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Riscoprire l’insegnamento: una lettura per chi non vuole perdere la speranza

Verso la Giornata Mondiale degli insegnanti UNESCO


In un panorama educativo sempre più riferito ad una cultura dell’apprendimento quantificabile e misurabile, Gert J.J. Biesta, con il suo libro Riscoprire l’insegnamento (Raffaello Cortina, 2022), ha lanciato una sfida audace e necessaria.

Partendo dalla constatazione che “l’insegnamento conta”, l’autore sottolinea che due fattori hanno messo in discussione il ruolo dell’insegnamento.
Il primo è il passaggio culturale dalla logica dell’educazione a quella del mero apprendimento, con la metafora dell’ insegnante come facilitatore;
Il secondo è la concezione dell’insegnamento come “controllo”, emergente nella definizione di precisi e specifici risultati di apprendimento.

Biesta invita a riconsiderare il ruolo fondamentale dell’insegnamento, riportandolo al centro del dibattito pedagogico, suggerendo che l’azione educativa in ambito scolastico va oltre la semplice trasmissione di conoscenze.
Mette in discussione l’idea, ormai diffusa, che l’insegnamento sia subordinato all’apprendimento, una visione che ha portato alla “learnification” dell’educazione, interpretandola e, forse, riducendola a una serie di performance misurabili.
L’autore propone invece una visione ampia e profonda dell’insegnamento, legandolo non solo all’istruzione, ma soprattutto all’educazione.
Insegnare, per Biesta, è un compito educativo che mira a “rendere possibile l’esistenza adulta di un altro essere umano nel e con il mondo”. Una visione etica ed esistenziale dell’insegnamento che può allearsi con la descrizione della “funzione docente” presente nel CCNL 2019-2021, che sottolinea l’importanza dello “sviluppo umano, culturale, civile e professionale degli alunni”.

Il lavoro educativo si realizza attraverso tre principi fondativi:
– interruzione, intesa come richiesta di superamento dell’assoggettamento ai desideri, per diventarne soggetto;
– sospensione, come opportunità di contatto con i propri desideri, per renderli visibili e percepibili;
– sostentamento, attraverso il quale l’educatore si impegna a dare forma all’esperienza della resistenza, in modo che possa diventare possibilità reale di vivere il mondo nella sua alterità e integrità.

Quindi, l’insegnamento esce dalla logica di un “atto di controllo” come esercizio del potere verso un oggetto e diviene evento che interpella la soggettività. E’ un atto che “mette al mondo”, che aiuta ad uscire da sé stessi, interrompe i bisogni egoistici, libera dall’essere legati o determinati dai desideri.
Un insegnamento che supera l’autoritarsimo non andando nella logica della totale autonomia dello studente, ma stabilendo un rapporto completamente diverso, in cui l’autorità è autorizzata ad essere autore, cioè soggetto che mi interpella.
Si configura un approccio non egologico dell’insegnamento, che non mira a rafforzare l’Io, ma a interrompere l’oggetto-io, a volgerlo verso il mondo in modo che possa diventare oggetto-sé.

Un altro punto cruciale del libro è l’enfasi sul dissenso. Biesta, riprendendo e superando in modo critico le teorie di Freire e Rancière, propone una visione dell’emancipazione non legata a specifiche strategie didattiche, ma a un atteggiamento pedagogico di fiducia nelle potenzialità dello studente. Questo atteggiamento, che si traduce nel rifiuto di accettare la dichiarazione di incapacità da parte dello studente e nell’incoraggiarlo a superare i propri limiti.

L’autore, facendo riferimento alla filosofia di Lévinas, sottolinea l’importanza del rapporto con l’altro e della responsabilità nei suoi confronti. L’insegnamento, in questa prospettiva, diventa un incontro etico con l’alterità dello studente che entra in gioco quando non è possibile calcolare con sicurezza cosa accadrà.
Dare fiducia è un atto rischioso che mette in gioco la soggettività dello studente.

