegni presi.

Contesto internazionale: una sequenza drammatica di brutte notizie
Il quadro globale è dominato da instabilità geopolitica e crisi, che ostacolano il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs):
– Conflitti e crisi umanitarie. Il mondo è lacerato da conflitti (Ucraina, Medio Oriente, Sudan, Yemen, Myanmar) che hanno portato il numero di conflitti armati attivi al livello più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale. La spesa militare globale ha raggiunto il livello record di oltre $2.700 miliardi nel 2024.
– Progressi insufficienti sull’Agenda 2030. A livello globale, il mondo è sulla buona strada per conseguire solo il 18% dei Target entro il 2030. Per il 31% si registrano progressi marginali o assenti, e per il 18% si osserva un regresso rispetto a dieci anni fa.
– Minacce al multilateralismo. La cooperazione internazionale è in crescente difficoltà a causa della competizione tra potenze e dell’oggettiva incapacità delle Nazioni Unite (ONU) di affrontare le crisi. Un segnale allarmante è il drammatico taglio dei fondi destinati al sistema ONU nel 2025: -30% rispetto al 2023.
Segnali di speranza. Nonostante le difficoltà, la diplomazia internazionale ha conseguito alcuni risultati, come l’adozione dell’Impegno di Siviglia per la finanza allo sviluppo nel giugno 2025. Il Rapporto sottolinea che pace, democrazia e tutela dei diritti (SDG 16) sono pilastri dello sviluppo sostenibile, senza i quali non può esistere una sostenibilità piena.

L’Unione Europea: ritardi e contraddizioni
L’Unione Europea (UE) si mostra in ritardo e piena di contraddizioni tra gli impegni formali presi e le decisioni concrete.
– Avanzamenti limitati. Dal 2010 al 2023, per la maggior parte degli SDGs, l’UE ha compiuto progressi “molto contenuti” o “più significativi” solo in 5 Goal (energie rinnovabili, lavoro, imprese e innovazione, città sostenibili, lotta al cambiamento climatico). Per tre Goal si rileva un peggioramento: disuguaglianze (SDG 10), qualità degli ecosistemi terrestri (SDG 15) e partnership (SDG 17).
– Contraddizioni politiche. Nonostante gli impegni per l’Agenda 2030 e il Patto sul Futuro, le scelte politiche mostrano incoerenza:
a. Spese Militari. Non è stata valutata la coerenza tra l’aumento delle spese militari (impegnate in sede NATO) e il conseguimento degli SDGs.
b. Semplificazioni normative. Le eccessive semplificazioni sulla rendicontazione di sostenibilità e sul dovere di diligenza per le imprese indeboliscono significativamente il quadro normativo europeo.

Per l’Italia un quadro decisamente insoddisfacente
Gli indicatori statistici descrivono un netto ritardo dell’Italia nel percorso verso l’Agenda 2030.
1. Performance Critica (2010-2024):
– Arretramento per 6 Goal. Sconfiggere la povertà (SDG 1), acqua pulita e servizi igienico-sanitari (SDG 6), ridurre le disuguaglianze (SDG 10), vita sulla Terra (SDG 15), pace, giustizia e istituzioni solide (SDG 16) e partnership per gli Obiettivi (SDG 17).
– Sostanziale Stabilità per 4 Goal (con aumenti inferiori a cinque punti).
– Miglioramenti per 6 Goal (tra 5 e 10 punti).
– Solo l’Economia Circolare (SDG 12) registra un forte aumento.
Obiettivi a Rischio: Su 38 target quantitativi europei o nazionali da raggiungere entro il 2030, solo undici (29%) sono raggiungibili, mentre ben ventidue (58%) non appaiono raggiungibili.
2. Scenario futuro stazionario
L’Allegato sugli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) conferma la stagnazione di gran parte degli indicatori (povertà assoluta, disuguaglianza economica, speranza di vita in buona salute) per il triennio 2026-2028 a legislazione vigente.
3. Incoerenza delle Politiche
L’attuazione dell’Agenda 2030 non è considerata centrale, e le scelte compiute nel 2025 spesso risultano in chiaro contrasto con la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile (SNSvS).

Piano di Accelerazione Trasformativa (PAT)
Le proposte dell’ASviS mirano a un’accelerazione decisa verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) e sono inquadrate nelle cinque “leve trasformative” e nei sei “punti d’ingresso” del PAT, un modello adottato per garantire coerenza e integrazione tra le politiche.

1. Riforme trasversali volte a potenziare la governance, la finanza, l’azione collettiva e la capacità tecnologica del Paese.