Il libro di Biesta solleva interrogativi cruciali sul senso dell’educazione e dell’istruzione, mettendo in discussione l’attuale egemonia della misurabilità e della performance. L’autore ci invita a riscoprire l’insegnamento come un’avventura etica ed esistenziale, un incontro con l’altro che richiede responsabilità, fiducia e un profondo rispetto per la sua unicità. In questo senso, il volume rappresenta una lettura imprescindibile per tutti gli insegnanti che desiderano ripensare il proprio ruolo alla luce di una visione più ampia e umanistica dell’educazione.

Inoltre, il libro sottolinea l’importanza della formazione iniziale come base per lo sviluppo di un insegnamento inclusivo. Biesta evidenzia come la formazione iniziale debba fornire ai futuri docenti non solo le competenze disciplinari, ma anche quelle psicopedagogiche, metodologico-didattiche e relazionali necessarie per affrontare le sfide di un’educazione inclusiva. Questa visione si allinea con quanto espresso nel Profilo dei Docenti Inclusivi e nel CCNL, che sottolineano l’importanza della formazione continua e dell’aggiornamento professionale per garantire un insegnamento di qualità e rispondere alle diverse esigenze degli studenti.

Riscoprire l’insegnamento è un invito a riflettere sul senso profondo della professione docente, a riconsiderare il ruolo dell’insegnante non solo come trasmettitore di conoscenze, ma come strumento per consentire l’emancipazione e dello sviluppo integrale della persona.

De parvulo principe

A oltre settant’anni dalla prima edizione italiana, Mondadori Education propone il Piccolo principe in un’inedita versione bilingue italiano-latino. La storia del giovane esploratore interstellare, che, di pianeta in pianeta, scopre il mondo degli adulti e il valore dell’amicizia, ha affascinato milioni di lettori in tutto il mondo. In questa edizione, corredata con le illustrazioni originali di Antoine de Saint-Exupéry, l’elegante traduzione italiana di Eugenia Bruzzi Tantucci è accompagnata, a fronte, dalla limpida traduzione latina di Arduino Maiuri: un modo unico per riscoprire un classico immortale – e avvicinare i ragazzi a una lingua immortale!


Perché una traduzione in latino del celebre testo Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry? La risposta è semplice: è un testo universale che nella sua lettura coinvolge grandi e piccini e, in generale, tutti coloro che non abbiano dimenticato come sia il mondo visto con gli occhi del cuore.
Abbiamo immaginato, con questa nuova edizione, una fruizione del libro da parte degli studenti delle prime classi dei licei e delle scuole secondarie di primo grado che abbiano scelto di anticipare l’approccio alla lingua latina. Il felice obiettivo è leggere un testo in cui si parla di esperienze vicine alla sensibilità dei ragazzi: l’importanza delle relazioni; il fatto che per costruirle ci vuole tempo e che è il tempo che si è speso per una persona a determinare la sua importanza; la lezione – forse più importante – che ogni separazione con porta dolore.
La traduzione latina è opera di un esperto, il prof. Arduino Maiuri, docente di latino e greco presso il Liceo classico “Cornelio Tacito” di Roma e dottore di ricerca in Filologia greca e latina e in Storia religiosa presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Maiuri ha reso in modo delicato e diretto la profonda semplicità dei concetti che il libro esprime e che ha permesso a miliardi di persone di essere toccati dall’esperienza compiute dall’aviatore e dal piccolo principe narrate nel romanzo. E’ la stessa semplicità che rende il linguaggio dell’opera tanto universale da non porre barriere anagrafiche, geografiche, culturale o sociali: Il piccolo principe è un libro che parla a tutti. (…)

La traduzione italiana scelta in questa sede è opera di Eugenia Bruzzi Tantucci, raffinata scrittrice e poetessa. Nella sua vita ha avuto due grandi passioni: la difesa dei beni culturali e culturali con l’Associazione Italia Nostra e l’amore per la diffusione della lettura e della poesia tra i giovani, come segretaria nazionale dell’Unione Lettori Italiani. Per il suo impegno quotidiano ha avuto importanti riconoscimenti nazionali e internazionali: la sua traduzione de Il piccolo principe (1964), indicata dall’Istituto di linguistica dell’Università Jagellonica di Cracovia come la migliore traduzione in lingua italiana, è stata scelta per le edizioni delle lingue dei Cantoni svizzeri pubblicate nel 2019. (…)

La brevità e lo stile essenziale restano caratteristiche dell’edizione che qui si presenta: semplicità e leggerezza sono il modo migliore per spingere il lettore musicale alla riflessione sul vero senso della vita. Quanto abbiamo dimenticato crescendo? Sappiamo ancora guardare il mondo non con gli occhi ma con il cuore?

Anna Paola Tantucci

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AI Act: voto finale per il primo regolamento globale sull’intelligenza artificiale.


L’Europa, finalmente, ha varato il primo regolamento sull’intelligenza artificiale. Si tratta dell’ultima votazione di un lungo excursus, affinché il cosiddetto AI Act, diventi legge. Un’ iniziativa unica che pone l’Europa come leader indiscussa sulla regolamentazione dell’AI. Affinché il primo regolamento diventi esecutivo, bisogna che sia pubblicato in Gazzetta ufficiale e che poi decorrano due anni di attuazione. Riveste una particolare importanza, avere organizzato il complesso sistema di norme, attorno ad un nucleo fondante: la visione antropocentrica. La Segretaria Generale del Consiglio, Marija Pejinovi Buri, ha infatti ribadito quanto sarà importante l’uso dell’Ai per colmare le disuguaglianze, soprattutto quelle di genere e per prevenire le discriminazioni. C’è chi però ritiene, che proprio su questo fronte, L’IA potrà fare poco. La costituzionalista Ginevra Cerrina Feroni, Vicepresidente del garante per la privacy ritiene, infatti, che il testo sia invece carente dal punto di vista dei rischi connessi alle discriminazioni che possono derivare dall’uso di AI. Dopo il regolamento per la protezione dei dati (Gdpr) e il Digital Markets Act, l’Europa è la prima al mondo, a dettare regole e a fissare uno standard globale. Questo regolamento si applicherà a tutti i paesi membri dell’Unione. Vengono proibite tutte quelle applicazioni che hanno un rischio, definito “inaccettabile”, come per esempio gli strumenti di polizia predittiva, i sistemi di riconoscimento delle emozioni in ambito lavorativo e scolastico, o i sistemi di categorizzazione biometrica che fanno riferimento a dati personali sensibili, come l’orientamento politico e sessuale o il credo religioso. Un dato importante per quel che riguarda la manipolazione di notizie o immagini e che può interessare le fasce più fragili, è quello relativo all’introduzione di norme di contrasto alla manipolazione di immagini e contenuti audio o video artificiali o manipolati, i cosiddetti deepfake, che adesso dovranno essere etichettati in modo chiaro ed inequivocabile. Sull’uso poi dei modelli di Ai generativa, per intenderci Chatgpt, che è in grado di produrre testi e traduzioni in pochi secondi, si prevede che debbano essere trasparenti sulle fonti utilizzate e rispettare le norme sul diritto d’autore.

Agata Gueli

Rapporto Ambiente 2023

Il 21 febbraio scorso la presentazione ufficiale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri


Lo scorso mercoledì 21 febbraio, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri è stato presentato il Rapporto Ambiente 2023 curato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA).

Giunto alla sua quarta edizione, offre una panoramica dettagliata sullo stato dell’ambiente in Italia sulla base di informazioni oggettive, affidabili e confrontabili. Attraverso l’analisi di 21 indicatori ambientali è possibile valutare il raggiungimento dei numerosi obiettivi prefissati e di affrontare con efficacia le sfide ambientali future. La seconda parte del documento mette in luce l’impegno e l’operato di ISPRA e delle ARPA/APPA, attraverso focus su best practices per la lotta ai cambiamenti climatici, l’economia circolare, la finanza sostenibile, per proteggere la nostra salute e il nostro pianeta, sensibilizzare e informare la collettività.