2. Interventi settoriali su aree specifiche per innescare un cambiamento profondo.


Il tema dei “costi dell’inazione”
Il concetto di “costi dell’inazione” si riferisce ai danni economici, sociali, ambientali e istituzionali che un Paese o la comunità globale subiscono nel tempo a causa della mancata o ritardata adozione di politiche necessarie ad affrontare sfide urgenti come la crisi climatica, il degrado ambientale o l’aumento delle disuguaglianze.
Il Rapporto ASviS evidenzia l’urgenza di valutare i costi dell’inazione per diversi motivi:
– Necessità di programmazione. La valutazione dei costi dell’inazione è considerata un’abilità essenziale e urgente da integrare nella programmazione, monitoraggio, valutazione e controllo della spesa pubblica.
– Impatto economico e finanziario. La Commissione Europea stima in $180 miliardi di euro all’anno i costi per l’UE derivanti dalla mancata attuazione della normativa ambientale (inquinamento, degrado, rifiuti), una cifra che aumenterà ulteriormente dopo il 2030. Questi costi sono nettamente superiori a quelli necessari per la transizione.
– Rischio di responsabilità legale. Il parere della Corte di giustizia internazionale del luglio 2025 sottolinea che l’inazione o l’azione inadeguata degli Stati nell’affrontare la crisi climatica può costituire un atto illecito internazionale, con conseguente obbligo di risarcimento per i danni subiti da altri Stati. Questo introduce un nuovo “rischio di responsabilità” (liability risk) per i bilanci pubblici e privati.
– Urgenza nell’adattamento. Nel caso specifico del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), l’ASviS critica che il Piano sia stato “intonso e inapplicato”. L’inazione espone il Paese, e in particolare le aree urbane e rurali, a danni crescenti e non assicurabili dovuti a fenomeni estremi come alluvioni, siccità e ondate di calore.

Fare scuola tra soggettività e istituzione

Una lettura di La luce e l’onda di Massimo Recalcati


L’ultimo saggio di Massimo Recalcati (La luce e l’onda. Cosa significare insegnare?, Einaudi, 2025) si configura come un’analisi psicoanalitica e filosofica del processo formativo e del ruolo docente nell’ambito del sistema educativo contemporaneo. L’opera si distacca da un’interpretazione meramente legata alla politica della pubblica istruzione, proponendo una riflessione radicale sui fondamenti dell’insegnamento.

Il ruolo del docente: oltre la competenza tecnica
Recalcati ridefinisce la figura del maestro al di là dell’identità di “burocrate ministeriale” o di “depositario di conoscenze che devono essere trasmesse”. Il docente autentico incarna una vocazione che trascende la semplice acquisizione di un titolo professionale. L’incontro con il maestro è descritto come una “esperienza della grazia” , non centrata sul mero sapere, ma sul “desiderio di sapere”.
Il nucleo della trasmissione didattica risiede nella persona del docente, la cui parola deve essere viva e scaturire dal proprio “fuoco”, ovvero da ciò che gli “preme”. Tale testimonianza differenzia il vero maestro dal “padrone”, evitando il “discorso dell’Università” lacaniano, fatto di erudizione spenta e citazionismo. Insegnare non è un mestiere tra gli altri, ma una vocazione in grado di “illuminare” e mobilitare il desiderio dell’allievo.

La dualità simbolica: Luce e Onda
Il titolo sintetizza la funzione bipolare del maestro e il dinamismo dell’apprendimento.
La luce (principio di illuminazione e sapere vivo). La luce è ciò che è necessario per la “visione delle cose”, simboleggia il sapere vivo che il maestro trasmette, capace di “allargare l’orizzonte della vita”. In riferimento a Martin Heidegger, la luce è assimilabile alla “radura” (Lichtung), luogo dell’apertura e del disvelamento (aletheia). La parola del maestro è una parola che illumina, suscitando il desiderio e il pensiero critico.
L’onda (principio di realtà e soggettivazione). L’onda è “impatto con il mare” e, simbolicamente, rappresenta l’urto con la realtà, le difficoltà, i fallimenti e la castrazione del narcisismo. L’incontro con l’onda richiede all’allievo di “nuotare da solo” e di affrontare la realtà in autonomia: è l’esperienza del limite, necessaria per la soggettivazione, in quanto è nel modo “unico, irripetibile” con cui si affronta l’onda che si inventa il proprio stile. Il maestro spinge verso l’onda, ma l’allievo è chiamato a superare il “torpore imitativo” per una crescita basata sul coraggio.

L’istituzione scolastica: dispositivo e radura
Il libro affronta anche la contraddittorietà intrinseca all’istituzione scolastica, distinguendo due polarità.
Da una parte, la “Scuola-Dispositivo” definita, in relazione al pensiero di Michel Foucault, come luogo disciplinare, burocratico e di controllo sociale che rischia di ridursi a un meccanismo che “ricicla un sapere spento” e promuove l’assoggettamento. Dall’altra la “Scuola-Radura”, luogo in cui l’incontro con un maestro rende possibile l'”esperienza dell’aperto”.
Recalcati evidenzia come l’istituzione sia “necessaria” e come il dispositivo sia, a suo modo, “positivo” in quanto impone un limite al “godimento egoistico e immediato” e introduce l’esperienza del “principio di realtà”: è in virtù di questo limite che la scuola apre al”trauma benefico della vita collettiva”. La scuola, quindi, non è solo luogo di spegnimento delle pulsioni, ma, proprio perché impone un argine, consente di dare una “forma alla forza degli istinti”.