I dati presentanti mettono in evidenza una situazione con elementi positivi ed elementi negativi.
Le emissioni da gas serra, in Italia, sono diminuite del 20% circa dal 1990 ad oggi, mentre la produzione energetica da fonti rinnovabili ha raggiunto il 20% del consumo; la produzione di rifiuti appare in leggera diminuzione e continua a crescere la percentuale di raccolta differenziata.
Continua a peggiorare, invece, il consumo di suolo: uno dei tanti indizi che suggeriscono come il raggiungimento effettivo degli obiettivi previsti dall’Agenda 2030 e dagli accordi delle varie Cop restino decisamente lontani.

A questo proposito… qualcuno ha notizie delle ricadute effettive dell’ultima, svolta a Dubai a novembre 2023?
Ma di scuro l’ultima “crisi matrimoniale” famosa ne ha trovato parecchio (speriamo non nelle aule scolastiche…).


M’illumino di meno

20°edizione della campagna con la trasmissione radiofonica Caterpillar


La Legge 34/2022 ha istituito la Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili per il 16 febbraio di ogni anno, nell’anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto, giornata scelta per la prima edizione della campagna “M’illumino di meno”, lanciata dalla trasmissione radiofonica “Caterpillar”, con la semplice idea di chiedere agli ascoltatori e alle ascoltatrici di spegnere tutte le luci non indispensabili come gesto di attenzione per l’ambiente.

La XX edizione di M’illumino di Meno si svolgerà il 16 febbraio 2024 e persegue anche l’obiettivo di cercare alleanze internazionali nell’impegno per l’ambiente e il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha rinnovato l’invito “ad organizzare in occasione della Giornata Nazionale del 16 febbraio una o più iniziative legate ai temi del risparmio energetico e della sostenibilità, ma anche a coinvolgere nell’adesione istituti stranieri con cui sono in contatto tramite progetti internazionali”.

Inoltre ha segnalato le attività didattiche ideate appositamente dal Festival della Scienza e riportate qui.

EIP Italia aderisce a “M’illumino di meno 2024” e invita le scuole della rete a fare altrettanto attraverso il seguente link.



In quale Europa riconoscersi

Riflessioni di Antonio Augenti dalla rivista “TUTTOSCUOLA”


Il titolo dato a questa rubrica pretende che ci si interroghi ancora una volta su quella che s’intende come identità europea. L’interrogativo è sollecitato dalle vicende attraversate in questi ultimi anni dal quadrante europeo e dai comportamenti osservati da alcuni paesi all’interno dell’Unione.

Non si fa ormai più velo sulle decisioni adottate, ad esempio, dall’Ungheria e dalla stessa Polonia in modo difforme da quelle promosse in altre parti dell’Unione, su temi sensibili quali i finanziamenti ordinati dalle Istituzioni europee, o il governo del fenomeno delle migrazioni verso il Continente europeo, o ancora l’osservanza dei diritti umani e civili.

La stessa vicenda dell’Ucraina, che ha reagito all’invasione russa, invocando contestualmente l’ingresso nell’Unione, è un dato di rappresentazione geopolitica che pone l’accento  sulle problematiche appartenenze ad un ideale europeo, da sempre sognato o immaginato come tale da pensatori, politici e dagli stessi uomini e donne della strada.

Il problema che tocchiamo ha, però, una maggiore profondità. Molti anni fa, siamo nel 1983, fu mandato alle stampe un lavoro a firma di Milan Kundera, scrittore di successo, nel quale si riprendeva il discorso da lui tenuto in Cecoslovacchia, al IV Congresso dell’Unione degli scrittori. Il volume fu poi pubblicato anche in Italia nel 2022 da Adelphi con il titolo “Un Occidente prigioniero”.

La tesi esposta da Kundera intende accreditare l’esistenza di un’Europa occidentale, di un’Europa versata politicamente ad Est, e di un’Europa centrale che ha “la sua barra politica ad Est, ma la sua storia culturale in Occidente”. Kundera porta gli esempi dell’Ungheria, dell’Austria e della stessa Polonia come emblematici: piccole nazioni accomunate da un destino contraddittorio, miscuglio di culture diverse, sempre “a rischio di morire”, scosse da movimenti interni di opposizione e di rivolta contro tentativi di spegnimento della vita democratica e liberale (1956, 1968, 1970), ma con un fervore culturale che potrebbe essere interpretato come “una lunga meditazione sulla possibile fine dell’umanità”.

Ciò che maggiormente tocca il lettore di “Un Occidente prigioniero” è la sensazione di smarrimento e di incertezza che viene partecipata da comunità che premono ancora, pur facendo ormai parte di una Unione di Stati, sul pedale di nazionalismi che non hanno alcun senso in una fase storica nella quale la sfida tecnologica, quella ecologica e quella stessa nucleare invocano una responsabilità e una cooperazione globale. Tuttavia, non si capirà molto di questi paesi e delle loro nascoste aspirazioni ad essere diversi, se non si aprirà un confronto serio e responsabile con gli altri paesi di un Occidente, nominalmente più aperto, meno insabbiato nei sovranismi locali, ma sofferente anch’esso per le crisi non indolori subite da democrazie incapaci di risolvere i problemi del rapporto tra libertà e uguaglianza.  

La saldatura tra le varie parti di un’Europa così letta sta nel recupero di una voce oggi assente, quella della cultura. Sotto le ceneri di democrazie incompiute, o nelle pieghe più intime della memoria si conservano storie umane anche di dedizione  per le tradizioni più sane di popoli che hanno dato valore  insieme all’amore e alla ragione. Ciò che culturalmente è stato elaborato non deve essere interpretato come ricerca di identità fisse e consolidate, ma quale desiderio e spinta verso l’acquisizione cosciente di quei principi e valori fondamentali con i quali si costruisce la dignità della persona.

E’ questo il piano del tessuto connettivo che può tenere insieme le diverse parti dell’Europa. Ricorda F.Fukuyama, citando Hegel, che “la storia umana è sospinta da una lotta per il riconoscimento. L’unica soluzione razionale per il desiderio di riconoscimento è il riconoscimento universale, nel quale viene accreditata la dignità di ogni essere umano”. E’ l’identità culturale quella che conta e che l’Europa sta rischiando, come taluno osserva, di smettere. Per evitare o contenere tale rischio, spetta soprattutto ai giovani tenerne conto.

I frutti della memoria

Edith Bruck raccoglie lettere, messaggi e disegni ricevuti grazie alla sua infaticabile opera di testimone


Il testo pubblicato sul sito web del quotidiano “Avvenire”:

Cari studenti,

dopo tantissimi anni che mi mandate lettere, versi, disegni, sento il bisogno di rispondervi, di raccontare non il mio vissuto, che conoscete, e spero non dimenticherete mai, come me, ma la vostra promessa di portare avanti la testimonianza. Sono in debito con voi per il mio silenzio su ciò che aveva significato per me il vostro ascolto, il vostro voler sapere, le vostre domande sia sulla mia povera infanzia in Ungheria, sia sulla persecuzione, i veti, le angherie, le violenze dei compagni di scuola stessi, avvelenati dalla propaganda nazifascista e dall’antisemitismo mai sradicato contro il popolo cui appartengo. E per pura ragione razziale, legge nell’Europa civile cristiana, sono finita come milioni di ebrei nei campi di concentramento, disseminati ovunque in Germania, il famigerato Auschwitz in Polonia, alcuni in Italia e Francia, con sei milioni di correligionari annientati, tra i quali un milione di bambini. Mentre ovunque ero in veste di pellegrina-testimone più che di scrittrice, non immaginavate che, nonostante la fatica di rivivere e raccontare per oltre mezzo secolo nelle scuole italiane, dalle medie all’università, il vostro interesse mi è stato d’aiuto almeno come scrivere numerosi libri e versi. Ho accolto sempre il vostro voler sapere, dovuto anche ad alcuni professori e insegnanti impegnati. Per me è un dovere morale. Purtroppo, a causa del Covid, ultimamente ho continuato online.

Ciò che vi ho dato mi avete ricambiato con centinaia di lettere, tra le quali sono stata obbligata a scegliere le più significative, valide e sorprendenti per maturità e profondità. E mi dispiace non poterle pubblicare tutte. Il vostro ascolto per me è consolante e mi riempie di speranza, anche perché nell’immediato dopoguerra non siamo stati né accolti a braccia aperte come sognavamo, né ascoltati, né sapevamo come e dove vivere, e l’idea stessa della vita, del mondo e dei rapporti umani era cambiata per sempre. E noi anche. Dopo la mia presenza nelle scuole, le vostre lettere erano e sono balsamo, fiducia in un domani migliore, soprattutto per voi, nonostante le nuove guerre, ben diverse, mai paragonabili alla Shoah, e che oggi purtroppo vedete in diretta; fame, sofferenze, massacri indistinti, ingiustizie, nefandezze, che succedono e si ripetono nel mondo come un virus inguaribile che abita l’uomo, da sempre capace di crudeltà indegne di un essere pensante. Ma c’è anche sempre qualche luce nel buio a cui aggrapparsi, non è mai tutto violenza e odio e non è mai tutto perso. E tutto ciò, il male e il bene, ci appartiene, ci riguarda, a chiunque capiti. E a ogni essere umano dobbiamo rispetto, mai rivalsa, vendetta, odio razziale, se abbiamo solo un briciolo di fede, riconosciamo l’altro da noi, la sua vita preziosa come la nostra, e ha lo stesso valore anche se mendica, dorme in strada.

A volte basta un sorriso, un gesto per sperare, come quando un soldato tedesco nei campi mi ha buttato un guanto bucato. E il Papa mi ha chiesto quando è venuto a trovarmi a casa: «E in quel buco nel guanto cosa c’era?» «La vita», gli ho risposto. Anche voi, cari ragazzi, siete mio alimento e speranza per un futuro migliore del mio passato che non passa e non deve passare, perché siamo i figli di ieri, e i figli di domani saranno quelli di oggi, voi che sapete, ascoltate e migliorerete il mondo. Non posso se non esservi grata e dire grazie. Non smettete di domandare di avere rapporti più stretti con i genitori e soprattutto i nonni, che hanno poca voce e spazio in questo mondo-famiglia separato da sé, super connesso e sconnesso. Non dimenticate neanche la natura maltrattata e offesa: la terra, l’acqua, l’aria sono fonti di vita e si difendono, si rivoltano e puniscono secondo il loro linguaggio. Oso, voglio sperare che la mia infinita testimonianza abbia e avrà il suo frutto, come la lettura dei miei libri, dove c’è tutto meno l’odio, la vendetta, la rivalsa verso chiunque. Dal male può nascere il bene, i sentimenti negativi, anche per sé, sono sterili.

Coltivare quella briciola di bene che esiste in ognuno, anche nei tempi delle barbarie (che si ripetono) può diventare un giardino interiore pacifico che frena, trionfa sul male connaturato negli esseri umani (animali evoluti) di meraviglie e orrori indicibili. Se l’uomo ancora non ha imparato dai propri misfatti, provate voi giovani a essere meglio dei vostri predecessori e cercate di creare una nuova convivenza pacifica, civile e rispetto reciproco con chiunque e ovunque. «Basta una goccia di bene», mi ha detto papa Francesco, «per migliorare questo mare nero che è il mondo». Gli ho risposto che io ho fatto già una pozzanghera. E continuerò ancora, finché potrò, perché non è mai inutile. La memoria per tutti è fondamentale, vitale. Convinzione che devo a voi, alle vostre lettere. Vi consiglio di alimentare il bene dentro di voi, e lasciate morire di fame il male. Vi ringrazio e abbraccio.

Memoria e diritti umani

Una riflessione dal Manuale del Consiglio d’Europa in occasione del 27 gennaio


Con l’avvicinarsi della Giornata della memoria, abbiamo deciso di condividere una riflessione tratta da Compass, il manuale per l’educazione ai diritti umani del Consiglio d’Europa.

Non c’è nessun diritto umano direttamente connesso all’atto della memoria, ma la tipologia di eventi che la società sente di dover ricordare sono quasi sempre quelli in cui i diritti umani di alcuni gruppi o dei singoli individui sono stati largamente ignorati. Ricordiamo l’Olocausto nazista perché gli ebrei, i rom, i disabili, gli omosessuali, le persone con opinioni politiche divergenti e le persone di nazionalità slava furono trattati come se non fossero esseri umani e subirono violazioni di quasi tutti i loro diritti umani. Ricordiamo le guerre, principalmente quelle in cui la morte ha colpito sia i civili che i militari causando stragi di massa. Ricordiamo le deportazioni o i tentativi di pulizia etnica non solo per il fatto che le vittime hanno subito violazioni sistematiche dei loro diritti umani, ma anche perché le violazioni erano dirette a questi gruppi specifici, e perché senza nessun motivo questi gruppi erano visti come non umani, come persone non degne di godere dei diritti umani. Ricordiamo i genocidi perché in questi casi l’eliminazione di interi popoli e stata svolta deliberatamente. L’eliminazione è terribile di per sé, ma il progettare l’intenzione di eliminare colpisce il principio più basilare dei diritti umani: quello che afferma che tutti devono essere considerati come pari in dignità e diritti.
(…)
Quando a eventi terribili viene dato lo status” ufficiale” di qualcosa che la società non dovrà mai dimenticare, i sopravvissuti o le persone che sono state colpite dall’evento possono trovare un certo conforto nel fatto che la società ha preso consapevolezza che quell’azione era sbagliata. Possono anche avere la speranza di non essere più visti, in futuro, come un gruppo di persone i cui diritti possono essere infranti. Purtroppo, molte persone nel mondo non ricevono neanche questo piccolo conforto: il numero di eventi terribili che le società non ricordano supera ampiamente quelli che ci preoccupiamo di commemorare.
Ci sono alcuni eventi che sono commemorati ma dei quali non necessariamente ci ricordiamo o sappiamo i dettagli:
Quanto conosciamo davvero le terribili cifre del commercio degli schiavi, il numero di quanti individui sono morti e le impressionanti condizioni nelle quali gli schiavi erano deportati e costretti al lavoro?
In Europa, ricordiamo la Seconda Guerra Mondiale e l’assassinio di massa degli ebrei, ma quante persone ricordano gli altri gruppi presi di mira dal regime nazista? Siamo consapevoli che, in quanto a percentuale della popolazione, i rom hanno perso quanti se non di più dei loro membri rispetto agli ebrei?
Quanto siamo consapevoli del ruolo che il nostro proprio paese ha giocato durante la Seconda Guerra Mondiale- a prescindere dal fronte in cui ha combattuto? Le guerre sono momenti terribili e a volte sembra possibile giustificare qualunque mezzo per portarle alla conclusione o per sconfiggere il nemico. Tuttavia, ci sono standard anche durante i tempi di guerra, e i bombardamenti di massa sulle città tedesche, dove centinaia di migliaia di civili furono uccisi, molto probabilmente ha violato questi standard.
Quanto abbiamo consapevolezza dei crimini dello stalinismo, comprese le deportazioni di massa e la fame? Chi dovrebbe ricordarli oggi?
Che cosa facciamo per commemorare il genocidio degli armeni e di altri cristiani nel periodo finale dell’Impero Ottomano?
Quanto davvero ci preoccupiamo di conoscere gli effetti che ha avuto il colonialismo nei paesi africani, come il Congo o l’Algeria? Quanto preferiamo non saperlo?


Di seguito inseriamo alcuni contributi tratti dal Canale Youtube di EIP formazione:

Specchi – dialoghi con Edith Bruck
Intervista a Edith Bruck sul tema della memoria
produzione originale EIP Italia
2023 – 39 minuti

I punti di luce
Testimonianza di Edith Bruck presso l’Aula Magna dell’Università LUMSA
produzione originale EIP Italia
2021 – 70 minuti

Ci salvarono gli alberi
Documentario sui soprusi compiuti nella zona del fivizzanese durante la Seconda guerra mondiale
produzione dell’Istituto Comprensivo “Moratti” di Fivizzano (MS) (Scuola primaria “Monzone”)
Premio regione Toscana “I ricordi della memoria” nel 51° Concorso Nazionale EIP Italia
28 minuti

Resistere all’odio sempre
Ricostruzione storica su un episodio della guerra di Resistenza di Cerreto Guidi (FI)
produzione dalle classi terze dell’Istituto Comprensivo di Cerreto Guidi (FI)
Premio regione Toscana “I ricordi della memoria”, nel 50° Concorso Nazionale EIP Italia
19 minuti

Salva una storia
Progetto di approfondimento storica
produzione dell’Istituto di Istruzione Superiore “Piero Martinetti” di Caluso (TO)
Premio regione Piemonte “I ricordi della memoria”, nel 50° Concorso Nazionale EIP Italia
18 minuti

Massimiliano Kolbe
Progetto didattico per la scuola dell’infanzia
produzione della Scuola dell’infanzia (plesso Melia) dell’Istituto Comprensivo “R. Piria” di Scilla (RC)
Premio regione Calabria “I ricordi della memoria”, nel 50° Concorso Nazionale EIP Italia
6 minuti

Raggiungere – sul caso vero dell’eccidio del cavalcavia
Ricostruzione storica su un episodio della guerra di Resistenza a Casalecchio di Reno (BO)
produzione delle classi 5A e 5B della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo “Centro” di Casalecchio di Reno (BO)
Premio Nazionale “I ricordi della memoria”, nel 50° Concorso Nazionale EIP Italia
18 minuti

Giornata della Memoria 2024

Un evento promosso dalla sezione EIP Campania


In occasione della Giornata della Memoria 2024, la sezione Campania di EIP Italia promuove un evento in collaborazione con la Municipalità 5 Vomero – Arenella del Comune di Napoli.

Il giorno 26 gennaio 2024, alle ore 10, presso la Sala “Silvia Ruotolo” (Via Morghen 84, Napoli) si terrà un evento aperto agli studenti.

L’incontro sarà aperto con i saluti istituzionali della Presidente della Municipalità Clementina Cozzolino.

Seguiranno la testimonianza di Mario De Simone e gli interventi di
Titti Marrone, giornalista
Silvana Rinaldi, esperta di Diritti Umani di EIP Campania
Giulio Delle Donne, Presidente della Commissione Cultura
Gianpaola Costabile, docente
Marina Melogli, Presidente di Humaniter

Il successivo dibattito con gli studenti sarà moderato da Margherita Siniscalchi, Presidente della Commissione Scuola.


Martin Luther King’s Day

Un modo per preparare la partecipazione al 52° Concorso EIP Italia


Il 15 gennaio 1929 nasce Martin Luther King. Per questo, dagli anni ’80, pur con non poche difficoltà, negli USA si celebra il Martin Luther King’s Day, come festa nazionale.

Di seguito la riflessione di Joseph Biden, presidente degli Stati Uniti:
https://www.whitehouse.gov/briefing-room/presidential-actions/2024/01/12/a-proclamation-on-martin-luther-king-jr-federal-holiday-2024/

Di seguito le risorse messe a disposizione dal King Center per le attività in classe:
https://thekingcenter.org/what-we-do/classroom-resources/


I sogni di affermazione dei diritti umani per tutti, con il superamento di ogni forma di discriminazione sono quest’anno il tema di riferimento del Concorso Nazionale EIP Italia, giunto alla 52esima edizione, anche in occasione del 60 anniversario del famoso discorso al Lincoln Memorial di Washington.

Tra le varie sezioni ci preme sottolineare, in giorni in cui la preoccupazione principali sembra tristemente essere il “volto” intorno a cui raccogliere consensi elettorali, quella dedicata ai sogni di una vera cittadinanza europea “I nostri sogni per l’Europa”.

La celebrazione il 15 gennaio 2024 della nascita del reverendo King potrebbe essere l’avvio di progetti e lavori didattici incentrati sul desiderio pressante di un mondo diverso e giusto. Contro ogni evidenza.

Di seguito trovi le indicazioni per partecipare al Concorso Nazionale EIP Italia:
https://eipformazione.com/2023/10/22/i-have-a-dream-60-anni-di-sogni-per-i-diritti-umani/